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Posts Tagged ‘lavoro’

Mercato del lavoro USA: è davvero un momento positivo?

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Maggio 2022

A cura di Jeffrey Cleveland, Chief economist di Payden & Rygel. Nonostante il PIL statunitense del primo trimestre sia stato negativo e nonostante i comprensibili timori di recessione, attualmente i dati relativi a salari e occupazione continuano ad essere piuttosto positivi. L’occupazione negli USA sta registrando un trend di forte crescita, con un aumento di 500.000 posti di lavoro negli ultimi tre mesi, un dato che si avvicina alla media mobile a 12 mesi. Tra l’altro, la crescita degli impieghi è il miglior indicatore in tempo reale dell’andamento dell’economia; quindi, a nostro avviso, l’economia statunitense gode ancora di un buono slancio. Non sorprende che i settori che stanno registrando i maggiori profitti siano il tempo libero, l’ospitalità e i trasporti, dal momento che i consumatori stanno tornando a godersi la vita all’aperto dopo i lockdown. La domanda di lavoro negli Stati Uniti è elevata: c’è un’enorme richiesta di manodopera nei più svariati settori, dalle piccole imprese fino alle grandi multinazionali, ed è complicato reperire personale in grado di coprire tutte le posizioni aperte. I dati relativi al mese di marzo evidenziano, infatti, un gap tra i posti di lavoro vacanti (quasi 12 milioni) e il numero di disoccupati (5,9 milioni): in pratica, per ogni disoccupato ci sono circa due posti di lavoro disponibili. Nel primo trimestre del 2022 la produttività è scesa del 7,5% circa, un livello record negli ultimi 75 anni, facendo impennare il costo del lavoro. Il calo del Pil del primo trimestre si è verificato per ragioni abbastanza controintuitive. Negli USA il livello delle importazioni ha superato quello delle esportazioni, come conseguenza dell’andamento economico globale, influenzando la crescita complessiva. La domanda interna, tuttavia, è rimasta molto forte, pertanto crediamo che gli investitori non si debbano soffermare troppo sui dati che mostrano un declino della produttività nel primo trimestre. Sul tema del divario tra domanda e offerta di lavoro, l’opinione pubblica statunitense si divide sostanzialmente in tre grandi gruppi: imprenditori, consumatori e banche centrali. Le aziende che cercano manodopera per soddisfare la domanda del mercato devono essere disposte a pagare di più i lavoratori; il numero di persone che hanno rassegnato le dimissioni ha raggiunto un livello record nei dati di marzo, proprio perché i lavoratori che si spostano ottengono un salario migliore altrove. Questa dinamica rappresenta un problema per gli imprenditori, ma è un grande vantaggio per i dipendenti e per il consumatore medio, che non assisteva ad una crescita salariale così forte da oltre due decenni. La terza categoria è rappresentata dai banchieri centrali, che temono il fatto che la crescita salariale più elevata e rapida possa alimentare l’inflazione. Per questo motivo la Fed sta cercando di frenare la domanda per ridurre la richiesta di lavoro, far scendere i costi salariali e tenere sotto controllo l’inflazione. L’esito di questa manovra, però, non è per nulla scontato.

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Come la pandemia ha trasformato il mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Maggio 2022

Con l’inizio di maggio si è fatto un nuovo importante passo verso il ritorno alla normalità, un altro step nella road map che, lentamente, ci accompagnerà fino al momento in cui si lasceranno definitivamente alle spalle mascherine e Green pass. Il Covid-19 in quel momento resterà solo un terribile ricordo. Ma non si può certo dire che il mondo tornerà a essere realmente quello di prima: una pandemia come quella che abbiamo vissuto non può non lasciare sul campo cambiamenti importanti. Non tutti negativi, peraltro. Si pensi all’evoluzione conosciuta dal mondo del lavoro, oggi così diverso sotto molti aspetti rispetto a quello di fine 2019.Mentre il mondo del lavoro sta vivendo la contro-migrazione verso gli uffici al rientrare dell’emergenza sanitaria, quindi, si allarga il fronte dei lavoratori desiderosi di mantenere lo smart working nella propria vita professionale: «è ormai normale, nei colloqui conoscitivi, incontrare professionisti dei più diversi settori e con le più differenti esperienze professionali porre come prerequisito fondamentale la possibilità di lavorare in smart working. Nello specifico, la maggior parte dei candidati punta a uno o due giorni di lavoro in agilità alla settimana, per meglio equilibrare sfera professionale e personale».Non si parla però solo di smart working: la pandemia ha cambiato in modo diretto e indiretto anche altri aspetti del mondo del lavoro. «Da una parte il Covid-19 ha portato le aziende a cercare qualcosa di diverso nei propri nuovi assunti, con la consapevolezza di vivere in uno scenario in cui la situazione lavorativa può cambiare da un momento e l’altro: per questo cerchiamo con maggiore frequenza agilità e flessibilità mentale. Dall’altra la pandemia ha portato i dipendenti a focalizzarsi maggiormente sull’importanza del proprio benessere fisico e psicologico. In generale, le persone sono meno disposte a fare dei compromessi su questi aspetti, e il significativo aumento di dimissioni volontarie che hanno avuto luogo anche in Italia lo dimostra».A dimostrare che la Great Resignation non è unicamente un fenomeno americano c’è per esempio una recente indagine Aidp, l’Associazione italiana per la direzione del personale, effettuata su 850 rispondenti tra direttori del personale e aziende, la quale dice che il 75% delle aziende italiane ha già avuto a che fare con un aumento delle dimissioni volontarie, in particolar modo per quanto riguarda le aree di informatica, marketing e produzione.«L’aumento delle dimissioni è in linea con la volontà via via più forte dei dipendenti di avere un lavoro quanto più possibile ideale: si mira a posti in cui sia possibile fare davvero la differenza, in cui ci si possa sentire un elemento integrante e indispensabile», continua la Adami.Come spiega l’head hunter, nel caso dei lavoratori più giovani ci sono ulteriori aspetti da prendere in considerazione: «per i Millennial è particolarmente importante il tema della formazione continua in azienda, con la possibilità di crescere, di imparare e di fare carriera, che finisce per superare per importanza il fattore stipendio.Non va poi sottovalutato il fatto che i giovani sono sempre meno disposti a lavorare per realtà che non rispecchiano i loro valori: anche questo punto deve essere tenuto in grande considerazione per non vedere calare inesorabilmente le candidature in risposta ai propri annunci di lavoro».

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Medici di famiglia, in due anni carichi di lavoro quadruplicati

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Maggio 2022

By Mauro Miserendino. Altro che “nascosti” durante i picchi di coronavirus. Dal 2020 ad oggi i carichi di lavoro per i medici di famiglia sono quadruplicati. E l’aumento è avvenuto in gran parte spontaneamente, in altra parte in relazione alla disponibilità telefonica chiesta dal decreto rilancio. Oltre a dare una grossa mano durante il Covid, spesso nel silenzio, durante i picchi di coronavirus, la categoria ha contribuito a mantenere la continuità delle cure per i pazienti cronici. Ciò non è avvenuto a costo zero. Nel Lazio, una delle regioni che peraltro ha risposto meglio ai bisogni dei malati, il carico di lavoro è cresciuto del 300%. La percentuale è stata calcolata da Fimmg Lazio, che ha elaborato una ricerca nelle province in grado di dire quali prestazioni sono state offerte e quali voci hanno pesato di più sul bilancio quotidiano del “generalista”. I numeri vengono resi noti oggi alla sede Fimmg di Via Marconi nel ‘Doctor Day’ nazionale dove la sezione regionale del sindacato, prima “antenna” a lanciare l’allarme Covid-19 da gennaio 2020, fa un bilancio di due anni di ricetta dematerializzata, di intricati obblighi certificatori, di vaccinazioni antinfluenzali e Covid effettuate negli studi con materiale che scarseggiava (anche protezioni), di assistenza a domicilio e telemedicina, di accessi delle “Uscar”, le unità speciali di continuità assistenziali regionali, nelle varie province. L’indagine è tesa a mettere in luce come i medici siano stati molto rapidi a sviluppare modelli organizzativi nuovi di assistenza sia contro il diffondersi del virus pandemico e dei contagi, sia nel dare «continuità di cura per tutte quelle patologie di routine la cui assistenza rischiava di diminuire a causa della pandemia stessa. Tutto ciò è stato pagato dai medici di medicina generale in termini di contagi e decessi», recita una nota del sindacato. Fimmg Lazio nei mesi scorsi ha chiesto un ruolo centrale alla Regione per i medici di famiglia nelle case di comunità previste dal PNRR, ma a livello nazionale per queste strutture, e soprattutto per gli ospedali di comunità, si continua a parlare di prevalente componente gestionale infermieristica. Parlando all’incontro ‘Ripensare la Sanità territoriale’ organizzato dalla Fondazione Magna Carta il ministro ha annunciato che è al vaglio del Consiglio di Stato il DM 71, il decreto che istituisce gli standard dell’assistenza territoriale, per la prima volta, così da dare concretezza alle spese -7 miliardi – previste per la medicina “non ospedaliera” dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato da fondi dell’Unione Europea. Il DM 71 nella casa di comunità prevede medici ed infermieri, si tratta di standard che ogni regione dovrà trasformare materialmente in servizi. Dopo l’ok del Consiglio di Stato il testo andrà alla Corte dei Conti e Speranza auspica che tutto l’iter si concluda il 30 giugno. Quindi il ministro ha riepilogato i nuovi parametri che il nostro paese è teso a raggiungere nel 2026, anno di messa a regime del PNRR, in tema di servizi sanitari pubblici territoriali: 10% di copertura in assistenza domiciliare degli over 65 rispetto al 4% ante-pandemia, «quando la media dei paesi Ocse è del 6% e nei modelli migliori si arriva al 9»; e poi ha accennato a case di comunità per le cure intermedie “a prevalente gestione infermieristica” nonché a centrali operative territoriali capaci di essere il cervello che organizza la risposta sul territorio, ed alla sanità digitale. Fonte Doctor33

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PIMCO: il rapporto sul lavoro degli Stati Uniti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2022

A cura di Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Gli occupati non agricoli sono saliti di 428.000 per il secondo mese consecutivo, con un’intensità diffusa in tutti i settori. È interessante notare che ci sono state piccole perdite di posti di lavoro per il secondo mese consecutivo in diversi settori della vendita al dettaglio che avevano beneficiato maggiormente della domanda pandemica. Anche le assunzioni nel settore del tempo libero hanno rallentato ma restano a un ritmo ancora forte, il che – combinato con il calo delle nuove offerte di lavoro – suggerisce che il mercato del lavoro del settore del tempo libero sta lentamente tornando a un migliore equilibrio tra domanda e offerta dopo aver affrontato gravi problemi di manodopera all’inizio della pandemia. La crescita dei salari si è moderata più del previsto, ma è stata compensata dalle revisioni positive del mese precedente. L’indagine sulle famiglie ha sottoperformato e il livello di occupazione è effettivamente sceso.È improbabile che questo rapporto cambi qualcosa per i funzionari della Fed – nessuna ulteriore accelerazione nella crescita dei salari sarà accolta con favore, mentre saranno un po’ delusi per l’assenza di ulteriori incrementi di partecipazione questo mese. Con poche sorprese degne di nota nel rapporto sull’occupazione, i funzionari rivolgeranno ora la loro attenzione ai dati sull’inflazione della prossima settimana.

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Lavoro: Mura (Pd), più ispettori per legalità e sicurezza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2022

“L’aumento rapido e deciso del personale all’Ispettorato nazionale del lavoro viene incontro a una situazione che richiede un’adeguata capacità di controllo, sia del lavoro sommerso sia del rispetto delle misure di sicurezza. Sono due aspetti che presentano pesanti criticità e richiedono interventi preventivi e anche repressivi. Bene ha fatto il ministro Orlando a impegnarsi con il sostegno di tutto il Pd su questo fronte, i cui primi risultati vedremo concretizzarsi in tempi brevissimi. Ovviamente gli interventi necessari non si fermano qui, per invertire certe tendenze dobbiamo coinvolgere tutto il sistema di organizzazione del lavoro, assieme a categorie e sindacati. Solo così modernizzeremo il Paese”. Lo dichiara la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd), dopo che il direttore dell’Inl Bruno Giordano ha annunciato l’assunzione di circa 700 nuovi ispettori entro il prossimo mese di giugno.

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Lavoro: Mura (Pd), fondamentale disconnessione in smart working

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Maggio 2022

“L’impiego delle risorse del Pnrr non deve confliggere con la sicurezza sul lavoro, il prezzo che si paga alla necessita di semplificazione e accelerazione non deve essere la morte nei cantieri. Serve una cultura della sicurezza, che non si fa con una nuova legge o un controllo in più ma la si costruisce a partire da una rete di responsabilità condivise e si rafforza con il dialogo sociale tra gli attori del mercato del lavoro e della produzione”. Lo ha detto la presidente della commissione Lavoro Romina Mura (Pd) partecipando al dibattito su “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, organizzato dal Pd di Cagliari nell’ambito delle Agorà democratiche.Parlando dello smart working, la parlamentare ha spiegato che “il lavoro agile, gli orari flessibili, le relazioni mediate dalla tecnologie sono situazioni nuove che ci richiamano a definire nuove regole di sicurezza la di là di quelle ordinarie. La più importante – ha sottolineato – è il diritto alla disconnessione”. “Il lavoro agile – ha precisato Mura – deve essere regolamentato altrimenti rischia di trasformarsi in fattore stress o burn-out, su cui c’è già una casistica. L’ingresso della tecnologia nelle modalità lavorative è importante e inevitabile ma deve inserirsi in un quadro normativo certo, e i lavoratori devono partecipare alla definizione di regole e alla condivisione dei percorsi”.

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Lavoro Domestico: Regione che vai, lavoro domestico che trovi

Posted by fidest press agency su sabato, 30 aprile 2022

Nonostante sia un fenomeno ormai diffuso su tutto lo stivale, il lavoro domestico si è adattato alle peculiarità socio-economiche del territorio, diversificandosi ed evolvendo diversamente in ciascuna area del Paese.Il lavoro domestico contribuisce complessivamente a produrre oltre un punto del PIL italiano (16,2 miliardi nel 2020) anche se tale valore non è uniforme sul territorio: in cinque regioni si concentra quasi il 60% del Valore Aggiunto (il 21,7% in Lombardia ed il 14,6% nel Lazio).La diversità deriva, evidentemente, dalla diversa concentrazione di lavoratori: se mediamente in Italia si contano 15,5 lavoratori domestici ogni 1.000 abitanti, i valori più alti si registrano in Sardegna (30,2 per 1.000 ab.), Umbria (22,7) e Lazio (22,2). Per quanto riguarda la provenienza, a livello nazionale si registra una prevalenza di lavoratori domestici stranieri (68,8%); la componente più significativa è quella dell’Est Europa che arriva a rappresentare il 38,2% dei lavoratori domestici totali. I lavoratori dell’Est Europa sono maggiormente presenti nelle regioni del Nord Est dove, grazie anche alla vicinanza geografica, la percentuale arriva a toccare il 55%. I lavoratori domestici asiatici rappresentano invece il 15% dei lavoratori a livello nazionale, essi superano il 20% nelle regioni in cui è forte la presenza di colf, come il Lazio (25,8%), Sicilia (22,3%), Campania (20,9%) e Lombardia (20,4%). Sono più di 66 mila i lavoratori domestici che provengono dal Sud America e, pur rappresentando a livello nazionale il 7,2% del totale dei lavoratori, arrivano al 24% in Liguria e al 15% in Lombardia. I 57 mila lavoratori che provengono dall’Africa rappresentano il 6,2% a livello nazionale, ma raggiungono l’11,6% in Sicilia. Sebbene il lavoro domestico sia storicamente identificato con il genere femminile, nel 2020 sono oltre 114 mila i lavoratori domestici di genere maschile e rappresentano il 12,4% dei lavoratori totali. Negli anni questa componente è diminuita, ha avuto il suo picco storico nel 2012 (192 mila), probabilmente a causa della “sanatoria”, e poi è andata via via riducendosi fino al 2020, anno in cui è nuovamente aumentata. La presenza maschile è poco presente al Nord (11,3%) ed è maggiormente presente nelle regioni del Centro (12,7%) e soprattutto al Sud (14,4%). In particolare, la Sicilia registra la maggiore percentuale di uomini (22,4%), seguita dalla Campania (18,1%) e dalla Calabria (15,7%). Di contro, è decisamente minoritaria la presenza maschile nella Valle d’Aosta (6,1%). A Palermo il numero dei domestici di genere maschile arriva al 28,4%, a Messina al 26,7% ed a Napoli al 23,0%.Osservando gli scenari demografici ISTAT, la popolazione con almeno 80 anni passerà dagli attuali 4,4 milioni ad oltre 7,6 milioni nel 2050 (+73,0%), passando dal 7,4% al 14,1% della popolazione.Questo determinerà, inevitabilmente, un maggiore fabbisogno di assistenza e cura e, quindi, di lavoratori domestici, in particolare “badanti”. Le province che vedranno crescere maggiormente la popolazione over 80 saranno Caserta, Napoli, Olbia, Barletta e Cagliari, tutte con una presenza di ultraottantenni più che raddoppiata in meno di 30 anni.http://www.osservatoriolavorodomestico.it/

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Lavoro: Mura (Pd), ok cumulo Decontribuzione Sud e Fondo nuove competenze

Posted by fidest press agency su martedì, 29 marzo 2022

“La risposta del Ministero del Lavoro fuga ogni incertezza sulla possibilità di fruire della Decontribuzione Sud senza che ciò precluda l’accesso al Fondo nuove competenze. “Importante dunque la precisazione che sono ammissibili a contributo nell’ambito del Fondo nuove competenze i costi orari per la parte non coperta da sovvenzioni pubbliche, così come l’assicurazione data che impegno del Ministero del Lavoro e dell’Anpal sarà di predisposizione dei provvedimenti attuativi che disciplineranno tale aspetto fugando ogni eventuale incertezza”. Lo afferma la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd), rendendo nota la risposta della sottosegretaria al Lavoro, Rossella Accoto, in XI commissione a una sua interrogazione sul cumulo di sgravi e incentivi alle imprese. Richiamando il precedente bando per il Fondo nuove competenze in cui era prevista l’esclusione delle aziende che avessero usufruito di altri finanziamenti pubblici per l’abbattimento del costo del lavoro per le stesse ore interessate alla formazione, Mura segnalava che, se la preclusione fosse stata confermata nel nuovo bando 2022, “verrebbero escluse tutte le aziende presenti nelle regioni del Sud, in quanto molte di queste hanno applicato la Decontribuzione Sud prevista dalla legge n. 178 del 2020”. Per la parlamentare dem “va apprezzato l’impegno assunto dal Governo a predisporre gli opportuni provvedimenti attuativi, considerata l’importanza dello strumento del fondo nuove competenze e delle altre misure tese a favorire l’occupazione e la ricollocazione attraverso la formazione”.

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Assunzioni in crescita da aprile secondo gli imprenditori italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2022

Secondo i risultati dell’indagine ManpowerGroup Employment Outlook Survey (MEOS) gli imprenditori italiani prevedono ancora un mercato del lavoro in crescita da aprile a giugno 2022, con un Net Employment Outlook (NEO) destagionalizzato del +16%. Si tratta di un dato inferiore di 9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, a fronte di un trend che rimane comunque positivo se rapportato allo scorso anno, con un NEO in aumento di 15 punti percentuali in confronto al secondo trimestre 2021. Le previsioni, al netto delle variazioni stagionali, risultano quindi molto positive: il 37% dei datori di lavoro si aspetta un aumento della propria forza lavoro, a fronte di un 20% che prevede una diminuzione e il 39% che non prevede cambiamenti rispetto alla situazione attuale.A livello globale, ManpowerGroup ha intervistato un totale di circa 41mila datori di lavoro in 40 Paesi per misurare l’intenzione da parte dei datori di lavoro di assumere personale per il secondo trimestre del 2022. I risultati dell’indagine, per il periodo da aprile a giugno 2022, mostrano un forte ottimismo. Un aumento del personale è previsto in 39 dei 40 paesi esaminati. Le prospettive occupazionali migliori per i prossimi tre mesi sono in Brasile, Svezia, India e Messico. In controtendenza i datori di lavoro di Taiwan, Grecia, Romania e Polonia, dove il giudizio sull’occupazione è più debole rispetto al primo trimestre 2022.Per quanto riguarda le aree geografiche considerate, i datori di lavoro del Nord America hanno riportato le prospettive occupazionali più positive, seguiti da Sud e Centro America, APAC ed EMEA. La ricerca MEOS evidenzia anche che i ruoli più ricercati sono nel settore digitale: IT, Tecnologia, Telecomunicazioni, Comunicazioni e Media hanno riportato le prospettive di crescita maggiori, con una richiesta del 40% in più di professionisti, seguiti da Banche, Finanza, Assicurazioni e Immobiliare (+31%) e Manifattura (+31%). Le prospettive di assunzioni più basse sono nei comparti Horeca (20%) e Altre industrie (+21%).

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«Salute e lavoro: enormi opportunità professionali dalla combinazione tra medicina e tecnologia»

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2022

«I servizi che migliorano le prestazioni sanitarie sono legati da un elemento imprescindibile: quello umano. Che chiama in causa – oltre ai medici, ai pazienti e a chi gestisce e amministra il sistema – anche nuove figure professionali, gli esperti del settore “health-tech”, che hanno il compito di creare nuovi strumenti digitali che aiutano medici e operatori sanitari a lavorare meglio, migliorando così la vita del paziente. Per le nuove generazioni si aprono spazi enormi, con tantissime opportunità da cogliere». Così Stefano Massaro, CEO di Cerba HealthCare Italia, nel suo intervento “Costruire un ecosistema della salute” a Wired Health 2022, l’evento dedicato al presente e al futuro della salute che si è svolto ieri, 15 marzo, a BASE Milano, organizzato da Wired assieme a Humanitas.Il CEO della più grande realtà italiana nella diagnostica e medicina di laboratorio, interrogato sulle tendenze più importanti nell’ambito del legame sempre più stretto tra medicina e tecnologie digitali, non ha dubbi: «Nel nuovo ecosistema della salute il medico è una figura centrale, ma non la sola. Attorno ci sono anche gli sviluppatori di tecnologie. E la responsabilità di una realtà come la nostra sta in una parola chiave: disintermediazione. Vuol dire che noi investiamo direttamente in questo settore, per portarci in casa le competenze che servono e focalizzare la creazione di valore sull’interesse del paziente. Io sono fermamente convinto che qualsiasi istituzione sanitaria, pubblica o privata, debba investire sui propri esperti dell’infrastruttura, e non affidarsi a soluzioni e intermediari esterni, che non fanno altro che erodere la propria fetta di valore nella filiera».Molti sono i problemi che pesano su questo passaggio, a partire dalla peculiarità italiana dell’estrema frammentazione di regolamenti a livello locale, che frena uno sviluppo tecnologico coordinato e sistematico, a partire da una gestione avanzata dei dati del paziente. Tuttavia, secondo il CEO di Cerba HealthCare a livello culturale siamo pronti, e la digital transformation si conferma uno scenario pieno di opportunità per le nuove generazioni: per i giovani che hanno scelto un percorso di studi nel campo dell’IT, la sanità è uno degli ambiti più promettenti. Esperti di AI, realtà virtuale, Internet of Things, Data Analyst, Data Scientist, specialisti in cybersecurity, CRM ed ERP specialist… «Ai ragazzi, disorientati in questi tempi prima di pandemia e ora di guerra, dico che occorre tornare a pensare al futuro, che è nello studio delle materie STEM» conclude Massaro. Alle istituzioni sanitarie, come Cerba HealthCare, rimane il compito di coltivare quelle competenze che permettono di innovare continuamente e di creare un ecosistema della salute realmente al servizio del paziente.

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Giovani e lavoro: una crisi annunciata

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2022

È urgente investire nella promozione delle competenze STEM e nell’istruzione professionale per creare profili facilmente assorbibili dal mercato: colmare il divario che tiene distante chi cerca e chi offre lavoro è necessario sia per rendere più competitive le aziende italiane sia per invertire quella tendenza che vede crescere i Neet e il ricorso ai sussidi pubblici. A delineare il quadro di numeri, cause ed effetti del mismatch tra domanda e offerta di lavoro è il focus realizzato da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, intitolato “L’emergenzialità della questione giovanile”, che mette a sistema la scarsa offerta di formazione tecnica – solo 116 gli ITS sul territorio nazionale – con le criticità lamentate dalle aziende in fase di reclutamento e le basse retribuzioni in ingresso dei giovani, che spesso arrivano tardi ad affacciarsi sul mercato del lavoro. L’Italia è infatti il Paese europeo con il più basso tasso di occupazione under 40 in Europa. La perdita di occupati sotto i 40 anni è un trend costante nell’ultimo decennio che la pandemia ha acuito e per cui – si legge nel focus – stage, tirocini e apprendistato possono rappresentare strumenti di raccordo tra momento formativo e mondo del lavoro.

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I Consulenti del Lavoro si mobilitano per l’emergenza Ucraina

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2022

Grande successo su tutto il territorio italiano per l’iniziativa avviata dal Consiglio nazionale dell’Ordine al fine di fronteggiare l’emergenza umanitaria conseguente al conflitto in Ucraina. Oltre 70 Consigli Provinciali hanno già messo a disposizione la professionalità dei propri iscritti sia per le procedure legate al rilascio dei permessi di soggiorno in favore dei cittadini ucraini che varcheranno i confini nazionali, sia per l’attuazione di misure di politiche attive per il loro collocamento nel mercato del lavoro italiano. Ci sono, poi, Consigli provinciali che hanno scelto di sostenere con una donazione un’associazione di aiuto ai rifugiati, di aprire uno sportello di ascolto e orientamento dedicati ai rifugiati, di realizzare corsi di lingua italiana per favorirne l’integrazione e di contribuire al loro sostentamento con la ricerca di alloggi e la raccolta di beni di prima necessità. Le attività dei CPO sono illustrate sul sito di Categoria. «Speriamo tutti in una celere conclusione del conflitto – ha affermato la Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone ‒ che comunque non sarà immediatamente seguita dal ritorno in patria in tempi rapidi dei rifugiati. Per questo pensiamo di poter essere utili anche per la valutazione di opportunità di lavoro, necessarie per creare condizioni di sostentamento di lungo periodo. In questo saremo attivissimi sul territorio, vista la capillarità della presenza tramite la nostra agenzia per il lavoro, la Fondazione Consulenti per il Lavoro e i colleghi delegati».

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Ucraina: effetti della guerra su lavoro e welfare

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2022

“Quello che stiamo vivendo vedrà l’interessamento da parte di tutta l’Europa di quelli che saranno gli effetti economici. L’aumento di alcuni dei prezzi delle materie prime porteranno le nostre aziende a cambiare alcuni progetti, alcuni modi di produrre e di spostare le merci e di conseguenza, quando un’economia è costretta a cambiare alcuni elementi, ha sicuramente da riorganizzare se stessa e il proprio modo di produrre e di lavorare. Il programma SURE noi l’abbiamo costruito con l’Europa ed utilizzato durante il COVID. Un meccanismo con cui si finanziavano i Paesi per far fronte a quei sistemi di cassa integrazione straordinaria che abbiamo utilizzato. Dopo questo percorso, senza ancora avere nessuna idea di che dopo una crisi sanitaria mondiale avremmo vissuto una cosa drammatica come questa guerra, avevamo già iniziato a lavorare perché questo strumento potesse diventare innovativo e che potesse aiutare alcuni obiettivi dei Paesi europei, sempre legati al lavoro, al welfare, alle famiglie. Oggi credo che sia necessario, ed è un lavoro che sta andando bene perché l’Europa sta lavorando positivamente per riproporlo, e va pensato secondo me utilizzandolo sulla scia di quello che saranno gli effetti sul mondo del lavoro e del welfare stesso che verranno cagionati da quello che stiamo decidendo rispetto a questa guerra che ci auguriamo finisca prestissimo”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, a Radio Cusano Campus sull’impatto della guerra in Ucraina.

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Lavoro da remoto più che triplicato in un anno

Posted by fidest press agency su sabato, 26 febbraio 2022

In Italia, la percentuale di offerte di lavoro con opzione da remoto ha raggiunto un picco del 10% nell’aprile 2021, attestandosi poi al 7% alla fine di gennaio 2022, confermando una crescita più che triplicata rispetto a meno del 2% di gennaio 2020 (fig. 1.). Le ricerche che contengono riferimenti alla possibilità di svolgere il lavoro a distanza rappresentano ora l’1,5% sul totale, con un aumento del 700% da gennaio 2020 (fig. 2). Dall’inizio della pandemia, quasi tutte le categorie sono state interessate da un aumento dell’offerta di posizioni da remoto. Tuttavia, la crescita è stata registrata in modo particolarmente significativo nei servizi altamente qualificati e digitalizzati. Ad esempio, nell’ambito dei settori dello sviluppo software o nel marketing, la quota di offerte è aumentata di circa 12-13 punti percentuali. Per posizioni nel settore food, vendita al dettaglio, trasporti e produzione, invece, l’aumento è stato inferiore a 1 punto percentuale.Le restrizioni alla mobilità, diverse da Paese a Paese, spiegano circa un terzo delle differenze che vediamo tra i Paesi nell’aumento del lavoro remoto pubblicizzato tra gennaio 2020 e il picco di annunci dell’aprile 2021. In Irlanda, Italia, Spagna o Regno Unito, Paesi che hanno subìto molte restrizioni alla mobilità, la percentuale è aumentata notevolmente rispetto a Paesi con restrizioni limitate, come Giappone e Nuova Zelanda.In media, una variazione di 15 punti nell’indice COVID-19 Government Response Tracker (OxCGRT) di Oxford è stata associata a una variazione di 0,5 punti percentuali nella quota di telelavoro nei cinque mesi successivi.L’inasprimento delle restrizioni è stato accompagnato da un aumento delle offerte di lavoro a distanza, ma nei periodi di allentamento si è registrata solo una diminuzione modesta e transitoria.Il livello di disponibilità di internet a banda larga nei diversi Paesi influisce anche sulla contemplazione della possibilità di telelavoro negli annunci. Se restrizioni alla mobilità più rigide aumentano la quota di telelavoro – indipendentemente dal livello di penetrazione della banda larga -, l’allentamento delle restrizioni determina un calo della quota di telelavoro nei Paesi dove la penetrazione è più bassa, mentre nei Paesi più connessi la quota di telelavoro resta invariata. L’analisi suggerisce quindi che le restrizioni alla mobilità imposte dai governi hanno agito da catalizzatori per il telelavoro. Tuttavia, l’allentamento delle restrizioni dalla primavera del 2021 non ha innescato una riduzione equivalente, soprattutto nei Paesi con buone infrastrutture digitali, suggerendo quindi che il lavoro da remoto rimarrà anche con la fine della pandemia. Per beneficiare della diffusione del telelavoro nei prossimi anni, le politiche pubbliche dovrebbero cercare di massimizzarne gli effetti sulla produttività e sul benessere, garantendo, ad esempio, che i lavoratori dispongano di un ambiente di lavoro adeguato (ad es. equipaggiamento, spazio di lavoro e sostegno per la gestione dei figli), facilitando la diffusione delle migliori pratiche manageriali (ad es. passare da una cultura presenzialista a una valutazione della produttività sulla base dei risultati) o assicurando a tutti l’ accesso a una connessione Internet veloce, affidabile e sicura (ad es. nelle zone rurali).

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Lavoro: Mura (Pd) a Bonomi, risorse umane leva competitività

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2022

“Se vogliamo aumentare la competitività dobbiamo lavorare sulla valorizzazione delle nostre risorse umane in termini di qualità della formazione anche continua, di giusta retribuzione, effettività di diritti, della cultura della sicurezza. Assieme alla dispersione scolastica esplicita ed implicita, queste sono tutte variabili che denotano una debolezza nazionale, se confrontate con quelle di Francia e Germania che hanno indici di competitività migliori dei nostri. Sono elementi che anche Confindustria deve prendere in considerazione quando chiede una politica industriale”. Lo afferma la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd) commentando l’intervista del presidente di Confindustria Carlo Bonomi al Corriere della Sera. “Il Pd è schierato senza esitazioni sul fronte delle riforme e degli interventi strutturali che – aggiunge la parlamentare – devono sostenere una crescita stabile ed equa. I dati dimostrano che la crescita non è naturalmente equa se nel nostro Paese 1 lavoratore su 10 è povero. Quindi la qualità del lavoro, al pari di quella della PA, delle politiche energetiche e di quelle della giustizia – conclude Mura – sono imprescindibili leve della competitività”

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Sondaggio Nestlè sul lavoro giovanile

Posted by fidest press agency su sabato, 12 febbraio 2022

Tornare a lavorare in ufficio o continuare a lavorare da casa? Nestlé lo chiede a chi ha meno di 30 anni. La strada da seguire è quella di un modello ibrido che tenga conto della flessibilità e del giusto bilanciamento tra vita privata e vita lavorativa ma che, allo stesso tempo, faciliti una costante presenza in ufficio, fattore imprescindibile per il futuro del lavoro. Questa richiesta emerge in modo chiarissimo dalla survey “Il futuro del lavoro in Italia” commissionata da Nestlé in Italia a Toluna con l’obiettivo di indagare le preferenze e necessità dei ragazzi e delle ragazze più giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Volendo ascoltare e dare voce a chi ha appena concluso gli studi o a chi ha appena iniziato a lavorare, lo studio riflette sul rinnovato mondo del lavoro raccontando come gli ultimi 2 anni abbiano modificato i modelli organizzativi tradizionali aprendo nuove prospettive per il futuro. In generale, nonostante le preoccupazioni, i giovani hanno dimostrato forte capacità di adattamento alla nuova situazione lavorativa: infatti, il 74% valuta positivamente l’esperienza di lavoro degli ultimi mesi in quanto ha contribuito a favorire la propria autonomia (47%) e ha accelerato l’acquisizione di nuove competenze utili per crescere (44%). È chiaro, non mancano, alcuni aspetti negativi (a cui le aziende dovranno prestare massima attenzione) come la ridotta socializzazione (33%) e la difficoltà di “staccare” dal lavoro e godersi il tempo libero (26%): se da un lato, infatti, lo smart working regala più tempo da dedicare alle proprie attività, dall’altro rischia di portare alla mancanza di un confine netto e necessario tra lavoro e casa, a scapito della sfera privata.Insomma, la prospettiva futura di un modello di lavoro ibrido è la preferita da più della metà degli intervistati (52%), ma circa un terzo dei giovani preferirebbe tornare totalmente in ufficio, riconoscendo i benefici e i vantaggi del lavorare in presenza rispetto al lavorare sempre da casa (12%).Nonostante l’incertezza determinata dalla pandemia, questa apertura al cambiamento ha permesso al Gruppo Nestlé di attivare oltre 203 stage e assumere 566 giovani under 30 nelle diverse sedi italiane. Inoltre, Nestlé nel nostro Paese continua a promuovere progetti per supportare le startup e favorire l’imprenditoria giovanile, in particolare all’interno della filiera agricola. Numeri particolarmente significativi, soprattutto se si considera il periodo che abbiamo attraversato e che dimostrano l’impegno che da sempre Nestlé rivolge alle giovani generazioni, volendo continuare a offrire opportunità concrete di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro attraverso l’iniziativa globale Nestlé Needs YOUth.

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Un patto sociale per il clima in difesa di lavoro e diseguaglianze

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2022

“Più che un Patto Costituzionale, citato dal Sindaco di Milano Sala nella sua intervista odierna, crediamo che l’Italia in questo momento abbia la necessità di un Patto Sociale per il Clima che difenda i diritti, il lavoro e contrasti le diseguaglianze sociali. Europa Verde che sta registrando una forte crescita di consensi, anche nei sondaggi, è impegnata a costruire, in previsione anche delle prossime elezioni politiche, una lista che parli alle forze progressiste e alle migliori intelligenze del mondo ecologista, sociale, del volontariato e delle imprese impegnate nella green economy, per costruire un’aggregazione ecologista, progressista e civica che punti ad ottenere un importante risultato elettorale.” Cosí i co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli e Eleonora Ev, che proseguono:”Questa proposta verrà lanciata in una Conferenza Programmatica, che si svolgerà a marzo, che è il frutto della nostra esigenza di collaborare, di dialogare, di lavorare insieme, che abbiamo concretizzato anche con i nostri deputati alla Camera, che hanno deciso di aderire a Europa Verde. Ma per noi è chiaro che non si può arrivare a chiedere una sospensione democratica del nostro Paese proponendo ancora una volta un governo di tecnici, un governo che rappresenta un vero e proprio ostacolo alla realizzazione di una transizione ecologica che sia anche giusta dal punto di vista sociale.” “Abbiamo un ministro dei Trasporti – proseguono gli ecologisti – che ancora propone il Ponte sullo Stretto di Messina, spendendo oltre 50 milioni euro in nuovi progetti di fattibilitá, un ministro per la Pubblica Amministrazione che fa guerra all’innovazione, e che è arrivato al punto di offendere i lavoratori e le lavoratrici che praticano lo smart working. E che dire del ministro Patuanelli, che nei giorni scorsi ha mandato il suo Piano strategico nazionale sull’agricoltura, che è un elogio funebre sulla transizione ecologica? Per non parlare del ministro Cingolani che invece di tassare gli extra profitti delle grandi aziende dell’Energia, che solo nel 2021 ammontano a 4 miliardi euro, preferisce tassare le energie rinnovabili.” “Per questo non siamo d’accordo con chi sta pensando a stabilizzare questo quadro politico anche oltre il 2023. Noi di Europa Verde crediamo che debba esserci una prospettiva che riporti al centro la politica, il cambiamento, e la modernizzazione per portare a compimento quella transizione ecologica assolutamente necessaria per creare nuovi posti di lavoro e un futuro possibile e migliore.” Concludono Bonelli e Evi. By Gianfranco Mascia Ufficio Stampa Europa Verde

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Muore schiacciato a 18 anni anni: Serracchiani, bisogna cambiare

Posted by fidest press agency su martedì, 25 gennaio 2022

“E’ toccato nuovamente al Friuli versare un ingiusto tributo, un ragazzo alla cui famiglia dobbiamo stringerci muti. E’ un dolore senza fine questa sequela di vittime innocenti che perdono la vita mentre si guadagnano il pane, lavoratori anziani su impalcature, giovani che si affacciano ai cantieri, madri e padri di famiglia uccisi dai macchinari. Non si può pagare un simile prezzo per costruire la ripresa del Paese. Abbiamo sentito con chiarezza l’appello dei sindacati, le risposte del Governo, la posizione delle imprese: adesso però basta, le cose devono cambiare”. La presidente del gruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani esprime il suo cordoglio per la morte, oggi in un’azienda meccanica di Lauzacco (Udine), di uno studente 18enne al suo ultimo giorno di stage in un progetto di Alternanza Scuola-Lavoro.

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Il futuro del lavoro nell’industria logistica

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2022

Come sta cambiando il concetto di lavoro con l’avanzare della digitalizzazione, il cambio generazionale e la pandemia da Covid-19? DHL Global Forwarding, divisione del Gruppo Deutsche Post DHL specializzata nel trasporto merci aereo, marittimo e via rail su scala globale, mette in luce quanto emerso dall’ultimo Trend Radar sul futuro del lavoro. Il rapporto, appena pubblicato dal Gruppo, si intitola “Future of Work in Logistics” e si propone di analizzare quanto è cambiato il concetto di lavoro e quali direzioni prenderà nel prossimo decennio. Quali saranno i ruoli, le responsabilità, gli orari, gli strumenti e come cambierà l’ambiente di lavoro nell’industria logistica? Le aziende dovranno mettere in atto nuove strategie per attrarre, formare, mantenere e motivare le persone nell’era digitale. Per trovare una soluzione, oltre 7.000 professionisti del settore della logistica e della supply chain hanno messo sul tavolo le opportunità e le sfide che devono affrontare negli anni a venire. Dai Baby Boomers alla Generazione X, dai Millennials alla Generazione Z fino alla Generazione Alpha: i cambiamenti sociali hanno influenzato il modo in cui concepiamo il lavoro e i lavoratori di oggi stanno prendendo maggior consapevolezza delle condizioni in cui vorrebbero lavorare, delle loro abilità, delle aziende per cui vorrebbero lavorare, dei benefit che vorrebbero ricevere in cambio del loro tempo e della loro forza lavoro. Ogni individuo ha il proprio set di preferenze e obiettivi da perseguire, ma è innegabile che questi siano influenzati dal periodo in cui sono diventati adulti: generazioni diverse hanno idee e valori diversi sul concetto di lavoro, e idee e valori diversi generano nuove necessità. Per la prima volta nella storia, il numero dei nativi digitali ha iniziato a superare quello di chi ha iniziato la propria carriera professionale prima della nascita di internet. Millennials e Generazione Z stanno spingendo l’industria logistica – e non solo – a soddisfare nuovi bisogni su temi quali sostenibilità, diversità e inclusione, welfare aziendale e innovazioni tecnologiche all’avanguardia. Queste necessità hanno portato a grandi cambiamenti nel mondo della digitalizzazione, dell’automazione e dell’intelligenza artificiale, e hanno portato a un impatto significativo sui posti di lavoro e sul modo di concepire il lavoro in interi settori di tutto il mondo. Secondo l’ultimo studio del World Economic Forum il 29% dei compiti attuali sul luogo di lavoro viene eseguito dalle macchine e si prevede una crescita fino al 52% entro il 2025. Il progresso tecnologico è probabilmente il motore del cambiamento nell’industria logistica e i continui miglioramenti nel campo della digitalizzazione, dell’automazione e dell’intelligenza artificiale stanno avendo un impatto significativo sui posti di lavoro e sui luoghi di lavoro in tutti settori e in tutto il mondo, influenzando nettamente gli attori coinvolti lungo la supply chain. Oggi è possibile adottare tecnologie che fino a qualche anno fa erano considerate proibitive a causa dei loro costi, con lo sviluppo di sensori, batterie, comunicazioni wireless, archiviazione dei dati, potenza di calcolo e sistemi di approvvigionamento dei materiali. È grazie a questi progressi che i processi di automazione e digitalizzazione si sono sbloccati e sono stati resi accessibili per la supply chain, aprendo le porte a futuri sviluppi. Sebbene gli esperti non prevedano che l’industria logistica subisca un istantaneo e drammatico “flip of the switch” dal lavoro umano alla piena automazione, gli intervistati percepiscono un graduale cambiamento destinato ad avvenire nei prossimi trent’anni anni in cui più ruoli collaboreranno con la tecnologia piuttosto che competervi. Gli autori del Trend Report prevedono un’applicazione non uniforme e non omogenea delle tecnologie in tutto il mondo, con alcune nazioni e team di lavoro della supply chain che sperimenteranno cambiamenti più o meno lenti o piccoli rispetto ad altri. Per milioni di persone la pandemia ha cambiato il modo di vivere e lavorare, probabilmente per sempre. Ha fornito la spinta a individui e organizzazioni per guardare sotto un’altra luce procedure e abitudini consolidate da tempo e considerare modi alternativi di lavorare: dal ripensare le responsabilità e l’uso degli strumenti digitali, fino al riconsiderare il significato e lo scopo di lavori specifici. Ha cambiato le abitudini di acquisto e conseguentemente aperto le porte a nuove opportunità: basti pensare a un recente studio di Facebook e Bain & Company che ha stimato 70 milioni di persone in più ad aver fatto acquisti online in sei Paesi del sud-est asiatico dall’inizio della pandemia. Un’altra conseguenza della pandemia sulla forza lavoro riguarda il tanto discusso smart working. Oggi è diventato ancor più fondamentale capire le necessità delle persone per creare un ambiente di lavoro efficiente, stimolante e produttivo. Gli attori coinvolti lungo la supply chain devono mettere in atto nuove strategie per rendere il lavoro più flessibile e accessibile attraverso nuove politiche HR e l’introduzione di nuove tecnologie. Leggi il report completo, “Future of Work in Logistics,” online.

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Il lavoro dell’attore Corso di teoria e pratica della scena

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 gennaio 2022

Roma. Il Teatro il Parioli vuole proporre un corso per ragazzi e ragazze dai 18 ai 35 anni che vogliano conoscere da vicino, studiare e praticare l’arte e il mestiere dell’attore: tecniche di apprendimento, esercizi individuali e collettivi, uso della voce, del corpo e dello spazio scenico, approfondimenti tematici, stage immersivi, analisi e interpretazione del testo, studio dei versi e dei linguaggi contemporanei, teatro e cinema: l’attore completo.I docenti sono drammaturghi, attori, autori, registi di grande esperienza. Il corso offre agli allievi una costante pratica di palcoscenico, per esercitare la voce e il corpo, al fine di acquisire, giorno per giorno, una maggiore consapevolezza delle proprie capacità. Il secondo anno di corso prevede che gli allievi prendano parte agli spettacoli che il Teatro il Parioli produrrà principalmente per le scuole, ma non solo.Il Teatro il Parioli, allo scopo di individuare e far esercitare i possibili partecipanti al futuro biennio, organizza due stage intensivi gratuiti per un massimo di 20 allievi, di cinque giorni ciascuno. Gli incontri di selezione, per accedere agli stage, avverranno al Teatro il Parioli il 14 e 15 febbraio 2022, dalle ore 15.00 alle ore 18.00.Per partecipare è necessario inviare, entro il 31 gennaio 2022 una email all’indirizzo scuola@ilparioli.it Inoltre il 13 – 14 – 15 gennaio al Teatro Parioli dalle ore 15.00 alle ore 18.00 si terrà uno stage intensivo su come leggere la poesia tenuto da Piero Maccarinelli. Per partecipare agli incontri scrivere a promozione@ilparioli.it.

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