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Ue. FdI interroga la Commissione Europea su concorrenza e rischi occupazionali del caso Lactalis

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 dicembre 2019

“Lesione del principio di libera concorrenza e concreto rischio occupazionale per i lavoratori italiani”. Sono questi i forti dubbi sollevati dall’europarlamentare di FDI, Nicola Procaccini, in merito all’acquisizione dell’azienda italiana Nuova Castelli da parte del colosso francese Lactalis. Sulla vicenda Procaccini ha presentato una interrogazione, firmata da tutti gli eurodeputati del gruppo di FDI-ECR (Raffaele Fitto, Carlo Fidanza, Pietro Fiocchi, Raffaele Stancanelli) in cui vengono chiesti chiarimenti alla Commissione Europea.
“Non ci convincono le motivazioni con cui la Commissione Europea ha approvato questa acquisizione ritenuta non lesiva del principio di libera concorrenza, per questo abbiamo preteso la massima trasparenza considerata la posizione dominante di Lactalis nel settore lattiero-caseario. Siamo anche preoccupati per i risvolti occupazionali di questa operazione, a rischio ci sono molti lavoratori italiani e nella interrogazione chiediamo alla Commissione come intende agire concretamente per sostenere le nostre maestranze. Si sta configurando l’ennesima operazione a danno dell’Economia italiana: i francesi fanno spesa da noi e a rischio sono i nostri lavoratori e l’attività di tante altre aziende italiane che operano nel settore, schiacciate dal colosso francese”, specifica Procaccini.
Sulla stessa linea anche il senatore Patrizio La Pietra, capogruppo di FdI in commissione Agricoltura, secondo il quale “aver messo nelle mani dei francesi sia la produzione dei nostri formaggi tipici, come il Parmigiano Reggiano, sia la loro commercializzazione provocherà sicure conseguenze a produttori e trasformatori italiani dei prodotti d’eccellenza. Come Fratelli d’Italia attiveremo la commissione Agricoltura affinchè solleciti il ministro, Teresa Bellanova, ad intraprendere una forte azione di difesa dei nostri prodotti dalla Commissione europea palesemente a trazione franco-tedesca”

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Parmalat e Goldman Sachs: un rapporto particolare

Posted by fidest press agency su domenica, 22 maggio 2011

Perché tra tutti i possibili advisor finanziari, nazionali ed internazionali, la Parmalat ha incaricato proprio la banca d’investimento americana Goldman Sachs di valutare la fairness option, cioè il parere di congruità sul prezzo dell’Opa lanciato dalla francese Lactalis? Non riusciamo trovare una risposta razionale. Lungi da noi l’intento di proporre alcun candidato alternativo o concorrente. La scelta della Goldman Sachs è comunque sorprendente. Essa, come è noto, è al centro di indagini per i suoi comportamenti speculativi e non corretti soprattutto alla vigilia e nelle fasi calde della più grave crisi finanziaria di tutti i tempi. Due dettagliatissime indagini sulle cause del collasso finanziario condotte dalle competenti commissioni d’inchiesta americane hanno identificato la GS tra le principali “fucine” del rischio e dei default. Il cosiddetto Rapporto Levin della Commissione Permanente per le Indagini del Senato Usa dedica più di 250 pagine all’analisi dei comportamenti della citata banca d’affari. Esso segnala ben 12 casi di conflitto di interesse. Il primo riguarda le posizioni al ribasso assunte all’insaputa di tutti contro i titoli da lei “impachettati” per differenti clienti. Si trattava dei derivati Cdo, chiamati Hudson, Anderson e Timberwolf, legati ai mutui subprime e alle ipoteche immobiliari. Nel 2007 intascava da queste operazioni un profitto di ben 1,7 miliardi di dollari mentre invece i detentori dei titoli vedevano il loro valore crollare anche per l’effetto di questi giochi speculativi. La Goldman Sachs non aveva rivelato l’inserimento in alcuni specifici Cdo offerti ai clienti anche di derivati Cds da lei controllati per 1,2 miliardi di dollari. Evidentemente l’intento era quello di trasferire ad altri i titoli a rischio in suo possesso. Nel caso del Cdo sintetico Abacus, la GS permise ad un cliente, l’hedge fund Paulson & Co. Inc, di selezionare i sottostanti (asset) di un Cdo, ben sapendo che lo stesso cliente era impegnato in operazioni al ribasso sul titolo. Poi sollecitò gli investitori a comprare pur consapevole che essi avrebbero perso alla grande. Naturalmente la GS ottenne laute commissioni e l’hedge fund incassò 1 miliardo di dollari. La stessa banca, che era stata nominata e profumatamente pagata come “agente liquidatore” di alcuni titoli in caduta libera, ritardò deliberatamente le operazioni facendo perdere somme enormi ai loro detentori. Essa ha inoltre nascosto informazioni. Ha venduto titoli sopravvalutati che subito dopo venivano svalutati. Sempre secondo la Commissione del Senato Usa, ha posposto interventi finanziari per i quali si era impegnata. Ha celato spesso le proprie intenzioni di giocare al ribasso sui titoli che piazzava ai clienti a prezzi esorbitanti. Il Rapporto si basa su decine di migliaia di pagine di documenti ufficiali portati a riprova delle accuse. Il ruolo della GS, insieme a quello degli altri primi attori di Wall Street, è al centro anche delle analisi della “Commissione nazionale Angelides” sulle cause della crisi economica e finanziaria negli Usa. Anche in questo rapporto vengono esposte le speculazioni al ribasso “nascoste” fatte su titoli a rischio e di bassa qualità che la GS metteva sul mercato. La sua strategia fu ammessa da un alto dirigente che aveva invitato l’intera struttura della banca a un aggressivo collocamento di tali titoli tra gli investitori. “Vogliamo essere nella posizione di trarre vantaggio quando il mercato andrà in distress (cioè in fibrillazione e in perdita)”, così egli affermava. Quando nel caso specifico del Cdo Abacus 2007-AC1 la Security Exchange Commission, la Consob americana, l’accusò di frode, la GS nel luglio scorso fu pronta a pagare senza battere ciglio 550 milioni di dollari di multa pur di chiudere il caso e sottrarsi all’attenzione della pubblica opinione. In Europa si acuisce il problema del debito pubblico greco, sul quale qualcuno gioca sporco tanto da paventare lo sganciamento della Grecia dall’euro. Si dimentica però il ruolo svolto dalla GS e dalle altre banche americane e internazionali, in evidente combutta con le istituzioni elleniche per mascherare i buchi di bilancio con operazioni in derivati finanziari, su cui la Fed e la Sec all’inizio del 2010 avviarono delle indagini. Spregiudicatamente le stesse banche si sono poi buttate a speculare sul default della Grecia! Detto questo, non è certamente nostra intenzione individuare la GS come la sola causa di una crisi che abbiamo sempre definito sistemica. Nei confronti della Parmalat la GS ha da tempo avuto un occhio attento. Stando ai resoconti riportati anche sulla nostra stampa nazionale, la GS aveva nel luglio 2008 il 2.015% delle azioni di Collecchio. La quota era poi salita fino al 4,92% per poi scendere a 1,995% a fine 2010. Dal 1999 l’amministratore delegato della GS fu Henry Paulson. Lasciò il posto nel 2006 per diventare ministro del Tesoro americano. Fu lui a finanziare il salvataggio delle banche e a lasciare che l’economia sprofondasse nella crisi. Certo che la Goldman Sachs deve avere ancora molti santi protettori in paradiso, anche nei cerchi dove si parla italiano. (Di Mario Lettieri* e Paolo Raimondi)

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