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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 299

Posts Tagged ‘lavoro’

La sicurezza sul lavoro è una cosa seria

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Lo abbiamo sottolineato più volte – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – e vogliamo farlo ancora una volta a pochi giorni dagli incidenti stradali in cui sono morti 16 braccianti agricoli che lavoravano per meno di tre euro l’ora tra i campi di pomodoro in Puglia: la vera agricoltura non ha niente a che vedere con tutto questo.
Come Confeuro – continua Tiso – intendiamo evidenziare i valori alla base del sistema agricolo e la loro, non semplice estraneità, ma totale contrapposizione ad ogni logica di sfruttamento del lavoro e delle persone. Queste considerazioni – prosegue Tiso – vanno ribadite con ulteriore forza dopo la reintroduzione dei voucher, e questo perché riconoscere la stagionalità di alcuni lavori non significa in alcun modo avallare forme di sfruttamento e di svilimento della dignità umana. Il nostro auspicio – conclude Tiso – è che tragedie come queste non raccolgano più il solito cordoglio di circostanza, ma diano invece inizio a dibattiti più seri e approfonditi su come garantire la sicurezza sul lavoro agricolo e su come debellare le tante forme di criminalità presenti al suo interno.

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Rafforzare attività di contrasto allo sfruttamento lavorativo

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

Le recenti tragedie avvenute nel foggiano in questi ultimi giorni hanno portato al centro dell’attenzione mediatica il tema dello sfruttamento lavorativo nei campi, di cui sono vittime molti migranti e cittadini italiani.“La nostra organizzazione è impegnata da anni nel contrasto allo sfruttamento lavorativo”, afferma Federico Soda, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM (l’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni), “e ci auguriamo che la presa di coscienza di queste ore non sia solo un episodio momentaneo ma che rappresenti l’inizio di un rinnovato impegno volto a risolvere un problema che da anni causa immense sofferenze a migliaia di persone.”“Alcuni programmi interregionali di contrasto dello sfruttamento sono in fase di definizione, occorre quindi realizzarli in modo efficiente per promuovere percorsi di legalità, garantire il rispetto delle norme di base in materia di lavoro e sicurezza, fare emergere casi di sfruttamento, contrastare i caporali, regolarizzare i trasporti e prevedere alloggi dignitosi per i lavoratori stagionali.”Proprio in quest’ottica, l’OIM Italia ha già avviato un dialogo con l’Ispettorato del Lavoro per rafforzare i controlli sul territorio ma anche per promuovere efficaci meccanismi di accesso al lavoro regolare attraverso un più ampio coinvolgimento di imprenditori etici.“Il lavoro stagionale nei campi è di fondamentale importanza per il settore agroalimentare”, continua il Direttore OIM, “e non è accettabile che vi siano così tante persone (tra cui tantissimi migranti regolari e irregolari) impiegate in condizioni di grave sfruttamento, se non proprio di semi-schiavitù.”
“E’ il momento che tutti i soggetti coinvolti – istituzioni, settore datoriale, società civile e Grande Distribuzione (che potrebbe avere un ruolo fondamentale nell’eliminare alcune storture del sistema) – comincino a lavorare insieme per ripristinare al più presto la legalità”, conclude Soda.

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FCA Melfi, il 30 agosto USB al ministero del Lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

Il 30 Agosto, alle ore 12.00, una rappresentanza dell’USB Basilicata e dello stabilimento FCA di Melfi incontrerà a Roma una delegazione del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.Il tavolo avrà come oggetto di discussione le condizioni di lavoro all’interno dello stabilimento lucano in una fase delicata come quella attuale per le lavoratrici e i lavoratori FCA di Melfi.
I contratti di solidarietà a rotazione richiesti dall’azienda per far fronte alla cessazione del modello Grande Punto, che inevitabilmente ha abbassato il livello produttivo, devono trovare un giusto equilibrio rispetto alla condizione di lavoro in cui versano le lavoratrici e i lavoratori chiamati a produrre le altre due vetture realizzate a Melfi (Suv).Come USB siamo convinti, ed è ciò che riporteremo al tavolo ministeriale, che ripristinando i minuti di pausa tagliati da anni e riducendo al massimo le criticità attualmente presenti sulle postazioni di lavoro all’interno dello stabilimento si otterrebbero dei benefici per tutti e si ridurrebbe il numero di esuberi dichiarati dall’azienda.Ridurre il numero di esuberi significherebbe innanzitutto una garanzia occupazionale maggiore, un rientro economico significativo per le lavoratrici e i lavoratori di Melfi e un miglioramento della qualità del lavoro rispetto alla condizione attuale.L’incontro al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è solo l’ultimo appuntamento in ordine di tempo, ed una tappa importante, a fronte del lavoro che USB sta portando avanti da anni, impegno che ha come unico fine riportare un livello di lavoro, e di vita, dignitoso all’interno della fabbrica automobilistica lucana.

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Come è cambiato il lavoro in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

Grazie al supporto dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro Workmagazine presenta un numero speciale dedicato ai numeri del lavoro italiano. Rispetto a dieci anni fa la struttura del lavoro italiano è completamente cambiata: ci sono 2,8 milioni di lavoratori over 44 in più e 2,9 milioni di lavoratori under 45 in meno; i dipendenti part-time sono passati da 2,5 a 3,5 milioni, pari ad un aumento del 40%; l’industria ha perso 900 mila occupati, mentre i servizi sono aumentati di 800 mila unità; il Mezzogiorno ha perso 310 mila occupati, mentre nella Regione Lazio si è registrato un aumento di 193 mila unità e in Lombardia di 125 mila; sono “scomparsi” un milione di operai e artigiani e gli addetti ai servizi sono aumentati di 810 mila unità. Le riforme di cui l’Italia ha bisogno devono tenere conto di questo cambiamento di scenario, che determina un diversa prospettiva.
Come è cambiato il lavoro prima e dopo la grande crisi; quali sono le province ed i territori italiani in cui il mercato del lavoro funziona meglio e ci sono maggiori opportunità; qual è il contributo che viene dagli immigrati stranieri al lavoro italiano e quali sono le maggiori possibilità per laureati e diplomati per trovare lavoro in Italia: questi i temi importanti, su quali spesso circolano più opinioni che dati veri, ai quali è dedicato il numero on line di http://www.workmag.it, il magazine internet diretto da Romano Benini. I report statistici predisposti dall’Osservatorio sono allegati ad ogni articolo. Infine, su Workmag si trova un approfondimento sullo strumento dell’accordo di ricollocazione. (fonte: Testata in corso di registrazione • Editore Work Experience srl Direttore responsabile: Romano Benini)

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Dipendenti pubblici e compiti d’istituto

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Anni fa si parlò a lungo di carabinieri, poliziotti e finanzieri distratti dai loro compiti d’istituto per fare i dattilografi e quanto altro nelle procure della repubblica e in altri settori similari. Oggi vedo poliziotti di una certa età sulle volanti per adempiere compiti che ritengo gravosi anche per i giovani e mi chiedo perchè non si possa stabilire un turn over interno offrendo, su base volontaria, ovviamente, la possibilità di ricoprire incarichi amministrativi e d’ufficio dove sono carenti gli organici passando da un ruolo all’altro. In questo modo potrebbero rendersi liberi i posti in organico per l’assunzione di nuovo personale in quelle aree in cui l’età ha il suo indubbio peso. E’ un discorso che non farei solo nell’ambito di un apparato dello Stato in luogo di un altro ma lo estenderei a tutta la filiera del pubblico impiego. In passato, se la memoria non mi fa cilecca, questo tema è stato affrontato ma non vi è stata una seria intenzione di porvi mano per regolamentarlo in dettaglio.
Vi sono, infatti, compiti, come quello citato del dattilografo, che stanno diventando desueti e sostituiti sempre di più dal computer e dalle pratiche archiviate telematicamente. Ciò imporrebbe un periodo di formazione professionale ad hoc che molti uffici amministrativi non sono in grado di organizzare laciando gli operatori senza una guida sicura. E qui dovremmo aprire una nota dolente sulla formazione e l’aggiornamento professionale a tutti i livelli operativi perché se si pensa che il non farlo si risparmia vuol dire proprio che abbiamo imboccata una strada sbagliata. Le tecnologie velocizzano i processi a condizione che sappiamo farne un buon uso e le competenze per sfruttarle al meglio. (Riccardo Alfonso)

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Discriminazione delle persone omosessuali in ambito lavorativo

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

Era il 2013 quando Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford agì in giudizio contro un noto Collega avvocato, che nel corso di una trasmissione radiofonica aveva dichiarato che mai avrebbe assunto persone omosessuali nel suo studio. Tanto il Tribunale di Bergamo, tanto la Corte d’Appello di Brescia hanno riconosciuto che tali dichiarazioni avevano violato la Direttiva europea e la legge italiana di attuazione, che vietano la discriminazione per orientamento sessuale in materia di lavoro. La Cassazione, a cui il soccombente ha presentato ricorso, con ordinanza depositata il 20.07.2018, ha sospeso il procedimento, ritenendo pregiudiziale l’interpretazione del diritto dell’Unione europea da parte della Corte di giustizia. Il rinvio riguarda due punti: 1) se Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford, in quanto associazione di avvocate, avvocati e praticanti, possa essere considerato ente rappresentativo di interessi collettivi, tale che sia abilitata ad agire in giudizio per vedere tutelati tali interessi; 2) se possa ritenersi sussistente la violazione della direttiva in materia di parità di trattamento in materia di lavoro, quando le dichiarazioni non facciano riferimento ad una procedura di assunzione effettivamente esistente. Infatti, nel caso per cui è causa, il Collega aveva dichiarato che mai avrebbe assunto persone omosessuali, ma non aveva in corso una procedura di assunzione.
Le due questioni pregiudiziali sono di particolare rilevanza e consentiranno alla Corte di Giustizia di pronunciarsi per la seconda volta in assoluto, in diciotto anni, sulla direttiva 78/2000 con riferimento all’orientamento sessuale. Il primo caso, Asociatia Acept, era stato portato avanti da un’associazione LGBTI rumena, che contestava la politica assunzionale di giocatori, da parte di una squadra di calcio, tesa ad escludere giocatori omosessuali.Data l’importanza che il caso italiano adesso assume a livello europeo, Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford si costituirà nel giudizio avanti la Corte di Giustizia per sostenere ancora una volta le ragioni delle persone omosessuali che si vedono discriminate o minacciate nei loro diritti di accesso al mondo del lavoro.

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Aumenta del 10% la fiducia nel mercato del lavoro rispetto al 2017

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

Crescita a due cifre della fiducia nel mercato del lavoro in Italia rispetto al 2017: sono i dati che emergono dal Confidence Index, ricerca condotta da PageGroup, società leader mondiale nel recruitment con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel, che analizza trimestralmente la percezione sulla situazione lavorativa in 12 paesi europei.L’indice, che misura la percezione del mercato del lavoro – ottenuto attraverso la somministrazione di 660 questionari* ai candidati per opportunità professionali – ha rilevato, nel secondo trimestre di quest’anno, un aumento di fiducia nel mercato del lavoro del 10% inteso sia per la percezione del periodo attuale sia per la prospettiva dei prossimi sei mesi. Inoltre, si evidenzia anche un generale aumento di ottimismo rispetto alla situazione economica futura, +7% rispetto allo stesso periodo del 2017.Approfondendo i singoli indicatori lo studio segnala anche elementi in chiaroscuro con una generale insoddisfazione rispetto alle condizioni lavorative: solo tre professionisti su dieci dichiarano di essere soddisfatti della propria retribuzione e del work life balance. La performance peggiore riguarda l’opportunità di avere una promozione, con solo il 18% di dipendenti fiduciosi di poter migliorare la propria posizione nel breve periodo. Tuttavia, ampliando l’orizzonte temporale al prossimo anno, il 45% confida in maggiori possibilità di ricevere una promozione e il 41% ha fiducia nel miglioramento del livello di retribuzione.
Rimangono invariati i fattori che trainano la scelta del nuovo posto di lavoro. Anche in questa edizione del “Confidence Index” i professionisti italiani, nel valutare una potenziale opportunità lavorativa, dimostrano di essere più attenti allo sviluppo di nuove abilità (49%), ad un salario migliore (27%), alla crescita professionale (25%) e ad un miglior work life balance(24%).

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Anche quest’anno, è Milano la regina degli stipendi in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

Lo confermano i risultati dell’ultima edizione della Salary Guide, l’indagine annuale sull’andamento del mercato del lavoro in Italia condotta da Hays – uno dei leader mondiali nel recruitment specializzato – coinvolgendo un campione di oltre 170 aziende e più di 860 professionisti. La ricerca ha preso in esame le retribuzioni annuali medie lorde delle figure professionali di 8 settori aziendali – Banking, Insurance, Engineering, Finance, Information Technology, Life Sciences, Sales&Marketing e Oil&Gas – focalizzandosi su ruolo professionale, esperienza accumulata (dai 2 ai 5 anni, dai 5 ai 10 anni e più di 10 anni) e città in cui viene svolta l’attività lavorativa (Milano, Roma, Torino e Bologna).Tra i settori più remunerativi nella città della Madonnina troviamo il comparto Life Sciences con retribuzioni fino a 150.000 euro annui per un Medical Director con almeno 10 anni di esperienza. La busta paga scende a 120.000 euro se lo stesso professionista vive a Bologna o a Torino. Ottime anche le retribuzioni del settore Finance con buste paga fino a 130.000 euro annui per un Partner in ambito di consulenza fiscale a Milano. Lo stesso manager nella capitale non guadagna più di 100.000 euro che scendono a 90.000 se ci si sposta a Bologna e Torino. Al terzo posto della classifica troviamo il CFO in ambito GDO/Retail che ne guadagna circa 120.000, contro i 110.000 di Roma, i 90.000 di Bologna e gli 80.000 di Torino.Buste paga intorno ai 90.000 euro per un Marketing & Communication Director in ambito Retail sia a Milano sia a Roma, che diventano 83.000 a Torino e 80.000 a Bologna. Cresce il divario tra Milano e Roma nel comparto Alimentare: nel capoluogo meneghino, un Direttore Acquisti può contare su un salario medio annuo di 80.000 euro, mentre a Roma la busta paga dello stesso professionista non supera i 60.000 euro. Lo stesso vale per il Direttore R&D che guadagna 80.000 euro a Milano contro i 65.000 euro di Roma.
“Anche quest’anno Milano fa registrare le migliori performance dal punto di vista lavorativo, vantando le retribuzioni più alte del Paese e il maggior numero di opportunità professionali – ha commentato Alessandro Bossi, Director Hays -. Le retribuzioni dei professionisti milanesi si dimostrano in linea con il più elevato costo della vita nel capoluogo lombardo anche se vi sono ormai diversi settori in cui i professionisti della capitale possono vantare le medesime retribuzioni dei colleghi milanesi”.In alcuni casi il capoluogo lombardo cede il suo primato: un Marketing Director in ambito FMCG (Fast Moving Consumer Goods), ad esempio, ha una retribuzione media annua di 85.000 euro a Roma, mentre a Milano si ferma a 80.000. Un Direttore Operation in ambito Tessile/Abbigliamento guadagna ben 85.000 euro a Bologna e solo 70.000 a Milano. Infine, un Responsabile Produzione in ambito Automotive ha una busta paga di 65.000 euro a Torino e solo 60.000 a Milano.Tutti i dati e le tabelle retributive della nuova edizione dell’indagine sono disponibili al link: Hays Salary Guide 2018.

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Lavoro: Fp Cgil a Di Maio, bene su Centri Impiego, accelerare su stabilizzazione precari

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 luglio 2018

“È positivo il fatto che il ministro Di Maio abbia mostrato interesse rispetto allo stato in cui versano i Centri per l’impiego e che abbia affermato la volontà di affrontare il tema. Ma va innanzitutto conclusa la fase di stabilizzazione del personale precario attualmente in servizio: gli strumenti ci sono ma siamo ancora molto in ritardo su quel versante”. Così il segretario nazionale della Fp Cgil, Federico Bozzanca, commenta quanto emerso dall’incontro tra il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, e gli assessori regionali all’impiego.In ogni caso, precisa il dirigente sindacale, “è ingeneroso da parte del ministro sostenere che in questi anni i Centri per l’impiego non abbiano funzionato perché, nonostante le drammatiche condizioni in cui si sono ritrovati, gli oltre seimila dipendenti hanno fatto il possibile, e spesso ben oltre il possibile, per garantire un servizio adeguato ai cittadini. Per questo cogliamo con favore le affermazioni circa una volontà di potenziare i Centri per l’impiego ma, oltre i processi di stabilizzazione del personale precario, va avviato allo stesso tempo un confronto con i sindacati per rispondere al meglio alle esigenze dei singoli territori”, conclude Bozzanca.

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Lavoro tra previdenza e assistenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

Se mi limito a considerare l’emergere dei nuovi modelli d’organizzazione del lavoro, mi sembra per lo meno strano che anche sul fronte “previdenziale” non si possa essere conseguenti.
Considero, ad esempio, la tendenza oggi in atto dell’accresciuto numero, rispetto al passato, degli impieghi temporanei, come una vera e propria anomalia del sistema, sebbene la sua impostazione possa avere una sua validità, sia pure a determinate condizioni.
Mi riferisco alla cosiddetta “forza lavoro contingente” costituita da chi è occupato in impieghi a tempo parziale, temporanei o sono lavoratori autonomi. Questo fenomeno è tipico di una società che si evolve nel settore dell’informatica e della comunicazione. Significa, anche, che in futuro il lavoro si baserà sempre più sulla conoscenza e diventerà sempre più dematerializzato. Se la tendenza è questa sarà necessario, quanto prima, inventare nuovi strumenti per garantire la flessibilità degli impieghi, ma senza generare disoccupazione. D’altra parte la stessa educazione e formazione non potranno non essere radicalmente mutate.
Ho persino prefigurato scenari diversi con i miei progetti di fattibilità, dove ho paventato la possibilità di risolvere i processi evolutivi del lavoro attraverso forme previdenziali con cadenza decennale. Ho considerato la previdenza nient’altro che una forma di assicurazione dove il beneficiario paga un certo premio mensile e dopo due lustri si trova nella possibilità di trasformare i suoi versamenti in una piccola rendita o nel rilanciare la stessa per raddoppiarne l’importo nel decennio successivo e così via. Nel frattempo si possono aprire vari scenari dove, ad esempio, il fattore disoccupazione, per un cinquantenne, non diventi tanto drammatico quanto accade ora se ha alle spalle una rendita realizzata con venti o trent’anni di lavoro. Può sempre avere una disponibilità economica sia pure modesta. Non solo. Può andare alla ricerca di un lavoro meno retribuito ben sapendo che può avere la compensazione con la rendita che nel frattempo percepisce contestualmente. Nel frattempo si possono intersecare altre forme lavorative volte a ridurre i tempi morti come quelli delle ore spese per recarsi dalla propria abitazione al posto di lavoro, in specie se la distanza è ragguardevole e il traffico è snervante. E in questo le tecnologie ci possono offrire un supporto rilevante.
Ho già parlato, in uno dei miei precedenti libri, del telelavoro e dell’homework e vi ritorno ora solo per dire che al riguardo non esiste una normativa precisa che li regoli. Eppure i vantaggi sono indubbi sia nel settore pubblico sia in quello privato.
Il primo è il fattore tempo e, secondo, la sua capacità di essere in grado di determinare consistenti aumenti di produttività. Considero poi una circostanza, non marginale, poiché le attrezzature elettroniche potranno aumentare la produttività del lavoro o, alternativamente, ridurre il numero degli addetti, ma stimolando, nello stesso tempo, la creazione di nuove professioni.
Non dimentico che gli scenari futuri, in specie se li consideriamo come una sorta di proiezione esasperata di quanto accade oggigiorno, ci presenteranno un ambiente socio-economico più competitivo, le differenze di reddito si accentueranno e il lavoro verrà sempre più regolato a livello aziendale, dove i sindacati sono deboli. Ciò potrà diminuire la disoccupazione ma farà aumentare la povertà. La soluzione ideale mi sembra un’altra ed è offerta dalla cooperazione. Essa comporta sistemi di produzione orientati in senso globale, una maggiore libertà di scelta nell’allocazione del tempo e genera cambiamenti radicali nelle norme di lavoro.
Tutte queste riflessioni, in parte raccolte da studi e ricerche recenti, mi danno la misura dell’arretratezza dell’Italia sia per quanto riguarda la strumentazione hardware sia per gli aspetti normativi e giuridici. Posso annotare sino a oggi che solo la Telecom, in Italia, ha introdotto, con un accordo stipulato con i sindacati nel 1995, le nuove modalità di prestazione lavorativa, mentre all’estero i casi non si contano più. Da allora a oggi sono trascorsi numerosi anni, ma i progressi ottenuti son misera cosa rispetto alle attese del mondo del lavoro.
E’ evidente che sta emergendo un nuovo paradigma sociale, ma la nostra incapacità è stanziale, fermi come siamo al calcolo, con il bilancino del farmacista, degli anni di “anzianità” e delle pensioni “d’annata”. Tutto questo ciacolare al vento ci mette nelle condizioni di arretrare pericolosamente.
Al solo pensiero, ad esempio, di dover sconvolgere la gerarchia delle funzioni e dei ruoli, la cosa ci traumatizza e ci lascia notti insonni. Sta di fatto che molti, in futuro, sceglieranno di lavorare a casa e quando lo capiremo, ci renderemo anche conto che queste cose potevamo già farle senza essere considerati antesignani al tempo che li proponemmo.
Non vi è dubbio, a questo punto, considerare la forza lavoro come una delle parti essenziali dell’attività imprenditoriale e le rispettive forme di riorganizzazione vanno stimolate in termini di efficienza, produttività e allocazione. Nel loro insieme sono destinate a gestire i rispettivi progressi e a vincere o a perdere le sfide per il futuro.
R.J. Forbes nel suo libro “L’uomo fa il mondo” (Piccola biblioteca Einaudi) asseriva che “Nel nostro mondo moderno tanto la tecnologia quanto l’ingegneria sono branche di scienza applicata.” E rilevava: “Durante tutta la sua lunga esistenza sulla terra, l’uomo ha dovuto usare la propria intelligenza, osservare la natura intorno a lui, ricordare i fatti percepiti, e cercare di utilizzarli in modo d’accrescere sicurezza e benessere.” Su questo punto, ovviamente, s’incentra la mia attenzione nel prefigurare il lavoro come una parte essenziale e imprescindibile per la stessa esistenza umana e che noi dobbiamo garantire, in assoluto, a tutti unitamente a una valida istruzione, l’assistenza sanitaria e il diritto all’accesso alle fonti energetiche e alimentari. In proposito ho sostenuto che dobbiamo assicurare due diritti: alla vita e a vivere e che mentre per il primo abbiamo riservato un interesse prioritario nel secondo, non è stata la stessa cosa. Abbiamo, in altri termini, lasciato, dopo il primo vagito, che una moltitudine di esseri umani fosse lasciata a se stessa con le miserie dei loro genitori, con la penuria di acqua e di cibo, con l’esposizione a gravi malattie e un’istruzione carente. Ai sopravvissuti di questa difficile fase che parte dai primi anni della propria vita all’età adulta e sino alla vecchiaia, non abbiamo offerto che poche garanzie per vivere un’esistenza decente. Il tutto si è voluto tradurre in termini di rassegnazione e con la speranza tanto vaga quanto lontana di un futuro migliore oltre la vita. Come se soffrire, subire maltrattamenti e angherie d’ogni genere fosse il prezzo da pagare per il nostro diritto a vivere, in altre parole una colpa d’attribuire a chi peccati non ne ha. E’ tempo d’invertire tale perversa tendenza e di farlo all’inizio, sul piano culturale e religioso, perché tagliare la tunica per darne la metà a chi ha freddo e spezzare un tozzo di pane per dividerlo per chi ha fame non è solo un gesto di fede ma di giustizia, di civiltà e di libertà. (Riccardo Alfonso)

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Le Competenze innovative per il Lavoro di domani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

Roma, a Trastevere, lunedì 16 luglio alle 9.30 fino al pomeriggio aula magna Regina della John Cabot University (JCU) Che tipo di competenze dovranno possedere i nostri giovani per trovare occupazione domani? Come attrezzarli di fronte a innovazioni tanto repentine? Qual è il ruolo dell’università? Il modello anglosassone rimane quello vincente? Di tutto questo si parlerà nel corso del dibattito “Competenze innovative: il lavoro che ti aspetta”. Manager ed esperti apriranno una finestra sulle future innovazioni nel campo aziendale e si confronteranno con studenti, ricercatori e addetti ai lavori. In particolare, saranno presenti Angela Paladini, direttrice Risorse umane Emea della Johnson & Johnson; Michele Riela, vicepresidente Vertical Solutions di Olivetti; Iliana Totaro, Head of People Development di Enel Group; Pietro Paganini, professore di Business Administration e fondatore di COMPETERE. Modererà Antonella Salvatore, docente di Marketing e direttore del Career Services della JCU.«Il lavoro si trova e si crea quando si hanno le competenze, le conoscenze e l’esperienza che risponde alle esigenze del mercato. Si trova, quando si hanno le cosiddette soft skills, ma soprattutto la capacità di comprendere il cambiamento e di adattarsi a esso, un fattore che va al di là del puro sapere. In questo senso, l’università, oltre a un luogo di specializzazione, deve essere un ambiente aperto, dove sperimentare e capire i processi, in modo da anticiparli», ha spiegato il professor Pietro Paganini.«Secondo la nostra ultima statistica, nei primi sei mesi del 2018 il 30% degli studenti e dei laureati JCU, percentuale che costituisce la maggioranza, ha trovato collocazione nei settori Comunicazione, Marketing e Digitale. Il dato per ora conferma il trend del 2017», ha dichiarato la professoressa Antonella Salvatore.

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Scuola: I docenti italiani lavorano di più ma lo stipendio annuo è sotto di 10mila euro rispetto alla media UE

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 luglio 2018

Se ci si ferma alle ore di lezione settimanali, queste in Italia sono superiori alla media europea sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) che nella secondaria superiore (18 contro 16,3) e uguali nella secondaria inferiore (18 contro 18,1). Per renderci conto di quanto sia enorme il gap tra i compensi annui percepiti dai nostri docenti e quelli europei, basta citare qualche esempio: alla primaria i nostri maestri prendono ad inizio carriera appena 22.903 euro, a fronte dei 32.648 dei maestri olandesi oppure dei 38.214 euro dei colleghi tedeschi; a fine carriera ai nostri docenti delle ex elementari vanno soltanto 33.740 euro (meno di quello che prendono in Germania appena assunti in ruolo), mentre in Olanda portano a casa oltre 48mila euro e i tedeschi arrivano a 51.371 euro. Se si guarda ai docenti di medie e superiori, il divario è ancora più grande. Basta dire che mentre gli insegnanti della secondaria di secondo grado con 35 anni e oltre di anzianità di servizio debbono accontentarsi di 38.745 euro lordi, quelli che operano in Olanda sfiorano i 61mila e i tedeschi i 64mila. Pure la media generale, comprendente tutti i docenti dei vari cicli scolastici, risultano impietose: in tutti e tre i cicli scolastici, infatti, ai nostri docenti mancano circa 10mila euro per stare in linea con gli altri Paesi del vecchio Continente. Anief ricorda che il risultato raggiunto dai sindacati Confederali, firmatari dell’accordo sui mini-aumenti e sugli arretrati ancora più ridicoli, assegnati dopo un blocco quasi decennale, non ha scalfito minimamente un disavanzo che è sempre più insopportabile, oltre che ingiusto. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per questi motivi, il nostro sindacato si siederà al tavolo delle trattative, appena sarà ratificata la rappresentanza sindacale raggiunta con il rinnovo delle Rsu dello scorso marzo, con uno preciso obiettivo: salvaguardare gli aumenti già corrisposti, sbloccare l’indennità di vacanza contrattuale, in modo da agganciare gli stipendi almeno al costo della vita, sempre tenendo conto dell’indice previsionale legato all’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato su base europea pari all’1,4%.

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La retribuzione del lavoro, dal salarium all’industria 4.0

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

Dall’antichità ai giorni nostri come è stato valorizzato e remunerato il lavoro umano, alla luce delle culture che hanno maggiormente caratterizzato lo sviluppo economico globale? Da oggi c’è un libro che rilegge la storia economica attraverso una prospettiva finora poco esplorata: quella dei metodi di retribuzione. A firmarlo è Vera Zamagni, docente dell’Università di Bologna, assieme a Giuseppe De Luca (Università degli Studi di Milano) e Matteo Landoni (Università degli Studi di Milano), a pubblicarlo è Il Mulino e a farsi promotrice di questo progetto editoriale è Inaz, società di software e servizi per amministrare e gestire il personale, che nel 2018 festeggia il suo settantesimo anniversario.Il libro, 234 pagine, completo di un ricco apparato iconografico, indaga i punti di svolta di una storia millenaria. Dalle prime forme di remunerazione in natura, il racconto si dipana attraverso l’epoca romana, quando l’esercito era laboratorio di innovazione (tanto che erano presenti forme di salario, stipendio, tfr e previdenza). Si passa poi al medioevo, con le teorizzazioni cristiane sulla giusta retribuzione, al Rinascimento e all’età moderna, fino ai cambiamenti impetuosi delle rivoluzioni industriali che hanno forgiato il mondo contemporaneo. La storia però non finisce qui, perché il volume dedica spazio anche ai temi emersi con forza negli ultimi anni: lavoro precarizzato e società low cost, disuguaglianze, nuovi lavori e industria 4.0.«Mancava in Italia una monografia interamente dedicata alla storia della retribuzione – afferma Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz –. Siamo infatti convinti che serva una prospettiva storica per analizzare e affrontare le tante contraddizioni che riguardano oggi il mercato del lavoro e la sua remunerazione. Inaz da settant’anni è un osservatorio privilegiato su queste dinamiche e realizzare un libro su questo tema è un modo per contribuire alla costruzione di una cultura d’impresa che mira a una crescita integrale dell’uomo e della società. Perché, se si vuole costruire uno sviluppo duraturo e sostenibile, il lavoro non può essere considerato una merce».

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Garantire lavoro ai giovani

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

“Il periodo storico che stiamo attraversando si contraddistingue per un’inedita complessità. Sul fronte del lavoro ci troviamo con una doppia emergenza. Da una parte dobbiamo rispondere alla ‘classica’ domanda generazionale di come garantire ai giovani un futuro degno, in una fase in cui l’Italia ha il triste primato della disoccupazione giovanile in area Euro; dall’altra ci troviamo davanti a un problema nuovo e co-esistente: come garantire il raggiungimento dell’età pensionale a quegli ultra-cinquantenni già espulsi dal ciclo lavorativo a causa del prolungato stato di crisi della nostra economia, che ha falcidiato posti di lavoro e realtà aziendali. Due esigenze che pongono risposte diverse e ineludibili”.
E’ quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli in un indirizzo di saluto inviato alla Confsal (Confederazione generale sindacati autonomi e lavoratori) impegnata oggi in un convegno ‘Nuove economie e lavoro: sfide e opportunità’.
“Sono certo che- ha aggiunto il vicepresidente – saprete apportare un contributo importante a questa criticità, mantenendo sempre quell’autonomia che è stata il punto di forza della vostra organizzazione, unitamente a una sensibilità che vi ha reso originali nella capacità di tutelare lavoratori e aziende, senza quei vetusti conflitti di classe che hanno messo in ginocchio capitale e lavoro per troppo tempo in Italia. La globalizzazione economica e finanziaria di questo ultimo ventennio ha generato milioni di posti di lavoro in tutto il mondo, nuove opportunità di sviluppo economico e di benessere sociale, nuovi processi aziendali, nuovi processi produttivi e di distribuzione. Tutte novità che, soprattutto in Italia hanno creato la precarizzazione della vita e il precariato lavorativo. Non a caso, ha destato clamore l’obbligo intimato dall’ispettorato del lavoro al gigante dell’e-commerce e della distribuzione Amazon di assumere 1308 addetti a causa della dello sforamento delle quote di utilizzo di lavoratori somministrati. Così come altrettanta sorpresa ha destato l’impegno di regolamentare i ‘riders’, pagati 5 euro lordi a consegna. Sono le sfide del futuro che prepotentemente deflagrano nel presente e sulle quali è indispensabile interrogarsi”.
“Indispensabili sono i confronti come quello indetto oggi dalla Confsal. Sono a disposizione per ulteriori approfondimenti nelle sedi istituzionali, convinto che sia necessario investire sulla formazione delle nuove competenze richieste dalle nuove economie. Solo così- ha concluso Rampelli – potremo affrontare queste sfide senza paura e tradurle in opportunità.

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Lavoro e scuola: manca la cultura alla formazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 giugno 2018

Secondo l’ufficio studi del sindacato è evidente che nel sistema formativo e lavorativo italiano c’è più di qualcosa che non va: da un approfondimento dell’indagine Eurostat, che ha stimato la presenza nel nostro Paese del 25,7% di Not in education, employment or training, risulta che non è solo un problema dovuto alla mancanza di lavoro, visto che ogni anno ci sono decine e decine di migliaia di posti liberi che le aziende non riescono ad assegnare per mancanza di personale adatto. Per Anief, il nodo principale da sciogliere rimane quello dell’inadeguato ancoraggio al sistema scolastico dei nostri giovani.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Uscire dalla scuola prematuramente significa in alta percentuale creare un solco rispetto alla società e rendere particolarmente difficile il proprio futuro formativo e professionale. Perché un ragazzo senza un titolo di studio, salvo i casi in cui esistono realtà familiari a protezione, è destinato a diventare un Neet. Ecco perché insistiamo sull’allargamento dell’obbligo scolastico, portandolo alla maggiore età, limite che, alla luce di una maggiore consapevolezza del sé e del mondo che ci circonda, responsabilizzerebbe di sicuro le scelte future dei nostri giovani. Altrettando importante sarebbe anticipare di un anno l’inizio della scuola dell’obbligo, creando in tal modo un’annualità ‘ponte’. Allo stesso tempo, è necessario l’adeguamento degli organici del personale scolastico ai bisogni del territorio, tenendo conto del tasso di disoccupazione e di abbandono scolastico. Tutelando maggiormente le zone più a rischio, ad alto flusso migratorio o geograficamente isolate. Non per ultimo, proprio per combattere l’esplosione di Neet, sarebbe stato fondamentale potenziare i CPIA, attraverso i quali si sviluppa lo studio degli adulti e l’educazione permanente. Tutte iniziative che chiediamo di attuare al governo del cambiamento, il quale ha appena preso in mano le redini politiche dell’Italia.

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Giornata economia: governo ricordi impresa e lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 10 giugno 2018

“Ci auguriamo fortemente che il nuovo Governo sostenga chi, sui territori italiani produce lavoro, ricchezza e qualità e che si sostengano con un piano di sistema le imprese e gli imprenditori. Nel Contratto di Governo, purtroppo, la parola commercio è praticamente assente ed al settore delle imprese è dedicato poco spazio. La parola impresa compare solo due volte nel Contratto di Governo – come ha evidenziato anche la Presidente Giorgia Meloni all’Assemblea Generale di Confcommercio – e manca complessivamente la visione sul mondo imprenditoriale, necessaria al rilancio italiano”, così la Senatrice di Fratelli d’Italia Isabella Rauti intervenuta in occasione della Giornata dell’economia 2018 svoltasi alla Camera di Commercio di Mantova. “La provincia di Mantova conferma il primato della Lombardia, come primo mercato italiano anche se nel territorio non mancano le imprese che hanno attraversato un periodo di grande sofferenza e sono numerosi i casi di mortalità imprenditoriale.
Tra le criticità registrate nel 2017 troviamo la flessione delle imprese femminili e la diminuzione delle donne occupate (-5%) a fronte di un tasso di disoccupazione mantovano che risulta in diminuzione rispetto al 2016” conclude la Senatrice Isabella Rauti.

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L’essere soli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

Sembra un paradosso. Ora che siamo in tanti nel mondo la solitudine dell’essere umano si sta cronicizzando, non è più un’eccezione ma se non proprio una regola, mostra segni evidenti sia pure con sfumature diverse. E’ una solitudine non solo individuale ma di coppia. Quanti anziani hanno ridotto se non perso il contatto con i loro figli e nipoti? Vivono da soli e devono far fronte ai problemi quotidiani con la debolezza delle loro forze, tra dolori articolari e patologie di varia natura. La borsa della spesa diventa sempre più pesante e il carrello si trascina a fatica. Ma ciò non è il solo aspetto che è diventato un fardello esclusivo dell’anziano. Anche tra i giovani la solitudine vi fa capolino in specie tra chi non riesce a trovare un lavoro stabile. Essa si esprime in vari modi. Si può vivere in famiglia e sentirsi soli con i propri problemi esistenziali e di comunicazione con l’esterno. Si possono avere conoscenti ma non amici. Si possono avere rapporti fugaci con l’altro sesso ma non costanti e fondati su progetti per una solida vita in comune. Li vediamo, questi giovani, frequentare da soli i luoghi di culto, bazzicare nei locali pubblici, ritrovarsi nelle biblioteche e anche tra i banchi di scuola e nelle aree universitarie. Talvolta fanno comunella con un branco ma senza molta convinzione e corrono il rischio di fare scelte sbagliate che li fanno ricadere nella loro solitudine caricandosi di un’esperienza ancora più amara. E poi vi è un’altra faccia della solitudine che vuole essere esorcizzata cercando un’attrazione sessuale contrabbandata con il sentimento. E da qui ne escono ancora più solinghi e amareggiati. Il rischio possibile, se non cadono in depressione, è che possono anche avvitarsi ad una deriva pericolosa che li porta a logiche estremiste e anarchicheggianti e di aberrazione culturale. E questo fa tutt’uno con il crollo delle identità delle democrazie occidentali e non. E qui diventa un aspetto che una classe politica al passo con i tempi non può ignorare e deve farsene carico con adeguati interventi. (Prima parte. Segue: E’ possibile sconfiggere la solitudine?) (Riccardo Alfonso)

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Mettiamo la vita davanti al lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 2 giugno 2018

Roma Martedì 5 giornata di studi alla Sapienza. L’inizio dei lavori è fissato alle 9,30 con un seminario di formazione e le relazioni di Luciano Vasapollo, Giovanni Mazzetti e Marco Craviolatti. Alle 15,30 via alla sessione pomeridiana con una tavola rotonda alla quale partecipano Piergiovanni Alleva, Sergio Bellavita, Giorgio Cremaschi, Maurizio Franzini, Henrique Galarza e Giovanni Tridico. Coordina Francesca Fornario. Conclude Guido Lutrario.
La convinzione, ripetutamente proclamata in tutta Europa, che presto o tardi si riuscirà a dar vita ad un’altra fase di crescita basata sulla creazione di nuovo e più lavoro è una convinzione realistica? Non si tratta piuttosto di un’illusione?
Quando i governanti dei paesi industrialmente avanzati invitano ai sacrifici per reperire le risorse che, secondo loro, sarebbero necessarie per creare questi nuovi posti, sono effettivamente convinti della verità di ciò che sostengono, o ripetono luoghi comuni mutuati dall’economia conservatrice, che non rispondono affatto alla nuova situazione? Nel sollecitarci a rimanere nei limiti dell’attuale sistema di relazioni economiche e sociali e ad affidarci ancora al potere delle imprese, confidando nella loro capacità di assicurarci la produzione di una maggiore ricchezza futura, i responsabili della politica economica non sono forse offuscati da una proiezione dei loro desideri, al punto da confonderli con le reali possibilità?
Le ingenti risorse investite nell’industria 4.0, senza considerare le inevitabili ricadute che queste avranno sull’occupazione, non sono forse la conferma di una scarsa consapevolezza dei cambiamenti che si stanno producendo? E quali dovrebbero essere, invece, le scelte innovative da promuovere per contrastare le crescenti disuguaglianze sociali e tenere il passo con l’innovazione tecnologica?Rispondere a questi quesiti non è semplice. Ma un’organizzazione sindacale confederale e di classe non può rinunciare a farlo, senza precludere a se stessa la possibilità di costruire una strategia valida per le prossime sfide. Il tema della redistribuzione del lavoro costituisce uno snodo strategico per ripensare l’insieme delle relazioni economiche e guardare al futuro con uno sguardo diverso, mettendo la vita davanti al lavoro.

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Parlamento chiede a Stati UE di porre un freno al lavoro precario

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Bruxelles. In una risoluzione adottata giovedì, il Parlamento chiede ai Paesi UE di combattere in modo efficace le forme di lavoro precario, come i contratti “a zero ore”.Il Parlamento europeo ha adottato giovedì una risoluzione che invita la Commissione europea e gli Stati membri a combattere il lavoro precario e l’uso abusivo dei contratti di lavoro a tempo determinato nel settore pubblico e privato dell’UE.La risoluzione segue una serie di petizioni ricevute dal Parlamento che hanno segnalato contratti e accordi di lavoro illegali, presunti e sleali, provenienti da tutta l’UE.Gli Stati membri devono contrastare le forme di lavoro precario, come i cosiddetti contratti a “zero ore”, e garantire che il precedente stabilito dalla Corte di giustizia dell’UE (rispetto a un caso italiano) in materia di diritto del lavoro sia rispettato in modo coerente. Un contratto “a zero ore” è un accordo di lavoro che non prevede un numero minimo di ore di lavoro garantite.Le ispezioni sul posto di lavoro sono inoltre necessarie affinché i lavoratori soggetti a contratti temporanei o flessibili possano beneficiare almeno della stessa protezione degli altri lavoratori.L’interpretazione della Corte UE che ribadisce come i contratti a tempo determinato ripetuti dovrebbero essere tramutati in contratti a tempo indeterminato, deve essere adeguatamente rispettata da tutti i Paesi UE e coerentemente inserita nei rispettivi quadri giuridici.La risoluzione inoltre:
· invita la Commissione e gli Stati membri UE a garantire piena parità di retribuzione per lo stesso lavoro;
· sottolinea che la direttiva UE sull’orario di lavoro deve essere applicata ai lavoratori con contratti a “zero ore”, in modo che siano coperti dalle norme sui periodi minimi di riposo e sui periodi massimi di lavoro;
· invita gli Stati membri a migliorare gli standard occupazionali dei lavori non convenzionali, fornendo almeno una serie di standard minimi per la protezione sociale, livelli di salario minimo e accesso alla formazione;
· denuncia il rinnovo dei contratti a tempo determinato al fine di coprire esigenze non temporanee ma fisse e permanenti;
· insiste che i Paesi UE debbano valutare la legislazione sul lavoro precario considerando il suo impatto di genere, in quanto le donne costituiscono un gruppo che continuerà a essere colpito in modo eccessivo dal fenomeno.

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Mattarella: cancellati anni di lavoro, mesi di partecipazione e giorni di speranze

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2018

“E’ successo qualcosa di incredibile, ma soprattutto di pericoloso. E’ caduto anche l’ultimo velo. Al Presidente della Repubblica italiana non interessa il voto espresso dagli italiani, interessa ciò che gli impongono gli interessi del mercato. Con queste parole sono stati cancellati anni di lavoro, mesi di partecipazione e giorni di speranze. Con queste parole è stato abortito il governo del cambiamento. Riavvolgendo il nastro, riguardando il film di questi ultimi mesi tornano in mente tutti segnali, ai quali non avremmo mai voluto credere, che ci hanno portati a questo giorno. Uno dei più bui della nostra storia politica. La legge elettorale pensata per non farci vincere, la fretta che c’era prima e che ora a quanto pare sembra non esserci più, lo spread che sale a comando. Ora il Presidente è preoccupato dei nostri risparmi. Dov’era quando i nostri risparmi venivano cancellati nella notte dal decreto salva-Boschi? In Italia puoi governare se sei stato condannato, se hai avuto rapporti con la mafia, se non sei laureato, ma non se sei del Movimento Cinque Stelle. Io, come voi, non so cosa succederà domani. Il Presidente ci ha raccontato che questa è la scelta migliore, quella più rassicurante. Domani ci sveglieremo sì senza il ministro dell’Economia che l’Europa non voleva, ma anche senza un governo, con il rischio di impeachment per il Presidente della Repubblica e con un clima di tensione che la mia generazione non ha mai respirato. Presidente chi dobbiamo ringraziare per questo? Gli interessi di chi possono valere tanto?”, così Massimo De Rosa, consigliere regionale del M5S Lombardia.

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