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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 87

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All’INAPP (ex ISFOL) licenziamento dei precari storici: 170 a rischio da aprile

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 marzo 2017

poletti-giuliano-Legacoop_11L’INAPP (ex ISFOL) Ente Pubblico di Ricerca vigilato dal Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali rischia nei prossimi giorni di licenziare i suoi precari storici per conto del Ministro Poletti. Il Jobs Act e la riforma delle politiche attive del lavoro (150/2015) in esso contenuta ha infatti previsto che il Ministero del Lavoro devolvesse tutte le sue risorse finanziarie e poteri decisionali in tema di lavoro alla neo Agenzia ANPAL. Era evidente che questo nuovo assetto avrebbe ulteriormente precarizzato l’INAPP in quanto sostenuto finanziariamente da un Ministero ormai senza portafoglio, dichiara Mari Enrico responsabile USB P.I. dell’INAPP.”Non possiamo accettare che l’inerzia del ministro Poletti porti al tracoloo funzionale ed economico l’INAPP. Dal primo aprile, 170, dei 190 lavoratori storici a tempo determinato dell’ente, rischiano lo stipendio e il licenziamento. Mai peggio di così nel dicastero oggi guidato da Poletti. E come non “udire” l’assordante silenzio del governo ed in particolare del presidente Gentiloni? USB reagirà con durezza a questa situazione. Abbiamo combattuto il Jobs act in piazza, abbiamo sconfitto Renzi nelle urne referendarie e non permetteremo che un’agenzia, sul cui ruolo dopo l’esito del referendum del 4 dicembre il governo dovrebbe aprire una seria discussione, possa condizionare la vita di centinaia di precari e di un Ente necessario alla committenza sociale”. “Il governo e il partito di maggioranza relativa devono da subito dimostrare che sono diversi da coloro che tentarono di chiudere un ente scomodo, ma proprio per questo necessario. Domani in assemblea determineremo le iniziative di mobilitazione come ai tempi di Berlusconi e costringeremo il Presidente del Consiglio ad intervenire” conclude Mari.

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Stati Uniti d’Europa. Sicurezza, laicità, lavoro e politica estera, dovrebbero essere gli argomenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 marzo 2017

europa-261011-cSicurezza, laicità, lavoro e politica estera, dovrebbero essere gli argomenti di dibattito che interessano milioni di cittadini italiani. Sono gli argomenti della campagna per le elezioni presidenziali in Francia che determineranno il futuro assetto dell’Europa. Da noi il dibattito langue, questo governo si trascina, il Parlamento approva una riforma dei Codici aumentando le pene per furti e rapine, dimenticando Cesare Beccaria (“Dei delitti e delle pene” 1764), il quale scrisse che “perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi”. Secoli passati invano; meglio, per il Parlamento, fare leggi di pancia e di piazza. Sugli altri temi l’inconsistenza. Il che lascia spazio agli slogan tanto più efficaci quanto più si confrontano con il nulla. A giorni le celebrazioni dei Trattati di Roma che lanciarono l’Europa. Cosa si diranno?(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Mostra ‘8 marzo 2017, donne e lavoro’

Posted by fidest press agency su martedì, 21 marzo 2017

Roma Fino al 31 Marzo 2017 Sala della Biblioteca di Scienze della Formazione Via Milazzo 11 a Esposizione di libri con bibliografia. Quest’anno il tema per la gGiornata Internazionale delle Donne è il lavoro “Women in the Changing World of Work: Planet 50-50 by 2030”. L’auspicio è che il globale cambiamento nel mondo lavorativo con le rivoluzioni tecnologiche e digitali e le conseguenti opportunità scaturite, porti con sé un maggiore sviluppo e rafforzamento delle condizioni e della qualità della vita lavorativa delle Donne. http://www.sba.uniroma3.it

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Alternanza scuola-lavoro “Art & Science across Italy”

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

Università di Napoli “Federico II”JPGNapoli lunedì 20 marzo, alle 10.30, nella Sala del Consiglio di Amministrazione presso il Rettorato dell’Università Federico II, in corso Umberto I, 40, verrà presentato il progetto di alternanza scuola-lavoro “Art & Science across Italy” del network CREATIONS di Horizon2020 organizzato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dal CERN di Ginevra.Alla conferenza stampa di presentazione prenderanno parte il Rettore dell’Ateneo Gaetano Manfredi, il Presidente dell’INFN Ferdinando Ferroni, l’Assessore all’Istruzione della Regione Campania Lucia Fortini, l’Assessore alla Scuola e all’Istruzione del Comune di Napoli Annamaria Palmieri, e il Direttore Generale dell’USR Campania Luisa Franzese. Pierluigi Paolucci, INFN/CERN, responsabile nazionale di “Art & Science across Italy” illustrerà il progetto che sul territorio è realizzato con la collaborazione e il patrocinio dell’Università Federico II, della Regione Campania, dell’Ufficio Scolastico Regionale, del Comune di Napoli, del Museo Città della Scienza, dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli e della Società Nazionale di Scienza, Lettere e Arti in Napoli.
Interverranno il Direttore del Science Centre di Città della Scienza Luigi Amodio, il Direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli Giuseppe Gaeta, il Direttore del Dipartimento di Fisica della Federico II Leonardo Merola, il professore Rocco Gervasio dell’Ufficio Scolastico Regionale, e il Presidente della Società Nazionale di Lettere e Arti in Napoli Domenico Conte.
Il progetto di alternanza scuola-lavoro “Art & Science across Italy” è rivolto agli studenti del terzo e quarto anno dei Licei Classici, Artistici e Scientifici della città di Napoli.

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Alternanza scuola-lavoro, i privatisti non potranno fare la maturità e manca il regolamento che tutela gli stagisti

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cMentre il Miur si limita a far sapere che grazie alla Legge 107/15 è più che raddoppiato il numero di iscritti alle superiori impegnati nella formazione aziendale, a distanza di 20 mesi non si hanno notizie della Carta dei diritti e dei doveri degli studenti. Quando, tra poco più di un anno, avremo la nuova maturità, viene da chiedersi come faranno i privatisti a essere ammessi e ad affrontare la prova orale, dal momento che non hanno svolto questo genere di attività formative divenute nel frattempo imprescindibili.
Marcello Pacifico (presidente Anief e segretario confederale Cisal): servono regole chiare e tutele vere per evitare che gli studenti rimangano esposti ai fenomeni di sfruttamento, di cui oggi purtroppo abbiamo spesso riscontro, così come bisogna dare risposte a chi si presenta da privatista. Oltre che far decollare l’interesse degli imprenditori: senza incentivi veri, ‘accesi’ anche dal Ministero del Lavoro, il progetto è destinato a naufragare.

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I giovani e il mercato del lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

Felice TestaRoma. L’Università Europea di Roma organizza una tavola rotonda per analizzare gli effetti delle politiche del lavoro nazionali e territoriali e delineare l’evoluzione del mercato nei prossimi anni.Attraverso questa iniziativa l’Ufficio Orientamento e Job Placement dell’ateneo intende offrire agli studenti chiavi di lettura e strumenti nella ricerca delle opportunità professionali per il proprio futuro.
Il tema della tavola rotonda è “I giovani e il mercato del lavoro”. L’incontro si terrà martedì 14 marzo 2017, alle 11.00, all’Università Europea di Roma, via degli Aldobrandeschi 190.Intervengono Felice Testa, Professore Associato dell’Università Europea di Roma (“Il perché delle recenti riforme del lavoro”), Lucia Valente, Assessore al Lavoro, Pari Opportunità e Personale della Regione Lazio (“Le politiche attive del lavoro della Regione Lazio”), Domenico De Masi, Sociologo e Professore di Sociologia del lavoro (“Come evolverà il lavoro nei prossimi dieci anni”), Roberto Macina, CEO Qurami e Francesco Serventi, COO Croqqer (“Il lavoro che si crea: fare start up in Italia”).
Modera Marco Vitiello, Coordinatore GdL Psicologia del Lavoro, Ordine degli Psicologi del Lazio. (foto: Felice Testa)

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Internet e lavoro: la riscossa delle donne

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

internetRoma “La donna è il motore della società nella battaglia quotidiana. Ogni giorno è alle prese con il problema di dover coniugare i molteplici impegni familiari e di lavoro. Pertanto, diventa più che mai strategico il ruolo della mobilità e della sicurezza in città, asset fondamentali di una smart city”. Non usa mezzi termini Simona Vicari, sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, intervenuta al convegno dal titolo “Digital Women”, organizzato dall’associazione Italian Digital Revolution presso la Biblioteca della Camera dei deputati, insieme ad altre esponenti di spicco del mondo delle istituzioni, della ricerca e dell’imprenditoria. “E quando si parla di smart city al femminile – spiega ancora Vicari – intendo riferirmi, soprattutto come donna, all’inclusione sociale che non può prescindere da una progettualità ‘women based’, che veda nelle donne sia le promotrici sia le utilizzatrici dei servizi digitali. Abbiamo ancora molto lavoro da fare per ridurre il digital gap tra uomini e donne e tra donne del Nord e del Sud. Per questo è fondamentale puntare sulla formazione digitale per avere cittadine consapevoli che possano sfruttare al meglio le nuove opportunità anche al fine di migliorare la propria qualità di vita”. Certo, ci sono realtà significative in quest’Italia digitale che stenta a risalire la china a livello europeo. E sono, in buona parte, tinte di rosa. A dimostrazione del fatto che la crescita del web offre alle donne opportunità di lavoro, oltre alla cancellazione di vecchi stereotipi in una rete che può rappresentare un’alleata al servizio del genere femminile nel processo di piena realizzazione delle pari opportunità. A beneficio anche della pubblica amministrazione. Riparte da qui dunque il dibattito sulle donne nell’universo multimediale ma, forse, in una chiave diversa dal recente passato. Nel senso che l’irruzione sulla scena di nuove professionalità sposta inevitabilmente in avanti il cuore del problema, rappresentato dal gender gap imperante anche nel settore delle competenze digitali. Risultato: ci sono sempre più donne preparate ed esperte in materia digitale, ma sono ancora poche quelle che ricoprono ruoli manageriali in istituzioni e in aziende tecnologiche. Si calcola infatti che in circa il 70% delle imprese meno del 25% delle donne ha incarichi tecnico-scientifici, alle quali viene riconosciuta maggiore capacità in termini di problem solving (la risoluzione di problemi concreti), di decision marking (lo studio dei processi di creazione delle decisioni) e di multitasking. “Siamo qui – afferma Milly Tucci, responsabile dell’osservatorio donne digitali dell’AIDR – per celebrare con quest’iniziativa, che si inserisce nell’agenda della settimana nazionale dell’amministrazione trasparente, un 8 marzo contemporaneo, fare il punto sull’uso di internet per migliorare la PA, il lavoro e anche la ricerca con alcune protagoniste di questa fase di cambiamento ‘disruption’. Sono infatti coraggiose le donne digitali e personalmente auguro una loro crescente presenza nei luoghi decisionali e di creazione di nuovi servizi, in quanto non perdendo la loro umanità e sensibilità le applicano al lavoro, alla tecnologia e alla politica per far fronte a problemi irrisolti”. Quali ad esempio la necessità di sconfiggere la resistenza culturale, ancora molto sentita, e di acquisire maggiori competenze con la scelta, da parte delle più giovani, di indirizzi di studio STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).
Un recente rapporto compilato da S&P Global Market Intelligence e pubblicato dal Financial Times indica che il numero delle donne con l’incarico di amministratore delegato nelle 350 più grandi società europee quotate in Borsa è raddoppiato negli ultimi sette anni, ma rappresentano soltanto il 4 per cento del totale: in sostanza, erano 7 nel 2009, sono circa 15 oggi. Tuttavia prosegue la marcia di avvicinamento all’eguaglianza tra i sessi nelle stanze dei bottoni, come dimostrano gli Stati Uniti, dove, dal 2009 al 2016, le donne Ceo sono passate da 18 a 27. “Dati incoraggianti – sostiene Rosangela Cesareo, blogger e socia dell’AIDR – e iniziative come questa, in un giorno speciale come l’8 marzo, sottolineano il ruolo che la donna ha assunto nella nostra società, tra mille discriminazioni e difficoltà. Il digitale in Italia è ormai di colore rosa perché sono tantissime le donne che occupano ruoli di primo piano in questo settore e rappresentano delle vere e proprie eccellenze. Guardiamo ad esempio alle cosiddette ‘mamme digitali’: un fenomeno straordinario, testato tra l’altro dai numerosi studi eseguiti sull’argomento, che dimostra come le mamme italiane siano le più digitalizzate al mondo”.

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Elusione lavorativa e sfruttamento, se ne parla alle Acli Napoli

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 marzo 2017

napoliNapoli Si terrà venerdì 3 marzo a partire dalle 16.30 in Via del Fiumicello, 7 la seconda lezione della scuola di formazione sociopolitica delle Acli Napoli sul tema “Lavoro nero e lavori grigi. Le formule elusive ‘bianche’ come luogo dello sfruttamento lavorativo”.
Il tema dell’elusione nei contratti di lavoro verrà trattato da Fiore Giordano, formatore ed esperto del settore e Ilaria Vitiello, della segreteria regionale della Uil Campania.
“Con questo seminario formativo – ha dichiarato Gianvincenzo Nicodemo, presidente delle Acli provinciali di Napoli – intendiamo esplorare quella particolare forma di sfruttamento che si nasconde nella quotidianità di tanti rapporti di lavoro, dietro una facciata di regolarità formale”. L’elusione cosiddetta “bianca” si può nascondere infatti in tutte le tipologie contrattuali. Ad esempio, sottolinea Maurizio D’Ago, della presidenza provinciale delle Acli Napoli “è diffusa la pratica di far firmare al lavoratore una busta paga anche della metà di quello che viene effettivamente corrisposto, via via attraverso forme sempre più grigie, fino alle forme più intense di sfruttamento lavorativo, come il caporalato che sta vivendo una nuova stagione di sviluppo”. La scuola di formazione sociopolitica delle Acli Napoli è intitolata “Generare cambiamento nella complessità” ed è aperta a volontari, operatori sociali e persone impegnate nella politica e nel terzo settore. La scuola è gratuita ed è giunta alla seconda edizione.

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Usb lancia un appello a chi lavora nei mass media

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2017

internetLa frammentazione del mondo dell’informazione e dei mass media ha ricevuto una forte accelerazione negli ultimi anni, anche grazie a – o a causa di – internet. Oggi occorre ripensare il ruolo della comunicazione e dei suoi operatori: i tanti professionisti e lavoratori che sui giornali, nel web, in radio e in televisione, negli uffici stampa e nelle agenzie di comunicazione, spesso con contratti precari e compensi iniqui, presidiano il diritto dei cittadini ad essere informati, e garantiscono, tra non poche difficoltà, il dibattito democratico in Italia.Senza equi compensi, senza autonomia, senza indipendenza dai “manovratori del consenso”, non può esserci una compiuta libertà di espressione e di informazione.La parcellizzazione di ruoli, competenze, attività ha indebolito ancora di più la forza contrattuale di chi opera nei mass media, all’interno dei quali sono sorte nuove figure professionali, mentre altre si sono contaminate o estinte, sullo sfondo di un quadro di riferimento normativo, soprattutto nella stampa tradizionale, che sembra aver smarrito la sua originaria vocazione e identità. Articoli, inchieste (sempre più rare perché scomode) foto, filmati, web, social media, ecc. hanno subito un processo centrifugo che li ha scagliati oltre il perimetro della comunicazione classica e dei suoi protagonisti, spesso ad unico appannaggio dei colossi di internet, con la conseguenza di un maggiore condizionamento degli stessi editori.Di fronte a questo mutato quadro, e agli scenari, anche inquietanti, che si aprono sul futuro della nostra democrazia – che sarà sempre di più una democrazia digitale – in cui il consenso andrà cioè formandosi sui new media, secondo USB diventa urgente e non più procrastinabile, anche alla luce del rinnovo del contratto di lavoro dei giornalisti, cercare una nuova rappresentanza degli operatori del settore, superando la vecchia logica monolitica della rappresentanza sindacale unica e unitaria, talvolta rimasta tale solo a parole.USB vuole perciò farsi promotrice, per la prima volta in Italia, di un’aggregazione di operatori dell’informazione e della comunicazione, a ogni livello e in ogni media, che intercetti e raccolga persone anche di estrazioni culturali diverse, anche lontane dalla matrice di USB, per favorire la nascita di un nuovo spazio di confronto. Una zona franca rispetto agli anacronistici sodalizi, che sia una casa comune di professionisti della comunicazione e di cittadini. Per riportare la democrazia dell’informazione al centro del dibattito politico e culturale.La conoscenza non è, per sua natura un privilegio di pochi. Essere consapevoli di ciò che accade nella società e nel mondo in cui viviamo, è un diritto inalienabile e irrinunciabile. E in quanto tale appartiene a tutti, senza distinzioni. Perché se la verità può essere anche rivoluzionaria, solo la democrazia ci consente ogni giorno di perseguirla e di difenderla.La prima tappa di questo percorso è un incontro-confronto di chi condivide i principi del nostro appello.

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Vita da cani. Piu’ dog sitter che insegnanti, il mercato del lavoro nel futuro Usa

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2017

animali-domesticiPromemoria per chi cerca occupazione: il mercato del lavoro del prossimo decennio avra’ piu’ offerte per chi si occupa di portare a passeggio i cani piuttosto che di insegnare ai bambini. Questa e’ una delle conclusioni del nuovo report del Conference Board di New York in merito ai cambiamenti della domanda dei consumatori –il motore principale dell’economia- per i prossimi dieci anni negli Stati Uniti.
L’analisi e’ tutta incentrata sulla demografia, ossia l’invecchiamento della generazione post guerra e il calo della natalita’ dopo la recessione. Il report prevede che la spesa per gli animali da compagnia crescera’ molto anche perche’ quelli che furono i baby boomers, ancora col ricordo dei bambini lasciati al nido, ora concentrano attenzioni e denaro sugli amici pelosi.
Se le spese in insegnamento caleranno per una crescita molto lenta della popolazione tra 5 e 24 anni, crescera’ quella nella sanita’ visto che aumenta del 50 per cento la popolazione statunitense tra i 70 e gli 84 anni. In crescita la spesa per giornali e libri, riparazioni della casa, mentre caleranno le spese per altri beni e servizi, come ristoranti e abbigliamento.
Sta avvendo “una riorganizzazione della mentalita’ dei consumatori” per i prossimi dieci anni, ammette Brian Anderson, coautore del report. (Donatella Poretti, consulente Aduc, cura la rubrica “Vita da cani”: http://avvertenze.aduc.it/vitadacani/)

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Arrivano i robot: serve un reddito per tutti

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 febbraio 2017

robotIl Parlamento europeo ha approvato un rapporto sulla robotica. È la prima volta al mondo che un’assemblea eletta dai cittadini discute e vota un così importante tema. La quarta rivoluzione industriale apre le porte a un nuovo mondo basato sulla virtualizzazione e l’interconnessione di dispositivi intelligenti e dotati di supporto fisico. Il gruppo Efdd – Movimento 5 Stelle Europa vuole governare questo fenomeno che è irreversibile e ha contaminato con idee positive e innovative il rapporto già nel lavoro preparatorio della Commissione Industria, Ricerca ed Energia e della Commissione Giuridica.Il Parlamento europeo ha riconosciuto la preoccupazione del’impatto dell’automazione su istruzione, diritti dei cittadini, politiche sociali e occupazione, ma ci rammarichiamo della mancata approvazione – 328 contro 286 a favore – di un emendamento che ha rimosso dal testo originale la raccomandazione per tutti gli Stati membri a erogare un reddito di base generale. L’innovazione tecnologica deve essere messa a disposizione di tutti. Nessun cittadino deve restare indietro! Nonostante questa miopia politica da parte del Parlamento europeo, non ci arrendiamo! La battaglia del Movimento 5 Stelle continuerà nei prossimi mesi grazie alla discussione del rapporto sul reddito minimo, affidato in Commissione Occupazione e Affari Sociali a Laura Agea.Non regaleremo il futuro della nostra società a multinazionali pronte a sfruttare la tecnologia, non per ridistribuire ricchezza e benessere, ma per moltiplicare i loro affari.
– l’accesso alle nuove innovazioni tecnologiche deve essere garantito a tutti i cittadini. Nessuno escluso.
– lo sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale deve avvenire con un impatto ambientale limitato. I robot devono essere alimentati da energie rinnovabili.
– un’agenzia Europea per la robotica e l’intelligenza artificiale deve fornire le competenze tecniche, etiche e normative necessarie per sostenere gli attori pubblici, così da essere pronti a sfruttare opportunità e sfide.
– bisogna avere un completo sistema di registrazione di robot avanzati che dovrà essere introdotto nel mercato interno dell’Unione.
– deve essere garantito un elevato livello di sicurezza e protezione dei dati personali insieme al rispetto per la privacy nella comunicazione tra gli esseri umani, robot e intelligenza artificiale.
– i robot medici possono ridurre i costi sanitari, consentendo così ai medici di spostare la loro attenzione nel trattamento della prevenzione, ma si pone l’accento sulla necessità di non disumanizzare le cure e di istituire comitati di robo-etica in campo medico.
– puntare sul miglioramento della sicurezza del lavoro con il trasferimento di una serie di compiti pericolosi e dannosi dall’uomo al robot.
– le auto intelligenti senza pilota devono seguire dei precisi principi etici che devono valere per tutti i robot e che sono la giustizia, la non malvagità, la benevolenza e l’autonomia. Si deve valutare la nascita di una assicurazione per i robot nel caso in cui siano responsabili di incidenti e la cui responsabilità non possa essere riconducibile ai produttori o ai proprietari/utilizzatori. (fonte: Blog Movimento 5 Stelle Europa)

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Allarme produttività negli uffici italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

null9 lavoratori su 10 soffrono ogni giorno di un sensibile calo di energie. L’ora più critica per chi siede a una scrivania scatta mediamente alle 15.27: è quello il momento in cui la testa tende inesorabilmente a cedere alla forza di gravità. Il rimedio più diffuso, per sei italiani su dieci (58%), è quello del caffè, ma il 17% degli italiani confessa di concedersi un pisolino sul luogo di lavoro. E soltanto il 5% si alza per fare dell’attività fisica. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Brooks Running, leader nel settore delle attrezzature sportive, su oltre 1.000 lavoratori italiani di età compresa fra i 18 e i 65 anni.“Invece che esagerare a pranzo o andare avanti a forza di caffè, per chi fa un lavoro sedentario la soluzione potrebbe essere una bella corsetta, spiega Susana Pezzi Rodriguez, Marketing Manager Brooks Italia. Tutti sappiamo che la corsa ha la capacità di aiutarci a non sentire il peso della vita quotidiana e di darci felicità, salute e motivazione. Ecco perché Brooks, con l’aiuto di diversi personal trainer, sta collaborando in tutta Europa con alcune aziende per collaudare delle pause running durante la giornata lavorativa”. Dalla ricerca emerge che l’84% dei lavoratori italiani non svolge alcuna attività fisica durante il giorno. In media un lavoratore italiano trascorre 5 ore e 7 minuti seduto alla propria scrivania, mentre il 20% raggiunge l’impressionante totale di 8 ore e oltre sempre seduto.Il crollo alla scrivania è una costante da nord a sud, che coinvolge tutti indistintamente senza differenze brooks1geografiche. I picchi si registrano in Emilia, dove il colpo di sonno in ufficio riguarda il 94,4% degli impiegati, in Calabria (94,9%), e, al primo posto, in Veneto (96,4%). Insomma, una repubblica fondata sull’abbiocco pomeridiano. La caduta verticale delle energie attorno alle 15.27 ha una durata che varia dai 22 minuti e 30 secondi del Molise ai 38 minuti e 45 secondi del Trentino Alto Adige (oltre 4 minuti in più della Sicilia, per dire, ferma a 31 minuti e 27 secondi). Un dato che ribalta, insomma, molti luoghi comuni.Questa eclissi dell’energia sul luogo di lavoro (la cui media nazionale è di 34 minuti al giorno) significa sull’anno un totale di 141 ore di scarsa produttività. “Inserire una ‘pausa corsa’ nella giornata lavorativa può cambiare drasticamente questo scenario”, afferma Daniel Fontana, atleta e personal trainer. “Tutti noi in alcuni momenti della giornata ci sentiamo svogliati o stanchi, o abbiamo semplicemente voglia di non sentire le pressioni della routine quotidiana. Una ‘pausa corsa’ ha il potere di trasformare una giornata all’insegna della noia e dello stress in qualcosa di completamente diverso. Correre per almeno 30 minuti durante la pausa pranzo lascia addosso una sensazione di felicità e motivazione che ha un’efficacia immediata in termini di energia nel corso della giornata”. (foto: BROOKS)

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Lavoro: le due facce dell’assistenza familiare

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 febbraio 2017

Secondo i dati del CENSIS (49° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, anno 2015) in Italia i non autosufficienti sono 3.167.000 (il 5,5% della popolazione). Di questi, le persone con non autosufficienza grave sono 1.436.000. “Si tratta di cifre notevoli – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di lavoro domestico – con ricadute notevoli sulle famiglie ma anche sul mercato del lavoro”. “Da un lato – prosegue la nota – il 50,2% delle famiglie con una persona non autosufficiente ha a disposizione risorse familiari scarse o insufficienti e per fronteggiare il costo dell’assistenza oltre 561 mila famiglie hanno fatto ricorso ai propri risparmi o si sono indebitate. Dall’altro lato, va considerata anche la seconda faccia della medaglia, infatti, secondo i dati dell’osservatorio INPS sono aumentati gli italiani impiegati nel settore del lavoro domestico (24% sul totale dei lavoratori)”. “Per effetto della crisi economica – conclude Gasparrini – molte donne italiane, soprattutto nel Sud Italia, sono rientrate (o entrate per la prima volta) nel mercato del lavoro grazie alla grande richiesta che c’è nel settore domestico; non è un caso che la Ragioneria Generale dello Stato abbia stimato che la spesa per l’assistenza di lunga durata passerà dall’1,9% del PIL nel 2015 al 3,2% nel 2060 (Rapporto n.17, anno 2016)”.

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Jobs Act: E’ stato un fallimento?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

opportunita-lavoroDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Il ‘Corriere della Sera’, con una paginata, incensa il Jobs Act. Ecco le otto ragioni per le quali, invece, la riforma Renzi-Poletti del mercato del lavoro è stata un fallimento.
1. Le previsioni Ue confermano i numeri impietosi del mercato del lavoro in Italia e mostrano tutta la debolezza del Jobs Act. I numeri dicono che mentre in tutta Europa la disoccupazione nel prossimo biennio calerà (di 1% nell’eurozona; 0,7 nell’Ue a 28), in Italia rimarrà molto elevata e si amplierà il divario con tutti gli altri Paesi europei: Italia 11,4 nel 2018%, eurozona 9,1%, Ue 28 al 7,8%. La Commissione ci dice che questo è il problema del Paese.
2. La ‘flexicurity’ all’italiana è un miraggio, perché è bene ricordare che l’art.18 non è stato abolito, che le tutele sono state solo parzialmente rafforzate, che la riforma delle co.co.co. ha accentuato il nero e altre forme poco nobili di lavoro (voucher tanto per dirne una), e che tutto si è tenuto per robusti incentivi alla decontribuzione, che hanno drogato il mercato. E quando gli incentivi sono diminuiti la creazione di lavoro stabile è diminuita.
3. Non è benaltrismo dire che sarebbe stato più utile una riduzione permanente del costo del lavoro, appunto per uniformarsi ai Pesi europei che hanno oneri del lavoro strutturalmente più bassi. Non ci voleva nessuno studio particolare per scoprire che il costo del lavoro in Italia disincentiva le assunzioni (assieme alle regole più rigide).
4. E anche sull’ampliamento delle tutele forse si dovrebbe fare qualche riflessione in più, perché ha lasciato ampi buchi scoperti di lavoratori senza più nessuna garanzia di reddito. La riforma della cassa integrazione e della mobilità sta lasciando sacche di povertà e di esclusione sociale in molte aree del Paese e su molte categorie di lavoratori.
5. Sulle politiche attive che non sono ancora partite, che sono state complicate da una nuova architettura istituzionale con nuove strutture, che si affidano ora al sorteggio per l’assegno di ricollocazione e che si fondano ancora sulla struttura dei centri per l’impiego, sarebbe, infine, bene aprire un bel dibattito e mostrare il fallimento di questo Jobs Act, quello presentato come innovativo, rivoluzionario.
6. La ricetta alternativa è ben chiara. Lo avevamo detto in altri tempi e disegnato in una riforma del 2001, allora da tutti avversata perché era del centro destra ma che altro non era che la via italiana alle riforme Hartz tedesche.
7. Via l’articolo 18, meno leggi e più contratti, più flessibilità nelle forme contrattuali per essere più in linea con i mutamenti della produzione, un robusto apprendistato per entrare subito nel mercato del lavoro, competizione facile ed aperta tra centri per l’impiego e agenzie private, azioni locali per reindustrializzare e tutelare i lavoratori. Meno leggi, meno fisco, più contratti decentrati, anche per dare più salario ai lavoratori.
8. L’incubo del Jobs Act è: alta disoccupazione, giovani esclusi dal mercato del lavoro, meno soldi per i lavoratori, meno domanda interna, meno crescita. Siamo sicuri che è una riforma riuscita?”.

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Il mercato del lavoro al tempo dei freelance

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2017

opportunita-lavoroAddio chimera del posto fisso: per un numero sempre maggiore di professionisti, l’attività freelance è diventata un vero e proprio obiettivo. Nel nostro Paese, infatti, la Banca Mondiale stima il 24,7% di lavoratori autonomi sul totale della forza lavoro, contro il 15,2% nel Regno Unito, l’11,5% in Francia e l’11% in Germania. Tra i motivi che spiegano il fenomeno, secondo i consulenti Hays IT, la divisione del gruppo Hays dedicata allo sviluppo del contracting IT in Italia, la velocità di assunzione, la flessibilità e la capacità di innovazione.“Dal punto di vista del lavoratore, uno dei principali motivi dell’affermarsi dell’economia freelance – afferma Marco Nestasio, Manager di Hays IT Services in Italia – è sicuramente l’attrattiva di un’occupazione molto flessibile, con la possibilità di gestire i tempi in completa autonomia. Per le aziende, d’altro canto, vi è il grande vantaggio di poter contare sulla professionalità di lavoratori già formati, solo quando ne hanno realmente bisogno”.Ad incrementare il lavoro freelance negli ultimi anni, non a caso, ha contribuito soprattutto l’aumento delle attività a progetto, in particolare nelle industrie culturali e dei media, in campo ingegneristico e delle costruzioni. Tutti settori la cui crescita è guidata dall’innovazione, e che vedono nei professionisti a progetto un’importante risorsa: la loro esperienza e le conoscenze accumulate lavorando in diverse realtà, contribuiscono infatti allo sviluppo aziendale e alla gestione del cambiamento. Molte società, quindi, sono attratte sia dalla facilità di assunzione, sia dalla velocità con cui il professionista, grazie alle sue comprovate skill, porta a termine il progetto assegnatogli. È quanto accade, ad esempio, soprattutto in ambito IT, dove spesso arrivano nuovi clienti con progetti complessi dalle scadenze serrate. Ulteriore vantaggio per l’azienda è nella possibilità di ridurre i costi aziendali, non solo per il tipo di contratto, ma anche per la possibilità di far lavorare il freelance da remoto, evitando costi aggiuntivi di gestione dell’ufficio.“Sebbene ci siano molte differenze da Paese a Paese – continua Nestasio –, le policy HR mirano sempre a salvaguardare i diritti dei lavoratori, che siano essi impiegati a tempo indeterminato o freelance. Inutile quindi che i professionisti dipendenti siano gelosi della flessibilità d’orario dei professionisti a chiamata. È bene ricordare loro, infatti, che i lavoratori che non fanno parte in pianta stabile dell’organico aziendale, non godono di ferie e malattie pagate”.
Negli ultimi 50 anni l’economia freelance è cambiata notevolmente: se negli anni ’60 sia i professionisti sia le aziende confidavano nell’assunzione, oggi entrambe apprezzano i benefici del lavoro a progetto. In futuro, invece, si prevede sempre più un equilibrio tra il volume di lavoratori a tempo indeterminato e di quelli a progetto: i primi si occuperanno strategicamente delle attività di core business dell’azienda, i secondi svolgeranno prevalentemente attività di servizio.“Il mercato dei freelance può considerarsi ciclico – concludono Nestasio -. Durante gli anni di boom economico i lavoratori preferiscono proporsi come freelance, mentre nei momenti di maggiore contrazione, i giovani si impegnano nella ricerca di un posto fisso. Il discorso cambia leggermente nel settore IT dove, negli ultimi anni, le aziende sembrano non aver conosciuto crisi”.

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Orari di lavoro, con alt ad assunzioni medici a rischio direttiva europea

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 gennaio 2017

medico«Temo che procrastinando le assunzioni promesse – come si evince il Governo voglia fare- si metta in crisi l’attuazione della direttiva europea sugli orari di lavoro nel nostro paese, entrata in vigore il 25 novembre 2015, e per la cui mancata applicazione siamo già stati nel mirino della Commissione». Le parole di Enrico Reginato presidente della Fems, Federazione Europea del Medici Dipendenti, suonano come un monito per il parlamento italiano, chiamato a convertire entro febbraio il decreto legge Milleproroghe. Quest’ultimo all’articolo 1 ai commi da 3 a 10 smantella la costruzione delle due leggi Finanziarie 2015 e 2017 volta ad assumere almeno 7 mila tra medici e infermieri e far fronte ai vuoti in corsia creati dalla mancata applicazione della direttiva Ue in un sistema sanitario sempre più sotto organico come il nostro. Il testo attuale contempla in particolare la proroga di un altro anno dei contratti a tempo determinato in essere al 2013 dei soggetti con 3 anni di servizio maturati; sospende i concorsi d’accesso alla qualifica di dirigente e i termini di efficacia per le graduatorie per le assunzioni a tempo indeterminato. Il termine per assumere personale a tempo indeterminato per le cessazioni dal lavoro avvenute nel 2013 e 2014 sarebbe prorogato a tutto il 2017 contemplando anche le cessazioni 2015 e solo dal 2018 scatterebbe il divieto per le Pubbliche amministrazioni di stipulare contratti di lavoro flessibile. «Finché il decreto non è convertito in legge si può solo dare un commento alle “intenzioni” del governo», dice Reginato. «Speriamo in una versione definitiva che non contenga queste proroghe, altrimenti tarderemmo ancora la reale applicazione della direttiva, e con argomenti speciosi (i differenti criteri di calcolo dei fabbisogni di risorse da regione a regione,ndr)».
«Peraltro -continua Reginato- la direttiva 2003/88 in Italia non è ancora attuata, serve una dotazione di personale adeguata per applicarla». Le indicazioni di Bruxelles impongono una settimana lavorativa di massimo 48 ore, 24 ore di riposo settimanale, 11 ore di riposo obbligatorio tra un turno e l’altro, ferie e permessi retribuiti per minimo 4 settimane l’anno, break dopo sei ore di lavoro. E prevedono che con un report ogni 5 anni la Commissione faccia il punto sull’applicazione negli stati membri. In sanità in Italia siamo agli albori, «abbiamo solo ammesso di voler applicare la direttiva nel suo complesso».
Quanto al trattamento dei lavoratori, il 6° Working Conditions Survey EuroFund rileva che un po’ in tutti i settori in media uno su dieci lavora oltre le 48 ore settimanali, e lo fanno il 30% dei dirigenti, mentre in sanità solo un 6% degli operatori supera il limite. Il paese dove si sono denunciati più sforamenti secondo le primissime rilevazioni della commissione Ue è la Spagna dove un 47% di lavoratori almeno una volta in un mese non avrebbe goduto di riposi compensativi adeguati tra due turni di lavoro. L’Italia denuncia 14 casi su cento di questo tipo, e sulla carta -escludendo evidentemente i medici del SSN – sarebbe un paese “ideale”. Nell’Europa dell’Euro è inoltre aumentato tra il ’95 e il 2015 dal 12 al 16,5% l’impatto di chi lavora in turnazione, e dal 5,8 al 6,8% il lavoro notturno. La Commissione Ue ha scritto alle rappresentanze sindacali europee che ha intenzione di stilare anche con le loro risposte una comunicazione interpretativa sulla direttiva, anche visto che una revisione non è prevista, e di farne un pilastro di un imminente Welfare di base per tutti i lavoratori comunitari. Intende poi chiarire a quali condizioni si può chiedere flessibilità in un lavoro o uno stato membro può derogare attraverso il sistema dell'”opt-out”, cioè contratti che concedono di lavorare più ore a certe categorie. «Questi contratti -sottolinea Reginato- sono ammessi solo ad personam e come Fems in sanità ci opponiamo, estenderle sarebbe estremamente dannoso per le conquiste della direttiva». Noi della Fems siamo sempre stati contrari all’opt-out, che può determinare forme di “social dumping”». (Mauro Miserendino by doctor33)

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Hays Response: svelati i principali motivi per cui non si viene assunti

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 gennaio 2017

imprenditoriÈ capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di candidarsi per una posizione lavorativa, sostenere un colloquio, sentirsi la vittoria in tasca per poi essere scartati, senza capire davvero il perché. In aiuto di chi non riesce a comprendere come mai la propria candidatura non superi le maglie della selezione, arriva Hays Response, la divisione di Hays Professional Services dedicata ai profili più junior, che svela alcuni dei motivi per cui l’attenzione dei responsabili HR si concentra su altri e non su di noi.“Le cause che frenano l’assunzione di un candidato sono tra le più disparate – afferma Marco Oliveri di Hays Response -. Alcuni partono proprio con il piede sbagliato e vengono scartati per banalità e mancanza di attenzione: per esempio, arrivando in ritardo all’appuntamento, presentandosi senza essersi minimamente preparati sull’azienda o con un look non consono al tipo di ruolo per cui si stanno candidando. Altri, quando si trovano vis-à-vis con il recruiter, sbagliano completamente atteggiamento dimostrandosi o troppo remissivi o troppo arroganti. Attenzione infine all’incoerenza: ad un CV impeccabile deve corrispondere un candidato preparato e con una forte expertise. Meglio quindi non bluffare troppo ed evitare di far perdere tempo a chi si occupa della selezione”.Ecco, secondo gli esperti di Hays Response, l’elenco delle più comuni cause che portano ad un fallimento nel processo di selezione.
1. Puntualità – Arrivare puntuali è un “must”. Non ci sono scuse che tengano per un ritardo ad un colloquio di lavoro. Anche solo 10 minuti sono un pessimo biglietto da visita. Meglio quindi organizzarsi per tempo, controllare esattamente dov’è la sede in cui si dovrà sostenere il colloquio e consultare App e navigatori per capire quale sia il percorso più breve per arrivare con qualche minuto di anticipo.
2. L’abito non fa il monaco. Tuttavia… – È vero, non si giudica un libro dalla copertina e le apparenze non sono tutto. Ma spesso una delle motivazioni per cui un candidato viene scartato e perché si presenta con un look non in linea con la realtà aziendale con cui si deve rapportare o con il contesto. Non è necessario copiare l’ultimo taglio di capelli della fashion blogger del momento o indossare abiti da pop star. Un dress code neutro e sobrio – idealmente abito per uomini e tailleur per le donne – è perfetto per evitare di finire nella pila dei candidati che vengono scartati.
3. Sicuri di sé – Vanno evitati atteggiamenti remissivi, scialbi o poco incisivi: per chi ha anni di esperienza alle spalle nel mondo del recruiting, è facile intuire il livello di fiducia di un candidato semplicemente dalla sua stretta di mano. È una questione di “Personal Branding”, per cui il candidato deve saper esporre, in modo appropriato e sintetico, i progetti vincenti seguiti. Al colloquio, la proprietà di linguaggio è fondamentale per apparire sicuri e dimostrare di essere idonei per la posizione. Attenzione però a non sconfinare nell’antipatia o, peggio ancora, nell’arroganza. Va trovato il giusto mix tra sicurezza, calma e decisione. Una regola utile per accrescere il senso di sicurezza è quello di documentarsi, in modo da arrivare preparati al colloquio, individuando valori e dinamiche alla base dell’azienda.
4. Non esagerare – Sistemare il proprio CV rendendolo in linea con il tipo di posizione ricercata è un accorgimento utile per incrementare le possibilità di essere presi in considerazione. Attenzione però a non esagerare e a non millantare skill e capacità che in realtà non si possiedono: basteranno pochissime domande del selezionatore per essere smascherati e far perdere credibilità. Va quindi fatta un’attenta autoanalisi di quali siano i punti forza da valorizzare e quali le debolezze da minimizzare, sia nel cv sia in fase di colloquio. Attenzione quindi a non vantare conoscenze linguistiche che non si possiedono o skill con cui non si ha familiarità.
5. Motivazione al cambiamento – Uno degli aspetti più importanti, assolutamente da non sottovalutare e che talvolta si rivela cruciale nella scelta di un candidato anziché di un altro, è la motivazione al cambiamento. Che cosa spinge un professionista a cambiare lavoro? Si tratta solo di motivazioni economiche? Professionali? È bene evitare di cadere nei soliti stereotipi del tipo “voglio crescere professionalmente” e arrivare con un discorso un po’ più strutturato e ricco, capace di catturare l’attenzione del responsabile della selezione.
6. Disponibilità – Quando si viene contattati da un selezionatore, è importante cercare di essere flessibili. Per non essere etichettati come candidati “poco disponibili” o impossibili da incontrare, meglio evitare di rimandare l’appuntamento o di fare i difficili. Per fare un’ottima impressione, è caldamente consigliato presentarsi all’incontro negli orari e nei giorni proposti dal selezionatore. E se l’agenda è blindata e non ci si riesce a liberare, è bene proporre date alternative, mostrandosi proattivi.

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Pensioni insegnanti: il Miur pubblica modalità e scadenze per lasciare prima il lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 gennaio 2017

forneroLe deroghe ai requisiti Monti-Fornero, contenuti in una doppia Circolare pubblicata nelle ultime ore, riguardano diverse opzioni di anticipo pensionistico: per l’opzione donna, viene spiegato che la domanda di dimissione deve essere presentata utilizzando la procedura web Polis istanze on line che sarà resa disponibile dal 27 gennaio al 28 febbraio. Per l’ottava salvaguardia degli esodati, rivolta a chi è in congedo per assistere figli con disabilità grave, è possibile presentare la candidatura presso l’Ispettorato territoriale entro il 2 marzo; successivamente, sarà dato sapere se si rientra in questa categoria. Per quanto attiene invece l’Ape, il Ministero dell’Istruzione fa sapere che non sono ancora stati varati i decreti attuativi con le indicazioni per poter accedere all’anticipo pensionistico e sarà necessario attendere tali direttive. Per tutti, in ogni caso, la riduzione dell’assegno di quiescenza è assicurata.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): siamo all’assurdo, perché l’importo della pensione deve necessariamente corrispondere ai contributi versati per una vita lavorativa. È comunque bene che i lavoratori si sappiano districare in questo ginepraio di leggi e novità sui requisiti: per questo motivo abbiamo predisposto un servizio di consulenza per tutti coloro che sono interessati al pensionamento.Per fornire a ogni lavoratore informazioni dettagliate, Anief ha siglato una convenzione con il Centro servizi Cedan, società autorizzata a erogare, per mezzo della confederazione Cisal, servizi di Caf e patronato.

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Le questioni del lavoro fra diritto ed economia affrontate in un unico Master all’Università Europea di Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2017

felice-testaRoma. L’Università Europea di Roma via degli Aldobrandeschi 190 ha attivato anche quest’anno il Master di secondo livello in Diritto ed Economia del Lavoro, orientato all’integrazione piena ed operativa delle discipline giuslavoritiche con quelle economico-aziendali e macroeconomiche del lavoro.
L’elemento innovativo del Master è l’integrazione, non solo teorica ma soprattutto operativa (attraverso laboratori guidati dai docenti), fra i saperi giuridici e quelli economici relativi alla gestione dei rapporti di lavoro, sia a livello individuale che collettivo per preparare professionisti a saper valutare insieme la norma e il suo impatto gestionale nell’organizzazione, anche economica, dell’azienda e del contesto produttivo in cui va applicata.
Il corso, infatti, si propone di offrire una solida formazione specialistica sul Diritto del Lavoro, Sindacale e della Sicurezza Sociale, italiano ed europeo, posto in correlazione con gli elementi di Economia Aziendale, nonché con elementi di Macroeconomia, di misurazione statistica del mercato del lavoro connessi alla gestione dei rapporti di lavoro e delle risorse umane sotto il profilo individuale, collettivo, previdenziale, nonché sotto il profilo operativo connesso alle politiche di governo del mercato del lavoro.
Arricchiscono l’offerta formativa elementi fondamentali di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni.
Il Master è diretto, fra gli altri, a liberi professionisti nelle aree della consulenza del lavoro (avvocati, commercialisti e revisori contabili, consulenti del lavoro, consulenti d’impresa); dirigenti e funzionari di associazioni di categoria, di associazioni sindacali, di enti bilaterali; dirigenti e funzionari addetti alla gestione e all’amministrazione del personale e allo sviluppo delle risorse umane di imprese industriali e terziarie. Il corpo docente si compone di primari studiosi di livello nazionale ed internazionale delle materie coinvolte, nonché di professionisti e operatori di lunga esperienza. Coordinatori del Master sono il Prof. Pasquale Sandulli e il Prof. Felice Testa. E’ possibile consultare la scheda del Master sul sito dell’Università Europea di Roma e sulla pagina FB del Master. (foto: felice testa)

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Come cambierà il lavoro nei prossimi 10 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2017

infortuni-lavorodi Tiziana Ciprini e Claudio Cominardi. Roma Mercoledì 18 e giovedì 19, per la prima volta, se ne discuterà in due intere giornate alla Camera dei Deputati con il noto sociologo Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del Lavoro e che ha coordinato questo studio grazie alla collaborazione di 11 tra i maggiori esperti in vari ambiti: dall’economia al diritto, dalla tecnologia alla psicologia.
Il lavoro rappresenta per l’individuo una delle dimensioni più importanti del suo rapporto col mondo. Secondo Aris Accornero “un uomo che ha perso il suo lavoro ha perso il suo passaporto per la società”. Oggi ci troviamo nel bel mezzo di un’epoca di grandi trasformazioni dettate dall’innovazione tecnologica, dalla globalizzazione, dai nuovi media e dalla scolarizzazione di massa; cambiamenti che la politica tende ad ignorare perché incapace a proiettarsi oltre la scadenza della legislatura.In un contesto drammatico come è quello italiano, dove la povertà dilaga con 4,6 milioni di cittadini che vivono sotto la soglia di povertà assoluta e un tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti in Europa (36,4% Fonte ISTAT) il tema del lavoro deve essere sempre più centrale.
Come evolverà il mercato del lavoro? Quali saranno le professioni del futuro? I posti di lavoro aumenteranno o diminuiranno in rapporto alla popolazione attiva? Quali settori saranno carenti, quali adeguati e quali esuberanti di occupati? Come evolverà il mix tra lavoro fisico, lavoro intellettuale di tipo esecutivo e lavoro intellettuale di tipo creativo? La globalizzazione, lo sviluppo dei metodi organizzativi, il progresso tecnologico, la longevità, i flussi migratori come influiranno sulla creazione e sulla distruzione dei posti di lavoro?” Possiamo, quindi, affermare che il MoVimento 5 Stelle le risposte ce le ha, grazie a questa inedita e approfondita ricerca previsionale su come evolverà il mondo del lavoro da qui al 2025. (fonte: blog grillo)

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