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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Sanità: Nuovi lea e fisioterapia

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Cambia la sanita’, cambia l’assistenza ai cittadini, cambia di conseguenza anche il ruolo del fisioterapista. Non piu’ soltanto uno specialista della riabilitazione, ma anche l’attore principale quando si tratta l’argomento prevenzione, sempre piu’ d’attualita’ con le trasformazioni della societa’ e l’insorgenza sostenuta di malattie croniche tipiche di una aumentata aspettativa di vita. Una discussione che procede di pari passo con quella relativa all’introduzione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza, definiti con l’introduzione del Dpcm del 12 gennaio 2017 ma ancora sulla difficile strada del recepimento e dell’attuazione.
“Serve lo sviluppo di nuovi modelli che differiscano dall’unica risposta conosciuta finora, ovvero quella della cura all’acuzie”, spiega il presidente dell’AIFI, Mauro Tavarnelli, durante il convegno sul tema che si e’ tenuto a Bologna nell’ambito di Exposanita’, la mostra internazionale della sanita’ e dell’assistenza. La discussione, organizzata dalla sede dell’Emilia-Romagna dell’Associazione italiana fisioterapisti, e’ servita dunque a ribadire “la necessita’ di un accesso diretto alla nostra figura tramite il superamento del modello ospedalocentrico”, tiene a sottolineare Tavarnelli. E invece “una visione di tipo burocratico sta penalizzando l’approccio multidisciplinare nel trattamento dei pazienti, con il risultato di parcellizzare le cure”, rincara Vincenzo Manigrasso, dirigente delle Professioni sanitarie della riabilitazione al Sant’Orsola-Malpighi di Bologna.
Dunque come sta proseguendo la discussione? Due sono i livelli di analisi, che tengono conto sia delle esigenze e delle richieste dei cittadini, sia dei rilievi di tecnici e politici.
“Stiamo scontando enormi ritardi nel recepimento dei nuovi Lea- spiega Tonino Aceti, coordinatore nazionale di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato- Oltretutto esiste un problema di disponibilita’ di risorse economiche, derivata anche dalla mancata determinazione delle risorse”. Questo si ripercuote in una “situazione disomogenea tra regione e regione”: al contrario, sarebbe auspicabile “ancorare il percorso riabilitativo dei pazienti in base al loro reale bisogno e non alle risorse erogate”. Dunque per Aceti “ben venga l’accesso diretto al fisioterapista, che potrebbe abbattere i costi delle cure e i tempi di applicazione. Credo infatti che potrebbe salvarci il poter utilizzare al meglio le risorse interne di cui disponiamo, mettendole al servizio della collettivita’”.
Comprese le persone con disabilita’, a patto che anche loro possano essere coinvolte “nel confronto quando si tratta di prendere provvedimenti per la qualita’ della vita dei cittadini”, rivendica Vincenzo Falabella, presidente Fish. “E’ un obbligo per lo Stato, eppure questo coinvolgimento e’ mancato anche nel confronto per l’introduzione dei nuovi Lea. Qui il ruolo del fisioterapista e’ centrale in un concetto riabilitativo che non deve essere piu’ considerato come un risarcimento ma come raggiungimento di un benessere necessario a inserire la persona nel contesto sociale lavorativo e affettivo in cui vive, in modo da garantire i suoi diritti”.
IL PUNTO DI VISTA DEI POLITICI – Dall’altra parte del tavolo interviene chi ha messo la propria firma o ha lavorato sull’introduzione dei nuovi Lea. E’ il caso della deputata del Pd, Elena Carnevali, relatrice del Dpcm. “Con i fisioterapisti abbiamo sempre collaborato e in me hanno anche trovato una sponda per la battaglia dell’istituzione dell’Ordine professionale. I Lea sono stati un grande traguardo ma ora dobbiamo fare in modo che sulla continuita’ assistenziale ci sia una evoluzione mettendo in risalto, rispetto alla parte sanitaria, il benessere complessivo” della persona. “In questo senso il fisioterapista puo’ svolgere un grande ruolo per la valutazione degli ausili e delle protesi ma anche per l’assistenza e la riabilitazione: il dibattito va ripreso e aggiornato”.
Molto diretta la senatrice dell’Udc, Paola Binetti, secondo la quale il fisioterapista ha bisogno “non soltanto di avere piu’ responsabilita’, ma anche piu’ spazio” per quanto riguarda il tema della prevenzione. Abbiamo un bisogno enorme di fisioterapia e a chiederlo e’ il nostro stesso stile di vita, costretto a fare i conti per la maggior parte con sedentarieta’ e sovrappeso, in persone comunque considerate sane”. Secondo Binetti “il vero tema e’ che il fisioterapista dovrebbe entrare nella vita degli anziani e delle persone con malattie croniche e di quelle con disabilita’, raggiungendole a casa con l’assistenza domiciliare o sul posto di lavoro: e’ li’ che va fatta l’opportuna opera di rieducazione e riabilitazione per ridurre il danno a favore dell’autonomia personale e sociale, che ha una ricaduta non solo sotto il profilo del risparmio economico ma soprattutto nel garantire la dignita’ di vita”.
La discussione nazionale si riverbera sulle regioni e sull’effettivo recepimento del decreto da parte loro. “Quella del fisioterapista, intesa come figura autonoma inserita all’interno di una presa in carico globale del paziente, puo’ essere molto importante”, sostiene Raffaella Sensoli, consigliere dell’Assemblea regionale dell’Emilia-Romagna. “Dobbiamo sostenere con forza il cambio di paradigma, da un sistema incentrato sulla sanita’ a uno basato sulla salute: con l’aumento dell’eta’ e delle cronicita’, dobbiamo concentrarci sul mantenimento dello stato di salute perche’ una popolazione in salute e’ ricca sotto tutti i punti di vista, fisico, morale, mentale ed economico, perche’ si generano risparmi sul Servizio sanitario nazionale”. Ed e’ proprio questo cambio di passo a vedere impegnati in prima linea i fisioterapisti. “Da tempo stiamo portando avanti il concetto che la presa in carico diretta da parte del fisioterapista crei vantaggi ai cittadini- evidenzia Tavarnelli- In minor numero di visite, minori costi derivati da ticket e diminuzione delle liste d’attesa, generando benefici di conseguenza anche al Sistema nazionale grazie a una vera razionalizzazione delle risorse”. Per questo “crediamo che la vera sfida e l’atto di coraggio che deve compiere la politica oggi vadano in questa direzione. Il fisioterapista puo’ diventare una figura cardine nel passaggio tra presa in carico in ospedale e sul territorio: noi la chiamiamo fisioterapia d’iniziativa e vede il cittadino e il fisioterapista collegati direttamente, come deve avvenire ad esempio nelle Case della Salute. L’arma vincente- conclude il presidente di AIFI- e’ dunque avvicinarsi ai bisogni dei cittadini, evitare la fase acuta e gestire la cronicita’”.

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LEA: difficile emendare l’inemendabile

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2016

senatoLe Commissioni Sanità del Senato e Affari Sociali della Camera hanno infine formulato i loro Pareri sullo schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri riguardante la definizione e l’aggiornamento dei LEA Sanitari (Livelli Essenziali di Assistenza).La palla torna quindi al Ministero della Salute e al Governo per la definizione del testo finale che potrà o meno accogliere i citati pareri delle Commissioni Parlamentari.“Pur apprezzando lo sforzo delle Commissioni di emendare il testo – è il primo commento a caldo del presidente della FISH Vincenzo Falabella – questo rimane inemendabile, come avevamo già sottolineato anche in audizione.”Nonostante le proposte di assestamento, infatti, relative in particolare ad alcuni aspetti dell’assistenza protesica, comunque minime ed insufficienti, per la FISH il testo rimane largamente insoddisfacente. Dalla sua redazione FISH e le organizzazioni delle persone con disabilità erano state escluse.
Come FISH ha già affermato in sede di audizione e all’interno di precedenti comunicati, l’impianto e la logica del Decreto non considerano compiutamente i princìpi espressi dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, e segnatamente dagli articoli 25 (Salute) e 26 (Abilitazione e riabilitazione) della stessa.“Alcuni tentativi di adeguamento semantico – dichiara a tal proposito Falabella – appaiono giustapposti in un testo che rimane fondamentalmente incoerente. Largamente ignorate, inoltre, sono state le considerazioni espresse dalla FISH concernenti l’assistenza sociosanitaria domiciliare e semiresidenziale. A questo si aggiunga ancora che il Parere reitera l’esclusione del movimento delle persone con disabilità dal monitoraggio e dall’aggiornamento successivo degli stessi LEA”.
“Da ultimo, ma non ultimo – conclude il Presidente della FISH – i Pareri confermano una evidente preoccupazione circa la copertura finanziaria del provvedimento, facendo pensare ad una parziale applicazione e presumibilmente ancora una volta disuguale nelle varie zone del Paese.”

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Lea, Senior Italia FederAnziani: perplessità su ticket

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2016

senato-della-repubblica[1]Senior Italia FederAnziani è intervenuta in audizione in commissione Sanità al Senato della Repubblica in merito ai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza. “Nei nuovi Lea – ha dichiarato il Presidente Roberto Messina – sono previsti 60,4 milioni di euro di ticket, di cui 42,3 milioni sono legati all’inserimento di nuove prestazioni nel nomenclatore della specialistica ambulatoriale, che prima erano coperte attraverso altri DRG o erano totalmente a carico del cittadino. Difficile, quindi, analizzare le molteplici prestazioni LEA inserite. Relativamente ai restanti 18,1 milioni di euro questi sono, invece, maggiori ticket legati al proseguimento/trasferimento di prestazioni precedentemente erogate in regime di ricovero (così come riportati nella tabella a pag. 23 dell’atto n. 358 Senato della Repubblica). Se questi nuovi ticket vengono guardati dal punto di vista del conto complessivo, emerge una forte compensazione dell’aumento degli stessi grazie al beneficio che ne hanno i cittadini per la prima parte, ovvero i 42,3 milioni di euro legati a nuove prestazioni inserite. Resta invece complesso da “digerire” per i cittadini, che prima in regime di ricovero non pagavano nulla, il fatto di dover oggi pagare in regime ambulatoriale, benché questo costituisca sicuramente fonte di risparmio in termini di costi di ospedalizzazione. Facciamo l’esempio della cataratta: per un intervento, precedentemente in regime di ricovero ospedaliero, il cittadino non doveva sostenere alcuna spesa; con i nuovi LEA, essendo spostato l’intervento in regime ambulatoriale, d’ora in poi il cittadino dovrà pagare il ticket di tasca sua. Il beneficio per lo Stato è sicuramente il risparmio di giornate di degenza, mentre l’aggravio per il cittadino, pur beneficiando di una minore ospedalizzazione, è quello di pagare il ticket”.

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LEA: logiche e risposte obsolete per la disabilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

Ministero salute“Non potevamo aspettarci nulla di diverso: quando un testo di questa portata viene redatto ignorando la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, l’esito non può che essere quello che abbiamo sotto gli occhi! Un testo obsoleto, inadeguato, ampiamente irricevibile.”Questo il primo commento del Presidente FISH, Vincenzo Falabella, all’uscita dall’audizione in Commissione Affari Sociali della Camera dove è all’esame il Decreto sui nuovi LEA.La FISH, depositando agli atti una memoria, esprime forti riserve sull’intero impianto del decreto elaborato dal Ministero. E le puntuali critiche riguardano sia le modalità di elaborazione che il merito delle disposizioni.“Il Ministero della Salute ha di fatto rifiutato uno strutturato confronto con le associazioni delle persone con disabilità e di molte altre organizzazioni dell’impegno civile, di operatori e tecnici, perdendo un’occasione straordinaria di costruire una norma davvero efficace, moderna, condivisa. Ha invece concentrato l’attenzione al mantenimento di linguaggi e modelli vetusti e obsoleti, al contenimento dei costi in un’ottica meramente di cassa.” Ma una nota dolente è anche riservata al mancato confronto con l’Osservatorio nazionale sulla disabilità che opera all’interno del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e che in tema di LEA aveva prodotto proprie osservazioni, totalmente ignorate.Le stesse apparenti novità rimangono incardinate in logiche che hanno già dimostrato il fallimento. Poco conta l’apprezzabile intento di ampliare l’elenco, ad esempio, delle malattie rare, quando le modalità di modificazione di quell’elenco rimangono le stesse. Poco conta prevedere ausili nuovi o tecnologicamente avanzati se poi i percorsi di erogazione mantengono criteri amministrativi e sanitarizzanti che producono più costi che risparmi e che limitano fortemente la libertà di scelta delle persone e relegano l’abilitazione e la riabilitazione lontane dal ruolo che dovrebbero avere. No: i nuovi LEA perpetuano il concetto di “compensazione della menomazione” nell’erogazione degli ausili e delle protesi, al contrario di quanto prevede la CRPD in termini di diritto alla salute, alla mobilità, alla comunicazione.Siamo lontanissimi dai principi di inclusione previsti dalla Convenzione ONU e dalle stesse prescrizioni dell’OMS: l’adozione di un linguaggio obsoleto, inadeguato e incongruente ne rappresentano l’evidenza.Ma non è tutto: il regime sociosanitario, così come inteso nel testo proposto, esclude il progetto individuale ed esperienze rispettose dei diritti umani, ripropone lo schema che produce segregazione in palese violazione persino della recente norma sul “dopo di noi” (legge 112/2016). Il sociosanitario si presenta ancora una volta come una congerie di servizi per nulla raccordati e con l’individuazione di rispettive categorie di beneficiari del tutto indecifrabili e sovrapponibili (si parla ora di “disabilità complessa”, ora di “invalidità civile”, ora ancora di “non autosufficienza”) in cui la stessa persona potrebbe rientrare, con l’inevitabile esito di non promuovere il benessere della persona, ma di renderla meramente destinataria di assistenza frammentata ed inefficace.Desolante è l’assenza di attenzione alle menomazioni di natura sensoriale e alle esigenze delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale relativamente all’informazione, alla comunicazione, all’accessibilità alle campagne di prevenzione, alle relazioni con gli operatori sanitari e sociosanitari.E veniamo alla reale concretezza dei nuovi LEA, aspetto su cui finora è prevalso il silenzio: quando verranno applicati? Garantiranno realmente una parità di trattamento in tutto il Paese?La reale applicazione dei LEA, e quindi la concreta ricaduta sui Cittadini, è rinviata sine die, in particolare per le prestazioni più innovative e l’assistenza protesica. Ciò traspare dall’Intesa Stato-Regioni del 9 settembre scorso: vi si prevede una generica graduale applicazione nel tempo. È giustificata l’ipotesi che tale dilazione non sia connessa a motivi organizzativi ma ad una non adeguata copertura finanziaria.Il testo proposto lascia margini decisionali eccessivi su aspetti anche delicati, delegando alle Regioni la disciplina successiva su ambiti tutt’altro che organizzativi; l’effetto rischia di riproporre profonde disparità territoriali che ben conosciamo.E infine “il re è nudo”: prima ancora che i nuovi LEA vengano approvati viene predisposta (Intesa Stato-Regioni del 9 settembre 2016) una Commissione per l’aggiornamento dei LEA che dovrebbe entrare immediatamente in funzione. Un implicito riconoscimento dell’inadeguatezza dello strumento regolamentare non ancora adottato. E da questa Commissione sono esclusi i Cittadini, gli operatori e i loro rappresentanti.“Oltre al tempo, si è persa un’occasione per ripensare le politiche, i sistemi, i servizi in modo più civile, efficace, moderno e rispettoso dei diritti umani. Non possiamo che prenderne – ancora una volta – recisamente le distanze.”, conclude Vincenzo Falabella, ripetendo l’affermazione espressa in Commissione Affari Sociali.

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Renzi: tagli alla sanità: può dirsi ancora pubblica?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2016

europa comunitaria2Secondo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, l’Italia deve smetterla con i tagli lineari. Sulla sanità è evidente che si è tagliato anche troppo. Inoltre la nostra spesa per la sanità sul Pil non è più alta degli altri paesi. “Giustissimo, secondo gli ultimi dati Eurostat, relativi al 2014, la spesa sanitaria in Italia è il 7,2% del Pil, in media rispetto all’Ue ma sotto l’Eurozona, dove si attesta al 7,3% del Pil. In Italia spendiamo per la salute il 14% della spesa pubblica, inferiore alla media Ue (15%) e all’Area Euro (14,8%)” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Questo vuol dire, però, che vanno i rivisti i nuovi Livelli di assistenza (Lea), che non sono altro che un aumento di tasse a carico dei malati, spostando prestazioni dal regime Day Surgery a quello ambulatoriale. Peraltro si tratta di nuovi ticket a carico spesso di persone anziane, visto che, ad esempio, non sarà più gratuito l’intervento della cataratta” conclude Dona.

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Seduta straordinaria delle Regioni per l’approvazione dei nuovi Lea

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2016

regione lombardiaMilano. “Se curarsi ormai è diventato un lusso per pochi, la soluzione non può essere rappresentata dai nuovi LEA (Livelli essenziali di assistenza), caratterizzati da mille paradossi. La soluzione è l’istituzione di un Secondo Pilastro Sanitario aperto a tutti i cittadini”. Marco Vecchietti, Consigliere Delegato di RBM Assicurazione Salute, torna a parlare della necessità di dar vita ad un nuovo Welfare che possa coniugare pubblico e privato, garantendo sostenibilità e salute a tutti gli italiani.La priorità: il taglio delle lunghissime liste d’attesa e l’attenzione agli utenti del Sistema Sanitario Nazionale: “troppi cittadini oggi rinunciano alle cure” – aggiunge Vecchietti. Una cosa è certa, secondo il consigliere delegato della più grande compagnia assicurativa nel ramo salute: “Così come sono stati istituiti, i nuovi LEA sono destinati a non essere effettivamente fruibili dai cittadini. Partiamo da dati oggettivi: il 9,5% degli italiani rinuncia a curarsi per questioni economiche o tempi di attesa. I nuovi LEA prevedono un aumento della compartecipazione a carico dei cittadini per circa 18 milioni di euro, con maggiore incidenza nelle Regioni in piano di rientro, dove peraltro la garanzia dei LEA è più a rischio e le tasse sono più alte. Peraltro non bisogna trascurare che se da un lato i nuovi LEA garantiscono giustamente prestazioni innovative – precedentemente escluse dal campo di azione del Servizio Sanitario Nazionale – nel contempo prevedono tutta una serie misure volte ad eliminare le prestazioni a maggior rischio di appropriatezza, anche per superare le difficoltà nel rapporto con i medici che hanno portato al ritiro del c.d. “Decreto sull’appropriatezza prescrittiva. In latri termini, l’impressione è che stiamo ancora cercando di fare le nozze con i fichi secchi…”.Al riguardo, la ricetta di RBM Assicurazione Salute è molto concreta e si chiama Secondo Pilastro Sanitario aperto:”Si continua a sottovalutare la capacità che il Secondo Pilastro Sanitario avrebbe di garantire nuove risorse per finanziare il sistema sanitario nel suo complesso evitando di dover scegliere tra innovazione scientifica e sostenibilità. Perché non apriamo un tavolo di confronto?”. L’occasione è dietro l’angolo, perché è prevista per il 7 settembre una seduta straordinaria delle Regioni per l’approvazione dei nuovi LEA, del nomenclatore delle protesi e del Piano nazionale vaccini.Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin nell’annunciare l’incontro aveva, infatti, dichiarato: “Abbiamo anche individuato le differenze dei prezzi per lo stesso prodotto nelle diverse regioni e addirittura nelle stesse aziende. Abbiamo ragionato su un meccanismo di benchmark del prezzo e fatto in modo di spingere l’aggregazione ulteriormente, anche sulla parte informatica. Insomma, abbiamo fatto il punto sull’attuazione del patto della salute e sui sistemi di efficienza. Il nostro obiettivo è migliorare ancora”.Dal canto suo Marco Vecchietti si augura che sia l’occasione giusta per riaccendere i riflettori su quella che è stata la sua proposta nei mesi scorsi, ovvero l’istituzione di un Secondo Pilastro Sanitario e nello specifico spiega qual è la situazione attuale e quali potrebbero essere le opportunità future: “Costruendo un sistema di sanità integrativa diffusa aperto a tutti i cittadini – oggi la sanità integrativa nei fatti, anche per motivi fiscali, è riservata solamente ai lavoratori dipendenti – si potrebbe far risparmiare a ciascun cittadino almeno il 30% dei costi che già sostiene di tasca propria per curarsi privatamente e garantire al sistema sanitario 15 miliardi di risorse aggiuntive, ovvero quasi il 50% dell’attuale spesa sanitaria privata (pari a 34,5 miliardi di euro nel 2015). Queste risorse potrebbero essere investite anzitutto nel garantire maggiore accessibilità alle cure tagliando le liste di attesa, nel promuovere programmi di prevenzione diffusa per la popolazione, nel sostenere i costi crescenti dei nuovi farmaci innovativi e, in generale, nel ridurre il costo delle cure private (569 Euro a testa nel 2015, con un incremento di oltre 80 Euro nell’ultimo biennio)”.

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A settembre approvazione nuovi Lea. Governo e Regioni fanno il punto

Posted by fidest press agency su martedì, 9 agosto 2016

lea«Le Regioni hanno stabilito che nella prima settimana di settembre ci sarà una riunione straordinaria per l’approvazione dei nuovi Lea, la nomenclatura delle protesi e il Piano nazionale vaccini». Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, lasciando la Conferenza delle Regioni, dove si è svolto un incontro con i governatori e Yoram Gutgeld sul percorso di efficienza nella sanità. «Questa parte verrà definita in modo definitivo nei primi di settembre – ha aggiunto – e ci siamo dati anche alcuni obiettivi sulla programmazione su cui lavorare in vista della nuova legge di Stabilità per il 2017 e quindi sempre sulla programmazione sanitaria». Lorenzin ha sottolineato anche come nel corso dell’incontro sia stato «fatto il punto sull’attuazione del patto e sui sistemi di efficienza del sistema e come migliorare i meccanismi che sono stati attuati» ma anche «sui risultati ottenuti dalle centrali uniche di acquisto che abbiamo inserito nella legge di Stabilità del 2016 e che fanno parte del patto della salute». Infine sono state «individuate anche le differenze di prezzi che ci sono per lo stesso prodotto tra le diverse regioni e addirittura nelle stesse aziende». «Abbiamo ragionato su un meccanismo di benchmark di prezzo e abbiamo fatto in modo di spingere, già a partire da settembre – ha aggiunto – l’aggregazione anche sulla parte informatica». E a precisare la data dell’incontro è il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. Il 7 settembre sarà convocata una seduta monotematica della Conferenza delle Regioni dedicata all’esame dei nuovi Lea, «nel corso della quale entreremo nei dettagli delle novità apportate e sul tema del piano vaccinale. Credo che sia una segnale importante – aggiunge Bonaccini – siamo arrivati a un risultato atteso da tanti anni che è utile sia per la ridefinizione dei Lea sia per le centinaia di milioni di euro conseguenti che potranno essere spesi dalle Regioni». In riferimento all’incontro col ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e con il commissario alla spending review, Yoram Gutgeld, il presidente Bonaccini chiarisce che «abbiamo fatto un ottimo incontro molto positivo in particolare sugli acquisti in sanità». (fonte doctor33)
(foto: lea)

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Salute – Binetti (Ap): “Ruolo medico centrale in nuovi Lea”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

Lorenzin beatrice“Continua il dibattito sui nuovi LEA, su cui oggi è nuovamente intervenuto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha affermato con chiarezza e fermezza che il medico potrà continuare a prescrivere tutto quanto riterrà opportuno. A questo punto qualcuno ha parlato di appropriatezza ‘soft’, come se l’esplicito riconoscimento del senso di responsabilità con cui il medico affronta la relazione di cura dei pazienti potesse significare una sorta di autorizzazione a prescrivere accertamenti diagnostici, senza tener nel dovuto conto anche i risvolti economici che ogni decisione comporta” lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.“Le nuove norme sull’appropriatezza prescrittiva introdotte dai nuovi Lea sottolineano il ruolo fondamentale della deontologia professionale che impegna in coscienza il medico a svolgere un ruolo che ha profondi risvolti etici anche sul piano economico. Si riafferma la centralità del medico che, nelle sue decisioni deve avere come unico criterio orientatore il diritto del malato a ricevere le cure necessarie, sulla base degli approfondimenti necessari. Non è questione di una sorta di neo-paternalismo medico che dovrà decidere in scienza e coscienza, ma che in definitiva potrà fare quel che vuole” continua.
“E’ piuttosto in gioco un nuovo modello di formazione per la classe medica, in cui accanto alle conoscenze e alle competenze cliniche, dovrà acquisire anche una solida competenza economica, per valutare correttamente ciò che è necessario a questo paziente, senza fargli mancare nulla, ma evitando quel consumismo inutile di indagini o di prescrizioni superflue. I nuovi Lea rendono atto alla dignità del medico della sua capacità di decidere avendo sempre presente anche le tematiche proprie della sanità pubblica, e della valutazione complessiva dei processi” conclude.

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LEA e diritti umani: se non ora, quando?

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2016

Onu palaceLo schema di Decreto che contiene i nuovi LEA è dunque all’esame della Conferenza delle Regioni per l’approvazione preventiva che avrebbe dato parere favorevole condizionandolo ad una ulteriore valutazione di copertura finanziaria.È convinzione del movimento delle persone con disabilità e della FISH in particolare che il testo proposto contenga molte serie criticità.Fra queste è assente l’adozione di un linguaggio – e quindi di un impianto – adeguato, rispettoso della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilita e delle stesse prescrizioni dell’OMS, deludendo quindi sia diritti umani che scientificità.Su questo difetto vi sono numerose riprove. Una di queste è l’assenza di una adeguata prescrittività del consenso informato sul quale si fonda il diritto di scelta, in particolare per le persone con disabilità intellettive, relazionali e mentali sancito in modo netto all’articolo 12 della Convenzione ONU. Ma non è certo questa l’unica norma ad essere “tradita”: lo sono anche la legge 134/2015 in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie e ancora la recentissima legge 22 giugno 2016, n. 112/2016 sul “dopo di noi”. Norme approvate dal Parlamento!
Un’altra: l’assenza di servizi di diagnosi precoce e screening neonatale realmente rivolti a tutte le disabilità. Oppure ancora l’assenza di qualsivoglia riferimento all’articolo 26 della Convenzione ONU sui concetti di abilitazione e il perpetuarsi del vetusto principio di “compensazione della menomazione” nell’erogazione degli ausili e delle protesi, al contrario di quanto prevede l’ONU in termini di diritto alla salute, alla mobilità. Non vi è poi alcun accenno alla partecipazione della persona con disabilità riguardo alle decisioni che la riguardano, né a misure che contrastino realmente la segregazione, l’istituzionalizzazione e i ricoveri impropri.“Vi sono anche altri numerosi punti di criticità in quel documento sia in termini di rispetto dei diritti umani che di reale promozione della salute di tutti i Cittadini, anche di quelli con disabilità, anche in violazione di recenti norme quali la legge 112/2016 (c.d. Dopo di noi) oppure alle norme sull’autismo (legge 134/2015) – commenta Vincenzo Falabella, Presidente della FISH – Per questo motivo rivolgiamo un appello alla Conferenza affinché verifichi con attenzione il testo non solo sotto il profilo meramente finanziario, ma anche del rispetto dei diritti umani e dei potenziali contenziosi che deriveranno dalla loro violazione. È una rivisitazione che va operata subito! Se non ora, quando?”

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LEA: le contestazioni sulla disabilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2016

disabiliNel 2008 i “nuovi” LEA erano dati già per vigenti ma, per varie vicissitudini, il loro aggiornamento è scandalosamente ancora da approvare. Il testo proposto ondeggia fra l’approvazione della Conferenza Stato-Regioni e la valutazione della reale copertura da parte del Ministero dell’Economia.A fronte di esiti imperscrutabili rimane il testo proposto che lascia notevolmente insoddisfatto chi, come la FISH, si attendeva una svolta netta nella direzione dei principi della Convenzione ONU. Ma non è certo questa l’unica norma ad essere “tradita”: Lo sono anche la legge 134/2015 in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie e ancora la recentissima legge 22 giugno 2016, n. 112/2016 sul “dopo di noi”.
La Convenzione ONU descrive un sistema non assistenzialistico né compensativo della menomazione, indicando piuttosto una proiezione verso processi e sostegni (servizi) finalizzati all’inclusione sociale e alla partecipazione attiva alla vita di comunità.Al contrario nei futuri LEA ciò che riguarda le prestazioni riabilitative, la parte di integrazione socio-sanitaria e gli ausili e protesi, risente di una vetusta impostazione impropria persino se si seguono le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Eppure il nostro Paese ha prodotto buone pratiche riconducibili ai diritti fondamentali come il budget di salute o i centri per gli ausili o, ancora, le agenzie per la vita indipendente. Servizi decisamente avanzati anche nel panorama internazionale che non trovano riscontro alcuno, nemmeno nello spirito, nei Livelli Essenziali.“A ciò si aggiunga il fatto che nemmeno le recenti leggi sull’autismo e sul ‘dopo di noi’ vengono recepite. – commenta Vincenzo Falabella, presidente della FISH – Nel primo caso si tratta di sviluppare servizi in grado di garantire un’adeguata presa in carico di persone ad alto bisogno assistenziale con necessità di un’elevata qualificazione tecnico-professionale. Nel secondo caso, invece, di riconoscere che una legge dello Stato sostiene con chiarezza che bisogna procedere a forme di de-istituzionalizzazione delle persone con disabilità residenti in strutture socio-sanitarie che spesso sono nel mirino dei Nas e definite dalla stampa dei veri e propri lager.”Un quadro deludente che ignora le innovazioni indicate a livello internazionale e ratificate dal nostro Paese, nonché da altre norme di recentissima approvazione.FISH ritiene che vada considerata l’opportunità di operare alcuni stralci. “Pensiamo alla parte socio-sanitaria o a quella degli ausili e della riabilitazione. Finora non erano incluse nei LEA ma erano il risultato di altri provvedimenti ed accordi fra Stato e Regioni. Stessa riflessione valga per l’autismo: grazie alla recente normativa gli interventi diagnostici, di cura e di abilitazione possono essere meglio regolati e attuati al di fuori del monolitico impianto dei LEA”. Stralciare quelle parti consentirebbe, a parere di FISH, di raggiungere in modo efficace e congruente obiettivi più elevati e condivisi su ambiti di enorme rilevanza.

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Revisione dei Lea

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 febbraio 2015

Paola-Binetti“La revisione dei LEA è uno di quegli eventi che il mondo della Sanità attendeva da molte legislature: troppe se ci si mette nei panni dei pazienti e delle loro famiglie. Eppure, ora che il numero delle patologie inserite si è finalmente ampliato, cercando di puntualizzare con maggior dettaglio il livello stesso della assistenza dovuta ai pazienti che rientrano in questo elenco, si sollevano voci critiche che smorzano gli entusiasmi e sollevano nuove preoccupazioni. I 415 mln euro stanziati appaiono troppo pochi per far fronte alle nuove esigenze e il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, Luca Coletto, parla già di nuove tasse, indispensabili per far fronte alle nuove responsabilità” lo dichiara, in una nota, Paola Binetti, deputato di Area Popolare.“Ma noi oggi vogliamo rallegrarci di questa nuova meta raggiunta dal Ministero della salute, dopo anni di tentativi andati a vuoto. E’ vero, il finanziamento appare sottostimato rispetto ai bisogni emergenti, ma ci auguriamo che prima di pensare a nuove tasse ci si concentri su di una lotta intelligente e determinata contro gli sprechi e contro la dispersione di risorse su obiettivi assai meno rilevanti” spiega Paola Binetti.“Ci auguriamo che si possa giungere a quella esigente appropriatezza che sul piano diagnostico, ma anche su quello terapeutico, può creare forti economie di scala ad esclusivo vantaggio dei malati. Per molti malati oggi è un giorno largamente atteso, non sciupiamo la loro gioia con la minaccia di una ulteriore pressione fiscale. Ci sono problemi che possiamo risolvere diversamente se ci decidiamo a raccogliere l’invito del nuovo Presidente della Repubblica, con un no deciso ad ogni forma di corruzione, soprattutto in sanità” conclude il deputato di AP. (foto Paola Binetti)

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Nuovi Lea, Gentile (Pdl): una presa in giro non saranno approvati

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

Il disegno di legge sui nuovi Lea «è una presa in giro, poiché lo scioglimento delle Camere non permette né la discussione in Commissione né quella in aula» lo sottolinea il senatore del Pdl Antonio Gentile commentando l’annuncio di fine anno del ministro della Salute Renato Balduzzi sul documento messo a punto dal ministero da sottoporre al vaglio dell’Economia e che dovrà passare l’intesa con le Regioni. Tra i punti previsti il riconoscimento di 110 patologie rare che da tempo attendevano di essere incluse, e di cinque nuove patologie croniche: enfisema polmonare e broncopolmonite cronica, le osteomieliti (patologie infiammatorie delle os sa), le malattie renali croniche, il rene policistico autosomico dominante e la sarcoidosi al II, III e IV stadio. Nei Lea entra anche la sindrome da Talidomide. Tra gli obiettivi dei nuovi Lea mettere un freno ai troppi esami prescritti, che spesso nemmeno servono e che costano caro al Ssn, con controlli su almeno il 5% delle ricette e obbligo per il medico di motivare la prescrizione pena l’inutilizzabilità della ricetta. Inoltre la cura della ludopatia e un incentivo alla pratica del “parto indolore”, anche se l’epidurale potrà essere messa a disposizione delle future mamme solo nelle strutture adeguatamente attrezzate che le Regioni dovranno individuare, sviluppando appositi programmi per diffonderne l’utilizzo. Difficile quindi nei numerosi piccoli ospedali con punti nascita che fanno meno di 500 parti l’anno.Perplesso anche il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari regionali, Antonio Palagiano . «L’Italia – afferma in una nota – attende la ridefinizione dei livelli essenziali di assistenza sanitaria da anni, ma appare molto sospetto questo aggiornamento, del tutto virtuale, proposto dal ministro Balduzzi proprio a ridosso delle elezioni. Avanziamo, in particolare, forti perplessità, per quanto riguarda l’anestesia epidurale. Per attuare nei nostri ospedali il tanto desiderato parto indolore, richiesto dal 90% delle gestanti ma offerto soltanto dal 16% delle strutture, sarebbe necessario un numero ben più considerevole di anestesisti rispetto a quello oggi offerto nei nostri nosocomi». Le condizione attuali però, prosegue, «sono ben diverse da quelle che lascia prospettare il ministro Balduzzi nell’inserire la partoanalgesia nei nuovi Lea».(Marco Malagutti)

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Nuovo Patto della Salute, Pediatria nei Lea

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2012

Partecipazione attiva ai tavoli che definiscono il Nuovo Patto della Salute, Pediatria nei Lea, forte collaborazione intersindacale, Nuovo accordo collettivo nazionale: durante il suo XXXVIII Congresso nazionale sindacale, tenuto a Roma nello scorso week-end, la FIMP ha approfondito e deliberato il suo prossimo cammino sindacale, che vedrà il sindacato impegnato nel prossimo periodo, scandito dalla definizione del nuovo Patto della Salute. A tracciare le linee della presenza FIMP è stata la relazione del presidente Giuseppe Mele, votata all’unanimità ed arricchita dal dibattito interno, che ha sottolineato i punti di forza dell’assistenza pediatrica in Italia, nella convinzione “che con circa 1.000 assistiti in carico, già ora tutti i bambini da 0 al 14° anno potrebbero essere assistiti dal pediatra”, ma sapendo che per il futuro occorre tener conto “della crescente domanda di cure domiciliari per presa in carico di bambini con patologie cronico-disabilitanti, della continuità dell’assistenza non pienamente realizzata nei percorsi di dimissione ospedale-territorio, della disomogeneità tra Aziende nella organizzazione della Pls, dei peculiari bisogni della popolazione immigrata; della mancanza di una completa continuità assistenziale pediatrica territoriale”. Futuro nel quale occorre secondo la FIMP ripensare i modelli organizzativi tenendo conto di una nuova integrazione ospedale-territorio introducendo “azioni correttive per potenziare una rete assistenziale territoriale che attivi gli strumenti di integrazione e di razionalizzazione tra i diversi livelli di assistenza e tra attori diversi nell’ambito dello stesso livello secondo una logica di sistema per garantire uniformità di prestazioni basato sull’attuazione di livelli essenziali ed appropriati di assistenza su tutto l’ambito nazionale, lasciando la specificità degli ospedali alle patologie acute gravi”. La FIMP ha sottolineato l’importanza di un effettiva informatizzazione degli studi pediatrici ed ha puntualizzato i temi caldi del prossimo Accordo Collettivo Nazionale, che vedrà la FIMP dialogare direttamente con la SISAC su un tavolo tecnico specifico.
Durante il suo Consiglio nazionale la FIMP ha anche offerto un ampio sostegno all’azione dell’attuale dirigenza dell’Enpam ed ha chiarito gli obiettivi sindacali del prossimo anno: vasta attività sul riconoscimento dell’assistenza pediatrica come essenziale nei prossimi Lea; sviluppo di azioni territoriali-regionali di sostegno del valore della pediatria, coinvolgendo livelli sociali, politici e istituzionali per evitare che in un futuro prossimo si presentino progetti di svilimento e decapitazione della pediatria stessa; coinvolgimento della conferenza Stato-Regioni in un dialogo programmatico per chiarire quale deve essere il futuro della pediatria nei futuri modelli di SSN.La Federazione ha infine deciso di sviluppare sempre di più l’importante relazione con i sindacati della medicina convenzionata, seguendo un metodo che negli ultimi mesi ha portato ad una posizione condivisa su molti punti. Nella sua relazione Mele ha sottolineato che “con gli altri sindacati ci siamo trovati su posizioni simili, creando sul tema dell’articolo 8 e sul piano vaccinale una concertazione intersindacale di grande utilità, che ci ha portato ad avere un peso politico e istituzionale precedentemente non registrabile. Una concertazione che ha provocato effetti positivi sia dal punto di vista mediatico, che soprattutto dal punto di vista istituzionale, politico e quindi sindacale. Monti e i suoi ministri hanno più volte sottolineato che il dialogo e la concertazione c’è soprattutto quando le sigle di rappresentanza si presentano unite, qualitativamente forti, capaci di rappresentare davvero posizioni e valori non di nicchia, ma di aggregazioni. Ora lo stile con cui abbiamo vissuto gli ultimi tempi dell’intersindacale ci sembra utile, autorevole, proficuo”.
Ora la FIMP si trova nei prossimi giorni a lavorare sulla scena pediatrica internazionale. Lo farà con la seconda International Conference on Pediatric Primary Care, promossa dalla Federazione a Praga dal 10 al 12 maggio. (Stefano Sermonti)

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Liste d’attesa in Sanità 2009

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2009

Istituto Internazionale di Ricerca presenta “Liste d’attesa in Sanità 2009” (30 Settembre, 1 Ottobre – Roma, NH Leonardo da Vinci) il Convegno di crescente successo che illustrerà idee e progetti innovativi per il contenimento delle liste d’attesa. Grazie al prezioso confronto e dialogo tra Rappresentanti del Sistema Sanitario provenienti da numerose realtà nazionali – e la presenza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali – il Convegno si concentrerà sulle opportunità da cogliere per gestire con efficacia il fattore tempo. Rivolto al Direttore generale, Direttore Sanitario, Responsabile di Distretto, Responsabile CUP, Direttore Amministrazione e Responsabile CUP di strutture sanitarie. Il Convegno svilupperà numerose tematiche tra cui:   Nuovi LEA; garantire la presa in carico della richiesta di prestazioni specialistiche a medio-lungo periodo; verificare la persistenza della necessità della prestazione; migliorare le liste di attesa attraverso l’integrazione di efficaci attività di assistenza domiciliare; le liste di attesa sotto un profilo economico; appropriatezza clinica e gestione efficiente degli appuntamenti; MMG e Medici Specialisti, azioni e sinergie per il miglioramento dell’accesso; monitoraggio dei tempi d’attesa; progetti nazionali innovativi per il contenimento dei tempi d’attesa.

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I diritti delle persone con disabilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 marzo 2009

«Siamo preoccupati per i diritti delle persone con disabilità nell’area della salute, pensando in particolare ai servizi abilitativi sociosanitari, alle Malattie Rare e agli ausili tecnologici. Infatti, dopo il ritiro del Decreto della Presidenza del Consiglio sui LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), approvato nella precedente legislatura, ancora oggi i cittadini con disabilità e le loro famiglie assistono attoniti a una sorta di rimpallo tra Governo e Regioni». È questo il senso fondamentale della lettera-appello elaborata dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – inviata al presidente del Consiglio, al ministro della Salute, del Lavoro e delle Politiche Sociale, al presidente della Conferenza delle Regioni e al coordinatore della Commissione Salute di quest’ultima – documento già sottoscritto da numerose organizzazioni (se ne veda in calce l’elenco). In tal senso l’appello è ancora aperto all’adesione di tutti. Viene richiesto molto senso di responsabilità, alle cariche istituzionali destinatarie del messaggio, «verso i cittadini con disabilità o che vivono la disabilità del proprio congiunto, ma anche nei confronti dei professionisti sanitari, dei centri ausili e di molte stesse aziende produttrici, tutti soggetti i quali attendono dal 1999 che le innovazioni tecniche e tecnologiche possano diventare ausili erogabili dal Sistema Sanitario Nazionale. Il tempo trascorso rappresenta un’era intera in campo tecnologico: non è più accettabile il rinvio dell’adozione di tale strumento, ancorché dovuto a interessi che non riguardano il raggiungimento della massima autonomia delle persone con disabilità». Quasi conseguente il passaggio successivo della lettera-appello: «Un eventuale rinvio comporterebbe la frustrazione delle aspettative delle persone con disabilità e dei loro familiari i quali sarebbero costretti a proseguire nell’acquisto diretto di ausili tecnologici indispensabili alla loro autonomia. Gli stessi operatori dovrebbero continuare a consigliare ausili non contemporanei, svuotando il progetto riabilitativo individuale. I produttori, infine, dovrebbero rivedere il loro piano di sviluppo, ritornando a produrre e a mettere in commercio prodotti datati, con buona pace della necessità di innovazione tecnologica finalizzata alla crescita economica».Anche un’azione dimostrativa concreta è stata poi prospettata dalla FISH, «per ricordare la dimensione della posta in palio a tutte le istituzioni in gioco»: in corrispondenza, infatti, della giornata in cui si avrà la prossima riunione della Conferenza Stato-Regioni, verrà promosso un presidio sotto la sede della stessa.

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