Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 25

Posts Tagged ‘legittimità’

Governo ottiene dalla Consulta il rinvio dell’udienza sulla legittimità del corso riservato voluto dalla Buona Scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Tra le motivazioni della richiesta la possibilità che alcuni ricorrenti possano superare l’attuale procedura e la volontà di modificare le regole dell’attuale concorso e d’intervenire per legge sull’argomento. Udir ricorda che ha presentato due emendamenti specifici per semplificare le future assunzioni e far partecipare al corso riservato gli attuali ricorrenti e i presidi incaricati per risolvere una volta per tutte la vertenza. Una ulteriore conferma della notizia ci perviene direttamente dal sindacato Udir: “Confermiamo che abbiamo appreso dall’ufficio contenzioso che l’udienza, del 20 novembre, c/o la Consulta, è stata rinviata su istanza del Consiglio dei Ministri, che si propone di risolvere la problematica del contenzioso, intervenendo con legge sull’argomento. Confermiamo, inoltre, che gli emendamenti citati nell’articolo, sono stati depositati da Udir, presso la V Commissione Bilancio della Camera a DDL 1334”. Ulteriori notizie saranno pubblicate nell’edizione del 20 novembre prossimo sul sito della Fidest.

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Sì al danno esistenziale anche in assenza del biologico

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2014

Importantissima sentenza della Corte di Cassazione in materia di risarcibilità di danni ed in particolare del danno alla vita di relazione. Dopo le famose sentenze del 2010 che avevano messo in discussione questa voce di danno, arriva la sentenza n. 531 del 14 gennaio 2014 della Suprema Corte che stabilisce come il pregiudizio esistenziale possa essere liquidato anche in assenza di danno biologico.
Per la corte di legittimità il giudice è quindi tenuto a riconoscere il risarcimento alla famiglia della vittima quando l’incidente, che nella fattispecie era avvenuto sul lavoro, ha alterato profondamente l’assetto dei rapporti personali.
I giudici della terza sezione civile, nel caso di specie hanno rigettato il ricorso di una ditta individuale che era stata condannata a risarcire la famiglia di un giovane operaio che era rimasto gravemente ferito in seguito a una rovinosa caduta da un’impalcatura. Nonostante l’archiviazione in sede penale sia i giudici di merito, che infine quelli di legittimità con la decisione in questione, hanno confermato il risarcimento del danno morale ed esistenziale.
È a dir poco interessante la lunga motivazione, con cui i giudici di Piazza Cavour hanno chiarito, con una sentenza la cui portata, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, segna un a dir poco significativa nuova riapertura circa il dibattito sul danno alla vita di relazione o esistenziale che dir si voglia, che «la mancanza di danno biologico (qual è stato ritenuto, nella specie, per i due genitori) non esclude la configurabilità in astratto di un danno morale soggettivo (da sofferenza interiore) e di un danno dinamicorelazionale, quale conseguenza, autonoma, della lesione medicalmente accertabile, che si colloca e si dipana nella sfera dinamico-relazionale del soggetto». E, nel caso in cui il fatto lesivo abbia profondamente alterato il complessivo assetto dei rapporti personali all’interno della famiglia, provocando, come è stato ritenuto nella fattispecie, una «rimarchevole dilatazione dei bisogni e dei doveri ed una determinante riduzione, se non annullamento, delle positività che dal rapporto parentale derivano, il danno non patrimoniale consistente nello sconvolgimento delle abitudini di vita del genitore in relazione all’esigenza di provvedere perennemente ai (niente affatto ordinari) bisogni del figlio, sopravvissuto a lesioni seriamente invalidanti, deve senz’altro trovare ristoro nell’ambito della tutela ulteriore apprestata dall’art. 2059 cod. civ. in caso di lesione di un interesse della persona costituzionalmente protetto».

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Tav: Chiamparino ed Esposito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

“Nessuno mette in discussione la legittimità del dissenso, nella società, nelle istituzioni e nei partiti. Ci mancherebbe altro! Il tema, infatti non è il dissenso, bensì la necessità in un Paese democratico di realizzare decisioni prese, discusse, cambiate di nuovo e ridiscusse per quasi vent’anni. La democrazia non può essere eterna discussione fino a quando ci si adegua al volere delle minoranze. Allo stesso modo, non è in discussione la legittimità del dissenso nella coalizione di centrosinistra, ma si tratta di riconoscere la Tav come uno degli assi strategici della nostra proposta di governo ed avere comportamenti coerenti. Andrea Buquicchio solleva dei dubbi sulla necessità dell’opera, ma ci chiediamo perché non ha espresso dubbi in Consiglio regionale durante il Governo Bresso quando era in maggioranza, né davanti alla Confindustria Piemonte quando ha firmato, nella veste di segretario dell’IDV, il documento sulla TAV del Comitato Transpadana. Un problema di coerenza che non può essere sacrificata perché si vuole rincorrere i Grillini e mettere il cappello sulle proteste. L’intervento di Della Seta, poi, è incomprensibile. Della Seta fa parte del PD, seppur in minoranza, e non dovrebbe sentirsi chiamato in causa da una lettera che poneva il problema del programma di governo da costruire con gli alleati. Che il dissenso all’interno del PD sia ampiamente consentito lo dimostra lo stesso Della Seta, a cui nessuno impedisce di esprimere le proprie opinioni, anche se in contrasto con le posizioni prevalenti del partito stesso. Una democrazia questa, che non si trova nei partiti di destra, e, talvolta, neppure a sinistra come Vendola ben sa avendo a lungo frequentato Ferrero e soci”. Lo hanno dichiarato Sergio Chiamparino e l’On. Stefano Esposito.

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Roma: presentazione libro

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

Grande soddisfazione per la Scuola di Specializzazione in Diritto civile dell’Università di Camerino. Lo scorso 16 marzo, a Roma, nella stupenda cornice del Palazzo Spagna l’Ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede, Francisco Vázquez y Vázquez, ha presentato il libro “Il controllo di legittimità costituzionale e comunitaria come tecnica di difesa. Corte costituzionale italiana e spagnola a confronto” che raccoglie gli atti del convegno svoltosi a Camerino nel 2007, in collaborazione con la Prefettura di Macerata, in occasione della ricorrenza dei cinquanta anni della Corte costituzionale.  Il libro, curato dalla Prof.ssa Lucia Ruggeri, direttore della Scuola di Specializzazione in Diritto civile e dai Prof.ri Lorenzo Mezzasoma e Vito Rizzo dell’Università di Perugia, è incentrato sui rapporti tra Corte costituzionale, Corte di Giustizia e Corte Europea dei diritti dell’uomo e sui principi costituzionali applicati nella giurisprudenza delle varie corti. L’incontro è stato aperto dal saluto dell’Ambasciatore il quale ha evidenziato la forte connessione e affinità tra Italia e Spagna e dal saluto del Prof. Pietro Burrascano, del Centro di Studi Giuridici sui Diritti dei Consumatori dell’Università di Perugia. E’ seguita una relazione di presentazione svolta dal Prof. Domingo Bello Janeiro, dell’Università di La Coruña. Il Prof. Agustin Luna Serrano dell’Università “Ramon Llul” di Barcellona ha effettuato un’interessante analisi su come principi e valori comuni abbiano avuto modo di sviluppare diversi sistemi di tutela dei diritti. Il Prof. Pietro Perlingieri, Presidente della Società italiana degli studiosi del diritto civile e del Comitato scientifico della Scuola di Specializzazione camerte nella successiva relazione ha evidenziato il carattere “aperto” del sistema costituzionale italiano: un sistema che contempla la possibilità che fonti esterne ai nostri confini dispieghino i loro effetti sul territorio nazionale. Fonti comunitarie e internazionali convivono con fonti interne determinando un sistema complesso che rende straordinariamente attuale la carta costituzionale italiana.(ruggeri)

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Privacy condominiale

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 gennaio 2011

Anche ai condomini tocca adeguarsi in materia di privacy, ed il principio espresso dalla sentenza n. 186 resa il 4 gennaio 2011 scorso dalla seconda sezione civile della Cassazione non fa una grinza secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”: poiché secondo i giudici di legittimità costituisce un illecito affiggere sulle bacheche presenti negli spazi condominiali “le posizioni di debito” di inquilini e proprietari.  Con la suddetta decisione, infatti, la Suprema Corte ha accolto il ricorso di un condomino del napoletano che aveva chiesto di essere risarcito dal condominio per violazione della privacy dopo l’affissione nell’androne del palazzo dei debiti che questo non aveva ancora saldato.  Nel caso di specie il proprietario di un immobile all’interno di un condominio aveva citato per danni l’amministratore perché in uno spazio comune erano stati affissi i dati relativi alla sua posizione debitoria. Sia il Tribunale civile di Napoli che la Corte d’Appello ne avevano rigettato le richieste . I giudici di piazza Cavour investiti a loro volta della vicenda hanno cassato con rinvio la sentenza della corte d’appello accogliendo il ricorso ritenendo prevalenti le esigenze di privacy dei singoli condomini rispetto a quelle di efficienza dell’amministrazione condominiale con ciò riconoscendo anche il diritto al risarcimento del danno per illiceità del comportamento tenuto quale fonte di responsabilità civile. Peraltro gli ermellini ritengono che “fermo il diritto di ciascun condomino di conoscere, anche, anche su propria iniziativa, gli inadempimenti altrui nei confronti della collettività condominiale – l’affissione nella bacheca dell’androne condominiale, da parte dell’amministratore, dell’informazione concernente le posizioni di debito del singolo partecipante al condominio, risolvendosi nella messa a disposizione di quel dato in favore di una serie indeterminata di persone estranee, costituisce un’indebita diffusione, come tale illecita e fonte di responsabilità civile, ai sensi degli artt. 11 e 15 del codice”.

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Mobbing in ambito penale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 dicembre 2010

Da tempo ormai Giovanni D’AGATA componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” è impegnato nel Nostro Paese nella lotta contro il mobbing ritenendo comunque utile un intervento legislativo alla luce delle numerose decisioni delle corti di merito e quelle di legittimità spesso contraddittorie l’una con l’altra e quindi avvertendosi l’esigenza di porre ordine al marasma venutosi a creare in materia e soprattutto per fornire risposte concrete alle esigenze di giustizia dei lavoratori. Con l’interessante sentenza n. 44803 di oggi 21 dicembre 2010 che riportiamo in commento, la cassazione penale interviene nuovamente sulla questione della qualificazione giuridica delle vessazioni del capo nei confronti dei dipendenti (con atti moralmente violenti e psicologicamente minacciosi). Secondo la Suprema Corte la condotta vessatoria e denigratoria del datore di lavoro o del capo integra il reato di violenza privata e non di maltrattamenti in famiglia o di mobbing.  Gli ermellini, hanno modificato riqualificandole secondo il suddetto reato di violenza privata le accuse di maltrattamenti di un capo officina. In proposito, si legge in sentenza, “sembra piuttosto correttamente configurabile, proprio attraverso una motivata valutazione ed apprezzamento della richiamata prova specifica, peraltro motivatamente segnalata nell’impugnata sentenza a ribadita conferma di quanto già dedotto in primo grado, nella condotta dell’imputato il reato di violenza privata continuata aggravata ex art. 61 c.p., potendo ricondursi ai puntuali episodi,contestati nell’imputazione cui si è fatto cenno, i caratteri di una condotta moralmente violenta e psicologicamente minacciosa, idonei a costringere il lavoratore a tollerare uno stato di deprezzamento delle sue qualità lavorative nel contesto di una condotta articolata in più atti consequenziali ad un medesimo disegno criminoso, con l’intuibile aggravante della commissione del fatto con abuso di relazioni di prestazioni d’opera”.

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Roma: tariffe taxi

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2010

«Reputo sinceramente singolari i rilievi sulla questione di legittimità che riguarderebbero la delibera sui criteri di congruità relativi all’adeguamento delle tariffe taxi in discussione in questi giorni nell’Assemblea capitolina». E’ quanto dichiara l’assessore alle Politiche della Mobilita’ di Roma Capitale, Sergio Marchi. «Come ho già detto altre volte – ricorda l’Assessore – l’attuale delibera di indirizzo è stata specificatamente voluta, proprio, dall’Assemblea capitolina per dare criteri certi e inoppugnabili sui quali basare, oggi e in futuro, l’adeguamento tariffario del servizio taxi. Per quanto riguarda la nomina della Commissione di congruità, oltre a ribadire l’elevato profilo tecnico giuridico della stessa – spiega Marchi – va detto che la medesima inizierà a lavorare appena l’Assemblea capitolina avrà deliberato i criteri oggi in discussione.  «Infine – aggiunge l’Assessore – ricordo che sulla delibera regolamentare di adeguamento tariffario, sospesa dal mese di luglio, sono intervenute negli ultimi dieci mesi la Commissione consultiva Taxi, le Commissioni consiliari permanenti: “Mobilità” e “Regolamento e Statuto”; è stato convocato nel febbraio 2010 un tavolo delle associazioni dei consumatori; è stato acquisito il parere dell’Agenzia per il controllo della qualità dei servizi pubblici e locali; sono state espletate, prima dell’estate, otto sedute di Consiglio comunale; ed ora, dopo la votazione dei criteri sull’adeguamento tariffario da parte dell’Aula, l’intera disciplina verrà ancora sottoposta alla Commissione di congruità prima di essere deliberata in Giunta. Un ulteriore passaggio – conclude Marchi – per dare finalmente a Roma un regolamento Taxi all’insegna della trasparenza di questo servizio pubblico. Si potrebbe dire, con una battuta, che manca solo il controllo delle Nazioni Unite».

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La democrazia rappresentativa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2009

La forma di governo parlamentare che le democrazie occidentali si sono scelte prevede un momento elettorale teso a legittimare istituzionalmente una determinata maggioranza ad esprimere un governo. Se tutto ciò ci appare chiaro e persino scontato, non possiamo dire che è la stessa cosa allorché poniamo nel piatto il modo come intendiamo istituire il rapporto con quella opinione pubblica che diventa elettore e si serve della “cinghia di trasmissione” che è il parlamento per dare al governo la sua legittimità per amministrarci. Questo modo di essere è la comunicazione, ovvero i mass media. Diventa, quindi, vitale la possibilità di comunicare per cercarne, con l’opinione pubblica, il confronto. Solo in questo modo i parlamentari ed i partiti possono aggiustare l’azione di governo e farne riflettere gli umori popolari che sono tenuti a prendere atto e a trarne le conseguenze. Se lungo questo percorso si tende a barare è ovvio che ci troviamo davanti ad un sistema imperfetto che può determinare una caduta di credibilità ed una sfiducia profonda dell’elettore nello stesso sistema che pur resta nominalmente sui valori della democrazia rappresentativa. Da qui l’importanza di cogliere, con crescente attenzione, quei segnali che ci fanno intravedere il pericolo che la comunicazione sia manipolata, ad usum delphini, e veicoli, di conseguenza, una forma di consenso fittizio creato ad arte per disorientare gli elettori e far loro scorgere situazioni diverse dalle reali. E’ quanto potrebbe accadere in Italia, e per certuni sta già accadendo, e quel che è peggio, se il potere finisce con lo strutturarsi in forme rigidamente gerarchiche di tipo piramidale per veicolare il consenso rendendo meno libera la comunicazione e la stessa informazione.

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Fair al G8, insieme a Legambiente

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2009

Fair è in Abruzzo, nella delegazione di Legambiente, per raccontare passo a passo l’andamento delle trattative e verificare, così, la qualità del lavoro dei nostri “impiegati” G8 riuniti a Coppito (dicono) per uscire dalla crisi. Che non è solamente una crisi economica, ecologica e sociale, ma anche una crisi di legittimità per un vertice ancora agganciato ad un mondo che non c’è più, delegittimato dalle proprie stesse inadempienze e dal sostegno a politiche internazionali che sono state la  causa stessa del disastro annunciato che ci troviamo a vivere.

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Immigrati: respingimenti illegittimi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Maggio 2009

“Il Governo Italiano non era legittimato al respingimento degli immigrati e rifugiati del 7 maggio scorso e dei giorni successivi. Tra i respinti in Libia, infatti, vi sono 24 persone, per la maggior parte somali ed eritrei, che mi hanno conferito procura per presentare ricorso contro il Governo italiano presso la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo.” Lo dichiara l’avv. Anton Giulio Lana, membro del Direttivo dell’Unione forense per la tutela dei diritti dell’uomo, organizzazione che è tra i fondatori del Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR). “La presenza di somali tra gli immigrati smentisce la piena legittimità dell’azione del Governo e implica la violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea sui Diritti Umani – continua l’avv. Lana – che vieta, senza eccezione alcuna, la tortura e ogni trattamento inumano o degradante. Secondo la consolidata giurisprudenza della Corte, infatti, tale divieto comporta l’obbligo degli Stati aderenti – tra cui naturalmente l’Italia – di non espellere o respingere persone verso Stati dove rischiano di essere sottoposta a pratiche lesive dell’integrità psico-fisica.” “La Libia non ha aderito alla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati – continua l’Avv. Lana – e non dispone sino ad oggi di alcun sistema di protezione dei rifugiati. È dunque alto, concreto e documentabile il rischio di rimpatrio in Somalia e in Eritrea o in altri Paesi che violano sistematicamente i diritti umani”. “Intendiamo sottolineare anche la violazione dell’art. 13 della Convenzione che tutela il diritto a un ricorso interno efficace, in questo caso la presentazione di una richiesta d’asilo, nonché la violazione dell’art. 4 del Protocollo IV aggiuntivo alla Convenzione Europea sui Diritti Umani, che vieta l’espulsione ed il respingimento collettivo di stranieri, senza provvedimenti individuali”. “Risulta, infatti, che le persone respinte in Libia non siano state nemmeno identificate – conclude l’Avv. Lana – non sono state accertate le loro generalità, né tanto meno esse hanno ricevuto un provvedimento individuale di respingimento”.

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Le iscrizioni ipotecarie illegittime

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2009

L’Ipoteca iscritta dalla società di riscossione per importi inferiori ad € 8.000,00  è assolutamente illegittima. Il componente del Dipartimento Tematico Tutela del Consumatore di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, segnala un’importante sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Napoli. Le società incaricate per la riscossione prendano atto: troppi cittadini afflitti.  Non è raro il caso di cittadini che si sono visti notificare da parte delle società di riscossione di imposte, sanzioni amministrative e tributi, avvisi d’iscrizione di ipoteche per importi inferiori ad € 8.000,00, che come è noto costituiscono gli atti prodromici alla vendita di immobili di proprietà. Un’importante sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Napoli, in materia di iscrizione ipotecaria su immobile ex art. 77 del D.P.R. 602/73, fa luce su quest’odiosa prassi. In particolare, la Commissione, che ha rigettato l’appello proposto dalla Società di Riscossione, in primo luogo ha precisato quali sono le modalità ed i termini delle notifiche ex art. 26 D.P.R. 602/73, con particolare riferimento al caso di cui all’ex art. 60 D.P.R. 600/73 (affissione all’Albo Comunale), in secondo luogo ha ribadito, ancora una volta,  che l’ipoteca ex art. 77 D.P.R 602/73, iscritta su un immobile per importo inferiore ad € 8.000,00 è assolutamente illegittima. Il componente del Dipartimento Tematico Tutela del Consumatore di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, invita dunque le società incaricate per la riscossione a prendere definitivamente atto della non esperibilità della procedura, anche perché il giusto e legittimo recupero dei crediti, non può avvenire in violazione della legge ed affliggendo i cittadini con strumenti di garanzia del credito non utilizzabili se non per importi superiori.

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