Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘lavoro’

Si fa sempre più intenso e concreto il lavoro di Fratelli d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 16 giugno 2019

Avviene, tra l’altro, sul territorio cittadino di Capaccio-Paestum. Dalle Elezioni Politiche del marzo 2018 e fino alle ultime consultazioni che hanno riguardato il rinnovo del Parlamento Europeo e del Consiglio Comunale, il partito di Giorgia Meloni in città ha guadagnato ulteriori consensi.
Alle Politiche del 2018 il consenso si era attestato al 4,89% fino a raggiungere, dopo poco più di un anno, l’8,6% alle Europee e il 9,36% alle Amministrative.
Il dato comunale ha confermato la lista di Fratelli d’Italia come la più votata tra le liste della coalizione di centrodestra, a riprova dell’ottima attività di riorganizzazione a livello territoriale avviata un anno e mezzo fa, e consolidatasi lo scorso aprile con l’inaugurazione della sede locale di Fratelli d’Italia, Capaccio-Paestum.Tale risultato evidenzia come il partito di Capaccio-Paestum sia un presidio di fondamentale rilevanza in un momento di forte crescita.«A nome del Partito intendo ringraziare tutti i candidati, i dirigenti, i simpatizzanti e gli elettori di Capaccio-Paestum che hanno condiviso il nostro progetto contribuendo all’ottimo risultato di Fratelli d’Italia in città. Ad Angelo Quaglia, consigliere eletto di FdI, gli auguri di un proficuo lavoro in consiglio comunale – ha dichiarato Imma Vietri, Commissario Cittadino di Fratelli d’Italia a Capaccio-Paestum e Portavoce Provinciale del Partito di Giorgia Meloni –. Partiamo da questi risultati per portare avanti un progetto di ulteriore crescita. Lavoriamo ora a un’opposizione sana e costruttiva nell’interesse dei cittadini e del territorio».

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Posti di lavoro, aumenta la ricerca di Facility Manager

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Nell’Italia del lavoro negli ultimi anni ci sono state molte figure che si sono caratterizzate per una impennata di richieste da parte delle aziende italiane. Tra queste c’è senz’altro la richiesta dei Facility Manager, cioè profili manageriali che si occupano dell’utilizzo dei workplace, delle riparazioni, delle manutenzioni e degli interventi relativi all’efficienza energetica e alla qualità dell’ambiente. E questi, va sottolineato, sono solamente alcuni dei compiti principali di questi professionisti.La domanda di Facility Manager è aumentata negli ultimi anni, e continuerà a farlo in futuro. Del resto è lo stesso mondo del Facility Management a svilupparsi in modo continuo e accelerato: stando a un report Markets and Markets, per questo ambito si prevede una crescita dai 32.21 miliardi di dollari del 2017 ai 59.33 miliardi del 2023, con un Compound Annual Growth Rate (CAGR) dell’11.4%. Tutto questo è reso possibile dallo sviluppo degli strumenti più innovativi di Big Data e di Data Analysis, sempre più indispensabili per il Facility Manager.A confermare la crescente domanda di Facility Manager da parte delle imprese italiane è Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati, che aggiunge che «la maggior parte delle aziende ha iniziato a capire che, per migliorare la produttività, è necessario contribuire alla qualità della vita all’interno dell’impresa, e questo è uno degli obiettivi chiave di chi si occupa di Facility Management».A spingere il Facility Manager al centro dell’attenzione degli amministratori e degli esperti di selezione del personale è il fatto che attorno a questa figura si congiungono i principali temi che stanno a cuore alle aziende in questo periodo: il Facility Manager ha infatti voce in capitolo per quanto riguarda la qualità degli ambienti lavorativi, la gestione dell’energia, la sicurezza aziendale e la gestione dei dati.
Come sottolineato più volte nell’ultimo periodo dagli esperti del settore infatti il Facility Manager non può più essere considerato come un costo per l’azienda perché si tratta di un ruolo chiave per il supporto del business.Così dalla mera missione di riduzione dei costi, il Facility Manager si è spostato verso nuove dimensioni strategiche e decisionali per l’azienda.
Ma quali sono i temi principali, le tematiche prioritarie che le aziende riconoscono al Facility Manager?
Si parla sempre più spesso di manutenzione predittiva, di efficienza energetica, di sicurezza e, guardando soprattutto al futuro – ma neanche troppo lontano – di data monetization. Da questo punto di vista, dunque, il Facility Manager è diventato una figura attraente per le imprese dei più differenti settori, dalle costruzioni alla manifattura, passando per il retail e per la ristorazione.Indubbiamente, però, è necessario essere in grado di selezionare il Facility Manager giusto per la propria impresa.
«Per gestire in modo ottimale gli spazi e i servizi integrati, il Facility Manager deve vantare grandi doti organizzative, una profonda conoscenza tecnica del settore, una spiccata managerialità e la capacità di sfruttare i più moderni strumenti per l’analisi dei dati» sottolinea Carola Adami.«Poiché questo professionista è chiamato a gestire e a ottimizzare tutti gli spazi che ci circondano, inoltre, è fondamentale riuscire a selezionare un professionista con uno sguardo a 360 gradi, peculiarità piuttosto rara e difficile da individuare».

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Uno spaccato sulle figure più influenti nell’ambiente di lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Relativamente all’ambiente lavorativo, i professionisti italiani individuano principalmente tre tipologie di persone come maggiormente influenti sulle scelte intraprese:
il competitor, inteso come il collega che generalmente ci pone delle sfide da affrontare durante le attività di lavoro;
la cheerleader (maschio o femmina), ovvero quel/la collega particolarmente brillante e sotto la luce dei riflettori, per attitudine e/o risultati professionali, sempre pronta a motivare e far sentire coinvolti i propri colleghi in ogni attività;
e il cosiddetto work bestie, ovvero l’amico/a del cuore sul posto di lavoro, quella persona in ufficio più solidale, con la quale ci confrontiamo nei momenti di difficoltà, festeggiamo insieme i successi lavorativi, e con il/la quale può capitare di uscire per un caffè o un aperitivo.

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Sentimenti di solitudine e distacco sul posto di lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 maggio 2019

Negli uffici moderni, i professionisti sono sempre iper connessi: email, chat aziendali e Skype facilitano la comunicazione rapida, ma portano anche a una notevole diminuzione delle interazioni faccia a faccia. Comunicare attraverso l’uso della tecnologia sul posto di lavoro è sicuramente un vantaggio, ma può portare a un senso di isolamento e solitudine che, a lungo andare, nuoce alla serenità e al benessere dei dipendenti. È compito dell’azienda assicurarsi che ciò non avvenga, mantenendo il giusto equilibrio tra interazioni tecnologiche e relazioni vis a vis.Il senso di solitudine e distacco può avere un impatto diretto sull’impegno e sul benessere del dipendente portandolo, in alcuni casi, anche a decidere di dimettersi. L’infelicità sul posto di lavoro, infatti, è una delle principali motivazioni che spingono un professionista a cercare nuove opportunità di carriera. Questo può rappresentare un problema per l’azienda poiché, soprattutto in contesti altamente specializzati, la retention dei talenti migliori è fondamentale.
Lo smart working, ad esempio, è un vantaggio non indifferente sia per i dipendenti sia per i datori di lavoro in termini di costi e flessibilità. Tuttavia il contatto con i colleghi deve rimanere sempre parte integrante della vita lavorativa di un professionista. L’azienda deve assicurarsi che le risorse che lavorano da remoto siano presenti in azienda almeno una volta alla settimana, per arginare l’eventuale senso di isolamento che nasce dall’interagire con i propri colleghi solo attraverso computer e telefono.Per contrastare sentimenti di solitudine e distacco sul posto di lavoro, è importante:
1. Costruire una cultura aziendale volta all’inclusione di tutti i dipendenti;
2. Incoraggiare il dialogo sia tra colleghi sia tra dipendenti e manager;
3. Organizzare meeting periodici, includendo anche i dipendenti che lavorano da remoto;
4. Promuovere attività di engagement rivolte a tutto il team per incrementare il senso di appartenenza dei dipendenti.

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Università e mercato del lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Roma 6 giugno 2019 ore 9,00 Piazzale Aldo 5 Moro, Aula Magna L’obiettivo del Convegno è quello di accompagnare i principali stakeholder del sistema universitario nella riflessione su nuovi percorsi per migliorare la qualità della formazione superiore e l’accesso ai mercati del lavoro dei laureati, tenendo conto delle trasformazioni strutturali in atto, del quadro di incertezza sistemica e di “coopetizione” internazionale.Dopo i saluti istituzionali saranno presentati i due Rapporti annuali di AlmaLaurea, giunti alla loro XXI edizione, che quest’anno hanno coinvolto i laureati di 75 Università italiane.Il Rapporto sul Profilo dei laureati si basa su un’indagine che coinvolge oltre 270 mila laureati del 2018 e restituisce una fotografia analitica delle loro principali caratteristiche.Il Rapporto sulla Condizione occupazionale dei laureati si basa su un’indagine che riguarda oltre 630 mila laureati ed esamina la posizione raggiunta nei mercati del lavoro di Italia, Europa e resto del mondo dai laureati nel 2017, 2015 e 2013, intervistati rispettivamente ad 1, 3 e 5 anni dal conseguimento del titolo.Alla presentazione delle Indagini seguiranno tre tavole rotonde che approfondiranno rispettivamente i temi: “Verso un modello di università europea: la dimensione del placement universitario”; “Verso nuove connessioni tra università e industria: l’università italiana e lo scenario internazionale”; “Strategie di orientamento e manutenzione dei percorsi formativi per alimentare il successo occupazionale dei laureati”. Le conclusioni saranno affidate al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

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Differenze di genere nel mondo lavorativo?

Posted by fidest press agency su martedì, 21 maggio 2019

In tutto il mondo ci sono solo 6 Paesi in cui si può affermare che le donne e gli uomini hanno gli stessi diritti. Parliamo di Francia, Belgio, Danimarca, Lettonia, Lussemburgo e Svezia.In tutti gli altri Paesi del globo, norme alla mano, le donne partono svantaggiate. A sottolinearlo ancora una volta è uno studio della Banca Mondiale, il rapporto “Women, business and the law 2019”, che ha dimostrato come a livello mondiale le donne possano vantare solo tre quarti dei diritti che sono invece riservati agli uomini.
In tutto lo studio ha analizzato 187 Paesi, tenendo in considerazione 8 diversi indicatori, in base ai quali misurare la parità – o meglio, la disparità – di diritti tra uomini e donne. Raccolti tutti i dati, ai singoli Paesi sono stati assegnati i relativi punteggi, da 0 a 100. A livello mondiale, il punteggio medio è di 74 punti, con i Paesi dell’Africa e del Medio Oriente a presentare i risultati peggiori.
Gli indicatori utilizzati dallo studio sono:“Going places”, che si riferisce alla libertà di movimento di uomini e donne, indicatore che in Paesi come Iran, Iraq, Arabia Saudita, Brunei e Cameron (e alcuni altri) non ha raggiunto nemmeno i 50 punti;“Starting a job”, indicatore influenzato grandemente dalla presenza o meno di norme contro le molestie sessuali, presenti in solo 35 Paesi;
“Getting paid”, sulle possibilità di effettuare lavori pagati in tutti gli ambiti;
“Getting Married”, parametro influenzato dalle norme che regolano il matrimonio nonché dalle leggi che puniscono le violenze domestiche;
“Having Children”, relativo alla presenza di norme che tutelano il lavoro dopo la gravidanza; “Running business”, che si concentra sulle reali opportunità di una donna di gestire un’attività in proprio, a partire dall’accesso ai finanziamenti; “Managing Assets”, relativo al diritto di proprietà e di ereditarietà;“Getting a Pension”, ultimo indicatore che confronta le condizioni pensionistiche di donne e uomini.Commentando i risultati finali del rapporto, la Presidente della Banca Mondiale Kristalina Georgieva ha sottolineato che «se le donne avessero pari opportunità rispetto agli uomini per raggiungere il loro pieno potenziale, il mondo sarebbe non solo più giusto ma anche più prospero».
Ma com’è la situazione in Italia? Stando al rapporto della Banca Mondiale, l’Italia presenta un punteggio che – se raffrontato alla media globale – è mediamente alto: il nostro Paese ha infatti raggiunto 94,38 punti, guadagnando il 22° posto, il quale resta comunque tra i peggiori a livello europeo.A pesare è soprattutto la differenza di stipendio tra uomini e donne, un gender gap che, nelle regioni settentrionali, si esplicita con una differenza fino a 880 euro.
«Le indagini degli ultimi anni hanno dimostrato che il gender pay gap complessivo in Italia è indubbiamente molto marcato» spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati «con gli ultimi dati Eurostat a confermare che la differenza salariale complessiva si conferma oltre il 43,%, una percentuale altissima, risultante da una presenza minima delle donne nelle posizioni di impiego con stipendi più alti».Non è dunque un caso se, nella classifica del World Economic Forum, l’Italia si piazza al 126esimo posto per quanto riguarda la differenza salariale.«Sono indubbiamente tanti i fattori che frenano le donne sul mercato del lavoro, a partire, per esempio, dal diverso congedo dal lavoro per madre e padre: il primo dura 5 mesi, il secondo 5 giorni, danneggiando inevitabilmente le prospettive di assunzione per le donne. Non è tutto qui: i datori di lavoro tendono ovviamente a premiare il lavoro fatto, finendo per incentivare gli uomini, i quali, dedicandosi mediamente meno a casa e famiglia, hanno una maggiore presenza fisica sul luogo di lavoro» » conclude l’head hunter Adami.

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Salute, Sicurezza sul lavoro e Ambiente

Posted by fidest press agency su martedì, 7 maggio 2019

Napoli mercoledì 8 maggio 2019 (ore 11.30) presso l’AGIS Campania (in piazza del Gesù 33 a Napoli), sarà presentata alla stampa l’attività promossa dall’ HSE Symposium 2019 sui temi della Salute, Sicurezza sul lavoro e Ambiente.L’incontro sarà incentrato sulla promozione del “concorso per idee” che, fino al 31 maggio, accoglierà progetti e proposte di innovazione sul tema e introdurrà le nuove linee tematiche da sviluppare in vista dell’evento nazionale programmato nel prossimo autunno.L’HSE Symposium è organizzato, a Napoli per il secondo anno consecutivo, dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università “Federico II” e dall’Associazione Europea per la Prevenzione, con il supporto di Ebilav, di Fondolavoro e di numerosi Ordini Professionali nazionali e territoriali.All’incontro prenderanno parte la prof.ssa Maria Triassi Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Federico II, il prof. Umberto Carbone, Presidente emerito del Corso di Laurea in Tecniche della Prevenzione dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Vincenzo Fuccillo, Presidente dell’Associazione Europea per la Prevenzione, Luigi d’Oriano, Presidente di Ebilav, Carlo Parrinello, Direttore di Fondolavoro. http://www.hsesymposium.it,

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Opportunità di lavoro per Medici di medicina generali nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su sabato, 4 maggio 2019

La Brexit e le notizie sulle modalità di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea hanno suscitato molto clamore. Poiché il sistema sanitario britannico da anni attrae l’attenzione del personale medico qualificato da altri stati dell’UE, molti medici si chiedono se la BREXIT possa impedire loro di prendere servizio nei centri medici nel Regno Unito. Tuttavia, tali preoccupazioni sembrerebbero ingiustificate, poiché il Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) ha recentemente avviato una campagna per il reclutamento di migliaia di Medici di medicina generale da tutta Europa nei prossimi anni.
Il Regno Unito è ancora considerato terra fertile for lo sviluppo professionale sia per gli specializzandi che per medici di lungo corso. Si stima che migliaia di medici siano stati impiegati dal Servizio Sanitario britannico (NHS) per lavorare in tutto il Regno Unito.
Il Servizio Sanitario Nazionale sta soffrendo una grave carenza di personale. Pur svolgendo un ruolo vitale nel sistema sanitario britannico, il numero di Medici di medicina generale è davvero esiguo.Infatti, i medici nel Regno Unito hanno maggiori responsabilità delle loro controparti in qualsiasi altro paese europeo, quindi il Medico di medicina generale può fornire al paziente un programma terapeutico globale. Proprio per questo, la competenza di un Medico di medicina generale nel Regno Unito è estremamente elevata, infatti sono spesso considerati i pilastri delle varie comunità locali, dove godono ancora di profonda fiducia e rispetto.
Non c’è da meravigliarsi quindi se il Servizio Nazionale britannico ha lanciato la più grande campagna di reclutamento internazionale volta ad assumere diverse migliaia di Medici di medicina generale per offrire loro lavoro nel Regno Unito. Paragona, che in passato aveva già reclutato con successo diverse centinaia di medici da tutta Europa per lavorare negli ambulatori del Servizio Sanitario britannico, ha vinto la gara per poter reclutare personale proveniente da tutti i paesi europei. L’NHS ha assicurato sia a Paragona che ai medici stessi che le assunzioni sono in corso e che gli accordi fatti durante la BREXIT non avranno alcun impatto sullo sviluppo del progetto.”Vorrei assicurare a tutti i medici di medicina generale, provenienti dagli altri paesi europei, che sono i benvenuti e che i termini, le condizioni dell’offerta e del contratto di lavoro che firmeranno non saranno infranti o modificati a loro svantaggio. C’è una domanda pressante di Medici di medicina generale in Inghilterra, e il loro arrivo ci aiuterà ad affrontare questa richiesta. Qualunque cosa accada in relazione alla Brexit, il NHS continuerà ad aver bisogno di eccellenti medici da tutta Europa”- afferma Rachel Souter, Responsabile del reclutamento internazionale, NHS England.La prima fase di questo progetto è stata completata da Paragona con il successo del reclutamento di 25 Medici nel Lincolnshire nel nord-est dell’Inghilterra. Attualmente, l’azienda si concentra sul reclutamento di medici nelle Midlands Centrali, dove alla fine dovranno essere reclutati e formati 100 specialisti.

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L’agricoltura è l’arma giusta per creare lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 4 maggio 2019

Tra poco si festeggerà la festa del lavoro, ma ad essere del tutto onesti – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – c’è poco di cui essere lieti. Un giovane su tre non ha un impiego, mentre il 25% ne ha uno di un livello inferiore rispetto al titolo di studio acquisito: in Europa solo la Grecia vive una situazione peggiore.L’italia di oggi ha bisogno di nuove prospettive e di una strategia di sviluppo capace di dar vita ad una nuova stagione di rilancio. Come Confeuro – continua Tiso – siamo convinti che l’agricoltura possa giocare un ruolo chiave in questo percorso, e questo perché rappresenta il comparto maggiormente in grado di sfruttare la biodiversità e lo straordinario bagaglio paesaggistico nostrano.In questi anni il primario ha intercettato molti giovani e molte donne e incarnato al meglio la voglia di salubrità e genuinità dei cittadini. Il nostro auspicio – conclude Tiso – è che il governo comprenda la necessità di puntare sul mondo agricolo, non solo attraverso l’utilizzo di risorse interne, ma anche mediante delle azioni politiche che si battano per una Pac diversa e che tenga conto delle esigenze delle Pmi agricole nostrane.

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Lavoro: 6 licenziati su 10 registrano aumento di peso e sintomi depressivi

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 maggio 2019

Il lavoro offre stabilità e sicurezza, permette di avere un ruolo nella società e di sentirsi appagati ed è tra gli obbiettivi principali di ogni essere umano. Ma cosa accade in caso di un licenziamento non previsto? Le conseguenze più frequenti riguardano la salute psicofisica, come evidenziato da numerosi studi internazionali. Secondo una ricerca condotta dal National Bureau of Economic Research e pubblicata sul New York Times, infatti, il 57% dei lavoratori che hanno perso il lavoro nella fascia 25-54 ha ammesso di essere stato colpito da sintomi depressivi, ansia e da un forte aumento di peso. Dalla ricerca è emerso inoltre che sedentarietà e perdita di motivazione sono stati il fil rouge che più ha accomunato coloro che hanno perso il posto dopo numerosi sacrifici. E ancora, secondo uno studio condotto dall’University of East Anglia in Inghilterra e pubblicato su Psychology Today, il 45% dei giovani lavoratori inglesi ha ammesso di aver avuto reazioni maggiormente negative da un licenziamento che da una rottura di una relazione amorosa. Ma come bisogna comportarsi per non lasciarsi sopraffare da quello che viene considerato un vero e proprio trauma psicologico? Gli esperti consigliano di accettare la realtà dei fatti esternando le proprie emozioni, trasformare il problema in un’opportunità di crescita reale e non sottovalutare il bagaglio delle competenze acquisite durante il percorso professionale. Consigli che potrebbero tornare utili ad esempio agli 890mila licenziati stimati in Italia nel 2017.“La perdita di un lavoro può essere improvvisa e arrivare come un fulmine a ciel sereno, o annunciata in largo anticipo, come accaduto a un professionista con cui ho lavorato e che ha ricevuto la notizia del licenziamento un anno prima – spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia, che ha affiancato grandi imprenditori e professionisti nel raggiungimento dei propri obbiettivi – Pur sapendolo, ha continuato a lavorare senza crearsi un’alternativa e soltanto un mese prima dal licenziamento effettivo ha cominciato a svegliarsi dal torpore e realizzare il tempo sprecato. Il trauma del licenziamento è talmente forte che potrebbe attivare meccanismi di negazione, impossibilità di accettare la realtà delle cose, unita alla perdita di speranza e al pensiero di essere stati vittima di un’ingiustizia o di una grande sfortuna”.Ma perdere il tanto agognato posto di lavoro non sempre è sinonimo di negatività, bensì può essere visto come una grande opportunità di crescita personale. Secondo una ricerca compiuta da Harvard Business Review su oltre 2000 manager americani, il 78% è riuscito a diventare CEO di importanti aziende nonostante fossero stati colpiti da un licenziamento durante la propria carriera professionale. “Vedere il licenziamento come un’opportunità di crescita professionale e di rivalsa personale è fondamentale per non rimanere in uno stato di intorpidimento – prosegue Marina Osnaghi – Nella curva del cambiamento, la realtà delle cose quasi mai coincide con i tempi necessari a un essere umano per elaborare perdita e cambiamento e trovare la forza di equipaggiarsi per gestire la situazione. Eppure la velocità dei tempi di reazione fa la differenza in termini di resilienza o non resilienza, per poter creare una nuova opportunità per il futuro. Il mio consiglio è quello di non fossilizzarsi sugli errori commessi, ma affrontarli come un’opportunità di vita e crescita personale”. In questo modo è possibile creare un networking di contatti e lasciare in modo che sia possibile dare vita ad una nuova linfa vitale in occasione di questi contatti. Proprio per questo motivo ritengo indispensabile non fossilizzarsi in uno stato di intorpidimento e lasciare le proprie emozioni esternate all’interno di un catalogo. (fonte: http://www.espressocommunication.it)

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1° maggio su TV2000 va in onda “Il fattore umano. Lo spirito del lavoro”

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Mercoledì 1° maggio alle 23.10 su TV2000 (canale 28 del digitale terrestre, 18 di tivùsat, 157 di Sky).Nel film, prodotto da Inaz – Osservatorio Imprese Lavoro in collaborazione con Fondazione Ente dello Spettacolo, si racconta un’Italia che quasi mai arriva sul palcoscenico mediatico: un’Italia dove il lavoro non è solo profitto (o peggio, sfruttamento), ma motore di sviluppo, cultura, creatività. Un’Italia fatta di imprese che credono nel futuro, operano con passione, sono attente alle persone e condividono un senso di responsabilità verso la società.«In questi mesi di proiezioni in tutto il Paese – spiega Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz – Il fattore umano si è fatto notare grazie alla forza delle sue storie, alla potenza del racconto per immagini curato dal regista Giacomo Gatti, e forse anche grazie al suo messaggio controcorrente: l’impresa non è solo profitto, ma sviluppo, cultura, creatività. L’Italia è piena di queste storie ed è necessario valorizzarle. Sono quindi felice che questo documentario oggi arrivi a un pubblico ancora più vasto, quello televisivo, e ringrazio TV2000 per avergli dato spazio»
«In un’epoca in cui la finanza e le nuove tecnologie sembrano scalzare il fattore umano dal centro dell’economia, la nostra convinzione è che esistano uomini e donne capaci di fare la differenza – afferma Giacomo Gatti regista e autore con Elia Gonella del film– Sono le mani e i cervelli delle imprese italiane e le loro storie meritano di essere raccontate attraverso il linguaggio del cinema».Il film è prodotto da Inaz – Osservatorio Imprese Lavoro in collaborazione con Fondazione Ente dello Spettacolo, Festa del Cinema di Roma e Fondazione del Cinema per Roma, e ha il patrocinio della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. La pellicola si avvale della consulenza scientifica di Marco Vitale.
Protagoniste una quindicina di imprese italiane di ogni settore, dalla meccanica al tessile, dall’agroalimentare all’editoria, dall’hi-tech per la sanità al mondo delle start-up; tutte realtà che valorizzano il legame fra generazioni, il sostegno ai giovani, il rispetto per l’ambiente, la promozione della cultura. Focus anche sull’esperienza di Don Loffredo, che nel Rione Sanità di Napoli ha dato una risposta ai giovani disoccupati gestendo la riapertura delle Catacombe e attirando centomila visitatori. Per saperne di più: https://fattoreumano.inaz.it

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Sicurezza sul lavoro: la mappa dei rischi

Posted by fidest press agency su domenica, 28 aprile 2019

Nel 2018 circa 641mila lavoratori hanno subito un incidente sul lavoro: l’84,6% di questi sono avvenuti durante l’attività lavorativa, mentre il 15,4% durante il tragitto casa-lavoro. L’aumento più significativo è quello che riguarda gli incidenti con esito mortale (+10,1% nel 2018), soprattutto quando si utilizzano mezzi di trasporto per lavorare. Guardando alle province italiane, nel biennio 2017-2018 il maggior numero di infortuni mortali si registra nella provincia di Crotone (6,3 ogni mille). Nel solo 2018, invece, è la provincia di Gorizia che fa registrare il più alto tasso di malattie professionali tumorali (22,5%). La maglia nera, però, per il numero assoluto di malattie cancerogene imputabili al lavoro spetta a Taranto. È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro che, in occasione della Giornata mondiale per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro del 28 aprile, ha analizzato gli open data Inail disegnando una mappa di province e settori produttivi in cui si è verificato il maggior numero di episodi.

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Mercato del lavoro: il gap tra domanda e offerta continua a crescere, soprattutto al Nord

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Milano. In piena rivoluzione digitale sono molte le aziende, soprattutto quelle di medie e di grandi dimensioni, che hanno difficoltà crescenti nel reperire sul mercato i talenti di cui hanno necessità. A spiegarlo è chi si occupa quotidianamente di recruiting di profili specializzati, conoscendo molto bene, in prima persona, quanto il gap tra domanda e offerta si stia allargando sempre più .”Operai specializzati, dirigenti, ingegneri elettronici, analisti, agenti assicurativi, insegnanti di lingue straniere: sono molte le figure professionali ricercate che vengono trovate con sempre maggiore difficoltà”, commenta Carola Adami, CEO di Adami & Associati, società di ricerca e selezione di personale qualificato.
Ma cosa manca ai candidati? «A mancare in molti casi è l’esperienza, creando così un circolo vizioso. Ma tante volte i recruiter si trovano di fronte a una generalizzata assenza di competenze specialistiche, nonché alla mancanza di soft skills fondamentali, come per esempio il problem solving o le abilità di comunicazione» aggiunge Adami.L’impressione dei cacciatori di teste viene confermata da i numeri, a partire da quelli relativi al Rapporto Excelsior 2018 di Unioncamere. Stando a questa indagine, infatti, nel 2018 la domanda non ha incontrato l’offerta in oltre il 26% dei casi, con un aumento di ben 5 punti rispetto all’anno precedente. Il gap si rivela particolarmente marcato nel Settentrione, un dato motivato prima di tutto dalla maggiore richiesta di profili specializzati.
Le aziende lombarde, per esempio, durante lo scorso anno hanno incontrato notevoli difficoltà nel coprire i 28% dei posti lavorativi offerti. Guardando invece al Nord-Est, il mancato soddisfacimento dei prerequisiti fondamentali ha portato a lasciare scoperto circa un posto su 3, rallentando in modo significativo lo sviluppo delle imprese. Anche nel Meridione, del resto, il disallineamento tra domanda e offerta si è fatto sentire, con le imprese sicule, pugliese e campane che hanno lamentato difficoltà nell’individuare un lavoratore su 5.«La mancanza di esperienza finisce per colpire soprattutto i candidati più giovani: le imprese ricercano continuamente profili under 30, i quali però, molto spesso, non vantano le competenze necessarie» spiega l’head hunter Adami. Il gap del resto si allarga drasticamente per quanto riguarda determinate figure specialistiche: la forbice evidenziata dal Rapporto Excelsior 2018 arriva al 62% nel caso di specialisti in scienze chimiche, fisiche e informatiche. Come ha spiegato lo stesso presidente di Unioncamere Carlo Sangalli, «lo sviluppo tecnologico sta incidendo anche sulle competenze richieste ai lavoratori: in futuro a oltre 9 profili su 10 sarà associata la richiesta di competenze digitali».«Questo trend è destinato a continuare e persino ad aumentare nei prossimi anni» ha precisato Carola Adami «poiché le imprese continueranno a ricercare sempre più profili specializzati, con competenze molto elevate. Il mondo del lavoro sta cambiando, e con esso non può che mutare profondamente anche il capitale umano delle aziende. Poter contare sul giusto mix di competenze, per le imprese, è assolutamente fondamentale, a qualunque livello: per questo motivo è necessario affinare la tecniche di ricerca del personale specializzato nonché, dall’altra parte, puntare sulla formazione».

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“Mismatch tra domanda e offerta di lavoro: come favorire un sistema connesso e dialogante”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Il gruppo Value@Work promosso dall’ISSD presenta un tema interessante e attualissimo: incontro domanda e offerta di lavoro. Con il convegno, Value@Work vuole: sottolineare l’importanza di ripensare le competenze perché corrispondano sempre più al fabbisogno del mercato e rafforzare l’esigenza di un maggior dialogo e collaborazione tra le imprese e il mondo della formazione (università e centri di formazione professionali). Il ruolo dei diversi sistemi formativi è dunque quello di generare tali competenze facendo rete tra associazioni, istituzioni e imprese, per progettare azioni condivise e concrete.Gli autorevoli relatori erano concordi sul considerare le competenze come generatrici di valore per i singoli e la collettività, un patrimonio per la persona e per il Paese, espressione della vitalità produttiva, dello sviluppo economico e sociale, della capacità democratica di garantire mobilità, equità e giustizia.
Nella prima parte dei lavori si è parlato dei data base e dei sistemi per facilitare l’incontro domanda e offerta; interessanti le testimonianze di Daniela Vellucci, Regional Recruiter Randstaad Italia e di Silvano Del Duca Amministratore unico di Euro Global volte ad evidenziare come a volte il problema sia l’assenza o la scarsità di competenze richieste dal mercato, altre la difficoltà di far incontrare chi cerca con chi offre.
AHa chiuso la prima parte Maurizio Del Conte, Professore Università Bocconi, il tema del rapporto formazione/mondo del lavoro, e di come si può renderlo pratico ed efficace questo rapporto; ha presentato alcuni modelli internazionali in cui le aziende entrano nell’università e si costruiscono percorsi insieme, maggiormente attinenti al fabbisogno di competenze del mercato del lavoro e come questi possano essere replicati in Italia.
La seconda tavola rotonda ha rafforzate gli spunti sul rapporto tra formazione (universitaria e professionale) e mercato del lavoro, inteso come fabbisogno di competenze, ponendo l’accento sull’occupazione. Il prof. Alberto Gambino, Prorettore Università Europea di Roma ha spiegato come è importante il lavoro continuo che le Università devono fare per essere proattive rispetto alle esigenze mutevoli di competenze del mercato.
Marcella Mallen, Presidente di Prioritalia e membro di Value@Work ha evidenziato che: “siamo il Paese con il più alto skill mismatch in Europa per il forte disallineamento che esiste tra il sistema educativo e quello produttivo”.
La parte del convegno dedicata alle strategie per prevenire e gestire il mismatch attraverso un sistema connesso e dialogante si apre con l’intervento di Vincenzo Manfredi, Direttore Affari Istituzionali Softlab: “in Italia abbiamo un grande problema di mismatch fra domanda e offerta di lavoro a causa della parziale o insufficiente formazione dei giovani nell’ambito delle nuove professioni e della distanza di visione e implementazione fra mondo accademico e settori industriali”.
E nel mondo delle innovazioni interessante appare il profilo del giurista presentato dall’Avv. Elena Maggio: “le nuove tecnologie hanno profondamento inciso su tutte le professioni legali, sia nelle modalità di svolgimento che rispetto al contenuto. Oggi nessun avvocato, giudice o notaio può svolgere adeguatamente la propria professione senza conoscere le nuove tecnologie, presupposto per svolgere adeguatamente e coscienziosamente il proprio lavoro. Oltre ad aver mutato le professioni storiche le nuove tecnologie hanno portato a sviluppare nuove figure professionali, il DPO, il Responsabile della Trasformazione Digitale e l’Innovation Maker sono solo alcuni esempi di figure richieste dal mercato (pubblico e privato) che ancora stentano a trovare una adeguata risposta”.
Di opportunità lavorative legate alle nuove specializzazioni in particolare legate alla fibra, ha parlato Dario Pasquariello dell’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti (UCID) e Virginia Desirée Zucconi del Coordinamento Donne dell’UCID.

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Poste Italiane Castelli: “Grande lavoro in favore dei piccoli Comuni”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

“Sono contenta del lavoro che Poste Italiane, un’importante azienda di Stato, sta facendo per i piccoli Comuni italiani. Impegni reali, investimenti e nuovi servizi, per la crescita del Paese. Una rinnovata sinergia, frutto anche del dialogo permanente di Poste con il territorio, di cui ci siamo fatti promotori.Da oggi un portale web misura lo stato di attuazione dei 10 impegni a favore delle comunità dei piccoli Comuni. Un sito che consiglio a tutti di visitare.L’Italia è un Paese pieno di energie, che vanno solo valorizzate. Ed in questo un grandissimo lavoro può essere fatto dalle partecipate di Stato. Andiamo avanti, abbiamo intrapreso la strada giusta”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commenta la nascita del nuovo portale di Poste Italiane dedicato ai piccoli Comuni.

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Il lavoro degli specialisti delle risorse umane si evolve in modo rapido e continuo

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Cambiano i ruoli, aumentano le competenze richieste e la complessità delle norme relative a lavoro, fisco e previdenza richiede aggiornamento continuo. Una cosa non cambia mai: la necessità di una formazione al passo con i tempi. Per questo Inaz, forte di oltre 70 anni di storia nel settore software e servizi per il mondo HR e di più di 20 nell’ambito della formazione specialistica, rinnova la sua offerta e lancia Inaz Academy, la nuova proposta per tutti coloro che vogliono aggiornarsi professionalmente, arricchire le proprie competenze o addirittura costruirsele da zero, per fare il proprio ingresso nel mondo del lavoro.Offrire formazione in ambito HR vuol dire essere sempre al passo (e talvolta anticipare) con l’evolversi delle esigenze pratiche delle aziende, degli sviluppi tecnologici e del quadro giuslavoristico. La flessibilità è fondamentale. Per questo Inaz Academy ha sviluppato quattro format che soddisfano bisogni e destinatari diversi: i corsi Immersion sono giornate di formazione in aula per acquisire una preparazione completa su un argomento specifico; i Seminar condensano in meno di tre ore approfondimenti veloci e mirati, anche con classe virtuale via web; la formula Project permette la massima personalizzazione, con corsi realizzabili anche direttamente in azienda. Infine, i percorsi Professional prevedono più sessioni in aula e sono dedicati a chi vuole diventare professionista nel proprio ruolo: si tratta del Master Paghe, per imparare a elaborare le buste paga, e del Master HR Professional, per acquisire tutte le competenze richieste nei ruoli di gestione del personale.Tutte le formule sono accomunate dal metodo Inaz Academy, spiega sempre Linda Gilli: «Una condivisione di saperi che derivano dagli oltre 70 anni esperienza di Inaz nella conoscenza e interpretazione della normativa. A questo si uniscono il confronto diretto e l’interazione con docenti che sono professionisti di settore e un’impostazione che alla teoria unisce la pratica nel nostro Inaz Lab, dove ci si esercita sui software Inaz in uso in migliaia di aziende italiane».Il catalogo Inaz Academy tocca tutti i temi più importanti per chi lavora nelle risorse umane e spaziano dai fondamentali della disciplina alle ultime novità relative a previdenza, welfare aziendale, privacy e uso dei social network in azienda. Ampio spazio è dedicato alla trattazione di casi pratici, per dare risposta a problemi concreti.La formazione Inaz Academy è certificata ISO9001:2015 ed è finanziabile grazie ai Fondi interprofessionali per le imprese. I corsi in aula si svolgono sia nelle sedi Inaz a Milano e Roma, sia nelle maggiori città italiane, secondo un calendario sempre in aggiornamento su https://academy.inaz.it. Le aziende possono richiedere corsi ad hoc personalizzati nei contenuti, da tenere anche nella propria sede.

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Il colloquio di lavoro è un passaggio decisivo per l’assunzione in un’azienda

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Arrivare preparati a tale appuntamento evitando gli “errori” più comuni e che spesso si riscontrano nei colloqui può rappresentare una delle carte determinanti per trovare un lavoro. Troppo spesso diamo per scontato che i giovani sappiano come comportarsi in queste circostanze e invece non è così. Ci sono dinamiche e modalità di approccio specifiche che bisogna conoscere bene prima di affrontare con possibilità di successo un colloquio. Trovare lavoro è un lavoro e non si può improvvisare. A tal scopo Orienta ha promosso un’iniziativa rivolta agli studenti universitari e legata ai Career Day delle Università denominata“i segreti del colloquio di lavoro”. Si tratta di un programma in due step che prevede una formazione teorica sui principali aspetti e informazioni utili sul colloquio di lavoro fornendo nozioni anche di carattere psicologico e una parte pratica in cui vengono coinvolti i manager delle risorse umane delle aziende principali del territorio per una simulazione “reale” di un colloquio di lavoro. Dall’esperienza sul campo e dai primi incontri svolti con gli studenti universitari – la prima tappa si è svolta presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara – emergono chiaramente delle lacune che il programma promosso da Orienta intende colmare con l’obiettivo di preparare al colloquio nel miglior modo possibile migliaia di studenti.
Alcune cose da fare (e sapere). Prima di presentarsi ad un colloquio, importantissimo nonché essenziale è informarsi riguardo l’azienda per la quale si aspira. A fare la differenza può essere anche il portamento, piuttosto che il mostrarsi curiosi e pronti a mettersi in gioco. Parlare di se stessi va benissimo, come com’è normale essere nervosi, l’importante è riuscire a far emergere le proprie competenze, mettere in luce i propri punti di forza e mostrare di possedere le cosiddette soft skills, ossia quelle indispensabili doti umane che fanno la differenza Le soft skills o competenze trasversali, come lo spirito di sacrificio, la determinazione, il saper stare con gli altri, un giusto senso del dover e così via, sono valori decisivi per un’assunzione. È bene, inoltre, fare domande pertinenti, essere convincenti ma soprattutto, per prima cosa, essere se stessi.
Altre da non fare. Una delle cose peggiori che capita talvolta di riscontrare è vedere giovani candidati farsi accompagnare dai genitori, entrambi, oppure dalla fidanzata o dal fidanzato. Un’idea originale del colloquio di gruppo di tipo “familiare”, che prevede, non troppo di rado, la partecipazione attiva degli stessi genitori alle domande di rito. Alcuni atteggiamenti duranti il colloquio, poi, sono da censura. C’è chi si presenta con gli occhiali da sole, chi risponde ad un sms o ad una telefonata mentre sta interloquendo con il selezionatore, chi lo scambia per un amico o un’amica o uno di famiglia, e chi pensa di essere in discoteca o al bar. Evitare l’inadeguatezza nell’abbigliamento.

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Candidature per un lavoro e metodo Star

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 aprile 2019

STAR – sigla di Situation, Task, Action, Result – è un modello strutturato per rispondere ai diversi quesiti che possono emergere in un colloquio di tipo comportamentale, efficace per formulare argomentazioni precise e dettagliate che possano soddisfare i selezionatori.
“Soprattutto durante un colloquio di tipo comportamentale, è fondamentale essere in grado di elaborare risposte concrete per dimostrare ai recruiter quali sono effettivamente le proprie skill – afferma Fabio Scarcella, Director Hays Response -. Essere vaghi, non fornire esempi e non descrivere in modo esaustivo le esperienze pregresse, sicuramente non aiuta a fare breccia nell’interesse dei selezionatori, specialmente in contesti strutturati come aziende multinazionali. Affidarsi a tecniche consolidate come il metodo STAR, può essere molto utile per dimostrarsi sicuri di sé ed esporre in modo efficace i propri punti di forza, minimizzando invece le eventuali debolezze”.Ecco i consigli degli esperti di Hays Response per applicare al meglio i principi del modello STAR: SITUATION: “Descriva una situazione in cui ha dovuto affrontare un problema e come lo ha risolto”. In un colloquio di tipo comportamentale, le domande più frequenti puntano a valutare le cosiddette soft skill del candidato, indagando le sue precedenti esperienze o immaginando avvenimenti ipotetici che potrebbero metterlo in difficoltà. Per rispondere in modo efficace, il primo passo è sicuramente quello di descrivere in modo dettagliato la circostanza e le mansioni che si sono svolte in quell’occasione. Meglio fornire tutti i particolari necessari al recruiter per comprendere effettivamente la complessità della situazione e, se possibile, descrivere esperienze recenti.
TASK: Il secondo step è descrivere il proprio ruolo all’interno della situazione. Qual era il proprio compito? Cosa si era stati incaricati di fare e da chi? Quale risultato ci si aspettava di ottenere? Questi dettagli sono indispensabili per far comprendere al selezionatore la propria funzione nella circostanza descritta.
ACTION: Questo passaggio è in assoluto il più importante. Quali azioni si sono intraprese per raggiungere gli obiettivi? È fondamentale spiegare esaustivamente come si è agito, descrivendo ogni step e mettendo l’accento sul lavoro svolto in prima persona. Saper lavorare in team è importante, ma in questo caso è necessario focalizzarsi sul proprio operato, tralasciando invece le azioni svolte dai colleghi. Dimostrare di aver giocato un ruolo ben preciso nel progetto serve a dar prova di professionalità e responsabilità.
RESULT: Ultimo ma non ultimo, il risultato. Un aspetto molto interessante per i recruiter è l’obiettivo raggiunto che va descritto dettagliatamente, prendendosi il merito delle proprie azioni. Se il risultato è quantificabile numericamente, via libera a dati e cifre che dimostrino l’output concreto del proprio lavoro. Importantissima anche la cosiddetta lesson learnt. Cosa si è imparato? Cosa si poteva fare meglio? Cosa si ritiene di aver fatto bene? Essere capaci di analizzare il proprio operato è fondamentale per trarne insegnamenti utili per il futuro, facendo così tesoro delle proprie esperienze.

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Lavoro e famiglia: nuove regole UE su congedo parentale e di paternità

Posted by fidest press agency su domenica, 7 aprile 2019

Minimo dieci giorni lavorativi di congedo di paternità retribuiti come l’indennità di malattiaDue mesi di congedo parentale retribuito e non trasferibile. Cinque giorni di congedo annuale per gli operatori dell’assistenza. La Plenaria ha approvato giovedì in via definitiva le nuove misure per facilitare la conciliazione tra lavoro e vita di famiglia.
La legge, già concordata informalmente con i ministri UE, stabilisce i requisiti minimi che tutti gli Stati membri dovranno attuare nel tentativo di aumentare le opportunità delle donne nel mercato del lavoro e rafforzare il ruolo del padre, o di un secondo genitore equivalente, nella famiglia. Beneficeranno di tali norme i bambini e la vita familiare, rispecchiando al contempo più accuratamente i cambiamenti sociali e promuovendo la parità di genere.
Il padre o il secondo genitore equivalente, se riconosciuto dalla legislazione nazionale, avrà diritto ad almeno 10 giorni lavorativi di congedo di paternità retribuito nei giorni vicini alla nascita o al parto del feto morto. Tale congedo dovrà essere pagato ad un livello non inferiore all’indennità di malattia. Attualmente in Italia la durata del congedo obbligatorio per il padre è di 5 giorni, più un giorno facoltativo previo accordo con la madre e in sua sostituzione.I deputati hanno aggiunto due mesi di congedo parentale non trasferibile e retribuito. Questo congedo sarà un diritto individuale, in modo da creare le condizioni adeguate per una distribuzione più equilibrata delle responsabilità.Gli Stati membri fisseranno un livello adeguato di retribuzione, o indennità, per il periodo minimo non trasferibile di congedo parentale, tenendo conto del fatto che questo spesso comporta una perdita di reddito per la famiglia e che invece anche il familiare più retribuito (spesso un uomo) dovrebbe potersi avvalere di tale diritto.Gli Stati membri devono offrire 5 giorni all’anno di congedo per i lavoratori che prestano assistenza personale a un parente o a una persona che vive nella stessa famiglia a causa di un grave motivo medico o infermità connesse all’età.I genitori e i prestatori di assistenza che lavorano potranno richiedere modalità di lavoro adattabili, ove possibile, ricorrendo al lavoro a distanza o a orari flessibili per poter svolgere le loro mansioni. Nell’esaminare tali richieste, i datori di lavoro potranno tener conto non solo delle proprie risorse, ma anche delle esigenze specifiche di un genitore di figli con disabilità, o una malattia di lunga durata, e dei genitori soli.

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“Lavoro e sicurezza: aspetti normativi, tecnici, formativi e innovativi”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Roma 11 Aprile 2019, ore 9,30-13,30 Parlamentino del CNEL, viale David Lubin 2.Il convegno è organizzato dal Dipartimento salute e sicurezza nei luoghi di lavoro della Confsal. Storicamente esisteva il medico di fabbrica, poi diventato l’attuale medico competente specialista in Medicina del lavoro. Per molto tempo la funzione del medico del lavoro è stata identificata nella sorveglianza sanitaria periodica finalizzata alla prevenzione delle malattie professionali. Oggi è necessaria, invece, una visione olistica della salute e della sicurezza di chi lavora.Le nuove dimensioni dell’economia impongono nuovi sistemi di tutela della salute e della sicurezza in ambito lavorativo, confortati da illuminati orientamenti giurisprudenziali che, in non pochi casi, ispirano innovazioni normative sul tema. Purtroppo si tratta spesso di misure non esaustive, non efficienti e bisognose di continue rivisitazioni, anche e soprattutto alla luce dell’evoluzione industriale e dei repentini e nuovi rischi emergenti in campo lavorativo. Inoltre, non sono rari i casi in cui pratiche illegali ed elusive della norma nascondono realtà criminose e di lavoro nero.
Occorre quindi arginare tali condotte “malate” partendo dal fulcro dell’expertise, e cioè dalla formazione e dalla diffusione della cultura della sicurezza facendo leva, non solo sulla mera sensibilizzazione e informazione dei lavoratori, ma anche su dinamiche innovative e capillari, quali l’innovazione e l’addestramento virtuale certificato.Il convegno sarà aperto e coordinato da Michele de Nuntiis, Responsabile Confsal Dipartimento salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Seguiranno i saluti del Presidente del Cnel, Tiziano Treu e del Responsabile Ufficio studi Confsal, Mario Bozzo. Le relazioni saranno a cura di: Raffaele Guariniello Magistrato Emerito; Salvatore Dovere, Consigliere Corte di Cassazione; Andrea Magrini, Direttore della Scuola di Specializzazione di Medicina del Lavoro Università di Roma “Tor Vergata”; Giuseppe Piegari, Dirigente INL (Ispettorato Nazionale del Lavoro); Antonio Terracina, Dirigente Inail; Angelone Sara, Medico del lavoro e criminologa; Lucia Massa, Responsabile Confsal Dipartimento Formazione; Oliviero Casale, Marketing and Training Manager MTIC Group; Andrea Bor.

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