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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘lavoro’

L’Alternanza Scuola Lavoro all’Università di Parma

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

Parma È stato pubblicato sul sito web di Ateneo l’elenco delle proposte di percorsi formativi nell’ambito dell’Alternanza Scuola Lavoro che l’Università di Parma attiverà in questo anno accademico 2018-19. Saranno attivati 43 percorsi formativi, per un totale previsto di oltre 700 studenti coinvolti in attività che investono tutti i Dipartimenti e numerosi Centri e strutture amministrative dell’Università di Parma.L’Università di Parma, infatti, fin dall’avvio delle attività di Alternanza Scuola Lavoro ha progettato percorsi specifici, dal taglio sia esperienziale che orientativo, rivolti agli studenti di tutte le tipologie di scuole del proprio bacino d’utenza. Il primo anno di attivazione, (a.a. 2015-16) ha visto la definizione di 48 percorsi formativi, per un totale di 400 studenti coinvolti; l’a.a. 2016-17 ha visto promuovere ben 123 percorsi formativi, per un totale di 790 studenti coinvolti, mentre nell’a.a. appena concluso, il 2017-18, sono stati promossi 62 percorsi formativi che hanno visto coinvolti complessivamente 680 studenti.Anche il numero di scuole coinvolte, mediante la sottoscrizione della specifica convenzione, è aumentato negli anni, passando dalle 18 dell’a.a. 2015-2016 alle 53 di oggi.L’interesse manifestato per i percorsi di Alternanza Scuola Lavoro attivati dall’Università di Parma e coordinati dalla UO Accoglienza e Orientamento travalica i confini del territorio della Provincia, estendendosi anche oltre le province limitrofe.Lo sforzo organizzativo attuato dall’Ateneo e dai numerosi docenti referenti e tutor dei percorsi, così come dei docenti e dal personale tecnico amministrativo a vario titolo coinvolto nelle attività di ASL, è stato negli anni ampiamente ripagato dalle numerose richieste di partecipazione ricevute, in costante crescita, che hanno portato gli studenti a frequentare le strutture didattiche e di ricerca dell’Università di Parma, ma anche le strutture gestionali e amministrative, le biblioteche dei vari plessi, le strutture museali e lo CSAC.Nel corso degli anni, i percorsi formativi progettati hanno affinato le proprie impostazioni per incontrare il più possibile le esigenze formative degli studenti dalle più diverse provenienze scolastiche, potenziando la valenza orientativa dei progetti proposti, al fine di costituire uno strumento veramente efficace nella trasmissione dei contenuti formativi peculiari dei vari ambiti interessati.

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Formazione Professionale e Politiche attive del Lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 ottobre 2018

Bologna 15 ottobre 2018 dalle 10.00 alle 13,30 presso Regione Emilia Romagna – Terza Torre sala “20 maggio 2012” Viale Fiera 8 con l’intervento del Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca Marco Bussetti. Le nuove politiche attive per il lavoro e la formazione professionale sono due anelli saldamenti connessi che solo uniti possono concorre all’occupazione. Il terzo elemento imprescindibile è il territorio, con le sue vocazioni occupazionali, distretti, potenzialità del tessuto produttivo. L’agire partendo dalla radice delle esigenze sino ad accompagnare “fin dentro il lavoro”, è da sempre il modo in cui opera il mondo salesiano, ed è il metodo virtuoso, certamente rinnovabile e implementabile, di cui si parlerà all’incontro.
Il convegno-dibattito La Chiusura del Cerchio di Cnos-Fap (Centro Nazionale Opere Salesiani – Formazione e Aggiornamento Professionale) con Aeca presso la Regione Emilia-Romagna il prossimo lunedì 15 ottobre a partire dalle ore 10,oo, espone e ragiona su modalità, priorità e successi per il futuro del lavoro e del nostro stesso Paese. Interviene in apertura il Ministro della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti, dopo l’introduzione del tema da parte del presidente nazionale Cnos-Fap, Enrico Peretti. Attenzione particolare da parte delle istituzioni regionali, competenti per materia sul tema della formazione professionale con i saluti del Presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonacchini, a cui seguiranno gli interventi nella tavola rotonda dell’assessore Cristina Grieco per il coordinamento delle Regioni, Stefano Versari, Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna, Daniele Vacchi, Direttore ITS Maker e Dirigente Ima per la Formazione e le Risorse Umane, Vincenzo Colla, Segreteria nazionale CGIL Paola Vacchina, Presidente Nazionale FORMA. La riflessione partirà dalla relazione sul Rapporto del Cnos-Fap, curato dalla Noviter, appena pubblicato che mappa e analizza gli investimenti 2017 delle Regioni per le politiche attive del lavoro e sulla formazione: una capitale di quasi 2 miliardi di euro. Un’indagine approfondita che molto racconta su un paese in cerca di occupazione. A far luce su scelte e spaccati regionali il CEO Noviter Eugenio Gotti. Concluderà la mattinata Patrizio Bianchi Assessore di riferimento per l’Emilia Romagna in materia di sviluppo, formazione e lavoro. L’iniziativa festeggerà anche i 40° del Cnos-Fap in Emilia Romagna.

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I paradigmi odierni nel mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

Risulta abbastanza chiaro che i paradigmi usati fino ad oggi nel mondo del lavoro non sono più sufficienti a risolvere i problemi contemporanei, ed è per questo che ne vanno trovati di nuovi. Tra quelli maggiormente interessanti vi è senza dubbio quello della Shared Value.
In questo nuovo modello si abbandona la visione che vede la contrapposizione di interessi tra la società civile e le grandi aziende e si pone in evidenza come alcune attività di business commerciali, se indirizzate nel modo giusto, possano generare soddisfazione per entrambe le parti, creando una sorta di win-win.L’applicazione della logica della Shared Value, ideata circa dieci anni fa da Michael Porter, professione ed economista della Harvard Business School, determinerebbe significativi vantaggi su temi di estrema importanza come la tutela ambientale e la salvaguardia dei territori. Alcune azioni, infatti, non si presentano semplicemente come eticamente giuste, ma, proprio seguendo la logica di interesse coincidente della Shared Value e di altre teorie alla base della Green economy, anche potenzialmente profittevoli per le grandi aziende.In quest’epoca così difficile, confusa e contraddittoria è fondamentale abbandonare la logica dello scontro e comprendere che è solo con la collaborazione che si possono raggiungere determinati risultati e uscire dalla crisi globale che ha travolto il mondo occidentale.

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Formazione e politiche attive del lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 29 settembre 2018

Roma 2 ottobre 2018 dalle 11.30 alle 14,00 Senato della Repubblica, Piazza della Minerva 38 Oltre un miliardo nelle Politiche attive del Lavoro e 830 milioni di euro nella Formazione: è il dato che emerge dal Rapporto del Cnos-Fap, curato dalla Noviter, quale investimento effettuato nel 2017 dalle Regioni e dall’Agenzia nazionale delle Politiche attive del Lavoro.
Il rapporto, realizzato con l’analisi di 238 bandi regionali emanati lo scorso anno, è un primo bilancio degli strumenti scelti e utilizzati a livello territoriale e nazionale per favorire l’occupazione in Italia. Una pubblicazione di 326 pagine, dalla quale emerge la “fotografia” di un Paese con soluzioni adottate ancora troppo frastagliate per rappresentare un sistema nazionale. Interessante l’analisi delle 108 linee di intervento relative alle politiche del lavoro, anche in relazione alle diverse vocazioni produttive regionali e all’effettiva domanda di lavoro richiesta dal mercato. Un focus, con dati, grafici e un’analisi ragionata, anche sui meccanismi di funzionamento amministrativo, il rapporto tra finanziamento a processo e a risultato, i destinatari degli interventi e i diversi soggetti chiamati a realizzare le attività.
Il rapporto sarà lo spunto per la tavola rotonda che si svolgerà il 2 Ottobre dalle 12.00 alle 14.00 presso la Biblioteca del Senato a Roma, con il coinvolgimento dei maggiori interlocutori del sistema, alla luce della riforma del mercato del lavoro, con l’introduzione di una nuova governance dei servizi per il lavoro, di servizi e misure di politiche attive del lavoro da garantire ai cittadini, degli indirizzi europei sulla Garanzia Giovani. Obiettivo: valutare le recenti ricadute positive per l’occupazione e le strategie future anche in vista dei prossimi interventi del Governo, come ad esempio la riforma dei Centri per l’impiego e l’introduzione del reddito di cittadinanza.

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Lavoro nonni: Quanto costerebbe?

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 settembre 2018

Il 2 ottobre si celebra la festa dei nonni, figure di riferimento nelle famiglie di oggi in cui il loro supporto nella gestione delle attività quotidiane è indispensabile. In questa occasione, ProntoPro ha voluto calcolare quale sarebbe il giusto compenso se dovessero essere pagati per tutto quello che fanno per i nipoti ed è emerso che lo stipendio ideale di un nonno corrisponderebbe a quasi 2.000 euro al mese.Per calcolare lo stipendio medio sono state prese in considerazione tutte le attività svolte dentro e fuori casa, con le relative paghe orarie riconosciute a chi esercita i diversi mestieri al di fuori della famiglia, come lavoratore professionista. A titolo di esempio, si pensi al ruolo di animatore. Tutte le ore dedicate al gioco e al divertimento fanno dei nonni degli intrattenitori perfetti: per un’ora di lavoro questi guadagnano in media 50 euro. Anche il ruolo di autista privato diventa indispensabile per accompagnare i bambini dal pediatra, a scuola o in palestra: mediamente sono almeno 6 le ore settimanali necessarie a questo scopo per un compenso orario di 15 euro.

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Automazione: ai robot 75 milioni di posti di lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

Entro il 2025 più della metà dei lavori attualmente esistenti sarà svolta da un robot. È quanto prevede uno studio dell’autorevole World Economic Forum, secondo il quale nei prossimi 7 anni oltre il 50% delle attuali mansioni lavorative sarà eseguita da macchine automatizzate, contro il 29% di oggi.Tale trasformazione avrà un profondo effetto sulla forza lavoro globale. «Senza volere entrare nel merito se tale “progresso” porterà o meno ad una crescita della disoccupazione, quello che a noi preoccupa maggiormente è la possibile disumanizzazione dell’essere umano» spiega lo psicologo Stefano Benemeglio (www.stefanobenemeglio.com), padre delle Discipline Analogiche, direttore scientifico dell’Università Popolare delle Discipline Analogiche (www.upda.it).Fino a pochi anni fa era impensabile potere indossare uno smartwatch per monitorare la nostra velocità o il nostro battito cardiaco, ascoltando musica, controllando le email e ricevendo nel contempo allerte sul meteo. Oggi invece tutto questo è diventato realtà e presto saranno disponibili sul mercato le prime interfacce uomo-device che sembrano arrivare direttamente da un episodio di Star Trek.A preoccupare gli analisti dell’Università Popolare delle Discipline Analogiche (www.upda.it) non è tanto l’automazione di 75 milioni di mansioni svolte oggi dall’uomo quanto gli effetti a livello psicologico e sociale di un’automazione a così grande scala.«Ed ancora più preoccupante è l’integrazione uomo-macchina. I nostri corpi saranno così trasformati nei controllori biologici dei nostri dispositivi digitali» sostiene puntualizza Samuela Stano, presidente dell’Università Popolare delle Discipline Analogiche (www.upda.it).La tecnologia si sta chiaramente spostando dall’esterno all’interno dei nostri corpi. Si va verso la creazione di circuiti flessibili stampati su pellicola che potranno essere applicati sulla nostra pelle consentendo un’ampia gamma di utilizzi diversi, dal supporto per il business ai sistemi che offrono consigli per la vita quotidiana.«Il cambiamento è tanto radicale da essere in grado di disumanizzare l’essere umano. L’unico modo per affrontarlo è la consapevolezza. Senza consapevolezza tutto questo progresso porterà ad alterare l’equilibrio psicologico, alla dipendenza emotiva, al narcisismo egoico e perfino al delirio di onnipotenza» specifica il padre dell’immenso patrimonio culturale rappresentato dalle Discipline Analogiche, Stefano Benemeglio. (AJ-Com.Net). AJ/LL 24 SET 2018 14:48 NNNN

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Formazione e politiche attive del lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

Roma 2 ottobre 2018 dalle 11.30 alle 14,00 SENATO della Repubblica Piazza della Minerva 38 Presentazione dei dati del Rapporto 2018 Cnos-Fap e Noviter “Politiche della Formazione Professionale e del lavoro – Analisi ragionata degli interventi regionali”. Il rapporto, realizzato con l’analisi di 238 bandi regionali emanati lo scorso anno, è un primo bilancio degli strumenti scelti e utilizzati a livello territoriale e nazionale per favorire l’occupazione in Italia. Una pubblicazione di 326 pagine, dalla quale emerge la “fotografia” di un Paese con soluzioni adottate ancora troppo frastagliate per rappresentare un sistema nazionale. Interessante l’analisi delle 108 linee di intervento relative alle politiche del lavoro, anche in relazione alle diverse vocazioni produttive regionali e all’effettiva domanda di lavoro richiesta dal mercato. Un focus, con dati, grafici e un’analisi ragionata, anche sui meccanismi di funzionamento amministrativo, il rapporto tra finanziamento a processo e a risultato, i destinatari degli interventi e i diversi soggetti chiamati a realizzare le attività. Il rapporto sarà lo spunto per la tavola rotonda che si svolgerà il 2 Ottobre dalle 12.00 alle 14.00 presso la Biblioteca del Senato a Roma, con il coinvolgimento dei maggiori interlocutori del sistema, alla luce della riforma del mercato del lavoro, con l’introduzione di una nuova governance dei servizi per il lavoro, di servizi e misure di politiche attive del lavoro da garantire ai cittadini, degli indirizzi europei sulla Garanzia Giovani. Obiettivo: valutare le recenti ricadute positive per l’occupazione e le strategie future anche in vista dei prossimi interventi del Governo, come ad esempio la riforma dei Centri per l’impiego e l’introduzione del reddito di cittadinanza.

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Italia: va cambiata la cultura del lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

La cultura del lavoro in Italia va ripensata e cambiata, e questo perché in questi anni si è decostruito e sminuito la reputazione e il valore di molti lavori artigiani e contadini, e più in generale manuali, per evidenziare i meriti di lavori di sviluppo tecnologico che oggi sono invece chiaramente in crisi.Tutto questo ha prodotto dei clamorosi paradossi, ed uno in particolare: la convivenza di un tasso di disoccupazione oltre il 10% (nel caso dei giovani oltre il 30%) e l’impossibilità di trovare lavoratori capaci di svolgere le professioni come quelle di sarti, cuochi, artigiani, pasticcieri e panettieri.La verità è che si è fatto credere a diverse generazioni di dover immaginare il proprio futuro nell’ambito dell’evoluzione tecnologica e che interi processi formativi sono andati in quella direzione. Naturalmente però questo meccanismo si è rivelato sbagliato, e questo è avvenuto per delle semplici ragioni, e cioè l’impossibilità di abbattere le esigenze primarie e di sostituire in toto gli esseri umani.Per noi di Soggetto Giuridico è necessario proteggere e tutelare il lavoro e i lavoratori, ma per farlo nella maniera adeguata è altresì doveroso costruire delle condizioni sociali e culturali adeguate.

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La sicurezza sul lavoro è una cosa seria

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Lo abbiamo sottolineato più volte – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – e vogliamo farlo ancora una volta a pochi giorni dagli incidenti stradali in cui sono morti 16 braccianti agricoli che lavoravano per meno di tre euro l’ora tra i campi di pomodoro in Puglia: la vera agricoltura non ha niente a che vedere con tutto questo.
Come Confeuro – continua Tiso – intendiamo evidenziare i valori alla base del sistema agricolo e la loro, non semplice estraneità, ma totale contrapposizione ad ogni logica di sfruttamento del lavoro e delle persone. Queste considerazioni – prosegue Tiso – vanno ribadite con ulteriore forza dopo la reintroduzione dei voucher, e questo perché riconoscere la stagionalità di alcuni lavori non significa in alcun modo avallare forme di sfruttamento e di svilimento della dignità umana. Il nostro auspicio – conclude Tiso – è che tragedie come queste non raccolgano più il solito cordoglio di circostanza, ma diano invece inizio a dibattiti più seri e approfonditi su come garantire la sicurezza sul lavoro agricolo e su come debellare le tante forme di criminalità presenti al suo interno.

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Rafforzare attività di contrasto allo sfruttamento lavorativo

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

Le recenti tragedie avvenute nel foggiano in questi ultimi giorni hanno portato al centro dell’attenzione mediatica il tema dello sfruttamento lavorativo nei campi, di cui sono vittime molti migranti e cittadini italiani.“La nostra organizzazione è impegnata da anni nel contrasto allo sfruttamento lavorativo”, afferma Federico Soda, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM (l’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni), “e ci auguriamo che la presa di coscienza di queste ore non sia solo un episodio momentaneo ma che rappresenti l’inizio di un rinnovato impegno volto a risolvere un problema che da anni causa immense sofferenze a migliaia di persone.”“Alcuni programmi interregionali di contrasto dello sfruttamento sono in fase di definizione, occorre quindi realizzarli in modo efficiente per promuovere percorsi di legalità, garantire il rispetto delle norme di base in materia di lavoro e sicurezza, fare emergere casi di sfruttamento, contrastare i caporali, regolarizzare i trasporti e prevedere alloggi dignitosi per i lavoratori stagionali.”Proprio in quest’ottica, l’OIM Italia ha già avviato un dialogo con l’Ispettorato del Lavoro per rafforzare i controlli sul territorio ma anche per promuovere efficaci meccanismi di accesso al lavoro regolare attraverso un più ampio coinvolgimento di imprenditori etici.“Il lavoro stagionale nei campi è di fondamentale importanza per il settore agroalimentare”, continua il Direttore OIM, “e non è accettabile che vi siano così tante persone (tra cui tantissimi migranti regolari e irregolari) impiegate in condizioni di grave sfruttamento, se non proprio di semi-schiavitù.”
“E’ il momento che tutti i soggetti coinvolti – istituzioni, settore datoriale, società civile e Grande Distribuzione (che potrebbe avere un ruolo fondamentale nell’eliminare alcune storture del sistema) – comincino a lavorare insieme per ripristinare al più presto la legalità”, conclude Soda.

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FCA Melfi, il 30 agosto USB al ministero del Lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

Il 30 Agosto, alle ore 12.00, una rappresentanza dell’USB Basilicata e dello stabilimento FCA di Melfi incontrerà a Roma una delegazione del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.Il tavolo avrà come oggetto di discussione le condizioni di lavoro all’interno dello stabilimento lucano in una fase delicata come quella attuale per le lavoratrici e i lavoratori FCA di Melfi.
I contratti di solidarietà a rotazione richiesti dall’azienda per far fronte alla cessazione del modello Grande Punto, che inevitabilmente ha abbassato il livello produttivo, devono trovare un giusto equilibrio rispetto alla condizione di lavoro in cui versano le lavoratrici e i lavoratori chiamati a produrre le altre due vetture realizzate a Melfi (Suv).Come USB siamo convinti, ed è ciò che riporteremo al tavolo ministeriale, che ripristinando i minuti di pausa tagliati da anni e riducendo al massimo le criticità attualmente presenti sulle postazioni di lavoro all’interno dello stabilimento si otterrebbero dei benefici per tutti e si ridurrebbe il numero di esuberi dichiarati dall’azienda.Ridurre il numero di esuberi significherebbe innanzitutto una garanzia occupazionale maggiore, un rientro economico significativo per le lavoratrici e i lavoratori di Melfi e un miglioramento della qualità del lavoro rispetto alla condizione attuale.L’incontro al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è solo l’ultimo appuntamento in ordine di tempo, ed una tappa importante, a fronte del lavoro che USB sta portando avanti da anni, impegno che ha come unico fine riportare un livello di lavoro, e di vita, dignitoso all’interno della fabbrica automobilistica lucana.

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Come è cambiato il lavoro in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

Grazie al supporto dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro Workmagazine presenta un numero speciale dedicato ai numeri del lavoro italiano. Rispetto a dieci anni fa la struttura del lavoro italiano è completamente cambiata: ci sono 2,8 milioni di lavoratori over 44 in più e 2,9 milioni di lavoratori under 45 in meno; i dipendenti part-time sono passati da 2,5 a 3,5 milioni, pari ad un aumento del 40%; l’industria ha perso 900 mila occupati, mentre i servizi sono aumentati di 800 mila unità; il Mezzogiorno ha perso 310 mila occupati, mentre nella Regione Lazio si è registrato un aumento di 193 mila unità e in Lombardia di 125 mila; sono “scomparsi” un milione di operai e artigiani e gli addetti ai servizi sono aumentati di 810 mila unità. Le riforme di cui l’Italia ha bisogno devono tenere conto di questo cambiamento di scenario, che determina un diversa prospettiva.
Come è cambiato il lavoro prima e dopo la grande crisi; quali sono le province ed i territori italiani in cui il mercato del lavoro funziona meglio e ci sono maggiori opportunità; qual è il contributo che viene dagli immigrati stranieri al lavoro italiano e quali sono le maggiori possibilità per laureati e diplomati per trovare lavoro in Italia: questi i temi importanti, su quali spesso circolano più opinioni che dati veri, ai quali è dedicato il numero on line di http://www.workmag.it, il magazine internet diretto da Romano Benini. I report statistici predisposti dall’Osservatorio sono allegati ad ogni articolo. Infine, su Workmag si trova un approfondimento sullo strumento dell’accordo di ricollocazione. (fonte: Testata in corso di registrazione • Editore Work Experience srl Direttore responsabile: Romano Benini)

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Dipendenti pubblici e compiti d’istituto

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Anni fa si parlò a lungo di carabinieri, poliziotti e finanzieri distratti dai loro compiti d’istituto per fare i dattilografi e quanto altro nelle procure della repubblica e in altri settori similari. Oggi vedo poliziotti di una certa età sulle volanti per adempiere compiti che ritengo gravosi anche per i giovani e mi chiedo perchè non si possa stabilire un turn over interno offrendo, su base volontaria, ovviamente, la possibilità di ricoprire incarichi amministrativi e d’ufficio dove sono carenti gli organici passando da un ruolo all’altro. In questo modo potrebbero rendersi liberi i posti in organico per l’assunzione di nuovo personale in quelle aree in cui l’età ha il suo indubbio peso. E’ un discorso che non farei solo nell’ambito di un apparato dello Stato in luogo di un altro ma lo estenderei a tutta la filiera del pubblico impiego. In passato, se la memoria non mi fa cilecca, questo tema è stato affrontato ma non vi è stata una seria intenzione di porvi mano per regolamentarlo in dettaglio.
Vi sono, infatti, compiti, come quello citato del dattilografo, che stanno diventando desueti e sostituiti sempre di più dal computer e dalle pratiche archiviate telematicamente. Ciò imporrebbe un periodo di formazione professionale ad hoc che molti uffici amministrativi non sono in grado di organizzare laciando gli operatori senza una guida sicura. E qui dovremmo aprire una nota dolente sulla formazione e l’aggiornamento professionale a tutti i livelli operativi perché se si pensa che il non farlo si risparmia vuol dire proprio che abbiamo imboccata una strada sbagliata. Le tecnologie velocizzano i processi a condizione che sappiamo farne un buon uso e le competenze per sfruttarle al meglio. (Riccardo Alfonso)

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Discriminazione delle persone omosessuali in ambito lavorativo

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

Era il 2013 quando Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford agì in giudizio contro un noto Collega avvocato, che nel corso di una trasmissione radiofonica aveva dichiarato che mai avrebbe assunto persone omosessuali nel suo studio. Tanto il Tribunale di Bergamo, tanto la Corte d’Appello di Brescia hanno riconosciuto che tali dichiarazioni avevano violato la Direttiva europea e la legge italiana di attuazione, che vietano la discriminazione per orientamento sessuale in materia di lavoro. La Cassazione, a cui il soccombente ha presentato ricorso, con ordinanza depositata il 20.07.2018, ha sospeso il procedimento, ritenendo pregiudiziale l’interpretazione del diritto dell’Unione europea da parte della Corte di giustizia. Il rinvio riguarda due punti: 1) se Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford, in quanto associazione di avvocate, avvocati e praticanti, possa essere considerato ente rappresentativo di interessi collettivi, tale che sia abilitata ad agire in giudizio per vedere tutelati tali interessi; 2) se possa ritenersi sussistente la violazione della direttiva in materia di parità di trattamento in materia di lavoro, quando le dichiarazioni non facciano riferimento ad una procedura di assunzione effettivamente esistente. Infatti, nel caso per cui è causa, il Collega aveva dichiarato che mai avrebbe assunto persone omosessuali, ma non aveva in corso una procedura di assunzione.
Le due questioni pregiudiziali sono di particolare rilevanza e consentiranno alla Corte di Giustizia di pronunciarsi per la seconda volta in assoluto, in diciotto anni, sulla direttiva 78/2000 con riferimento all’orientamento sessuale. Il primo caso, Asociatia Acept, era stato portato avanti da un’associazione LGBTI rumena, che contestava la politica assunzionale di giocatori, da parte di una squadra di calcio, tesa ad escludere giocatori omosessuali.Data l’importanza che il caso italiano adesso assume a livello europeo, Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford si costituirà nel giudizio avanti la Corte di Giustizia per sostenere ancora una volta le ragioni delle persone omosessuali che si vedono discriminate o minacciate nei loro diritti di accesso al mondo del lavoro.

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Aumenta del 10% la fiducia nel mercato del lavoro rispetto al 2017

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

Crescita a due cifre della fiducia nel mercato del lavoro in Italia rispetto al 2017: sono i dati che emergono dal Confidence Index, ricerca condotta da PageGroup, società leader mondiale nel recruitment con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel, che analizza trimestralmente la percezione sulla situazione lavorativa in 12 paesi europei.L’indice, che misura la percezione del mercato del lavoro – ottenuto attraverso la somministrazione di 660 questionari* ai candidati per opportunità professionali – ha rilevato, nel secondo trimestre di quest’anno, un aumento di fiducia nel mercato del lavoro del 10% inteso sia per la percezione del periodo attuale sia per la prospettiva dei prossimi sei mesi. Inoltre, si evidenzia anche un generale aumento di ottimismo rispetto alla situazione economica futura, +7% rispetto allo stesso periodo del 2017.Approfondendo i singoli indicatori lo studio segnala anche elementi in chiaroscuro con una generale insoddisfazione rispetto alle condizioni lavorative: solo tre professionisti su dieci dichiarano di essere soddisfatti della propria retribuzione e del work life balance. La performance peggiore riguarda l’opportunità di avere una promozione, con solo il 18% di dipendenti fiduciosi di poter migliorare la propria posizione nel breve periodo. Tuttavia, ampliando l’orizzonte temporale al prossimo anno, il 45% confida in maggiori possibilità di ricevere una promozione e il 41% ha fiducia nel miglioramento del livello di retribuzione.
Rimangono invariati i fattori che trainano la scelta del nuovo posto di lavoro. Anche in questa edizione del “Confidence Index” i professionisti italiani, nel valutare una potenziale opportunità lavorativa, dimostrano di essere più attenti allo sviluppo di nuove abilità (49%), ad un salario migliore (27%), alla crescita professionale (25%) e ad un miglior work life balance(24%).

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Anche quest’anno, è Milano la regina degli stipendi in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

Lo confermano i risultati dell’ultima edizione della Salary Guide, l’indagine annuale sull’andamento del mercato del lavoro in Italia condotta da Hays – uno dei leader mondiali nel recruitment specializzato – coinvolgendo un campione di oltre 170 aziende e più di 860 professionisti. La ricerca ha preso in esame le retribuzioni annuali medie lorde delle figure professionali di 8 settori aziendali – Banking, Insurance, Engineering, Finance, Information Technology, Life Sciences, Sales&Marketing e Oil&Gas – focalizzandosi su ruolo professionale, esperienza accumulata (dai 2 ai 5 anni, dai 5 ai 10 anni e più di 10 anni) e città in cui viene svolta l’attività lavorativa (Milano, Roma, Torino e Bologna).Tra i settori più remunerativi nella città della Madonnina troviamo il comparto Life Sciences con retribuzioni fino a 150.000 euro annui per un Medical Director con almeno 10 anni di esperienza. La busta paga scende a 120.000 euro se lo stesso professionista vive a Bologna o a Torino. Ottime anche le retribuzioni del settore Finance con buste paga fino a 130.000 euro annui per un Partner in ambito di consulenza fiscale a Milano. Lo stesso manager nella capitale non guadagna più di 100.000 euro che scendono a 90.000 se ci si sposta a Bologna e Torino. Al terzo posto della classifica troviamo il CFO in ambito GDO/Retail che ne guadagna circa 120.000, contro i 110.000 di Roma, i 90.000 di Bologna e gli 80.000 di Torino.Buste paga intorno ai 90.000 euro per un Marketing & Communication Director in ambito Retail sia a Milano sia a Roma, che diventano 83.000 a Torino e 80.000 a Bologna. Cresce il divario tra Milano e Roma nel comparto Alimentare: nel capoluogo meneghino, un Direttore Acquisti può contare su un salario medio annuo di 80.000 euro, mentre a Roma la busta paga dello stesso professionista non supera i 60.000 euro. Lo stesso vale per il Direttore R&D che guadagna 80.000 euro a Milano contro i 65.000 euro di Roma.
“Anche quest’anno Milano fa registrare le migliori performance dal punto di vista lavorativo, vantando le retribuzioni più alte del Paese e il maggior numero di opportunità professionali – ha commentato Alessandro Bossi, Director Hays -. Le retribuzioni dei professionisti milanesi si dimostrano in linea con il più elevato costo della vita nel capoluogo lombardo anche se vi sono ormai diversi settori in cui i professionisti della capitale possono vantare le medesime retribuzioni dei colleghi milanesi”.In alcuni casi il capoluogo lombardo cede il suo primato: un Marketing Director in ambito FMCG (Fast Moving Consumer Goods), ad esempio, ha una retribuzione media annua di 85.000 euro a Roma, mentre a Milano si ferma a 80.000. Un Direttore Operation in ambito Tessile/Abbigliamento guadagna ben 85.000 euro a Bologna e solo 70.000 a Milano. Infine, un Responsabile Produzione in ambito Automotive ha una busta paga di 65.000 euro a Torino e solo 60.000 a Milano.Tutti i dati e le tabelle retributive della nuova edizione dell’indagine sono disponibili al link: Hays Salary Guide 2018.

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Lavoro: Fp Cgil a Di Maio, bene su Centri Impiego, accelerare su stabilizzazione precari

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 luglio 2018

“È positivo il fatto che il ministro Di Maio abbia mostrato interesse rispetto allo stato in cui versano i Centri per l’impiego e che abbia affermato la volontà di affrontare il tema. Ma va innanzitutto conclusa la fase di stabilizzazione del personale precario attualmente in servizio: gli strumenti ci sono ma siamo ancora molto in ritardo su quel versante”. Così il segretario nazionale della Fp Cgil, Federico Bozzanca, commenta quanto emerso dall’incontro tra il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, e gli assessori regionali all’impiego.In ogni caso, precisa il dirigente sindacale, “è ingeneroso da parte del ministro sostenere che in questi anni i Centri per l’impiego non abbiano funzionato perché, nonostante le drammatiche condizioni in cui si sono ritrovati, gli oltre seimila dipendenti hanno fatto il possibile, e spesso ben oltre il possibile, per garantire un servizio adeguato ai cittadini. Per questo cogliamo con favore le affermazioni circa una volontà di potenziare i Centri per l’impiego ma, oltre i processi di stabilizzazione del personale precario, va avviato allo stesso tempo un confronto con i sindacati per rispondere al meglio alle esigenze dei singoli territori”, conclude Bozzanca.

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Lavoro tra previdenza e assistenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

Se mi limito a considerare l’emergere dei nuovi modelli d’organizzazione del lavoro, mi sembra per lo meno strano che anche sul fronte “previdenziale” non si possa essere conseguenti.
Considero, ad esempio, la tendenza oggi in atto dell’accresciuto numero, rispetto al passato, degli impieghi temporanei, come una vera e propria anomalia del sistema, sebbene la sua impostazione possa avere una sua validità, sia pure a determinate condizioni.
Mi riferisco alla cosiddetta “forza lavoro contingente” costituita da chi è occupato in impieghi a tempo parziale, temporanei o sono lavoratori autonomi. Questo fenomeno è tipico di una società che si evolve nel settore dell’informatica e della comunicazione. Significa, anche, che in futuro il lavoro si baserà sempre più sulla conoscenza e diventerà sempre più dematerializzato. Se la tendenza è questa sarà necessario, quanto prima, inventare nuovi strumenti per garantire la flessibilità degli impieghi, ma senza generare disoccupazione. D’altra parte la stessa educazione e formazione non potranno non essere radicalmente mutate.
Ho persino prefigurato scenari diversi con i miei progetti di fattibilità, dove ho paventato la possibilità di risolvere i processi evolutivi del lavoro attraverso forme previdenziali con cadenza decennale. Ho considerato la previdenza nient’altro che una forma di assicurazione dove il beneficiario paga un certo premio mensile e dopo due lustri si trova nella possibilità di trasformare i suoi versamenti in una piccola rendita o nel rilanciare la stessa per raddoppiarne l’importo nel decennio successivo e così via. Nel frattempo si possono aprire vari scenari dove, ad esempio, il fattore disoccupazione, per un cinquantenne, non diventi tanto drammatico quanto accade ora se ha alle spalle una rendita realizzata con venti o trent’anni di lavoro. Può sempre avere una disponibilità economica sia pure modesta. Non solo. Può andare alla ricerca di un lavoro meno retribuito ben sapendo che può avere la compensazione con la rendita che nel frattempo percepisce contestualmente. Nel frattempo si possono intersecare altre forme lavorative volte a ridurre i tempi morti come quelli delle ore spese per recarsi dalla propria abitazione al posto di lavoro, in specie se la distanza è ragguardevole e il traffico è snervante. E in questo le tecnologie ci possono offrire un supporto rilevante.
Ho già parlato, in uno dei miei precedenti libri, del telelavoro e dell’homework e vi ritorno ora solo per dire che al riguardo non esiste una normativa precisa che li regoli. Eppure i vantaggi sono indubbi sia nel settore pubblico sia in quello privato.
Il primo è il fattore tempo e, secondo, la sua capacità di essere in grado di determinare consistenti aumenti di produttività. Considero poi una circostanza, non marginale, poiché le attrezzature elettroniche potranno aumentare la produttività del lavoro o, alternativamente, ridurre il numero degli addetti, ma stimolando, nello stesso tempo, la creazione di nuove professioni.
Non dimentico che gli scenari futuri, in specie se li consideriamo come una sorta di proiezione esasperata di quanto accade oggigiorno, ci presenteranno un ambiente socio-economico più competitivo, le differenze di reddito si accentueranno e il lavoro verrà sempre più regolato a livello aziendale, dove i sindacati sono deboli. Ciò potrà diminuire la disoccupazione ma farà aumentare la povertà. La soluzione ideale mi sembra un’altra ed è offerta dalla cooperazione. Essa comporta sistemi di produzione orientati in senso globale, una maggiore libertà di scelta nell’allocazione del tempo e genera cambiamenti radicali nelle norme di lavoro.
Tutte queste riflessioni, in parte raccolte da studi e ricerche recenti, mi danno la misura dell’arretratezza dell’Italia sia per quanto riguarda la strumentazione hardware sia per gli aspetti normativi e giuridici. Posso annotare sino a oggi che solo la Telecom, in Italia, ha introdotto, con un accordo stipulato con i sindacati nel 1995, le nuove modalità di prestazione lavorativa, mentre all’estero i casi non si contano più. Da allora a oggi sono trascorsi numerosi anni, ma i progressi ottenuti son misera cosa rispetto alle attese del mondo del lavoro.
E’ evidente che sta emergendo un nuovo paradigma sociale, ma la nostra incapacità è stanziale, fermi come siamo al calcolo, con il bilancino del farmacista, degli anni di “anzianità” e delle pensioni “d’annata”. Tutto questo ciacolare al vento ci mette nelle condizioni di arretrare pericolosamente.
Al solo pensiero, ad esempio, di dover sconvolgere la gerarchia delle funzioni e dei ruoli, la cosa ci traumatizza e ci lascia notti insonni. Sta di fatto che molti, in futuro, sceglieranno di lavorare a casa e quando lo capiremo, ci renderemo anche conto che queste cose potevamo già farle senza essere considerati antesignani al tempo che li proponemmo.
Non vi è dubbio, a questo punto, considerare la forza lavoro come una delle parti essenziali dell’attività imprenditoriale e le rispettive forme di riorganizzazione vanno stimolate in termini di efficienza, produttività e allocazione. Nel loro insieme sono destinate a gestire i rispettivi progressi e a vincere o a perdere le sfide per il futuro.
R.J. Forbes nel suo libro “L’uomo fa il mondo” (Piccola biblioteca Einaudi) asseriva che “Nel nostro mondo moderno tanto la tecnologia quanto l’ingegneria sono branche di scienza applicata.” E rilevava: “Durante tutta la sua lunga esistenza sulla terra, l’uomo ha dovuto usare la propria intelligenza, osservare la natura intorno a lui, ricordare i fatti percepiti, e cercare di utilizzarli in modo d’accrescere sicurezza e benessere.” Su questo punto, ovviamente, s’incentra la mia attenzione nel prefigurare il lavoro come una parte essenziale e imprescindibile per la stessa esistenza umana e che noi dobbiamo garantire, in assoluto, a tutti unitamente a una valida istruzione, l’assistenza sanitaria e il diritto all’accesso alle fonti energetiche e alimentari. In proposito ho sostenuto che dobbiamo assicurare due diritti: alla vita e a vivere e che mentre per il primo abbiamo riservato un interesse prioritario nel secondo, non è stata la stessa cosa. Abbiamo, in altri termini, lasciato, dopo il primo vagito, che una moltitudine di esseri umani fosse lasciata a se stessa con le miserie dei loro genitori, con la penuria di acqua e di cibo, con l’esposizione a gravi malattie e un’istruzione carente. Ai sopravvissuti di questa difficile fase che parte dai primi anni della propria vita all’età adulta e sino alla vecchiaia, non abbiamo offerto che poche garanzie per vivere un’esistenza decente. Il tutto si è voluto tradurre in termini di rassegnazione e con la speranza tanto vaga quanto lontana di un futuro migliore oltre la vita. Come se soffrire, subire maltrattamenti e angherie d’ogni genere fosse il prezzo da pagare per il nostro diritto a vivere, in altre parole una colpa d’attribuire a chi peccati non ne ha. E’ tempo d’invertire tale perversa tendenza e di farlo all’inizio, sul piano culturale e religioso, perché tagliare la tunica per darne la metà a chi ha freddo e spezzare un tozzo di pane per dividerlo per chi ha fame non è solo un gesto di fede ma di giustizia, di civiltà e di libertà. (Riccardo Alfonso)

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Le Competenze innovative per il Lavoro di domani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

Roma, a Trastevere, lunedì 16 luglio alle 9.30 fino al pomeriggio aula magna Regina della John Cabot University (JCU) Che tipo di competenze dovranno possedere i nostri giovani per trovare occupazione domani? Come attrezzarli di fronte a innovazioni tanto repentine? Qual è il ruolo dell’università? Il modello anglosassone rimane quello vincente? Di tutto questo si parlerà nel corso del dibattito “Competenze innovative: il lavoro che ti aspetta”. Manager ed esperti apriranno una finestra sulle future innovazioni nel campo aziendale e si confronteranno con studenti, ricercatori e addetti ai lavori. In particolare, saranno presenti Angela Paladini, direttrice Risorse umane Emea della Johnson & Johnson; Michele Riela, vicepresidente Vertical Solutions di Olivetti; Iliana Totaro, Head of People Development di Enel Group; Pietro Paganini, professore di Business Administration e fondatore di COMPETERE. Modererà Antonella Salvatore, docente di Marketing e direttore del Career Services della JCU.«Il lavoro si trova e si crea quando si hanno le competenze, le conoscenze e l’esperienza che risponde alle esigenze del mercato. Si trova, quando si hanno le cosiddette soft skills, ma soprattutto la capacità di comprendere il cambiamento e di adattarsi a esso, un fattore che va al di là del puro sapere. In questo senso, l’università, oltre a un luogo di specializzazione, deve essere un ambiente aperto, dove sperimentare e capire i processi, in modo da anticiparli», ha spiegato il professor Pietro Paganini.«Secondo la nostra ultima statistica, nei primi sei mesi del 2018 il 30% degli studenti e dei laureati JCU, percentuale che costituisce la maggioranza, ha trovato collocazione nei settori Comunicazione, Marketing e Digitale. Il dato per ora conferma il trend del 2017», ha dichiarato la professoressa Antonella Salvatore.

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Scuola: I docenti italiani lavorano di più ma lo stipendio annuo è sotto di 10mila euro rispetto alla media UE

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 luglio 2018

Se ci si ferma alle ore di lezione settimanali, queste in Italia sono superiori alla media europea sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) che nella secondaria superiore (18 contro 16,3) e uguali nella secondaria inferiore (18 contro 18,1). Per renderci conto di quanto sia enorme il gap tra i compensi annui percepiti dai nostri docenti e quelli europei, basta citare qualche esempio: alla primaria i nostri maestri prendono ad inizio carriera appena 22.903 euro, a fronte dei 32.648 dei maestri olandesi oppure dei 38.214 euro dei colleghi tedeschi; a fine carriera ai nostri docenti delle ex elementari vanno soltanto 33.740 euro (meno di quello che prendono in Germania appena assunti in ruolo), mentre in Olanda portano a casa oltre 48mila euro e i tedeschi arrivano a 51.371 euro. Se si guarda ai docenti di medie e superiori, il divario è ancora più grande. Basta dire che mentre gli insegnanti della secondaria di secondo grado con 35 anni e oltre di anzianità di servizio debbono accontentarsi di 38.745 euro lordi, quelli che operano in Olanda sfiorano i 61mila e i tedeschi i 64mila. Pure la media generale, comprendente tutti i docenti dei vari cicli scolastici, risultano impietose: in tutti e tre i cicli scolastici, infatti, ai nostri docenti mancano circa 10mila euro per stare in linea con gli altri Paesi del vecchio Continente. Anief ricorda che il risultato raggiunto dai sindacati Confederali, firmatari dell’accordo sui mini-aumenti e sugli arretrati ancora più ridicoli, assegnati dopo un blocco quasi decennale, non ha scalfito minimamente un disavanzo che è sempre più insopportabile, oltre che ingiusto. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per questi motivi, il nostro sindacato si siederà al tavolo delle trattative, appena sarà ratificata la rappresentanza sindacale raggiunta con il rinnovo delle Rsu dello scorso marzo, con uno preciso obiettivo: salvaguardare gli aumenti già corrisposti, sbloccare l’indennità di vacanza contrattuale, in modo da agganciare gli stipendi almeno al costo della vita, sempre tenendo conto dell’indice previsionale legato all’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato su base europea pari all’1,4%.

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