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Peggiorano le condizioni di vita al Centro di accoglienza e identificazione di Moria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2020

A quattro settimane dagli incendi che hanno devastato il Centro di accoglienza e identificazione di Moria, a Lesbo, l’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, rinnova l’appello ad assicurare con urgenza gli interventi e le migliorie necessari a evitare l’ulteriore deterioramento delle condizioni di vita di circa 7.800 rifugiati e richiedenti asilo attualmente accolti presso il sito di emergenza allestito a Kara Tepe. Le forti piogge abbattutesi l’8 ottobre hanno aggravato le condizioni abitative all’interno del sito di emergenza. Le tende di alcuni ospiti sono state danneggiate da allagamenti. L’UNHCR ha condotto visite di monitoraggio delle esigenze di protezione per valutare la situazione in seguito alle consistenti precipitazioni, dando priorità alla distribuzione di teli impermeabili alle persone le cui tende sono state danneggiate dalla pioggia. I rifugiati stessi hanno inoltre trovato altre soluzioni temporanee quali lo scavo di canali e fossati intorno alle tende per prevenire allagamenti, poiché il sito non è dotato di un adeguato sistema di drenaggio. L’UNHCR e altri partner umanitari hanno allertato le autorità greche in merito ai rischi per la sicurezza all’interno del sito di emergenza, richiedendone l’intervento immediato. L’area è naturalmente soggetta ad allagamenti e il sito in cui sono attualmente piantate la tende non è attrezzato per garantire la necessaria protezione da intemperie e basse temperature. Tuttavia, si tratta esclusivamente di interventi a breve termine che non possono considerarsi adeguati o sufficienti per far fronte all’inverno. L’UNHCR ha fatto notare alle autorità la necessità di attuare interventi su larga scala, tra cui dotare prontamente il sito di un adeguato sistema di drenaggio e assicurare soluzioni alloggiative migliori per i più vulnerabili e le loro famiglie. Contemporaneamente, l’Agenzia continua a sollecitare un numero maggiore di trasferimenti in alloggi adeguati sulla terraferma. Allo stesso tempo, l’UNHCR trova rincuoranti gli sforzi profusi nel corso di questo mese per decongestionare i siti sovraffollati in tutte le isole Egee, attraverso l’avvio dei trasferimenti governativi verso la terraferma dei richiedenti asilo e dei rifugiati riconosciuti e più vulnerabili. L’Agenzia continua a sostenere e incoraggiare l’accelerazione di tale iniziativa. Fino a quando non saranno adottate soluzioni maggiormente comprensive e dignitose, l’Alto Commissariato continuerà ad appellarsi alle autorità greche affinché assicurino che iniziative di questo genere siano implementate per garantire protezione e rispondere alle esigenze specifiche dei rifugiati più vulnerabili.

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Migranti: l’Europa non può rimanere in silenzio di fronte alla tragedia di Lesbo

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

Sono circa 12.000 le persone abbandonate a sé stesse dopo l’incendio del campo di Moria. Tra rimpalli di responsabilità, silenzi e rifiuti i paesi europei stanno tradendo, in un solo colpo, la propria fede democratica e l’ambizione di divenire un modello internazionale basato su una proposta politica e culturale improntata all’accoglienza, all’inclusione, al rispetto dei diritti umani e civili.Mentre lentamente l’UE annuncia di voler mettere mano a un nuovo Patto per l’immigrazione nel campo profughi si muore di fame, si sopravvive in condizioni precarie e inumane.È necessario non temporeggiare nell’immobilismo e intervenire prontamente per accogliere i migranti che si trovano sull’isola in una situazione drammatica.È vero che ogni paese sta facendo i conti con la crisi economica causata dalla pandemia, con le disuguaglianze e le iniquità che ha determinato: le istituzioni sono impegnate a studiare piani e stanziamenti per impiegare le risorse necessarie a rilanciare le economie nazionali più o meno compromesse. Ma questo non può e non deve far dimenticare a nessuno che, perdendo la forte vocazione umanitaria e solidale che ha ispirato la costituzione della comunità europea, l’Europa sarà sempre più relegata a un ruolo marginale, circoscritto all’ambito economico-finanziario e burocratico.È indispensabile, in questa fase delicata, riprogrammare non solo il piano di azione e di intervento dell’Europa, ma ridefinirne gli obiettivi politici e culturali: scegliere la tutela dell’ambiente e dei diritti comporta precise responsabilità a cui è chiamata a rispondere ora e negli anni a venire.

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Incendio di Lesbo: I profughi vivono in condizioni di estrema precarietà

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

La Comunità di Sant’Egidio lancia un appello a tutti i paesi dell’Unione Europea perché accolgano con urgenza i profughi che con l’incendio del campo di Moria hanno perso tutto. Si tratta di richiedenti asilo che da mesi, alcuni da anni, vivono in condizioni di estrema precarietà, dopo aver fatto lunghi e rischiosissimi viaggi per fuggire da guerre o situazioni insostenibili, in gran parte provenienti dall’Afghanistan. Sono per lo più famiglie, per una cifra complessiva di presenze che si aggira attorno alle 13 mila, con una percentuale di minori del 40 per cento. L’Europa, se è ancora all’altezza della sua tradizione di civiltà e umanità, deve farsene carico con un atto di responsabilità collettiva.Noi, che quest’estate abbiamo passato in tanti, giovani e adulti, da diversi paesi europei, una “vacanza alternativa” per sostenere i profughi – con punti di ristorazione, animazione per i bambini, corsi di inglese per gli adolescenti – possiamo testimoniare la loro sete di dignità e di futuro. Come potremmo raccontare le storie di integrazione di chi abbiamo accompagnato in Europa con il corridoio umanitario che inaugurò nell’aprile 2016 Papa Francesco portando con sé alcuni profughi nel suo aereo, al ritorno dalla sua visita a Lesbo. Nel frattempo, per fronteggiare l’emergenza di queste ore, chiediamo il trasferimento urgente dei profughi in campi attrezzati, forniti di servizi, in terraferma, per evitare ulteriori drammi della disperazione, Occorre inoltre che le associazioni presenti nell’isola abbiano libero accesso per portare aiuti immediati ai profughi.

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“Vacanza alternativa” con i profughi residenti a Lesbo

Posted by fidest press agency su sabato, 8 agosto 2020

Fino a tutto agosto, oltre 150 volontari della Comunità di Sant’Egidio, provenienti da diversi Paesi europei, passeranno a turno una “vacanza alternativa” con i profughi residenti a Lesbo. Per non dimenticare e aprire la via ad un futuro diverso. Nell’isola greca sono presenti in questo momento circa 15.900 migranti, tra cui un buon numero di minori non accompagnati, tutti richiedenti asilo oppure in attesa di ricollocamento. Sono quasi il doppio rispetto ad un anno fa, in condizioni di vita precarie, aggravate dal lockdown dettato dalla pandemia.Rispondendo ad una domanda crescente di cibo, i volontari apriranno due “ristoranti solidali” da campo, ma terranno anche corsi di inglese per i profughi e faranno attività di animazione con i numerosi bambini e giovani giunti nell’isola. La loro presenza, durante il mese di agosto, avrà l’obiettivo di mantenere viva la speranza di gente che è fuggita da guerre o da condizioni di vita insostenibili nei loro paesi di origine e che ora si trova in una sorta di “limbo”, qui in Europa, in attesa di un futuro diverso. Gli aggiornamenti sulla “vacanza alternativa” a Lesbo verranno postati su http://www.santegidio.org

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Migranti e rifugiati sull’isola di Lesbo

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2015

isola lesboIn Grecia, nella giornata di ieri il personale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è stato evacuato per un breve tempo dal luogo dove erano in corso le procedure di registrazione di migranti e rifugiati sull’isola di Lesbo. Il luogo era molto affollato e si sono verificati episodi di violenza. Ciò è avvenuto mentre continuano gli arrivi di migliaia di rifugiati e migranti via mare dalla Turchia. Le autorità hanno, inoltre, riferito che vi sono stati sette morti – quattro dei quali bambini – a seguito di una collisione tra una barca di trafficanti e una nave della Guardia Costiera greca.Entrambi gli incidenti, la tragedia marittima e le tensioni a Lesbo, sottolineano ancora una volta l’urgente necessità di predisporre rapidamente adeguate strutture di accoglienza in Grecia per la ricezione, l’assistenza, la registrazione e lo screening di tutti i nuovi arrivati.Insieme all’aumento degli arrivi negli ultimi due giorni è aumentato anche il numero di morti. La Guardia Costiera greca ha riferito che ieri è avvenuta una collisione tra una delle sue navi pattuglia e una barca da pesca che trasportava 38 persone, provocando sette morti, tra cui quattro bambini. La collisione è avvenuta al largo della città di Molyvos sulla costa nord occidentale dell’isola. Trentuno persone sono state salvate e sull’incidente è stata aperta un’indagine. Dall’inizio dell’anno sono morte 100 persone nel tentativo di compiere la traversata dalla Turchia alla Grecia, mentre nel suo complesso nel Mediterraneo sono morte più di 3.100 persone.Il personale dell’UNHCR è rientrato a Moria questa mattina. Gli operatori hanno rilevato l’arrivo di 85 barche sull’isola nella giornata di mercoledì, seguite da altrettante – o forse più – nella giornata di ieri e durante la notte, soprattutto lungo la costa settentrionale, dove il canale che separa la Grecia dalla Turchia è largo solo 10 chilometri. Un responsabile della protezione dell’UNHCR ha dichiarato che dalla riva si vedono avvicinarsi nel corso di una giornata fino a sei barche alla volta – la maggior parte gommoni che trasportano circa 50 persone ciascuno. L’ondata di arrivi potrebbe essere il risultato di un temporaneo miglioramento delle condizioni atmosferiche, una corsa per battere l’inizio dell’inverno e il timore che i confini europei possano presto venir chiusi.Un rifugiato siriano nel nord della Grecia ha dichiarato all’UNHCR che il suo gruppo, composto da circa 50 persone, ha tentato tre volte nelle ultime due settimane di compiere la traversata dalla Turchia a Lesbo. La prima volta sono stati trainati a riva dopo essere stati intercettati da una nave pattuglia turca. La seconda volta hanno avvistato un’altra barca di pattuglia al largo e hanno annullato il viaggio. Hanno finalmente raggiunto Lesbo all’inizio di questa settimana, secondo quanto ha riferito.L’aumento degli arrivi ha posto nuove pressioni sulle strutture di accoglienza e di registrazione governative già sovraffollate dal numero di persone gia’ presenti sull’isola. La violenza è scoppiata ieri presso l’affollato sito di registrazione di Moria, fuori dalla capitale dell’isola di Lesbo, quando alcuni gruppi di uomini hanno tentato di saltare la fila e farsi strada negli uffici di registrazione. È stato necessario l’intervento della polizia per cercare di sedare i disordini, che sono proseguiti fino a sera. Le operazioni di registrazione presso il sito sono state sospese intorno a mezzogiorno ed è stato evacuato il personale dell’UNHCR e di altre organizzazioni.Al momento ci sono circa 3.500-4.000 persone sulla costa settentrionale dell’isola. I trasferimenti in pullman sono stati interrotti a causa del sovraffollamento nei centri di accoglienza, e alcune persone stanno ora cercando di percorrere i 70 chilometri attraverso l’isola per raggiungere la capitale, Mitilini.Dall’inizio dell’anno, più di 450mila rifugiati e migranti sono arrivati ​​via mare in Grecia, ponendo enormi pressioni sulle comunità locali e sulle autorità nazionali. In visita in Grecia all’inizio di questa settimana, l’Alto Commissario António Guterres ha dichiarato che è assolutamente essenziale che il paese riceva un massiccio sostegno da parte dell’Unione europea per garantire modalità adeguate di accoglienza, registrazione e screening, processi essenziali per il successo del piano di ricollocamento di rifugiati in altri paesi europei, così come per il ritorno a casa di coloro che non necessitano di protezione internazionale.L’Alto Commissario, Guterres, ha inoltre esortato i governi a prevedere maggiori canali per permettere alle persone di venire in Europa legalmente senza dover ricorrere a trafficanti e ad altre vie irregolari. Tali canali legali includono un aumento dei posti per il reinsediamento da paesi di primo asilo, il ricongiungimento familiare, programmi di sponsorizzazione privati, visti umanitari e modalità più flessibili di concessione di visti per studio, lavoro e altre ragioni.Inoltre, presso il confine tra Turchia e Bulgaria, un uomo afgano è stato ucciso ieri sera in una zona boschiva vicino alla città di Sredets. L’UNHCR esprime sconcerto per questo incidente. Secondo quanto è noto, l’uomo è stato colpito da un proiettile di rimbalzo, sparato da una guardia di confine con la Bulgaria. L’Agenzia sta sollecitando le autorità bulgare affinché sia presto avviata un’indagine che chiarisca questo tragico episodio e ne siano ressi noti i risultati.

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