Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘leghisti’

Sì al bonus a 3 consiglieri leghisti del Veneto, no ai cento lavoratori intermittenti della Fenice

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2020

I consiglieri regionali del Veneto percepiscono uno stipendio di ottomila euro netti al mese. Non sono pochi soldi! Eppure tre consiglieri della Lega hanno ben pensato di arrotondare richiedendo il sussidio di 600 euro per la partite IVA.Uno dei tre, che è anche commercialista, ha dato la colpa ad un socio che avrebbe richiesto il bonus a suo nome, il secondo al suo commercialista e il terzo invece a sua moglie. Ma tutti e tre hanno spergiurato che il fatto è avvenuto a loro insaputa.Solo in un caso il bonus è stato respinto dall’INPS, per gli altri due il bonus invece è stato concesso. Evidentemente l’INPS ha giudicato che 8.000 euro di stipendio siano una miseria e che il bonus era indispensabile per garantire una vita dignitosa ai due consiglieri regionali.Peccato che la stessa INPS abbia deciso invece che il bonus non andava concesso ad un centinaio di lavoratori intermittenti presso il Gran Teatro La Fenice, motivando questo rifiuto con la percezione, nel mese di marzo, dell’assegno del Fondo d’integrazione salariale per cifre che andavano a seconda dei casi da qualche decina a qualche centinaio di euro, cioè da venti a duecento volte meno dello stipendio di un consigliere regionale! Questi cento lavoratori intermittenti si trovano oggi in una situazione economica drammatica, dal momento che da aprile ad oggi non hanno percepito nessuna forma di contributo economico, né FIS, né bonus di €600. Come USB, rinnovando la richiesta di un incontro presso l’INPS perché sia riconosciuta ai lavoratori una forma di integrazione al reddito come previsto dalla legge, non possiamo non stigmatizzare la disparità di trattamento riservata dall’INPS ai due diversi casi.

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Volontà politica e sudditanza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 ottobre 2011

night piazza colonna

Image by antmoose via Flickr

Il rituale che ho avuto modo di segnalare tempo fa sembra diventare sempre di più istituzionale. Mi riferisco ai pranzi e alle cene di lavoro di Arcore e sedi affini. Qui non parlo ovviamente degli intrattenimenti ludici del capo ma dei suoi incontri con esponenti politici e in particolare con i leghisti, Bossi in testa. Mi sono sempre chiesto, a questo proposito, che genere di pietanza il cuoco della casa prepara per trasformare i più tenaci e convinti sostenitori di una tesi chiaramente anti-governativa, in persone pronte a cambiare opinione. E pare che lo stesso effetto è riproducibile anche a Palazzo Chigi dove di recente Berlusconi ha ricevuto due suoi tenaci oppositori interni e che, a loro dire, erano pronti con un manipolo di fedelissimi a toglierli la fiducia e che dopo una “colazione di lavoro” sono usciti sorprendentemente rinfrancati e quel che più conta, convinti sostenitori delle tesi del capo anche se per la platea hanno lasciato “cadere” qualche dubbiosa riflessione. E, per contro, una parlamentare del Pdl, che ha lasciato la “casa madre” per parcheggiare nel gruppo misto, ha tenuto a precisare, in una intervista, che pur invitata a “colazione” ha preferito rinunciarvi. Forse per questo motivo non recede nei suoi intendimenti. Persino il nodo cruciale posto poche ore fa dalla Lega sul tema delle pensioni che l’esecutivo intende inserire nella manovra economica in procinto d’essere varata sembra sciogliersi dopo, guarda caso, una cena che supponiamo essersi prolungata per qualche ora e passa tra un aperitivo e un digestivo e una boccata al toscano di Bossi. Ma ciò che pesa di più grave sono gli strascichi di antieuropeismo lasciati trasparire dalla dichiarazioni di Berlusconi per il quale se si impongono sacrifici non è colpa sua ma dell’Europa. Non si precisa, ovviamente, che da tre anni il governo non ha fatto altro che dirci che tutto andava bene mentre avrebbe potuto mettere mano, con la maggioranza che si ritrovava prima dello strappo di Fini, a quelle riforme strutturali che continuano a far parte del programma elettorale del 2008 della coalizione. Oggi fa di moda affermare che la colpa è sempre degli altri. E gli italiani? Sembra che siamo stati tutti invitati a colazione dal capo e da quella mensa il clamore si sta trasformando in brusio. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Rifiuti: maggioranza ricattata dalla lega

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2011

Apprendiamo neppure con troppo sconcerto che il CDM ha approvato il dl rifiuti con il voto contrario della Lega. Se è vero – come riferiscono le agenzie di stampa – che questo voto contrario sia stato preventivamente concordato, siamo in presenza non di una maggioranza, ma del fantasma della stessa. La tanto sbandierata coesione del Governo si infrange, ancora una volta, di fronte ai ricatti dei leghisti, preoccupati solo di alimentare una becera propaganda antimeridionalista e, dunque, antinazionale. I napoletani dovranno assumersi fino in fondo le proprie responsabilità senza rimettersi alla Provvidenza o alla inesausta solidarietà degli italiani, una solidarietà che comunque non deve venir meno neanche oggi: ne va dell’immagine non solo di Napoli ma dell’Italia intera. Lo ha dichiarato in una nota l’on. Roberto Menia, ex Sottosegretario all’Ambiente e coordinatore nazionale di FLI.

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Il compleanno di una bella fanciulla

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2011

Lettera al direttore. Magari è anche possibile che una figlia non sia stata voluta da entrambi i genitori, oppure che abbia avuto una nascita difficile, oppure, non so, che sia stata concepita a seguito di un segreto tradimento, che la mamma sia la sua vera mamma, e che il papà non sia il suo vero babbo, ammettiamo insomma che le cose non siano andate proprio per il verso giusto, ma ora che c’è questa bella fanciulla, perché non dovremmo trattarla con il massimo riguardo e festeggiare con allegria il suo compleanno? Io ho capito però come stanno le cose. E’ probabile che i leghisti stiano diventando tutti testimoni di Geova, i quali non festeggiano i compleanni, giacché ritengono l’usanza contraria alla volontà di Dio. Oppure si sentiranno un po’  tutti come il babbo tradito della bella fanciulla? (Veronica Tussi)

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Leghisti e carcere duro

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 ottobre 2010

Dichiarazione di Irene Testa e di Alessandro Gerardi, rispettivamente Segretario e avvocato dell’Associazione radicale “Il Detenuto Ignoto”. La proposta di legge presentata dalla Lega Nord volta ad estendere l’ambito di applicazione del cosiddetto “carcere duro” anche nei confronti di chi commette omicidi efferati rappresenta una offesa alla Costituzione e ai principi più elementari di umanità e dignità che dovrebbero regolare la detenzione carceraria in uno stato democratico, tanto più ove si consideri che essa si applica indifferentemente a detenuti in espiazione di una pena definitiva come a quelli in attesa di giudizio, e dunque assistiti dalla presunzione costituzionale di non colpevolezza. Questa iniziativa della Lega Nord, frutto di conformismo prima ancora che di
radicata convinzione, rende ancora più necessario ed urgente diffondere con ogni mezzo una informazione completa e dettagliata sulla realtà applicativa del carcere duro, oramai assurto a moderno e legalizzato strumento di tortura, per evidenziarne ad un tempo la profonda disumanità
e la sostanziale inutilità. Vogliamo sperare che, oltre ai deputati e senatori radicali, anche i parlamentari appartenenti agli altri gruppi politici sapranno opporsi alla retorica conformista e consociativa che vorrebbe rafforzare la assurda perpetuazione nel nostro sistema penitenziario di questo incivile istituto.

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Regionali Piemonte e memoria corta dei leghisti

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2010

Dichiarazione di Federico FORNARO (Vice Segretario PD Piemonte)  “Il Presidente Cota e i leghisti piemontesi dimostrano ancora una volta di avere la memoria corta. Di fronte alla decisione del Consiglio di Stato di non concedere la sospensiva della sentenza del Tar del Piemonte sul riconteggio di circa 15.000 schede, non si sono trovati altri argomenti se non gridare allo scandalo per lo spreco di denaro pubblico per i costi da sostenere per la verifica dei voti voluta dai giudici amministrativi, con la minaccia di chiederne conto ai presentatori dei ricorsi.  Peccato che non si trovi traccia di simili dichiarazioni, quando, nel 1993/1994, il Tar del Piemonte, accogliendo in prima istanza un ricorso della Lega Nord, ordinò il riconteggio di circa 250.000 schede delle elezioni comunali di Torino (controllo che peraltro confermò in pieno la bontà del risultato dello scrutinio contestato dai leghisti) e, alla fine, addebitò al Comune di Torino il relativo costo di 212 milioni di lire dell’epoca.    Anche il continuo richiamo al rispetto della volontà – argomento ripetuto da ultimo dallo stesso Presidente del Consiglio Berlusconi nella giornata di ieri – continua a non tenere conto di una verità e di un principio assolutamente fondamentale in una democrazia liberale: le regole di garanzia che presiedono alla presentazione delle liste, alla campagna elettorale e al conteggio dei voti sono un tutt’uno con la formazione e l’espressione della volontà popolare e come tali sono inscindibili.  Oggi l’unica cosa seria da fare è attendere che si completi il lavoro della giustizia amministrativa, così come prevede la legge e la Costituzione Italiana e nel frattempo si cerchino costruttivamente le necessarie convergenze, nelle sedi istituzionali, per affrontare le emergenze in materia economica e sociale della nostra Regione”.

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Alemanno ai leghisti: smettetela

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2010

Roma. «Non c’è niente da fare: ha ragione Totti. Li conosco bene gli amici della Lega, quando arrivano a Roma appena eletti deputati, fanno la faccia disgustata e hanno l’atteggiamento diffidente. Poi, nel giro di qualche mese o anno, si innamorano della città e vorrebbero non più andare via  anche se ai loro elettori del nord devono continuare a raccontare la favola della Roma brutta e cattiva. È ora di farla finita con queste sfide provinciali. C’è una nazione da ricostruire e che deve dimostrare la propria competitività nei confronti degli altri Paesi e può farlo solo attraverso una Capitale internazionale come Roma». Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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Leghisti indagati per ‘Ndrangheta

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2010

L’Unità di oggi a pag. 6 è uscita con un articolo di Angela Camuso. La giornalista è autrice di una inchiesta dove risultano indagati a Milano decine di politici locali di comuni dell’hinterland milanese, molti dei quali leghisti, tra cui un manipolo di sindaci e numerosi assessori e consiglieri locali per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio, finanche concorso in estorsione. Era la scorsa primavera e la procura di Reggio stava da tempo intercettando i vertici della ‘ndragheta durante riunioni in alta montagna. Ed è così emerso che numerosissimi appalti edili per opere pubbliche, eseguiti o da eseguire in Lombardia, venivano decisi in Calabria da un organismo finora semi-sconosciuto della mafia reggina: la cosiddetta “Provincia”, quasi una cupola di Cosa Nostra, che si è scoperto avere ordinato anche una serie di omicidi commessi nel capoluogo lombardo come quello del boss Carmelo Novella, ucciso a luglio 2008, per impedire ai capi della ‘ndrangheta a Milano di organizzare autonomamente una propria “provincia” in Lombardia.

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Fns: né con i leghisti né con i centralisti

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2010

Gli Indipendentisti du Frunti Nazziunali Sicilianu “Sicilia Indipinnenti” valutano negativamente quella certa idea “federalista” di scuola che oggi è veicolata soprattutto dai padanisti. Avremmo sperato che il dibattito sulla regionalizzazione scolastica avesse sbocchi meno ideologici e più concreti. Noi Indipendentisti du F.N.S. abbiamo, al contrario, un’idea includente per e sul futuro della Scuola Siciliana. Anzitutto crediamo fermamente nella Vera regionalizzazione che ovviamente non passa per la mera, singola precedenza a chi risiede nel Territorio. Se il Piemonte, a nostro avviso, sbaglia a percorrere questa strada certo non possiamo fare a meno di notare che parallelamente qui in Sicilia c’è ancora chi, da parte centralista, banalizza la nostra proposta con l’intenzione manifesta di tenere fuori dal dibattito il vero tema del confronto.  La scuola, per Noi del F.N.S. è una componente nevralgica, centrale per e della Società Siciliana. Crediamo quindi che essa abbia necessariamente la funzione ed il ruolo di capofila per e nel futuro del Popolo Siciliano. Noi crediamo si debba operare per una scuola che sia più siciliana e parimenti pienamente, totalmente in funzione di questa sua “sicilianità” aperta al Mondo, alle culture senza per questo dovere negare, conculcare o svilire il proprio background. Noi facciamo un appello a tutte le Istituzioni politiche, sociali e culturali affinché il futuro della scuola siciliana, in termini sia amministrativi che pedagogico – didattici, sia finalmente nella piena e responsabile disponibilità del nostro Popolo. Al pari di diversi altri soggetti crediamo e lottiamo affinché si affermi e consolidi, in Sicilia e non solo in Sicilia, un sistema di istruzione pubblico e qualificato che finalmente sappia spazzare via l’antico pregiudizio che vorrebbe esistesse una dicotomia insanabile tra un sistema scolastico del Paese Italia e le sue diverse, ineliminabili realtà nazionali presenti, non ultima quella siciliana. Come forza politica democraticamente, apertamente indipendentista crediamo che questa scelta per Una scuola siciliana per tutti sia intrinsecamente legata alla nostra analisi che recupera ed invera evidenti, insottacibili ragioni culturali e storiche che si riferiscono al nostro comune essere e percepirsi come Popolo e che sono comunque storicamente intrecciate con il divenire di quel processo storico-politico che taluni chiamano l’unificazione italiana. Certo nessuno può però dimenticare che Noi, il nostro Popolo, e per la sua parte, il nostro partito viviamo, operiamo e ci confrontiamo, per scelta e convinzione, all’interno di un quadro politico democratico, in cui è operante per quanto in modo etero diretto ed asfittico un dibattito politico. Dibattito, nel quale trasversalmente, molti vorrebbero parlare della Sicilia negando le necessità e le peculiarità della nostra Terra! Ora il paradigma leghista di federalismo scolastico è, in questa ottica, solo una approssimazione amministrativista che nulla aggiunge ma semmai sottrae ad una vera riflessione sul federalismo scolastico nella forma-stato Italia. La regionalizzazione in Sicilia e per i Siciliani significherebbe e può significare anche dimostrare che Noi Siciliani siamo in grado, di sviluppare un tessuto scolastico democratico peculiare, capace di FARE SISTEMA, in un ottica INTER PARES aperta all’Europa, al Mediterraneo e al Mondo. Senza che una siffatta normale, ovvia, evoluzione del quadro normativo, amministrativo, politico ma soprattutto pedagogico-didattico, debba fare gridare alla fine necessaria dell’Istruzione, pubblica, laica, e non smetteremo mai di sperare, gratuita in Sicilia. Occorre oggi andare oltre affrontando la questione non in chiave ideologica, come si è fatto sin qui, ma semmai in un’ottica di sistema, ove prevalgano il futuro ed il bene comune della Sicilia e dei Siciliani. (prof. Fabio Cannizzaro vice segretario politico Fns)

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Il vizio d’origine della politica italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2009

Editoriale Fidest. Con il passaggio dalla monarchia alla repubblica gli italiani hanno presentato il primo conto a chi avrebbe potuto evitare la dittatura fascista e non l’ha fatto. Il secondo, con l’avvento dell’Uomo qualunque inteso come antipartito, doveva essere il prezzo da far pagare a quei partiti che invece di coalizzarsi per contrastare il movimento fascista hanno continuato a dividersi e a litigare tra loro. A mettere, in quest’ultima circostanza, il bastone tra le ruote vi è stata la “paura” di finire dalla padella nella brace con l’avvento della dittatura comunista. Così gli italiani sono stati costretti a bere sino all’ultima goccia, dal calice che è stato loro offerto, un’amara bevanda. Ma il male non è venuto da solo. La Dc fu condannata a governare da sola lacerata al proprio interno dai franchi tiratori che riducevano alla loro mercé i governi che venivano costituiti, da alleati inconsistenti e non certo alternativi alla guida del Paese per via dei loro bassi consensi popolari. Così si consolidò quello che Fanfani aveva fin dal 1967 temuto con l’ampliarsi della corruzione, della formazione di vari comitati d’affari, dal voto di scambio e degli intrallazzi con la criminalità organizzata per il controllo del territorio. I politologi del poi definirono questo scenario con il termine molto soft di “democrazia bloccata”. A spezzare tale spirale poco virtuosa e molto equivoca vi furono due eventi di cui uno esterno ai nostri confini domestici con la caduta del muro di Berlino e il collasso dell’Urss e l’altro con il ripulisti organizzato dalla procura di Milano e che passò alla storia come “mani pulite”. La vecchia guardia dei partiti come il Psi e la Dc ne uscirono malconci e con una caduta verticale dei consensi popolari. Sembrò salvarsi dallo scempio solo il Pci. A questo punto il partito della sinistra italiana senza demeriti ma nemmeno meriti si ritrovò maggioranza nel Paese. Chi poteva sbarrargli la strada? Praticamente nessuno. Ma non era destino che dopo anni d’opposizione, ed anche di consensi popolari che in certe elezioni avevano portato il Pci ad avvicinarsi al quorum dei voti per permettergli di governare l’Italia, si aggiungesse allo scorno la beffa. Spuntò quasi dal nulla un nuovo partito dal nome suggestivo di Forza Italia e un uomo che il potere lo aveva visto solo per interposta persona. Quest’uomo giocò molto bene la sua carta con il supporto mediatico delle sue televisioni, che coprivano quasi per intero il territorio nazionale, e con la rottura di un tabù alleandosi con il Msi poi divenuto Alleanza Nazionale e guidato da un giovane colonnello: Gian Franco Fini l’allievo prediletto di Almirante. Ma la sua marcia, che poteva essere trionfale, fu intralciata da un altro alleato, la Lega di Bossi, che sul più bello fece lo sgambetto alla nuova coalizione e permise alla sinistra, che nel frattempo aveva allargata la sua area di alleanze con i “cattolici di sinistra” e la costellazione di sinistra integralista sempre divisa e litigiosa, di battere il nemico comune: il centro-destra. Si capì subito che Bossi aveva bisogno di tempo per fare chiarezza al proprio interno e per studiare bene con chi poteva allearsi per raggiungere al meglio i suoi obiettivi che erano quelli, se non proprio di uno stato del Nord spaccando l’Italia in due tronconi, almeno quello di una autonomia amministrativa e politica così ampia da compensare, in qualche modo, la rinuncia del suo fine primario e con l’aggregazione dei territori che riteneva i più importanti e ricchi del Paese: il Triveneto, la Lombardia, il Piemonte e la Liguria. In questa partita a poker si capì subito chi poteva essere il vincitore poiché il centro sinistra era ancora legato da logiche ideologiche e dalla presunzione di poter guidare il Paese alla vecchia maniera considerandola la più gradita all’elettorato. Berlusconi, invece, seppe pagare il silenzio alle accuse rivoltagli dai leghisti riguardo i suoi intrallazzi da palazzinaro e da patron mediatico e che furono, tra l’altro, messi nero su bianco sul giornale dei leghisti. Promise anche che sarebbe arrivato a soddisfare le richieste dei leghisti per le loro autonomie locali e dei posti chiave nel governo. Il resto è storia dei giorni nostri. E’ la storia che tutti noi viviamo mentre i debiti berlusconiani sono pagati e l’Italia rischia di generare se non divisioni territoriali una nuova ondata xenofobica rivolta non solo agli extracomunitari ma agli stessi italiani che non appartengono alla famiglia del nord. E quelli del Centro sud? Stanno facendo la fine dei classici pifferai che andarono per suonare e furono suonati. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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