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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘laboratorio’

Scuola: Insegnanti tecnico-pratici utilizzati come tecnici di laboratorio

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

Il personale Ata della scuola continua ad essere trattato come una componente di lavoratori di serie B. Nei giorni scorsi abbiamo assistito alla conferma delle assunzioni limitate, che non coprono nemmeno il turn over, con appena 7.759 immissioni in ruolo autorizzate, a fronte di 30 mila posti in organico complessivi e che vi sia bisogno di 80 mila amministrativi e ausiliari per far funzionare la scuola dell’autonomia visto anche che per questa categoria non è stato mai adottato alcun potenziamento. Ora il Miur fa anche sapere che per le immissioni in ruolo degli assistenti tecnici non potranno essere realizzate nelle scuole in cui vi sono ITP, gli insegnanti tecnico-pratici, in posizione di soprannumerarietà. Marcello Pacifico (Anief): Siamo all’assurdo, perché si preclude l’immissione in ruolo di una professionalità specifica, quale è quella dell’assistente tecnico addetto ai laboratori degli istituti scolastici, con la presenza di un’altra categoria. Gli Insegnanti tecnico-pratici, infatti, hanno dei compiti relativi al campo della docenza e non a quello dell’assistenza tecnica dei laboratori in cui operano. A meno che non si voglia demansionare il loro ruolo: allora lo si dica, lo si scriva anche nel contratto e lo si proponga ai sindacati. Siccome questo non è avvenuto, la copertura dei posti vacanti dei tecnici con gli Itp appare del tutto illegittima. Anief è pronta a raccogliere le adesioni dei docenti tecnico-pratici utilizzati come tecnici e degli assistenti non immessi in ruolo su posti vacanti su determinate scuole per la presenza di Itp soprannumerari.Il Miur, con una fredda comunicazione, la Nota 36462, ha fornito le istruzioni per le immissioni in ruolo 2019: all’interno di tale documento, l’amministrazione scolastica ha specificato “che, in ottemperanza all’articolo 4, comma 81, della legge 12.11.2011, n. 183, è preclusa l’immissione in ruolo di assistenti tecnici negli istituti di scuola secondaria di secondo grado ove sono presenti insegnati tecnico-pratici soprannumerari”. Il riferimento è alla norma, palesemente illegittima, che prevede “allo scopo di evitare duplicazioni di competenza tra aree e profili professionali, negli istituti di scuola secondaria di secondo grado ove sono presenti insegnanti tecnico-pratici in esubero”, di accantonare “un pari numero di posti di assistente tecnico”. In definitiva, nelle scuole secondarie di secondo grado, ove sono presenti ITP soprannumerari, non è possibile procedere all’immissione in ruolo di assistenti tecnici, sintetizza la rivista specializzata Orizzonte Scuola.

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Un laboratorio con i giovani talenti delle scienze sociali

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Firenze. Nasce un laboratorio dove i migliori giovani talenti dell’area delle scienze sociali dell’ateneo fiorentino cercheranno di sviluppare soluzioni innovative per alcuni dei grandi problemi che affliggono la città. È l’idea che ha portato alla nascita, primo in Italia con queste caratteristiche, di FIRST Lab (FIRenze SmarT working Lab) che poggia le proprie fondamenta su un protocollo d’intesa triennale del valore complessivo di quattro milioni di euro, siglato da Fondazione CR Firenze, Università di Firenze, Fondazione per la ricerca e l’Innovazione (FRI), Hewlett Packard Enterprise, Computer Gross, TT Tecnosistemi, Var Group, Webkorner, Nana Bianca. La sede, inaugurata oggi, si sviluppa su 400 metri quadrati disposti su due piani al Campus delle Scienze Sociali dell’Università di Firenze, nel quartiere di San Donato.Alla cerimonia sono intervenuti il rettore dell’Ateneo fiorentino, Luigi Dei, il presidente della Fondazione CR Firenze, Umberto Tombari, il presidente e amministratore delegato di Hewlett Packard Enterprise Italia (HPE) Stefano Venturi.Controllo e risparmio energetico, e-government, e-health, infomobilità, sicurezza e sorveglianza intelligente, turismo intelligente sono alcuni dei campi su cui potranno applicarsi studi e tesi di laurea o dottorato e, magari, trasformarsi in un secondo momento in iniziative imprenditoriali da parte dei giovani che li hanno sviluppati. Gli studenti avranno a disposizione le piattaforme tecnologiche software e hardware delle imprese partner e dell’Università di Firenze e saranno seguiti da tutor aziendali e universitari attraverso specifici momenti formativi.Molto opportunamente questo laboratorio è collocato vicino all’università perché sono proprio gli studenti dei corsi in discipline economiche, giuridiche, informatiche e sociali i più attrezzati per attuare un progetto assolutamente originale tra i tanti che operano sulle Smart City. Una vera e propria fucina di innovazione rivolta ai giovani che provenendo da diverse discipline avranno non solo l’opportunità di lavorare, ma anche di essere assistiti costantemente da tutor, coach e mentor afferenti ai partner che hanno condiviso l’iniziativa, arricchendo così il loro bagaglio di competenze.Uno spazio, aperto alla città, di collaborazione tra giovani che si stanno formando e altri che hanno competenze sociali, tecnologiche e informatiche, focalizzato sui bisogni emergenti delle smart cities. I primi gruppi di lavoro – composti di circa 4-5 tra studenti, neo laureati e dottorandi iscritti all’ateneo fiorentino – sono già stati individuati grazie alla collaborazione dei docenti di varie aree e da settembre cominceranno a confrontarsi con alcune “emergenze” delle grandi città: ovvero il turismo intelligente, la mobilità e la semplificazione amministrativa (e-government).Tre temi che sono stati decisi dopo un confronto con le istituzioni del territorio (Comune, Città metropolitana) a conferma che il concept che ha fatto nascere il FIRST Lab è rispondere alle esigenze della cittadinanza. Il laboratorio è concepito per lavorare in cloud, grazie alla rete ad alta velocità, e con qualsiasi dispositivo, accedendo da remoto alle piattaforme informatiche delle aziende e delle istituzioni partner del progetto. Sarà perciò uno spazio di open innovation, moderno e versatile, in cui i veri hardware e software dovranno essere le idee.

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Laboratorio creativo per bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Bologna Giovedì 21 Marzo 2019 alle ore 16,30 Galleria spazio Testoni via D’Azeglio 50 dalle ore 16,30 si svolgerà il primo laboratorio didattico creativo dedicato ai bambini ed aperto anche alle loro famiglie, in collaborazione con HISTORIA – Valorizzazione dei Beni Culturali, un gruppo di giovani laureati e laureandi in diverse discipline umanistiche e storici dell’arte.“Crea la tua cartolina in galleria”: ogni bambino, scegliendo l’opera che preferisce tra quelle presenti in esposizione per la mostra in corso “SOLO L’orMa”, potrà disegnarla sul fronte di un cartoncino appositamente ritagliato delle dimensioni standard di una cartolina postale (cm. 10,5×15). Le cartoline resteranno ai giovani artisti e così poi, se lo vorranno, potranno spedirle ai loro amici o alle persone care a cui desiderano dedicare il loro originale lavoro.
– Il laboratorio è aperto ai bambini dai 5 ai 10 anni ed alle loro famiglie per un numero massimo di 10 bambini;
– La durata del laboratorio sarà di circa 90 minuti;
– Il costo è di 6 (sei) Euro a bambino partecipante (Euro 5 ciascuno nel caso di due fratellini partecipanti), per la copertura del costo dei materiali messi a disposizione dagli operatori di HISTORIA che assisteranno i bambini durante il laboratorio;
– La presenza di almeno un adulto accompagnatore per ogni bambino è obbligatoria;
Prenotazione (obbligatoria) via e-mail: info@spaziotestoni.itIn caso di un elevato numero di richieste, si potrà replicare il laboratorio anche giovedì 28 marzo, sempre dalle ore 16,30

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Workshop culinario, degustazioni, laboratorio sensoriale e mercato della terra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Borgo di Cautano (BN) Dal 7 al 9 settembre, workshop culinario, degustazioni, laboratorio sensoriale e mercato della terra. L’evento Taburno Experience propone a foodies, slow-trotters ed amanti del turismo esperienziale e offre l’occasione di conoscere e gustare la patata interrata di montagna, alimento anticamente vitale per la popolazione del Taburno ed ingrediente base di numerose ricette locali.Un percorso cibo-memoria con i produttori delle Comunità del Cibo Slow Food e le tipicità della produzione artigianale, che permetterà di coinvolgere i visitatori in un affascinante viaggio del gusto per valorizzare il tradizionale rito della patata interrata: dopo essere state raccolte con la prima luna calante di settembre, le patate si ripongono sotto strati di foglie di felce e terreno a copertura della fossa, lungo i cigli che consentono lo scorrimento dell’acqua nel sottosuolo.Un’antica tecnica di conservazione (vedi allegato), dunque, che consente alle patate di montagna di superare le rigide temperature invernali, maturando sotto terra ed arricchendosi di sali minerali e particolari proprietà nutritive, come risulta dalla ricerca condotta dal dipartimento di Scienza dell’Alimentazione dell’azienda ospedaliera “Rummo” di Benevento, sotto la guida del dott. Francesco Coppola, già oggetto di due tesi di laurea.Alla manifestazione, organizzata da Comune di Cautano e Slow Food Taburno – grazie alla Regione Campania, nell’ambito del POC 2014-2020, in collaborazione con le Comunità del Cibo (allevatori e produttori del Taburno e produttori della patata interrata) e con il patrocinio morale dell’Ente Parco Regionale del Taburno-Camposauro e del Consorzio Gal Taburno – parteciperanno anche i rappresentanti istituzionali di diversi Paesi, con Polonia, Slovenia, Cipro, Svezia e Ungheria che hanno già aderito.
Il programma è particolarmente ricco e prevede, tra i numerosi appuntamenti, convegno e workshop culinario a cura di Giuseppe Daddio (direttore e maestro chef scuola “Dolce&Salato” di Maddaloni) ed in collaborazione con Sabatino Cillo (“Cillo Grill & Barbecue House” di Airola, stilista delle carni ed ambasciatore dei prodotti tipici del Taburno), che interpreteranno in chiave moderna le ricette con la patata interrata (venerdì 7 settembre), laboratorio sensoriale (sabato 8), tour tra le eccellenze storiche, artistiche, gastronomiche, paesaggistiche e mercato della terra (domenica 9), con musica, stand enogastronomici e degustazioni ogni giorno.
In particolare, per il tour (vedi allegato) in programma domenica 9 settembre, è previsto anche un servizio navetta con partenza alle ore 8 dal parcheggio BRIN di Napoli e alle ore 8.30 dalla stazione ferroviaria di Caserta (ore 9.30 arrivo a Cautano).

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Cellule staminali nei ventricoli cerebrali: testata in laboratorio una nuova tecnica di terapia genica

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 dicembre 2017

cervelloMilano. In molte malattie neurodegenerative le cellule del sistema immunitario che hanno il compito di difendere il sistema nervoso centrale – dette microglia – giocano un ruolo fondamentale. Uno studio in pubblicazione oggi su Science Advances dimostra per la prima volta, seppure in via sperimentale, l’efficacia di una tecnica di trapianto e terapia genica che si basa sul trapianto di cellule staminali del sangue direttamente nei ventricoli cerebrali per poter dare origine a una progenie cellulare simile alla microglia, capace di svolgere un’azione terapeutica in tempi rapidi. La ricerca è stata svolta presso l’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) dell’Ospedale San Raffaele e il Boston Children’s Hospital/Dana Farber Cancer Institute di Harvard, ed è stata coordinata da Alessandra Biffi, che supervisiona un’ unità di ricerca presso SR-Tiget ed è direttrice del Gene therapy program del Boston Children’s/Dana Farber Cancer Institute di Harvard. La tecnica, testata per ora in un modello sperimentale di malattia metabolica, potrebbe avere applicazioni terapeutiche anche per patologie neurodegenerative in cui la microglia svolge un ruolo fondamentale. Lo studio è stato supportato tra gli altri da un finanziamento della comunità europea del programma ERC, di cui la professoressa Biffi è titolare.L’idea alla base della ricerca nasce dall’interesse storico del gruppo di Alessandra Biffi per la lotta contro le malattie da accumulo lisosomiale (LSDs). Le cosiddette LSDs sono un insieme eterogeneo di malattie metaboliche ereditarie in cui, a causa di una mutazione genetica, le cellule non producono alcuni enzimi necessari al loro metabolismo. Nei pazienti affetti da queste malattie si manifestano danni a carico di diversi organi e tessuti, tra cui il sistema nervoso centrale, con conseguenze neurologiche importanti.Le prime terapie – che in molti casi sono ancora le uniche disponibili – prevedono la somministrazione dell’enzima mancante nel sangue dei pazienti. Si tratta però di approcci inefficaci nei casi in cui vi sia una manifestazione nervosa: a causa della barriera emato-encefalica l’enzima non riesce a raggiungere il cervello, dove la neurodegenerazione prosegue indisturbata. Per risolvere il problema alcuni anni fa Alessandra Biffi, lavorando con Luigi Naldini, direttore dell’SR-Tiget, si era rivolta alla terapia cellulare e genica. In uno studio clinico tuttora in corso all’SR-Tiget per il trattamento della leucodistrofia metacromatica (una LSD neurodegenerativa), le cellule staminali del sangue vengono prelevate dal midollo del paziente, corrette geneticamente per produrre di nuovo l’enzima e infuse nuovamente nel sangue. Essendo in grado di superare la barriera emato-encefalica, le staminali raggiungono il cervello, dove riescono a svolgere un’importante azione terapeutica.L’elemento temporale è però fondamentale. Le terapie geniche somministrate nel sangue sono efficaci solo se giocano d’anticipo: le cellule necessitano di tempo per raggiungere il cervello e attecchire. Ecco perché i pazienti che oggi possono essere trattati con la terapia genica sono solo quelli ancora asintomatici.La tecnica messa a punto in via sperimentale dal gruppo di Alessandra Biffi e presentata oggi sulle pagine di Science Advances potrebbe cambiare le cose. “Trapiantare le cellule nei ventricoli cerebrali accelera il processo di attecchimento e potrebbe diventare un’opzione terapeutica valida anche per chi mostra già i primi sintomi”, spiega Alessandra Biffi. Ma i risultati dello studio non si fermano qui. “I nostri dati dimostrano anche, per la prima volta, che le staminali del sangue trapiantate sono in grado di differenziarsi in cellule del tutto simili alla microglia e che rimangono in modo esclusivo nel sistema nervoso centrale.” Ciò significa che questo tipo di trapianto permette di generare in modo rapido una popolazione di cellule geneticamente corrette esclusivamente nel tessuto nervoso malato. Una tecnica che produce veri e propri avamposti terapeutici in grado di somministrare le sostanze necessarie a proteggere e rigenerare le cellule nervose, con applicazioni potenziali in molte malattie neurodegenerative.Questo studio è stato svolto presso i laboratori dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica e del programma di terapia genica del Boston Children’s Hospital/Dana Farber Cancer Institute di Harvard ed è stato finanziato dalla Comunità Europea, dal Ministero della Salute italiano, dalla Fondazione Telethon e dal Boston Children’s Hospital.

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Il laboratorio dell’Ultima frontiera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

il laboratorio dell'ultima frontiera(Italian Edition) Kindle Edition “L’ultima frontiera” è alla terza edizione. Oggi appare come un “laboratorio”, ovvero una fucina di pensieri. I vari argomenti trattati sono stati desunti da una raccolta di saggi da me scritti sul pensiero contemporaneo. Essi vennero in parte pubblicati sulla stampa locale e, dall’altra, restarono inediti. A loro volta furono completati e arricchiti, nel corso della trattazione, da numerosi richiami ai periodi precedenti. Da allora a oggi, ci sono stati sensibili cambiamenti. Si è reso, quindi, necessario riesaminare il tutto per apportarvi le adeguate integrazioni e relative modifiche. La parte che è stata, più delle altre, sottoposta a “revisione” concerne la storia dell’evoluzione del pensiero scien¬tifico, le nuove fonti energetiche, gli iperspazi, la caduta del bipolarismo e l’esplosione dei conflitti regionali e la loro pericolosità in seguito alla proliferazione degli armamenti nucleari, chimici e batteriologici. E’ stato, inoltre, riservato un piccolo spazio al nostro passato remoto per capire come sono arrivati all’odierna forma di civiltà dopo un viaggio nello spazio durato milioni di anni.

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ICA lancia una nuova perla, unica in Europa: il laboratorio Lifelab

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 giugno 2017

Lifelab-TechCivitanova. La tecnologia, la conoscenza e la ricerca a disposizione del cliente. ICA Group, azienda marchigiana leader a livello europeo nella produzione e commercializzazione di vernici a base d’acqua per legno, ha realizzato il nuovo laboratorio dal nome Lifelab, uno spazio innovativo, al momento unico in tutta Europa dedicato ai clienti, ai designer e ai progettisti.L’azienda della famiglia Paniccia, con circa 10mila clienti in tutto il mondo ha creato questo luogo altamente tecnologico, dove poter trovare ispirazione sul prodotto che si vuole realizzare e vederlo finito, effettuando insieme al personale ICA i test applicativi necessari per raggiungere i risultati desiderati. In questo modo, il cliente può toccare con mano la lavorazione e la resa del prodotto finale.Lifelab è la conferma di quanto la società civitanovese investa in ricerca e sviluppo, elementi che, unitamente alla formazione e all’aggiornamento, l’ha portata ai vertici mondiali e ad Lifelab-Tech1essere un punto di riferimento per la produzione di vernici per legno a base di acqua. Non è un caso che proprio pochi giorni fa, un proprio prodotto, chiamato Iridea Bio, ha vinto il prestigioso Interzum Award: Intelligent Material & Design 2017, nella categoria “High Product Quality”, premio internazionale riconosciuto per l’alta qualità di questa vernice a base acqua realizzata con materiali rinnovabili.Con il nuovo laboratorio, che comprende i più moderni impianti di verniciatura, sarà possibile valutare sia le performance dei prodotti che il risultato estetico. Lifelab è un concentrato di creatività e soluzioni per l’interior design, uno spazio dove il cliente può visionare colori ed effetti di tendenza e toccare con mano materiali e forme diverse. Fino ad oggi questo livello di coinvolgimento non era mai stato possibile e i risultati sono già tangibili. Presso la sede ICA di Civitanova Marche accorrono clienti da tutto il mondo e negli ultimi 6 mesi nel Lifelab sono state registrate le visite di 320 aziende, di cui 90 straniere, venute appositamente per usufruire dei servizi collegati al laboratorio o per partecipare a corsi di formazione sull’utilizzo dei prodotti di ultima generazione. (foto: Lifelab-Tech)

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Laboratorio pedagogia sperimentale

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 aprile 2017

università roma treRoma 27 aprile Laboratorio di Pedagogia sperimentale Università degli Studi Roma Tre Via Manin 53. Si tratta della presentazione di un progetto di ricerca che prosegue quello sviluppato negli ultimi tre anni e denominato Nulla dies sine linea. Il nuovo progetto è indicato col titolo In intellectu et in sensu e comprende tre esperimenti:
il primo è una riproposta dell’esperimento Nulla dies sine linea centrata sull’incremento della capacità di scrivere, oltre che a fini descrittivi, per compiere inferenze e usare simboli. Sono interessati allievi sia della scuola elementare, sia della scuola media;
il secondo esperimento (Verba sequentur) intende promuovere la scrittura per comporre la capacità di comprendere con quella di fare;
infine, il terzo esperimento (In interiori puero) vuol essere l’inizio di un’esplorazione che nel tempo potrebbe condurre al rafforzamento dell’autonomia di bambini e ragazzi.
Il progetto prevede che gli allievi scrivano rigorosamente a mano, come già era avvenuto nel primo esperimento, con effetti decisamente positivi sia sulla capacità di produrre i segni, sia sulla qualità dei testi prodotti. Sono effetti che si è giunti a stabilire tramite l’analisi di un archivio di oltre 28.000 documenti.

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Primo appuntamento per il laboratorio creativo dei farmacisti: “Capsula”

Posted by fidest press agency su martedì, 7 febbraio 2017

capsulaRoma 12 febbraio ore 9:30 oppure 13:30 – in via Trionfale, 13592 a Roma presso la sede Sartoretto Verna. Ormai sono anni che si cerca di utilizzare un metodo di comunicazione atto a garantire al cliente la possibilità di scelta, senza l’utilizzo di termini o tipi di comunicazione che non mirano al punto focale, ma confondono l’acquirente. Questa strategia non è per tutti e bisogna saperla pianificare bene per applicarla, ma riesce più d’ogni altra a fidelizzare il cliente creando “passaparola”. Si tratta della tecnica più potente oggi per diventare la prima scelta nella mente dei clienti, quando si pensa alla cura e al benessere della persona.
Durante gli incontri, sarà possibile apprendere gli strumenti per realizzare una Farmacia Vincente e sostituire le proprie “lance spuntate” con nuove invincibili armi di vendita! I relatori della giornata : Luca Sartoretto Verna, Paolo Piovesan, Luca Russo, Giacomo Calzolari e Maria Palmieri saranno gli oratori di questo primo incontro.
Si parlerà dell’evoluzione della comunicazione, ovvero come si passa da una comunicazione commerciale a quella professionale: non si cercherà più di attirare l’attenzione attraverso l’uso di colori, texture grafiche, messaggi di vendita, che intorpidisco il cliente, senza comunicare il vero senso del prodotto, bensì si cercherà di utilizzare un tipo di comunicazione professionale che sa incuriosire ed intrattenere e resta impressa nella mente delle persone. (foto: capsula)

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Scuola: Il laboratorio, punto nevralgico della didattica

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2017

scuola-del-futuroDal 2012 l’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo e Nello Rosselli di Aprilia si è dotato di un laboratorio scientifico didattico di eccellenza, proprio per adattarsi ad una richiesta sempre più esigente che l’industria richiede.
“Un laboratorio – come precisa la professoressa Simonetta Soro, docente di Chimica, impegnata nel campo della ricerca didattica – ben strutturato come il nostro e improntato sulla sicurezza incide profondamente nella didattica di tutti i giorni. In queste condizioni avendo una struttura organizzata logisticamente in termini di spazi e di tipologia di materiali è possibile lavorare facendo acquisire ai ragazzi competenza e autonomia. Una peculiarità necessaria in una scuola tecnica come la nostra, in cui teoria e pratica vengono trattati alla pari”.
Non a caso da una recente indagine è emerso che quasi l’80% dei diplomati negli istituti tecnici trova lavoro entro un anno dalla maturità. “Va ricordato – prosegue la docente – che un perito tecnico è una figura altamente professionale che valuta con consapevolezza il suo operato ed è in grado di prendere decisioni nel suo ambito. Un compromesso importantissimo che rispecchia una qualifica intermedia necessaria nel settore industriale, qualunque sia la sua specifica. Per questo l’istituto tecnico si posiziona bene creando ottime opportunità, specie nel settore chimico che, nonostante la crisi, continua a fare passi da gigante”.In conclusione oggi l’Istituto Rosselli si presenta come un modello all’avanguardia, ripensato nella didattica in chiave di sviluppo e progresso scientifico, capace di offrire tutte quelle condizioni idonee tali da permettere la formazione del sapere.
“L’attività di laboratorio – afferma Claudio Zianna di Labozeta Spa, società che ha progettato e realizzato i laboratori – diventa infatti elemento centrale attraverso le risorse del tempo, l’attualizzazione del mix degli insegnamenti, la focalizzazione sullo sviluppo delle competenze. Tutti fattori – aggiunge Zianna – che alimentano il “saper fare”, ovvero il cosiddetto Know-how e diventano inevitabilmente stimoli per sviluppare rapporti con il mondo imprenditoriale fin dai percorsi didattici. In questo caso l’innovazione didattica modifica l’uso del tempo, adegua il mix delle materie e sviluppa le competenze perchè accorcia i rapporti con il mondo esterno”.
“Dico sempre ai miei studenti – conclude la professoressa Soro – che in laboratorio si applica il metodo di Galileo; quindi l’osservazione di un fenomeno e la comprensione del suo accadimento. Partiamo quindi dal laboratorio, per poi cercare le spiegazioni, senza nessuna improvvisazione, ma con estremo rigore e studio”.

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Esami di laboratorio appropriati: Un investimento di salute

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2016

laboratorio igieneRischio di falsi positivi, come nel caso della funzionalità della tiroide, di sovradiagnosi, comunque di utilità non sempre certa e spesso capace di creare confusione: nel nostro Paese si pone un problema legato all’appropriatezza degli esami di laboratorio. “Sono esami fondamentali perché il laboratorio influenza fino al 70% delle diagnosi mediche e dei successivi trattamenti – afferma il prof. Mario Plebani, Dipartimento Medicina di Laboratorio, Azienda Ospedaliera-Universitaria di Padova – però va definito nel dettaglio il suo ruolo in rapporto diretto col clinico. Si tratta di procedure che spesso presentano costi economici diretti e indiretti, importanti anche perché possono portare ad altre indagini diagnostiche, ricoveri e trattamenti terapeutici”. All’inizio del 2016 è entrato in vigore il Decreto sull’appropriatezza delle prescrizioni mediche del Ministero della salute che definisce i criteri e i limiti con cui i medici possono prescrivere circa 200 prestazioni a carico del Sistema sanitario nazionale, ma è forte la necessità di posizionarsi al meglio per evitare procedure inutili, talvolta dannose e soprattutto costose. Per questo, caso unico in Italia finora, un board scientifico di esperti del settore ha ideato e realizzato con il supporto di Siemens Healthcare – una serie di corsi ECM dedicati ai professionisti di laboratorio sul tema dell’appropriatezza nella funzionalità tiroidea, in quella renale, nella malattia celiaca e sui Point of Care Testing. “Abbiamo preso in considerazione le più recenti e consolidate prove scientifiche e le linee guida nazionali e internazionali – sottolinea Plebani – e le possibili criticità che ostacolano l’attuazione di un corretto percorso di appropriatezza. I risultati vengono presentati oggi nel corso di un convegno nazionale che si svolge all’Auditorium del Ministero della Salute a Roma. “Prendiamo i test di funzionalità tiroidea – spiega il dott. Renato Tozzoli, Dipartimento di Medicina di Laboratorio, Laboratorio di Patologia Clinica, Presidio Ospedaliero S. Maria degli Angeli, Pordenone – l’opinione largamente diffusa fra i pazienti è che più esami si fanno, meglio è. E’ vero invece proprio il contrario: più profili di test vengono effettuati maggiore è la possibilità di risultati discordanti fra loro, il che complica la diagnosi per il medico che non riesce spesso a spiegarsi la discordanza. Si concretizza – aggiunge Tozzoli – la cosiddetta ‘sindrome di Ulisse’ del malato che deve fare altri test, ecografie, scintigrafie passando dal medico di famiglia, al laboratorio, eventualmente dall’endocrinologo, al medico nucleare non perché sia veramente malato, ma perché sono stati prescritti test non adeguati”.
In altre aree, invece, i test genetici diventano prioritari. È il caso della celiachia – sottolinea il dott. Tommaso Trenti, Dipartimento di Medicina di Laboratorio e Anatomia Patologica, Azienda Ospedaliero-Universitaria e Azienda USL, Modena – oggi il laboratorio è in grado di effettuare diagnosi di celiachia senza biopsia intestinale con grande vantaggio per il malato di età pediatrica ed ha assunto una rilevanza fondamentale per la diagnosi della malattia. L’importante – spiega il medico – è però ricordarsi che gli esami hanno valore se il paziente non ha già eliminato il glutine: vanno quindi evitate le diete fai da te e va preferito l’immediato ricorso al test”.
Analogo discorso può essere fatto per la malattia renale cronica che colpisce in Italia circa 2 milioni e 200mila persone. La medicina di laboratorio – aggiunge la dott.ssa Francesca Di Serio, Patologia Clinica Ospedaliera, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico, Bari – svolge un ruolo centrale nella identificazione dei fattori di rischio, di diagnosi precoce, stadiazione e monitoraggio della malattia. E tutto ciò consente al clinico di intervenire efficacemente riducendo il rischio che questa patologia possa peggiorare, portando il malato alla dialisi o al trapianto con costi importanti e una ridotta qualità di vita”.
Ma l’appropriatezza – conclude Plebani – entra in campo soprattutto in cardiologia e oncologia. “Nel caso del dolore toracico acuto, per esempio, alcuni esami risultano ormai obsoleti ed altri rischiano di creare confusione, come quelli della mioglobina e della CKMB. Va invece scelto il solo esame appropriato, la troponina cardiaca, che permette di dimostrare che il 30% dei pazienti con dolore cardiaco senza segni elettrocardiografici ha un infarto ben definito. E nel cancro, i marcatori tumorali devono essere richiesti in modo adeguato per pazienti preparati psicologicamente a ricevere la risposta e consultarsi col proprio medico per la corretta interpretazione”.

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Regina Elena: Nuove tecniche di diagnostica di laboratorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2016

regina elenaRoma. Siamo nell’era della “medicina di precisione”: analisi di laboratorio complesse consentono di creare percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali personalizzati. Nei laboratori della Patologia Clinica dell’Istituto Regina Elena, diretta da Laura Conti, approdano e si potenziano nuove tecnologie di diagnostica del “profilo molecolare”, quali la “Next Generation Sequencing” e la “Biopsia Liquida”, in grado di eseguire la mappatura ed il monitoraggio delle mutazioni genetiche coinvolte nei diversi tipi di tumore a partire da un semplice prelievo di sangue. E’ perciò possibile predire la gravità, l’evoluzione della malattia e la risposta al trattamento farmacologico grazie a tecniche molecolari innovative. La tecnologia della Next Generation Sequencing, è utilizzata all’IRE da circa 4 anni nella diagnosi molecolare della sindrome ereditaria per il cancro della mammella e dell’ovaio. A questa tecnica, nei primi mesi del 2017, si affiancherà la biopsia liquida, all’insegna di una medicina di precisione sempre più completa.
“Queste tecniche diagnostiche di laboratorio sensibili e specifiche– spiega Laura Conti – si basano sul fatto che i tumori rilasciano nel sangue circolante, ancor prima dell’esordio clinico della malattia, cellule tumorali e molecole di DNA libero alterato, che ci permettono di risalire al profilo molecolare del tumore di origine. Conoscere le alterazioni del DNA tumorale è di fondamentale importanza non solo per la diagnosi precoce ma anche per il monitoraggio dei pazienti in trattamento e per una attenta sorveglianza di ripresa di malattia”
“La Next Generation Sequencing” insieme alla “Biopsia Liquida” – evidenzia Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico IRE – rappresentano un esempio importante di medicina traslazionale, per la capacità di trasferire in tempi rapidi le scoperte di laboratorio in applicazioni cliniche. Abbiamo oggi a disposizione strumenti di grandissima potenzialità. Come ricercatori li consideriamo, però, punti di partenza nella comprensione sempre più dettagliata della biologia dei tumori che potrà consentire diagnosi più rapide, precise e quindi standard di cure personalizzate.”Oggi al Regina Elena gli esperti hanno illustrato questi temi in occasione del corso di formazione della Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica (SIBioC), di cui Laura Conti è delegato regionale. “La SIBioC – sottolinea il Presidente Marcello Ciaccio- intende supportare e diffondere le nuove scoperte scientifiche e la biopsia liquida dimostra come la sperimentazione clinica possa avere delle importanti ricadute assistenziali. Inoltre sono state presentate e distribuite le nuove Linee Guida “Marcatori in Oncologia: guida all’uso clinico appropriato”, monografia “I quaderni di Monitor” a cura dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas).La diagnostica di laboratorio è uno strumento prezioso per il clinico, può infatti migliorare l’outcome del paziente, e offrire una analisi dettagliata dei processi biologici, in particolare in campo oncologico.
“Attraverso metodiche di alta precisione come la Next Generation Sequencing e la Digital PCR– spiega Laura Conti – possiamo monitorare l’evoluzione del tumore primitivo o la comparsa di mutazioni che impediscono al paziente di rispondere alle terapie antitumorali. Da un prelievo di sangue periferico è quindi possibile isolare, estrarre e amplificare la frazione di DNA circolante che viene poi sequenziata per ricercare mutazioni genetiche e individuare terapie a bersaglio molecolare.” “L’utilizzo della biopsia liquida per indagini mutazionali – prosegue Ciliberto – rappresenta un settore in rapida espansione sia nell’ambito della ricerca traslazionale sia nell’ambito della diagnostica molecolare oncologica, in particolare per i pazienti affetti da adenocarcinoma polmonare e del colon retto. A tal proposito ricordiamo che il nostro Istituto è coinvolto attualmente nel prestigioso progetto sperimentale Europeo Horizon 2020 detto ULTRAPLACAD per lo sviluppo di apparecchiature nanofotoniche ancor più sensibili per la ricerca e la quantificazione del DNA tumorale circolante.”

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Troppi esami di laboratorio inutili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2016

UCBM - LaboratorioRoma Il 30 novembre all’Auditorium del Ministero della Salute si terrà un convegno nazionale, alla presenza dei massimi esperti del settore. Alle 12 si terrà la conferenza stampa ufficiale con la partecipazione di: Francesca Di Serio, U.O Patologia Clinica Ospedaliera, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico, Bari, Mario Plebani, Dipartimento Medicina di Laboratorio, Azienda Ospedaliera-Universitaria, Padova, Renato Tozzoli, Dipartimento di Medicina di Laboratorio, Laboratorio di Patologia Clinica, Presidio Ospedaliero S. Maria degli Angeli, Pordenone, Tommaso Trenti, Dipartimento di Medicina di Laboratorio e Anatomia Patologica, Azienda Ospedaliero-Universitaria e Azienda USL, Modena.la richiesta di esami di laboratorio è in continuo aumento nel nostro Paese, soprattutto da parte della medicina di famiglia: le stime indicano che l’incremento annuale delle prescrizioni da parte di questo settore può arrivare in qualche caso anche al 20%. Questo è dovuto a diversi fattori tra i quali la riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, che ha spostato il centro di cura dei pazienti con malattie croniche (diabetici, insufficienza renale, malattie cardiovascolari) dall’ospedale ai servizi di cure primarie sul territorio. Un altro aspetto da non sottovalutare per giustificare l’aumento delle richieste di test è la medicina difensiva, cioè la volontà di evitare contestazioni e controversie con il paziente proponendo esami spesso inutili. Inoltre alcuni test possono produrre risultati anomali in pazienti che non presentano patologie e questo induce, a cascata, la richiesta di ulteriori esami diagnostici, spesso complessi.
Da questa consapevolezza, la SIBioC (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare) ha deciso di proporre un percorso formativo iniziato nel 2015 sull’appropriatezza degli esami di laboratorio in alcune grandi patologie, soprattutto croniche. L’obiettivo è definire al meglio l’approccio più razionale per garantire diagnosi mediche esatte, senza sprechi, ma capaci di favorire il lavoro del clinico, a tutto vantaggio per il paziente.

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La Medicina di Laboratorio sta assumendo un’importanza sempre maggiore anche nella pratica clinica

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2016

infarto-miocardico-acutoNon sono solo ricerca scientifica e aggiornamento tecnologico, avanzamenti in diagnostica delle malattie più diffuse, ma anche sostenibilità economica di molte delle recenti scelte organizzative. ‘Patologie a larga incidenza come diabete, aterosclerosi e infarto del miocardio, tumori, malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla o la malattia di Alzheimer trarranno benefici dall’evoluzione della medicina di laboratorio – spiega il prof. Marcello Ciaccio, presidente SIBioC – ma il nostro apporto scientifico sta affrontando anche nuove sfide su patologie “emergenti” come le meningoencefaliti o le dipendenze da sostanze”. Il congresso nazionale, dal titolo “La centralità del paziente tra laboratorio e pratica clinica”, è articolato in 26 Sessioni Scientifiche con la presenza di oltre 120 professionisti del Settore di fama nazionale ed internazionale. Nello scenario della Medicina moderna, risulta evidente come la diagnosi precoce e il più possibile non invasiva rappresenta oggi una sfida di primaria importanza nella gran parte delle patologie a maggiore morbilità e mortalità sempre più diffuse nei paesi occidentali. “Ma il ruolo del Laboratorio Clinico non si limita alla diagnosi, cioè all’identificazione dello stato patologico, ma va ben oltre grazie alla possibilità di monitorare l’avanzamento della malattia e la risposta alla terapia, come accade per i marcatori tumorali – precisa il presidente Marcello Ciaccio – Risulta, quindi, uno strumento imprescindibile in moltissime branche della Medicina. In questo senso, infatti, la Medicina di Laboratorio può essere considerata una disciplina “trasversale”. Ma in quali campi è più importante il ruolo del laboratorio Clinico? Ecco alcuni focus sui principali temi che verranno affrontati al Congresso.
L’Infarto Miocardico Acuto, è oggi la principale cause di morte e, secondo una proiezione basata sui dati contenuti nel report redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, continuerà ad essere letale in quasi ogni regione del mondo nel 2030. Dati di questa entità impongono a livello mondiale uno sforzo notevole per la diagnostica precoce e per la prevenzione. La Medicina di Laboratorio entra in gioco su entrambi i fronti. Nella diagnosi, perché grazie all’impiego della Troponina, una proteina strutturale del cuore rilasciata in circolo in abbondanza dopo un danno al miocardio, è possibile identificare un infarto dopo pochissimo tempo dall’insorgenza dei sintomi. Sono state recentemente introdotte delle tecnologie che consentono dei dosaggi ancora più sensibili, in grado di identificare anche minime concentrazioni della Troponina, garantendo quindi l’identificazione anche di infarti di piccola entità che sfuggivano con i dosaggi tradizionali. Nella prevenzione, perché tramite il dosaggio della colesterolemia consente una valutazione accurata del rischio cardiovascolare.
Anche la Malattia Diabetica deve essere considerata oggi una malattia ad alta incidenza. Sempre secondo una stima dell’OMS, i decessi causati dal diabete aumenteranno del 34% entro il 2030. In questo settore da sempre il Laboratorio Clinico ha avuto un ruolo centrale, basti pensare che, universalmente, la diagnosi di diabete passa necessariamente attraverso il dosaggio della glicemia che, seppur sia un test semplice, rappresenta tutt’ora il cardine della diagnostica di questa malattia rappresentando il migliore indicatore della stato gluco-metabolico del Paziente. Questa diagnostica “di base” è oggi accompagnata da un corollario di test utili in specifici scenari: per esempio gli studi immunologici nel diabete giovanile o, ancora, la tipizzazione HLA che tramite un semplice prelievo di sangue consente di evidenziare una predisposizione genetica alla malattia.
È forse nel settore dell’Oncologia che la ricerca di nuovi test sta producendo i risultati più promettenti. Ancora secondo stime dell’OMS, l’incidenza di alcuni tumori è in netto aumento, come quello alla prostata. Per molto tempo il Laboratorio Clinico ha fornito delle informazioni di interesse limitato nell’identificazione dei tumori: i marcatori tumorali “classici”, infatti, danno scarse o addirittura nulle informazioni sulla presenza o meno del tumore o sulla malattia minima residua. Oggi, sono disponibili dei test molecolari che in alcuni casi come nell’oncoematologia ci danno informazioni molto utili per la diagnosi o/e sulla malattia minima residua, parametro essenziale per comprendere l’evoluzione del tumore, oppure la possibilità di mettere in evidenza nel sangue periferico la presenza di una neoplasia mediante la determinazione del DNA di cellule tumorali (biopsia liquida).

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CSA Group apre un innovativo laboratorio elettromedicale a Seoul

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 settembre 2016

seoulCSA Group, azienda leader per la fornitura di servizi di collaudo e certificazione e un’organizzazione di riferimento per lo sviluppo di standard, ha annunciato oggi l’apertura di un nuovo laboratorio medico a Songpa-gu, Seoul,specializzato nei servizi di collaudo e certificazione di apparecchiature elettromedicali e di laboratorio, quali apparecchiature medico sanitarie per la famiglia, apparecchiature per radiografie, apparecchiature chirurgiche ad alta frequenza, pompe per infusione, dispositivo per il monitoraggio ECG, apparecchiature laser, apparecchiature endoscopiche, dispositivi multifunzione per il monitoraggio dei pazienti, microscopi e sterilizzatori.”A seguito della significativa crescita del settore dei dispositivi medicali in Corea, CSA Group è lieta di poter aprire a Seoul il più grande laboratorio elettromedicale in Asia. L’impianto all’avanguardia aiuterà i servizi completi di collaudo e certificazione per le società nazionali che producono dispositivi medicali e consentirà di accedere realmente ai mercati dell’America Settentrionale e globali. I nostri esperti possono fornire servizi localizzati di collaudo e certificazione per una vasta gamma di prodotti medicali, e sono in possesso delle nozioni necessarie per più standard relativi ad ambiente, sicurezza e prestazioni,” ha dichiarato Danny Yoon, Direttore di Area di CSA Group, Asia.Il laboratorio fornisce anche servizi per apparecchiature commerciali e domestiche, oltre che per apparecchiature audio e video, e per prodotti per il riscaldamento, la ventilazione, il condizionamento e la refrigerazione. CSA Group Korea offre programmi per la sostenibilità, e per la verifica dell’efficienza energetica secondo gli standard dell’America Settentrionale. Di recente, nell’ambito di un’alleanza, CSA Group ha lanciato una serie di standard per la sostenibilità per i prodotti domestici, oltre al marchio per la sostenibilità del CSA Group per aiutare i consumatori a identificare i prodotti da preferire per l’ambiente.In aggiunta ai servizi di collaudo e certificazione, vengono offerti anche servizi di ispezione speciali e valutazioni sul campo. Il programma fornisce valutazioni basate sui requisiti di sicurezza applicabili in Canada e negli Stati Uniti. La revisione viene eseguita sul posto, e se la valutazione è positiva, sulle unità risultate conformi viene applicata l’etichetta Special Inspection (Ispezione speciale) per il Canada o l’etichetta Field Evaluation (Valutazione sul campo) per gli Stati Uniti. Il servizio è destinato a esemplari unici e per prodotti a produzione limitata e per apparecchiature elettriche non inserite in elenchi ufficiali. Il processo viene completato nel punto di produzione, nei punti di distribuzione intermedi e nel sito dove viene eseguita l’installazione finale, o in una combinazione di questi punti, come richiesto dal cliente.
CSA Group è un’organizzazione globale dedicata a sicurezza, bene sociale e sostenibilità. CSA Group fornisce servizi di collaudo, ispezione e certificazione per prodotti da diversi settori di mercato, compresi quello residenziale, industriale, sanitario e automobilistico. CSA Group fornisce inoltre anche certificazioni per sicurezza funzionale e per i sistemi di gestione. CSA Group è uno dei maggiori fornitori di certificazioni per la sicurezza e ambientali in Canada e negli Stati Uniti, e il marchio CSA è presente su miliardi di prodotti in tutto il mondo. Per maggiori informazioni sul CSA Group visitare http://www.csagroup.org.

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Il laboratorio dell’Ultima frontiera

Posted by fidest press agency su domenica, 21 agosto 2016

il laboratorio dell'ultima frontieradi Riccardo Alfonso “L’ultima frontiera” è alla terza edizione. Oggi appare come un “laboratorio”, ovvero una fucina di pensieri. I vari argomenti trattati sono stati desunti da una raccolta di saggi da me scritti sul pensiero contemporaneo. Essi vennero in parte pubblicati sulla stampa locale e, dall’altra, restarono inediti. A loro volta furono completati e arricchiti, nel corso della trattazione, da numerosi richiami ai periodi precedenti.
Da allora a oggi, ci sono stati sensibili cambiamenti. Si è reso, quindi, necessario riesaminare il tutto per apportarvi le adeguate integrazioni e relative modifiche. La parte che è stata, più delle altre, sottoposta a “revisione” concerne la storia dell’evoluzione del pensiero scientifico, le nuove fonti energetiche, gli iperspazi, la caduta del bipolarismo e l’esplosione dei conflitti regionali e la loro pericolosità in seguito alla proliferazione degli armamenti nucleari, chimici e batteriologici. E’ stato, inoltre, riservato un piccolo spazio al nostro passato remoto per capire come sono arrivati all’odierna forma di civiltà dopo un viaggio nello spazio durato milioni di anni. Editore: Fidest press agency; Saggi edizione Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: il laboratorio dell’ultima frontiera)

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Fantascienza in laboratorio: un fascio laser “attrattivo”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 agosto 2016

Pterapia laserarma. Il concetto di un ”tractor beam“ è ben rappresentato nei film di fantascienza in cui un fascio di luce viene utilizzato per intrappolare e trainare navi spaziali nemiche.Nel lavoro Quantum coherent tractor beam effect for atoms trapped near a nanowaveguide recentemente apparso su Scientific Reports (Springer-Nature Publishing Group), Sandro Wimberger del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Università di Parma, in collaborazione con due gruppi giapponesi dell’Università di Tohoku e dell’Okinawa Institute of Science and Technology, propone la realizzazione di un fascio di luce laser che attrae e intrappola oggetti quantistici. Il fascio laser attrae e trattiene elementi molto piccoli, singoli atomi o ”condensati“ di atomi freddi, anziché navicelle spaziali. L’originalità del lavoro consiste nel poter controllare più facilmente gli atomi e studiare effetti quantistici ignoti, sulla scala della stessa lunghezza d’onda utilizzata per creare il fascio. Infine, si assisterebbe ad una nuova forma di interazione tra la luce e materia, cioè tra la luce che attraversa la fibra (in grigio nella figura) e gli atomi (blu) molto vicini alla fibra.

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Nasce il Laboratorio tecnologico multidisciplinare della Toscana

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2016

taglianastro

Taglianastro

La Maremma Toscana diventa punto di riferimento delle aziende del Centro Italia per la tecnologia avanzata. E’ stato inaugurato oggi, in provincia di Grosseto, a Borgo Santa Rita, CERTEMA, il Laboratorio tecnologico, multidisciplinare della Toscana che nasce da un consorzio di sei imprese, con la collaborazione della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa e il contributo della Regione Toscana e della Provincia di Grosseto.Certema è un Laboratorio tecnologico multidisciplinare ad accesso aperto, con un’area operativa di 1500 metri quadrati, all’interno della quale si trovano macchinari di ultima generazione per la sperimentazione di brevetti e prototipi, la ricerca e la consulenza nei settori strategici della chimica, meccanica, domotica e robotica, rinnovabili, nautica, materiali compositi, automazione, elettromeccanica.Un progetto che arriva dopo anni di impegno da parte degli Enti locali e delle aziende private: 5 milioni di euro è l’investimento pubblico per l’acquisto dei macchinari, di cui 3milioni e 800mila sostenuti dalla Regione Toscana, un milione e 187mila di Fondi Cipe e 12mila dalla Provincia. E’ invece interamente fornito dal privato il sito industriale così come il personale che vi opera. Per non gravare la struttura di costi fissi sono stati assunti un amministrativo e il direttore, Stefano Petrella, un ingegnere meccanico che viene da una multinazionale americana. Tutto il resto del personale è messo a disposizione direttamente delle 6 imprese che supportano il Laboratorio.CERTEMA nasce per promuovere lo sviluppo di progetti ad elevato contenuto tecnologico, per creare occasioni di crescita per le aziende della Toscana e favorire le reti con aziende provenienti da fuori regione. Oggi tutto questo è realtà.“Il Laboratorio tecnologico è già in funzione – spiega Fosco Tosti, presidente di Certema – abbiamo in corso importanti trattative con aziende che hanno dimostrato interesse per questa nuova realtà del Centro-Italia. Siamo appena partiti e le prospettive di crescita sono davvero interessanti e porteranno benefici al territorio. Certema non è un laboratorio di filiera, ma è un polo multidisciplinare con possibilità di applicazione nei più svariati settori: meccanica, chimica, informatica, robotica. E’ una struttura ad accesso aperto, significa certemache chiunque ne faccia domanda potrà usufruire delle attrezzature, noleggiare i laboratori e avere l’assistenza del personale specializzato. Alcuni macchinari sono solo una nostra prerogativa, come il microsopio a scansione molecolare: il primo ed unico ad oggi presente in Italia si trova a Certema. Questo strumento consente di fare analisi di immagine e chimica fino a risoluzioni nell’ordine del nanometro, su tutti i materiali solidi: dalle rocce ai metalli, ai prodotti alimentari fino alle analisi di tipo ambientale. L’Università di Roma La Sapienza ha chiesto di venire a fare ricerca qui, così come il dipartimento di Scienze della Terra di Pisa, che utilizzerà il microscopio per scoprire che tipo di minerali si trovano all’interno di alcuni campioni di roccia che hanno subito un impatto da un meteorite circa 20mila anni fa. Un altro macchinario su cui abbiamo avuto già richieste è il laser per la sinterizzazione: l’ingegner Bertinelli responsabile dell’officina meccanica generale del Cern di Ginevra, è a Certema in questi giorni per mettere a punto, insieme ad un suo collaboratore, un progetto che porti alla sinterizzazione del niobio, un materiale che diventa superconduttore vicino a due gradi kelvin, utilizzato per realizzare cavità di risonanza per la radiofrequenza. Da parte del mondo imprenditoriale siamo in trattativa con diverse società tra le quali un’azienda del gruppo industriale Finmeccanica, che si occupa della costruzione di missili, una nota casa automobilistica e la multinazionale per la produzione di energia elettrica Enel Greepower. La nostra forza è che possiamo costruire prototipi interi, dalla parte meccanica fino alla scheda elettronica. Ma ciò che è più importante è che dietro ai laboratori di analisi ci sono 6 aziende con un’esperienza pluriennale che danno lavoro a 250 persone di cui 200 della provincia di Grosseto. Un Laboratorio tecnologico che parte da basi solide”.
Un ruolo fondamentale sarà quello della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: “Il nostro intento – commenta Paolo Dario, direttore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna – è favorire e rafforzare la competitività dei comparti emergenti del settore manifatturiero, diffondendo la cultura dell’innovazione nel sistema produttivo locale. Creare lavoro per creare ricchezza, economica e sociale è l’obiettivo primario e crediamo di poterlo e doverlo fare innanzitutto attraverso l’impresa, soprattutto quella medio-piccola, e a cui vogliamo agevolare l’accesso alle attività di ricerca e sviluppo. CERTEMA è un brillante esempio di come si possano mettere a sistema competenze tecnologiche e produttive insieme a quelle di ricerca, per creare soluzioni innovative e applicare i risultati della ricerca a contesti reali. In tal modo speriamo anche di diventare un punto di riferimento regionale a disposizione delle piccole e medie imprese ad alta tecnologia (o che vogliano divenire tali) per attivarprocessi di innovazione che, oltre alle imprese, riguardino anche la definizione di nuove politiche di sviluppo”. (foto: taglianastro, certema)

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“È ora di interrompere la pratica di prescrivere esami di laboratorio inutili”

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2016

diabete_21-300x224La Società Italiana di Diabetologia, in assoluta sintonia con il Ministero della Salute, nell’ottica di ottenere attraverso l’appropriatezza delle prescrizioni un risparmio che consenta di garantire un maggiore accesso all’innovazione e quindi una migliore assistenza sanitaria, fornisce il suo contribuito nel mettere in evidenza sprechi nella richiesta di esami di laboratorio alle persone con diabete. “In un momento di ristrettezze economiche com’è quello attuale – afferma il professor Enzo Bonora, Presidente della SID – la ricerca dell’appropriatezza in sanità rappresenta un capitolo importante della spending review. In quest’ottica, la Società Italiana di Diabetologia, consapevole che evitare sprechi è fondamentale per liberare risorse in campo diagnostico e terapeutico, ha redatto un Position Statement sull’appropriatezza nella prescrizione alle persone con diabete di oltre 20 parametri di laboratorio che risultano essere stati prescritti troppo spesso nel 2014. Il Servizio Sanitario Nazionale potrebbe funzionare benissimo e forse anche meglio con il Fondo Sanitario allocato per il 2016 , se tutti applicassero in ogni circostanza le ‘4 C’ indispensabili per fare bene il medico: Conoscenza, Competenza, Compassione e Coscienza. L’appropriatezza, sia nelle procedure diagnostiche che nelle scelte terapeutiche, ne sarebbe una logica conseguenza”.
La spesa per il diabete. Attualmente, l’assistenza medica ai circa 4 milioni di italiani con diabete costa al Servizio Sanitario Nazionale circa 16 miliardi di euro, pari a quasi il 15% del Fondo Sanitario Nazionale. Questa spesa (circa 4 mila euro per paziente per anno se vengono considerati i costi reali e non le tariffe virtuali) è così distribuita: 1% per visite specialistiche diabetologiche, 1% per esami di laboratorio di routine come l’emoglobina glicata, 4% per farmaci anti-diabete orali e iniettivi, 4% per dispositivi (siringhe, aghi, lancette e strisce reattive). A fronte del 10% circa della spesa totale attribuibile alla gestione ordinaria della malattia, ben il 90% è da riferire a ricoveri ordinari e Day Hospital (il 68% circa), altri farmaci (14%), consulenza specialistiche extra-diabetologiche, esami strumentali, esami di laboratorio diversi da quelli utilizzati per il monitoraggio ordinario della malattia ma spesso prescritti aille persone con diabete, procedure terapeutiche ambulatoriali (8%).
Le raccomandazioni della SID. Il documento non riguarda i parametri di laboratorio standard utilizzati nel monitoraggio del diabete e neppure l’automonitoraggio glicemico domiciliare, ma un’altra ventina di parametri di laboratorio che vengono spesso prescritti alle persone con diabete senza forti evidenze di una loro reale utilità clinica se non in casi particolari. Si va dal dosaggio dell’acido urico a quello degli enzimi epatici (ALT, AST, GGT), dal dosaggio del calcio a quello della vitamina D, dall’emocromo all’esame fisico-chimico delle urine. Ognuno dei parametri esaminati dagli esperti della SID, ha una sua utilità all’interno di condizioni situazioni cliniche particolari, ma è di limitata o nulla utilità nella grande maggioranza delle circostanze in cui viene prescritto. La SID stima che, su base nazionale, il risparmio annuo derivante da un minor ricorso a questi esami inappropriati nelle persone con diabete (prescritti da specialisti di tutte le discipline e da medici di medicina generale), ammonta a oltre 50 milioni di euro (equivalente alla somma degli stipendi lordi di oltre 600 diabetologi o a tutta la spesa per farmaci anti-diabete consumati in una regione con 5 milioni di abitanti). Il position statement si propone di offrire raccomandazioni evidence-based ai diabetologi, agli altri specialisti e ai medici di medicina generale. Queste raccomandazioni si riferiscono alle sole persone con diabete. Di seguito sono riportate in breve le principali raccomandazioni. “La SID ritiene – sottolinea il presidente Enzo Bonora – che se tutte le società scientifiche facessero altrettanto per le aree cliniche di loro competenza si potrebbe avviare un percorso virtuoso in grado di determinare risparmi ben superiori ai 100 milioni di euro annui ipotizzati dal Ministero della Salute”.

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Ferite difficili sotto controllo nell’ambulatorio di Vulnologia

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2015

medical equipmentMilano. Una ferita cronica mal curata può diventare un problema a qualsiasi età. Per questo è necessario tenere sotto controllo le lesioni cutanee, post operatorie, di origine vascolare, causate da malattie reumatologhe o di tipo oncologico, traumatologico, settico o da pressione.Per tutto il mese di novembre i pazienti potranno rivolgersi agli esperti dell’ambulatorio di vulnologia dell’Istituto Ortopedico Gaetano Pini per domande, dubbi, consulti e sarà possibile anche inviare foto della ferita per ricevere indicazioni e conoscere le modalità accesso all’ambulatorio stesso.“Una lesione può interessare pazienti di tutte le età – spiega Arturo Caniglia, coordinatore infermieristico dell’ambulatorio di Vulnologia –. In particolare può riguardare le persone affette da patologie autoimmuni, spesso già in cura nei reparti di Reumatologia; altre invece scoprono, proprio per la presenza di una lesione mai guarita, di essere affette da specifiche patologie e quindi vengono inviate ad altri specialisti per effettuare ulteriori accertamenti”.“Spesso ci troviamo a trattare deiscenze (complicanze post-operatorie rappresentata dalla riapertura spontanea di una ferita precedentemente suturata)di ferite chirurgiche, lesioni che se lasciate al proprio destino o in mano a persone non esperte nella materia, potrebbero avere conseguenze negative sia per il paziente sia per il Sistema Sanitario – prosegue Caniglia -. Per questo è bene non sottovalutare alcun tipo di ulcera o di lesione. I primi sintomi da non trascurare sono quelli di flogosi, cioè infiammazione, con arrossamento e alterazione funzionale: la parte arrossata può avere margini continui o discontinui e addirittura, se non curata adeguatamente, può arrivare alla necrosi. Negli arti inferiori, l’infiammazione che scende in profondità può arrivare fino all’osso e quindi provocare delle osteomieliti. Un paziente affetto da una lesione spesso non può andare al lavoro, ha dolore, e a causa di ferite presenti da tempo o infette (che possono addirittura diventare maleodoranti) non può avere una vita familiare e sociale normale. Per questo è bene rivolgersi subito a uno specialista vulnologo che se ne occuperà correttamente, in un ambiente pulito e sterile, invece di ricorrere a rimedi fai-da-te maneggiando la ferita in maniera inadeguata con effetti disastrosi”.Per non peggiorare la condizione della cute e delle lesioni, Caniglia sottolinea l’importanza di una alimentazione sana: “Il consiglio di una corretta alimentazione vale per tutti ma in particolare per i soggetti diabetici e per gli anziani, i quali sono più a rischio di altri se non si alimentano e non si idratano adeguatamente; importante per loro è imparare anche a spalmarsi creme emollienti o idratanti sul corpo per pervenire rotture della cute”.Per quanto riguarda le piaghe da decubito, in particolare al tallone o all’osso sacro, Caniglia spiega che: “Si verificano con frequenza nei casi di rottura del femore perché i pazienti sono costretti a mantenere a letto per molto tempo la stessa posizione: si può risolvere questo disagio con l’utilizzo di appositi materassini e con l’applicazione di film o pellicole specifiche sull’area interessata”.L’ambulatorio di Vulnologia dell’Istituto Pini è gestito da un’equipe multidisciplinare composta da un coordinatore Infermieristico con esperienza pluriennale nel trattamento di lesioni, da un infermiere vulnologo, da un infermiere di reumatologia con esperienza decennale nel trattamento di lesioni, da un medico chirurgo ortopedico traumatologo della chirurgia ortopedica ripartiva, da un chirurgo ortopedico della chirurgia oncologica, da un chirurgo vascolare e da un medico reumatologo.

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