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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°122

Posts Tagged ‘lavoro’

“La prospettiva del diritto del lavoro, oggi e nei prossimi decenni”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

Parma Lunedì 23 aprile, dalle ore 15 alle ore 19, presso l’aula A del Palazzo Centrale dell’Università di Parma (via Università 12), si terrà il Convegno internazionale di Diritto del Lavoro dal titolo “La prospettiva del diritto del lavoro, oggi e nei prossimi decenni”.
L’incontro di studio, presieduto da Enrico Gragnoli, Ordinario di Diritto del Lavoro presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Ateneo, vedrà quali Illustri relatori Guy Davidov, Full Professor of Labour Law alla Hebrew University of Jerusalem, Membro del Comitato Esecutivo dell’International Society for Labor and Social Law, nonché Fondatore e Membro del Comitato Direttivo del Labour Law Research Network; Roberto Romei, Ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università “Roma Tre”; Vincenzo Ferrante, Ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Massimiliano Marinelli, Ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università degli Studi di Palermo.

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Giornata di “Orientamento al lavoro e alle professioni”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

Bari Giovedì 12 aprile, dalle 15,30, la Camera di Commercio di Bari ospiterà alternanzaday, giornata promossa da Unioncamere e dalle Camere di commercio italiane e dedicata al progetto “Orientamento al lavoro e alle professioni”. Vi prenderanno parte dirigenti scolastici, docenti, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di categoria, studenti.
Nel corso dell’iniziativa verranno illustrate le modalità di partecipazione delle scuole e degli studenti alla seconda sessione del premio Premio “Storie di alternanza” che riguarderà le esperienze di alternanza realizzate nel I semestre 2018 e ha un ammontare complessivo pari a € 5.000,00. Verrà inoltre:
presentato il Bando 2018 per la concessione di un contributo in forma di voucher per percorsi di Alternanza Scuola – Lavoro a beneficio delle MPMI (micro, piccole e medie imprese) del territorio di competenza della Camera di Commercio di Bari;
illustrato il funzionamento del RASL, il registro dell’Alternanza Scuola-Lavoro per le scuole e accreditamento dei dirigenti scolastici alla piattaforma;
fornite indicazioni sull’utilizzo dei dati Excelsior per l’orientamento alle professioni e ai percorsi di Alternanza Scuola- Lavoro.
Nel corso della manifestazione, presso lo spazio dedicato, i dirigenti scolastici muniti di CNS (carta nazionale servizi), potranno richiedere il rilascio dello SPID (sistema pubblico di identità digitale).

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Nella società dei robot, fantasia e creatività salveranno economia e lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

Tra le nuove professioni legate alla cultura e al turismo che i millennials possono intraprendere, ci sono per esempio le figure del “rigeneratore urbano”, che sta nella comunità e ne ridisegna spazi comuni e funzioni sociali, o quella dell’“audience developer”, in grado di far partecipare e crescere una comunità all’interno del progetto culturale e turistico del luogo. O ancora quella del data journalist, capace di integrare competenze comunicative e di storytelling con altre scientifiche, statistico-economiche e informatiche, leggendo e trovando nuove storie da raccontare dentro l’enorme mole di dati oggi a nostra disposizione. Dall’incontro rivoluzionario tra nuove tecnologie e patrimonio c’è oggi l’opportunità, per chi vuol diventare un professionista della cultura, di sviluppare una missione da “eroi”, intesi come persone con il coraggio di cominciare strade nuove attraverso la fantasia e la creatività che questo mondo robotizzato non può sostituire, persone in grado di avviare e intraprendere avventure inedite per aprire squarci di innovazione anche in realtà finora poco abituate a confrontarsi con il futuro. La riflessione è stata al centro della terz’ultima tappa del Future Forum della Camera di Commercio di Udine, quest’anno concentrato sulle “economie della bellezza”, cioè sulle potenzialità di un territorio come quello friulano, che ha una ricchezza aggiuntiva: cinque siti Patrimonio Unesco nel raggio di pochissimi chilometri, siti che rappresentano una immensa opportunità di sviluppo, anche occupazionale. Nella sede dell’Università di via Gemona a Udine, con tantissimi partecipanti e molti giovani delle scuole superiori e dell’Università, il confronto, moderato dal direttore If di Pisa e Digital strategy advisor di Gedi Gruppo Editoriale Claudio Giua, ha visto succedersi le diverse esperienze di Agostino Riitano, project and cultural manager del progetto Matera Capitale della cultura, Mirko Lalli, fondatore e ceo di Travel appeal, startup sviluppata in H-Farm che porta l’esperienza turistica a un nuovo livello migliorando l’attività tanto del turista quanto dell’azienda che opera nel settore, Marco Antonio Attisani, fondatore e Ceo di Watly, il primo computer, sviluppato in Friuli, che funziona a energia solare, purifica l’acqua, genera energia elettrica e permette la connettività, e Nico Pitrelli, responsabile comunicazione della Sissa di Trieste. Assieme a loro anche Andrea Zannini e Simonetta Minguzzi, direttore e docente del Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Udine. Per Zannini, «parlare di turismo culturale significa riflettere sulla partecipazione dei cittadini alla vita comunitaria», ed è necessario, ha detto, «farsi carico della bellezza dei posti in cui viviamo con consapevolezza e affetto per la loro cura. L’uso intelligente del patrimonio culturale apre molteplicità di potenzialità che richiedono una formazione superiore». Se per la Minguzzi «l’innovazione tecnologica offre opportunità di rinnovare anche le professioni più tradizionali della cultura», Riitano ne ha portato gli esempi, evidenziando come si stiano consolidando «progetti di innovazione culturale in grado di generare processi di innovazione sociale. Mentre attivo nuovi modi di promuovere un sito culturale, attivo anche la comunità, le persone, il welfare. In Italia abbiamo mappato circa 2500 progetti di questo tipo e lì dentro ci sono professionalità e sensibilità che non provengono da percorsi formazione tradizionali». Professionalità con «l’attitudine a mettere in campo nuove idee, che sanno muoversi in contesti tendenzialmente ostili all’innovazione, che sono “antifragili”, prosperano cioè nel caos con spirito aperto, sapendo gestire anche il fallimento in maniera rapida e senza paura». Pitrelli, responsabile della comunicazione del progetto Trieste città della Scienza ha ragionato sulle potenzialità che proprio la scienza ha di generare nuove professioni, mettendosi oggi in relazione con competenze e realtà totalmente diverse, di cui è chiamata a risolvere problemi. Come nel caso dell’informazione e del giornalismo, messi in discussione dalle nuove tecnologie, cui però proprio l’integrazione con la scienza può aiutare a trovare nuova identità. Attisani di Wotly, ha poi sottolineato che «l’innovazione non risiede nello strumento tecnologico, perché il vero motore è lo spirito umano. Non dovete lavorare – ha detto ai più giovani – ma abbracciare una missione, scegliere un obiettivo per migliorare il mondo e perseguirlo come gli adulti di oggi non sono stati in grado di fare». Come ha rimarcato infine Lalli nel suo apprezzatissimo intervento, «in una realtà in cui «2617 volte al giorno consultiamo il telefono, passiamo il 70% del tempo da svegli guardando media, la nostra capacità di attenzione è crollata da 12 secondi a 8 (un pesce rosso ne ha 9) e il 39% dei millennials dichiara di avere un rapporto emotivo con il proprio cellulare abbiamo l’opportunità unica di valorizzare anche umanità e identità culturale con le nuove tecnologie. Dobbiamo però capirle e padroneggiarle». Per Lalli, sono due le grandi tendenze, già rivoluzioni in atto: «la tecnologia blockchain, non tanto per le criptomonete ma per la sua capacità di rivoluzionare completamente Internet e la fruizione che noi abbiamo dei servizi, e in secondo luogo l’intelligenza artificiale. Nei prossimi 10 anni – ha concluso – sappiamo che spariranno tanti lavori, ma saranno tutti lavori utili per risolvere problemi semplici. Rimangono aperti tutti i lavori in grado di risolvere problemi complessi. E poi la nostra creatività: non c’è in questo momento una intelligenza artificiale che possa sostituirla».

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Alternanza scuola/lavoro in Slovenia: al via il progetto per gli studenti italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Lingua Inglese, gestione di impresa e un pizzico di storia: da qualche settimana è partito un progetto di collaborazione tra la Slovenia e importanti istituti di istruzione superiore italiani, con l’obiettivo di sviluppare programmi di alternanza scuola/lavoro oltreconfine.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie alla partecipazione del Gruppo Hit, operatore turistico sloveno che, oltre ad ospitare gli studenti nei suoi hotel di Nova Gorica e dintorni, collabora attivamente alla gestione dei corsi di formazione.
I primi gruppi sono stati organizzati tra febbraio e marzo dall’IIS Cipolla-Pantaleo-Gentile di Castelvetrano, in provincia di Trapani, per un totale di circa 100 studenti; altri gruppi sono partiti successivamente da Roma e Torino.
Ospiti dell’hotel Sabotin situato in Slovenia, a ridosso dell’Isonzo, gli studenti partecipano ad un corso intensivo di inglese, abbinato ad una serie di escursioni alla scoperta delle attrattive di carattere storico e naturalistico del territorio: Caporetto, con il Museo della Grande Guerra e il Sacrario Militare, le Grotte di Postumia e il castello di Predjama, fortezza del XIII secolo incastonata in una parete rocciosa alta più di 100 metri.
Sotto la guida di un tutor, i ragazzi toccano con mano anche i meccanismi organizzativi di un’azienda come il Gruppo Hit che, con oltre 2.000 dipendenti, si colloca al primo posto tra gli operatori legati al turismo e all’intrattenimento in Slovenia. Tra gli argomenti trattati: tecniche di problem solving, gestione delle risorse umane e rudimenti di marketing.
Suzana Pavlin, sales manager del Gruppo Hit, ha dichiarato: “siamo orgogliosi di essere parte attiva nell’ambito di questa iniziativa che avvicina prestigiose istituzioni scolastiche alla Slovenia, offrendo così agli studenti un esempio concreto di quel mercato globale con cui sempre più spesso saranno chiamati a confrontarsi”.

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5 atteggiamenti per trasformare un contratto temporaneo in indeterminato

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

In Page Personnel sei contratti interinali su 10 si trasformano in assunzioni a tempo indeterminato. I recruiter spiegano quali sono gli aspetti che fanno colpo sui datori di lavoro.
Se si hanno difficoltà a trovare un posto fisso o se si vogliono espandere le competenze in diversi settori il contesto ideale con cui iniziare è il lavoro temporaneo. Page Personnel, agenzia per il lavoro parte di PageGroup specializzata nella ricerca e selezione di impiegati e giovani professionisti qualificati, rivela cinque atteggiamenti che potrebbero far trasformare un contratto interinale in un contratto indeterminato, infatti diverse società finiscono per offrire al personale temporaneo una posizione permanente quando il loro contratto iniziale è terminato.
“La grande flessibilità offerta dal contratto in somministrazione, l’effervescenza del mercato italiano ed internazionale e le maggiori competenze dei lavoratori stanno portando oltre il 65% dei contratti di somministrazione di Page Personnel a trasformarsi, al termine del contratto, in assunzioni dirette a tempo indeterminato da parte delle aziende.” – commenta Pamela Bonavita, executive director di Page Personnel – “Le figure più stabilizzate sono: addetti al controllo di gestione, customer service sul portafoglio internazionale, assistenti di direzione, addetti alla logistica e analisti finanziari.”
Essere flessibili e adattarsi. Anche se possono sembrare caratteristiche ovvie non bisogna darle per scontate. Se si riesce ad adattarsi alle nuove situazioni con facilità si avranno maggiori possibilità di essere notati come candidati per nuove mansioni o dipartimenti aziendali. Inoltre bisogna vedere sempre il lato positivo dalle richieste, pensando a cosa si può imparare in un determinato contesto lavorativo piuttosto che esser inflessibili sugli orari o pensare al compenso.
Essere in grado di lavorare sotto pressione. È necessario saper dimostrare di essere in grado di lavorare sotto pressione dato che di solito i lavoratori temporanei sono richiesti quando ci sono scadenze da rispettare o un carico di lavoro crescente che il dipartimento non riesce a gestire, per questo è importante essere una risorsa utile per il team affinché venga presa in considerazione la possibilità di diventare una risorsa permanente.
Avere buone doti comunicative. In ambito lavorativo è importante saper comunicare in modo corretto, infatti non bastano solo le doti sul campo ma è necessario anche sapersi presentare bene e farsi apprezzare dai colleghi. Inoltre è consigliato anche saper ascoltare i propri colleghi in modo da riuscire ad entrare più facilmente nel nuovo panorama lavorativo ed evitare errori banali. Molto importante poi ricordarsi degli errori fatti in modo da non ripeterli più, far vedere che si è attenti e che si impara dalle attività svolte.
Essere accurati e trasparenti. Non bisogna mai trascurare la chiarezza delle informazioni date, è necessario instaurare un buon rapporto basato sulla fiducia. Attenzione all’accuratezza con cui si svolge il lavoro: mostrarsi attenti e puntuali, scrivendo, ad esempio, email accurate e senza errori di ortografia.
5. Diventare indispensabili. È necessario rimanere sempre aggiornati e proporsi per lavorare su nuovi progetti e offrire il proprio aiuto ai colleghi. Farsi vedere, rendersi utili ed essere flessibili sono modi per accreditarsi agli occhi del datore di lavoro.

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In Italia sei povero anche se lavori

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

di Laura Agea, EFDD – MoVimento 5 Stelle Europa. È l’ennesima stortura di un mondo del lavoro precarizzato ai limiti della sopportazione. E forse anche oltre. Se lavori otto ore al giorno rischi comunque di essere povero: secondo i dati Eurostat, in questa disumana classifica l’Italia si posiziona al primo posto con più di tre milioni di lavoratori a rischio, seguita da Spagna con 2,9 milioni e Romania con 1,6 milioni. In generale, poi, il Paese dell’Unione europea con maggiore rischio di povertà lavorativa è la Romania (18,9%), seguita da Grecia (14,1%), Spagna (13,1%), Lussemburgo (12,0%). L’Italia (11,7%) si posiziona al quinto posto in questa seconda terrificante classifica.La povertà è un problema europeo causato da anni di politiche e scelte sbagliate, sia comunitaria sia nazionali. Pensiamo all’immobilismo di Bruxelles sulle delocalizzazioni che bruciano posti di lavoro, sui paradisi fiscali interni all’UE, sul surplus tedesco che impoverisce e prosciuga il Sud, e sull’altro lato della medaglia le scelte di governi marionetta che hanno scelto di distruggere il welfare dei loro Paesi. Non andiamo troppo indietro nel tempo, pensiamo al Jobs Act che sta creando un’intera generazione di precari.L’ultima speranza per mettere un freno all’emergenza della povertà è la volontà da parte di tutti i Paesi di adottare un reddito minimo che restituisca vita e dignità ai quasi 120 milioni di cittadini europei che non riescono più ad arrivare alla fine del mese. L’Europa non deve più restare indifferente di fronte alle richieste di aiuto che le famiglie e le imprese ci rivolgono. La Commissione Europea affronti senza indugio la questione del reddito minimo presentando quanto prima la proposta di una direttiva vincolante.Oggi, secondo l’Osservatorio sociale europeo diverse forme di sostegno al reddito esistono già in 26 Stati membri e non serve aggiungere che il mio Paese non prevede nessun tipo di sostegno. Noi vogliamo che l’Europa intervenga immediatamente con un quadro comune di norme che permetta l’armonizzazione dei diversi regimi vigenti con criteri di accesso comuni e validi per tutti: come ad esempio basare il calcolo del reddito da erogare sulla soglia di povertà che Eurostat fissa al 60% del reddito medio nazionale.
Non esistono cittadini di serie B! Tutti devono poter beneficiare allo stesso modo dei regimi di reddito minimo. Le parole non bastano più! Bisogna mettere a disposizione le linee di bilancio del fondo sociale europeo e del programma europeo per l’occupazione e l’innovazione sociale per aiutare gli Stati membri a implementare regimi di Reddito minimo. Si tratta di un approccio strategico e di visione che consenta una vera integrazione sociale. Non solo di soldi! I cittadini non chiedono elemosina ma politiche di dignità. Se si trovano i soldi per salvare le banche, tanto più pretendo che si trovino risorse per i figli di questa Europa che è vittima troppo spesso di interessi scellerati. (fonte: il blog delle stelle)

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Immigrazione: una storia antica ma sempre d’attualità

Posted by fidest press agency su martedì, 20 marzo 2018

Se rivado alla storia dei milioni d’italiani che a cavallo di due secoli (XIX e XX) hanno lasciato la patria per avventurarsi altrove in cerca di un lavoro e di una vita più decente ci dobbiamo rendere conto che questo stesso sogno oggi lo stanno vivendo i milioni d’immigrati extra comunitari che approdano lungo le coste italiane e greche. Per essi dobbiamo chiederci che futuro li attende? Che società li ospita?
Una prima riflessione dobbiamo farla andando avanti nel tempo comparando i migranti italiani e in più in generale quelli greci, spagnoli, da quella che è stata l’URSS e agli stessi flussi migratori interni dal meridione al Nord Italia nella seconda metà dello scorso secolo e persino ad una migrazione giovanile dei nostri giorni, con quanti approdano in maniera avventurosa lungo le coste italiane e greche più vicine al continente africano o seguono la via balcanica. La sensazione che ne traiamo è che siamo stati travolti da un’affluenza che non siamo riusciti a tenere sotto controllo e con l’aggravante che non tutti in Europa si sono resi disponibili all’accoglienza trasformando di fatto l’Italia nel più grande campo profughi europeo.
Ora che la frittata è stata fatta per l’Italia uscirne a testa alta non sembra un’impresa da poco. Tutt’altro, ma dobbiamo necessariamente dipanare questa matassa se non vogliamo che si aggrovigli sempre di più.
Partiamo dalla considerazione che la spinta migratoria è determinata da due precise ragioni: economica e dalla fuga dai teatri di guerra. C’è chi ambisce ad una vita migliore che può essere soddisfatta anche localmente se vi creiamo le condizioni e l’altra senza dubbio più drammatica è voluta dalla follia di persone che non si fanno scrupoli di esercitare la violenza per consolidare un potere personale o in favore del proprio clan. E quel che è peggio le loro mire di conquista sono supportate e tollerate nei loro eccessi da quelle nazioni che intendono intrattenere nell’area la loro influenza imperialistica e per un mero calcolo affaristico: vendita di armi, sfruttamento della manodopera, delle materie prime, ecc. Ci ritroviamo in tal modo con la beffa e lo scorno che vi sono paesi che potrebbero condurre sane politiche economiche e migliorare sensibilmente la vita dei loro abitanti se non fossero governati in una maniera così dissennata e diventassero facile preda dei mercanti che vivono e impinguano le loro tasche dal mal tolto. Ora c’è di peggio. Finiamo, restando in Italia, di trasformarci in un popolo di razzisti facendo violenza alla nostra stessa natura pacifica perché non basta ospitare se non diamo al tempo stesso uno sbocco lavorativo alle stesse condizioni degli autoctoni. E questo non possiamo farlo per una legge fisica: lo spazio di un corpo non può essere contemporaneamente occupato da un altro. La risposta c’è ma è possibile solo a livello globale andando a dirimere i focolai di violenza e ricercando una ragionevole ridistribuzione delle risorse. Nel frattempo va ricercata una soluzione ponte facendo assumere la responsabilità di questi disastri a chi non solo li provoca ma soprattutto a chi li alimenta con la sola arma più convincente: ridurre i loro profitti. Ma ne avremo la forza e la determinazione per riuscirvi? (Riccardo Alfonso)

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IX Salone dell’alternanza Scuola-Lavoro e delle Professioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2018

Venezia il 21 e il 22 marzo dalle 9 alle 14, nel Magazzino 42 della Stazione Marittima la IX edizione della manifestazione nata per far incontrare studenti delle scuole superiori e mondo del lavoro pensa in grande e fa il salto di qualità. Saranno più di 1000 gli studenti partecipanti, più del doppio dello scorso anno, e un centinaio i professionisti coinvolti. Non più le sale della sede camerale, ma i padiglioni del Magazzino 42, in testa alla Stazione Marittima, ospiteranno l’evento promosso dalla Camera di Commercio Venezia Giulia e realizzato da Aries in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale.
La fiera coinvolgerà gli studenti delle classi quinte delle scuole secondarie di secondo grado di Trieste e saranno 30 gli stand dove Enti (Regione, Comune e Unioncamere) rappresentanze delle imprese (Associazioni di categoria) ordini e collegi professionali, Università, Azienda sanitaria, Istituti Tecnici Superiori (Its) e di Formazione Tecnica Superiore (Ifts), Forze Armate, Protezione civile potranno incontrare gli studenti e fornire tutte le informazioni richieste sulle diverse opportunità di orientamento e di lavoro.
Con la legge di riforma del Sistema Camerale, entrata in vigore a fine 2016, è stato ufficialmente assegnato alle Camere di commercio la funzione di orientamento al lavoro e alle professioni: “Questo è il primo anno che questo lavoro, fatto da 8 anni, è certificato da una nuova legge che formalizza il compito dell’Ente camerale nell’alternanza scuola-lavoro – spiega Antonio Paoletti, presidente della Camera di Commercio Venezia Giulia -. Il salone è un importante momento per rendere più stretto il collegamento fra formazione-orientamento-lavoro-impresa. Voglio ricordare anche l’importante strumento del Registro dell’Alternanza Scuola Lavoro, la piattaforma ufficiale realizzata e gestita dal sistema camerale, che permette di consultare online gratuitamente una mappa delle imprese e degli Enti disposti ad ospitare gli studenti per un’esperienza formativa”.Sono previsti, inoltre, dei workshop informativi (curriculum e colloquio di lavoro, le professioni più richieste, l’idea imprenditoriale vincente) e workshop settoriali su alcuni settori trainanti per delineare i profili professionali che saranno richiesti sul futuro mercato del lavoro. “Grazie a questi workshop puntiamo l’attenzione su tre settori che conosciamo molto bene e sono riconosciuti come strategici anche dalla Regione: il biomedicale, la filiera del caffè e l’economia del mare – spiega Patrizia Andolfatto, direttore di Aries- Azienda Speciale della Camera di Commercio Venezia Giulia -. Settori che sono o saranno sempre più importanti, in cui sono racchiuse tante figure professionali che i giovani spesso non conoscono, ma che riservono loro opportunità di lavoro. Qui sul nostro territorio”. D’altro canto verrà spiegato anche come compiere, a livello pratico, i primi passi nel mondo del lavoro: “Nulla di nuovo, ma sapere scrivere correttamente un curriculum, sapere come presentarsi a un colloquio di lavoro o ancora da dove partire per mettersi in proprio sono tutti argomenti che affronteremo con i ragazzi con workshop dedicati” spiega Francesco Auletta, Responsabile Area Creazione e Sviluppo d’impresa di Aries.

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Tutela lavoro rappresentanti commercio

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

250 mila agenti e rappresentanti di commercio chiedono al nuovo Parlamento maggiore attenzione per una categoria che è stata duramente colpita dalla crisi economica. Fnaarc, la Federazione nazionale degli agenti e rappresentanti di commercio, aderente a Confcommercio, la più rappresentativa della categoria con 110 Associazioni territoriali, ha avviato in tutta Italia una raccolta firme tra agenti iscritti e non iscritti. La raccolta di firme viene effettuata nelle sedi territoriali della Fnaarc, e proseguirà fino al 30 aprile.Le richieste della Fnaarc sono: Irap, definizione per legge di cosa si intende per “autonoma organizzazione”, assolvendo gli agenti individuali dal pagamento di questa tassa; riduzione della contribuzione Inps per i giovani agenti; attualizzazione del valore di deducibilità per l’acquisto dell’automobile; no all’aumento dell’Iva dal 1° gennaio 2019 in sintonia con Confcommercio.“Gli agenti rappresentano l’insostituibile intermediazione del mercato e svolgono un ruolo propulsivo nell’attuale ripresa – dichiara Alberto Petranzan, presidente della Fnaarc – Non chiediamo favoritismi, ma soltanto il giusto adeguamento di leggi e regolamenti che riguardano la categoria”.Una seconda parte della raccolta firme riguarda l’abolizione della carta carburanti (dal 1° luglio 2018) e la sua sostituzione con la fattura elettronica per la detrazione del costo e relativo recupero dell’Iva. La Fnaarc chiede che il cambiamento non finisca col penalizzare gli agenti con nuovi costi amministrativi di gestione ed aggravio della burocrazia. Si chiede che le norme attuative prevedano l’utilizzo di POS o di carte finalizzate in grado di semplificare il processo, automatizzando l’emissione della fattura elettronica.

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Alternanza scuola-lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

“Il lavoro che cambia oltre il mito del posto fisso” spiegato a 25mila studenti delle scuole superiori delle principali città italiane nell’ambito dei percorsi di alternanza scuola – lavoro. Questo lo scopo del tour promosso da Orienta (una delle principali Agenzie per il lavoro italiane) in numerose scuole d’Italia con l’obiettivo di promuovere le cosiddette “competenze umane”. Si tratta di quelle competenze decisive sulle quali i direttori del personale decidono le assunzioni. Le scuole italiane da questo punto di vista sono molto indietro e i percorsi di alternanza scuola –lavoro sono una grande opportunità per colmare questo gap. Il progetto di Orienta prevede il coinvolgimento di numerosi direttori del personale di importanti aziende in un confronto diretto e interattivo con i ragazzi in modo da costruire un dialogo autentico e schietto tra i due mondi con lo scopo soprattutto di trasmettere ai ragazzi la giusta mentalità che dovrebbero avere per entrare con successo nel nuovo mondo del lavoro. Ad oggi sono stati già coinvolti 20mila studenti ed entro fine anno verranno coinvolti oltre 5mila ragazzi. Gli incontri prevedono il racconto di quello che le aziende chiedono ai giovani in termini di soft skills o competenze umane. Trasmettere tali competenze è decisivo per far incontrare le aspettative di milioni di giovani con quelle delle imprese. Competenze sulle quali si decide oltre il 94 per cento delle assunzioni secondo i direttori del personale (fonte AIDP), e considerate più importanti delle competenze professionali. Parliamo di competenze quali l’intraprendenza, la capacità di lavorare in team, lo spirito di sacrificio, l’autonomia, l’etica del lavoro, e poi capacità relazionali, motivazione, orientamento al risultato. “Il nuovo mercato del lavoro è permeato dal concetto di flessibilità. Il mito del posto fisso è definitivamente tramontato – spiega Giuseppe Biazzo, AD Orienta SpA – e la garanzia del lavoro, oggi, passa soprattutto dalla capacità di essere costantemente attrattivi per il mondo del lavoro. Questo vuol dire maggiori incertezze ma anche più opportunità. Per cogliere tali opportunità occorre una nuova mentalità capace di metter in sintonia le nuove generazioni con il loro futuro. Una nuova mentalità fatta soprattutto di intraprendenza, etica del lavoro e umiltà. In questo senso il ruolo della scuola è decisivo. Alla luce anche delle novità introdotta con l’obbligo dell’alternanza scuola – lavoro, che introduce un dialogo più stretto tra scuola e lavoro con l’obbligo della formazione on the job. Per facilitare questo rapporto abbiamo deciso di dare il nostro contributo incontrando 25 mila giovani studenti delle scuole superiori”.
Il tour prende spunto dal Libro Nove Mosse per Il Futuro di Giuseppe Biazzo che ha individuato in nove capitoli le principali caratteristiche da seguire per proporsi al meglio nel nuovo lavoro. Tra queste caratteristiche ci sono: l’atteggiamento mentale (il carattere), l’etica del lavoro, le pari dignità tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, trovare lavoro con metodo e senza improvvisazione, il giusto valore del titolo di studio, sentirsi cittadini del mondo, la scelta del lavoro autonomo, le opportunità dei settori e delle professioni in crescita oltre ad una caratteristica pubblica, ossia cosa chiedere alla politica per creare un contesto favorevole al nuovo mondo del lavoro e ai giovani.

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“Emergenza buche fa il primo ferito sul lavoro”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2018

“Acilia: le buche della Raggi causano un ferito sul lavoro. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà al Vigile che oggi alle 11,30 in via di Acilia, durante il suo servizio, mentre transennava una delle tante voragini che imperversano sulle strade romane è stato investito da un pirata della strada. Al di là di stigmatizzare l’automobilista che dopo l’investimento è fuggito, non possiamo rimanere silenti difronte a fatti simili. La Raggi vuole che i Vigili transennino tutte le buche di Roma, distraendoli dal loro compiti istituzionali, tale azione avrebbe un senso se le buche da ‘proteggere’ fossero poche ma la situazione è completamente fuori controllo. Non lo diciamo per fare della facile polemica, la realtà è toccabile con mano, anzi con ruota, una situazione così drammatica che non si è mai creata nel passato. La Raggi e tutto il M5S hanno sempre demonizzato gli interventi e l’operato delle precedenti giunte eseguivano interventi urgenti, cioè con ditte che dovevano sorvegliare le strade e tappare con immediatezza le buche. Oggi invece questa amministrazione pentastellata è del tutto incapace di fare bandi e assegnare appalti. Le promesse, i sogni e le bufale M5S sulle strade che hanno ‘rifatto da capo’ oggi si sono sciolte come la neve dei giorni scorsi e si rilevano piene di crateri. In conclusione non solo ‘sogni ma neanche solide realtà’: appalti fermi e non assegnati, lavori fatti male, Roma piena di buche e Vigili all’ospedale.” Così in una nota il consigliere del gruppo PD capitolino Antongiulio Pelonzi.

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Presentato il volume Atlante di Pedagogia del Lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2018

Roma 21 marzo 2018 alle ore 16, nel Parlamentino del CNEL a Roma, in via Davide Lubin 2, verrà presentato il volume Atlante di Pedagogia del Lavoro, curato da Giuditta Alessandrini, Professore ordinario all’Università degli Studi di Roma Tre, ed edito dalla Casa Editrice Franco Angeli nella collana Pedagogia del Lavoro. I lavori saranno aperti dall’indirizzo di saluto del Dottor Pasquale Basilicata, Direttore Generale dell’Università di Roma Tre e introdotti dal Senatore Tiziano Treu, Presidente CNEL. Interverranno il Professor Umberto Margiotta, Presidente SIREF e ordinario di Pedagogia Generale, il Dottor Federico Cinquepalmi, Dirigente MIUR (Coordinamento della ricerca in ambito internazionale) e il Professor Massimiliano Costa, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, membro del consiglio direttivo SIPED con delega ai temi di Educazione, Formazione e Lavoro.
Parteciperanno poi alla tavola rotonda, coordinata dal giornalista e docente dell’Università di Roma “La Sapienza”, Romano Benini, il Professor Massimiliano Fiorucci, Direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre e consigliere SIPED e il Dottor Maurizio Drezzadore, consulente del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Interverrà l’Autrice e saranno presenti alcuni Coautori. L’Atlante di Pedagogia del Lavoro disegna alcuni percorsi narrativi proposti da una rosa di Autori, tra i più rappresentativi della disciplina in ambito accademico a livello nazionale ed internazionale (Ocse, Cedefop, Vetnet, EERA). Le “narrazioni” si traducono in approcci di ricerca e raccomandazioni per le policies sociali. Il lettore può trovare risposte sulle questioni più rilevanti oggi e nel prossimo futuro sul rapporto tra formazione e lavoro. Il volume è destinato agli studenti e ai dottorandi dei Dipartimenti di Scienze dell’Educazione, ai formatori, agli studiosi delle discipline relative al lavoro, agli insegnanti e ai dirigenti impegnati nell’innovazione scolastica e professionale.Il volume contiene scritti di Giuditta Alessandrini, Giuseppe Bertagna, Massimiliano Costa, Fabrizio d’Aniello, Daniela Dato, Piergiuseppe Ellerani, Michael Gessler, Pierluigi Malavasi, Valerio Massimo Marcone, Umberto Margiotta, Emanuele Massagli, Alessandro Mele, Daniele Morselli, Martin Mulder, Paolo Nardi, Claudio Pignalberi, Andrea Potestio, Konstantinos Pouliakas, Henning Salling Olesen, Fabio Roma, Alessandra Vischi, Giuseppe Zago.

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Apnee notturne per 6 milioni italiani,danno per la salute e sul lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSA) è una patologia ampiamente sottovalutata e molto diffusa, una vera e propria epidemia che colpisce un numero di persone simile al diabete, caratterizzata da russamento e frequenti apnee durante il sonno che causano riduzione dei valori di ossigeno nel sangue con problemi cardio-respiratori e alterazione del sonno notturno con conseguente eccessiva sonnolenza. Ma l’OSA non è solo causa di eccessiva sonnolenza: è infatti spesso associata alle principali patologie croniche (obesità, sindrome metabolica e diabete, infarto, ictus, ed insufficienza respiratoria) che attualmente rappresentano le principali cause di morte nelle società contemporanee. Secondo il rapporto Oms, circa 17 milioni di persone muoiono prematuramente ogni anno proprio a causa di una epidemia globale di malattie croniche e il numero che continua a crescere. Questa patologia colpisce soprattutto la popolazione maschile tra i 40 e i 70 anni con una prevalenza variabile dal 15% al 50% della popolazione. Quindi in Italia ci si attende che circa 6 milioni maschi in età lavorativa siano affetti da OSA. Questo dato viene ampiamente confermato in un recentissimo studio durato due anni (2016-2017), sulla più ampia popolazione italiana mai studiata per questa patologia (11.000 autotrasportatori italiani maschi), scaturito da una collaborazione fra due Enti istituzionali, COMITATO MIT- Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e DINOGMI – Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno-Infantili dell’Università degli Studi di Genova. Una prima parte di dati sono stati comunicati a dicembre 2017 presso il MIT; e verranno ripresi in esame e aggiornati in anteprima a Roma durante i lavori della Convention Italia Sonno 2018, tra i principali eventi medico-scientifico italiani ideato e organizzato dalla pneumologa Dottoressa Loreta Di Michele e dal neurologo dott. Sergio Garbarino. Un anticipo: il 55% degli autotrasportatori italiani è a rischio di OSA. Altri dati hanno indicato che i soggetti con sospetta OSA presentano un rischio 7 volte superiore di avere scarse performance lavorative soprattutto se associati all’eccessiva sonnolenza. Quest’ultimo sintomo esponeva gli autotrasportatori con probabile OSA ad un rischio doppio di incorrere in quasi incidenti. Da questi dati, e come anche emerso da una recente indagine condotta negli Stati Uniti dall’American Academy of Sleep Medicine, è facilmente intuibile come un soggetto affetto da OSA e adeguatamente trattato costi alla società circa 70% in meno (2.000 $) rispetto un soggetto OSA non trattato (6.000 $) . I costi da mancata prevenzione, diagnosi e terapia dell’OSA sono determinati dalla perdita di produttività (58%), incidenti stradali (17%), infortuni sul lavoro (4%) e non ultimo scarsa qualità della vita benessere e comorbidità (20%). “Se in Italia i 5-6 milioni di potenziali pazienti OSA venissero adeguatamente trattati” – dichiara il Dott. Sergio Garbarino responsabile scientifico – “permetterebbero un risparmio annuo di oltre 15 miliardi di euro, quasi l’equivalente dell’ultima manovra finanziaria!”.“Abbiamo ormai certezza che i pazienti che vengono trattati migliorano sicuramente la loro qualità di vita e benessere” – sottolinea la pneumologa Dottoressa Loreta Di Michele esperta di disturbi del sonno -“ inoltre è importante sottolineare che i pazienti con le forme più gravi della malattia, se adeguatamente trattati, presentano una maggiore aspettativa di vita rispetto a chi non viene curato…”

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L’occupazione in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

In questi giorni si sta ampliando il dibattito sull’occupazione in Italia e molti si stupiscono sull’entità del fenomeno e altri attribuiscono all’attuale crisi economica la perdita dei posti di lavoro. In effetti, la situazione ha avuto, se non vogliamo andare troppo a ritroso nel tempo, un precedente che forse alcuni dimenticano. Il primo effetto negativo sull’occupazione l’abbiamo avuta negli anni successivi la fine della seconda guerra mondiale. Allora vi era una ragione dettata dalle conseguenze dei danni bellici e dalla distruzione di molti stabilimenti industriali. Poi vi fu il “boom” della ricostruzione, del risveglio imprenditoriale congiunto all’aiuto del piano Marshall. Ciò non di meno fu chiaro che il Paese si trovava nell’impossibilità di coprire, per intero, la forza lavoro disponibile tanto che si ricorse ad alcuni stratagemmi. Per prima cosa si continuò a emigrare o a spostarsi dal Sud al Nord del paese. Per chi restò furono ideati degli ammortizzatori sociali dalla leva militare obbligatoria e dell’allungamento dei corsi universitari (fuori corso) che avevano lo scopo preciso di ritardare la domanda di lavoro delle nuove generazioni. Nello stesso tempo si “dilatarono”, artificiosamente, i posti di lavoro nella pubblica amministrazione e persino nelle grandi aziende private come la Fiat. Pensammo in questo modo di esorcizzare la situazione e di perpetuarla nel tempo incoraggiati, come fummo, dalla situazione politica internazionale che aveva generato la guerra fredda tra i due blocchi e l’Italia era sotto attenta osservazione per l’essere il paese occidentale con il più consistente partito comunista e l’Urss non nascondeva di foraggiarlo. Dopo la caduta del Muro di Berlino e il tracollo dell’Urss le cose cambiarono anche per l’Italia sebbene i politici nostrani sembrassero non accorgersene. E la situazione si aggravò per il semplice motivo che la crisi del sistema impose la drastica riduzione dei surplus occupazionale mentre gli ammortizzatori sociali mostrarono i loro limiti vuoi per la fine della ferma obbligatoria vuoi per l’aumento dei giovani in cerca di un lavoro resi meno pazienti d’attendere le lungaggini dei corsi universitari. Solo ora ci rendiamo conto che di là della crisi economica esiste un gap occupazionale che non è mai venuto meno sebbene si sia aggravato in certi periodi in luogo di altri. E oggi siamo nella fase più acuta. Questo significa che se ritorniamo al regime di sviluppo normale dobbiamo, comunque, convivere con non meno di due milioni di disoccupati, se non di più. E’ una forza lavoro eccedentaria che va ad aggiungersi a quella sempre più consistente degli immigrati che oggi sono tollerati, dal punto di vista lavorativo, solo perché costituiscono il nerbo del lavoro in nero con bassi salari e costi sociali minimi. (Riccardo Alfonso)

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La scuola italiana al Forum mondiale dell’Acqua

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 febbraio 2018

sdrPerugia 6 e il 7 febbraio 2018 Centro Unesco Villa La Colombella in vista del Forum Mondiale dell’Acqua, che si terrà a Brasilia, Brasile, dal 18 al 23 marzo, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) promuove un evento satellite della scuola italiana interamente dedicato ai giovani e al tema dell’Acqua, come elemento chiave dello sviluppo sostenibile, che si svolgerà presso il centro UNESCO per la Valutazione delle Risorse Idriche Mondiali (WWAP) e coinvolgerà circa 100 studentesse e studenti delle scuole superiori, provenienti da tutta Italia.
Partendo dagli obiettivi dell’Agenda Globale 2030 per lo sviluppo sostenibile e dai risultati di WATER-HACK (il primo hackathon della scuola italiana interamente dedicato all’Acqua organizzato dal MIUR a settembre 2017), questo appuntamento sarà una maratona di formazione dove 100 giovani, divisi in team e rappresentanti 15 scuole del Paese, con l’aiuto di mentori e degli esperti internazionali di risorse idriche dell’UNESCO, lavoreranno insieme per elaborare la Dichiarazione dei Giovani sull’Acqua, che verrà presentata al Forum Mondiale dell’Acqua in Brasile (marzo 2018).
L’obiettivo è rafforzare e comunicare il punto di vista dei ragazzi sulle priorità relative alla gestione dell’acqua a livello locale, regionale e globale e suggerire soluzioni per rispondere alle sfide che minacciano le risorse idriche del nostro pianeta.Durante il Forum Mondiale dell’Acqua, l’evento più grande al mondo dedicato alle risorse idriche, il centro UNESCO (WWAP) pubblicherà l’edizione 2018 del Rapporto sullo Sviluppo delle Risorse Idriche Mondiali, la voce dell’ONU su questo tema, intitolato “Soluzioni basate sulla Natura per l’Acqua”. Il Rapporto dimostrerà come in natura siano presenti soluzioni per una migliore gestione delle risorse di acqua dolce del nostro pianeta.

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Alternanza Scuola Lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 febbraio 2018

sdrCamerino. Inizierà il prossimo lunedì 5 febbraio presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Gentili” di San Ginesio, in particolare nei locali del Liceo Scientifico e delle Scienze applicate di Sarnano, il progetto formativo di alternanza scuola lavoro sulla classificazione, conservazione e restauro dei beni culturali. Il progetto, voluto fortemente dalla dirigenza scolastica e dall’Università di Camerino con il corso di laurea in “Tecnologie e Diagnostica per la Conservazione ed il Restauro” e la Scuola di Architettura e Design con sede ad Ascoli Piceno, prevede un ciclo di lezioni tenute da docenti Unicam e attività laboratoriali nel campo della conservazione dei beni culturali di cui il nostro territorio è ricco. Le lezioni spazieranno da argomenti di Teoria e Tecniche applicate come quelle multi spettrali e termografiche tenute dai professori Roselli e Di Girolami alle analisi storico-architettonica presentate dalla professoressa Petrucci; si passerà poi allo studio delle malte storiche con la Prof. Roselli, alla georeferenziazione con il professor Bisci, all’utilizzo della piattaforma elettronica Arduino per il monitoraggio degli ambienti di conservazione con il dottor Cinaglia e il professor Vittori, alla realtà aumentata con il dottor Olivieri, fino al trattamento statistico dei dati con la professoressa Bernabei. Terminato il ciclo di lezioni gli alunni si recheranno in alcuni siti scelti nel contesto di Sarnano per effettuare rilevazioni e monitoraggi e mettere in pratica quanto acquisito. Per la realizzazione del progetto formativo ci si è avvalsi della collaborazione dello spin-off dell’Università di Camerino “A.R.T. & Co”, attivo presso il Laboratorio di Tecnologie e Diagnostica per la Conservazione ed il Restauro dell’Università di Camerino con sede ad Ascoli Piceno. (foto: scuola lavoro)

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I risultati dell’Osservatorio sul Mercato del Lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

opportunita-lavoroIn discesa la ricerca dell’occupazione fra i giovani, ma rimane ancora a livelli tutt’altro che rassicuranti. Secondo quanto rilevato da CornerJob nell’ultimo trimestre 2017 la percentuale dei giovani alla ricerca del lavoro nella fascia 18-25 anni ha registrato un deciso calo (assestandosi al 41,5% e scendendo di circa 13 punti percentuali rispetto al trimestre precedente). Ma il dato è da inserire in un quadro stagionale. Stiamo parlando infatti di una fascia d’età che è ancora alle prese con lo studio. Ragazzi che quindi, nel corso dell’estate decidono di sacrificare parte delle vacanze con “lavoretti stagionali” per far quadrare un bilancio sempre più complicato, ma che, con l’inizio degli anni accademici e i primi esami, devono dedicarsi con maggior vigore allo studio. Di segno inverso risulta invece il dato relativo alla fascia 26-30 anni, dove la percentuale di chi è alla ricerca del lavoro sale di cinque punti percentuali rispetto al trimestre precedente assestandosi al 22,7%, bilanciata da una diminuzione di cinque punti percentuali in area over 30, dove il totale delle ricerche di lavoro è al 25%. “Le nostre rilevazioni che, ricordiamo, hanno un valore indicativo in quanto provenienti dalle aziende e dai candidati presenti sulla nostra piattaforma, sembrano andare in una direzione lievemente differente rispetto all’entusiasmo generale originato dalla pubblicazione degli ultimi dati ISTAT”, ha commentato Eva Maggioni, Head of Strategies & Sales di CornerJob. “Sulla nostra piattaforma, i millennial alla ricerca di un lavoro toccano il 64,3% del totale. Che è sicuramente un risultato migliore rispetto alla punta del 74% del primo semestre 2017. Ma è importante non confondere un cambio di direzione con una decisa (e decisiva) ripresa. I punti di domanda sono ancora tanti. Il primo, osservando i candidati sulla piattaforma, è che spesso sono gli stessi che si ripresentano a cadenza trimestrale o anche mensile. Noi li abbiamo intervistati. E ci hanno detto che, se il metro di paragone dello status di “occupati” non è più il caro vecchio posto fisso, non può nemmeno essere quello di una precarizzazione così spinta. Fatta di contratti che spesso non arrivano neppure ai tre mesi e che quindi, non permettono alcuna forma di progettualità. Certo anche questo è lavoro, ma onestamente si può definire occupazione?”. Ai dubbi di Eva Maggioni dà eco anche maggiore Francesca, 30 anni, laureata in scienze dell’alimentazione. “Io sono cinque anni che passo da uno stage all’altro. Ogni volta mi dico che forse è la volta buona. Ma non è così. Quindi è vero, sto lavorando. Ma di fatto non ho un salario che si possa considerare tale, sono costretta a vivere ancora con i miei e a rimandare il mio sogno di indipendenza di tre mesi in tre mesi. E mi dispiace che le statistiche mi considerino occupata, perché io sono, di fatto, una disoccupata al lavoro”.
La Lombardia si conferma alla guida del mercato del lavoro. Retrocede invece il Lazio che viene superato dal Piemonte. La Campania (per i primi nove mesi al terzo posto in termini di offerte) si piazza al settimo posto. La Lombardia è, come sempre, alla guida del mercato. Con un primo posto nella classifica delle regioni italiane consolidato da diverse lunghezze di vantaggio rispetto a tutte le altre, assorbendo il 68% delle offerte di lavoro del Paese. Al secondo posto troviamo il Piemonte con il 15% (+9% versus terzo trimestre) che supera il Lazio a quota 14% (-5% rispetto al Q3). La Campania, precedentemente medaglia di bronzo, perde 11 punti percentuali e precipita nella zona bassa della classifica, quella delle regioni con risultati inferiori all’1%.
Sul fronte delle offerte c’è una grande fame di agenti immobiliari e di commercio che rimangono tra le professioni più ricercate anche nel quarto trimestre 2017 assorbendo oltre il 44% del totale. Al secondo posto troviamo il settore turismo- HoReCa a quota 20%. Al terzo posto, ma con quasi 9 lunghezze di distacco rispetto al secondo, le professioni di back office (contabilità, segreteria, IT). Sul fronte delle professioni più ambite dai candidati, il settore turismo-HoReCa rimane ben saldo al primo posto a quota 34%, seguito dalle posizioni di back -office (a quota 12%).

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Il lavoro deve essere la priorità nel 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 gennaio 2018

opportunita-lavoro«Il sostegno al lavoro è indubbiamente l’elemento da valorizzare in questo 2018 per poter guardare al futuro con fiducia. Senza lavoro non è ipotizzabile lo sviluppo e non si creano le condizioni necessarie per il progresso: i segnali incoraggianti che da qualche tempo l’Istat registra sul fronte dell’occupazione (le ultime rilevazioni per novembre parlano di un aumento degli occupati, +0,3% su base mensile e +1,5% su base annua) devono essere colti e sostenuti sia dallo Stato, sia dai principali attori della nostra economia. Univendita fa proprie le indicazioni fatte dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del discorso di fine anno rilanciando l’impegno a essere strumento per la creazione di opportunità di lavoro e di crescita. Davanti a una politica che è ancora in cerca di un’identità e di azioni strutturali per far veramente ripartire il Paese, la vendita diretta a domicilio ha sempre fatto la sua parte: è un settore in forte espansione che ha saputo reggere con grande forza al pesante impatto della crisi economica rappresentando un punto di approdo per migliaia di giovani che cercavano un futuro nel lavoro. Abbiamo saputo crescere e siamo stati capaci di creare fiducia nei consumatori attraverso una rete di venditori a domicilio affidabile e garantita. Anche in questo inizio di 2018 Univendita è promotrice di crescita attraverso il lavoro: le oltre 18.500 posizioni aperte in tutta Italia nelle reti di vendita delle aziende associate testimoniano l’impulso concreto alla creazione di posti di lavoro. Quando si guarda con fiducia al futuro, Univendita c’è e c’è con le proprie aziende associate che rappresentano un valore aggiunto per quanti sono alla ricerca di un’occupazione dinamica, moderna e stimolante».Ciro Sinatra, nato nel 1961, è il presidente di Univendita, l’associazione di categoria che riunisce le più importanti aziende operanti nel settore della vendita diretta a domicilio in Italia. Le imprese associate a Univendita contano oltre 156mila collaboratori in tutta Italia e hanno realizzato nel 2016 un fatturato complessivo di 1 miliardo e 643 milioni di euro. La vendita diretta in Italia ha fatturato complessivamente 3,6 miliardi di euro nel 2016. Univendita, con oltre 1,6 miliardi pari al 46% del valore dell’intero comparto, rappresenta quasi la metà del mercato (fonte: Format Research, marzo 2017).

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Meno tasse per lavoro e crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 gennaio 2018

brunetta-nardin“Siccome non si può fare deficit come non si può fare debito, le risorse che servono per fare più investimenti pubblici, per incentivare gli investimenti privati, per fare più crescita, si devono trovare tagliando il debito, tagliando gli sprechi”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a “Radio Anch’io”, su Radio Uno.“Noi abbiamo da 100 a 200 miliardi all’anno di cosiddette tax expenditures, vale a dire sconti fiscali che a volte sono utili, ma nella stragrande maggioranza dei casi sono sprechi. Abbiamo un debito che continua a crescere. Il nostro livello del debito era arrivato a 121-122 in piena crisi e con i governi successivi è aumentato di 10-15 punti. Una cosa è fare politica economica durante la crisi, altra cosa è fare politica economica, come speriamo, in una fase di espansione, e in una fase di espansione la strategia non può essere che quella del taglio delle tasse. Meno tasse, meno tasse, meno tasse e più crescita. L’occupazione è una variabile, come dicono gli economisti derivata, non è un obiettivo primario. L’obiettivo primario è la crescita e l’occupazione se c’è questa arriva, altrimenti no”.

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“Il Web è morto, viva il web”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 dicembre 2017

casaleggiodi Gianroberto Casaleggio, tratto dal libro: “Il Web è morto, viva il web” Qual è la direzione? Quale il senso della vita lavorativa? La nostra attività assorbe la maggior parte del tempo, la miglior parte del tempo: la giovinezza e la maturità.
A fare cosa? E per quale motivo? Guidati da qualche significato? L’avvento della produzione industriale ha reso queste domande abituali per le persone. La ripetizione, la spersonalizzazione e il profitto, considerato valore fondamentale, sono normali nelle aziende e nelle fabbriche.
Si lavora per mangiare, per guadagnare di più, per carriera, per recitare un ruolo sociale, per potere. Tutti motivi comprensibili, in particolare il mangiare, ma è veramente tutto qui? 35 anni moltiplicati per 200 giorni per 8 ore meritano di più.Quanti lavorano per realizzare sé stessi? Quanti si accorgono delle loro potenzialità? Quanti, entrando in ufficio o in fabbrica, hanno la sensazione di fare la cosa giusta, di esercitare una scelta non dettata dal bisogno o da una rinuncia a priori? E’ stupefacente il numero delle persone che tirano letteralmente a campare convinte che sia giusto così, “Del resto è così” direbbe Enrico Bertolino.Il lavoro come obbligo, come dipendenza diventa allora una condizione umana simile all’autoipnosi, un sogno permanente dal quale è meglio non svegliarsi, non si sa mai.Il tempo, l’unica reale ricchezza di cui disponiamo, è sprecato, banalizzato, utilizzato come se fosse una risorsa infinita. Spesso il tempo lavorativo è visto come una gabbia temporale in cui le persone sono autorizzate a non pensare, a non esistere. Il cartellino è la chiave della gabbia. Poi, finalmente, il tempo libero, oasi, fuga dal lavoro, ma in fondo da esso totalmente dipendente. Replichiamo gli ambienti lavorativi anche in vacanza. Courmayeur e Rimini sono rese sempre più simili alle città in cui lavoriamo. E spesso ci incontriamo pure i colleghi.
A fine agosto, tornando in ufficio dalla Bretagna, sono stato infastidito dalla ripetitività delle frasi che sentivo: “Finite le vacanze? – Sì, purtroppo – Io non me lo ricordo neanche più – Adesso dobbiamo aspettare l’anno prossimo – Siamo di nuovo qui – Si stava meglio prima!”
Un mantra ripetuto per esorcizzare il rientro. Ma nessuno ci obbliga ad accettare una condizione di dipendenza. Se non esprimiamo noi stessi, la colpa non può essere addebitata al sistema. Noi siamo i responsabili.Wasteland è il nome dato dai Celti alla terra senza vita, piena di desolazione che divenne per un certo periodo l’Inghilterra al tempo di Re Artù. La Britannia sembrava preda di un sortilegio. Merlino convinse Artù che per sciogliere l’incantesimo doveva trovare il Graal. Il cavaliere puro di cuore inviato a cercarlo fu Parsifal. Ma cosa doveva in realtà cercare? All’inizio lo ignorava e solo quando comprese il vero significato della ricerca, Wasteland cessò di esistere. Il Graal ha avuto molte interpretazioni: piatto in cui Gesù consumò l’agnello pasquale, pietra magica, corno dell’abbondanza, calice dell’Eucaristia, calderone celtico della vita, la conoscenza assoluta e altre ancora. Probabilmente è la ricerca del significato della nostra esistenza.
Wasteland è la nostra vita in assenza di significato. “To waste” in lingua inglese vuol dire guastare, distruggere, sprecare, dissipare. Quello che quotidianamente facciamo in assenza di una ragione superiore per le nostre azioni. Di un significato.
Quella “ragione superiore” che nel nostro lavoro dovrebbe essere la volontà di migliorare, di creare, di generare positività. A chi scuotesse la testa suggerisco di provare a cambiare e di usare la sua immaginazione senza porsi dei limiti a priori. Ad applicare ed esercitare la sua volontà. Significato, volontà e immaginazione sono tre potenti talismani che chiunque possiede, di solito sono latenti, ma sono lì, a nostra completa disposizione. Con essi si può creare una nuova realtà che prima non sembrava possibile. Non è forse così che sono successe tutte le cose importanti nella Storia con la esse maiuscola e anche nella nostra vita quotidiana? Con un significato, l’immaginazione e la volontà?
Usiamo i nostri talismani, dissolviamo il sortilegio di Wasteland. (fonte blog 5 stelle)

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