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Posts Tagged ‘lavoratrici’

Mamme lavoratrici: ancora troppi gli ostacoli

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

Milano. Sono ancora tanti gli ostacoli, e troppi i sacrifici che le mamme lavoratrici italiane sono costrette ad affrontare una volta tornate a lavoro. In Italia il 37% delle donne tra i 25 e i 49 anni con almeno un figlio risulta infatti inattiva. E la percentuale cresce con l’incrementare del numero di figli, per arrivare a uno sconcertante 52,5% nel caso di donne con tre o più figli.Si guardi, per esempio, al 2016: stando ai numeri dell’Ispettorato nazionale del lavoro, in quell’anno le donne che si sono licenziate poco dopo la gravidanza sono state 35.140. Di queste, solo 5.261 sono passate a un’altra azienda dopo il periodo di maternità. Per tutte le altre, cioè ben 29.879 donne, la difficoltà di conciliare famiglia e lavoro è stata tale da tenerle lontane dal mondo lavorativo.Ma quali sono le principali preoccupazioni che affliggono le neo-mamme al momento di tornare al lavoro?
Una risposta a questa domanda arriva da uno studio statunitense condotto da OnePoll, per il quale sono state intervistate 1.000 donne (tenendo conto che negli Stati Uniti, come afferma il Dipartimento del Lavoro, il 75% delle madri lavora full-time).Grazie a questo studio si è scoperto che il 40% delle donne ha paura di essere troppo stanca per lavorare in modo efficiente; il 39% teme l’imbarazzo delle macchie provocate dalle fuoriuscite del latte materno; il 37% è preoccupata dei cambiamenti che il rispettivo ruolo potrebbe aver subito durante il periodo di assenza. Altro timore diffuso è quello di ritrovarsi a dover interrompere l’allattamento una volta rientrata in azienda.Nonostante tutti questi timori, il 79% delle donne intervistate ha dichiarato comunque di essere tornata a lavoro, e di aver trovato un buon supporto sul luogo di lavoro.
In Italia, guardando i numeri, si scopre una realtà diversa, confermata dal basso tasso di occupazione femminile.Ma non deve essere per forza così:
«Il rientro al lavoro dopo la maternità è un passaggio delicatissimo e denso di ansie» spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati «ma esistono alcuni alcuni accorgimenti ed alcune tecniche per rendere questo momento meno difficile».«In primo luogo, è necessario eliminare i tipici sensi di colpa che tengono le neo-mamme lontane dal rientro: tornare nel mondo del lavoro non significa in alcun modo compromettere il benessere dei figli, anzi, per molti versi è vero il contrario. Certo, mescolare carriera e maternità comporta dei sacrifici» sottolinea l’head hunter «ma il fatto stesso di avere una carriera soddisfacente permette di vivere anche la vita familiare con maggiore serenità. Ovviamente per tutte le mamme, e ancor di più per le working mom, è necessario rinunciare all’ideale della ‘mamma perfetta’, concentrandosi invece sull’essere dei buoni genitori, così da eliminare l’ansia eccessiva».Esistono poi tanti elementi pratici per permettere un rientro a lavoro indolore.
Vanno ovviamente presi in considerazione gli asili nido, individuando la soluzione migliore tra il nido ordinario e il tagesmutter; è inoltre inevitabile affidarsi a una baby sitter, perlomeno ‘a chiamata’, per poter gestire agevolmente anche le emergenze.«Non sono pochi gli studi che dimostrano i vantaggi, per le aziende, di contare delle mamme nel proprio organico» sottolinea ancora Carola Adami «e per questo i dirigenti aziendali dovrebbero impegnarsi doppiamente per rendere il luogo di lavoro più accogliente per le working mom. La parola d’ordine, da questo punto di vista, è ‘flessibilità’, un concetto che, grazie allo smart working, si sta diffondendo sempre di più.Non è certo un caso se nelle classifiche dedicate alle compagnie ‘amiche delle neo-mamme’ spiccano aziende altamente innovative e presenti anche in Italia, come Marriott, IBM, American Express, Procter & Gamble, Lego, Johnson & Johnson e via dicendo» conclude l’head hunter.

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Procedura di licenziamento collettivo per 351 lavoratrici e lavoratori impiegati nei servizi per l’immigrazione nella cooperativa Medihospes

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

Simbolo di un settore che, per effetto del decreto Salvini, mette a rischio la metà di tutti gli operatori del settore: 18 mila su un totale di 36 mila. A denunciarlo sono Fp Cgil, Fisascat Cisl, Cisl Fp e Uil Fpl che, in una lettera inviata al ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, chiedono un incontro urgente “per l’individuazione di soluzioni immediate per il personale interessato dalla vicenda Medihospes e, più in generale, viste le ricadute complessive in termini occupazionali, sull’intero settore. Come ai fatti verificatisi al Cara di Castelnuovo di Porto, con circa 100 lavoratori ora nel fondo di integrazione salariale, e ai licenziamenti attuati dalle cooperative che gestiscono il Cara di Mineo in Sicilia, che tra l’altro rischiano di aumentare”. La Cooperativa sociale Medihospes Onlus ha nei giorni scorsi, infatti, comunicato alle organizzazioni sindacali l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per riduzione di attività legate ai servizi di accoglienza per 351 lavoratrici e lavoratori coinvolti, distribuiti su 12 regioni. Nella lettera al titolare del dicastero di via Veneto, le categoria di Cgil, Cisl e Uil scrivono: “Gli effetti del decreto Sicurezza si stanno abbattendo in maniera sempre più preoccupante per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti nel sistema di accoglienza, generando riflessi sull’occupazione e sui servizi erogati. Come nel caso della vicenda che investe la cooperativa Medihsopes che ha comunicato l’avvio delle procedure di licenziamento per 351 lavoratori, distribuiti su 12 regioni, e che riguardano figure professionali altamente qualificate: psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali, amministrativi, operatori dell’accoglienza, medici e infermieri”.Per queste ragioni Fp Cgil, Fisascat Cisl, Cisl Fp e Uil Fpl hanno scritto al ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, per chiedere un incontro urgente “per l’individuazione di soluzioni immediate utili imprimo luogo alla ricollocazione del personale interessato dalla vicenda Medihospes e, più in generale, viste le ricadute complessive in termini occupazionali su un settore che coinvolge all’incirca 36 mila operatori, di cui 18 mila sono a rischio di perdere il posto di lavoro per effetto del decreto sicurezza, al fine di valutare tutte le azioni possibili a tutela delle professionalità e dei livelli occupazionali delle lavoratrici e lavoratori coinvolti nell’ambito di un rinnovato contesto legato alle politiche di accoglienza”, concludono.

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Verso una maggior tutela delle lavoratrici

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2010

La Commissione per i diritti delle donne del Parlamento europeo ha approvato l’estensione del congedo di maternità da 14 a 20 settimane con la corresponsione integrale dello stipendio ed  ha inoltre approvato il riconoscimento del diritto ad un congedo con stipendio di almeno due settimane per i padri, invitando gli Stati membri che non l’avessero già fatto a prevedere nella loro legislazione il diritto al congedo paterno * Il progetto di legge sul congedo dovrà ugualmente applicarsi ai genitori adottivi di un bambino di età inferiore ai 12 mesi * Inoltre un congedo retribuito di maternità supplementare dovrebbe essere accordato in alcune situazioni quali parti prematuri, bambini con handicap, madri adolescenti, nascite multiple o che intervengano 18 mesi dopo la nascita precedente La commissione ha anche adottato degli emendamenti per impedire il licenziamento delle lavoratrici dall’inizio della gravidanza fino a sei mesi dalla fine del congedo di maternità * Dopo il congedo per maternità la donna dovrà inoltre ritorvare il proprio posto di lavoro o equivalente con  stesso stipendio, categoria professionale e funzioni precedenti la gravidanza (la votazione del Parlamento europeo avverrà ai primi di marzo in plenaria). (fonte j buon giorno impresa)

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Età pensionabile alle donne

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2009

La Commissione Europea, ad appena 10 giorni dalle elezioni, ha confermato la decisione di procedere contro l’Italia dal 25 giugno prossimo per non aver aumentato da 60 a 65 anni l’età pensionabile delle donne del Pubblico Impiego. “Riparte dunque l’attacco ai pochi diritti rimasti alle lavoratrici pubbliche”, dichiara Paola Palmieri, della Direzione Nazionale RdB-CUB P.I.. “Il Governo, attraverso il Ministro Brunetta, ha falcidiato i diritti delle donne che lavorando sono costrette ad assicurare l’assistenza agli anziani, ai familiari non autosufficienti e la cura dei figli. Dopo le pesanti limitazioni alla Legge 104, al vero e proprio sequestro durante la malattia, anche per le lavoratrici sole o con bimbi piccoli, obbligate a rimanere in casa dalle 8.00 alle 20 tutti i giorni, festivi compresi, si aggiunge ora l’aumento dell’età pensionabile. Anche in difesa dei diritti delle lavoratrici la RdB-CUB P.I., insieme ai Cobas P.I. e a SdL Intercategoriale, ha proclamato per il 3 luglio lo sciopero generale del settore”, conclude Palmieri.

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