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Legg Mason apre una nuova sede a Dublino

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 dicembre 2018

Legg Mason, una delle più grandi società di asset management al mondo con 742 miliardi di AUM, ha aperto un ufficio di Legg Mason Investments (Ireland) Limited (LMI Ireland) a Dublino. L’apertura della nuova sede conferma lo storico impegno di Legg Mason in Irlanda, creando – in uno scenario post-Brexit – un hub centrale per gli investitori europei.
La società di gestione risparmi, che ha già circa 80 fondi domiciliati a Dublino, ha aperto il nuovo ufficio irlandese nel complesso noto come Number One Ballsbridge, alla presenza del presidente e CEO Joe Sullivan.Il nuovo team di Dublino, guidato da Penny Kyle, sarà composto da 6 professionisti, con ulteriori assunzioni previste nel 2019. Si occuperà della supervisione degli investimenti, della gestione finanziaria e dei rischi.Penny Kyle ha oltre 20 anni di esperienza nel mondo degli investimenti e negli ultimi due anni ha lavorato con il team che si occupa dei progetti strategici di Legg Mason. In precedenza ricopriva la posizione di Head of North American Equities nell’affiliata Martin Currie.
Fondata nel 1997, LMI Ireland è attualmente autorizzata dalla Central Bank of Ireland come società di gestione di fondi di investimento alternativi e di fondi UCITS. Legg Mason ha attualmente circa 30 miliardi di dollari di masse in gestione nella sua gamma di fondi domiciliati in Irlanda, attraverso cui offre le strategie delle sue nove affiliate a clienti internazionali in oltre 25 paesi. A seguito dell’inaugurazione ufficiale della nuova sede, Legg Mason ha in programma di spostare nel 2019 la gestione e la distribuzione della sua gamma di fondi irlandesi da un’entità di Legg Mason UK a una di LMI Ireland. La gestione dei portafogli dei fondi irlandesi continuerà ad essere delegata alle società affiliate e dunque non subirà alcun cambiamento.Per garantire la continuità del servizio ai suoi clienti europei, gli attuali uffici in Germania, Italia, Spagna e Francia diventeranno filiali di LMI Ireland. LMI Ireland ha inoltre richiesto autorizzazione presso la Central Bank of Ireland per offrire servizi di gestione di portafogli individuali a clienti di conti segregati nell’UE post-Brexit. La gestione del portafoglio di tali conti segregati sarà delegata alle sue nove affiliate indipendenti, dando ai clienti la possibilità di scegliere veicoli e strategie.La decisione di Legg Mason di espandere la sua presenza a Dublino ha lo scopo di a garantire la continuità del servizio ai clienti europei a seguito della prevista uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea a inizio 2019. I clienti britannici continueranno invece ad essere serviti dal team UK.

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Legg Mason Global Investment Survey 2018: la volatilità non spaventa gli italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

By Matteo Lenadrdon. Il 2018 è stato caratterizzato da un forte ritorno della volatilità sui mercati finanziari. Il brusco sell off di ottobre ha replicato la significativa correzione già avvenuta a febbraio scorso, e durante tutto l’anno non sono mancate preoccupazioni e tensioni, legate soprattutto alla guerra commerciale e alla stabilità europea. Ma come vedono oggi la volatilità gli investitori italiani?
La Global Investment Survey (GIS) 2018 di Legg Mason, ricerca annuale commissionata dalla grande casa di gestione americana (749,2 miliardi di Aum), mette in luce come l’atteggiamento verso la volatilità stia cambiando, tanto nel Bel Paese quanto a livello globale. Giunta alla sesta edizione, la GIS ha coinvolto quest’anno quasi 17 mila investitori, provenienti da ben 17 paesi diversi.Dalla ricerca emerge una relazione con la volatilità più ‘serena’ di quanto si potesse immaginare: ben il 59% degli investitori italiani, infatti, ritiene che la volatilità non sia un elemento negativo, considerandola anzi potenzialmente un fattore positivo (27%) o comunque neutro (32%). Solo un investitore italiano su tre (33%), crede che la volatilità sia un fattore sempre negativo e un rischio per gli investimenti, convinzione che nella media degli investitori globali è ancora meno diffusa, costituendo solo il 18% delle risposte.Un atteggiamento dunque più fiducioso, anche se le preoccupazioni non mancano: in cima ai timori degli investitori italiani ci sono innanzitutto l’instabilità economica globale (citata dal 58% degli intervistati) e nazionale (anch’essa con il 58% delle preferenze). Ma spaventa anche l’instabilità sul piano politico, in particolare a livello nazionale, considerata motivo di preoccupazione dal 52% dei partecipanti alla ricerca.Come affrontano dunque gli investitori italiani uno scenario in cui la volatilità è tornata protagonista? Se circa uno su tre (32%) dice di affidarsi al suo consulente finanziario, il dato più interessante è che le strategie di investimento alternative vengono ormai preferite a quelle tradizionali: ben il 38% sceglie infatti soluzioni flessibili – come le strategie unconstrained sull’obbligazionario o quelle long/short sull’azionario – per gestire i periodi di volatilità, contro un 31% che dichiara di ricorrere a soluzioni tradizionali. Per leggere il report completo: https://www.leggmason.com/global/campaigns/gis-2018.html

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Legg Mason: “Credito high yield, prudenza e un occhio alle mosse della Fed”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Londra. Sui mercati del credito corporate di bassa qualità sono state fatte le analisi più disparate, soprattutto negli USA. A nostro parere i mercati del credito, a livello globale, continueranno a svilupparsi ed evolversi, attirando le attenzioni di un numero sempre maggiore di investitori. Le sfide e le opportunità cambieranno con la maturazione di questo settore, per cui è necessario che gli investitori conoscano bene i rischi a cui si espongono. Il mercato dell’high-yield statunitense è un buon punto di partenza per fare delle valutazioni, perché i trend che vi si possono riscontrare possono essere applicati anche ad un livello più ampio.
Per comprendere il rischio di questo mercato, è importante guardare al mercato “non investment grade” nella sua interezza, includendo sia le obbligazioni che i prestiti.Considerando insieme questi due mercati scopriamo, utilizzando i dati di Bank of America Merrill Lynch, che dal 1996 il mercato del credito high-yield è cresciuto da 179,9 miliardi di dollari in obbligazioni e 13,6 miliardi di dollari in prestiti (totale 193,5 miliardi di dollari), a 1.132,9 miliardi di dollari in obbligazioni e 1.049 miliardi di dollari in prestiti (totale 2.182,8 miliardi di dollari). È evidente come il mercato del credito high-yield USA sia cresciuto esponenzialmente negli ultimi vent’anni. Analizzando meglio i dati, si nota come dal 2014-2015 la crescita delle obbligazioni è stata modesta, mentre quella dei prestiti è stata piuttosto notevole.
Con le condizioni monetarie che vanno verso un restringimento, continuiamo a cercare compagnie di qualità nel campo dell’high yield, andare anche oltre il rating. Con ‘qualità’ intendiamo compagnie con un indebitamento gestibile, protezione degli asset, bilanci solidi, capaci di produrre un flusso di cassa positivo e con un buon modello di business. Ad oggi, inoltre, le opportunità nel debito dovrebbero avere un profilo di duration più breve rispetto al credito corporate investment grade e alle obbligazioni governative.In generale, le caratteristiche che abbiamo elencato sono quelle che – a questo punto del ciclo del credito – dovrebbero possedere tutte le opportunità che possano essere considerate realmente interessanti. A mano mano che il ciclo del credito USA maturerà, gli investitori dovranno essere sempre più selettivi. E anche fuori dagli Stati Uniti queste considerazioni restano valide: è bene dunque rimanere attenti alle dinamiche delle politiche monetarie e della leva lorda sia per i prestiti che per le obbligazioni corporate. (in abstract) http://www.leggmasonglobal.com

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Legg Mason: “Il segreto della crescita economica indiana? Le riforme”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

LONDRA. Da quando è entrato in carica nel 2014, il governo del primo ministro indiano Narendra Modi ha prodotto molteplici riforme con l’obiettivo di rafforzare le infrastrutture e i fondamentali economici.In particolare, le restrizioni agli investimenti diretti esteri sono state ridotte o eliminate in un’ampia gamma di settori, quali la difesa, l’immobiliare, l’aviazione civile e l’edilizia. In conseguenza di ciò, nel 2017 l’India ha ricevuto afflussi record dagli investitori stranieri, risultando di nuovo tra i paesi con maggiori investimenti diretti esteri nel 2017, avendo ricevuto durante l’anno investimenti per circa 45 miliardi di dollari USA. Da notare come metà delle nazioni di questo elenco provengano dai mercati emergenti, e come in molti casi l’aumento degli investimenti esteri possa essere ricollegato a specifici interventi di riforma.
Senza dubbio, l’anno scorso la riforma che ha fatto più notizia nel mondo emergente è avvenuta in India.“L’introduzione della Goods and Services Tax (GST) nel Luglio 2017 ha segnato una nuova era nell’economia dell’India, sostituendo oltre una dozzina di tasse federali e statali” spiega Kim Catechis, Head of Emerging Markets di Martin Currie (gruppo Legg Mason) “Nel fare ciò, ha unificato un’economia da 2 trillioni di dollari e 1,3 miliardi di persone in uno dei mercati comuni più grandi al mondo”.Semplificando la struttura fiscale, la riforma mira a facilitare l’attività economica, ridurre il peso fiscale e aumentare i consumi. Allo stesso tempo, con la GST il governo indiano ha cercato di ridurre l’evasione fiscale, aumentare le entrate statali e, potenzialmente, aumentare il PIL.Ma forse l’esempio migliore dei grandi propositi del programma di riforme indiano è Aadhar – il più grande database di identificazione biometrica al mondo – che punta a dare a tutti i cittadini un’identità ufficiale e verificabile (fino a poco fa circa metà della popolazione indiana non aveva nemmeno un certificato di nascita).Da quando si è insediato al potere, nel 2014, il primo ministro Modi ha cominciato a realizzare questo sistema, e lo ha rapidamente affiancato con un programma di inclusione finanziaria chiamato Jan Dhan, che ad oggi ha creato oltre 300 milioni di nuovi conti bancari low-cost proprio grazie alle identità schedate attraverso Aadhar. A completare il quadro, l’implementazione di un app per i pagamenti in tempo reale che utilizza l’United Payments Interface realizzata dal governo.Le possibilità di digital banking tramite Aadhar sono dunque immense. A seguito del processo di demonetizzazione avvenuto nel 2016 (quando circa l’86% del denaro contante del paese fu rimosso dalla circolazione), la rimonetizzazione del paese è sempre più caratterizzata da uno spostamento verso le transazioni online, preparando così la strada per un boom dei pagamenti digitali e dell’e-commerce.
Lo slancio positivo proveniente dalle riforme è evidente non solo in India, ma in molti altri paesi emergenti. Tuttavia, le varie iniziative riformatrici sono molto diverse l’una dall’altra, e i benefici che ne derivano non vengono sfruttati da tutti i paesi e da tutte le aziende. “Ridurre le barriere commerciali, favorire i flussi di capitali, migliorare le infrastrutture e l’assetto istituzionale: con riforme come queste si producono cambiamenti sociali ed economici durevoli” conclude Catechis “Crediamo dunque che un approccio di investimento attivo, basato sull’analisi fondamentale focalizzata sui titoli, sia il miglior modo per individuare e cogliere le opportunità del momento”.

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Guerra commerciale tra USA e Cina

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2018

Londra. Commento di Kim Catechis, Head of Global Emerging Markets di Martin Currie (Legg Mason), sugli effetti della guerra commerciale tra USA e Cina.
Le offensive commerciali tra Stati Uniti e Cina sembrano destinate ad intensificarsi. Non dovrebbero però degenerare in una guerra commerciale su vasta scala e, sul lungo periodo, investitori accorti potrebbero ottenere dei benefici: lo sostiene Kim Catechis, head of global emerging markets di Martin Currie, affiliata del gruppo Legg Mason. I rapporti tra i due colossi sono precipitati il 22 marzo, quando gli Stati Uniti hanno annunciato un nuovo piano di tariffe contro la Cina, con l’accusa che questa stia favorendo il furto di proprietà intellettuali delle aziende americane. I dazi USA sulle compagnie cinesi, concentrati soprattutto sulle importazioni di acciaio e alluminio, potrebbero raggiungere un totale di 60 miliardi di dollari, andando a deteriorare una relazione già molto tesa, e destando timori di una guerra commerciale su vasta scala che danneggerebbe le aziende di entrambi i paesi. La Cina ha risposto subito con sanzioni che potrebbero colpire beni del valore di 3 miliardi di dollari. I mercati di tutto il mondo hanno già reagito, con il crollo di alcuni indici chiave. Tuttavia Catechis – che gestisce il fondo Legg Mason Martin Currie Emerging Markets – ritiene che la guerra commerciale potrebbe rivelarsi una buona porta di ingresso all’azionario cinese e ad altri mercati emergenti. “Le tensioni commerciali e politiche tra Cina e Stati Uniti” spiega Catechis “dovrebbero intensificarsi da qui a metà 2018, ma è probabile che non degenereranno in una guerra commerciale totale o in un conflitto più grave.” “La minaccia di ulteriori dazi per 60 miliardi di dollari non è giunta inaspettata: i cinesi si sono fatti trovare pronti e hanno preparato a loro volta una lunga lista di dazi per contrattaccare.” “Pechino ha avuto molto tempo per organizzarsi, e proprio come l’Unione Europea nel recente caso dei dazi sull’acciaio, ha quindi identificato una serie di prodotti da colpire in risposta ad un’eventuale escalation di dazi da parte degli Stati Uniti. Si è dunque già preparata per una lunga battaglia e difficilmente farà passi indietro, mentre il progetto Nuova via della seta, insieme ad altre iniziative, accelera la diversificazione cinese su più mercati.” Per gli investitori, la reazione sul breve termine dei mercati potrebbe rivelarsi un’occasione da sfruttare. “I titoli dei giornali possono aver generato allarme tra chi investe nei mercati emergenti “ afferma Catechis “ma, sul lungo periodo, queste restrizioni commerciali probabilmente serviranno solo ad accelerare la rapida crescita del commercio intraregionale tra mercati emergenti, con l’esclusione degli Stati Uniti. A nostro parere, ciò sposterà ulteriormente il baricentro del commercio mondiale in favore dei mercati emergenti.” Catechis ritiene che uno scontro commerciale alimentato dagli USA potrebbe accelerare alcuni processi già in corso relativi al commercio internazionale.
Innanzitutto c’è la RCEP, un nuovo accordo commerciale multilaterale tra paesi asiatici, promosso dalla Cina, che comprende anche India, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud e i paesi ASEAN dell’Asia meridionale. Insieme, queste nazioni rappresentano circa il 40% del commercio mondiale.Nel frattempo, l’iniziativa cinese “One Belt One Road” – che vuole ricreare l’antica Via della Seta – sta costruendo infrastrutture per facilitare il commercio, raggiungendo 65 nazioni. Per Catechis, già ora questo progetto sta avendo effetti positivi sulla velocità delle rotte commerciali tra Europa e Cina.Infine c’è il Partenariato Trans Pacifico, il trattato che venne negoziato dall’amministrazione Obama e per poi essere scartato dalla Casa Bianca l’anno scorso, che continua nonostante l’uscita degli Stati Uniti. Le altre undici nazioni, tra cui le emergenti Messico, Perù, Cile e Malesia, stanno infatti andando avanti coi negoziati. Guardando nello specifico alla Cina, Catechis aggiunge di preferire alcune tipi di compagnie che operano molto sul mercato domestico, e che sono particolarmente esposte alla crescita della classe media. “Vediamo opportunità molto interessanti in Cina, indipendentemente dai rapporti con gli USA” dichiara “soprattutto in quelle aziende favorite dalla crescita della classe media, nelle aree del consumo privato e dei servizi.” Il gestore predilige anche quelle compagnie legate al mondo internet, che in genere assicurano una crescita elevata e redditizia senza aver bisogno di finanziamenti esterni.
Sul lungo periodo, le aziende da seguire sono quelle che traggono vantaggio dal “sogno cinese” del presidente Xi: società ambientali che assicurano acqua e aria pulite, e compagnie di servizi che tagliano tempi di attesa e costi.I settori potenzialmente da evitare, dunque, sono quelli della ‘vecchia economia’: ossia l’industria pesante, che è altamente indebitata, molto inquinante e tende ad avere margini di profitto minimi.“È una scelta limpida” chiude Catechis “preferire l’economia nuova, brillante, con elevato ritorno sul capitale a quella vecchia, inquinante, poco redditizia e molto indebitata.”

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Legg Mason ha realizzato una appendice italiana alla propria Global Investment Survey

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2016

londraLondra. Come si sono mossi gli investitori italiani over 40 e Millennial tenendo in considerazione le problematiche emerse sui mercati in questi ultimi mesi e cosa richiedono alle strategie di investimento? Sono questi i quesiti su cui ha indagato l’appendice sull’Italia legata alla Global Investment Survey di Legg Mason Global Asset Management, uno dei principali gestori globali diversificati, che ha intervistato 260 investitori italiani. La volatilità è l’elemento chiave che sta caratterizzando i mercati. Tenendola in considerazione, il 31% degli investitori italiani over 40 ha aumentato la parte in liquidità del proprio portafoglio, mentre il 30% ha cercato soluzioni di investimento più flessibili e meno legate a benchmark e il 12% ha aumentato la porzione di investimenti alternativi. Di contro la maggior parte dei Millennial (32%) ha cercato soluzioni flessibili, il 25% ha aumentato la liquidità mentre il 23% ha aumentato la porzione di investimenti alternativi. Sul fronte della parte investita in obbligazioni, alla luce dei bassi tassi di interesse dell’attuale scenario, il 26% degli investitori over 40 ha diversificato maggiormente gli investimenti sia in ambito obbligazioni corporate che debito sovrano, il 19% ha richiesto soluzioni più flessibili e meno legate a benchmark di riferimento, mentre il 16% ha ridotto gli investimenti in obbligazioni aumentando di contro la quota di azionario. L’11% ha investito maggiormente nei settori a più alto rischio ma anche a maggior rendimento. Di contro tra i Millennial, il 22% ha investito nei settori più rischiosi ma più redditizi, il 18% ha cercato misure maggiormente flessibili e unconstrained, stessa percentuale di chi ha ridotto la quota di obbligazioni a favore delle azioni, mentre il 17% ha attuato una maggiore diversificazione tra bond del debito sovrano e corporate. Ma quali sono le soluzioni ritenute più funzionali nel nuovo contesto? Gli over 40 dicono: soluzioni a capitale garantito (39%), soluzioni in grado di proteggere dal rischio inflazione (22%), strategie di investimento indipendenti da benchmark (12%) e approcci maggiormente decorrelati (11%). Le soluzioni a capitale garantito sono anche le preferite tra i Millennial (28%), il 27% predilige quelle capaci di proteggere dal rischio inflazione, il 20% le strategie non legate a benchmark e il 12% gli approcci maggiormente decorrelati. Sia investitori “maturi” (41%) che Millennial (37%) si trovano d’accordo su una cosa: la semplice diversificazione non basta più, ma deve essere accompagnata anche da una maggiore decorrelazione.
“Il mercato è cambiato, di conseguenza le soluzioni di investimento devono adeguarsi e rinnovarsi” dichiara Marco Negri, country head per l’Italia di Legg Mason Global Asset Management. “L’indagine evidenzia una preferenza degli investitori italiani per le strategie flessibili e slegate da benchmark; è positivo rilevare come gli investitori italiani non si accontentino più della sola diversificazione ma ricerchino una maggiore decorrelazione all’interno del proprio portafoglio di investimenti” conclude Negri.

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Legg Mason annuncia l’acquisizione di Clarion Partners

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

baltimoraBaltimora, Maryland Legg Mason Inc. [NYSE:LM], ha annunciato l’accordo per acquisire una quota di maggioranza di Clarion Partners, società d’investimenti immobiliari diversificati, leader dell’industria, con sede a New York. Clarion Partners, tra i principali investitori indipendenti del settore immobiliare, gestisce circa 40mld USD in ambito di investimenti immobiliari. Clarion Partners opererà come primaria affiliata indipendente per gli investimenti immobiliari di Legg Mason.In base ai termini della transazione, Legg Mason acquisirà una partecipazione dell’83% in Clarion Partners per un controvalore di 585mln USD. Inoltre, Legg Mason salderà integralmente la sua quota di co-investimenti, stimata a 16mln USD al 31 dicembre 2015. Il management di Clarion Partners tratterrà il 17% dei titoli azionari in circolazione. Il precedente azionista di maggioranza dell’azienda, Lightyear Capital, cederà interamente la propria partecipazione. La transazione dovrebbe concludersi nel secondo trimestre del 2016 e dovrebbe accrescere moderatamente gli utili nel primo anno dopo la chiusura, escludendo gli oneri correlati all’operazione pari a 10-15mln USD. Il team di gestione di Clarion Partners è rappresentato da professionisti che hanno maturato una lunga esperienza nel ramo degli investimenti immobiliari, una media di circa trent’anni nel settore, e molti di essi hanno siglato contratti a lungo termine in concomitanza alla transazione. Clarion Partners gestisce investimenti nell’ambito di un ampio ventaglio di settori, tra cui figurano l’immobiliare industriale, residenziale, retail, uffici e hotel. L’acquisizione di Clarion Partners espande significativamente l’offerta di Legg Mason nella categoria della gestione patrimoniale alternativa, estendendone le capacità immobiliari differenziate, tra cui:
Portafogli core: leva e rischio inferiori; immobili locati su mercati più ampi.
Portafogli Core-Plus / Value-Add: leva e rischio moderati; gli immobili richiedono generalmente un investimento di capitale per essere reimmessi sul mercato, essere rilocati o valorizzati.
Portafogli opportunistici: leva e rischio più elevati; progetti che possono comportare nuovi sviluppi, settori immobiliari meno tradizionali o strutture più complesse.
“Clarion Partners, concentrata ad ottenere una solida performance in ogni ciclo di mercato, con un profilo di crescita positivo e un’offerta prodotti differenziata, integra un’importante asset class di prodotti alternativi al nostro portafoglio di gestori degli investimenti. Che siano alla ricerca di crescita, di reddito o che vogliano conservare il capitale, siamo in grado di offrire ai nostri clienti soluzioni interessanti. Fattore di maggior rilievo, la dirigenza di Clarion Partners, rappresentata da professionisti di grande esperienza, condivide la nostra passione per l’innovazione, la creazione di valore attraverso i principi degli investimenti responsabili e la ricerca dell’eccellenza per i nostri clienti. Diamo loro il benvenuto in Legg Mason”, ha dichiarato Joe Sullivan, Chairman e CEO di Legg Mason. Steve Furnary, Chairman e CEO di Clarion Partners, manterrà il ruolo attuale.

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Legg Mason nomina il nuovo Head of International Marketing

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2016

london-centralLondon. Legg Mason Inc., (NYSE:LM) annuncia la nomina di Rick Andrews come nuovo Head of International Marketing, riportando direttamente a Matthew Schiffman, Global Head of Marketing. Andrews sarà basato a Londra a partire dal 22 febbraio 2016. Sarà responsabile dello sviluppo e dell’implementazione della strategia di marketing di Legg Mason in Europa, Asia, Australia e Sud America.
Dopo aver ricoperto l’incarico di Global Head of Marketing ad interim presso Aviva Investors, Andrews ha più recentemente svolto il ruolo di consulente, coordinando la riorganizzazione della funzione di Global Business Development della società.Rick Andrews vanta una carriera lunga e illustre nel settore dell’asset management. Entra in Legg Mason con una significativa esperienza di marketing e gestione a livello globale, maturata presso Credit Suisse Asset Management nel ruolo di Global Head of Marketing; in Blackrock, dove è stato Head of iShares Marketing in Europe e in seguito Regional Chief Marketing Officer; e presso Cofunds e Merril Lynch Investment Managers.“Rick sarà una risorsa fondamentale nella crescita del nostro business a livello globale”, ha detto Schiffman. “I nostri clienti necessitano di una più ampia scelta di strategie di investimento, prodotti, veicoli e accesso alla distribuzione, ed è per questo essenziale che la nostra strategia di marketing sostenga gli sforzi che compiamo per garantire la nostra offerta. La sua profonda esperienza nelle categorie dei prodotti di investimento e nella comprensione dei bisogni specifici dei diversi canali di distribuzione sarà preziosa per Legg Mason, nel continuo impegno a migliorare e sviluppare la nostra strategia di marketing a livello globale.”
egg Mason è una società di gestione patrimoniale che opera su scala globale, con attivi in gestione (AUM) pari a 651,5mldUSD al 31 gennaio 2016. Legg Mason offre soluzioni di gestione attiva degli asset presso numerosi centri d’investimento presenti in tutto il mondo. La sede ufficiale si trova a Baltimora, Maryland, e le azioni ordinarie della società sono quotate alla borsa di New York (simbolo: LM).

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Legg Mason dà comunicazione della conclusione dell’acquisizione di RARE infrastructure

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2015

BALTIMORA, MD Legg Mason, (NYSE:LM) ha annunciato la conclusione dell’acquisizione di una partecipazione di maggioranza di RARE Infrastructure Limited, gestore specializzato in società quotate operanti nel settore delle infrastrutture a livello globale la cui sede principale si trova a Sydney, in Australia. Al 20 ottobre 2015 il patrimonio gestito da RARE Infrastructure era di 6,8mldUSD. Legg Mason è una società di gestione patrimoniale che opera su scala globale, con attivi in gestione (AUM) pari a 672mldUSD al 30 settembre 2015. Legg Mason offre soluzioni d’investimento di lungo termine a gestione attiva presso numerosi centri d’investimento presenti in tutto il mondo. La sede ufficiale si trova a Baltimora, Maryland, e le azioni ordinarie della società sono quotate alla borsa di New York (simbolo: LM).
Fondata nel 2006, RARE è uno dei maggiori gestori patrimoniali alternativi operanti nel settore delle infrastrutture, il cui obiettivo di investimento consiste nella ricerca di rendimenti azionari ponderati per il rischio, dove RARE è appunto l’acronimo di “Risk Adjusted Returns on Equity”. La filosofia di RARE consiste nel fornire agli investitori un portafoglio di alta qualità di titoli quotati nel mercato delle infrastrutture, gestito da un team di specialisti con una lunga esperienza nel settore.

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Legg Mason, Inc. (NYSE: LM), ha annunciato l’acquisizione di una partecipazione di maggioranza di RARE Infrastructure, Ltd. (RARE)

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2015

legg masonBALTIMORA, MD – Legg Mason, Inc. (NYSE: LM), ha annunciato l’acquisizione di una partecipazione di maggioranza di RARE Infrastructure, Ltd. (RARE), innovatore negli investimenti in società quotate operanti nel settore delle infrastrutture a livello globale, la cui sede principale si trova a Sydney, in Australia. La società, con uffici a Sydney, Melbourne, Londra e Chicago, specializzata nel settore delle infrastrutture, ha un patrimonio gestito pari a 7,6 miliardi di dollari, per conto di clienti sia retail che istituzionali. Con questa acquisizione Legg Mason espande la propria offerta nell’ambito delle liquid alternative strategies azionarie, aggiungendo tra le sue affiliate una società di gestione di lunga esperienza, attiva all’interno di una categoria di investimenti in forte crescita. L’operazione dovrebbe incrementare gli utili, sia calcolati secondo principi GAAP che come utili netti rettificati, nel primo esercizio dopo la chiusura del deal, prevista nel quarto trimestre del 2015. Secondo gli accordi, Legg Mason acquisirà una quota di proprietà del 75%, mentre il precedente team di gestione manterrà una partecipazione del 15% e The Treasury Group, già socio di minoranza, conserverà il 10%. RARE continuerà ad operare le proprie scelte strategiche d’investimento in piena autonomia, secondo il modello di affiliazione di Legg Mason, come avviene anche nel caso delle altre consociate: Brandywine Global, ClearBridge Investments, Martin Currie, the Permal Group, QS Investors, Western Asset Management e Royce and Associates.
Fondata nel 2006, RARE è uno dei maggiori gestori patrimoniali alternativi operanti nel settore delle infrastrutture[1], il cui obiettivo di investimento consiste nella ricerca di rendimenti azionari ponderati per il rischio, dove RARE è appunto l’acronimo di “Risk Adjusted Returns on Equity”. Il processo d’investimento si concentra sull’individuazione delle risorse infrastrutturali in grado di offrire un profilo di rendimenti stabile e misurabile e questo avviene sulla base di un’analisi dettagliata dei flussi di cassa generati dalle risorse, combinata con una valutazione dei principali driver macro-economici sottostanti . RARE si distingue per:
· L’attenzione mirata alle società quotate operanti nel settore delle infrastrutture a livello globale e alla selezione di titoli azionari rappresentativi di progetti e sviluppi infrastrutturali di rilievo, come aeroporti, gasdotti, reti elettriche, idriche e stradali, sia nei Paesi sviluppati che nei mercati emergenti
· Prodotti che offrono un profilo di rendimento stabile e misurabile, una bassa correlazione con le altre principali asset class ed un certo grado di protezione contro l’inflazione.
· Un processo d’investimento consolidato da tempo, che ha offerto performance relative superiori a quelle dei principali competitors ed un team di gestione di comprovata esperienza, con una profonda conoscenza del settore, che si avvale del supporto di team di ricerca specializzati. Il team di gestione, composto da 15 persone, vanta competenze che spaziano su tutti i principali mercati e categorie di asset infrastrutturali a livello globale.
· Una base globale di clienti istituzionali, presenti in Australasia, USA, Regno Unito, Europa, Canada e Medio-Oriente, costituita da grandi fondi pensione statali e aziendali, municipal bond ed asset di fondazioni.
· Una presenza rilevante nei mercati retail di Australia e Canada, in grado di beneficiare della struttura di distribuzione di Legg Mason per accelerare la crescita.
· Solide relazioni con consulenti ed istituzioni a livello globale.
Joseph A. Sullivan, Presidente e CEO di Legg Mason, ha dichiarato: “Le competenze di RARE possono rappresentare una scelta di primario interesse per molti clienti, poiché mirano a raggiungere obiettivi tra cui rendimento, crescita, diversificazione e preservazione del capitale. Il mercato degli investimenti nel settore delle infrastrutture è cresciuto significativamente negli ultimi anni e RARE ha contribuito a questa espansione, soprattutto in Australia e Canada, che sono stati tra i primi paesi a dare spazio a questo business. Siamo convinti che la domanda globale relativa a questa tipologia di investimenti liquidi, a lunga scadenza, continuerà a crescere. Grazie all’acquisizione, potremo integrare la presenza locale offerta da RARE per ampliare la nostra copertura su mercati che la rete distributiva di Legg Mason già serve negli Stati Uniti, in Asia e in Europa.
Abbiamo potenziato notevolmente le nostre soluzioni d’investimento, a vantaggio dei clienti. E’ quindi con grande piacere che diamo il benvenuto in Legg Mason al team di RARE”.

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Legg Mason lancia Global Thought Leadership

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2012

Legg Mason Building

Legg Mason Building (Photo credit: limetom)

Il sito web dedicato per fornire agli investitori professionisti e ai consulenti di tutto il mondo approfondimenti di qualità sui temi dell’economia globale, dei mercati e dei trend nel settore della gestione di investimenti. Il sito, http://www.LMthoughtleadership.com, dà accesso a una vasta selezione di punti di vista e di riflessioni, tra cui le più recenti opinioni e i rapporti ufficiali sul mercato prodotti dalle sussidiarie di Legg Mason – Brandywine Global, ClearBridge Advisors, Royce & Associates e Western Asset, tra le altre. Il ricco contenuto multimediale, che presenta le opinioni e le valutazioni dei responsabili degli investimenti, degli strateghi e dei gestori dei portafogli d’investimento delle varie sussidiarie Legg Mason è già online e consente di scaricarne il contenuto e di condividerlo via email e social media.Per aiutare gli investitori a tenersi sempre aggiornati sugli ultimi sviluppi dell’economia, il sito prevede la sezione “Market Snapshot”, una pagina che elabora e riassume in breve le notizie economiche della settimana precedente, sottolineandone i principali fattori da tenere sott’occhio nella settimana entrante.Gli utenti del sito potranno anche partecipare regolarmente a un sondaggio globale – i risultati del quale saranno sempre accessibili – e fornire la propria opinione sui principali temi della settimana.
Matthew Schiffman, responsabile globale del marketing di Legg Mason dice: “Come società di gestione globale con uffici in tutto il mondo, il nostro sforzo per migliorare il modo nel quale gestiamo l’informazione e la trasmettiamo alla nostra molto variegata base di investitori e alla comunità dei consulenti è continuo. Il sito web Global Thought Leadership costituisce una risorsa dedicata che raccoglie in un unico luogo le osservazioni e le opinioni più significative, interessanti e stimolanti proposte dai nostri gestori di asset e che sono prodotto della loro profonda conoscenza ed esperienza del settore. Ci auguriamo che il sito diventi una fonte ricca di informazioni e un punto di riferimento primario per i nostri clienti sia nell’attuale complesso momento sia nel futuro”.
Legg Mason è una società di gestione di investimenti globale che gestisce asset per un totale di 627 miliardi di dollari Usa al 31 dicembre 2011. La società offre una gestione attiva degli asset in molti dei principali centri di investimento del mondo. Legg Mason ha la sua sede centrale a Baltimora, Stati Uniti, ed è quotata presso il New York Stock Exchange (codice: LM).

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L’incertezza sul deficit fiscale degli Usa mette alla prova i mercati per altri 18 mesi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 novembre 2011

Legg Mason Tower, Legg Mason Headquaters

Image via Wikipedia

Londra. È improbabile che nei prossimi 18 mesi siano adottate le misure incisive per affrontare il problema dell’enorme debito fiscale degli Usa. E anche se la ripresa della crescita procede e si risolvesse il problema della crisi del debito dell’eurozona, ciò creerà per gli investitori un clima di grande incertezza, avverte Stephen Walsh, CIO di Western Asset Management.Walsh, che supervisiona investimenti nel reddito fisso per 433 miliardi di dollari* presso Western, il più grande gestore del reddito fisso di Legg Mason, dubita che il governo e i legislatori americani saranno in grado di contrastare efficacemente le paure del mercato riguardo al deficit e di implementare le necessarie riforme strutturali pro-crescita prima del marzo-aprile 2013.”I democratici e i repubblicani non riescono a mettersi d’accordo su niente e le politiche proposte finora hanno orizzonti troppo brevi”. “È poco probabile che prima delle elezioni del 2012 e dell’insediamento del nuovo Congresso nel gennaio 2013 accada qualcosa di importante nella politica fiscale americana. E anche successivamente, quando i partiti avranno superato le procedure post elezioni, dubito che riusciranno a trovare un accordo prima del marzo-aprile 2013 su politiche concrete tese a ridurre il deficit. Ciò non può che creare una grande paura nei mercati e un ambiente di notevole incertezza che si protarrà per un periodo di tempo prolungato”.Walsh e gli esperti di Western sono dell’avviso che i passi intrapresi finora, come, per esempio, i tagli una tantum e temporanei in certi capitoli specifici, non avranno implicazioni a lungo termine sulla crescita. Piuttosto che concentrarsi solo su politiche fiscali di austerity, occorrerebbe invece un consenso trasversale tra i partiti per riuscire a esperire misure di lungo respiro tese a ridare vigore all’economia americana. Nonostante questa incertezza sulle prospettive fiscali, Walsh ritiene che l’economia Usa riuscirà probabilmente a evitare una recessione nel 2012, anche se le sue aspettative per la crescita restano basse. “Sostanzialmente riteniamo che la ripresa negli Stati Uniti e nel mondo continuerà anche se a un ritmo molto debole”, conclude Walsh. “A nostro avviso, negli Stati Uniti, la crescita nella prima parte del 2012 non supererà l’1-2%. I rischi di una tendenza dell’economia verso il basso sono ultimamente aumentati parecchio, ma non prevediamo un precipitare nella recessione”.

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L’incertezza sul deficit fiscale

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2011

Bottom of Wall Street from FDR

Image by SheepGuardingLlama via Flickr

Londra. È improbabile che nei prossimi 18 mesi siano adottate le misure incisive per affrontare il problema dell’enorme debito fiscale degli Usa. E anche se la ripresa della crescita procede e si risolvesse il problema della crisi del debito dell’eurozona, ciò creerà per gli investitori un clima di grande incertezza, avverte Stephen Walsh, CIO di Western Asset Management. Walsh, che supervisiona investimenti nel reddito fisso per 433 miliardi di dollari* presso Western, il più grande gestore del reddito fisso di Legg Mason, dubita che il governo e i legislatori americani saranno in grado di contrastare efficacemente le paure del mercato riguardo al deficit e di implementare le necessarie riforme strutturali pro-crescita prima del marzo-aprile 2013. “I democratici e i repubblicani non riescono a mettersi d’accordo su niente e le politiche proposte finora hanno orizzonti troppo brevi”. “È poco probabile che prima delle elezioni del 2012 e dell’insediamento del nuovo Congresso nel gennaio 2013 accada qualcosa di importante nella politica fiscale americana. E anche successivamente, quando i partiti avranno superato le procedure post elezioni, dubito che riusciranno a trovare un accordo prima del marzo-aprile 2013 su politiche concrete tese a ridurre il deficit. Ciò non può che creare una grande paura nei mercati e un ambiente di notevole incertezza che si protarrà per un periodo di tempo prolungato”. Walsh e gli esperti di Western sono dell’avviso che i passi intrapresi finora, come, per esempio, i tagli una tantum e temporanei in certi capitoli specifici, non avranno implicazioni a lungo termine sulla crescita. Piuttosto che concentrarsi solo su politiche fiscali di austerity, occorrerebbe invece un consenso trasversale tra i partiti per riuscire a esperire misure di lungo respiro tese a ridare vigore all’economia americana. “I partiti devono trovare un terreno comune per risolvere i problemi a lungo termine, in altre parole, una riforma strutturale della previdenza, nonché politiche fiscali concepite per sostenere la crescita e non solo per imporre l’austerità”.
Nonostante questa incertezza sulle prospettive fiscali, Walsh ritiene che l’economia Usa riuscirà probabilmente a evitare una recessione nel 2012, anche se le sue aspettative per la crescita restano basse. “Sostanzialmente riteniamo che la ripresa negli Stati Uniti e nel mondo continuerà anche se a un ritmo molto debole”, conclude Walsh. “A nostro avviso, negli Stati Uniti, la crescita nella prima parte del 2012 non supererà l’1-2%. I rischi di una tendenza dell’economia verso il basso sono ultimamente aumentati parecchio, ma non prevediamo un precipitare nella recessione”.

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Legg Mason: La Russia offre sfide e opportunità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 maggio 2010

Secondo Nathalie Wallace, gestore di Batterymarch, società del gruppo Legg Mason, le enormi risorse energetiche della Russia hanno dato a questo paese un ruolo di attore chiave nell’economia globale. tuttavia, diversamente dagli altri paesi del BRIC — Brasile, India e Cina, nella recente recessione mondiale, la Russia ha attraversato gravi difficoltà economiche. Mentre India e Cina sono cresciute anche durante il rallentamento dell’economia globale e in Brasile la recessione è stata relativamente leggera, la Russia invece è stata colpita fortemente dalla drastica caduta dei prezzi del petrolio seguita a una contrazione della domanda e a un massiccio allontanamento dei capitali.  Dopo un decennio di forte crescita, il quasi totale orientamento dell’economia della Russia verso il settore energetico e la sua vulnerabilità alla minore disponibilità di credito a livello globale, hanno avuto come conseguenza una caduta del Pil del 7,9% nel 2009, il peggior calo di cui si abbiano dati. Inoltre, gli oligarchi russi che avevano accesso cospicui prestiti presso banche estere utilizzando le proprie quote azionarie come garanzia, sono stati costretti a svenderle proprio durante la flessione dei prezzi del mercato azionario, creando a questo mercato una ulteriore sofferenza.  La qualità del credito sovrano russo è probabilmente fra le migliori del mondo, con un rapporto debito-Pil proiettato sul 2010 del 7%. In confronto, il rapporto debito sovrano-Pil in altre parti del mondo va dal 15% dell’Australia al 227% del Giappone. Il bilancio delle famiglie russe e quelli di molte aziende sono anch’essi molto forti.  Inoltre, analogamente ad altri mercati emergenti, la Russia detiene cospicue riserve di valuta estera e si prevede che registrerà un surplus delle partite correnti, elementi che offrono al governo la possibilità di agire con flessibilità nella politica monetaria e in quella fiscale. L’inflazione russa, che a causa dei prezzi fuori controllo nel 1992 era lievitata del 2.500%, è ora ai livelli più bassi dalla fine dell’era sovietica. Mantenendosi in una tendenza deflattiva ha continuato a scendere e potrebbe attestarsi per l’anno corrente, secondo quanto ha dichiarato il primo ministro Vladimir Putin, a soli 6,5 punti percentuali.  Sullo sfondo di queste condizioni finanziarie, corroborate da una nuova disciplina fiscale, il rublo che, durante il periodo del calo del prezzo del petrolio tra il 2008 e il 2009, si era molto indebolito dovrebbe ora apprezzarsi mentre, al tempo stesso, gli interessi sul debito sovrano resteranno contenuti.  Dalla prospettiva degli investitori, la mancanza di infrastruttura e di una rigorosa regolamentazione del mercato azionario restano un problema sostanziale che spinge molte compagnie russe a quotarsi nelle borse estere, soprattutto Londra e più recentemente anche Hong Kong. Il mercato russo si è caratterizzato storicamente per la volatilità, che ha portato a performance sbalorditive alternate a marcate fasi di ribasso dei prezzi.  In Russia non è ancora stata introdotta la cultura dei fondi comuni di investimento né quella dei piani pensionistici delle aziende — e del limitato numero di quote azionarie flottanti. La riforma delle pensioni, permettendo di investire nel mercato azionario domestico, dovrebbe aiutare la Russia ad allargare il bacino degli investitori e a rendere il paese meno dipendente dalle fonti esterne di capitale come in Polonia, Brasile, Cile, Mexico e Cina. Questi cambiamenti sono già stati realizzati nel settore del reddito fisso.

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