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L’Italia e le leggi ignorate

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

Qualcuno ha provato a calcolare quante leggi vi sono in Italia ma arrivato a un certo numero astronomico vi ha rinunciato. Eppure, se ci guardiamo in giro molte di loro sembrano inesistenti tanto che non sono pochi coloro che ne invocano di nuove. Se a questo riguardo apriamo il discorso chiedendoci chi dovrebbero farle rispettare pensando alla magistratura o rivolgendoci al legislatore per darne una sostanziosa sforbiciata per ridare le restanti più visibili e ottimizzarne l’applicazione nella fattispecie pratica, notiamo una logica consolidata negli anni di chi presenta una sordità cronica a tali impegni. Sembra che non ci rendiamo conto, o meglio lo sappiamo ma fingiamo di ignorarlo e il che è ancora peggio, che se vogliamo un sistema paese efficiente bisogna, e con urgenza, porvi mano con determinazione e soprattutto in maniera risolutiva.
Direi che ai tanti programmi che ogni partito si appresta a redigere ad uso e consumo degli elettori edulcorandolo di promesse, e soprattutto di illusioni, potremmo farne carta straccia in modo radicale proponendo una sola riforma: quella della giustizia e con essa con leggi chiare dove l’evasore fiscale sappia che se individuato rischia subito ed in tempo reale senza rinvii e passaggi ai vari gradi di giudizio che in Italia significa farsi beffe delle leggi. Che chi delinque per reati comuni potrà contare in processi che non richiedono anni per la sentenza definitiva pur nel rispetto dei diritti dell’incriminato. Quante volte un cittadino si sente una nullità al cospetto della farraginosità delle procedure per farsi riconoscere un diritto o una tutela d’ordine amministrativo nei confronti di un privato o di una pubblica amministrazione? Alla fine, se subisce uno scippo, un borseggio, un furto in casa o una truffa telematica preferisce non denunciarli tanto, pensa, non riusciranno a prendere i colpevoli e se lo fanno nel giro di qualche anno ce lo ritroviamo a reiterare lo stesso delitto. E il poliziotto che ferma in flagrante un ladruncolo di certo si sentirà stressato se lo rivede il giorno dopo in libertà e nello stesso posto dove lo ha bloccato in precedenza a commettere lo stesso reato. E dalle piccole vicende di criminalità di strada alle truffe in grande stile ci ritroviamo fatalmente con un paese difficilmente governabile e se diciamo che vogliamo mettere le manette ai grandi evasori facciamo ridere i polli. (Riccardo Alfonso)

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Autovelox: Leggi scritte male, giurisprudenza contraddittoria, circolari ministeriali incomprensibili

Posted by fidest press agency su domenica, 13 agosto 2017

AutoveloxQuesta la reazione che ci ha provocato una circolare del ministero dell’Interno dello scorso 7 agosto sugli autovelox: a pensar male, potrebbe sembrare che qualche funzionario, di quelli che contano, debba aver preso una multa ritenuta ingiusta, ed allora sta cercando di vendicarsi.
La circolare, interpretativa della direttiva ministeriale dello scorso 21 luglio, sembra fatta ad hoc per sostanzialmente creare confusione, dire di essere rispettosi del diritto ed emettere disposizioni che di fatto sara’ impossibile eseguire; da parte degli accertatori delle infrazioni e da parte di coloro che intenderanno fare opposizione alle stesse, ovvero gli automobilisti.
Perche’ l’autovelox sia a norma, oltre all’obbligo di taratura periodica degli strumenti (sentenza Corte Costituzionale, gia’ nota e in vigore), le autorita’ dovranno eseguire verifiche di funzionalita’ dello strumento: ogni anno dalle 20 (modalità istantanea) alle 100 (modalità media) (VENTI e CENTO!!). Poi, oltre a dover levare i cartelli di avviso dove gli autovelox non ci sono sempre, quand’anche questi cartelli continuino ad esserci e ogni tanto ci sono gli accertatori con la macchinetta, e’ obbligo che vengano aggiunti anche dei cartelli temporanei. Inoltre, se l’autovelox vale per entrambi le direzioni di marcia, ci vogliono i cartelli in tutte e due le carreggiate. Infine, se queste norme non saranno rispettate, ne sono responsabili anche gli agenti accertatori.
Ve li vedete i vigili che ogni volta che escono per pattugliare, visto che hanno anche una responsabilita’ diretta sulla funzionalita’ degli apparati, si mettono a controllare tutto quello di cui sopra? Malattie, scaricabarile, figli e mamme malate, ritardi per l’espletamento del servizio… tutto a go-go.
Della serie: a chi giova? Le confuse circolari del ministero dei trasporti sugli autovelox, che da decenni ci inondano di minuziose istruzioni ignorate da gran parte delle pubbliche amministrazioni e degli automobilisti, non sono che l’ultimo anello di uno Stato in condizione confusionale: leggi scritte male dal Parlamento, su cui si aprono centinaia di migliaia di ricorsi, che portano a sentenze l’una l’opposto dell’altra, fino ad arrivare alla burocrazia ministeriale che per l’ennesima volta partorisce la sua minuziosa circolare.
Noi crediamo sia il risultato di un mondo di azzeccagarbugli che domina la nostra burocrazia e la nostra pubblica amministrazione, dove invece dei risultati indicati di rispetto della legalita’ si ottiene solo sfiducia da parte di tutti (utenti e autorita’) e, di fatto, maggiore insicurezza sulle strade.
Siccome il nostro impegno e’ per la certezza del diritto e contro ogni forma di arroganza (soprattutto da parte della pubblica amministrazione) faremo tesoro di queste “nuove” istruzioni operative contro le amministrazioni insolventi, consapevoli che saranno in pochi a conoscerle e capirle.
Ma in questo nostro impegno, non possiamo esimerci dal ricordare che, siccome violare i limiti di velocita’ non e’ sano ne’ civile, cosi’ come non e’ sano e civile mettere il conducente in condizione di violare queste arzigogolate norme, non sarebbe piu’ giusto eliminare l’obbligo di segnalare gli autovelox? Oggi, quando gli autovelox non ci sono, e’ tutto un violare i limiti di velocità, e la sicurezza va a ramengo. Quando ci sono, grazie alla segnaletica si rischiano tamponamenti perche’ qualche conducente frena all’ultimo secondo per evitare la multa. Secondo noi la soluzione e’ qui, e sai quanto tempo e denaro si risparmierebbe, da parte di tutti. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Regione Lazio: “Tagliate oltre 400 leggi inutili per semplificare la vita ai cittadini”

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 Mag 2017

regione-lazioRoma con l’approvazione della legge avente per oggetto “Disposizioni per la semplificazione normativa e procedimentale e abrogazione espressa di leggi regionali” abbiamo finalmente liberato il Lazio dal peso di oltre 400 norme ormai superate ed inutili compiendo un ulteriore significativo passo verso la semplificazione e la razionalizzazione dell’intero ordinamento regionale.” – Ha dichiarato il consigliere regionale del Partito Democratico Eugenio Patanè al termine dei lavori del Consiglio – “Esprimo grande soddisfazione per l’approvazione del mio emendamento grazie al quale ora anche il Consiglio Regionale disporrà della facoltà di proporre il riordino in testo unico della disciplina delle materie di competenza. Sono infatti profondamente convinto che i Testi Unici, che raccolgono in un unico testo tutte le norme vigenti di ciascun settore, siano uno strumento fondamentale per favorire la semplificazione del sistema e la trasparenza amministrativa nell’interesse di tutti i cittadini del Lazio.”

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Gli errori delle leggi “un tanto al chilo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 Mag 2017

montecitorioGià fare le leggi non è un mestiere semplice, perché ogni norma disciplina una situazione astratta, e la realtà è sempre più complessa. In più i nostri parlamentari sottovalutano l’attività di produzione legislativa, motivo per cui siedono in Parlamento. L’ultimo caso è quello del telemarketing selvaggio, che il ddl concorrenza da poco licenziato dal Senato ha espressamente autorizzato, con scandalo nostro, del Garante Privacy e dei cittadini.
Di fatto si consentono le telefonate selvagge grazie ad un articolo che recita: “Gli operatori e i soggetti terzi che stabiliscono, con chiamate vocali effettuate con addetti, un contatto anche non sollecitato con l’abbonato a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale, hanno l’obbligo di comunicare all’esordio della conversazione i seguenti dati: 1) gli elementi di identificazione univoca del soggetto per conto del quale chiamano; 2) l’indicazione dello scopo commerciale o promozionale del contatto. Il contatto è consentito solo se l’abbonato destinatario della chiamata, presta un esplicito consenso al proseguimento della conversazione”.Inserire in una norma la frase “contatto anche non sollecitato” vuol dire che ovviamente il contatto non sollecitato, cioè senza il consenso del consumatore che dovrà poi specificare che non vuole ulteriori contatti, è possibile. Leggendo le varie dichiarazioni sulla stampa, viene fuori che questo emendamento è stato proposto da alcuni parlamentari 5 Stelle che ribadiscono di averlo pensato con l’intento opposto a quello che invece viene fuori dalla lettura della norma.
Il che mi pare ugualmente grave rispetto all’eventualità che cercassero di ottenere l’effetto di aprire al telemarketing selvaggio. Perchè dimostra che, senza un minimo di riflessione e di tecnica legislativa, si fanno danni.Il problema non è dei soli 5 stelle. Il penultimo esempio è la “manovrina” economica, fra le cui norme si annuncia con gran fasto la “lotta ai portoghesi del bus”. A parte che nella sostanza cambia poco, quand’anche fosse una grande innovazione resta comunque carta straccia, poiché la norma è frutto di un copia incolla maldestro, nel quale gli obblighi del viaggiatore sono contenuti ai commi 9 e 10 dell’articolo 48 e le relative sanzioni sono contenute al comma 11 e recita: “La violazione degli obblighi previsti dai commi 1 e 2 […]”. Peccato che i commi 1 e 2 di quell’articolo riguardino altro e che si siano dimenticati di correggere il numero dei commi malamente “copiaincollati” da uno dei decreti attuativi della riforma Madia… E di esempio in esempio potremmo continuare, anche con incursioni nella “tecnica legislativa del rimando”, il richiamo di comma in comma: “Fuori dei casi di cui ai commi 1 e 2, ulteriori comunicazioni per le finalità di cui ai medesimi commi effettuate con mezzi diversi da quelli ivi indicati, sono consentite ai sensi degli articoli 23 e 24 nonchè ai sensi di quanto previsto dal comma 3-bis del presente articolo”. Di cosa tratta questo comma? Cosa dice? Un qualsiasi lettore è in grado di capirci qualcosa? Il primo destinatario di una norma è il cittadino, che deve essere posto nelle condizioni di comprenderne il testo e non deve essere costretto a chiedere all’avvocato (il quale peraltro, per dare un senso a quanto legge dovrà decriptarlo come un codice segreto…) cosa significa. (Emmanuela Bertucci, legale Aduc)

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Scuola: Leggi delega su Esami di Stato

Posted by fidest press agency su domenica, 5 marzo 2017

ministero-pubblica-istruzionePer un sindacato dei dirigenti scolastici, il decreto legislativo sulla valutazione degli alunni è l’occasione giusta per ‘abolire il valore legale del titolo di studio in quanto non più rispondente al titolo stesso’. Anief si oppone: il titolo non può essere sminuito, ma va valorizzato, a iniziare da quello relativo alla licenza media, sino alla maturità, che secondo l’Anief dovrebbe rappresentare anche la fine dell’obbligo scolastico, anziché gli attuali 16 anni di età dell’alunno, assieme all’inizio anticipato a 5 anni anziché 6 in classi di compresenza materna-primaria. Giusto, invece, dare il maggior peso possibile al percorso formativo che ha condotto agli esami finali, frutto delle decisioni collegiali intraprese.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): l’Esame di Stato è modello di verifica ben diverso dalla semplice valutazione delle competenze, la quale può essere attuata certamente anche al di fuori dalla scuola. Confondere o plasmare i due livelli non ha senso. Inoltre, la scuola statale produce titoli utili all’accesso ai concorsi pubblici e per diventare dipendenti della P.A., oltre che a svolgere la libera professione e operare nel privato. Come si può dire che tutto questo d’ora in poi si potrà verificare solo attraverso delle semplici prove di certificazione delle competenze? Significherebbe portare l’Italia indietro di 900 anni. Il pericolo è conferire dei diplomi con peso specifico diverso. Così, solo gli allievi delle scuole e degli atenei più prestigiosi potranno aspirare all’ingresso di determinati posti di lavoro. Si mettono sotto il tappeto principi costituzionalmente protetti, come la parità d’accesso al pubblico impiego, il principio di uguaglianza e di ragionevolezza.

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I “veri” problemi dell’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

di-battistadi Alessandro Di Battista Renzi, Alfano, Verdini e Boschi hanno bloccato il Parlamento con queste riforme costituzionali dannose e bocciate dalla stragrande maggioranza degli italiani. Hanno fallito e devono andare a casa. Il M5S non intende bivaccare mesi su mesi alla ricerca di una quadra con i partiti politici responsabili dei disastri in Italia. Non ne possiamo più. Li conosciamo ormai. Gli interessano due cose: la prima è soddisfare i poteri di cui sono prestanome. Ed ecco spiegate le leggi pro-petrolieri, i decreti salva-ILVA, le norme a favore delle banche etc, etc. La seconda è ostacolare in ogni modo il M5S. Per riuscirci hanno rieletto lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (mai successo nella storia d’Italia); il PD, un partito che viene da Berlinguer, ha fatto governi con Berlusconi, Monti, Alfano e Verdini; hanno pugnalato Letta perché debole e messo Renzi perchè credevano che ci avrebbe contrastato (e si è dimesso anche lui); hanno fatto ignobili forzature dei regolamenti; hanno applicato la ghigliottina per fermarci; poi hanno fatto una legge elettorale contro il M5S e adesso che si sono resi conto che non ci sfavorirebbe come pensavano vogliono correre ai ripari. Ripeto, noi li conosciamo. Non gli interessa fare una legge elettorale migliore per i cittadini, gli interessa un “anticinquestellum”, una legge elettorale contro il Movimento. E noi che cosa dovremmo fare? Sederci al tavolo con questi “ladri di democrazia”? Aprire una trattativa con questi bari? Non esiste! Noi vogliamo occuparci dei problemi reali, vogliamo un reddito di cittadinanza e vogliamo sostenere le piccole e medie imprese. Vogliamo una vera legge anti-corruzione e una vera abolizione di Equitalia. Non ci faremo trascinare in estenuanti trattative sulla legge elettorale. Il Paese è stufo. Per noi l’Italicum, la legge elettorale che loro si sono votati, ha dei profili di incostituzionalità (se fosse così chi l’ha votata dovrebbe vergognarsi e sparire dalla scena politica). A ogni modo ce lo dirà la Corte Costituzionale. Una volta che si sarà pronunciata andremo al voto con quella legge corretta, sia alla Camera che al Senato. Punto. E, finalmente, il Popolo italiano deciderà chi dovrà governare il Paese. Perché dopo Monti, Letta e Renzi, non ne possiamo più di governi scelti altrove. Ci vediamo in piazza, molto presto. Non vediamo l’ora! (fonte: blog di grillo)

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Le lacune nelle leggi sulla cittadinanza dei Paesi europei rendono migliaia di bambini apolidi

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2015

europa-261011-cIl nuovo rapporto No Child Should be Stateless pubblicato oggi dalla Rete Europea sull’Apolidia, ENS-European Network on Statelessness, rivela che migliaia di bambini stanno crescendo privi della fondamentale protezione che la nazionalità offre ai cittadini a causa di lacune nelle leggi sulla cittadinanza e nelle norme che regolamentano le procedure di registrazione alla nascita. Il rapporto No Child Should be Stateless, che traccia un‘ampia analisi delle leggi sulla nazionalità in 47 paesi del Consiglio d’Europa, descrive una preoccupante gamma di problemi e presenta una serie di raccomandazioni pensate per guidare le azioni dirette ad affrontare – e in ultima analisi a mettere fine – all’apolidia tra i bambini in Europa.La Rete Europea sull’Apolidia, ENS-European Network on Statelessness, che rappresenta oltre 50 organizzazioni della società civile in tutta Europa, sta portando avanti una nuova campagna: “Nessun bambino in Europa deve essere apolide” per accrescere la consapevolezza sul tema e promuovere soluzioni concrete.Il CIR, Consiglio Italiano per i Rifugiati, è un membro della Rete Europea sull’Apolidia, ENS-European Network on Statelessness e ha pubblicato di recente uno studio sull’Italia Ending Childhood Statelessness: A Study on Italy che ha contribuito al presente rapporto ed alla campagna pan-Europea.
“In Italia, il fenomeno dell’apolidia colpisce soprattutto i bambini. I figli nati nel nostro Paese da famiglie sfollate dalla ex Jugoslavia che hanno vissuto nel nostro Paese una vita intera. Questi bambini hanno ereditato la condizione di apolidia dai loro genitori o si sono ritrovati con una nazionalità incerta. Rappresentano la seconda o terza generazione, parlano italiano e per varie cause, non hanno avuto accesso a uno status riconosciuto. A causa di questa condizione di sostanziale irregolarità non possono neanche ottenere la cittadinanza italiana: la loro esclusione dai diritti di cittadinanza è un dramma sociale e un problema giuridico rilevantissimo.” dichiara Daniela Di Rado referente per il tema apolidia del Consiglio Italiano per i Rifugiati “Per prevenire e ridurre queste situazioni di apolidia tra i bambini sarebbe, nella maggior parte dei casi, sufficiente applicare e interpretare correttamente la legge italiana che già prevede delle garanzie a salvaguardia del diritto alla nazionalità per i bambini nati in Italia. Ma siamo sulla buona strada, siamo infatti molto soddisfatti per l’approvazione in via definitiva da parte del Parlamento italiano della legge di adesione alla Convenzione sulla riduzione dell’apolidia del 1961. Ora è necessario superare le distanze tra legislazione e prassi”.Commentando il lancio del rapporto, Chris Nash, Direttore della Rete Europea sull’Apolidia, ENS-European Network on Statelessness dichiara ”Nessun bambino sceglie di essere apolide. Ogni bambino appartiene a una comunità. Ciononostante, l’apolidia continua ad esistere perché gli Stati Europei non riescono ad assicurare che tutti i bambini nati in Europa o da genitori Europei acquisiscano una nazionalità. Per un bambino, l’impossibilità di acquisire una nazionalità può avere enormi ripercussioni e determina una rilevante violazione dei suoi diritti umani”.Valutando il Rapporto un importante contributo per risolvere il tema dell’Apolidia e sostenendone i contenuti, Nils Muižnieks, Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, ha dichiarato “l’apolidia rende i bambini più vulnerabili a gravi violazioni dei diritti umani, come la tratta, lo sfruttamento sessuale e lavorativo, e le pratiche di adozione illegale. I bambini apolidi spesso affrontano forme multiple di marginalizzazione che si rafforzano l’un l’altra.
Ma l’apolidia è un problema risolvibile e come evidenziato da questo rapporto, se i Governi, gli attori regionali, le organizzazioni per i diritti umani delle Nazioni Unite, le agenzie delle Nazioni Unite e la società civile lavorassero insieme, sarebbe possibile sviluppare strategie per un’azione capace di affrontare e risolvere questo problema una volta per tutte”

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Immigrati e chi fa rispettare le leggi. Ma l’obbedienza è solo una virtù?

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2015

ungheriaLe immagini che giungono dall’Ungheria sono epocali: reti di metallo e filo spinato per impedire che alcuni esseri umani possano trovare rifugio dalla malvagita’, dall’arroganza, dalla sete di potere, dal fanatismo, dall’incapacità di altrettanti esseri umani. Niente di nuovo. La storia e’ piena di vicende del genere. Solo che, a differenza dei secoli passati, oggi ci sono i media, c’è la Rete, c’e’ l’informazione in tempo reale e a 360 gradi. Prima si veniva a sapere quel che accadeva solo dopo mesi e anni, coi particolari narrati in qualche libro di qualche tenace e attento osservatore. Oggi è tutto immediato. Meglio cosi’? Credo di si’, anche perche’ mi stava stretto il passato e non so cosa potra’ essere in futuro… E quel che piu’ colpisce, a parte alcune isolate e “tagliate” voci che trovano poco spazio sui media, e’ quella sorta di compattezza che le istituzioni ungheresi sembrano presentare nell’assecondare le scelte del governo in carica. Istituzioni in cui includo anche i cosiddetti servitori delle stesse: autorita’ intermedie, amministrative, fino ai poliziotti.
Fin da bambino (sono nato nel 1953), quando piano piano mi sono reso conto cosa aveva significato il nazismo, avendo avuto la fortuna di aver sviluppato un alto senso civico, quello che piu’ mi lasciava “di stucco” era come mai tanti uomini e donne avessero potuto partecipare al tentativo di affermazione di quella ideologia. E restavo attonito quando ascoltavo e mi capitava di frequentare i cosiddetti fascisti locali che, al di la’ delle macchiette che avrebbero rimpianto qualunque cosa fosse appartenuto alla loro gioventu’, non facevano tagli netti con il pensiero e la pratica dei nazisti. Leggevo libri di storia, vedevo film, ascoltavo le storie vive di chi aveva partecipato alla seconda guerra mondiale (tra cui anche mio padre) e anche alcune mitizzazioni della cosiddetta guerra partigiana su cui -forse per fortuna e intuizione- ci facevo gia’ allora la tara. La mia centralita’ era l’essere umano, con un approccio che, andando avanti col tempo, era sempre meno confessionale. Come poteva un essere umano, figlio di un padre e di una madre, nipote di nonni, marito di donne che adoravano e con cui si riproducevano, amanti della musica e del vivere cordiale, obbedire ad ordini cosi’ raccapriccianti? Certo -mi rispondevo- chi fa il soldato o il servitore dello Stato ha come prioritario scopo l’obbedire, non importa a cosa: obbedire. E quante volte l’ho sentito da parte dei soldati di questo o quell’altro esercito (non necessariamente in armi). Non era un qualche pensatore dell’antica Roma che aveva esplicitato una frase che ancora oggi (pur -per fortuna- in modo diverso) viene ancora usata: dura lex, sed lex? Ma questo non mi convinceva mai, perche’ lo associavo all’altro detto latino medievale “mors tua vita mea”, che mi evocava (e mi evoca) barbarie e incivilta’. Da qui quanto evocato nel titolo di queste righe -l’obbedienza e’ solo una virtu’?-, grazie all’applicazione del quale, da parte di uomini e donne anche coraggiosi, in Italia e non solo abbiamo raggiunto livelli di civilta’ umana e giuridica in tempi che per velocita’ la storia ci aveva insegnato essere impensabili. E di muri, a partire da quello della Cina e d quello di Berlino, ne sono caduti, anche se altri, oltre a quello ungherese, ne sono stati costruiti.
Torniamo all’Ungheria. Dover parlare di nazismo et similia non e’ opportuno, e sarebbe fuorviante. Mentre mi sembra opportuno ricordare quei principi civici e umani che ispirano noi bipedi silenti; principi che, nella mia fattispecie, mi si sono formati come ho descritto sopra e, di conseguenza, non posso non evocarli per capire il presente e pormi alcune domande. Che sono:
Ma un poliziotto ungherese, come si sente quando pattuglia le reti e i reticolati con dall’altra parte persone che chiedono aiuto? Possibile che esiste solo il senso del dovere, lo stipendio a fine mese che probabilmente servira’ anche a dar da vivere a dei pargoli? Certo, se erano rarissimi i tedeschi che a meta’ del secolo scorso avevano avuto qualcosa da ridire sul nazismo, perche’ stupirsi? Sembra non siamo serviti quasi cento anni trascorsi, con l’umano che e’ andato sulla Luna, con quasi ovunque tutti gli esseri umani che hanno uguali diritti e doveri, anche se si continua a morire di fame ed e’ sopraggiunto l’avvelenamento da incuria, distruzione e avvelenamento ambientale. Ma i poliziotti ungheresi sono li’, a qualche centinaio di chilometri nelle nostre case, il loro governo fa parte integrante dell’Unione Europea, sulla loro pelle hanno vissuto tragedie note a tutti…. eppure, indefessi, vivono la loro obbedienza come una virtu’. Forse hanno dei mal di stomaco bincredibili quando fanno le loro pattuglie di fronte ai disperati che fuggono da guerra, fame e disperazione, ma probabilmente faranno buon uso di efficaci antidolorifici (premi sugli stipendi?). Sono fatto male io? Mi manca il senso dello Stato? Sono una persona “tutto diritti” e “niente doveri”? Non lo so. Comunque provo molto, ma proprio molto disagio che, piu’ si va avanti, si trasforma in arrabbiatura per meglio esserci, per invitare a disobbedire. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Immigrati e delinquenza

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2015

fuga migranti1“Mentire o parlare senza avere idea delle cose che riguardano il proprio ufficio asserendo che gli immigrati, in proporzione, delinquono meno degli italiani significa che dobbiamo proprio invitarlo a fare un giro negli uffici delle Squadre volanti o, meglio, fuori assieme agli equipaggi”.
E’ il commento secco di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, alle parole del Viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, il quale secondo quanto riferito dai media ha affermato: “Statisticamente rispetto agli italiani delinquono meno gli immigrati perché sono più controllati, ovviamente, mi riferisco a coloro che sono inseriti nel circuito dell’accoglienza, migranti in attesa del diritto d’asilo”. Secondo Bubbico è la clandestinità che va colpita perché “è lì che si concentrano con maggiore rilevanza i fenomeni di delinquenza, i traffici più abbietti”. Bisogna dunque partire da questo dato per “offrire un quadro di sicurezza più consapevole”. Ma, secondo il Viceministro, mandare via gli irregolari è difficile perché “non sono identificabili, non ne conosciamo la nazionalità”. “E’ un’analisi – commenta Maccari – che, al di là della conclusione sconclusionata ed infondata, manifesta tutti i limiti di un sistema rispetto al quale denunciamo da sempre carenze e superficialità. A partire dal fatto che il controllo di chi è inserito nel circuito dell’accoglienza grava su Forze dell’Ordine che per numeri e mezzi e per la cattiva predisposizione dei servizi non ce la fanno più; passando per il fatto che la moltitudine di quelli che si parano dietro alla richiesta di asilo non è minimamente filtrata o controllata a monte, come invece dovrebbe essere; fino al problema della clandestinità, che riguarda anche le massedei richiedenti asilo. Quando noi parliamo di problemi legati all’immigrazione, infatti, non ci riferiamo certo ai veri perseguitati ed alle vere vittime di atroci violenze che necessitano di doverosa accoglienza e difesa da parte nostra. Ma il ‘nodo’ è proprio questo, il problema sono i clandestini che entrano nel paese sfuggendo ai controlli e che, anche per via di una legislazione inadeguata e di contromisure poco severe continuano a tornare liberi di fare quel che vogliono anche se e dopo che noi li abbiamo fermati, arrestati o momentaneamente neutralizzati, peraltro a costo di conseguenze pesanti sugli Operatori che vi si imbattono; ed il problema sono anche i numerosissimi ‘aspiranti profughi’ che arrivano nel nostro paese ma rifiutano di farsi identificare, non collaborano e, a loro volta, sono sistematicamente liberi di andare e fare ciò che vogliono con conseguenze altrettanto nefaste per noi e per la cittadinanza, come purtroppo abbiamo avuto modo di constatare in questi mesi, e da anni a questa parte”. “Tutto il sistema della gestione dell’immigrazione non va bene – conclude Maccari -, tutte le iniziative fin qui adottate sono servite per lo più ad ingrassare criminali senza scrupoli che hanno lucrato sulle disgrazie dei veri profughi lasciando loro solo briciole del fiume di soldi dei contribuenti destinato all’accoglienza, e noi non facciamo che correre dietro a tutti: a chi pratica la tratta di esseri umani, a chi arriva e delinque come gli pare, a chi ruba le risorse impiegate in questa macchina infernale, a chi protesta perché non vuole subire i gravissimi disagi dovuti a questo caos generale, a chi protesta perché non vuole stare in Italia, a chi protesta perché vuole starci e avere un trattamento che il Paese non riesce a lontanamente a garantire neppure ai bisognosi in patria… e il tutto, ovviamente mentre la maggior parte di noi continua senza sosta a occuparsi di sbarchi di centinaia di persona alla volta con le quali il circolo vizioso riparte e si autoalimenta, mentre i pochi rimasti si fanno in quattro per presidiare un territorio sul quale, in effetti, anche gli italiani delinquono, eccome. E’ vero – conclude Maccari -, la delinquenza di casa nostra non manca, ma da qui a minimizzare i fenomeni criminali legali all’immigrazione clandestina ce ne passa. Gli immigrati delinquono meno degli italiani? Niente affatto. Noi lo sappiamo bene, lo vediamo ogni giorno e ogni notte nelle nostre strade”. (n.r. A nostro avviso il problema non sta tanto sulla conta di chi più delinque e chi no ma semmai sulla capacità del sistema giustizia, nel suo complesso, di essere credibile. Se a tutt’oggi non si è in grado, e non certo per colpa dei poliziotti che sono l’ultima catena della filiera giustizia, non solo di perseguire chi delinque ma d’imbastire processi e condanne in via definitiva in tempi brevi per dare a tutti la certezza del diritto e di conseguenza essere credibili e il che significa dare fiducia ai cittadini e non lasciare spazio a chi si fa beffa delle leggi)

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Non è una fuga in avanti

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2015

att5fb12Una volta si diceva “L’unione fa la forza”, ma oggi non si parla di unione ma di frammentazioni ambiziose, che non tengono in alcun conto le sorti e gli interessi della nazione. Si potrebbe affermare, modificando i termini, che “La forza fa l’unione”, anche se dovesse trattarsi solo di una forza legata alle idee. Oggi non c’è nè forza nè unione, ma frammentazioni che svelano facili ambizioni, mediocri atteggiamenti, che finiscono con l’agevolare non i migliori ma quanti si ritrovano ad agire scavalcando ogni scrupolo. In questi 70 anni di democrazia mai come oggi si sente l’esigenza di una forte componente sociale in grado di neutralizzare l’arroganza di quella classe, numericamente sparuta, che possiede il 50% della ricchezza nazionale pur rappresentando solo il 10% della popolazione. Il 90% della popolazione, composta dalle classi intermedie (sulla strada dell’impoverimento) e a basso reddito, si sente abbandonata, non rappresentata per eccesso di sigle, movimenti, partitini, che creano confusione senza proporre serie e concrete alternative. Proprio nel momento in cui si dovrebbe poter fare affidamento ad una sinistra di governo, liberal-democratica e sociale, il campo operativo viene lasciato in mano alla minoranza della nazione che impone le leggi di mercato, dello sfruttamento, dell’arricchimento individuale che è stato agevolato da continue sanatorie, da ripetitivi condoni e da truffaldini scudi fiscali. Si trattasse di una “fuga in avanti” rimarrebbe lo spazio per la speranza, ma si tratta, invece di una “regressione” verso un radicalismo della sinistra che chiede “tutto e subito”, levando al vento troppe voci che finiscono con l’ottenere “nulla e per sempre”. Abbiamo un governo che, ormai, agisce senza alcun pudore, sbandierando riforme concordate con il peggior nemico delle libertà sociali e democratiche, portatore e sostenitore di un liberismo tutto indirizzato a favorire la striminzita e minoritaria classe opulenta, sostenendo che un ulteriore arricchimento della classe opulenta, dovrebbe generare una cascata di benessere per tutti, mentre promuove corruzione, evasione fiscale, esportazione di denaro all’estero, falsi in bilancio, con una penetrazione ormai patologica delle varie mafie dentro le Istituzioni.
Mentre la sinistra si frantuma soddisfacendo individuali ambizioni, le volpi entrano nel pollaio e fanno strage delle pur maggioritarie galline che, ormai, non hanno più un guardiano a difenderle.Vogliono spingere il popolo elettore ad affidarsi alla protesta di Grillo ? Almeno lo dicessero chiaramente. (Rosario Amico Roxas)

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Leggi che non tutelano i diritti

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2012

The Palace of Justice in Rome, Italy, seat of ...

The Palace of Justice in Rome, Italy, seat of the Supreme Court of Cassation. View from the opposite side of Umberto I bridge Français : Le Palais de Justice en Rome, Italie, siège de la Court de Cassation, vue de Pont Umberto I Deutsch: Die Justizpalast in Rom, die Oberster Kassationsgerichtshofs Palast Italiano: Il Palazzo di Giustizia, anche noto come Palazzaccio, sede della Corte di Cassazione, a Roma, visto dalla mezzeria di ponte Umberto I (Photo credit: Wikipedia)

I grandi geni della politica pidiellina Gasparri e Giovanardi, con la loro lettera al Capo dello Stato, in qualità di Presidente del Csm, lamentano che il Giudice della Cassazione Salvatore Di Palma con la sentenza della Corte di Cassazione n. 4184 del 15 marzo 2012, sui diritti delle coppie gay, ha “espresso opinioni del tutto personali su come il Parlamento dovrebbe operare in futuro”. Lorsignori, per farsi belli davanti al
cardinale o monsignore di turno, dimenticano che anche la Corte Costituzionale con la sentenza 138/2010 ha detto in modo chiaro e netto che la classe politica deve dare riconoscimento alle coppie conviventi che hanno rilevanza costituzionale. Entrambe le sentenze chiariscono definitivamente che i diritti non riconosciuti per l’immobilismo della classe politica possono anche essere fondato motivo per ricorsi legali delle coppie che con queste leggi subiscono ingiuste discriminazioni. E’ evidente che il loro nervosismo è dovuto al fatto che ormai in Italia, l’opinione pubblica, è sempre più consapevole della necessità di riconoscere le unioni e il matrimonio civile anche tra persone dello stesso sesso e le stesse forze politiche, pur con timidezze e ambiguità di ogni genere, dovranno prima o poi affrontare la questione.

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Continuano le leggi ad-personam

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2011

“Il ritorno ad orologeria della lavanderia politico- parlamentare ad uso della Casta è vergognosa. Oggi, più che mai, sono evidenti le ragioni per le quali, nel ’93, si decise di cancellare dalla nostra Costituzione quello che, pensato dai padri della patria per ragioni completamente diverse, era diventata una gestione impunitaria e generalizzata del potere politico” lo dichiara Federico Palomba, capogruppo IDV in Commissione Giustizia alla Camera. “E’ sconvolgente la capacità del Pdl di tirar fuori proposte che interessano solo al premier. Si inventano di tutto per devastare la costituzione, pur di salvarlo dai suoi guai giudiziari e morali” aggiunge Palomba. “Il problema è che hanno nel loro Dna la cultura dell’impunità. Prova ne sono i condoni, gli scudi fiscali e le continue impunità concesse in giunta per le autorizzazioni” conclude il capogruppo IDV in Commissione giustizia della Camera.

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Caso Ruby: Berlusconi mi scrive

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 gennaio 2011

Ciao Riccardo, “Non c’è stata nessuna concussione, non c’è stata nessuna induzione alla prostituzione, meno che meno di minorenni. Non c’è stato nulla di cui mi debba vergognare. C’è solo un attacco gravissimo di alcuni pubblici ministeri che hanno calpestato le leggi a fini politici con grande risonanza mediatica. Io sono sereno, state sereni anche voi perché la verità vince sempre. Il Governo continuerà a lavorare e il Parlamento farà le riforme necessarie per garantire che qualche magistrato non possa più cercare di far fuori illegittimamente chi è stato eletto dai cittadini.” E precisa: “Accade contro di me ciò che Tremonti dice a proposito della crisi. Come in un videogame, abbattuto un mostro ne esce subito un altro. Così avviene nel tentativo di mandare a casa il premier senza passare dal voto: dopo il giudizio della Consulta ora questo scandalo. Non ce l’hanno fatta in diciassette anni, non ci riusciranno neanche stavolta”. (n.r. ne prendiamo atto, ma il problema resta se in Italia una procura della repubblica mette in piedi una inchiesta del genere e una massa imponente di indagini e di prove e che tutte, a detta di Berlusconi, sono inventate. Questo può accadere nel paese delle banane e non in una nazione a democrazia compiuta. Qualcosa di marcio c’è e se non è dalla parte del nostro presidente allora si mandino i carabinieri ad arrestare questi magistrati che si inventano tutto e dal nulla costruiscono una montagna di prove. Ma dovrebbe valere anche il contrario con i carabinieri che arrestino il presidente del consiglio con l’aggravante di aver definito eversivi i magistrati milanesi. Ciò che chiediamo a gran voce è che si faccia presto per non attendere i classici otto-dieci anni per una sentenza definitiva.)

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Questione degli ogm e quote latte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

Sulla seria questione degli ogm, interviene il presidente della Cia (Confederazione italiana agricoltori) del Friuli Vg, Ennio Benedetti: «Mi ero ripromesso il silenzio stampa, ma quanto accaduto in queste ore non può certo passare inosservato e inascoltato. La Cia è sempre stata convinta che le regole e, in particolare, le leggi vanno rispettate e che sia compito delle istituzioni preposte farle rispettare. C’era un’indagine in corso, era quanto mai opportuno che fosse stata la giustizia istituzionale e non quella “fatta in casa” a far luce sulla presunta semina di mais gm. La Cia, nel ribadire il rispetto delle leggi, stigmatizza quanto accaduto perché non rispettoso del ruolo delle istituzioni e della proprietà privata – prosegue Benedetti -. Quel mais era fiorito da tempo e ormai non avrebbe causato alcun presunto danno ulteriore se non quello, di essere utilizzato per fini industriali e non umani o zootecnici, così come avvenuto sette anni fa, sempre nella nostra regione, quando una partita di mais da seme risultò contaminata. Ho letto alcune dichiarazioni di importanti rappresentanti delle istituzioni. Non è mio costume entrare nel merito delle convinzioni e dei pensieri di nessuno – conclude Benedetti -, osservo solo che lo stesso rispetto delle leggi andava sostenuto anche nel corso della vicenda delle “quote latte” che, oltre ad aver creato disparità di trattamento tra gli allevatori, è costata ai produttori rispettosi della legge quasi due miliardi e mezzo di euro e altrettanti a tutti i cittadini per il pagamento delle multe nei confronti della Comunità europea».

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Le leggi europee non sono un optional

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2010

“Il rispetto delle leggi europee sul trasporto aereo e sui pacchetti turistici non è un optional del quale si può fare a meno a discrezione!”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC) e Rappresentante italiano nel Gruppo Consultivo Europeo per i Consumatori (ECCG), commentando le dichiarazioni rilasciate dal boss della Ryanair, Michael O’Leary, che ha annunciato il rifiuto di ogni risarcimento per i viaggiatori ed anche che la compagnia low-cost sarebbe pronta a sfidare la direttiva europea (nota come legge UE 261) in tema di risarcimento, per i passeggeri vittime del vulcano islandese Eyjafjallajökul. “Michael O’Leary dovrebbe avere più rispetto dei consumatori europei perché è proprio grazie a loro che la sua compagnia ha conquistato il mercato e lui ha fatto un sacco di quattrini. La chiave del successo di Ryanair -prosegue Dona- è dovuta fino ad oggi alla sua diversità rispetto alle compagnie di bandiera: maggiore attenzione per il cliente, più sensibilità per il viaggiatore, non solo condizioni economiche più favorevoli. Essere low-cost non può consentire  low rights (pochi diritti) quando si reclama un risarcimento”. “Ryanair sta cambiando rotta -incalza Dona- e sono ormai note alcune condotte commerciali sempre meno rispettose dei consumatori: ecco, allora anche le organizzazioni di consumatori dovranno fare la loro parte! Noi stessi stiamo preparando un dossier da presentare all’Autorità Antitrust ed all’ENAC perché siano valutate alcune pratiche commerciali scorrette attuate dalla compagnia aerea a cominciare dall’aumento delle tariffe per i bagagli durante il periodo estivo. Altro che low cost!”. “O’Leary dice che sono dei ‘ridicoli bastardi’ quei consumatori che avendo speso  30 euro per un volo,  adesso ne chiedono 3.000 indietro, come risarcimento? Dipende da caso a caso -conclude Dona- ma a volte la pretesa è del tutto legittima: anche all’Unione Nazionale Consumatori si sono presentati alcuni turisti che hanno speso poche decine di euro per il biglietto ma, non essendo partiti, reclamano giustamente due o tremila euro cioè il costo del pacchetto turistico non goduto a causa dell’annullamento del viaggio”.

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In carcere non si rispettano le leggi

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 Mag 2010

“Le associazioni Antigone, a buon diritto e  il settimanale Carta avviano una vera e propria vertenza nei confronti delle istituzioni affinché siano rispettati i diritti delle persone detenute. A pochi giorni dal richiamo del presidente Napolitano, insieme lanciano un appello, “In carcere non si rispettano le leggi”, che sarà pubblicato sul settimanale Carta in edicola domani venerdì 21 maggio. Dice tra l’altro: “Quasi niente, nelle carceri, è come dovrebbe essere, funziona come dovrebbe funzionare, rispetta il dettato delle norme che dovrebbero regolare la vita penitenziaria. È trascorso quasi un anno dalla sentenza della Corte europea dei Diritti umani che ha condannato l’Italia per aver detenuto persone in meno di tre metri quadri. Una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea, un’ipotesi di tortura o trattamento inumano o degradante. Oggi la situazione è peggiore di allora”. E ancora: “Utilizzeremo ogni strumento legale a disposizione per far sì che lo Stato paghi il prezzo della propria illegalità”. Antigone, A buon diritto e Carta si impegnano a monitorare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi le condizioni di vita all’interno delle carceri italiane e contemporaneamente ad elaborare strategie e azioni di natura politica e giurisdizionale affinché le istituzioni democratiche garantiscano dignità e diritti alle persone detenute.” Chiunque può aderire all’appello (che è anche su http://www.carta.org)

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Carcere e leggi improvvide

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Mag 2010

Dichiarazione di Irene Testa Segretario dell’Asssociazione Il Detenuto Ignoto e membro della Giunta Nazionale di radicali Italiani Edmondo Cirielli, più che ricordare a se stesso che le norme introdotte con l’approvazione della “sua” legge si resero necessarie per la troppa discrezionalità che i magistrati applicavano nella concessione delle attenuanti e delle misure alternative per i recidivi, dovrebbe invece rendersi conto che gran parte dello sfacelo del sistema carcerario, che registra in questi tempi l’alto numero di detenuti che affollano le nostre carceri, lo si deve proprio alla legge che porta il suo nome. Già nel 2005, quando si approvò la  legge 251, denunciavamo che essa avrebbe devastato il già disastrato sistema delle carceri italiane, che gli istituti di pena sarebbero ritornati in poco tempo indietro di 20-30 anni, e il numero dei detenuti sarebbe presto quadruplicato, con gli effetti che ciascuno immaginava. Infatti: la legge elimina i benefici e le previsioni dell’esistente legge Gozzini per tutti i recidivi (cioè, per oltre i due terzi degli attuali detenuti); aumenta una serie di pene anche per reati di minore gravità; elimina, al terzo reato, qualunque beneficio previsto dalle leggi vigenti. Date le condizioni, di allora e a maggior ragione delle attuali, in cui versano gli istituti di pena italiani, l’aver prodotto una tale normativa è stata un’autentica follia, e, come Radicali, eserciteremo le dovute pressioni perché le Camere modifichino al più presto quella che è oggi una delle maggiori cause del malfunzionamento del sistema penale”.

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Le leggi e il furore partitocratico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2010

Editoriale fidest. Abbiamo scritto a tutti quelli che abbiamo ritenuto i “personaggi del tempo” sulla necessità che si presti maggiore attenzione alla parte che riguarda il controllo della legalità da parte di chi ne è istituzionalmente preposto. In altri termini il legislatore prima di varare una legge dovrebbe chiedersi: chi la fa rispettare? Quali strumenti sono adottati affinché tutti i cittadini siano consapevoli che dura lex, sed lex e come tale non va disattesa nella fattispecie pratica? In questi anni, invece, si moltiplicano le leggi, si inaspriscono le pene, si impedisce alla magistratura di fare la parte che le spetta privandola di risorse, annacquandola con gradi di giudizio che alla fine ci portano solo  alla prescrizione del reato o in forme più o meno camuffate di condoni e amnistie. Alla fine chi è portato a delinquere è rassicurato. La farà franca in ogni caso. Tutto questo non solo accade nel penale ma lo è anche nel civile e nell’amministrativo. E’ sufficiente che un partito si senta con un’alta percentuale di consensi per pretendere che persino la legge si pieghi alla sua volontà. Lo constatiamo in tanti modi. Con un Presidente del consiglio che gioca al gatto e al topo con i giudici che devono vagliare la sua posizione, penalmente rilevante, e con il preciso intento di arrivare alla prescrizione del reato che gli è addebitato. Un uomo che dovrebbe essere d’esempio a tutti e che dovrebbe essere il primo a fare chiarezza sulle accuse addebitategli per assicurare gli italiani che è innocente, che crede nella giustizia. E ancora la recente dichiarazione di una carica istituzionale che di fronte all’esclusione di una lista per violazione di legge osserva: “la sostanza prevalga sulla forma”. Cosa può significare all’uomo della strada? Che la violazione c’è ma le leggi non si applicano se la forma rema contro l’interesse partitico. E allora le leggi che ci stanno a fare? Ci stanno ma servono solo per la povera gente, perché la legge è severa e formale per i deboli ed è debole e rispetta la sostanza per i forti. Usque tandem? Ma non prendiamocela con i nostri governanti: fanno i loro interessi. Siamo noi che non sappiamo farci i nostri. E chi è causa del suo mal…. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La tragedia dei migranti eritrei

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2009

“Si è consumata nella totale indifferenza dellla comunità internazionale, prima e dopo – ha commentato Guido Barbera, presidente del Cipsi, coordinamento di 42 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale – i disastrosi eventi: basti vedere i cadaveri non ripescati, il disprezzo totale della vita nel gioco al rimbalzo delle responsabilità tra i governi di Italia, Malta e Libia che negano ogni responsabilità su quanto accaduto. La legge del mare vuole che chi si trova in difficoltà venga soccorso”.   “Inoltre – continua Barbera – questa tragedia nasce da un’altra tragedia: quella dell’Eritrea, dove i diritti umani sono quotidianamente violati. Un paese governato da uno spietato dittatore,  un vero e proprio inferno, con migliaia di prigionieri politici. Questi morti pesano sulla coscienza dei politici italiani incapaci di una politica capace di tutelare i diritti e la vita di ogni essere umano”.  “L’entrata in vigore della nuova legge sulla sicurezza sta aggravando la situazione e aumentando la tensione. L’indifferenza rispetto alle tragedie del mare e la mancata assunzione di responsabilità da parte dei governi e della comunità internazionale ci spaventano e ci indignano. Ci auguriamo che su quest’ultimo tragico avvenimento la giustizia faccia il suo corso, che venga fatta luce sulla morte di tante persone, che vengano accertate le responsabilità dei governi ed identificati i responsabili delle omissioni di soccorso e dei tardivi interventi che se realizzati tempestivamente, avrebbero forse potuto salvare tante vite. Chiediamo ancora una volta al Governo italiano e all’Unione europea il rispetto dei diritti umani di tutti i cittadini e dei rifugiati, il diritto alla vita, alla libera circolazione, all’asilo politico”. Aspettiamo risposte concrete.

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