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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘lavoro’

1,5 milioni di investimento per Jobtech

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

In un momento in cui assistiamo ad una prima ripresa del numero di persone alla ricerca di lavoro (+134 mila unità secondo gli ultimi dati Istat) il supporto tanto a chi cerca quanto a chi offre un impiego rappresenta una leva strategica per il Paese. Per questo è nata Jobtech (https://jobtech.it), la prima agenzia per il lavoro tutta digitale operativa nel mercato italiano.
Nata durante il lockdown con l’obiettivo di digitalizzare il lavoro interinale e in somministrazione, Jobtech ha già ha chiuso un primo importante round di investimento da 1,5 milioni di euro. Tra gli investitori che hanno creduto nel progetto, oltre ad alcuni top manager di tech company leader nei propri settori, anche Alberto Genovese, uno dei principali imprenditori del mercato digitale italiano (Facile.it, Prima Assicurazione) che sta da tempo investendo nelle più interessanti iniziative di sviluppo digitale nel nostro Paese.
Jobtech è la prima agenzia per il lavoro ad introdurre soluzioni di ricerca e selezione, somministrazione e staff leasing a trazione digitale all’interno del panorama italiano. Lo sviluppo del progetto, che ha l’obiettivo di connettere al meglio domanda e offerta di lavoro, consiste nella creazione di portali verticali, focalizzati su specifiche aree di business: il primo, già online, è https://commesse.it. A breve sarà il turno di portali nell’ambito di logistica, hospitality, ristorazione altro ancora.
Per le aziende, Jobtech è in grado di rispondere a tutte le esigenze tipiche della gestione delle risorse umane: la ricerca e selezione del personale, la selezione dei candidati più idonei ed il supporto nelle fasi di inserimento del candidato, la somministrazione e lo staff leasing, che prevedono l’assunzione da parte di Jobtech dei candidati selezionati e la gestione in prima persona degli aspetti contrattuali e salariali. Infine, per favorire l’occupazione giovanile, Jobtech gestisce anche l’attivazione di stage e tirocini, seguendo tutti gli adempimenti burocratici necessari ai fini dell’attivazione del contratto di stage dei candidati.
Dal punto di vista dei lavoratori, Jobtech rappresenta uno strumento efficace per la ricerca di un impiego, con un’offerta di annunci ed un percorso di inserimento dedicato specificatamente alle singole professioni, spaziando dal retail, alla logistica, all’Ho.Re.Ca ed in generale offrendo impieghi tanto nelle PMI quanto nelle grandi aziende attive su tutto il territorio italiano. Ad oggi, tra le posizioni offerte da Commesse.it figurano quelle di cassieri/e, commessi/e, addetti/e alla vendita, vetrinisti/e, merchandiser, responsabili vendita, store manager.
È la tecnologia a distinguere Jobtech dalle altre agenzie per il lavoro: il sourcing dei candidati, il loro screening e la gestione amministrativa del personale sono processi accelerati grazie alla tecnologia. In questo modo i recruiter di Jobtech si concentrano sulle attività a maggior valore aggiunto come le interviste ai candidati e la comprensione delle loro competenze e motivazioni, per offrire rapidamente ed efficientemente ai clienti soluzioni di staffing chiavi in mano. La tecnologia consente anche di ridurre i costi associati alla gestione dei processi HR, il che conseguentemente si riflette in un beneficio economico per il cliente.https://jobtech.it

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Lavoro e sanità in cima alle priorità quando si pensa all’Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Milano. Libera circolazione, mercato comune e difesa dei consumatori sono gli ambiti su cui i milanesi ritengono che l’Unione europea abbia avuto un impatto positivo rispetto alla propria vita. Il dato emerge dal sondaggio che l’Ufficio del Parlamento europeo a Milano ha proposto a chi vive, lavora e frequenta la città. Su 1250 partecipanti, ben 1068 pensano ad esempio che l’UE abbia permesso loro di andare in vacanza senza code alle frontiere e a lavorare in un altro paese senza problemi. Meno rilevanti sarebbero il ruolo dell’Unione nella propria formazione o l’impatto della promozione della produzione agricola e la difesa dei prodotti tipici.Il sondaggio ha esplorato anche la conoscenza da parte dei milanesi dei progetti nati dall’investimento dell’UE sulla città. I più popolari sono risultati “CLEVER CITIES/MILANOCLEVER”, il progetto dedicato alla rigenerazione urbana tramite soluzioni nature-based e “PON METRO”, il programma di sviluppo urbano sostenibile focalizzato sulla riprogettazione di Milano secondo il modello “Smart City” e sull’inclusione della popolazione più fragile.Per quanto riguarda la gestione della crisi legata a COVID-19, i cittadini si ritengono mediamente soddisfatti. Su una scala da “1” (del tutto insufficiente) a “5” (ottimo), 471 cittadini hanno dato “3”, la sufficienza (37,6%). I giudizi molto positivi (“4” e “5”) raggiungono insieme il 31,3%. Dovendo invece ordinare le priorità di intervento dell’UE, che ha proposto di stanziare 1.850 miliardi per rilanciare l’Europa dopo il COVID-19 e rafforzare l’Unione da qui al 2027, i milanesi mettono ai primi posti: “Sostegno alle imprese e all’occupazione”, “Sanità” e “Ricerca e istruzione”. Tra le parole più usate nei suggerimenti facoltativi finali spiccano per frequenza: “sostegno”, “diritti”, “fiscale”, “immigrazione”, “mobilità” e “cultura”.I quesiti sono stati online la prima settimana di settembre. Circa il 90% dei partecipanti è nato o vive a Milano. Il sondaggio, che non ha valore statistico, è stato organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo a Milano per coinvolgere i cittadini in vista del discorso sullo stato dell’Unione (SOTEU) che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen terrà a Bruxelles il 16 settembre e ha avuto il sostegno del Comune di Milano, della Regione Lombardia, dello Europe Direct Lombardia e della Rappresentanza a Milano della Commissione europea. Alla presentazione online dei risultati hanno partecipato anche gli eurodeputati: Eleonora Evi (Movimento 5 Stelle – Gruppo Non iscritti), Pierfrancesco Majorino (Partito Democratico – Gruppo S&D) e Silvia Sardone (Lega- Gruppo Identità e Democrazia).

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Contratti collettivi di lavoro e nuovi scenari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2020

L’emergenza sanitaria ha cambiato il nostro modo di lavorare. Un mutamento così radicale e repentino deve ora trovare riscontro nelle regole che disciplinano i rapporti di lavoro, a partire dai settori più coinvolti in questa inaspettata rivoluzione. Per questo Noi di Soggetto Giuridico crediamo sia indispensabile rivedere i contratti collettivi alla luce delle nuove modalità di svolgimento delle mansioni lavorative emerse durante la crisi coronavirus. Da sempre il diritto si adegua alle novità fattuali che emergono con l’evolversi della società e la comparsa di nuovi fenomeni. Nel corso dell’ultima crisi, la distanza tra quadro legislativo e realtà si è improvvisamente dilatata a causa del cambiamento accelerato imposto dall’emergenza. Spetta adesso al legislatore e alle parti sociali impegnarsi per colmare questo divario, affinché diritti, doveri e tutele dei lavoratori rispecchino al meglio il nuovo scenario.In tale processo, sarà fondamentale dedicare particolare attenzione alle categorie che rischiano di pagare il prezzo più alto di questa veloce rivoluzione. Per le donne, ad esempio, il lavoro da casa si è rivelato più pesante rispetto agli uomini, considerato anche il maggior numero di mansioni domestiche che sono solite svolgere. Una persona su tre, inoltre, non possiede strumenti informatici adeguati per lo smart working. Queste e altre implicazioni delle nuove modalità di lavoro dovranno essere oggetto di un’attenta riflessione per riuscire a tutelare tutte le categorie e in special modo quelle più vulnerabili.

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Lavoro: disoccupazione al 9,7%

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

Sono appena stati diffusi i dati Istat sul tasso di disoccupazione, che nel mese di luglio sale al 9,7%. Il dato è in aumento del +0,5% rispetto al mese scorso e del +0,1% rispetto a luglio 2019. I disoccupati aumentano del 5,8%. La situazione appare ancora più grave se si considera che la disoccupazione giovanile raggiunge quota 31,1%, con un incremento del +3,2% su base annua.Si tratta dell’ennesima rilevazione negativa di queste settimane, che va ad aggiungersi ai drammatici dati sul PIL pubblicati ieri dall’Istituto di Statistica.Gli andamenti riscontrati in questi mesi descrivono una condizione di grave sofferenza in cui versa la nostra economia, a cui è necessario rispondere con rapidità e determinazione.La crisi determinata dalla pandemia configura un grave scenario di ingiustizia sociale, ripercuotendosi in misura maggiore sulle famiglie meno abbienti, deve essere affrontata con provvedimenti efficaci. A tale proposito, oltre ad investire in ricerca, innovazione e sviluppo, è più che mai urgente concretizzare in tempi brevi tutti i progetti e le iniziative già finanziati e che tuttavia non sono ancora operativi. A ciò si aggiunge la necessità di ristrutturare l’intero sistema economico dando nuovo slancio all’occupazione, contrastando le disuguaglianze, ricostruendo un sistema sanitario pubblico, universalistico e inclusivo e definendo politiche redistributive.

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Lavoro: Serracchiani, rivedere reddito di cittadinanza

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

“Non c’è contrarietà a uno strumento di lotta alla povertà ma le politiche attive del lavoro sono un’altra cosa e vanno riviste”. Lo ha detto oggi a Trieste la presidente della commissione Lavoro alla Camera Debora Serracchiani, nel corso di un incontro pubblico.
“Dobbiamo fare un intervento profondo sulle politiche attive del lavoro – ha spiegato l’esponente dem – attraverso la formazione, la riqualificazione professionale, un contatto più forte e indirizzato con l’università per andare incontro a richieste del mondo del lavoro. Andranno fatti degli esami individuali per ogni singolo bisogno del lavoratore e per farlo occorre un rapporto diretto che ora non c’è”.
Per Serracchiani “bisognerà riqualificare numeri grandissimi di lavoratori, di interi settori anche molto strutturati. Quello che è stato fatto fin qui rispondeva a criteri di emergenza che non possono più bastare”.

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Il lavoro come scelta di vita

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Sovente mi capita di leggere i vari discorsi che ruotano intorno all’età lavorativa e al tempo per andare in pensione. E poi mi guardo intorno. Vedo il pensionato seduto sulla panchina dei giardinetti sotto casa o in animate concioni con un gruppetto di suoi simili per strada o al bar, in chiesa a biascicare qualche preghiera o a fare la spesa a portare a spasso i nipoti e a sfaccendare a casa. Ma anche ad affollare gli ambulatori medici, a sentirsi ammalato e bisognoso di farmaci di ogni tipo. Alla fine, mi chiedo: Ho conosciuto più di un collega attivissimo in ufficio sino al giorno del pensionamento e a vantarsi di essere stato sempre in salute e rivederlo qualche anno dopo l’ombra di sé stesso, abulico e malfermo sulle gambe. Altri, invece, li ho trovati “rigenerati” e ho scoperto che si sono ritagliati un nuovo lavoro anche se a volte a titolo gratuito. E ho “scoperto” anche un altro aspetto interessante. Essi, per lo più, hanno fatto parte di quella generazione che era alla ricerca di un lavoro, uno qualsiasi per vivere e costruirsi una famiglia e avere dei figli. Non hanno scelto, quindi, un lavoro congeniale alle proprie aspettative ma il primo che il mercato offriva loro, ma non l’hanno amato, ma subito. La pensione a questo punto è diventata l’occasione per fare quella scelta che era mancata in gioventù. Alla fine, mi sono chiesto se l’attuale logica lavorativa e ancor prima l’apprendimento scolastico non siano state delle circostanze devianti sul sentiero delle proprie inclinazioni intellettuali. Penso, ad esempio, al calciatore professionista che a 40 anni deve necessariamente appendere al chiodo i suoi scarpini per sentirsi “un pensionato” ma che potrebbe essere persino “giovane” per altri impieghi. Quanti lavori possono essere la stessa cosa magari a 50 o 55 anni?
Su questa falsariga abbiamo mai considerato un diverso approccio lavorativo con la possibilità di adattare il lavoro all’età e alle proprie inclinazioni? Se lo avessimo fatto non saremmo qui a perderci in lunghe discussioni sull’età pensionabile e quel che ne segue. (Riccardo Alfonso)

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La vecchiaia e il modo come rendersi utile

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Ci sono interi quartieri romani dove è più facile notare gli anziani in luogo dei giovani in specie in alcune ore del giorno. Questo significa che il “prendere aria” non è solo un aspetto della vita, per una certa età, che favorisce il dettato medico di fare lunghe camminate, ma è anche l’aspetto più evidente dell’invecchiamento della popolazione che per gli over sessantacinque significa aver raggiunto se non superato il 20% della popolazione. E ci si può invecchiare in due modi: stando abbastanza bene in salute o da malati, handicappati e non autonomi. Manca, per quanto c’è dato di sapere, una precisa statistica sui due aspetti della condizione umana degli anziani ma guardandoci in giro ci sembra più evidente che chi sta miglio rappresenta la maggioranza, Per costoro “fare qualcosa” dopo una vita spesa al lavoro, è fondamentale. C’è chi dedica il suo tempo alla famiglia, alle prese con i nipoti, lo sfaccendare in casa e a fare la spesa. C’è chi si trova un hobby e ancora chi non riesce ad attaccare i classici scarpini al chiodo e s’ingegna per trovare un lavoro, sia pure come volontario.
Questo popolo di “emarginati” dalla vita attiva e relegati alla sedentarietà forse più intellettuale che materiale non merita l’isolamento ma si deve pensare a loro come a una forza che può essere impiegata in qualche modo. I centri studi della Fidest, circa venticinque anni fa, furono già allora consapevoli di quest’aspetto tanto che si cercò di approfondirlo con gli stessi interessati. L’idea che ci parve più singolare, ma che allora non trovò riscontro pratico, fu quella di “riciclare” i borghi abbandonati che pullulano in Italia per via dell’esodo dei giovani verso le grandi città o i centri industriali e commerciali, con il trasferimento “su base volontaria” degli anziani ristrutturando, ove necessario, le vecchie abitazioni ma con l’aggiunta di attività di supporto per gli immigrati (corsi di lingue, arte, mestieri, ecc.) e che a loro volta avrebbero potuto ricambiare tali prestazioni con piccoli lavori domestici e di badanza.” L’idea parve così interessante a taluni che si pensò ad una sua ulteriore applicazione attraverso un progetto denominato “le cittadelle del sapere” con la costruzione di centri abitati polifunzionali sparsi lungo le coste dell’Africa settentrionale che si affacciano sul Mediterraneo con la stessa formula del “docente” anziano e del “discente” autoctono e con lo scambio di servizi di supporto logistico. Riteniamo, data la crisi in atto, che queste proposte possono essere rilanciate e, se del caso, approfondite e migliorate poiché non solo offrono un’opportunità a chi ha tirato i remi in barca più per volontà di altri che la propria, ma potrebbe essere stimolo ad attività commerciali e imprenditoriali di un certo spessore. Meditate, voi tecnici, meditate ma anche i politici lo dovrebbero fare. (Riccardo Alfonso)

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Nella scuola niente lavoro agile e poche assunzioni, Pacifico (Anief): non ci siamo

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2020

Il decreto “agostano” n. 104, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 14 agosto scorso con nuovi interventi a favore del lavoro e anche per la messa in sicurezza della scuola stanzia oltre un miliardo per la scuola, ma a sorpresa esclude il personale amministrativo dallo smart working: a sottolinearlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, interpellato dalla testata radiofonica Italia Stampa. “Non si comprende per quale motivo nel resto di tutta la pubblica amministrazione è stato autorizzato il ‘lavoro agile’ fino a dicembre, addirittura si vorrebbe trasformarlo in modalità ordinaria e stabile a partire dal prossimo anno, mentre nella scuola si decide di non sperimentare questa possibilità”. Il sindacalista torna quindi a puntare il dito sulla scarsità di stabilizzazioni nel settore che detiene il poco invidiabile record di contratti annuali e che a settembre andrà a determinare una vera e propria caccia al supplente: “servono norme urgenti per stabilizzare diverse categorie di docenti e di personale scolastico, siamo pronti a sostenerle anche mobilitando i precari, perché è importante che queste proposte passino in Parlamento e siano accolte dal Governo”.La scuola continua ad essere considerata un comparto avulso da tutti gli altri, pubblici e privati: anche nell’applicazione di pratiche lavorative che stanno entrando di diritto anche nel resto la P.A.. Il caso della negazione dello smart working rientra in questa logica ingiustificata. “Se è vero che da una parte deve essere garantito l’avvio regolare dell’anno scolastico, con la presenza degli insegnanti e dello stesso personale amministrativo, è anche vero che ci sono dei compiti delle segreterie scolastiche che possono essere svolti da ‘remoto’”, ha detto il sindacalista autonomo.
Per il sindacato, l’abrogazione del lavoro agile potrebbe render vano il lavoro di sintesi per la pianificazione ed elaborazione del protocollo in termini di prevenzione per evitare un ritorno dei contagi da Covid. La decisione del Governo è quindi molto discutibile, anche perché nel recente protocollo sulla sicurezza sottoscritto anche da Anief, continua il presidente Marcello Pacifico, “abbiamo chiarito che se ci dovesse essere un passaggio contrattuale” su questi temi, “si dovranno chiaramente definire queste mansioni, a partire da quando si possa praticare tale lavoro ‘agile’ dopo l’emergenza Covid che abbiamo avuto” e che stiamo ancora vivendo. “Questa contraddizione giunge, peraltro, in un momento in cui i contagi aumentano e mancano appena due settimane all’inizio del nuovo anno scolastico, anche se la maggioranza delle scuole apriranno a partire dal 14 settembre”.

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È chi lavora nel mondo della finanza il più stressato d’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Sono i settori bancario, assicurativo e delle intermediazioni sono quelli dove ben il 93% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi costantemente sotto pressione.I numeri emergono dalla survey “The Workforce View 2020 – Volume Uno” realizzata da ADP, multinazionale leader nell’ambito della gestione delle risorse umane, che ha intervistato circa 32500 lavoratori in tutto il mondo, 2000 in Italia, esplorando le opinioni dei dipendenti riguardo alle problematiche attuali sul posto di lavoro e il futuro che si aspettano.Al primo posto appunto il settore della finanza, con una percentuale del 93%, seguono i servizi professionali con il 90% (pubblicità, pubbliche relazioni, consulenza, servizi commerciali, legale, contabilità, architettura, ingegneria, progettazione di sistemi informatici) e chi lavora nel campo media / informazione (editoria, radio, televisione, cinema…) con l’87%. Una media molto alta se si tiene conto che quella italiana e del 66%.Dalla medesima analisi, è emerso poi come il 30% dei lavoratori del mondo della finanza faccia almeno 5 ore di straordinari a settimana, il 25% arriva a 10 ore settimanali, il 6% fino a 15 ore mentre il 5% fino a 20 ore.Il 45% pensa inoltre di essere pagato correttamente per le proprie capacità e esperienza, il 31% pensa di essere sottopagato, il 33% vorrebbe avere più responsabilità, più autonomia e un ruolo più senior, il 7% pensa invece di ricoprire un ruolo per cui non è abbastanza qualificato.I motivi causa di stress sono molteplici: ansia del risultato, eccessiva mole di lavoro, senso di frustrazione derivante da una paga poco premiante o da una carriera che stenta a decollare nonostante i numerosi sacrifici, ma anche la preoccupazione di non poter coniugare al meglio lavoro e vita privata.
Attualmente, alle classiche cause, bisogna aggiungere lo stress da Covid-19: i problemi di autoisolamento e sicurezza sul lavoro incidono molto sui lavoratori, mentre il “superlavoro” rappresenta un rischio per chi lavora in smartworking, ovvero per chi si trova a dover imparare a gestire un tempo lavorativo che entra ormai prepotentemente in quello famigliare o privato.

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Mancanza di lavoro è uno dei problemi più grandi a livello mondiale

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

“Auspico che, con l’impegno convergente di tutti i responsabili politici ed economici, si rilanci il lavoro: senza lavoro le famiglie e la società non possono andare avanti”.Con queste parole di Papa Francesco all’Angelus, domenica scorsa, ha evidenziato quello che “è e sarà un problema della post-pandemia: la povertà, la mancanza di lavoro”, sottolineando che “ci vuole tanta solidarietà e tanta creatività per risolvere questo problema.” Il lavoro è la questione prioritaria ed urgente, soprattutto là dove vi è un’economia informale e dipendente dal mercato globale, dove mancano i sistemi di protezione sanitaria e sociale. Sono le tante testimonianze che ci giungono dai diversi paesi dove si è impegnati con gli interventi sostenuti dalla Campagna Caritas Italiana-FOCSIV “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Siamo tutti coinvolti nel mercato internazionale, connessi dalle filiere produttive e commerciali. Il lockdown ha messo in evidenza la fragilità del sistema: di come siano gli anelli più deboli della catena sociale a pagare le maggiori conseguenze di questo periodo e di come siano stati pochi i settori che hanno resistito all’impatto dell’emergenza. Due tra tutti, quello dell’alimentazione, necessario alla vita, e quello delle armi, che produce morte.
Mentre la diffusione del COVID 19 accelera sempre di più in un crescendo di contagiati e di decessi in ogni parte del Pianeta, l’impatto sul mondo del lavoro aumenta le discriminazioni e le disuguaglianze, tra gli stessi lavoratori.

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Castelli: L’Italia riparte se riparte il lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2020

Per decenni, al nostro Paese, è mancata una visione, e la politica ha preferito interventi spot ad una programmazione organica, di prospettiva. Per noi ogni provvedimento di questi mesi va visto all’interno di un quadro unitario. Collegandoli necessariamente a quelli che introdurremo con il Decreto Fiscale e la Legge di Bilancio, a cui stiamo già lavorando, e che prevedranno tra le altre l’abbassamento delle tasse, ulteriori semplificazioni al cittadino e risparmi di spesa per lo Stato, misure per incentivare gli investimenti da parte delle aziende e per favorire l’intervento del risparmio privato a sostegno dell’economia reale. Decontribuzione, per abbassare il costo del lavoro, internazionalizzazione e strumenti per incentivare il consumo, per far valorizzare e promuovere il Made in Italy. Tutti tasselli di uno stesso puzzle. L’indice PMI manifatturiero dell’Italia è rimbalzato a 51,9 punti, top dal giugno 2018, è il segnale che stiamo facendo bene. Dati incoraggianti, come quelli dell’ISTAT, di qualche giorno fa, che registrano un significativo rimbalzo nei consumi, e delle Borse che chiudono in rialzo. Stiamo correndo più della Germania e di tanti altri Paesi europei, e dobbiamo continuare così per favorire lo sviluppo, sull’intero territorio nazionale, e colmare quel divario che ancora esiste tra il nord e il sud del Paese. Il Paese riparte, se riparte il lavoro, con un concetto di economia circolare che ci è sempre stato caro. Migliorare la qualità della vita dei cittadini è il faro del nostro impegno di Governo”.Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Il diritto alle ferie al tempo del Covid-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2020

Al tempo del Covid-19, il lavoratore è libero di godersi le ferie spostandosi ovunque desideri? Il datore di lavoro ha l’onere di avvisare il personale dipendente circa i rischi per chi viaggia in determinati paesi affinché poi il lavoratore al rientro non rappresenti un pericolo per la salute e il luogo di lavoro? Sono queste alcune delle domande cui l’approfondimento della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro del 31 luglio 2020 “Il diritto alle ferie al tempo del Covid-19” risponde dopo aver analizzato il rapporto tra la condotta del lavoratore durante il periodo feriale e il diritto al licenziamento per giusta causa del datore di lavoro. Gli esperti, riepilogando le normative vigenti, operano un distinguo tra i paesi sottoposti a sorveglianza sanitaria e quelli da cui non è possibile rientrare in Italia, fornendo pratici format per le aziende, utili ad informare i propri dipendenti circa rischi e obblighi.

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Infermieri under-40 attratti offerte lavoro all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

«Germania e Regno Unito ci portano via, ogni settimana, ogni mese, decine di giovani valenti colleghi. O forse sarebbe meglio dire che aspirano legittimamente ad inserire nei loro organici le nostre professionalità infermieristiche, tra le più ambite in Europa. Diciamo pure, continua De Palma, che non ci vuole poi molto a convincere un giovane infermiere a decidere di cambiare la sua prospettiva professionale. Sarebbe il caso però di chiedersi, “nelle stanze del potere”, quali sono le ragioni di questa “emorragia che non sembra destinata ad arrestarsi.A parlare, con rabbia e fervore, è Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up, Sindacato Infermieri Italiani, che mette in evidenza i rischi concreti di quella che sta diventando, gradualmente nel tempo, una vera e propria “fuga di cervelli” dal nostro Paese.
Ebbene i motivi sono semplici: in Germania, l’ospedale Maria Hillf di Monchengladbach, propone agli infermieri italiani neo assunti, a tempo indeterminato, uno stipendio di 2900 euro lordi al mese, di norma più di 2000 euro netti, quando un nostro infermiere appena assunto guadagna, in media, tra i 1150 e i 1250 euro. Ma vi è di più: tirocinio linguistico addirittura retribuito con alloggio a 1200 euro al mese, nessun obbligo di conoscenza della lingua tedesca all’inizio. Ma qui ti pagano la formazione, ti permettono di ambientarti e di mettere a frutto le tue capacità, ti assumono se sei bravo e se impari la lingua, insomma ti permettono di crescere. E poi si parla di condizioni lavorative che in Italia sembrano una chimera: aggiornamento professionale costante durante l’anno, immaginiamo quindi formazione interna pagata dall’azienda, e poi iniziative collaterali gratificanti dal punto di vista umano, succulenti premi produttività, mensa di qualità e a basso costo, possibilità di svolgere attività sportive. Insomma valorizzazione dell’aspetto professionale ma non solo …Non sarà forse tutto oro quello che luccica, ma vista la situazione della sanità italiana, ci mettiamo nei panni di un giovane trentenne, infermiere già con una buona esperienza: leggendo questa proposta ci vuole poco a convincersi a preparare i bagagli».

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Il 60% degli italiani pronto a cambiare lavoro per mantenere lo smart working_Wyser

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

L’arrivo di settembre non segnerà solo la fine del periodo comunemente associato alle ferie. Il nono mese del 2020 avrà un significato molto più che simbolico: milioni di italiani faranno ritorno graduale in ufficio dopo mesi di lavoro da remoto, quasi esclusivo. Un rientro non privo di preoccupazioni: a dirlo sono stati i partecipanti alla ricerca di Wyser, società internazionale di Gi Group che si occupa di ricerca e selezione di profili manageriali, condotta per sondare gli umori in vista della fine dello smart working forzato. Ben il 30% degli intervistati, infatti, teme il mancato rispetto delle normative vigenti in fatto di sicurezza e, più in generale, di andare incontro a un nuovo lockdown (32%). Sebbene solo il 35,9% dei professionisti abbia ricevuto chiare comunicazioni rispetto alle modalità del rientro, la quasi totalità degli intervistati (80%) si dice fiduciosa rispetto alla capacità della propria azienda di dotarsi delle necessarie misure di sicurezza.Del resto, gli italiani a casa stavano bene, come dimostrato dalle ragioni per le quali ricominciare da capo la vita da ufficio sembra sarà un po’ difficile: il 50% troverà pesante ritornare ad affrontare la routine pre-lockdown, tra i mezzi pubblici affollati e il traffico sulle strade, mentre il 30% soffrirà il trantran mattutino con la sveglia anticipata e il pensiero dell’abbigliamento. Passare fuori casa la maggior parte delle ore della giornata, come era norma fino allo scorso gennaio, sarà fonte di grande disagio per un lavoratore su 3 (33,3%) e dover continuamente prestare attenzione e rispettare le limitazioni e le misure vigenti renderà meno piacevole e spontaneo interagire con gli altri (19,2%).Nonostante questo, si evidenzia anche il grande lato positivo: poter rivedere colleghi e collaboratori. Il 79,4% dichiara di aver mantenuto o addirittura rafforzato i rapporti con il proprio team durante il lockdown. Ritrovarsi sarà infatti la nota lieta per manager e professionisti italiani: il 52,6% ha accusato infatti la mancanza della socialità nella quotidianità lavorativa e il 20,5% non vede l’ora di spegnere Zoom e tornare a confrontarsi di persona e avere occasioni di networking (9,6%). Anche se questo significherà avere a che fare talvolta con collaboratori poco simpatici (15,4%).

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Progetto online di orientamento al lavoro e sviluppo delle soft skills per i laureandi dell’Università di Messina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

ManpowerGroup – multinazionale leader mondiale nelle innovative workforce solutions – in collaborazione con l’Università di Messina ha accompagnato oltre 800 studenti dell’ultimo anno in un percorso online di orientamento al lavoro e sviluppo delle proprie soft skill attraverso la piattaforma gratuita di e-learning “Power You DigiTal”.“Power You DigiTal” è un progetto che ha permesso agli studenti dell’Università di Messina di prepararsi all’ingresso nel mondo del lavoro e di sviluppare al meglio quelle competenze trasversali (o soft skills) riconosciute e richieste dal mercato del lavoro.Grazie alla piattaforma di ManpowerGroup e della Fondazione Human Age Institute gli studenti dell’Università di Messina che hanno partecipato ai corsi di “Power You DigiTal”, hanno ottenuto i crediti formativi universitari (CFU) per poter conseguire la Laurea nelle sessioni in programma nelle prossime settimane.Nel percorso formativo di orientamento, della durata di 30 ore, gli studenti hanno analizzato i propri punti di forza al fine di gestire al meglio la propria immagine professionale, attraverso la valorizzazione di sé e delle proprie capacità, un efficace utilizzo dei social e la consapevolezza del percorso di carriera desiderato.

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Sicurezza sul lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2020

La Direzione Colacem e Colabeton scrive ai propri collaboratori ribadendo che la sicurezza rimane un valore fondante dell’azienda e richiede da parte di tutti la massima attenzione e il massimo impegno. “Il semestre appena concluso ha modificato radicalmente le nostre abitudini personali, le consuetudini in famiglia, e naturalmente lo svolgimento della nostra attività lavorativa: il Covid ha cambiato la vita un po’ a tutti. La nostra azienda è ripartita con nuove consuetudini, più laboriose ma necessarie a proteggere la salute di ognuno. Proprio relativamente a questo vorremmo ribadire quanto sia importante dedicare la giusta attenzione al tema più generale della sicurezza nei luoghi di lavoro, rispettando sempre le disposizioni e le buone pratiche che ormai fanno parte del patrimonio culturale nostro e della nostra azienda.Preparare correttamente il lavoro che andremo a svolgere con la giusta pianificazione è doveroso. L’uso dei DPI (Dispositivi per la Protezione Individuale) e di strumenti preparati e adeguati sappiamo bene non essere una perdita di tempo né uno spreco di risorse ma un vantaggio per noi, per i nostri colleghi, per le nostre famiglie. Ci aspetta un secondo semestre sfidante ed impegnativo e vogliamo affrontarlo tutti in piena sicurezza”.

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Rifiuti: Fp Cgil, sviluppo settore con diritti e tutele al lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2020

“Puntare allo sviluppo del settore dell’igiene ambientale, per proiettarlo in termini di sostenibilità nel futuro, garantendo un efficace ed efficiente servizio ai cittadini e diritti e tutele alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti”. Così la Fp Cgil commenta il memorandum avviso comune condiviso congiuntamente tra sindacati e controparti per invitare la politica ad affrontare insieme le attuali criticità del sistema di raccolta, trattamento e valorizzazione dei rifiuti, anche per restare in linea con i nuovi obiettivi proposti dalle quattro direttive europee sull’economia circolare.Gli assi individuati dal memorandum, spiega la Funzione Pubblica Cgil, “che vanno da un nuovo quadro normativo per il settore ad adeguati investimenti, specie nel Mezzogiorno, insieme a politiche del lavoro che abbiano al centro il tema della tutela della salute e della sicurezza degli addetti, sono gli elementi imprescindibili per traghettare nel futuro il settore, intercettando crescita e sviluppo. Le lavoratrici e i lavoratori interessati, come ampiamente dimostrato nel corso dei mesi dell’emergenza pandemica, sono un pilastro del settore. Valorizzare il servizio offerto e tutelare la loro salute e sicurezza, devono e dovranno essere, in linea con il memorandum, elementi centrali all’interno del prossimo contratto. Quest’ultimo dovrà essere unificato tra pubblico e privato, anche e soprattutto per evitare il ricorso a contratti spuri e forme di dumping contrattuale. È il lavoro, insieme agli investimenti e al nuovo quadro normativo, che può e deve contribuire a intercettare sviluppo e crescita per il settore dell’igiene ambientale”, conclude.

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“Al lavoro per piena ripresa delle attività didattiche a settembre”

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

Roma. “Il nostro impegno per garantire l’ordinaria ripresa delle attività didattiche a settembre è massimo. Obiettivo prioritario di questa Amministrazione è garantire la totale sicurezza nei locali delle scuole e, a tal proposito, sono in corso diversi tavoli di interlocuzione con i dirigenti scolastici e i Municipi, auditi sul tema nell’odierna Commissione Scuola, nonché con l’Ufficio Scolastico Regionale e con la Regione Lazio.Per quanto riguarda scuole elementari e scuole superiori di primo grado, come dichiarato dal Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici, l’ampiezza delle classi dovrebbe consentire il pieno rispetto delle prescrizioni in materia di distanziamento sociale, evitando così lo sdoppiamento delle classi. A tal proposito, i dirigenti scolastici del comparto statale stanno effettuando ogni valutazione del caso sulla base delle Linee Guida nazionali e, nel contempo, stanno rappresentando ai Municipi ogni criticità riscontrata.Per quanto concerne i plessi facenti capo al Comune, siamo ottimisti circa gli spazi da destinare ai nidi, mentre sul versante scuole dell’infanzia ci sono ancora delle criticità in essere su cui l’Amministrazione sta lavorando alacremente. Anche qui la sinergia d’intenti con i dirigenti scolastici, i quali stanno provvedendo alle misure del caso grazie ai fondi ricevuti dal Miur e a quelli per la piccola manutenzione stanziati dall’Amministrazione, è totale”.Lo dichiara, in una nota stampa, la presidente della Commissione Scuola di Roma Capitale Teresa Maria Zotta.

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Lavoro e artrite reumatoide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2020

L’artrite reumatoide, malattia infiammatoria cronica articolare, può condizionare in modo severo la vita dei lavoratori per l’impatto del dolore e della disabilità sulle attività quotidiane e per le possibili ripercussioni sulla vita di relazione e lavorativa. Chi è affetto da artrite reumatoide, infatti, è frequentemente costretto ad assentarsi dal lavoro a causa della malattia (assenteismo) o può constatare una ridotta produttività, quando al lavoro (presentismo). I reumatologi dell’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano hanno coordinato uno studio che ha dimostrato che il trattamento con farmaci biologici è in grado di migliorare significativamente la capacità lavorativa dei pazienti con artrite reumatoide. Questo si traduce in un guadagno sia dal punto di vista economico sia di miglioramento della qualità di vita del paziente, considerate anche le ripercussioni che la riconquistata capacità lavorativa può avere sulla vita personale in termini di autostima e senso di utilità. Lo studio ha tenuto conto anche del miglioramento della workability nei soggetti non occupati.

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Funzione pubblica: Incontro sul lavoro agile

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

Presentata una bozza di protocollo quadro per la prevenzione e la sicurezza dei dipendenti pubblici sui luoghi di lavoro in ordine all’emergenza sanitaria da “Covid-19”. La ministra Dadone dice che bisognerà continuare con la didattica a distanza anche dopo l’emergenza. Marcello Pacifico (Confedir-Udir): Necessario prevedere uno scudo penale per tutelare i dirigenti scolastici; inoltre, occorre rimettere in sesto tutti quegli edifici che nell’ultimo decennio sono stati accantonanti, così da permettere un giusto ritorno a scuola, in sicurezza. La Confedir ha sottolineato come sia necessario, dopo l’aggiornamento del documento di valutazione rischi, inserire anche la previsione, presso ogni sede di lavoro competente, di riunioni periodiche del Servizio Prevenzione e Protezione già esistente, riunione che di norma dovrebbe tenersi almeno una volta l’anno, e a cui sono tenuti. Inoltre, si reputa necessario introdurre, dove ve ne siano le esigenze e le condizioni, le valutazioni di potenziale maggior rischio, campionamenti nell’aria ambiente, monitoraggio impianti di condizionamento attraverso prelievi di aria ad altezza predefinita in ingresso e in uscita e a livello delle bocchette di immissione dell’aria negli ambienti di lavoro, campionamenti sulle superfici di lavoro e sui camici utilizzati dal personale, monitoraggio microbiologico negli ambienti di lavoro, nonché nell’acqua della rete idrica che alimenta gli impianti di acqua potabile e non potabile e sanitaria. Ovviamente si è pensato ai laboratori di ricerca e a formare il personale, informare capillarmente il personale sulle misure tecniche, organizzative e procedurali adottate per il contenimento del contagio fuori e dentro i locali, intendendo destinatari dell’attività formativa anche il personale a tempo determinato, borsista e con contratto di lavoro flessibile. Il personale precario infine deve avere le stesse tutele del personale di ruolo.

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