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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 19

Posts Tagged ‘laparoscopica’

Stenosi aortica, dal congresso Sic nuove indicazioni per la Tavi

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 dicembre 2017

Chirurgia laparoscopicaLinee guida per la pratica clinica, con lista di controllo più semplice identificarle. Ci sono novità nel trattamento dei pazienti con stenosi aortica: l’impianto percutaneo della valvola aortica, o Tavi, è consigliato ora non solo per i pazienti che hanno molte patologie (alto rischio), ma anche per i soggetti che hanno un rischio intermedio per la chirurgia. Come annuncia Ciro Indolfi, presidente eletto della Società italiana di cardiologia (Sic), le nuove raccomandazioni sono contenute nelle linee guida della Società europea di cardiologia e dall’expert opinion paper presentato a Roma in occasione del 78esimo congresso nazionale della Sic. «In Italia – spiega Indolfi – si effettuano oggi 68 Tavi per milione di abitanti, rispetto a una media europea di 87. Pertanto, prima dell’introduzione delle nuove linee guida che hanno aumentato le possibilità di tale trattamento, l’Italia era indietro rispetto all’Europa». La stenosi aortica è una malattia tipica dell’anziano, e con l’aumento della vita media sarà sempre più frequente. «Purtroppo – continua Indolfi – non esiste una terapia farmacologica e, se non interviene con l’impianto di una valvola, il 50% dei pazienti con una stenosi aortica sintomatica muore nell’arco di due-tre anni. La Tavi è la tecnica che permette di impiantare una valvola di maiale attraverso un catetere inserito in un’arteria della gamba senza anestesia generale e migliora l’opzione terapeutica per i pazienti con stenosi aortica severa inoperabili o ad alto rischio. La novità di quest’anno è stata la possibilità di allargare le indicazioni anche per i pazienti con un rischio intermedio per la chirurgia convenzionale (STS score uguale o superiore a 4)». Secondo il presidente eletto della Sic, la Tavi rappresenta la più grande innovazione tecnologica della cardiologia interventistica dopo gli Stent coronarici: «questa straordinaria tecnica ha consentito di salvare molte vite umane di pazienti con stenosi aortiche sintomatiche e che erano rifiutate dal cardiochirurgo perché inoperabili. Oggi l’aumento della vita media è stato ottenuto soprattutto grazie agli avanzamenti della terapia delle malattie cardiovascolari, pertanto più risorse dovrebbero essere allocate in queste metodiche salvavita di alta tecnologia». (foto: Chirurgia laparoscopica) (fonte: doctor33)

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Chirurgia robot assistita: costi ancora alti rispetto all’efficacia

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 ottobre 2017

Chirurgia laparoscopicaRispetto alla procedura laparoscopica, la nefrectomia radicale eseguita con la chirurgia robotica non si associa a un aumento del rischio di complicanze post-operatorie, ma comporta un aumento sia del tempo operatorio sia dei costi di degenza ospedaliera. Ma non solo: quando eseguita da chirurghi con esperienza specifica variabile, la chirurgia robotica nella resezione del cancro rettale non conferisce vantaggi rispetto alla tecnica consueta in termini di rischio di complicanze. Ecco, in sintesi, quanto emerge da due studi pubblicati su Jama di cui il primo, firmato da In Gab Jeong dell’Università di Ulsan College of Medicine di Seoul e dai colleghi del Centro Medico di Stanford di California, ha esaminato l’uso della nefrectomia radicale robot assistita confrontando prognosi e spese di degenza con quelle della procedura laparoscopica. Al trial hanno preso parte 23.753 pazienti operati per una neoformazione renale in 416 ospedali statunitensi tra il gennaio 2003 e il settembre 2015. «Nonostante l’uso della chirurgia robotica sia aumentato nella pratica urologica dell’ultimo decennio, costi ed efficacia della nefrectomia robotica non erano ancora ben conosciuti» spiega Jeong. Nel secondo studio David Jayne dell’Università di Leeds, Regno Unito, e colleghi hanno confrontato la chirurgia laparoscopica e quella robot-assistita sul rischio di complicazioni durante l’intervento di rimozione di una neoplasia rettale. «Sebbene anche in questo campo la chirurgia robotica stia guadagnando popolarità, i dati disponibili in materia di sicurezza ed efficacia sono limitati» spiega Jayne, sottolineando che tra le principali preoccupazioni nell’uso della chirurgia robotica ci sono i costi, sia per l’acquisto dell’apparecchiatura sia per la sua manutenzione. E in un editoriale di commento Jason Wright del Dipartimento di ostetricia e ginecologia della Columbia University a New York, conferma: «Senza una chiara dimostrazione di una migliore efficacia da parte delle procedure robotizzate, la questione costi diverrà sempre più importante. D’altro canto, ridurre l’onere economico legato ai costi di ricovero, nonché a quelli acquisto e mantenimento della chirurgia robot assistita potrebbe sopire gran parte delle critiche attuali». (fonte doctor33) (foto: Chirurgia laparoscopica)

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Chirurgia laparoscopica

Posted by fidest press agency su sabato, 2 aprile 2011

Lanciano (Ch) 2 aprile, a partire dalle ore 8 nella Sala multimediale del “Renzetti” saranno eseguiti “in diretta video” tre interventi diversi: un’asportazione di utero, di fibromi, di ovaio e tube. Obiettivo del workshop teorico-pratico è fare una dimostrazione della tecnica laparoscopica, che offre numerosi vantaggi per le donne, perché la mini-invasività rende meno doloroso il post operatorio e consente tempi di recupero molto più veloci, oltre ad accorciare i tempi di degenza. «La nostra unità operativa – aggiunge Di Francesco – ha investito molto sulla chirurgia mini-invasiva, convinti delle necessità di adeguare l’offerta alle più moderne ed evolute possibilità di cura, che non sono solo patrimonio degli ospedali delle grandi città. Desideriamo perciò condividere con altri colleghi abruzzesi l’esperienza messa a frutto in questi anni, la casistica realizzata e i risultati ottenuti». A discutere di laparoscopia interverranno Gaspare Carta e Marco Liberati, direttori della Clinica Ostetrica rispettivamente dell’Università dell’Aquila e di Chieti; Quirino Di Nisio, segretario regionale dell’Associazione Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri, e Alberto Ricciuti, responsabile del servizio di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale di Lanciano. Gli interventi saranno eseguiti da Di Francesco e dalla sua équipe.«La chirurgia laparoscopica è una metodica di routine all’ospedale di Lanciano, sia di tipo tradizionale sia a singola incisione, e un convegno rappresenta l’occasione migliore per testimoniare quello che sappiamo fare»: Antonio Di Francesco, direttore dell’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia, spiega così il senso della giornata di Live Laparoscopic Surgery in ginecologia in programma.

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Chirurgia mini-invasiva

Posted by fidest press agency su domenica, 20 giugno 2010

Roma – 21 giugno 2010 – ore 14,30 Presidio ospedaliero San Giovanni “Sala Folchi” Piazza San Giovanni in Laterano, 76  si svolgerà una tavola rotonda aperta anche ai non addetti alla formazione su: “L’appropriatezza clinica della chirurgia mini-invasiva”.  Modererà  la tavola rotonda il giornalista della Rai Luciano Onder e parteciperanno: Roberto Gervaso, Gabriella Guasticchi Agenzia di Sanità Pubblica Regione Lazio, Ignazio Marino Commissione Parlamentare d’Inchiesta SSN, Vincenzo Mirone Università degli Studi Federico II – Napoli, Vito Pansadoro Fondazione Vincenzo Pansadoro – Roma, Antonio Rotondo Università degli Studi di Napoli, Giuseppe Vespasiani Università degli Studi Tor Vergata – Roma.
Dopo gli scetticismi iniziali sui costi e sull’efficacia, la colecistectomia laparoscopica è oggi il gold standard rispetto alla colecistectomia “open”. Allo stesso modo gli urologi che hanno introdotto in Italia, più di 30 anni fa, la tecnica di resezione endoscopica della prostata (TUR-P) per l’iperplasia prostatica benigna, sono stati anch’essi criticati duramente. Ci sono voluti solo pochi anni per riconoscere la TUR-P come standard in termini di rapporto costo-efficacia e di benefici per il paziente, rispetto alla sua controparte a cielo aperto (adenomectomia prostatica). I vantaggi si riflettono, infatti, in un maggior turn-over di pazienti in ambito ospedaliero con riduzione delle liste d’attesa chirurgiche. Al contempo si rende possibile introdurre, per particolari discipline chirurgiche, il Week-Hospital, risparmiando sulle risorse umane, che verrebbero ad essere redistribuite in base alla programmazione feriale o non-feriale. In questo contesto si inserisce l’intervento di prostatectomia radicale robotica per il trattamento del carcinoma prostatico. In Italia la prostatectomia radicale robotica permette
•    minore perdita di sangue (al San Giovanni, in media, 150 ml)
•    riduzione del numero di trasfusioni di sangue (al San Giovanni, nei 98 casi finora eseguiti, nessuna trasfusione)
•    riduzione della degenza in ospedale (al San Giovanni, in media, 2.8 giorni)
•    più precoce ritorno alle normali attività sociali e lavorative (di norma, 2 settimane)
•    potenziale miglioramento nella conservazione della continenza urinaria
•    potenziale miglioramento nella conservazione della funzione erettile
I vantaggi sui pazienti si riflettono in una diminuzione dei costi indiretti (e, quindi, dei carichi sociali):
•    ritorno più precoce all’attività lavorativa e sociale
•    minor perdita di attività lavorativa
•    diminuzione dei costi legati al trattamento delle complicanze a medio e lungo termine

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Summit mondiale di chirurgia mininvasiva a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 giugno 2010

L’Italia diventa protagonista della chirurgia laparoscopica. Oltre 300 specialisti “dalle mani più dotate del mondo” per la chirurgia laparoscopica e robotica si riuniscono nella capitale per un congresso innovativo dove i relatori non fanno relazioni dal podio ma trasmettono in diretta dalla sala operatoria, alle prese con gli strumenti della chirurgia laparoscopica o seduti alla consolle del robot. Per interventi di chirurgia ‘estrema’, al limite delle possibilità umane. E’ la conseguenza della diffusione dei centri specializzati in questa metodica che si affiancano alla chirurgia robotica, che – come conferma il professor Vito Pansadoro, presidente del Congresso europeo di Laparoscopia 2010 ‘Challenges in Laparoscopy & Robotics’, ha in qualche modo ‘democratizzato’ la chirurgia laparoscopica, prerogativa solo di alcuni chirurghi molto dotati e molto abili: gli americani sono passati dalla chirurgia ‘a cielo aperto’ direttamente al robot – cosa che in teoria possono fare tutti – mentre la laparoscopia è più difficile e a rischio ‘malpractice’, con conseguenze legali rischiosissime”.
Affascina soprattutto l’utilizzo del robot per la sua prerogativa di stimolare la fantasia dei pazienti e degli stessi addetti ai lavori per la sua capacità e versatilità d’intervento. Il suo primo impiego è stato per la cardiochirurgia e anche per sviluppare una tecnica di interventi nelle zone d’operazioni militari dove si richiedeva la dislocazione plurima di punti di soccorso e, al tempo stesso, l’utilizzo di specialisti posti in aree di maggiore sicurezza e capaci di gestire a distanza le emergenze sulle quali dovevano operare. In questo modo si contemperavano due aspettative: ridurre i tempi operatori e moltiplicarli in più aree servendosi di una stessa equipe chirurgica. Oggi sono gli urologi ad essersi appropriati largamente della chirurgia robotica come per gli interventi di prostatectomia radicale. Ma i confini per un siffatto impiego si ampliano sempre di più. Si aggiungono la nefrectomia parziale e la pieloplastica, ovvero la correzione di un difetto degli ureteri, i ‘tubicini’ che permettono il passaggio dell’urina dal rene alla vescica. Un altro organo che oggi è correntemente trattato in Laparoscopia o Robotica è la vescica in particolare per gli interventi di Cistectomia radicale. Ma la tecnologia non sembra fermarsi. Siamo già alla terza generazione di robot. Di quelli dotati  di quattro braccia e di un sistema visivo ad alta definizione e con movimenti ‘migliorati’: il rapporto tra il movimento della mano del chirurgo e lo strumento è di 6 ad 1. Sei centimetri la mano ed un centimetro la pinza o il bisturi nell’addome del paziente. Questo permette una precisione assoluta. Combinando questo dato con la visione in HD ed a 3D il risultato è semplicemente straordinario.  Stiamo parlando di una chirurgia ad un livello superiore  con una precisione che non era mai stata raggiunta sino ad ora. E da qui la necessità di tradurre il concetto: vedere per credere presentando ai congressisti convenuti a Roma due sale operatorie laparoscopiche ed una sala robotica  messe a disposizione dalla clinica Pio XI di Roma che lavorano in contemporanea e trasmettono tutto il giorno interventi in diretta di ‘chirurgia estrema’. Ad essere trattati saranno infatti una serie di pazienti portatori di una patologia al limite del trattabile sia in laparoscopia che in chirurgia ‘a cielo aperto’. E ad effettuare gli interventi saranno alcuni tra i migliori chirurghi del mondo, provenienti dalla Cina come dagli Stati Uniti pronti a cimentarsi su casi di chirurgia al limite delle possibilità umane “ma che oggi possono entrare nel bagaglio di ogni chirurgo – commenta Pansadoro – che abbia voglia e capacità di cimentarvisi”. Oltre agli interventi di resezione parziale del rene per asportare dei piccoli tumori scoperti incidentalmente all’ecografia, saranno effettuati due interventi di correzione di stenosi (restringimento) dell’uretere dovuti ad una patologia ormai considerata una malattia sociale: l’endometriosi. Verranno poi effettuate anche due pieloplastiche rispettivamente in chirurgia robotica ed in chirurgia laparoscopica, utilizzando strumenti di 3 mm., per correggere un difetto congenito del giunto pielo-ureterico. Così abbiamo l’opportunità di assistere dal vivo gli interventi di un cast d’eccezione a livello mondiale  “specializzati ciascuno in un tipo di intervento diverso – commenta con soddisfazione il presidente del congresso. L’indiano Vipul Patel, che lavora a Orlando, fa 5 prostatectomie al giorno e ha un curriculum di oltre 3500 asportazioni radicali; lo svedese Peter Viklund si ‘cimenta’ quasi solo in cistectomie e ricostruzioni ortotopiche, mentre il belga Alex Mottrie, eseguirà una ricostruzione dell’uretere utilizzando il  robot di ultima generazione”. Insomma, sono stati messi insieme super-specialisti che vengono a ‘mostrare’ ai colleghi come si praticano interventi di estrema difficoltà ma che se vengono affrontati nel modo corretto possono essere risolti brillantemente e senza problemi. Sarà poi eseguita ‘a quattro mani’ una cistectomia e una linfadenectomia estesa (asportazione di linfonodi) da un chirurgo tra i migliori al mondo che adesso è cattedratico alla University of Southern California (USC) di Los Angeles, l’indiano Inderbir Gill e dal più grande esperto del mondo in questo campo – Peter Viklund – che con una sua tecnica personale ricostruirà la nuova vescica. Si tratta di interventi lunghi che possono arrivare fino a 7-8 ore con due chirurghi che fanno uno l’intervento demolitivo e uno quello ricostruttivo “a mano e mente fresca – sottolinea Pansadoro – cosa questa non solo assai utile ma anche positiva per la qualità dell’operazione!” C’è anche Günter Janetschek, il chirurgo di Salisburgo con più esperienza al mondo nell’intervento di linfadenectomia retro-peritoneale laparoscopica. E poi Xu Zhang di Pechino e Jens Uwe Stolzenburg di Lipsia che faranno una prostatectomia radicale extraperitoneale e Richard Gaston di Bordeaux e Franco Gaboardi di Milano che opereranno ciascuno una Prostatectomia radicale transperitoneale. A questo punto ci chiediamo cosa cambia per il paziente? “Rispetto solo a due anni fa per il paziente è cambiato molto perché questi interventi non sono più sperimentali ma entrati nella pratica quotidiana – precisa Pansadoro – si tratta di chirurgia ‘estrema’ ma tutti i chirurghi possono praticarla. Non solo: per i pazienti che subiscono l’intervento alla prostata sarà possibile effettuare, con successo, una ‘nerve sparing’, cioè risparmiare i nervi per conservare la potenza sessuale. Fatto ancora più importante dato che la malattia viene scoperta sempre più frequentemente in pazienti intorno ai 50 anni. E non solo. Esiste una malattia chirurgica data da dolori, fleboclisi, stare a letto e non riuscire ad alzarsi dopo l’intervento –dovuta non a quello che veniva effettuato dentro l’addome del paziente, ma all’incisione praticata per arrivare a fare l’intervento. Oggi con la laparoscopia lo stesso intervento si effettua solo con tre, quattro o cinque buchetti. “La situazione migliora anche perché non c’è perdita di sangue – spiega Pansadoro – non solo per il ‘risparmio’ per il paziente ma anche perché se c’è sangue nel campo operatorio la visione risulta nettamente meno brillante (il sangue ‘assorbe la luce’, dicono i chirurghi) e perché oggi con un taglietto in zone dove non si sente dolore (per esempio sotto la ‘linea del bikini’) siamo in grado di asportare un rene e il paziente il giorno dopo è già in grado di muoversi”. In che modo? Si ‘bloccano’ arterie e vene e si taglia tutto intorno con particolari strumenti a radiofrequenza o ad ultrasuoni: poi “con un pedale e un grilletto si fa scorrere questo ‘bisturi’, e si asporta un rene in poco più di un’ora e senza aprire l’addome – spiega Pansadoro – Il paziente non soffre più, non è sottoposto alla ‘malattia chirurgica’: chirurgia laparoscopica significa infatti non perdere sangue, nessun dolore per l’incisione, ci si vede meglio con l’alta definizione (HD) o con le tre dimensioni del robot”. Insomma, abbiamo una ‘nuova anatomia’. Insomma è una rivoluzione per tutti è una prospettiva di guarigione debellando malattie spesso infauste e arrecando ai pazienti il minimo inconveniente e con una visione, da parte del chirurgo di una realtà davvero suggestiva e con una netta riduzione delle complicanze. Afferma, infatti, Pansadoro:  “Quando opera il chirurgo ha l’impressione, dopo un po’, di ‘stare’ con la testa dentro l’addome del paziente, isolato dal mondo esterno. Una cosa è operare in laparoscopia guardando un monitor in camera operatoria con l’aiuto, l’anestesista, il paziente, e tutto l’ambiente che ci circonda. Altra cosa è operare con il robot, seduti e con strumenti che non hanno nessun limite di movimento”. Ma questo nuovo modo di fare della chirurgia modifica tutto il sistema operatorio tradizionale. Basti pensare che oggi con le nuove tecniche è possibile un intervento di prostatectomia radicale senza linfadenectomia con una durata inferiore alle due ore. “Certo il robot costa – sottolinea Pansadoro – ma se la macchina viene usata a livello multispecialistico i costi iniziali e della manutenzione si abbattono. Inoltre il vantaggio sociale non è mai apprezzato fino in fondo: i pazienti sono operati meglio, senza complicanze, con un ritorno al lavoro in tempi brevi e con un concreto beneficio per la società”.

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