Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘lavoratore’

Scuola: Bonus merito, con il nuovo contratto distribuiti per il 2018 la bellezza di 4,5 euro a lavoratore

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2018

Praticamente, poco più di tre caffè al mese. Perché nel tentativo maldestro, probabilmente mai avviato, di innalzare gli stipendi più bassi dell’area Ocse, dopo la Grecia, con il contratto sottoscritto lo scorso 9 febbraio all’Aran si è deciso di devolvere “a pioggia” una parte del fondo nazionale del merito: 60 milioni per l’anno in corso e ancora meno (40) per il futuro; mentre l’altra metà dei 200 milioni annui verrà assegnata attraverso la contrattazione d’Istituto, in linea con quanto previsto dal decreto legislativo Brunetta 150/2009, dalla Legge Madia 124/2015 e dalla Legge 107 del 2015, con l’intento di introdurre valutazione e premialità anche tra i lavoratori meno pagati del pubblico impiego. Ma anziché evidenziare l’indecenza degli aumenti che vengono applicati, sottolineando che quanto disposto dalla Legge 107/2015 rimane in vigore per i restanti 130 milioni iniziali e 160 milioni a regime, secondo la FLCGIL “il nuovo Contratto, supera quanto indicato dalla legge 107/2015 per quanto riguarda il bonus merito per la valorizzazione del lavoro dei docenti”. Ma di cosa stiamo parlando? Pochi spiccioli subito e qualche euro in più ai docenti più fortunati, individuati annualmente come meritevoli, mentre il personale Ata viene da subito escluso da questo teatrino al ribasso perché reputato in partenza inadatto o inadeguato per vedersi riconoscere il bonus merito.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ancora una volta stupiscono i toni da campagna elettorale della CGIL sulla disapplicazione della Legge 107 e sui benefici presunti estesi ai precari che ancora attendono di sapere perché nel contratto non si è applicata la giurisprudenza sul precariato della Cassazione. La verità è che la legge non vietava l’attribuzione del merito, ma solo della card di aggiornamento ai precari, mentre continua a vietare ad essi gli scatti stipendiali e la ricostruzione per intero del servizio pre-ruolo: mancate disposizioni contro cui l’Anief non a caso ha presentato formale ricorso. Ad ogni modo, come ha ribadito il Miur, la contrattazione non può derogare alla legge per cui si forniscono interpretazioni che porteranno ad un nuovo inevitabile contenzioso.

Posted in scuola/school, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Un malato di cancro su 3 è un lavoratore

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

Cancro-sintetizzata-molecola-che-blocca-proteina-tumoraleIn Italia infatti 3milioni e 300mila persone vivono dopo la diagnosi e il 30%, circa un milione di cittadini, è in età lavorativa. E sono ben 4 milioni i caregiver, cioè coloro che si occupano del sostegno dei malati (in particolare familiari). Per questo “esercito” di persone, Aimac (Associazione Italiana Malati di Cancro) ha condotto in 20 anni vere e proprie battaglie di civiltà per il riconoscimento di diritti fondamentali sul posto di lavoro. Conquiste ricordate oggi nel ventennale dell’Associazione celebrato in un convegno al Senato. Nel 2003, su impulso di Aimac, è stato inserito nella “Legge Biagi” un articolo (art. 46 del D.lgs. n. 276/2003) che ha modificato la disciplina sul part-time, introducendo per la prima volta nel nostro Paese il diritto per i malati di cancro alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time e viceversa. Nel 2006 è stato approvato un altro provvedimento di portata innovativa (Legge n.80 del 2006 con emendamento Aimac/FAVO) che ha abbattuto i tempi di attesa per l’ottenimento dell’accertamento dell’invalidità civile e dell’handicap, riducendoli a soli 15 giorni. Un altro decisivo passo in avanti nel 2009, con l’esclusione dalle fasce di reperibilità per i dipendenti pubblici in malattia con terapie salvavita per tumore (Circ. 1/2009 del Ministero per la Pubblica Amministrazione e DM 206/2009), previsione estesa nel 2016 anche ai dipendenti del settore privato. “Aimac, per prima, anni fa ha lanciato l’allarme sulla insorgenza di una nuova disabilità di massa – spiega il prof. Francesco De Lorenzo, Presidente Aimac -. È importante sottolineare che questa nuova disabilità non comporta affatto un ulteriore assistenzialismo di massa. Al contrario, la rivoluzione culturale guidata da Aimac ha interpretato il bisogno dei malati di cancro di continuare a essere attivi e a lavorare, nell’interesse del singolo e della società. Per questo, la nostra Associazione ha affrontato le problematiche legate alla nuova disabilità di massa con lo spirito di una battaglia di civiltà, rimuovendo gli ostacoli principali che impedivano alle persone colpite e guarite dal cancro di assumere la consapevolezza di poter lavorare, relazionarsi con gli altri e ritornare a un’esistenza degna d’essere vissuta, pur in una condizione di rinnovata normalità”. “Unanime è il riconoscimento della ‘terapia informativa’ che ha caratterizzato Aimac – sottolinea Maurizio Sacconi, Presidente della 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) del Senato -. Io stesso sono stato testimone delle proposte e delle sollecitazioni che Aimac ha rivolto ai decisori istituzionali affinché fosse garantita al malato oncologico una vita attiva, con particolare riferimento alla conservazione del rapporto di lavoro. Aimac ha saputo educare il malato ai propri diritti e i datori di lavoro ai propri doveri così come ha acceso un faro sui caregiver per i quali abbiamo raggiunto un primo, ancorché modesto, risultato nell’ambito dell’ultima legge di bilancio”.
Nel 2017 in Italia sono stati stimati 369mila nuovi casi di tumore. La ricerca scientifica ha modificato il decorso della malattia fino a raggiungere traguardi, prima insperati, di completa guarigione o di cronicizzazione per molti anni. La vita dopo il cancro è sempre più spesso realtà possibile e non più speranza virtuale. Di conseguenza, anche i bisogni extra-sanitari dei malati e delle loro famiglie sono cambiati e richiedono risposte forti e concrete sul piano sociale, economico e, soprattutto, lavorativo. Un’indagine condotta dalla FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) e dal Censis ha infatti evidenziato che circa l’80% dei pazienti ha subito cambiamenti che vanno dalla perdita del lavoro alla riduzione del reddito. “La perdita del posto di lavoro è un evento drammatico e traumatico che peggiora la qualità della vita e aggrava la condizione psicologica del paziente, ma gli effetti negativi si estendono anche al tessuto sociale e alla collettività che deve farsi carico di un ‘peso’ assistenziale e previdenziale – afferma Elisabetta Iannelli, Vicepresidente Aimac -. L’allontanamento dal lavoro di un malato oncologico comporta perdita di professionalità, esperienza e produttività, che nuoce pesantemente al datore di lavoro e all’intera società. Il lavoratore che si ammala, invece, può e deve essere sostenuto durante la fase acuta di malattia, quando le terapie sono più invalidanti, ed essere utilmente reinserito nel posto di lavoro con adeguati e tempestivi programmi di riabilitazione, formazione e aggiornamento. Grazie al nostro impegno abbiamo ottenuto importanti risultati. Affinché le leggi non rimangano inattuate, è però necessario che siano innanzitutto i malati a conoscere i diritti riconosciuti e garantiti a livello nazionale e locale. Per questo Aimac ha pubblicato nel 2003 il libretto ‘I diritti del malato di cancro’, con cui per la prima volta nel nostro Paese si è posta attenzione alle ricadute sociali e lavorative della malattia oncologica colmando il gap informativo esistente”. Fin dalla sua prima edizione, il libretto è diventato un punto di riferimento non solo per i malati, ma anche per tutti coloro che, a vario titolo, se ne prendono cura. Nel tempo, il testo è stato arricchito, integrato e aggiornato ogni anno fino ad arrivare, nel 2016, alla dodicesima edizione, grazie alla collaborazione con Istituzioni pubbliche e private.
“Insieme a Aimac, abbiamo pubblicato e aggiornato costantemente gli opuscoli divulgativi sui diritti previdenziali ed assistenziali e sulla tutela sul posto di lavoro del malato oncologico – continua Massimo Piccioni, Coordinatore Medico legale dell’INPS -. Ricordo anche la stesura e il rilascio informatico del certificato oncologico introduttivo per le domande di invalidità civile in collaborazione con l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (settembre 2013), che ha fatto seguito alla precedente elaborazione di linee guida valutative condivise e aggiornate, a fronte di tabelle ministeriali, risalenti al 1992, ormai anacronistiche e vetuste. Di cose da fare ce ne sono davvero ancora tante. Basti pensare alle vecchie tabelle di invalidità civile, in materia di riabilitazione e reinserimento lavorativo e alla necessità di avere un monitoraggio costante dei dati epidemiologici. Ma soprattutto mi pare che ciò che resta da fare sia riproporre, in termini nuovi e per i malati oncologici, quanto il Legislatore fece nel 1917 per quello che allora si proponeva drammaticamente come il male del secolo: la TBC. Intendo dire che si potrebbe immaginare oggi un percorso di riforma analogo che possa portare ad una legge quadro per la tutela di tutti pazienti affetti da patologie oncologiche (dai minori agli anziani) contribuendo a rendere omogenea la tutela sociale, così come le cure, su tutto il territorio nazionale”.
“È ancora molta la strada da percorrere affinché i progressi giuridici, al pari di quelli scientifici, arrechino altre opportunità ai malati di cancro – conclude il prof. De Lorenzo -. Per questo, Aimac, insieme alle altre associazioni di volontariato oncologico, continuerà a impegnarsi per la diffusione della conoscenza dei nuovi diritti e a monitorare l’avanzamento dell’applicazione normativa con passione, professionalità e costanza”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

‘’Buon 1 maggio, lavoratore suicidato’’

Posted by fidest press agency su martedì, 1 Mag 2012

Uno striscione davanti a ogni cimitero d’Italia: in tempi di crisi il 1 maggio si celebra anche così. La provocazione è targata Blu, Blocco lavoratori unitario, sindacato nato in seno a CasaPound Italia, che
aveva già messo a segno negli ultimi mesi due azioni contro i licenziamenti avviati dall’azienda di autotrasporto trentina Arcese e dalle Officine meccaniche ferroviarie del Salento e un blitz coordinato in una cinquantina di città italiane contro la riforma del lavoro e la modifica dell’articolo 18. Anche questa volta, l’azione è stata compiuta simultaneamente in una cinquantina tra città e piccoli centri dal Nord al Sud del Paese. ‘’Ci sono sindacati che non festeggiano’’, si legge in calce ai volantini ‘choc’ che stanno facendo il giro del web: l’immagine rappresentata è quella di un operaio impiccato che pende da un grande ‘1’. A lato la scritta: ‘’Forse non ti interessa più, ma a Roma oggi c’è un gran concerto. Buon 1 maggio, lavoratore suicidato’’. E il ‘concertone’ organizzato da Cgil, Cisl e Uil a piazza San Giovanni è finito anche su uno degli striscioni esposti dal sindacato di Cpi a Roma: ‘’Buon 1 maggio, lavoratore suicidato – si legge – stasera niente concerto’’.‘’Rifiutiamo la logica da ‘panem et circenses’ dei sindacati, anche perché di ‘panem’, a differenza di quanto avveniva nell’antica Roma, oggi non se ne vede più – sottolinea Blu in una nota – Di fronte a una lista di imprenditori e lavoratori ‘suicidati’ da uno Stato strozzino che si allunga ogni giorno di più e a una riforma che punta a ridurre i lavoratori in stato di servaggio, Cgil, Cisl e Uil non sanno fare di meglio che pretendere di utilizzare come una vetrina, peraltro a costo zero, piazza San Giovanni, sperando così di far dimenticare a suon di musica la loro inettitudine. Noi però a questo gioco ipocrita non
partecipiamo. E’ il 1 maggio, ma non c’è niente da festeggiare’’

Posted in Cronaca/News, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Quando Il licenziamento è illegittimo

Posted by fidest press agency su sabato, 19 febbraio 2011

Secondo la sentenza n. 3043/2011 della sezione lavoro della Cassazione che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” segnala, è illegittimo il licenziamento se la contestazione viene fatta dopo due mesi. La Corte ha così rigettato il ricorso di una cooperativa che aveva licenziato un socio lavoratore (dipendente), con una telegramma, contestando all’uomo un fatto avvenuto ad agosto. Il socio lavoratore era stato reintegrato dal Tribunale di Genova che aveva stabilito l’illegittimità del licenziamento. Gli ermellini, ritenuta applicabile la disciplina della tutela reale anche al socio lavoratore della cooperativa hanno applicato il principio secondo cui una contestazione a due mesi di distanza “dal fatto è ingiustificata e dev’essere considerata tardiva”, anche in considerazione che “la giurisprudenza di legittimità individua la ratio del principio dell’immediatezza della contestazione disciplinare (desumibile dall’art. 7 dello statuto dei lavoratori) nell’obbligo di osservare le regole della buona fede e della correttezza nell’attuazione del rapporto di lavoro, e ritiene che non sia consentito all’imprenditore-datore di lavoro di procrastinare la contestazione medesima in modo da rendere difficile la difesa del dipendente o perpetuare l’incertezza sulla sorte del rapporto; nel licenziamento l’immediatezza della contestazione si configura dunque quale elemento costitutivo del diritto di recesso del datore di lavoro”.

Posted in Diritti/Human rights, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Legittimo licenziamento lavoratore per scarso rendimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2010

A stabilirlo è stata la Corte di cassazione con la sentenza 24361del 1 dicembre 2010. Il ricorso era stato presentato da un dipendente di una spa contro la decisione della Corte d’ Appello di Brescia che non aveva accolto la sua richiesta di annullamento del licenziamento.  Secondo gli ermellini è “ Legittimo il licenziamento disciplinare del lavoratore che ha uno scarso rendimento tanto da provocare malumori nei colleghi, costretti a terminare le sue attività”. La Società datrice di lavoro tra i motivi degli addebiti disciplinari aveva sostenuto che i suoi colleghi, avevano sempre completato i lavori tralasciati dal collega, manifestando malcontento per tale motivo. L’uomo dal canto suo, lamentava il fatto che, a fronte di vari piccoli episodi che ne dimostravano scarsa diligenza, la società aveva lasciato correre, passando poi alla sanzione disciplinare rilevando che dalle sue inadempienze non era scaturito un danno alla società.I Giudici di piazza Cavour, respingendo le doglianze del dipendente hanno confermato la ratio della decisione del giudice del gravame secondo il quale “è legittimo il licenziamento intimato al lavoratore per scarso rendimento qualora sia risultato provato, sulla scorta della valutazione complessiva dell’attività resa dal lavoratore stesso ed in base agli elementi dimostrati dal datore di lavoro, una evidente violazione della diligente collaborazione dovuta dal dipendente, ed a lui imputabile, in conseguenza dell’enorme sproporzione tra gli obiettivi fissati dai programmi di produzione per il lavoratore e quanto effettivamente realizzato nel periodo di riferimento, avuto riguardo al confronto dei risultanti dati globali riferito ad una media di attività tra i vari dipendenti ed indipendentemente dal conseguimento di una soglia minima di produzione”. Secondo Giovanni D’AGATA, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” anche la Suprema Corte si dimostra intransigente sul rendimento sul posto di lavoro ponendo le basi per un giro di vite nei confronti di soggetti lavativi soprattutto quando il lavoro ricade sui colleghi.

Posted in Diritti/Human rights | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Checkpoint israeliani

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 luglio 2009

Il checkpoint è quello di Sha’ar Efraim, a sud di Tulkarem, e ad amministrarlo per conto del Ministero della Difesa israeliano è la compagnia di sicurezza privata Modi’in Ezrahi. Ad essere fermati, invece, e impediti al loro passaggio sono tutti quei Palestinesi che lavorano in Israele e che portano con sé cibo fatto in casa, caffé, tè e persino zaatar (timo) ma anche bottiglie d’acqua gelata o bevande analcoliche per il pranzo della loro giornata lavorativa. Acquistare le merci nei negozi in Israele sarebbe troppo caro per la misera paga che ricevono. Sembra assurdo eppure è vero. La compagnia di sicurezza israeliana stabilisce le quantità massime dei cibi che ogni lavoratore deve magiare e che possono passare attraverso il check point:  cinque pite, un contenitore di humus e tonno in scatola, per le bevande ammesse solo bottigliette inferiore al mezzo litro o lattine, una o due fette di formaggio, poche cucchiaiate di zucchero, e da 5 a 10 olive. Vietati anche posate e utensili da lavoro.  Le merci superiori a quelle decise vengono sequestrate e i lavoratori trattenuti per ore. Le quantità di cibo ammesse dalla Modi’in Ezrahi non sono in nessun modo sufficienti al fabbisogno giornaliero di calorie dei lavoratori .  Queste persone, uomini e donne, partono dalle loro case nella Cisgiordania occupata alle due del mattino per essere in anticipo e aspettare al check point anche più di due ore: arrivare in ritardo comporterebbe un licenziamento immediato. La loro giornata lavorativa quindi comprende anche tutte quelle difficoltà e umiliazioni cui sono soggetti i Palestinesi a causa dell’occupazione militare israeliana e appare come un inferno interminabile.   Quei palestinesi, però, il cibo in più non lo portano con l’intenzione di venderlo ma per consumarlo per l’intera settimana: per molti infatti risulta impossibile alzarsi ogni mattina alle due per recarsi al lavoro e scelgono di  dormire in Israele rischiando in ogni momento di essere arrestati perchè il loro permesso è giornaliero ed ogni sera dovrebbero rientrare nel loro villaggio entro le ore 19, restano, a volte con la complicità dei datori di lavoro –israeliani- che preferiscono lavoratori “freschi” e pronti all’uso, dormono  in alloggi di fortuna, cantieri dismessi, bugigattoli, edifici in costruzione o alle stazioni dei bus, in condizioni precarie e insicure, le stesse in cui vediamo spesso vivere da noi i migranti senza permesso di soggiorno né un tetto dove ripararsi. Da anni  ormai  Gaza è alla fame a causa dell’assedio e ora con questi episodi anche nella West Bank si vuole controllare la quantità di cibo che ogni persona può mangiare. Questa è solo l’ultima in ordine di tempo delle sopraffazioni. (Luisa Morgantini parlamentare europea)

Posted in Cronaca/News, Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »