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Posts Tagged ‘lezione’

Lezione di prevenzione a distanza

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2021

Oggi, con la didattica a distanza, in pieno lockdown, non è semplice intervenire nelle scuole per organizzare a favore degli adolescenti conferenze educative finalizzate a incrementare la loro consapevolezza nei confronti di droghe e alcol. Perché, è inutile dirlo, droghe e alcol non sono in lockdown, ma girano diffusamente per le strade e con il servizio a domicilio arrivano tranquillamente nelle case. Da molti anni le comunità Narconon svolgono proficue campagne di sensibilizzazione sui temi della tossicodipendenza e dell’alcolismo svolgendo conferenze nelle scuole o ricevendo presso le proprie sedi coloro che desiderano conoscere direttamente l’ambiente di una comunità di recupero. In questi giorni, grazie alla sensibilità educativa dei Dirigenti scolastici dell’Istituto Tecnico “Grazia Deledda” di Lecce, gli operatori della comunità Narconon Gabbiano di Melendugno sono riusciti a svolgere con proficuità due conferenze a distanza con 375 studenti. Le numerose domande poste agli operatori dagli studenti al termine della conferenza sono un chiaro indice della buona riuscita dall’incontro e dell’importanza di organizzare simili iniziative. Domande come: “Se le droghe fanno male, perché sono state inventate dall’uomo?” “La marijuana crea danni?” “Conviene legalizzare le droghe leggere?”, “La marijuana a scopo curativo crea dipendenza?”, dimostrano che la capacità di analizzare e aumentare la propria consapevolezza su queste tematiche passano inesorabilmente dal programmare sistematicamente, nelle scuole, una didattica specifica, invece di eluderla, ritenendo che parlar di droghe sia dannoso. Queste tematiche vanno affrontate a scuola, convinti che la verità, anche dura e cruda, è meglio delle tranquille menzogne che circolano diffusamente tra i giovani su droga e l’alcol. Chi desidera ricevere maggiori informazioni, brochure o organizzare conferenze di prevenzione, può contattare la comunità Narconon Gabbiano di Torre dell’Orso allo 0832.841856

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Cinque lezioni apprese dalla pandemia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2021

A cura di Luca Paolini, Chief Strategist di Pictet Asset Management. Ogni shock globale lascia un’eredità. La crisi legata al COVID-19 non fa eccezione. Anche se ci vorrà un po’ di tempo prima che gli investitori comprendano veramente gli effetti della pandemia, è già chiaro che questa ha trasformato per sempre la politica monetaria e fiscale. Le banche centrali hanno abbandonato l’ortodossia monetaria mentre istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, in passato devote sostenitrici della disciplina fiscale, stanno spingendo i governi a spendere liberamente. Il consiglio è stato seguito alla lettera: nel 2020 sono stati erogati stimoli fiscali d’emergenza pari a circa 12.000 miliardi di dollari, ovvero il 14% del PIL mondiale. Anche la Germania, una nazione la cui reputazione in materia di conservatorismo fiscale è ben espressa dalla sua politica dello schwarzer null (ossia di zero deficit), ha preso atto del fatto che l’austerità non funziona più. Ha sospeso la clausola costituzionale di freno all’indebitamento e sostenuto attivamente l’allentamento dei vincoli di bilancio dell’Unione Europea, aprendo la strada al piano di ripresa senza precedenti dell’UE (si veda di seguito). L’aumento della spesa pubblica è stato accompagnato dal ritorno del “Big Government”. Anche in Paesi più liberisti, come Stati Uniti e Regno Unito, i governi hanno salvato alcuni settori, offerto integrazioni salariali (cassa integrazione) e sussidi di disoccupazione estremamente generosi e bonus vacanze. Sarà difficile abbandonare tali politiche. Piuttosto, è più probabile che nasca un nuovo Contratto sociale, che comporterà un intervento statale più marcato, una maggiore ridistribuzione e diritti dei lavoratori più estesi. La pandemia ha dato vita a una nuova era di estremo e innovativo allentamento monetario. Sfidando chi sosteneva che fossero rimaste a corto di munizioni, le banche centrali mondiali hanno fornito stimoli per 8.800 miliardi di dollari lo scorso anno, quasi il triplo rispetto a quanto offerto durante la crisi finanziaria globale. La Federal Reserve statunitense, ad esempio, il 23 marzo ha lanciato un programma per l’acquisto diretto di obbligazioni societarie, comprese quelle declassate a “titoli spazzatura” a seguito della pandemia. Ciò ha segnato la fine del mercato ribassista, preannunciando un insolito boom di emissioni di debito societario durante una recessione. L’economia statunitense pare destinata a uscire dal 2020 relativamente indenne, con una produzione in calo solo del 3% rispetto al 2019 – una perdita che è in linea con le precedenti recessioni. La ripresa della Cina è stata ancora più impressionante, con l’attività economica che è tornata al di sopra dei livelli pre-pandemici in quasi tutti i settori. Una recessione prolungata causata da shock sistemici è difficile da affrontare per i mercati. Lascia cicatrici profonde, come una maggiore disoccupazione a lungo termine, insolvenze e crediti inesigibili: problemi la cui risoluzione può richiedere anni. I crolli causati da shock esogeni di breve durata, come le catastrofi naturali, possono essere meno problematici per gli investitori, purché sia messo in atto il giusto mix di politiche. Nel 2020, gli investitori hanno assistito a uno shock temporaneo (brusco calo degli utili societari) eclissato da un calo permanente dei rendimenti obbligazionari (e, come effetto di ciò, multipli degli utili più elevati) e da una conseguente risalita dei mercati azionari. Ciò che conta di più per i mercati finanziari in tali circostanze è la direzione di marcia dell’economia, più che il ritmo della sua espansione. I segnali di una ripresa nascente erano già evidenti ad aprile e con essi i mercati finanziari hanno riscoperto il loro ottimismo.
Con l’abbattersi della pandemia sull’economia globale e sui mercati finanziari, un trend ha dimostrato davvero tutta la sua forza: la crescita dell’investimento responsabile. Gli investitori hanno ritirato una quantità significativa di denaro dagli investimenti azionari tradizionali durante la fase peggiore della crisi, ciononostante gli ETF che integravano fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) hanno registrato oltre 265 miliardi di dollari in flussi netti a livello globale, in rialzo di oltre cinque volte rispetto al 2019, secondo l’Institute of International Finance. Alla fine dell’anno, gli attivi detenuti dai fondi ESG globali hanno superato i 13.000 miliardi di dollari in tutti i tipi di investimento. Il COVID-19 non solo ha messo a nudo la portata delle disuguaglianze sociali ed economiche, ma ha anche messo in guardia i governi sulla necessità di uno sforzo globale coordinato per affrontare le minacce esistenti, come il cambiamento climatico. L’Europa, gli Stati Uniti (sotto la nuova amministrazione Biden) e la Cina si sono impegnati tutti a raggiungere obiettivi più ambiziosi in termini di riduzione delle emissioni di carbonio. Ciò rientra in un passaggio più generale verso un capitalismo responsabile, capace di dare priorità agli stakeholder rispetto agli azionisti e ai criteri ESG rispetto agli EPS (utili per azione). È un trend che nessun investitore può permettersi di ignorare. (abstract)

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IPO di Snowflake: possiamo imparare una lezione dalla storia?

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2020

A cura di Alberto Artoni, Portfolio Manager US Equity di AcomeA SGR. Alcune IPO assumono in certi casi un carattere fortemente simbolico e possono essere un segnale importante del cosiddetto “sentiment” di mercato. A nostro giudizio la recente e tanto acclamata IPO di Snowflake evoca un parallelismo con tre distinti momenti nella storia finanziaria degli ultimi venti anni: la cosiddetta bolla delle “dot-com”, la quotazione di Blackstone e la quotazione di Glencore.La scorsa settimana, Snowflake, una società software con elevate prospettive di crescita, ha concluso il processo di IPO ad un prezzo di 120 dollari per azione corrispondenti a circa 33 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, classificandosi come la più grande IPO americana dell’anno. Nel primo giorno di contrattazioni il titolo è più che raddoppiato chiudendo gli scambi con una capitalizzazione di circa 70 miliardi di dollari. A oggi la società non genera utili, brucia cassa e negli ultimi 4 trimestri i ricavi hanno totalizzato circa 400 milioni di dollari, con un forte trend di crescita: i ricavi dell’anno fiscale 2020 (concluso al 31 gennaio) hanno fatto registrare un aumento del 175% rispetto al 2019. Se dividiamo la capitalizzazione di mercato al 16 settembre per il fatturato degli ultimi 4 trimestri otteniamo un multiplo di oltre 170x, che rappresenta un record assoluto in termini valutativi. Per intenderci, lo stesso rapporto vale 2.5x per l’indice S&P500.A questo punto il parallelismo con i primi anni 2000 sembra particolarmente interessante, alla luce della forte sovraperformance dei titoli ad alta crescita che ha raggiunto proporzioni estreme. Come si può vedere dal grafico in basso, a settembre il differenziale di performance tra l’indice Nasdaq 100 (rappresentativo della cosiddetta “new economy”) e lo S&P 500 (che invece è utilizzato come indice di riferimento del mercato generale) ha raggiunto nuovi massimi storici (3.35), superando i livelli del 2000, durante quella che fu poi definita come “la bolla delle dot-com”. Un’altra IPO particolarmente significativa è stata Glencore, società leader mondiale nel trading delle materie prime, quotata nel maggio 2011 con una valorizzazione di circa 60 miliardi di dollari. In questo caso gli investitori che avessero tenuto le azioni fino ad oggi avrebbero registrato una perdita di oltre il 50%, un risultato certamente deludente che coincide con un sostanziale declino strutturale del valore delle materie prime, come evidenziato nel seguente grafico.Si noti bene che queste considerazioni non si riferiscono in modo generico al processo di IPO, ma individuano alcune quotazioni illustri che, a nostro giudizio, sono coincise con un momento di forte euforia nei confronti di un settore e/o asset class in un preciso momento storico. Un rigoroso approccio value/contrarian può a nostro giudizio essere un potente “antidoto” contro gli eccessi di euforia del mercato, cui assistiamo di questi tempi e che tendono a premiare oltremodo certi settori a scapito di altri. Il fondo AcomeA America seleziona i titoli del mercato americano con un rigoroso approccio value bottom-up, individuando aziende il cui valore intrinseco risulta superiore al livello di mercato, cercando le opportunità di investimento tra i titoli e settori preferibilmente meno sotto i riflettori di analisti e media.

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La lezione che viene dal passato

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2020

Platone è stato un grande maestro per i pensatori di tutti i tempi. La sua lezione è attuale anche ai giorni nostri. In un certo senso lo è anche di più di quanto accadeva ai suoi tempi. Oggi siamo portati a ricercare valori che non hanno un futuro e a trovare più conveniente dimenticare quelli che contano di più. L’idea di Platone è quella del bene. La democrazia, per rendersi figlia del bene deve offrire all’uomo la possibilità di amare e rispettare il suo prossimo. Ma, aggiunge Platone, l’uomo spesso non conosce i limiti oltre i quali l’eccesso del bello diventa una storpiatura, l’eccesso di democrazia può portare alla tirannide.
Tiranno è dunque chi coglie i frutti del bene per utilizzarli per fini abietti. Si passa in questo modo dal problema morale a quello politico. Platone viveva nell’Atene del secolo IV dove imperversavano la licenza democratica, lo sfascio della disciplina civica e trionfavano gli egoismi e i soprusi demagogici. La contesa e la competizione tra i cittadini per essere calmierata devono riflettere nella società condizioni di governo sicure ed equilibrate.
Non si può, ad esempio, stabilire delle regole per tutti e poi pretendere che taluni le violino in nome di un primato inesistente o arbitrario. Quando la democrazia diventa tollerante con chi la disprezza o la plasma a suo uso e consumo, l’arbitrio di costoro si trasforma in tirannide. Un classico esempio l’abbiamo avuto con la Rivoluzione francese. Un popolo oppresso dalla tirannide si ribella e cerca di stabilire la democrazia, ma le sue maglie sono troppo larghe e sfugge all’abbraccio della temperanza, della fortezza e della prudenza per aprire la strada a una nuova tirannide. È mancata, quindi, una preziosa opportunità per fare di un’esperienza, pur traumatica, una rivolta ispirata al bene dell’uomo, ai suoi valori fondamentali di libertà e di libero arbitrio.
E ancora una volta nel XX secolo questi aneliti popolari hanno trovato uno spazio ispirato alla ricerca di una democrazia “piena” ovvero caricata di valori quali la libertà dell’uomo, la libera espressione e di critica e di giudizio, ma tale assolutismo è stato più agevolmente catturato dagli “avventurieri della storia” che hanno colto dalla democrazia permissiva l’occasione per una nuova tirannide. Lo è stato per il Nazismo, il Fascismo e il Comunismo. Quest’ultimo in particolare nato da un’idea di Marx di restituire al proletariato le sue libertà, si è tradotto, per demerito di alcuni suoi profeti, in un’oppressione delle stesse libertà che predicava.
Ora che siamo entrati a pieno titolo nel XXI secolo da oltre 20 anni ci aspettiamo dalle nuove generazioni una revisione critica del passato e un insegnamento magistrale per il futuro perché abbiamo tutti gli strumenti per farlo ma anche un’arma a doppio taglio che è quella dell’informazione mediatica. Occorre saperla gestire e indirizzare al bene comune, e non è cosa da poco. (Riccardo Alfonso)

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La lezione che viene dal XX secolo

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

E’ il secolo che ha visto affermarsi, come portato e degenerazione dell’hegelismo, di destra e di sinistra, e come reazione a gravi squilibri economici e sociali, il fascismo, il nazismo, il comunismo. Anche se occorrerà attendere la fine del “secolo breve” per assistere al definitivo crollo di queste visioni, già nel 1936 Maritain prevedeva che il comunismo, nella sua concreta attuazione in Russia secondo gli schemi della teoria marxista-leninista, sarebbe caduto perché non vivibile, perché contrario alla più profonda natura dell’uomo. Attingendo anche alla tradizione americana e muovendo lungo linee di pensiero che passano attraverso Rosmini e Newman, e in Italia attraverso Toniolo e Sturzo, egli dimostrò il fondamentale accordo tra democrazia, libertà e cristianesimo, riconducendo la sovranità dello Stato al popolo. È senza dubbio un passaggio, ma temiamo non si possa considerare l’ultimo dato che la democrazia, come la stiamo vivendo, lascia ampi margini di insoddisfazione. Per certi versi la democrazia è diventata un alibi per favorire gli abusi in nome del garantismo. In questo contesto ci avviciniamo di più al concetto di “società aperta” vagheggiata da Popper che si fonda sull’idea della fallibilità umana, sulla necessità della tolleranza e dell’educazione degli individui. In questa concezione, il mercato è più efficiente e produttivo di un sistema di pianificazione centralizzata, che fatalmente conduce al totalitarismo. Per certi versi all’opposto incontriamo Hayek secondo cui la dimensione economica prevale su quella filosofica e spirituale. Nel suo sistema di pensiero, infatti, la libertà è importante, non come valore in sé ma in primo luogo per le sue conseguenze economiche. Per Sen, premio Nobel per l’economia, l’individuo tende all’eudaimonia, ovvero alla felicità come scopo della vita.
Se ne deduce che l’economia è parte integrante della vita di una comunità; l’elevata disponibilità di beni materiali e soprattutto una loro equa distribuzione sono una componente importante del benessere della società. Non si tratta di contrapporre l’avere all’essere, ma in un contesto concreto riflettere in che misura l’avere può contribuire all’essere. La partecipazione alla vita civile si sostanzia soprattutto nell’attività lavorativa.
Dobbiamo ora chiederci se la “formula capitalistica” non diventi un’altra “non vivibilità” come lo è stato il marxismo-leninismo e se dobbiamo attenderci un altro collasso mentre ancora stiamo ruotando intorno ad un’idea ancora vaga e poco tracciata di una società diversa e più adatta a essere indossata dalla società del futuro. (Riccardo Alfonso)

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Berlinguer un ricordo, una lezione di vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

Il ventiduenne sassarese Enrico Berlinguer scontò nel 1944 cento giorni di carcere per un’intricata vicenda di assalto ai forni del pane. Così accade che il comunista che non ha conosciuto né l’esilio né la galera del fascismo va dietro le sbarre nella Sardegna libera. Uscito dal carcere è invitato a pranzo dove tra gli invitati c’è un monsignore. Il prelato rivolgendosi gli dice: “per cambiare le cose è necessario che le masse dei diseredati si raccolgano adesso dietro la bandiera della Democrazia Cristiana.” E il giovane Berlinguer ribatte: “Per cambiare le cose occorre che le masse dei cattolici diseredati si uniscano a quelle dei marxisti diseredati: occorre una nuova alleanza.”
Probabilmente da qui è nata l’idea del compromesso storico condivisa da un grande democristiano anni dopo: Aldo Moro. Oggi con il crollo delle ideologie quest’idea non è superata ma ha acquistato una nuova dimensione, più radicale, se vogliamo. Oggi lo scontro è tra l’avere e l’essere. Tra i diseredati di sempre e i ricchi di sempre. Due mondi eternamente conflittuali dove vi è una parte consistente dell’umanità condannata all’emarginazione e una ristretta minoranza che la domina.
È una lotta che sa di antico tra i plebei e i patrizi della Roma repubblicana precristiana. Ma è anche una lotta più raffinata rispetto al passato poiché chi ha dispone di tutti i mezzi per asservire le masse e queste ultime alla fine si accontentano delle briciole solo per sopravvivere. Ma verrà un giorno del risveglio e allora l’intelligenza prevarrà sulle barbarie perché sarà reso vano il senso dell’avere nel confronto con l’essere. Scrive Rousseau nel suo contratto sociale nel 1762: “L’ordine sociale è un diritto sacro che sta alla base di ogni altro spirito. Si tratta di trovare una forma di associazione che difenda e protegga con tutta la forza comune la persona e i beni di ciascun associato e in cui ciascuno, pur unendosi a tutti gli altri, possa obbedire ancora solo a sé stesso e rimanere libero come prima.” (Riccardo Alfonso)

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Scuola: La lezione sbagliata di Galli della Loggia

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

Marcello Pacifico, presidente Anief, replica alle accuse mosse dall’accademico nei confronti dei sindacati del comparto scolastico: “Ha ragione l’universitario quando si inalbera perché gli insegnanti non hanno ‘voce’. Il problema è che il sindacato esiste proprio perché quel diritto non venga calpestato. Se un precario deve rimanere tale per decenni, c’è qualcosa che non va nel sistema. Soprattutto, non può essere accettato che quello stesso precario si ritrovi assunto a tempo indeterminato, con tanto di anno di prova superato con lode, e poi di nuovo licenziato, addirittura pure scalzato dalle graduatorie. Il tutto, dopo avere messo a disposizione delle nuove generazioni la sua preparazione, la sua disponibilità a trasmettere conoscenze e competenze, acquisite a seguito di esami, abilitazioni, specializzazioni e concorsi. In cambio di 1.200 euro al mese, mentre in Germania per lo stesso lavoro lo stipendio è raddoppiato. Quando si illustra un sistema da risanare è bene raccontare tutto, non solo quello che porta ragione alle proprie convinzioni, tra l’altro molto discutibili”.Il riferimento alla scuola dell’Italia che usciva dalla seconda guerra mondiale la dice lunga sulla attualità dei rilievi mossi dall’accademico. Anche il riferimento alle soluzioni “ope legis” e al “todos caballeros”, da intendere come una sanatoria a favore del precario di turno, va ricondotto a una logica qualunquista e priva di un elemento che un accademico non dovrebbe mai perdere: la conoscenza oggettiva dei fatti.
Sul perché esistono 200 mila precari “fissi” nelle nostre scuole non c’è traccia nel pessimo articolo di Galli della Loggia. Perché non si dice a chiare lettere che la scuola italiana oggi funziona e non si ferma, anche a distanza, proprio grazie a questi docenti assunti e licenziati, questo sì a tempo indeterminato? Perché non si dice che una fetta consistente di questi supplenti ha svolto molto più dei 36 mesi che in tutta Europa, non in Papuasia, valgono per essere immessi in ruolo, senza che nessun accademico ricordi loro che si tratta di una concessione visto che non lo è? Perché non si ricorda all’opinione pubblica che stiamo parlando di docenti già ampiamente qualificati, formati, specializzati e selezionati? Perché non ci dice, soprattutto, come si deve comportare uno Stato moderno nei confronti di un docente che svolge questo lavoro da precario da tre, sei, dieci e anche vent’anni?
L’apice della generalità dell’intervento dell’illustre professore, che pone dei problemi senza entrare mai nel merito, è il riferimento alle retribuzioni dei nostri docenti: si parla di “richieste retributive legate in sostanza all’anzianità”, di ferma resistenza del sindacato per rendere tutto “automatico, omogeneizzato e appiattito”. Premesso che parliamo della categoria di lavoratori meno pagati del Vecchio Continente, viene da chiedersi come si fa a parlare di merito quando lo stipendio iniziale di un insegnante è al di sotto di quello di un impiegato non specializzato. Certo, anche il sindacato è favorevole per premiare chi merita, ma la priorità rimane quella di assegnare compensi almeno dignitosi, che non possono di certo fermarsi al 3,48% di aumento concesso negli ultimi 12 anni.Viene da chiedersi, infine, perché in questi interventi sulla Conoscenza italiana e sui presunti motivi dei suoi “mali”, non si parli mai del sistema stipendiale dei docenti universitari, né si discute sui sistemi di reclutamento adottato negli atenei che portano in cattedra a tempo indeterminato dei candidati tramite concorsi per titoli ed esami costruiti non di rado ad personam. Mentre altre figure, come i ricercatori, vengono messe all’angolo, se non destituite.

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La lezione dei socialdemocratici in Danimarca: linea dura sull’immigrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 9 giugno 2019

Di Federico Rampini. I socialdemocratici in Danimarca hanno trionfato alle elezioni e conquistano il governo. La nuova premier sarà donna e la più giovane nella storia del paese: 41 anni. La destra è crollata. Una chiave del risultato? La leadership socialdemocratica ha adottato una linea dura sull’immigrazione. Ha vinto con un classico programma di sinistra “sociale”: più spesa pubblica, più tasse sui ricchi. E controlli rigidi sugli di stranieri; per salvaguardare un welfare state tra i più generosi del mondo. E’ stata appresa la lezione svedese. Nel vicino paese scandinavo l’elettorato premiò l’estrema destra per reazione a un flusso incontrollato di stranieri (la loro quota in Svezia è triplicata), i quali fino a un’epoca recente al varcare la frontiera acquisivano tutti i diritti sociali per i quali gli svedesi si tassano spietatamente da molte generazioni. Il ripensamento della sinistra scandinava rispecchia un fenomeno in atto negli Stati Uniti e altrove. Sull’immigrazione si è aperto un dibattito mondiale nelle sinistre: sarà uno dei temi discussi anche al Festival La Repubblica delle Idee, da di Bologna. Un segnale della riflessione autocritica sugli errori del passato è su una delle riviste più autorevoli della sinistra americana, The Atlantic. David Frum vi ha pubblicato un saggio sulle politiche migratorie con questo titolo-shock:”Se i progressisti non fanno rispettare le frontiere, ci penseranno i fascisti”. Nel lungo articolo tornava più volte: se la sinistra si ostina a dire che governare l’immigrazione è una cosa da fascisti, spinge verso l’estrema destra tanti cittadini che vogliono il rispetto delle leggi. Un’altra firma del giornalismo liberal, Thomas Friedman, ha scritto sul New York Times che il Muro al confine non va demonizzato (peraltro iniziò a costruirlo Bill Clinton): ciò che deve distinguere la sinistra da Donald Trump sono altre cose, dai percorsi di sanatoria legale per i clandestini alle misure di aiuto verso i paesi del Centramerica.
Il più radicale di tutti i candidati alla nomination democratica perla Casa Bianca, quel Bernie Sanders che non esita a proclamarsi socialista, ha sempre voluto norme rigorose sull’immigrazione. Consapevole di una legge ferrea del mercato del lavoro: l’afflusso di manodopera povera fa bene ai profitti delle imprese, riduce il potere contrattuale dei lavoratori. Non a caso il grande capitalismo americano e gli editorialisti del Wall Street Journal non perdonano a Trump la propaganda sul Muro. Sanders non è un caso isolato. Joe Biden, per ora in testa ai sondaggi fra i democratici, da senatore approvò la costruzione di pezzi di Muro sotto l’amministrazione Bush.
Una parte dei democratici americani considera sbagliato ciò che accadde prima delle legislative di mid-term. Le elezioni del novembre scorso furono precedute da atti dimostrativi contro la frontiera: alcune carovane di richiedenti asilo venuti da Guatemala e Honduras furono organizzate come delle proteste contro “l’illegittimità” del confine. Frange radicali della sinistra, facendo propria l’ideologia “no border”, proposero un referendum popolare per abolire l’Immigration and Customs Enforcement (Ice), l’agenzia federale che-gestisce la polizia di frontiera. Quel tipo di propaganda probabilmente aiutò Trump ad agguantare una sorta di pareggio elettorale: i repubblicani persero la Camera ma rafforzarono la loro maggioranza al Senato (il che allontana l’ipotesi dell’impeachment).
Il dibattito a sinistra non ha visto il prevalere di una tesi o di un’altra. Rimangono in seno al partito democratico delle tendenze molto radicali. Almeno cinque candidati restano favorevoli all’abolizione dell’Ice, tra cui Elizabeth Warren, Kamala Harris e Bill de Blasio. Sarà uno dei terni principali su cui la base democratica verrà chiamata a pronunciarsi nelle primarie. Riecheggiando la vicend scandinava, la vecchia guardia dei Biden e Sanders ricorda che l’America ebbe la sua stagione più equa e solidale nell’epoca da Franklin Roosevelt a John Kennedy: allora fu costruito il welfare, si rafforzarono i diritti dei lavoratori, la tassazione divenne fortemente redistributiva. Fu anche un periodo di restrizione dei flussi migratori. Dopo le frontiere si aprirono, e iniziò lo smantellamento di tante conquiste sociali.

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Fotografia: lezione di Walter Guadagnini

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 maggio 2019

Modena Mercoledì 29 maggio 2019, alle ore 18, a Palazzo Santa Margherita (corso Canalgrande 103), una delle sedi di Fondazione Arti Visive Modena, si terrà la lezione di Walter Guadagnini, professore di Storia della Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dal titolo Franco Fontana e l’invenzione del colore.L’appuntamento è una delle iniziative collaterali della mostra Sintesi, in corso fino al 25 agosto, nelle tre sedi di Fondazione Arti Visive Modena, a Palazzo Santa Margherita, alla Palazzina dei Giardini e al MATA – Ex Manifattura Tabacchi, che rende omaggio a Franco Fontana (1933), uno degli artisti modenesi più importanti e tra i più conosciuti a livello internazionale, ripercorrendo oltre sessant’anni di carriera e tracciando i suoi rapporti con alcuni dei più autorevoli nomi della fotografia del Novecento.
Walter Guadagnini parlerà di come, tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta del Novecento si sia attuata in ambito fotografico quella che si può definire una vera e propria “rivoluzione del colore”: da pratica adottata solo nella fotografia pubblicitaria e familiare, essa diventa un fondamento di linguaggio per una serie di artisti destinati a diventare figure primarie nella storia della fotografia mondiale.
Se negli Stati Uniti questo ruolo spetta ad autori come William Eggleston e Stephen Shore, in Italia una figura di riferimento è quella di Franco Fontana, che declina il tema del colore in chiave evocativa, al limite dell’astrazione. L’incontro traccia una sintetica storia di questi avvenimenti, concentrandosi poi sulla poetica individuale di Franco Fontana.Ingresso libero.Orari di apertura Dal 23 marzo al 16 giugno 2019:
mercoledì-venerdì: 11-13 / 16-19 sabato, domenica e festivi: 11-19 Dal 17 giugno al 25 agosto 2019: giovedì-domenica 17-22 Ingresso Intero: €6,00 | Ridotto: €4,00 Mercoledì e prima domenica del mese: ingresso libero.

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A lezione di editoria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 febbraio 2019

Roma Gli studenti della LUISS Business School vanno a lezione di editoria grazie all’Associazione Italiana Editori (AIE). Questa è la novità per gli iscritti di alcuni master grazie agli approfondimenti messi a punto dall’ateneo romano insieme ad AIE e che si snoderanno durante il mese di febbraio.Lo scopo è offrire ai futuri manager che usciranno dall’Università alcuni approfondimenti di natura editoriale che potranno essere utili nella loro vita professionale e imprenditoriale.
Alla lezione plenaria, seguirà l’11 febbraio un incontro inserito nel Master in Media Entertainment – major in Writing School for Cinema & Television sui rapporti editoria e altri media a cui parteciperanno Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato del Gruppo Editoria Mauri Spagnol (GEMS), con l’autrice Alessia Gazzola e l’agente letterario Carmen Prestia.
Appuntamento il 14 febbraio con il settore dell’editoria enogastronomia per il Master in Food and Wine Business nel quale interverrà Marco Bolasco, direttore della Divisione Non Fiction di Giunti editore.
Il ciclo di incontri si concluderà il 25 febbraio con una lezione per il Master of Art, in cui sarà approfondito l’ambito dell’editoria d’arte con la testimonianza del presidente di Skirà, Massimo Vitta Zelman.

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La lezione che ci viene dal passato e le ideologie che si trasformano

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Leggo sempre con interesse la pubblicistica che mi perviene da “La voce” del “nuovo” Partito comunista italiano per riprendere il discorso sul valore e la portata di un movimento che ha fatto la storia di gran parte del XX secolo ma che con l’entrata del XXI mostra segni di cedimento nel consenso delle “masse popolari”. Già ebbi modo di osservare, sommessamente, che vi sono due aspetti che i comunisti di oggi dovrebbero considerare nell’esporre le loro tesi.
Il primo è che il linguaggio va modernizzato e il secondo che le ideologie hanno perso il loro carisma e al loro posto esiste una semplificazione di fatto che vede solo due culture: quella dell’avere e quella dell’essere. Se analizziamo tali aspetti noi dovremmo convenire che esiste una stragrande maggioranza nella popolazione mondiale che ha bisogno di una guida per riscattarsi dalle violenze e dagli abusi di cui costantemente e quotidianamente è sottoposta. Pensiamo alla ricchezza di pochi, alla loro arroganza e al modo come fanno scempio delle libertà, della democrazia e dei diritti di quelli che ritengono i loro sottoposti, alias schiavi. Come si può, ad esempio, tollerare che un paese ricco come il Venezuela debba avere gente che muore di fame e di malattie, altrimenti curabili, perché la ricchezza è concentrata in poche mani? Quanti di questi esempi esistono nel mondo? Troppi. Odiosamente tanti e li troviamo persino in quella che è ritenuta la patria della democrazia come gli Usa dove solo se si hanno i soldi ci si può curare e che persino una mezza riforma assistenziale è messa in discussione dall’attuale capo di governo ritenendola troppo onerosa per le casse dello stato mentre è di tutt’altra natura spendere miliardi di dollari per gli armamenti e armare i paesi terzi per ricavarvi enormi profitti. Sulla base di queste considerazioni, e di molte altre analoghe, ci chiediamo il perché non vi sia un movimento trasversale che vada oltre i confini nazionali per risvegliare le coscienze di tutti e farci capire che non si possono avere miliardi di emarginati a fronte di poche decine di milioni di approfittatori. Non solo. Si permettono persino di scatenare guerre tra poveri nella logica del divide et impera. A questo punto possiamo anche non chiamarci “comunisti” e i nostri competitors definirli “imperialisti” perché come accadeva agli albori del XX secolo dove si insisteva per una classe operaia culturalmente evoluta oggi abbiamo bisogno di persone che riflettono e sanno distinguere la validità e la correttezza dei messaggi che recepiamo attraverso i media e la loro capacità disinformativa. E’ questa la vera lotta proletaria che distingue il chi è, e i loro lacchè, dal chi ha. (Riccardo Alfonso direttore del Centro studi politici ed economici della Fidest)

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La lezione che viene dal XX secolo

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

E’ il secolo che ha visto affermarsi, come degenerazione dell’hegelismo, di destra e di sinistra, e come reazione a gravi squilibri economici e sociali, il fascismo, il nazismo, il comunismo. Anche se occorrerà attendere la fine del “secolo breve” per assistere al definitivo crollo di queste visioni, già nel 1936 Maritain prevedeva che il comunismo, nella sua concreta attuazione in Russia secondo gli schemi della teoria marxista-leninista, sarebbe caduto perché non vivibile, perché contrario alla più profonda natura dell’uomo. Attingendo anche alla tradizione americana e muovendo lungo linee di pensiero che passano attraverso Rosmini e Newman, e in Italia attraverso Toniolo e Sturzo, egli dimostrò il fondamentale accordo tra democrazia, libertà e cristianesimo; riconducendo la sovranità dello Stato al popolo. E’ senza dubbio un passaggio, ma temiamo non si possa considerare l’ultimo dato che la democrazia, come la stiamo vivendo, lascia ampi margini di insoddisfazione. Per certi versi la democrazia è diventata un alibi per favorire gli abusi in nome del garantismo. In questo contesto ci avviciniamo di più al concetto di “società aperta” vagheggiata da Popper che si fonda sull’idea della fallibilità umana, sulla necessità della tolleranza e dell’educazione degli individui. In questa concezione, il mercato è più efficiente e produttivo di un sistema di pianificazione centralizzata, che fatalmente conduce al totalitarismo. Per certi versi all’opposto incontriamo Hayek secondo cui la dimensione economica prevale su quella filosofica e spirituale. Nel suo sistema di pensiero, infatti, la libertà è importante, non come valore in sé ma in primo luogo per le sue conseguenze economiche. Per Sen, premio Nobel per l’economia, l’individuo tende all’eudaimonia, ovvero alla felicità come scopo della vita.
Se ne deduce che l’economia è parte integrante della vita di una comunità; l’elevata disponibilità di beni materiali e soprattutto una loro equa distribuzione sono una componente importante del benessere della società. Non si tratta di contrapporre l’avere all’essere, ma in un contesto concreto riflettere in che misura l’avere può contribuire all’essere. La partecipazione alla vita civile si sostanzia soprattutto nell’attività lavorativa.
Dobbiamo ora chiederci se la “formula capitalistica” non diventi un’altra “non vivibilità” come lo è stato il marxismo-leninismo e se dobbiamo attenderci un altro collasso mentre ancora stiamo ruotando intorno ad un’idea ancora vaga e poco tracciata di una società diversa e più adatta a essere indossata dalla società del futuro. (Riccardo Alfonso)

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La lezione che viene dal passato

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2018

Platone è stato un grande maestro per i pensatori di tutti i tempi. La sua lezione è attuale anche ai giorni nostri. In un certo senso lo è anche di più di quanto accadeva ai suoi tempi. Oggi siamo portati a ricercare valori che non hanno un futuro e a trovare più conveniente dimenticare quelli che contano di più.
L’idea di Platone è quella del bene. La democrazia, per rendersi figlia del bene deve offrire all’uomo la possibilità di amare e rispettare il suo prossimo. Ma, aggiunge Platone, l’uomo spesso non conosce i limiti oltre i quali l’eccesso del bello diventa una storpiatura, l’eccesso di democrazia può portare alla tirannide.
Tiranno è dunque chi coglie i frutti del bene per utilizzarli per fini abietti. Si passa in questo modo dal problema morale a quello politico. Platone viveva nell’Atene del secolo IV dove imperversavano la licenza democratica, lo sfascio della disciplina civica e trionfavano gli egoismi e i soprusi demagogici. La contesa e la competizione tra i cittadini per essere calmierata devono riflettere nella società condizioni di governo sicure ed equilibrate.
Non si può, ad esempio, stabilire delle regole per tutti e poi pretendere che taluni le violino in nome di un primato inesistente o arbitrario. Quando la democrazia diventa tollerante con chi la disprezza o la plasma a suo uso e consumo, l’arbitrio di costoro si trasforma in tirannide. Un classico esempio l’abbiamo avuto con la rivoluzione francese. Un popolo oppresso dalla tirannide si ribella e cerca di stabilire la democrazia, ma le sue maglie sono troppo larghe e sfugge all’abbraccio della temperanza, della fortezza e della prudenza per aprire la strada a una nuova tirannide. E’ mancata, quindi, una preziosa opportunità per fare di un’esperienza, pur traumatica, una rivolta ispirata al bene dell’uomo, ai suoi valori fondamentali di libertà e di libero arbitrio.
E ancora una volta nel XX secolo questi aneliti popolari hanno trovato uno spazio ispirato alla ricerca di una democrazia “piena” ovvero caricata di valori quali la libertà dell’uomo, la libera espressione e di critica e di giudizio, ma tale assolutismo è stato più agevolmente catturato dagli “avventurieri della storia” che hanno colto dalla democrazia permissiva l’occasione per una nuova tirannide. Lo è stato per il Nazismo, il Fascismo e il Comunismo. Quest’ultimo in particolare nato da un’idea di Marx di restituire al proletariato le sue libertà, si è tradotto, per demerito di alcuni suoi profeti, in un’oppressione delle stesse libertà che predicava.
Ora che siamo entrati a pieno titolo nel XXI secolo ci aspettiamo dalle nuove generazioni una revisione critica del passato e un insegnamento magistrale per il futuro perché abbiamo tutti gli strumenti per farlo ma anche un’arma a doppio taglio che è quella dell’informazione mediatica. Occorre saperla gestire e indirizzare al bene comune, e non è cosa da poco. (Riccardo Alfonso)

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Berlinguer un ricordo, una lezione di vita

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Il ventiduenne sassarese Enrico Berlinguer, scontò nel 1944 cento giorni di carcere per un’intricata vicenda di assalto ai forni del pane. Così accade che il comunista che non ha conosciuto né l’esilio né la galera del fascismo va dietro le sbarre nella Sardegna libera. Uscito dal carcere è invitato a pranzo dove tra gli invitati c’è un monsignore. Il prelato rivolgendosi a lui gli dice: “per cambiare le cose è necessario che le masse dei diseredati si raccolgano adesso dietro la bandiera della Democrazia Cristiana.” E il giovane Berlinguer ribatte: “Per cambiare le cose occorre che le masse dei cattolici diseredati si uniscano a quelle dei marxisti diseredati: occorre una nuova alleanza.”
Probabilmente da qui è nata l’idea del compromesso storico condivisa da un grande democristiano anni dopo: Aldo Moro. Oggi con il crollo delle ideologie quest’idea non è superata ma ha acquistato una nuova dimensione, più radicale, se vogliamo. Oggi lo scontro è tra l’avere e l’essere. Tra i diseredati di sempre e i ricchi di sempre. Due mondi eternamente conflittuali dove vi è una parte consistente dell’umanità condannata all’emarginazione e una ristretta minoranza che la domina.
E’ una lotta che sa di antico tra i plebei e i patrizi della Roma repubblicana precristiana. Ma è anche una lotta più raffinata rispetto al passato poiché chi ha dispone di tutti i mezzi per asservire le masse e queste ultime alla fine si accontentano delle briciole solo per sopravvivere. Ma verrà un giorno del risveglio e allora l’intelligenza prevarrà sulle barbarie perché sarà reso vano il senso dell’avere nel confronto con l’essere. Scrive Rousseau nel suo contratto sociale nel 1762: “L’ordine sociale è un diritto sacro che sta alla base di ogni altro spirito. Si tratta di trovare una forma di associazione che difenda e protegga con tutta la forza comune la persona e i beni di ciascun associato e in cui ciascuno, pur unendosi a tutti gli altri, possa obbedire ancora solo a se stesso e rimanere libero come prima.” (Riccardo Alfonso)

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The Teacher: Una lezione da non dimenticare

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 agosto 2017

the teacherDal sette settembre 2017 The Teacher arriverà nelle sale italiane distribuito da Satine Film. E’un film di JAN HREBEJK con ZUZANA MAURÉRY. Ispirato a una storia vera, The Teacher, del pluripremiato regista Jan Hrebejk – candidato all’Oscar® per il miglior film straniero nel 2000 con Divided We Fall – conferma il gusto per l’umorismo grottesco tipico del cinema ceco e slovacco, attraverso un personaggio paradossale, una maestra dall’apparenza dolce e rassicurante che, anziché dedicarsi con passione e competenza all’insegnamento scolastico, cerca di trarre profitto dai mestieri dei genitori dei suoi allievi. Il film, a partire dal contesto storico del socialismo reale, trascende ogni coordinata di regime politico e racconta quella sottile linea che – a qualsiasi latitudine e in qualunque tempo – separa il compromesso dalla corruzione, l’egoismo dalla solidarietà. Il risultato è una storia universale che tocca temi morali profondamente attuali, come il valore dell’insegnamento e il coraggio di opporsi alle ingiustizie. Già applaudito in patria all’International Film Festival di Karlovy Vary (dove la protagonista Zuzana Mauréry ha conquistato il premio come migliore attrice),
Chi pensa che al di là della Cortina di ferro ci siano stati soltanto grigiore e austerità non ha ancora visto le gonne colorate e le scarpe charleston di Maria Drazdechova. Siamo a Bratislava, nella Cecoslovacchia del 1983 che inizia a sbirciare verso ovest ma che ancora formalmente gravita nella sfera di influenza sovietica. Maria insegna in un liceo e, a vederla, non può che conquistare, col suo aspetto solare e un po’ eccentrico e il suo sguardo dolce e rassicurante. Sembrerebbe davvero, a prima vista, l’insegnante migliore che un allievo possa desiderare. Tuttavia, una domanda insolita, posta all’inizio dell’anno scolastico di fronte alla nuova classe, sembra stonare con il suo atteggiamento gentile e accogliente. Perché, al momento di fare l’appello, Maria Drazdechova chiede ad ogni alunno che mestiere fanno i suoi genitori? (foto: the teacher)

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La lezione che ci viene dal XX secolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

maritainE’ il secolo che ha visto affermarsi, come portato e degenerazione dell’hegelismo, di destra e di sinistra, e come reazione a gravi squilibri economici e sociali, il fascismo, il nazismo, il comunismo. Anche se occorrerà attendere la fine del “secolo breve” per assistere al definitivo crollo di queste visioni, già nel 1936 Maritain prevedeva che il comunismo, nella sua concreta attuazione in Russia secondo gli schemi della teoria marxista-leninista, sarebbe caduto perché non vivibile, perché contrario alla più profonda natura dell’uomo. Attingendo anche alla tradizione americana e muovendo lungo linee di pensiero che passano attraverso Rosmini e Newman, e in Italia attraverso Toniolo e Sturzo, egli dimostrò il fondamentale accordo tra democrazia, libertà e cristianesimo; riconducendo la sovranità dello Stato al popolo. E’ senza dubbio un passaggio, ma temiamo non si possa considerare l’ultimo dato che la democrazia, come la stiamo vivendo, lascia ampi margini di insoddisfazione. Per certi versi la democrazia è diventata un alibi per favorire gli abusi in nome del garantismo. In questo contesto ci avviciniamo di più al concetto di “società aperta” vagheggiata da Popper che si fonda sull’idea della fallibilità umana, sulla necessità della tolleranza e dell’educazione degli individui. In questa concezione, il mercato è più efficiente e produttivo di un sistema di pianificazione centralizzata, che fatalmente conduce al totalitarismo. Per centi versi all’opposto incontriamo Hayek secondo cui la dimensione economica prevale su quella filosofica e spirituale. Nel suo sistema di pensiero, infatti, la libertà è importante, non come valore in sé ma in primo luogo per le sue conseguenze economiche. Per Sen, premio Nobel per l’economia, l’individuo tende alla eudaimonia. Se ne deduce che l’economia è parte integrante della vita di una comunità; l’elevata disponibilità di beni materiali e soprattutto una loro equa distribuzione sono una componente importante del benessere della società. Non si tratta di contrapporre l’avere all’essere, ma in un contesto concreto riflettere in che misura l’avere può contribuire all’essere. La partecipazione alla vita civile si sostanzia soprattutto nell’attività lavorativa. Dobbiamo ora chiederci se la “formula capitalistica” non diventi un’altra “non vivibilità” come lo è stato il marxismo-leninismo e se dobbiamo attenderci un altro collasso mentre ancora stiamo ruotando intorno ad una idea ancora vaga e poco delineata di una società diversa e più adatta ad essere indossata dalla società del futuro. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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Lezione dell’eurodeputata Elly Schlein all’Università di Parma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 marzo 2017

Parma ateneoParma Lunedì 27 marzo, alle ore 9, nell’Aula K9 del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Parma (via Kennedy), Elly Schlein, Eurodeputata e membro del Committee on Development (DEVE) del Parlamento Europeo, terrà la lezione “The European Union policy on immigration and asylum. Walls or solidarity?”.L’Unione Europea sta attraversando una delle fasi più difficili nella sua storia. Le sfide chiave per una politica comune riguardano i flussi di immigrazione e i richiedenti asilo. L’eurodeputata Elly Schein è da sempre sostenitrice dell’apertura e della solidarietà: il suo seminario sarà un importante contributo al dibattito in corso, su temi che sono centrali per i corsi di studio del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali.

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La lezione Greca

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2015

ateneFacciamo un po’ di dietrologia. “Nella notte tra venerdì 10 luglio e sabato 11 il governo Tsipras ha fatto approvare dal Parlamento greco (con 251 voti favorevoli su 300 deputati, ma dei 251 favorevoli solo 145 sono deputati dei partiti SYRIZA e ANEL che compongono la maggioranza su cui è costituito il governo Tsipras) l’accettazione delle imposizioni della Troika (che il referendum di domenica 5 luglio, indetto dallo stesso governo Tsipras, aveva a grande maggioranza respinto) in cambio della quasi promessa da parte della Troika (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, Commissione Europea) di fare al governo greco e al sistema finanziario greco nuovi prestiti per saldare i vecchi in scadenza, pagare gli interessi e le provvigioni e sostenere gli affari degli speculatori internazionali e dell’oligarchia greca. Con questo non è ancora chiusa la partita con i tedeschi e i gruppi americani e l’oligarchia greca le cui più forti componenti sono gli armatori e gli speculatori del turismo.
Quanto all’oligarchia greca essa è in larga misura d’accordo con l’austerità che colpisce diritti e reddito di tutte le classi delle masse popolari e in particolare dei proletari in età di lavoro e pensionati, ma è preoccupata per il mantenimento dell’ordine pubblico e della coesione sociale. Le elezioni di gennaio 2015 avevano messo alla luce del sole la crisi del suo sistema politico: i partiti delle larghe intese (Nuova Democrazia e PASOK) non riescono più a padroneggiare il meccanismo elettorale e a tenere in pugno il parlamento. La carta dei fascisti di Alba Dorata e delle Forze Armate è una carta di riserva ma rischiosa. Inoltre l’evasione fiscale e la corruzione, pratiche largamente diffuse se non addirittura legali, devono assumere forme diverse per adattarsi alla disciplina imposta dall’Europa comunitaria.
Nella crisi greca l’Europa capeggiata dalla Germania vuole soprattutto dimostrare agli amministratori e operatori del capitale finanziario di tutto il mondo che l’euro è una moneta solida e l’austerità è la loro credenziale nel mercato finanziario mondiale dove l’euro deve prendere il posto del dollaro. Tramite la Grecia dovevano dare una lezione a tutte le correnti, i partiti e i governi che in Europa scalpitano contro l’austerità e promettono di farla finire: o si sta alle regole di chi comanda o si è fuori.
Da parte loro gli statunitensi vogliono conservare la Grecia nella NATO e mantenere il loro controllo sulle Forze Armate greche. Il loro interesse a impedire che l’euro si rafforzi nel mercato finanziario mondiale a spese del dollaro li portava a sostenere l’oligarchia greca nell’insubordinazione all’UE, ma nel caso concreto è prevalso il loro interesse alla stabilità della NATO e in chiave anti russa.
Non è chiaro chi pagherà il taglio delle spese militari dello Stato greco che ufficialmente fanno parte dei tagli della spesa pubblica a cui il governo Tsipras si è impegnato con la Troika. Né è chiaro cosa ne sarà del governo Tsipras visto che la sua maggioranza parlamentare non esiste più e che gli impegni che ha assunto con la Troika cancellano gli impegni con cui aveva vinto le elezioni e difficilmente riuscirà a comporre una nuova maggioranza con i partiti delle larghe intese. La crisi del sistema politico greco si è aggravata con l’irruzione di SYRIZA e si aggraverà ulteriormente con il suo collasso.
È invece certo chi nelle intenzioni della Troika e dei suoi mandanti dovrebbe pagare le altre misure di austerità. Le classi sociali, i proletari del settore privato e del settore pubblico e la “classi medie”, che si sono già impoverite nei sette anni della fase acuta e terminale della crisi, nelle intenzioni della Troika e dei suoi mandanti dovrebbero continuare a impoverirsi. Ma subiranno l’imposizione? A questa domanda risponderanno le masse popolari greche e i gruppi che hanno seguito e credito presso di esse e che sapranno guadagnarselo. Questa è la partita dei prossimi giorni e mesi.
I fattori che hanno determinato la crisi del vecchio sistema politico borghese greco e portato SYRIZA al potere opereranno ora con forza rinnovata. In particolare il Partito comunista greco (KKE) vede pienamente confermato il suo giudizio sul carattere velleitario di SYRIZA e sulla natura truffaldina delle sue promesse elettorali di porre fine all’austerità restando nell’ambito del sistema capitalista e addirittura nell’ambito dell’Unione Europea e del sistema dell’euro. Il punto è se il KKE sarà capace di fare del malcontento e della rivolta delle masse popolari contro l’austerità, della loro resistenza al procedere della crisi generale del capitalismo, una forza politica. Ovviamente la risposta è principalmente nelle mani del KKE.
La principale lezione delle vicende greche è di sperare di porre rimedio agli effetti della crisi cercando di ottenere dalla Germania l’attenuazione dell’austerità è una via fallimentare. Non è questione di onestà personale e di teorie economiche. È una questione di interessi e di rapporti di forza. La cordata dei paesi che si rifanno alla Germania non ha altra via per valorizzare il proprio capitale che conquistare il dominio del capitale finanziario mondiale. Chi (da Landini a Renzi) parla di politica industriale e di crescita economica che consiglierebbero la riduzione dell’austerità si scontra proprio proprio con la Germania. nell’instaurazione del socialismo nei paesi imperialisti. Quindi la rinascita del movimento comunista è del tutto possibile, dipende da noi comunisti.” (in sintesi dal documento pervenuto dal Nuovo Partito comunista italiano)

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Italiani: …perseverare autem diabolicum

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 giugno 2014

Beppe_Grillo fonte wikipediaSi dice che la storia è maestra di vita. Se rapportiamo questo precetto alla gestione della politica in Italia dal primo dopoguerra in poi la lezione che ci viene impartita è quella che non riusciamo a trarre dai nostri errori il giusto insegnamento per evitarli in futuro. Il primo indicatore è dato dalla gestione politica dei partiti e, in primis, dagli uomini che l’hanno orientata. Per ben due volte i social-comunisti e diciamo pure tutta l’area che si richiama al centro-sinistra, nel 1919 e nel 1994 hanno tradito il loro elettorato per via della loro litigiosità e rispettiva diffidenza favorendo, nell’ordine, il fascismo e poi il berlusconismo. Nel 1947 ci fu un primo serio tentativo da parte dell’Uomo qualunque d’avvertire gli italiani sui rischi derivanti dal partitismo ma dopo un iniziale entusiasmo finì, come dicono i toscani, a brodo di giuggiole.
Nel 2012 ci riprovò il Movimento cinque stelle e la svolta sembrava avere tutte le premesse per essere epocale. Voleva dire, tra l’altro, che gli italiani, finalmente, avevano compresa la lezione. Fu, purtroppo, una pia illusione. Grillo è andato a sbattere contro un modello di pensiero distorto dove, da una parte, si sosteneva che non era possibile allearsi con dei partiti inaffidabili e dall’altra si rimproverava la mancata intesa perchè un movimento che salisse sull’Aventino per uno splendido isolamento non sarebbe stato capito. Se a questo punto Grillo fosse invece riuscito a convincere gli elettori italiani, nelle recenti europee, del nuovo bluff che si preparava ai loro danni, sarebbe stato possibile aprire una pagina nuova nella storia politica italiana. Non lo è stato e allora chi è causa del suo mal… E allora che resta da fare? Seguire la logica del dire “il cliente”, alias elettore, ha sempre ragione e così ci ritroviamo diabolicamente con i problemi di sempre. Amen. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Paradossale: lezione di democrazia da Berlusconi

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2011

Berlusconi braccio

Image by Hytok via Flickr

Berlusconi: appoggio a Monti ma situazione fuori canoni democrazia (Da Il Messaggero del 18 nov. 2011.) E Rosario Amico Roxas commenta: “Lezione di democrazia; docente Silvio Berlusconi!Non è una boutade, bensì l’ultimo tentativo dell’ex premier di rimanere a galla della visibilità e proseguire imperterrito nella sua tentazione di apparire ciò che non è mai stato, nè potrebbe diventarlo. Il liberismo, in Italia, imposto dal governo Berlusconi, per affermarsi necessita di un sistema democratico con tendenze populiste. Quando si è affermato, o crede di esserlo, ecco che ripudia il sistema per virare verso il regime, allo scopo di avere l’autorità  (mai l’autorevolezza) di tenere a bada le masse popolari, certamente scontente dell’affermazione liberista che impone sacrifici spalmati sui grandi numeri della popolazione, per favorire i piccoli numeri dei privilegiati. Si impone così l’autoritarismo che rinnega la democrazia parlamentare per instaurare una democrazia della maggioranza parlamentare, non importa come acquisita. Si sa che la carne è debole… per cui in un variegato agglomerato di individui c’è di tutto, anche i corruttibili,  vendibili come i corruttori e i compratori. La maggioranza ottenuta non è quella democratica. Cristo non fu democraticamente arrestato nell’orto degli ulivi, ma fu vittima  dei trenta denari che ancora oggi rappresentano il simbolo della vergogna e dell’umana inconsistenza; così come non fu democraticamente condannato perché una sparuta minoranza, abilmente pilotata, gli preferì Barabba.

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