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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘lavoro’

Lavoro: disoccupazione ferma al 9,7%, in aumento quella giovanile

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 gennaio 2020

L’Istat ha pubblicato i dati relativi alla disoccupazione a novembre, che resta stabile al 9,7%.La disoccupazione giovanile risale, invece, al 28,6%.Un andamento che sottolinea, ancora una volta, le necessità di interventi più incisivi e decisi in direzione di un rilancio dell’occupazione nel nostro Paese, attraverso lo stanziamento di investimenti necessari per la crescita, lo sviluppo tecnologico, la ricerca e la modernizzazione delle infrastrutture.Il Paese si trova ancora in una fase di incertezza che deve essere superata assumendo scelte coraggiose, che diano uno slancio decisivo all’economia. Scelte di cui, purtroppo, ancora non si vede traccia.Il bonus per le famiglie e il taglio del cuneo fiscale, seppur ancora insufficiente, sono solo i primi passi per rilanciare il potere di acquisto delle famiglie, presupposto indispensabile per determinare una ripresa della domanda interna e, per questa via, della produzione.Tutto ciò si rende ancora più necessario alla luce dei costi stimati in aumento nel 2020 (il nostro Osservatorio ha previsto una stangata di +630,65 Euro).“Se veramente si vuole imprimere una svolta a tale andamento e proiettare il Paese verso la crescita, quel che serve è un piano straordinario per creare nuova occupazione stabile e di qualità e gettare così le basi salde per la ripresa economica.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.

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Tutte le offerte di lavoro 2020 e i riferimenti per candidarsi per le vendite a domicilio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 gennaio 2020

300 incaricati alle vendite in tutta Italia per AMC Italia SpA – Settore: sistemi di cottura di alta gamma in acciaio inossidabile per la sana e gustosa alimentazione. Riferimenti: Numero verde 800.011.046
4.000 incaricati alle vendite, 700 capogruppo e 30 responsabili di zona in tutta Italia per Avon Cosmetics Srl. Settore: prodotti cosmetici, di moda e per la casa. Riferimenti: Tel 02.96485111 – http://www.avon.it
110 operatori di vendita e 165 Promoter in tutta Italia per Bofrost* Italia SpA. Settore: specialità alimentari. Riferimenti: http://www.bofrost.it
120 consulenti per viaggiare in tutta Italia per CartOrange Srl. Settore: turismo, viaggi e tempo libero. Riferimenti: Tel. 02.58321772 (int. 1) http://www.consulentediviaggio.it
40 operatori di vendita in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana per Conte Ottavio Piccolomini Srl. Settore: grandi vini, liquori, olio extra vergine, esclusive confezioni regalo. Riferimenti: Tel. 02.58018575
950 incaricati alle vendite, 85 capogruppo e 30 responsabili di zona in tutta Italia per Dalmesse Italia Srl. Settore: prodotti per la pulizia della casa, cosmesi e bellezza, lingerie e abbigliamento, tessili per la casa, unità di cottura, sistema riposo. Riferimenti: Tel. 0823.513028 – http://www.dalmesseitalia.it
75 incaricati alle vendite, 15 capogruppo e 15 agenti territoriali in tutta Italia per DES Srl. Settore: sistemi innovativi per la pulizia e la sanificazione degli ambienti domestici e professionali a marchio LUX (distributore esclusivo per l’Italia). Riferimenti: Numero verde 800.098.436 – Tel. 035.4236010 – http://www.viveresano.eu
1.050 incaricati alle vendite e 90 capogruppo in tutta Italia per Fi.Ma.Stars Srl. Settore: prodotti biomagnetici per il benessere della persona e dell’ambiente. Riferimenti: Tel. 0332.890221 – http://www.fimastars.it
25 incaricati alle vendite e 3 responsabili di zona in tutta Italia per Nuove Idee Srl. Settore: sistemi innovativi per il riposo e il benessere della persona. Riferimenti: Tel. 035.592843
1.500 consulenti di bellezza e 45 capogruppo e agenti in tutta Italia per Starline Srl. Settore: prodotti cosmetici e nutraceutici a marchio JAFRA (distributore esclusivo per l’Italia). Riferimenti: Tel. 0332.1434283 – http://www.starline-italia.com
2.300 dimostratrici e 250 capogruppo in tutta Italia per Tupperware Italia SpA. Settore: contenitori per alimenti e utensili per la casa. Riferimenti: Numero verde 800.821.053 – Tel. 02.722271
600 incaricati alle vendite, 70 team leader e 10 area manager per Uniquepels Srl. Settore: prodotti di alta cosmesi. Riferimenti: N. verde 800.960.313, Tel. 0461.530000 – http://www.uniquepels.com
1.400 incaricati alle vendite, 420 capogruppo, 85 responsabili di zona e 17 capoarea in tutta Italia per Vast & Fast Srl. Settore: asciugatrici a gas ed elettriche di alta gamma. Riferimenti: Tel. 0445.370168 – http://www.xira.ithttp://www.vastfast.itjob@vastfast.it
6.000 incaricati alle vendite e 100 team leader in tutta Italia per Vorwerk Italia Sas – Divisione Bimby. Settore: robot da cucina. Riferimenti: N. verde 800.841.811 – http://www.bimby.it
1.000 incaricati alle vendite in tutta Italia per Vorwerk Italia Sas – Divisione Folletto. Settore: sistemi di pulizia per la cura, l’igiene, il benessere dell’ambiente domestico. Riferimenti: Numero verde 800.014.457 -www.folletto.it
1.500 incaricati alle vendite e 50 responsabili di zona e 10 capoarea in tutta Italia per Witt Italia SpA. Settore: prodotti per la cura e il benessere naturale della persona e detergenza ecologica. N. verde 800.231.439 – http://www.witt.it
Univendita (www.univendita.it) Qualità, innovazione, servizio al cliente, elevati standard etici. Sono queste le parole d’ordine di Univendita, la maggiore associazione del settore che riunisce l’eccellenza della vendita diretta a domicilio. All’associazione aderiscono: AMC Italia, Avon Cosmetics, bofrost* Italia, CartOrange, Conte Ottavio Piccolomini, Dalmesse Italia, DES, Fi.Ma.Stars, Just Italia, Nuove Idee, Ringana Italia, Starline, Tupperware Italia, Uniquepels Alta Cosmesi, Vast & Fast, Vorwerk Italia – divisione Bimby, Vorwerk Italia – divisione Folletto, Witt Italia, che danno vita a una realtà che mira a riunire l’eccellenza delle imprese di vendita diretta a domicilio con l’obiettivo di rafforzare la credibilità e la reputazione del settore tra i consumatori e verso le istituzioni. Univendita, che aderisce a Confcommercio, rappresenta il 46% del valore dell’intero comparto della vendita diretta in Italia (fonte: Format Research, marzo 2017).

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Opportunità lavoro per le vendite a domicilio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 gennaio 2020

Per il 2020 ci sono oltre 23mila opportunità di lavoro in tutta Italia nella vendita a domicilio. A renderlo noto è Univendita, la maggiore associazione di categoria del settore, le cui imprese associate ricercano collaboratrici e collaboratori da inserire come venditori dei prodotti e servizi più diversi: dai cosmetici agli alimentari, dai beni durevoli e di consumo per la casa, agli elettrodomestici, fino ai viaggi. «Diventare venditore a domicilio, e scegliere di farlo entrando in un’azienda di Univendita, significa far parte di un settore solido, dinamico e che mette al centro le persone – commenta il presidente di Univendita Ciro Sinatra –. È una professione meritocratica, nella quale vengono valorizzati i rapporti umani e in cui tutti possono trovare percorsi di carriera in linea con le proprie esigenze e motivazioni: c’è chi, come i giovani, desidera fare una prima esperienza lavorativa e garantirsi un guadagno extra; c’è chi ricerca flessibilità nell’organizzare il lavoro con gli impegni familiari, e si tratta soprattutto delle donne; e c’è chi vuole rimettersi in gioco dopo un’esperienza lavorativa che si è chiusa. Non ci sono barriere legate a età, studi o curriculum: la formazione qualificata e gratuita offerta dalle nostre aziende permette di diventare consulenti esperti nel proprio ambito di riferimento, in grado di proporre alla clientela prodotti e servizi personalizzati». Nel 2018 le aziende associate Univendita hanno fatturato 1,662 miliardi di euro superato quota 159mila venditori. Il 37% sono “millennial” con meno di 35 anni e il 91% sono donne. Un recente sondaggio condotto dall’associazione su un campione rappresentativo di incaricati delle imprese associate ha fatto emergere che si tratta di un lavoro solido (il 59,2% degli intervistati dichiara di svolgerlo da più di 6 anni) e gratificante: il 91% degli incaricati si dichiara soddisfatto della propria scelta professionale.

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Trovare lavoro: oggi la selezione dei curriculum la fa il Pc

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 dicembre 2019

Milano, 20 dicembre 2019 – Molti non lo sanno, e continuano a inviare curriculum come se a leggerli fossero solo e unicamente dei recruiter umani, in carne e ossa, ma le cose non stanno esattamente così, anzi. Sono infatti sempre di più le aziende che si affidano a dei sistemi automatici per la preselezione dei curricula, per scremare velocemente i candidati. Ma per quale motivo le aziende hanno deciso di dotarsi di un selezionatore automatico? «Va sottolineato prima di tutto che questi software vengono usati solamente nella fase preliminare, per eliminare tutte le candidature che non presentano i requisiti minimi indicati nell’annuncio di lavoro» spiega Adami, per poi aggiungere che «le aziende utilizzano questi programmi per fare fronte alle decine o centinaia di curricula che arrivano tutti i giorni. Per avere la certezza di non cestinare dei curriculum senza leggerli, dunque, si rende indispensabile dotarsi di un aiuto digitale» spiega l’head hunter di Milano Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati.C’è però una sottile ma importante differenza tra lo scrivere un curriculum vitae rivolto a un recruiter e realizzare invece un CV che verrà analizzato da un software.Senza ombra di dubbio i software in questione sono estremamente utili per velocizzare la selezione e per destinare il tempo e le energie delle risorse interne ad altre attività. Non si può però trascurare il fatto che, talvolta, questi algoritmi si rivelano poco precisi, finendo per scartare dei curricula assolutamente validi.«I programmi per la scrematura dei curriculum sono certamente migliorati negli ultimi anni, ma ancora oggi gli algoritmi utilizzati si lasciano scappare dei candidati interessanti. Il problema, in questi casi sta nella costruzione stessa del curriculum vitae, che non risulta chiaro agli occhi del programma di selezione, che di conseguenza finisce per scartare il candidato».
Cosa possono fare dunque le persone alla ricerca di un nuovo lavoro che vogliono essere certe di superare la preselezione effettuata dai software? «Il curriculum vitae deve sempre essere chiaro, ben strutturato e senza errori di sorta; nel caso dei CV che verranno scansionati dai software questi requisiti sono doppiamente importanti» sottolinea Carola Adami.
Ecco allora che, per non contrariare l’algoritmo incaricato di scremare le candidature, si rende necessario per esempio ‘ottimizzare’ il curriculum vitae per specifiche parole chiave. È dunque importante individuare i termini utilizzati nell’annuncio di lavoro e riportarli nel proprio curriculum, così da avere la certezza che il software sia in grado di riconoscerli. Se per esempio l’annuncio di lavoro parla di “Sales Manager”, è meglio usare quel termine anziché “responsabile delle vendite”.É molto importante inoltre scegliere il giusto formato: alcuni programmi per la scrematura dei curriculum, per esempio, non accettano file in PDF, in HTML o nei formati di salvataggio di Open Office e Apple Pages. Meglio quindi andare sul sicuro, inviando dei CV in formato doc o txt. E ancora, per non confondere l’algoritmo è bene ridurre immagini, grafici e tabelle al minimo. Infine, per aiutare il software a collocare correttamente il proprio curriculum vitae, è necessario spiegare in modo chiaro, diretto ed esaustivo le proprie mansioni passate.Seguendo queste semplici regole è possibile realizzare un curriculum vitae a prova di selezione automatica fatta da dei software.

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Amazon ha creato oltre 1.400 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato in Italia nel 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 21 dicembre 2019

Amazon ha annunciato oggi che quest’anno ha creato in Italia più di 1.400 posti di lavoro a tempo indeterminato: un aumento di più del 25% rispetto alla fine del 2018. In questo modo, l’azienda ha superato il piano annunciato nel mese di luglio che prevedeva 1.000 nuovi posti di lavoro entro la fine dell’anno. Oggi Amazon dà lavoro a più di 6900 dipendenti a tempo indeterminato in tutta Italia. Posti di lavoro per persone con ogni tipo di esperienza, istruzione e livelli di competenza, dagli ingegneri e sviluppatori di software alle posizioni di livello base. Le nuove assunzioni sono dislocate sugli oltre 20 siti, in tutta Italia, da Milano a Passo Corese (RI), da Torrazza Piemonte (TO) a Cagliari. Queste posizioni lavorative offrono una retribuzione competitiva e molti benefit, inclusi programmi innovativi per il settore, come Career Choice, e programmi d’avanguardia di congedo parentale. Inoltre, a partire dal prossimo gennaio, gli addetti al magazzino di Amazon in Italia beneficeranno di un aumento del salario di ingresso di 100 euro lordi al mese.Dal 2010 al 2018, Amazon ha investito un totale di 4 miliardi di euro* in Italia. Questa cifra include sia le spese in conto capitale, come le infrastrutture, i centri di distribuzione, gli uffici aziendali; sia le spese operative, come gli stipendi dei dipendenti o i costi sostenuti per i fornitori del settore logistico impiegati per consegnare i prodotti ai clienti.Secondo un recente studio di Keystone Strategy, commissionato da Amazon, le aziende nella supply chain di Amazon, tra cui, per esempio, quelle che si occupano di servizi edili, servizi immobiliari o altri servizi professionali, solo nel 2018 hanno generato più di 12.000 nuovi posti di lavoro in Italia quale effetto degli investimenti di Amazon nel Paese.Accanto alla creazione di nuove posizioni a tempo indeterminato, Amazon continua a supportare le piccole e medie imprese e coloro che vogliono iniziare una propria attività, digitalizzarne una esistente o creare un’altra fonte di guadagno per integrare le proprie entrate attraverso strumenti e servizi come Vendi su Amazon e Logistica di Amazon. Le aziende italiane che vendono su Amazon hanno creato in Italia, nel 2018, più di 18.000 posti di lavoro a tempo pieno per gestire la loro attività di vendita su Amazon. Il valore dei beni esportati da queste imprese ha raggiunto la cifra record di oltre €500 milioni di euro nel 2018.La maggior parte degli investimenti effettuati da Amazon ha avuto il maggior impatto anche in termini occupazionali su cinque regioni italiane: l’Emilia Romagna, dove Amazon ha aperto il suo primo centro di distribuzione a Castel San Giovanni (PC), attivo dal 2011; la Lombardia, che ospita gli uffici corporate, il centro di smistamento di Casirate d’Adda (BG), quattro depositi, il centro di distribuzione Prime Now a Milano e e che accoglierà presto la nuova infrastruttura della regione di AWS Europe (Milan); il Piemonte, dove Amazon ha aperto, nel mese di luglio, il più recente e avanzato centro di distribuzione a Torrazza Piemonte (TO), dopo averne aperto uno a Vercelli, e dove è stato creato centro di sviluppo di Torino, dedicato ai progressi nel riconoscimento vocale e alla comprensione del linguaggio naturale per Alexa; il Lazio, che ospita il centro di distribuzione robotizzato, a Passo Corese (RI) e il nuovo centro di distribuzione Prime Now a Roma. La Sardegna completa la lista con il customer service di Cagliari in costante crescita negli ultimi anni.

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I robot antropomorfi saranno creativi e “ruberanno” il lavoro agli umani?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 dicembre 2019

Cosa ci attende dietro l’angolo, a seguito dello sviluppo a ritmi esponenziali della robotica? Quali saranno gli scenari lavorativi del futuro, con l’avvento degli automi dalle sembianze umane? Quali i problemi o i vantaggi occupazionali? Gli androidi diventeranno creativi come noi, fino a sostituirci?Del «lavoro oggi e domani», e dell’importanza dell’orientamento per i giovani, si parlerà nella tavola rotonda organizzata dalla Federazione Banche Assicurazioni e Finanza (FeBAF) e da Osservatorio Cultura Lavoro (OCL), che si terrà a Roma, mercoledì 18 dicembre, alle ore 11, presso la sede FeBAF di via Nicola da Tolentino 72 (piazza Barberini).“Il futuro del lavoro con gli androidi?”, questo il titolo del dibattito. Interverranno: Alberto Gambino, prorettore e direttore master universitario di 1° livello in Intelligenza Artificiale dell’Università Europea di Roma; Andrea Geremicca, direttore dell’European Institute for Innovation and Sustainability (EIIS); Gianfrancesco Rizzuti, responsabile Comunicazione e Rapporti istituzionali FeBAF, nonché direttore di “Lettera f”; Antonella Salvatore, fondatrice e CEO di Osservatorio Cultura Lavoro, docente di marketing e direttore del Centro di avviamento alla carriera della John Cabot University. Modererà la giornalista Anna La Rosa, fondatrice di YourNext. «La ricerca e l’innovazione viaggiano così rapidamente, che anche le università più attente faticano a stare al passo. Il sistema Paese deve ragionare seriamente sull’adeguamento del settore scolastico pubblico e su come orientare i nostri giovani», ha spiegato Antonella Salvatore.

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Quarantenni: sempre più poveri e infelici a causa del lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 dicembre 2019

Il lavoro operaio è in via di estinzione. E fin qui niente di nuovo. Ma ciò che sorprende, e un po’ spaventa, è il dato relativo al lavoro impiegatizio e manageriale: nel prossimo decennio infatti anche gli impiegati e i manager saranno ridimensionati nella stessa misura degli operai.Secondo uno studio di Domenico De Masi, professore emerito di sociologia del lavoro presso l’università La Sapienza di Roma, a causa dell’automazione nei prossimi anni ci sarà un calo drastico dell’occupazione sia di operai che di impiegati.Si stima infatti in circa 4 milioni i posti di lavoro che saranno sostituiti dai robot, e rimpiazzati dagli algoritmi.Dati ben peggiori quelli diffusi dallo studio di McKinsey, “A Future That Works: Automation, Employment, and Productivity”, che prevede per l’Italia la metà dei posti di lavoro, cioè circa 11 milioni di posti, andare in fumo.A pagarne di più il prezzo i quarantenni di oggi, stretti nella morsa di una crisi che è anche culturale. Una generazione di mezzo, costretta tra quella dei padri analogici e quella dei figli digitali, definita dei “tardivi digitali“. Una generazione di eterni precari, imprigionati tra i vecchi che hanno beneficiato dei “bei tempi andati” e i giovani che vivono incollati allo smartphone senza colpo ferire.Cosa accadrà quindi ai quarantenni di oggi? E quali mosse serviranno già a partire dal 2020 per non rimanere completamente fuori dal mercato?A rispondere a queste domande Carlo D’Angiò, ricercatore e studioso della materia da oltre 25 anni, nel video documentario «I quarantenni e il lavoro». Una sintesi cruda ma efficace di una serie importante di dati, interviste e informazioni tecniche e socio-economiche, raccolti per questo contenuto di straordinaria visione.“Operai e impiegati non serviranno più al sistema; tuttavia, c’è una nuova figura professionale che non può essere sostituita dalla tecnologia. Ed è proprio questa figura, verso cui dovrebbero orientarsi i quarantenni di oggi, trasversale nei ruoli e nei mercati, che occuperà lo scenario del lavoro nei prossimi anni” dice D’Angiò.Per capirne di più si rimanda alla visione del documentario «I quarantenni e il lavoro», disponibile gratuitamente online alla pagina https://phoenix.carlodangio.academy/documentario-i-quarantenni-e-il-lavoro.

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Con Anpal Servizi per un’alternanza scuola-lavoro sempre più efficace

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

Camera di Commercio di Pordenone-Udine e Anpal Servizi (Agenzia Nazionale per le politiche attive del lavoro) lavoreranno insieme per offrire sempre più efficaci percorsi di alternanza scuola lavoro – i nuovi “Pcto”, ossia i “percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”. I due enti hanno infatti sottoscritto un protocollo di intesa, nell’ambito del “Progetto Tutor per l’Alternanza”, che sancisce la collaborazione per favorire la migliore operatività dei progetti per gli studenti sui territori di Pordenone e Udine, per assicurare loro l’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro e migliorarne i percorsi di transizione.La collaborazione tra Camera e Anpal si realizzerà anche attraverso l’organizzazione di esperienze di orientamento rivolte agli studenti, la sperimentazione sul territorio di modelli innovativi di alternanza scuola-lavoro, l’individuazione nel Registro nazionale alternanza scuola lavoro della piattaforma informatica sulla quale far convergere le necessità di incrocio fra istituzioni scolastiche e imprese, con opportuna incentivazione delle relative iscrizioni.Ci si impegnerà anche in un’attività di ricerca sistematica per l’individuazione di panel mirati di imprese, in base a indicatori condivisi e attualizzati sui reali fabbisogni formativi ed occupazionali, utilizzando estratti di banche dati messi a disposizione dalle Camera di Commercio, attraverso Unioncamere e il progetto Excelsior.L’idea di fondo è assumere un ruolo sempre attivo nella promozione delle attività della nuova alternanza, avvicinando le imprese ai percorsi scolastici, contribuendo allo sviluppo del sistema economico locale. «Si rafforza ancora l’impegno della nostra Camera di Commercio per sviluppare un miglior collegamento tra mondo del lavoro e mondo della scuola e dell’impresa – commenta il presidente Giovanni Da Pozzo –. Questo tassello arricchirà e qualificherà ulteriormente la nostra fitta programmazione di iniziative nell’ambito dell’orientamento al lavoro e alle professioni, a vantaggio tanto degli studenti, quanto delle nostre imprese».

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Per un’alternanza scuola-lavoro sempre più efficace

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

Camera di Commercio di Pordenone-Udine e Anpal Servizi (Agenzia Nazionale per le politiche attive del lavoro) lavoreranno insieme per offrire sempre più efficaci percorsi di alternanza scuola lavoro – i nuovi “Pcto”, ossia i “percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”. I due enti hanno infatti sottoscritto un protocollo di intesa, nell’ambito del “Progetto Tutor per l’Alternanza”, che sancisce la collaborazione per favorire la migliore operatività dei progetti per gli studenti sui territori di Pordenone e Udine, per assicurare loro l’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro e migliorarne i percorsi di transizione.La collaborazione tra Camera e Anpal si realizzerà anche attraverso l’organizzazione di esperienze di orientamento rivolte agli studenti, la sperimentazione sul territorio di modelli innovativi di alternanza scuola-lavoro, l’individuazione nel Registro nazionale alternanza scuola lavoro della piattaforma informatica sulla quale far convergere le necessità di incrocio fra istituzioni scolastiche e imprese, con opportuna incentivazione delle relative iscrizioni.Ci si impegnerà anche in un’attività di ricerca sistematica per l’individuazione di panel mirati di imprese, in base a indicatori condivisi e attualizzati sui reali fabbisogni formativi ed occupazionali, utilizzando estratti di banche dati messi a disposizione dalle Camera di Commercio, attraverso Unioncamere e il progetto Excelsior. L’idea di fondo è assumere un ruolo sempre attivo nella promozione delle attività della nuova alternanza, avvicinando le imprese ai percorsi scolastici, contribuendo allo sviluppo del sistema economico locale.

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Lavoro domestico dominato da “nero” e stranieri

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

I tratti principali che hanno contraddistinto il settore lavoro domestico negli ultimi anni sono la presenza massiva di lavoratori stranieri e il lavoro nero (58% circa). “A livello nazionale si registra una prevalenza di lavoratori domestici stranieri (71%), – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – anche se in alcune regioni la percentuale di lavoratori italiani è molto alta: Sardegna (80%). Tra i lavoratori domestici stranieri, la componente più significativa è quella dell’Est Europa che arriva a rappresentare il 42% del totale. I lavoratori dell’Est Europa si concentrano nelle regioni del Nord Est, dove grazie alla vicinanza geografica la percentuale arriva al 60%”. Dal Rapporto Annuale del Lavoro Domestico 2019 di DOMINA, realizzato dall’Osservatorio Nazionale DOMIMA sul Lavoro Domestico in collaborazione con la Fondazione Leone Moressa, che verrà presentato giovedì 12 dicembre presso la Sala Zuccari – Senato della Repubblica, emerge che i lavoratori domestici asiatici, rappresentano il 15% dei lavoratori a livello nazionale, superano il 20% nelle regioni in cui è forte la presenza di colf come la Lombardia (21%). Sono 58 mila i lavoratori domestici che provengono dal Sud America e se a livello nazionale rappresentano il 7% del totale dei lavoratori, arrivano al 24% in Liguria. I quasi 49 mila lavoratori che provengono dall’Africa rappresentano invece il 6% a livello nazionale ma raggiungono il 12% in Sicilia.

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Previsti in Italia + 24.683 nuovi posti di lavoro nel settore fotovoltaico

Posted by fidest press agency su domenica, 8 dicembre 2019

SMA investe nei giovani e punta alle professioni del futuro in vista della crescente richiesta di competenze qualificate e nuovi posti di lavoro nel mercato fotovoltaico.Valerio Natalizia, Regional Manager SMA South Europe ha commentato: “Le professioni del futuro saranno sempre più green: informatico ambientale, green building, chimico verde, esperti del marketing ambientale, economista ambientale, esperto di acquisti verdi. Questo è ancora più vero nel mercato fotovoltaico, che prevede una crescita costante fino al 2021 in tutta Europa e specialmente in Italia in cui si stima che la capacità di installato annuale crescerà di 4 volte, arrivando a quota 2.266 MW l’anno. E anche la creazione di posti di lavoro registra una crescita a doppia cifra, posizionando il nostro Paese secondo solo dopo la Germania. Crediamo fortemente nel futuro del fotovoltaico, per questo vogliamo aiutare i giovani a sviluppare competenze sempre più qualificate e idonee al mercato del lavoro futuro”.SMA, infatti, ha recentemente annunciato di aver siglato una partnership con In-Presa, la Cooperativa sociale che si occupa di formazione professionale e accompagnamento al lavoro per ragazzi in situazione di dispersione scolastica e a rischio di disagio sociale. L’azienda si occuperà di impartire ore di lezione in aula da parte di un tecnico specializzato per insegnare agli studenti le caratteristiche, l’uso e l’installazione dell’inverter, donerà alla struttura un inverter Sunny Boy 2.0 AV41 e farà visitare ai partecipanti impianti fotovoltaici in esterna. L’iniziativa nata nel 2006, è un’esperienza innovativa che in questi ultimi anni ha mostrato una sorprendente efficacia per gli oltre 350 ragazzi che hanno aderito, con tassi di successo molto elevati. Basti pensare che l’80% di coloro che hanno terminato il percorso ha trovato un lavoro stabile e duraturo.Secondo lo studio di EY ‘Solar PV Jobs & Value Added in Europe’, tra il 2008 e il 2011 il mercato del lavoro nel settore fotovoltaico è stato protagonista di una crescita costante, raggiungendo il livello più alto sia in termini di posti di lavoro che di VAL (valore aggiunto economico creato producendo un bene o fornendo un servizio espresso in milioni di Euro). Secondo le stime, entro il 2021 si raggiungeranno 174.700 FTE e un VAL di € 9.500M. Ciò significa un aumento rispettivamente del 145% per i posti di lavoro e del 105% per il VAL rispetto al 2016. Tale aumento si spiega principalmente con l’aumento della nuova potenza installata nella maggior parte dei Paesi europei.Entro il 2021 i posti di lavoro creati e il VAL raddoppieranno rispetto al 2016 sia per le attività a monte (lavorazione delle materie prime), che quelle a valle (servizi forniti dall’industria fotovoltaica e manutenzione) della catena del valore. Per i primi, la maggior parte dei posti di lavoro e del valore aggiunto lordo saranno creati dai componenti di balance of system (BoS) pari al 44% del totale, mentre per i secondi la maggior richiesta di manodopera sarà assorbita dalle attività di Operations & Maintenance.
Conclude Valerio Natalizia: “Il mercato fotovoltaico è relativamente giovane e il ciclo di vita medio di un impianto, secondo lo studio condotto da EY, è di circa 25-30 anni. I costi unitari della messa fuori servizio per kW sono relativamente bassi, ma lo sviluppo di processi di rigenerazione e di riciclaggio richiederanno una forza lavoro specializzata e più qualificata. A partire dal 2020, quindi, le attività di riutilizzo e riciclaggio degli impianti fotovoltaici avranno ulteriori effetti positivi sulla creazione di nuovi posti di lavoro. Crediamo, però, che tale crescita necessiti anche di un impegno fattivo da parte delle nostre istituzioni. La creazione di nuovi posti di lavoro non può prescindere da un supporto in termini di semplificazione dei processi che riguardano l’installazione e l’utilizzo di sistemi di energie rinnovabili, nonché di provvedimenti che ne facilitino lo sviluppo”.

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Manovra. Castelli: “Grande lavoro in maggioranza”

Posted by fidest press agency su sabato, 7 dicembre 2019

Roma “Abbiamo fatto un grande lavoro di razionalizzazione delle risorse, sono molto soddisfatta. Rispettiamo anche l’impegno preso con i Vigili del Fuoco di armonizzare il loro stipendio al trattamento economico delle altre forze dell’ordine. Nel prossimo triennio, a questo scopo, stanziamo 65 milioni nel 2020, 125 milioni nel 2021 e 165 milioni nel 2022. Adesso prosegue il lavoro in Parlamento per approvare, nei tempi, la Legge di Bilancio”. Così Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, al termine del vertice di maggioranza a Palazzo Chigi.

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JPMorgan e Fondazione Et labora insieme per inserire i giovani nel mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

Bergamo. Il nuovo percorso Vivaio dei mestieri viene presentato sabato 23 novembre alle ore 10 presso la sala Galmozzi del Comune di Bergamo in via Tasso 4: interverranno, per Fondazione Et Labora Massimiliano Marcellini, William Di Marco e Roberta Bergamaschi, rispettivamente Presidente, Direttore Generale e coordinatrice del progetto, Francesco Guidi, Managing Director di JP Morgan Italia, Brunella Reverberi, Dirigente Unità Operativa Sistema educativo e Diritto allo studio della Dir. Generale Istruzione Formazione Lavoro di Regione Lombardia e Sergio Gandi, vicesindaco del Comune di Bergamo. Oltre quattrocento giovani inseriti nel mondo del lavoro attraverso un percorso di orientamento e riqualificazione, seicentonovanta aziende coinvolte, di cui 217 hanno accolto almeno un apprendista: sono i risultati del progetto We Build Job, realizzato dalla bergamasca Fondazione Et Labora con il sostegno di JPMorgan Chase Foundation e finalizzato a promuovere l’apprendistato duale quale modalità prioritaria e vincente di inserimento lavorativo per i giovani. I ragazzi coinvolti appartengono alla cosiddetta generazione “neet”, che identifica le persone non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione.Il progetto ha anche contribuito alla realizzazione della prima scuola in Italia interamente dedicata all’apprendistato, UPPRENDO, in cui già dal secondo anno è previsto l’ingresso nel mondo del lavoro.Grazie al successo dell’attività, JPMorgan Chase Foundation ha deciso di contribuire anche al secondo progetto presentato dalla Fondazione Et Labora e chiamato il Vivaio dei mestieri. Il nuovo progetto è un’evoluzione del precedente e sarà focalizzato sul rapporto con le scuole e con le famiglie, interlocutori fondamentali per far conoscere l’apprendistato duale.
Et Labora nasce per rispondere alla necessità di realizzarsi presente in ogni individuo. Promuove una “buona” occupazione, con l’obiettivo di orientare chi lo desidera alla scoperta delle proprie capacità e potenzialità occupa dell’inserimento e del reinserimento lavorativo e accompagna aziende e imprenditori nella definizione e ricerca delle figure professionali più adatte alle loro esigenze. Contribuisce a garantire la permanenza in azienda attraverso la formazione continua del personale, dando risposte efficaci alle richieste del mondo del lavoro, sempre in continua evoluzione. Offre a giovani e adulti gli strumenti necessari per esprimere le proprie capacità, al fine di realizzarsi a livello professionale e, di conseguenza, anche a livello personale.

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Cercare un lavoro: Ecco di cosa si occupa il cacciatore di teste

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2019

Una sua chiamata può rivoluzionare la carriera di un individuo. Parliamo ovviamente dell’head hunter, ovvero del cacciatore di teste, professionista specializzato nel reclutamento di personale qualificato. Ma quando, per un’azienda, è il caso di rivolgersi a un head hunter? Quali sono le figure professionali che possono essere selezionate da un cacciatore di teste? E come è possibile scegliere l’head hunter giusto per la propria azienda? A spiegarci chi è e lavora il cacciatore di teste Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati.
Chi è, dunque, l’head hunter?
«L’head hunter, in breve, è una figura professionale specializzata nella ricerca e nella selezione del miglior candidato per una specifica posizione» spiega Adami. «Non ci si limita, però, alla pura fase di reclutamento. Ancora prima di procedere con le attività di scouting e di screening dei candidati, tra i compiti del cacciatore di teste vi è infatti anche quello di analizzare le effettive esigenze dell’azienda, in modo da poter individuare davvero il talento più adatto. Le aziende non sempre si rivolgono a noi indicando una figura precisa da ricercare: spesso si limitano a descrivere i propri bisogni le proprie necessità e i propri obiettivi, lasciando che sia l’head hunter a individuare il profilo da ricercare in base a quelle precise esigenze». Il lavoro del cacciatore di teste, quindi, parte ancora prima della vera e propria ricerca e selezione del personale.
Quali sono i profili per cui le aziende si mettono in contatto con un head hunter? «Indubbiamente l’head hunter, non a caso chiamato spesso ‘executive recruiter’, viene contattato innanzitutto quando si parla di posizioni manageriali e direttive.
Soprattutto negli ultimi anni, però, si è capito che contattare il cacciatore di teste può essere premiante anche all’infuori delle pure posizioni manageriali, usufruendo dei suoi servizi per selezionare altre professionisti qualificati. Analisti, sviluppatori, buyer, agenti, tecnici, sono tutti profili che vanno selezionati con cura, per aumentare le probabilità di battere le aziende concorrenti».Affidarsi a un head hunter, quindi, può essere utile in molti casi, anche all’infuori della pura executive search. Resta da capire, però, come individuare il cacciatore di teste giusto per la propria azienda.
Quali sono i punti di forza dei migliori head hunter?
«I cacciatori di teste più efficaci sono quelli che scelgono di specializzarsi in settori specifici» sottolinea Adami «in modo da poter comprendere perfettamente le indicazioni fornite dal committente.Per questo motivo la nostra società di head hunting ad esempio può contare su diverse aree di specializzazione, che spaziano dal Banking al Sales, per arrivare al Fashion e all’IT. In questo modo, oltre da intuire i bisogni dell’azienda cliente e le effettive hard skills dei candidati, l’head hunter può coltivare una rete di contatti ampia ma allo stesso tempo profonda, potendo contare così su un esaustivo bacino di scelta» conclude la cacciatrice di teste milanese.

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Il primo ostacolo per trovare lavoro è la mancanza di adeguata formazione

Posted by fidest press agency su sabato, 16 novembre 2019

La prossima indagine del centro di ricerca analizzerà le professioni del settore logistico e sarà presentata venerdì 29 novembre a Piacenza. Gli italiani si formano poco e male e in molti casi sono impreparati o in possesso di competenze inadatte alle richieste delle aziende. La formazione insufficiente dei candidati è la prima barriera che impedisce alle imprese di trovare i profili di cui hanno bisogno, secondo il 66,7% dei professionisti HR che lavorano nella sede italiana di Randstad, primo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, con particolare rilevanza delle carenze nella preparazione scolastico-universitaria (63,9%) e dell’invecchiamento della popolazione (62%). Gli altri fattori che ostacolano la selezione di profili idonei sono l’apertura alle problematiche ambientali (55,3%), l’automazione (54,8%), la digitalizzazione (53,1%), la diversificazione dei rapporti di lavoro (46,9%) e l’internazionalizzazione delle imprese (45,8%). Più marginale il ruolo dei fenomeni migratori (31,4%) e della globalizzazione dei mercati (34,5%).Sono alcuni dei risultati dell’indagine “Impreparati? Sì, e non solo. I perché della difficoltà di reperimento di alcune figure professionali chiave”, condotta su 1.160 dipendenti Randstad specializzati nella selezione del personale a cui è stato chiesto quali sono i principali ostacoli che impediscono di reperire profili idonei sul mercato. Il primo studio realizzato da Randstad Research, centro di ricerca autonomo ed indipendente a cui collaborano esperti italiani di mercato del lavoro, fra cui il Professor Enrico Giovannini, che presiede il Comitato Scientifico, e l’economista e promotore in Italia del programma Garanzia Giovani Daniele Fano, Coordinatore del Comitato Scientifico.Attraverso indagini qualitative e quantitative, case study e studi di settore, analisi della domanda e dell’offerta del mercato del lavoro e delle competenze necessarie nel medio e lungo periodo a livello territoriale e internazionale, Randstad Research si propone come un osservatorio sulle professioni del futuro. Le barriere alla ricerca di profili idonei – I risultati della ricerca evidenziano come la scarsa formazione sia la barriera più frequente all’incontro fra domanda e offerta di lavoro, comune a tutte le categorie di lavoratori, dai manager agli impiegati, dai professionisti dei servizi agli operai non qualificati, anche se colpisce in particolare i tecnici e gli operai specializzati. Anche l’invecchiamento della popolazione influisce in maniera particolarmente negativa per tutte le qualifiche, dall’alta specializzazione in giù. Tra gli altri fattori, invece, la globalizzazione dei mercati e l’internazionalizzazione delle imprese trovano impreparate le figure di più alto livello come i manager, la mancanza di esperienza di diversificazione nei rapporti di lavoro crea rigidità soprattutto per gli impiegati, le professioni dei servizi e gli operai. L’apertura alle problematiche ambientali è sempre rilevante ma raggiunge i livelli più elevati nelle professioni dei servizi, certamente più vicine ai consumatori, a riprova che sono questi ultimi a trainare la domanda di qualità dell’ambiente stesso.Gli ostacoli al cambiamento nei profili dei candidati – La ricerca ha anche indagato gli ostacoli al cambiamento presenti nei profili dei candidati appartenenti alle diverse categorie professionali. Fra i manager le lacune più evidenti riguardano la propensione all’innovazione e la scarsa sensibilità per l’organizzazione (24%), seguita da stili aziendali inadeguati (22%). Per i profili altamente specializzati le principali barriere sono rappresentate dagli stili aziendali inadeguati (23%), la scarsa conoscenza-formazione (22%) e i problemi di natura organizzativa (18%). Per i tecnici il primo ostacolo è la scarsa conoscenza-formazione (26%), poi vengono stili aziendali inadeguati (22%). La scarsa conoscenza è la barriera più evidente anche fra gli impiegati (29%), che mostrano anche evidenti lacune organizzative (22%). Il problema principale più riscontrato fra i professionisti dei servizi è la scarsa sensibilità per l’organizzazione (27%), seguito da problematiche di carattere sociale (20%).
La difficoltà di reperimento – Dalla survey interna di Randstad emerge chiaramente il tema della difficoltà di reperire figure professionali richieste, invece, dal mercato del lavoro; una formazione più adeguata e mirata alle competenze attese può rappresentare una risposta concreta anche al fine di avvicinare sempre di più domanda e offerta di lavoro.

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I neolaureati italiani, quando trovano un lavoro, sono tra i meno pagati d’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 novembre 2019

Lo rivela il rapporto Starting Salaries di Willis Towers Watson, una multinazionale angloamericana, che analizza le retribuzioni offerte ai neolaureati in 31 Paesi di tutto il mondo. Lo studio sulle condizioni dei neolaureati in Europa, tratteggia un quadro avvilente circa la situazione salariale vissuta da tanti giovani italiani, appena conclusi gli studi. Infatti si posizionano al quattordicesimo posto nella classifica che considera il valore del primo stipendio, alle spalle di Paesi come Irlanda e Slovenia. Non possono aspirare a un mensile che superi i 28.827 euro, contro i 36.809 euro dei coetanei francesi o i 49.341 euro di quelli tedeschi, fino ad arrivare ai 73.370 euro dei neolaureati svizzeri, i più pagati d’Europa. Il mercato del lavoro italiano non premia chi investe negli studi, che è ricompensato poco più che un diplomato, ovvero il 12% in più. Divario minimo, al 13%, anche fra chi ha una laurea e chi un titolo post-universitario. Situazione del tutto diversa in Germania, dove il titolo universitario è premiato con una retribuzione superiore del 32% rispetto al diploma, o in Francia, dove il titolo post-universitario è valorizzato per il 43% in più rispetto alla laurea. “Le prospettive remunerative dei neolaureati in Italia si confermano non molto entusiasmanti”, ha commentato Rodolfo Monni, responsabile indagini retributive di Willis Towers Watson Italia. “Rispetto agli altri paesi europei con un’economia comparabile, come Francia e Germania, la laurea In Italia non garantisce un primo stipendio sostanzialmente superiore a quello offerto da un diploma. Anche le prospettive di crescita a breve termine non sono incoraggianti. Dopo due anni di lavoro, un laureato italiano vede aumentare la sua retribuzione fissa di circa il 10%, rispetto al 22% di Francia e Germania e al 25% di Spagna e Regno Unito: una progressione che un neolaureato italiano riesce a raggiungere dopo 4 o 5 anni dall’ingresso nel mondo del lavoro”. Le prospettive di crescita per i neolaureati sono altrettanto poco entusiasmanti. Sarà per questa ragione che, secondo una recente inchiesta di Randstad Workmotor, 2 italiani su 3 sono disposti a trasferirsi per una carriera migliore. I lavoratori italiani non hanno paura di lasciare il loro Paese per trovare condizioni lavorative migliori. Sono, infatti, i primi in Europa per propensione a spostarsi in maniera stabile altrove. Nello specifico, si tratta di oltre 2 italiani su 3. In questo scenario, però, si inserisce un dato meno felice. Gli italiani non hanno fiducia nelle opportunità professionali del mercato del loro Paese. Quasi un italiano su due, infatti, preferisce emigrare piuttosto che cambiare carriera, cinque punti in meno della media globale, ma ben sette in più della media europea. L’elevata propensione degli italiani a trasferirsi all’estero, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, tuttavia rappresenta una spia di allarme sulle opportunità offerte dal mercato del lavoro italiano. Una eccessiva emigrazione dei neolaureati, quindi dei profili migliori, però rischia di tradursi in un impoverimento sociale ed economico del nostro paese. La laurea non paga, è il caso di dirlo.

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Lavoro. Scuotto (Fondimpresa): “La formazione è il driver per cogliere le sfide dell’innovazione”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

“La formazione è e deve essere il driver per cogliere le sfide dell’innovazione. La rivoluzione digitale chiede alle aziende di ripensare e innovare modelli e abitudini, in primis il modo di fare formazione. Per rispondere in modo efficace al cambiamento è necessario concepire e utilizzare strumenti e modalità innovative che virano su modelli di apprendimento più fluidi.
Come Fondimpresa, dopo un’approfondita consultazione con imprese e istituzioni, abbiamo immaginato il Conto formazione digitale: una nuova opportunità da offrire oltre a Conto formazione e Conto di sistema. Bisogna lavorare alle “competenze del futuro”. Presto le aziende potranno finanziare anche la formazione digitale e per questo stiamo richiedendo i cambiamenti normativi necessari a rendere un domani rendicontabili metodi di apprendimento innovativi su ambienti digitali che al momento rendicontabili non sono. “Lo ha dichiarato a Napoli all’Innovation Day organizzato da Il Sole 24 ore Bruno Scuotto, Presidente di Fondimpresa il Fondo leader nel sistema della Formazione continua in Italia: aderiscono a Fondimpresa oltre 200 mila aziende e più di 4,5 milioni di lavoratori iscritti, pari a quasi il 50% dell’intera platea di aziende e lavoratori aderenti ai Fondi interprofessionali. E sono i numeri di Fondimpresa a rappresentare quanto le aziende oggi puntino sulla formazione. “Sono numeri- spiega Scuotto- da non trascurare, considerando che nel 2004, all’anno di istituzione del Fondo, le aziende erano circa 18 mila e i lavoratori 1,3 milioni.
Dal 2004 ad oggi abbiamo finanziato progetti formativi per oltre 2,5 miliardi di euro, la crescita è stata considerevole e ci ha consentito, in questi primi quindici anni di attività, di contribuire allo sviluppo e al progresso del Paese attraverso il finanziamento di progetti formativi in settori fondamentali quali quelli dell’innovazione, della sostenibilità ambientale, della sicurezza sul lavoro e della riqualificazione di lavoratori in cassa integrazione o sottoposti a procedure di mobilità.
Con il Conto formazione abbiamo dato avvio a quasi 79 mila piani formativi -proposti dalla programmazione aziendale delle aderenti e dimensionati in base ai contributi versati – per formare oltre 2 milioni di lavoratori con l’utilizzo di oltre 1,3 miliardi di euro di finanziamenti negli ultimi 15 anni. Con il Conto di Sistema, che privilegia la socialità della erogazione delle risorse, abbiamo potuto finanziare progetti complessi di carattere settoriale e territoriale, in particolare attraverso gli attuali Avvisi top di tale strumento: quelli Competitività e Innovazione. In questi quindici anni, attraverso il Conto di Sistema sono stati autorizzati oltre 3.500 piani, per un finanziamento totale pari a oltre 900 milioni di euro. Con gli Avvisi con Contributo aggiuntivo, che si sommano alle risorse versate dagli aderenti, abbiamo finanziato oltre 50 mila piani formativi per oltre 210 milioni di euro e solo con quelli specificatamente dedicati alle Piccole e Medie Imprese sono stati movimentati più di 140 milioni di euro.”

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Sicurezza e condizioni di lavoro dei poliziotti

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

“Apprendiamo da articoli di stampa che la recente circolare emanata dal Capo della Polizia, Franco Gabrielli, che invita gli agenti a una maggiore cautela sui social avrebbe anche lo scopo di placare il malcontento che circola tra le Forze dell’ordine, i cui agenti lamenterebbero attraverso le chat «scarsa sicurezza», «materiale inadeguato», «poche risorse» e «addestramento insufficiente». Chiediamo un intervento del Governo finalizzato a tutelare le condizioni di lavoro degli agenti della Polizia di Stato”.
È quanto scrivono i deputati di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda, Giovanni Donzelli, Wanda Ferro, Davide Galantino ed Emanuele Prisco, presentando una interrogazione al Ministro degli Interni. (n.r. Non dobbiamo dimenticare che le condizioni di lavoro dei poliziotti sono anche collegabili all’applicazione delle leggi da parte degli organi inquirenti e giudicanti e ai loro iter con i tre gradi di giudizio che spesso diventano un’arma a doppio taglio riducendo l’efficacia dell’azione penale e persino a vanificandola.)

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Taranto: costretti a scegliere tra salute e lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

Senza un piano per inaugurare una nuova fase di sviluppo sostenibile, i problemi di Taranto saranno solo rinviati ma torneranno prima o poi in superficie mettendo di nuovo amministratori, cittadini e lavoratori di fronte a un bivio inaccettabile: non si può essere costretti a scegliere tra salute e rispetto del territorio, da una parte, lavoro e sviluppo dall’altra – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso.Non siamo a favore di misure drastiche, ma riteniamo necessario un graduale processo di riconversione dell’Ilva, che offra a Taranto molto di più di un aut aut da cui la città uscirebbe comunque perdente – spiega Tiso. Pensiamo invece che esistano vie di uscita da questo stallo, che ogni volta sembra condurre il confronto tra le parti su un binario morto.Per questi motivi, nel ridisegnare il futuro di Taranto occorre puntare a un rilancio del settore agroalimentare locale. Avendo però cura di investire in un’agricoltura sempre più verde e sostenibile, come il Governo ha dichiarato a più riprese di voler fare.
L’agroecologia racchiude in sé molte potenzialità, prima tra tutte quella di promuovere lo sviluppo nel rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini, e di arrestare l’abbandono di territori ad alta vocazione produttiva e turistica come quelli pugliesi. Troppo spesso assente dal dibattito pubblico, il settore primario può invece giocare un ruolo chiave nel dare risposte efficaci a crisi complesse.

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Economia circolare, innovazione e lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 13 ottobre 2019

Nonostante in Italia il numero di giovani che non studiano e non lavorano (Neet) sia il più alto tra tutti i Paesi Ue, manca una strategia nazionale sull’occupazione giovanile che tenga conto dei divari intergenerazionali, territoriali, educativi e di genere. Inoltre, permangono fortissime differenze territoriali, con le regioni del Mezzogiorno ben distanti da quelle del Centro e del Nord in termini di output economico e di occupazione. Il tasso di mancata partecipazione al lavoro si attesta al 35,6% nel Mezzogiorno rispetto al 20,5% dell’Italia, la quota dei Neet invece risulta pari al 34,4% nel Mezzogiorno contro il 24,1% della media nazionale.Per quanto riguarda l’innovazione e le infrastrutture del Paese, a fronte di qualche miglioramento, continua a mancare una politica industriale coerente e impegnata nella realizzazione dell’Agenda 2030.
In particolar modo, aumenta la diffusione della banda larga tra le famiglie, l’uso di internet, il tasso di ricercatori e la quota di merci trasportate su ferrovia, ma anche qui permane il divario tra territori. Le regioni che migliorano maggiormente tra il 2010 e il 2017 sono il Piemonte e l’Emilia-Romagna. La distanza del Mezzogiorno dalle regioni del Nord è dovuta al divario sia del valore aggiunto dell’industria manifatturiera rispetto al totale dell’economia, 9% rispetto al 16% della media nazionale, sia del numero di ricercatori per 10mila abitanti, 12 nel Mezzogiorno contro il 22 dell’Italia.Su consumo e produzione responsabili, si evidenzia un diffuso miglioramento, in particolare in centro Italia. È il Lazio la regione che mostra l’avanzamento più incisivo, mentre Trento presenta il miglior risultato complessivo sul Goal 12 grazie alla raccolta differenziata dei rifiuti urbani (75% nel 2017) e al numero di imprese registrate Emas. Occorre però accelerare la transizione verso un’economia circolare, attraverso l’innovazione dei modelli di produzione, l’introduzione di incentivi legati alla rendicontazione non finanziaria e l’uso generalizzato del Green Public Procurement.

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