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I limiti delle partnership lavorative

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

In un mondo lavorativo sempre più dominato dalla competizione, avere un’idea brillante non sempre equivale a una grande opportunità di business se non supportata dal giusto socio in affari. Basti pensare che alcune delle compagnie più famose al mondo sono nate da proficue partnership lavorative capaci di superare le avversità, visto che non sempre i rapporti societari tra “Il Gatto e la Volpe” sono idilliaci: Steve Jobs e Steve Wozniak hanno fondato Apple, Mike Krieger e Kevin Systrom hanno creato Instagram, Larry Page e Sergey Brin hanno portato alla luce Google, William Procter e James Gamble hanno ideato l’omonima Procter & Gamble, mentre Bill Gates e Paul Allen hanno fondato Microsoft. Ma cosa accade quando a prevalere sono le incomprensioni tra soci? Secondo una ricerca americana pubblicata su Forbes, oltre il 70% delle giovani startup fallisce nel giro di 5 anni a causa di conflitti interni. Molte partnership si concludono infatti per una mancanza di valori condivisi che diventa a lungo andare una fonte crescente di attrito. E ancora, secondo un’indagine di Harvard Business Review, lo scontro tra personalità differenti è una delle cause principali che porta alla rottura di una partnership, seguita soltanto dalla mancanza di fiducia. Ma quali sono i consigli degli esperti per trovare il business partner ideale e iniziare un percorso duraturo? Bisogna possedere delle competenze complementari in modo da creare sinergie virtuose, impostare correttamente gli accordi della partnership sin dall’inizio per evitare beghe legali in futuro e comprendere in maniera onesta le dinamiche di ruolo.“La partnership societaria può rappresentare una notevole forza propulsiva verso risultati di successo, ma al tempo stesso configurarsi come una gabbia da cui non si riesce a uscire facilmente. Le ragioni di successo o insuccesso sono da ricercarsi sia nella dinamica che si crea fra i soci stessi, sia nelle caratteristiche individuali – spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia, che ha affiancato grandi imprenditori e professionisti nel raggiungimento dei propri obbiettivi – Per dinamica s’intende il tipo di relazione che si sviluppa tra le due parti, caratterizzata da ruoli ufficiali che vengono determinati anche dal tipo di comportamento. Molto spesso accade che una persona si sacrifica e l’altra si lamenta in continuazione, una rimane in silenzio e l’altra si sente incompresa. Per questo motivo è fondamentale impostare correttamente gli accordi commerciali sin dall’inizio, comunicare in maniera costante e, se necessario, avere la capacità di chiudere al momento giusto”. Ma non è tutto, perché le partnership lavorative tendono a diventare più ostiche e difficili da mantenere nel tempo se i soci in affari sono coinvolti in una relazione amorosa o addirittura legati da un vincolo matrimoniale. Basti pensare che secondo una ricerca americana pubblicata su Entrepreneur, il 45% delle coppie sposate che decide di instaurare una partnership lavorativa finisce poi per interrompere la propria relazione o addirittura divorziare. Dato che si amplifica anche nel mondo dello star system dove, nel corso degli anni, sono state numerose le coppie di celebrities americane ad aver iniziato un business assieme per poi mollare il colpo: Jay-Z e Beyoncé hanno lanciato nel 2014 Tidal, un servizio musicale in streaming che si prefiggeva lo scopo di rivoluzionare l’intero settore, salvo poi decidere di estromettersi, Demi Moore e Bruce Willis hanno fondato negli anni ’90 Planet Hollywood, una catena di ristorazione ispirata al mondo glamour del cinema, decidendo poi di non investirci più, Debi Mazar e lo chef Gabriele Corcos hanno aperto nel 2015 un ristorante a Brooklyn chiamato Tuscan Gun Officine Alimentari, andato in bancarotta nel giro di 3 anni.

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Sono oltre 26mila le opportunità lavorative in arrivo con l’estate 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 8 giugno 2019

Trasporti, turismo, grande distribuzione e cura della persona sono tra i settori che offrono maggiori occasioni. È quanto emerge dalla rilevazione effettuata da Assolavoro, l’Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro.
Hostess e addetti all’accoglienza, animatori per villaggi turistici, scenografi, ballerini e tecnici audiovideo sono tra le figure più richieste nel turismo assieme a responsabili villaggi vacanze, istruttori subacquei, skipper e caddy master per golf club.
In porti e aeroporti crescono le opportunità per personale – anche di terra; molto gradita la conoscenza di una seconda lingua straniera. Tra le più gettonate, oltre all’inglese, risultano il russo, il cinese e l’arabo.
Cuochi e aiuto cuochi, pizzaioli, pasticceri, sommelier e personale di sala anche alla prima esperienza sono tra le professionalità più cercate nel settore ristorazione.
Nella grande distribuzione si aprono occasioni per banconisti, specie per taglio carni e reparto freschi, addetti alle casse, magazzinieri e addetti alla security.
Sotto la voce “cura della persona” le opportunità riguardano infermieri, badanti e personale socio sanitario, ma anche estetisti, parrucchieri, massaggiatori e personal trainer (yoga, pilates, gyrotonic tra le discipline più in voga).
Anche durante il periodo estivo, inoltre, aumenta la richiesta di figure professionali legate alla promozione attraverso i canali digitali, che conoscano bene le piattaforme, sappiano analizzare dati e tendenze e siano capaci di accompagnare le strutture ricettive e della ristorazione in attività di comunicazione finalizzate.
Le figure professionali cercate dalle Agenzie per il Lavoro sono inquadrate con contratti di lavoro in somministrazione, ovvero con diritti, tutele e retribuzione tipiche del lavoro dipendente.La durata dei contratti per queste specifiche opportunità è solitamente legata a quella della stagione estiva. Rappresentano una occasione per i più giovani di fare le prime esperienze concrete di lavoro e per chi è più adulto per cercare nuove occasioni e migliorare la propria condizione occupazionale.
La retribuzione è quella prevista dai Ccnl per le singole professionalità, le competenze sono naturalmente legate alle singole occasioni, in generale tuttavia è richiesta disponibilità a lavorare in orari notturni e in giorni festivi, flessibilità, capacità di lavorare in team, conoscenza di lingue straniere (inglese, cinese, russo, arabo su tutte).
Per candidarsi basta consultare i siti delle principali Agenzie oppure rivolgersi a una delle 2.500 filiali presenti su tutto il territorio nazionale, info su http://www.assolavoro.eu Assolavoro è l’Associazione Nazionale di Categoria delle Agenzie per il Lavoro (ApL), costituita il 18 ottobre 2006 dalla fusione delle tre rappresentanze preesistenti.
Riunisce le Agenzie per il Lavoro che producono oltre l’85% del fatturato complessivo legato alla somministrazione di lavoro e contano in tutta Italia oltre 2.500 filiali.
L’Associazione nasce per garantire alle ApL standard più elevati di tutela e rappresentanza, nonché un’offerta integrata di assistenza e informazione.È riconosciuta quale Parte Sociale e interviene stabilmente alle audizioni convocate dal Governo e dagli Organismi Parlamentari, per contribuire alla fase di elaborazione sia di nuove normative, sia di indagini conoscitive sul mercato del lavoro. Assolavoro aderisce a Confindustria e rappresenta l’espressione italiana della World Employment Confederation – Europe, la Confederazione Europea delle Agenzie per il Lavoro.

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Selezioni per il servizio civile

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2011

Empoli. Si svolgeranno il 25 e 26 agosto nel centro direzionale dell’Asl 11 Sono 54 i candidati che hanno fatto domanda per diventare volontari del progetto “Libera-mente diversi, diversa-mente uguali”. I colloqui di selezione si svolgeranno nel centro direzionale dell’Asl 11, in via dei Cappuccini n. 79, a Empoli (sala 19, piano terra). Le selezioni consisteranno in un colloquio motivazionale ed attitudinale e in una valutazione dei titoli di studio, degli eventuali corsi di formazione e delle precedenti esperienze lavorative. Sulla base dell’esito delle selezioni verrà stilata la graduatoria dei candidati che verrà trasmessa alla Regione Toscana il 10 settembre prossimo. I volontari che verranno selezionati inizieranno il servizio civile entro il prossimo mese di ottobre. http://www.usl11.toscana.it

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Libia e ricadute lavorative

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Mag 2011

A tre mesi dall’inizio delle ostilità “ammonta a diverse migliaia il numero di lavoratori licenziati o posti in cassa integrazione” dice l’ing. Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere. “Tra le conseguenze della guerra non va dimenticata la drammatica crisi che sta indebolendo, con qualche grande azienda, anche la quasi totalità di PMI italiane che fino al 2010 erano stabilmente impegnate con la Libia, direttamente o nell’indotto. In molti casi l’acquisizione di commesse in Libia permetteva di mantenere viva l’azienda in Italia. Esistono poi casi di imprenditori che avevano spostato in quella Nazione il core business delle proprie aziende portando a Tripoli anche un gran numero di ingegneri e di personale qualificato. Posti di lavoro persi che non si recupereranno. Le ultime stime mensili della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale confermano che, in totale, appena il 30% dei posti di lavoro è stato salvato attraverso la riconversione ed il riutilizzo del personale in altri ambiti aziendali. Nel 70% si è proceduto con la cassa integrazione mentre, sin dall’inizio della crisi e dell’abbandono del mercato da parte delle imprese italiane, si sono registrati i casi di licenziamento del personale di aziende impegnate nell’indotto”. Cifre destinate a crescere: “Con il bombardamento dei siti di estrazione di petrolio da parte degli arei di Gheddafi sarà quasi impossibile, per l’ENI, riprendere la fornitura a guerra finita (ed a contratti eventualmente rispettati)”. Commesse e posti di lavoro persi. Cestari ha pochi dubbi: “Chi conosce l’Africa sa che, con i bombardieri, la Francia fa volare gli aerei diplomatici. Non mi stupisce quindi che, mentre a Roma il nostro Governo si commuoveva davanti ai racconti dei rappresentanti del CNT, con i ribelli a Bengasi i ministri francesi siglavano accordi quadro per garantirsi nel dopo-Gheddafi la prosecuzione dei contratti per le grandi commesse in essere (es. con Alcatel da 60 milioni di dollari e Airbus da circa tre miliardi) e per garantire le imprese del proprio tessuto pubblico e privato nella fase di futura ricostruzione. Analogamente agli imprenditori italiani piacerebbe pensare che, a fronte dei 250milioni di dollari garantiti ai ribelli, durante i tanti contatti tra Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri e rappresentanti del Governo libico di transizione sia stato firmato qualche simile documento a garanzia dei nostri investimenti (pubblici e privati) nazionali. Se così fosse stato, perché il Governo non si è sentito in dovere di comunicarlo, tranquillizzando i mercati? Ad oggi i nostri imprenditori hanno solo capito che dovranno lasciare il posto ad altri”. Rapporto ICE alla mano, Cestari ricorda: “Le grandi imprese italiane presenti in Libia operavano soprattutto nei settori del petrolio e gas (Eni, Snam Progetti, Edison, Tecnimont, Saipem), delle costruzioni ed opere civili (Impregilo e Bonatti, poi Garboli-Conicos, Maltauro, Enterprise), della ingegneria (Techint e Technip), dei trasporti (Iveco, Calabrese, Tarros, gruppo Messina, Grimaldi, Alitalia), delle telecomunicazioni (Sirti e Telecom Italia), dei mangimi (Martini Silos e Mangimi); della meccanica industriale (Technofrigo – impianti refrigerazione e OCRIM – mulini); delle centrali termiche (Enel Power); dell’impiantistica (Tecnimont, Techint, Snam Progetti, Edison, Ava, Cosmi, Chimec, Technip, Gemmo). Sono presenti inoltre Telecom, Prismian Cables (ex Pirelli Cavi). A queste va aggiunto un centinaio di PMI che ‘in’ e ‘con’ la Libia lavoravano in maniera stabile e principale. In assoluto il volume d’affari che si è interrotto ha abbondantemente sfondato il tetto dei 100 miliardi di euro. Un danno per tutto il sistema-Italia”. La Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere è Ente senza scopi di lucro. Fondata del 2004, iscritta registro delle Camere di Commercio italo-estere del Min. degli Affari Esteri. La Camera di Commercio ItalAfrica Centrale associa oltre 150 tra grandi e PMI nazionali interessate alla internazionalizzazione delle attività nei Paesi della fascia sub sahariana.

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