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Posts Tagged ‘lavorare’

Cala l’interesse degli europei a lavorare nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2021

Il portale numero 1 al mondo per chi cerca e offre lavoro – ha analizzato le ricerche effettuate sulla piattaforma per le posizioni lavorative nel Regno Unito da parte di aspiranti candidati basati all’estero; sia in Europa, sia in Paesi extra europei. L’analisi ha evidenziato un calo d’interesse da parte dei lavoratori basati in Europa che non può essere attribuito solo alla pandemia. Complessivamente, la ricerca di posizioni da parte degli europei è in calo del 36%, rispetto al 2019 (e del 45% dal 2016, l’anno del referendum). Al contrario, l’interesse da parte dei lavoratori basati al di fuori dell’Unione Europea è pressoché stabile e addirittura in aumento nel caso di ruoli ad alta retribuzione, soprattutto da parte di candidati provenienti da Paesi del Commonwealth e da Hong Kong. La situazione è rimasta stabile anche per quel che riguarda i jobseeker irlandesi. Il calo di interesse da parte dei lavoratori dell’Unione, in maniera più marcata per le occupazioni a più bassa retribuzione (ad es. nell’ambito dei servizi di pulizia, di assistenza sociale, nel settore alimentare e dell’ospitalità, del carico e dello scarico merci), non è stato completamente compensato dall’interesse da parte di lavoratori provenienti da aree extra UE; la domanda per occupazioni a più bassa retribuzione, infatti, è aumentata solo del 12%. Diverso invece è il discorso per le occupazioni con una retribuzione più alta (ad esempio quelle nell’ambito della tecnologia, della finanza, della medicina e dell’ingegneria), dove si è registrato un aumento di ricerche da parte di lavoratori extra-europei del 39% dal 2019. Il settore informatico la fa da padrone in termini di capacità di attrattiva. Il ruolo di “software developer” registra il più alto tasso di clic; in gran parte da parte di candidati basati al di fuori dell’Unione Europea.Al secondo posto si trova l’area della matematica, con professioni come l’analista e il ricercatore. Lo stesso discorso vale per l’ingegneria, l’architettura, la ricerca scientifica, il settore bancario e della finanza e anche il settore della comunicazione e dei media. L’interesse da parte degli europei è diminuito anche per questi settori, mentre è in forte aumento da parte di candidati provenienti dal resto del mondo. In particolare, dall’India, seguita da Hong Kong, Nigeria, Pakistan e Irlanda. Dall’India e dal Pakistan c’è maggiore interesse per l’area informatica, i lavoratori nigeriani sono orientati maggiormente alle professioni sanitarie, come l’infermieristica, mentre gli aspiranti candidati provenienti dall’Irlanda e da Hong Kong ricercano nel settore amministrativo.

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Nuovi modi di lavorare

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2021

Le aziende che stanno pensando a nuovi modi di lavorare e a un ritorno sicuro in ufficio sono già a buon punto, ma una solida cultura aziendale sarà la componente chiave che renderà sostenibili nuove modalità di lavoro nel lungo termine. Secondo la ricerca Workforce of the Future di Cisco, le esperienze, che vanno dalla comunicazione frequente ed efficace fino a un maggiore riconoscimento e sviluppo professionale, sono tutte aree all’interno di una matrice culturale aziendale in cui i dipendenti si sentono più soddisfatti.Mentre molti lavoratori a distanza si sentono responsabilizzati e stimati dai loro manager e dai team nel fare il loro lavoro, c’è ancora una minoranza significativa che è preoccupata di essere abbandonata. Un dipendente su sei non si sente sicuro di poter svolgere il proprio lavoro da casa senza un’ampia supervisione e, mentre metà dei dipendenti si sente apprezzata, l’altra metà crede che i propri risultati siano trascurati.L’opportunità di crescita lavorativa è un’altra importante questione, con il 45% dei dipendenti che è preoccupato che il fatto di non sedere vicino al proprio manager avrà un impatto sui loro obiettivi di carriera. Una leadership comunicativa sarà dunque fondamentale per superare la sfida della vicinanza, oltre a mantenere un senso di stabilità e autonomia. L’83% dei dipendenti concorda sul fatto che i dirigenti aziendali devono comunicare di più, soprattutto con una forza lavoro distribuita. La formazione e lo sviluppo delle competenze continuano ad essere in primo piano per le persone che, oggi più che mai, sono chiamate ad occuparsi di tecnologia nel loro lavoro quotidiano. Quasi quattro dipendenti su cinque (84%) vogliono che i dirigenti aziendali diano priorità alla formazione sulle tecnologie e sulle competenze digitali, con il 59% che si dichiara preoccupato poiché secondo loro la situazione non migliorerà nella nuova normalità.La pandemia ha cambiato per sempre il modo in cui lavoriamo, con i dipendenti che ora vogliono una maggiore libertà e possibilità di scegliere dove e quando lavorare – un mix tra l’essere in ufficio e il lavorare da remoto. Man mano che le aziende definiscono i loro modelli di lavoro ibrido, si trovano a dover implementare soluzioni su misura a lungo termine che trasformino veramente le esperienze dei dipendenti, indipendentemente dalla loro posizione, e supportino la produttività.Sebbene il 54% ritenga di avere la dotazione tecnologica necessaria per lavorare da casa, c’è ancora una percentuale significativa che non lo pensa. Dotare i dipendenti degli strumenti adeguati per connettersi e collaborare è una parte fondamentale di questo viaggio. Le piattaforme di collaborazione basate sul cloud, come Cisco Webex, supportate dall’intelligenza artificiale e dall’analisi avanzata che abilitano funzionalità come il riconoscimento facciale, le trascrizioni e le traduzioni, giocano un ruolo chiave nel riunire i team dispersi e nel promuovere maggior coinvolgimento virtuale e innovazione.

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La robotizzazione di processo che aiuta le persone a lavorare meglio

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 marzo 2021

Ammagamma, società di data science che offre soluzioni di Intelligenza Artificiale alle aziende, e Gruppo Tea, multiutility che eroga servizi pubblici nella provincia di Mantova, hanno recentemente implementato un progetto di RPA (Robotic Process Automation) che si fonda sull’implementazione di software automatici, detti “bot”, per l’automazione dei processi di backoffice.
Protagonisti di questo progetto sono state le persone di Gruppo Tea che hanno lavorato in stretta sinergia con gli esperti di Ammagamma nelle fasi di sviluppo e testing del progetto: questa collaborazione attiva ha permesso di individuare percorsi innovativi per lo svolgimento di task tradizionali, che hanno garantito minore perdita di tempo, maggiore sicurezza e minore ridondanza delle attività.Una visione complementare a quella di Ammagamma, che sin dalla sua fondazione ha proposto un nuovo modo di interpretare e raccontare l’Intelligenza Artificiale. E’ Fabio Ferrari, Presidente di Ammagamma a descriverlo: “La matematica applicata è uno strumento che serve a comprendere meglio i processi e indica nuove strade per migliorarli. L’Intelligenza Artificiale ha il compito di rendere comprensibili le complessità, assicurando maggiore consapevolezza alle persone, che non ne devono essere spaventate. Uno dei nostri compiti è proprio quello di ascoltare il cliente e comprenderne mentalità, paure, aspettative, per elaborare insieme soluzioni capaci di migliorare le performance dei processi e la qualità del lavoro”.
I bot consentono lo svolgimento automatizzato di operazioni altamente ripetitive e a basso valore aggiunto, permettendo alle persone coinvolte di dedicarsi ad altre mansioni più qualificate e alla supervisione dei processi. Al momento sono stati robotizzati completamente tre processi di back office (gestione dei flussi di pagamento che arrivano dai vari canali di incasso, gestione pagamenti SDD e presa in carico degli insoluti, oltre ad un’attività di back office generale) permettendo al personale di recuperare ore preziose di lavoro, che vengono dedicate anche ad attività di formazione. Sono inoltre stati recuperati dentro al perimetro di Gruppo Tea alcuni processi precedentemente esternalizzati.

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Lavorare a casa: Lo smart working è sempre più diffuso

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

Non credo che lavorare da casa in modo permanente sia la nuova normalità e spero che a un certo punto torneremo in ufficio. Siamo creature sociali ed è molto importante che le persone lavorino insieme. Personalmente, i miei colleghi sono creativi e vogliono condividere idee, ma farlo online in modo naturale è abbastanza difficile. Penso però che il fatto di lavorare di più da casa rimarrà una possibilità, e questo è positivo perché è stato dimostrato che aumenta la produttività e permette una maggiore diversità sul posto di lavoro. Sono un genitore che lavora e prima della pandemia spesso era difficile conciliare tutto, per esempio se i miei figli erano ammalati o dovevo partecipare alle serate dei genitori a scuola o alle recite dei bambini. Ora posso lavorare da casa e occuparmi di alcune di queste cose. Quindi, dal punto di vista della diversità di genere, penso che un lavoro più flessibile sia fantastico. Ma in futuro la gente lavorerà al 100% da casa? Non credo. Il Covid-19 ha messo in evidenza l’importanza dei sistemi sanitari e della salute generale delle popolazioni di tutto il mondo, due aspetti su cui ora i governi si soffermano in misura crescente. Per esempio, nel Regno Unito la popolazione ha capito l’importanza di un sistema sanitario nazionale solido e del sostegno all’investimento in quest’ambito in termini di spesa sanitaria pro capite. Ma occorre anche un cambiamento culturale e di stile di vita, che è un altro aspetto su cui la pandemia ha influito. Per esempio, oltre a comportare problemi come il diabete, l’obesità rende le persone più vulnerabili al Covid-19. Questo è il motivo per cui nel Regno Unito, dopo aver contratto il virus, il primo ministro Boris Johnson ha fatto dietrofront riguardo all’obesità, promuovendo uno stile di vita più sano. Di conseguenza, ora il governo britannico propone misure come il divieto di pubblicità online per alimenti ad alto contenuto di grassi, zucchero e sale prima delle 21.00 e il divieto di promozioni di tipo “1+1 gratis” sugli alimenti poco salutari.È importante sottolineare anche l’ascesa dell’agricoltura sostenibile. La consapevolezza del rischio di trasmissione del virus dalla fauna selvatica all’uomo è aumentata, così come la coscienza che spesso ciò si verifica quando invadiamo in misura crescente gli spazi naturali e della fauna selvatica. Occorre dunque soffermarsi sul settore agricolo e in particolare sulla deforestazione causata dall’agricoltura, e ciò potrebbe indurre i paesi ad adottare pratiche agricole più sostenibili. A livello dei consumatori, la crescente consapevolezza dell’impatto ambientale del consumo di carne e proteine potrebbe accelerare l’adozione di diete più vegetali a livello globale. In definitiva, però, alcune cose non cambieranno. Anche se i viaggi, il tempo libero e l’intrattenimento dal vivo sono stati alcuni dei settori più penalizzati dalla pandemia, la gente ha di nuovo voglia di divertirsi e di fare esperienze. Torneremo a farlo. La domanda non è scomparsa e alcuni paragonano la potenziale fase post-Covid ai ruggenti anni Venti dopo la Prima guerra mondiale, quando tutti morivano dalla voglia di uscire e tornare a divertirsi. Ci auguriamo di poter tornare a fare queste cose come prima.

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20.000 giovani che vorrebbero lavorare, ma non possono

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

Nel mezzo della situazione di emergenza sanitaria, la correzione dei compiti inerenti l’Esame di Abilitazione Forense 2019-2020 è stata sospesa, mentre i giovani medici, per i quali è già prevista e regolamentata una retribuzione durante il periodo di specializzazione, sono stati abilitati tout-court allo svolgimento della professione, non solo per questo periodo emergenziale, ma anche per gli anni a venire.Non si ravvisa tuttavia nessuna previsione di tempi, nessuna garanzia di trasparenza nelle operazioni e nessuna considerazione in merito ai prossimi esami scritti che si dovrebbero tenere a dicembre 2020.A fronte di questa emergenza, che inevitabilmente porterà ad un ulteriore allungamento dei tempi di abilitazione, di cui i praticanti pagheranno ancora una volta il prezzo, l’unica formale proposta in campo ad oggi non risolve il problema e anzi determina probabilmente costi aggiuntivi per le casse pubbliche.Siamo consapevoli che la professione forense, per la sua importanza e per il ruolo fondamentale che riveste nel nostro ordinamento, debba essere esercitata solo da soggetti preparati e meritevoli, ma ogni proposta dovrebbe essere propedeutica ed orientata ad una riforma integrale dell’iter abilitativo alla professione, così da non creare de facto percorsi universitari di “serie A” ed altri, come il nostro, di “serie B”, con una visibile e marcata disparità di trattamento.Si chiede, in buona sostanza, l’ammissione ad una prova orale “snella”, che preveda l’interrogazione su quattro materie tra le principali del nostro ordinamento giuridico – come meglio indicate nell’allegata proposta – e che la correzione dei nostri elaborati, per come oggi organizzata, sia sospesa, ma che in sede di colloquio si instauri con la commissione una proficua discussione sulle prove scritte sostenute a dicembre 2019, così da non vanificarle e tenendole in considerazione nella valutazione complessiva.I praticanti, come il resto della popolazione italiana, hanno subito in questo periodo l’isolamento, in alcuni casi trasferimenti o allontanamenti imposti da esigenze di salute pubblica, hanno perso cari e familiari, hanno concrete difficoltà nel reperire il materiale su cui studiare per la prova orale, molti familiari hanno perso il lavoro e stanno fronteggiando non poche difficoltà nel provvedere alle proprie spese. Lo svolgimento dell’esame di abilitazione, così come strutturato, genera dubbi di trasparenza, meritocrazia ed uguaglianza non solo in noi giovani praticanti, visti addirittura come una “minaccia” al sistema già saturo e scoraggiati a proseguire su questa strada da molti avvocati, i quali forse temono l’inserimento competitivo nel mondo legale di giovani preparati e competenti. A questo proposito, giungono nella direzione delle nostre sollecitazioni perplessità in seno all’Unione Europea e alle stesse Nazioni Unite, come si può apprendere dall’ultima formale richiesta all’Italia di chiarimenti del Comitato sui diritti economici, sociali e culturali (UNDESC) del 16 aprile ultimo scorso.

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Lavorare dopo la laurea in scienze agrarie alimentari e forestali

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2020

di Antonio Sortino. Nelle pagine di questo libro l’autore ha riversato consigli utili ai laureati in Scienze agrarie, alimentari e forestali che sono alla ricerca di opportunità formative e di occupazione nei contesti dell’agroalimentare di qualità, della Pubblica amministrazione, della ricerca scientifica e dell’insegnamento, senza tralasciare le indicazioni per chi voglia intraprendere la libera professione nei nuovi ambiti dell’economia verde. Oltre all’analisi delle azioni propedeutiche volte alla ricerca di un lavoro – pubblicazione della tesi, stesura del curriculum e tirocini – il libro analizza alcune fonti di informazione, sia fisiche sia virtuali, valutando di volta in volta le opportunità pubbliche e private offerte dal settore della conoscenza (formazione post laurea, ricerca scientifica, docenza). L’ampiezza delle tematiche trattate rende il libro appropriato anche per i laureati provenienti da Scienze ambientali e del territorio, Scienze biologiche o naturali, Biotecnologie e, più in generale, da tutti i corsi di studio denominati green.

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I consigli di LinkedIn per lavorare da remoto in questo periodo con i propri figli

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

A cura di Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia, padre di due bambini ed esperto di temi legati allo sviluppo della carriera. Parla con i tuoi figli in maniera schietta di ciò che sta succedendo e aiutali a capire perché devi concentrarti sul lavoro. Spiega che dovrebbero cercare di non disturbarti (tranne in caso di emergenza …) mentre li rassicuri che sei ancora lì per loro. È probabile che troveranno l’intera esperienza nuova e divertente, ma c’è la possibilità che possano essere confusi o preoccupati.
Crea uno spazio designato nella tua “area ufficio in casa” per i tuoi figli in modo che possano stare con te mentre non sei, ad esempio, in una call. Questo può variare da una culla o un box a un tavolino fornito di strumenti utili per la creatività, o con i libri e i quaderni per i compiti a casa, se il bambino è più grande.Cerca di organizzare le chiamate e le riunioni importanti durante l’orario del pisolino dei bambini. Se i tuoi figli sono troppo grandi per i pisolini, stabilisci ogni giorno un “tempo del gioco tranquillo” in cui possano leggere o giocare in silenzio, e utilizzare questo tempo per le chiamate o il lavoro che richiedono la tua piena attenzione.
Spiega alle persone con le quali parli al telefono o in videoconferenza che i tuoi figli sono a casa, quindi potrebbero esserci dei rumori di fondo o delle interruzioni. Alcune persone potrebbero persino dare il benvenuto a uno dei tuoi ragazzi che appare sullo schermo. Se i tuoi figli finiscono per disturbarti, gestisci la situazione a mente fredda, come puoi leggere anche dai suggerimenti del professor Robert Kelly.Assicurati di organizzare pause regolari per avere tempo di qualità con i tuoi figli durante la giornata lavorativa. Sia che si tratti del loro gioco preferito, o di una lettura insieme, l’attenzione dedicata da te contribuirà a garantire che i tuoi figli non si sentano ignorati e non abbiano avuto una giornata noiosa! Non sei solo! Molte persone saranno nella tua stessa condizione. Sfrutta al massimo la tua community su LinkedIn per combattere il senso di isolamento che potresti sentire e utilizza i diversi strumenti disponibili sulla piattaforma, tra i quali 16 corsi riguardanti il lavoro da casa che sono stati appena aperti a tutti dal team di LinkedIn sulla piattaforma LinkedIn Learning
Infine, sii gentile e premuroso anche con te stesso. Bilanciare un carico di lavoro intenso con l’attenzione da dare ai bambini può risultare difficile, e creare dei momenti di auto riconoscimento in alcuni giorni sarà più difficile di altri. In questo contesto chattare e condividere idee con la tua rete può sicuramente rendere l’esperienza un po’ più semplice.Suggerimenti da LinkedIn per lavorare da casa in maniera efficace, anche quando condividi il tuo spazio. A cura di Cameron Veasey, career expert di LinkedIn. Trattare i propri coinquilini come se fossero colleghi di lavoro: rispettare lo spazio e gli orari di lavoro di altre persone proprio come si farebbe in ufficio è estremamente importante. Nonostante la possibilità di discutere di cose non per forza legate al lavoro può offrire un leggero sollievo, è bene considerare i coinquilini come affini ai colleghi e trattarli con professionalità durante l’orario di lavoro.E’ utile comunicare il programma della giornata: le riunioni di persone al momento hanno fatto “un passo indietro” e ritorneranno nel prossimo futuro, mentre la quantità di chiamate e videochiamate importanti è notevolmente aumentata. Finora, una delle situazioni più difficili si è creata quando entrambi gli inquilini hanno organizzato delle call allo stesso orario. Per evitare questo tipo di inconveniente, è utile condividere a voce quali saranno le riunioni e meeting da remoto più importanti della giornata, in modo da potersi garantire uno spazio di pace e tranquillità quando se ne ha più bisogno. Anche la designazione reciproca di spazi di lavoro specifici a casa, in modo da avere tutti dei limiti durante l’orario di lavoro, può essere utile.Mantieni la casa in ordine: nella situazione attuale, con diverse persone tutte insieme nello stesso ambiente domestico, è facile che la casa possa diventare presto disordinata. La cosa migliore è potersi dividere i compiti di pulizia tutti i giorni, in modo da poter mantenere le stanze di casa come spazi adatti al lavoro e alla concentrazione.Pianificare le pause: mentre si è a casa, è utile pianificare le pause condivise come tempo per la socializzazione. Ciò aiuterà a dare un sano break alla giornata e a sentirsi anche ispirati per il futuro. Può fare sicuramente bene, anche tra coinquilini che non si conoscono molto, poter pranzare insieme e addirittura cucinare insieme la sera. Si potrebbe anche concordare un momento per guardare insieme un film o una nuova serie TV.

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Lavorare da remoto: 3 problemi e 3 approcci per affrontarli

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

A cura di Vladimir Cavalcanti – Channel Manager EMEA di Atlassian. Quella che stiamo affrontando in questi giorni è una situazione del tutto eccezionale. Numerose aziende, soprattutto quelle di servizi, stanno favorendo il lavoro da remoto dei loro dipendenti per far fronte all’emergenza. Molti identificano questa pratica con lo smart working, non sapendo però che alla base del cosiddetto “lavoro intelligente” deve esserci una scelta volontaria e ragionata. Dunque la condizione attuale, determinata dalla contingenza, è più ascrivibile al lavoro da remoto piuttosto che allo smart working vero e proprio. Tuttavia, pur con questa precisazione, restano valide alcune problematiche che accomunano entrambe le forme di lavoro.
Lavorare da remoto non è tutto rose e fiori. Il primo scoglio da superare è senza ombra di dubbio quello della logistica. I problemi legati a questo aspetto del lavoro fuori dall’ufficio (soprattutto se svolto a casa) sono innumerevoli. La questione pranzo, e più in generale quella dei generi di conforto come il caffè, è totalmente a carico nostro. Lavorando da casa, andare a pranzo fuori risulta complesso soprattutto per chi vive in una zona residenziale. Dunque mettiamo in conto di integrare i tempi per la logistica dei pasti all’interno della nostra giornata, altrimenti il rischio di mangiare solo junk food diventa molto concreto. E se a questo uniamo la minore attività fisica dovuta allo stare in casa, è facile capire perché è così importante organizzare bene i pasti.Altro grande tema del lavoro da remoto riguarda le possibili incursioni di figli e animali domestici. Tutti noi vogliamo mostrare il nostro lato più professionale alle persone con cui lavoriamo, ma questo obiettivo va vissuto con serenità. Nei giorni trascorsi a casa ci sarà il momento in cui suona il campanello o quello in cui il gatto camminerà sul computer portatile, proprio di fronte alla videocamera, ovviamente mentre stiamo facendo una call. E i bambini urleranno proprio mentre disattiveremo il mute per intervenire durante un meeting. Ma tutto ciò non ci farà sembrare meno professionali, ma permetterà a coloro che lavorano con noi di dare un’occhiata al nostro mondo, che probabilmente non è molto diverso dal loro.
Per molti la routine è uno dei grandi svantaggi del lavorare da casa. Lo stare tutto il giorno chiusi fra quattro mura è percepito come un boccone difficile da tirar giù. Questo è comprensibile, soprattutto se si considera il perdurare della situazione e la difficoltà di trovare diversivi. Tuttavia, la routine può venirci incontro, aiutandoci a superare questo momento di stallo. Avere una tabella di marcia da rispettare rappresenta una delle soluzioni migliori per far fronte agli effetti più dannosi di un periodo di transizione.
Alzarsi la mattina alla stessa ora, fare colazione normalmente e un po’ di esercizio sono comportamenti che ci aiutano a tenere la barra dritta. Anche se stiamo lavorando da casa, vestirsi come se stessimo andando a lavoro (o quasi) ci consente di mantenere un certo grado di professionalità, necessario per affrontare le tante conference call che ci aspettano in questo periodo. Non importa presentarsi in giacca e cravatta o in tailleur, ciò che conta è essere sempre in ordine e pronti a un meeting organizzato all’ultimo minuto, proprio come se fossimo in ufficio. Seguendo questi piccoli consigli, ecco che la routine da spauracchio si trasforma in strumento indispensabile per affrontare al meglio una giornata di lavoro a casa.
Altro tema fondamentale è il senso di isolamento che si prova lavorando da remoto non per scelta propria. Ci si sente isolati dal resto del team e dai colleghi. Questo è un sentimento comune e non bisogna aver paura di provarlo. Quello che si può fare è sviluppare alcune strategie per rimanere in contatto con il resto del gruppo di lavoro, mantenendo con i colleghi una finestra di dialogo sempre aperta, per scambiarsi opinioni, idee e perché no, battute. Del resto anche in ufficio c’è spazio per farsi due risate.
La buona notizia è che oggi abbiamo tantissimi strumenti per rimanere in contatto con i nostri colleghi evitando di intasare la loro posta con milioni di mail inutili e che probabilmente non leggeranno. I tool a supporto del lavoro agile (tema che vede Atlassian in prima linea) e quelli dedicati a chat e conference call sono gli alleati migliori per sostenere la produttività, l’efficienza e per mantenere alto l’umore.Oggi però grazie alla tecnologia e grazie soprattutto a un approccio al lavoro più moderno, agile e smart possiamo superare con maggiore facilità questa prova, sapendo che non siamo soli a doverla affrontare. http://www.competencecommunication.com

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Lavorare da casa migliora il benessere

Posted by fidest press agency su sabato, 7 marzo 2020

Le donne di tutto il mondo si stanno preparando a celebrare l’8 marzo, Giornata internazionale della donna, e lo scoppio dell’emergenza sanitaria sta sollevando numerose domande sullo stile di vita soprattutto quando si deve affrontare la chiusura improvvisa delle scuole e la gestione dei figli diventa complicata, rendendo difficile poter conciliare lavoro e famiglia.Lo stile di vita moderno può essere davvero impegnativo – coltivare una professione, costruire e sostenere una famiglia, gestire una casa – ostacolando le donne nella cura del proprio wellbeing. Con gli strumenti di accesso remoto le donne hanno la possibilità di ridurre la pressione che deriva da tutte queste esigenze.TeamViewer è al fianco di tutte le donne che vogliono innovare e sostenersi a vicenda per costruire un futuro più connesso, rendendo le attività lavorative da remoto più semplici e produttive. Alle imprese che vivono la trasformazione digitale come opportunità di crescita del business e delle proprie risorse umane, TeamViewer è in grado di supportare le piccole aziende con la soluzione TeamViewer Remote Access a un costo contenuto, mentre TeamViewer Tensor, pensato per il mondo enterprise, è la piattaforma SaaS aziendale per l’accesso remoto sicuro, l’assistenza, il controllo e la collaborazione online.
Cosa consente di fare TeamViewer? Le molteplici funzionalità di TeamViewer rappresentano la soluzione all-in-one di collaborazione aziendale perfetta per lavorare da remoto a progetti comuni, sia in caso di lavoro da casa che di collaborazione con colleghi in sedi geograficamente dislocate. TeamViewer permette infatti di partecipare a videochiamate e chat per una comunicazione immediata che non richiede scambi di e-mail. Il software, ad esempio, notifica quando i contatti sono online e pronti al collegamento, così da poter scegliere il momento di inizio più opportuno e ridurre al minimo le interruzioni.La sicurezza online e la privacy hanno la massima importanza ed è per questo che TeamViewer offre i massimi livelli di protezione disponibili sul mercato. Con una crittografia end-to-end applicata a tutte le comunicazioni, i file, i documenti e i dati degli utenti, gli utenti hanno la certezza che le informazioni aziendali sensibili rimangono al sicuro. Come avviene per la gestione delle operazioni di home banking, oltre a due livelli di autenticazione, è necessario inserire un codice generato sul proprio dispositivo mobile per accedere al proprio account TeamViewer.
Le soluzioni TeamViewer consentono di organizzare conferenze online e mantenere fluide comunicazioni audio/ video. Quando si lavora da casa, ad esempio, la soluzione di audio e video conferenza di TeamViewer consente di partecipare agli incontri come se si fosse presenti in ufficio, è possibile utilizzare anche la funzionalità di “lavagna online” per schematizzare i punti cruciali discussi. Con TeamViewer si ha il pieno controllo su chi può avere accesso ai meeting e sulle relative autorizzazioni. Per le grandi organizzazioni, la possibilità di coinvolgere fino a 300 partecipanti. Basato sulle più recenti innovazioni nella compressione dei dati, TeamViewer fornisce immagini streaming nitidissime e riproduzioni audio impeccabili consentendo di concentrarsi sulla conversazione.
Con la funzionalità di collaborazione cloud di TeamViewer è possibile condividere file o documenti importanti in modo rapido e semplice: non occorre più recuperare una presentazione o andare alla ricerca di documenti nella cronologia della chat; lavorando su una cartella dedicata in cloud, i documenti saranno sempre aggiornati e immediatamente disponibili per tutti i colleghi.
A differenza di altri software di collaborazione, TeamViewer rappresenta un pacchetto completo che comprende controllo remoto e comunicazione, con possibilità di collegamento inter-piattaforma per tutti i maggiori sistemi operativi. Non importa che i membri di un team utilizzino sistemi Windows, macOS, Linux, Chrome OS o Android, tutti sono in grado di lavorare sulla stessa piattaforma. Di conseguenza, sistemi operativi e dispositivi diversi non saranno mai un ostacolo per lavorare al di fuori dell’infrastruttura aziendale.

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Studenti italiani selezionati per lavorare negli Stati Uniti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

Milano. Studenti universitari di tutta Italia hanno ottenuto un’offerta lavorativa da prestigiosi datori di lavoro che, il 18 gennaio scorso, dagli Stati Uniti hanno raggiunto Milano per selezionare giovani intraprendenti e motivati da inserire nel loro staff durante l’estate 2020.
Le selezioni sono state un enorme successo e quasi 100 candidati sono tornati a casa con un’offerta di lavoro in mano, assicurandosi così la possibilità di lavorare durante i 3 mesi estivi negli Stati Uniti, grazie al Programma Summer Work Travel USA.Lo sponsor americano ASSE International/Aspire Worldwide e i datori di lavoro provenienti da California, Maryland e Wyoming hanno incontrato gli studenti iscritti al programma Summer Work Travel dell’associazione Mondo Insieme e “si sono rivelati entusiasti del livello di preparazione e di motivazione mostrati dai candidati: giovani studenti pieni di iniziativa, in molti casi alla loro prima esperienza di lavoro o di vita all’estero, ma pronti a mettersi in gioco per dare una svolta internazionale al loro futuro” – riferisce Elena Bergonzoni, responsabile del Programma.I candidati provengono dai percorsi di studio più vari: Economia, Giurisprudenza, Scienze Naturali, Comunicazione, Marketing, Lingue, Ingegneria e altri ancora; tantissime sono le posizioni offerte nel settore turistico, ancora di più saranno le opportunità di crescita garantite.Le motivazioni che spingono gli studenti a partire, sfruttando al meglio il periodo estivo per immergersi nella cultura americana, sono molteplici: “per mettermi in gioco e uscire dalla mia zona di comfort”, “per migliorare il mio inglese”, “per dare un tocco in più al mio percorso universitario”, “per mettermi alla prova in un contesto lavorativo internazionale” – sono solo alcune di esse, così come raccontano i protagonisti stessi, intervistati a conclusione del colloquio di selezione.Gli studenti selezionati partiranno intorno alla metà di giugno per vivere la loro avventura oltreoceano, supportati costantemente da Mondo Insieme, organizzazione italiana specializzata da oltre 30 anni in scambi culturali e programmi di studio e lavoro all’estero. Per tutti coloro che non hanno fatto in tempo a presentarsi ai primi colloqui, le selezioni proseguono via Skype fino ad esaurimento delle posizioni lavorative disponibili, che verranno assegnate in ordine di iscrizione.Maggiori dettagli, requisiti di partecipazione e modalità di iscrizione sono reperibili su http://www.mondoinsieme.it, contattando Mondo Insieme allo 051 236890

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Lavorare nel turismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

Sono salite a 550, quasi un terzo in più rispetto al 2019, le posizioni aperte tra intrattenimento, sport, assistenza bagnanti e mansioni alberghiere (direzione, ricevimento, cucina, servizio sala e bar, economato, housekeeping) che la catena alberghiera Club Esse ha bisogno di coprire per affrontare a pieno organico l’estate 2020. Figure che verranno selezionate nel corso di una grande campagna di reclutamento già ai nastri di partenza: sul sito http://www.clubesse.it il calendario costantemente aggiornato delle opportunità e alla pagina “Lavora con noi” il form da compilare per proporre la propria candidatura. La prima tappa “nazionale” del recruiting-tour sarà come sempre BIT4JOB, l’area dedicata alla ricerca di personale di BIT2020, la Borsa internazionale del turismo prevista a Milano Fieramilanocity dal 9 all’11 febbraio. Club Esse ha ripreso a crescere prepotentemente e ora sono 16 i villaggi estivi che ha in gestione o in proprietà tra Sardegna (proprio sull’isola si sono aggiunte negli ultimi mesi due new entry, a Cala Gonone e a Stintino), Sicilia, Calabria e Abruzzo, a cui vanno aggiunte altre due strutture ricettive in Lazio e Valle d’Aosta, per un fatturato che ha superato i 30 milioni di euro grazie a 600.000 presenze. Competenza ed eventualmente esperienza per i ruoli più tecnici, ma soprattutto entusiasmo, motivazione, disponibilità e, perché no, conoscenza delle lingue straniere sono le caratteristiche richieste a chi – maggiorenne – voglia unirsi alla grande famiglia di Club Esse, che impiega ogni estate 1500 persone da aprile a ottobre. A BIT2020 si cercano soprattutto lavoratori nei settori intrattenimento, sport e assistenza bagnanti, ma anche figure con maggiore esperienza per i ruoli di direttore di villaggio e capo servizio. E’ consigliato accreditarsi inviando la propria candidatura a https://inrecruiting.intervieweb.it/bit4job/it/career. I profili più richiesti nell’ambito dell’intrattenimento sono i tecnici audio-luci, gli scenografi, i coreografi, gli animatori per i miniclub e gli istruttori sportivi – in particolare tennis, tiro con l’arco e fitness -, ma non mancano ottime occasioni per i capi animazione, i musicisti, i ballerini, i costumisti, gli assistenti bagnanti, gli addetti alle boutique. Sempre allo staff di animazione saranno dedicate ulteriori giornate di incontri su appuntamento, in via di definizione, a Milano, Roma e Napoli, per le quali occorrerà compilare il form alla pagina “Lavora con noi” sul sito http://www.clubesse.it. Parallelamente, partirà anche un tour di selezione nelle varie regioni che ospitano i villaggi, perché Club Esse preferisce cercare il personale strettamente alberghiero “in loco”, in modo da valorizzare il territorio ed esaltare le competenze, le tradizioni e i sapori locali. Si comincerà dalla Sardegna, e più precisamente da Cagliari, che il 28 e 29 gennaio ospiterà al quartiere fieristico l’International Job Meeting. Nell’occasione, Club Esse incontrerà i candidati che si siano iscritti al sito https://servizi.sardegnalavoro.it/internationaljobmeeting/home.aspx
Seguiranno altre giornate di incontri sull’isola, organizzate direttamente nelle strutture turistiche: venerdì 28 febbraio a Cala Gonone (NU) al Club Esse Palmasera (via del Bue Marino), dalle 14 alle 17, e sabato 29 a Stintino (SS) al Palazzetto dello Sport di via delle Frecce Tricolore, dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 16.30. L’ultima occasione, almeno per il momento, per sostenere un colloquio in Sardegna sarà a Palau (OT) sabato 14 marzo al Club Esse Posada (via del Vecchio Marino), dalle 11.30 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 17.30. I colloqui saranno effettuati in base all’ordine di arrivo e non sarà possibile fissare preventivamente un appuntamento.
Sempre a marzo si potrà avere un confronto con i selezionatori di Club Esse anche nelle altre regioni interessate dai villaggi del Gruppo: in Calabria, venerdì 6 (dalle 15 alle 18) e sabato 7 marzo (dalle 10 alle 13.30) al Club Esse Sunbeach di Squillace Lido (CZ), via Lungomare Ulisse 1; in Abruzzo, sabato 14 marzo al Club Esse Mediterraneo di Montesilvano (PE), via Carlo Maresca 34, dalle 10.30 alle 13 e dalle 15 alle 16.30; in Sicilia, sabato 21 marzo al Club Esse Selinunte di Castelvetrano (TP), Contrada Belice di Mare a Marinella di Selinunte, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 15.30. Anche in questi casi, i colloqui saranno effettuati in base all’ordine di arrivo.Chi entrerà a far parte della squadra sarà invitato a partecipare ad “APP”, quattro giorni di formazione e team building al Club Esse Montesilvano, perché la crescita, la motivazione, la coesione, il lavoro di squadra e la fidelizzazione del personale sono uno dei punti di forza del Gruppo.

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Smart Working, una rivoluzione. Lavorare fuori dall’ufficio aiuta a vivere meglio

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 maggio 2019

Il modo migliore per conoscere più da vicino lo smart working è imparare dagli altri, osservare chi ha già adottato con successo questa filosofia e ne ha implementato i vantaggi ed i benefici. Se n’è parlato ieri al settimo appuntamento di “Conosciamoci Meglio”, dal titolo “Smart Working, una rivoluzione. Lavorare fuori dall’ufficio aiuta a vivere meglio”, insieme a numerosi ospiti ed esperti del settore: Giuseppina Corvino, Responsabile Unità Mercato del Lavoro del Comune di Milano, Alessandra Mazzei, Director at Centre for Employee Relations & Communication dell’Università IULM, Katia Foglia, Head of HR Operations – Bayer Italia e Giuseppe Sabella, Direttore Think Industry 4.0.
“La Settimana del Lavoro Agile è l’occasione, per il comune di Milano di promuovere la cultura che sottende questa nuova ed innovativa forma di lavoro che conquista sempre più spazi ed è una formula win – win-win, per le persone per il aziende e per l’ambiente. – esordisce Giuseppina Corvino, Responsabile Unità Mercato del Lavoro del Comune di Milano. Lo smart working consente alle persone di equilibrare i tempi di vita e di lavoro individuali, agisce nella direzione di una più equa divisione dei compiti genitoriali, aumenta la produttività nelle aziende e salvaguarda l’ambiente. I risultati ottenuti in questi anni confermano che la strada intrapresa è quella giusta e ci auguriamo di poter incrementare e perfezionare ulteriormente quanto finora fatto.”
L’appuntamento di ieri è stato l’occasione per offrire un quadro aggiornato di come cambia il lavoro in una società in continua evoluzione e di come lo smart working rappresenta un’incredibile opportunità anche per i lavoratori o per chi vuole approcciarsi a questo mondo in modo smart e attuale. Ad oggi sono sempre più numerose le aziende e le istituzioni che adottano il Lavoro Agile e, più in generale, politiche di flessibilità oraria e di welfare, favorendo sempre di più la conciliazione vita lavoro per donne e uomini che lavorano in realtà professionali sempre più articolate e in contesti urbani ad alta complessità. Come dimostra l’esperienza di Bayer:
“Oggi lo smart working è utilizzato da oltre 620 dipendenti con una media di 3 gg al mese – dichiara Katia Foglia, Head of HR Operations – Bayer Italia. Da una Survey interna risulta che per la quasi totalità aumenta l’engagement (99%), oltre il 70% dichiara che l’organizzazione e la pianificazione del lavoro sono migliorate e che c’è un notevole beneficio nell’equilibrio tra vita personale e lavorativa. Significativi anche i risultati relativi al risparmio di tempo e ai kpi in termini di impatto ambientale”
L’introduzione dello smart working è stata frutto di un percorso costruito lentamente affinché l’impatto per l’organizzazione fosse positivo. A questo proposito è intervenuta Alessandra Mazzei, Director at Centre for Employee Relations & Communication dell’Università IULM:
Ma lo smart working è davvero una rivoluzione? Lo spiega, per concludere, Giuseppe Sabella, Direttore Think Industry 4.0: “Lo smart working può davvero esserlo perché – come ci dice l’esperienza di Bayer Italia – lavorare fuori dall’ufficio aiuta a vivere meglio. E una delle grandi sfide del nostro tempo è il welfare inteso soprattutto come work-life balance. È vero che registriamo anche casi di applicazione non felice dello smart working; del resto, ciò richiede un nuovo modo di concepire il rapporto con il lavoro e con l’impresa e un nuovo modello di governance i cui assi fondamentali sono fiducia, responsabilità e autonomia. È tutto ciò che chiamiamo “centralità della persona” ma rendere centrale la persona nel lavoro è, appunto, un grande lavoro. Ad ogni modo, questo è il futuro. E indietro non si torna”. Il ciclo di incontri “Conosciamoci meglio” sono realizzati da Bayer, con il patrocinio del Comune di Milano e in collaborazione con UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione).

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Malattie reumatiche, impatto sul lavoro e qualità della vita, al via l’indagine

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Lavorare è un diritto per ogni donna e ogni uomo. Anche per chi è malato. E di workability, ossia l’impatto della malattia sulla capacità di svolgere un determinato lavoro, e qualità della vita nelle malattie reumatologiche infiammatorie, con focus su artrite reumatoide e artrite psoriasica, si è discusso in occasione dello Study Forum organizzato nei giorni scorsi a Roma da ANMAR, Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus, in collaborazione con ISHEO.
In Italia, l’artrite reumatoide colpisce oltre 300mila soggetti, per il 75% dei casi di sesso femminile e nel pieno della vita attiva. In generale, le malattie reumatiche coinvolgono oltre 5 milioni di italiani di ogni fascia d’età, circa il 10% della popolazione.L’artrite reumatoide e l’artrite psoriasica, malattie croniche autoimmuni, sono altamente disabilitanti: evidenze scientifiche dimostrano che entro 10 anni dall’esordio della malattia almeno il 50-60% dei soggetti non è in grado di mantenere un lavoro a tempo pieno, ossia perde la capacità di proseguire la propria attività lavorativa o mantenere le stesse mansioni o lo stesso numero di ore lavorative.Dolore cronico, stanchezza e manifestazioni cutanee hanno, infatti, un notevole impatto fisico e psicologico sui pazienti tale da condizionare negativamente la percezione del sé e del proprio futuro. Se a livello fisico, l’artrite reumatoide è associata alla perdita di massa muscolare e, quindi, ad una diminuzione della forza, l’artrite psoriasica, essendo una patologia cronica multiorgano, riassume in sé l’effetto di entrambe le malattie, artrite e psoriasi cutanea, ognuna con un peso importante sulla vita dei pazienti.
Se consideriamo questi aspetti da una prospettiva sociale, l’impatto economico che ne deriva è di grande portata, con costi legati alla perdita di produttività lavorativa e alla disabilità.Per i pazienti che soffrono di artrite reumatoide e altre patologie reumatologiche, per esempio, il ricorso a visite specialistiche, esami radiologici e di laboratorio, ricoveri e farmaci costituiscono solo alcuni dei costi sanitari diretti che devono affrontare, oltre a quelli dovuti al trasporto, all’assistenza domiciliare, all’assistenza informale che invece rappresentano costi diretti non sanitari. In generale, si stima che il costo sociale medio annuo dell’artrite reumatoide nel nostro Paese varia da € 2,5 a 3,4 miliardi.Emerge dunque un quadro davvero complesso per i fattori che lo compongono e la molteplicità delle variabili che incidono sulla qualità della vita e la capacità lavorativa dei pazienti con malattie reumatologiche infiammatorie. Ma c’è di più. “Bisogna allargare la prospettiva – avverte Silvia Tonolo, presidente ANMAR – studiare l’impatto complessivo delle cure, puntando per esempio sulla diagnosi precoce che può ridurre, nel tempo, l’impatto negativo degli effetti della malattia e migliorare quelli inerenti la workability. Diagnosticare preventivamente la malattia vuol dire, in sintesi, rallentarne la progressione, migliorare la qualità di vita dei pazienti e contribuire a ridurre non solo i costi diretti ma anche quelli indiretti e sociali della malattia”.Per questi motivi, in occasione dello Study Forum, ANMAR ha lanciato una nuova indagine (www.anmar-italia.it/) i cui risultati saranno presentati nei prossimi mesi, al fine di realizzare una fotografia reale e attuale dell’impatto delle malattie reumatologiche nel nostro Paese, senza tralasciare gli aspetti della sfera sociale e lavorativa di ciascun individuo e dei loro caregiver, e indagando in modo più approfondito nell’esperienza dei pazienti per migliorare la qualità delle cure in tutte le sue dimensioni.

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Lavorare nel digital automotive: 5 nuove professioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

Il digitale ha radicalmente cambiato il mondo in cui viviamo, creando per i consumatori nuove esigenze e nuovi bisogni, a cui le aziende sono tenute a rispondere. Questo cambio di paradigma ha coinvolto anche il settore automotive: la forte settorialità che contraddistingue questa industry richiede figure specializzate che, pur digital, abbiano competenze specifiche del settore. Le opportunità lavorative non mancano: secondo un’indagine il 75% dei concessionari italiani ha dichiarato di voler aumentare il numero di persone impiegate nell’area web e digital all’interno della propria azienda. MotorK ha quindi individuato 5 nuove professioni da tenere d’occhio se si vuole trovare un lavoro in questo settore: il Customer Advisor, l’Automotive Digital Manager, il Car Influencer, il BDC manager e lo Small Data Analyst.

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C’è meno disponibilità a lavorare all’estero, ma non tra gli italiani under 30

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

La propensione globale ad andare a lavorare all’estero è diminuita negli ultimi 4 anni, passando dal 64 al 57%, ma non per i giovani italiani: il 75% di chi ha meno di 30 anni, infatti, dichiara di avere preso in considerazione l’idea di trasferirsi, una percentuale molto più alta della media globale relativa ai loro coetanei (61%) e anche di quella degli italiani in generale, scesa dal 59 al 55%. Tra le dieci destinazioni di interesse per i nostri connazionali, il Regno Unito ruba la pole position agli Stati Uniti. Seguono Germania, Svizzera, Spagna, Francia, Australia, Canada, Paesi Bassi e Svezia (che entra nella top ten). L’Italia, invece, si mantiene al nono posto tra i Paesi preferiti dagli stranieri per cercare lavoro, apprezzata in particolare da chi ha alta scolarità, mentre tra le donne sale addirittura all’ottavo posto.
Sono alcuni dei risultati emersi dal “Decoding Global Talent 2018” di The Boston Consulting Group, la più ampia indagine mondiale sulle persone in cerca di lavoro che ha intervistato oltre 360.000 individui in 197 Paesi. Tra le ragioni che hanno ridotto la disponibilità a spostarsi, le regolamentazioni più severe nelle principali destinazioni, come Regno Unito e Stati Uniti, il miglioramento dell’economia in paesi precedentemente molto mobili, ad esempio l’Europa centrale e dell’Est, e la globalizzazione del lavoro. Tuttavia, ci sono Paesi in assoluta controtendenza che registrano un aumento della mobilità del 10%, come Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Canada, Brasile e India. Le donne sono meno propense a muoversi, mentre i giovani e coloro che hanno competenze digitali spendibili lo sono molto più della media.
Rispetto allo studio del 2014, cambia il ranking, ma non cambiano le destinazioni preferite da chi pensa di lasciare il proprio Paese per cercare lavoro: gli Stati Uniti sono ancora in testa alla classifica, la Germania ruba il secondo posto al Regno Unito (che passa dal 2° al 5° posto, forse a causa della Brexit), seguita da Canada e Australia. La Svizzera scende dal 5° all’8° posto, probabilmente per via dell’inasprimento delle quote. Londra continua a guidare la top ten delle città, confermando che il marchio città si differenzia dal marchio Paese, seguita da New York e Berlino. Abu Dhabi e Dubai diventano più attraenti, Hong Kong entra nelle migliori 30.
I primi fattori di interesse per le persone che cercano un lavoro rimangono la cultura, le relazioni, l’equilibrio tra vita personale e professionale, lo sviluppo inteso come avanzamento di carriera e apprendimento e la sicurezza, sia del posto di lavoro che dell’azienda. Il salario si trova solo all’8° posto. Queste preferenze variano però molto nelle diverse zone geografiche: il mondo occidentale è più concentrato sulle relazioni e sul work-life balance, mentre i Paesi in via di sviluppo sono più attenti all’apprendimento e alla carriera; alcune regioni danno priorità alla retribuzione (ad esempio la Russia, l’Ucraina), mentre per diversi Paesi asiatici come l’Indonesia è più importante la sicurezza del posto di lavoro.
Naturalmente gli individui devono essere pronti a riqualificarsi per nuovi lavori e il 70% degli intervistati dichiara di essere disposto a farlo, anche utilizzando corsi online e metodi di autoapprendimento.

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Lavorare nella cooperazione internazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

Università per Stranieri di PerugiaPerugia 5 dicembre 2017 ore 11,30 Palazzo Gallenga, Sala Goldoni, si terrà un’altra tappa del progetto “Cooperazione internazionale – Il nostro futuro nel mondo”. Il vice ministro degli esteri con delega alla cooperazione, Mario Giro, è in tour nelle università italiane per fornire suggerimenti professionali ai giovani interessati al mondo della Cooperazione internazionale e per offrire loro gli strumenti per rispondere alle domande del mondo del lavoro. All’evento, prenderà parte il prof. Giovanni Paciullo, Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia insieme al prof. Emidio Diodato, docente di Relazioni internazionali e Geopolitica.
Il progetto a livello nazionale comprende una serie di “Giornate d’orientamento sulle opportunità di lavorare con la Cooperazione Internazionale”, dove gli studenti universitari e quelli dell’ultimo anno delle superiori sono protagonisti di un confronto libero e informale. Mario Giro illustrerà tutte le opportunità di lavoro che la Cooperazione internazionale offre ai giovani oggi e illustrerà le modalità di partecipazione per accedere alle borse di studio offerte dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) che verranno assegnate nel 2018. Questi incontri sono parte integrante del percorso di preparazione della Prima Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo che si terrà nel 2018. Idee, spunti, riflessioni e iniziative di particolare interesse verranno valorizzati e portati al Forum per rilanciare la Cooperazione Internazionale.
“Vogliamo raccogliere i messaggi dei giovani e portarli alla Conferenza della Cooperazione, vogliamo far conoscere le concrete opportunità professionali che il mondo della cooperazione già offre: la cooperazione non è solo una visione del mondo che può cambiare la prospettiva di sviluppo futuro, ma può diventare anche un’ importante opportunità professionale per tanti giovani” – ha dichiarato Mario Giro – “Non basta fare cooperazione, è necessario raccontare al Paese come ha cambiato tante vite e spiegare che si tratta di un investimento per il futuro dell’Italia”.
Il seminario è organizzato dalla Farnesina, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione, dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo (AICS) d’intesa con l’Università per Stranieri di Perugia, da tempo protagonista di azioni di cooperazione, che rilancia con forza questa tematica, rinnovandola nei contenuti e nell’approccio: aprirsi al mondo per scoprire nuove opportunità di lavoro e per costruire insieme una società globale più equa. Dopo l’intervento del Vice Ministro ampio spazio al dibattito con gli studenti e alle testimonianze dei soggetti della Cooperazione.

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“Una nuova forma per Zurich, un nuovo modo di lavorare”

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

zurichMilano. Questo il concept su cui si fonda la progettazione dei nuovi uffici di Zurich a Milano, un ambiente innovativo e di ispirazione per i dipendenti che si basa sulla logica del dynamic working, una modalità di lavoro che favorisce la comunicazione e l’interazione fra i team e che permette allo smart working di esprimersi al meglio. I nuovi uffici di Zurich appena inaugurati sono un luogo aperto alla collaborazione e all’innovazione. Con questa nuova forma l’edificio si adegua allo standard già in vigore nelle sedi di Zurigo, Londra e Barcellona e il modo di lavorare si rinnova, in linea con la politica dello smart working, regolamentato anche in Italia grazie alla Legge 81/2017 pubblicata negli scorsi giorni sulla Gazzetta Ufficiale. Spazi di lavoro dinamici, in cui le postazioni di lavoro “tradizionali” non sono più assegnate singolarmente, ma ognuna di esse – caratterizzata da sedute ergonomiche, luci antiriflesso e pannelli fonoassorbenti – è ogni giorno occupata da chi ne ha bisogno. A seconda delle esigenze si potrà lavorare in classiche postazioni di lavoro, in luoghi tranquilli o in aree di collaborazione per momenti di condivisione e affiancamento, in zone living per riunioni informali o meeting room classiche. Sono previste inoltre salette insonorizzate per conversazioni telefoniche private e tanti altri spazi innovativi, costruiti per favorire il confronto e la collaborazione, abbattendo ogni barriera fisica legata a singoli ruoli e responsabilità, nel rispetto della privacy e della riservatezza sempre garantite dalle aree dedicate. A solo un anno dall’implementazione dello smart working in Zurich, oltre il 70% dei 1.300 dipendenti in tutte le direzioni e sedi Zurich in Italia, ha infatti aderito in modo volontario al progetto, riconoscendo quanto questa nuova modalità di lavoro sia un potente fattore di produttività e di efficienza.
Dati in linea con i risultati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano che registra un aumento degli smart worker pari al 40% negli ultimi 3 anni e alti livelli di soddisfazione fra i dipendenti che hanno aderito all’iniziativa.
Metà dei dipendenti, circa 450, ha scelto di lavorare da casa 1 giorno la settimana, mentre l’altra metà 2 giorni. Questa nuova modalità di lavoro è diventata quindi parte integrante della vita aziendale ed è risultata particolarmente apprezzata dai dipendenti. Tra i numerosi benefici che offre lo smart working, quelli maggiormente apprezzati dai dipendenti riguardano infatti il risparmio di tempo dedicato agli spostamenti casa/lavoro, l’aumento di produttività ed efficienza, oltre alla possibilità di gestire il lavoro in maniera flessibile nell’arco della giornata. Questo meccanismo si fonda sul principio cardine della fiducia tra manager e collaboratore: le persone acquisiscono un maggior senso di responsabilità e accountability e si registra un minor assenteismo, una maggiore retention di talenti. Lo smart working in Zurich ha anche un importante impatto sull’IT. La tecnologia è fondamentale, oltre che abilitante, per il successo delle forme di lavoro come lo smart working e il dynamic working. Zurich è fra i maggiori gruppi assicurativi ad aver dotato ogni dipendente di un laptop con telefono integrato e router wifi che consente l’accesso alle reti aziendali e al proprio telefono da qualsiasi luogo. Quest’anno Zurich ha partecipato anche al progetto “Adotta un’impresa” – promosso dal Comune di Milano nell’ambito della Settimana Agile – che ha consentito alle aziende che hanno già avviato forme di lavoro agile di offrire la propria competenza ad altre aziende interessate a sperimentare una nuova cultura e un nuovo modo di lavorare e vivere il lavoro. Zurich in particolare supporterà un’azienda al fine di facilitare lo sviluppo del dynamic working al suo interno.Zurich Insurance Group (Zurich), leader nel settore assicurativo, serve i propri clienti sia a livello globale che nei singoli mercati locali. Con circa 54.000 collaboratori, offre un’ampia gamma di prodotti e servizi nei rami danni e in quelli vita in più di 210 Paesi.
Zurich in Italia. Zurich è presente in Italia dal 1902 ed opera attraverso una rete di circa 600 Agenzie e accordi di distribuzione con banche e reti di promotori finanziari, nell’area della protezione assicurativa, del risparmio e della previdenza. (foto: Zurich)

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“Social Justice Index”: in Europa sempre più lavoratori a rischio povertà

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 novembre 2016

poverta_mani-400x300Lavorare ed essere poveri: a dirlo l’ultimo rapporto della fondazione Bertelsmann Stiftung “Social Justice Index” che ha esaminato quale giustizia sociale esiste nei 28 Stati membri. E’ questa la nuova frontiera del lavoro nel 2016 in cui anche chi ha un’attività che gli permette di avere uno stipendio resta in uno stato di costante precarietà e non sempre riesce a viverci. Stando al report quasi un quarto dei cittadini dell’Unione europea (23,7%), pari a circa 118 milioni di persone, sono oggi a rischio povertà ed esclusione sociale. Nessuna novità per l’Italia che continua a mettersi nelle ultime posizioni raggiungendo il 24esimo posto sui 28 Stati membri. Un primato quello italiano che è il risultato di numeri allarmanti sul fronte dei 6 fattori presi in considerazione dello studio: povertà, istruzione, mercato del lavoro, sanità, giustizia intergenerazionale, coesione sociale e non discriminazione. L’Italia non è il solo paese dove la canzone simbolo della sua gioventù è diventata “se potessi avere mille euro al mese”. Preceduta da Portogallo e Ungheria, l’Italia nella classifica ha una posizione leggermente migliore tra i 28 Stati solo a Spagna, 25esimo, poi Bulgaria, Romania e all’ultimo posto l’eterna vittima della crisi, la Grecia. Le opportunità di partecipazione dei cittadini europei, misurate a partire dal 2008 ogni anno da questo indice, non sono tutte uguali. Per quanto riguarda le vacanze ormai sono tantissimi i lavoratori italiani che non possono neppure permettersi una settimana di vacanza lontano dalle propria quattro mura. Tante le persone che nel 2015 hanno rinunciato ad avere la propria autovettura perché non possono più permettersela. Alla luce di questo rapporto, osserva Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, gli italiani hanno preso atto che le politiche del lavoro del Governo Renzi, dal Jobs Act, la riforma dei contratti, riduzione dei diritti dei lavoratori, jobs act, cancellazione dell’articolo 18, precariato, stage, di altre discipline del rapporto di lavoro, ecc… sono sbagliate e fallimentari. Nascere in Svezia, che occupa la prima posizione della classifica, o in Finlandia , Danimarca e Repubblica Ceca non è come nascere in Italia, che nel 2015 ha registrato anche il tasso più basso di occupazione in Europa. La Repubblica Ceca, ma anche la Slovenia e l’Estonia, rispettivamente al nono e al tredicesimo posto, dimostrano come “le politiche sociali giochino un ruolo determinante nel migliorare le condizioni di giustizia sociale. Ad esempio la Repubblica Ceca è riuscita a fare eccellenti politiche di contrasto preventivo alla povertà”. E così dallo studio risulta che sarebbe stato molto meglio nascere non solo nei tradizioni paesi scandinavi, leader nelle politiche di welfare e da sempre in prima posizione in quasi tutte le classifiche europee, ma anche in Repubblica Ceca, al quarto posto della classifica o in Germania, al settimo, Gran Bretagna, Lussemburgo e Polonia che hanno registrato un modesto miglioramento seppur “. I paesi che in questi anni, anche grazie alla parziale fuoriuscita dalla crisi, hanno migliorato il loro Social Justice Index sono comunque pochi e nonostante la fondazione tedesca registri un “generale e leggero miglioramento rispetto al 2015″, Bertelmans Stiftung nel rapporto scrive che non si può parlare di “inversione di tendenza in termini di giustizia sociale”.

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Permettere ai rifugiati di lavorare: le proposte dei deputati

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2016

rifugiati sirianiLa risoluzione non vincolante approvata martedì evidenzia come introdurre la possibilità per i rifugiati e i richiedenti asilo di lavorare nei loro Paesi di accoglienza possa non solo aiutarli a ritrovare una dignità, ma anche ridurne – trasformandoli in contribuenti – l’onere sui bilanci pubblici. Le politiche d’inclusione dovrebbero comprendere l’apprendimento della lingua e fare particolare attenzione ai tassi di disoccupazione locali, soprattutto tra i giovani.Il testo, redatto da Brando Benifei (S&D, IT) sottolinea che le procedure per la concessione dell’asilo e le condizioni per l’accesso al mercato del lavoro differiscono notevolmente in tutta l’UE e come anche fra i rifugiati sussistano grandi differenze in età, istruzione e competenze di lavoro. La risoluzione è stata approvata dall’Aula con 486 voti favorevoli, 189 voti contrari e 28 astensioni.I programmi d’inclusione dovrebbero mirare a essere un processo dinamico a due sensi tra rifugiati e comunità di accoglienza, in cui tutti i partner hanno diritti e doveri, mentre lo stesso processo si adatta alla situazione sul campo.
Agevolare l’accesso dei rifugiati e dei richiedenti asilo al mercato del lavoro, all’alloggio, all’assistenza sanitaria, all’istruzione e alla protezione sociale restituisce loro dignità umana e autostima. Il lavoro li rende economicamente indipendenti e permette loro di ripagare la società, diventando contribuenti. I deputati ritengono che per un rapido inserimento nel mondo del lavoro sia fondamentale una valutazione tempestiva, equa e trasparente, e il riconoscimento delle loro qualifiche.Poiché in alcuni Paesi e regioni la disoccupazione giovanile e di lunga durata è ancora a livelli allarmanti, l’assistenza ai rifugiati e richiedenti asilo non dovrebbe essere finanziata a scapito di programmi per altri gruppi svantaggiati, ma con nuovi finanziamenti. I deputati si oppongono all’idea di creare mercati del lavoro speciali per i rifugiati, sostenendo che il salario minimo nazionale dovrebbe essere applicato anche a loro.Parlare la lingua del Paese ospitante svolge un ruolo essenziale per un’efficace integrazione. I deputati invitano gli Stati membri a istituire un sistema di formazione linguistica che colleghi strettamente la formazione linguistica generale a quella professionale.
La risoluzione sottolinea che la lotta contro ogni forma di discriminazione, di xenofobia e di razzismo deve essere intensificata. D’altra parte, i rifugiati dovrebbero avere accesso a corsi di orientamento in materia di diritti e valori fondamentali dell’UE e l’inclusione sociale, compresi corsi sui diritti fondamentali, sui valori e sulla cultura.

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Lavorare con la cultura

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2015

lavorare con la culturaPadova. Venerdì 25 settembre, ore 15.00, nell’aula “Cal1” di Palazzo Maldura a Padova, verrà presentato il “Corso interateneo in Musica e Arti performative”, unico corso di laurea magistrale dedicato a questo ambito nel Triveneto, organizzato dall’Università degli Studi di Padova e dall’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Il Nordest d’Italia è una delle regioni d’Europa con la più grande produttività nell’ambito della musica e delle arti performative in genere, con la presenza di istituzioni di fama internazionale come il Teatro La Fenice, l’Arena di Verona, l’Orchestra di Padova e del Veneto, l’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, oltre alle stagioni liriche di Bassano, Rovigo, Padova, Treviso. Chi si occuperà in futuro di queste istituzioni, come pure degli archivi storici (Fondazione Cini, Fondazione Levi, Archivio musicale della Veneranda Arca di S. Antonio, Archivio Luigi Nono), e dell’istruzione scolastica, dovrà avere una preparazione adeguata.
Da questi presupposti, tre anni fa, è nato il corso di Laurea magistrale in Musica e Arti performative, interateneo di Padova e Venezia, frutto della fusione di precedenti corsi di laurea magistrale attivi presso le due Università. Venerdì 25 settembre a partire dalle ore 15.00, a Palazzo Maldura (aula “Cal1”) a Padova, sarà presentato il programma del corso per l’a.a. 2015/2016.
L’incontro è rivolto principalmente agli studenti che frequentano l’ultimo anno del Liceo musicale, ai laureati di primo livello presso l’Università, ai diplomati di primo livello presso il Conservatorio e ai diplomati presso l’Accademia di Belle Arti. Ad introdurre l’incontro sarà il prof. Sergio Durante, Presidente del corso di laurea, al cui intervento seguiranno la presentazione dei corsi di ricerca d’archivio, storia della musica contemporanea, storia della scenografia, analisi musicale e storia della danza. Molteplici sono gli sbocchi professionali a cui il corso di laurea dàPalazzoMaldura accesso. I laureati potranno svolgere attività di consulenti e collaboratori negli allestimenti musicali, teatrali e dello spettacolo in genere; lavorare negli enti pubblici rivolti alla cultura musicale e performativa; assumere incarichi nell’ambito dell’industria dell’intrattenimento e della comunicazione o presso le aziende pubbliche e private operanti nell’ambito della conservazione e del restauro; svolgere attività lavorativa in enti, centri culturali e istituzioni che si occupano dello studio, promozione, diffusione e conservazione dei beni relativi alle arti performative quali musei, fondazioni, teatri, biblioteche, associazioni; assumere incarichi nell’ambito delle applicazioni informatiche alla musicologia e delle arti performative.
Nella seconda parte del pomeriggio, a partire dalle ore 17.00, Fabrizio Della Seta (Università di Pavia), Franco Piperno (Università di Roma, La Sapienza), Gianmario Borio (Università di Pavia e Fondazione G. Cini), tre studiosi noti a livello internazionale, si confronteranno sui cambiamenti che hanno interessato, negli ultimi trent’anni, la ricerca musicologica, quali sono le tendenze attuali, cosa si può prevedere per i giovani studiosi di oggi. (foto: lavorare con la cultura)

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