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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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La lettura attraverso la lente generazionale: La stampa come fil rouge

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 maggio 2019

Da una parte i Millennials, il gruppo demografico di chi è nato tra il 1983 e il 1999, la prima generazione ad essere cresciuta con Internet e le nuove tecnologie; dall’altra i Baby Boomers, nati tra il 1946 e il 1963, la generazione ad oggi con il più alto potere d’acquisto. Audipress – l’indagine ufficiale di riferimento per la lettura di quotidiani e periodici – ha analizzato quanto sono distanti nella loro relazione con la stampa queste due generazioni, attraverso un’elaborazione dei dati 2018/III, in un percorso di esplorazione dei comportamenti di lettura della popolazione italiana che si svilupperà nel corso del 2019.I Millennials sono comunemente ritenuti portatori di valori, atteggiamenti, attitudini, comportamenti multimediali profondamente diversi rispetto alle generazioni precedenti, in particolar modo in relazione ai loro «genitori» Baby Boomers. Se è vero che i siti di informazione digitali sono la principale fonte di notizie per la maggior parte degli under 35, sta emergendo anche in vari mercati internazionali che i giovani non hanno dimenticato la carta e che apprezzano anche fonti informative “non algoritmiche”. L’iperstimolazione multipiattaforma a cui siamo sottoposti segna una diffusa tendenza a riprendersi il controllo delle fonti, della qualità dell’informazione e dell’attendibilità. E si tratta di un atteggiamento intergenerazionale.“I dati Audipress mostrano che il gusto informativo e la capacità di selezionare le fonti più valide e attendibili nascono e si rafforzano in buona parte in famiglia e proprio in questo ambito si trasferisce anche l’abitudine alla lettura”, commenta il Presidente di Audipress Ernesto Mauri. I Millennials che lavorano e vivono ancora in famiglia leggono di più rispetto ai coetanei che non vivono più con i genitori (65% vs 59.6%) e tra i Baby Boomers chi vive con figli legge mediamente di più di chi vive da solo (65.3% di chi vive con figli Millennials vs 61.8%).
Se tra i Baby Boomers i livelli di lettura aumentano al crescere del reddito familiare e del segmento sociale di appartenenza, tra i Millennials la lettura sembra essere un’abitudine più trasversale, meno influenzata da questi parametri sociali e più omogenea sul territorio, superando le tradizionali dinamiche geografiche. I giovani mostrano di apprezzare soprattutto i mensili (il 27.5% ne legge almeno uno al mese vs il 19.7% dei Boomers), mentre i Boomers sono più vicini alla lettura dei quotidiani (33.7% vs 27.2% dei Millennials, nel Giorno Medio).Emergono peculiarità coerenti con i diversi profili generazionali anche considerando le frequenze di lettura e la fonte di provenienza. Per i Millennials la lettura è un po’ meno sistematica e fedele in termini di frequenza (con una differenza maggiore tra le due generazioni soprattutto per quotidiani e settimanali, con circa 10 punti percentuali di distanza nella fruizione ad alta frequenza), in linea con un approccio trasversale a diverse fonti di informazione, in una dieta mediatica varia e funzionale alle proprie esigenze. Si conferma per questa generazione anche un approccio più strumentale al consumo della copia, spesso letta in condivisione con familiari o amici, in casa o fuori casa, a conferma anche della maggior attitudine allo sharing.
Il documento completo “Millennials vs baby Boomers”, elaborato da Doxa sulla banca dati Audipress 2018/III, è disponibile sul sito http://www.audipress.it nella sezione News.

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La passione universale per la lettura: Steve McCurry

Posted by fidest press agency su sabato, 9 febbraio 2019

Torino Dal 2 marzo al 1 luglio 2019 nella Corte Medievale di Palazzo Madama, è possibile visitare una nuova rassegna, dedicata a un tema specifico: la passione universale per la lettura.Steve McCurry. Leggere è una mostra costituita da una selezione di scatti realizzati in oltre quarant’anni di carriera e comprende la serie di immagini che egli stesso ha riunito in un magnifico volume, pubblicato come omaggio al grande fotografo ungherese André Kertész. Con questa nuova rassegna Steve McCurry presenta le sue foto legate al tema universale della lettura in una città, Torino, che, anche in virtù del Salone del Libro, può essere considerata la “capitale italiana della lettura”.
Curata da Biba Giacchetti e, per i contributi letterari da Roberto Cotroneo, giornalista e scrittore, la rassegna presenta 65 fotografie che ritraggono persone di tutto il mondo, assorte nell’atto intimo e universale del leggere. Persone catturate dall’obiettivo di McCurry che svela il potere insito in questa azione, la sua capacità di trasportarle in mondi immaginati, nei ricordi, nel presente, nel passato e nel futuro e nella mente dell’uomo. I contesti sono i più vari: i luoghi di preghiera in Turchia, le strade dei mercati in Italia, dai rumori dell’India ai silenzi dell’Asia orientale, dall’Afghanistan a Cuba, dall’Africa agli Stati Uniti. Immagini vibranti e intense, che documentano momenti di quiete durante i quali le persone si immergono nei libri, nei giornali, nelle riviste. Giovani o anziani, ricchi o poveri, religiosi o laici: per chiunque e dovunque c’è un momento per la lettura.Le fotografie che rendono omaggio alla parola scritta sono accompagnate da una serie di brani letterari scelti da Roberto Cotroneo, in una sorta di percorso parallelo. Un contrappunto di parole dedicate alla lettura che affiancano gli scatti di McCurry, coinvolgendo il visitatore in un rapporto intimo e diretto con la lettura e con le immagini.
La mostra è completata dalla sezione Leggere McCurry, dedicata ai libri pubblicati a partire dal 1985 con le foto di Steve McCurry, molti dei quali tradotti in varie lingue: ne sono esposti 15, alcuni ormai introvabili, insieme ai più recenti, tra cui il volume edito da Mondadori che ha ispirato la realizzazione di questa mostra. Tutti i libri sono accompagnati dalle foto utilizzate per le copertine, che sono spesso le icone che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.www.civita.it

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Centralità alla lettura nel futuro del Paese

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

“I primi segnali sui risultati dell’anno 2018 dell’industria editoriale libraria evidenziano una sostanziale tenuta del settore nel quadro di un generale rallentamento dell’economia ma questo non basta: occorrono misure forti per ridare centralità alla lettura nel futuro del Paese”. È l’appello lanciato dal presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi al Governo nel corso dell’incontro convocato dal Ministro Bonisoli con l’industria editoriale per discutere delle prospettive del settore.“Per questo – ha proseguito Levi – è fondamentale sostenere e allargare la domanda di cultura. I linguaggi ormai sono i più diversi: in molti di questi settori si è già intervenuti. Considerata l’importanza del libro è indispensabile una politica che rafforzi libro e lettura, a partire dalla conferma della 18app, che si è rivelata uno strumento prezioso, e dalla straordinaria iniziativa di promozione della lettura che, da quattro anni, è #ioleggoperché. Non chiediamo contributi per gli editori ma promozione della lettura, sostegno – anche fiscale – a librerie e biblioteche, investimenti per l’innovazione”.“Il libro – ha proseguito – è un elemento fondamento della società della conoscenza. É uno strumento di cittadinanza. Per questo va riaffermato il suo valore nell’istruzione e nella formazione lungo tutto l’arco della vita, per garantire democrazia e competenze necessarie per lo sviluppo nella società della conoscenza. E’una battaglia di civiltà in cui muoversi insieme e davvero con forza”.

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Avvicinare i cittadini alla lettura dei giornali

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

“Intensificare la promozione presso i Comuni italiani delle indicazioni del Protocollo d’intesa Fieg/Anci per favorire il rinnovamento del ruolo e della funzione delle edicole e per affiancare a questa attività iniziative condivise per avvicinare i cittadini alla lettura dei giornali.” Con questo impegno, il presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, e il coordinatore delle Città metropolitane, Dario Nardella, sindaco di Firenze, hanno illustrato a Rimini, nel corso dell’Assemblea nazionale dell’Anci, le iniziative programmate e gli sviluppi dell’accordo Fieg/Anci. Il presidente della Fieg ha voluto sugellare l’intesa, consegnando una medaglia al presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro come ringraziamento a tutti i sindaci impegnati nella lotta contro il degrado e in particolare al sindaco Cesare Mason di Piombino Dese per la sua risposta civile all’inciviltà.
L’accordo Anci-Fieg prevede iniziative volte a: ridurre i canoni delle edicole per le occupazioni di suolo pubblico; esonerare dall’imposta le locandine editoriali dei quotidiani e dei periodici esposte nei locali pubblici; ampliare le categorie di beni e i servizi offerti dagli edicolanti a cittadini e turisti (pagamento ticket, prenotazioni visite mediche, spedizioni e recapiti corrispondenza, eccetera), garantendo che la parte maggioritaria del punto vendita sia comunque destinato alla stampa; assicurare una presenza capillare delle edicole, anche nelle aree periferiche; individuare criteri volti alla liberalizzazione degli orari e dei periodi di chiusura dei punti vendita con l’obiettivo di garantire la presenza di rivendite di giornali in ogni momento possibile; riqualificare e ridefinire ruolo e funzione dei punti vendita con politiche di sostegno per la ristrutturazione/sostituzione dei manufatti.Con l’intesa di implementazione dell’Accordo firmata a Rimini la Fieg si impegna a supportare le campagne di Anci di educazione al civismo.L’Anci si impegna a sostenere e promuovere, attraverso eventi pubblici e campagne di comunicazione, le iniziative realizzate da Fieg di educazione alla lettura di quotidiani, periodici e libri, e di allargamento della platea dei lettori, soprattutto giovani.
Anci e Fieg si impegnano a favorire convenzioni tra Comuni ed editori associati per la pubblicazione di informazioni istituzionali e a promuovere, anche con il coinvolgimento di altri soggetti interessati, un evento annuale nazionale sulla situazione dell’editoria, con focalizzazione su quella di livello regionale e locale, e sull’impatto della normativa di settore per i rispettivi ambiti di interesse.

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Il culto della lettura e la forza della meditazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 agosto 2018

Leggere, scrivere e meditare sono le opportunità che possono raggiungere solo poche persone in una società come la nostra in cui il ritmo della vita, non solo è frenetico ma invasato dal demone del denaro che ci acceca e ci rende perversi, egoisti e homo homini lupus, ci assegna ben poco tempo per una serena e pacata riflessione su di noi, sul nostro essere e divenire.
Io ho cercato, sovente non riuscendovi, più per necessità che per libera scelta di sottrarmi da questa tela di ragno del contingente che mi avviluppa e tende a soffocarmi. E’ che se non lavoro, e mi faccio sfruttare, la mia esistenza verrebbe posta in serio pericolo. Vivo se mi considerano utile e se produco ricchezza per gli altri, beninteso, mentre a me restano solo le briciole. Cosa mi rimane se non la strenua ricerca di un mio spazio vitale nel quale rifugiarmi a leggere e a meditare anche se in condizioni di precarietà? Ora che sto facendo un piccolo bilancio della mia vita mi sembra un miracolo che io possa aver letto tanto, scritto tanto e anche meditato. Ancora mi chiedo perplesso come io possa essere riuscito nell’impresa pensando ai miei 120 libri, ai migliaia di articoli redatti e nell’aver svolto tantissimi impegni nel sociale a titolo rigorosamente gratuito. Nel loro insieme posso dire che sono stati il frutto delle mie letture, riflessioni, creazioni nate a volte, così per caso o dalla mia innata curiosità letteraria, scientifica e parascientifica. Uno scibile che dominava il mio pensiero e che, a mio avviso, avrebbe avuto un suo naturale epilogo, con l’avanzare degli anni, potendoli curare meglio e spurgargli dagli inevitabili strafalcioni dovuti soprattutto dalla fretta di scrivere. Ci fu nel mezzo un libro che non avrei voluto mai scrivere. Fu quello su mio figlio morto prematuramente a trent’anni. Lo titolai: “Chi sei? Dove vai?” Era diventato improvvisamente la prova provata della caducità della vita e della sua fatale precarietà. A che serve mi sono chiesto, e continuo a pensarlo, tanto fervore, tanta voglia di leggere e conoscere se improvvisamente si può chiudere il capitolo della propria vita e quella dei propri cari in maniera tanto brutale quanto inaspettata?
Guardo la mia e quella di mio figlio librerie gravide di libri, di classici, di narrativa, di saggistica, di fantascienza, di letteratura, ecc. e mi chiedo che senso può avere averli lì muti testimoni di tante tragedie umane. Impotenti a lenirne il dolore. Incapaci di trasmettere il sentimento che potevano aver suscitato nei precedenti lettori ma non certo per loro demerito. (Riccardo Alfonso)

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La lettura dei nostri padri per i nostri figli nella catena del pensiero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

La lettura è stata, per molte generazioni lo stile di vita di chi riempiva la propria solitudine con la meditazione e l’immaginazione. Quante volte, infatti, i personaggi erano soliti uscire dalle pagine di un libro e diventare reali? Era un modo per materializzare una prosa a tratti arida e che pure faceva muovere i personaggi che descriveva a volte sin nei minimi particolari e metteva a nudo i loro più riposti segreti.
Forse così è nato il teatro con il guitto che scendeva nell’arena e si immedesimava nella parte del narratore recitante e chi l’ascoltava ritornava al racconto e gli dava un senso, lo vedeva materializzarsi sotto gli occhi e lo seguiva ancor meglio mentre le parole uscivano dalla loro prigione nel chiuso di una pagina tra le tante che ispessivano la pubblicazione.
Oggi questa trasposizione in alcuni casi è impraticabile per via del ritmo che abbiamo imposto al nostro vivere tra il lavoro, le piccole faccende casalinghe, gli affetti familiari che richiedono tempo e attenzioni e quant’altro.
Nell’ecclettismo spaventevole del pensiero contemporaneo è sterile pretesa quella di rincantucciarsi in un angolo e di là occhieggiare umile e incapace di liberi voli perché una lettura può diventare un lusso che non possiamo più permetterci.
Mi riferisco, ovviamente, ai libri letterari, a una letteratura colta, al riaccostarsi ai classici, a farne un motivo di personale appagamento nella maturità e non certo in quel tempo dove si studia e si legge per imposta necessità e non per libera scelta.
E’ un discorso che non è rivolto solo agli altri ma include anche me. Ora credo di essere giunto a qualche pratico risultato usando razionalmente un metodo che molti praticano, ma non tutti bene. Mi servo, cioè, di una sorta di diario quotidiano, non fatto di date, di titoli e di appunti, ma di cose intime e personali, di tutto quel mondo fuggevole di impressioni e di meditazioni e di desideri e di sogni che sorge e s’illumina nelle nostre ore più inerti.
Del libro letto e del sentimento provato, non mi curerò di catalogare il tempo e la durata e l’origine ma la intensità, la forza di gaudio o di sofferenza. Avrò come un termometro graduale e ogni giorno ascendente del mio spirito.
Allora ogni più fugace e labile lettura troverà modo di mutarsi in elemento della mia cultura e della mia intelligenza. Acquisterò una sempre più interiore abitudine all’analisi, alla scelta, alla riflessione, alla sintesi, in quel cercare e sognare ciò che più vicino mi è e più utile, e insieme una sempre più industre facilità nel rendere per iscritto i miei più minuti pensieri. Da qui parte la voglia di dare contenuti rappresentativi che permettano di comunicare, di spiegare, di dare un senso alla vita, di saggiare i sentimenti e di renderli ove possibile condivisibili.
E qui entro immancabilmente nel suggestivo mondo dell’arte e dove ogni arte manifesta il desiderio di accostarsi all’arte sorella. I pittori introducono gamme musicali, gli scultori del colore della pittura, i letterati dei mezzi plastici nella letteratura e gli altri artisti calcano le scene e danno corpo alle nostre fantasie. (Riccardo Alfonso)

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Il Centro per il libro e la lettura al Salone Internazionale del Libro di Torino

Posted by fidest press agency su martedì, 8 maggio 2018

Torino Nei giorni del Salone, dal 10 al 14 maggio al Lingotto di Torino, il Centro per il libro e la lettura dà appuntamento a tutti gli amanti dei libri, ai curiosi, a chi cerca un motivo in più per iniziare a leggere o per leggere ancora di più, e invita a seguire i numerosi approfondimenti proposti.
Il Centro per il libro e la lettura, istituto autonomo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, partecipa al Salone internazionale del Libro di Torino per presentare e diffondere il proprio lavoro di valorizzazione e rilancio della lettura, ampliare il coinvolgimento attivo del pubblico più diverso, come anche per sottolineare il legame speciale con il mese in cui si svolge la manifestazione, lo stesso che dà il nome alla principale campagna organizzata dal Centro per il libro fin dal 2011: il Maggio dei Libri. Giunto quest’anno all’ottava edizione – il claim è Vo(g)liamo leggere –, il Maggio dei Libri ha l’obiettivo di sottolineare il valore sociale della lettura quale elemento chiave della crescita personale, culturale e civile di un Paese; a questo scopo vengono coinvolti in tutta Italia soggetti pubblici e privati in una rete condivisa di eventi che mette insieme enti locali, associazioni culturali, editori, librai, insegnanti, bibliotecari, studenti, lettori, festival, supermercati, centri commerciali.
A cominciare dal ciclo Educare alla lettura (da giovedì 10 a lunedì 14 maggio): 18 incontri di formazione per insegnanti, bibliotecari ed educatori organizzati da Salone Internazionale del Libro, Centro per il libro e la lettura e AIB (valido ai fini della formazione del personale docente della scuola), incentrato sui fondamenti dell’educazione alla lettura e declinato attraverso tematiche diverse (dettagli e programma completo qui). In particolare, all’interno di questo ciclo, il 10 maggio è da non perdere il focus Si rafforza, brilla, incanta, su La letteratura attraverso personaggi indimenticabili (ore 12, Sala Blu), dedicato agli studenti delle scuole superiori (a cura del Centro per il libro e dell’Atlante digitale del Novecento letterario). I ragazzi insieme a Carlo Albarello, Paolo di Paolo, Natascia Tonelli e altri ospiti racconteranno i propri eroi narrativi, della letteratura del Novecento o contemporanea, quelli che più li hanno affascinati e si sono impressi nella memoria.

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Ai bambini piace (tanto) leggere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2018

Quasi 7 su 10, per la precisione il 69% degli 0-13enni, apprezzano i libri più della media («molto» + «abbastanza»). Sono le prime indicazioni che emergono dall’indagine presentata oggi a Tempo di Libri, la Fiera internazionale dell’Editoria in programma fino al 12 marzo a fieramilanocity a Milano. La ricerca, sviluppo dell’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sui consumi culturali, condotta in collaborazione con Pepe Research, fotografa la fascia dei lettori tra 0-13 – e, con un focus specifico che colma il vuoto di informazioni sulle abitudini di lettura, generi e numero di libri (o ebook,) letti, rapporto con i genitori in questa attività e con le tecnologie che ci sono nella fascia 0-5 anni, configurandosi come un vero e proprio osservatorio da cui indagare gli andamenti della lettura nella fase più delicata che delinea lo spartiacque dal diventare da grandi lettori o non lettori.
La lettura però fa parte della vita di quasi tutti i bambini. Se sono il 69% i bambini che amano tanto leggere, è però l’82% degli 0-13enni che nei 12 mesi precedenti ha sfogliato un albo illustrato, letto un libri di carta o tattile, letto un ebook, un audiolibro, usato un’app a contenuto editoriale (mentre la media italiana nella fascia 14-75 anni è 65%). È il 59% dei bambini 0-3 anni a «leggere» (o a manipolare libri tattili, libri attivi, pop-up, ecc.), che sale al 92% di quelli tra 4 e 6 anni, per poi iniziare a calare: 91% tra 7 e 9, l’88% tra i 10-14enni
Ma come leggono i più piccoli? Il bambino ricerca una prima autonomia nella lettura già tra i 4-6 anni (il 3%), ma è tra i 7-9 anni che l’indipendenza raggiunge il 33% fino a esplodere all’84% tra i 10-13enni. Ci sono differenze tra maschi e femmine. Alcuni elementi caratterizzano i comportamenti di lettura anche tra i più piccoli, come la prevalenza della lettura dei libri di carta tra le bambine (li scelgono il 77% delle bambine e il 75% dei maschi). Il 19% dei maschi utilizza le App, mentre le ragazze si fermano al 9%. Gli e-book sono letti dal 13% dei maschi e dal 9% delle femmine.
Con il crescere insieme dell’età è la lettura di e-book a conquistare attenzione: coinvolge l’1% dei bambini tra i 4-6 anni, diventa il 10% tra i 7-9enni, fino a raggiungere il 25% dei 10-13enni. Anche l’uso delle App subisce una crescita dal 2% dei più piccoli (0-3 anni) al 22% dei 4-6 anni, per attestarsi al 21% tra i 7-13enni.
Nelle fasce 4-6 e 7-9 anni i lettori sono 9 su 10: il 92% dei bambini in età prescolare e il 91% di quelli ai primi anni delle elementari.Qual è il ruolo che gli adulti svolgono nella lettura dei figli? Quasi sei bambini su dieci (il 59%) leggono i libri con gli adulti. La presenza del genitore è più forte soprattutto tra i più piccoli: tra 4-6 anni leggono insieme a un adulto quasi la totalità dei bambini (il 97%); percentuale che si riduce al 79% appena il bambino acquisisce le prime competenze alfabetiche in questo modo inizia a esercitare pienamente la sua autonomia tra i 7-9anni. Ma con chi leggono? La maggioranza con la mamma (il 59%) ma anche con entrambi i genitori (il 34%). Meno incisiva l’incidenza degli insegnanti: un bambino su due tra i 7 e i 13 anni non legge libri (esclusi quelli scolastici, ovviamente) suggeriti dai docenti. Si tratta per la precisione del 52% dei bambini, percentuale che sale al 64% tra i 7-9 anni. Sono le età in cui i bambini preferiscono scegliere i libri da soli (per il 54%) o insieme ai genitori (il 43%).La ricerca rileva non solo la lettura ma anche i comportamenti dei più piccoli rispetto dell’ambiente che li circonda.
La tecnologia in casa fa parte della loro vita: otto bambini su dieci tra i 7-9 anni utilizza gli smartphone e di questi il 32% lo fa già da solo. L’indipendenza è ancora maggiore tra i 10-13 anni in cui il 91% dei bambini usa gli smartphone, e di questi il 79% lo fa in completa autonomia. Del resto quasi un genitore su tre (il 31%) acquista oggetti tecnologici per la casa soprattutto per i figli (il 4% su loro richiesta e il 24% anche se non richiesti).«Disporre di un osservatorio che prende in esame i comportamenti di lettura anche delle fasce dei bambini più piccoli – ha detto la responsabile del Gruppo Editori per Ragazzi AIE, Beatrice Fini – è fondamentale per tutto il settore, oltre che per gli editori che concentrano il loro catalogo e la loro produzione su queste fasce di età. È fondamentale, perché permette di monitorare età e comportamenti mai prima indagati nella relazione che i bambini hanno con le varie forme di lettura, con i genitori e con gli adulti: insegnanti, mondo della scuola, biblioteca. Nella loro relazione con le tecnologie e le altre modalità di occupare il tempo libero. Nel comprendere dove e come i genitori si procurano i libri per i loro figli e come si informano. È importante individuare le politiche efficaci perché cresca l’intensità di lettura, cioè il numero di libri letti, in queste fasce di età che determineranno poi, proprio da questo comportamento, il futuro stesso delle nuove generazioni».

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Tempo di Libri: quasi 9milioni di italiani hanno frequentato una biblioteca negli ultimi 12 mesi

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 marzo 2018

Quasi 9milioni di italiani hanno frequentato le biblioteche negli ultimi 12 mesi. Si tratta per la precisione di 8,7 milioni di persone con più di sei anni di età, anche qui – come in tutti i comportamenti legati alla lettura – con una prevalenza di donne (il 17,2%) rispetto agli uomini (il 12,9%). Di questi, ben il 46% – cioè quasi la metà – la frequenta nelle fasce di età che coincidono con quelle scolastiche o universitarie (fino a 24 anni), segno del ruolo di supplenza che la biblioteca pubblica svolge rispetto alla scuola o alle biblioteche universitarie ma anche della rilevanza che riveste per l’utenza nell’avvicinarsi alla lettura (di libri ed ebook) e nei processi di scolarizzazione, formazione, istruzione delle generazioni più giovani. È questo solo uno dei dati che emerge dall’indagine quinquennale di Istat sulla lettura che fotografa qual è il pubblico che frequenta le biblioteche e che sarà presentata venerdì 9 marzo, in Sala Suite 1 alle 10.30 a Tempo di Libri, la Fiera internazionale dell’Editoria, in programma fino al 12 marzo a fieramilanocity a Milano. Nel corso dell’incontro, Il pubblico delle biblioteche, a cura dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e in collaborazione con Istat, ne parleranno Miria Savioli (Istat) e Antonella Agnoli (Consulente bibliotecaria), moderate da Giovanni Peresson (Ufficio Studi AIE).La lettura, o meglio la non lettura, sarà al centro anche di un incontro sulle ragioni che spingono a non prendere in mano i libri. Una ricerca, basata sulle indagini quinquennali sulla lettura di Istat, che delineeranno l’identikit dei non lettori e le loro motivazioni, e che sarà alla base di Perché non hai letto nessun libro quest’anno?, a cura di AIE e in collaborazione con Istat, in programma sempre venerdì 9 marzo alle 12.30 in Sala Suite 1 a Tempo di Libri. Interverranno Emanuela Bologna (Istat) e Cecilia Cognini (Biblioteche civiche di Torino), moderate da Giovanni Peresson (Ufficio Studi AIE)Appuntamento anche con la striscia quotidiana di incontri realizzati in collaborazione con Nielsen sui settori più interessanti del mercato italiano del libro. La seconda giornata degli incontri professionali di Tempo di Libri sarà dedicata al settore dei libri dedicati allo sport e alle biografie sportive. Un mercato fatto di mercati: lo sport tra manuali e narrativa di formazione è l’occasione per analizzarlo: l’appuntamento è in programma il 9 marzo alle 16.00 in Sala Suite 1 di Tempo di Libri con Monica Manzotti (Nielsen) e Paolo Frascolla (Libreria dello sport, Milano), moderati da Giovanni Peresson (Ufficio Studi AIE).

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Tempo di Libri: otto bambini su dieci leggono libri

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Otto bambini su dieci leggono libri (libri di carta, libri tattili, ebook audiolibri e app). Si tratta per la precisione dell’82% degli 0 – 13enni. Di questi quasi sei bambini su dieci (il 59%) leggono insieme a un adulto, genitori o altro. Sono questi i primi dati che emergono dall’indagine che sarà presentata il 10 marzo alle 10.30 in Sala Suite 1 a Tempo di Libri, Fiera internazionale dell’Editoria in programma dall’8 al 12 marzo a fieramilanocity a Milano, nell’incontro Il lettore da piccolo.
La ricerca, che fa parte dell’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sui consumi editoriali, realizzato in collaborazione con Pepe Research, rileva i comportamenti dei più piccoli nei confronti dei libri e della lettura ma anche l’ambiente che circonda. Ne parleranno Paola Merulla (Pepe Research) e Beatrice Fini (Giunti editore) moderate da Cristina Mussinelli (AIE).Per capire qual è la capacità dell’editoria italiana di proporsi sui mercati stranieri sarà presentato il Rapporto sull’import/export di diritti 2018, realizzato dall’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori in collaborazione con ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Nell’incontro Dei diritti e delle fiere in programma il 10 marzo alle 11.30 in Sala Suite 1 ne parleranno Marco Vigevani (The Italian Literary Agency), Luigi Brioschi (Guanda) e Giovanni Peresson (Ufficio Studi AIE) moderati da Sabina Minardi (L’Espresso).Grazie alla collaborazione tra Tempo di Libri e la Buchmesse, il progetto Frankfurt-Milan Fellowship ha portato a Milano sette giovani editor. Visti da fuori. Sguardi internazionali sui nostri libri permetterà all’editoria italiana di incontrare gli editor internazionali. Si tratta di due incontri (in lingua inglese), entrambi il 10 marzo, alle 12.30 e alle 14.30 nello Spazio AI.

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Gli italiani e la lettura di quotidiani e periodici

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 settembre 2017

il fatto quotidianoLa ricerca Audipress, che dal gennaio 2017 rileva la lettura di quotidiani e periodici mediante un’indagine single source, conferma la capacità della stampa di conservare importanti volumi di contatto, in un mercato complesso per i contenuti certificati.Il bisogno di informazione di qualità coinvolge ogni mese quasi 43 milioni di italiani (+14 anni), che scelgono la fruizione dei titoli stampa su carta e/o in formato digitale. Nello scenario del consumo dei prodotti editoriali, ogni giorno si raggiungono in media quasi 26 milioni di letture per i quotidiani (per 17.239.000 lettori), ogni settimana quasi 25 milioni di letture per le testate settimanali (per 14.764.000 lettori) e ogni mese quasi 23 milioni di letture per le testate mensili (per 13.087.000 lettori). Dai macro dati di scenario fino ai livelli di dettaglio, l’indagine offre dati analitici che consentono di analizzare le giornalismoabitudini di consumo dell’informazione attraverso la stampa e comprendere le caratteristiche dei lettori, permettendo di cogliere le caratteristiche proprie di ciascun segmento editoriale e dei vari target di popolazione.È stato avviato inoltre un percorso che prevede per l’indagine Audipress un nuovo appuntamento di approfondimento degli aspetti qualitativi della stampa, che affianca la rilevazione quantitativa dei dati di lettura.Per l’edizione Audipress 2017/II sono state eseguite 49.955 interviste personali su un campione rappresentativo della popolazione italiana di 14 anni e oltre, condotte con il sistema CAPI Doppio Schermo, lungo un calendario di rilevazione di 37 settimane complessive, dal 12 settembre 2016 al 9 luglio 2017. Gli Istituti esecutori del field sono Doxa ed Ipsos; il disegno del campione e l’elaborazione dei dati sono stati effettuati da Doxa; i controlli sono a cura di Reply.Per ulteriori dettagli metodologici si rimanda al sito http://www.audipress.it.

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Al via ioleggoperché2017: aperti online le iscrizioni e i gemellaggi

Posted by fidest press agency su domenica, 30 luglio 2017

libriTorna per il terzo anno consecutivo #IOLEGGOPERCHÉ, la più grande iniziativa nazionale di promozione del libro e della lettura organizzata dall’Associazione Italiana Editori a sostegno delle biblioteche scolastiche di tutta Italia, con il patrocinio del MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo) e RAI, in collaborazione con il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura e in collaborazione con ALI (Associazione Librai Italiani – Confcommercio) e AIB (Associazione Italiana Biblioteche). Un lavoro comune per portare nella quotidianità di bambini e ragazzi i libri e la lettura e per far crescere, ciascuno con il proprio contributo, un nuovo lettore.
Da oggi ufficialmente scuole, librerie, biblioteche, studenti e genitori possono registrarsi – fino al 2 ottobre – e mettersi in rete attraverso il sito http://www.ioleggoperche.it, aderendo così all’iniziativa, che prenderà poi vita tra il 21 e il 29 ottobre 2017 nelle tantissime librerie partecipanti in tutta Italia. Nei nove giorni di ottobre i cittadini potranno donare uno o più libri per tutte le scuole che si saranno iscritte e gemellate nel frattempo con le librerie aderenti. A pochi giorni dalla riattivazione delle iscrizioni, sono già più di 1.000 le scuole iscritte e 700 sono le librerie che hanno già confermato la propria partecipazione sulla piattaforma con ben 865 richieste di gemellaggio attivate.
Per la prima volta l’iniziativa si rivolge anche alle scuole dell’infanzia, oltre alle scuole primarie, secondarie di primo e di secondo grado. Con una missione vera e propria: la creazione e lo sviluppo delle biblioteche scolastiche, identificate come il terreno strategico in cui seminare e fare germogliare la passione per la lettura sin dalla più tenera età per i futuri cittadini.
Secondo un’indagine realizzata dall’Ufficio studi AIE, e a cura di AIE e AIB per #ioleggoperché 2016, il 97,4% delle scuole italiane oggi ha una biblioteca scolastica, ma con una dotazione di libri notevolmente inferiore rispetto al 2011: la ricerca ha evidenziato che, a fronte di 2.501 volumi registrati per scuola nel 2016, nel 2011 ne risultavano 3017. Un patrimonio scarso e poco aggiornato, pari a 3,9 libri per studente.
Di qui il senso dell’iniziativa: durante la scorsa edizione, ben 124.000 nuovi volumi sono andati ad arricchire il patrimonio librario delle scuole italiane, di cui 62.000 donati dai comuni cittadini e 62.000 donati dagli Editori. Ora i giochi sono aperti per incrementare ulteriormente questo primo risultato concreto: al termine della campagna 2017, gli Editori rinnoveranno infatti il loro contributo alle biblioteche scolastiche con un numero di libri equivalente alla donazione nazionale (fino a un massimo di 100.000 copie). Il contributo degli editori verrà distribuito tra le scuole che ne faranno richiesta, seguendo la procedura presente sul sito, e sarà ripartito tra febbraio e marzo 2018 tra i vari ordini scolastici, secondo disponibilità.
Le biblioteche civiche, grazie al coordinamento di AIB, daranno da parte loro un prezioso appoggio non solo per la divulgazione dell’iniziativa, ma anche organizzando eventi, incontri con gli studenti, presentazioni, servizi informativi speciali, visite guidate. Tutti gli appuntamenti potranno essere comunicati e promossi sulla piattaforma di #ioleggoperché e fare da cassa di risonanza alla manifestazione.
Le iscrizioni e i gemellaggi tra Scuole e Librerie sono raccolte sulla nuova piattaforma http://www.ioleggoperche.it, sede virtuale della campagna. Il sito è dunque il polo aggregativo che riunisce tutti gli attori dell’iniziativa, dove è possibile promuovere le attività dedicate alla lettura, avviare e diffondere le iniziative sul social wall e sui social network, aggiornare il palinsesto degli eventi spontanei. Una vera e propria “piazza virtuale” che cresce anno dopo anno: qui Scuole, Librerie e Messaggeri (cioè tutti coloro che a titolo volontario vogliono partecipare attivamente alla promozione del progetto) possono attivare una nuova iscrizione o riconfermare la precedente, e riattivare o creare nuovi gemellaggi. Fin da ora i librai sono chiamati a invitare nuove scuole del territorio a iscriversi, e a istaurare con loro un rapporto diretto e proficuo, anche raccogliendo eventuali liste di volumi desiderati.

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Ecumenismo: protagonisti e contesti storici

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 giugno 2017

Rettore Pedro BarrajonRoma Venerdì 23 giugno 2017, dalle 9.00 alle 18.00, alla Pontificia Università Lateranense, si terrà il convegno “Ecumenismo: protagonisti e contesti storici”, promosso dall’Università Europea di Roma nell’ambito del XIV Simposio Internazionale dei Professori Universitari.
L’incontro ha l’obiettivo di ricostruire il ruolo di storici e studiosi nello sviluppo di istanze, sensibilità, movimenti ed eventi di carattere ecumenico e interreligioso. Sono considerati anche gli apporti storiografici, le letture e ri-letture dei testi biblici, patristici, liturgici cristiani, nonché analisi su temi critici (storici e teologici) di carattere generale che stanno alla base del confronto fra gruppi religiosi diversi (questioni antropologiche, dottrina della grazia, sacramenti, aspetti liturgici).
Il programma include contributi, relazioni e discussioni dedicati a questi aspetti: figure di storici (delle religioni e del cristianesimo) che hanno indagato su ecumenismo e dialogo e si sono spesi intellettualmente e criticamente in tali ambiti; riflessi e implicazioni ecumenici degli studi storico liturgici; confronto interreligioso e modelli di santità; l’eredità patristica nel contesto del confronto ecumenico ed interreligioso; forme storiche e letterarie del confronto ecumenico ed interreligioso e loro continuità/discontinuità in età contemporanea; apporti di storici alle elaborazioni codificate nei testi del Concilio Vaticano II in materia di ecumenismo e dialogo interreligioso. La partecipazione ai lavori della giornata è valida come formazione e aggiornamento per gli Insegnanti di Religione Cattolica.
L’incontro sarà aperto da un saluto di Mons. Enrico dal Covolo, Rettore della Pontificia Università Lateranense. Nella sessione “Scoprire le differenze” interverranno: Carlo Prandi, Fondazione Bruno Kessler, Trento – SISR (La Storia delle Religioni come contributo “esterno” alla formazione di una mentalità ecumenica), Renata Salvarani, Università Europea di Roma (Sguardi sull’altro: comunità, diversità, eretici e infedeli nei resoconti di viaggio dei pellegrini cristiani in Terrasanta nel XIII e XIV secolo), Tommaso Caliò, Università Tor Vergata (Agiografia ed ecumenismo: incroci critici).
Nella sessione “Esempi e modelli”: P. Pietro Messa ofm, Pontificia Università Antonianum (Francesco d’Assisi tra “forma del Vangelo” e “forma della Chiesa”), Alessia Lirosi, Università La Sapienza, Roma (Studi sul monachesimo femminile e prospettive ecumeniche), Ilaria Morali, Pontificia Università Gregoriana (Le sfide alla fede in un mondo che cambia. Ruolo e metodo della teologia secondo Henri de Lubac).
Nella sessione “Scrittura e riscrittura del sacro”: Emanuel Fiano, Fordham University – New York (Hans-Joachim Schoeps and Jean Daniélou in the context of the Ancient Jewish Christianity’s Historiography), Monica Romano, Università La Sapienza, Roma (La “teologia sino-cristiana” e la lettura inter-testuale della Bibbia in Cina), Robyn Walsh, University of Miami (The Database for Religious History: a crossroad for informations and knowledge), Antonello Carvigiani, TV2000 (Il massacro di Debre Libanos: dal docufilm all’ecumenismo).
Nella sessione “Tra ricerca e confronto ecclesiologico”, presieduta da P. Alvaro Caciotti ofm, Pontificia Università Antonianum, interverranno: Padre Pedro Barrajón LC, Rettore dell’Università Europea di Roma (Il testo dell’accordo fra cattolici e luterani: considerazioni teologiche ed ecclesiologiche, P. Ikovos Andriopoulos, Metropoli di Nea Ionia e Philadelphia, Orthodox Church of Greece (Chiese ortodosse e identità nazionali), Lucina Vattuone, Musei Vaticani (Attività dei Musei Vaticani e implicazioni ecumeniche, pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI). Concluderà l’incontro Maria Lupi, Università Roma 3. (foto: Rettore Pedro Barrajon)

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Festa della Lettura

Posted by fidest press agency su martedì, 25 aprile 2017

amazon-libriRoma Giovedì 27 Aprile 2017, ore 17:00 Sala Capizucchi Piazza di Campitelli 3 Nell’ambito della Festa della Lettura organizzata dalla Società Universitaria per gli Studi di Lingua e Letteratura Francese (SUSLLF), il socio d’onore prof. Giorgetto Giorgi (Università di Pavia) introduce e coordina un pomeriggio di letture di testi francesi su: Le thème du voyage dans la littérature et la civilisation françaises. Leggeranno studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale.
L’evento, organizzato da Letizia Norci Cagiano, Valeria Pompejano, Anne-Claire Chapel e Claire Mille, si inserisce nell’ambito dei corsi di Lingua e Letteratura francese del Dipartimento.http://host.uniroma3.it/centri/itafra

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Terza edizione del Premio Scriviamoci

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2017

manoscritto

E’ stato promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dal Centro per il libro e la lettura, dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Toyota Motor Italia, chiede agli studenti delle scuole superiori di tutta Italia e di quelle italiane all’estero di scrivere un racconto incentrato sul rapporto tra uomo, macchina e ambiente. Questo il tema del concorso:“Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità”. A più di un secolo dall’esaltazione del dinamismo proposto dai futuristi, la tecnologia ha rivoluzionato il modo di muoversi, influenzando il nostro quotidiano ma anche esponendo il pianeta a nuovi rischi. Sembrano esserne consapevoli soprattutto le giovani generazioni: alcune ricerche evidenziano che i nati fra il 1980 e il 2000 orienteranno le proprie scelte in fatto di consumi, di alimentazione e di stili di vita sulla base di una sensibilità sempre più sviluppata verso i temi della salvaguardia ambientale. “I Millennials – ha scritto Il Sole 24 Ore del 1 luglio 2016 – sceglieranno in base alla sostenibilità”.L’incontro di presentazione della terza edizione del Premio si è svolto oggi, mercoledì 8 febbraio, alle ore 11, nel Salone del Ministro presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, alla presenza del Ministro Dario Franceschini, del Presidente del Centro per il libro e la lettura Romano Montroni, del Presidente della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci Giovanni Solimine, del Direttore della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci Stefano Petrocchi e con la partecipazione della giovanissima scrittrice Cristina Chiperi. A soli 18 anni è l’autrice italiana più amata su Wattpad, con oltre 20 milioni di visualizzazioni, e i libri della trilogia My dilemma is you sono stati per mesi in vetta alle classifiche. Dal 6 febbraio è in libreria il suo ultimo romanzo, primo di una nuova serie: Starlight (Garzanti), storia di un’amicizia e della forza del destino.Il Premio Scriviamoci è un investimento fondamentale nel percorso di crescita dei cittadini di domani: l’abitudine alla scrittura ci educa a leggere noi stessi, il mondo e le persone che ci circondano. Questo concorso offre quindi l’occasione non soltanto per essere protagonisti e scoprire il proprio talento letterario, ma anche per interrogarsi su come affrontare le sfide del futuro, a partire dalle innumerevoli possibilità dischiuse dalla tecnologia ma consapevoli del loro impatto sull’ambiente.Nel corso della presentazione, il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini ha esortato gli studenti a esercitarsi nella scrittura. “Il Premio Scriviamoci, giunto alla terza edizione, è un grande contributo all’opera di educazione alla lettura. Le centinaia di ragazzi e ragazze delle scuole che hanno partecipato lo scorso anno si sono confrontati con la scrittura altrui per esprimere la propria creatività, arrivando così a leggere con maggiore curiosità e consapevolezza. Inoltre Scriviamoci aiuta a lavorare sullo sviluppo della conoscenza, allargando la platea dei giovani che si avvicinano alla creatività. Infine, questa iniziativa insegna a dare valore al tempo lento e esclusivo dedicato alla lettura e alla scrittura” ha concluso il Ministro.Ciascun alunno potrà partecipare con un solo testo narrativo (di lunghezza tra le 5.400 e le 9.000 battute spazi inclusi), inedito e in lingua italiana. L’insegnante responsabile della partecipazione al concorso (massimo cinque studenti per ogni scuola) dovrà inviare gli elaborati all’indirizzo scriviamoci@fondazionebellonci.it entro e non oltre la mezzanotte del 31 marzo 2017.Novità di quest’anno, i partecipanti si cimenteranno anche nel ruolo di giudici: ogni concorrente sarà infatti chiamato a leggere e valutare quattro testi in concorso, assegnati con un criterio di casualità, ai quali darà un voto compreso tra 1 e 5, corredato da un commento di lunghezza non inferiore a 250 battute, spazi inclusi (voti e commenti dovranno essere inviati direttamente dai concorrenti all’email del premio entro e non oltre il 14 aprile 2017). Saranno così gli stessi studenti in gara a selezionare i testi che accederanno alla seconda fase di valutazione, nella quale una commissione di esperti sceglierà i quindici racconti destinati alla pubblicazione in volume. Verranno inoltre scelti i tre racconti migliori i cui autori si aggiudicheranno rispettivamente: un premio messo in palio da Toyota Motor Italia (primo classificato); la partecipazione per due persone a un importante festival letterario italiano (secondo classificato); uno stage di due giorni a cura della scuola di scrittura Molly Bloom di Roma (primo, secondo e terzo classificato). La premiazione avverrà in un luogo e in un appuntamento simbolo della cultura letteraria italiana: a Roma, a luglio, nell’ambito della serata conclusiva della LXXI edizione del Premio Strega.
“È un piacere iniziare il mio lavoro come presidente della Fondazione con un premio che stimola e promuove la creatività dei più giovani e, in particolare in questa edizione, li incoraggia a confrontarsi con qualcosa che va oltre un tema di concorso e che li riguarderà per tutta la vita”, ha dichiarato Giovanni Solimine, neo Presidente della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci. “La sostenibilità ambientale e l’uso responsabile della tecnologia sono tematiche che permeano la nostra quotidianità: fermarsi a riflettere sulle loro implicazioni attraverso la scrittura è forse il modo migliore per comprenderle, appropriarsene consapevolmente e maturare capacità d’uso per sfruttarle a fondo”.Queste potenzialità del Premio, unite al gusto della sfida, sono state decisamente apprezzate dagli studenti, come testimoniano i numeri della scorsa edizione: il Premio Scriviamoci 2016, dedicato al tema 20 anni nel 2020, ha coinvolto infatti i ragazzi di 268 scuole, delle quali 165 licei, 57 istituti di istruzione superiore, 35 istituti tecnici e 11 scuole italiane all’estero. Sono pervenuti 750 racconti, in netta maggioranza scritti da giovani autrici (500, contro i 230 inviati da colleghi maschi). Tra le scuole partecipanti, hanno prevalso quelle dislocate nel Lazio e nell’Italia del Sud: Lazio, 55; Campania, 28; Calabria, 26; Sicilia, 23; Umbria, 19; Puglia, 17; Lombardia, 14; Emilia, 14; Marche, 13; Veneto, 11; Piemonte, 8; Sardegna, 6; Abruzzo, 5; Basilicata, 5; Toscana, 4; Friuli, 3; Liguria, 3; Molise, 2; Trentino, 1.

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Una lettura ecologista della riforma costituzionale

Posted by fidest press agency su domenica, 23 ottobre 2016

noPartiamo da un presupposto: il consolidamento della post-democrazia di cui parlava Crouch ha bisogno di riforme costituzionali come quella che saremo chiamati a votare (o meglio a sventare) il 4 dicembre. Il disegno sotteso alla riforma – propagandata come al di sopra del bene e del male, buona di per sé, come se dopo anni di tentativi andati a vuoto il solo concetto fosse salvifico e non ne importasse il carattere migliorativo o peggiorativo – mira alla consacrazione di un sistema politico in cui, invece che restituire sovranità al popolo cui apparterrebbe, si fa il possibile per concentrarla sempre più verso l’alto. Vale la pena ricordare che il colosso finanziario JP Morgan affermava nel 2013 che le costituzioni antifasciste – ispirate ai diritti e all’allargamento della base democratica – sono una zavorra per la crescita e vanno profondamente modificate. L’indicazione giunta al governo dalle istituzioni finanziarie riguarda dunque la creazione delle condizioni di piena esigibilità per le richieste del mercato: necessarie riforme economiche, necessarie grandi opere, necessario sfruttamento delle risorse naturali, necessari tagli ai diritti sociali e al welfare. Il risultato atteso è legittimare la delega dell’intero esercizio deliberativo ad organismi sempre meno rappresentativi dell’interesse collettivo. La ricetta è lineare: svuotamento dei luoghi della rappresentanza, rarefazione dei centri di potere e corsa a verticalizzarne i meccanismi di decisione tramite maggiori poteri all’esecutivo, la camera politica unica e la nuova legge elettorale che la determinerà, le nuove tipologie di procedimenti legislativi che scavalcano le istituzioni di prossimità.
Uno degli aspetti meno trattati e più rilevanti della riforma è la revisione del Titolo V, che affermerebbe un modello di gestione delle risorse deciso dai ministeri – neppure dal Parlamento – senza previsione di correttivi in senso partecipativo. Le competenze esclusive che tornerebbero allo Stato riguardano produzione, trasporto e distribuzione dell’energia; infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e navigazione; beni culturali e paesaggistici; ambiente ed ecosistema; attività culturali e turismo; governo del territorio; protezione civile; porti e aeroporti civili.
La riformulazione dell’art.117 introduce come ulteriore elemento d’allarme la clausola di supremazia “Su proposta del governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale.”La formula offre all’esecutivo spazio per molteplici forzature: invocando l’interesse nazionale (leit-motiv dell’ultimo decennio) sarà possibile imporre politiche e progetti invisi agli enti locali e alle comunità chiamate a pagarne i costi economici, ambientali, sociali e sanitari. Se ha una sua ratio prevedere che sia il livello centrale a stabilire le regole generali dell’agire in materia di ambiente, garantendo come precondizione il pieno rispetto degli art. 9 e 32 della Costituzione, nello scenario dato il nuovo assetto si tradurrebbe inevitabilmente in un ulteriore arretramento delle legittime pretese dei cittadini potenzialmente o concretamente impattati. Gli enti locali sono inoltre i più esposti – e ricettivi – alle pressioni esercitate dalle comunità locali: elemento rivelatosi spesso decisivo per ottenere la rinuncia a progetti a forte impatto ambientale. Escludere le Regioni dal rapporto di “leale collaborazione” con lo Stato su tutte queste materie senza prevedere di compensare con strumenti di concertazione locale avrà l’effetto di aggravare anziché risolvere il gap (in termini di analisi e proposte) tra comunità e governo centrale.
Da un altro punto di vista, la riscrittura dell’art. 117 è la testa di ariete attraverso cui si tenta di forzare l’introduzione in costituzione di alcuni dei principi contenuti nel decreto sblocca Italia, convertito nonostante forti proteste nella L.164/2014. Si tratta in parte di principi su cui il governo ha dovuto fare marcia indietro in seguito al deposito dei quesiti referendari promossi da 9 Regioni e centinaia di associazioni ambientaliste. Un punto in particolare, che prevedeva l’esclusione delle Regioni dai processi decisionali in materia energetica e infrastrutturale, è stato dichiarato incostituzionale con sentenza n.7/2016 per violazione degli artt.117-118 e recepito obtorto collo dal governo nella legge di stabilità per evitare di sottoporre tale punto (pronto a rientrare in campo proprio con la riforma costituzionale) alla consultazione popolare dell’aprile scorso.Nonostante la sopravvivenza di un unico quesito, il 17 Aprile oltre 15 milioni di Italiani si sono recati alle urne per affermare il loro diritto a decidere in materia di politiche energetiche. Durante la campagna referendaria il governo ha mostrato quale idea avesse della partecipazione popolare: la proclamazione dell’esistenza di temi troppo difficili su cui esprimersi (guarda caso riguardanti profitti miliardari e devastazioni territoriali), una campagna informativa condotta al fine di boicottare la consultazione, lo sprezzante “ciaone” agli elettori la sera del voto. In quelle stesse settimane emergevano con chiarezza, grazie ad un’inchiesta della magistratura, le connessioni tra il governo e le lobbies energetiche del Paese: scandalo che costrinse l’allora ministro Guidi a dimettersi. Di oggi, infine, è la notizia che il governo Renzi ha autorizzato nuove attività di ricerca di idrocarburi lungo la riviera Adriatica e nel Mar Ionio. Neppure sei mesi dopo il referendum e le continue rassicurazioni circa la rinuncia a nuovi fronti estrattivi, si imbocca nuovamente, indisturbati, la via nera del petrolio. Ulteriore conferma, questa, che lo spirito di quella campagna referendaria e la rivendicazione democratica costruita su centinaia di territori trovano oggi più che mai la loro naturale continuazione nella costruzione di un No collettivo al referendum costituzionale.Da anni assistiamo all’attivazione di decine di migliaia di persone per ciascuna battaglia territoriale: il movimento No Ombrina in Abruzzo, le lotte contro il Biocidio in Campania, le istanze dei No Triv, No Tav, No Tap e No Muos, le centinaia di altre realtà di resistenza popolare in prima linea per il diritto alla vita, alla salute, all’ambiente. Questo aumento della conflittualità sociale attorno all’imposizione di politiche impattanti (con gravi effetti documentati da rigorosi e numerosi studi ambientali, epidemiologici, economici e demografici) suggeriscono che i meccanismi di funzionamento della democrazia andrebbero riformati in direzione opposta da quella indicata dalla riforma: devolvendo potere decisionale alle comunità sulla gestione delle risorse e inaugurando un nuovo concetto di sovranità legato al territorio.Alcune tra le maggiori organizzazioni ambientaliste, le 19 big firmatarie dell’appello in cui si chiede al governo di rivendicare la competenza esclusiva dello Stato in materia ambientale senza postulare la necessità di una riforma in senso partecipativo, dimostrano di non aver compreso che la partecipazione alle decisioni e la centralità della volontà popolare non è affatto un corollario marginale per una piena tutela dell’ambiente e dei diritti a esso connessi.La riforma aiuta infine l’ufficializzazione di una prassi di sospensione democratica già arbitrariamente utilizzata: il massiccio ricorso alla gestione commissariale e allo stato di emergenza, attraverso le quali nell’ultimo decennio si è imposto il meccanismo del comando e controllo come risposta autoritaria all’emergere delle istanze più disparate.Questa riforma è l’atto finale del processo di trasformazione dello Stato e di suo asservimento a logiche puramente neo liberiste, succubi del mercato e della finanza. Un processo che dopo vent’anni di “berlusconismo”, l’avvento dei tecnici (Monti) e il ricorso a larghe intese (Letta) ha trovato il suo perfetto scudiero in Renzi e la sua definizione formale nella proposta di modifica costituzionale.Di fronte a questa minaccia, convinti che sia necessario ricostruire un sistema paese fondato sulle redistribuzione dei poteri e della ricchezza e sulla giustizia ambientale, non possiamo che individuare nell’approvazione della riforma un rischio enorme per la tenuta sociale e democratica del paese e nel coinvolgimento pieno delle realtà di resistenza territoriale nella campagna del No una prospettiva concreta per una reale trasformazione del nostro paese.
(fonte: Marica Di Pierri – Associazione A Sud Stefano Kenji Iannillo – Rete della Conoscenza [su HUFFINGTON POST del 21 ottobre 2016] (foto: no)

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Lo smartphone batte il libro

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

smartphoneSmartphone, tablet o computer non fa troppa differenza, al giorno d’oggi ben 7 italiani su 10 (72%) preferiscono passare il proprio tempo libero sulla rete piuttosto che davanti ad un buon libro. I dati diramati dalla Nielsen Company parlano chiaro: nel 2015 gli italiani hanno passato di media 50 ore al mese sulla rete, con un picco del 74%, ovvero 64 ore al mese a persona, nella fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni. Nel 72% dei casi, questo avviene attraverso dispositivi mobili utilizzati in qualsiasi momento della giornata, soprattutto nel tempo libero. E così il libro viene messo da parte a causa dello sviluppo tecnologico, ma non solo: infatti l’indolenza degli uomini verso la lettura (37%) e i numerosi impegni quotidiani delle donne (28%) li tengono alla larga da librerie e centri culturali. La maggior parte degli italiani ammette di non amare particolarmente i libri, perché leggere è ritenuta un’azione faticosa (57%), anche se un italiano su 2 (48%) dichiara di non trovare il tempo necessario per farlo. Secondo gli esperti l’educazione impartita dalla famiglia durante il periodo adolescenziale (54%) e la promozione culturale delle istituzioni sul territorio (47%) hanno un ruolo fondamentale per cercare di invertire questa tendenza negativa.E’ quanto emerge da un’indagine condotta da Libreriamo su circa 4000 italiani di età compresa tra i 18 e i 65 anni, realizzata con la metodologia WOA (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio online sulle principali testate di settore, social network, blog, forum e community dedicate al mondo della cultura e un panel di 60 esperti tra sociologi e psicologi per capire perché gli italiani non leggono più i libri.“Abbiamo deciso di fare questa indagine per capire quali sono i veri motivi che spingono gli italiani a non leggere – afferma Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo –. Leggere è un’azione che richiede cuore, fantasia, immaginazione e tempo. La cosa che tutti dovrebbero avere chiara in testa è che la lettura è sinonimo di cultura, non può essere posta nel dimenticatoio. Saggi e romanzi devono essere visti come un momento di svago e non come una montagna da scalare. Smartphone e tablet hanno in parte sostituito i libri, ma se internet viene utilizzato nel modo giusto, può dare una spinta non indifferente al grande mondo della cultura. La famiglia svolge un ruolo fondamentale nella formazione culturale di un ragazzo e i genitori devono essere i primi a dare il buon esempio, nonostante conducano una vita stressante e piena di impegni”.Ma perché gli italiani non leggono? Molti reputano la lettura faticosa (57%). Sedersi alla scrivania, sdraiarsi sul letto o prendere il sole impugnando un libro, è ritenuto stancante per tutte le persone che non reputano il libro uno svago. Concentrarsi sul filo logico della trama e mantenere inalterata la concentrazione, sembra essere uno scoglio quasi insormontabile per gran parte delle persone. Ma non si tratta solo di leggere, molte volte le persone sono costrette a rinunciare ad un bel libro a causa della mancanza di tempo (48%). La vita frenetica del giorno d’oggi, l’incertezza ed i problemi familiari, lasciano poco tempo per ritagliarsi dei momenti di svago e relax, che spesso e volentieri vengono riempiti dallo smartphone o dal computer. Ma se prima era la televisione ed ora tablet e cellulari, film e serie tv (45%) continuano ad essere preferiti ad una buona lettura. E così fiction e programmi battono saggi, gialli e romanzi.“Il ruolo dei genitori e della scuola è importantissimo, perché i ragazzi e gli alunni avvertono perfettamente quando sei di fronte ad una persona che crede in quello che fa come la lettura – afferma Giuseppe Lupo, docente universitario di 20 Più libri più liberi 2009 foto MatteoMignaniLetteratura Contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano -. Se hai genitori o maestri che credono in quello che fanno, di solito questo discorso viene trasmesso ai figli, anche se ci sono delle eccezioni. La scuola è l’anello di congiunzione tra un giovane ed i libri. In realtà gli italiani leggono i social, determinati testi che possono essere Facebook e Twitter. Internet ha allontanato gli italiani dall’idea di leggere una storia di 200 pagine: in realtà tu saresti disponibile a perdere tanto tempo non per quella storia, ma tante piccole cose su un cellulare. Perché? Sono messaggi forti, brevi, bruciati in pochi secondi. Ma se tu vivi della cronaca, la tua vita non si allunga, l’ideologia del tempo è frantumata”.Si legge poco in generale, ma tra uomini e donne ci sono grandi differenze. Ragazzi o padri di famiglia fa poca differenza, il grande limite del sesso maschile è l’indolenza (37%), ovvero la pigrizia di prendere in mano un libro. Non mancano i lettori assidui, ma sono gli uomini i primi a rinunciare alla lettura per qualcosa di meno impegnativo. Le donne invece sono costrette nella maggior parte dei casi a rinunciare alla lettura, per prendersi cura dei figli (28%) o per sbrigare i lavori casalinghi (28%). Allenamento di calcio per il ragazzino, corso di danza per la bambina, arrivare a sera a volte sembra essere un’impresa e per questo le passioni personali ne risentono. Il lavoro (24% lei, 23% lui) incide molto, ma anche la spesa dei libri ha il suo peso nelle scelte di una persona.Ma se il libro diventa tabù e non trova spazio nel quotidiano degli italiani, da cosa viene sostituito? Lo smartphone (72%) sembra avere monopolizzato la nostra attenzione. Nella pause lavorative, in tarda serata e purtroppo anche durante le lezioni a scuola, il cellulare ultra tecnologico sembra aver preso il posto non solo dei libri, ma anche della socialità. Se lo smartphone si trova in cima alle preferenze degli italiani, al secondo posto non poteva mancare il computer (67%). Amico fedele di grandi e piccini, passare delle ore davanti allo schermo del pc a navigare tra social e motori di ricerca, è un’abitudine che ormai ha contagiato tutti ed ha estromesso in parte il libro dal tempo libero. Guardare un film (56%) in televisione o proprio al computer, in streaming o in dvd è un altro passatempo che viene preferito alla lettura.A fronte dei dati raccolti sulle problematiche della lettura, secondo gli esperti cosa si deve fare per invertire la rotta e spingere gli italiani a leggere di più? Il futuro di un figlio dipende in gran parte dall’educazione impartita dai genitori (54%). Ma non devono essere solo le basi del bon ton a tavola o tra la gente. Educazione significa impartire lezioni di vita e permettere ai ragazzi di immagazzinare aspetti di grande ricchezza personale, come la cultura e di conseguenza la lettura. Allo stesso modo, ben il 47% sostiene che le istituzioni dovrebbero intensificare la promozione culturale. Non è di oggi la notizia che l’Italia sia uno dei Paesi che investe meno nell’Istruzione e nella cultura. E poi c’è la scuola (45%), fondamentale per la vita dei ragazzi, che deve essere la guida di un percorso fatto di stimoli e occasioni, che permetta ai giovani di amare i libri e tutta la loro ricchezza culturale.

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Cristo: biografia di un laico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2015

cristo1La lettura dei Vangeli può essere motivata dalla Fede oppure dalla Ragione, ottenendone una interpretazione confessionale oppure laica; il momento alto di ciascuna di queste interpretazioni sta nella valutazione in ciò che divergono e in ciò che coincidono.
Analogo argomento può essere utilizzato per la lettura del Corano, dove la presenza di Gesù è molto più significativa di quanto si voglia far emergere nella cultura occidentale.
C’è una specie di ansiosa prudenza nell’accostarsi al Corano da parte del mondo cattolico e cristiano, come se fosse un esercizio blasfemo, contraddittorio agli insegnamenti della Chiesa, che, in verità, ha ben poco da insegnare avendo privilegiato, o messo sul medesimo piano, l’esercizio del potere temporale in quanto Stato Città del Vaticano con la testimonianza di una Fede che vuole tutti uguali innanzi a Dio: credenti e non credenti, cristiani e fedeli di altre religioni e confessioni.
Il cattolico è farcito di dottrina fin dalla prima infanzia, iniziando con un catechismo per il quale periodicamente si sente l’esigenza di aggiornamento, quindi non parole eterne di Dio, ma parole mutabili degli uomini.
Nel cattolico l’immagine di Cristo sfuma nella Fede e nella fede si fortifica, perché la dimensione dell’uomo Gesù si confonde e si assimila alla dimensione divina, per cui si accoglie con Fede tutto ciò che l’intelletto non arriva a comprendere. Ma resta immutato e immutabile l’insegnamento che scaturisce da quella biografia, con valori che non hanno avuto bisogno di aggiornamenti o adeguamento alle mutate condizioni sociali dopo 2.000 anni di una sola verità.
Per riassumere il concetto, il cattolico crede per Fede ma non con intelligenza. La religione musulmana, che tra le religioni monoteiste è quella più vicina al cristianesimo, nel suo testo sacro, il Corano, manifesta una grandissima devozione per Gesù e per il suo insegnamento, ma il musulmano deve capire, non accetta altre verità se non quelle contenute nel testo sacro; capire vuol dire “intelligere”, cioè far partecipe l’intelligenza nell’itinerario dell’apprendimento.
Nel Corano si esalta la figura di Maria, nata senza peccato, la sua particolare condizione la resero la sola donna in grado di essere visitata dallo Spirito di Dio ( arsalna ilaiha ruHana ) per poter ricevere e ospitare in sé il Verbo di Dio (kalimatin min Allah ) e poterlo offrire al mondo intero, pur nella consapevolezza del dolore/amore, diventando, così, essa stessa Ar-Rahman , amore infinito che non attende di essere corrisposto, itinerario che Dio desidera per tutti gli uomini. E Dio propone ad esempio, per coloro che credono, Maria, che si conservò vergine,.. sì che Noi insufflammo in Lei il Nostro Spirito; Maria che credette alla parole del suo Signore e dei Suoi Libri e fu una donna devota” (Corano LXVI, 11-12)La figura di Gesù è esaltata come (,Khalifat Hallah), rappresentante di Dio in terra, ( rahamatn minna ) amore di Dio , figlio della Rivelazione, infatti così l’Angelo si rivolge a Maria:
“ O Maria, Dio ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’altro, uno dei più vicini. Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti”.Anche qui possiamo riassumente il concetto con una esemplificazione e cioè che l’Islam venera Gesù con intelligenza, ma non con Fede, ed è questa la ragione per la quale, pur ammettendo la verginità di Maria e l’intervento divino per il concepimento di Gesù, non va oltre il riconoscimento di “Messia”, respingendo la Trinità perché non accettabile razionalmente, anzi a rischio di politeismo, mentre il cattolicesimo cristiano sccetta per Fede ciò che la ragione non riesce a spiegare.Rimane il pilastro portante dell’insegnamento, che viene esaltato nelle Beatitudini del discorso della montagna, che non è cristiano, né musulmano, né di nessun’altra religione, è universale, spirituale e laico nel medesimo tempo, in quanto viene descritta un’etica non suscettibile ad alterazioni, interpretazioni, dottrinologie, epistemologie, perché contiene una verità universale, perfettamente identificabile come laico-confessionale. (Rosario Amico Roxas)

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Agevolazioni fiscali per i libri

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2013

Books

Books (Photo credit: phatcontroller)

“Una decisione davvero importante e soprattutto una svolta per la lettura in Italia”. E’ grande la soddisfazione del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo all’annuncio della misura di agevolazione pari al 19% sui libri fino a 2mila euro (mille per i libri in generale, mille per i libri scolastici e universitari) per i prossimi tre anni.“Questo è più di un semplice segnale da parte del Governo e del premier Letta. Questo è un fatto importante, anche perché va nella direzione delle richieste come Associazione – ha continuato –. E’ un modo concreto per aiutare non solo il nostro mondo, le librerie e la filiera ma tutto il Paese a crescere, riscoprendo il piacere della lettura e cercando così di invertire la triste tendenza rispetto all’imbarazzante primato Ocse che ci vede agli ultimi posti nella comprensione dei testi e in fondo alle classifiche dei Paesi che leggono di più”.“Investire – come ha fatto oggi il Governo – sui libri, da quelli per ragazzi a quelli scolastici e universitari, da quelli di narrativa alla saggistica, significa – ha proseguito il presidente degli editori italiani – aver scelto di scommettere davvero sulla centralità dei libri, e quindi della cultura, nella crescita – sociale ed economica – del Paese”.“Grazie in primis al ministro Bray, che sta pervicacemente impostando un piano per la promozione della lettura che – sono certo – porterà i suoi frutti. Grazie al ministro Zanonato, grazie al premier Letta e a tutto il Governo che – ha concluso Polillo – stanno dimostrando oggi agli italiani che l’investimento in lettura non è un lusso”.

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Una nuova lettura della fede cattolica

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 maggio 2012

Roma.La novità conciliare più incisiva è consistita in “una nuova lettura della fede cattolica, in grado di ripristinare le interrelazioni e le proporzioni adeguate tra tutti gli elementi della tradizione, dopo secoli di accentuazioni unilaterali”. È quanto dichiarato dal prof. José Ramón Villar, dell’Università di Navarra, intervenuto al Congresso internazionale “Concilio Vaticano II: il valore permanente di una riforma per la nuova evangelizzazione”, svoltosi il 3 e 4 maggio a Roma su iniziativa dalla Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce.
“Le novità dottrinali sono sempre relative perché, in qualche modo, devono essere contenute nella tradizione della Chiesa” – ha aggiunto lo studioso spagnolo. Per cui, nel caso del Concilio queste “non sono l’apparizione di qualcosa di mai detto in precedenza o una novità sconosciuta nella tradizione cattolica”. Anzi, “di rigore, la novità è sempre uno sviluppo interno alla tradizione stessa, di aspetti che per diverse circostanze sono compresi meglio in un determinato momento storico”.
Per il prof. Miguel De Salis, dell’Università della Santa Croce, l’evento conciliare non ha rappresentato una sorta di “‘assemblea costituente’, ma una manifestazione della Chiesa che ha radunato i suoi pastori per riflettere sul suo cammino storico e sul rinnovamento necessario per adeguare l’annuncio secondo le necessità dei tempi”. “Nella teologia cattolica – ha proseguito – riforma e aggiornamento significano anzitutto guardare alla conversione personale che avvicina più o meno a Dio”. De Salis ha poi sottolineato che “la riforma è sempre un atto di fede, speranza e carità, al cui interno ci può essere il riconoscimento anche di errori nella Chiesa che conducono alla sua purificazione”.
Riflettendo sulla Costituzione “Sacrosanctum Concilium” e la conseguente riforma liturgica, il docente tedesco di liturgia Helmut Hoping (Universität Freiburg i.Br.) ha parlato di “rinnovamento della pratica liturgica” e della necessità per la nuova evangelizzazione della “formazione liturgica e mistagogica”. Hoping ha aggiunto che l’allora card. Ratzinger aveva auspicato “una riforma della riforma”, considerato il rischio di un “orizzontalismo superficiale della liturgia”. Gli ultimi interventi magisteriali non rappresentano certo “un dietro-front né un ritorno alla vecchia messa”, ma sono espressione della necessità “del ‘ritorno all’adorazione’ essendo la liturgia un ‘accadimento sacro’”.
Commentando la Dichiarazione “Nostra Aetate”, Mons. David M. Jager, OFM, della Pontificia Università Antonianum, ne ha chiarito la sua “motivazione generale, che in effetti giova molto per escluderne alcuna lettura di stampo relativistico”. Infatti, “il rapportarsi alle religioni non cristiane non mira di per sé a nuove scoperte sulla verità o sulla volontà di Dio, ma la Chiesa lo intraprende nel quadro del ‘suo dovere di promuovere l’unità e la carità tra gli uomini, ed anzi tra i popoli’”.
Tra i frutti più evidenti del Concilio, vi è senza dubbio “la nascita di nuovi movimenti spirituali” e una “nuova fioritura di realtà fondate molto tempo prima”, che si sono sentiti “confermati nella loro spiritualità di santificazione del mondo”.

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