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Quotidiano di informazione – Anno 28 n° 305

Posts Tagged ‘liberazione’

Mauritania: nuovo arresto per attivisti per i diritti umani

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2016

mauritaniaL’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è rivolta con una lettera urgente al Commissario per lo Sviluppo dell’Unione Europea per denunciare le persecuzioni in atto in Mauritania contro gli attivisti anti-schiavitù e chiedere che l’Europa si attivi per proteggere gli attivisti. L’APM in concreto chiede che ogni accordo di cooperazione allo sviluppo tra Europa e Mauritania sia vincolato alla liberazione degli attivisti anti-schiavitù arrestati. Dal 30 giugno 2016 ad oggi le autorità mauritane hanno arrestato arbitrariamente 17 leader dell’organizzazione anti-schiavitù IRA-Mauritania (Iniziativa per la Rinascita del Movimento Abolizionista), di cui 14 dovrebbero ancora essere in carcere.In realtà però non si sa dove esattamente siano finiti i 14 attivisti, tant’è che l’APM è molto preoccupata per la loro salute e la loro stessa vita. Gli ultimi cinque arresti nelle file dell’organizzazione IRA sono avvenuti lo scorso fine settimana quando la polizia ha portato via Mohamed Ould Datti, Lo Ousmane, Dah Ould Boushab, Ousmane Anne e Abou Abdallahi Diop, rilasciando ore dopo solo uno degli attivisti. L’ondata di arresti è stata scatenata in seguito a proteste in parte anche violente di ex-schiavi sgomberati con la forza dalle loro case. Secondo le autorità la responsabilità delle proteste è proprio dell’IRA accusata di manifestazione violenta, violazione di proprietà privata, resistenza a pubblico ufficiale e appartenenza a un’organizzazione illegale. Gli attivisti invece rigettano ogni responsabilità per gli atti di violenza e accusano le autorità di cercare pretesti per criminalizzare il lavoro per il rispetto dei diritti umani.In seguito all’arresto arbitrario dei maggiori dirigenti dell’IRA-Mauritania il conflitto in atto da anni tra le autorità mauritane e la maggiore organizzazione per l’abolizione della schiavitù ha raggiunto un punto quanto mai critico. Da sei anni le autorità negano all’organizzazione costituitasi nel 2008 il riconoscimento ufficiale come organizzazione non governativa. Nulla hanno potuto in tal senso nemmeno i sei premi internazionali, tra cui il premio del Ministero degli Esteri USA, che l’organizzazione e il suo presidente Biram Dah Abeid hanno ricevuto per il loro lavoro per i diritti umani. Nel 2015 Biram Dah Abeid è stato arbitrariamente arrestato e rilasciato solo nel maggio 2016 dopo 555 giorni in carcere. Attualmente Biram Dah Abeid si trova negli Stati Uniti.

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“Liberiamoci da corruzione e povertà”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 aprile 2016

corruzione_urlo“Stiamo parlando della festa del 25 aprile 2016 sulla Liberazione, con un gruppo di universitari e di giovani professionisti e ci si chiede con un interesse rinnovato da cosa siamo stati liberati, chi ci ha liberato e come é stato possibile restare tanto tempo sotto un giogo da cui non aspettavamo altro che essere liberati. Non sono solo i fatti storici ad appassionare il gruppo di giovani, con la fine del fascismo e l’inizio della Repubblica come snodo cruciale a metà del secolo scorso. Ci si chiede soprattutto come possa un popolo libero scivolare progressivamente nel meccanismo stritolante della dittatura, abdicando ai propri diritti. Ma la domanda che più di ogni altra è sospesa nel cuore del dibattito è quella di chi chiede se una simile iattura potrebbe verificarsi ancora…”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare che con l’Associazione Etica e Democrazia mantiene vivi i legami con un gruppo di giovani sempre più esteso.
“Nessuno di noi crede che in Italia si possa ripresentare una dittatura come quella, ma tutti siamo convinti che il processo di liberazione iniziato allora sia ancora in atto. Prima di tutto – prosegue Binetti – dobbiamo liberarci dalla corruzione che contamina ogni processo democratico, facendo apparire legale ciò che ne é chiaramente l’antitesi. Poi dobbiamo cercare di liberarci dai pregiudizi di false forme di nazionalismo che ci rendono ostili e respingenti verso chi si avvicina all’Italia fuggendo dalle loro dittature, dalla povertà e dalla miseria. E poi dobbiamo liberarci da una povertà che colpisce una famiglia su quattro; che impedisce a due giovani su quattro di trovare lavoro; che rende difficile ad un anziano su tre di potersi curare decentemente. La democrazia – conclude Binetti – per essere vera deve dare spazio ai diritti di tutti, a cominciare dal diritto alla vita, alla salute e, ovviamente, alla libertà. Per cui domani, sia pure con motivazioni diverse da quelle di 70 anni fa festeggeremo aspettando una nuova liberazione, come nuovo impegno politico da parte di tutti noi, non solo della classe politica”.

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Primo Levi di fronte e di profilo, di Marco Belpoliti

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

primo leviMadrid Venerdì, 22 aprile 2016 Alle ore 11.30 presso la Scuola Statale Italiana di Madrid Calle Agustín de Betancourt, 1 Primo Levi di fronte e di profilo, di Marco Belpoliti Interviene: Marco Belpoliti intervistato da Federico Italiano. In occasione dell’anniversario della liberazione d’Italia (25 aprile) e della Noche de los Libros (23 aprile), l’Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con la Scuola Statale Italiana di Madrid, organizza, nell’ambito del Ciclo E3 +encuentros+escritores+editores, un incontro con Marco Belpoliti intervistato da Federico Italiano: Primo Levi di fronte e di profilo.Primo Levi, lo scrittore che negli ultimi settant’anni si è imposto come il testimone per eccellenza dello sterminio ebraico: la sua vita tormentata, la sua vicenda di scrittore e intellettuale, ma soprattutto la sua opera sfaccettata, complessa, ricchissima di temi, rimandi e suggestioni: questo il tema della Conferenza di Marco Belpolti, autore del libro Primo Levi di fronte e di profilo, e di Federico Italiano, poeta, saggista e cultore della figura di Levi.
Marco Belpoliti, saggista e scrittore, ha curato opere di Primo Levi e pubblicato diversi libri: Settanta, Diario dell’occhio, L’occhio di Calvino, Camera straniera. Alberto Giacometti e lo spazio, Il segreto di Goya. Condirettore della rivista-collana Riga (Marcos y Marcos) e di http://www.doppiozero.com, insegna all’Università di Bergamo e collabora a La Stampa e a L’Espresso.
Federico Italiano ha pubblicato cinque libri di poesia, tra cui L’impronta (Aragno 2014) e Un esilio perfetto. Poesie scelte 2000-2015 (Feltrinelli 2015). Ha inoltre curato l’antologia Die Erschließung des Lichts. Italienische Dichtung der Gegenwart (con Michael Krüger, 2013). È ricercatore presso l’Austrian Academy of Sciences a Vienna e insegna Letterature Comparate nelle Università di Monaco e di Innsbruck.
El próximo 22 de abril, con ocasión del aniversario de la Liberación italiana (25 de abril) y de la Noche de los Libros (23 de abril), el Instituto Italiano de Cultura, en colaboración con la Scuola Statale Italiana de Madrid, organiza un encuentro con Marco Belpoliti entrevistado por Federico Italiano: Primo Levi di fronte e di profilo. Primo Levi, el escritor que en los últimos setenta años se ha afirmado como el testigo por excelencia del exterminio judío: su vida atormentada, su historia de escritor e intelectual, pero sobre todo su polifacética obra, compleja, obra rica en temas, referencias y sugestiones: este será el tema de la Conferencia de Marco Belpoliti, autor del libro Primo Levi di fronte e di profilo, y de Federico Italiano, poeta, ensayista y estudioso de la figura de Levi.
Marco Belpoliti, ensayista y escritor, ha dirigido obras de Primo Levi y publicado varios libros: Settanta, Diario dell’occhio, L’occhio di Calvino, Camera straniera. Alberto Giacometti e lo spazio, Il segreto di Goya. Es codirector de la revista-colección Riga (Marcos y Marcos) y de http://www.doppiozero.com, enseña en la Università de Bergamo y colabora en La Stampa y L’Espresso.
Federico Italiano, ha publicado cinco libros de poesía, L’impronta (Aragno 2014) y Un esilio perfetto. Poesie scelte 2000-2015 (Feltrinelli 2015). Ha dirigido también la antología Die Erschließung des Lichts. Italienische Dichtung der Gegenwart (con Michael Krüger, 2013). Es investigador asociado en la Austrian Academy of Sciences en Viena y enseña Literatura Comparada en las Universidades de Innsbruck y Munich.(foto: primo levi)

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Mauritania: attivisti anti-schiavitù in carcere da 500 giorni

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2016

mauritaniaDa 500 giorni gli attivisti anti-schiavitù mauritani Biram Dah Abeid e Brahim Ramdhane sono in carcere. Arrestati per la partecipazione a una manifestazione contro la schiavitù, la loro liberazione è stata legata alla condizione di collaborare con i servizi di sicurezza e le autorità statali. Per i due attivisti dell’organizzazione anti-schiavitù IRA (Initiative pour la Résurgence du Mouvement Abolitioniste) le condizioni poste sono inaccettabili, ma lo è anche il fatto stesso di porre delle condizioni alla loro liberazione. L’APM critica duramente il comportamento delle autorità mauritane e chiede l’immediata liberazione degli attivisti, insignite nel 2011 del Premio per i Diritti Umani della città di Weimar. Nonostante la legge mauritana vieti la schiavitù, il governo sembra impegnarsi molto più nel mettere a tacere chi denuncia attivamente il perdurare di questa pratica indegna piuttosto che nel perseguire gli schiavisti. Biram Dah Abeid e Brahim Ramdhane sono stati arrestati l’11 novembre 2014 durante una manifestazione contro la schiavitù nella città di Rosso. Biram Dah Abeid in particolare è stato arrestato mentre tentava di mediare tra i manifestanti e le forze dell’ordine che impedivano ai manifestanti di entrare in città per consegnare al governatore locale una petizione contro la schiavitù. Gli attivisti sono stati accusati di appartenere a un’organizzazione illegale e in un processo farsa condannati a due anni di reclusione. Vale la pena menzionare che il mancato riconoscimento dell’organizzazione rappresentata da Biram Dah Abeid non è certo da imputare all’attivista che ha fatto domanda di riconoscimento dell’organizzazione non governativa già cinque anni fa, ma alle istituzioni che trovano sempre nuovi pretesti per bloccarne l’iter burocratico.Molti governi del mondo, le Nazioni Unite e numerose associazioni hanno chiesto la liberazione dei due attivisti mentre nel 2015, quando i due attivisti mauritani già erano reclusi in carcere, il ministero degli esteri olandese ha conferito all’organizzazione anti-schiavitù IRA il proprio premio per i Diritti umani.

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L’Europa deve opporsi alla violenta politica di Erdogan contro la popolazione kurda

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2015

erdoganL’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è appellata al governo tedesco e all’Europa affinché convinca il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan a porre fine alla sua violenta politica contro i Kurdi e affinché ritiri il divieto del PKK in Germania oltre che in Europa. Secondo l’APM è importante segnalare ai 15 milioni di Kurdi della Turchia e ai Kurdi degli altri paesi del Medioriente che la strada intrapresa nel cercare con mezzi pacifici il riconoscimento della loro lingua e cultura e di ottenere maggiore autodeterminazione è quella giusta. La maggior parte dei membri e simpatizzanti del PKK si impegnano da tempo per un processo di democratizzazione della Turchia. Ciò è emerso anche dai risultati delle ultime elezioni in Turchia di circa 2 mesi fa, nelle quali il partito pro-kurdo HDP ha ottenuto il 13% dei voti. E’ un risultato di cui l’Europa deve finalmente prendere atto. I governi europei devono infine impegnarsi per la liberazione degli oltre 1.000 Kurdi arrestati negli scorsi giorni.Per l’APM, l’attacco delle forze di sicurezza turche a presunti sostenitori del PKK in Turchia come nei vicini Siria e Iraq mira unicamente a discreditare i Kurdi nei confronti dell’opinione pubblica mondiale. Non dimentichiamo però che il PKK ha contribuito in modo determinante ad aiutare decine di migliaia di Yezidi e Cristiani in fuga dalle milizie dell’IS e a proteggere le enclave kurde dall’assalto dell’IS. Mentre il PKK contribuiva a salvare migliaia di vite umane, le autorità turche bloccavano le frontiere, rendendo oltremodo difficili le azioni di salvataggio delle persone e impedendo l’entrata nel paese anche ai feriti. Erdogan sembra fare un gioco molto pericoloso nel quale mette a rischio la pacificazione con la popolazione kurda dopo decenni di conflitti a favore del predominio di estremisti islamici in Siria e i Iraq. Di fatto, Erdogan sta giocando con la vita dei cittadini turchi.Se negli anni ’80 il PKK combatteva ancora per un proprio stato kurdo, negli ultimi anni la posizione del PKK si è molto ammorbidita. Ora l’organizzazione chiede la liberazione dei circa 8.000 prigionieri politici kurdi incarcerati in Turchia, il riconoscimento della lingua kurda nella costituzione turca, la libertà di culto per Cristiani, Yezidi e Aleviti e l’autonomia comunale nelle regioni a maggioranza kurda.

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Festa della liberazione. Quando ci libereremo dalla retorica?

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2015

25aprile25 aprile. Che oggi sia festa se ne sono accorti quasi tutti. Soprattutto gli studenti che non vanno a scuola e i lavoratori che -lavorando abitualmente anche il sabato- hanno fatto un buon ponte. Ma che dico? Sono sacrilego? Non lo so. Ma se guardo il modo intorno, oltre i confini delle cronache nazionali dei media, nelle strade delle nostre citta’, nei giardini e nei luoghi primaverili delle vacanze “mordi e fuggi”, vedo volti distesi perche’ e’ festa (come qualunque altra festa), lavoratori che lavorano per garantire alcuni servizi che se non avessimo, saremmo tutti in prima linea ad arrabbiarci, giardini urbani pieni di persone e bimbi festosi, gelatai presi d’assalto, cosi’ come i supermercati che -ignari degli scioperi ad hoc e delle retoriche di alcuni sindacati che sembra tutelino solo i lavoratori dipendenti, e solo di un certo tipo- … supermercati che sono pieni di persone che fanno le proprie spese in modo piu’ tranquillo e meno frenetico dei classici giorni lavorativi, dove magari si sono recati con amici e famiglia, fanno con piu’ accortezza i propri acquisti e le proprie scelte, e quindi spendono meno e meglio. Poi leggo i media. Schivo ed evito di approfondire dichiarazioni come “Stiamo parlando del fondamento etico della nostra nazione”, che il presidente Sergio Mattarella pronuncia per celebrare questa festa. Sono allergico alle etiche uguali per tutte e alle nazioni, figuriamoci all’etica della nazione… Fiumi di dichiarazioni in stile twitter, come slogan pubblicitari per vendere meglio i proprio prodotti. Nessuno manca.
Mi fa sorridere l’ex-ministro Giorgia Meloni, nostalgica del regime mussoliniano, dimentica delle stragi razziali e non solo dei tedeschi, ed evocatrice di nuovi e diversi raduni (sempre etici, immagino) per il 24 maggio, su quel fiume Piave dove nella prima guerra mondiale del secolo scorso morirono in tanti, data e contesto che per lei evoca liberta’ e sovranita’ nazionale, ma che io non riesco a dimenticare per i massacri e per le centinaia di migliaia di obiettori di coscienza che si rifiutarono di imbracciare le armi per uccidere altri simili.
Io -consapevole che l’Italia, dopo la seconda guerra mondiale, e’ tornata democratica grazie essenzialmente ad americani, inglesi e loro alleati- sono uno che piange quando vede film sulle stragi (razziali e non) dei tedeschi durante il secolo scorso, cosi’ come piange quando vede oggi i salvataggi dei barconi dei disperati in mare, o le vittime dei terremoti stile Kathmandu… e mi rendo conto che e’ un pianto di liberazione per la tensione che il mio corpo accumula sentendosi impotente…. mi domando: quando, ognuno di noi, individualmente, fara’ la propria festa di liberazione dalla retorica? Sara’ forse quello il momento in cui potremo aspirare ad essere ragionevolmente piu’ forti? La retorica, e le sue manifestazioni collettive, non riesco a non leggerla come palliativo di ogni individuo, anche se in tante marcette -chiamate inni- ogni singolo e’ chiamato come parte di un solo corpo: collettivo, nazionale, di gruppo, di partito, di associazione, etnico, di popolo, di fede, di speranza, di interesse. Corpi che, almeno nella storia che fino ad oggi ho conosciuto, son sempre presagi di sventure di ogni individuo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Azione Universitaria: marò liberi

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2012

Italiano: Logo di Azione Universitaria

Image via Wikipedia

“Quello che sta accadendo in India è un insulto a tutta la Nazione, la nostra diplomazia ha fallito, è arrivato il momento che questo Governo si assuma le proprie responsabilità e riporti a casa i nostri soldati” lo dichiara Andrea Volpi Coordinatore Nazionale di Azione Universitaria in merito alla annosa questione dei due Marò arrestati in India. “Oggi – continua la nota – anche Azione Universitaria parteciperà alla maratona oratoria organizzata da alcuni parlamentari del PdL su suggerimento dell’On. Ignazio La Russa per chiedere a gran voce la liberazione di Salvatore e Massimiliano, e soprattutto per svegliare dal torpore questo Governo che sembra non avere il minimo interesse nella vicenda”. “Chiediamo al Ministro Terzi di alzare la voce – conclude Volpi – di chiedere spiegazioni e di coinvolgere l’Unione Europea e gli Stati membri per dimostrare coesione internazionale. Questo Governo, che tanto si vanta di aver ridato all’Italia credibilità e prestigio a livello internazionale solo perchè dice di aver fatto diminuire lo Spread, sta invece dimostrando di contare meno di zero nei rapporti di forza sovranazionali, o forse ci sono in ballo interessi più importanti che il benessere e lo stato di salute di due servitori dello Stato”. (Andrea Volpi)

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Liberazione: tornate subito

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2012

liberazione quotidiano

Image by agenziami via Flickr

“Quando i giornali torneranno in edicola “Liberazione” non ci sarà. “Torno subito” titola oggi il quotidiano diretto da Dino Greco. E noi ce lo auguriamo. Speriamo che l’assenza dalle edicole sia solo temporanea, che verranno individuate tutte le modalità affinchè questa testata possa tornare nelle rotative, per essere sfogliata e letta, ripiegata nella tasca della giacca o lasciata in autobus o in treno affinchè qualcun altro possa sapere cosa Dino, Fabio, Frida, Roberta, Checchino, Vincenzo, Daniele, Raffaele, Annamaria, Nicola, Tonino, Boris, Carla, Alessandro… hanno da dire sulle cose del mondo. Con un corsivo tagliente, un’analisi sul cedimento della politica (e anche di tanta partedella sinistra) alle lusinghe del mercato, un’inchiesta su una delle tante guerre dimenticate ai margini del mondo”. Così scrive il direttore di Articolo21 Stefano Corradino in un editoriale sull’omonimo sito. “Giornali storici come “Liberazione”, “il Manifesto” e pochi altri hanno il merito di essere molto più di un quotidiano, che esaurisce la sua funzione nelle 24 ore ma sono strumenti di riflessione e di dibattito; luoghi (rari) in cui si esercitano ancora punti di vista critici nei confronti di un’idea cinica del mercato che tutto avviluppa, imbarbarisce, disumanizza. Per
questo vogliamo sperare, anzi siamo sicuri che quello di “Liberazione” sia solo un arrivederci e non un addio e che al più presto ci ritroveremo in edicola per condividere battaglie di giustizia e di libertà; e con il quotidiano sotto braccio nelle manifestazioni, come se fosse una baguette. Perchè l’informazione, soprattutto quella vera e sana è come il pane. E non possiamo nè vogliamo farne a meno”.

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Giorgio Bocca in controluce

Posted by fidest press agency su martedì, 27 dicembre 2011

Cattura_commentoGiorgioBoccaGheddafi

Image by giuseppe_boscarino via Flickr

Con tutto il rispetto per una vita che si spegne definire Giorgio Bocca un esempio di coerenza, come ha fatto il presidente Napolitano in occasione della sua scomparsa, mi pare alquanto azzardato. Di Giorgio Bocca, valente giornalista e scrittore di forte impronta antifascista, conosciamo la sua storia di partigiano, ben poco sappiamo del suo passato di fascista e razzista. Di quando nel 1940 sottoscrive il “Manifesto in difesa della razza italiana” e di quando, dalle pagine del settimanale della federazione fascista di Cuneo, si scaglia contro gli ebrei rei, a suo dire, del cattivo andamento della guerra. Così si esprime Giorgio Bocca il 4 agosto 1942 sul giornale“ La Provincia Granda”: «…questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa della guerra attuale… A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di essere lo schiavo degli ebrei?». Le leggi razziali del 1938 furono una bruttissima pagina della nostra storia la cui responsabilità ricade pienamente su Mussolini e su quanti, per ignavia o convenienza, nulla fecero per evitarla. Fu scritta, però, anche da giornalisti come Giorgio Bocca che per compiacere il regime e agevolare la propria carriera giornalistica contribuirono a creare quella “coscienza razziale” che, per fortuna, non intaccò la natura vera degli italiani. Ricordiamo Giorgio Bocca come un grande scrittore contemporaneo, ma evitiamo di innalzargli un monumento alla coerenza. Non ne ha i requisiti. Gianfredo Ruggiero, Presidente del Circolo Culturale Excalibur – Varese

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Ricordo della liberazione di Predappio

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 ottobre 2011

birthplace of Benito Mussolini in Predappio, t...

Image via Wikipedia

Era il 28 ottobre 1944 quando le truppe del Secondo corpo d’Armata polacco inquadrate nei ranghi dell’Ottava Armata Britannica prendevano ufficialmente possesso di Predappio, quei soldati che avevano risalito la penisola combattendo valorosamente da Montecassino ad Ancona fino a Bologna e che lasciarono ufficialmente Forlì il 15 novembre 1947. E non fu di certo un caso che la liberazione del paese natale di Mussolini sia stata fatta coincidere con l’anniversario della “marcia su Roma”del 28 ottobre 1922. Quel 28 ottobre acquistò un potente valore simbolico che venne esaltato dalla propaganda di guerra come segno del destino; anche se a Predappio si ricorda che di fatto la liberazione avvenne già alcuni giorni prima.Oggi, A 67 anni di distanza, ricordare questo anniversario non è soltanto rendere un doveroso tributo di riconoscenza alla memoria di tutti coloro che, con il loro sacrificio e, spesso, a costo della loro vita, hanno gettato le basi per quella convivenza civile, più umana e più giusta nelle quali le generazioni successive hanno avuto la fortuna di vivere. E’ anche il momento per ricordare che libertà, democrazia, pace, rispetto dell’uomo e tutela dei diritti umani, non sono qualcosa che, conquistato una volta, è acquisito per sempre; al contrario, sono valori che per essere conservati esigono una azione quotidiana, giorno dopo giorno, per procedere avanti sulla via del progresso, della tolleranza e della democrazia. Ma la questione non è chiusa. Come ha faticosamente fatto la Germania col suo passato, anche noi, a Predappio, dobbiamo riconoscere tutta la nostra storia, compresi i crimini compiuti dentro e fuori i confini nazionali. Smettendo di usare la Storia in modo strumentale – per motivi politici contingenti – ed allo stesso tempo rispondendo seriamente a tutti i tentativi di rimozione o giustificazione di un passato che non è possibile giustificare, ma che anzi è da ricordare, affinché non si ripeta.E ci indigniamo di fronte a quei nostalgici che si ostinano a rivendicare con orgoglio il proprio passato di fascisti, che ogni anno indicono il 28 ottobre una processione per le vie del paese per celebrare quel 28 ottobre 1922. A Predappio, i predappiesi, vogliono ricordare e commemorare il 28 ottobre, sì, ma il 28 ottobre del 1944. E ai giovani che, citando Bertold Brecht, sono “scampati a quei tempi bui”, a loro che non hanno, come me, conosciuto la tragedia del fascismo e della guerra, ma che hanno avuto la fortuna di conoscere, ascoltare, dialogare con i testimoni diretti di quei fatti, a loro, o meglio a noi, sta ora ricordare. Senza retorica, con onestà, senza se e senza ma, aperti ad ogni ricerca. Ricordare e trasmettere il ricordo alle generazioni che verranno. Affinché i morti per la libertà siano sì, ormai, sepolti, ma restino vivi ed attuali i valori che li motivarono ed il loro messaggio di dignità e democrazia.
(Chiara Venturi)

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Raimon Panikkar. Profeta del dopodomani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 giugno 2011

La vita e il pensiero di uno dei più grandi personaggi del Novecento. Alle domande poste dall’allievo, Panikkar risponde con parole profonde e ispirate, che ridefiniscono il senso della vita e affrontano i grandi temi di oggi e di ieri: la globalizzazione, la teologia della liberazione, il capitalismo, il libero mercato, la difesa dell’ambiente, il rapporto tra le fedi…
di Raffaele Luise Edizioni San Paolo320 pagine € 18,00

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Agenda sindaco di Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2011

Roma 12/6/2011 Ore 9.30: Parco dei Martiri di Forte Bravetta – via di Bravetta 740 Il sindaco, Gianni Alemanno, interviene alla cerimonia per l’apertura al pubblico del Parco dei Martiri di Forte Bravetta e alla cerimonia per il 67° anniversario della liberazione di Roma.
Ore 11.00: via dei Fori Imperiali, angolo piazza Venezia Il sindaco, Gianni Alemanno, assiste alla parata storica di mezzi originali dell’epoca, organizzata in occasione del 67° anniversario della liberazione della città. L’iniziativa è promossa dal consigliere capitolino, gen. Antonino Torre.
Ore 18.00: Parrocchia S.Raimondo Nonnato – via del Casale Ferranti, 64 (Anagnina) Il sindaco, Gianni Alemanno, partecipa alla festa patronale della Parrocchia.

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Sergio Pivetta: Tutto per l’Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2011

Diario di un alpino del Battaglione «Piemonte» 1943-1945 Il sergente Pivetta aveva ventun anni quando, come alpino del Battaglione «Piemonte», costituito dopo l’armistizio e inquadrato nell’esercito del Regno del Sud, si ritrovò a combattere la guerra di Liberazione a fianco delle truppe anglo-americane. In questo volume, il suo il diario di guerra nel quale, giorno per giorno, in tenda, a lume di candela o sotto le stelle, più spesso sotto il sole, tra i combattimenti, racconta sei mesi in prima linea, tra il marzo e il settembre del 1944. Pagine 146 (testo: 136 + inserto: 1/10) Euro 16,00 Codice 14104S EAN 978-88-425-4304-6 Mursia editore.

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Egitto: Rastrellamenti a El Gorah

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2011

E’ di questi minuti la notizia, proveniente da fonti militari, confermate anche dall’Ambasciata egiziana in Italia a Reporter TV e Azzurra Network, secondo cui il Ministero della Difesa egiziano ha dato l’ordine poco fa alle forze di polizia di rastrellare il territorio di El Gorah, città nel nord-est del Sinai, al confine con Israele. Ieri in serata, infatti, il Gruppo EveryOne aveva richiesto alle massime autorità egiziane, nonché alle nazioni che fanno parte dell’MFO, Multinational Force and Observers, (in primis, oltre all’Egitto, Israele e Stati Uniti), alle Nazioni Unite e alle istituzioni Ue, di attivare i loro strumenti diplomatici per sollecitare un intervento urgente per la liberazione di un gruppo di 38 migranti, tra cui 8 donne, con cui EveryOne è in contatto, che sarebbero detenuti dai trafficanti, incatenati mani e piedi, all’interno di cointainer metallici in un frutteto nei pressi dell’aeroporto utilizzato come base aerea proprio dalla forza multinazionale dell’MFO.  “Nei pressi dell’aeroporto di El Gorah” spiegano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo, “ci sono alcune proprietà dei beduini, già al centro di indagini legate al traffico di esseri umani: El Gorah è di fatto un feudo della criminalità organizzata che ha il suo centro nella vicina Al Arish, capitale del governatorato del nord del Sinai, controllata da boss palestinesi nati in Egitto insieme a membri della tribù Al Tarabin. Recenti operazioni di polizia” proseguono, “hanno dimostrato la loro appartenenza ad Al Qaeda e i legami dei trafficanti con Hamas e Fatah. Ci auguriamo che queste operazioni militari colpiscano duramente il sistema di traffico di esseri umani nel territorio del Sinai del Nord, portando all’immediata liberazione degli ostaggi. Auspichiamo anche che le autorità egiziane tutelino il diritto fondamentale alla protezione internazionale dei migranti coinvolti, permettendo ai funzionari dell’UNHCR (Alto Commissario ONU per i Rifugiati) di incontrarli e assisterli nelle procedure di richiesta asilo, come impongono la Convenzione di Ginevra e le Carte internazionali sui diritti umani”.

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Profughi nel Sinai

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 gennaio 2011

Tel Aviv. E’ ancora difficile la situazione per i migranti africani nel Sinai, ma vi sono sviluppi nelle attività diplomatiche delle delegazioni internazionali per salvarli. “In particolare, dietro richiesta del presidente dei Liberali e Democratici in Europa, Graham Watson, le delegazione dell’Unione europea al Cairo ha chiesto al governo egiziano un intervento urgente,” spiegano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne. Intanto si susseguono le notizie, a volte ufficiali, a volte ufficiose, relative alla liberazione dei profughi. “Nel frutteto di Rafah rimangono meno di 50 prigionieri,” prosegue EveryOne, “fra cui sei donne, mentre dalle autorità egiziane e da quelle israeliane giungono notizie di contingenti di profughi liberati, tutti provenienti dal campo di detenzione di proprietà della famiglia Sawarqa, da tempo nota alle autorità per traffico di esseri umani, e gestito dal beduino palestinese Abu Khaled, anch’egli famigerato predone e trafficante di migranti e organi umani. Contro il progetto israeliano di costruire una barriera impenetrabile ai profughi lungo il confine con l’Egitto si oppone, accanto alla rete di Ong che si è schierata a tutela dei migranti del Sinai, l’organizzazione israeliana Global Crisis Solution Center. “Israele è uno stato fondato da migranti in fuga da una spietata persecuzione,” afferma Morgan Thomas, presidente del Centro, “e tutti noi abbiamo il dovere di non dimenticarlo, di non chiudere le porte di fronte a chi soffre per motivi di religione, razza, cultura o a causa di crisi umanitarie. Accoglienza e integrazione devono ispirare le politiche sui rifugiati di qualsiasi paese che si definisca civile”. Nella foto, profugo eritreo in un edificio di Rafah, in attesa del pericoloso cammino verso Israele.

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