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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘lavoro’

Economia circolare, innovazione e lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 13 ottobre 2019

Nonostante in Italia il numero di giovani che non studiano e non lavorano (Neet) sia il più alto tra tutti i Paesi Ue, manca una strategia nazionale sull’occupazione giovanile che tenga conto dei divari intergenerazionali, territoriali, educativi e di genere. Inoltre, permangono fortissime differenze territoriali, con le regioni del Mezzogiorno ben distanti da quelle del Centro e del Nord in termini di output economico e di occupazione. Il tasso di mancata partecipazione al lavoro si attesta al 35,6% nel Mezzogiorno rispetto al 20,5% dell’Italia, la quota dei Neet invece risulta pari al 34,4% nel Mezzogiorno contro il 24,1% della media nazionale.Per quanto riguarda l’innovazione e le infrastrutture del Paese, a fronte di qualche miglioramento, continua a mancare una politica industriale coerente e impegnata nella realizzazione dell’Agenda 2030.
In particolar modo, aumenta la diffusione della banda larga tra le famiglie, l’uso di internet, il tasso di ricercatori e la quota di merci trasportate su ferrovia, ma anche qui permane il divario tra territori. Le regioni che migliorano maggiormente tra il 2010 e il 2017 sono il Piemonte e l’Emilia-Romagna. La distanza del Mezzogiorno dalle regioni del Nord è dovuta al divario sia del valore aggiunto dell’industria manifatturiera rispetto al totale dell’economia, 9% rispetto al 16% della media nazionale, sia del numero di ricercatori per 10mila abitanti, 12 nel Mezzogiorno contro il 22 dell’Italia.Su consumo e produzione responsabili, si evidenzia un diffuso miglioramento, in particolare in centro Italia. È il Lazio la regione che mostra l’avanzamento più incisivo, mentre Trento presenta il miglior risultato complessivo sul Goal 12 grazie alla raccolta differenziata dei rifiuti urbani (75% nel 2017) e al numero di imprese registrate Emas. Occorre però accelerare la transizione verso un’economia circolare, attraverso l’innovazione dei modelli di produzione, l’introduzione di incentivi legati alla rendicontazione non finanziaria e l’uso generalizzato del Green Public Procurement.

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Le donne, la maternità e il lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 ottobre 2019

“I dati diffusi oggi dall’Istat sull’occupazione femminile rappresentano l’ulteriore conferma degli ostacoli insormontabili che le donne e in particolare le mamme, nel nostro Paese, si trovano ad affrontare quotidianamente. Le donne con figli sempre più spesso devono rinunciare a lavorare a causa degli impegni familiari e una scarsa rete di servizi per la prima infanzia aggrava il quadro”, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.
In Italia, sottolinea Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – tra le donne tra i 25 e i 49 anni con figli minorenni, più di 4 su 10 non hanno un lavoro, mentre più del 40% delle madri con almeno un figlio preferisce il part-time pur di continuare a mantenere un’occupazione[1]. Dati che si inseriscono in un contesto di denatalità ai minimi storici (meno di 440 mila nascite nel 2018) e aggravato dall’impossibilità nel conciliare vita privata e impegni professionali, radicate difficoltà di carriera e di crescita salariale, forte squilibrio nei carichi familiari tra madri e padri, una scarsissima offerta di servizi educativi per l’infanzia. Un quadro critico che si riverbera sul benessere delle madri, ma che affonda le radici nelle pesanti disparità di genere in Italia.“Ề fondamentale che il nuovo Governo dia seguito agli impegni annunciati in favore delle famiglie, investendo risorse adeguate per aumentare l’offerta degli asili e per favorire la conciliazione di entrambi i genitori tra lavoro e vita privata così come indicato dall’Europa. C’è bisogno di una vera politica di sostegno alla genitorialità sul medio e lungo termine”, ha concluso Raffaela Milano.

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I reni sono degli “operai modello”, perfino troppo, lavorano

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

E non si lamentano mai, neanche quando perdono qualche colpo e dovrebbero avvertire che c’è qualcosa che non va. La Malattia Renale Cronica (MRC) secondo recenti studi della Società Italiana di Nefrologia (SIN) colpisce circa il 17-10% della popolazione ed è, purtroppo, in continua progressione. In pratica oltre due milioni di italiani hanno i reni che non fanno più il loro lavoro di filtro per trattenere le sostanze utili ed eliminare le scorie con le urine. Un lavoro, quello dei reni, davvero indispensabile, perché quando il deficit di funzione supera la soglia di sicurezza, il risultato, con grave compromissione della qualità della vita dei pazienti e aggravio di costi per il Servizio Sanitario Nazionale, è l’entrata del paziente in dialisi o il trapianto di rene. Favorire l’emersione della MRC, fermarne la progressione ed evitare l’entrata in dialisi dei pazienti non è semplice. La situazione è complicata anche da due fattori chiave: in primo luogo la maggior parte delle persone con
MRC non avendo sintomi, si accorge con grave ritardo di avere un problema, e può arrivare “inconsapevole” fino alla perdita dell’80% della funzionalità renale. Il secondo è che secondo una recente indagine Doxapharma la maggioranza degli italiani non ha proprio idea di chi sia il nefrologo: solo il 15% del campione testato conosce il nome del medico specialista dei reni. “L’approccio più corretto per cercare contrastare la MRC – spiega il Dottor Giuliano Brunori, Presidente SIN – è quello non di “attendere” i pazienti in ospedale ma di andarli a “cercare” nella popolazione, e soprattutto nei soggetti a rischio. In quest’ottica un aiuto determinante può arrivare dal fatto che i test per la diagnosi della MRC sono ampiamente disponibili, facili ed economici e che è noto l’identikit dei soggetti a rischio di insufficienza renale cronica: sono i diabetici, gli ipertesi, gli obesi, le persone con dislipidemie ed in generale gli over 65. Tutti soggetti che dovrebbero controllare la funzione renale almeno una volta all’anno. Sono questi i motivi che ci hanno portato ad avanzare la proposta di realizzare uno screening della popolazione a rischio, in collaborazione con medicina primaria e secondaria, con l’obiettivo di individuare i pazienti il prima possibile, rallentare il decorso della malattia renale e scongiurare la necessità della dialisi”. Quali test per la diagnosi di MRC? Per evidenziare la presenza di una MRC e definire il suo stadio è sufficiente eseguire due semplici test che qualunque laboratorio esegue di routine: un esame urine per verificare la presenza di albumina ed un semplice esame del sangue, la creatininemia, con successiva stima del valore della filtrazione glomerulare, principale parametro indicativo del funzionamento dei reni.
Il nuovo Centro Studi SIN nasce per potenziare la ricerca medico scientifica nel campo delle malattie renali, formare giovani medici alla ricerca scientifica e promuovere iniziative.

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Ritorno dell’etica nel lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 settembre 2019

Torino 25 al 27 settembre nella sede di Copernico Garibaldi Torino per riflettere su cosa sia l’etica e come portarla nelle aziende e negli uffici. A cura di Carla Bertuzzi, Business Development and Strategic Partnerships, CopernicoPer anni dimenticata a favore dell’estetica e della funzionalità, oggi l’etica sul lavoro è tornata a ricoprire un ruolo centrale. Il primo giorno l’appuntamento è alle ore 13.00 con Metodo T.R.E., il giorno seguente alla stessa ora ci sarà una lezione di Mindful Yoga e venerdì sarà la volta di Tai Chi. Tutte e tre le tecniche hanno lo scopo di rilassare e di insegnare ad avere una migliore consapevolezza di sé, necessaria per essere felici al lavoro.
Non per ultimo come preoccupazione per i rischi della rivoluzione industriale 4.0: possono le macchine intelligenti sostituire l’uomo? La tecnologia eliminerà il confine tra vita professionale e vita privata? Chi non sarà al passo resterà senza lavoro? Basti pensare che secondo uno studio di McKinsey del 2017, entro il 2030 si accentuerà la battaglia tra le aziende per reclutare i lavoratori più altamente qualificati: la domanda di competenze tecnologiche aumenterà del 55%. E contemporaneamente diminuiranno i posti di lavoro che richiedono competenze cognitive di base.Dal campo dell’automazione, il discorso sull’etica del lavoro si è esteso ed evoluto. Perché l’etica rende felici e, in due parole, fa bene. A tutti, all’azienda, a chi lavora e, soprattutto, fa bene alla società. Per questo è stata scelta come tema, come filo conduttore, per gli incontri Etica e Felicità del Lavoro all’interno degli Stati Generali del Mondo del Lavoro che si svolgeranno dal 25 al 27 settembre nella sede di Copernico Torino Garibaldi.
Ma cos’è l’etica? E come può essere etico il lavoro? L’etica è la branca della filosofia che studia la condotta degli esseri umani e i criteri in base ai quali si valutano i comportamenti e le scelte. Questa definizione pone un’altra domanda a cui ogni azienda, ogni professionista e ogni datore di lavoro deve rispondere: “Cosa fa valutare positivamente il lavoro e, ancora di più, gli spazi di lavoro oggi?”. Il lavoro si è trasformato, chiedendo ai lavoratori e agli uffici di cambiare insieme a lui. Per essere felici sul lavoro, infatti, non bastano scrivanie condivise, rete Wi-Fi unica e una caffetteria. Serve un habitat ibrido, flessibile dove competenze, culture e abitudini diverse si incontrano e si confrontano, scoprendo che la diversità non solo è bella, ma è anche una ricchezza. L’etica del lavoro si traduce quindi in contesti fertili, in spazi personalizzati e scalabili dove le aziende possono crescere, contaminandosi a vicenda. Il workplace non è solo un luogo fisico, ma anche immateriale: open space, luoghi di condivisione, tecnologie, ma anche caratteristiche non visibili come fiducia, trasparenza e responsabilità che, insieme, contribuiscono a rendere etico un posto di lavoro. Nei workplace di oggi convivono imprenditori, professionisti e giovani, a volte giovanissimi, “startupper”, che condividono gli spazi, risparmiano sugli affitti e si incontrano, creando sinergie.È la dimensione umana che conta. Ed è applicando l’etica al lavoro che questa può essere valorizzata. Innovazione oggi non vuol dire solo “nuove tecnologie” e non può riguardare solo l’industria o i servizi: innovazione è soprattutto un fattore umano. L’uomo è al centro.

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Politiche per creare nuovi posti di lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

Il discorso è rivolto soprattutto per i giovani e per favorire la nascita di nuove imprese e politiche a favore dell’ambiente per invertire la tendenza verso la catastrofe ambientale del pianeta, le scommesse su economia del riciclo e mobilità green, una PA finalmente sburocratizzata, rapida ed efficiente, processi di formazione centrate sui nuovi saperi e sui lavori di domani.Queste alcune delle priorità che io vedo per la crescita del nostro paese; facile farne una lista, più difficile metterle in atto.C’è però un elemento unificante che rende la loro attuazione non certo facile ma sicuramente possibile: l’innovazione tecnologica.
Siamo alle soglie di una rivoluzione, innescata dallo sviluppo combinato di nuove tecnologie nel settore ICT: 5G, Intelligenza Artificiale e blockchain stanno già producendo effetti in tutti i settori economici e nella vita dei cittadini. Ma sarà la loro combinazione a dare il via ad un nuovo salto tecnologico che favorirà nuove opportunità di sviluppo.La rete capillare 5G ha caratteristiche quali la bassa latenza, la larghezza di banda e la capacità di gestire milioni di apparati per km2, grazie alle quali saranno realizzati servizi ad oggi solo immaginabili; gli algoritmi basati sull’intelligenza artificiale consentiranno di gestire e sfruttare la grande quantità di dati prodotta dall’Internet delle cose (IoT); la sicurezza in termini di integrità e proprietà dei dati sarà garantita dalla blockchain. Queste tecnologie sono in grado di rivoluzionare ogni aspetto economico e sociale e favorire uno sviluppo sostenibile, a patto però che non siano vissute come politiche settoriali. (By Antonello Giacomelli PD, Vicepresidente commissione vigilanza Rai e componente IX Commissione (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni – fonte agenda digitale)

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I giovani che decidono di mettersi in proprio in Italia sono sempre meno

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

La causa è da ricercarsi principalmente nella paura di fallire e della macchinosa burocrazia italiana. Nonostante siano state introdotte nuove forme giuridiche che facilitano le nuove attività come l’SRL Semplificata e la Partita Iva in regime dei minimi, sempre meno giovani decidono di mettersi in proprio nonostante la voglia ci sia.
Non è il caso di Diego Granese classe 1990 e in proprio dal 2012, proprietario di diverse attività avviate da zero, startupper, blogger (https://www.granesediego.com) e consulente. Da circa un anno ha avviato assieme al suo socio il Dott. Driss El Fariaanche una società di consulenza internazionale che aiuta le imprese, la Landmark International(https://www.landmark-int.com).
Questa la sua testimonianza. “Quando mi sono messo in proprio non avevo nè fondi nè esperienze, ho dovuto imparare sul campo a soli 22 anni. La mia prima attività è stata nel settore del fitness e wellness. Avevamo rilevato una piccola attività di provincia, il mio allora socio mi mollò dopo 6 mesi con parecchi debiti da appianare e un’attività in startup da portare avanti. Avevo sostanzialmente due scelte: la prima era abbandonare tutto e tornare al mio lavoro da dipendente, la seconda rimboccarmi le maniche, lavorare 14/15 ore al giorno e portare a casa gli obiettivi che mi ero prefissato. Secondo voi quale ho scelto?
Dopo quell’esperienza ne sono susseguite molte altre, fatte di molte soddisfazioni e molti sacrifici. Essere imprenditori di successo è anche questo, continui tentativi fatti in maniera logica e calcolata e tanto allenamento mentale e decisionale. Chi vi vende le formule per il successo facile in 20 giorni, vi posso garantire che l’unico che si arricchirà sarà lui.
Durante questo lungo percorso, fatto di cambiamenti e adattamenti, ho imparato cos’è il problem solving e così ho deciso di mettere a disposizione di tutti quello che avevo imparato.
Ad oggi amministro molte società e sono socio di capitale in altrettante, sicuramente il mio percorso è stato difficile ma mi ha portato molte soddisfazioni, una di queste è stata fondare la Landmark International.
La mia società di consulenza si occupa di problem solving aziendale a 360°, aiutiamo le aziende in ogni processo e percorso, dallo sviluppo del brand, al management, passando dal marketing per finire alla consulenza assicurativa e di internazionalizzazione di impresa.
Quello che oggi posso consigliare ad un giovane che vuole mettersi in proprio è di studiare il mercato di riferimento e pianificare a dovere ogni aspetto della startup facendosi seguire da professionisti. Una volta che tutto è stato messo sulla carta (fondamentale è un business plan e un business project dettagliato) il mio consiglio è quello di buttarsi senza paure. Se abbiamo pianificato tutto a dovere avremo il controllo anche degli imprevisti e delle situazioni non positive che potrebbero crearsi.
Oggi più che mai è fondamentale eccellere nel proprio campo, trent’anni fa il mercato Italiano era alla sua massima ascesa, bastava essere dei bravi artigiani e commercianti per costruire aziende di successo. Oggi questo non è più possibile, anche il più bravo artigiano ha bisogno di uffici marketing, venditori, manager, controllo della qualità, consulenti per lo sviluppo e tanto altro. Per vincere il mercato di oggi bisogna essere i migliori, e fidatevi se vi dico che non è così difficile. Ogni giorno mi capita di fare da temporary manager presso aziende avviate e funzionanti con una storia anche di 100 anni, il problema di queste aziende è che non si sono mai innovate nei processi di gestione e manageriali, mantenendo solo la figura dei titolari come tutto fare. In pochissimo tempo con tecniche studiate e funzionali si riescono ad ottenere risultati incredibili in termini di crescita e risparmio aziendale.
Ad oggi in tutte le mie attività nulla è lasciato al caso, il management, il marketing, lo sviluppo, i conti finanziari, e le risorse umane sono attentamente studiate e adattate ai vari business. Un’altra cosa che ferma i giovani imprenditori sono i soldi, ho sentito tantissime volte la frase ‘non ho soldi’, questa affermazione non è assolutamente vera!
Oggi come non mai le possibilità di finanziamento sono infinite: possiamo utilizzare strumenti finanziari di banche o fondi, mettere il nostro progetto sul crowdfunding o trovare investitori privati (la scelta che utilizzo maggiormente). Tantissime persone hanno fondi mobilizzati che spesso investono in titoli finanziari con rendimenti bassissimi, se esponete un progetto valido, vi stupirete da quante persone sono disposte a finanziarvelo.
Un altro consiglio non meno importante è quello di lavorare sulla vostra immagine: sia personale che del vostro brand. Il mondo è estremamente interconnesso e dovete essere bravi a comunicare alle persone giuste i fantastici prodotti o servizi che offrite. Diversificate, investite i profitti e ricordatevi di non mollare mai, la scelta di diventare giovani imprenditori è difficile e prevede un lungo cammino, che però vi posso assicurare sarà pieno di soddisfazioni. Presto lancerò inoltre sul web una serie di infoprodotti e videocorsi che daranno dei reali contributi anche in maniera molto tecnica su tutto quello che c’è da sapere sul business, cercando di offrire prodotti e contenuti di altissimo livello e discostandomi molto da quello che oggi offre il mercato online.” (n.r. Di solito non pubblichiamo comunicati già rilanciati da altre agenzie stampa. Questa volta facciamo eccezione in quanto ci siamo imbattuti in un giovane che mostra d’essere in sintonia su quanto da tempo abbiamo scritto sul lavoro autonomo. Le attuali tecnologie ci offrono d’avere una serie di varabili per stimolare, in specie nel terziario, l’impegno di singoli collegabili in aree più vaste per un lavoro in comune. E ciò significa anche ridurre i costi d’avviamento e la gestione dei servizi offerti. Vorremmo, a questo punto, che si creasse una rete di attività collegate tra di loro che possano servire anche come supporto e stimolo a quanti si avviano ad intraprendere attività imprenditoriali. Cosa possiamo dire di più? Teniamoci in contatto poichè bisogna tenere ben da conto le tre regole sovrane: “fare, saper fare e far sapere”.)

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Navigator. Bene avvio formazione: reddito di cittadinanza è misura di inserimento al lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

“Il reddito di cittadinanza non è un sussidio ma uno strumento attivo di inserimento nel mondo del lavoro. Bene quindi l’avvio della formazione in Lombardia di 329 navigator che affiancheranno gli operatori dei centri per l’impiego. Sarà un sostegno utile per individuare, da una parte, le competenze di chi usufruisce del reddito di cittadinanza e successivamente per ampliarle e per interfacciarsi direttamente con il mondo del lavoro. L’invito va alle aziende perché si rivolgono ai centri per l’impiego per la ricerca personale”, così Raffaele Erba, consigliere regionale del M5S Lombardia, commenta l’avvio della formazione dei 329 navigator in Lombardia.

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Bisogni del paese e mercato del lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2019

Treviso il 25-26 settembre Hotel Maggior Consiglio e il 27 settembre Auditorium CIOFS-FP Veneto – Conegliano si terrà La XXXI edizione del Seminario Europa su formazione professionale e lavoro ideato e organizzato dal CIOFS-FP (FP (Centro Opere Femminili Salesiani per la formazione Professionale) avrà come tema chiave il LAVORO QUALIFICATO e BISOGNI DEL PAESE E MERCATO DEL LAVORO.
Tre giorni in cui dare rilievo ad un traguardo appena raggiunto il rinnovo del repertorio delle qualifiche professioni: il CIOFS-FP insieme alle associazioni di categoria FORMA e CONFAP ha a lungo collaborato e spronato gli enti per sbloccare l’impasse per cui il nostro paese dal 2011 non riusciva ad aggiornare l’atlante dei mestieri. Tradotto in termini pratici, se le imprese corrono e sviluppano nuove esigenze e necessitano quindi di figure professionali adeguate e preparate, la lista e il riconoscimento di modalità e competenze, di fatto vietava l’avvio di corsi riconosciuti e finanziati per lavori utili e molto ricercati. Un paradosso. Dopo un iter di 2 anni lo scorso 1 agosto, la IX Commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni ha presentato una proposta alla conferenza Stato-Regioni ed è stata approvata.
Sarà ora possibile progettare, in vista dell’anno 2020-21, corsi affini alle richieste dei distretti produttivi dal manifatturiero al terziario, si approfondirà il tema con il contributo di Confindustria, Confartigianato, Compagnia di Sanpaolo, INAPP e Ministero del Lavoro. Il confronto sarà approfondito nella seconda giornata di lavori con esempi pratici virtuosi di ITS con ANPAL Servizi (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro), Confindustria e Confartigianato.
Il 27 settembre a Conegliano, anche attraverso un position paper, la presidente del CIOFS-FP Manuela Robazza, la presidente di FORMA, Paola Vacchina enunceranno le richieste proposte alle istituzioni rappresentate da Mimmo Parisi, Presidente ANPAL, Paola Nicastro, Direttore Generale INAPP
e i rappresentati delle regioni Toscana, Veneto, Liguria, Piemonte, Lazio, Sicilia, Puglia, Lombardia.

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Il settore alimentare cerca 43mila posti di lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 7 settembre 2019

Per le imprese del solo comparto alimentare italiano è stato stimato un fabbisogno occupazionale di 43.540 unità nei prossimi 5 anni, all’interno di un settore dal fatturato annuo pari a oltre 132 miliardi di euro cioè l’8% del Pil nazionale. Imprese che tuttavia in questo momento stentano a trovare profili adatti. Numeri, questi, che raccontano di un’emergenza ancora più significativa se si pensa che l’intero export italiano è dato da Sace Simest in crescita con oltre 540 miliardi di euro nel 2022, dopo un 2018 al +3,1%, una previsione del +3,4% per la fine di quest’anno, e di un +4,3% medio annuo nel triennio successivo 2020-2022. E in questa scalata di successo, i prodotti agroalimentari Made in Italy ricoprono un ruolo centrale. Le Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona 2019 rispondo alla richiesta del comparto puntando sull’alta formazione e riunendo a CremonaFiere dal 23 al 26 ottobre 2019 alcuni dei più importanti enti, associazioni di categoria, centri di ricerca e università impegnate nel campo della formazione specialistica.
Il 23 ottobre l’unica manifestazione italiana internazionale specializzata all’agro-zootecnia ospiterà la Giornata della Formazione, una 24 ore nel corso della quale gli operatori del settore in visita alle Fiere potranno usufruire di una bussola per orientarsi nell’offerta formativa, grazie alla presenza e al contatto diretto con le migliori realtà impegnate nella formazione, mentre allo stesso tempo queste ultime potranno confrontarsi con interlocutori fortemente targettizzati per interessi, motivati ad approfondire le opportunità disponibili, e capaci di restituire un prezioso feedback sulle esigenze del mercato e delle realtà produttive, dove è in ascesa la richiesta di competenze digitali per certificazione, tracciabilità di filiera, blockchain. A CremonaFiere nei giorni scorsi si è già riunito un gruppo di soggetti che sarà presente all’edizione 2019, comprendente alcune delle migliori realtà impegnate nella formazione. L’incontro ha visto la partecipazione di Università degli Studi di Milano – Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali e Dipartimento di Medicina Veterinaria, Scuola Casearia di Pandino, Università Cattolica – Dipartimento Scienze e Tecnologie Alimentari, AITA – Associazione Italiana di Tecnologia Alimentare, Centro Formazione e Ricerca Merlo srl, PVI Formazione srl, Rota Guido srl, e il gotha della filiera agro-zootecnica sarà ancora più folto durante la fiera. Al mattino del 23 ottobre si terrà una tavola rotonda sullo stato della formazione nella filiera agroalimentare e sul suo valore strategico, mentre al pomeriggio sono previsti momenti di contatto “face-to-face” fra operatori ed enti di formazione pensati per fornire indicazioni su figure professionali già formate, sulle condizioni per accedere ai corsi, indicazioni sulle opportunità di formazione per le aziende richiedenti (come ad esempio corsi per specifiche figure professionali e aggiornamento, corsi presso le aziende, etc) e orientamenti dettagliati sulle richieste del mercato e dei trend per un’offerta didattica in linea su misura.

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Alternanza scuola-lavoro: contributi per le imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

Scadono il prossimo 30 settembre i termini per presentare domanda di contributo da parte delle imprese che hanno ospitato percorsi di alternanza scuola-lavoro o che li ospiteranno nell’anno scolastico 2019/2020, entro il 31 dicembre. Il bando, approvato la Camera di Commercio di Pordenone-Udine, si è aperto il 15 luglio scorso e possono essere beneficiarie dei contributi tutte le imprese, le cooperative e i consorzi, che rientrino nella definizione di micro, piccola e media impresa secondo la normativa comunitaria, con sede o unità locale nelle province di Pordenone e Udine. È previsto il riconoscimento di un contributo a fondo perduto a favore dell’impresa ospitante di euro 600 euro per la realizzazione di uno o due percorsi individuali di alternanza scuola-lavoro, mille euro per 3 o quattro percorsi e mille 200 euro per 5 o più percorsi di alternanza. Per fare domanda, a pena di inammissibilità, va utilizzata la modulistica presente sui siti http://www.ud.camcom.it e http://www.pn.camcom.it. La domanda dovrà essere presentata esclusivamente tramite Posta elettronica certificata (PEC): per Udine a contributi.ud@pec.pnud.camcom.it e per Pordenone a cciaa@pn.legalmail.camcom.it. I contributi sono assegnati secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande fino ad esaurimento dei fondi. Come detto, i percorsi finanziabili dovranno essere realizzati tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre prossimo e dovranno avere una durata minima di 40 ore.

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FederAnziani: buon lavoro al nuovo Governo Conte

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 settembre 2019

“A nome dei senior italiani auguriamo buon lavoro al nuovo Governo Conte e al nuovo Ministro della Salute Roberto Speranza”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina. “Il nostro auspicio è che l’impegno del nuovo esecutivo possa dare risposte concrete alle molte emergenze che riguardano il popolo dei senior, colonna portante del nostro sistema sociale e, insieme, categoria su cui incide particolarmente la fragilità”, prosegue Messina, “Per questo chiediamo, in primo luogo, che il lavoro delle istituzioni si erga come continua tutela e garanzia della sanità pubblica e universale, in una costante capacità di ascolto delle istanze reali che provengono dai cittadini. Auspichiamo che il lavoro del nuovo Governo, e del nuovo Ministro della Salute in particolare, vada nella direzione di questo dialogo coi cittadini, impegnandosi ad affrontare snodi cruciali quali il rafforzamento della medicina del territorio, l’aumento del numero dei medici e degli infermieri, il sostegno alla disabilità e alla non autosufficienza, l’implementazione delle politiche di prevenzione ad ogni età. Di fronte a queste emergenze, come Senior Italia FederAnziani, quale organizzazione che rappresenta i senior del nostro paese, siamo pronti, sin da ora, a offrire il nostro contributo, in un dialogo che coinvolga tutti gli attori interessati, con l’obiettivo di promuovere la piena tutela dei diritti”.

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Scuola: Istituti superiori e la nuova alternanza scuola-lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 3 settembre 2019

Una delle novità introdotte dal Governo uscente è il dimezzamento dell’alternanza scuola-lavoro, sempre da svolgere nel triennio finale della scuola secondaria superiore e con la legge di bilancio ribattezzata con la dicitura “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”, PCTO. il Partito Democratico, con la Legge 107/15, l’aveva raddoppiata come orario totale, arrivando a 400 ore negli istituti tecnici e professionali, senza introdurre però percorsi formativi di spessore e nemmeno garantendo una presenza degli studenti proficua sui posti di lavoro; con il ministro Marco Bussetti si è tornati a un monte orario simile a quello precedente, senza però attuare alcun salto di qualità sul fronte delle competenze da acquisire durante stage e a seguito dei rapporti con gli esperti esterni. Anief lo ha sempre detto. Qualche settimana fa lo ha detto la Corte dei Conti. E adesso lo dice pure il Cspi, il Consiglio superiore della pubblica istruzione, esprimendosi negativamente sulle linee guida approntate dal Miur e confermando la stroncatura sulla nuova Asl già espressa sulla legge in generale.Anief ritiene che quello del numero di ore di esperienza nel mondo del lavoro sia un falso problema. Secondo Marcello Pacifico, leader dell’Anief, “ci sono anche altri aspetti negativi da evidenziare. Ad esempio, non è ancora chiara l’applicazione dello statuto dei diritti e doveri degli studenti, i quali continuano troppo spesso in azienda a essere sfruttati o a perdere tempo. Infine, la mancanza di fondi adeguati, la dice lunga sulla portata delle due riforme. Sono questi gli aspetti su cui bisognava soffermarsi, non sulla quantità delle ore. Ha fatto bene il Consiglio superiore della pubblica istruzione a mettere in evidenza tutte queste storture: basta con l’approvazione delle leggi spot nella scuola che non hanno alcun ritorno formativo e caricano ulteriormente il personale scolastico di oneri, peraltro sempre senza compensi adeguati”Analizzando i contenuti delle linee guida, il Cspi non le manda a dire: rileva che “l’attività di orientamento in quanto dovrebbe essere finalizzato alla formazione integrale della persona e del sé, non limitandola alla sola dimensione lavorativa e occupazionale”. L’organismo istituzionale si sofferma anche sulla “riduzione delle risorse in corrispondenza della diminuzione delle ore obbligatorie dei PCTO rispetto a quelle previste per i percorsi ASL”, sostenendo che “non è assolutamente giustificata in quanto le attività richieste per la progettazione e realizzazione non sono proporzionali al numero delle ore. Le nuove linee guida, inoltre, richiedono un aggravio di responsabilità e di carichi di lavoro da parte del personale scolastico”.“A questo proposito – continua il Cspi -, si registra una forte intensificazione dell’impegno del docente incaricato come tutor scolastico per le varie attività di progettazione, realizzazione, verifica e monitoraggio delle varie attività svolte dagli studenti in PCTO. I fondi attualmente destinati al PCTO, così come risultanti dopo le riduzioni previste dalla L. 145/18, rischiano di compromettere la possibilità di retribuire adeguatamente i docenti impiegati nelle attività di PCTO e di organizzare le necessarie attività formative di supporto”. Inoltre, “si registra una assenza totale di risorse per la formazione dei docenti impegnati in questa attività. Il tutor interno, per la sua funzione, deve possedere esperienza, competenza professionale e capacità didattiche adeguate per garantire il raggiungimento degli obiettivi previsti dal percorso formativo. È opportuno quindi che si provveda a formare figure professionali specifiche sugli aspetti metodologici, didattici, procedurali e contenutistici delle varie attività”.

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Medici: “L’Italia non è un Paese attraente in cui lavorare”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2019

Le condizioni sono inadeguate, c’è una scarsa stabilità e crescita, con poche prospettive di fare carriera e gli stipendi sono bassi. E poi spesso i ‘rapporti’ tra politica e sistema sanitario, i falsi comitati di assunzione (i famosi ‘concorsi truccati’) finiscono regolarmente sui titoli dei giornali. Molti medici italiani ora all’estero sarebbero disposti a tornare a lavorare nel nostro Paese se le circostanze cambiassero». Parola di Lancet che in un articolo dal titolo “Health worker gap in Italy, the untold truth” firmato da Luca La Colla del dipartimento di Anestesiologia della Duke University, fa il punto sulla situazione non particolarmente rosea dei camici bianchi italiani. «Non penso, e certamente non spero – prosegue La Colla – che i politici, i sindacati e media nascondano intenzionalmente il problema, ma penso vi sia una comprensione inadeguata dei problemi reali. Il resto del mondo si sta muovendo rapidamente mentre l’Italia sta raggiungendo un punto di non ritorno». Secondo La Colla, l’attuale carenza di medici specialisti che sta mettendo in crisi molti sistemi sanitaria regionali, è dovuta anche al fatto che il nostro Paese «è poco attrattivo per i camici bianchi stranieri», «perché» si chiede il ricercatore «nessun dottore vuole trasferirsi dalla Francia, dalla Germania, dal Regno Uniti o dagli Usa, in Italia?» «Perché dobbiamo importare specialisti da Paesi che hanno un reddito inferiore al nostro o condizioni di lavoro peggiori?», si chiede ancora l’autore. Una via d’uscita, suggerisce La Colla, è «lavorare per migliorare il Ssn e renderlo più attrattivo, perché i benefici sarebbero enormi per la comunità medica e per i pazienti». (Fonte: doctor33)

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Lavoro: la disoccupazione torna a crescere

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2019

Nella situazione di incertezza che caratterizza l’attuale fase politica del Paese il calo della disoccupazione registrato dall’Istat non rappresenta certo un segnale rassicurante.
Nel dettaglio il tasso di disoccupazione sale al 9,9%, con un aumento del +0,1% rispetto al mese scorso, quando si cantava prematuramente vittoria per il tasso più basso dal 2012.
Anche la disoccupazione giovanile torna a crescere, salendo al 28,9%, con un aumento di 0,8 punti percentuali rispetto a luglio.Questi dati dimostrano come l’Italia stia attraversando un momento delicato e critico, che richiede la massima responsabilità da parte delle forze politiche e scelte coraggiose in direzione di un rilancio dell’economia.“È giunto il momento di stanziare gli investimenti necessari per la crescita, lo sviluppo tecnologico, la ricerca e la modernizzazione delle infrastrutture, che diano uno slancio decisivo all’economia.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori. – “Allo stesso tempo, soprattutto alla luce delle recenti tendenze registrate nel mercato del lavoro, si rende sempre più urgente un intervento per il taglio del cuneo fiscale, per creare nuova occupazione stabile e di qualità e gettare basi stabili per la ripresa economica.”

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Lavoro da casa

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

Per preservare il benessere dei lavoratori smart lo specialista di MioDottore ha stilato un pratico decalogo di suggerimenti su cosa fare e non fare:
1. Posizionare frontalmente monitor, tastiera e tutto il materiale di lavoro;
2. Utilizzare una seduta ergonomica o il supporto di un cuscino dietro alla regione lombare;
3. Preferire un tappetino per il mouse con poggia-polsi;
4. Interrompere l’attività lavorativa più o meno ogni mezz’ora, alzandosi in piedi e camminando per qualche minuto;
5. Scegliere un ambiente luminoso durante le ore diurne e abbassare la luminosità dei monitor nelle ore serali per non disturbare il sonno;
6. Non tenere le gambe accavallate per troppo tempo;
7. Non lavorare in posizioni scomposte su divano o poltrona;
8. Non tenere oggetti nelle tasche posteriore dei pantaloni;
9. Non inclinare la testa di lato per sorreggere il telefono durante le chiamate;
10. Non piegare la testa in avanti per leggere, ma alzare il foglio o il dispositivo elettronico.
Nella sezione Chiedi al dottore, presente sulla piattaforma MioDottore, è possibile contattare medici e specialisti in modo semplice e intuitivo e approfondire con loro eventuali dubbi o perplessità sulle implicazioni fisiche e psicologiche dello smart working, ottenendo riscontri professionali entro un massimo di 48 ore.

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Morti sul lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

«Nel silenzio assordante del mondo politico e istituzionale del Paese, salvo qualche lodevole eccezione, continua l’inaccettabile conta dei morti sul lavoro in Italia. In una manciata di ore si sono registrate ben 4 vittime, 3 in Lombardia e una in Abruzzo: numeri che rendono ancora più drammatico il bilancio dell’anno in corso, che già nei primi sei mesi si era attestato su livelli nettamente peggiori rispetto al 2018. Non è accettabile continuare a parlare di lavoro esclusivamente in termini macroeconomici e occupazionali, senza porsi il problema delle condizioni di salute e sicurezza in cui ciascuna attività viene svolta».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, urbanista e presidente di Sogeea SpA, azienda specializzata nella sicurezza sui luoghi di lavoro.«La creazione dell’Ispettorato unico nazionale non ha portato i benefici auspicati e, probabilmente, ha anche contribuito a un appesantimento burocratico inopportuno e a un drenaggio delle risorse a disposizione degli altri enti preposti alle attività di controllo e vigilanza. A conferma del fatto che qualsiasi riforma del settore non può risultare efficace senza una fruttuosa interlocuzione con imprese, rappresentanze dei lavoratori, specialisti in materia di sicurezza.In un Paese in cui ogni anno si verificano 50.000 infortuni solo tra i lavoratori minori di 15 anni è ovvio che si debba parlare di un problema culturale. La crisi economica ha ovviamente avuto ripercussioni pesanti: si taglia ciò che si ritiene superfluo, si assume personale con minore esperienza per risparmiare, si opta per soluzioni contrattuali che non assicurano tempi insufficienti a una adeguata formazione. La tutela della salute del dipendente, invece, deve essere curata con la stessa attenzione riservata a tutti i processi produttivi. Altrimenti la conta dei morti non avrà fine».

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Oltre 9 mila italiani emigrati in Russia per lavoro nel primo semestre 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Dal 2019 la guardia frontiera del Servizio di sicurezza federale russo (FSB) ha iniziato a calcolare il numero dei cittadini stranieri che entrano nel Paese per i motivi di lavoro. Nei primi sei mesi del 2019 si sarebbero recati in Russia per il lavoro più di 9 mila italiani. Il servizio statistiche della Russia, Rosstat, ha aggiornato gli strumenti statistici per l’organizzazione da parte dell’FSB del monitoraggio di numero di cittadini stranieri che arrivano in Russia. Nel documento aggiornato, l’elenco dei motivi di soggiorno dichiarati è stato ampliato ed ora include anche “lavoro” e “studio”. Va precisato che il dato presentato fa riferimento ai controlli all’ingresso nella Federazione Russa, per cui viene ogni ingresso o uscita dal paese viene calcolato come dato singolo, tralasciando il fatto che una persona possa visitare il Paese più di una volta. I dati più precisi, saranno quelli resi noti a fine anno da ROSSTAT, l’istituto di statistica russa, che si basa sui registri del Ministero degli Interni, redatti a partire dalla registrazione del domicilio che ogni cittadino straniero temporaneamente in territorio russo è tenuto a effettuare. Quello che oggi sta vivendo l’Italia è un esodo pari a quello del Secondo dopoguerra. Un’emorragia di connazionali che lasciano il Paese, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, per cercare condizioni migliori. Tuttavia questi dati raccontano soltanto parte del fenomeno, perché vanno incrociati con le altre statistiche anagrafiche dei maggiori Paesi europei. Da sottolineare che la destinazione Russia, oggi per la prima volta, si aggiunge alla lista ed ai numeri dell’Aire (cioè dell’Anagrafe degli italiani all’estero) anche se la prima destinazione resta la Germania (20mila italiani arrivati a inizio 2018), poi Regno Unito (18.517) e Francia (12.870), anche se con la Brexit le presenze in Uk sono scese del 25,2%.

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Le donne nel mondo del lavoro si formano più degli uomini

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

Sono stati oltre 62.300 (39%), negli ultimi dieci anni, i lavoratori donna coinvolti in progetti di formazione finanziati da FondItalia, Fondo Paritetico lnterprofessionale Nazionale per la Formazione Continua che valuta, approva e finanzia progetti e programmi a supporto della formazione dei lavoratori. “Negli ultimi anni – sottolinea Francesco Franco, Presidente di FondItalia – abbiamo assistito ad importanti passi avanti sulla questione della parità di genere anche a fronte di un dibattito pubblico acceso e ricorrente. Aumenta il numero delle imprese guidate da donne e aumenta il numero di lavoratori donna coinvolti in attività di formazione continua: nel 2010, quando FondItalia ha iniziato la sua attività, erano appena 92 contro le 58.462 formate al 2018. E anche nella fase precedente all’entrata nel mondo del lavoro, le donne confermano una particolare attenzione alla formazione in cui vedono una reale opportunità di crescita professionale.” Dai dati raccolti negli ultimi 10 anni di attività emerge, inoltre, che la regione con il maggior numero di lavoratori donna coinvolti è la Lombardia (13.428), seguita dalla Puglia (10.268) e dal Lazio (8.367) e che per il 43% si tratta di lavoratori donna in possesso di un Diploma di scuola media superiore, mentre un buon 23% ha conseguito la Laurea e una successiva Specializzazione. Dato in controtendenza rispetto alla controparte maschile, dove si registra un 43% di lavoratori uomini in possesso di Licenza media, seguito da un 35% in possesso di Diploma di scuola media superiore e da solo un 8% che ha conseguito la Laurea.
La fascia di età preponderante è quella compresa tra i 35 e i 44 anni (30%), cui segue quella fra i 45 e i 49 anni (15%). Dati che ricalcano, in questo caso, i trend della controparte maschile rappresentata anch’essa per la maggior parte da lavoratori compresi nelle stesse fasce di età (fascia 35-44 al 29%; fascia 45-49 al 15%). In particolare, il progetto che ha coinvolto più donne, si è svolto presso una Casa di Cura Polispecialistica con reparti riservati alla degenza, lungodegenza, day hospital e servizi ambulatoriali in Emilia-Romagna. Il progetto, che ha riguardato 791 lavoratori, di cui il 73 % donne e il 27% uomini, si è focalizzato su un’azione di miglioramento dei servizi e dei processi aziendali volta a sviluppare un’azione continua di miglioramento dei servizi e dei processi aziendali, mirata alla soddisfazione del cliente, alla sicurezza dell’operatore e del paziente e all’appropriatezza del setting di cura, al fine di garantire prestazioni eccellenti, ottimizzando le risorse disponibili, aumentando il grado di autonomia del personale, migliorando il rapporto e le relazioni, e potenziando la sinergia all’interno del team.
Tra gli interlocutori che hanno costruito nel tempo un percorso di formazione dedicato alle loro persone, spicca la Lega del Filo d’Oro, Onlus impegnata nella riabilitazione e nel reinserimento in famiglia e nella società di persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali.

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Il Ministero dell’Istruzione riduce le ore dell’alternanza “scuola -lavoro”

Posted by fidest press agency su martedì, 23 luglio 2019

“I dati del Miur pubblicati dal Sole 24 Ore dimostrano che la scelta del Ministero dell’Istruzione di ridurre le ore dell’alternanza “scuola -lavoro” stia penalizzando soprattutto gli studenti del Sud per i quali è sempre più difficile apprendere lavorando. Fratelli d’Italia esprime forte preoccupazione per questa situazione che, sommata al dato recente e preoccupante emerso dalle prove Invalsi, determina un ulteriore aumento del divario già esistente tra scuola del nord e scuola del sud”.
Lo dichiarano i deputati di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti vicepresidente della commissione Cultura ed Istruzione della Camera ed Ella Bucalo responsabile FDI del dipartimento scuola.

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Rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Audizione dell’Anief in XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei deputati con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali CGS, Confintesa e FILP, nell’ambito dell’esame della proposta di legge C. 707 Polverini, recante norme in materia di rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro, di rappresentatività delle organizzazioni sindacali e di efficacia dei contratti collettivi di lavoro.Le proposte presentate tendono a uniformare il settore pubblico a quello privato e a colmare lacune interpretative sulle norme di subentro delle Rappresentanze Sindacali Unitarie, le RSU, alle Rappresentanze Sindacali Aziendali, le RSA, secondo quando statuito nell’accordo Interconfederale del 13 dicembre 1993.Anche nel settore pubblico la rappresentanza sindacale unitaria è assistita dalla segreteria territoriale delle organizzazioni sindacali rappresentative a livello nazionale.La proposta Anief vuol permettere anche alle RSU di poter essere assistite. Nel comparto pubblico la delegazione di parte pubblica può essere coadiuvata da personale dipendente senza oneri aggiuntivi per l’amministrazione. Stessa possibilità viene data ai sindacati rappresentativi poiché non c’è limite alla delegazione di parte sindacale. Anief quindi chiede di dare la stessa opportunità, di essere coadiuvati, anche alla Rappresentanza Sindacale Unitaria, alla RSU.Per armonizzare la regolamentazione dei Diritti e prerogative sindacali nei luoghi di lavoro del settore pubblico e del settore privato, si garantisce alle organizzazioni sindacali rappresentative e ai suoi rappresentanti unitari e terminali associati, anche se non firmatarie del contratto collettivo nazionale, la partecipazione alla contrattazione integrativa.La proposta intende migliorare l’efficienza dell’azione amministrativa attraverso l’armonizzazione delle regole comuni al settore pubblico e privato relative all’accesso delle OO.SS. rappresentative, anche se non firmatarie del contratto collettivo nazionale di comparto, alla contrattazione collettiva integrativa, nel rispetto di quanto sancito dalla sentenza n. 231/13 della Corte Costituzionale che ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’articolo 19, primo comma, lettera b), della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento), nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale possa essere costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie dei contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda”. La misurazione della rappresentatività è valutata in concomitanza con la scadenza del CCNL di riferimento sia nel settore privato che pubblico
Questo emendamento risponde a una anomalia del settore pubblico. Annullare la discrepanza temporale che si verifica tra l’accertamento definitivo del dato elettorale e dato associativo e l’effettiva agibilità sindacale.

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