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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘laureati’

I medici sono i professionisti più ricchi ma i laureati restano pochi

Posted by fidest press agency su martedì, 11 giugno 2019

I medici si confermano più “ricchi” degli altri professionisti e trovano tutti -o quasi – lavoro a 5 anni dalla laurea; le lauree scientifiche sono una sicurezza per trovare lavoro e, più spesso delle altre, pure buoni stipendi. Tuttavia, i laureati in Italia restano pochi, non abbiamo recuperato i livelli ante-crisi; e persiste una forte migrazione di diplomati nel Sud per studiare negli atenei del Centro-Nord. Il rapporto Almalaurea 2019 presentato nei giorni scorsi non solo conferma, ma consolida i dati presentati tre anni fa Napoli da cui emergeva un gap tra il Sud, esportatore di studenti universitari, e il resto d’Italia. Se dal Nord si sposta il 2,8 degli studenti (a Roma in genere), e dal Centro la mobilità è del 12,2%, al Sud emigra il 26,4% di studenti; di solito tra i diplomati vanno via figli di famiglie facoltose che possono permettersi gli studi fuori sede, la laurea per uno studente del Sud pesa economicamente di più. Ma in quali materie il titolo la ripaga? Intanto, una premessa: dopo la Romania siamo il paese con minore incidenza di laureati, negli ultimi 15 anni gli atenei hanno perso 40 mila matricole, c’è stato un crollo tra 2008 e 2014 del 17% di occupati a un anno per le lauree triennali e del 15% per le magistrali. In assoluto, dal 2003 in poi hanno guadagnato solo le lauree scientifiche, aumentate del 13%. Ora va meglio. Nel 2017-18 c’è stato un aumento del 9,3% di immatricolazioni, dunque una ripresa che però non copre il dato di fondo: in Italia più che all’estero la frequenza universitaria è legata al reddito. Per trovare lavoro, la laurea, di primo o secondo livello, triennale o quinquennale, conta ancora; per trovarlo ricco come vedremo conta il tipo di corso. A cinque anni ha trovato lavoro il 78,7% dei laureati contro il 65,7% dei diplomati, 12 punti in più; ed è più appetibile lo stipendio, ma solo del 3,8%: tra laureati e non, il gap stipendiale è 20 volte più ampio in Germania, ad esempio. Almalaurea, il consorzio di 75 atenei che ha svolto l’indagine su 640 mila ex studenti e 280 mila laureati, ha evidenziato tra 2014 e 2018 una ripresa in termini di posti di lavoro: tra i laureati di primo livello trova occupazione il 72% e tra quelli di secondo, con due anni di studi in più, il 69,4%; i primi sono cresciuti di 6 punti rispetto alla rilevazione 2014, i secondi di quattro punti. Le due categorie a inizio carriera pari valgono, ma va tenuto conto del crollo precedente tra le immatricolazioni a lauree di primo livello che ha diminuito il numero di questi laureati. Se si guarda alle retribuzioni medie, dal 2008 al 2014 quelle dei laureati di primo livello a un anno dal conseguimento del titolo sono salite del 13% a una media di 1169 euro e quelle dei laureati di secondo livello sono salite a 1232 euro, del 14%, nessuna ha però recuperato il gap di circa 20 punti percentuali persi tra il 2004 e il 2014. Tra le professioni, a 5 anni dalla discussione della tesi i medici sono la prima e più “conveniente” in assoluto sia per tasso di occupazione, il 92,4%, sia per stipendio, con 2007 euro mensili netti. In termini di tasso di occupazione sono tallonati da agrari e veterinari che trovano posto a 5 anni per l’89%, laureati chimico-farmaceutici che trovano posto all’88,9%, architetti (86,8%). I laureati giuridici seguono con il 76,7%. I medici fanno un possibile balzo in avanti anche rispetto alla precedente rilevazione del 2013 dove erano però raggruppati con le altre professioni sanitarie e il loro stipendio mensile era 1500 euro circa. Rispetto a 5 anni prima sono salite da 1470 a 1595 euro medi netti mensili le retribuzioni nel chimico-farmaceutico, fisse quelle di veterinari (1380 euro), laureati giuridici (1340 euro) architetti (1376 euro). (by Mauro Miserendino – fonte Doctor33)

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Eurostat conferma: Italia maglia nera per laureati dopo la Romania

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

L’Italia si conferma uno dei Paesi europei con meno laureati in assoluto, anche tra le nuove generazioni: la conferma arriva da Eurostat, che ha reso pubbliche le percentuale aggiornate nei Paesi Membri dell’Unione. Per la nostra Penisola, purtroppo, non proprio una gran bella figura, se è vero che, a fronte di una media europea del 40,7%, ha una laurea soltanto il 27,8% dei giovani in fascia d’età 30-34 anni. Peggio di noi fa soltanto la Romania, con una percentuale di giovani laureati pari al 24,6%. Nel Nord Europa, invece, si raggiungono casi di Paesi sopra il 50%, come l’Irlanda, che può vantare una media pari al 56,3%. Sul basso numero di “dottori” in Italia pesano i finanziamenti ridotti rispetto al Pil, il numero chiuso, il pessimo orientamento, l’alta dispersione di studenti, le tasse troppo alte, la mancanza di borse di studio, il ridimensionamento dei ricercatori e il taglio del numero di docenti. Marcello Pacifico (Anief): Il problema è complessivo, perché il 20% degli italiani continua ad avere solo la terza media; inoltre, ogni anno oltre 100 mila alunni iniziano le superiori senza che arriveranno mai alla maturità e non è un caso se l’Italia ha il record di giovani Neet. Poi, anche l’Università è vittima della politica al risparmio sul fronte della formazione e della conoscenza: è una precisa scelta assecondata da tutti i Governi degli ultimi anni. Così oggi, rispetto al Prodotto interno lordo, spendiamo appena lo 0,9% contro l’1,2% della Germania, l’1,3% della Spagna, l’1,5% della Francia e poco meno del 2% dell’Inghilterra.Quando si evidenzia il basso numero di laureati nella nostra Penisola, è inevitabile che si associ all’ancora troppo alto abbandono degli studi: l’Italia – commenta Orizzonte Scuola – è ai primi posti, facendo registrare una percentuale pari al 14,5% di giovani in fascia 18-24 anni che lasciano i banchi senza raggiungere nemmeno la maturità”.
C’è poi un’ulteriore ragione per lo scarso numero di laureati: quello delle disponibilità economiche delle studentesse e degli studenti. In Italia, la media dell’ammontare delle tasse universitarie annuali è attorno ai 1.300 euro, la terza più alta in tutta Europa, e solo l’11% degli iscritti riesce a ottenere una borsa di studio. E “in mancanza di sussidi o in presenza di sussidi insufficienti, le studentesse e gli studenti in molte occasioni sono portati a sospendere gli studi”.
Anief reputa senz’altro importante ridurre le tasse di frequenza e migliorare l’orientamento, spesso alla base di scelte di percorsi di studi non adatti ai propri reali interessi ed inclinazioni. Tuttavia, il sindacato reputa altrettanto importante restituire alle università quella figura del ricercatore proiettata verso la stabilizzazione e ad anche nel ruolo della docenza: tutto questo non avviene e la mancanza di questa figura all’interno degli atenei, invece fondamentale come “anello” di ricongiunzione con gli studenti e le strutture formative terziarie, produce effetti fortemente negativi ai fini del coinvolgimento degli iscritti, sia a livello orientativo che di qualità dell’offerta formativa accademica. È emblematico, in questo ambito, che secondo l’Istat solo un dottore di ricerca su 10 diventi professore; infatti, a sei anni dal conseguimento del dottorato, appena il 10% di coloro che conseguono il titolo riesce a svolgere poi la professione dell’insegnante. Sarebbe inoltre molto utile pensare al rilancio della figura del ricercatore a tempo indeterminato, attraverso la creazione di un albo nazionale. Il giovane sindacato ha chiesto più volte soluzioni in merito, proponendo anche emendamenti ad hoc all’ultima Legge di Stabilità. “Lo stesso proliferare di corsi di laurea a numero chiuso – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – fa parte di questa tendenza al ribasso, con i finanziamenti agli atenei ridotti considerevolmente, dettata dalla necessità di ridurre le spese non sostituendo i professori che vanno in pensione, i quali, infatti, dal 2008 ad oggi si sono ridimensionati di 10 mila unità passando da circa 63 mila a 53 mila”.

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Scuola: Laureati, in Italia appena il 23%

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Oggi i laureati nel nostro Paese sono appena il 23%, contro il 66% della California – e in California non c’è il numero chiuso nelle Università –, mentre in Europa sono il 39% della popolazione; in Italia solo 39 diplomati su 100 si iscrivono all’università contro gli 85 della Spagna. Ancora, in Italia gli iscritti che prendono una laurea triennale sono solo il 31% (di quei 39 diplomati su 100 che si iscrivono), mentre solo il 20% consegue la laurea specialistica. Lo ha ricordato il sociologo Domenico De Masi, nel corso del convegno “Scienza e Tecnologia 2030”, svolto all’Università ‘La Sapienza’ di Roma, facendo riferimento all’influenza dei vari fattori culturali. Anche Anief era presente all’incontro con Daniela Rosano: il sindacato da tempo lamenta la scarsità di interesse dello Stato per l’Università pubblica, con la riduzione dei finanziamenti, la cancellazione della figura del ricercatore, il mancato turn-over, il caro-rette e un pessimo orientamento post-diploma.
Tra i relatori al convegno anche l’on. Luigi Gallo (M5S), presidente della Commissione Cultura della Camera. I relatori hanno tenuto a sottolineare che la percentuale di laureati è più importante del prodotto interno lordo di un Paese. Ma perché i laureati latitano? Le risposte stanno nei numeri: i finanziamenti all’università sono diminuiti del 22%, mentre in Germania sono cresciuti della stessa percentuale; le borse di studio in Italia sono complessivamente di 280 milioni annui contro i 2 miliardi della Germania.De Masi ha anche parlato del metodo della ricerca per il convegno in corso, trattando dei tipi di cultura che conosciamo: si è fatto riferimento a Cultura ideale, intesa come linguaggi, idee, credenze, stereotipi e paradigmi; Cultura materiale, come luoghi, territori, manufatti; Cultura sociale, infine, da considerare come usi e costumi. Con la modernità si sono configurate due culture: quella umanistica e quella scientifica. A queste due, si aggiunge la cultura sociale. Adesso anche la cultura virtuale.
Durante il convegno è stato quindi ricordato come l’umanità abbia dimostrato che saprà auto sopprimersi: aumenteranno i timori su diseguaglianze, incapacità politica, terrorismo, riscaldamento globale; si tenderà a uno sfruttamento più sostenibile delle risorse; verrà riconosciuta l’unitarietà del sapere. Il professor De Masi ha aggiunto che in futuro sopravvivrà chi si mostrerà credibile e sarà sponsorizzato da influencer e vip dell’intelligenza collettiva: tale situazione, porta al rischio che il potere possa andare in mano a un élite culturale, le basi teoriche della cultura scivoleranno verso l’uso dei big data e blockchain, per dare sempre maggiore spazio ad interdisciplinarietà e orizzontalità degli studi, scrittura sgrammaticata, intelligenza femminile che assume i caratteri della capacità di sfruttamento e competitività che appartengono al potere.
Nell’ottica di tale visione, ogni individuo percepirà la propria condizione di giovane come non terminabile, avrà un’identità sui social più che dentro di sé, con impossibilità di introiettare tutto il cambiamento; sarà possibile solo fruirne in maniera superficiale; si avranno lavori automatizzati grazie ad algoritmi, con una società votata all’organizzazione di rete per mantenere il potere con una élite che non condivide gli strumenti.
Ci sarà poi un miglioramento delle tecniche di comunicazione a distanza, con nuove forme di cosmopolitismo; inoltre la dissociazione spazio temporale sarà sempre più evidente e diffusa, assisteremo alla robotica domotica manifattura additiva, i lavoratori diminuiranno a causa delle tecnologie, gli spazi pubblici si confonderanno con quelli virtuali. Tutto questo porterà inoltre alla geografia dell’impalpabile: sarà possibile essere contemporaneamente in diversi luoghi del pianeta. Aumenterà l’importanza delle materie scientifica che incontrerà la reazione di valori conservatori e nostalgici. E purtroppo, il concetto di privacy tenderà a scomparire. Allo stesso tempo, ha concluso il sociologo fautore del tempo libero, sarà impossibile perdersi, annoiarsi, isolarsi, dimenticare.

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Università: Numero chiuso, crollo dei laureati e carenza di docenti

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

L’Anief: Per invertire la rotta stabilizzare i ricercatori e aumentare gli investimenti, i più bassi in Europa. L’Italia è penultima per numero di laureati mentre neanche un diplomato su due si iscrive dopo le superiori (soltanto il 40%). Non basta aprire le università se non ci sono ricercatori a tempo indeterminato: i millecinquecento promessi dal Governo saranno ancora una volta a termine. In dieci anni, in 20 mila tra assegnisti, dottori di ricerca e docenti a contratto non sono stati più assunti. L’analisi del Corriere della Sera e l’emendamento già chiesto invano dal sindacato all’ultima legge di stabilità.
A causa del numero chiuso delle università, persi 10 mila docenti in 10 anni; infatti, quella che doveva essere un’opzione circoscritta ad alcune facoltà è diventata una scelta obbligata. Da ciò, gli atenei sono costretti a ridurre il numero di studenti perché non hanno abbastanza docenti: dal 2008 a oggi sono scesi da 63.228 a 53.801. Il continuo taglio dei finanziamenti all’università non consente di rimpiazzare i professori che vanno in pensione. Tra l’altro, nella classifica europea per numero di giovani laureati l’Italia è penultima, seguita solo dalla Romania. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La situazione attuale deve necessariamente mutare affinché gli eventi possano raddrizzarsi, poiché, a sei anni dal conseguimento del dottorato, appena il 10% di coloro che conseguono il titolo riesce a svolgere poi la professione dell’insegnante. Certamente la notizia appresa oggi non fa che confermare le nostre perplessità e accrescere il timore di assistere a una diminuzione continua degli investimenti atti a incrementare la formazione e la professionalità dei giovani cittadini. Servono più risorse, molto più di quelle che finora sono state garantite. Le statistiche sono impietose e relegano l’università italiana agli ultimi posti d’Europa per investimenti.

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Precari con 36 mesi e laureati beffati dalla Buona Scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 agosto 2018

C’è grande attesa per il prosieguo del reclutamento dei nuovi insegnanti e proprio in questi giorni giungono aggiornamenti, non entusiasmanti, circa i concorsi destinati ai docenti non in possesso di abilitazione: si tratta dei due concorsi per docenti con 3 anni di servizio negli ultimi otto e concorsi per laureati con 24 CFU in disciplineantropo-psico-pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche. Intanto i concorsi, presumibilmente, non potranno essere banditi prima del 2019, poiché numerosi sono i passaggi necessari per la stesura di Regolamento, decreto e bando. Ma, purtroppo, non verranno banditi concorsi in tutte le regioni. Dunque il transitorio, così come ideato dall’art. 17 del D.lgs. 59/17 attuativo della legge 107/15, dopo l’emanazione del primo concorso riservato ai docenti abilitati nella scuola superiore, che ha visto meno della metà di essi presentare la domanda e uno su cinque di ruolo, ora potrebbe bloccarsi in alcune parti del Paese lasciando migliaia di supplenti e aspiranti giovani insegnanti condannati al limbo per assenza di posti. Ovviamente c’è qualcosa che non quadra: prima hanno preteso un cospicuo investimento in soldi ed energie ai laureati per conseguire i 24 CFU, dopo che gli hanno negato la partecipazione al concorso 2016 per legge, nonostante una sentenza del Consiglio di Stato ottenuta da Anief ne avesse consentito l’estensione nella precedente tornata del 2012. Ora, a quanto pare, possono starsene a casa. Il sindacato chiede allo Stato coerenza: non può ignorare le nuove generazioni di laureati nel Paese più vecchio al mondo per insegnanti. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Che il transitorio non fosse la soluzione lo abbiamo ribadito anche per l’infanzia e la primaria, dove è stato mutuato un percorso ibrido, ma sostanzialmente speculare a quello che non sta funzionando per le scuole superiori. Alla luce di queste indiscrezioni, chiediamo con maggior determinazione che siano riaperte le GaE come prevede l’emendamento salva-precari approvato dal Senato nel Milleproroghe, emendamento che difenderemo in piazza l’11 settembre alla ripresa dei lavori parlamentati durante lo sciopero proclamato dalla nostra sigla sindacale.

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Scuola: Bussetti punta tutto sui concorsi e sulla fine delle GaE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

Il ministro dell’Istruzione lo ha detto stamattina in audizione presso la VII Commissione cultura, rispondendo ai quesiti dei parlamentari: oltre all’attuale selezione, riservata agli abilitati, sono in programma altri tre concorsi, mentre le GaE “sono ad esaurimento e non si possono perpetrare all’infinito”. Secondo il giovane sindacato, le prospettive sul nuovo reclutamento indicate oggi dal Ministro dell’Istruzione non sono affatto risolutive; la strada da attuare passa per la verifica delle ragioni sostitutive valide che portano lo Stato italiano a perpetrare le supplenze per tanti anni: in caso contrario, bisogna invece procedere alle assunzioni, laddove i precari fossero già selezionati, formati e abilitati. E siccome in questa situazione sono i diplomati magistrale, i laureati in scienze della formazione primaria, oltre agli abilitati con Tfa e Pas, si può fare in modo veloce aprendo loro le GaE. In tal maniera, si stabilizzerebbero subito la maggior parte dei 100mila che vengono chiamati ogni anno a fare supplenze annuali. L’emblema di questa assurda situazione, che mette a repentaglio la didattica, è quanto sta accadendo con il sostegno: proprio oggi, è giunta la notizia che in Veneto per la scuola secondaria di primo grado, non sarà possibile coprire gli 842 posti assegnati.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se si vuole davvero sradicare il precariato, l’unico modo rimane quello di riaprire le GaE e non chiuderle. Perché è dalle Graduatorie ad esaurimento che si chiamano ogni anno decine di migliaia di diplomati magistrale e collocarli in quelle d’istituto condannerebbe molti di loro alla supplentite a vita: per ammissione dello stesso Bussetti, infatti, anche i posti del concorso straordinario saranno limitati e chi non riuscirà ad entrarvi non potrà fare altro che il precario a vita, visto che la sua presenza è necessaria per coprire i vuoti di organico. Il progetto presentato dal Ministro non è altro che una continuazione della Buona Scuola. Altro che governo del cambiamento. Altro che continuità didattica. Si lasciano, in pratica, tantissimi precari senza alcuna prospettiva di assunzione. Sul sostegno si sta rasentando l’assurdo: un posto su tre, benché sia vacante, rimane al 30 giugno e quindi destinato ai supplenti.

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Italia: laureati e abbandono scolastico

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

eurostat_logoI dati Eurostat certificano il fallimento del nostro Paese nella formazione secondaria e universitaria. Siamo il penultimo Paese d’Europa per numero di laureati e il quintultimo per gli abbandoni scolastici alla secondaria. Mentre la media europea di laureati nella fascia di età compresa tra 30 e 34 anni supera il 39%, con Irlanda, Lussemburgo, Svezia e Lituania che hanno superato il 50%, nel nostro Paese questa percentuale si assesta al 26,2%, meglio di soli sei decimi rispetto al dato della Romania.
Altrettanto drammatici sono i dati sull’abbandono scolastico, solo Romania, Spagna, Malta e Portogallo hanno un dato peggiore di quello del nostro Paese. Mentre sono circa il 10% i giovani europei tra i 18 e i 24 anni che non studiano e non hanno conseguito un titolo di studio di livello secondario, nel nostro Paese raggiungiamo il 13,8%.“Mentre il Governo approva definitivamente le deleghe della Buona Scuola arrivano questi dati sconcertanti. Un costo dell’istruzione sempre più elevato che vede un silenzio totale da parte del Ministero, la delega sul diritto allo studio, infatti, non prevede investimenti sostanziali.” dichiara Francesca Picci, Coordinatrice Nazionale dell’Unione degli Studenti, che aggiunge: “Gli anni di tagli sulla scuola hanno prodotto ulteriori disuguaglianze che oggi rendono i percorsi formativi sempre più escludenti. Questo avviene sia al Sud, dove si arriva a picchi del 17%, ma anche nelle regioni del Nord. Ad oggi gli studenti che abbandonano le scuole superiori in Italia sono ben 45.000.”“Tasse universitarie fino a 3000 euro e borse di studio per una percentuale di universitari che non supera il 10%, la più bassa di tutta Europa. Questi sono i dati divulgati da Eurydice che hanno anticipato quanto indicato da Eurostat, ma il trend per i prossimi anni è destinato solo a peggiorare – puntualizza Andrea Torti – il taglio a finanziamenti, docenti e la chiusura di numerosi corsi di laurea, ha portato nel 2016, per la prima volta dal dopoguerra, al calo del numero di laureati. Ma questa discesa libera è arrestabile, e gli strumenti per invertire la rotta sono chiari: aumentare il finanziamento dell’università italiana e garantire a tutti il diritto allo studio approvando “All In”, la legge di iniziativa popolare depositata in parlamento corredata da più di 57.000 firme” Vogliamo un piano di finanziamento strutturale per la scuola, l’università e la ricerca in questo paese, un sistema di diritto allo studio che tenda alla gratuità dell’istruzione, per permettere a tutti di accedere ai più alti gradi della formazione. Per questo il 9 Maggio, in occasione della somministrazione delle prove Invalsi, ci mobiliteremo in ogni città per rivendicare un’istruzione davvero inclusiva e gratuita!” concludono UdS e Link.

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Scuola: riaperte ai laureati le graduatorie di terza fascia d’istituto

Posted by fidest press agency su martedì, 3 gennaio 2017

ministero-pubblica-istruzioneCon il comma 4 dell’articolo 4 del decreto Milleproroghe, si proroga all’anno scolastico 2019/2020 la norma che impone l’abilitazione per essere inseriti nelle liste di attesa delle scuole. La modifica, del resto, era inevitabile, vista la mancanza di percorsi abilitanti e già da quest’anno molte scuole, a fronte di graduatorie esaurite, hanno dovuto reperire i supplenti utilizzando le domande di messa a disposizione, quindi senza alcuna regolamentazione. Nelle scuole, in pratica, si sarebbe creato un caos per mancanza di aspiranti docenti collocati in regolari graduatorie.Sempre in tema di docenti precari, l’ultima volta che furono riaperte le graduatorie (in quell’occasione le GaE) fu il 2012, sempre grazie alle pressioni dell’Anief. Anche stavolta, viene data piena ragione alla linea della giovane organizzazione su tale esigenza: lo stesso sindacato autonomo, che si è battuto nei tribunali per consentire sempre ai laureati non abilitati di partecipare anche all’ultimo concorso, dopo aver avuto ragione dal Tar per il concorso precedente, aveva presentato un emendamento simile nell’ultima Legge di Stabilità a quello che approverà ora il Parlamento italiano entro fine febbraio.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): è legittimo chiedersi se un laureato può ancora insegnare e inserirsi nelle graduatorie d’istituto, visto che non ha potuto partecipare all’ultimo concorso, essendo evidente il rispetto dello stesso principio di non retroattività della norma? Forse in Consiglio di Stato, i giudici potrebbero cambiare idea ‎per la terza volta, visto che già ad aprile avevano accolto l’appello dell’Anief, per poi tornare sui loro passi.

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Laureati Unicam in geologia dall’America e dalla Cina

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2016

laureati-camerinoCamerino Il corso di laurea magistrale in “Geoenvironmental resources and risks”, tenuto interamente in lingua inglese, attira studenti internazionali da tutto il mondo. Nella giornata di venerdì 11 novembre, infatti, Alan Pitts proveniente dalla North Carolina (USA) e Ababekri Adudurahman dello Xinjiang (Rep. Popolare Cinese), hanno discusso la loro tesi di laurea davanti alla commissione composta dai docenti di Geologia. Alan Pitts ha svolto una tesi in Sedimentologia sotto la supervisione del prof. Claudio Di Celma, mentre Ababekri Adudurahman ha presentato il suo lavoro di tesi effettuato sotto la supervisione del prof. Michael Carroll e dei docenti tedeschi prof. Stuart Gilder e dr. Werner Ertel-Ingrish.Ababekri Adudurahman ha infatti partecipato al programma per il conseguimento del doppio titolo di laurea, riconosciuto sia in Italia che in Germania, grazie all’accordo internazionale attivo tra UNICAM e l’Università di Monaco di Baviera Ludwig Maximilians Universitaet (LMU). Ababekri, oltre ai corsi in Unicam, ha seguito dei corsi a Monaco e svolto lì il lavoro sperimentale in laboratorio per la tesi. Continuerà invece l’esperienza in UNICAM per Alan Pitts che rimarrà a Camerino, dove è stato accettato per il dottorato di ricerca in Scienze della Terra. (foto: laureati camerino)

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Sud: Dati Censis su fuga giovani laureati preoccupanti

Posted by fidest press agency su domenica, 8 maggio 2016

Università di Napoli “Federico II”JPG“Sono migliaia i giovani laureati che fuggono dal Mezzogiorno in cerca di un’opportunità lavorativa. E’ la preoccupante fotografia del Censis che ha rilevato, analizzando il sistema universitario italiano, come gli studenti universitari del Mezzogiorno del nostro Paese fuggano verso le Regioni del Nord e all’estero” lo dichiara, in una nota, Nino Minardo, deputato di Area popolare e vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera.“Ben 31 mila laureati, in un anno, hanno deciso di lavorare all’estero portando la loro competenza e la loro professionalità acquisita in Stati esteri. Un’emorragia di giovani talenti che non possiamo permetterci e che necessita di forti e concreti interventi che blocchino questo tipo di emigrazione. Questo fenomeno comporta, infatti, la perdita di milioni di euro di mancato ritorno per l’investimento realizzato dalle istituzioni pubbliche per gli anni necessari a completare il ciclo di istruzione da parte degli studenti” spiega.“Per questo, ho chiesto al Governo di intervenire puntando sui settori trainanti per l’economia del Sud, turismo, artigianato, agricoltura, attraverso incentivi che possano favorire l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro ed un continuo e costante rapporto tra università e imprese e di attivare la piena operabilità dei Fondi strutturali in modo che gli stessi contribuiscano a favorire la crescita socio-economica delle Regioni meridionali e, nello stesso tempo, delle università di quei territori. Non servono interventi tampone e assistenzialismo ma efficaci politiche di programmazione che mettano nelle condizioni le aziende ed in generale il sistema occupazionale di non far disperdere l’ottimo capitale umano” conclude Minardo.

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Firenze: laureati senza impiego

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2011

Dal rapporto di Almalaurea del 2011 sull’occupazione dei laureati fiorentini è emerso che a distanza di un anno dal conseguimento della laurea solo il 37% di loro trova un lavoro stabile, ovvero un contratto a tempo indeterminato o un lavoro autonomo, mentre il 46% deve accontentarsi di un cosiddetto lavoro atipico. E’ inoltre risultato che, mentre nel primo anno uno stipendio medio cresce e arriva a superare i 1.300 euro, nel lungo periodo la cifra diminuisce. Giuseppe Criseo, responsabile per il Lavoro e l’Occupazione dell’Italia dei Diritti, afferma: “Quello di Almalaurea è uno studio molto corposo. La disfunzione tra laureati e disoccupazione è stata determinata dalla crisi e questo vale sia per la domanda che per l’offerta. Certo è che il dato del 37% di occupazione fa molto riflettere, poiché è inconcepibile che i ragazzi che studiano per tanti anni alla fine si ritrovino con un pugno di mosche in mano”.

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Laureati campani e nuove opportunità

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2010

I giovani talenti laureati presso le Università della Campania hanno una nuova grande opportunità per inserirsi nel mondo del lavoro. Il consorzio delle cinque università campane Università degli Studi di Napoli Federico II, Università degli Studi del Sannio Università degli Studi di Napoli Parthenope, Seconda Università degli Studi di Napoli, Università degli Studi di Salerno, promuove insieme a Oracle Corporation, l’azienda di sistemi software e hardware per le imprese più completi, aperti e integrati al mondo, la seconda edizione di Oracle SOA Campus, un’iniziativa di formazione e inserimento professionale rivolta a 13 giovani e brillanti neolaureati e realizzata in collaborazione con 8 business partner Oracle: si tratta di una possibilità concreta per approfondire tecnologie innovative e lavorare presso qualificate aziende campane.    L’iniziativa si svolge con il patrocinio morale della Regione Campania e il supporto dell’Assessorato regionale all’Università ed alla Ricerca.  Oracle SOA Campus prevede un corso gratuito di sei settimane focalizzato sui temi della SOA (Service Oriented Architecture), del BPM (Business Process Management), dell’Enterprise 2.0 e dei Portali, e successivamente un periodo lavorativo presso una delle 8 aziende partner di Oracle (Accenture, Blue System, Future Space, Globo, ITS – Information Technology Services, Primeur, Software Design e Value Team).  E’ possibile sottoporre la propria candidatura entro il 25 ottobre 2010 collegandosi al link: http://www.oracle.com/it/products/middleware/soa/campus-172021-ita.html.
La selezione è aperta a brillanti laureati in Informatica, Ingegneria Informatica, Ingegneria Elettronica (con specializzazione in Informatica), Matematica (con specializzazione in Informatica) o Statistica (con specializzazione in Informatica), che ambiscono a lavorare su tecnologie e progetti innovativi nell’area dell’integrazione applicativa e dello sviluppo di applicazioni basate su architetture orientate ai servizi. I candidati dovranno comprovare la conoscenza (tramite esami universitari o esperienze lavorative) delle tecniche di programmazione Java/Java2, Application Server, Database Relazionale.  La fase di formazione si svolge a Napoli dall’8 novembre al 17 dicembre 2010 su tematiche quali le tecnologie Oracle per la creazione di servizi web, gli strumenti e le tecniche di sviluppo di applicazioni composite, fino alle soluzioni per la gestione dei processi di business. Al termine del periodo di training, comprensivo di sessioni di coaching e mentoring, i giovani talenti sosteranno l’esame di certificazione ufficiale di Oracle University e potranno accedere a un periodo di esperienza lavorativa presso uno dei business partner Oracle.
I candidati selezionati verranno inseriti nelle aziende sponsor tramite uno stage retribuito (della durata minima di 6 mesi), o un contratto a progetto o un contratto a tempo determinato/indeterminato, in base al profilo e alle potenzialità dimostrate.

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Rete servizi a laureati e imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2010

Torino. Mettere a frutto la reciproca collaborazione sviluppando servizi innovativi on line di tipo interattivo e integrato che favoriscano tempestivi scambi di informazione tra imprese e laureati per ridurre i tempi di inserimento nel mercato del lavoro, facilitare i processi di reclutamento da parte delle imprese, migliorare la reciproca conoscenza tra domanda e offerta di competenze qualificate: questo è l’obbiettivo degli accordi che Provincia di Torino, Università degli Studi e Politecnico di Torino hanno formalizzato oggi con la firma apposta a Palazzo Cisterna dal presidente della Provincia Antonio Saitta e dai rettori dell’Università Ezio Pelizzetti e del Politecnico Francesco Profumo, presente l’assessore provinciale al Lavoro Carlo Chiama. L’intesa servirà a rendere il più possibile fluida l’informazione fra i Centri per l’Impiego e i Job Placement universitari, condividendo le rispettive conoscenze. Particolare attenzione verrà prestata nel costruire una rete di servizi accessibile anche alle piccole imprese che hanno maggiori difficoltà ad inserire laureati  nei propri organici.

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Successi per i laureati in informatica di unicam

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2010

Camerino, Ancora importanti successi per il corso di laurea in Informatica di Unicam. Tre giovani laureati, Ezio Bartocci, Marco Mori e Michele Papalini, stanno infatti ottenendo notevoli soddisfazioni nel campo della ricerca dopo aver conseguito il titolo di studio all’Università di Camerino.  Ezio Bartocci è  stato chiamato alla Stony Brook University nello Stato di New York (USA), come ricercatore associato per studi sulla modellazione di sistemi biologici. Il dott. Bartocci lavora presso il Dipartimento di Matematica Applicata sotto la supervisione del Prof. James Glimm e del Prof. Scott A. Smolka, ad un progetto che ha ricevuto cospicui finanziamenti ed al quale aderiscono eminenti scienziati e ingegneri.  Marco Mori frequenta già dallo scorso anno il dottorato di ricerca presso l’IMT – Institute for Advanced Studies di Lucca. Su oltre 400 candidati si è piazzato al quarto posto ed ha anche ottenuto la borsa di studio, riservata ai primi nove candidati in graduatoria.  Michele Papalini, infine, ha ottenuto quest’anno il primo posto per un corso di dottorato sia nella graduatoria dell’IMT-Institute For Advanced Studies di Lucca, superando oltre 450 candidati, sia in quella dell’Università di Lugano, sulla quale è poi ricaduta la sua scelta.

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Festa del Diploma

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2009

Camerino, 26 settembre presso il centro culturale “Benedetto XIII” in località Le Mosse con inizio alle ore 17. Ritorna anche quest’anno ritorna il familiare appuntamento per i laureati Unicam: per la “Festa del Diploma”, cerimonia di consegna delle pergamene di laurea a tutti coloro che si sono laureati nel corso dell’anno accademico 2007/2008. Gli oltre 380 neo dottori e neo dottoresse, provenienti da tutta Italia e accompagnati da parenti e amici, che parteciperanno a questo momento di festa che rappresenta, allo stesso tempo, un momento davvero solenne, riceveranno la pergamena direttamente dal Rettore dell’Ateneo, prof. Fulvio Esposito, alla presenza dei Presidi delle cinque Facoltà Unicam (Architettura, Farmacia, Giurisprudenza, Medicina Veterinaria, Scienze e Tecnologie) e dei Presidenti dei corsi di laurea, che hanno seguito da vicino il percorso formativo dei neo-laureati.  Nel corso dell’evento inoltre Unicam saluterà ufficialmente anche i propri dipendenti, sia docenti che tecnici amministrativi, che hanno lasciato il servizio nel corso dell’ultimo anno: anche per loro quindi un momento di congedo solenne dall’Ateneo.   L’evento, sarà ufficialmente aperto dal Coro Universitario di Camerino che eseguirà il “Gaudeamus Igitur”. Nel corso della cerimonia inoltre un gruppo di musicisti camerti eseguirà intermezzi musicali, nonché l’inno del laureato Unicam, composto per l’occasione.

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La scuola e i nuovi regolamenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2009

Lettera al direttore. l’Ocse (www.istruzione.it) dice che “La riduzione delle ore di insegnamento deve (…) evitare le ore relative alle discipline delle aree matematico-scientifico-tecnologiche”. Ma i nuovi regolamenti fanno il contrario: negli Istituti Tecnici e Professionali (triennio finale) si ha un forte taglio delle ore delle discipline scientifiche e tecnologiche di indirizzo (-20%), con futuri periti con competenze molto minori di ora, e nei bienni iniziali, tagli delle ore di discipline scientifiche fino al 60%(solo 2 ore di chimica negli economici e nei professionali, insufficienti per il necessario laboratorio); si vuole inoltre affidare l’insegnamento di discipline scientifiche a docenti diplomati, gli ITP, ma queste discipline vanno insegnate dal laureato! Nei Licei le cose non migliorano: le ore sono pochissime e la Chimica continua ad essere insegnata non da laureati in chimica ma da laureati in Scienze, e viene accorpata con le scienze nell’insegnamento-calderone “scienze naturali” [chimica+scienze (naturali e biologiche)]. Bisogna separare i due insegnamenti, la chimica insegnata dal laureato in chimica della classe 33-A (oltre 20 esami chimici, il laureato in scienze in media 1-2) e le scienze dai laureati in scienze naturali o biologiche della classe 46-A, che andrebbe ridenominata “scienze naturali e biologiche”: le scienze naturali vanno infatti studiate separatamente e dopo la chimica inorganica e le scienze biologiche dopo chimica organica. (Prof. Chim. Michele Borrielli)

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Comitato Sostenitori Università di Camerino

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2009

Il Comitato dei Sostenitori, che dura in carica sei anni, ha lo scopo di promuovere un efficace collegamento con le realtà istituzionali, culturali, educative, sociali ed economiche della collettività. E’ costituito da rappresentanti del mondo dell’impresa e del lavoro, della cultura e delle professioni, di enti, istituzioni ed associazioni, di fondazioni bancarie ed istituti di credito, di aziende di servizi pubblici, di associazioni di categoria, dei consumatori, delle associazioni dei marchigiani nel mondo, dei laureati dell’Ateneo (Alumni), che si impegnano a favorire l’attività dell’Ateneo, anche tramite contributi finanziari. Alla prima seduta hanno preso parte, tra gli altri, l’Ing. Francesco Di Pietrantonio della Picchio SpA, l’Ing. Renzo De Santis e il dott. Pierluigi Raimondi del Consorzio Universitario Piceno, la Sig.ra Orietta Varnelli della Distilleria Varnelli, il Sig. Giovanni Faggiolati della Faggiolati Pumps, il dott. Nando Ottavi della Nuova Simonelli, il dott. Stefano Maccagnani della E.O.S., il dott. Stefano Leoperdi della Renergies, il dott. Walter Borghi dell’Ordine dei Geologi delle Marche, il dott. Giuliano Drudi della CNA Marche, il Dott. Luca Marassi del Gruppo Loccioni, il dott. Alvaro Cesaroni della Sigma, l’Arch. Pasquale Piscitelli dell’Ordine degli Architetti delle Marche, il dott. Luciano Goffi di UBI-Banca Popolare di Ancona e il dott. Leo Bollettini della Bollettini SpA.

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I laureati unicam trovano lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2009

Il Consorzio Almalaurea ha presentato le indagini sul profilo dei laureati italiani e sulla loro condizione occupazionale ed i risultati dell’Università di Camerino si confermano ottimi. Rispetto allo scorso anno, la condizione occupazionale dei neolaureati dell’Università di Camerino migliora ancora: i laureati del 2007 occupati ad un anno dalla laurea, infatti, sono il 60,2% (tasso di occupazione secondo la definizione ISTAT).  I laureati Unicam coinvolti nell’indagine sono stati 783 per l’indagine sulla condizione occupazionale e 1047 per quella sul profilo, intervistati ad un anno dal conseguimento del titolo. L’indagine ha visto coinvolti oltre 200.000 laureati dei 47 Atenei aderenti al Consorzio.  Ottimi i risultati anche per i laureati di primo livello, coloro cioè che hanno conseguito il titolo dopo la riforma dell’ordinamento universitario: ad un anno dal conseguimento del titolo, il 44,4% dei laureati UNICAM di primo livello è già inserito nel mondo del lavoro.  Particolarmente significativi, inoltre, sono i dati relativi ai laureati della Facoltà di Scienze e Tecnologie: è occupato il 61,6 % dei laureati Unicam del 2007 contro il 50,6% della media nazionale. Se si prendono in considerazione poi – nella stessa Facoltà – i dati riguardanti coloro che hanno conseguito un titolo di studio triennale, il risultato è ancora migliore in quanto il tasso di occupazione dei laureati UNICAM è pari al 53,2 % (contro il 37,2% della media nazionale).  Nel 2008 anche all’Università di Camerino continua ad aumentare il numero di laureati in corso che raggiunge il 45% (41% la media nazionale), un valore che è oltre quattro volte superiore a quello che caratterizzava il complesso dei laureati prima della riforma.  Indicazioni molto positive giungono poi anche dal giudizio dei laureati sul proprio percorso formativo. L’ 89,6% dei laureati Unicam si dichiara soddisfatto del corso di studio concluso (quasi il 40% aggiunge che è ‘decisamente soddisfatto’). Se potessero tornare indietro 72,2 laureati su cento sarebbero disposti a ripetere l’esperienza di studio appena compiuta, nello stesso percorso di studio e sempre presso l’Ateneo camerte. Il 90% dei laureati Unicam inoltre definisce soddisfacente o decisamente soddisfacente il rapporto con i docenti. Le percentuali sopra descritte sono tutte superiori a quelle della media nazionale dei laureati nei 47 Atenei italiani oggetto dell’indagine AlmaLaurea.  Molto elevati restano anche i valori relativi alla frequenza delle lezioni, così come sono aumentate le competenze linguistiche e informatiche e le esperienze di tirocinio e stage, che entrano nel bagaglio formativo di 77 laureati Unicam su cento. L’Ateneo camerte da diversi anni sta infatti puntando molto sul momento formativo dello stage incrementando sempre di più le collaborazioni e le convenzioni con le aziende, che ad oggi hanno abbondantemente superato quota 1000.  Soddisfazione è stata espressa dal Rettore Fulvio Esposito. “L’indagine di Almalaurea – ha affermato il Rettore – conferma la qualità dell’offerta formativa di Unicam, premiando ancora una volta gli sforzi e l’impegno dell’Ateneo. Da tempo stiamo lavorando affinché la formazione dei nostri laureati sia incentrata sulle esigenze del mercato del lavoro, con percorsi di studio definiti in sinergia con le aziende presenti non solo nel nostro territorio, ma anche in ambito nazionale ed internazionale. Proprio per questo abbiamo potenziato ancora i corsi di laurea tenuti interamente in lingua inglese così come gli accordi con Atenei stranieri. Il dato di Almalaurea non fa che confermare che siamo andati e stiamo proseguendo nella giusta direzione”.

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