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Mostra “Lavarse las manos”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

Roma. E’ stata prorogata fino a domenica 23 febbraio 2020 la mostra “Lavarse las manos” di Regina José Galindo ospitata presso la Real Academia de España en Roma Piazza di S. Pietro in Montorio, 3 e a cura di Federica La Paglia. La mostra, che è stata inaugurata il 13 dicembre 2019 (e con una performance il 10 dicembre che ha visto la partecipazione attiva del pubblico, in un percorso obbligato con lo scopo di coinvolgere il visitatore rispetto al tema della migrazione, mettendolo di fronte alla vita degli altri) fa parte del più grande progetto dal titolo “cuestiones de estado”, dedicato al tema della migrazione e raccontato dall’artista attraverso le testimonianze dei migranti. Il progetto è stato promosso e prodotto dal Ministero degli Affari Esteri, dell’Unione Europea e Cooperazione di Spagna, dalla Real Academia de España en Roma e dal Centro Culturale di Spagna in Guatemala.L’artista guatemalteca ha ideato un progetto site specific che si è sviluppato in una performance e poi in una mostra, “Lavarse las manos”, nata con la performance e composta di vari elementi come l’audio ambientale, ritratti fotografici dell’artista il cui particolare formato evoca la forza delle protagoniste del progetto.La performance inizia nel chiostro dell’Accademia dove il pubblico è invitato a lavarsi le mani presso un lavandino, prima di accedere alle sale della performance e poi della mostra. Quattro stanze in successione in cui l’artista indossa di volta in volta l’abito tradizionale del paese di provenienza delle quattro donne rifugiate con cui ha lavorato per questo progetto (Costa d’Avorio, Somalia, Kurdistan, Congo). Un audio ambientale racconta, in lingua originale, attraverso la viva voce delle donne, la loro storia. Concepito appositamente per la Real Academia de España en Roma e realizzato a Roma durante un periodo di residenza dell’artista, “Lavarse las manos” riflette sulla migrazione attraverso abiti e testimonianze di donne rifugiate in Italia, perché “la storia troppo spesso si scrive sul corpo delle donne” sottolinea l’artista.In un periodo storico caratterizzato da una forte tensione sociale, da dibattiti sulla questione immigratoria e accesi rigurgiti di xenofobia, Regina José Galindo elabora un progetto di matrice relazionale, che mette in discussione il concetto di alterità, la sua visione occidentale ed eurocentrica e le relazioni di potere.Come spiega la curatrice Federica La Paglia, “Lavarse las manos è un progetto complesso in cui l’artista innesca un processo di responsabilizzazione del pubblico attraverso una gestualità quotidiana che solleva questioni in ordine alla normalità dell’indifferenza e intende scoperchiare pregiudizio, comoda inconsapevolezza e paternalismo. Galindo agisce a livello empatico per ribaltare la prospettiva sull’altro, il migrante, la donna. Spezza dinamiche relazionali deviate da prospettive storiche e culturali di stampo eurocentrico, accoglie e restituisce l’esistente. Non proprio un atto di accusa, ma un gesto di verità che vuole consapevolezza e passa attraverso l’economia del dono”.
Regina José Galindo, classe 1974, è artista visiva e poetessa, vive e lavora in Guatemala, utilizzando il proprio contesto come punto di partenza per esplorare e denunciare le implicazioni etiche della violenza sociale e delle ingiustizie connesse con la discriminazione razziale e di genere e gli abusi del potere.

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“Lavarse las manos” – Real Academia de España en Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 febbraio 2020

Roma E’ stata prorogata fino a domenica 23 febbraio 2020 la mostra “Lavarse las manos” di Regina José Galindo ospitata presso la Real Academia de España en Roma Piazza di S. Pietro in Montorio, 3 e a cura di Federica La Paglia.La mostra, che è stata inaugurata il 13 dicembre 2019 (e con una performance il 10 dicembre) è la parte del più grande progetto dal titolo “cuestiones de estado”, formato anche dalla conclusa mostra “La historia la escribe quienes sobreviven” sempre a cura di F. La Paglia a Casa America a Madrid, e dedicato al tema della migrazione e raccontato dall’artista attraverso le testimonianze dei migranti.Il progetto è stato promosso e prodotto dal Ministero degli Affari Esteri, dell’Unione Europea e Cooperazione di Spagna, dalla Real Academia de España en Roma e dal Centro Culturale di Spagna in Guatemala.L’artista guatemalteca ha ideato un progetto site specific che si è sviluppato in una performance e poi in una mostra, “Lavarse las manos” – con la partecipazione attiva del pubblico, in un percorso obbligato con lo scopo di coinvolgere il visitatore rispetto al tema della migrazione, mettendolo di fronte alla vita degli altri – composta di vari elementi come l’audio ambientale, ritratti fotografici dell’artista il cui particolare formato evoca la forza delle protagoniste del progetto.La performance inizia nel chiostro dell’Accademia dove il pubblico è invitato a lavarsi le mani presso un lavandino, prima di accedere alle sale della performance e poi della mostra. Quattro stanze in successione in cui l’artista indossa di volta in volta l’abito tradizionale del paese di provenienza delle quattro donne rifugiate con cui ha lavorato per questo progetto (Costa d’Avorio, Somalia, Kurdistan, Congo). Un audio ambientale racconta, in lingua originale, attraverso la viva voce delle donne, la loro storia.

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