Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘lavoro’

Lavoro: Mura (Pd), iniziato iter legge per malati oncologici

Posted by fidest press agency su sabato, 18 settembre 2021

“Con le audizioni di oggi cominciamo a colmare una grave lacuna nell’ordinamento giuridico, che non tutela a sufficienza i lavoratori colpiti da tumore o altre patologie invalidanti. Parte oggi l’iter di un intervento legislativo in cui confluiscono diverse proposte di legge, tra cui anche quella del Pd, con cui vogliamo assicurare il diritto alla conservazione del posto di lavoro per i lavoratori dipendenti colpiti da tumore, con la revisione del cosiddetto ‘periodo di comporto’ oltre il quale può scattare il licenziamento, e l’ampliamento dell’indennità di malattia per i pazienti lavoratori autonomi”. Lo dichiara la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd), a proposito dell’inizio dell’esame delle proposte di legge recanti “Disposizioni concernenti la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche”. “Vanno ringraziate associazioni come Salute donna onlus e l’Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare (APMARR) che – sottolinea Mura – hanno portato avanti lunghe battaglie e che oggi hanno portato il loro contributo di conoscenza in Commissione, attraverso le loro presidenti Anna Mancuso e Antonella Celan”.

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Multiutulity: Mura (Pd), ottimali per nuove politiche del lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

“Le multiutility sono uno spazio ottimale per sperimentare una nuova tipologia di politiche attive del lavoro, in cui sono trainanti strumenti come la formazione permanente, l’acquisizione di competenze, gli incentivi alla riorganizzazione del lavoro. Iniziative come il Fondo nuove competenze varato dal Governo devono aiutare ad abbracciare la trasformazione digitale ed ecologica assieme alla transizione sociale, secondo un approccio di equità”. Lo ha detto la presidente della commissione Lavoro Romina Mura (Pd) oggi a Verona al convegno “Multiutility. Il valore delle partnership”, organizzato dalla Uiltec. Sottolineando che “la ricostruzione a valere sul PNRR si fa investendo su un fattore produttivo marginalizzato per decenni, cioè il lavoro di qualità” Mura ha parlato del “nanismo imprenditoriale” come di “una delle variabili che negli anni ha condizionato le dinamiche occupazionali. La competitività si è perseguita abbattendo il costo del lavoro anziché valorizzando le competenze e il capitale umano”.

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Il lavoro domestico cambia nazionalità

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2021

A causa dei mutamenti socio-economici e demografici in corso, gli assistenti familiari in Italia (c.d. “badanti”) sono in costante aumento. Nel periodo 2011-2020, l’INPS certifica un aumento complessivo da 310 mila a 438 mila (+41%). Da un’anticipazione del Rapporto 2021 sul lavoro domestico redatto dall’Osservatorio DOMINA emerge che, se le donne straniere rappresentano la componente più numerosa (67,5%), negli ultimi anni sono cresciute sensibilmente le donne italiane (triplicate, da 36 mila a 106 mila) e oggi rappresentano il 24,3% del totale “badanti”.Inoltre, se consideriamo l’incremento di badanti registrato tra il 2011 e il 2020 (+127 mila), esso è dipeso per oltre la metà dalle donne italiane (+70 mila), mentre le donne straniere hanno contribuito all’incremento per il 33,4% (+43 mila).L’analisi per Regione effettuata dall’Osservatorio DOMINA evidenzia una forte eterogeneità sul territorio nazionale: in otto Regioni (tutte del Sud e Isole) le donne italiane rappresentano più del 30% del totale “badanti”, e raggiungono addirittura il 72,4% in Sardegna. Alla base di questa situazione possono esserci diversi fattori: innanzitutto al Sud vi è una minore presenza straniera, per cui l’offerta di manodopera per quel tipo di mansione è ricoperta maggiormente dagli autoctoni. Inoltre, vi sono evidentemente meno opportunità di lavoro per le donne italiane, per cui il lavoro domestico diventa uno sbocco preferenziale. Infine, evidentemente giocano un ruolo anche la struttura demografica e l’organizzazione familiare.Confrontando le caratteristiche delle badanti italiane e straniere, l’Osservatorio DOMINA evidenzia poi altre informazioni interessanti. Per quanto riguarda la classe d’età, le italiane risultano mediamente più giovani (48,7 anni, rispetto ai 51,8 delle straniere). In particolare, tra le straniere, il 27% ha più di 60 anni, mentre tra le italiane questa quota scende al 17%. Le badanti con meno di 30 anni, invece, rappresentano il 9% tra le italiane e solo il 3% tra le straniere.Ancora più ampio è il divario tra badanti italiane e straniere relativamente all’orario medio settimanale: le italiane lavorano mediamente 22,7 ore settimanali, contro le 38,3 ore delle straniere. In particolare, tra le straniere il 48,2% lavora più di 40 ore settimanali, mentre tra le italiane si scende al 12,0%. Al contrario, tra le italiane il 44,4% lavora meno di 20 ore settimanali, contro l’8,3% delle straniere.

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Le professioniste della sanità afghane non si fidano dei talebani e non tornano al lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 29 agosto 2021

“L’Afghanistan è al penultimo posto in quanto a indicatori di Sviluppo Umano. Per 10.000 abitanti ci sono 2 medici, 5 infermieri / ostetriche , 4 letti di ospedale” “Il Presidente Foad Aodi ( AMSI) con il consigliere diplomatico del Movimento Uniti per Unire, Prof. Laura Mazza sono al fianco delle donne afgane e delle donne che operano nell’ambito sanitario, auspicando che non si vanifichi la loro professionalità e il loro costante lavoro possa essere il perno del cambiamento per le pari opportunità. Sensibilizzare alla solidarietà con un grazie particolare al Governo italiano per aver restituito il sorriso per un futuro migliore a molti afghani in una situazione drammatica. “Dall’inizio della crisi e dell’emergenza in Afghanistan e dopo le prime dichiarazioni dei talebani le professioniste della sanità afghane hanno dichiarato che non si fidano delle buone promesse e nelle dichiarazioni dei talebani visto che contemporaneamente violentano le donne nelle case e ci sono ragazze morte per emorragia, costringono le donne in matrimoni forzati , spose bambine, non vogliono fare vaccini ,i contagi sono triplicati nelle ultime tre settimane ,costringono i medici sia maschi che femmine a curare solo i loro feriti.cosi dichiara Foad Aodi presidente Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia)e UMEM(Unione medica euro Mediterranea) e membro del registro esperti Fnomceo che insieme a Laura Mazza,Consigliera Diplomatica del Movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire,ringraziano il Governo italiano per aver salvato circa 5000 afghane di cui donne e bambini ma bisogna continuare a salvare chi rischia la vita ancora in Afghanistan. Ufficio Stampa Amsi

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In aumento la richiesta del lavoro domestico nelle province italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2021

Se a livello nazionale il lavoro domestico è ormai riconosciuto come un settore in forte espansione e dal forte impatto socio-economico, non bisogna dimenticare che il nostro Paese è caratterizzato da specificità regionali e addirittura locali che determinano differenze significative, anche nella gestione della casa e nella cura degli anziani.Per questo, l’Osservatorio DOMINA ha analizzato le specificità territoriali del lavoro domestico, approfondite nelle schede regionali del Rapporto nazionale sul lavoro domestico.In termini assoluti, Roma e Milano risultano le province con il maggior numero di lavoratori domestici nel 2020 (rispettivamente 113.350 e 98.835), evidentemente essendo i principali centri economici e occupazionali. Con un’analisi più approfondita dei dati, DOMINA rivela che sono 41 le province con un numero di lavoratori domestici regolari ogni 1.000 abitanti più altro rispetto alla media nazionale (15,5). Oristano con 38,5 lavoratori domestici (ogni 1000 abitanti) risulta la provincia con il più alto numero di lavoratori domestici rispetto alla popolazione, seguita da Cagliari (32,3) e Nuoro (27,54); Siracusa invece è la provincia con il dato più basso (4,1 ogni 1000 abitanti) a cui seguono Foggia e Crotone (4,7). Interessante osservare come tra le prime 10 province compaiano ben quattro province della Sardegna, mentre tra le ultime quattro ben quattro della Sicilia e tre della Puglia.

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Sono inutili i diritti conquistati dai lavoratori o è un falso la Costituzione fondata su lavoro?

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 agosto 2021

Una fabbrica di proprietà straniera che di recente ha licenziato 422 persone e deciso di chiudere. Licenziamento contro il quale sono in corso diverse iniziative di pressione, sulla proprietà e sulle istituzioni.Viviamo per scelta in un Paese capitalistico e sarebbe assurdo negare ai capitalisti il loro diritto di esser tali, anche di chiudere un’azienda che non capitalizza.Nel contempo viviamo in un Paese tra i più avanzati al mondo, in un contesto europeo che ha al primo posto l’armonizzazione sociale tra libertà economiche e lavoro.C’è qualcosa che non torna, per chi investe capitali e per chi presta la propria opera. Dimostrato dalla nostalgia per la catena di montaggio e l’impotenza di lavoratori e sindacati di fronte a queste prevedibili dinamiche. Quello che facciamo, noi e i nostri Stati, è per vivere meglio, più sereni, non abbruttirsi e soffrire pur di avere un reddito. Al primo posto ci deve essere DIGNITA’. Quindi non “nostalgia” per la catena di montaggio e non inerzia istituzionale verso Gkn e milioni di altri simili problemi.Quanto opera lo Stato e l’Ue per questa dignità? Vincenzo Donvito, Aduc

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Mercato del lavoro US

Posted by fidest press agency su domenica, 8 agosto 2021

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte. I segnali di miglioramento che la Fed ha dichiarato di attendersi dal mercato del lavoro stanno iniziando ad emergere. Questo consente alla Fed di portare avanti il conto alla rovescia del tapering, senza accelerare però troppo il conteggio. Questo consente alla banca centrale di riservarsi di intervenire tramite tapering per cercare di moderare l’inflazione in maniera non frettolosa, per tenere conto anche dell’impatto dei vari colli di bottiglia e della evoluzione della pandemia e attendere quindi ulteriori miglioramenti, soprattutto dal fronte del tasso di partecipazione che nel mese di luglio è salito marginalmente al 61,7%, ancora distante dal circa 63% della fase pre-pandemica. Lo scenario per i prossimi 3-6 mesi rimane al momento improntato a tassi mediamente più bassi con curva in flattening, in vista dei rallentamenti prospettici che potrebbero derivare dall’effetto congiunto colli di bottiglia/convivenza con la variante in autunno, con particolare focus sul fatto che buona parte della catena di fornitura utilizza anche i lockdown per controllare il virus.Il mese di agosto presenta la possibilità di un rimbalzo dei tassi (primo obiettivo area 1,40% del tasso decennale US) e conseguente steepening della curva, soprattutto se la prossima settimana i dati sull’inflazione confermeranno ancora un posizionamento su livelli elevati. Lo scenario descritto si presenta mediamente supportivo per il comparto azionario in vista di tassi complessivamente contenuti e Fed che si avvicina al tapering senza fretta + BCE accomodante a lungo. Nelle fasi di temporaneo rimbalzo dei tassi ritorna in auge il comparto value e quindi maggiormente l’area Euro. Su un orizzonte più lungo, o scenario delineato, è complessivamente più favorevole agli Usa, data la maggiore presenza di settori più sensibili al calo dei tassi. Sul fronte cambio, confermato lo scenario di un’estate mediamente a favore del dollaro (obiettivo area 1,16, senza la pretesa di centrare con precisione il target) in vista di un diverso atteggiamento di Fed vs BCE, il che è anche benvenuto da un paese come gli USA con forte disavanzo commerciale, per contenere almeno l’inflazione importata

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Lavoro per rinascere

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 agosto 2021

Per salvare l’Italia bisogna creare lavoro, l’unico modo per restituire ossigeno ai cittadini dissanguati dalla pressione dell’emergenza dal Covid 19 e dalla pressione fiscale che comunque non si è nè fermata nè attenuata.Rimane un’unica strada per uscire dallo stallo economico in cui si trova il nostro paese. Produrre per crescere. Non si può rinviare il problema più pungente del mercato del lavoro. Il governo e tutte le forze politiche s’impegnino e si adoperino a creare fonti di lavoro e a riconoscere la complessità dei problemi della nostra società. Non c’è più tempo! Qualunque cosa si faccia è inutile se non si parte da questa priorità. Poi tutto il resto: le famiglie italiane devono avere la garanzia di poter sopravvivere e di “sfamare” i propri figli!

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Il grande potenziale per la ripresa del lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2021

L’Italia ha almeno 4 milioni di occupati in meno rispetto alla media europea, un enorme spreco di capitale umano da cui potrebbe attingere: ben 26 milioni di lavoratori “inattivi”, di cui il 60% donne (4 su 10 concentrati nel Sud e nelle Isole), oltre 5 milioni di giovani. Complessivamente (considerando anche i pensionati), non lavora e non è in cerca di occupazione quasi metà della popolazione, un’anomalia tutta italiana che ci pone ai primi posti in Europa, aggravata nell’anno del Covid19, perché nel 2020 l’inattività nella fascia 15-64 anni è cresciuta del 3%. Un “arcipelago” molto diversificato, che va da giovani impegnati negli studi ad anziani che percepiscono la pensione (statisticamente inattivi, ma con un giustificato motivo), passando da Neet, giovani che non studiano e non lavorano, casalinghe alle quali mancano servizi di supporto per affacciarsi al mercato del lavoro, ex lavoratori, possessori di un sussidio che le politiche attive non hanno intercettato. Vere e proprie “isole”, una diversa dall’altra, perché l’inattività comporta un certo grado di separazione delle comunità sociali.Alcuni italiani sono inattivi per scelta, perché hanno deciso di dedicarsi allo studio, ad un periodo “sabbatico”, alla gestione della famiglia, perché il lavoro e la retribuzione offerta non sono considerati accettabili o perché possono vivere con una pensione o un sussidio. Altri per forza, vittime di eventi traumatici o scoraggiati dall’attesa di una transizione, dallo studio o dalla disoccupazione, al lavoro. Nello specifico, l’arcipelago degli inattivi è costituito da 5,2 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni, 3,6 milioni di uomini 30-69 anni, 7,1 milioni di donne 30-69 anni e 9,9 milioni di over 70. È la fotografia di “Ripartiamo da 26 milioni di inattivi”, il nuovo rapporto di Randstad Research, il centro di ricerca sul lavoro promosso da Randstad, che ha analizzato questa anomalia italiana per esplorarne il futuro possibile.La geografia degli inattivi. Considerando la popolazione oltre i 15 anni, sono 26 milioni gli inattivi in Italia a fine 2019 (scelto come periodo di riferimento dell’analisi per non scontrarsi con gli effetti della pandemia). Di questi, quasi il 40% è concentrato nel Sud e nelle Isole (10,2 milioni), il 24,5% nel Nord ovest, il 19% nel Centro e il 17,3% nel Nord est. Se metà della popolazione italiana è inattiva, impressiona il dato del meridione dove la quota raggiunge ben il 58% della popolazione. Analizzando l’età degli inattivi, la quota maggiore di 11 milioni di persone si trova nella classe di età centrale dei 30-69 anni, composta soprattutto da lavoratori “scoraggiati”; 10 milioni sono over 70 pensionati; i rimanenti 5,3 milioni appartengono alla classe dei più giovani. In Italia le donne sono il 60% degli inattivi. Una netta maggioranza comune in tutta Italia, senza particolari differenze regionali. Nel confronto internazionale, il problema dell’inattività grava in maniera speciale sull’Italia: nell’Europa a 28 siamo il terzo paese (dopo Turchia e Montenegro) per percentuale di inattivi sulla popolazione tra i 15 e i 64 anni, 8,4 punti percentuali più della media europea (25,8%). Ancora più impressionante il dato sulla popolazione femminile: con il 43,2% di donne inattive sulla popolazione 15-64 anni, siamo 12 punti in più rispetto alla media Eurostat (terzi dopo Turchia e Macedonia).

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Wyser: il remote working incentiva i rapporti di lavoro internazionali

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2021

Lavorare per un’azienda estera senza oltrepassare i confini dell’Italia? Non soltanto oggi è possibile farlo, ma per molti professionisti si tratta anche di una prospettiva allettante.Se la recente crisi sanitaria ha trasformato radicalmente il mondo del lavoro, imponendo l’adozione di soluzioni di emergenza quali lo smart working su vasta scala, allo stesso tempo si sono palesate nuove opportunità che, nel periodo pre-pandemico, erano state esplorate poco o nulla, proprio come la possibilità di lavorare da remoto per aziende oltreconfine.Da una recente indagine di Wyser è così emersa la volontà, tra professionisti e manager italiani, di avere un rapporto di lavoro con aziende internazionali ma dall’Italia: a dirlo è il 93% dei rispondenti su un campione di oltre millecinquecento persone. Le motivazioni sono molte e varie: per vivere un’esperienza internazionale senza allontanarsi dalla famiglia, per esplorare nuove prospettive e metodologie, per affrontare nuove sfide, per aiutare l’ambiente riducendo gli spostamenti casa-ufficio o anche per ridurre il tasso di disoccupazione.E la mancanza di contatto umano? Non spaventa, perché “l’empatia non conosce confini” e la componente umana “si può coltivare anche dietro uno schermo” – pensieri forse frutto di un anno di social distancing.I risultati del sondaggio evidenziano la volontà dei lavoratori italiani di sfruttare a pieno le potenzialità del remote working, confermando così i dati di una ricerca Wyser del 2020 in cui il 60% degli intervistati si dichiarava pronto a cambiare lavoro in caso di un ritorno a tempo pieno in ufficio. Tali dati sono anche in linea con i trend internazionali: secondo una ricerca di McKinsey il 52% dei lavoratori desidera un futuro del lavoro più flessibile.Se dunque, da una parte, c’è una forte propensione verso il lavoro da remoto per aziende con sede all’estero, dall’altra non manca chi farebbe l’esperienza opposta, lavorare per l’Italia da un altro Paese. Per il 42% dei partecipanti al sondaggio la Spagna rappresenta la metà più gettonata per un’esperienza professionale oltreconfine, seguita da Regno Unito (31%) e Francia (11%). Il restante 16% punta non solo a mete europee come Portogallo, Irlanda o Germania, ma guarda anche oltre, fino ad arrivare alla Cina, all’Indonesia o agli Stati Uniti. Tale scelta è dettata non solo da elementi prettamente professionali, ma anche da quelli culturali e dallo stile di vita della nazione indicata, un orientamento condiviso dal 71% degli intervistati, per cui la qualità della vita rappresenta il principale fattore da valutare nella scelta del paese estero da cui continuare a lavorare per aziende con sede in Italia.

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Il futuro del lavoro è il futuro della nostra società e della nostra civiltà

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 luglio 2021

Non bastano politiche economiche efficaci per superare la più grande crisi sociale del dopoguerra e affrontare i mutamenti del nostro tempo. Serve, come premessa, un nuovo pensiero dal quale nascano politiche e iniziative capaci di distruggere le vecchie retoriche ideologiche sul lavoro, sulla globalizzazione, sul futuro. In particolare, la tecnologia, pur con i suoi interrogativi etici, può essere un formidabile alleato nell’umanizzazione del lavoro. La sfida è aperta: l’esito dipende da ciò che sapremo mettere in campo. Bisogna reimparare a dire “lavoro” con nuove parole, se vogliamo crearne di nuovo e cogliere l’opportunità che offre di rendere la nostra vita più consapevole e profonda. Oggi, infatti, il lavoro soffre proprio perché mancano nuove narrative che propongano un comune denominatore e un senso a tutte le attività umane ad esso connesse e rischiano di prevalere le “bufale” sulla fine del lavoro, le prospettive catastrofiste e le retoriche sull’impoverimento generalizzato del lavoro. Il libro di Marco Bentivogli parte da qui, per dare un contributo alla costruzione di un nuovo pensiero del lavoro attorno ad una cultura che ne riconosca i nuovi significati e la grande portata prospettica che esso può rappresentare per le persone. Lo sforzo di riportare la cultura del lavoro dentro la storia come elemento di riscatto e salvezza. Anche sulla scorta delle parole di Papa Francesco, Bentivogli accoglie e rilancia la sfida, in questo periodo di cambiamenti epocali, ad avviare processi, più che ad occupare spazi, e a coltivare il lavoro che fa fiorire il genere umano, perché seme di giustizia e dignità. La trasformazione digitale, ben prima della pandemia, ha “scongelato” i pilastri degli spazi (luoghi) e dei tempi (orari) del lavoro. Ma se la tecnologia è indispensabile poiché abilitante, questi cambiamenti operano sul senso e la cultura e pertanto necessitano soprattutto di una modifica profonda del paradigma economico e imprenditoriale. Modelli organizzativi, gerarchici e di business basati sul “controllo” devono lasciar spazio alla libertà, alla responsabilità, all’autonomia e alla fiducia. Il lavoro a “umanità aumentata” non piove dal cielo. Si apre una fase straordinaria in cui serviranno schiere di “architetti del lavoro”, persone capaci di interpretare ed innovare spazio e tempo del lavoro in ottica ecosistemica. Se, come sembra, il lavoro ripetitivo si sta contraendo in luogo di quello a maggiore ingaggio cognitivo (contributo umano), non vi sono più scuse per non riscoprire la dimensione comunitaria d’impresa in cui, l’elemento di “cura” delle persone sia un valore che consenta la crescita simultanea dei lavoratori e della produttività. Serve il coraggio di mettere in soffitta l’antagonismo e il paternalismo padronale nelle relazioni di lavoro, e di praticare la partecipazione strategica dei lavoratori come elemento di democrazia sostanziale e diffusa. Andrà in cantina il vecchio linguaggio della nave perché il futuro del lavoro è femmina. Non donna, femmina. Femminili saranno le parole, le competenze che saranno sempre più richieste in ambito professionale, la dimensione di cura, il punto di vista per la soluzione dei problemi complessi, perché nessun robot sarà in grado di replicare le cosiddette soft skills, ovvero le capacità emotive e relazionali. Femminili saranno i modi di organizzare le aziende, perché le gerarchie rigide e il comando verticale non funzioneranno più in uno scenario complesso, veloce e incerto. Questa è la sfida del lavoro, crocevia delle tre grandi trasformazioni, (digitale, climatico – ambientale e demografica) e terreno formidabile di riscatto e di salvezza per la condizione umana.

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Lavoro: Mura (Pd), dati Invalsi gettano ombra su occupabalità

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2021

“Lo spaccato offerto dai dati Invalsi si aggiunge a un preoccupante aumento dei Neet e alla crescita delle disuguaglianze generazionali e territoriali, che gettano un’ombra sulla futura occupabilità di molti giovani. C’è una platea di ragazzi già in aree svantaggiate per i quali i ritardi e gli abbandoni scolastici comportano carenza di competenze di base, che si tradurranno in difficoltà a inserirsi in un mercato del lavoro che chiede crescenti competenze specifiche anche digitali. Per prevenire situazioni di marginalizzazione, emerge la necessità di creare un sistema di formazione che si attivi prima e durante il lavoro”. Lo ha affermato la presidente della commissione Lavoro Romina Mura (Pd), a margine dell’audizione di rappresentanti dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (INAP), nell’ambito dell’indagine sulle nuove disuguaglianze prodotte dalla pandemia nel mondo del lavoro.

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Opportunità di lavoro nell’istruzione ai laureati rifugiati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 luglio 2021

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, e la rete globale Teach For All collaborano per sostenere l’impiego dei laureati rifugiati nel settore dell’istruzione attraverso una rete di programmi di borse di studio per l’insegnamento. La partnership sosterrà l’inclusione dei rifugiati nelle comunità ospitanti.Secondo la Banca Mondiale, il ritorno economico sulla frequenza universitaria è il più alto di tutto il sistema di istruzione, con un aumento medio del 17% dei guadagni per ogni anno di università frequentato. Nell’ambito della collaborazione, i laureati sostenuti dal programma di borse di studio DAFI (Albert Einstein German Academic Refugee Initiative) saranno avviati verso l’occupazione attraverso una borsa di studio per l’insegnamento e lo sviluppo di leadership con Teach For All.“Questa entusiasmante partnership con Teach for All aiuterà i laureati rifugiati a entrare nel mercato del lavoro e a realizzare il loro immenso potenziale come membri attivi delle comunità ospitanti”, ha detto Rebecca Telford, capo dell’istruzione dell’UNHCR.Ad oggi in tutto il mondo solo il 3% dei giovani rifugiati ha accesso all’istruzione superiore. Attraverso il programma DAFI e altri progetti come UNICORE – University Corridors for Refugees, l’UNHCR aiuta i rifugiati a iscriversi a istituti pubblici di istruzione superiore in tutto il mondo, come parte del suo obiettivo di garantire che, entro il 2030, il 15% dei giovani rifugiati sia iscritto all’università, in linea con gli obiettivi del Global Compact sui Rifugiati e l’impegno di “non lasciare nessuno indietro” dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.La collaborazione permetterà alla rete di organizzazioni partner di Teach For All nei paesi d’asilo di includere i laureati rifugiati nei loro pool di insegnanti e di trasformarli in leader motivazionali per le loro classi. Verrà sperimentata in diversi paesi africani con l’obiettivo di espandersi in altri paesi dove operano le organizzazioni partner di Teach For All. Opportunità di lavoro come quelle fornite dalla rete di Teach For All sono vitali per promuovere la piena inclusione sociale ed economica dei rifugiati che hanno conseguito una laurea e possono mettere le loro preziose capacità e talento a servizo dell’insegnamento.

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Report dedicato a “Sviluppo Sostenibile: giovani, vita e lavoro”

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2021

Sofidel (azienda nota ai più per il marchio Regina) in collaborazione con l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, punto di riferimento in Italia per le ricerche sul mondo giovanile, ha promosso il primo Report dedicato a “Sviluppo Sostenibile: giovani, vita e lavoro”.La ricerca evidenzia il crescente livello di informazione e consapevolezza dei giovani sui temi dello sviluppo sostenibile (2 su 3), la fiducia riposta in scienziati ed esperti (l’82% del campione dichiara di ascoltarli), la loro apertura al cambiamento e all’innovazione (84%), e la volontà di contribuire attivamente attraverso il lavoro alla costruzione del bene comune (60% fra i più giovani). Una fotografia che aiuta a comprendere come le ultime generazioni (ragazzi e ragazze fra i 18 e i 34 anni) abbiano inglobato la sostenibilità nel loro orizzonte di vita e sappiano coniugare pragmatismo e idealismo, qualità della vita e ambizioni.Di particolare interesse la passione per natura. La maggior parte dei giovani afferma di cogliere ogni occasione per stare a contatto con la natura (77%) e di voler vivere in futuro vicino alla natura (79%). Inoltre, un giovane su tre auspica un lavora che consenta di stare a contatto con la natura. Un dato assolutamente innovativo che si unisce all’attivismo di questa generazione che quasi nella sua totalità si sente un soggetto attivo e generatore di nuove soluzioni (87%).Sul fronte lavorativo i ragazzi, pur attenti al tipo di contratto e retribuzione, dichiarano di preferire impieghi che si svolgano in un’azienda con valori che condividono (60%). Particolare importanza infine viene data all’impegno in sostenibilità delle aziende. Tre i principali concetti che, secondo le nuove generazioni, dovrebbero muovere le imprese in futuro: il benessere dei lavoratori, la dimensione etica (in particolare l’onestà) e la sostenibilità ambientale.La ricerca rientra nell’ambito della campagna di azioni #LaNostraCartaMigliore il programma di azioni messe in campo da Sofidel per la promozione dello sviluppo sostenibile e a favore dei giovani, di cui alleghiamo il comunicato stampa. Per accedere alla ricerca completa: Icona pdf SOFIDEL_REPORT – Sviluppo Sostenibile.pdf

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Lavoro: Cia, bene rinnovo contratto per 16 mila quadri e impiegati agricoli

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2021

Siglato il rinnovo del CCNL Impiegati agricoli sottoscritto da tutte le parti sociali (era scaduto nel dicembre 2019), che hanno raggiunto l’accordo con un aumento del 2%, con decorrenza 1/7/2021. Il contratto interessa circa 16.000 impiegati, ma nonostante il rallentamento delle trattative a causa delle crisi pandemica, le associazioni dei datori e dei lavoratori nel mondo agricolo sono riuscite comunque a garantire un contratto adeguato a chi svolge attività fondamentali a supporto degli imprenditori. Per Cia-Agricoltori Italiani, l’esito positivo del negoziato è di grande importanza, trattandosi del rinnovo di uno dei due principali contratti del comparto, in rappresentanza del 3% dei lavoratori del settore agricolo. In uno scenario in cui, da una parte, si registra l’assenza di strumenti normativi che disciplinano la flessibilità intrinseca nell’occupazione agricola e dall’altra, la presenza di una legislazione contro il lavoro irregolare sempre più stringente, Cia ritiene che questo contratto possa essere lo strumento utile a convogliare sia le esigenze di lavoratori e imprese. Il rinnovo del CCNL potrà, dunque, avere la capacità di attrarre sempre di più le imprese agricole, considerando che in questi ultimi di 10 anni l’occupazione agricola ha mantenuto i suoi livelli, senza subire traumi, registrando piccoli, ma significativi trend di crescita.

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Lavoro: Rinnovo contratto Poste Italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2021

“Il risultato raggiunto con la firma dell’ipotesi del CCNL conferma che il patrimonio delle relazioni industriali in Poste Italiane è fortemente improntato ai temi della solidarietà, della difesa salariale e dell’occupazione. Valori che garantiscono, anche a fronte dei profondi cambiamenti socio-economici di oggi, delle difficoltà del settore postale e nonostante l’inedita situazione pandemica ancora in corso, la difesa dei diritti dei lavoratori e una sostenibilità economica e normativa per gli operatori del settore”. Lo ha detto Walter De Candiziis, Segretario Generale Failp Cisal commentando l’intesa con Poste Italiane per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per il triennio 2021-23. “Oltre a significative modifiche dell’impianto normativo su part-time, lavoro agile, ferie e gli impegni sulla classificazione del personale ed il sistema inquadramentale – continua De Candiziis – l’ipotesi, prevede incrementi economici per un aumento complessivo medio mensile di 110 euro pro capite (di cui 90,00 euro per aumenti salariali, 20,00 euro per incrementare il ticket restaurant). L’intesa prevede inoltre il pagamento di un importo di 1.700,00 euro per il biennio 2020-21, di cui € 900,00 a titolo di vacanza contrattuale per l’anno 2020 e € 800,00 quale anticipazione sui futuri miglioramenti contrattuali per l’anno 2021, che i dipendenti del Gruppo riceveranno in un’unica soluzione con lo stipendio di luglio 2021”.

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Lavoro: Cia, non ci sarà manodopera per frutta e verdura senza interventi su Reddito di cittadinanza

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2021

C’è grande bisogno di manodopera nei campi per la raccolta estiva di frutta e verdura e occorre, dunque, incoraggiare i percettori di Reddito di cittadinanza ad accettare il lavoro stagionale nelle aziende agricole. Cia-Agricoltori Italiani lancia l’allarme, rilevando che la quasi totalità delle negoziazioni in tema di lavoro agricolo avviene fuori dai Centri per l’impiego, gli unici abilitati alla cessazione del sussidio al secondo rifiuto di un’offerta lavorativa. Attualmente, chi beneficia del sussidio può rifiutare offerte nella contrattazione diretta con le aziende, senza alcuna conseguenza. Cia, che ha accolto con favore il rifinanziamento del fondo per il Reddito di Cittadinanza, ritiene tuttavia necessario superare l’impasse della crisi estiva di manodopera, con un intervento del legislatore nel Decreto Sostegni Bis o nel Semplificazioni, attualmente in fase di riconversione. Occorre, infatti, trovare strumenti che consentano di mantenere il diritto all’assegno, nell’eventualità di proposte di lavori agricoli, che per loro natura possono avere un arco temporale limitato. Un intervento del legislatore in questa materia è urgente anche per sconfiggere la piaga del lavoro irregolare.Cia propone, dunque, di reinserire una norma (fu in vigore fino al 31-12-20), che permetta al percettore di Reddito di cittadinanza di stipulare con i datori di lavoro del settore agricolo contratti a termine non superiori a 30 giorni, rinnovabili per ulteriori 30 giorni, senza subire la perdita o la riduzione dei benefici previsti, nel limite di 2.000 euro per l’anno 2021.“Dobbiamo riuscire a impiegare anche temporaneamente nel settore agricolo quei lavoratori che percepiscono il Reddito di cittadinanza o un sussidio, perché hanno perso il lavoro –dichiara il presidente Cia, Dino Scanavino-. E’ vero, il lavoro agricolo richiede spesso competenza e conoscenza specifica, ma alcune tipologie di lavoro non richiedono particolare specializzazione. Quello che conta è non perdere ulteriore tempo perché la raccolta di frutta e verdura estiva nei campi comincia adesso e finisce a settembre”.

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Un mercato del lavoro da ricostruire

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2021

di Giuseppe Bianchi I periodici sondaggi indicano due priorità condivise dagli italiani: la tutela della salute e la tutela dell’occupazione. La prima si sta allentando con i risultati del piano vaccinario, mentre la seconda è tuttora carica di tensioni sociali. È noto che nel periodo dell’emergenza sanitaria il nostro Governo è ricorso alla misura straordinaria del divieto dei licenziamenti nell’intento di tutelare l’occupazione in un momento di forte rallentamento della produzione.Il nodo critico è che queste istituzioni pubbliche, distribuite per competenze tra Stato e Regioni, per lo più non funzionano. Un esempio attuale è fornito dalla multinazionale USA Whirlpool che nel maggio del 2019 ha comunicato la decisione di chiudere lo stabilimento di Napoli prevedendo 350 licenziamenti. Sindacati ed Enti Locali hanno consumato due anni nel chiedere la revoca di tale decisione che contraddiceva precedenti impegni sottoscritti dalla stessa impresa, sostenendo nel frattempo i redditi dei lavoratori con gli ammortizzatori sociali. Questa opera di persuasione non è andata a buon fine ed ora i licenziamenti sono alla porta. Va detto che si tratta di lavoratori con buona professionalità e con un’età media di 42 anni. In questo lungo intervallo di tempo è stata offerta qualche alternativa di lavoro a questi lavoratori spendendo la loro esperienza, capacità professionale, disponibilità lavorativa? Nessuna. Si è guadagnato tempo nell’attesa che il problema si risolvesse da solo. Una situazione che spiega l’atteggiamento del Sindacato di farsi scudo del divieto dei licenziamenti.Ma a questo punto si pone una domanda: in presenza di casi analoghi di esuberi del personale o di riconversioni professionali (destinati a moltiplicarsi nel futuro) non c’è una corresponsabilità di imprese e sindacati nel trovare soluzioni che conciliano ristrutturazioni aziendali e tutele del lavoro? Missione, da sempre, del Sindacato è quella di realizzare la tutela del lavoro nelle aziende e nel mercato del lavoro a sostegno dell’occupazione, così come il mondo delle imprese ha sempre favorito una rete di protezione sociale per agevolare la competitività produttiva.Non va peraltro dimenticato che le parti sociali hanno dato vita ad un mercato dei capitali costituito da fondi settoriali che riguardano pensione, salute, formazione, integrazione dei redditi e riallocazione dei lavoratori. C’è la strumentazione degli Enti Bilaterali e dei Fondi di Solidarietà che, per quanto limitata ad alcuni settori (credito, agricoltura ed altri) indica la capacità di dar vita a forme di welfare privato collettivo. Se si vuole arginare la prospettiva velleitaria di uno Stato Provvidenziale le parti sociali devono recuperare un ruolo nelle politiche del lavoro, peraltro svolto nel passato, perchè l’attuale stato sociale è inadeguato per gestire le profonde trasformazioni che si prospettano nelle strutture occupazionali e nelle organizzazioni del lavoro a livello di impresa. Governo e parti sociali devono recuperare una capacità di cooperazione lungo un asse di obiettivi condivisi facendo pace con una storia di reciproca sfiducia e di divisioni per ridare vitalità ad un sistema di relazioni industriali frustrato da anni di bassa crescita e di stagnazione della produttività e bassi salari. (abstract) fonte: (https://www.facebook.com/QuaderniISRIL/ e sul sito http://www.isril.it)

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I dipendenti sono davvero pronti a tornare in ufficio a tempo pieno?

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2021

Marco Dell’Uomo, Italy Country Leader di Alight, uno tra i principali fornitori di soluzioni cloud integrate per il capitale umano e di business, spiega che il 94% delle persone desidera mantenere la possibilità di lavorare da remoto anche dopo il Covid. Sembra infatti che molti lavoratori abbiano apprezzato la flessibilità dell’home office.Tuttavia, un gran numero di aziende spera ancora in un ritorno alle modalità lavorative pre-pandemiche. Tra i servizi finanziari, per esempio, molti datori di lavoro temono che i lavoratori da remoto restino indietro rispetto alle loro controparti che lavorano in ufficio – eppure, un recente studio ha rilevato che oltre tre quarti dei dipendenti (77%) del settore ritiene che il lavoro ibrido renda la loro azienda più stabile.Con quasi due terzi (64%) dei lavoratori che desidera un approccio flessibile al lavoro, risulta evidente che l’autonomia del lavoro da remoto sarà fortemente richiesta anche in futuro. I datori di lavoro che si rifiuteranno di accogliere modelli di lavoro flessibili potrebbero quindi vedere molti dei propri dipendenti andarsene.Con una persona su cinque che punta a diventare il capo di sé stesso entro il 2025, il mercato del lavoro assisterà presto una decisa inversione di tendenza in cui il lavoro autonomo diverrà la scelta preponderante tra i lavoratori. I freelance possono essere molto più flessibili nel loro approccio al mondo del lavoro, possono determinare le condizioni di impiego e gli orari, i progetti da gestire, così come la loro posizione. Per questo il 2021 e il 2022 potrebbero rappresentare il biennio di ascesa dei freelance.

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Rappresentanza nel mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2021

“Questo è un momento storico in cui, rispettando il metodo del patto sociale e del dialogo con tutti, dobbiamo provare a fare un passo avanti in tema di rappresentanza nel mondo del lavoro, in modo che i contratti collettivi firmati abbiano valore erga omnes. Anche per gli elementi di approfondimento fatti in commissione Lavoro non è un obiettivo facile da raggiungere ma aiuterebbe a portare legalità e tutele ai lavoratori”. Lo ha detto oggi la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd), partecipando all’incontro “La riforma che manca: il Lavoro” organizzato nell’ambito delle Giornate del Lavoro CGIL, Futura 2021. “Mi rendo conto delle difficoltà ma – ha spiegato Mura – ci sono le risorse, c’è un Governo di unità nazionale, ci sono i sindacati, le associazioni datoriali, il terzo settore che stanno dando sollecitazioni interessanti. Vedo molta disponibilità da parte di tutti i soggetti che hanno un ruolo a voler fare un passo in avanti e – ha precisato – dentro questo contesto in commissione Lavoro noi siamo pronti a fare la nostra parte”.“Se riusciamo a costruire un pacchetto di diritti valido per tutti – ha ragionato la parlamentare – come stiamo facendo per le tutele universali, e attraverso una legge sulla rappresentanza lo affianchiamo alla possibilità che i contratti collettivi siano validi erga omnes, entreremo in un percorso virtuoso che ci consentirà di ottenere grandi risultati”.

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