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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘libano’

Bisogna continuare a sostenere il Libano

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha concluso ieri una visita di due giorni in Libano rendendo omaggio al governo e al popolo libanesi, che continuano a dare accoglienza al più elevato numero di rifugiati pro capite del mondo. Nel corso degli incontri col governo, ai quali hanno partecipato il Presidente della Repubblica Aoun, il Presidente del Parlamento, i Ministri degli Esteri, dell’Interno, degli Affari sociali e dei rifugiati e il Direttore generale della pubblica sicurezza (GSO), l’Alto Commissario ha ribadito l’impegno dell’UNHCR a garantire ininterrottamente supporto al Libano, sostenendo tanto i rifugiati quanto le comunità libanesi. Grandi ripeterà il proprio appello in occasione di un’importante conferenza umanitaria per la Siria che si terrà a Bruxelles in settimana.Alcuni rifugiati siriani hanno già deciso di tornare nel proprio Paese. Lo staff dell’UNHCR incontra le persone prima che partano per assicurarsi che posseggano tutti i documenti necessari, quali certificati scolastici e di nascita, ed è presente inoltre presso i luoghi di partenza di tutti i movimenti organizzati dal GSO. L’accesso ai rifugiati che rimpatriano è richiesto, inoltre, in Siria. Durante gli incontri tenuti a Damasco, l’Alto Commissario Grandi ha lanciato un appello affinché l’UNHCR possa accedere più efficacemente alle aree in cui fanno ritorno i rifugiati, misura che contribuirebbe a ricostruire fiducia, e aumenti la presenza dell’UNHCR per garantire ulteriore supporto agli sfollati interni e ai rifugiati rimpatriati.
Grandi ha aggiunto che le preoccupazioni manifestate dai rifugiati riguardano cinque tematiche: sicurezza e incolumità (rappresaglie, persecuzioni, leva militare obbligatoria); alloggio (ristrutturare o ricostruire case distrutte); accesso ai servizi (istruzione, assistenza sanitaria); questioni legali (documenti d’identità, atti di proprietà) e accesso ai mezzi di sostentamento di base. L’UNHCR in Siria attualmente sta lavorando per superare alcuni di questi ostacoli, in particolare consigliando le autorità sulle questioni inerenti i documenti, offrendo ai rimpatriati riparazioni minime delle case danneggiate affinché possano rioccuparle, ristrutturando scuole e panifici, e assicurando aiuti umanitari nella fase iniziale per permettere di reintegrarsi.

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Libano: aiuti per proteggere circa 40.000 bambini a rischio a causa delle tempeste invernali

Posted by fidest press agency su martedì, 22 gennaio 2019

L’impatto delle ultime tempeste in Libano ha lasciato molti bambini vulnerabili in una condizione di bisogno di protezione e calore, soprattutto i bambini rifugiati.L’UNICEF e i suoi partner, in stretto coordinamento con le autorità locali libanesi, l’UNHCR e altre agenzie delle Nazioni Unite, hanno agito immediatamente per rispondere ai bisogni dei bambini colpiti e delle loro famiglie. L’assistenza dell’UNICEF comprende la distribuzione di aiuti in denaro, servizi idrici e igienico-sanitari come il pompaggio e il drenaggio delle acque, la distribuzione di oltre 7.000 coperte e 5.500 vestiti invernali per i bambini, insieme a 1.500 kit igienici per le famiglie e le donne.I forti venti, la neve e le piogge torrenziali hanno colpito oltre 570 siti in tutto il paese, con inondazioni in oltre 11 rifugi informali. Oltre 11.300 persone, la metà delle quali bambini, sono state colpite dalla tempesta.La situazione dei bambini sfollati e delle loro famiglie è particolarmente grave in quanto le loro condizioni erano precarie già prima dell’arrivo del maltempo. Solo nella valle della Bekaa, si sono dovuti ricollocare almeno 847 rifugiati siriani a causa delle inondazioni o per gravi danni ai loro rifugi. Nel nord, sono stati segnalati finora oltre 700 ricollocamenti.“Le sofferenze dei bambini nelle aree colpite sono aumentate”, ha dichiarato Violet Speel-Warnery, vice rappresentante dell’UNICEF in Libano. “Nei 10 giorni passati, l’UNICEF ha raggiunto oltre 6.000 bambini rifugiati che avevano urgente bisogno di assistenza. I nostri team stanno lavorando con i partner giorno e notte per raggiungere i bambini che ne hanno bisogno con gli aiuti e per tenerli al caldo”.L’UNICEF, con i suoi partner sul campo, continua a rispondere ai bisogni dei bambini e delle loro famiglie, in aumento. Ad oggi, l’UNICEF ha pompato e drenato acqua in eccesso da oltre 60 siti colpiti e distribuito aiuti salvavita a Bekaa, Libano del Nord, Beirut, Monte Libano e in aree colpite nel sud del paese. I partner sul campo dell’UNICEF stanno anche monitorando i bisogni per la salute, l’istruzione e l’igiene per prevenire un’epidemia di malattie.

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Libano: Al via tre parchi industriali

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

Roma lunedì 22 ottobre alle 10.00 presso UNIDO ITPO Italy, sito in VIA PAOLA, 4 inizierà la visita di Stato del Ministro libanese dell’Industria in Italia. L’iniziativa, promossa da Unido (Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di sviluppo industriale) e dal Governo italiano, mira a far conoscere le opportunità offerte dal paese mediorientale e la massiccia campagna di investimenti sostenuti dal suo governo per renderlo attrattivo per le imprese italiane.
Dopo i saluti della Direttrice di UNIDO ITPO Italy, DIANA BATTAGGIA, seguirà un breve intervento del Ministro, che risponderà poi alle domande dei giornalisti presenti. Nel corso della mattinata ci sarà modo di approfondire le tematiche economiche dell’area e l’attività svolta da Unido e dall’Italia in Libano.

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Il Comando italiano del Settore Ovest di UNIFIL a sostegno dell’Associazione “Martire Tenente Colonnello Sobhi Akoury”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 dicembre 2017

associazione_Martire_Tenente_Colonnello_Sobhi_AkouryI militari italiani in Libano del Comando del Settore Ovest di UNIFIL hanno organizzato nei giorni scorsi una iniziativa dedicata all’Associazione “Martire Tenente Colonnello Sobhi Akoury”. L’evento, che ha voluto rappresentare un’occasione per far sentire ancora una volta la vicinanza e l’affetto dei militari di UNIFIL per la popolazione libanese, spiegano dal Ministero della Difesa, ha visto la partecipazione di circa 50 mogli di caduti delle forze armate libanesi che, assieme ad una folta rappresentanza di personale femminile di UNIFIL dei diversi contingenti internazionali schierati in Libano, hanno avuto la possibilità di cimentarsi in attività pratiche tra cui lezioni di Metodo di Combattimento Militare, Primo Soccorso e di cucina italiana. Tutto sotto la guida di istruttrici del Contingente Nazionale.
associazione_Martire_Tenente_Colonnello_Sobhi_Akoury2L’associazione “Martire Tenente Colonnello Sobhi Akoury” è una organizzazione no-profit sostenuta dalle Forze armate libanesi (Laf), intitolata all’ufficiale superiore delle forze speciali libanesi caduto nel 2007 nella battaglia di Nahr El Bahred e fondata dalla vedova Lea nel 2008 con lo scopo di accogliere gli orfani dei militari libanesi ed organizzare eventi di beneficenza e attività ricreative rivolte all’infanzia.
Dal 18 Ottobre 2017 il Comando del Settore Ovest di UNIFIL, composto da oltre 4.000 peacekeepers di 12 diverse Nazioni, è affidato al Generale di Brigata dell’Esercito Rodolfo Sganga.
Le Forze Armate partecipano alla missione di UNIFIL con circa 1100 militari al momento principalmente su base Paracadutisti della Brigata “Folgore”.

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In Libano la pietra naturale “parla” italiano

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

verona-city-gateFiera di Verona dal 27 al 30 settembre 2017 52ª edizione di Marmomac. Esplorare nuove opportunità di business per i marmi e i graniti italiani nel settore delle costruzioni in Libano e nell’area Mediorientale. È questo l’obiettivo della missione commerciale ‘We Speak Stone’ di Marmomac, il più importante salone mondiale della Fiera di Verona sulla pietra naturale, che ha fatto tappa a Beirut nei giorni scorsi. Nove le aziende del comparto lapideo presenti nella delegazione tricolore: Antolini, Bellamoli, Bauce Bruno, Domos, La Lessinia Graniti, Marmi Scala, Marmi Santa Caterina, Santa Margherita e Marini Marmi.Per due giorni saranno impegnate ad incontrare i più importanti studi di architettura, ingegneria e contract locali, gli importatori di marmi leader nella regione, selezionati da Marmomac in collaborazione con Platform Architecture and Design, senza dimenticare i momenti istituzionali previsti con l’Ambasciata d’Italia e l’Ufficio ICE di Beirut.La pietra made in Italy è molto apprezzata nei grandi progetti di edilizia residenziale, commerciale e turistica della Terra dei cedri: nel 2016 le esportazioni di prodotti lavorati e blocchi grezzi verso il Libano hanno raggiunto infatti i 13,1 milioni di euro, in crescita dell’1,9% sul 2015 (fonte Osservatorio Marmomac su base Istat).
«L’iniziativa We Speak Stone-Beirut – spiega Elena Amadini, vicedirettrice commerciale di Veronafiere – prosegue l’attività di scouting con cui Marmomac accompagna le imprese italiane del comparto sia sui mercati più maturi come gli Stati Uniti, focus con New York della tappa 2016, che sugli emergenti. Il Libano nello specifico, oltre alla domanda interna in crescita, rappresenta un hub strategico verso gran parte dell’area Mediorientale e sarà uno snodo fondamentale nella futura ricostruzione delle Siria, così come già oggi lo è per quella irachena».
Il Medio Oriente, storico crocevia di scambi internazionali, assorbe oltre 55% dell’export di marmi e graniti lavorati e semilavorati italiani diretti verso il continente asiatico. Secondo l’Osservatorio Marmomac, Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi, Libano e Israele nel 2016 hanno registrato un controvalore complessivo di 186,5 milioni di euro. Nonostante la flessione del 17% dovuta alle tensioni internazionali, nel 2016 spiccano le esportazioni verso il Qatar con 28,5 milioni di euro, in aumento del 15,4% sull’anno precedente. L’interesse per la pietra italiana trova riscontro anche nel numero di buyer in visita al Marmomac di Verona che nel 2016 ha visto la partecipazione di 2.600 operatori dei paesi del Medio Oriente, di cui 270 dal Libano.

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Libano: italiani Unifil a esercitazione di soccorso medico

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

unifilNAQOURA, I caschi blu italiani del Sector West di UNIFIL, hanno preso parte all’esercitazione di evacuazione medica d’urgenza ‘Angel Rescue 2016’ in collaborazione con i contingenti finlandese e irlandesi operanti nel medesimo settore.
L’esercitazione è proposta ciclicamente al fine di mantenere alto il livello di preparazione dei singoli contingenti in caso di reale evacuazione di caschi blu e il personale civile di UNIFIL; sono stati impegnati nelle varie fasi della Angel Rescue numerosi assetti di UNIFIL che in tali occasioni implementano e sincronizzano la coordinazione degli interventi nel rispetto della procedura da attuare in caso di situazioni di grave emergenza medica operativa.L’ipotesi da cui si è sviluppata l’azione infatti, è stata quella dell’esplosione di un ordigno artigianale nella zona di operazioni, cui è seguita tutta la catena di allarme, intervento, messa in sicurezza dell’area, evacuazione del personale colpito.
I caschi blu italiani hanno preso parte all’esercitazione con assetti dell’unità in Riserva di Settore (Sector Mobile Reserve – SMR) su base Nizza cavalleria, con un team per la ricerca ed individuazione degli esplosivi (IEDD) supportato da unità cinofile specializzate inserite nel Combat Support Battalion su base Reparto comando e supporti tattici Taurinense.
L’esercitazione si è conclusa con l’atterraggio dell’elicottero italiano AB-212 della Task Force Italair presso la base di Naqoura, dove il ferito più grave è stato immediatamente trasportato dopo il suo recupero presso l’area di atterraggio del contingente coreano, la più prossima alla zona dell’esplosione. (foto: unifil)

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Corso CIS a favore del personale delle Forze Armate libanesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2016

corso CisSHAMA\ aise\ – Un’esercitazione congiunta di militari libanesi e caschi blu, conclusa nei giorni scorsi a Shama, ha suggellato la fine del corso CIS (Computer Information System), realizzato su iniziativa del contingente italiano a favore del personale delle Forze Armate libanesi (LAF- Lebanese Armed Forces) e dei contingenti stranieri del Sector West.
Il corso è stato diretto e condotto dagli specialisti del 232° Reggimento Trasmissioni di Avellino che supporta la Brigata Alpina Taurinense schierata in Libano e ha avuto lo scopo di completare la formazione e la capacità specialistica dei militari libanesi addetti alle comunicazioni. Questa – ricorda il Ministero della Difesa – era stata l’esigenza avanzata dai responsabili dell’addestramento dei comandi delle LAF presenti nel settore ovest, ed è stata l’occasione per standardizzare l’uso di procedure radio comuni da utilizzare durante le attività operative congiunte, svolte dai contingenti di UNIFIL con le forze armate Libanesi.
I partecipanti hanno seguito numerose lezioni teoriche e pratiche sulle procedure radio e sui sistemi di comunicazione usati nelle pattuglie congiunte. In particolare, è stato approfondito l’utilizzo di procedure comuni e messaggi standard necessari a superare le difficoltà linguistiche. Al riguardo è stato fondamentale l’approfondimento dell’alfabeto fonetico e dell’inglese operativo usato nelle comunicazioni radio, aspetti che hanno permesso ai militari libanesi e ai caschi blu dei vari contingenti del settore ovest di realizzare una maglia radio internazionale durante l’esercitazione finale del corso.
Il miglioramento delle comunicazioni operative è un aspetto fondamentale, necessario per rendere sempre più efficaci le attività congiunte con le LAF e per continuare a supportare concretamente le forze armate libanesi così come previsto dal mandato della missione UNIFIL. Su oltre 220 attività operative giornaliere svolte dal Sector West a guida Taurinense, circa il 10% sono condotte in maniera congiunta con le Forze Armate Libanesi.

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Libano: Brigata Friuli regala un campetto di calcio

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2015

brigata friuliTiro – L’ultimo progetto inaugurato dal Contingente italiano di UNIFIL, su base Brigata Friuli, prima del rientro in patria e del passaggio delle consegne con la Brigata Taurinense, è stato un campetto di calcio realizzato nel villaggio di Qana, nella provincia di Tiro.
In occasione dei saluti di rito, i sindaci delle municipalità del Sector West, delle città di Tiro e di Tibnin, hanno consegnato al generale Cuoci le chiavi della loro città come segno di gratitudine e di affetto della popolazione nei confronti dei militari italiani per i tanti progetti realizzati a favore della popolazione locale, in sei mesi di lavoro, che ha interessato, oltre lo sviluppo e l’addestramento delle forze armate libanesi, anche la società civile. Strade, scuole, illuminazione, forniture di beni primari, attenzione all’istruzione e alla diversità di genere, riduzione della povertà e sviluppo di attività lavorative: una serie di iniziative per le quali le popolazioni hanno mostrato sempre molta gratitudine ai soldati italiani.
Il generale Salvatore Cuoci, particolarmente onorato e lusingato dalla riconoscenza della comunità locale, ha sottolineato come il ‘confidence building’ – cioè il percorso di costruzione di reciproca fiducia tra le parti – sia un processo che richiede pazienza e trasparenza reciproca, ed ha evidenziato come il destino del Libano stia a cuore ad ogni soldato italiano e a tutti i peacekeeper di UNIFIL. (foto: brigata friuli)

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«Cosa rimarrà del Libano e della nostra cultura?»

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2015

patriarcaÈ quanto si domanda il patriarca maronita, il cardinale Béchara Boutrous Rai in una conversazione con Aiuto alla Chiesa che Soffre. Ricevendo la Fondazione pontificia nella sua residenza di Bkerke, in Libano, il porporato descrive le difficoltà e i pericoli legati alla presenza di oltre un milione e mezzo di siriani nel paese dei cedri. Una percentuale altissima rispetto agli appena quattro milioni e mezzo di abitanti.Tale presenza non implica soltanto uno straordinario sforzo umanitario, ma potrebbe avere importanti ripercussioni sui rapporti interreligiosi. «La maggioranza dei profughi è costituita da sunniti – spiega il patriarca – che potrebbero essere facilmente sfruttati dai loro correligionari libanesi». Il prelato porta ad esempio l’esperienza vissuta dal Libano nel 1970, quando la presenza dei rifugiati palestinesi innescò la guerra civile. «A quel tempo i profughi palestinesi furono sostenuti dai sunniti libanesi. E quando lo scorso anno vi è stato un primo scontro tra l’esercito libanese e lo Stato Islamico, i militari sono stati attaccati dai sunniti libanesi. La presenza dei rifugiati è una bomba ad orologeria pronta ad esplodere. La guerra in Siria deve assolutamente finire, così che i profughi possano tornare nel proprio paese».La presenza dei rifugiati ha pesanti ripercussioni anche in capo economico. «I profughi siriani hanno ovviamente bisogno di mangiare – afferma il patriarca – e così lavorano per un salario nettamente inferiore a quello dei libanesi. Analogamente i loro negozi hanno dimezzato i prezzi dei prodotti. Dinamiche queste che hanno indotto molti libanesi ad emigrare».Anche la locale comunità cristiana soffre gravemente. «Molti fedeli stanno vendendo le loro proprietà per poi trasferirsi profughiall’estero. Vi è il pericolo che il Medio Oriente si svuoti totalmente di cristiani. E l’Occidente deve comprendere la gravità della situazione».Il porporato chiede espressamente ad Aiuto alla Chiesa che Soffre di diffondere informazioni e di favorire una maggiore conoscenza del dramma dei cristiani mediorientali, soprattutto tra i politici occidentali. «Devono capire che è necessario fermare la crisi in Siria. La comunità internazionale deve smettere di alimentare la guerra e abbandonare il commercio delle armi. I leader politici devono mettere da parte l’orgoglio e sedersi attorno ad un tavolo per trovare finalmente una soluzione». Il patriarca osserva inoltre come dietro a tale orgoglio si celino interessi economici, specie quelli legati al petrolio, e sottolinea la responsabilità delle nazioni arabe e occidentali nella creazione di gruppi jihadisti quali al-Qaeda, al-Nusra e Isis. «La nascita di queste fazioni è stata finanziata per servire gli interessi politici ed economici di diversi stati. Non si può certo credere che questi gruppi siano semplicemente piombati dal cielo. Ed ora sono divenuti un’arma rivolta contro il mondo intero».Il porporato ritiene urgente trovare una soluzione politica alla crisi siriana, che si distingue da altri disordini e scontri verificatisi nella regione. «Perché Assad non è caduto come Mubarak in Egitto o Ben Ali in Tunisia? Perché la popolazione siriana è dalla parte del presidente». Per il patriarca è dunque imprescindibile un dialogo tra il governo siriano e l’opposizione. «Recentemente in Francia mi è stato fatto notare che i membri dell’opposizione non hanno alcuna intenzione di parlare con Assad. Ma quale altro interlocutore potrebbero mai avere?».
“Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), Fondazione di diritto pontificio fondata nel 1947 da padre Werenfried van Straaten, si contraddistingue come l’unica organizzazione che realizza progetti per sostenere la pastorale della Chiesa laddove essa è perseguitata o priva di mezzi per adempiere la sua missione. Nel 2013 ha raccolto oltre 88,3 milioni di euro nei 17 Paesi dove è presente con Sedi Nazionali e ha realizzato 5.420 progetti in 140 nazioni. (foto: patriarca, profughi)

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UNICEF/Libano: 11,5 milioni di dollari in forniture invernali per aiutare i bambini colpiti dalla tempesta

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 gennaio 2015

Giacomo_Guerra_UnicefI bambini della Siria sfollati in Libano che vivono in tende ad elevate altitudini devono affrontare la tempesta invernale Zina che ha portato venti gelidi, forti piogge e neve. L’UNICEF e le organizzazioni partner stanno distribuendo abiti invernali per i bambini, coperte, teli e biscotti ad alto valore energetico, raggiungendo 75.000 bambini siriani, libanesi e palestinesi rifugiati in una delle aree fino ad ora tre le più colpite. Le squadre mobili sanitarie di emergenza, insieme alle Mobile Medical Units hanno curato oltre 1.600 pazienti presso insediamenti informali.
“Le nostre squadre e i partner locali stanno lavorando ora dopo ora per aiutare i bambini e le famiglie più vulnerabili ad affrontare la tempesta,” ha dichiarato Annamaria Laurini, Responsabile UNICEF in Libano. “Ogni singolo sforzo deve essere fatto subito per scongiurare tragedie non necessarie che potrebbero essere evitate”.
Nelle ultime 72 ore l’UNICEF con il Ministero della Salute Pubblica e le organizzazioni e associazioni locali ha sostenuto le Mobile Medical Units che stanno raggiungendo ogni insediamento informale, dove l’accesso è possibile. Almeno 1.600 pazienti sono stati visitati, tenda per tenda, e molti bambini, colpiti da malattie causate dalle temperature fredde – come influenza, febbre e malattie cutanee – sono stati curati.
Quest’inverno l’UNICEF impiegherà 11,5 milioni di dollari nell’assistenza per 456.500 bambini siriani, libanesi e palestinesi rifugiati: 160.000 bambini riceveranno kit con abiti invernali; 135.000 bambini riceveranno voucher per acquistare vestiti invernali; 583 scuole riceveranno carburante per i riscaldamenti a beneficio di 155.000 bambini; 6.500 bambini beneficeranno di misure per limitare i danni causati dalle inondazioni negli insediamenti informali.
A causa della tempesta di questa settimana, le strade principali e le autostrade sono state bloccate dalla neve, ostacolando i camion pronti con gli aiuti e le unità mediche mobili nel raggiungimento delle aree colpite. La distribuzione è ricominciata e saranno consegnati aiuti per i freddo durante il weekend e la settimana prossima, mentre le squadre mediche mobili hanno ripreso le loro attività.
L’UNICEF Libano si sta preparando all’inverno da Ottobre e ha preposizionato 28.000 kit per l’inverno nella Valle della Bekaa, ad Aarsal e ad Akkar. Ad oltre 20.000 persone saranno distribuiti kit per il drenaggio per limitare i danni causati dalle inondazioni negli insediamenti informali, insieme a teli di plastica in risposta all’emergenza.
ll numero di bambini vulnerabili sta crescendo giorno dopo giorno. Sempre più sfollati siriani non hanno risparmi e stanno ricorrendo a misure disperate – spingendosi verso gli insediamenti informali come ultima possibilità.
Dalla metà di dicembre l’UNICEF Libano e i suoi partner hanno distribuito circa 70.000 kit invernali che comprendono abiti per tenere al caldo 22.000 bambini ad Aarsal, 42.000 nella Valle della Bekaa, così come quelli che si trovano nel Nord e nel Sud del paese. Inoltre sono stati distribuiti anche 8.000 teloni e 400 kit per il drenaggio per circa 20.000 persone.
Oggi e domani saranno distribuiti ulteriori kit per l’inverno, coperte, teloni, scatole di biscotti al alto valore energetico, taniche, kit igienici e per il drenaggio e abiti femminili.

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Crisi in Siria

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 agosto 2013

Ginevra / New York,Con il terzo anno di guerra in Siria, il numero di bambini siriani costretti ad abbandonare la propria terra come rifugiati è ora salito ad un milione. “Tutti noi dobbiamo condividere questa vergogna” ha affermato Lake “perché mentre noi lavoriamo per alleviare le sofferenze di coloro che sono colpiti dalla crisi, la comunità globale ha mancato alla propria responsabilità nei confronti di questo bambino. Dovremmo fermarci e chiederci come possiamo, in tutta coscienza, continuare a deludere i bambini della Siria”.In base ai dati forniti dalle due agenzie i bambini costituiscono la metà di tutti i rifugiati provocati dal conflitto in Siria. Molti di loro sono riusciti a raggiungere Libano, Giordania, Turchia, Iraq ed Egitto. Sempre più numerosi anche i siriani che fuggono verso i paesi del Nord Africa e dell’Europa.Gli ultimi dati inoltre mostrano che 740mila bambini rifugiati siriani hanno meno di 11 anni.All’interno della Siria – sostiene poi l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani – circa 7mila bambini sono stati uccisi durante il conflitto, mentre le stime di UNHCR e UNICEF dicono che oltre 2 milioni di bambini sono sfollati all’interno del paese.Lo sconvolgiomento fisico, la paura, lo stress e i traumi subiti da così tanti bambini rappresentano tuttavia solo una parte della crisi che colpisce questa parte di umanità. Entrambe le agenzie evidenziano infatti le minacce che il lavoro minorile, i matrimoni precoci, il potenziale sfruttamento sessuale e il traffico di esseri umani pongono sui bambini rifugiati. Oltre 3.500 bambini hanno attraversato la frontiera siriana per cercare rifugio in Giordania, Libano e Iraq non accompagnati o separati dalle proprie famiglie.La più imponente operazione umanitaria nella storia ha visto UNHCR e UNICEF mobilitare il loro sostegno in favore di milioni di famiglie e bambini colpiti dalla crisi.Ad esempio oltre 1,3 milioni di bambini nelle comunità di rifugiati e nelle comunità d’accoglienza nei paesi limitrofi quest’anno ha potuto essere sottoposto alla vaccinazione contro il morbillo grazie al sostegno garantito dall’UNICEF e dai suoi partner. Quasi 167mila bambini rifugiati hanno ricevuto assistenza psico-sociale; oltre 118mila bambini e adolescenti hanno potuto proseguire il loro percorso d’istruzione all’interno o all’esterno di strutture scolastiche ufficiali; oltre 222mila persone hanno ricevuto una fornitura d’acqua.L’UNHCR ha registrato tutti i bambini rifugiati – 1 milione – restituendo loro un’identità. L’Agenzia inoltre aiuta i bambini nati in esilio a ottenere certificati di nascita, preservando loro da un difficile futuro da apolidi, e fa in modo che tutte le famiglie e i bambini rifugiati vivano in qualche tipo di alloggio sicuro.Ma molto resta ancora da fare, fanno sapere UNHCR e UNICEF. Il Piano di risposta regionale per i rifugiati della Siria, attraverso il quale sono stati richiesti 3 miliardi di dollari USA per rispondere alle gravi necessità dei rifugiati fino al prossimo dicembre, è attualmente finanziato solo per il 38%.Oltre 5 miliardi di dollari sono stati richiesti per affrontare la crisi in Siria, con necessità critiche nei settori dell’istruzione, della salute e di altri servizi fondamentali per i bambini rifugiati e per quelli appartenenti alle comunità d’accoglienza. Ulteriori risorse poi devono essere destinate allo sviluppo di solide reti attraverso le quali identificare i bambini rifugiati a rischio e garantire assistenza a loro e alle comunità che li accolgono.Un maggior flusso di finanziamenti rappresenta comunque solo una parte della risposta che serve a soddisfare le necessità dei bambini.È infatti necessario un impegno più intenso per trovare una soluzione politica alla crisi in Siria, le parti in conflitto devono cessare di prendere di mira la popolazione civile e devono porre fine al reclutamento dei bambini. I bambini, gli adolescenti e le loro famiglie devono poter lasciare la Siria in sicurezza e le frontiere devono rimanere aperte in modo che essi possano attraversarle e raggiungere la un rifugio sicuro.Coloro che mancano di adempiere a tali obblighi contemplati nel diritto umanitario internazionale dovrebbero rispondere appieno delle loro azioni, concludono UNHCR e UNICEF.

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“No a riduzione militari in Libano”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2011

“Esprimo tutta la mia vicinanza e solidarietà ai militari italiani feriti nei due attentati in Libano ed Afghanistan e alle loro famiglie”. Lo ha dichiarato l’on. Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia è già Sottosegretario agli Affari esteri, intervenendo in Aula alla Camera dopo l’informativa urgente del Ministro della difesa La Russa. “Ritengo che Unifil II – ha continuato Vernetti – sia una missione importante perché dopo il conflitto dell’estate del 2006 ha permesso di difendere con efficacia i confini tra Libano e Israele, garantendo la stabilità ed evitando scontri a ridosso della frontiera”. “Un bilancio positivo – ha continuato l’on. Vernetti – nonostante il pericoloso riarmo della milizia sciita di Hezbollah che, secondo alcune fonti, sarebbe riuscita ad accumulare quantitativi di armi maggiori rispetto a quelli precedenti la guerra del 2006. Hezbollah rappresenta un fattore di instabilità, soprattutto in relazione ai legami che questa milizia libanese ha con l’Iran e con la vicina Siria”. “Auspichiamo, pertanto – ha continuato l’on. Vernetti – che il Governo libanese collabori con l’Italia per scoprire gli autori dell’attentato che ha coinvolto i nostri militari. Su questo punto riteniamo sbagliato parlare di una riduzione del contingente militare italiano in Libano, proprio perché valutiamo di fondamentale importanza il lavoro di stabilizzazione per l’intera regione che i nostri militari stanno portando avanti”.

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