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LGIM: siamo già a fine ciclo, ma la recessione è lontana per quest’anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2022

Commento a cura di Emiel van den Heiligenberg, Head of Asset Allocation di LGIM. L’anno è iniziato da poco, eppure molto è già accaduto. Ad esempio, i rendimenti USA hanno guadagnato oltre 40 punti base fino a oggi e i mercati azionari sono crollati di quasi il 10% prima di recuperare il 5% nello spazio di tre giorni per poi di nuovo indebolirsi.L’inflazione continua a sorprendere anche in misura superiore alle nostre previsioni, che già erano al di sopra del consenso. Nel corso dell’anno potremmo assistere a un allentamento delle interruzioni sul lato dell’offerta, ma vi è una notevole incertezza sulla rapidità con cui questo potrà accadere. E, per ora, sembra avvenire più lentamente di quanto sperato in precedenza. Il mercato ha rapidamente accettato di dover scontare quasi sette rialzi dei tassi USA entro la fine dell’anno, mentre a fine 2021 se ne prevedevano solo due per l’anno nuovo.Le banche centrali, poi, sono di fronte a un dilemma. L’equilibrio per il futuro tra crescita e inflazione appare peggiore di quanto previsto. Ciò ha portato a una linea decisamente aggressiva senza alcun corrispondente aggiornamento delle prospettive di crescita. Tuttavia, l’aumento dell’inflazione potrebbe ancora vedere una correzione una tantum legata alle riaperture delle economie dalla pandemia e le forze disinflazionistiche che operavano in precedenza potrebbero riaffermarsi. Queste dinamiche di fine ciclo sono ancora più evidenti se guardiamo anche la performance delle asset class rispetto al ciclo stesso. La solida performance delle materie prime, l’appiattimento della curva e la performance al contrario debole del credito sono segnali tipici di un trend di fine ciclo.Nonostante gli indicatori, rimaniamo del parere che una recessione nei prossimi 12 mesi sia improbabile. I consumatori hanno accumulato molto risparmio, i tassi di crescita economica sono al di sopra del trend e le previsioni sull’inflazione nel lungo termine fanno sì che banche centrali possano procedere in modo graduale nei rialzi dei tassi, sebbene non si possano escludere un errore politico o reazioni istintive della Federal Reserve.Il nostro framework ci avverte che i rischi di correzione nei mercati azionari sono in aumento. Tuttavia, riteniamo che occorra un ulteriore rialzo del rischio di recessione per giustificare una correzione più vicina alla soglia del mercato ribassista del 20%. A parte il breve ma violento crollo del mercato azionario del 1987, negli ultimi 50 anni l’S&P 500 non è mai sceso di oltre il 20% al di fuori di un ambiente recessivo (sebbene ci sia andato vicino alcune volte).Nonostante l’attuale correzione sia a nostro avviso principalmente dovuta al re-pricing dei rialzi dei tassi, riteniamo che i titoli azionari di solito “digeriscano” bene i rialzi dei rendimenti obbligazionari. Tuttavia, può sempre verificarsi un’”indigestione temporanea” se l’aumento è rapido e se l’inflazione o una politica monetaria aggressiva sono i principali fattori trainanti. Questo, insieme al pricing del rischio geopolitico sui mercati, è quanto accaduto nelle ultime settimane. In questo momento, tuttavia, le mosse delle banche centrali sono prezzate correttamente, soprattutto perché un allentamento delle interruzioni sul lato dell’offerta potrebbe mascherare temporaneamente un surriscaldamento nei mesi a venire. Possiamo dire che su una scala da -3 a +3 manteniamo la nostra posizione +1 a medio termine nei portafogli multi-asset, ma in modo più tattico rispetto allo scorso anno. Ad esempio, vogliamo essere più prudenti in un eventuale buy the dip: nel 2021 abbiamo iniziato a valutare di aumentare marginalmente la nostra esposizione in prossimità di un calo azionario del 5%, ma ora aspetteremo livelli più bassi prima di considerare un aumento del rischio nel nostro portafoglio.Gli spread creditizi hanno seguito il trend dei mercati azionari durante il selloff. Sono passati da estremamente expensive a expensive e adesso attendiamo un’ulteriore discesa prima di mutare la nostra posizione sottopesata a medio termine nel settore del credito.

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LGIM: la solidità dell’High Yield è un’opportunità per il 2022

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

A cura di Martin Reeves, Head of Global High Yield di Legal & General Investment Management (LGIM) Dopo 3 anni buoni per il mercato globale high yield, ora il settore dal punto di vista creditizio è più solido che mai; non a caso, gli spread si attestano attorno al 25esimo percentile del loro storico. Questo ha portato preoccupazione tra gli investitori, i quali temono che gli spread siano troppo ridotti a confronto con i rischi che prospettano in futuro.Tuttavia, noi di LGIM riteniamo che i fondamentali del credito siano destinati a migliorare ancora e questa è una ragione più che sufficiente per ritenere che gli spread non si allontaneranno molto dai livelli attuali, anzi, è possibile che si ridurranno ulteriormente. Proprio come accaduto nel 2021, anche il 2022 offrirà opportunità di guadagno, in quanto sarà un anno probabilmente caratterizzato dalla volatilità, e la chiave per il successo sarà mantenere la rotta. Questo perché, a nostro avviso, il 2022 farà registrare il più alto numero di upgrade della storia, tanto che il mercato globale delle obbligazioni high yield potrebbe arrivare a contrarsi in termini di dimensioni. Si tratta di un aspetto importante per gli investitori di lungo periodo, in quanto riuscire ad esporsi alle future “rising star” potrebbe portare alla creazione di alfa, in quanto insolitamente la gran parte delle contrazioni degli spread si verifica nei mesi dopo un upgrade a “investment grade”.Dall’altro lato, i “fallen angel” saranno meno e più distanti nel tempo, ma possono comunque rappresentare un’opportunità. Uno dei settori che ha maggiori probabilità di vedere una robusta ripresa nel prossimo periodo sarà il tanto discusso immobiliare cinese. La storia dimostra che gli investitori possono commettere errori, ma difficilmente un intero settore scompare del tutto, specialmente quando ricopre un ruolo di primo piano per l’economia di una nazione. Uno degli errori più comuni per gli investitori è quello di farsi prendere dal panico e, spinti dalla pressione dei prezzi, abbandonare un mercato quando questo sta registrando i suoi minimi; infatti, in questo modo le uscite danno vita a profezie che si autorealizzano e i mercati aggravano i loro ribassi. Col tempo, nuovi investitori rimpiazzeranno quelli uscenti e, appurato che in un determinato settore vi è una robusta crescita strutturale, assisteremo a un rimbalzo anche della parte obbligazionaria, anche se con alcune correzioni.L’ultima fonte di preoccupazione da affrontare riguarda l’inflazione e l’impatto che questa può avere sulla curva dei rendimenti. Essendo i rendimenti dell’high yield bassi, la duration non sarà fortemente influenzata dalle dinamiche dei tassi d’interesse, come avviene invece per gli investment grade. Inoltre, i livelli delle cedole sono ancora molto alti rispetto alle rendite obbligazionarie, pertanto, anche se queste ultime dovessero crescere, difficilmente arriverebbero a raggiungerle. Questo significa che le imprese saranno ancora in grado di finanziarsi e di abbassare il costo del loro denaro contante.In conclusione, gli spread sono bassi, ma questo è giustificato dai solidi fondamentali del settore creditizio e per questo crediamo che il reddito offerto potrebbe essere attraente per molti.

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LGIM nomina Kurt Morriesen Head of Investment Stewardship

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2021

Kurt entrerà in LGIM a gennaio 2022 e avrà l’incarico di guidare il team pluripremiato* di global Investment Stewardship: lavorerà per conto dei nostri clienti impegnandosi ad alzare ulteriormente gli standard di mercato e le best practice, per responsabilizzare ancora di più le imprese circa i cambiamenti climatici, l’indipendenza dei consigli d’amministrazione e la diversity.Kurt arriva in LGIM dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), per il quale è Senior Adviser per la sezione Impact Investment ed SDG dal 2018. Kurt vanta oltre 15 anni di esperienza nell’impact investment e nelle strategie ESG, in organizzazioni e realtà internazionali come la Banca Mondiale, la Società finanziaria internazionale, i Principi per l’Investimento Responsabile delle Nazioni Unite, l’ONU, la GIZ e la Banca Interamericana di Sviluppo; inoltre ha lavorato anche per società private, specializzate in investimenti sostenibili in Africa, Asia Meridionale e America Latina. Infine, Kurt è l’autore della Impact Investing Market Map (UN-PRI), la prima fonte disponibile per gli investitori volta ad aiutare questi ultimi a identificare le opportunità di impact investing nel mercato dei titoli azionari quotati. Come una delle società di asset management più grandi al mondo, LGIM si impegna per portare un cambiamento positivo al fine di generare valore sostenibile nel lungo periodo, favorendo buone pratiche di governance in alcune delle più grandi tematiche che determinano il comportamento e l’azione delle imprese. Nel 2020, LGIM si è confrontata con oltre 600 realtà aziendali per discutere di tematiche che vanno dalla disparità salariale ai cambiamenti climatici, fino alla diversity in termini di genere, etnia; inoltre, nel primo semestre del 2021, LGIM ha espresso oltre 50mila voti attraverso la sua attività di stewardship, continuando a incoraggiare le società investite a comportarsi in modo responsabile.

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LGIM quota l’L&G Multi-Strategy Enhanced Commodities UCITS ETF in Borsa Italiana

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2021

Legal & General Investment Management (LGIM) annuncia oggi la quotazione del suo L&G Multi-Strategy Enhanced Commodities UCITS ETF in Borsa Italiana. Questo ETF, già quotato sulla London Stock Exchange (LSE) a luglio e da oggi anche sulla Deutsche Börse, offre un’esposizione diversificata al mercato dei futures sulle materie prime per gli investitori italiani, in un momento nel quale cercano di gestire l’inflazione e trarre vantaggio dalle opportunità di investimento offerte da molteplici commodities nel ciclo di mercato.Il Fondo punta a replicare la performance del Barclays Backwardation Tilt Multi-Strategy Capped Total Return Index, che comprende tutte le materie prime incluse nel Bloomberg Commodity Index e offre un rendimento equivalente a quello di un investimento totalmente collateralizzato in un portafoglio diversificato di futures sulle commodities, all’interno di cinque gruppi di materie prime: energia, metalli preziosi, metalli industriali, allevamento e agricoltura. Il Fondo si basa su una strategia multifattoriale, che applica degli approcci volti a fornire un’esposizione ottimale verso specifiche commodities attraverso il rolling dinamico dei rispettivi futures: Strategia “stagionale”: è applicata a commodities come i derivati del petrolio usati come combustibili e il gas naturale, che storicamente mostrano sempre una forte stagionalità. L’indice investe in future stagionali che tendono ad essere i contratti più liquidi nel corso dell’anno e permettono di esporsi a una specifica commodity in un momento particolare del suo ciclo produttivo o della domanda, in cui le dinamiche di domanda e offerta influenzano fortemente il suo prezzo. Strategia roll yield: questa strategia si applica a tutte le altre commodities appartenenti al settore dell’energia e a quelle appartenenti al settore dei metalli industriali. Per queste, l’indice cerca di individuare la posizione sulla curva dei futures delle materie prime con il roll yield implicito più favorevole. Strategia del momentum: si applica alle materie prime su agricoltura e bestiame, storicamente influenzate dai cicli delle colture e dell’allevamento, così come da fattori esogeni come le condizioni atmosferiche. L’indice investe nei futures che ottengono la più alta sovraperformance annuale su base storica rispetto a contratti simili. Non ci sono strategie specifiche per i metalli preziosi come l’oro e l’argento. Il Fondo rafforza la gamma esistente di ETF sulle commodities di LGIM, che comprende l’L&G All Commodities UCITS ETF e l’L&G Longer Dated All Commodities UCITS ETF (quest’ultimo disponibile anche su Borsa Italiana).

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LGIM quota due Quality Equity Dividend ETF su Borsa Italiana

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

Legal & General Investment Management (LGIM) annuncia oggi la quotazione su Borsa Italiana dell’L&G Quality Equity Dividends ESG Exclusions Europe ex-UK UCITS ETF e dell’L&G Quality Equity Dividends ESG Exclusions Asia Pacific ex-Japan UCITS ETF. Entrambe le strategie sono state progettate per gli investitori italiani che cercano un reddito azionario con valutazioni di qualità ed esclusioni responsabili. I due ETF replicano gli indici FTSE Russell e seguono strategie di investimento indicizzate sviluppate proattivamente e disegnate su misura degli investitori da LGIM e FTSE Russell. Questi indici si basano sulla qualità delle società sottostanti, selezionando quelle con dividendi solidi ed escludendo quelle che affrontano rischi significativi legati ai fattori ESG. I fondi, quotati sulla Borsa di Londra ad aprile, sono stati lanciati oggi anche sulla Deutsche Börse. Entrambi sono classificati come “Articolo 8” in base alla direttiva Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) dell’Unione Europea.Questi ETF sono stati sviluppati per rispondere a due obiettivi specifici degli investitori: da un lato, la ricerca di redditività, che resta sfidante a causa dei rendimenti dei tradizionali titoli obbligazionari ai minimi storici, o prossimi a questi; dall’altro, la conservazione del capitale, che rimane un requisito centrale per gli investitori. La pressione sempre maggiore sulle imprese affinché retribuiscano gli investitori con dividendi sostenibili ha impattato sul loro capitale e per questo motivo i due nuovi fondi vanno alla ricerca di società in grado di pagare dividendi costanti. Inoltre, effettuano uno screening qualitativo che aiuta gli investitori a evitare trappole di valore, escludendo imprese che non hanno un return on equity positivo o i cui bilanci non sono sufficientemente solidi.La metodologia di questi ETF prevede un set di tre screening sistematici per i dividendi, la qualità e le esclusioni legate ai fattori ESG. Lo scopo dello screening qualitativo è aiutare a riconoscere e rimuovere le azioni di imprese con bilanci e/o conti economici deboli, attraverso un punteggio qualitativo calcolato da FTSE come media di tre metriche sottostanti: gli utili dell’impresa, considerando redditività e componenti di cassa; la crescita dei suoi asset e la leva finanziaria.Lo screening sui dividendi mira a massimizzare l’esposizione verso un paniere di azioni con un track record di distribuzioni costanti e crescenti agli azionisti e il potenziale per sostenerle in futuro. Questo comporta saper identificare le realtà che pagano dividendi costanti e resilienti, sulla base della redditività del capitale proprio, di un trend positivo dei dividendi distribuiti per azione e di rendimenti previsti dei dividendi più elevati.Lo scopo del nostro screening ESG è di escludere quelle società che riteniamo essere esposte a rischi finanziari significativi legati al loro modello di business o alle loro operazioni, applicando specifiche liste di esclusioni di FTSE verso imprese che violano il Patto mondiale delle Nazioni Unite (United Nations Global Compact), che sono coinvolte nella produzione di armi controverse e che ricavano entrate materiali dall’estrazione del carbone termico e/o dalla produzione di energia. Oltre alle esclusioni, LGIM applica anche un approccio di Active Ownership verso quelle imprese che vanno a costituire gli ETF per le questioni riguardanti i parametri ESG, attraverso il pluripremiato team di Investment Stewardship di LGIM, che cerca di elevare gli standard ESG in tutte le partecipazioni.

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LGIM: la favola estiva dei mercati emergenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2021

I mercati emergenti sono un settore molto interessante e lo saranno anche in futuro: il dollaro è scambiato a valori al di sotto della media, la volatilità è contenuta e i prezzi delle materie prime stanno risalendo; inoltre, i flussi monetari verso i fondi sui mercati emergenti stanno aumentando (127 miliardi di dollari da inizio anno in questa asset class). Se questo trend dovesse continuare, gli inflow potrebbero arrivare a superare il totale annuo del 2019.A nostro avviso, le prospettive su questo punto sono positive: nei mesi estivi, prevediamo una robusta crescita dei rendimenti, in quanto giugno, luglio e agosto di solito fanno registrare buone performance ai mercati emergenti: negli ultimi 27 anni i rendimenti dell’indice Emerging Markets Bond Global Diversified sono state positive nel 63% dei casi a giugno, nel 74% a luglio e nel 78% ad agosto; mentre l’indice Emerging Markets Corporate Entities Bond negli ultimi 20 anni ha ottenuto il segno “+” nel 65% dei casi nel mese di luglio e nel 75% nel mese di agosto. Inoltre, quest’estate dovrebbe vedere altri effetti positivi, dovuti alle minori emissioni e ai flussi monetari in entrata in crescita.Le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI) indicano che i mercati emergenti dovrebbero crescere del 6% quest’anno – lo 0,8% in più rispetto a quanto predetto a inizio 2021. Ovviamente ci sono delle differenze interne alla categoria, con i due mercati principali, ovvero Cina e India, che registrano stime di crescita superiori all’8%, mentre quelle degli altri mercati sono comprese tra il 4% e l’8%. Andando oltre la crescita economica, i prezzi più elevati delle commodity significano un surplus di bilancio per gli EM per il terzo anno consecutivo, il quale, secondo il FMI, si attesterebbe a oltre 200 miliardi di dollari. Un ruolo di supporto molto importante lo giocano anche i fondi stanziati dallo stesso FMI, che accresceranno i volumi delle riserve di valute straniere all’interno dei mercati emergenti. Inoltre, continueranno anche i programmi di sospensione del debito previsto dal G20 e il programma di supporto a 84 economie emergenti del Fondo Monetario Internazionale, che dall’inizio della pandemia ha già portato nelle casse degli EM 110 miliardi di dollari. È molto importante ricordare che il FMI non elargisce prestiti a paesi il cui debito pubblico è considerato insostenibile o dove persistono evidenti gap finanziari.Infine, nei mercati emergenti sta diminuendo anche il numero di contagi da Covid-19 – anche se rimangono ancora problematici in America Latina – l’offerta di vaccini crescerà a partire dalla seconda metà di quest’anno e lo stesso farà la percentuale di vaccinati. Una volta sotto controllo il coronavirus, i tassi di default e di downgrade nel rating hanno già raggiunto l’apice. Fitch ha osservato che il tasso di default degli stati è salito al 4,2% dopo il collasso di Argentina, Ecuador, Libano, Suriname e Zambia – nessuno dei quali causato dal Covid-19 – e in un universo di oltre 70 nazioni che compongono l’indice Emerging Markets Bond Global Diversified.Il valore di un investimento e l’eventuale reddito da esso ricavato non sono garantiti e possono aumentare così come diminuire; si potrebbe non recuperare l’importo inizialmente investito.

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LGIM torna a fare pressione sulle aziende perché siano più responsabili sul clima

Posted by fidest press agency su sabato, 19 giugno 2021

Londra. Legal & General Investment Management (LGIM), uno dei più grandi asset manager al mondo, ha pubblicato oggi il suo report annuale denominato “Climate Impact Pledge”, rivelando che disinvestirà da quattro nuove società che non hanno attuato azioni sufficienti per affrontare i rischi legati al cambiamento climatico. Lanciato nel 2018, questo è il primo Climate Impact Pledge con l’approccio rafforzato di LGIM annunciato lo scorso anno, che ha visto l’asset manager impegnarsi per espandere le sue attività di engagement verso 1.000 aziende a livello globale in 15 settori chiave per il contrasto al cambiamento climatico, responsabili di oltre il 50% delle emissioni di gas serra da parte di imprese quotate. Le aziende che falliranno nel raggiungere gli standard minimi saranno soggette a sanzioni esercitate tramite il diritto di voto di LGIM nei loro board, così come a possibili disinvestimenti da fondi di LGIM per un valore di circa 67 miliardi di euro, inclusi quelli appartenenti alla gamma Future World, e da tutti i default fund quali L&G Workplace Pensions e L&G MasterTrust.Quest’anno, LGIM disinvestirà da Industrial and Commercial Bank of China, AIG, PPL Corporation e China Mengniu Dairy, che non sono state in grado di rispondere in maniera soddisfacente all’engagement e/o hanno violato le limitazioni su impiego di carbone, disclosure sulle emissioni e deforestazione. Queste società si aggiungono a China Construction Bank, MetLife, Japan Post, KEPCO, ExxonMobil, Rosneft, Sysco, Hormel e Loblaw, che rimangono nella lista di esclusione di LGIM e devono ancora intraprendere azioni concrete per essere riammesse.LGIM è inoltre lieta di annunciare che il retailer statunitense del settore alimentare, Kroger, in precedenza inserito nella lista di esclusione, sarà reintegrato in fondi rilevanti a seguito dei miglioramenti nelle sue politiche sulla deforestazione e nella disclosure, così come per i suoi sforzi nel promuovere prodotti a base vegetale meno inquinanti. Kroger si affianca alla casa automobilistica Subaru e alla compagnia petrolifera Occidental Petroleum che sono state anche loro reintegrate negli anni passati.

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LGIM: il 2021 sarà l’anno record per gli ETF in Europa?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 Maggio 2021

Fino a oggi, il mercato europeo degli ETF ha già registrato afflussi per 70 miliardi di dollari americani. Ne è conseguito che il volume complessivo di questo mercato ha toccato quota 1,38 trilioni in meno di quattro mesi. Per fare un confronto, il volume di denaro in entrata negli ETF nell’arco di tutto il 2020 è stato di 120 miliardi di dollari. Se questo trend dovesse continuare, il 2021 potrebbe essere l’anno dei record per gli ETF.Dall’inizio dell’anno, gli afflussi netti attribuibili agli ETF azionari di attestano poco sotto i 60 miliardi di dollari, ovvero circa l’85% del totale. Nel 2020 il quadro era diverso, visto che gli ETF azionari hanno rappresentato il 55% del totale degli afflussi, mentre gli ETF obbligazionari erano attorno al 33% (40 miliardi); un anno record per questa asset class. Tuttavia, questi ultimi rappresentano meno di un quarto dell’intero mercato europeo degli ETF. In generale, ritengo che questo comparto offra ancora margini di crescita.È interessante notare come, all’interno della gamma degli ETF azionari, quelli classificati come “sostenibili” rappresentino oltre un terzo degli afflussi di quest’anno, ovvero oltre 20 miliardi di dollari. Questo rappresenta uno sviluppo positivo, visto che questa categoria è ancora solo l’11% del totale degli ETF azionari.Similmente a quanto accaduto con gli ETF obbligazionari, quest’anno si è visto un turnaround negli ETF sull’oro fisico: mentre nel 2020 gli ETF sull’oro hanno attratto flussi per oltre 13 miliardi di dollari, quest’anno hanno visto flussi in uscita per oltre 2 miliardi.Infine, è incoraggiante come gli ETF tematici continuino il trend di nuovi afflussi netti positivi su base mensile, nonostante la forte ondata di vendite nel settore del tech avvenuta a marzo. Fino ad oggi, hanno visto afflussi netti positivi in tutti i mesi del 2021, similmente a quanto avvenuto nel 2020. Ma le buone notizie non finiscono qui: gli inflow di gennaio e febbraio si sono attestati su livelli record, entrambi sopra i 3,5 miliardi; il precedente record di flussi netti di 2,5 miliardi era stato registrato il mese prima, nel dicembre del 2020.

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LGIM: perché l’high yield oggi è ancora molto attraente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2021

Martin Reeves, Head of Global High Yield di Legal & General Investment Management (LGIM), spiega che le performance delle obbligazioni high yield sono state buone nel 2020. Quest’anno, in termini assoluti, i rendimenti saranno probabilmente più bassi; nonostante ciò, l’income sembra ancora buono, soprattutto se paragonato con altre asset class del settore fixed income, e le ragioni sono tre.Innanzitutto, i default degli emittenti di bond high yield stanno diminuendo sempre di più perché le società che presentavano i rischi maggiori per la maggior parte hanno già visto default, così che sul mercato sono rimaste solo le più forti. Questo “survivorship bias” ha un impatto positivo su tutto il settore, esattamente come gli enormi stimoli economici che si stanno applicando in tutto il mondo, e, a nostro avviso, dovrebbe contribuire a mantenere basse le previsioni di default.In secondo luogo, lo scorso anno abbiamo assistito a un numero record di downgrade, perciò adesso dovremmo assistere a una reazione opposta; pertanto, saranno gli astri nascenti (o rising star) e non i “fallen angel”, il cui rating è sceso al di sotto dell’investment grade, ad essere al centro dell’attenzione.Infine, l’high yield è una asset class dalla duration relativamente bassa. Riteniamo che questo la renda meno suscettibile a variazioni nelle aspettative inflazionistiche e, conseguentemente, ai corrispondenti cambiamenti nei rendimenti dei bond governativi.Mettendo assieme tutti questi elementi, dal nostro punto di vista la situazione che stiamo affrontando è simile a quella vista in passato a seguito di altre crisi. Riteniamo che probabilmente assisteremo ad ulteriori riduzioni degli spread nel prossimo futuro.Geograficamente parlando, tutte le aree possono registrare buone performance, sebbene la volatilità dei Treasury statunitensi potrebbe avere un impatto sui mercati emergenti e l’Europa potrebbe risentire di una campagna vaccinale a rilento. Attualmente, gli USA sono probabilmente in una posizione migliore per beneficiare dei proverbiali “ruggenti anni Venti”; anche se un basso tasso di default è positivo per la maggior parte delle aree del globo. Tra i settori, crediamo che quelli ciclici dovrebbero registrare buone performance; così come il settore energetico. Tuttavia, molto di questo “valore relativo” è già stato realizzato.Rimanendo sempre negli USA, particolarmente interessanti sono le società nel settore del tech, che si sono distinte soprattutto per l’andamento delle loro azioni. Queste sono sempre più presenti nel mercato high yield e, a nostro avviso, hanno una qualità molto alta. Tuttavia, gli investitori dovrebbero tenere sempre sotto controllo anche il miglioramento dell’affidabilità creditizia e gli aggiornamenti dei rating, che potrebbero avere delle conseguenze sui rendimenti.In termini assoluti possiamo dire che dipende tutto dai Treasury USA: mentre le obbligazioni high yield costituiscono un segmento a bassa duration, tutte le asset class della categoria fixed income soffrono se i tassi d’interesse precipitano.In termini relativi, invece, dipende da quanto questi ruggenti anni Venti dureranno. Se siamo all’inizio di un rimbalzo economico ciclico di lungo periodo, commisurato a dei vaccini efficaci e agli stimoli monetari e fiscali straordinari, allora questa asset class può registrare buone performance aggiustate per il rischio.Questa conclusione si basa, ovviamente, sull’ipotesi che probabilmente i rendimenti obbligazionari resteranno bassi più o meno ovunque e, paradossalmente, questo assunto sembra addirittura trovare conferma: minori sono i rendimenti del settore fixed income e tanto più alta è la richiesta di soluzioni high yield.

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LGIM aumenta la pressione sulle aziende affinché affrontino il rischio climatico

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

Londra. Legal & General Investment Management (LGIM), uno dei maggiori asset manager al mondo, ha pubblicato oggi il suo Climate Impact Pledge annuale, ampliando le ambizioni del suo programma di engagement.Utilizzando metriche quantitative, compreso il modello climatico proprietario di LGIMi, i rating climatici per oltre 1.000 aziende all’intero di settori chiave saranno pubblicamente disponibili attraverso un sistema a “semaforo” sul sito web di LGIM. Vi sarà un aumento di più di dieci volte delle società coperte: le aziende selezionate sono responsabili di oltre il 60% delle emissioni di gas serra provenienti da società quotate. Le aziende il cui punteggio sarà inferiore agli standard minimi di LGIM, ad esempio quelle che mancano di una disclosure completa sulle emissioni o delle principali certificazioni di sostenibilità – saranno soggette a voto contrario e alla possibilità di disinvestimento da fondi selezionati. LGIM intende “aumentare” il rigore dei suoi standard e delle sue sanzioni nel tempo. Questo annuncio arriva dopo che un’analisi indipendente ha evidenziato il forte ruolo di LGIM nell’esercizio dei diritti di voto: la società è uno dei principali sostenitori delle risoluzioni degli azionisti legate al cambiamento climatico rispetto ai 12 maggiori gestori patrimoniali al mondoii.Nel 2016, LGIM ha intrapreso azioni di engagement con circa 80 delle più grandi aziende nei settori dell’energia, dei trasporti, del food retail e finanziario, rispetto alla forza delle loro strategie per la sostenibilità. Le aziende con le migliori best practices sono state rese note pubblicamente, mentre LGIM ha votato contro e disinvestito dalle aziende con scarsi risultati sul clima, tra cui ExxonMobil, dalla sua gamma di fondi Future World. Il programma ha contribuito ai passi avanti intrapresi da aziende come Dominion Energy, inoltre LGIM ha annunciato che la casa automobilistica giapponese Subaru – precedentemente nella sua lista di esclusione – sarà ora reintegrata nei suoi fondi Future World a seguito dei miglioramenti negli obiettivi di emissione e nella disclosure.Dal 2016, è diventato sempre più evidente e riconosciuto che il raggiungimento di zero emissioni nette di carbonio a livello globale entro il 2050 sia il percorso ideale per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Alla crescente urgenza del tema si è dato risposta attraverso miglioramenti significativi nella disponibilità di dati e analisi sul clima nel mercato. Alla luce di questi cambiamenti, LGIM sta ora rafforzando il suo impegno sull’impatto climatico attraverso una copertura ampia e un commitment concentrato sia sulle politiche sia sulle aziende rispetto alla sfida delle emissioni nette zero.

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LGIM annuncia forti risultati per il primo semestre 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

Legal & General Investment Management (LGIM) ha annunciato oggi forti risultati finanziari per i primi sei mesi dell’anno (fino al 30 giugno 2019). Afflussi esterni netti di €69.0 miliardi (£60,3 miliardi ; primo semestre 2018: €16.6 miliardi ; £14,6 miliardi), tra cui afflussi importanti da clienti asiatici nelle strategie Index, hanno contribuito fortemente alla crescita delle masse gestite che, con un incremento del 15%, hanno raggiunto €1268 miliardi (£1135 miliardi) nel primo semestre 2019 (primo semestre 2018: €1113 miliardi; £985 miliardi).LGIM ha continuato a beneficiare delle tendenze globali nel risparmio previdenziale e dei cambiamenti strutturali della domanda nel settore dell’asset management. Ciò ha beneficiato l’ampia gamma di prodotti e competenze offerte dalla società, tra cui gli index fund, la gestione attiva, i multi-asset e gli alternativi, basati anche su di un attento approccio ESG. Il forte allineamento strategico e verso il cliente di Legal & General rimarrà il motore per la crescita di LGIM.La societa’ continua a crescere nel Regno Unito, che fino ad oggi ha rappresentato la base del successo dell’azienda. LGIM è uno dei principali attori nelle soluzioni di riduzione del rischio delle pensioni Defined Benefit per le istituzioni globali ed e’ leader di mercato nelle pensioni Defined Contribution (DC) nel Regno Unito, con un patrimonio totale di €96.5 miliardi (£86,4 miliardi; (primo semestre 2018: €72.3 miliardi; £64.0 miliardi). Per il futuro LGIM sta pianificando l’ampliamento della sua proposta DC e un’ulteriore espansione nei mercati internazionali.A livello internazionale, le masse gestite di LGIM sono cresciute del 50% e si collocano a €383 miliardi (£343 miliardi; primo semestre 2018: €259.1 miliardi ; £229.3 miliardi). Ciò è dovuto principalmente alla sottoscrizione di un mandato passivo di €42 miliardi (£37 miliardi) con il Fondo Pensione di Investimento Giapponese (Japan Investment Pension Fund), che ha creato le basi a lungo termine per la crescita futura dell’azienda in Giappone e nell’intera regione. Ha inoltre posizionato LGIM fra i primi tre gestori non domestici nel mercato pensionistico istituzionale giapponese.
LGIM continuerà a investire nelle attivita commerciali in cui prevede una crescita o in cui l’automazione e la semplificazione genereranno leva operativa ed efficienza. In primo piano vi sono il miglioramento dell’esperienza digitale dei clienti, l’ottimizzazione delle piattaforme di investimento e l’utilizzo dell’analisi dei dati.
Commentando i risultati, Michelle Scrimgeour, CEO di LGIM da luglio di quest’anno, ha affermato: “Questi risultati riflettono un buon primo semestre dell’anno per LGIM. Nella mia posizione di CEO continuero’ a lavorare per migliorare cio’ che ritengo siano delle fondamenta solide.“Abbiamo continuato a fare grandi passi avanti nella crescita del nostro business internazionale e abbiamo ottenuto alcune vittorie importatanti, in particolare attraverso la sottoscrizione del mandato con il fondo di investimento per le pensioni del governo giapponese.
LGIM è firmataria dell’UNPRI dal 2010. Nel 2019 l’azienda ha ricevuto cinque ratings A+ e due ratings A nelle sette categorie valutate dall’UNPRI.Per accedere al rapporto di valutazione UNPRI 2019 per LGIM: http://www.lgim.com/uk/en/capabilities/corporate-governance/stewardship-and-integration/

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