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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘lezioni’

“Covid-19. Lezioni di medicina”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 agosto 2020

E’ il titolo della 6° edizione del Festival della Scienza Medica di Bologna, che quest’anno si terrà in streaming e sarà interamente dedicato al tema pandemia, per discuterne sotto diversi profili, da quello più strettamente medico-scientifico alle ricadute sociali ed economiche, nonché per quanto riguarda le percezioni culturali dell’emergenza sanitaria.
Il Festival 2020, che ogni anno riunisce a Bologna scienziati di fama internazionale, tra cui Premi Nobel e i più riconosciuti esperti in diversi campi della ricerca e dell’innovazione, sarà interamente online allo scopo di prevenire possibili effetti della pandemia nel corso della stagione autunnale. Tutti gli eventi saranno trasmessi con cadenza settimanale dal 2 al 17 ottobre. Convegni, incontri e lezioni magistrali in live streaming faranno un provvisorio bilancio sul piano medico-sanitario, così come scientifico, economico, sociale, politico, per trarre dalla discussione indicazioni utili a migliorare i rapporti tra Scienza Medica e Società. Tra gli ospiti del Festival 2020 alcune delle più autorevoli voci in campo medico-scientifico, diventate note al grande pubblico anche per la loro inevitabile esposizione mediatica durante i mesi più critici della pandemia, a cominciare da Bruce Beutler, Premio Nobel per la Medicina nel 2011 per le sue scoperte sull’immunità contro i microbi e sul modo in cui l’organismo si difende naturalmente dagli attacchi esterni attraverso il sistema immunitario.Silvio Brusaferro, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, interverrà nell’evento di apertura di venerdì 2 ottobre alle ore 18; di Infettivologia e Clinica di Covid-19 parlerà Pierluigi Viale, infettivologo, Direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna, che ha lanciato nel capoluogo emiliano un programma di ricerca per individuare precocemente i positivi perfino scovandoli nelle abitazioni. Al Festival anche Andrea Crisanti, Professore di Microbiologia all’Università di Padova e già docente di Parassitologia Molecolare all’Imperial College di Londra, che illustrerà l’esperimento di Vò Euganeo, epicentro del primo focolaio italiano, dove la popolazione del paese veneto è stata isolata e sottoposta a controlli periodici per tracciare la circolazione del virus: un esperimento che è diventato un modello per adeguare gli algoritmi matematici e trarre indicazioni per il contenimento e l’eliminazione dei contagi. Rino Rappuoli, Professore di Vaccines Research presso lo stesso Imperial College, spiegherà lo stato dell’arte della vaccinologia, quali strategie sono state utilizzate per sviluppare dei vaccini contro Covid-19 e quali avanzamenti per scienza dei vaccini ci possiamo aspettare dall’esperienza in corso. E ancora l’epidemiologo Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione presso il Ministero della Salute, che ricostruirà l’evoluzione epidemiologica di Covid-19 in Italia: la sua è la prospettiva più completa in quanto ha guidato la raccolta e l’analisi dei dati sulla circolazione del virus e sull’impatto delle misure adottate dal governo per ridurre i contagi e mettere sotto controllo l’epidemia. Il Festival sarà un’occasione per opportunamente ascoltare una voce poco allineata come quella di John Ioannidis, epidemiologo statunitense che ha anche attirato critiche a seguito delle sue osservazioni sui numeri ufficiali della pandemia, a suo avviso non del tutto credibili e responsabili di una percezione falsata della gravità della situazione: il suo intervento tratterà di “Modelli e prove”.

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Scuola: Lezioni ridotte? Il Ministero: ogni minuto sarà recuperato

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2020

“L’unità oraria può essere flessibile per aiutare l’organizzazione. Ma non si perderà neanche un minuto di monte orario. È già così in molte scuole da 20 anni”. È una precisazione importante quella fatta oggi dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, in un’intervista a Fanpage.it: rispondendo ai dubbi degli studenti sull’avvio del nuovo anno scolastico, che partirà per tutti il prossimo 14 settembre, come stabilisce un’ordinanza firmata dalla stessa ministra lo scorso 24 luglio, la ministra ha spiegato che “stiamo lavorando per affrontare tutte le criticità. L’obiettivo è riportare tutti gli studenti in classe. La didattica a distanza non sostituirà mai quella in presenza. Può integrarla, ma solo per le scuole secondarie di secondo grado”.“Siamo sempre più convinti – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che il ritorno alla scuola in presenza, in sicurezza, sia indispensabile per poter tornare alla normalità. Per farlo nel migliore dei modi occorre quindi che non si attuino riduzione di offerta formativa, anche utilizzando spazi nuovi ed esterni agli istituti per rispettare il distanziamento minimo previsto dalle linee guida dello scorso 26 giugno: per scongiurare decurtazioni orarie servono però i 200 mila docenti e Ata chiesti da Anief in tempi non sospetti, una quantità non molto lontana dalle richieste di integrazione d’organico che stanno giungendo in questi giorni dagli Uffici Scolastici Regionali”.Lucia Azzolina ha quindi ribadito che fermo restando l’autonomia sulla durata delle lezioni, “non si perderà neanche un minuto di monte orario” quindi facendo intendere che eventuali decurtazioni di unità oraria verranno recuperate sempre sotto forma di attività didattica. Nessuna riduzione delle lezioni a 45 minuti è prevista dalle linee guida per la Didattica Digitale Integrata, ha assicurato oggi anche il ministero dell’Istruzione. La ministra dell’Istruzione ha poi confermato che per settembre comunque non ci saranno problemi d’organico, sia per gli insegnanti sia per gli Ata, questione sollevata anche dalle Regioni: dal ministero dell’Istruzione, ha concluso Azzolina, abbiamo “già chiesto al Mef 80mila posti e a giorni formalizzeremo le risorse per ulteriori docenti e personale ATA”.

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Scuola: A settembre lezioni da 40-50 minuti e orari entrata-uscita scaglionati

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

La posizione attendista del Comitato tecnico-scientifico sulla scuola, con continui rimandi in avanti sulle decisioni da prendere, sta determinando situazioni di incertezza in vista della riapertura per tutti prevista il prossimo 14 settembre. Tra le varie possibilità organizzative da adottare che stanno prendendo largo – assieme al già assodato distanziamento statico, all’individuazione e all’adattamento di nuove aule e all’individuazione di docenti aggiuntivi all’organico tradizionale – spunta quella di cambiare l’orario di inizio e fine lezioni: per evitare assembramenti potrebbero essere anticipate alle 7,30 o posticipate di 40-50 minuti rispetto all’orario canonico. Ma anche la facoltà che avranno le scuole di ridurre fino a 40 minuti l’unità oraria di lezione.Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, chiede “il mantenimento dell’orario di lezione settimanale ministeriale, senza prevedere alcuna riduzione, e sin dal primo giorno di scuola: orari scaglionati e lezioni in aule e spazi aggiuntivi, anche al di fuori delle mura scolastiche, devono quindi prevedere un adeguato numero di docenti, che va ad incrementare l’organico del personale. Servono, lo chiediamo da mesi, almeno 150-160 mila docenti e 40 mila posti in più di personale Ata, tra assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. Vanno assunti in ruolo, perché la scuola ne ha estremo bisogno, a prescindere dal Covid. Questi lavoratori, inoltre, vanno nominati tutti entro il prossimo 14 settembre e non in autunno, per evitare che il ‘balletto’ delle nomine vada a precludere la continuità didattica”.Prende piede la possibilità che molte scuole a settembre ripartano con orari di ingresso e di uscita, oltre che unità orarie di lezione, differenziati. Nelle stesse linee guida ministeriali del 26 giugno scorso viene data particolare importanza agli spostamenti per raggiungere le sedi scolastiche e, dunque, alla necessità di tenere conto degli orari di ingresso e uscita da scuola, scrive Orizzonte Scuola: “Le istituzioni scolastiche – si legge – , ove interessate da un servizio di trasporto appositamente erogato per la mobilità verso la scuola, comunicano singolarmente o in forma aggregata all’Ente competente, anche per il tramite dell’Ufficio di ambito territoriale, gli orari di inizio e fine delle attività scolastiche, tenendo a riferimento costante l’esigenza che l’arrivo a scuola degli alunni possa essere differito e scaglionato in maniera da evitare assembramenti nelle aree esterne e nei deflussi verso l’interno, nel rispetto delle ordinarie mansioni di accoglienza e di vigilanza attribuite al personale ausiliario”.

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Concorsi sospesi, da settembre lezioni a rischio

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

In piena emergenza Covid-19 e con le procedure selettive sempre più a rilento, con il rischio incombente di 250 mila supplenze, allo scopo di garantire la continuità didattica, anche nelle nuove modalità di didattica a distanza, il giovane sindacato chiede al Parlamento di modificare il DL “Cura Italia” n. 18 del 17 marzo 2020, rendendo valido il superamento dell’anno di prova per l’accesso dei ruoli degli insegnanti immessi in ruolo, con clausola rescissoria, e l’annullamento dei “licenziamenti notificati dall’amministrazione nell’a. s. 2019/2020”. Tre le motivazioni, Anief cita “l’acquiescenza della p.a.” e “la valutazione positiva espressa dagli organi collegiali”.

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Scuola: Fino al 3 aprile si perderanno 75 milioni di ore di lezione

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

Dal 24 febbraio scorso, quando è stata sospesa l’attività didattica nelle scuole delle iniziali zone rosse, fino al prossimo 3 aprile, gli studenti italiani rischiano di perdere 75 milioni di ore di lezione. Secondo le stime di Tuttoscuola, infatti, dal prossimo 15 marzo al 3 aprile 2020, il sistema scolastico nazionale perderà quasi 45 milioni di ore di lezione che andranno ad aggiungersi agli oltre 30 milioni di ore di lezione non effettuate dal 24 febbraio a tutto il prossimo 15 marzo.Diventa a questo punto fondamentale attivare nel modo più ampio possibile la formazione a distanza, soprattutto nella forma di lezioni in diretta in cui i bambini della primaria vedano e parlino con la propria maestra, e così gli studenti delle medie e delle superiori con i propri professori.Ma molti insegnanti italiani non hanno al momento le conoscenze informatiche per attivare queste lezioni, che peraltro sono piuttosto semplici e alla portata. E’ per questo che devono essere formati e assistiti al più presto.È importante che la scuola, intesa come comunità relazionale continua tra docenti e studenti, non subisca interruzioni, e che il rapporto con gli alunni e le loro famiglie sia alimentato quotidianamente. Per fortuna la diffusione di internet e degli smartphone (per i quali l’Italia non sfigura nei confronti: secondo il PewResearch Center – dati 2019 – il 71% dei cittadini italiani ne possiede uno, non lontano dal 78% della Germania o dall’80% degli USA) consente un livello e una intensità di comunicazione impensabile fino a pochi anni fa, ma mai come in questa circostanza vanno attivate e incoraggiate da parte degli insegnanti iniziative di circuitazione e di solidarietà orizzontale tra le famiglie, anche per evitare nuove forme di esclusione sociale. Obiettivi: evitare la discontinuità didattica, garantire la continuità delle relazioni tra insegnanti e studenti.Erano state 8 milioni e 280 mila le ore di lezione non effettuate in aula a tutto il 4 marzo; fino al 15 marzo prossimo non verranno svolte in aula ulteriori 23 milioni e 216 mila ore di lezione, di cui 18,5 milioni nelle scuole e negli istituti statali.Più precisamente da lunedì prossimo al 3 aprile, tra istituti statali e paritari, nelle scuole dell’infanzia non potranno essere svolte oltre 10 milioni e 140 mila ore di attività educativa; nelle scuole primarie le ore di lezione in aula che non potranno essere svolte saranno 13 milioni e 800 mila; nelle scuole secondarie di I grado verranno a mancare oltre 7 milioni e 400 mila ore di lezione; negli istituti della secondaria di II grado, tra licei, istituti tecnici e professionali non si effettueranno in aula circa 13,5 milioni di ore di lezione.Quante ore di lezione potranno essere recuperate con la didattica a distanza, per la quale il Ministero sta attivando interventi di sostegno, auspicando la massima disponibilità degli insegnanti e dei loro capi d’istituto? Non è facile saperlo. Ma considerato che negli ultimi giorni molte scuole hanno raccolto l’appello ministeriale o già si sono attivate di propria iniziativa, si può stimare che nei prossimi giorni circa un terzo delle scuole cercheranno di svolgere attività didattica on line.

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Niente lezioni, ma la scuola non si ferma

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

Niente collegi dei docenti tradizionali, incontri degli insegnanti improcrastinabili da svolgere comunque solo con piccoli gruppi, non eccedere con le riunioni per via telematica, al fine di non distogliere i docenti dalla didattica a distanza, anno scolastico valido anche se il numero dei giorni risulta inferiore ai 200 complessivi, conferma del supplente pure con sospensione dell’attività didattica: sono alcune delle indicazioni fornite dal sindacato Anief a tutti i lavoratori della scuola – personale docente, educativo e Ata -, attraverso una serie di FAQ su come affrontare l’emergenza Coronavirus e che ha costretto il Governo a sospendere le lezioni fino al prossimo 3 aprile. Oltre alle limitazioni degli incontri tra il personale, alla validità garantita dell’anno, alle conferme delle supplenze ‘brevi’, il sindacato autonomo rappresentativo invia al personale informazioni anche sulla gestione della didattica in questo particolare periodo, sempre sulla base delle indicazioni ministeriali: risultato sospesi fino al 3 aprile 2020 i percorsi trasversali per le competenze e l’orientamento (Pcto ed ex Asl), i viaggi d’istruzione, le uscite didattiche, i gemellaggi. Anche le gare studentesche risultano sospese. Come le prove Invalsi, che verranno riprogrammate.È bene anche chiarire che il corpo docente non ha alcun obbligo di presenza a scuola in orario di servizio, mentre per il personale Ata è prevista la possibilità, attuata dal dirigente scolastico, di adottare il lavoro cosiddetto “agile” (dichiarando però di possedere “la strumentazione tecnologica adeguata a svolgere il proprio compito e deve poter garantire la reperibilità telefonica nell’orario di servizio”): sempre per il personale Ata impegnato nei turni decisi dall’amministrazione, in particolare per i collaboratori scolastici, è bene chiarire che non vanno applicate ferie d’ufficio.Al fine di razionalizzare le presenze del personale e ridurre al massimo i rischi da contagio, il dirigente scolastico ha facoltà, “previo confronto con le RSU cui dare l’informativa”, di chiudere, sempre fino al 3 aprile, alcuni dei plessi scolastici annessi alla scuola da lui gestita. È bene inoltre ricordare che la sanificazione delle scuole rimane di competenza dell’ente proprietario dell’edificio scolastico e non dei collaboratori scolastici. Allo stesso modo, l’amministrazione procede a una organizzazione oculata del personale Ata, alla validità di tutti i contratti in essere, anche se le scuole risultano chiuse o con attività didattica sospesa.

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Rischi e assicurazione. Le lezioni dal passato per le sfide del futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Parma 6 e il 7 febbraio all’Università di Parma, in una “due giorni” organizzata dal Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali.
I rischi spesso non costituiscono elementi innovativi degli accadimenti economici e sociali, ma possono risultare già noti in un passato più o meno recente. Una visione storica retrospettiva può contribuire a comprendere al meglio rischi magari solo apparentemente nuovi e aiutare il mercato, gli operatori e i clienti nella progettazione e nell’offerta delle più efficaci e delle più economiche coperture assicurative. Di questo si discuterà nella “due giorni” di Parma, che vuole essere l’occasione per mettere in relazione le competenze di studiosi, professionisti, operatori e intermediari specializzati nella gestione dei rischi.
Prima giornata giovedì 6 febbraio alle 15.30 nell’Aula D del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali (via Kennedy 6), con interventi di Sabine Go (Vrije Universiteit Amsterdam, Insurance history and information technology: a future interplay), Adrian Leonard (University of Cambridge, From uncertainty to risk: the role of insurance history), Guido Rossi (University of Edinburgh, Insurance contracts and clauses: a possible historical database ), Giovanni Ceccarelli (Università di Parma, Insurance history in Europe and Asia: a comparative perspective), Michele Martini (Risky Business Project, Risky business database: a pilot demo). Seguirà una tavola rotonda cui parteciperanno Donatella Baiardi (Università di Parma), Annamaria Olivieri (Università di Parma) e Germano Maifreda (Università di Milano).
Venerdì 7 febbraio si riprenderà nell’Aula Magna dell’Ateneo, con gli interventi dei docenti dell’Università di Parma Giovanni Ceccarelli (Prospettive storiche dell’assicurazione dei rischi), Luca Di Nella (Contratti assicurativi, tutela degli assicurati, salvaguardia delle compagnie) e Claudio Cacciamani (Rischi, assicurazioni, finanza, gambling).Seguirà una tavola rotonda con esponenti di Autorità e Associazioni e operatori del mercato: Elena Bellizzi di IVASS, Dario Focarelli di ANIA, Luca Franzi di AIBA, Carlo Cosimi di ANRA, Roberto Conforti di UEA, Cesare Caldarelli di Vittoria Assicurazioni, Orazio Rossi di Chubb, Stefano Sidoli di Area Broker, Roberto Salvi di Gaat Service.L’incontro rappresenta l’appendice accademica della mostra ospitata da APE Parma Museo Onde evitar tegole in testa. Sette secoli di assicurazione, che il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Parma ha concorso a organizzare in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.Il convegno rientra inoltre nelle iniziative del progetto internazionale di ricerca Risky business: pricing, governance, and integration in European insurance markets, c. 1400-c. 1870 (http://riskybusinessdb.nl/) finanziato dalla NWO (Netherlands Organisation for Scientific Research), di cui l’Università di Parma è partner insieme a Vrije Universiteit Amsterdam e University of Cambridge.

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Seconda edizione del Festival delle Lezioni di Storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Napoli Lunedì 27 gennaio alle ore 12 presso il Teatro Bellini (via Conte di Ruvo, 14) presentazione della seconda edizione del Lezioni di Storia Festival e nelle sedi di altre cinque prestigiose istituzioni culturali napoletane, partner di Laterza nella progettazione dell’iniziativa: Accademia di Belle Arti, Conservatorio di San Pietro a Majella, Museo MANN, Museo MADRE, Liceo Vittorio Emanuele II.
Intervengono il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, l’editore Giuseppe Laterza e il direttore artistico del Teatro Bellini Gabriele Russo. Il programma prevede oltre 40 lezioni, incontri ed eventi di musica e spettacolo con i più autorevoli storici italiani e stranieri. Quattordici saranno invece gli appuntamenti collaterali. Il Festival è progettato e ideato da Editori Laterza con la Regione Campania ed è organizzato dall’Associazione “A voce alta” e dalla Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, con la partnership di MANN, Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina – Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Accademia di Belle Arti, Conservatorio San Pietro a Majella e Liceo Vittorio Emanuele II. Promozione e Comunicazione sono a cura della Scabec, società inhouse della Regione Campania. Saranno presenti in sala i direttori e i responsabili delle varie sedi, delle associazioni, degli istituti culturali e delle librerie coinvolte.

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M5S Lombardia: Inaccettabili lezioni del PD sulla povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Milano. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione del PD, emendata dall’Assessore regionale al Lavoro Melania Rizzoli, sul reddito di cittadinanza che invita la Giunta regionale ad applicare al meglio la misura in Lombardia anche valutando gli strumenti di sostegno già esistenti.Gregorio Mammì, consigliere regionale del M5S Lombardia, “Con questa mozione il PD chiede conto in Lombardia del reddito di cittadinanza e vorrebbe spiegare al M5S come applicarlo al meglio.Le loro lezioni sul sostegno ai più deboli non sono assolutamente credibili, hanno smantellato il Paese e impoverito le famiglie dimostrando tutta la loro incapacità amministrativa.Sul reddito sono ancora confusi nonostante abbiano presidenti di Regione che, con i loro Assessori, hanno incontrato il Ministro Di Maio per collaborare alla realizzazione del reddito. Proprio non ce la fanno, è chiaro che non hanno nessuna idea di cosa sia la povertà.Li invito a provare a vivere con meno di 780 euro al mese come migliaia di lombardi che hanno fatto domanda per il reddito”.Andrea Fiasconaro, consigliere regionale del M5S Lombarda, aggiunge: “I Presidenti di regione e l’Assessore Rizzoli hanno spiegato che sul reddito di cittadinanza la collaborazione con il Governo è costante, proficua e positiva. Siamo stati i primi a chiedere che la nostra misura funzioni al meglio in Lombardia e da qui il nostro voto favorevole alla mozione emendata.Il dibattito in aula è stato inaccettabile, con il reddito paragonato addirittura al voto di scambio. Il reddito di cittadinanza è una legge dello Stato che deve essere rispettata, così come la dignità delle persone in difficoltà.Non accettiamo che chi ha governato fino all’altro ieri arrivi in aula con la soluzione a tutti i problemi che non è mai stato in grado di risolvere.Il reddito di cittadinanza del M5S servirà a ricollocare migliaia di persone in difficoltà e la lotta alla povertà per il M5S va affrontata con serietà e impegno”.

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“Lezioni da un decennio di piani di salvataggio per le banche”

Posted by fidest press agency su sabato, 9 febbraio 2019

A cura di Mark Burgess, Vice CIO Globale e CIO EMEA. A un decennio di distanza, in alcune delle maggiori economie le banche si sono ampiamente riprese dalla crisi finanziaria globale. In altre, tuttavia, l’eredità lasciata dagli attivi deteriorati continua a soffocare il sistema bancario, intralciando il motore della crescita economica. Questo divario è dovuto in ampia misura agli approcci divergenti adottati dai vari governi per ricapitalizzare le rispettive banche dopo la crisi ed è dipeso, in particolare, dalla volontà degli stessi di affrontare i problemi in maniera approfondita e tempestiva.
Gli Stati Uniti riconobbero velocemente la portata della crisi e reagirono con il piano di aiuti TARP (Troubled Asset Relief Program) a ottobre del 2008. L’intero settore bancario fu costretto ad accettare iniezioni di capitale dalla Federal Reserve. In breve tempo, tale intervento permise di sostenere la fiducia del mercato, consentendo alle banche di assorbire rapidamente le ingenti svalutazioni nei rispettivi portafogli di mutui subprime e le perdite registrate dai portafogli prestiti sulla scia del deterioramento dell’economia statunitense.
Il Regno Unito adottò un approccio simile. Il governo iniettò capitale negli istituti più in difficoltà, in particolare RBS e Lloyds, istituendo un piano di protezione dai titoli tossici garantito dallo Stato. Due istituti di credito ipotecario in dissesto, Northern Rock e Bradford & Bingley, furono inseriti in un sistema di classificazione di tipo “good bank/bad bank”, con il trasferimento dei titoli deteriorati a UK Asset Resolution, controllata dallo Stato. Contestualmente, la Bank of England mise a disposizione liquidità illimitate per far fronte ai timori legati alla solvibilità.Inizialmente, l’Irlanda garantì i debiti di tutte le sue banche, sottoponendo a forte pressione il bilancio dello Stato. Successivamente, verso la fine del 2009, il governo decise di spostare i titoli problematici in una struttura di dismissione garantita dallo Stato, la National Asset Management Agency. Le cosiddette “good bank” (banche solide) ricevettero iniezioni di capitale, mentre gli attivi tossici furono acquistati dalla NAMA al valore di mercato o quasi, lasciando un po’ di respiro per consentire la ripresa delle banche ristrutturate. Tuttavia, la ricapitalizzazione delle banche irlandesi provocò enormi buchi di bilancio.Nel resto d’Europa non vi fu un approccio uniforme alla ricapitalizzazione. Istituti come UBS, ING e KBC vennero ristrutturati con piani ad hoc, ma in linea generale si può affermare che i governi, le banche centrali e le autorità di regolamentazione del Vecchio Continente siano stati più lenti nell’affrontare la debolezza sistemica dei rispettivi apparati bancari. Di conseguenza, molti istituti restarono paralizzati dalla mole di crediti incerti e deteriorati, innescando una flessione dei prestiti all’economia reale.Nel 2012, iniziando a riconoscere la gravità del problema, la Spagna istituì una “bad bank”, Sareb, votata a ricevere oltre 50 miliardi di euro di attivi immobiliari tossici che gravavano sui suoi prestatori commerciali. Questa mossa permise al settore bancario spagnolo di rafforzarsi, nonché di ricapitalizzare i bilanci degli istituti, sancendo l’inizio della ripresa per il paese.
In Italia il quadro è alquanto diverso, poiché i problemi delle sue banche non sono mai stati affrontati in maniera esaustiva. Sono state promosse unicamente soluzioni ad hoc per istituti come Monte dei Paschi e le banche venete, senza nessun intervento di ricapitalizzazione approfondito.La Germania ha avuto grossi problemi con la sua rete di banche locali all’ingrosso controllate da enti locali (Landesbanken), che avevano investito somme cospicue in attivi immobiliari tossici statunitensi. Quando i problemi hanno iniziato a emergere, diverse Landesbanken sono andate in fallimento e hanno richiesto l’intervento del governo in vista della ricapitalizzazione. Nel settore bancario privato tedesco, la situazione più grave ha riguardato Commerzbank, anch’essa salvata dallo Stato.
A un decennio di distanza, lo stato di salute delle banche di questi paesi riflette ampiamente i diversi approcci adottati dai governi per la ricapitalizzazione dopo la crisi finanziaria globale. Le banche statunitensi si sono rimesse rapidamente, sostenute dalle brillanti performance economiche a livello nazionale. Oggi vantano solide situazioni patrimoniali, come dimostrato dagli stress test periodici della Fed, ed esibiscono quote di utile distribuito superiori al 100%, in altre parole restituiscono l’eccedenza di capitale agli azionisti.
I bilanci delle banche inglesi appaiono in salute e capaci di sopravvivere a un’uscita disordinata dall’Unione europea, stando ai recenti stress test della BoE. Le banche esibiscono un eccesso di capitale che potrebbe essere restituito agli azionisti, ma la ripresa degli utili dopo la recessione ha risentito pesantemente dei conduct costs, essenzialmente legati alla vendita impropria di assicurazioni sulla protezione dei pagamenti (PPI). Ciononostante, questo fattore è destinato a venire meno a breve, considerando che la scadenza per la presentazione di reclami connessi a prodotti PPI è agosto 2019.
In Europa continentale il quadro è molto più variegato. I grandi istituti che hanno beneficiato di piani di salvataggio su misura, tra cui ING, UBS e KBC, si sono ripresi relativamente in fretta. Analogamente, al momento le banche spagnole appaiono in buona salute, dopo la decisione del governo di trasferire i titoli problematici a Sareb e ristrutturare il settore.Per contro, il sistema bancario tedesco deve ancora riprendersi del tutto e l’Italia non ha affrontato il problema degli attivi tossici delle banche. Di conseguenza, questi paesi non sono in grado di sostenere la crescita: l’economia dell’eurozona è finanziata per due terzi dalle banche e le PMI rappresentano una porzione analoga dell’economia italiana, eppure il volume di prestiti bancari a tali soggetti è in calo da 10 anni a questa parte.È evidente che l’approccio adottato dagli Stati Uniti per ricapitalizzare il sistema bancario dopo la crisi finanziaria globale ha permesso di assorbire le perdite e di continuare a erogare prestiti nell’economia reale, stimolando la crescita delle società e il PIL negli anni successivi la crisi. La situazione è invece ben diversa in Europa, dove gli effetti a catena del mancato supporto delle banche alle PMI hanno fatto sì che, nel complesso, la crescita del PIL abbia segnato il passo rispetto a quella di USA e Regno Unito per gran parte del periodo successivo alla crisi finanziaria globale.

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Le amare lezioni del protezionismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2018

Se gli Stati Uniti, la prima potenza economica e militare mondiale, lanciano una politica protezionistica imponendo alti dazi sulle importazioni, evidentemente intendono iniziare una vera e propria guerra commerciale. Le recenti dichiarazioni di Trump nei confronti della Cina e dell’Unione europea ne sono la prova.
Eppure Washington sa che, quando in passato sono state introdotte simili politiche, esse hanno soltanto esacerbato le crisi in corso aggravando le tensioni politiche internazionali.
Ciò avvenne dopo il crollo di Wall Street del 1929 con la conseguente Grande Depressione. Nel 1930 il presidente Herbert Hoover e, più ancora, il Congresso americano, allora dominato dal Partito Repubblicano, approvarono la legge Smoot-Hawley Tarif Act (dai nomi dei due parlamentari che la presentarono) che impose pesanti dazi su oltre 20.000 prodotti d’importazione.
Si trattò di una specie di “America First” che avrebbe dovuto rilanciare produzioni, consumi e occupazione, sbarrando la strada ai prodotti provenienti da altri paesi. Fu la risposta negativa all’appello generale fatto in precedenza, nel 1927, dalla Lega della Nazioni, precursore dell’ONU, che, al contrario, chiedeva di “porre fine alla politica dei dazi e di andare nella direzione opposta”. Fino allora gli Usa avevano avuto una bilancia commerciale positiva, con un surplus delle esportazioni. I dazi imposti sui beni inclusi nella lista, che mediamente erano del 40,1% nel 1929, raggiunsero il livello di 59,1% nel 1932, con un aumento del 19%.
Ovviamente su tali politiche restrittive sono stati fatti molti studi. Però nessuno mette in discussione l’effetto recessivo e depressivo provocato dai dazi.
Nel quadriennio 1929 – 1933 le importazioni americane diminuirono del 66% e le esportazioni scesero del 61%. Anche l’export-import con l’Europa crollò. Il Pil Usa passò da 103 miliardi di dollari del 1929 a 76 nel 1931 e a poco più di 56 nel 1933. Anche il commercio mondiale nel suo insieme si ridusse di circa il 33%.
Nello stesso periodo la disoccupazione americana salì dall’8% del 1930 al 25% nel 1933. Questa tendenza cambiò solo durante la seconda guerra mondiale con la grande mobilitazione produttiva bellica.
Purtroppo oggi c’è la tendenza a ignorare le lezioni del passato.
Gli Usa e le corporation americane sono stati loro a iniziare la cosiddetta politica dell’outsorucing e a portare all’estero le produzioni di componenti di prodotti manifatturieri, perché c’è mano d’opera a basso costo.
E’ stata la Federal Reserve a inondare il mondo, soprattutto le economie emergenti, con tanta liquidità a bassissimi tassi d’interesse. Fu il famoso Quantitative easing che ha favorito gli acquisti all’estero di beni da parte delle imprese americane e ha sostenuto al contempo i consumi interni. Al contrario i paesi emergenti hanno visto crescere i loro debiti e hanno accentuato la propria destabilizzazione finanziaria.
L’economia è stata quindi messa sottosopra, generando deficit enormi nella bilancia commerciale americana e di molti altri paesi. Si consideri che nel 2006 negli Usa esso era di 762 miliardi di dollari e nel 2017 era ancora di 566 miliardi. Però il deficit commerciale del settore dei beni reali va ben oltre gli 810 miliardi di dollari.
Di conseguenza anche il budget federale Usa è andato in tilt con deficit strepitosi: oltre 1400 miliardi nel 2009, 1300 miliardi nel 2011 e ancora 665 nel 2017. Quest’anno dovrebbe salire a oltre 830. Tali politiche hanno portato a un grande indebitamento americano anche verso l’estero, in particolare verso la Cina, che detiene circa 1.000 miliardi di dollari in obbligazioni del Tesoro Usa, evidentemente emesse per coprire i deficit di bilancio.
Purtroppo Washington si sta muovendo come un elefante in un negozio di porcellane. Provoca tensioni con i partner commerciali, a cominciare dalla Cina e dall’Ue, e nello stesso tempo continua a esporsi con deficit e debiti che il resto del mondo dovrebbe in certo qual modo garantire. C’è il forte timore che un qualsiasi evento non prevedibile in campo economico e finanziario possa generare guerre commerciali e monetarie con conseguenze incalcolabili. Ovviamente non solo negli Usa. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Ciclo di lezioni prof. Gerald Epstein

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 giugno 2017

Roma Lunedì 5 Giugno 2017, ore 10:30 / 12 Giugno 2017 Scuola di Economia e Studi Aziendali Via Silvio D’Amico 77.Il prof. Gerald Epstein (Professor and Co-Director PERI – Political Economy Research Institute- UMassAmherst, MA – US), nell’ambito del Dottorato in Economia, terrà un ciclo di lezioni sul tema “The Bankers Club and Rise of Right Wing Populism”.

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Ciclo di lezioni prof. J. Mohan Rao

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 maggio 2017

Roma Lunedì 22 Maggio 2017, ore 10:30 / 9 Giugno 2017Scuola di Economia e Studi Aziendali. Via Silvio D’Amico 77. Il prof. J.Mohan Rao (UMassAmherst, MA – USA), nell’ambito del Dottorato in Economia e del Master in Human Development and Food Security, terrà un ciclo di lezioni sui tem: “High Development Theory”, “Agricultural Development & Globalization e “Methodological Implications for Development Theory &Practice in XXI Century”.

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Tornano all’Università di Parma le “Lezioni aperte sulla globalizzazione”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 febbraio 2017

parma universitàParma dal 13 febbraio al 30 marzo, otto incontri organizzati all’interno del corso di Sociologia della Comunicazione (prof.ssa Vincenza Pellegrino) e aperti a tutti gli interessati. Gli incontri del primo ciclo si svolgeranno nell’Aula B (primo piano) del Palazzo centrale dell’Università di Parma, dalle ore 16.30 alle 19. Il via il 13 febbraio con “Cercare di salvarsi. Come interpretare le migrazioni forzate contemporanee: le instabilità neocoloniali, le rotte di fughe, le città dell’attesa, i nuovi muri e gli (im)possibili attraversamenti”. Secondo incontro il 20 febbraio: “Spostarsi in Europa nell’era Dublino. Come interpretare “l’andirivieni” migratorio tra politiche locali e desideri soggettivi”. Terzo appuntamento il 6 marzo con “Protestare insieme. Come interpretare i movimenti di protesta: il caso Lampedusa in Berlin e la co-costruzione di uno spazio pubblico per l’asilo”. Il ciclo si chiuderà il 20 marzo con “Nonostante tutto, rifarsi una vita e rigenerare la cittadinanza. Come interpretare le politiche dell’accoglienza alla luce di alcune sperimentazioni di accoglienza e con-cittadinanza”
Gli incontri del primo ciclo si svolgeranno nell’Aula B (primo piano) del Palazzo centrale dell’Università di Parma, dalle ore 16.30 alle 19. Il via il 13 febbraio con “Cercare di salvarsi. Come interpretare le migrazioni forzate contemporanee: le instabilità neocoloniali, le rotte di fughe, le città dell’attesa, i nuovi muri e gli (im)possibili attraversamenti”. Secondo incontro il 20 febbraio: “Spostarsi in Europa nell’era Dublino. Come interpretare “l’andirivieni” migratorio tra politiche locali e desideri soggettivi”. Terzo appuntamento il 6 marzo con “Protestare insieme. Come interpretare i movimenti di protesta: il caso Lampedusa in Berlin e la co-costruzione di uno spazio pubblico per l’asilo”. Il ciclo si chiuderà il 20 marzo con “Nonostante tutto, rifarsi una vita e rigenerare la cittadinanza. Come interpretare le politiche dell’accoglienza alla luce di alcune sperimentazioni di accoglienza e con-cittadinanza”
Il secondo ciclo si aprirà invece il 15 febbraio dalle ore 14.45 alle 17 nell’Aula dei Filosofi dell’Università di Parma (Palazzo centrale, via Università 12), con “Assia Djebar, Leila Sebbar e la forza del plurilinguismo”. Secondo incontro il 23 febbraio dalle ore 15.30 alle 17 al Museo d’Arte Cinese ed Etnografico dei Missionari Saveriani (v.le S.Martino 8 – Parma) con “Try-me. La soggettività femminile interculturale. Partecipazione, politica, coraggio di sé: donne allo specchio”. Terzo appuntamento il 13 marzo dalle ore 16.30 alle 18 con “Intercultura e stili di maternità (in luogo ancora da definire). Ultimo incontro il 30 marzo dalle ore 15.30 alle 17, nell’Aula B (primo piano) del Palazzo centrale dell’Università (via Università 12), con “I femminismi mediterranei e l’agency femminile che cambia, a partire dalla voce di Fatima Mernissi”
Il secondo ciclo si aprirà invece il 15 febbraio dalle ore 14.45 alle 17 nell’Aula dei Filosofi dell’Università di Parma (Palazzo centrale, via Università 12), con “Assia Djebar, Leila Sebbar e la forza del plurilinguismo”. Secondo incontro il 23 febbraio dalle ore 15.30 alle 17 al Museo d’Arte Cinese ed Etnografico dei Missionari Saveriani (v.le S.Martino 8 – Parma) con “Try-me. La soggettività femminile interculturale. Partecipazione, politica, coraggio di sé: donne allo specchio”. Terzo appuntamento il 13 marzo dalle ore 16.30 alle 18 con “Intercultura e stili di maternità (in luogo ancora da definire). Ultimo incontro il 30 marzo dalle ore 15.30 alle 17, nell’Aula B (primo piano) del Palazzo centrale dell’Università (via Università 12), con “I femminismi mediterranei e l’agency femminile che cambia, a partire dalla voce di Fatima Mernissi”
L’obiettivo specifico delle lezioni aperte è quello di coinvolgere nei corsi universitari – a fianco di ricercatori e scienziati sociali – persone che abbiano esperienza diretta dei fenomeni sociali analizzati: in questo ciclo di seminari, infatti, tra i docenti ci saranno anche richiedenti asilo e donne delle associazioni interculturali del territorio.
Le lezioni aperte non sono riservate ai soli studenti: tutti gli interessati sono invitati a partecipare. L’iscrizione non è obbligatoria ma gradita e permette anche di ricevere i materiali presentati negli incontri.

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Ciclo di lezioni sullo sviluppo sostenibile

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 novembre 2016

paolo-viRoma 1 dicembre 2016 ore 16:30 – 18:00 Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta, 4 La Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana ha voluto per questo dedicare il suo annuale ciclo di lezioni pubbliche a «Lo sviluppo sostenibile. Dalla Populorum Progressio ad oggi». Gli incontri, coordinati dal gesuita spagnolo Ferdinando de la Iglesia Viguiristi, si svolgeranno tra dicembre e maggio, il giovedì, dalle ore 16:30 alle 18:00.
Si affronteranno non solo tematiche di taglio storico quali la preparazione della Populorum Progressio (Diego Alonso Lasheras, S.I., Gregoriana), ma confronti tra la situazione mondiale di allora e quella odierna (Francesco Maria Sanna, “Sapienza” Università di Roma), la questione della fame nel mondo nel mondo contemporaneo (Carlo Cafiero, FAO), l’istituzione del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, recentemente riformato nel nuovo Dicastero per il servizio dello «sviluppo integrale dell’uomo» – espressione tratta proprio da Populorum Progressio (Flaminia Giovanelli, Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace), il rapporto tra crescita della popolazione e sviluppo (Emilia Palladino, Gregoriana), nonché gli obiettivi dello sviluppo sostenibile (Fernando de la IglesiaViguiristi, S.I., Gregoriana).
La recente istituzione della Giornata mondiale dei Poveri da parte di papa Francesco ha riportato l’attenzione sull’opzione preferenziale per gli ultimi e gli esclusi, una delle affermazioni fondamentali della dottrina sociale della Chiesa. Una tappa imprescindibile nel cammino della riflessione ecclesiale, che a tale opzione pose le premesse, fu l’enciclica Populorum Progressio del beato Paolo VI, sensibilizzato dai suoi viaggi in America Latina, Africa, India e Medio Oriente. Nel marzo 2017 ricorreranno 50 anni dalla promulgazione di quest’enciclica oggi riconosciuta come profetica per l’affermazione della necessità della giustizia sociale per un autentico sviluppo, e che tuttavia registrò allora dure critiche da parte di testate nazionali e di alcuni settori ecclesiali, paragonabili a quelle suscitate dall’enciclica Laudato Si’. (foto: Paolo VI)

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Scuola: Lezioni a singhiozzo

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 ottobre 2016

scuolaIn ogni istituto mancano ancora tra i 4 e gli 8 supplenti annuali. Nelle grandi città non ci sono ancora le convocazioni: 50mila docenti precari in cattedra tra novembre e Natale. Gli Ambiti territoriali sono in questi giorni ancora alle prese con le rettifiche di utilizzazione, assegnazioni provvisorie e miglioramenti cattedre: a Roma, Napoli, Cagliari, Reggio Calabria, Milano e Torino non sono uscite neppure le convocazioni degli aspiranti alla nomina e le supplenze verranno affidate a novembre se non successivamente. Nel frattempo, non tutti i presidi hanno nominato il supplente sino all’avente diritto, soprattutto per coprire i vuoti sul sostegno, affidandosi in prevalenza agli insegnanti di “potenziamento”. Che dire, poi, della mancata collocazione nelle GaE dei docenti che hanno ottenuto un’ordinanza cautelare dai giudici? I dirigenti responsabili, a rischio di commissariamento, hanno introdotto una data off limits, oltre la quale hanno dato ordine ai propri uffici di non cambiare più l’assetto delle graduatorie.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): quei dirigenti Miur non si sono resi conto che stanno stoppando delle ordinanze cautelari emesse in tribunale, in particolare dal TAR del Lazio: presto, però, torneranno con i piedi per terra, perché all’ordinanza di un giudice non si può rispondere alzando le spalle. Non bastava, insomma, che i docenti precari ricorrenti si ritrovassero ad operare per un Miur che si ostina a non recepire la giurisprudenza del Consiglio di Stato. Vorrà dire che se la situazione non si sbloccasse nelle prossime ore, chiederemo pure pesanti condanne alle spese. La legge non è un’opinione: gli Ambiti territoriali la smettano di andare per conto loro e pensino a ricomporre le GaE in tempo reale, anche ogni ventiquattrore. La trascuratezza del Governo verso i precari è palpabile: si è appena certificato che un docente che ha svolto pochi giorni di supplenza all’inizio di questo mese, si vedrà riconoscere il pagamento solo alla fine del prossimo. Come farà, se privo di altri lavori o proventi, nei 50 e oltre giorni di attesa?

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Lezioni-concerto per il 500° anniversario del Ghetto di Venezia

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2016

Chiesa_luterana_riesteRoma-Venezia. La Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI), che riunisce le comunità luterane dell’intera penisola, annuncia che la sua Comunità di Venezia promuove – insieme a SAE Venezia, Beit Venezia e Medici Archive Project – una serie di quattro incontri, dedicati alle relazioni musicali tra mondo ebraico e mondo cristiano, in occasione dei 500 anni dalla fondazione del Ghetto di Venezia.In forma di lezioni-concerto – curate da Piergabriele Mancuso, Direttore del Centro Veneziano di Studi Ebraici Internazionali – gli appuntamenti daranno vita alla manifestazione Il linguaggio e la scrittura musicali quali mezzo e materia di dialogo interreligioso – Secoli XII-XIXIl programma di incontri – coordinato da Michaela Böhringer, Delegata per l’Ecumenismo della comunità luterana lagunare – si svolgerà presso la Chiesa in Campo Santi Apostoli, Cannaregio 4448 (cfr. paragrafo “Calendario delle lezioni-concerto”).
“Siamo felici di promuovere questa manifestazione, in occasione del cinquecentenario del Ghetto, per almeno tre motivi – spiega Michaela Böhringer della Comunità luterana di Venezia – Perché è segno della nostra amicizia nei confronti della comunità ebraica ed è stata ideata nel solco della tradizione di ecumenismo e dialogo interreligioso che da sempre caratterizza la nostra comunità e i luterani in Italia. Perché si svolgerà presso la nostra Chiesa, la cui storia è un simbolo di libertà religiosa. E perché avrà come filo conduttore la musica che accompagna da secoli la fede protestante e i suoi culti”.Come la fondazione del Ghetto fu segno tangibile di segregazione e subordinazione della minoranza ebraica nei confronti della maggioranza cristiano-cattolica, anche i luterani furono oggetto di periodiche vessazioni e repressioni, praticamente obbligati alla clandestinità e al silenzio: fino a quando, due secoli fa, poterono celebrare per la prima volta un culto proprio nella Chiesa di Campo Ss. Apostoli, sede dell’odierna manifestazione. E in cui, regolarmente si svolgono eventi musicali perché la musica – strumento potente della Riforma, con un circolo virtuoso che portò alla nascita e allo sviluppo di una innovativa e ricca cultura musicale europea – ha ancora oggi un enorme rilievo nella formazione e nella quotidianità dei luterani.Peraltro, nel periodo a cavallo tra ‘800 e ‘900, le comunità ebraiche, nel pieno di un’onda di revisione delle proprie antiche tradizioni, proprio nel repertorio musicale della tradizione protestante tedesca identificarono un modello cui attenersi.Un fenomeno che riguardò anche Venezia sia perché il suo Ghetto, da luogo di segregazione, divenne presto spazio di intensa interazione umana e culturale (non solo all’interno della comunità ebraica ma anche in relazione al mondo maggioritario), sia perché la laguna fu teatro di un costante ed esteso meticciato musicale in cui forme e contenuti musicali vennero vicendevolmente scambiati e fatti propri da gruppi sociali diversi.Calendario delle lezioni-concerto. Gli appuntamenti si svolgeranno sempre di martedì, alle ore 17.
1° marzo – Italkim, la più antica comunità della Diaspora: la radice giudeo-gregoriana del canto liturgico in Italia.
22 marzo – Amsterdam, il Levante, Venezia: città cosmopolita. Cosa resta del repertorio musicale del ghetto veneziano?
12 aprile – Il ruolo della musica nei processi di avvicinamento all’ebraismo: da Ovadiah ha-ger ai neofiti di Sannicandro Garganico
26 aprile – Fuori dal ghetto: la riforma dell’ebraismo europeo e la nascita del repertorio musicale colto.

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A lezione con le imprese

Posted by fidest press agency su martedì, 24 novembre 2015

la sapienzaSi è svolto lo scorso giovedì 19 novembre nella sala Convegni della Macro Area di Ingegneria dell’Università di Roma Tor Vergata il seminario, in occasione del quale è stato presentato ufficialmente il nuovo indirizzo Telecomunicazioni attivato presso il corso di studi della laurea e della Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale della stessa Università. Il progetto formativo, primo nel suo genere in Italia, è stato ideato e realizzato dal Prof. Francesco Vatalaro, Ordinario di Telecomunicazioni presso il Dipartimento di Ingegneria dell’ Impresa (DII) dell’ Università di Roma Tor Vergata. Il seminario, organizzato in collaborazione con l’ Associazione per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (AICT), Key4biz e Media Duemila, ha consentito ai partecipanti provenienti dal mondo accademico e dalle principali aziende italiane del settore ICT, di poter discutere e riflettere sulle opportunità di lavoro offerte dal mondo del lavoro nei prossimi anni, in particolare quello dell’ Information & Communication Technology (ICT), sui nuovi profili di ingegnere richiesti e in che modo il mondo accademico italiano può contribuire in un contesto socio-culturale sempre più “digitale”.L’evento è stato aperto dai saluti iniziali da parte del Prof. Nathan Levialdi (Direttore del DII), il quale ha ribadito “la necessità da parte dei neolaureati di possedere un giusto bilanciamento di conoscenze e competenze sia nelle aree principalemente tecniche (incluse le Telecomunicazioni) sia in quelle gestionali. A questa necessità vuole rispondere l’intero Corso di Laurea e di Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale erogato dal nostro Dipartimento”. L’ Ing. Andrea Penza (Presidente AICT) ha sottolineato l’importanza di una stretta collaborazione tra il mondo universitario e il mondo delle aziende soprattutto nel settore dell’ ICT che ha assunto ormai una importanza sempre più rilevante. “Per questo motivo – conclude Penza – la Society AICT della Federazione AEIT, in qualità di organismo no profit che a livello nazionale raggruppa i maggiori esperti di ICT provenienti sia dal mondo accademico che da quello industriale, farà la sua parte ed è lieta di poter contribuire a questa importante iniziativa, unica in Italia”.
E’ stata la volta poi del Prof. Francesco Vatalaro (Università di Roma Tor Vergata) che ha introdotto l’attuale contesto in cui si inserisce il progetto formativo, evidenziando il “ruolo dell’intero settore ICT, fortemente legato alla crescita dell’intera eurozona e in grado di cubare quasi un terzo dell’ intero PIL europeo.” “In Europa entro il 2020 – prosegue Vatalaro – si stima una carenza di oltre 800.000 posti di lavoro nel settore ICT, nonostante l’impiego professionisti esperti del digitale cresca ogni anno del 4%. Stiamo assistendo ad una mancanza quantitativa dei nuovi esperti del digitale. Ma non solo. E’ anche quantitativa. Infatti dal punto di vista delle competenze, già da diversi anni si sta assistendo ad un cambiamento dei profili richiesti. La rivoluzione digitale in atto ha creato una crescente domanda di nuovi esperti del digitale con un forte focus sulla gestione, sulla conoscenza degli aspetti di business e sulla capacità di analisi dei dati. Si stima che entro il 2020 questi nuovi profili cresceranno del 44,2%.” “Per tali motivi – conclude Vatalaro – il mondo accademico deve tenere in forte considerazione questi nuovi elementi, rimanendo al passo dei tempi. L’indirizzo Telecomunicazioni del Corso di Laurea e Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale attivato presso il nostro Dipartimento di Ingegneria dell’ Impresa si prefigge proprio questi obiettivi ”.La Tavola Rotonda moderata da Raffaele Barberio (Direttore di Key4biz) ha visto la partecipazione di manager di importanti aziende italiane del settore ICT.

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Siena Jazz

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2015

siena jazzDal 24 luglio al 7 agosto a Siena due settimane all’insegna del “fare musica” condividendo esperienze, confrontando linguaggi musicali e armonizzando le culture di paesi diversi, il tutto all’interno di una organizzazione della didattica altamente innovativa che conferma la prestigiosa istituzione senese come eccellenza europea nell’alta formazione musicale. Sono in programma 68 laboratori musicali, 2 lezioni al giorno di tecniche dell’improvvisazione applicate allo strumento, altrettante di musica d’insieme e, tra le novità, il Master di canto e il prestigioso Seminario speciale diretto da Enrico Rava: l’insegnamento fondante per tutti i corsi è l’acquisizione e la condivisione di esperienze, per cui ogni giorno gli studenti devono impegnarsi in due gruppi di musica d’insieme, con formazioni e docenti diversi, e in due lezioni di tecniche dell’improvvisazione applicata allo strumento, anch’esse con docenti diversi. Le classi di musica d’insieme sono coordinate dal docente che, oltre ad insegnare, suona e dirige la formazione come se fosse il leader del gruppo: una inedita occasione artistica per gli studenti e difficilmente riproponibile nelle altre scuole. Alla fine in due settimane le classi di musica d’insieme che vengono a comporsi sono 64, con scambi internazionali tra allievi e i musicisti: si crea così l’atmosfera di un vero e proprio Campo estivo,

Siena, ITA, 27.07.2008: Die -Seminari Senesi di Musica Jazz- finden seit 38. Jahren jeden Sommer und fuer zwei Wochen in Siena statt. Sie bieten an 200 jungen Musiker die Moeglichkeit  von renommierten  italienischen jazzern und Musikhistoriker Unterricht zu bekommen. Schueler vor einem Bildschirm, alle Unterrichtsraeumen sind mit HiFi Anlage, Computer und hellhoerig. | Siena, ITA, 27.07.2005: For years Siena jazz has been recognised as a qualified teaching reality and national reference point for jazz specialisation, high qualification courses and the professional formation of its participants aiding their entrance into professional jazz and contemporary music scene. |

Siena, ITA, 27.07.2008: Die -Seminari Senesi di Musica Jazz- finden seit 38. Jahren jeden Sommer und fuer zwei Wochen in Siena statt. Sie bieten an 200 jungen Musiker die Moeglichkeit von renommierten italienischen jazzern und Musikhistoriker Unterricht zu bekommen. Schueler vor einem Bildschirm, alle Unterrichtsraeumen sind mit HiFi Anlage, Computer und hellhoerig. | Siena, ITA, 27.07.2005: For years Siena jazz has been recognised as a qualified teaching reality and national reference point for jazz specialisation, high qualification courses and the professional formation of its participants aiding their entrance into professional jazz and contemporary music scene. |

un’esperienza che per tutti gli studenti diventa un importante momento di crescita, non solo artistica, da ricordare negli anni. Gli allievi possono inoltre contare su 26 aule – completamente attrezzate per la musica d’insieme e le tecniche dell’improvvisazione – e particolare attenzione è data ai concerti che da sempre affiancano la didattica e che vedono alternarsi sui vari palcoscenici delle Società di contrada 100 formazioni musicali diverse.
Grazie all’intensificarsi delle cooperazioni europee ed extraeuropee portate avanti già da tempo dalla Fondazione Siena Jazz e grazie ai successi ottenuti nei bandi nazionali ministeriali, quest’anno nel fitto calendario di concerti – 15 in altrettanti giorni – spiccano le due nuove rassegne “Young Lions For Europe” e “Giovani Talenti Italiani” dove sono protagoniste le rappresentative di alcuni tra i più importanti conservatori europei e festival italiani. Allo straordinario programma estivo si aggiungono così altri 8 concerti, alzando sempre di più il livello qualitativo dell’offerta culturale e didattica proposta da Siena Jazz. Inoltre, il 3 agosto arriva “ChiJazz Lab”- Chigiana meets Siena Jazz, una serata in collaborazione con l’Accademia Musicale Chigiana, che inaugura una sinergia fortemente voluta dalle due istituzioni: sul palco un sestetto formato da tre musicisti di jazz – Stefano Battaglia, Paolino Dalla Porta, Roberto Gatto – e da tre musicisti di musica classica – Luciano Tristaino, Alessandro Carbonare, Antonio Caggiano – per un concerto unico nel suo genere. Il cartellone si apre venerdì 24 luglio in piazza Provenzano con un doppio set: per la rassegna “Giovani talenti italiani” protagonista il gruppo vincitore del progetto “We Insist!” promosso dall’Associazione MIDJ – Musicisti Italiani di Jazz, composto da Federico Pierantoni, Giovanni Benvenuti, Fabio Tuminelli e Andrea Grillini e a seguire l’esibizione della “SJU Jazz Orchestra”, formata da 25 studenti dei corsi della Siena Jazz University. Per l’occasione l’orchestra, diretta dal maestro Roberto Spadoni, si avvale della partecipazione straordinaria di due grandi musicisti della scena jazz nazionale, il trombettista Fulvio Sigurtà e il clarinettista Achille Succi. Con gli appuntamenti di “Siena Jazz masters” e le ormai tradizionali “Jam session in Contrada”, fino al 7 agosto continua il susseguirsi di concerti, che vede alternarsi sul palco ogni sera un minimo di due formazioni, fino al grande evento dei concerti conclusivi, una vera e propria “maratona jazz” di due giorni, con doppie postazioni in cui si esibiscono 64 gruppi di musica di insieme, guidati dai docenti che suonano nelle formazioni come leader dei gruppi, in produzioni originali composte per l’occasione. Un appuntamento che viene ripetuto per due volte, offrendo al pubblico un’opportunità unica per gustare una varietà di differenze stilistiche e di repertorio. (foto: siena jazz)

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Politica: lezioni amministrative

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2012

Deutsch: Prof. Dr. Leoluca Orlando bei der Ver...

Deutsch: Prof. Dr. Leoluca Orlando bei der Verleihung des Humanismus-Preises im Rahmen des Bundeskongresses des DAV 2008 in der alten Aula der Universität Göttingen. (Photo credit: Wikipedia)

Le recenti elezioni amministrative hanno aperto il vaso di pandora dei partiti e da quel contenitore sono uscite tante parole, inutili e fuorvianti. Possiamo dire, se mettiamo da parte tante chiacchiere inutili, che i fatti dimostrano una situazione non del tutto spiegabile razionalmente per via dell’indecisione strisciante che ha provocato un’alta percentuale di astensioni, ma pur sempre indicativa di un malessere profondamente avvertito.
Fatta questa premessa valutiamo le circostanze per i dati che si desumono dal voto di quest’ultima tornata elettorale caratterizzata dai ballottaggi tra i due candidati più rappresentativi.
Il primo che balza evidente è dato dai due risultati più eclatanti di Parma con l’elezione di Federico Pizzarotti del Movimento Grillo cinque stelle e di Palermo con Leoluca Orlando. E se vi aggiungiamo il voto di Verona con il leghista Tosi possiamo dire che l’elettore ha espresso il suo consenso non ad uno schieramento ma all’uomo e al suo “pedigree” di amministratore più che di politico in carriera e dove, come a Palermo vi è stata la candidatura che si identificava con l’uomo del sistema, il favore è venuto dalla convinzione che fosse l’unico capace di restare nell’ambito della qualità e della affidabilità nei confronti di un oppositore inconsistente. E questi dati sono, per altro, conformi al precedente di Milano con Pisapia e di Luigi de Magistris per Napoli. Ma vi è qualcosa di più da considerare. Nel 1993 abbiamo avuto in Berlusconi l’uomo nuovo ed è stato votato perché rappresentava la discontinuità con il vecchio sistema e oggi si vorrebbe ripetere l’exploit con un altro personaggio similare e già circolano i nomi di taluni esponenti dell’industria e della finanza italiana.
Ma la cattiva riuscita di Berlusconi e il prezzo che tutti noi abbiamo dovuto pagare per il suo malgoverno, non incoraggia di certo una candidatura dello stesso genere. Varrebbe solo se si sortisse dall’attuale impeachment dei partiti e dei loro leader che rendono fumoso il quadro politico nostrano e lo arricchiscono solo d’incognite, per fare piazza pulita dei soliti nomi, salvo qualcuno, ovviamente che ha dimostrato di saper uscire dal coro. E’ questo il primo segnale per un rinnovamento sociale, economico e civile che la Nazione attende e poi vi è il programma che dovrebbe fare la differenza tra gli opposti schieramenti e, al tempo stesso, mandare in pensione le logiche di schieramento: destra, centro, sinistra e sfumature varie. Diciamo che in effetti vi sono solo due partiti: quello che privilegia l’avere e che penalizza l’essere e quello che, al contrario, privilegia l‘essere e diffida di chi ha. E’ tempo che si prenda coscienza di questo dualismo e se ne faccia una ragione di vita privata e pubblica in Italia come altrove. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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