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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘lavoro’

Lavoro: Sindacati, 13 dicembre nuovo sciopero generale servizi ambientali

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2021

Nuovo sciopero generale lunedì 13 dicembre dei servizi ambientali per rivendicare il diritto al rinnovo del contratto. Un’astensione dal lavoro che sarà per l’intera giornata e per tutti i turni di lavoro, con la garanzia dei servizi minimi previsti, e che interesserà gli oltre 100 mil addetti del settore, tra pubblico e privato, per rivendicare il diritto al rinnovo di un contratto scaduto da oltre due anni. A darne notizia sono Fp-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Fiadel, aggiungendo che: “Nonostante lo straordinario successo dello sciopero dello scorso 8 novembre, e dopo il nostro ennesimo tentativo di provare a chiudere il contratto, l’atteggiamento intransigente delle associazioni datoriali nega ancora una volta i legittimi diritti dei lavoratori e le loro aspettative di avere il rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto da 29 mesi”.I sindacati puntano ancora una volta il dito contro le associazioni datoriali, Utilitalia per la parte pubblica, Confindustria Cisambiente e Fise/Assoambiente per quella privata, insieme alle tre centrali cooperative, Agci, Confcooperative e Legacoop, le quali, “nonostante la forte mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, non hanno rimosso le pesanti condizioni poste al tavolo di trattativa. Evidentemente le imprese vogliono perseverare sul loro obiettivo di non far crescere industrialmente il settore e, attraverso la riduzione del costo del lavoro e la cancellazione della rappresentanza sindacale dei lavoratori e delle lavoratrici, destrutturare il settore verso la povertà”.Fp-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Fiadel lamentano un atteggiamento “intransigente e irresponsabile da parte delle controparti che nasconde un solo obiettivo: quello di precarizzare il lavoro, di destrutturare il settore e con esso i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che il contratto tutela. Non possiamo più tollerare questo ritardo: lo straordinario lavoro che migliaia di lavoratrici e lavoratori garantiscono ogni giorno attraverso un servizio pubblico indispensabile va riconosciuto e il rinnovo del contratto è la sola condizione per farlo. Lunedì 13 dicembre sarà una nuova straordinaria giornata di lotta: lavoratrici e lavoratori uniti nelle piazze per tutelare il loro futuro, il settore e le comunità nelle quali viviamo. Abbiamo un solo obiettivo, il rinnovo del contratto, e non faremo un passo indietro”, concludono.

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Lavoro e UE: “Guardiamo all’Europa, per salvare la scuola”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2021

Fare rinascere i valori europei sul diritto del lavoro per costruire una Unione europea più giusta, equa e solidale: lo ha detto oggi Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief e dell’Accademia Europa Cesi, nel corso del convegno “La scuola italiana e il pilastro europeo dei diritti sociali”, nell’ambito del progetto “Pulser” della Cesi Europe Academy, svolto a Roma alla presenza di numerosi legali ed esperti di normativa scolastica. Durante l’evento sono stati evidenziati i nodi mai sciolti sulla mancata pari opportunità dei lavoratori non di ruolo, discriminati nello stipendio, nella mancata concessione della card dell’aggiornamento annuale e di una serie di prerogative contrattuali concesse solo al personale assunto a tempo indeterminato.Dopo i saluti e l’introduzione dei lavori da parte di Franco Cavallaro, segretario generale Cisal, il presidente Marcello Pacifico ha ricordato “dell’aggiramento della Carta Sociale europea e della situazione paradossale del personale scolastico italiano che la Legge di Bilancio non affronta: servirebbero 5 miliardi di euro, per assumere 70mila precari entro un anno, per rinnovare il contratto con almeno 300 euro medi di aumento, oltre che per affrontare i problemi della classi pollaio, con classi d’ora in poi da non oltre 15 alunni visto che devono stare in 30-35 metri quadrati, per salvaguardare gli organici e la mobilità bloccate. Non possono bastare i 300 milioni stanziati”. Durante il convegno, moderato dal giornalista Rai Salvatore Fazio, l’avvocato Walter Miceli si è soffermato sui diversi ricorsi vinti dal sindacato a favore dei precari, in particolare per il riconoscimento della completa anzianità professionale, per l’assunzione da graduatorie, per l’assorbimento nei ruoli dello Stato e per l’equiparazione dei diritti dei supplenti. Sugli stessi argomenti si sono soffermati anche l’avvocato Vincenzo De Michele, il dottor Giuseppe Bronzini, presidente sezione Lavoro della Corte di Cassazione, l’avvocato Nicola Zampieri, l’avvocato Sergio Galleano, il dottor Paolo Coppola, presidente sezione Lavoro del Tribunale di Napoli e l’avvocato Fabio Ganci.Presente anche l’onorevole Eleonora Evi, della Commissione petizioni del Parlamento Europeo (Peti).

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Il lavoro domestico non è un impiego che piace ai giovani

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2021

Nell’ultimo decennio, infatti, è drasticamente calata la presenza di colf, badanti e baby sitter under 30 (-61,4%) mentre si è assistito ad un progressivo invecchiamento della forza lavoro. Nel 2020 gli over 50 rappresentano oltre la metà dei lavoratori impiegati nel comparto: circa 480mila domestici regolari (di cui 319mila stranieri) su un totale di 920mila. È questa la fotografia scattata da Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, che oggi, insieme al Centro Studi e Ricerche Idos, ha presentato i dati sul comparto domestico contenuti nel Dossier Statistico Immigrazione 2021. Sebbene nell’ultimo anno il numero dei lavoratori domestici stranieri sia complessivamente cresciuto del 5,3% anche per effetto dell’ultima procedura di emersione (passando dalle 601.223 unità del 2019 alle 633.122 del 2020), dal 2012 ad oggi si sono ‘persi’ complessivamente circa 189mila addetti stranieri. Un trend che, seppure parzialmente compensato dalla crescita degli italiani (+12,8% nell’ultimo anno), rischia di creare pesanti ricadute sul futuro dell’assistenza a domicilio, essendo quello domestico un comparto basato in prevalenza sulla forza lavoro immigrata, che rappresenta il 68,8% del totale. Il progressivo invecchiamento dei lavoratori riguarda in particolare proprio la componente straniera: ad oggi gli over 50 rappresentano il 65,8% del totale, contro il 34,2% degli italiani. E se da una parte l’avanzare dell’età porterà, nel giro di un decennio, oltre 480mila domestici, tra quelli oggi in forza ad andare in pensione (260mila, di cui 175mila stranieri) o ad avvicinarsi a quella soglia (220mila, di cui 144mila stranieri), dall’altra parte i dati degli ultimi anni dimostrano come a questo fenomeno non corrisponda un fisiologico ricambio generazionale. Tale considerazione è valida non solo per gli under 30, la cui presenza dal 2012 al 2020 è calata del 61%, ma anche per i lavoratori tra i 30 e i 39 anni, che nello stesso periodo sono crollati del 47%, e per quelli nella fascia di età 40-49 anni, scesi del 18%. “Nel 2020 – afferma Luca Di Sciullo, Presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS – l’Italia ha conosciuto il numero più basso di nascite dall’Unità d’Italia, appena 404.000, e il un numero di morti paragonabile a un dopoguerra, 746.000. Al tempo stesso, da 12 anni restano chiusi i canali regolari di ingresso per giovani lavoratori dall’estero, anche in comparti di attività dalla domanda crescente, come appunto quello domestico, e per settori economici in crisi di manodopera. Nel frattempo continuiamo a impiegare poco e male la forza lavoro straniera già presente, peraltro crollata di 160.000 unità nell’anno della pandemia. In poche parole: il Paese invecchia drasticamente e noi, per ragioni puramente ideologiche, ne impediamo il necessario ringiovanimento e ricambio delle leve produttive attraverso l’apporto che l’immigrazione potrebbe vitalmente già offrire, se solo fosse gestita anche solo più pragmaticamente. Quel che sta avvenendo nel comparto domestico è paradigmatico di una situazione generale che dovrebbe interpellare i decisori politici, richiamandone la responsabilità verso l’intero sistema Paese”.

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Politiche attive del lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2021

«Da una prima lettura della manovra di bilancio 2022 approvata dal Consiglio dei Ministri, riteniamo importante aver esteso anche ai lavoratori autonomi che interrompono la loro attività l’accesso al programma GOL per usufruire di politiche di ricollocazione e riqualificazione». Così Daniel Zanda, presidente di vIVAce, l’Associazione dei freelence e dei liberi professionisti della Cisl, nonchè segretario nazionale della Felsa Cisl, la federazione cislina del lavoro atipico, autonomo e somministrato, ha commentato l’intervento sul lavoro autonomo previsto nel testo della finanziaria approdato oggi in Senato. Per Zanda «è prioritario attuare quanto prima le disposizioni in materia di politiche attive previste nella manovra dello scorso anno che istituiva l’ISCRO, l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa, finalizzata a sostenere economicamente il lavoratore autonomo nelle fasi di contrazione dell’attività, aggiungendo formazione e politiche attive». «E’ anche necessario sostenere il lavoratore autonomo nei momenti di difficoltà provando ad evitare la chiusura della sua attività» ha aggiunto il presidente di vIVAce sottolineando che «le politiche attive devono essere quindi uno strumento da mettere in campo sia quando la partita iva è ancora attiva ed eventualmente anche in caso di interruzione dell’attività». Zanda suggerisce «un doppio binario di accesso alle politiche attive: di riqualificazione, upskilling e miglioramento delle competenze per i lavoratori autonomi con contrazione dell’attività che beneficiano dell’ISCRO e di inserimento nel programma GOL per quei lavoratori autonomi che chiudono definitivamente la partita iva».

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La diversità che unisce, per un ambiente di lavoro equo e inclusivo,

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2021

Può contribuire al successo economico di un’azienda: è stato osservato che le aziende che promuovono la diversità di genere nei loro team hanno il 21% di probabilità in più di superare i loro diretti concorrenti in termini di redditività (AmCham EU Report 2020). Percentuale che sale al 33% nelle aziende che promuovono la diversità etnica e culturale.La diversità, se riconosciuta, accolta e valorizzata, può diventare un fattore strategico per il business e un valore per tutte le persone: è da questo assunto che prende le mosse “4 Weeks 4 Inclusion”, una grande maratona interaziendale in cui oltre 200 partner si alternano in una staffetta di webinar e eventi condivisi dedicati alla valorizzazione delle diversità e all’inclusione. 4 settimane, 189 eventi per oltre 200 ore totali dedicate al racconto delle storie aziendali e alla condivisione delle esperienze, per confrontarsi su come agire l’inclusione.Pfizer Italia è tra aziende protagoniste di questa maratona online, con un webinar sul tema della Diversity & Inclusion che si terrà lunedì 15 dicembre dalle ore 18.30 alle 19.30, aperto a tutti previa registrazione al link https://4w4i.it/event/pfizer“Il tema Diversity & Inclusion è centrale per Pfizer a livello globale ormai da oltre un decennio – dichiara Roberto Tocci, Sr Director HR Italy & Biopharma Cluster, IDM – con l’obiettivo di sviluppare e promuovere programmi volti ad aiutare i dipendenti ad apprezzare il valore della diversità e a vivere Pfizer come un ambiente equo e collaborativo all’interno del quale costruire una carriera di successo, consentendo a Manager e Leader di creare posti di lavoro inclusivi ed equi e trasmettendo ai nostri stakeholder il valore della diversità”.Il gruppo DNA – Diversity is NAtural fin dal 2015 promuove in Pfizer la cultura della diversità e dell’inclusione in azienda. Diversity is NAtural, perché la diversità in natura è elemento di ricchezza, ma anche DNA, come la doppia elica che accomuna tutti gli esseri viventi: superare i pregiudizi e creare un ambiente di lavoro equo e inclusivo sono gli obiettivi che hanno portato il team DNA a coinvolgere i dipendenti in un percorso che, iniziato con il Dnalphabet, è proiettato verso il futuro.“Il nostro gruppo lavora con passione per rendere Pfizer un ambiente di lavoro diverso e straordinario dove che tutti i colleghi siano riconosciuti per la loro diversità – sottolinea Marianne Rodger, Rare Disease Country Lead di Pfizer Italia e DNA Lead – ma agiamo anche come ‘ambasciatori’ al di fuori della nostra azienda per incoraggiare la diversità, far riconoscere il suo valore e ridurre le disparità in ambito sanitario”.Una importante novità della quale si parlerà nel corso del webinar sarà il progetto ForAll (Fornitori Alleati), ideato da Pfizer e promosso con altre venti aziende con l’obiettivo di creare consapevolezza in tutte le imprese italiane, con le quali queste aziende collaborano, sull’importanza dell’inclusione delle diversità sul luogo di lavoro.Il primo passo delle aziende del network, che annovera tra le sue fila multinazionali come P&G, Ikea, Coca-Cola HBC Italia e altre, è stato inviare un questionario ai propri fornitori per capire le loro attitudini su diversità e inclusione; i dati emersi saranno presentati il prossimo 22 novembre alle ore 14.00, sempre nell’ambito di 4 Weeks 4 Inclusion (https://4w4i.it/event/progetto-forall-fornitori-alleati).

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Con la nuova Pac meno fondi e meno lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2021

Sulla nuova Pac gli agricoltori pugliesi attendono ancora chiarimenti da parte dell’amministrazione regionale per scongiurare la perdita di migliaia di posti di lavoro – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Secondo recenti calcoli, se la nuova Politica agricola comune fosse approvata senza modifiche, i trasferimenti alle regioni italiane sarebbero tagliati del 15% rispetto al periodo 2014-2020. Più nello specifico, una tale riduzione significherebbe per la Puglia il rischio di perdere 90mila posti di lavoro. Sarebbe un prezzo troppo alto da pagare per una delle regioni leader in Italia per quantità e qualità delle produzioni. L’agricoltura pugliese è chiamata ad affrontare sfide impegnative, a partire dall’annoso problema della Xylella che già tanti danni ha inferto all’olivicoltura locale – continua Tiso. La Regione è al primo posto in Italia per manodopera impiegata nel primo settore, l’8,22% del totale, e impiega oltre 882mila lavoratori agricoli. Nel solo settore olivicolo sono 90mila i lavoratori occupati a tempo pieno.Le preoccupazioni degli agricoltori pugliesi sono condivisibili, così come le loro richieste di maggiori investimenti. Al ministro Patuanelli e all’assessore regionale Pentassuglia chiediamo di fornire risposte concrete per evitare che le aziende pugliesi siano penalizzate, prestando particolare attenzione a quelle più competitive che hanno effettuato più investimenti e offrono più posti di lavoro.

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Il lavoro domestico produce in Italia 11,6 miliardi grazie alle famiglie datori di lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

Nel 2020 le famiglie italiane hanno speso 7,2 miliardi di euro per sostenere il lavoro domestico. Aggiungendo la componente irregolare, si sfiorano i 15 miliardi di euro. In uno scenario ipotetico senza l’impegno delle famiglie, lo Stato dovrebbe gestire una spesa di 11,6 miliardi superiore a quella attuale.Questi alcuni dei dati contenuti nel III Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico 2021, a cura dell’Osservatorio DOMINA.Nel modello mediterraneo di welfare, lo Stato cede (più o meno consapevolmente) alle famiglie buona parte dell’onere dell’assistenza agli anziani .Nonostante la spesa pubblica italiana per la componente anziana sia molto elevata, la quota a carico delle famiglie è determinante per il mantenimento del sistema assistenziale italiano. Dai dati INPS è possibile calcolare la quota di spesa in capo alle famiglie per i 920 mila lavoratori regolari.Inoltre, considerando che il tasso di irregolarità nel lavoro domestico raggiunge il 57,0%, è possibile stimare la spesa famiglie anche per la componente irregolare.Il Rapporto annuale DOMINA, evidenzia che per la retribuzione dei lavoratori domestici regolari, le famiglie italiane nel 2020 hanno speso circa 5,8 miliardi, a cui vanno poi aggiunti contributi (1,0 miliardi) e TFR (0,4 miliardi), per un totale di 7,2 miliardi per la sola componente regolare.Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA: “Dal III Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico, emerge che anche la spesa per la componente irregolare (naturalmente solo la retribuzione), si ottiene un volume complessivo di 14,9 miliardi spesi dalle famiglie per la gestione dei lavoratori domestici”.

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Scuola: Cresce in modo costante la mole di lavoro sulle spalle dei presidi italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 9 novembre 2021

E anche il carico delle responsabilità. “Abbiamo più di 50mila edifici, di cui 8mila sede di presidenza, ma il tema della sicurezza – ha detto Pacifico, durante un’intervista all’agenzia Teleborsa – ancora oggi è ambiguo perché i dirigenti scolastici non hanno il potere di spesa, però sono responsabili di quello che avviene al tempo del Covid”. Di ciò “noi ci facciamo carico e lo denunciamo”, ha detto ancora il sindacalista, anticipando “parleremo di queste linee guida nel convegno di lunedì 8 novembre, che si svolgerà a distanza alle ore 17, dove ci saranno gli esperti del settore per discutere l’impatto di queste nuove decisioni sulla dirigenza scolastica e sulla vita scolastica”.Il presidente dell’Udir si è quindi soffermato sul dato che “bisogna sempre ricordare che i dirigenti scolastici, purtroppo, ancora oggi, per via dell’ultimo contratto firmato, continuano ad avere la metà dello stipendio rispetto ai dirigenti di seconda fascia della pubblica amministrazione, che spesso non hanno neanche lo stesso numero di dipendenti e non hanno queste responsabilità, che non sono solo civili ed amministrative, ma anche penali. Per questo – ha concluso Pacifico – il sindacato Udir, insieme a Confedir, ha chiesto con forza un emendamento all’ultimo decreto lavoro per dare delle tutele anche ai dirigenti scolastici in tema di sicurezza”.

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Trovare lavoro dopo gli studi?

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2021

Secondo gli ultimi dati Ocse, il tasso di disoccupazione giovanile In Italia ha raggiunto il 33,8% nel gennaio 2021, una situazione certamente aggravata dalla pandemia in corso, ma già grave prima dello scoppiare dell’emergenza sanitaria.Trovare lavoro per un giovane diplomato o laureato non è facile. Quanto tempo trascorre in media tra quando un ragazzo completa i propri studi e quando riesce a trovare un lavoro a tempo pieno? Quanto tempo passa quindi come disoccupato? A questa e altre domande hanno risposto quasi 2000 lavoratori italiani intervistati da ADP (multinazionale leader nell’ambito dell’human capital management) nella sua nuova survey “People at Work 2021: A Global Workforce View”, una ricerca che analizza gli atteggiamenti dei dipendenti nei confronti dell’attuale mondo del lavoro e le loro aspettative e speranze future. Dalle interviste a ragazzi tra i 18 e 24 anni risulta che il 30% è stato disoccupato tra uno e sei mesi prima di trovare un lavoro, il 22% da sei mesi a un anno, il 24% più di un anno. C’è anche un fortunato 18% che ha impiegato meno di un mese per trovare un‘occupazione.La regione dove è più semplice trovare lavoro? Sembrerebbe il Trentino-Alto Adige, dove il 23% degli intervistati ha trovato impiego in meno di un mese, e il 45% tra uno e sei mesi. Seguono Emilia-Romagna dove il 23% dichiara di averci messo meno di un mese mentre il 33% tra uno e sei mesi. Bene anche Piemonte: 22% (meno di un mese) e 34% (da uno a sei), Veneto 25% (meno di un mese) e 29% (da uno a sei).Tra le città migliori Bologna (20% e 32%), Milano (19% e 37%), Torino (23% e 33%), Trieste (23% e 33%).Dove i giovani diplomati e laureati hanno avuto più difficoltà? Tra le regioni con le percentuali più alte di disoccupazione, oltre un anno, spiccano la Liguria e la Sicilia, entrambe con il 26% degli intervistati che dichiara di aver trovare un lavoro solo dopo un anno, e la Campania con il 27%.Sono infatti tra le città più problematiche, con tempistiche di oltre un anno, Genova (30%), Napoli (26%) e Palermo (25,5%).Tra i settori con le percentuali più alte di chi ha trovato lavoro subito (meno di un mese) spiccano quello dell’edilizia (dagli ingegneri a chi commercia nel settore) con il 25,5%, con il 23% quello dei servizi professionali (contabili, legali, pubbliche relazioni, consulenti, ecc…). Maggiori difficoltà invece sarebbero state riscontrate nel settore dell’intrattenimento e dei viaggi, dove il 10% dei giovani in cerca di occupazione ha atteso un anno prima di avere un lavoro. By http://www.secrp.com

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Scuola: Formazione dei lavoratori, per Corte di giustizia UE va fatta fuori l’orario di lavoro e retribuita

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 novembre 2021

Ricorso per l’annullamento del Decreto del ministro Bianchi n. 188 del 20 settembre 2021 e la nota del Ministero dell’Istruzione n. 27622 del 6 settembre 2021 è stato presentato dagli avvocati Ganci e Miceli per conto dell’Anief, sindacato tra i maggiormente rappresentativi del comparto istruzione e ricerca, nella parte in cui si prevedono che l’attività di formazione per le attività didattiche di sostegno, impegnato in una classe ove è presente un alunno con disabilità, per un minimo di almeno 25 ore, debba svolgersi fuori dall’ordinario orario di servizio e senza alcuna retribuzione aggiuntiva, contrariamente proprio a quanto oggi ribadito dalla Corte di giustizia europea. La Legge n. 160 del 27 dicembre 2019 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022), all’art. 1, comma 961, ha aumentato le risorse destinate alla formazione dei docenti, di cui all’art. 1, co. 125, della L. 107/2015, di 10 milioni di euro per il 2021, per realizzare interventi di formazione obbligatoria del personale docente impegnato nelle classi con alunni con disabilità. Il citato art. 1, comma 961, della L. n. 160/2019 prevede che “con decreto del Ministro dell’istruzione, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti le modalità attuative, prevedendo il divieto di esonero dall’insegnamento, i criteri di riparto, le condizioni per riservare la formazione al solo personale non in possesso del titolo di specializzazione sul sostegno, la determinazione delle unità formative comunque non inferiori a 25 ore di impegno complessivo, i criteri e le modalità di monitoraggio delle attività formative di cui al presente comma”.Il Ministero dell’Istruzione, con il Decreto n. 188/2021 ha disciplinato le modalità attuative degli interventi di formazione obbligatoria del personale docente impegnato nelle classi con alunni con disabilità, per l’anno scolastico 2021/2022, prevedendo all’art. 2, comma 3, che “la partecipazione alle attività formative assume carattere di obbligatorietà e non prevede esonero dal servizio”. Con la Nota dipartimentale n. 27622 del 6.09.2021, avente ad oggetto “Formazione in servizio del personale docente ai fini dell’inclusione degli alunni con disabilità”, il Ministero convenuto ha precisato che “l’attività formativa è svolta in costanza di rapporto di lavoro e non determina oneri aggiuntivi”. E dunque, benché la legge di bilancio del 2019 prevedesse che le attività formative obbligatorie non potessero comportare esonero dal solo servizio di insegnamento, il decreto oggi impugnato ha illegittimamente esteso il divieto di esonero a tutto il servizio scolastico, con la conseguenza che le suddette attività di formazione obbligatoria dovranno necessariamente svolgersi in costanza del rapporto di lavoro, ma fuori dall’ordinario orario di servizio, configurandosi dunque come un’attività lavorativa straordinaria obbligatoria e non retribuita.

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Lavoro agile, Blasi (Cisal): “Contraddizioni in linee guida”

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2021

“Abbiamo ribadito la necessità di rendere il lavoro agile un istituto di ampia diffusione attraverso il quale perseguire il piano di digitalizzazione e ammodernamento della pubblica amministrazione, meglio se nell’ambito del PNRR. Rispetto a tale obiettivo si è criticata l’impostazione del decreto ministeriale con cui il Ministro Brunetta ha imposto, dal 15 ottobre, in modo repentino e non condiviso dalle OO.SS. l’immediato rientro in presenza di tutto il personale del pubblico impiego, rappresentando come tale forzatura, in non pochi casi, stia ponendo problemi di violazione dei protocolli sanitari per il personale interessato, tanto che molti Enti continuano a mantenere quote di personale in lavoro agile proprio per non incorrere in violazione delle norme sanitarie. Altresì si è contestata la volontà del Ministro di disciplinare attraverso atti di legge e regolamentari una materia, come quella del lavoro agile, di stretta competenza della contrattazione sindacale. Nel merito si sono evidenziate alcune contraddizioni contenute nelle linee guida; in alcuni casi, infatti, si è notato che una puntuale attuazione di quanto con esse disposto di fatto impedirebbe la prosecuzione di qualsiasi esperienza di lavoro agile attualmente ancora in corso”. Lo ha detto il segretario confederale della Cisal, Massimo Blasi nel corso dell’incontro con il ministro della PA, Renato Brunetta, sulle linee guida per l’attuazione del lavoro agile nella pubblica amministrazione.

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Pensioni Lavori gravosi, via pure le insegnanti delle materne?

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2021

Dopo aver chiesto invano i dati sullo stato di burnout certificato nel comparto scolastico, dove le percentuali di lavoratori con patologie risultano decisamente più alte che in altri settori, Anief si dichiara pronta a impugnare la disposizione immotivata e per estenderla a tutto il personale docente. Perché invece di estendere l’anticipo pensionistico a 63 anni a tutte le figure professionali della scuola, previsto per chi aderisce all’Ape Sociale, la Commissione presieduta dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano potrebbe avere escluso anche i maestri della scuola dell’infanzia già presenti. La nuova lista dei lavori gravosi è stata stilata in base ai criteri Inail che applicano ai mestieri del mansionario Istat tre indici: frequenza degli infortuni rispetto alla media, numero di giornate medie di assenza per infortunio, numero di giornate medie di assenza per malattia. La platea si allarga così a circa mezzo milione di lavoratori, ma altri escono. Un passo indietro si era registrato già nei giorni scorsi con l’estromissione dei docenti della primaria e dei collaboratori scolastici precedentemente inclusi.

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Lavoro donne e parità salariale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2021

“E’ stato fatto un passo importante per superare il cosiddetto gender pay gap, divario retributivo che penalizza, da sempre, le donne e rappresenta una piaga nel mondo del lavoro. Ora occorre il massimo impegno per una rapida approvazione al Senato, in modo da garantire al più presto una pari opportunità sui luoghi di lavoro”. Così la presidente nazionale di Donne in Campo-Cia, Pina Terenzi, dopo l’approvazione all’unanimità alla Camera della legge sulla parità salariale. “Il ruolo delle donne in agricoltura è sempre più vitale. In Italia sono oltre 200.000 le imprenditrici agricole, molte under 35, e il 40% della forza lavoro del comparto è “rosa”. Il loro ruolo è legato strettamente a una visione multifunzionale del settore –prosegue la Terenzi- che coniuga la produzione alimentare con welfare, tutela del paesaggio e salvaguardia della biodiversità. Questo le pone in prima linea di fronte ai cambiamenti in atto: dalle sfide della transizione verde, alla risposta alla terribile crisi pandemica”. Un aspetto del testo unico che viene reputato particolarmente importante è l’istituzione della “certificazione della parità di genere” con premialità per attestare le misure dei datori di lavoro per ridurre il divario di genere su opportunità di crescita in azienda, parità salariale, politiche di gestione delle differenze di genere e tutela della maternità.

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Lavoro: Mura (Pd), parità retributiva è giusta e conviene a economia

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2021

“Questo intervento è stato fortemente voluto dal Pd e rappresenta un salto di qualità, è più innovativo della proposta di parità di genere che si sta discutendo a livello europeo”. Lo ha detto oggi la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd) intervenendo in Aula dichiarando il voto favorevole del gruppo Pd al testo unificato delle proposte di legge “Modifiche al codice di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, e altre disposizioni in materia di pari opportunità tra uomo e donna in ambito lavorativo”. “L’uguaglianza di genere è una misura di giustizia sociale – ha spiegato la parlamentare – ma conviene anche economicamente, è una condizione per compiere un percorso di crescita sostenibile che può dare competitività al nostro sistema economico. Si tratta di attualizzare un potenziale inespresso”. Mura ha inoltre evidenziato “l’aspetto della legge che fa leva sulle aziende virtuose introducendo la certificazione della parità di genere e lo sgravio contributivo per le aziende in possesso della certificazione”, ricordando che “il Pd aveva introdotto il fondo di sostegno alla parità salariale di genere nella legge di bilancio 2021”. Riferendosi all’aspetto finanziario, Mura ha sottolineato che “la copertura deve strutturale e la legge di bilancio sarà lo strumento con cui completare il provvedimento”.

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Lavoro domestico e salario minimo

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

Oltre il 60% degli anziani ha un reddito complessivo al di sotto dei 20 mila euro annui, ovvero al di sotto di circa 14.600 euro annui spendibili (al netto delle tasse), e oltre un quarto è addirittura sotto i 10 mila euro annui. L’Osservatorio DOMINA sul Lavoro Domestico riscontra che l’introduzione del salario minimo aumenterebbe i costi annui del +41,1% nei casi di utilizzo solo per 25 a settimana senza convivenza, fino ad un +91,5% nel caso di 54 ore settimanali con convivenza. Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, le elaborazioni dell’Osservatorio DOMINA sul lavoro domestico evidenziano come il costo medio di un’assistente alla persona già oggi non sia sostenibile per la maggior parte dei pensionati italiani, che quindi devono essere sostenuti dai figli o attingere ai risparmi. L’introduzione del “salario minimo” anche per i lavoratori domestici renderebbe di fatto impossibile questa spesa per le famiglie italiane, alimentando inevitabilmente il lavoro nero. Considerando che già oggi il lavoro domestico registra il 57% di irregolarità, l’obiettivo dovrebbe essere quello di ridurre gli oneri per le famiglie, non certo aumentarli.

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Salario minimo e lavoro domestico

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2021

Oltre il 60% degli anziani ha un reddito complessivo al di sotto dei 20 mila euro annui, ovvero al di sotto di circa 14.600 euro annui spendibili (al netto delle tasse), e oltre un quarto è addirittura sotto i 10 mila euro annui. L’Osservatorio DOMINA sul Lavoro Domestico riscontra che l’introduzione del salario minimo aumenterebbe i costi annui del +41,1% nei casi di utilizzo solo per 25 a settimana senza convivenza, fino ad un +91,5% nel caso di 54 ore settimanali con convivenza. Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, le elaborazioni dell’Osservatorio DOMINA sul lavoro domestico evidenziano come il costo medio di un’assistente alla persona già oggi non sia sostenibile per la maggior parte dei pensionati italiani, che quindi devono essere sostenuti dai figli o attingere ai risparmi. L’introduzione del “salario minimo” anche per i lavoratori domestici renderebbe di fatto impossibile questa spesa per le famiglie italiane, alimentando inevitabilmente il lavoro nero. Considerando che già oggi il lavoro domestico registra il 57% di irregolarità, l’obiettivo dovrebbe essere quello di ridurre gli oneri per le famiglie, non certo aumentarli.

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Lavoro: Mura (Pd), si è cercata competitività tagliando in sicurezza

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2021

“Per un deficit di investimenti in innovazione la competitività si è cercata tagliando sui costi del lavoro tra cui la sicurezza, dimenticando che proprio la sicurezza è elemento che contribuisce a creare competitività, oltre che qualità del lavoro. Anche in questo momento di ripresa della produzione assistiamo a un aumento degli incidenti sul lavoro perché probabilmente la sicurezza e la formazione sono vissute come un costo, senza pensare che paghiamo anche un costo sociale oltre che umano”. Sono alcuni concetti espressi oggi dalla presidente della commissione Lavoro Romina Mura (Pd), partecipando al dibattito organizzato dalla Confsal sulla sicurezza sul lavoro, con la partecipazione tra gli altri del segretario generale Angelo Raffaele Margiotta e del consigliere CDA Inail Cesare Damiano. Ricordando che “la maggior parte dei diritti dei lavoratori si sono costruiti in una dimensione collettiva e sociale”, Mura ha spiegato che “bisogna ricostruire una cultura del lavoro in cui si tengono assieme l’interesse del lavoratore, la responsabilità sociale delle imprese e la competitività delle aziende. Non esistono azioni salvifiche per aumentare la sicurezza sul lavoro, serve invece una strategia – ha sintetizzato la parlamentare – per mettere in stretta comunicazione i diversi soggetti che operano e interagiscono nel mondo del lavoro”.

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Il mercato del lavoro è in forte ripresa

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2021

E le offerte di lavoro gestite da Randstad, primo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, nel trimestre giugno-agosto sono cresciute del 45% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, del 58% rispetto al 2019. L’IT è il settore con più opportunità – soprattutto per web developer, back end developer, cloud specialist, mobile developer e security specialist – insieme all’edilizia e ai trasporti, ma è forte anche la richiesta di magazzinieri, operai metalmeccanici, commerciali, amministrativi, addetti marketing e specialisti delle risorse umane. Per aiutare le imprese a sostenere la ripresa del mercato del lavoro e facilitare l’incontro fra domanda e offerta di opportunità professionali, Randstad organizza un recruiting day in oltre 200 città sull’intero territorio nazionale. L’appuntamento è martedì 28 settembre, dalle 09.00 alle 17.30: Randstad accoglierà i candidati in cerca di un impiego all’interno delle sue filiali, dove potranno sostenere un colloquio con un recruiter esperto e ricevere una valutazione dei propri punti di forza e di debolezza, valutare e candidarsi alle offerte di lavoro in linea con il proprio profilo e apprendere come prepararsi e affrontare un colloquio in azienda. “Le offerte di lavoro gestite dalle nostre filiali sono cresciute non soltanto rispetto allo scorso anno, ma anche nel confronto col 2019, prima che scoppiasse l’emergenza – commenta Elena Parpaiola, Amministratore Delegato Randstad Italia Spa -. È il segnale che il mercato del lavoro è in ripresa e presenta molte opportunità interessanti in tutte le zone del paese e in diversi settori. Il nostro impegno è sostenerne la crescita facilitando l’incontro fra domanda e offerta di lavoro in tutti quei territori dove ci sono aziende che vorrebbero assumere ma non trovano il personale di cui hanno bisogno e candidati che cercano occasioni per entrare o ricollocarsi nel mercato”. Per partecipare al recruiting day è necessario prenotare il proprio colloquio via mail o chiamando la filiale della località più vicina che aderisce all’iniziativa. Il colloquio si svolgerà nel rispetto della normativa sanitaria vigente e al momento non è previsto obbligo di Green Pass, i posti sono limitati alla massima disponibilità dei recruiter. A questo link la ricerca delle filiali aderenti tramite codice postale: https://bit.ly/recruitingday28settembre2021

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Lavoro, primo semestre 2021 a luci e ombre

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 settembre 2021

Il mondo del lavoro ha vissuto un primo semestre di fortissimo dinamismo, soprattutto per quel che riguarda il lavoro temporaneo: se gli ultimi dati Inps hanno rivelato una crescita del +8,3% nel secondo trimestre 2021 di questa tipologia di contratti, anche la ricerca stessa di lavoro ha, nel corso della prima parte dell’anno, registrato parecchi scossoni. Dopo un inizio drammatico, con pochissime opportunità lavorative per chi era alla ricerca, il semestre si è chiuso con un aumento complessivo del 62% degli annunci di lavoro disponibili online: un balzo importante, comprensibile ricordando le difficoltà registrate in tutto il 2020. Parallelamente, negli ultimi sei mesi si è registrato un calo del 9,6% del numero di persone in cerca di una nuova opportunità lavorativa. Lo rivela l’Osservatorio sul mercato del lavoro in somministrazione condotto da Jobtech, (https://jobtech.it), prima agenzia italiana per il lavoro digitale. Questo divario sembra un paradosso, ma si spiega considerando le criticità complessive del comparto lavorativo nel primo semestre dell’anno, che ha subito aperture, chiusure, zone rosse e un generale attendismo della forza lavoro. Pochi, in questa situazione, si sono spinti a cambiare laddove già in possesso di un contratto lavorativo, con un saldo negativo della domanda di posti di lavoro a fine semestre. L’analisi, condotta su un campione di 60.000 utenti attivi sui portali verticali dell’agenzia, da gennaio a giugno 2021 – e sugli annunci presenti, nello stesso periodo, sui principali motori di ricerca di lavoro – ha permesso di fare il punto su domanda e offerta di lavoro per i giovani (e meno giovani) italiani che, dopo l’annus horribilis del 2020, hanno cercato di ricollocarsi sul mercato. Il primo elemento ad emergere è la situazione di maggior difficoltà delle donne a trovare un’occupazione. Nel primo semestre dell’anno sono state le donne a cercare lavoro in misura maggiore rispetto agli uomini: sono state ben il 58%, contro un 42% della compagine maschile. Più penalizzate nel corso della pandemia – dei 444 mila occupati in meno registrati in Italia nel 2020, fa sapere l’ISTAT, il 70% erano donne – sono state poste in misura maggiore nelle condizioni di cercare un nuovo impiego nel corso del primo semestre. Le donne, oltretutto, si rivelano più qualificate degli uomini, perlomeno se parliamo di titoli di studio: il 22,7% delle donne ha almeno una laurea triennale, contro il 16,2% degli uomini; il 63,5% ha un diploma, contro il 58,5% degli uomini. A livello di esperienza, invece, i dati non mostrano significative differenze: mediamente, chi cerca un lavoro oggi ha 4 anni e mezzo di esperienza, in uno o più settori lavorativi. Sono i Millennials, nel dettaglio, a rappresentare quasi la metà del campione di chi cerca lavoro: appartiene a questa fascia d’età il 46% del totale; segue, con il 28%, la Generazione Z. Non mancano, però, gli over 40: appartiene alla Generazione X il 22% e addirittura ai cosiddetti Baby boomer il 4% del totale. È la Lombardia la regione dove si concentra maggiormente la domanda di posti di lavoro: il 25,04% di chi ha cercato lavoro, attraverso la rete, nel primo semestre dell’anno risiede in questa regione. Rapportando i dati con la popolazione, invece, si scopre che le regioni con la popolazione più attivamente alla ricerca di lavoro sono state Emilia Romagna, Lombardia e Friuli Venezia Giulia. Di contro, quelle in cui si è meno cercato lavoro tramite i canali online sono state Calabria, Sicilia e Campania. È noto a tutti che la ricerca di lavoro lungo il territorio nazionale debba fare i conti con una lunga serie di fattori, che comprendono i tassi di disoccupazione, le opportunità lavorative, le percentuali di inattività (i NEET, Not in Education, Employment or Training si collocano in misura maggiore nel Sud Italia). Guardando al semestre passato, le regioni in cui c’è stata più competizione su una singola offerta di lavoro – con i più alti rapporti tra annunci e candidature – sono state Sicilia, Puglia e Molise. Al contrario, quelle dove c’è meno competizione su una singola offerta di lavoro – e quindi più chance di assunzione – sono state Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Questo lo spaccato anagrafico, si rimanda all’osservatorio completo per maggiori elementi: https://jobtech.it/osservatorio-lavoro/primo-semestre-2021.html

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Lavoro: Mura (Pd), iniziato iter legge per malati oncologici

Posted by fidest press agency su sabato, 18 settembre 2021

“Con le audizioni di oggi cominciamo a colmare una grave lacuna nell’ordinamento giuridico, che non tutela a sufficienza i lavoratori colpiti da tumore o altre patologie invalidanti. Parte oggi l’iter di un intervento legislativo in cui confluiscono diverse proposte di legge, tra cui anche quella del Pd, con cui vogliamo assicurare il diritto alla conservazione del posto di lavoro per i lavoratori dipendenti colpiti da tumore, con la revisione del cosiddetto ‘periodo di comporto’ oltre il quale può scattare il licenziamento, e l’ampliamento dell’indennità di malattia per i pazienti lavoratori autonomi”. Lo dichiara la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd), a proposito dell’inizio dell’esame delle proposte di legge recanti “Disposizioni concernenti la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche”. “Vanno ringraziate associazioni come Salute donna onlus e l’Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare (APMARR) che – sottolinea Mura – hanno portato avanti lunghe battaglie e che oggi hanno portato il loro contributo di conoscenza in Commissione, attraverso le loro presidenti Anna Mancuso e Antonella Celan”.

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