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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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La Lettera di Rita Borsellino come memoria vivente per il risveglio delle coscienze

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

E’ stata scritta nel 1995 ed è e resta di grande attualità. “Sono sinceramente dispiaciuta di non poter prendere parte a questo seminario di studio sul fenomeno dell’usura. Pur non avendo una competenza specifica in tale campo, sono profondamente consapevole della gravità del problema e avrei avuto sinceramente modo di imparare molto dagli illustri relatori presenti. Il denaro è purtroppo diventato idolo dei nostri tempi e simbolo di potere: per conquistarlo si è disposto a tutto. Abbiamo abituato i nostri giovani a vedere nel denaro e nel benessere materiale il traguardo da raggiungere a tutti i costi, anche calpestando i diritti altrui, specialmente se più deboli e meno furbi, anche a costo di commettere illeciti e di usare violenza e sopraffazione. In questo sfrenato desiderio di beni materiali, per raggiungere i quali si è disposti a qualsiasi compromesso, è facile che si inserisca gente senza scrupoli. La criminalità si insinua facilmente nelle crepe che si aprono nel tessuto sociale e nella coscienza individuale, impossessandosi della libertà e della vita di chi ha creduto di trovare la soluzione ai propri bisogni o ai propri desideri e perde anche la capacità di misurare i rischi cui va incontro, cedendo alle lusinghe o alle minacce. Spetta alla famiglia, ma anche alla scuola, alla chiesa, alla società in genere, restituire ai giovani il senso della misura che noi genitori, educatori in genere, gli abbiamo alterato e sottratto, ridando la giusta dimensione alla scala dei valori e rimettendo ai propri posti l’onestà, la moralità, la solidarietà. Quella solidarietà che deve essere alla base del convivere civile. Quella solidarietà che ha dato spinta e vita a esperienze come quella di Capo d’Orlando e di Sant’Agata di Militello, dove i commercianti, vittime di usurai e taglieggiatori, insieme hanno trovato il coraggio di ribellarsi e denunciare. Proprio perché, insieme, si vince la paura, si diventa più forti, ci si aiuta l’un l’altro. E’ stato necessario il coraggio di pochi, per spingere i molti che subivano in silenzio. Queste esperienze ora si moltiplicano. E’ importante rompere il silenzio e l’omertà e, con essi, l’isolamento. Si moltiplicano le denunce perché è aumentato il coraggio individuale e collettivo. E’ importante ora che lo Stato sia presente e faccia la sua parte, non lasciando solo chi ha avuto il coraggio di esporsi, facendo opera di prevenzione anche in quelle regioni che sembrano apparentemente immuni dalla offensiva della criminalità. E’ lì che probabilmente tali fenomeni sono oggi più radicati, perché sono rimasti insospettati e indisturbati. Lo Stato sia presente anche incoraggiando, sostenendo, aiutando le piccole esperienze che nascono nel territorio, per buona volontà di chi vive i problemi da vicino. A Palermo, un sacerdote coraggioso, Padre Antonio Garan, ha fondato un movimento basato sulla solidarietà tra la povera gente della sua parrocchia. Si è così costituito un fondo a cui tutti contribuiscono e a cui tutti possono attingere. Servono, queste iniziative, come stimolo morale per risvegliare la solidarietà. Lo Stato si faccia inoltre promotore nelle scuole di quella educazione alla legalità, troppo spesso trascurata o ignorata del tutto, che aiuti i nostri ragazzi a vivere nel rispetto delle regole, uguali per tutti, non al servizio dei più furbi o dei più forti, ma, anzi, sostegno e garanzia dei più deboli e dei meno fortunati. Perché prepotenza, sopraffazione, omertà non abbiano più quella valenza vagamente positiva che ancora oggi, purtroppo e troppo spesso, assumono nella legge del più forte. Augurando buon lavoro, saluto cordialmente tutti i partecipanti ai lavori”. (Rita Borsellino)

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Lettera aperta alle forze politiche in vista delle elezioni della prossima primavera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 dicembre 2017

elezioni1E’ intenzione della FICT presentare un documento all’attenzione di quanti si apprestano a concorrere alle prossime elezioni elettorali per chiedere con forza che la questione delle dipendenze venga rimessa al centro delle politiche. Il documento verrà proposto a tutti i senatori e ai candidati alle elezioni politiche e, su tutti i territori, tramite i 42 Centri federati FICT, ai candidati alle regionali e amministrative.In Italia il settore delle dipendenze è sempre più relegato ai margini del dibattito nazionale tra le diverse forze politiche. Sembra vi sia una sostanziale e generalizzata delega agli addetti ai lavori, che però, sia nel pubblico che nel privato sociale, sono sempre meno e sempre più soli.Eppure a leggere i dati ufficiali della Relazione annuale sulle droghe al Parlamento, a voler fare lo sforzo di capire, c’è da restare sconcertati. Le droghe non solo sono sempre più diffuse e pericolose, ma si evolvono con una rapidità straordinaria, a fronte di un sistema di contrasto fossilizzato ed arretrato di decenni.Il sistema di contrasto, la rete dei servizi del pubblico e del privato sociale deve continuamente lottare per la propria sopravvivenza, facendo il possibile con risorse sempre più esigue ed all’interno di un quadro normativo arretrato ed inadeguato.Mentre il mondo della droga è quotidianamente in evoluzione, e negli ultimi 10 anni ha visto un mutamento enorme, nelle forme di dipendenza, nelle sostanze e persino nelle modalità di assunzione, gli operatori sono costretti ad operare con strumenti di intervento che fanno riferimento ad una normativa ampiamente superata. Ed a fronte di tutto ciò solo un assordante silenzio della politica.

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L’Università Roma tre mette online la raccolta della “lettera” del club del coccodrillo

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 marzo 2017

Altiero_SpinelliIl Centro di eccellenza Altiero Spinelli (CeAS) dell’Università Roma Tre, in occasione del 60° dei Trattati di Roma, ha messo online per la libera consultazione la raccolta completa della “Lettera” del Club del Coccodrillo (Crocodile) nato nel 1980 per iniziativa di Altiero Spinelli. All’iniziativa hanno collaborato il Consiglio italiano del Movimento europeo (CIME) e gli Archivi storici dell’Unione europea (ASUE) dell’Istituto Universitario Europeo (IUE).«Si tratta di una raccolta ricca di interesse storico-documentale e di motivi di attualità, resa accessibile a tutta la comunità degli studiosi e al pubblico in generale come contributo di riflessione sulle sorti del progetto di unificazione europea, tanto più utile e significativo nell’occasione delle celebrazioni del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma», spiega il rettore Mario Panizza.
Il 9 luglio 1980 Altiero Spinelli (1907-1986) riunì al ristorante «Crocodile» di Strasburgo otto eurodeputati che avevano accolto il suo appello: “la Comunità deve riformarsi o perire”.Nasceva così il «Club del Coccodrillo» la cui azione, condotta in particolare attraverso la “Lettera ai Membri del Parlamento Europeo”, agli inizi degli anni 1980 portò all’approvazione nel 1984 da parte del Parlamento Europeo del progetto di Trattato sull’UE, che ha avuto una grande influenza sugli sviluppi del processo d’integrazione del Vecchio Continente.«Abbiamo messo a disposizione la versione completa della “Lettera” suddividendola in tre periodi (1980-1981, 1991-1992 e 1993-1995) per una più facile consultazione», spiega il presidente del CeAS, Luigi Moccia, titolare della cattedra Jean Monnet di “Diritto e istituzioni dell’Unione europea” di Roma Tre. «La raccolta è disponibile in italiano, inglese e francese ed è liberamente scaricabile. La “Lettera” è di grande interesse storico e politico poiché fu uno strumento di propaganda e di azione rivolta a deputati europei e nazionali, a sostegno dell’impegno degli ambienti federalisti ed europeisti. Si avvia con questa “Lettera” l’azione costituente e costituzionale che, passando attraverso il Club del Coccodrillo, avrebbe portato il Parlamento europeo ad approvare il 14 febbraio 1984 il progetto di Trattato che istituisce l’Unione europea. La raccolta narra dunque la storia di un periodo particolarmente significativo e possiede un particolare valore documentale reso ora accessibile a tutti, dai singoli, agli archivi, alle biblioteche».

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Lettera aperta ai Giudici della Corte Costituzionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

ergastolaniSignori Giudici, ventisei anni di carcere mi hanno insegnato che prima di scrivere bisogna leggere. E dopo bisogna tentare di riflettere con la mente e con il cuore. Subito dopo però bisogna avere il coraggio di scrivere quello che si pensa.
È quello che ho deciso di fare adesso: non sono assolutamente d’accordo con voi che avete deciso di ritenere corretta la norma che consente all’amministrazione penitenziaria di vietare ai detenuti sottoposti al regime di tortura del 41 bis di ricevere libri e riviste dall’esterno. In questo modo, il “fine giustifica i mezzi” e, secondo voi, questo divieto consente di prevenire contatti del detenuto con l’organizzazione criminale di provenienza. A mio parere però con questa decisione avete fatto un “favore” alla mafia perché non avere tenuto conto che i libri potrebbero aiutare a sconfiggere l’anti-cultura mafiosa.
Signori Giudici, credo che pensiate in questo modo perché leggete poco, forse perché non avete tempo. Io, invece, in questi 26 anni di carcere, ho letto moltissimo. Potrei affermare che sono sempre stato con un libro in mano. E sono convinto che senza libri non ce l’avrei potuta fare.
Mi sono fatto la convinzione che noi siamo anche quello che leggiamo e, soprattutto, quello che non leggiamo. Vi confido che nei libri ho vissuto la vita che non ho potuto vivere: ho sofferto, ho pianto, ho amato, sono stato amato, sono cresciuto, sono stato felice ed infelice nello stesso tempo. E sono morto e vissuto tante volte.
Una volta, una giornalista mi ha chiesto qual era il libro che mi era piaciuto più di tutti. Mi è stato difficile rispondere, perché i libri sono un po’ come i figli: si amano tutti, perché tutti ti danno qualcosa. Alla fine ho detto che mi è piaciuto molto il libro “Il Signore degli anelli” perché molti prigionieri sono un po’ come i bambini. E per vivere meglio si immaginano di vivere in mezzo a boschi e palazzi incantati, fra meraviglie o incantesimi. Mi ha entusiasmato anche il libro “Il rosso e nero” di Stendhal perché mi ha insegnato che l’amore è fatto di amore. Poi ho citato il libro “Delitto e castigo” di Fëdor Michailovic Dostoevskij perché mi ha insegnato come si sconta la propria pena e che la vita è fatta di errore, se no non sarebbe vita. Infine, ho elencato i libri di Hermann Hesse, fra cui “Siddharta” e “Il Lupo della steppa”, perché mi hanno insegnato che quello che penso io lo pensano anche gli altri… a parte forse voi.
Signori Giudici, permettetemi di affermare che nei libri non ci sono dei nemici. Anzi, essi aiutano a frugare meglio dentro se stessi. Solo gli sciocchi hanno paura dei libri. Per la prossima volta che dovrete prendere delle importanti decisioni, vi consiglio di leggere prima un buon libro, come facevano i padri della nostra Carta Costituzionale che il carcere lo conoscevano bene, perché sotto il regime fascista vi hanno trascorso molti anni della loro vita.
I libri sono stati la mia luce in tutti questi anni di buio, mi hanno anche aiutato a continuare a lottare e a stare al mondo perché, come scrive Elvio Fassone (ex magistrato e componente del Consiglio della magistratura, oltre che Senatore della Repubblica), nel suo libro “Fine pena: ora”: “Certe volte una pagina, una frase, una parola smuove delle pietre pesanti sul nostro scantinato”.
Fin dall’inizio della mia lunga carcerazione ho iniziato a leggere, all’inizio con la testa e alla fine con il cuore. L’ho fatto prima per rimanere umano, dopo per sopravvivere, alla fine per vivere. Credetemi non è stato facile leggere in carcere quando ero sottoposto al regime di tortura del 41 bis o nei circuiti punitivi e d’isolamento, perché spesso, per ritorsione, mi impedivano persino di avere libri o una penna per scrivere. E in certi casi mi lasciavano il libro, ma mi levavano la copertina.
Penso che ci dovrebbe essere una buona legge per “condannare” i detenuti a tenere più libri in cella e, forse, anche una norma per obbligare i giudici della Corte Costituzionale a leggere di più. (Carmelo Musumeci)
Anche per questo l’Associazione Liberarsi, Sabato 8 aprile 2017, nella Sala del Centro Sociale Valdese in Via Manzoni, 21 – FIRENZE, ha organizzato il Convegno dal titolo: 1992- 2017: 25 ANNI DI 41 BIS 25 ANNI DI TORTURA

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Lettera all’editore: Giornata della donna

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2016

donna al volante1Londra. Caro editore, Quale giorno migliore della giornata internazionale della donna (8 marzo) per festeggiare i notevoli progressi che il movimento delle donne ha fatto. Ciò nonostante dobbiamo riconoscere che molto rimane ancora da fare e tutti dobbiamo far parte della soluzione. Un modo semplice per contribuire a porre fine a ogni tipo di sfruttamento – degli esseri umani e non-umani – è scegliendo pasti vegani. Circa 800 milioni di persone in tutto il mondo muoiono di fame – e più del 60 per cento di loro sono donne. La crisi alimentare è il risultato di una carenza di cereali, che sono stati destinati all’alimentazione del bestiame (che a sua volta è poi consumato da persone), invece di alimentare direttamente le persone che soffrono la fame.Inoltre, dato che una vera presa di posizione femminista è l’opporsi a ogni tipo di oppressione femminile – a prescindere dalla specie – bisogna considerare che l’industria lattiero-casearia costantemente schiavizza, sfrutta e insemina artificialmente le femmine non umane e le priva dei loro bambini portandoli lontano per essere uccisi. Mentre festeggiamo quanta strada ha fatto il movimento delle donne, perché non contemplare allo stesso tempo un cambiamento di stile di vita che avvantaggia la nostra salute, aiuta ad alleviare la fame nel mondo e ferma il ciclo di abuso che colpisce milioni di animali? Avere un delizioso pasto vegano – non è mai stato così facile! Cordiali saluti, (Harriet Barclay European Outreach Liaison, PETA)

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Meloni: Lettera a Boldrini su censura Unar

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2015

camera deputati2Il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha scritto al presidente della Camera, Laura Boldrini, per sottoporle il caso della lettera di censura ricevuta nei giorni scorsi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR). Ecco il testo integrale della missiva inviata al presidente di Montecitorio.«Illustrissima Presidente, Le scrivo per metterLa al corrente di una circostanza che mi riguarda direttamente, ma che reputo essere di Suo interesse perché concerne l’indipendenza stessa della Camera dei Deputati e del Parlamento tutto nei confronti del Governo. Ho ricevuto una nota da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) – (che per Sua comodità le allego alla presente), nella quale vengo invitata a “trasmettere alla collettività messaggi di diverso tenore”. Si renderà conto della gravità della questione. Un ufficio governativo scrive, formalmente e su carta intestata della Presidenza del Consiglio, a un parlamentare eletto dal popolo italiano, dicendogli quali messaggi sia opportuno trasmettere alla collettività e quali no. Ciò in palese sfregio dei più elementari princìpi democratici e della nostra Costituzione che sancisce, senza possibilità di diversa interpretazione, che «I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. Non Le chiedo di entrare nel merito delle contestazioni a me mosse dal Governo in tema di immigrazione, reputo, anzi, una fortuna in questa circostanza che la Sua sensibilità su questo tema sia molto distante dalla mia e che, con ogni probabilità, Lei condivida la sostanza delle argomentazioni del UNAR. Le chiedo di far sentire al Governo la voce autorevole della Presidente della Camera dei Deputati a difesa dell’indipendenza e della insindacabilità dei Parlamentari sancite dalla nostra Carta Costituzionale, voce che risulterà ancora più perentoria proprio perché rivolta a difendere il diritto di espressione di un Parlamentare del quale non condivide le posizioni politiche. Certa che Ella non vorrà far passare sotto silenzio un grave atto di prevaricazione del Governo nei confronti delle prerogative istituzionali del Parlamento, Le porgo i miei cordiali saluti. Giorgia Meloni».

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Lettera di 10000 docenti universitari al Governo

Posted by fidest press agency su martedì, 3 marzo 2015

università paviaI sottoscritti, novemilaottocentonovantaquattro Docenti Universitari, Professori e Ricercatori di sessantacinque sedi Universitarie statali e non statali e Istituti di Ricerca, esprimono la loro netta contrarietà al prolungarsi del blocco degli scatti stipendiali dei Docenti Universitari attribuiti in base al merito, previo giudizio positivo sull’attività svolta. Merito che tutti dicono di voler premiare e che invece in questo caso viene pesantemente mortificato. Tali scatti sono stati già bloccati per il periodo 2011-2014 ed ora si vuole estendere il blocco al 2015.I sottoscritti Docenti sottolineano con forza che non si può pensare di ridare fiducia al Paese senza valorizzare la formazione delle giovani generazioni e la ricerca scientifica. L’Università vive un profondo disagio per i tagli subiti negli ultimi anni. Se con finanziamenti irrisori si sono avuti risultati notevoli e servizi ben superiori alle risorse impiegate è stato anche grazie ai sacrifici della Docenza, già penalizzata, oltre tutto, dal blocco del turn-over. Bloccare gli scatti di merito va esattamente nella direzione opposta a quella di ridare fiducia al Paese. Il blocco demotiva la Docenza e ciò si traduce anche in un danno per l’Istituzione.Ne soffre anche la dignità del corpo docente, che dal blocco degli scatti di merito viene trattato come spesa improduttiva che è bene tagliare. E non c’è assicurazione in senso contrario che possa convincere.La Docenza Universitaria ha già contribuito in modo rilevante in questi quattro anni 2011-2014 al risanamento del Paese. Per l’intero quadriennio ogni Docente Universitario, dai più giovani Ricercatori ai Professori, ha dato al Paese in virtù del blocco degli scatti, in media, 180 euro netti al mese. E continuerà a dare tale contributo per tutta la carriera, poi sulla buonuscita e infine sulla pensione, a causa della cancellazione di questi quattro anni di anzianità. Ciò colpisce soprattutto i più giovani, su cui la decurtazione peserà per più anni.Con il 2015 si ritiene sia tempo di tornare alla normalità e di premiare il merito come dovuto. Se servono risorse, ora occorre cercarle altrove, nelle spese davvero improduttive che in questi quattro anni non sono state ancora colpite.I sottoscritti chiedono quindi con forza che a partire dal 2015 nella attribuzione degli scatti venga riconosciuto ai fini giuridici ed economici il periodo 2011-2014. Per essere più chiari ed evitare fraintendimenti, per il quadriennio 2010-2014 non chiedono assolutamente alcun recupero in termini economici (e con ciò ritengono di avere già contribuito ampiamente al risanamento del Paese), ma dal 1° gennaio 2015 chiedono, in relazione agli scatti di merito, esattamente lo stesso stipendio che avrebbero percepito se il blocco non fosse mai esistito.Queste istanze sono già pervenute da tempo al Governo in forma ufficiale, anche con ipotesi di azioni di supporto in caso di mancato accoglimento. Ne hanno recentemente parlato i telegiornali e numerose testate giornalistiche.A tali istanze il governo non ha dato fino ad ora alcun riscontro. I sottoscritti si vedono pertanto costretti, loro malgrado, a dar corso immediato alle azioni prospettate, tutte nell’ambito delle leggi vigenti. I firmatari si augurano di non essere costretti ad azioni ancora più incisive, che potrebbero culminare nella sostanziale paralisi degli organi collegiali e di governo delle Università.Comunicano pertanto che a partire dal 10 dicembre 2014, pur continuando a svolgere regolarmente la loro attività didattica e di ricerca, si atterranno in maniera puntuale alle disposizioni di legge e si asterranno da attività volontarie non previste dal loro stato giuridico.A titolo esemplificativo e non esaustivo:
1) Tutti i sottoscrittori, oltre ad attuare l’osservanza minuziosa e paralizzante di leggi e regolamenti (lo “sciopero bianco”), si vedranno costretti a non assicurare gli esami di profitto e di laurea secondo le tempistiche attuali, finora notoriamente possibili solo grazie al sacrificio che la docenza affronta in silenzio, disposta a correggere elaborati di esame e tesi di laurea in qualsiasi momento della giornata e spesso, nei casi di centinaia di allievi, nelle festività.
2) I professori, raggiunte le ore di attività didattica frontale prescritte per legge, non daranno la loro disponibilità ad andare oltre tale limite. Chi conosce l’università sa che cosa questo significherebbe.
3) I ricercatori a tempo indeterminato non daranno la disponibilità ad accettare la titolarità di corsi, cui per legge non sono tenuti.
4) I ricercatori a tempo determinato non accetteranno la titolarità di corsi non coperti da altri docenti.
5) Tutti i sottoscrittori cesseranno di prestare ogni attività di tipo burocratico-gestionale al di fuori dalle proprie mansioni, che attualmente prestano volontariamente pur di assicurare il buon funzionamento dell’Università.
6) Tutti i sottoscrittori in occasione della prossima VQR non daranno il consenso all’utilizzazione dei propri prodotti di ricerca, né daranno la loro disponibilità a prestare la loro opera quali valutatori.
I sottoscritti confidano nell’attuarsi di provvedimenti che permettano loro di recedere da quanto anzidetto. Nel frattempo diffonderanno ulteriormente questa iniziativa presso i loro colleghi e gli organi di informazione.

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Lettera a un parlamentare

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2012

La nostra iniziativa ha lo scopo di sensibilizzare un parlamentare per sottoporre alla sua attenzione una situazione che è stata segnalata dai nostri lettori e che per avere uno sbocco richiede una iniziativa parlamentare sia sotto forma di “raccomandazione” sia di proposta legislativa.
Questa volta abbiamo pensato all’on.le Lino Miserotti per due precisi motivi. E’ di fresca nomina in quanto è subentrato alla Camera il 4 aprile corrente e proviene dalle file del Partito dei Pensionati che per la prima volta fa ingresso in parlamento dalla sua costituzione (oltre 20 anni).
Cosa avremmo voluto esporgli? In effetti non abbiamo potuto farlo perché pur avendoci fissato un appuntamento di fatto si è reso irraggiungibile. Ora lo facciamo pubblicamente con la speranza che altri autorevoli lettori possano colmare questo gap che si è presentato.
La prima indicazione è relativa ai rimborsi fiscali. l’Italia si aggiudica il ‘primato mondiale’ per la lentezza nei rimborsi fiscali con 14,3 anni. Negli altri paesi d’Europa la media è intorno ai 12 mesi. Tutto questo accade perché non solo le Amministrazioni finanziarie, dopo 12 anni, non ha ancora dato attuazione all’art. 8 dello Statuto del contribuente, in dispregio della Carta Costituzionale, ma soprattutto perché il Governo ha ridotto le dotazioni del programma di spesa per i rimborsi d’imposta. In Italia, in cinque anni, il debito pubblico per i rimborsi fiscali si è quasi triplicato passando da 18,9 miliardi del 2007 a 54,2 miliardi del 2012, da rimborsare a 12,8 milioni di contribuenti.
A nostro avviso occorre una proposta di legge che fa obbligo al fisco di rimborsare i contribuenti creditori entro due anni. Per noi è una questione di costume, oltre che di giustizia in quanto se fosse accaduto il contrario lo Stato avrebbe esercitato da subito la mannaia di Equitalia con tanto di aggravi di spesa e interessi usurai.
La seconda richiesta riguarda gli sgravi fiscali per gli anziani che hanno a carico figli o nipoti disoccupati. Ci risulta che sono numerosi questi casi soprattutto nel meridione. E’ un aspetto umano e sociale ragguardevole in quanto possiamo dire che pur avendo pensioni misere questi anziani si sobbarcano anche l’onere di sostenere, per quel che riescono a fare, il peso di una situazione che investe in modo grave la disoccupazione giovanile.
Vediamo se la politica sa avere anche il volto umano come qualcuno paventa quasi a volersi ripulire in qualche modo dalle sue colpe. E noi la sfidiamo sui fatti concreti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Lettera frati Assisi a Napolitano

Posted by fidest press agency su martedì, 8 marzo 2011

”Carissimo Presidente – così si apre la lettera – l’anniversario che celebreremo il 17 marzo cade in un momento storico di particolare intensità istituzionale, sociale e religiosa, che ci conduce a guardare a Lei per augurare all’Italia, che Ella rappresenta, la pace e il bene che merita; ma anche per dirLe grazie perché Ella ha voluto offrire all’Italia un segnale ed una esigenza”.”Un segnale perchè – sottolinea la comunità francescana – senza la consapevolezza delle nostre radici, non solo cristiane ma anche del nostro essere italiani, fondato su tanti giovani che per questa unità hanno donato la vita, per questa unità sono usciti dalle proprie case e hanno intrapreso a camminare su terreni ciottolosi e faticosi, saremmo come alberi portati via dal vento, sradicati dalla propria terra che è linfa e vita. Ella ci ha donato anche una esigenza, quella di educare i nostri giovani a tirar fuori la parte migliore presente nelle loro esistenze, non rare volte calpestate e sporcate”. Dedicare i 150 anni dell’unità d’ Italia – prosegue la lettera – ”a quelli che saranno chiamati a farla nei prossimi anni, ai giovani, che pur sembrano assenti da celebrazioni, che spesso appaiono retoriche – se non percorse da sterili polemiche”. Nella lettera dei frati si ricorda quindi che ”Francesco d’Assisi è stato posto con il consenso della Chiesa e delle Istituzioni come patrono d’Italia” e ”Francesco ci insegna che ‘la felicità – come qualcuno ha ricordato – deve costare poco, perché se è cara non è di buona qualità”.”Alla felicità – si osserva nella lettera – Francesco ha dato il nome di ”perfetta letizia”, manifestata anche ”in quella ‘grammatica’ posta dal Cantico delle Creature che è diventato il tessuto della nostra lingua, il testo più autorevole della letteratura italiana: un manifesto che propone una concezione della vita che fa di tutti noi una famiglia di ‘consanguinei’ di fratelli e di sorelle che sono figli di Dio e ‘di Lui portano significazione”’.

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Riforma universitaria: lettera aperta ai senatori

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 dicembre 2010

(fonte:Sun – Universitas News Foglio Indipendente on Line, Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7 Nino Luciani, Direttore responsabile http://www.universitas.bo.it) On.li Senatori, con il ritorno a voi del DDL in oggetto, mi parrebbe giusto dirvi tre cose:
1) Dire del Papa, circa l’università. Incontrando i giovani universitari romani, per i Vespri il 16 dic. 2010, il papa ha sostenuto il “ruolo insostituibile dell’universita’” di soddisfare “il bisogno di una nuova classe di intellettuali capaci di interpretare le dinamiche sociali e culturali offrendo soluzioni non astratte, ma concrete e realistiche”. Il papa ha concluso con un appello, agli studenti, “alla pazienza e alla costanza, virtù da non confondere con l’apatia”. Il papa non ignorava sicuramente le manifestazioni dei ricercatori e studenti nelle scorse settimane su DDL Gelmini. E voi non le sottovaluterete certamente. Forse, vi interessa anche la lettera di una “casalinga” (in verita’ una prof.ssa di scuola media in pensione, sensibilizzata dai mass media, sui recenti fatti studenteschi), che mi ha scritto (in relazione al Foglio On Line, da me diretto): “L’Universita’ e’ un mondo che non conosco. Mi sono laureata il 26 giugno 1976. Credo di appartenere di piu’ alla categoria delle “casalinghe”, forse con un maggior senso critico.” “Mi domando se anche la Ministra Gelmini non appartenga al mondo delle casalinghe e non abbia capito neppure lei fino in fondo la sua riforma.”.
2) Nel merito di possibili emendamenti al DDL, preso atto che la sua maggiore pericolosita’, per l’universita’ pubblica, sta nel non avere dotazione finanziaria, e che è coerente col blocco del turnover (5-10.000 professori), e con l’abolizione del ruolo dei Ricercatori a tempo indeterminato (26.000 persone), proporre di prendere in considerazione la riforma del sistema finanziario delle università, posto che oggi l’ostacolo maggiore sia la crisi attuale del bilancio statale.
C’e’, poi, la considerazione che l’attuale sistema ha i difetti tipici dei paesi a pianificazione centralizzata, e dunque:
a) la cifra totale da finanziare e’ soggetta alle bizzarrie annuali dei Ministri del Tesoro.
b) fa ricadere sugli studenti bisognosi e meritevoli il mancato sostegno del diritto allo studio, dovendo le universita’ filtrare i fondi statali per salvare, prima, se stesse. Questa e’ invece la nostra proposta di nuovo sistema finanziario:
a) Il finanziamento delle universita’ pubbliche avviene mediante un fondo statale, quantificato in base al costo standard per studente, moltiplicato per il numero degli studenti iscritti.
La quota finanziata e’ determinata dai Ministeri del Tesoro e della Universita’, e comunque non inferiore al 70% del costo totale stimato, ed e’ ripartita tra le universita’ in proporzione agli studenti iscritti.
b) E’ istituito presso il Miur un Fondo per gli studenti bisognosi e meritevoli, ex-art.34 della Costituzione.
b) Le universita’ determinano i contributi studenteschi, per il pareggio del bilancio, per la parte non coperta dal Fondo statale. E’ obbligatorio per le universita’ il pareggio del bilancio ed e’ istituito il controllo della Corte dei Conti sul bilancio preventivo;
c) I finanziamenti privati alle Universita’ sono fiscalmente deducibili dal reddito imponibile;
d) In prima attuazione e’ garantito a ciascun Ateneo un FFO – Fondo di Finanziamento Ordinario, non inferiore all’attuale.
3) Dire cosa ho pensato quando ho seguito il dibattito del Senato, sul DDL via satellite TV, il 29 luglio 2010. Ho provato disappunto per alcuni concetti, risuonati di continuo (da parte di molti), ma non sorretti da adeguata conoscenza dell’universita’, quali: “i professori hanno dilapidato il denaro pubblico, e’ venuto il momento di pagarli in base ai risultati”; “i concorsi universitari sono diventati parentopoli, e questo ha declassato l’universita. Basta con gli scandali”.  Non Vi confuto, perche’ da anni i sindacati combattono contro queste “deviazioni”. Vi contesto, invece, che il DDL li usi strumentalmente contro l’universita’ pubblica…, non per risolverli; e vi faccio i seguenti rilievi:
a) quanto alle proliferazione delle sedi, la Ministra farebbe bene a parlarne con gli enti locali, prima che con noi;
b) quanto alla moltiplicazione dei corsi di laurea, il fatto e’ avvenuto in periodo di sperimentazione, in cui le lauree quinquennali dovevano, per legge, essere spezzate in due (ossia 3+2), e quindi anche ogni insegnamento andava, di norma, spezzato in due; e che le lauree quadriennali (che erano la quasi totalita’), andavano aumentate di un anno, oltre che spezzate in (3+2).
Comunque sia chiaro che questo spezzettamento ha determinato un aumento del carico di docenza e di amministrazione, ma non maggiori oneri per lo Stato. Il maggior carico di docenza e’ andato sui preesistenti docenti di ruolo (con pochissime nuove assunzioni, rispetto agli studenti, divenuti 1.800.000), e prevalentemente sui docenti precari (55.000 persone, tra cui ci sono delle vere menti), ai quali oggi il DDL sputa in faccia (dimenticando che gli studenti rimarranno 1.800.000);
c) quanto a parentopoli, il DDL ne amplifica di fatto le “deviazioni” perche’ esse, divenendo “buie”, saranno senza limiti. Infatti il DDL abolisce il concorso locale tra gli “abilitati alla ricerca”. Invece andava mantenuto il concorso locale, ma con commissioni giudicatrici, scelte per sorteggio (non per votazione). (Nino Luciani)

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Lettera ai filippesi

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2010

Milano 29 novembre 2010 – ore 21 presso l’ Ambrosianeum – Sala Lazzati – Via delle Ore, 3 –
Presentazione del volume Lettera ai filippesi Nuova versione, introduzione e commento a cura di Antonio Pitta Una lettera intensa,dalla forte connotazione ecclesiale, dallo stile colloquiale e ricco di pathos. Su questa Lettera paolina, presentata in una nuova versione dai testi originali, interverranno: Franco Giulio Brambilla, vescovo ausiliare di Milano, teologo Marco Garzonio , psicologo analista, giornalista e scrittore Antonio Pitta, biblista, autore del volume

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Lettera ai filippesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2010

Milano Lunedì 29 novembre 2010 – ore 21 presso l’Ambrosianeum – Sala Lazzati – Via delle Ore, 3 –  Presentazione del volume Lettera ai filippesi Nuova versione, introduzione e commento a cura di Antonio Pitta Una lettera intensa,dalla forte connotazione ecclesiale, dallo stile colloquiale e ricco di pathos. Su questa Lettera paolina, presentata in una nuova versione dai testi originali, interverranno:Franco Giulio Brambilla, vescovo ausiliare di Milano, teologo Marco G Arzonio, psicologo analista, giornalista e scrittore antonio pitta, biblista, autore del volume

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Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2010

Signor Presidente, un autorevole esponente del Governo e segretario di un partito ha dichiarato qualche giorno fa che l’Italia dovrebbe avere un’altra capitale e, precisamente, al Nord. Forse pensa a Milano oppure a Venezia. In un altro intervento lo stesso personaggio chiede che i ministeri siano spostati al Nord. Ad Adro il locale sindaco avalla la decisione leghista di decorare una scuola con i simboli celtici della Lega e, su invito del ministro dell’istruzione ad eliminarli condiziona la rimozione al benestare del segretario della Lega alias ministro dell’attuale governo. A questo punto mi chiedo se siamo alla vigilia dei festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia o alla vigilia del separatismo. Sta di fatto che questo stesso ministro chiaramente dimostra di voler plagiare i giovani e che alla fine di questo trattamento si riterranno diversi dal resto degli italiani. Al mio paese, che è l’Italia per ben intenderci, che va dalle Alpi sino all’estremo lembo del Sud dello stivale, isole comprese, questo si chiama eversione e rottura del patto di unità del paese sancito dai nostri padri fondatori che, guarda caso, erano nativi del Nord, da Cavour a Garibaldi per intenderci. Ora mi chiedo se tutti noi facessimo la stessa cosa e i toscani e gli emiliani ad esporre  i simboli etruschi, e i Laziali, abruzzesi, molisani ecc. le insegne romane e i simboli della Magna Grecia e i siciliani la mezzaluna islamica e del Dio Odino potremmo dire di essere coerenti con la storia e, senza dubbio, molto di più dei simboli celtici esibiti nel Nord-est del paese mentre si sa bene che essi provengono dalla regione che oggi si chiama Piemonte. E’ ciò che vuole questo ministro? E allora signor presidente la mia proposta è una sola: lasciamo perdere i festeggiamenti. Qui non c’è nulla da festeggiare. Qui l’Italia è stata fatta ma non gli italiani anche se sono passati 150 anni. (Riccardo Alfonso direttore dei centri studi politici della Fidest)

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Celori (PdL): “Superpontina super flop

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2009

«Tutti i Comuni interessati dal tracciato della Superpontina hanno espresso parere negativo nella Conferenza dei Servizi. Compreso il comune di Roma che con una lettera, tramite i suoi tecnici, dichiara di non aver ricevuto cartografie. Solo i comuni interessati dalla Cisterna-Valmontone si sono dichiarati favorevoli a quest’opera». E’ quanto dichiara il consigliere del Pdl Luigi Celori, membro della Commissione Urbanistica alla Regione Lazio, a margine della conferenza dei servizi sull’autostrada Roma-Latina. «Incomprensibile  – prosegue –  la posizione dell’ass. Astorre che nel suo intervento ha invitato il Presidente a chiudere la Conferenza dei Servizi come se tutti fossero d’accordo. Al contrario, tutti concordano su una sola cosa: la mancanza di intervento per quanto riguarda l’accesso a Roma, che di fatto aggraverà i problemi di traffico in entrata ed in uscita dalla Capitale. Invece di chiudere frettolosamente un tavolo che ha registrato di fatto solo esclusivamente dinieghi, sarebbe utile procedere a tappe forzate in accordo con il Ministero delle Infrastrutture sul vecchio tracciato e tornare al Corridoio Tirrenico».  «Del resto – conclude Celori –  il fatto che la Regione Lazio abbia dato parere favorevole per il tratto laziale Civitavecchia-Pescia Romana che consentirà nella Regione Toscana di arrivare via Rossignano fino a Livorno, testimonia che ritornare al Corridoio Tirrenico ha più che mai senso, visto che ormai gli unici tratti che mancano sono la Formia-Latina e la Castel Romano-Fiumicino. Se è giusto per gli abitanti di Roma Nord arrivare comodamente all’Argentario e a Livorno, pur avendo come alternativa l’Aurelia libera da pedaggio e la ferrovia, è altrettanto giusto per i romani che vogliono andare al Circeo e a Formia poterlo fare sebbene a pagamento ma almeno in sicurezza e senza code. Sono sicuro che il Comune di Roma trasmetterà le sue valutazioni, anche perché un progetto sull’accesso a Roma, l’Anas lo ha già studiato, loro per primi sostengono che il Gra nella porzione compresa tra la Roma Fiumicino e la Tuscolana sarà presto completamente bloccato. Hanno immaginato quello che noi sosteniamo, una bretella all’altezza di Decima che va dalle complanari di Roma-Fiumicino fino alla Tuscolana, costituendo il primo pezzo del secondo anello intorno a Roma l’unico modo per decongestionare il traffico».

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Attualità della circoncisione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2009

circoncisioneSan Paolo scrive nell’epistola ai Galati V, 11-12: «Coloro che vi perturbano si taglino pure tutto». L’Apostolo si riferisce ai Giudaizzanti, che avevano messo i bastoni tra le ruote ai Galati, avendo alcuni mestatori turbato la tranquillità della comunità di Galazia. Infatti «durante la sua assenza si erano intrufolati tra i cristiani della Galazia alcuni Giudaizzanti, i quali sostenevano la necessità di praticare, accanto al Vangelo, anche la circoncisione e le altre disposizioni della legge [cerimoniale] mosaica. […] Venuto a conoscenza di questo stato di cose, l’Apostolo si preoccupò di intervenire subito per stroncare ogni tentativo di eresia nella cristianità della Galazia. È indubbio infatti che, con quei prncipii, si sarebbe caduti, più che nello scisma, nell’eresia vera e propria » San Tommaso d’Aquino nel suo “Commento alla lettera ai Galati”, capitolo I, lezione 2a, n° 297 scrive: «Essi vi turbano perché vogliono che vi facciate circoncidere; ma magari essi non solo siano circoncisi, ma anche completamente castrati! (non solum circumcidantur, sed totaliter castrentur).  Il succo della questione è il seguente: 1°) se vogliamo conservare la purezza e l’integrità della Fede, “senza la quale è impossibile piacere a Dio” (san Paolo), dobbiamo ritenere abrogato il cerimoniale mosaico, dacché esso era relativo alla venuta del Messia, che è già venuto in Cristo. Il pericolo più che attuale del giudeo-cristianesimo, iniziatosi ad infiltrare in ambiente cattolico con Nostra aetate (1965), “l’Antica Alleanza mai revocata” (Giovanni Paolo II, 1981) e l’ebraismo “Fratello maggiore nella Fede di Abramo” (idem, 1986), ed arrivato al parossismo con Benedetto XVI (“Lettera ai vescovi di tutto il mondo”, 10 marzo 2009), che richiede la “fede” nella “shoah” quale conditio sine qua non per essere in piena comunione con la Chiesa, è oggi reale e molto grave, non politicamente ma dal punto di vista della Fede, virtù teologale, “sine qua est impossibile placere Deo” (s. Paolo). Ora, che io sappia, la SS. Trinità e la divinità di Cristo sono i due misteri principali della Fede cattolica, la “shoah” no. Attenzione, dunque, a non cadere nel freudiano “complesso” di “Giuditta-Oloferne”, dacché dalla “shoah” alla “shalom” il passo è breve e poi si arriva alla “decapi-circoncisione di … incapaci”. (d. Curzio Nitoglia in sintesi) (circoncisione)

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