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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Dall’abisso dei lager ai vertici della creazione musicale

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

Grande successo a Bari, Barletta e Trani per la rassegna “Bravo! Da capo!” Come ormai molti ormai sanno, a Barletta, nell’area dell’Ex Distilleria, sta per sorgere uno dei progetti di maggior interesse culturale e civile a livello internazionale, ovvero la Cittadella della Musica Concentrazionaria, destinata a custodire e a far rivivere migliaia di pagine musicali scritte dal 1933 al 1953 nei Campi di concentramento, sterminio, prigionia, transito, lavori forzati, di tutto il mondo, da musicisti discriminati, perseguitati, imprigionati, deportati, uccisi o sopravvissuti di qualsiasi estrazione professionale, artistica, sociale, religiosa, nazionale. Anima del progetto è il pianista barlettano Francesco Lotoro che ha trascorso più di due decenni della sua vita in giro per il mondo o a recuperare materiali musicali pronti a prender vita sui leggii di orchestre, ensemble e pianoforti e a ”raccontare” l’orrore e la speranza vissuti da centinaia di musicisti. Una storia di passione e di impegno che oltre alla notorietà internazionale, è valsa al musicista pugliese il titolo di Cavaliere dell’Ordre des Arts et Lettres, conferitogli dal Ministero della Cultura francese e il ruolo da protagonista del toccante docu-film ”Maestro” del regista argentino Alexander Valenti tratto dal libro “Le Maestro” del giornalista francese Thomas Saintourens. A Lotoro si deve anche la fondazione dell’Istituto internazionale di Letteratura Musicale Concentrazionaria, a cui spetta il compito di custodire e valorizzare tutto il materiale raccolto finora oltre che di proseguire la ricerca finalizzata a riportare alla luce melodie create per cantare la vita in quelle fabbriche di sofferenza e di morte che sono stati i campi. E proprio all’iniziativa di questo Istituto si deve la realizzazione, lo scorso 4 e 5 giugno, della due giorni di laboratori e concerti “Bravo! Da capo!” rassegna sostenuta dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dalla Società Italiana Autori ed Editori (SIAE) nell’ambito dell’iniziativa Sillumina-Copia privata per i giovani, per la cultura. Un’iniziativa che grande seguito ha avuto fra Bari, Barletta e Trani, dove si sono svolti gli eventi alla cui organizzazione hanno collaborato anche l’Unione della Comunità Ebraiche Italiane, Last Musik onlus e la Fondazione S.E.C.A.
I laboratori – tenutisi fra il Convitto Nazionale D. Cirillo e l’Istituto Comprensivo Massari Galilei di Bari e il Polo Museale di Trani – hanno visto coinvolti soprattutto gli studenti delle scuole, ai quali è stata data la possibilità di conoscere una importante pagina di storia ad essi ignota, guidati in questo dallo stesso Francesco Lotoro, oltre che da altri validi esperti come l’architetto e scenografo Nicolangelo Dibitonto, il baritono e attore Angelo De Leonardis e il direttore d’orchestra e compositore Paolo Candido, ai quali nella giornata del 4 giugno si è aggiunto a sorpresa anche il regista Alexander Valenti, che ha raccontato la genesi del suo docu-film ”Maestro”, nato dal folgorante incontro con l’omonimo libro di Saintourens. I laboratori hanno fatto da preziosa introduzione ai concerti “All’ombra delle tue ali” e “Lunga vita alla vita!” che l’Orchestra del Levante, diretta da Francesco Lotoro e Paolo Candido, ha eseguito nei due istituti di Bari e al Polo Museale di Trani, con applauditissimo gala serale di chiusura lo scorso 5 giugno al Teatro Comunale Curci di Barletta, serata che ha visto la presenza di un foltissimo pubblico, fra cui diversi rappresentanti delle istituzioni.

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La Polonia vuole cambiare la storia: Vietato usare l’espressione «campi di sterminio polacchi»

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 febbraio 2018

lagerVietato «attribuire alla Polonia e ai suoi cittadini un qualsiasi tipo di responsabilità per i crimini commessi dai nazisti». Soprattutto: vietato «accusare la Polonia di complicità con i nazisti», o menzionare in pubblico «crimini commessi dai polacchi durante l’Olocausto».La camera bassa del Parlamento di Varsavia ha approvato un disegno di legge che prescrive fino a tre anni di carcere per chi assocerà l’aggettivo «polacchi» ai campi di sterminio nazisti, come Auschwitz, operanti nella Polonia occupata durante la Seconda guerra mondiale. In teoria, la norma sarebbe dovuta essere un «messaggio di sensibilizzazione» ai media e ai politici internazionali che «troppo spesso parlano di “campi polacchi”» senza specificare che la Polonia era «occupata dai nazisti». Un tentativo di censurare chi suggerisce che, almeno in parte, la Polonia, come diversi altri Paesi europei, sia responsabile della morte di milioni di ebrei. Peccato che la legge tenti maldestramente di cancellare una tragica evidenza, quella dei collaborazionisti, innanzitutto. In un botta e risposta su Twitter il leader del partito israeliano Yesh Atid, risponde all’ambasciata polacca con un messaggio che non lascia ombre: «Questa legge cerca di negare la complicità polacca nell’Olocausto. L’Olocausto è stato concepito in Germania, ma centinaia di migliaia di ebrei sono stati sterminati senza mai aver incontrato un soldato tedesco».Perché la legge entri in vigore serve ancora l’approvazione del Senato e del presidente. Tre gli anni di carcere previsti. La norma renderà anche illegale negare l’omicidio di circa 100.000 polacchi da parte delle Unità nell’esercito insurrezionale ucraino (Upa), mossa che potrebbe aumentare le tensioni con la vicina Ucraina.
Il partito di destra al governo Diritto e Giustizia (PiS) ha spinto la legge invocando la sofferenza dei polacchi sotto l’occupazione nazista – «c’era la pena di morte per chi aiutava gli ebrei» – e per, sostengono i critici, strizzare l’occhio all’estrema destra nazionalista del Paese.Immediata la reazione di Israele: «La legge non ha senso. La Storia non può essere cambiata, non si può negare la Shoah». Così il premier Benyamin Netanyahu ha bollato la norma in discussione in Polonia. «Ho dato ordine all’ambasciata israeliana in Polonia di incontrarsi con il primo ministro a cui esprimere – ha aggiunto il premier – la mia ferma opposizione alla legge». Ha aggiunto il portavoce del ministero degli Esteri: «Chiediamo che il governo polacco la corregga prima che si vada avanti. Nessuna legge può cambiare la verità storica». Mentre il leader del partito laburista Avi Gabbay ha commentato: «Questa norma incoraggerà chi nega l’Olocausto. Ignorare la Storia non la cambia».(Fonte: La Stampa, 28 gennaio 2018) (Emanuel Baroz)

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Schulz: Auschwitz è stato “il peggiore collasso della civiltà nella storia umana”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 gennaio 2015

AuschwitzPer commemorare il 70° anniversario della liberazione di Auschwitz, il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha detto: “Gli ebrei in Europa oggi ancora temono per la loro sicurezza. Questo è qualcosa che deve spaventarci e dobbiamo resistere a questa paura”. Riferendosi agli attacchi a Parigi della scorsa settimana contro la rivista Charlie Hebdo, il supermercato ebraico e la polizia, ha aggiunto: “Dobbiamo fare in modo che quest’odio non diventi contagioso”.
Il 27 gennaio 1945, il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dai soldati sovietici. Fondato dai nazisti nel 1940, è diventato il più grande dei campi di sterminio. Più di 1.100.000 persone vi hanno perso la vita.

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Novità in libreria:“Voci dal Lager”

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2012

Jewish slave laborers in the Buchenwald concen...

Image via Wikipedia

Autori Mario Avagliano, giornalista e storico, è membro dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza (Irsifar), della Società Italiana per gli Studi di Storia Contemporanea (Sissco) e del comitato scientifico dell’Istituto “Galante Oliva”, e direttore del Centro Studi della Resistenza dell’Anpi di Roma-Lazio. Collabora alle pagine culturali de Il Messaggero e de Il Mattino. Con Einaudi ha pubblicato: Generazione ribelle. Diari e lettere 1943-1945 (2006); Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 (2009); Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945 (2011).
Marco Palmieri, giornalista e storico, è membro dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza (Irsifar) e della Società Italiana per gli Studi di Storia Contemporanea (Sissco) e collabora col Centro Studi della Resistenza dell’Anpi di Roma. Con Einaudi ha pubblicato: Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 (2009); Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945 (2011).
“L’incubo ricorrente di Primo Levi mentre si trovava ad Auschwitz, era quello di tornare in Italia e raccontare la terribile realtà del lager a parenti e amici senza essere creduto. «È un godimento intenso, fisico, inesprimibile, essere nella mia casa, fra persone amiche, e avere tante cose da raccontare: ma non posso non accorgermi che i miei ascoltatori non mi seguono. Anzi, essi sono del tutto indifferenti: parlano … come se io non ci fossi. Mia sorella mi guarda, si alza e se ne va senza far parola. Allora nasce in me una pena desolata…: è dolore allo stato puro».
http://www.storiaxxisecolo.it/avagliano/Vocidallager/CorSera%2017gen2012.pdf ( Articolo di ALDO CAZZULLO)

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Eritrei prigionieri in Libia

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 luglio 2010

E’ di questi giorni la notizia, ripresa dalla stampa nazionale, che i cittadini eritrei prigionieri in Libia non siano stati liberati, ma versino ancora in condizioni disumane presso il campo “lager” di Brak.
Secondo le testimonianze rese da alcuni prigionieri, a Brak mancano cibo, acqua e assistenza medica. Pochi giorni fa alcuni esponenti istituzionali si erano affrettati a proclamare una presunta libertà concessa ai prigionieri eritrei, in cambio di imprecisate attività lavorative da effettuarsi secondo le rigide indicazioni del governo libico. Una parte dei rifugiati, attualmente prigionieri in Libia, era stata in precedenza respinta dalle forze di sicurezza italiane.  E’ necessario che venga fatta maggiore chiarezza sui criteri in base ai quali opera il respingimento effettuato dalle autorità nazionali italiane.  Non può essere ulteriormente tollerato un tale abuso dei diritti umani. La Fondazione Kennedy si appella pertanto alle istituzioni europee, italiane e libiche, affinché si riesca a garantire ai rifugiati la tutela dei loro diritti, sanciti dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Ai cittadini eritrei deve essere concessa una libertà effettiva e non condizionata a contropartite poco chiare ed elusive del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.
La Robert F. Kennedy Foundation of Europe (RFK Europe) è una Onlus indipendente, apolitica e senza scopo di lucro che nasce a Roma nel 2005, ispirata dal sogno di Robert f. Kennedy di realizzare un mondo più giusto ed equo. Attraverso il manuale educativo “Speak Truth to Power: Coraggio senza Confini”, l’esposizione delle emozionanti foto di Eddie Adams, e la messa in scena dello spettacolo teatrale “Coraggio senza confini – voci oltre il buio”, RFK Europe coinvolge ogni anno più di 200mila persone, giovani in particolare, nella riflessione sui principi dei diritti umani e sulle violazioni della dignità umana, raccontando le storie esemplari di 51 uomini e donne che nel mondo dedicano la loro vita alla difesa dei diritti umani.

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Il senso del Giorno della Memoria

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2010

Renzo Gattegna, Presidente Unione Comunità Ebraiche Italiane ha scritto su http://www.missioneweb.it: “Sessantacinque anni fa, il 27 gennaio 1945, venivano aperti i cancelli di Auschwitz. Le immagini che apparvero agli occhi dei soldati sovietici che liberarono il campo, sono impresse nella nostra memoria collettiva. Ad Auschwitz, come negli innumerevoli altri campi di concentramento e di sterminio creati dalla Germania nazista, erano stati commessi crimini di incredibile efferatezza. Tali crimini non furono commessi solo contro il popolo ebraico e gli altri popoli e categorie oppressi, ma contro tutta l’umanità, segnando una sorta di punto di non ritorno nella Storia. L’uomo contemporaneo, con il suo grande bagaglio di conoscenze, nel cuore del continente più civile e avanzato, era caduto in un baratro. Aveva utilizzato il suo sapere per scopi criminali, tramutando quelle conquiste scientifiche e tecnologiche, di cui l’Europa era allora protagonista indiscussa, in strumenti per annichilire e distruggere intere popolazioni, primi fra tutti gli ebrei d’Europa. Da quel trauma l’Europa e il mondo intero si risvegliarono estremamente scossi. Si domandarono come era stato possibile che la Shoah fosse avvenuta. E, soprattutto, quali comportamenti e azioni mettere in atto per scongiurare che accadesse di nuovo. Dalla consapevolezza dei crimini di cui il nazismo si era macchiato nacque nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani, promulgata dalle Nazioni Unite allo scopo di riconoscere a livello internazionale i diritti inalienabili di tutti gli uomini in ogni nazione. La consapevolezza di ciò che era stato Auschwitz fu tra gli elementi fondamentali per la costruzione, identitaria prima ancora che giuridica, della futura Europa unita.
Scriveva il filosofo Theodor Adorno che dopo Auschwitz sarebbe stato “impossibile scrivere poesie”, intendendo rendere l’idea di quali implicazioni radicali comportava assumersene la responsabilità, negli anni della ricostruzione e della nascita dell’Europa unita. Era indispensabile stabilire con esattezza ciò che l’Europa non sarebbe stata. Alle radici dell’impostazione ideale dell’attuale Unione Europea c’è il rispetto per la dignità umana e il rigetto per ciò che era accaduto, sia prima che durante la guerra, a causa di idee razziste e liberticide. Auschwitz è la negazione dei principi ispiratori dell’Europa coesa, economicamente, socialmente e culturalmente avanzata che conosciamo oggi. Il 27 gennaio 2010 il Giorno della Memoria si celebra in Italia per la decima volta. Dieci anni sono passati da quando fu chiesto all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane di partecipare all’attuazione delle iniziative, promosse dalle istituzioni dello Stato italiano e in particolare dal Ministero dell’Istruzione, che avrebbero caratterizzato lo svolgimento di questa giornata. Oggi il Giorno della Memoria è diventato un’occasione fondamentale, per le scuole, di formare tanti giovani tramite una importante attività didattica e di ricerca. Da allora l’ebraismo italiano si è a più riprese interrogato sul modo di proporre una riflessione che non fosse svuotata dei suoi significati più profondi, riducendosi a semplice celebrazione. Al di là delle giuste, necessarie parole su Shoah e Memoria, crediamo infatti che occorra cercare di perpetuare il senso vero di questo giorno. Molti sono stati in questi anni gli studi, gli articoli, le riflessioni, le pubblicazioni di studiosi e intellettuali che hanno tentato di definire e ridefinire costantemente il senso della Memoria. Esiste infatti una problematica della relazione tra Storia e Memoria. La Shoah è ormai consegnata ai libri di Storia, al pari di altri avvenimenti del passato. Pochi testimoni sono rimasti a raccontarci la loro esperienza. Si potrebbe ipotizzare una Memoria cristallizzata nei libri, come un evento importante ma lontano nel tempo, da studiare al pari di qualsiasi altro capitolo di un libro scolastico, con il rischio di rendere distante il significato e la ragione vera per cui il Giorno della Memoria è stato istituito per legge. L’umanità esige che ciò che è avvenuto non accada più, in nessun luogo e in nessun tempo. E’ di enorme importanza che le nuove e future generazioni facciano proprio questo insegnamento nel modo più vivo e partecipato possibile, stimolando il dibattito, le domande, i “perché” indispensabili per la comprensione di quei tragici eventi. Scriveva la filosofa Hannah Arendt, che il male non ha né profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. E’ una sfida al pensiero, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale. La filosofa che forse più in profondità ha studiato le aberrazioni del nazismo, coniando quella ormai famosa espressione, “la banalità del male”, riferita a uno dei principali esecutori della Shoah, dà una definizione di tetra neutralità e ignavia a chi non pensa, a chi non riflette, a chi non ha idee proprie, a chi non dà valore e giudizio alle proprie azioni e alle loro conseguenze. La Arendt collega il “bene” direttamente al pensiero, fonte vitale di comprensione del mondo. Favorendo noi una riflessione vivace nei ragazzi, renderemo forse il servizio migliore a questo Giorno che, per essere vissuto nel modo più autentico, necessità di un pensiero non statico, non nozionistico.Occorre fornire alle nuove generazione gli strumenti, anche empirici, per riflettere su cosa l’umanità è stata in grado di fare, perché non accada mai più. Questo, forse, è il senso più vero del Giorno della Memoria, ed è un bene prezioso per tutti.

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Festival musica Judaica

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2009

Margherita di Savoia (BT), 23 Dicembre 2009 ore 20:00 Auditorium Liceo Scientifico A. Moro San Ferdinando di Puglia (BT), 25 Febbraio 2010 Complesso Polivalente alle ore 20:00 Nuit d’exile. Trani 27 Gennaio 2010 Giorno della memoria, Cineteatro Impero alle ore 20:00  Trinitapoli (BT), 28 Gennaio 2010 Auditorium dell’Assunta alle ore 20:00. Barletta, 11 Marzo 2010  Sala Comunità S. Antonio alle ore 20:00 Der Kaiser von Atlantis Opera in atto unico e 4 scene di Viktor Ullmann su libretto di Petr Kien Un usignolo cantò a Ravensbrück Musiche e canti natalizii scritti da donne musiciste nei Lager  dal 1933 al 1945 e particolarmente in occasione del periodo natalizio a Theresienstadt e Ravensbrück. Opere di Ilse Weber, Ludmila Peskarova, Carlo Sigmund Taube, Teresa Chwiejczak, Gideon Klein, Viktor Ullmann Voce femminile Anna Maria Stella Pansini  Pianoforte Francesco Lotoro. Fu, ad esempio il caso di William Hilsley, quacchero internato nel Campo slesiano di internamento presso Kreuzburg il quale scrisse la Missa Nativitatis per i detenuti cattolici del medesimo Campo. A Theresienstadt vennero organizzate piccole cerimonie e festicciole natalizie presso il pavillon C41 destinato ai bambini ebrei deportati nel Campo. Anche se il Natale non è una festività per gli Ebrei, la coincidenza con la Festa della Luci (Channukkà), la saga di Sankt Nicholaus diffusa in tutti i Paesi dell’Europa centrale e nordica e una certa assimilazione portava non di rado anche i ragazzi ebrei a partecipare del clima festoso di Natale, inteso nel senso di festa di pace e solidarietà. Diverse donne musiciste dedite ad attività pedagogiche e vita familiare, accomunate da un gusto musicale tipico della cultura femminile mitteleuropea della prima metà del sec. XX, dedicavano al periodo natalizio piccoli pezzi per voce con accompagnamento di chitarra o pianoforte. Alcuni di pregevole fattura, tutti denotano una particolare cura del testo cantato e una predilezione specifica per ninnananne o testi dedicati alla propria città e regione di origine. Tematiche affrontate nell’opera come guerra glo¬bale, palese violazione dei principii etici, l’illusione di una vita senza problemi edulcorata da una tele¬visione che propina anti–cultura sono di estrema attualità e stupisce maggiormente come un’opera scritta in situazioni tragiche e in cattività come Der Kaiser sia stata premonitrice di eventi e realtà so¬ciali strettamente contemporanee. (festival musica judaica)

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Gli altri lager di James Bacque

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2009

Nuova edizione aggiornata.  Alla fine della Seconda guerra mondiale, almeno 4 milioni di soldati tedeschi furono tenuti prigionieri all’aperto, in campi recintati dal filo spinato ma senza alcuna protezione, con poco cibo e poca acqua, o niente del tutto: questo accadde in Germania ad opera degli americani nella zona da essi occupata e durò per molti mesi dopo la fine delle ostilità. L’esercito francese, che ricevette circa 630.000 prigionieri dagli americani per servirsene come manodopera in riparazioni di guerra, fece loro patire la fame e li maltrattò a tal punto che non è esagerato calcolare una cifra di 250.000 morti causati dalle pessime condizioni in cui gli uomini furono tenuti. Per quanto riguarda i campi americani, non è azzardato supporre il decesso di 750.000 prigionieri. Per la maggior parte si trattava di soldati della Wehrmacht arresisi dopo l’8 maggio 1945, ma fra loro c’erano anche donne, bambini e anziani. Queste morti furono catalogate come «Altre Perdite». Per scrivere questo testo, pubblicato per la prima volta alla fine degli anni Ottanta, l’Autore ha intervistato centinaia di ex prigionieri, guardie e ufficiali, raccogliendo migliaia di testimonianze e di documenti tratti dagli archivi di Parigi, Londra, Coblenza, Washington e Ottawa. Pagine 408 Euro 19,00 Codice 13094W ISBN 978-88-425-3896-7

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Mostra di carattere storico “Omocausto”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2009

Si svolgerà a Cuneo dal 20 al 27 Aprile 2009 presso la Sala Mostre della Provincia.  L’evento si inaugurerà Lunedì  20 Aprile 2009 alle ore 18,00 presso la Sala Mostre. Venerdì 24 Aprile, dalle ore 21 alle 23 sarà realizzata un’apertura speciale in concomitanza con la Fiaccolata che si svolgerà per la Giornata della Commemorazione dell’Anniversario della Liberazione. L’esposizione proposta è un progetto realizzata dai volontari del Circolo Arcigay “Nuovi Passi” di Udine nel 2005  che è stata aggiornata e riproposta dal 2006 in un nuovo formato in diverse città italiane ed in lingua slovena nella Città di Ljubljana. Si tratta di 15 pannelli, realizzati su supporto plastico (70 x 100), che propongono ad un buon livello di approfondimento un quadro storico sul nazismo e sul fascismo col’approccio all’omosessualità e sulla loro strategia di persecuzione. Negli ultimi pannelli si introducono sinteticamente le discriminazioni nei regimi comunisti proponendo nell’ultimo l’elenco dei paesi che, al momento della stampa, prevedevamo norme contro l’omosessualità. L’aggiornamento attuale riporta i dati al maggio 2008.

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