Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘la lega’

Maroni e la “scopa”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2012

Roberto Maroni

Roberto Maroni (Photo credit: Wikipedia)

“Non mi dimetto dal Senato perchè qualcuno mi ha scelto, ma bisogna avere le palle per prendere certe decisioni, uscire dalla Lega. Io ho le palle, altri no. Maroni? Un opportunista, uno come tanti che adesso fanno le verginelle. Come faceva a non sapere dato che era sempre nella sala di comando?”. Lo dice Lorenzo Bodega, ex senatore della Lega ora nel gruppo Misto, alla Zanzara su Radio24. Bodega ha lasciato la Lega in questi giorni dopo l’espulsione di Rosi Mauro e dice: “Viva la Mauro, viva i terroni nella Lega, sono sicuro che non ha preso un euro dal partito. Come si fa a mandare via una come lei che si è spesa così tanto, una che ha dato la vita per il leader? E’ solo una resa dei conti, una lotta per il potere”. Bodega, alla Zanzara, attacca ancora Roberto Maroni: “Come si fa a trattare Bossi in quel modo? Mentre il capo piangeva sul palco, Maroni a Bergamo rideva con la ramazza in mano. Lui spiato? E per cosa? Non ci credo, è una bufala. Non ha carisma, con lui la Lega si spacca e al massimo arriva al quattro per cento”. E ancora: “Con Belsito fa la verginella, ma lo ha nominato anche lui”. Altri usciranno dalla Lega?: “Soprattutto a livello locale c’è molto malumore, ma in pochi hanno le palle come me e pensano di non poter vivere senza poltrona”.(Maria Luisa Chioda)

Posted in Fidest - interviste/by Fidest | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

La Lega: Il partito che non c’è

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2011

In un lungo articolo, che qui riassumiamo, Rosario Amico Roxas ci spiega quello che in apparenza sembra, da parte de “La Lega” un dominio incontrastato sulla scena politica del governo, nei confronti dell’esecutivo e ne condiziona l’esistenza stessa. In altri termini la fa da Padrone… e soggiunge Rosario “non si tratta di un eufemismo, ma del significato letterale del termine”. E spiega: “La Lega di Bossi alza la voce, invoca elezioni anticipate, impone il federalismo, condiziona le scelte e baratta le soluzioni, ma in realtà non esiste, perché è di proprietà del cavaliere; una proprietà sancita con tanto di atto notarile e parecchi quattrini sborsati dal cavaliere e incassati dalla Lega.” Questa sorprendente notizia l’afferma da tempo  Rosanna Sapori, già consigliere comunale della Lega, membro del direttivo provinciale di Bergamo e, soprattutto, (ormai ex) celebre giornalista di Radio Padania Libera. Si comprendono, così, le frasi dette e non dette, che assumono ben precisi significati, come quella sussurrata da Formentini, quando nel 2000 cercò di spiegare il ritorno dal cavaliere del “traditore” Bossi, affermando: «La Lega ha l’acqua alla gola dal punto di vista finanziario», lasciando intendere un passaggio di  denaro  in cambio di una fedeltà “pelosa”. Ma chi è Rosanna Sapori? “E’ l’ex voce di Radio Padania e, fino al 2004, stretta collaboratrice del Senatur la quale raccontò che nel 2005 la Lega – a causa di una serie di disastrose operazioni finanziarie – era sull’orlo del fallimento e che fu salvata da una cifra colossale versata dal Cavaliere in cambio della titolarità del sacro simbolo dei lumbard, lo spadone di Alberto da Giussano. Compravendita segretissima, stipulata in uno studio notarile”  (http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/253357/) Notizia che Calderoli negò affermando di avere già presentato una querela, della quale non si è mai più saputo nulla, ma su quella transizione è calato un silenzio tombale. In ogni modo “Già nel 2000, all’epoca della conversione di Bossi sulla via di Arcore, sull’informato Gazzettino di Venezia Francesco Jori riprese una interrogazione parlamentare del senatore ex leghista Antonio Serena dalla quale si evidenziava una relazione economica tra la Lega e Berlusconi, infatti, da lì a poco, emerse una fidejussione in forza della quale Forza Italia garantiva la Lega presso il Banco di Roma per uno scoperto fino a due miliardi delle vecchie lire. Forza Italia si affrettò a minimizzare: si trattava di un semplice prestito che la Lega avrebbe restituito subito dopo aver ricevuto i rimborsi delle spese elettorali”. Un’altra traccia fu individuata “al luglio scorso quando Aldo Brancher, appena nominato ministro, tentò di avvalersi del legittimo impedimento per evitare il processo per la scalata alla Banca Antonveneta. La penosa vicenda (Brancher si dovette dimettere dopo essere stato ministro per diciotto giorni) riportò alla memoria quanto era successo nel 2005 (lo stesso anno in cui è ambientato il racconto di Rosanna Sapori) quando un altro dei catastrofici interventi leghisti in campo finanziario, la fondazione della Banca Credieuronord, stava per portare i lumbard alla bancarotta. Ci si ricordò in particolare che Gianpiero Fiorani, proprio su sollecitazione di Brancher e con lo scopo dichiarato di “ingraziarsi la Lega”, era intervenuto con due milioni di euro in salvataggio della banca padana”. Cosa implica tutto ciò si chiede Rosario? “Innanzitutto che la Lega non esiste più, se mai è esistita, essendo totalmente priva e privata della indispensabile libertà e indipendenza per tutelare gli interessi dei suoi elettori, chiamata, adesso, a tutelare solo gli interessi del cavaliere. Significa anche che il cavaliere può e potrà disporre della lista intestata alla Lega a suo piacimento”. A questo punto Rosanna Sapori soggiunge:«Fu Berlusconi a permettere l’intervento di Fiorani. In ogni caso i conti dissestati della Lega non derivavano mica solo dalla banca. C’erano già i problemi finanziari dell’Editoriale Nord, l’azienda cui facevano capo la radio, la tv e il giornale di partito. Il primo creditore di Bossi, poi, era proprio il presidente Berlusconi. La Lega era piena di debiti. Si era imbarcata in un’interminabile serie di fantasiosi e poco redditizi progetti come il circo padano, l’orchestra padana. Non riuscivano a pagare i fornitori delle manifestazioni. Ricordo che allora erano sotto sequestro le rotative del giornale e i mobili di via Bellerio». Così, secondo il racconto della Sapori, il Cavaliere decide di ripianare i debiti del Carroccio. Facendosi dare, in cambio, la titolarità del simbolo del partito. «Glielo suggerì Aldo Brancher – ricorda la Sapori -. La titolarità del logo di Alberto da Giussano era di Umberto Bossi, della moglie Manuela Marrone e del senatore Giuseppe Leoni. Furono loro a firmare la cessione del simbolo. È tutto ratificato da un notaio»”. Tutta qui la “fedeltà” di Bossi.

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »