Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

Posts Tagged ‘lavoro’

Roma e Milano: la ripresa del mercato del lavoro è più lenta rispetto al resto di Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Un nuovo studio di Indeed – sito numero uno al mondo per chi cerca e offre lavoro – evidenzia come la ripresa del mercato del lavoro a Roma e Milano sia più lenta rispetto al resto d’Italia. Gli annunci di lavoro a Roma e Milano sono rispettivamente in calo del 35% e del 29% rispetto ai trend dello scorso anno, mentre nel resto d’Italia si registra una decrescita del 23%.La medesima tendenza è stata riscontrata anche nelle principali capitali europee, tra cui Londra, Madrid, Parigi e Berlino. Parigi ha registrato la discrepanza maggiore, con offerte di lavoro nella capitale francese in calo del 40% (indietro di 15 punti rispetto al resto del paese). Seguono Londra (in calo del 50%, indietro di 9 punti), Berlino (in calo del 25%, indietro di 7 punti) e Madrid (in calo del 46%, indietro di 6 punti): in tutte queste città la ripresa è decisamente più lenta rispetto ad altre regioni nei rispettivi Paesi.Il ritardo è particolarmente pronunciato nei lavori che implicano una gestione “face to face”; nelle capitali, ad esempio, il numero di visitatori dei centri commerciali o nelle strutture di ospitalità sta registrando difficoltà di recupero più significative che altrove. Confrontando Roma, Milano e le altre quattro grandi città europee prese in esame, emerge come le offerte di lavoro nei settori del food service, della bellezza e del benessere, dell’ospitalità e del turismo stiano recuperando più lentamente rispetto a quelle di altri settori. Pawel Adrjan, economista e responsabile delle attività di ricerca di Indeed per l’area EMEA, spiega: “Le offerte di lavoro sono un barometro in tempo reale della salute dell’economia. I nostri dati evidenziano come i mercati del lavoro nelle principali città europee stiano affrontando la seconda ondata di pandemia in una posizione più debole rispetto ad altre regioni “. Continua: “Si tratta di una recessione delle grandi città in tutto il mondo. Per le grandi città europee, ciò significa che il periodo di aggiustamento del mercato del lavoro sarà più lungo e potenzialmente più difficile rispetto quanto avverrà nelle città più piccole e per le aree non urbane. La crescita esplosiva del lavoro da casa nelle grandi città implica d’altro canto una diminuzione significativa dei lavori di servizio face to face al cliente”.

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Sicurezza sul lavoro per colf e badanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

È più probabile rimanere vittima di un incidente domestico piuttosto che di uno stradale: l’Istat nel 2018 ha quantificato in 3,2 milioni gli infortuni nelle case. Le categorie più colpite sono donne, anziani, bambini. Per ogni fascia d’età è poi possibile osservare l’incidenza di chi ha subito incidenti sulla popolazione di riferimento: l’incidenza media è del 13,4 per mille, ma cresce notevolmente tra le fasce più anziane (21,3 per mille tra i 75 e i 79 anni e 34,3 per mille tra gli over 80). Circa 300mila bambini, spesso sotto i cinque anni, sono vittima di incidenti in casa.E i lavoratori domestici non ne sono immuni: l’Inail nel 2019 ha calcolato che ogni 10mila lavoratori domestici, si sono verificati 58,1 infortuni a colf e 38,2 a badanti. Più di 4.500 gli incidenti totali denunciati.Questi e altri dati, elaborati dall’Osservatorio nazionale DOMINA con la collaborazione della Fondazione Moressa, saranno pubblicati a gennaio nel “Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico”. Ecco i principali rischi elencati nei Quaderni dell’Ente: pulizia e igiene della casa, corrente elettrica, utilizzo di scale e sgabelli, uso del gas, movimentazione e sollevamento di carichi. La tutela della salute e della sicurezza sono alcuni degli elementi chiave anche per favorire la crescita e la professionalizzazione del settore. Ad aggravare la situazione sicurezza, la pandemia in corso. Il lavoro domestico, riconosciuto “essenziale” dal governo, è altamente esposto a rischi: le relazioni interpersonali necessarie tra badante e anziano o tra baby-sitter e bambino, per esempio, non possono assicurare il distanziamento previsto per cercare di evitare il contagio. Diventano indispensabili, allora, informazioni corrette, dispositivi di protezione e procedure di sanificazione degli ambienti e degli oggetti all’interno delle case. La mancanza di sicurezza è spesso associata al lavoro irregolare che nel settore, secondo le stime DOMINA, supera il 57%: i controlli dell’Ispettorato nazionale del lavoro, nel corso del 2019, hanno accertato pratiche irregolari nel 58,4% dei casi controllati (in diminuzione rispetto al 2015, quando superavano il 72%) e lavoro nero nel 24% dei casi. Leonardo Alestra, direttore generale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, nel Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico, afferma: “L’assioma lavoro irregolare – lavoro insicuro è ampiamente confermato nell’ambito del lavoro domestico, laddove gli infortuni sono all’ordine del giorno, sebbene non balzino frequentemente agli onori della cronaca”.

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Lavoro: Serracchiani, riconoscere professione informatori farmaco

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

“Una categoria con cui si deve riprendere il dialogo per fare assieme un percorso di riordino e chiarificazione normativa, al cui termine dovrebbe esserci il riconoscimento giuridico della professione. Le fragilità di numerose categorie di lavoratori finora erano forse meno evidenti ma il Covid le ha rese molto pesanti”. Lo ha detto la presidente della commissione Lavoro della Camera Debora Serracchiani, nel corso di un incontro con una rappresentanza della Fedaiisf, la Federazione delle Associazioni Italiane degli Informatori Scientifici del Farmaco e del Parafarmaco, guidata dal presidente Antonio Mazzarella. Durante il colloquio, dai rappresentanti di categoria è stato ricordato che che gli informatori del farmaco sono “l’unica categoria di lavoratori normata tra 18 leggi, ma priva di un riconoscimento giuridico, con la stragrande maggioranza degli operatori vincolati a contratti provvigionali”. E’ stato inoltre spiegato che la situazione attuale “ha messo in luce una serie di incongruenze, dal momento che l’ultimo Dpcm permette agli informatori del farmaco di lavorare seguendo le regole di accesso delle strutture, ma di fatto l’accesso viene inibito da ospedali e aziende sanitarie”. L’istanza di istituzione di un albo con inserimento tra le professioni sanitarie è stata depositata al Ministero e una proposta di legge è attualmente incardinata nella commissione Affari sociali della Camera. “Approfondiremo assieme le questioni sollevate che riguardano la natura lavoristica e contrattualistica della professione, coinvolgendo le altre commissioni competenti sugli altri aspetti”, ha assicurato Serracchiani, con cui i rappresentanti degli informatori scientifici del farmaco hanno già stato stabilito un successivo appuntamento. info@giancarlolancellotti.it, giancarlolancellotti-stampafvg@fucine.net,

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“No agli sciacalli e all’alternativa fra salute e lavoro”

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2020

“La rincorsa del consenso immediato ha fatto perdere di vista l’inevitabile impatto a lungo termine di una pandemia fuori controllo. Che è poi il discrimine su cui si gioca anche in Italia il rimpallo tra “governatori” e Stato centrale, oppure l’alternativa da sciacalli tra “morire di Covid” o “morire di fame” ripetuta da chi fomenta le piazze, tralasciando di spiegare che ti salvi dalla fame solo se fermi il Covid.” Così la Presidente della Commissione Lavoro della Camera Debora Serracchiani in una intervista sulle pagine del quotidiano il Riformista di stamani in edicola.”In questa emergenza il Governo Conte poteva fare di più, prima e meglio, su tante cose. Lo dico dal mio osservatorio della commissione Lavoro della Camera, ripensando soprattutto alla prima fase quando per rassicurare chi era colpito sarebbe servita più velocità ed efficienza delle erogazioni dei sostegni a lavoratori e imprese. Le erogazioni di questi giorni ci dicono che la macchina ora funziona meglio. E direi che anche il Parlamento sta facendo la sua parte, con un grande lavoro di ascolto delle categorie“. Conclude Serracchiani.

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Lavoro, Nardi: “Bene i soldi subito a chi chiude per Covid”

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2020

“Come Commissione abbiamo da tempo potuto ascoltare, sia dalle istituzioni locali che dai rappresentanti delle imprese del commercio e dei servizi, le preoccupazioni crescenti sulla tenuta del nostro tessuto economico. Così come i tanti timori sulla convivenza sociale delle nostre città a seguito delle chiusure di tanti esercizi per le nuove misure di contenimento della pandemia. E’ quindi una buona notizia che il Ministro Gualtieri abbia reso noto che oltre 1 miliardo di euro sono già arrivati, con appositi bonifici, dalle casse dello Stato ai conti correnti di tante imprese, ben 221 mila. Come Pd ci siamo impegnati sin dall’inizio della pandemia a mettere in campo azioni per la tutela del lavoro e questa promessa mantenuta dal ministro Gualtieri ne è la prova”, così Martina Nardi, presidente della commissione Attività produttive della Camera.

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Lavoro: Serracchiani, coordinare interventi tra legislazioni Ue

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

“L’emergenza pandemica ha esacerbato le disuguaglianze e ha impoverito le nostre famiglie: sono necessari interventi coordinati tra le legislazioni europee”. Lo ha detto oggi la presidente della commissione Lavoro della Camera Debora Serracchiani, intervenendo alla Conferenza interparlamentare sul tema “Per un’Europa sociale ed equa” promossa dalle commissioni Lavoro e affari sociali e Sviluppo e cooperazione economica del Bundestag, nell’ambito della presidenza tedesca del Consiglio dell’Ue. Illustrando gli “strumenti messi a punto in Italia per aiutare le famiglie, i lavoratori e le imprese nell’emergenza pandemica”, Serracchiani ha citato il divieto di licenziamento e “l’ampliamento della protezione sociale attraverso l’estensione degli ammortizzatori sociali ai lavoratori autonomi”. Tra le riforme in corso di elaborazione, la parlamentare ha indicato la previsione di “un ammortizzatore sociale universale” e di un “salario minimo”, in sintonia con quanto deliberato dalla Commissione europea. A proposito degli effetti del lockdown sulle donne, Serracchiani ha segnalato la scomparsa di 470mila posti di lavoro pari al 55,9% del totale e la crescita del numero delle donne che “lasciano il lavoro o rinunciano a cercarlo”.

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Crisi Covid: “Subito aiuti a chi è rimasto senza lavoro”

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Palermo «Il governo nazionale deve dare, in tempi brevissimi, risposte concrete e puntuali a tutti quei settori della nostra economia che soffrono le conseguenze delle inevitabili misure adottate per frenare la seconda ondata dell’epidemia. E’ questa l’unica strada per impedire che forze reazionarie ed eversive sfruttino la situazione e cavalchino la comprensibile protesta dei lavoratori e dei piccoli imprenditori che temono per il loro futuro. Interventi di sostegno che devono riguardare anche quelle aree di lavoro nero e grigio che sono tanta parte dell’economia del Sud». A dirlo è Pippo Zappulla, segretario regionale di Articolo Uno in Sicilia parlando della recente crisi sociale provocata dal Covid 19. «Anche il governo regionale – continua Zappulla – deve fare la sua parte. Il presidente della Regione Nello Musumeci ha finora fatto solo propaganda, cercando ogni volta di scaricare le colpe su altri – un giorno gli immigrati, il giorno dopo i prefetti, e così via – per nascondere l’assoluta inefficienza della Regione Siciliana nell’assolvere i suoi compiti. Sua la responsabilità di non aver attrezzato centri Covid, con il risultato che gli ospedali sono di nuovo sotto pressione, con una pericolosa promiscuità tra contagiati e gli altri pazienti, e con la necessità di rinviare cure e operazioni per chi ha patologie non Covid». «Oggi – conclude Zappulla – è il tempo della responsabilità e del fare. Se ne sono capaci, Musumeci e il suo governo facciano il loro dovere».

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Basta attacchi al lavoro pubblico, vero problema è carenza personale

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Invece di prendersela con le lavoratrici e i lavoratori, Ance dovrebbe sostenere con noi la battaglia per assunzioni straordinarie di profili tecnici all’interno delle pubbliche amministrazioni. Figure letteralmente crollate negli anni: geometri, architetti, ingegneri, istruttori tecnici e figure tecnico dirigenziali, sono progressivamente scomparsi, al punto tale da registrare un calo degli addetti sul fabbisogno pari a un quarto del necessario”. Così la Fp Cgil replica alle affermazioni del presidente di Ance, Gabriele Buia, sostenendo che: “La via perché si raggiunga maggiore efficienza nella Pa, vessata da anni di tagli, nelle risorse e nel personale, passa dall’assunzione di personale tecnico e qualificato”.La Fp Cgil infatti, alla luce dei dati relativi al conto annuale dello Stato, che certificano rispetto ai comuni un decremento complessivo dell’occupazione del 18,02% tra il 2009 e il 2018, passando da 396 mila addetti a 325 mila, ha analizzato l’andamento dell’occupazione relativa al personale degli uffici tecnici comunali di sette tra le maggiori città italiane. Dall’analisi condotta dal sindacato su Bari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma e Torino emerge che negli uffici tecnici l’occupazione registra una carenza di personale, rispetto al fabbisogno previsto, pari al 24,07%, mancano cioè per questi comuni 1.326 addetti su una dotazione di fabbisogno del personale pari a 5.509. Figure scomparse negli anni e che hanno avuto riflessi pesanti sulle funzioni svolte, in particolare l’attività progettuale quelle che più ne ha sofferto. Vediamo nel dettaglio le città prese in esame. Bari ha una carenza di personale tecnico rispetto al fabbisogno del -27,72%, Firenze del -48,98%, Genova del -10,09%, Milano del -14,56%, Napoli del -32,38%, Roma del -5,51% e, infine, Torino del -32,69%. Il totale di queste sette città campione registra un personale in servizio di 4.183 e una carenza di 1.326 (-24,07%). Dati, relativi a questi enti, frutto di una mole di personale tecnico fuoriuscito nel corso degli ultimi 10 anni pari a 2.216, perdendo quindi in media il 34,63% degli addetti in questi settori e che diventa ancora più grave per provincia e città metropolitane.Alla luce di questi dati, la Fp Cgil osserva: “Non è possibile imputare responsabilità ai lavoratori, non è tollerabile prendersela con loro che non fanno la manutenzione se alla prima pioggia si apre una voragine nelle strade. Sappiamo bene che il tema delle infrastrutture materiali e immateriali è il vero grande tema della competitività del paese ma per cambiare ci vogliono investimenti e assunzioni. Gli uffici tecnici risentono di una enorme emorragia di personale. La soluzione, e ci aspettiamo che Ance ci sostenga in questa battaglia, è in nuove assunzioni, soprattutto in questi settori tecnici, che possono contribuire al rilancio del paese”, conclude.

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Il fattore umano. Lo spirito del lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

E’ il documentario del regista milanese Giacomo Gatti sulle imprese di eccellenza italiane, è disponibile gratuitamente online al link https://fattoreumano.inaz.it/visione-film. Nel film, prodotto da Inaz – Osservatorio Imprese Lavoro in collaborazione con Fondazione Ente dello Spettacolo, si racconta un’Italia che quasi mai arriva sul palcoscenico mediatico: un’Italia dove il lavoro non è solo profitto (o peggio, sfruttamento), ma motore di sviluppo, cultura, creatività. Un’Italia fatta di imprese che credono nel futuro, operano con passione, sono attente alle persone e condividono un senso di responsabilità verso la società. Al film è inoltre dedicato l’ultimo volume della Piccola Biblioteca d’Impresa Inaz, che racconta la genesi della produzione, l’esperienza dei protagonisti e, attraverso le recensioni e i commenti del pubblico, l’eco che ha suscitato.«In questo momento di ripartenza l’esempio delle realtà protagoniste del film indica la strada da seguire: un modo di fare impresa che mette insieme risultati economici e attenzione alle persone, diventando così vero motore di sviluppo, anche sociale. L’uscita del libro dedicato ci è sembrata l’occasione per dare la più ampia diffusione possibile al film, consentendone la visione libera online» spiega Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz. Dalla sua uscita Il fattore umano si è fatto notare grazie alla forza delle sue storie, alla potenza del racconto per immagini curato dal regista Giacomo Gatti, e forse anche grazie al suo messaggio controcorrente: l’impresa non è solo profitto, ma sviluppo, cultura, creatività. «In un’epoca in cui la finanza e le nuove tecnologie sembrano scalzare il fattore umano dal centro dell’economia, la nostra convinzione è che esistano uomini e donne capaci di fare la differenza – afferma Giacomo Gatti regista e autore con Elia Gonella del film– Sono le mani e i cervelli delle imprese italiane e le loro storie meritano di essere raccontate attraverso il linguaggio del cinema». Libro Il fattore umano. Lo spirito del lavoro di G. Gatti, L. Gilli, M. Vitale. Ed. Piccola Biblioteca d’Impresa Inaz 2019, €. 10.00

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Programma di lavoro della Commissione per il 2021: dal piano all’azione

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

La Commissione europea ha adottato il programma di lavoro per il 2021, che punta a rendere l’Europa più sana, più equa e più prospera, accelerando nel contempo la sua trasformazione a lungo termine verso un’economia più verde, pronta per l’era digitale. Prevede nuove iniziative legislative per quanto riguarda i sei obiettivi ambiziosi degli orientamenti politici della presidente von der Leyen e dà seguito al suo primo discorso sullo stato dell’Unione. Nel realizzare le priorità fissate in tale programma di lavoro, la Commissione continuerà a prodigarsi al massimo per gestire la crisi e rendere le economie e le società europee più resilienti. Il programma di lavoro della Commissione per il 2021 prevede un passaggio dal piano all’azione per tutte e sei le priorità politiche. Conferma la volontà della Commissione di guidare la duplice transizione verde e digitale, un’opportunità senza precedenti per uscire dalla situazione fragile della crisi e creare una nuova vitalità per l’Unione. Per realizzare un’Europa climaticamente neutra entro il 2050, la Commissione presenterà il pacchetto di misure”pronte per il 55 %” per ridurre le emissioni di almeno il 55 % entro il 2030″. Per il “decennio digitale” dell’Europa, la Commissione presenterà una tabella di marcia con obiettivi digitali per il 2030 chiaramente definiti in ambiti come la connettività, le competenze e i servizi pubblici digitali. Per garantire che la crisi sanitaria ed economica non si trasformi in una crisi sociale, la Commissione presenterà un ambizioso piano d’azione per attuare pienamente il pilastro europeo dei diritti sociali, che farà sì che nessuno sia lasciato indietro nella ripresa dell’Europa. La Commissione farà in modo che l’Europa svolga il suo ruolo vitale in questo fragile mondo, anche guidando la risposta mondiale per garantire un vaccino sicuro e accessibile a tutti. Di fronte alla pandemia di COVID-19, la Commissione proporrà di costruire un’Unione sanitaria europea più forte, in particolare consolidando il ruolo delle agenzie esistenti e istituendo una nuova agenzia biomedica di ricerca e sviluppo avanzati. Per preservarne e migliorarne il funzionamento, sarà presentata una nuova strategia per il futuro di Schengen. Sarà dato seguito al nuovo patto sulla migrazione e l’asilo mediante una serie di proposte di misure in materia di migrazione legale, tra cui un pacchetto “talenti e competenze”. Tra gli altri elementi figurano un piano d’azione contro il traffico di migranti e una strategia sostenibile per il rimpatrio volontario e la reintegrazione. La Commissione continuerà a rafforzare l’Unione della sicurezza mediante la lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e alle minacce ibride. Presenterà inoltre una strategia globale di lotta contro l’antisemitismo. Per costruire un’Unione dell’uguaglianza, la Commissione presenterà nuove strategie sui diritti dei minori e delle persone con disabilità, nonché una proposta per combattere la violenza di genere. La Commissione proporrà norme più chiare sul finanziamento dei partiti politici europei e adotterà misure per proteggere i giornalisti e la società civile dall’abuso del contenzioso. Una visione a lungo termine per le zone rurali proporrà azioni volte a sfruttare appieno il potenziale di queste regioni. Dal momento che le iniziative pianificate sono di natura trasformativa e a lungo termine, è più importante che mai che vi siano leggi di grande impatto e rivolte al futuro. La prossima Comunicazione sul tema Legiferare meglio lo ribadirà. Il programma di lavoro della Commissione per il 2021 è il risultato di una stretta cooperazione con il Parlamento europeo, gli Stati membri e gli organi consultivi dell’UE. La Commissione avvierà ora le discussioni con il Parlamento e il Consiglio per stabilire un elenco di priorità comuni su cui i colegislatori convengono di intervenire rapidamente.

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Detenuti: Lavoro e inclusione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Roma Campidoglio. È partito il nuovo percorso di reinserimento socio-professionale che impegna soggetti in espiazione di pena ed ex detenuti in tirocini presso associazioni e cooperative convenzionate. Alcuni saranno impiegati in attività di manutenzione del verde, piccoli lavori edili, pulizie, artigianato e pelletteria. Altri, produrranno marmellate, conserve e succhi di frutta presso il laboratorio alimentare “Papa Francesco” gestito da Isola Solidale all’interno del Centro Agroalimentare di Roma. Parte dei beni alimentari sarà devoluta in beneficenza. “I percorsi di riabilitazione professionale sono una risposta alle difficoltà di inclusione incontrate da chi sconta una pena detentiva. Restituire una prospettiva esistenziale attraverso il lavoro, aiuta a reinserire in società persone motivate a crescere e migliorare, sottraendole a criminalità ed emarginazione. Miglioramento e possibilità di riscatto per i singoli, quindi, ma anche attività benefiche e utili all’intera città”, dichiara la Sindaca Virginia Raggi. Si parte con i primi 17 destinatari del progetto – curato dal Dipartimento Turismo, Formazione e Lavoro attraverso i Centri di Orientamento al Lavoro – cui se ne aggiungeranno altri individuati dalla Garante dei diritti delle persone private della libertà di Roma Capitale. A questo scopo, sono stati infatti destinati 100.000 euro, utili al finanziamento di tirocini trimestrali che prevedono 30 ore di lavoro settimanale, cui far corrispondere una retribuzione di 600 euro mensili. Il tutto, nell’ambito dei protocolli d’intesa fra Roma Capitale e il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, diretti alla riabilitazione e inclusione sociale dei detenuti.

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Al lavoro per sostenere l’economia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Roma. “Solo uniti, e rispettando tutte le misure anti-Covid, riusciremo a sconfiggere il Coronavirus! È il momento dell’unità e di mettere da parte ogni divisione, soprattutto quelle strumentali che creano disorientamento nei cittadini. Abbiamo dimostrato grande responsabilità, come Paese, adesso è l’ora di correre assieme quest’ultimo miglio. Con il Parlamento, stiamo lavorando per non lasciare nessuno indietro. Per sostenere l’economia, i cittadini, le imprese. Per garantire alle ragazze ed ai ragazzi di poter andare a scuola, e ai lavoratori di prestare la propria opera in totale sicurezza. Continueremo a mettere in campo, anche con la prossima Legge di Bilancio, tutte le risorse necessarie per fronteggiare gli effetti della crisi e consentire all’Italia di proseguire nella ripresa.Ma serve un grande lavoro di squadra, tra le Istituzioni, ad ogni livello, e tra lo Stato e i cittadini. Proteggendo noi, proteggiamo il Paese! I dati a livello globale sono preoccupanti, ma come Italia abbiamo un po’ di vantaggio su molti altri Paesi europei. Non dobbiamo sprecarlo, e dobbiamo fare di tutto per interrompere immediatamente la catena del contagio. Possiamo farcela, insieme!” Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post sui social.

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Come affrontare un colloquio di lavoro telefonico: i consigli dell’ Head Hunter

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

È da sempre lo strumento preferito dai selezionatori per il primo contatto con il candidato: il colloquio telefonico è perfetto per ottimizzare il processo di selezione, e per scremare fin da subito la lista dei candidati per un determinato posto di lavoro. E se l’intervista telefonica era molto diffusa già negli anni passati, la sua popolarità è divenuta ancora maggiore a partire dall’emergenza sanitaria, con il Covid-19 a imporre per quanto possibile il distanziamento sociale.È altamente probabile, dunque, che chi si mette alla ricerca di un nuovo lavoro finisca per imbattersi in un colloquio di lavoro al telefono, e quindi in un’intervista telefonica che potrebbe durare 10, 20 o 30 minuti.Questo primo contatto, di fatto, deve essere considerato come una job interview e già a questo passaggio basta infatti un passo falso per vedersi esclusi dalla rosa dei candidati. Per sapere come agire al meglio in questa prima fase di selezione del personale abbiamo chiesto consiglio a Carola Adami, head hunter e CEO della società di selezione del personale Adami & Associati (www.adamiassociati.com).Qual è il primo consiglio da dare a chi si trova ad affrontare un colloquio telefonico? Come primo consiglio potrebbe sembrare strano, ma lo ritengo fondamentale. Nel caso in cui si venga contattati per un’intervista telefonica in un momento poco adatto, molto meglio chiedere di rimandare il colloquio. Può accedere infatti di ricevere la telefonata improvvisa di un cacciatore di teste mentre si sta guidando, quando si è distratti da altre attività, o magari quando si è in mezzo a un ambiente rumoroso. In questi casi è sempre bene chiedere al selezionatore se è possibile fissare più avanti l’intervista telefonica, dopo qualche ora o nei giorni successivi, quando quindi si sarà in un contesto più adatto per affrontare il colloquio. Così facendo si avrebbe quindi tempo e modo per prepararsi: cosa si dovrebbe fare per farsi trovare pronti in caso di colloquio telefonico?In realtà, nel momento in cui ci si mette alla ricerca di un lavoro, ci si dovrebbe già preparare, proprio per l’eventualità di dover affrontare un’intervista telefonica non pianificata. Il candidato deve quindi conoscere molto bene il proprio curriculum vitae, e deve ricordarsi tutto quello che è stato scritto all’interno della propria lettera di presentazione. È molto meglio, in ogni caso, tenere sotto mano delle copie di questi documenti. É bene poi studiare la presentazione di tutte le aziende alle quali si sottopone il proprio CV, di modo da essere poi preparati al momento del primo contatto, tenendo traccia delle varie job description. Prepararsi per un colloquio telefonico non è quindi molto diverso dal prepararsi per un colloquio di lavoro in presenza… Esatto. Anzi, il mio consiglio è quello di affrontare i colloqui telefonici come se fossero in presenza, evitando dunque per esempio di rispondere al telefono in pigiama o in tuta. È necessario, infatti, mantenere un alto livello di professionalità, e il solo fatto di rispondere in pigiama può compromettere le performance del candidato. Non è tutto qui: anche se nessuno può vedere l’interlocutore, è bene evitare di affrontare un colloquio telefonico da un divano, o da una posizione scorretta: meglio restare seduti composti oppure, per migliorare l’espressione vocale, alzarsi in piedi. Anche al telefono, quindi, è consigliabile presentarsi come il professionista che si desidera essere.

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Economia Castelli: Un grande lavoro di squadra per un paese più forte e competitivo

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Roma – “Ci sono obiettivi e risultati che si possono raggiungere solo facendo un grande lavoro squadra, mettendo da parte i “campanilismi” e remando tutti nella stessa direzione. Come Paese lo abbiamo sempre dimostrato, anche nei periodi più difficili. È quello che stiamo facendo tra PA e Imprese.Capisco le parole del Presidente Bonomi, su questo tema, ma fatemi dire un paio di cose.Quando siamo arrivati al Governo, due anni e mezzo fa, abbiamo trovato una pubblica amministrazione con processi molto lenti, e una digitalizzazione praticamente inesistente, che pagava un ritardo di decenni di mancati investimenti. Questo ha sicuramente frenato, negli anni, la nostra crescita economica rispetto ad altri Paesi, facendoci perdere competitività nel mondo.Non è stato facile avviare un processo di revisione di tutti i meccanismi e avviare una riforma. Ma lo abbiamo fatto, stimolati anche dall’emergenza Covid che ci ha cristallizzato i problemi del Paese, da ultimo con il Decreto Semplificazioni, con cui abbiamo introdotto norme per arrivare ad una pubblica amministrazione più snella e digitale, ma anche per garantire la certezza degli atti amministrati. Noi stiamo accelerando il più possibile, ma un ritardo di decenni non può essere colmato in pochi mesi. Dal Piano strategico per la Banda Ultralarga all’identità digitale, stiamo mettendo in campo tutte le risorse necessarie. Solo con SPID, in un anno, siamo passati da 4,8 milioni di utenti a oltre 11 milioni. E SPID, assieme all’App IO, rappresentano la porta di accesso telematico ai servizi pubblici.Quello che abbiamo avviato è un percorso serio, rapido, che va abbinato a un cambio di paradigma di tutta la politica: serve pensare in modo digitale, innovativo e altamente professionalizzato, come oggi è obbligata a fare una azienda che vuole rimanere sul mercato.Tanto più alla soglia di una Legge di Bilancio che vuole avviare il percorso per la riforma del fisco e continuare a sostenere le imprese, intervenendo ancora su quelle inefficienze ataviche della PA che, in questi anni, hanno portato a lentezze, mancati automatismi, ripetizioni inutili di dichiarazioni.Così come abbiamo già accorciato e semplificato le procedure per gli appalti, senza però abdicare al rispetto dell’ambiente o nel contrasto alla criminalità organizzata. Sbloccare i 110 miliardi di programma di ANAS e RFI era necessario ma non scontato, visto che nessuno lo aveva fatto fino ad ora.Se andiamo tutti nella stessa direzione, questo Paese lo possiamo far ripartire davvero. Rendendolo più forte e competitivo di prima”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commentando le parole del Presidente di Confindustria Bonomi.

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Lavoro, una sentenza riapre gli Stati Uniti a lavoratori e Au Pair italiani: “Sono i benvenuti”

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

La sospensione dei visti J, H e L, che ha bloccato centinaia di migliaia di lavoratori internazionali nel corso della pandemia, non era tra le competenze del Presidente Trump e della sua amministrazione ed è quindi stata revocata.É questa la sentenza del giudice federale Jeffrey S. White di San Francisco sulla causa impugnata dalla NAM (National Association of Manufacturers – Associazione Nazionale dei Produttori) e da svariati enti fortemente impattati dal proclama del 22 giugno contro il DHS (Department of Homeland Security – Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti). A partire dai prossimi giorni i Consolati Americani riprenderanno l’emissione di visti J-1 per i partecipanti ai programmi di scambio culturale Au Pair, Internship e Training, e il via libera è dato anche agli studenti universitari che, in estate, lavorano nel settore turistico con il programma Summer Work and Travel. Non solo, i lavoratori altamente qualificati potranno richiedere i visti H-1B o i visti L per trasferimenti interaziendali.Tra le aziende rappresentate meritano una menzione speciale i principali datori di lavoro della Silicon Valley – Microsoft in primis – che richiedono costantemente lavoratori dall’estero per uno scambio di idee, di creatività e di skills fondamentale nelle aziende di alto livello.Importante vittoria anche per ASSE International e EurAupair Intercultural Child Care Programs, due delle associazioni americane di scambi interculturali studenteschi e di ragazze alla pari più importanti e rinomate nel settore, designate dal Dipartimento di Stato Americano come Sponsor di visti J-1.“Le restrizioni hanno avuto un forte impatto sugli studenti e sui giovani lavoratori, questa è la prima buona notizia che arriva dopo mesi di speranze”, spiega Livio Ceppi, Presidente di Mondo Insieme (www.mondoinsieme.it), agenzia partner italiana di ASSE International e EurAupair, che ogni anno assiste centinaia di ragazzi nella realizzazione del proprio American Dream, con programmi di studio e lavoro.“Per i giovani italiani e internazionali potersi confrontare con la cultura americana e formarsi all’interno delle aziende statunitensi è fondamentale. Il Coronavirus non ha bloccato le ambizioni dei giovani d’oggi e gli Stati Uniti continuano ad essere la meta di riferimento per la loro crescita professionale e personale.A giugno centinaia di studenti Work and Travel hanno dovuto rinunciare alla propria offerta lavorativa tra la California, il Maryland e il Parco Nazionale di Yellowstone, proprio a causa della chiusura dei Consolati. Sono però pronti a partire la prossima estate, e noi non potremmo essere più felici di accompagnarli in questo percorso, soprattutto in questa fase storica senza precedenti”, conclude il Presidente di Mondo Insieme. Il mondo è cambiato ma non si ferma, e questa sentenza è un inno alla gioia per i tanti giovani che desiderano un’esperienza di lavoro neglia USA.È possibile avere maggiori informazioni su queste nuove possibilità di lavoro Au Pair negli Usa visitando il sito internet http://www.mondoinsieme.it.

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Lavoro agile: Cisal chiede al ministro Catalfo un accordo con le parti sociali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

“Crediamo sia necessario un accordo interconfederale per dare una cornice ai contratti integrativi individuali nel settore privato ed una contrattazione integrativa o il rinnovo dei contratti stessi nel settore pubblico ed affrontare così temi importanti quali la retribuzione di risultato, performance, salario minimo, pausa, riposo, sicurezza, salute, responsabilità, formazione, privacy”. Questi in sintesi i punti toccati nella relazione che la Cisal ha espresso durante il nuovo incontro per la definizione del lavoro agile al il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, presieduto dal Ministro Nunzia Catalfo. La Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori, rappresentata al tavolo da Marcello Pacifico e Gianmauro Nonnis, ha ripercorso gli interventi legislativi più recenti a partire dalla direttiva 88/2003 sull’organizzazione dell’orario di lavoro che è sotto la lente di ingrandimento della Cesi per delle proposte emendative in Commissione UE, ricordando come le norme contenute all’articolo 18 siano concordatarie e precedono un accordo tra il lavoratore e il datore di lavoro per lo svolgimento del lavoro agile e che le stesse non prevedono il ricorso costante al suo utilizzo come farebbe pensare l’attuale stato emergenziale. Per la Cisal “restano da definire inoltre una serie di parametri: ad esempio, la sicurezza sul luogo di lavoro risulta a carico della parte datoriale anche nella modalità agile e in telelavoro, senza che nessuna norma assicuri il datore di lavoro sulla reale condotta del lavoratore. Ma non solo anche in modalità agile e in remoto devono essere garantiti il diritto alla disconnessione, la fascia oraria di lavoro, i periodi di malattia, il diritto al riposo giornaliero, i diritti sindacali, i parametri della premialità, l’inquadramento dei lavoratori fragili che non possono essere demansionati e quindi sono obbligati a prendere forme di esonero dal servizio quali la malattia; adesso, superati gli attuali limiti contrattuali, rischiano il licenziamento. Anche peggio va ai dipendenti a tempo determinato, che se non possono prendere servizio per motivi di quarantena non possono nemmeno avere la conferma del contratto. Singolare poi – hanno sottolineato – l’azione del legislatore che se all’art. 2 della legge 41/2020 ha previsto la necessità di un accordo integrativo per il personale docente per la MAD (didattica a distanza), di contro, nel decreto legge di agosto ha esonerato lo stesso personale della scuola dallo smart working, mentre sul testo con un recente emendamento il Governo prevede di collocare in lavoro agile o in congedo parentale al 50% il lavoratore con un figlio in quarantena per ragioni di Covid. Una norma insostenibile per la Cisal perché sembra escludere il solo personale della scuola rispetto a tutti i lavoratori”.

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Lavoro agile: estenderlo al personale della scuola e di tutelare i lavoratori fragili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Necessario abolire l’articolo 32, comma 4 del Decreto Legge n. 104/2020 per consentire anche a docenti, educatori e Ata di poter accudire i figli eventualmente posti in quarantena, senza dover ricorrere al congedo straordinario e alla riduzione del 50% dello stipendio, e della necessità di attivare il tavolo presso il ministero dell’Istruzione per la firma del contratto integrativo e disciplinare le modalità della didattica a distanza come previsto dalla legge.A pochi giorni dalla prima apertura delle scuole, infatti, sono già alcuni gli istituti che hanno disposto la chiusura di classi, plessi o di interi edifici a causa della presenza di alcuni tra alunni e personale scolastico positivo al Covid-19, mentre la DAD rimane uno strumento utilizzato in parecchie scuole per consentire il distanziamento. Ma dal 6 giugno, dopo quasi quattro mesi, nonostante le diverse richieste di Anief, ancora non si è attivato presso il ministero dell’Istruzione il tavolo per la firma del contratto integrativo previsto dalla legge n. 41/2020. Queste le richieste specifiche del presidente Anief presentate al Ministero del Lavoro, durante l’intervento quale delegato Cisal di cui è uno dei segretari confederali, insieme a Gian Mauro Nonnis, vicepresidente Anief, dopo l’intervento nei giorni scorsi presso il Ministero della Funzione pubblica. Bisogna intervenire per la confederazione anche con un protocollo per il settore privato e con un accordo quadro per il settore pubblico per dare maggiore tutela per disconnessione, salario accessorio, formazione, sicurezza, salute, privacy e per tutte le norme relative all’organizzazione dell’orario di lavoro.Le esigenze venutesi a determinare a seguito della pandemia necessitano di diversi adattamenti normativi. La Cisal ha ripercorso gli interventi legislativi più recenti a partire dalla direttiva 88/2003 sull’organizzazione dell’orario di lavoro che è sotto la lenta di ingrandimento della Cesi per delle proposte emendative in Commissione UE.

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Il lavoro da casa? Alla fine, fa bene alla famiglia

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

La sfida, ora, è trasformarlo in smart working, ovvero in una condizione da cui traggano beneficio genitori, aziende e le città in cui viviamo. È, in sintesi, il risultato dell’inchiesta pubblicata sul numero in edicola di Famiglia Cristiana, corredata da dati, storie e opinioni degli esperti.La pandemia ha dato una forte accelerazione a una tendenza già in atto, coinvolgendo 6 milioni di italiani (un milione e mezzo di dipendenti pubblici), anche se bisogna fare chiarezza fra le varie espressioni per definire questa tendenza: smart working, home working, lavoro agile o flessibile… Come tutte le novità, anche questa ha i suoi pregi e i difetti, come spiegano gli esperti Franco Amicucci (responsabile della società di formazione a distanza Skilla), Marco Bentivogli (autore del saggio Indipendenti) e Nicola Spagnuolo (direttore del Centro di formazione e management del terziario di Milano). Fra i pregi, uno dei più rilevanti è la possibilità di conciliare famiglia e lavoro, soprattutto per i nuclei con uno o più figli. Lo confermano alcune famiglie intervistate, come la famiglia Foglio, papà e mamma ingegneri, entrambi in smart working anche se con modalità diverse, e due figli. È soprattutto la possibilità di gestire i tempi e gli impegni, sia professionali sia familiari, con più libertà ad essere apprezzata. Fra gli altri effetti positivi, una minore pressione sui trasporti e quindi sul traffico, con conseguenti benefici sull’inquinamento. È stato calcolato che ogni famiglia potrebbe risparmiare dai 4 ai 5 mila euro all’anno. Inoltre, come osserva Mariano Corsi, professore di Leadership e innovazione e responsabile scientifico dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano, lavorare da casa aumenta produttività, efficienza e autonomia. Ma non è tutto ora quel che luccica. Starsene a casa può risultare “disaggregante” in termini sociali e sindacali; i contratti di lavoro rischiano di diventare sempre più deboli e con minori tutele, trasformando i lavoratori da dipendenti a collaboratori; l’identità lavorativa e aziendale può risultarne minacciata… Uno dei nodi da affrontare, è proprio un quadro normativo certo e aggiornato alla nuova situazione. Diventa allora cruciale il ruolo dei dirigenti, che devono dimostrarsi capaci di orientare il fenomeno nella giusta direzione. Anche perché, indietro non si torna: il 93% degli intervistati, afferma con chiarezza di non voler tornare al modo tradizionale di lavoro.

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1,5 milioni di investimento per Jobtech

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

In un momento in cui assistiamo ad una prima ripresa del numero di persone alla ricerca di lavoro (+134 mila unità secondo gli ultimi dati Istat) il supporto tanto a chi cerca quanto a chi offre un impiego rappresenta una leva strategica per il Paese. Per questo è nata Jobtech (https://jobtech.it), la prima agenzia per il lavoro tutta digitale operativa nel mercato italiano.
Nata durante il lockdown con l’obiettivo di digitalizzare il lavoro interinale e in somministrazione, Jobtech ha già ha chiuso un primo importante round di investimento da 1,5 milioni di euro. Tra gli investitori che hanno creduto nel progetto, oltre ad alcuni top manager di tech company leader nei propri settori, anche Alberto Genovese, uno dei principali imprenditori del mercato digitale italiano (Facile.it, Prima Assicurazione) che sta da tempo investendo nelle più interessanti iniziative di sviluppo digitale nel nostro Paese.
Jobtech è la prima agenzia per il lavoro ad introdurre soluzioni di ricerca e selezione, somministrazione e staff leasing a trazione digitale all’interno del panorama italiano. Lo sviluppo del progetto, che ha l’obiettivo di connettere al meglio domanda e offerta di lavoro, consiste nella creazione di portali verticali, focalizzati su specifiche aree di business: il primo, già online, è https://commesse.it. A breve sarà il turno di portali nell’ambito di logistica, hospitality, ristorazione altro ancora.
Per le aziende, Jobtech è in grado di rispondere a tutte le esigenze tipiche della gestione delle risorse umane: la ricerca e selezione del personale, la selezione dei candidati più idonei ed il supporto nelle fasi di inserimento del candidato, la somministrazione e lo staff leasing, che prevedono l’assunzione da parte di Jobtech dei candidati selezionati e la gestione in prima persona degli aspetti contrattuali e salariali. Infine, per favorire l’occupazione giovanile, Jobtech gestisce anche l’attivazione di stage e tirocini, seguendo tutti gli adempimenti burocratici necessari ai fini dell’attivazione del contratto di stage dei candidati.
Dal punto di vista dei lavoratori, Jobtech rappresenta uno strumento efficace per la ricerca di un impiego, con un’offerta di annunci ed un percorso di inserimento dedicato specificatamente alle singole professioni, spaziando dal retail, alla logistica, all’Ho.Re.Ca ed in generale offrendo impieghi tanto nelle PMI quanto nelle grandi aziende attive su tutto il territorio italiano. Ad oggi, tra le posizioni offerte da Commesse.it figurano quelle di cassieri/e, commessi/e, addetti/e alla vendita, vetrinisti/e, merchandiser, responsabili vendita, store manager.
È la tecnologia a distinguere Jobtech dalle altre agenzie per il lavoro: il sourcing dei candidati, il loro screening e la gestione amministrativa del personale sono processi accelerati grazie alla tecnologia. In questo modo i recruiter di Jobtech si concentrano sulle attività a maggior valore aggiunto come le interviste ai candidati e la comprensione delle loro competenze e motivazioni, per offrire rapidamente ed efficientemente ai clienti soluzioni di staffing chiavi in mano. La tecnologia consente anche di ridurre i costi associati alla gestione dei processi HR, il che conseguentemente si riflette in un beneficio economico per il cliente.https://jobtech.it

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Lavoro e sanità in cima alle priorità quando si pensa all’Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Milano. Libera circolazione, mercato comune e difesa dei consumatori sono gli ambiti su cui i milanesi ritengono che l’Unione europea abbia avuto un impatto positivo rispetto alla propria vita. Il dato emerge dal sondaggio che l’Ufficio del Parlamento europeo a Milano ha proposto a chi vive, lavora e frequenta la città. Su 1250 partecipanti, ben 1068 pensano ad esempio che l’UE abbia permesso loro di andare in vacanza senza code alle frontiere e a lavorare in un altro paese senza problemi. Meno rilevanti sarebbero il ruolo dell’Unione nella propria formazione o l’impatto della promozione della produzione agricola e la difesa dei prodotti tipici.Il sondaggio ha esplorato anche la conoscenza da parte dei milanesi dei progetti nati dall’investimento dell’UE sulla città. I più popolari sono risultati “CLEVER CITIES/MILANOCLEVER”, il progetto dedicato alla rigenerazione urbana tramite soluzioni nature-based e “PON METRO”, il programma di sviluppo urbano sostenibile focalizzato sulla riprogettazione di Milano secondo il modello “Smart City” e sull’inclusione della popolazione più fragile.Per quanto riguarda la gestione della crisi legata a COVID-19, i cittadini si ritengono mediamente soddisfatti. Su una scala da “1” (del tutto insufficiente) a “5” (ottimo), 471 cittadini hanno dato “3”, la sufficienza (37,6%). I giudizi molto positivi (“4” e “5”) raggiungono insieme il 31,3%. Dovendo invece ordinare le priorità di intervento dell’UE, che ha proposto di stanziare 1.850 miliardi per rilanciare l’Europa dopo il COVID-19 e rafforzare l’Unione da qui al 2027, i milanesi mettono ai primi posti: “Sostegno alle imprese e all’occupazione”, “Sanità” e “Ricerca e istruzione”. Tra le parole più usate nei suggerimenti facoltativi finali spiccano per frequenza: “sostegno”, “diritti”, “fiscale”, “immigrazione”, “mobilità” e “cultura”.I quesiti sono stati online la prima settimana di settembre. Circa il 90% dei partecipanti è nato o vive a Milano. Il sondaggio, che non ha valore statistico, è stato organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo a Milano per coinvolgere i cittadini in vista del discorso sullo stato dell’Unione (SOTEU) che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen terrà a Bruxelles il 16 settembre e ha avuto il sostegno del Comune di Milano, della Regione Lombardia, dello Europe Direct Lombardia e della Rappresentanza a Milano della Commissione europea. Alla presentazione online dei risultati hanno partecipato anche gli eurodeputati: Eleonora Evi (Movimento 5 Stelle – Gruppo Non iscritti), Pierfrancesco Majorino (Partito Democratico – Gruppo S&D) e Silvia Sardone (Lega- Gruppo Identità e Democrazia).

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