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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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Scuola: Per riaprire le scuole a settembre bisogna legiferare in maniera chiara

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Anief ha firmato due protocolli sulla sicurezza, per gli Esami di Stato e l’inizio delle lezioni a settembre. E oggi è pronta a firmare anche quello per le scuole dell’infanzia e asilo nido, dopo che diverse indicazioni da noi elaborate sono state recepite. Abbiamo ottenuto poi l’impegno a rivedere gli organici, dopo anni di tagli. Il sindacato collabora in questo momento particolare e difficile per il Paese con il Governo, ma non può abbandonare la tutela della salute dei lavoratori e delle loro responsabilità rispetto a norme poco chiare e alle attuali condizioni delle istituzioni scolastiche, nelle quali l’organico rimane insufficiente, le classi sono rimaste pollaio e il precariato continua ad aumentare pur garantendo il servizio, nonostante le 100 mila assunzioni autorizzate. Su questi temi aspettiamo il confronto con la ministra Lucia Azzolina già dai prossimi giorni, senza bisogna di attaccare a priori il suo operato, dopo che oggettivamente la scuola si sta riappropriando di quei fondi che le sono stati tolti da anni perché l’istruzione era stata considerata una spesa. Sul precariato, il problema non sono le domande pervenute per partecipare ai concorsi straordinari, peraltro, riservati alla scuola secondaria, ma l’abuso sistematico e reiterato dei contratti a termini contro le norme comunitarie e le stesse norme italiane nel lavoro privato. Chi insegna per tre anni in una scuola non deve fare domanda e superare un concorso per essere riconosciuto insegnante di ruolo in un’altra regione a mille chilometri di distanza per rimanere almeno cinque anni lontano dalla propria famiglia. Su questo continueremo la nostra battaglia valoriale che ha segnato l’Anief dalla sua fondazione.

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Il doppio compito dei democratici: arginare Trump e legiferare

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 gennaio 2020

By Domenico Maceri. “Beh, prima di tutto, obbedirei a qualunque atto di comparizione”. Queste le parole di Joe Biden, ex vicepresidente durante i due mandati presidenziali di Barack Obama e di questi giorni candidato alla nomination del Partito Democratico. Pochi giorni prima, però, Biden aveva dichiarato al Des Moines Register, giornale dello Stato dell’Iowa che aprirà le primarie il prossimo mese, che non avrebbe accettato un atto di comparizione nel probabile processo di Donald Trump al Senato.
Il suggerimento di Biden di non rispettare la richiesta di presentarsi e offrire testimonianze lo avvicinerebbe ai comportamenti di Donald Trump che ha fatto “un’arte” di impedire ai suoi collaboratori a rispettare gli atti di comparizione emessi dalla Camera sulle indagine dell’Ucrainagate. Per Trump si tratta di una strategia che gli ha portato buoni risultati. Il procuratore speciale sul Russiagate Robert Mueller ha accettato risposte scritte da Trump invece di intraprendere un lungo percorso giudiziario per costringere l’inquilino della Casa Bianca a testimoniare in persona.Il 45esimo presidente ha abusato i rifiuti di collaborare alle inchieste di Mueller e quelli delle varie commissioni alla Camera. Anche qui i presidenti di varie commissioni hanno scelto di non sfidare Trump e i suoi collaboratori seguendo la strada giudiziaria per costringerli a testimoniare. Si sapeva che il 45esimo presidente avrebbe risposto con azioni legali che prenderebbero troppo tempo e quindi i ritardi gli avrebbero fornito una scappatoia. Nel caso dell’Ucrainagate, però, la Camera ha agito fissando uno dei capi d’accusa dell’impeachment sull’abuso di potere basato in buona parte sugli sforzi del presidente di bloccare le indagini.Biden dunque con la sua dichiarazione iniziale di rifiutare un atto di comparizione avrebbe fatto il gioco di Trump, aggiungendo fuoco alla demolizione delle istituzioni. La sua retromarcia ha ricondotto se stesso e il suo partito sulla strada giusta di rispettare le strutture costituzionali anche quando uno non è d’accordo con alcune procedure. Un imputato non può decidere di rifiutare la sua collaborazione perché lui o lei la giudica ingiusta.A Trump interessano poco le istituzioni e infatti aveva promesso in campagna elettorale di asciugare il pantano di Washington. Con la sua condotta però il 45esimo presidente non ha fatto che ingrandire il pantano esistente, preoccupandosi solo della sua sopravvivenza politica. Il Partito Repubblicano lo ha coadiuvato in maniera quasi completa chiudendo non uno ma ambedue gli occhi sui comportamenti poco ortodossi e potenzialmente illegali dell’attuale inquilino della Casa Bianca.
Trump, come si ricorda, continua ad essere proprietario della sua azienda creando ovvi conflitti di interesse, beneficiando della pubblicità ogni volta che lui va a giocare nei suoi campi da golf o passare tempo nei suoi resort, violando la “emoluments clause” della Costituzione americana. Inoltre, nel caso del Russiagate, il 45esimo presidente ha fatto di tutto per ostruire la giustizia come ci dimostrano la dozzina di esempi inclusi nel rapporto finale di Mueller. Anche la recentissima uccisione del generale Kasem Soleimani, che presidenti americani democratici e repubblicani avevano rifiutato di realizzare, riflette un atto potenzialmente illegale dell’attuale presidente americano. Fino ad adesso, le spiegazioni dell’amministrazione di Trump sono state poco convincenti.Nel caso dell’impeachment, Mitch McConnell, senatore del Kentucky e presidente del Senato, ha dichiarato subito dopo del voto alla Camera che lui stava preparando il processo nella Camera Alta con “la completa coordinazione dei legali alla Casa Bianca”. McConnell ha giocato a carte scoperte come se un giudice cooperasse con l’imputato, suggerendo che il verdetto sarebbe quello di innocenza.
Non dovrebbe sorprendere dunque la riluttanza di Nancy Pelosi, speaker della Camera, di inviare gli articoli di impeachment al Senato, sapendo che McConnell ha già deciso che Trump è innocente. La cautela della Pelosi avrebbe dovuto mettere pressione su McConnell di stabilire regole per un processo appropriato con l’uso di testimoni richiesti da ambedue le parti. Sembra che McConnell abbia determinato invece di fare un processo molto sbrigativo per bollare Trump di innocenza e cercare di lavare la macchia di impeachment stampata dalla Camera sulle spalle del presidente.Considerando le azioni dell’attuale inquilino della Casa Bianca che spesso rasentano l’illegalità o a volte la riflettono completamente, i democratici hanno un duro e doppio compito. Da una parte, devono arginare i comportamenti di Trump, ma allo stesso tempo devono completare la loro agenda legislativa. Sotto la guida della Pelosi, infatti, la Camera ha approvato un centinaio di disegni di legge che sono stati però bloccati una volta arrivati al Senato. Nonostante la sua risicata maggioranza alla Camera Alta, McConnell è riuscito a mantenere compatti i senatori repubblicani, facendo il bello e brutto tempo, specialmente con l’approvazione di giudici conservatori che avranno un impatto decisamente negativo nei prossimi decenni.
I democratici sperano nelle prossime elezioni non solo per tentare la riconquista della Casa Bianca ma anche la maggioranza al Senato. In questa prospettiva il loro compito consiste di fare di tutto affinché il numero di elettori aumenti. Più cittadini votano, più alte le possibilità di azione governativa che benefici il Paese e in secondo luogo anche il resto del mondo, considerando il peso della politica estera americana. (Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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Protestare a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2011

Manifestare il proprio pensiero è bello e rend...

Image by Geomangio via Flickr

“Ho deciso di andare a  Roma per fare anch’io la mia protesta. Si tratterà di una manifestazione “sui generis”, in quanto  sarò solo ad elevare il mio dissenso. Protesterò contro la legge di gravità; questo governo legifera su tutto, senza badare ai vari contenuti, essendo stato eletto dal popolo e, quindi, in possesso di un potere assoluto. Ritengo quindi che abbia l’autorità e l’autorevolezza per bandire tale ignominiosa legge che troppo spesso ci fa ruzzolare a terra. Peraltro sono certo del sostegno del premier in quanto, in assenza di tale legge, non avrebbe ricevuito quella famosa “duomata” in faccia. Ovviamente presenterò al Ministro degli interni una fidejussione bancaria a garanzia dei danni che potrei provocare nella concitata manifestazione che andrò a fare. E’  chiaro che intendo rispondee solo dei danni fatti da me, non posso rispondere di ciò che altri potrebbero fare. Da solo, scortato dalle forze dell’ordine, con traffico bloccato e cittadini penalizzati, ma si tratta di un mio diritto al quale non intendo rinunziare. Il problema sorge se dovessero presentarsi degli infiltrati; essendo da solo non potrei occuparmi del servizio d’ordine, specialmente se dovessero presentarsi in centinaia o migliaia: contrari alla legge di gravità devono essercene parecchi, per cui il mio timore di spontanee adesioni risulta quanto mai possibile. Penso ai portuali di Genova, agli scaricatori dei mercati generali, gente dai muscoli efficienti  che solo con uno sguardo sfondano una vetrina. Lo dico a-priori, non intendo rispondere del comportamento altrui; la mia protesta è motivata e intendo esercitare il mio diritto, peraltro garantito dalla Costituzione. Mi piacerebbe che l’attuale ministro degli interni prendesse atto di questo problema ed elaborasse un emendamento alla sua proposta di legge di chiedere garanzie reali a chi protesta, in grado di salvaguardare i diritti di tutti, anche di chi, come me, intende protestare da solo contro una legge iniqua che mi perseguita da 68 anni.(Rosario Amico Roxas)

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La giustizia italiana è al collasso ma un rimedio è possibile

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2009

L’unione Europea invita il governo Italiano a legiferare in materia di Giustizia, in particolare per quella civile, con circa sei milioni di processi in corso.  Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, pur dando ragione all’Europa assicura che le riforme del Governo che, saranno approvate (forse entro l’estate), presto daranno i loro frutti. Dunque, un Ministro ed un Governo, non sul banco degli imputati, per processi troppo lenti, per accumulo sproporzionato di cause ‘in arretrato’ e, di ritardi nei pagamenti, ma un Governo che sta risolvendo il problema giustizia, nella consapevolezza di rendere giustizia ai cittadini, attraverso l’uso obbligatorio dell’Istituto della Conciliazione o dei sistemi ADR (Alternative Dispute Resolution).  Più volte, sia il Governo, che il Ministro, hanno affermato che il processo civile sarà razionalizzato al fine di assicurare una forte accelerazione dei giudizi, snellendone le varie fasi e garantendo una decisione più rapida delle controversie e se, questo, come dice il Presidente del Consiglio dei Ministri è un Governo “del fare” certamente anche questa riforma si farà.  L’applicazione alle controversie civili e commerciali, di sistemi ADR, così come concepito – continua Pecoraro – saranno esenti da costi di giustizia, debbono risolversi al massimo entro quattro mesi e se le parti conciliano il relativo verbale redatto da un Conciliatore Specializzato è titolo esecutivo omologabile per l’esecuzione forzata, pignoramento ecc., così come già avviene, per esempio, per le controversie in tema societario dove il nostro Paese con una legge ad hoc ( D. Leg.vo 5/2003) ha accelerato questi procedimenti e ne ha abbreviato la durata.  Dunque, basta estendere a questa legge tutti i tipi di controversie aventi per oggetto la tutela di diritti disponibili, per ridurre anche gli arretrati dei processi civili, esistenti e non incorrere in pagamenti di ulteriori sanzioni previste dalle numerose condanne all’Italia, da parte della Corte Europea. L’Italia certamente emanerà prima dei limiti imposti dalla Corte, per adeguarsi (n.d.r. il 2009 per le procedure amministrative e giugno 2010 per i processi civili e penali), ad abbreviare la durata dei procedimenti, civili e penali, perchè la legge è già sulla scrivania del Ministro pronta per essere emanata.

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