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Posts Tagged ‘lavoro’

Lavoro domestico dominato da “nero” e stranieri

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

I tratti principali che hanno contraddistinto il settore lavoro domestico negli ultimi anni sono la presenza massiva di lavoratori stranieri e il lavoro nero (58% circa). “A livello nazionale si registra una prevalenza di lavoratori domestici stranieri (71%), – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – anche se in alcune regioni la percentuale di lavoratori italiani è molto alta: Sardegna (80%). Tra i lavoratori domestici stranieri, la componente più significativa è quella dell’Est Europa che arriva a rappresentare il 42% del totale. I lavoratori dell’Est Europa si concentrano nelle regioni del Nord Est, dove grazie alla vicinanza geografica la percentuale arriva al 60%”. Dal Rapporto Annuale del Lavoro Domestico 2019 di DOMINA, realizzato dall’Osservatorio Nazionale DOMIMA sul Lavoro Domestico in collaborazione con la Fondazione Leone Moressa, che verrà presentato giovedì 12 dicembre presso la Sala Zuccari – Senato della Repubblica, emerge che i lavoratori domestici asiatici, rappresentano il 15% dei lavoratori a livello nazionale, superano il 20% nelle regioni in cui è forte la presenza di colf come la Lombardia (21%). Sono 58 mila i lavoratori domestici che provengono dal Sud America e se a livello nazionale rappresentano il 7% del totale dei lavoratori, arrivano al 24% in Liguria. I quasi 49 mila lavoratori che provengono dall’Africa rappresentano invece il 6% a livello nazionale ma raggiungono il 12% in Sicilia.

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Previsti in Italia + 24.683 nuovi posti di lavoro nel settore fotovoltaico

Posted by fidest press agency su domenica, 8 dicembre 2019

SMA investe nei giovani e punta alle professioni del futuro in vista della crescente richiesta di competenze qualificate e nuovi posti di lavoro nel mercato fotovoltaico.Valerio Natalizia, Regional Manager SMA South Europe ha commentato: “Le professioni del futuro saranno sempre più green: informatico ambientale, green building, chimico verde, esperti del marketing ambientale, economista ambientale, esperto di acquisti verdi. Questo è ancora più vero nel mercato fotovoltaico, che prevede una crescita costante fino al 2021 in tutta Europa e specialmente in Italia in cui si stima che la capacità di installato annuale crescerà di 4 volte, arrivando a quota 2.266 MW l’anno. E anche la creazione di posti di lavoro registra una crescita a doppia cifra, posizionando il nostro Paese secondo solo dopo la Germania. Crediamo fortemente nel futuro del fotovoltaico, per questo vogliamo aiutare i giovani a sviluppare competenze sempre più qualificate e idonee al mercato del lavoro futuro”.SMA, infatti, ha recentemente annunciato di aver siglato una partnership con In-Presa, la Cooperativa sociale che si occupa di formazione professionale e accompagnamento al lavoro per ragazzi in situazione di dispersione scolastica e a rischio di disagio sociale. L’azienda si occuperà di impartire ore di lezione in aula da parte di un tecnico specializzato per insegnare agli studenti le caratteristiche, l’uso e l’installazione dell’inverter, donerà alla struttura un inverter Sunny Boy 2.0 AV41 e farà visitare ai partecipanti impianti fotovoltaici in esterna. L’iniziativa nata nel 2006, è un’esperienza innovativa che in questi ultimi anni ha mostrato una sorprendente efficacia per gli oltre 350 ragazzi che hanno aderito, con tassi di successo molto elevati. Basti pensare che l’80% di coloro che hanno terminato il percorso ha trovato un lavoro stabile e duraturo.Secondo lo studio di EY ‘Solar PV Jobs & Value Added in Europe’, tra il 2008 e il 2011 il mercato del lavoro nel settore fotovoltaico è stato protagonista di una crescita costante, raggiungendo il livello più alto sia in termini di posti di lavoro che di VAL (valore aggiunto economico creato producendo un bene o fornendo un servizio espresso in milioni di Euro). Secondo le stime, entro il 2021 si raggiungeranno 174.700 FTE e un VAL di € 9.500M. Ciò significa un aumento rispettivamente del 145% per i posti di lavoro e del 105% per il VAL rispetto al 2016. Tale aumento si spiega principalmente con l’aumento della nuova potenza installata nella maggior parte dei Paesi europei.Entro il 2021 i posti di lavoro creati e il VAL raddoppieranno rispetto al 2016 sia per le attività a monte (lavorazione delle materie prime), che quelle a valle (servizi forniti dall’industria fotovoltaica e manutenzione) della catena del valore. Per i primi, la maggior parte dei posti di lavoro e del valore aggiunto lordo saranno creati dai componenti di balance of system (BoS) pari al 44% del totale, mentre per i secondi la maggior richiesta di manodopera sarà assorbita dalle attività di Operations & Maintenance.
Conclude Valerio Natalizia: “Il mercato fotovoltaico è relativamente giovane e il ciclo di vita medio di un impianto, secondo lo studio condotto da EY, è di circa 25-30 anni. I costi unitari della messa fuori servizio per kW sono relativamente bassi, ma lo sviluppo di processi di rigenerazione e di riciclaggio richiederanno una forza lavoro specializzata e più qualificata. A partire dal 2020, quindi, le attività di riutilizzo e riciclaggio degli impianti fotovoltaici avranno ulteriori effetti positivi sulla creazione di nuovi posti di lavoro. Crediamo, però, che tale crescita necessiti anche di un impegno fattivo da parte delle nostre istituzioni. La creazione di nuovi posti di lavoro non può prescindere da un supporto in termini di semplificazione dei processi che riguardano l’installazione e l’utilizzo di sistemi di energie rinnovabili, nonché di provvedimenti che ne facilitino lo sviluppo”.

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Manovra. Castelli: “Grande lavoro in maggioranza”

Posted by fidest press agency su sabato, 7 dicembre 2019

Roma “Abbiamo fatto un grande lavoro di razionalizzazione delle risorse, sono molto soddisfatta. Rispettiamo anche l’impegno preso con i Vigili del Fuoco di armonizzare il loro stipendio al trattamento economico delle altre forze dell’ordine. Nel prossimo triennio, a questo scopo, stanziamo 65 milioni nel 2020, 125 milioni nel 2021 e 165 milioni nel 2022. Adesso prosegue il lavoro in Parlamento per approvare, nei tempi, la Legge di Bilancio”. Così Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, al termine del vertice di maggioranza a Palazzo Chigi.

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JPMorgan e Fondazione Et labora insieme per inserire i giovani nel mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

Bergamo. Il nuovo percorso Vivaio dei mestieri viene presentato sabato 23 novembre alle ore 10 presso la sala Galmozzi del Comune di Bergamo in via Tasso 4: interverranno, per Fondazione Et Labora Massimiliano Marcellini, William Di Marco e Roberta Bergamaschi, rispettivamente Presidente, Direttore Generale e coordinatrice del progetto, Francesco Guidi, Managing Director di JP Morgan Italia, Brunella Reverberi, Dirigente Unità Operativa Sistema educativo e Diritto allo studio della Dir. Generale Istruzione Formazione Lavoro di Regione Lombardia e Sergio Gandi, vicesindaco del Comune di Bergamo. Oltre quattrocento giovani inseriti nel mondo del lavoro attraverso un percorso di orientamento e riqualificazione, seicentonovanta aziende coinvolte, di cui 217 hanno accolto almeno un apprendista: sono i risultati del progetto We Build Job, realizzato dalla bergamasca Fondazione Et Labora con il sostegno di JPMorgan Chase Foundation e finalizzato a promuovere l’apprendistato duale quale modalità prioritaria e vincente di inserimento lavorativo per i giovani. I ragazzi coinvolti appartengono alla cosiddetta generazione “neet”, che identifica le persone non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione.Il progetto ha anche contribuito alla realizzazione della prima scuola in Italia interamente dedicata all’apprendistato, UPPRENDO, in cui già dal secondo anno è previsto l’ingresso nel mondo del lavoro.Grazie al successo dell’attività, JPMorgan Chase Foundation ha deciso di contribuire anche al secondo progetto presentato dalla Fondazione Et Labora e chiamato il Vivaio dei mestieri. Il nuovo progetto è un’evoluzione del precedente e sarà focalizzato sul rapporto con le scuole e con le famiglie, interlocutori fondamentali per far conoscere l’apprendistato duale.
Et Labora nasce per rispondere alla necessità di realizzarsi presente in ogni individuo. Promuove una “buona” occupazione, con l’obiettivo di orientare chi lo desidera alla scoperta delle proprie capacità e potenzialità occupa dell’inserimento e del reinserimento lavorativo e accompagna aziende e imprenditori nella definizione e ricerca delle figure professionali più adatte alle loro esigenze. Contribuisce a garantire la permanenza in azienda attraverso la formazione continua del personale, dando risposte efficaci alle richieste del mondo del lavoro, sempre in continua evoluzione. Offre a giovani e adulti gli strumenti necessari per esprimere le proprie capacità, al fine di realizzarsi a livello professionale e, di conseguenza, anche a livello personale.

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Cercare un lavoro: Ecco di cosa si occupa il cacciatore di teste

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2019

Una sua chiamata può rivoluzionare la carriera di un individuo. Parliamo ovviamente dell’head hunter, ovvero del cacciatore di teste, professionista specializzato nel reclutamento di personale qualificato. Ma quando, per un’azienda, è il caso di rivolgersi a un head hunter? Quali sono le figure professionali che possono essere selezionate da un cacciatore di teste? E come è possibile scegliere l’head hunter giusto per la propria azienda? A spiegarci chi è e lavora il cacciatore di teste Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati.
Chi è, dunque, l’head hunter?
«L’head hunter, in breve, è una figura professionale specializzata nella ricerca e nella selezione del miglior candidato per una specifica posizione» spiega Adami. «Non ci si limita, però, alla pura fase di reclutamento. Ancora prima di procedere con le attività di scouting e di screening dei candidati, tra i compiti del cacciatore di teste vi è infatti anche quello di analizzare le effettive esigenze dell’azienda, in modo da poter individuare davvero il talento più adatto. Le aziende non sempre si rivolgono a noi indicando una figura precisa da ricercare: spesso si limitano a descrivere i propri bisogni le proprie necessità e i propri obiettivi, lasciando che sia l’head hunter a individuare il profilo da ricercare in base a quelle precise esigenze». Il lavoro del cacciatore di teste, quindi, parte ancora prima della vera e propria ricerca e selezione del personale.
Quali sono i profili per cui le aziende si mettono in contatto con un head hunter? «Indubbiamente l’head hunter, non a caso chiamato spesso ‘executive recruiter’, viene contattato innanzitutto quando si parla di posizioni manageriali e direttive.
Soprattutto negli ultimi anni, però, si è capito che contattare il cacciatore di teste può essere premiante anche all’infuori delle pure posizioni manageriali, usufruendo dei suoi servizi per selezionare altre professionisti qualificati. Analisti, sviluppatori, buyer, agenti, tecnici, sono tutti profili che vanno selezionati con cura, per aumentare le probabilità di battere le aziende concorrenti».Affidarsi a un head hunter, quindi, può essere utile in molti casi, anche all’infuori della pura executive search. Resta da capire, però, come individuare il cacciatore di teste giusto per la propria azienda.
Quali sono i punti di forza dei migliori head hunter?
«I cacciatori di teste più efficaci sono quelli che scelgono di specializzarsi in settori specifici» sottolinea Adami «in modo da poter comprendere perfettamente le indicazioni fornite dal committente.Per questo motivo la nostra società di head hunting ad esempio può contare su diverse aree di specializzazione, che spaziano dal Banking al Sales, per arrivare al Fashion e all’IT. In questo modo, oltre da intuire i bisogni dell’azienda cliente e le effettive hard skills dei candidati, l’head hunter può coltivare una rete di contatti ampia ma allo stesso tempo profonda, potendo contare così su un esaustivo bacino di scelta» conclude la cacciatrice di teste milanese.

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Il primo ostacolo per trovare lavoro è la mancanza di adeguata formazione

Posted by fidest press agency su sabato, 16 novembre 2019

La prossima indagine del centro di ricerca analizzerà le professioni del settore logistico e sarà presentata venerdì 29 novembre a Piacenza. Gli italiani si formano poco e male e in molti casi sono impreparati o in possesso di competenze inadatte alle richieste delle aziende. La formazione insufficiente dei candidati è la prima barriera che impedisce alle imprese di trovare i profili di cui hanno bisogno, secondo il 66,7% dei professionisti HR che lavorano nella sede italiana di Randstad, primo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, con particolare rilevanza delle carenze nella preparazione scolastico-universitaria (63,9%) e dell’invecchiamento della popolazione (62%). Gli altri fattori che ostacolano la selezione di profili idonei sono l’apertura alle problematiche ambientali (55,3%), l’automazione (54,8%), la digitalizzazione (53,1%), la diversificazione dei rapporti di lavoro (46,9%) e l’internazionalizzazione delle imprese (45,8%). Più marginale il ruolo dei fenomeni migratori (31,4%) e della globalizzazione dei mercati (34,5%).Sono alcuni dei risultati dell’indagine “Impreparati? Sì, e non solo. I perché della difficoltà di reperimento di alcune figure professionali chiave”, condotta su 1.160 dipendenti Randstad specializzati nella selezione del personale a cui è stato chiesto quali sono i principali ostacoli che impediscono di reperire profili idonei sul mercato. Il primo studio realizzato da Randstad Research, centro di ricerca autonomo ed indipendente a cui collaborano esperti italiani di mercato del lavoro, fra cui il Professor Enrico Giovannini, che presiede il Comitato Scientifico, e l’economista e promotore in Italia del programma Garanzia Giovani Daniele Fano, Coordinatore del Comitato Scientifico.Attraverso indagini qualitative e quantitative, case study e studi di settore, analisi della domanda e dell’offerta del mercato del lavoro e delle competenze necessarie nel medio e lungo periodo a livello territoriale e internazionale, Randstad Research si propone come un osservatorio sulle professioni del futuro. Le barriere alla ricerca di profili idonei – I risultati della ricerca evidenziano come la scarsa formazione sia la barriera più frequente all’incontro fra domanda e offerta di lavoro, comune a tutte le categorie di lavoratori, dai manager agli impiegati, dai professionisti dei servizi agli operai non qualificati, anche se colpisce in particolare i tecnici e gli operai specializzati. Anche l’invecchiamento della popolazione influisce in maniera particolarmente negativa per tutte le qualifiche, dall’alta specializzazione in giù. Tra gli altri fattori, invece, la globalizzazione dei mercati e l’internazionalizzazione delle imprese trovano impreparate le figure di più alto livello come i manager, la mancanza di esperienza di diversificazione nei rapporti di lavoro crea rigidità soprattutto per gli impiegati, le professioni dei servizi e gli operai. L’apertura alle problematiche ambientali è sempre rilevante ma raggiunge i livelli più elevati nelle professioni dei servizi, certamente più vicine ai consumatori, a riprova che sono questi ultimi a trainare la domanda di qualità dell’ambiente stesso.Gli ostacoli al cambiamento nei profili dei candidati – La ricerca ha anche indagato gli ostacoli al cambiamento presenti nei profili dei candidati appartenenti alle diverse categorie professionali. Fra i manager le lacune più evidenti riguardano la propensione all’innovazione e la scarsa sensibilità per l’organizzazione (24%), seguita da stili aziendali inadeguati (22%). Per i profili altamente specializzati le principali barriere sono rappresentate dagli stili aziendali inadeguati (23%), la scarsa conoscenza-formazione (22%) e i problemi di natura organizzativa (18%). Per i tecnici il primo ostacolo è la scarsa conoscenza-formazione (26%), poi vengono stili aziendali inadeguati (22%). La scarsa conoscenza è la barriera più evidente anche fra gli impiegati (29%), che mostrano anche evidenti lacune organizzative (22%). Il problema principale più riscontrato fra i professionisti dei servizi è la scarsa sensibilità per l’organizzazione (27%), seguito da problematiche di carattere sociale (20%).
La difficoltà di reperimento – Dalla survey interna di Randstad emerge chiaramente il tema della difficoltà di reperire figure professionali richieste, invece, dal mercato del lavoro; una formazione più adeguata e mirata alle competenze attese può rappresentare una risposta concreta anche al fine di avvicinare sempre di più domanda e offerta di lavoro.

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I neolaureati italiani, quando trovano un lavoro, sono tra i meno pagati d’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 novembre 2019

Lo rivela il rapporto Starting Salaries di Willis Towers Watson, una multinazionale angloamericana, che analizza le retribuzioni offerte ai neolaureati in 31 Paesi di tutto il mondo. Lo studio sulle condizioni dei neolaureati in Europa, tratteggia un quadro avvilente circa la situazione salariale vissuta da tanti giovani italiani, appena conclusi gli studi. Infatti si posizionano al quattordicesimo posto nella classifica che considera il valore del primo stipendio, alle spalle di Paesi come Irlanda e Slovenia. Non possono aspirare a un mensile che superi i 28.827 euro, contro i 36.809 euro dei coetanei francesi o i 49.341 euro di quelli tedeschi, fino ad arrivare ai 73.370 euro dei neolaureati svizzeri, i più pagati d’Europa. Il mercato del lavoro italiano non premia chi investe negli studi, che è ricompensato poco più che un diplomato, ovvero il 12% in più. Divario minimo, al 13%, anche fra chi ha una laurea e chi un titolo post-universitario. Situazione del tutto diversa in Germania, dove il titolo universitario è premiato con una retribuzione superiore del 32% rispetto al diploma, o in Francia, dove il titolo post-universitario è valorizzato per il 43% in più rispetto alla laurea. “Le prospettive remunerative dei neolaureati in Italia si confermano non molto entusiasmanti”, ha commentato Rodolfo Monni, responsabile indagini retributive di Willis Towers Watson Italia. “Rispetto agli altri paesi europei con un’economia comparabile, come Francia e Germania, la laurea In Italia non garantisce un primo stipendio sostanzialmente superiore a quello offerto da un diploma. Anche le prospettive di crescita a breve termine non sono incoraggianti. Dopo due anni di lavoro, un laureato italiano vede aumentare la sua retribuzione fissa di circa il 10%, rispetto al 22% di Francia e Germania e al 25% di Spagna e Regno Unito: una progressione che un neolaureato italiano riesce a raggiungere dopo 4 o 5 anni dall’ingresso nel mondo del lavoro”. Le prospettive di crescita per i neolaureati sono altrettanto poco entusiasmanti. Sarà per questa ragione che, secondo una recente inchiesta di Randstad Workmotor, 2 italiani su 3 sono disposti a trasferirsi per una carriera migliore. I lavoratori italiani non hanno paura di lasciare il loro Paese per trovare condizioni lavorative migliori. Sono, infatti, i primi in Europa per propensione a spostarsi in maniera stabile altrove. Nello specifico, si tratta di oltre 2 italiani su 3. In questo scenario, però, si inserisce un dato meno felice. Gli italiani non hanno fiducia nelle opportunità professionali del mercato del loro Paese. Quasi un italiano su due, infatti, preferisce emigrare piuttosto che cambiare carriera, cinque punti in meno della media globale, ma ben sette in più della media europea. L’elevata propensione degli italiani a trasferirsi all’estero, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, tuttavia rappresenta una spia di allarme sulle opportunità offerte dal mercato del lavoro italiano. Una eccessiva emigrazione dei neolaureati, quindi dei profili migliori, però rischia di tradursi in un impoverimento sociale ed economico del nostro paese. La laurea non paga, è il caso di dirlo.

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Lavoro. Scuotto (Fondimpresa): “La formazione è il driver per cogliere le sfide dell’innovazione”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

“La formazione è e deve essere il driver per cogliere le sfide dell’innovazione. La rivoluzione digitale chiede alle aziende di ripensare e innovare modelli e abitudini, in primis il modo di fare formazione. Per rispondere in modo efficace al cambiamento è necessario concepire e utilizzare strumenti e modalità innovative che virano su modelli di apprendimento più fluidi.
Come Fondimpresa, dopo un’approfondita consultazione con imprese e istituzioni, abbiamo immaginato il Conto formazione digitale: una nuova opportunità da offrire oltre a Conto formazione e Conto di sistema. Bisogna lavorare alle “competenze del futuro”. Presto le aziende potranno finanziare anche la formazione digitale e per questo stiamo richiedendo i cambiamenti normativi necessari a rendere un domani rendicontabili metodi di apprendimento innovativi su ambienti digitali che al momento rendicontabili non sono. “Lo ha dichiarato a Napoli all’Innovation Day organizzato da Il Sole 24 ore Bruno Scuotto, Presidente di Fondimpresa il Fondo leader nel sistema della Formazione continua in Italia: aderiscono a Fondimpresa oltre 200 mila aziende e più di 4,5 milioni di lavoratori iscritti, pari a quasi il 50% dell’intera platea di aziende e lavoratori aderenti ai Fondi interprofessionali. E sono i numeri di Fondimpresa a rappresentare quanto le aziende oggi puntino sulla formazione. “Sono numeri- spiega Scuotto- da non trascurare, considerando che nel 2004, all’anno di istituzione del Fondo, le aziende erano circa 18 mila e i lavoratori 1,3 milioni.
Dal 2004 ad oggi abbiamo finanziato progetti formativi per oltre 2,5 miliardi di euro, la crescita è stata considerevole e ci ha consentito, in questi primi quindici anni di attività, di contribuire allo sviluppo e al progresso del Paese attraverso il finanziamento di progetti formativi in settori fondamentali quali quelli dell’innovazione, della sostenibilità ambientale, della sicurezza sul lavoro e della riqualificazione di lavoratori in cassa integrazione o sottoposti a procedure di mobilità.
Con il Conto formazione abbiamo dato avvio a quasi 79 mila piani formativi -proposti dalla programmazione aziendale delle aderenti e dimensionati in base ai contributi versati – per formare oltre 2 milioni di lavoratori con l’utilizzo di oltre 1,3 miliardi di euro di finanziamenti negli ultimi 15 anni. Con il Conto di Sistema, che privilegia la socialità della erogazione delle risorse, abbiamo potuto finanziare progetti complessi di carattere settoriale e territoriale, in particolare attraverso gli attuali Avvisi top di tale strumento: quelli Competitività e Innovazione. In questi quindici anni, attraverso il Conto di Sistema sono stati autorizzati oltre 3.500 piani, per un finanziamento totale pari a oltre 900 milioni di euro. Con gli Avvisi con Contributo aggiuntivo, che si sommano alle risorse versate dagli aderenti, abbiamo finanziato oltre 50 mila piani formativi per oltre 210 milioni di euro e solo con quelli specificatamente dedicati alle Piccole e Medie Imprese sono stati movimentati più di 140 milioni di euro.”

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Sicurezza e condizioni di lavoro dei poliziotti

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

“Apprendiamo da articoli di stampa che la recente circolare emanata dal Capo della Polizia, Franco Gabrielli, che invita gli agenti a una maggiore cautela sui social avrebbe anche lo scopo di placare il malcontento che circola tra le Forze dell’ordine, i cui agenti lamenterebbero attraverso le chat «scarsa sicurezza», «materiale inadeguato», «poche risorse» e «addestramento insufficiente». Chiediamo un intervento del Governo finalizzato a tutelare le condizioni di lavoro degli agenti della Polizia di Stato”.
È quanto scrivono i deputati di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda, Giovanni Donzelli, Wanda Ferro, Davide Galantino ed Emanuele Prisco, presentando una interrogazione al Ministro degli Interni. (n.r. Non dobbiamo dimenticare che le condizioni di lavoro dei poliziotti sono anche collegabili all’applicazione delle leggi da parte degli organi inquirenti e giudicanti e ai loro iter con i tre gradi di giudizio che spesso diventano un’arma a doppio taglio riducendo l’efficacia dell’azione penale e persino a vanificandola.)

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Taranto: costretti a scegliere tra salute e lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

Senza un piano per inaugurare una nuova fase di sviluppo sostenibile, i problemi di Taranto saranno solo rinviati ma torneranno prima o poi in superficie mettendo di nuovo amministratori, cittadini e lavoratori di fronte a un bivio inaccettabile: non si può essere costretti a scegliere tra salute e rispetto del territorio, da una parte, lavoro e sviluppo dall’altra – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso.Non siamo a favore di misure drastiche, ma riteniamo necessario un graduale processo di riconversione dell’Ilva, che offra a Taranto molto di più di un aut aut da cui la città uscirebbe comunque perdente – spiega Tiso. Pensiamo invece che esistano vie di uscita da questo stallo, che ogni volta sembra condurre il confronto tra le parti su un binario morto.Per questi motivi, nel ridisegnare il futuro di Taranto occorre puntare a un rilancio del settore agroalimentare locale. Avendo però cura di investire in un’agricoltura sempre più verde e sostenibile, come il Governo ha dichiarato a più riprese di voler fare.
L’agroecologia racchiude in sé molte potenzialità, prima tra tutte quella di promuovere lo sviluppo nel rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini, e di arrestare l’abbandono di territori ad alta vocazione produttiva e turistica come quelli pugliesi. Troppo spesso assente dal dibattito pubblico, il settore primario può invece giocare un ruolo chiave nel dare risposte efficaci a crisi complesse.

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Economia circolare, innovazione e lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 13 ottobre 2019

Nonostante in Italia il numero di giovani che non studiano e non lavorano (Neet) sia il più alto tra tutti i Paesi Ue, manca una strategia nazionale sull’occupazione giovanile che tenga conto dei divari intergenerazionali, territoriali, educativi e di genere. Inoltre, permangono fortissime differenze territoriali, con le regioni del Mezzogiorno ben distanti da quelle del Centro e del Nord in termini di output economico e di occupazione. Il tasso di mancata partecipazione al lavoro si attesta al 35,6% nel Mezzogiorno rispetto al 20,5% dell’Italia, la quota dei Neet invece risulta pari al 34,4% nel Mezzogiorno contro il 24,1% della media nazionale.Per quanto riguarda l’innovazione e le infrastrutture del Paese, a fronte di qualche miglioramento, continua a mancare una politica industriale coerente e impegnata nella realizzazione dell’Agenda 2030.
In particolar modo, aumenta la diffusione della banda larga tra le famiglie, l’uso di internet, il tasso di ricercatori e la quota di merci trasportate su ferrovia, ma anche qui permane il divario tra territori. Le regioni che migliorano maggiormente tra il 2010 e il 2017 sono il Piemonte e l’Emilia-Romagna. La distanza del Mezzogiorno dalle regioni del Nord è dovuta al divario sia del valore aggiunto dell’industria manifatturiera rispetto al totale dell’economia, 9% rispetto al 16% della media nazionale, sia del numero di ricercatori per 10mila abitanti, 12 nel Mezzogiorno contro il 22 dell’Italia.Su consumo e produzione responsabili, si evidenzia un diffuso miglioramento, in particolare in centro Italia. È il Lazio la regione che mostra l’avanzamento più incisivo, mentre Trento presenta il miglior risultato complessivo sul Goal 12 grazie alla raccolta differenziata dei rifiuti urbani (75% nel 2017) e al numero di imprese registrate Emas. Occorre però accelerare la transizione verso un’economia circolare, attraverso l’innovazione dei modelli di produzione, l’introduzione di incentivi legati alla rendicontazione non finanziaria e l’uso generalizzato del Green Public Procurement.

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Le donne, la maternità e il lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 ottobre 2019

“I dati diffusi oggi dall’Istat sull’occupazione femminile rappresentano l’ulteriore conferma degli ostacoli insormontabili che le donne e in particolare le mamme, nel nostro Paese, si trovano ad affrontare quotidianamente. Le donne con figli sempre più spesso devono rinunciare a lavorare a causa degli impegni familiari e una scarsa rete di servizi per la prima infanzia aggrava il quadro”, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.
In Italia, sottolinea Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – tra le donne tra i 25 e i 49 anni con figli minorenni, più di 4 su 10 non hanno un lavoro, mentre più del 40% delle madri con almeno un figlio preferisce il part-time pur di continuare a mantenere un’occupazione[1]. Dati che si inseriscono in un contesto di denatalità ai minimi storici (meno di 440 mila nascite nel 2018) e aggravato dall’impossibilità nel conciliare vita privata e impegni professionali, radicate difficoltà di carriera e di crescita salariale, forte squilibrio nei carichi familiari tra madri e padri, una scarsissima offerta di servizi educativi per l’infanzia. Un quadro critico che si riverbera sul benessere delle madri, ma che affonda le radici nelle pesanti disparità di genere in Italia.“Ề fondamentale che il nuovo Governo dia seguito agli impegni annunciati in favore delle famiglie, investendo risorse adeguate per aumentare l’offerta degli asili e per favorire la conciliazione di entrambi i genitori tra lavoro e vita privata così come indicato dall’Europa. C’è bisogno di una vera politica di sostegno alla genitorialità sul medio e lungo termine”, ha concluso Raffaela Milano.

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I reni sono degli “operai modello”, perfino troppo, lavorano

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

E non si lamentano mai, neanche quando perdono qualche colpo e dovrebbero avvertire che c’è qualcosa che non va. La Malattia Renale Cronica (MRC) secondo recenti studi della Società Italiana di Nefrologia (SIN) colpisce circa il 17-10% della popolazione ed è, purtroppo, in continua progressione. In pratica oltre due milioni di italiani hanno i reni che non fanno più il loro lavoro di filtro per trattenere le sostanze utili ed eliminare le scorie con le urine. Un lavoro, quello dei reni, davvero indispensabile, perché quando il deficit di funzione supera la soglia di sicurezza, il risultato, con grave compromissione della qualità della vita dei pazienti e aggravio di costi per il Servizio Sanitario Nazionale, è l’entrata del paziente in dialisi o il trapianto di rene. Favorire l’emersione della MRC, fermarne la progressione ed evitare l’entrata in dialisi dei pazienti non è semplice. La situazione è complicata anche da due fattori chiave: in primo luogo la maggior parte delle persone con
MRC non avendo sintomi, si accorge con grave ritardo di avere un problema, e può arrivare “inconsapevole” fino alla perdita dell’80% della funzionalità renale. Il secondo è che secondo una recente indagine Doxapharma la maggioranza degli italiani non ha proprio idea di chi sia il nefrologo: solo il 15% del campione testato conosce il nome del medico specialista dei reni. “L’approccio più corretto per cercare contrastare la MRC – spiega il Dottor Giuliano Brunori, Presidente SIN – è quello non di “attendere” i pazienti in ospedale ma di andarli a “cercare” nella popolazione, e soprattutto nei soggetti a rischio. In quest’ottica un aiuto determinante può arrivare dal fatto che i test per la diagnosi della MRC sono ampiamente disponibili, facili ed economici e che è noto l’identikit dei soggetti a rischio di insufficienza renale cronica: sono i diabetici, gli ipertesi, gli obesi, le persone con dislipidemie ed in generale gli over 65. Tutti soggetti che dovrebbero controllare la funzione renale almeno una volta all’anno. Sono questi i motivi che ci hanno portato ad avanzare la proposta di realizzare uno screening della popolazione a rischio, in collaborazione con medicina primaria e secondaria, con l’obiettivo di individuare i pazienti il prima possibile, rallentare il decorso della malattia renale e scongiurare la necessità della dialisi”. Quali test per la diagnosi di MRC? Per evidenziare la presenza di una MRC e definire il suo stadio è sufficiente eseguire due semplici test che qualunque laboratorio esegue di routine: un esame urine per verificare la presenza di albumina ed un semplice esame del sangue, la creatininemia, con successiva stima del valore della filtrazione glomerulare, principale parametro indicativo del funzionamento dei reni.
Il nuovo Centro Studi SIN nasce per potenziare la ricerca medico scientifica nel campo delle malattie renali, formare giovani medici alla ricerca scientifica e promuovere iniziative.

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Ritorno dell’etica nel lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 settembre 2019

Torino 25 al 27 settembre nella sede di Copernico Garibaldi Torino per riflettere su cosa sia l’etica e come portarla nelle aziende e negli uffici. A cura di Carla Bertuzzi, Business Development and Strategic Partnerships, CopernicoPer anni dimenticata a favore dell’estetica e della funzionalità, oggi l’etica sul lavoro è tornata a ricoprire un ruolo centrale. Il primo giorno l’appuntamento è alle ore 13.00 con Metodo T.R.E., il giorno seguente alla stessa ora ci sarà una lezione di Mindful Yoga e venerdì sarà la volta di Tai Chi. Tutte e tre le tecniche hanno lo scopo di rilassare e di insegnare ad avere una migliore consapevolezza di sé, necessaria per essere felici al lavoro.
Non per ultimo come preoccupazione per i rischi della rivoluzione industriale 4.0: possono le macchine intelligenti sostituire l’uomo? La tecnologia eliminerà il confine tra vita professionale e vita privata? Chi non sarà al passo resterà senza lavoro? Basti pensare che secondo uno studio di McKinsey del 2017, entro il 2030 si accentuerà la battaglia tra le aziende per reclutare i lavoratori più altamente qualificati: la domanda di competenze tecnologiche aumenterà del 55%. E contemporaneamente diminuiranno i posti di lavoro che richiedono competenze cognitive di base.Dal campo dell’automazione, il discorso sull’etica del lavoro si è esteso ed evoluto. Perché l’etica rende felici e, in due parole, fa bene. A tutti, all’azienda, a chi lavora e, soprattutto, fa bene alla società. Per questo è stata scelta come tema, come filo conduttore, per gli incontri Etica e Felicità del Lavoro all’interno degli Stati Generali del Mondo del Lavoro che si svolgeranno dal 25 al 27 settembre nella sede di Copernico Torino Garibaldi.
Ma cos’è l’etica? E come può essere etico il lavoro? L’etica è la branca della filosofia che studia la condotta degli esseri umani e i criteri in base ai quali si valutano i comportamenti e le scelte. Questa definizione pone un’altra domanda a cui ogni azienda, ogni professionista e ogni datore di lavoro deve rispondere: “Cosa fa valutare positivamente il lavoro e, ancora di più, gli spazi di lavoro oggi?”. Il lavoro si è trasformato, chiedendo ai lavoratori e agli uffici di cambiare insieme a lui. Per essere felici sul lavoro, infatti, non bastano scrivanie condivise, rete Wi-Fi unica e una caffetteria. Serve un habitat ibrido, flessibile dove competenze, culture e abitudini diverse si incontrano e si confrontano, scoprendo che la diversità non solo è bella, ma è anche una ricchezza. L’etica del lavoro si traduce quindi in contesti fertili, in spazi personalizzati e scalabili dove le aziende possono crescere, contaminandosi a vicenda. Il workplace non è solo un luogo fisico, ma anche immateriale: open space, luoghi di condivisione, tecnologie, ma anche caratteristiche non visibili come fiducia, trasparenza e responsabilità che, insieme, contribuiscono a rendere etico un posto di lavoro. Nei workplace di oggi convivono imprenditori, professionisti e giovani, a volte giovanissimi, “startupper”, che condividono gli spazi, risparmiano sugli affitti e si incontrano, creando sinergie.È la dimensione umana che conta. Ed è applicando l’etica al lavoro che questa può essere valorizzata. Innovazione oggi non vuol dire solo “nuove tecnologie” e non può riguardare solo l’industria o i servizi: innovazione è soprattutto un fattore umano. L’uomo è al centro.

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Politiche per creare nuovi posti di lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

Il discorso è rivolto soprattutto per i giovani e per favorire la nascita di nuove imprese e politiche a favore dell’ambiente per invertire la tendenza verso la catastrofe ambientale del pianeta, le scommesse su economia del riciclo e mobilità green, una PA finalmente sburocratizzata, rapida ed efficiente, processi di formazione centrate sui nuovi saperi e sui lavori di domani.Queste alcune delle priorità che io vedo per la crescita del nostro paese; facile farne una lista, più difficile metterle in atto.C’è però un elemento unificante che rende la loro attuazione non certo facile ma sicuramente possibile: l’innovazione tecnologica.
Siamo alle soglie di una rivoluzione, innescata dallo sviluppo combinato di nuove tecnologie nel settore ICT: 5G, Intelligenza Artificiale e blockchain stanno già producendo effetti in tutti i settori economici e nella vita dei cittadini. Ma sarà la loro combinazione a dare il via ad un nuovo salto tecnologico che favorirà nuove opportunità di sviluppo.La rete capillare 5G ha caratteristiche quali la bassa latenza, la larghezza di banda e la capacità di gestire milioni di apparati per km2, grazie alle quali saranno realizzati servizi ad oggi solo immaginabili; gli algoritmi basati sull’intelligenza artificiale consentiranno di gestire e sfruttare la grande quantità di dati prodotta dall’Internet delle cose (IoT); la sicurezza in termini di integrità e proprietà dei dati sarà garantita dalla blockchain. Queste tecnologie sono in grado di rivoluzionare ogni aspetto economico e sociale e favorire uno sviluppo sostenibile, a patto però che non siano vissute come politiche settoriali. (By Antonello Giacomelli PD, Vicepresidente commissione vigilanza Rai e componente IX Commissione (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni – fonte agenda digitale)

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I giovani che decidono di mettersi in proprio in Italia sono sempre meno

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

La causa è da ricercarsi principalmente nella paura di fallire e della macchinosa burocrazia italiana. Nonostante siano state introdotte nuove forme giuridiche che facilitano le nuove attività come l’SRL Semplificata e la Partita Iva in regime dei minimi, sempre meno giovani decidono di mettersi in proprio nonostante la voglia ci sia.
Non è il caso di Diego Granese classe 1990 e in proprio dal 2012, proprietario di diverse attività avviate da zero, startupper, blogger (https://www.granesediego.com) e consulente. Da circa un anno ha avviato assieme al suo socio il Dott. Driss El Fariaanche una società di consulenza internazionale che aiuta le imprese, la Landmark International(https://www.landmark-int.com).
Questa la sua testimonianza. “Quando mi sono messo in proprio non avevo nè fondi nè esperienze, ho dovuto imparare sul campo a soli 22 anni. La mia prima attività è stata nel settore del fitness e wellness. Avevamo rilevato una piccola attività di provincia, il mio allora socio mi mollò dopo 6 mesi con parecchi debiti da appianare e un’attività in startup da portare avanti. Avevo sostanzialmente due scelte: la prima era abbandonare tutto e tornare al mio lavoro da dipendente, la seconda rimboccarmi le maniche, lavorare 14/15 ore al giorno e portare a casa gli obiettivi che mi ero prefissato. Secondo voi quale ho scelto?
Dopo quell’esperienza ne sono susseguite molte altre, fatte di molte soddisfazioni e molti sacrifici. Essere imprenditori di successo è anche questo, continui tentativi fatti in maniera logica e calcolata e tanto allenamento mentale e decisionale. Chi vi vende le formule per il successo facile in 20 giorni, vi posso garantire che l’unico che si arricchirà sarà lui.
Durante questo lungo percorso, fatto di cambiamenti e adattamenti, ho imparato cos’è il problem solving e così ho deciso di mettere a disposizione di tutti quello che avevo imparato.
Ad oggi amministro molte società e sono socio di capitale in altrettante, sicuramente il mio percorso è stato difficile ma mi ha portato molte soddisfazioni, una di queste è stata fondare la Landmark International.
La mia società di consulenza si occupa di problem solving aziendale a 360°, aiutiamo le aziende in ogni processo e percorso, dallo sviluppo del brand, al management, passando dal marketing per finire alla consulenza assicurativa e di internazionalizzazione di impresa.
Quello che oggi posso consigliare ad un giovane che vuole mettersi in proprio è di studiare il mercato di riferimento e pianificare a dovere ogni aspetto della startup facendosi seguire da professionisti. Una volta che tutto è stato messo sulla carta (fondamentale è un business plan e un business project dettagliato) il mio consiglio è quello di buttarsi senza paure. Se abbiamo pianificato tutto a dovere avremo il controllo anche degli imprevisti e delle situazioni non positive che potrebbero crearsi.
Oggi più che mai è fondamentale eccellere nel proprio campo, trent’anni fa il mercato Italiano era alla sua massima ascesa, bastava essere dei bravi artigiani e commercianti per costruire aziende di successo. Oggi questo non è più possibile, anche il più bravo artigiano ha bisogno di uffici marketing, venditori, manager, controllo della qualità, consulenti per lo sviluppo e tanto altro. Per vincere il mercato di oggi bisogna essere i migliori, e fidatevi se vi dico che non è così difficile. Ogni giorno mi capita di fare da temporary manager presso aziende avviate e funzionanti con una storia anche di 100 anni, il problema di queste aziende è che non si sono mai innovate nei processi di gestione e manageriali, mantenendo solo la figura dei titolari come tutto fare. In pochissimo tempo con tecniche studiate e funzionali si riescono ad ottenere risultati incredibili in termini di crescita e risparmio aziendale.
Ad oggi in tutte le mie attività nulla è lasciato al caso, il management, il marketing, lo sviluppo, i conti finanziari, e le risorse umane sono attentamente studiate e adattate ai vari business. Un’altra cosa che ferma i giovani imprenditori sono i soldi, ho sentito tantissime volte la frase ‘non ho soldi’, questa affermazione non è assolutamente vera!
Oggi come non mai le possibilità di finanziamento sono infinite: possiamo utilizzare strumenti finanziari di banche o fondi, mettere il nostro progetto sul crowdfunding o trovare investitori privati (la scelta che utilizzo maggiormente). Tantissime persone hanno fondi mobilizzati che spesso investono in titoli finanziari con rendimenti bassissimi, se esponete un progetto valido, vi stupirete da quante persone sono disposte a finanziarvelo.
Un altro consiglio non meno importante è quello di lavorare sulla vostra immagine: sia personale che del vostro brand. Il mondo è estremamente interconnesso e dovete essere bravi a comunicare alle persone giuste i fantastici prodotti o servizi che offrite. Diversificate, investite i profitti e ricordatevi di non mollare mai, la scelta di diventare giovani imprenditori è difficile e prevede un lungo cammino, che però vi posso assicurare sarà pieno di soddisfazioni. Presto lancerò inoltre sul web una serie di infoprodotti e videocorsi che daranno dei reali contributi anche in maniera molto tecnica su tutto quello che c’è da sapere sul business, cercando di offrire prodotti e contenuti di altissimo livello e discostandomi molto da quello che oggi offre il mercato online.” (n.r. Di solito non pubblichiamo comunicati già rilanciati da altre agenzie stampa. Questa volta facciamo eccezione in quanto ci siamo imbattuti in un giovane che mostra d’essere in sintonia su quanto da tempo abbiamo scritto sul lavoro autonomo. Le attuali tecnologie ci offrono d’avere una serie di varabili per stimolare, in specie nel terziario, l’impegno di singoli collegabili in aree più vaste per un lavoro in comune. E ciò significa anche ridurre i costi d’avviamento e la gestione dei servizi offerti. Vorremmo, a questo punto, che si creasse una rete di attività collegate tra di loro che possano servire anche come supporto e stimolo a quanti si avviano ad intraprendere attività imprenditoriali. Cosa possiamo dire di più? Teniamoci in contatto poichè bisogna tenere ben da conto le tre regole sovrane: “fare, saper fare e far sapere”.)

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Navigator. Bene avvio formazione: reddito di cittadinanza è misura di inserimento al lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

“Il reddito di cittadinanza non è un sussidio ma uno strumento attivo di inserimento nel mondo del lavoro. Bene quindi l’avvio della formazione in Lombardia di 329 navigator che affiancheranno gli operatori dei centri per l’impiego. Sarà un sostegno utile per individuare, da una parte, le competenze di chi usufruisce del reddito di cittadinanza e successivamente per ampliarle e per interfacciarsi direttamente con il mondo del lavoro. L’invito va alle aziende perché si rivolgono ai centri per l’impiego per la ricerca personale”, così Raffaele Erba, consigliere regionale del M5S Lombardia, commenta l’avvio della formazione dei 329 navigator in Lombardia.

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Bisogni del paese e mercato del lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2019

Treviso il 25-26 settembre Hotel Maggior Consiglio e il 27 settembre Auditorium CIOFS-FP Veneto – Conegliano si terrà La XXXI edizione del Seminario Europa su formazione professionale e lavoro ideato e organizzato dal CIOFS-FP (FP (Centro Opere Femminili Salesiani per la formazione Professionale) avrà come tema chiave il LAVORO QUALIFICATO e BISOGNI DEL PAESE E MERCATO DEL LAVORO.
Tre giorni in cui dare rilievo ad un traguardo appena raggiunto il rinnovo del repertorio delle qualifiche professioni: il CIOFS-FP insieme alle associazioni di categoria FORMA e CONFAP ha a lungo collaborato e spronato gli enti per sbloccare l’impasse per cui il nostro paese dal 2011 non riusciva ad aggiornare l’atlante dei mestieri. Tradotto in termini pratici, se le imprese corrono e sviluppano nuove esigenze e necessitano quindi di figure professionali adeguate e preparate, la lista e il riconoscimento di modalità e competenze, di fatto vietava l’avvio di corsi riconosciuti e finanziati per lavori utili e molto ricercati. Un paradosso. Dopo un iter di 2 anni lo scorso 1 agosto, la IX Commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni ha presentato una proposta alla conferenza Stato-Regioni ed è stata approvata.
Sarà ora possibile progettare, in vista dell’anno 2020-21, corsi affini alle richieste dei distretti produttivi dal manifatturiero al terziario, si approfondirà il tema con il contributo di Confindustria, Confartigianato, Compagnia di Sanpaolo, INAPP e Ministero del Lavoro. Il confronto sarà approfondito nella seconda giornata di lavori con esempi pratici virtuosi di ITS con ANPAL Servizi (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro), Confindustria e Confartigianato.
Il 27 settembre a Conegliano, anche attraverso un position paper, la presidente del CIOFS-FP Manuela Robazza, la presidente di FORMA, Paola Vacchina enunceranno le richieste proposte alle istituzioni rappresentate da Mimmo Parisi, Presidente ANPAL, Paola Nicastro, Direttore Generale INAPP
e i rappresentati delle regioni Toscana, Veneto, Liguria, Piemonte, Lazio, Sicilia, Puglia, Lombardia.

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Il settore alimentare cerca 43mila posti di lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 7 settembre 2019

Per le imprese del solo comparto alimentare italiano è stato stimato un fabbisogno occupazionale di 43.540 unità nei prossimi 5 anni, all’interno di un settore dal fatturato annuo pari a oltre 132 miliardi di euro cioè l’8% del Pil nazionale. Imprese che tuttavia in questo momento stentano a trovare profili adatti. Numeri, questi, che raccontano di un’emergenza ancora più significativa se si pensa che l’intero export italiano è dato da Sace Simest in crescita con oltre 540 miliardi di euro nel 2022, dopo un 2018 al +3,1%, una previsione del +3,4% per la fine di quest’anno, e di un +4,3% medio annuo nel triennio successivo 2020-2022. E in questa scalata di successo, i prodotti agroalimentari Made in Italy ricoprono un ruolo centrale. Le Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona 2019 rispondo alla richiesta del comparto puntando sull’alta formazione e riunendo a CremonaFiere dal 23 al 26 ottobre 2019 alcuni dei più importanti enti, associazioni di categoria, centri di ricerca e università impegnate nel campo della formazione specialistica.
Il 23 ottobre l’unica manifestazione italiana internazionale specializzata all’agro-zootecnia ospiterà la Giornata della Formazione, una 24 ore nel corso della quale gli operatori del settore in visita alle Fiere potranno usufruire di una bussola per orientarsi nell’offerta formativa, grazie alla presenza e al contatto diretto con le migliori realtà impegnate nella formazione, mentre allo stesso tempo queste ultime potranno confrontarsi con interlocutori fortemente targettizzati per interessi, motivati ad approfondire le opportunità disponibili, e capaci di restituire un prezioso feedback sulle esigenze del mercato e delle realtà produttive, dove è in ascesa la richiesta di competenze digitali per certificazione, tracciabilità di filiera, blockchain. A CremonaFiere nei giorni scorsi si è già riunito un gruppo di soggetti che sarà presente all’edizione 2019, comprendente alcune delle migliori realtà impegnate nella formazione. L’incontro ha visto la partecipazione di Università degli Studi di Milano – Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali e Dipartimento di Medicina Veterinaria, Scuola Casearia di Pandino, Università Cattolica – Dipartimento Scienze e Tecnologie Alimentari, AITA – Associazione Italiana di Tecnologia Alimentare, Centro Formazione e Ricerca Merlo srl, PVI Formazione srl, Rota Guido srl, e il gotha della filiera agro-zootecnica sarà ancora più folto durante la fiera. Al mattino del 23 ottobre si terrà una tavola rotonda sullo stato della formazione nella filiera agroalimentare e sul suo valore strategico, mentre al pomeriggio sono previsti momenti di contatto “face-to-face” fra operatori ed enti di formazione pensati per fornire indicazioni su figure professionali già formate, sulle condizioni per accedere ai corsi, indicazioni sulle opportunità di formazione per le aziende richiedenti (come ad esempio corsi per specifiche figure professionali e aggiornamento, corsi presso le aziende, etc) e orientamenti dettagliati sulle richieste del mercato e dei trend per un’offerta didattica in linea su misura.

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Alternanza scuola-lavoro: contributi per le imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

Scadono il prossimo 30 settembre i termini per presentare domanda di contributo da parte delle imprese che hanno ospitato percorsi di alternanza scuola-lavoro o che li ospiteranno nell’anno scolastico 2019/2020, entro il 31 dicembre. Il bando, approvato la Camera di Commercio di Pordenone-Udine, si è aperto il 15 luglio scorso e possono essere beneficiarie dei contributi tutte le imprese, le cooperative e i consorzi, che rientrino nella definizione di micro, piccola e media impresa secondo la normativa comunitaria, con sede o unità locale nelle province di Pordenone e Udine. È previsto il riconoscimento di un contributo a fondo perduto a favore dell’impresa ospitante di euro 600 euro per la realizzazione di uno o due percorsi individuali di alternanza scuola-lavoro, mille euro per 3 o quattro percorsi e mille 200 euro per 5 o più percorsi di alternanza. Per fare domanda, a pena di inammissibilità, va utilizzata la modulistica presente sui siti http://www.ud.camcom.it e http://www.pn.camcom.it. La domanda dovrà essere presentata esclusivamente tramite Posta elettronica certificata (PEC): per Udine a contributi.ud@pec.pnud.camcom.it e per Pordenone a cciaa@pn.legalmail.camcom.it. I contributi sono assegnati secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande fino ad esaurimento dei fondi. Come detto, i percorsi finanziabili dovranno essere realizzati tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre prossimo e dovranno avere una durata minima di 40 ore.

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