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Successo per la seconda campagna INN in collaborazione con il governo della Liberia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Dopo un totale di dodici mesi di pattugliamenti e dodici arresti, si conclude la seconda operazione congiunta tra Sea Shepherd Global e il Ministero Nazionale della Difesa della Liberia. Operazione Sola Stella 2, focalizzata sulla lotta alla pesca illegale, non regolamentata e non segnalata (INN) nella Repubblica di Liberia, Africa Occidentale, ha portato alla forte diminuzione dell’attività di pesca illegale nonché alla ripopolazione ittica di queste acque costiere precedentemente sovra sfruttate.Prima dell’avvio di Operazione Sola Stella ad inizio 2017, la comunità di pescatori artigianali di Harper, un villaggio liberiano al confine con la Costa d’Avorio, segnala incursioni quotidiane da parte di pescherecci industriali stranieri dediti alla pesca a strascico illegale. Dopo l’arresto di cinque pescherecci INN, incluso un peschereccio per la pesca a strascico di gamberetti battente bandiera della Nigeria ma di proprietà olandese e certificato per l’esportazione negli Stati Uniti di gamberetti “catturati in modo sostenibile”, le incursioni sono cessate. I pescatori artigianali di Harper e Robertsport, al confine tra Liberia e Sierra Leone, confermano che il pesce sta tornando a popolare aree che storicamente erano esaurite. “I pattugliamenti hanno raggiunto l’effetto deterrente desiderato. Sea Shepherd è incredibilmente fiera della sua storica collaborazione con il Ministero Nazionale della Difesa della Liberia, un esempio di quanto può essere raggiunto se governo e società civile lavorano assieme per combattere la pesca INN”, ha detto Peter Hammarstedt, Direttore delle Campagne per Sea Shepherd Global.Proseguendo sull’onda del successo della prima campagna condotta tra febbraio e maggio 2017, Operazione Sola Stella 2 è tornata per otto ulteriori mesi di pattugliamenti in mare da settembre 2017 fino al 25 maggio 2018. Durante questo periodo, le due navi di Sea Shepherd M/Y Bob Barker e M/Y Sam Simon si sono alternate, garantendo il più lungo periodo di pattugliamenti nell’area fino ad oggi.Durante i pattugliamenti, sette ulteriori arresti sono stati portati a termine dalla Guardia Costiera della Liberia con l’assistenza di Sea Shepherd. Tra le imbarcazioni arrestate sono inclusi due pescherecci INN inseriti sulla lista nera internazionale, il F/V Labiko 2 e il F/V Hai Lung.Quando la F/V Labiko 2 è stata abbordata e ispezionata in acque liberiane, lo scorso 15 novembre 2017, si è scoperto che la stessa imbarcazione, con il suo precedente nome F/V Maine, era stata inserita nelle liste nere INN da parte di tre diverse Organizzazioni Regionali per la gestione delle Riserve Ittiche (Regional Fisheries Management Organization, RFMO) per crimini internazionali legati alla pesca. Al momento dell’abbordaggio, i bracconieri erano intenti ad installare delle reti da posta illegali per alimentare l’attrezzatura segreta per la produzione di olio di fegato di squalo presente a bordo. I documenti requisiti provano che l’imbarcazione uccideva più di 66’000 squali di alto mare durante ciascuna delle sue spedizioni di pesca, con il risultato di portare alla morte di oltre 500’000 squali ogni anno. La F/V Labiko 2 è stata arrestata, salvando la vita di oltre 250’000 squali.

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Sea Shepherd conclude in Liberia una campagna di successo contro la pesca illegale

Posted by fidest press agency su martedì, 23 maggio 2017

Sea ShepherdSea Shepherd Global ha concluso Operazione Sola Stella, un’operazione congiunta in collaborazione con il Ministero Liberiano della Difesa, tesa a combattere la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) nella Repubblica della Liberia, in Africa occidentale. Tre mesi di pattugliamenti in mare hanno avuto come risultato l’arresto di cinque imbarcazioni coinvolte in attività di pesca INN.
Dal 2 febbraio 2017 la nave di Sea Shepherd M/Y Bob Barker ha pattugliato la costa della Liberia, operando con la Guardia Costiera Liberiana, sotto la direzione dell’Onorevole Ministro Brownie Samukai. A bordo c’erano dieci rappresentanti della Guardia Costiera Liberiana, aventi l’autorità di salire a bordo di navi che violavano la legge liberiana, condurvi ispezioni e sequestrarle. Inoltre, a bordo c’erano due consulenti marittimi di nazionalità israeliana, esperti di conservazione, che hanno fornito assistenza nell’ambito dell’addestramento.Prima dell’arrivo della MY Bob Barker in Liberia, la comunità della pesca artigianale di Harper, una cittadina liberiana sita sul confine con la Costa d’Avorio, aveva presentato dei reclami circa incursioni quasi quotidiane compiute da trawler industriali stranieri che pescavano illegalmente. “La Guardia Costiera liberiana ha risposto alle richieste dei pescatori artigianali liberiani dando il via a una partnership con Sea Shepherd Global per riprenderci i nostri mari dai bracconieri. Con l’arresto di cinque imbarcazioni, abbiamo lanciato un messaggio forte: se verrete in Liberia per pescare illegalmente, sarete arrestati”, ha dichiarato l’Onorevole Brownie Samukai.Una delle imbarcazioni arrestate è la FV Star Shrimper XXV, battente bandiera nigeriana e di proprietà olandese, un trawler per la pesca dei gamberi che possiede una certificazione del Dipartimento di Stato degli USA per l’esportazione di gamberi negli Stati Uniti, certificazione ottenuta sulla base dell’impiego di provvedimenti mirati a ridurre le catture accidentali, tra cui le tartarughe. La FV Star Shrimper XXV è stata sorpresa a pescare in acque liberiane senza un valido permesso di pesca e, inoltre, non stava usando i TED (Turtle Excluder Device, meccanismi di esclusione delle tartarughe, nota di traduzione) che rappresentano un requisito legale e che lo schema della certificazione indica come necessari.Sea Shepherd ha altresì fornito assistenza alla Sea Shepherd1Guardia Costiera nell’arresto di un’imbarcazione dotata di container refrigerati, la quale è responsabile di furto d’identità e pesca INN. L’imbarcazione provvista di container refrigerati è stata arrestata per aver comunicato un’identità falsa alle autorità portuali liberiane. Essa aveva in programma di scaricare 460 tonnellate di pescato privo di documentazione.
Altre tre imbarcazioni sono state arrestate sulla base di una lunga lista di violazioni che andavano dalla pesca senza licenza al trasbordo illegale alla tentata corruzione di un ufficiale delle forze dell’ordine.“Durante l’ultimo mese di attività di pattugliamento in acque liberiane, Sea Shepherd non ha riscontrato alcuna attività di pesca INN, il che indica che l’applicazione delle leggi in mare sta avendo un effetto deterrente. L’arresto di cinque imbarcazioni e la dissuasione da ulteriori atti criminali attesta il successo di Operazione Sola Stella e la professionalità della Guarda Costiera liberiana. Siamo fieri di questa nostra partnership, coronata dal successo, con il governo della Liberia e intendiamo continuare, uniti, in futuro, la nostra lotta contro la pesca INN”, ha affermato il Leader della Campagna, Peter Hammarstedt.I Paesi in via di sviluppo sono particolarmente vulnerabili alla pesca INN, che copre fino al 40% delle attività di pesca che avvengono nelle acque dell’Africa occidentale. Questa Campagna ha aiutato la Liberia a colpire con forza i pescherecci stranieri industriali che agiscono nelle sue acque, nonché a proteggere le sei miglia nautiche più vicine alla costa, le quali sono riservate alla pesca di sussistenza, alla pesca artigianale e a quella semi-artigianale, settori che danno lavoro a 33.000 liberiani.Nel 2016 Sea Shepherd ha stretto un accordo con il governo del Gabon per Operazione Albacore, grazie alla quale più di 40 pescherecci sono stati ispezionati in mare e che ha portato, mediante tali ispezioni, all’arresto di tre trawler congolesi impegnati in attività di pesca INN, nonché a quello di un’imbarcazione spagnola che faceva uso di palamiti. Operazione Sola Stella è il proseguimento dell’impegno assunto da Sea Shepherd Global per quanto riguarda il lavoro a fianco dei governi nazionali, mirato a contribuire a porre fine alla pesca INN. (foto: Sea Shepherd)

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Tre pescherecci fermati in un’operazione sotto copertura attuata da Sea Shepherd Global e dal Ministero Liberiano della Difesa

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2017

securinghispasenDa tre settimane l’organizzazione per la conservazione marina Sea Shepherd pattuglia in segreto le acque della Repubblica della Liberia nell’Africa Occidentale nell’ambito di un’operazione sotto copertura tesa a contrastare la pesca illegale, non riportata e non regolamentata (INN). In collaborazione con il Ministero della Difesa Liberiano, con il coordinamento dell’Onorevole Ministro Brownie Samukai, la nave di Sea Shepherd MY Bob Barker , sta pattugliando la costa liberiana, sotto il comando del Capitano Fraser Hall, con un equipaggio di 20 persone, dieci marinai della Guardia Costiera liberiana con l’autorità di abbordare, ispezionare e fermare le navi che violino le leggi liberiane e due consulenti marittimi e conservazionisti, di nazionalità israeliana, che forniscono assistenza riguardo all’addestramento.La campagna, chiamata Operazione Sola Stella, ha già portato all’arresto di tre pescherecci INN attualmente trattenuti presso la base della Guardia Costiera liberiana a Monrovia.Più di 50 violazioni delle leggi liberiane e regolamenti marittimi sono state scoperte durante l’ispezione dei tre pescherecci dal Senegal, della Cina e del Ghana. Esse includevano il fatto di pescare senza permessi, di agire senza la documentazione relativa alle imbarcazioni, la securinghispasen1pesca in zone dove sussistono restrizioni, la sistematica dichiarazione inferiore alla realtà per quanto riguarda il pescato, la tentata corruzione di un ufficiale della Guardia Costiera liberiana, e la presenza di lavoratori privi di passaporti che vivevano in condizioni contrarie alle norme igieniche. (Segue una descrizione dettagliata delle navi fermate).
I Paesi in via di sviluppo sono particolarmente vulnerabili alla pesca INN, la quale copre più del 40% del pesce catturato nelle acque dell’Africa dell’Ovest. Questa campagna aiuterà la Liberia a dare un giro di vite per quanto riguarda le navi straniere industriali che operano senza licenza in acque liberiane e a proteggere le sei miglia nautiche più vicine alla costa, riservate alla pesca di sussistenza artigianale e semi-artigianale, settore che dà lavoro a 33.000 liberiani.
Nel 2016 Sea Shepherd ha collaborato con il Governo del Gabon nell’ambito di Operazione Albacore, che ha portato all’ispezione in mare di più di 40 pescherecci e al susseguente arresto di tre pescherecci congolesi INN e di un palangaro spagnolo. Operazione Sola Stella è una prosecuzione dell’impegno di Sea Shepherd Global a collaborare con i governi nazionali per contribuire a porre fine alla pesca INN. (foto: SecuringHispasen)

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EU pledges €450 million to Ebola affected countries

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2015

virus-ebolaToday the European Commission will pledge approximately €450 million to support the recovery of the three countries most affected by Ebola – Guinea, Sierra Leone and Liberia. This will be announced by Commissioner for Humanitarian Aid & Crisis Management and EU Ebola Coordinator, Christos Stylianides, at the International Ebola Recovery Conference taking place in New York and organised by the United Nations. Announcing the funding, Commissioner Stylianides said: “The emergency is not over until we are down to zero Ebola cases. With some new cases in Liberia we remain on high alert and our determination to eradicate Ebola is stronger than ever. Now is not the time to pull back.” A press release and a factsheet are available online.

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Liberia: ‘Back in business’ after Ebola outbreak?

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2015

liberiaLiberia is ‘back in business’. The Ebola outbreak left the country’s economy badly dented. But since the country was declared Ebola free on 9 May 2015, the government has been actively promoting private sector investment again. The first trade missions to the country are being organised by industrialised countries, such as the Netherlands which will visit the country in early July 2015. But are these foreign investments really desirable? The paper ‘Liberia: Back in business?’ by SOMO and Green Advocates shows that investments by the private sector run the risk not just of violating human rights, but could also spark conflicts between communities, companies and the Liberian government. In 2003, a peace agreement brought an end to more than a decade of conflict in Liberia. In order to restore peace to the country, the Liberian government has developed a post-conflict reconstruction plan that focuses on attracting private sector investments. Foreign companies such as ArcelorMittal have been welcomed in with open arms to dig into the country’s vast treasure trove of natural resources, including iron ore, palm oil and gold. The hope is that these activities will eventually benefit all Liberians. However, business activity in the country has so far delivered only limited results in terms of development. In fact, businesses are actually causing a wide range of human rights issues as well as reigniting the risk of violence. In a country where land disputes were a key driver of the civil war and where land continues to be a highly contested topic, land-intensive sectors like agriculture and mining risk creating renewed conflict. Alfred Brownell, Lead Campaigner of Green Advocates – a human rights NGO in Liberia – confirms this: “If companies do not know in what context they operate, these sectors can easily reignite conflict. In recent years, we have increasingly seen conflicts erupting between companies and communities. In a country like Liberia, this is very dangerous indeed.”Peace in Liberia is fragile. “The Dutch government, as one of the first countries to organise a trade mission to the Ebola-affected region, needs to ensure that its companies are in no way implicated in human rights violations affecting the Liberian people,” says Anne Schuit, researcher at the Centre for Research on Multinational Corporations (SOMO) in the Netherlands. “Companies operating in Liberia need to operate with caution and conduct heightened due diligence: they need to make sure they are not causing human rights violations and conflict, and they need to make sure their business partners are doing the same.”The joint paper by SOMO and Green Advocates argues that it is not desirable to resume operations from the same starting point as before the Ebola outbreak began. Economic development could be an element in Liberia’s transformation to a peaceful and prosperous country. But foreign investments can only provide added value if investors stand up against inequality, promote employment, inclusiveness and sustainable growth, and avoid unfair competition for Liberian businesses. “Liberia has the Ebola outbreak under control and might be back in business, but that is not the only challenge the country faces. Foreign investors should therefore tread carefully so that they don’t spark and reignite conflicts” states Anne Schuit.
This week, Green Advocates also publishes a report on the international steel and mining company ArcelorMittal which mines iron ore in Nimba county. “The mine and the railway with which the company transports the ore, and the port it uses for export – all of these have negative social and environmental impacts on communities living in those areas,” said Francis Colee, researcher at Green Advocates. This week, exactly one year ago, violent protests flared up in the mining areas of ArcelorMittal. According to the local population, the company did not respect the terms of their concession, failed to pay compensation for the crops they had lost and repair damaged homes.

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EU and Liberia initial a new sustainable Fisheries Partnership Agreement

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2015

liberia-ivorycoastThe European Union and the Republic of Liberia signed a new Sustainable Fisheries Partnership Agreement as well as an associated Protocol which will reinforce cooperation between the two parties, especially in their fight against illegal, unreported and unregulated (IUU) fishing and help the development of the fishing sector of Liberia. The new Partnership Agreement is expected to contribute to Liberia’s recovery after the Ebola crisis and is a sign of the EU’s confidence in Liberia’s economy.The Protocol provides the EU with fishing opportunities for 6 500 tonnes of tuna and other highly migratory species, for 28 purse seiners and 6 long-line vessels. In return, the EU will pay Liberia an annual compensation of € 650 000, out of which 50% is earmarked to support the fisheries policy of Liberia.The Agreement and the Protocol are fully in line with the reformed Common Fisheries Policy (CFP) and will ensure that the fishing activities of EU vessels in Liberian waters will be carried out in respect of the principles of sustainability, good governance, transparency, non-discrimination and respect of human rights. Control of fishing activities and catch reporting will be assured through the use of Electronic Reporting System (ERS – Electronic logbooks) and Vessel Monitoring System (VMS). Both parties have also committed to respect fully all the recommendations made by the International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas (ICCAT).This Protocol will also reinforce cooperation between the two parties, especially in their fight against illegal, unreported and unregulated (IUU) fishing. Moreover, the agreement will help Liberia reinforce its fisheries monitoring, control and surveillance capacity, as well as to enhance scientific cooperation and promote the development of the fishing sector of Liberia. The new Partnership Agreement is expected to contribute to Liberia’s recovery after the Ebola crisis and is a sign of the EU’s confidence in Liberia’s economy.

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New Call for IPC specialists to be deployed to Guinea, Liberia and Sierra Leone

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2015

virus-ebolaDespite of many improvements and the end of the outbreak in Liberia, the Ebola outbreak counting 27 173 cases and 11 149 deaths so far, is not yet over in Guinea and Sierra Leone. Strengthening and implementing infection prevention and control (IPC) measures and best practices have been among the most important actions to contain and eliminate transmission of Ebola both at the community and the healthcare setting levels. IPC capacity building is also one of the highest priorities in the governmental plans for urgent essential health services restoration and health systems recovery.The IPC programme in the WHO Department of Service Delivery and Safety is continuing to provide technical support to countries in the efforts to get to zero Ebola cases in Guinea and Sierra Leone and to build strong and resilient IPC infrastructures, national programmes and expertise in the context of health system recovery in West African countries.The technical support and generous time dedication received by international IPC specialists who accepted to be deployed to the affected countries so far have been CRUCIAL to bring real IPC expertise in the context of the WHO Ebola response and to contribute to contain the outbreak. First of all, I would like to take this opportunity to express my deep gratitude to all those among you who served as IPC international force of WHO consultants over the last months.The activities described above still require strong technical support. As trusted members of our Save Lives: Clean Your Hands network, we are reaching out to you once again to seek your availability to be deployed in West Africa as IPC specialists in the next six months.We are currently recruiting English- or French-speaking IPC qualified medical and nursing staff. We are also interested in professionals with skills in project and data management. For these deployments, we offer WHO Consultant contracts for a period ranging from 2 to a maximum of 6 months.The work will mainly take place at national or district level. In collaboration with the Ministry of Health and partners, and under the supervision of the WHO Country Representative, the WHO National Lead for IPC and other WHO leaders as appropriate, the incumbent will perform the following activities:
1. In coordination with the Ebola Outbreak Response Team (where appropriate) and the National IPC lead, manage IPC priorities and activities in line with WHO IPC guidelines within the overall outbreak response and/or in the context of national plans for health systems recovery.
2. Assess IPC capacities and practices in hospitals and health-care facilities throughout the country, in particular in the areas still affected by the outbreak.
3. Review and improve IPC measures implemented in Ebola facilities, and advise on best approaches for the prevention of healthcare-associated infections in health-care settings.
4. Review training needs for country capacity building, and based on this assessment provide technical support for training in IPC for staff at national, district and facility level as needed.
5. Report to the Ministry of Health and the WHO country office on findings and activities, and advise on effective and feasible IPC activities with regard to getting to zero cases, decommissioning of Ebola facilities, and focusing on recovery of health care services.
6. Provide guidance and technical input to develop IPC policies, tools, training materials, and to identify resources and equipment needed at national, provincial and district level in order to ensure adequate prevention and preparedness for response.
7. Support the Ministry of Health in monitoring, evaluating and documenting IPC activities linked to outbreak response, to decommissioning of Ebola facilities and to health-systems recovery.

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Costa d’Avorio e operatori umanitari

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2011

Con il rapido deteriorarsi delle condizioni di insicurezza, si riducono sempre di più i margini di manovra delle operazioni umanitarie ad Abidjan e in altre aree della Costa d’Avorio. Questo il monito lanciato oggi dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Ad Abidjan gli sfollati ora sono più di duecentomila – dicono le stime – per la maggior parte persone fuggite dai combattimenti nell’area di Abobo. Molti sono stati ospitati da parenti o amici, ma molti altri – forse un quarto del totale – ha trovato sistemazioni di fortuna ai margini della città. Chiese, ad esempio, o altri luoghi pubblici. E hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria. L’UNHCR sta cercando di accedere a queste persone, che si trovano ora in condizioni di particolare vulnerabilità, anche attraverso la collaborazione con organizzazioni non governative. Ma lo spazio umanitario ad Abidjan e in altre aree del paese è davvero compresso. Molti rifugiati originari della Liberia, che non sono in grado di far ritorno nel proprio paese, da lunedì scorso hanno trovato rifugio nelcompound dell’Agenzia ad Abidjan. Nel distretto di Abobo, dove normalmente vivono 1,5 milioni di persone, le comunicazioni sono state interrotte dai combattimenti, che hanno distrutto i ripetitori SMS e TV. È poi ancora forte la preoccupazione dell’UNHCR per un gruppo di 60 famiglie intrappolate in una chiesa, senza cibo, acqua e servizi igienici adeguati. L’Agenzia ha reiterato il suo appello ai combattenti a lasciar uscire queste persone. Ad Abidjan l’insicurezza si è estesa anche ai quartieri di Deux Plauteaux, Cocody, e Koumassi e perfino al distretto degli affari di Le Plateau. Sempre maggiore il numero dei posti di blocco che si registrano sulle strade. Anche le regioni occidentali della Costa d’Avorio sono teatro di combattimenti. Nei dintorni di Duékoué, ma anche a Blolequin, circa novanta chilometri più a sud. Secondo le stime dell’UNHCR, al momento sono circa 70mila gli sfollati nell’ovest del paese, mentre molti altri continuano ad attraversare il confine per cercare rifugio in Liberia. Nella parte orientale della Liberia, dalle elezioni dello scorsonovembre l’Agenzia ha registrato 40mila rifugiati. A questi, dal 24 febbraio, si sono aggiunti 32.800 nuovi arrivi, che hanno posto notevole pressione sulle comunità locali e sulle autorità liberiane. Adesso, sia i rifugiati che le comunità che li accolgono hanno bisogno di cibo, ma le difficoltà di accesso dovute alle condizioni delle strade continuano a rendere particolarmente arduo il trasporto di aiuti. L’UNHCR inoltre sta cercando di allestire al più presto un secondo campo di accoglienza.

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Liberia: nuovo volo umanitario

Posted by fidest press agency su sabato, 29 gennaio 2011

Secondo le ultime stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), nella Liberia orientale sarebbero ormai 31.339 i rifugiati ivoriani in fuga dalle violenze e dalle tensioni post elettorali in Costa d’Avorio. La maggior parte di loro sono ospitati in 26 villaggi della Nimba County, nella Liberia orientale. La stragrande maggioranza dei rifugiati sono donne e minori, che in molti casi trovano riparo nei villaggi di confine e vivono fianco a fianco con le comunità locali. I team dell’UNHCR che operano sul campo stanno raccogliendo informazioni sui nuovi arrivi grazie alle comunità locali dove i rifugiati sono assistiti e registrati. Finora il flusso di rifugiati ivoriani in altri Paesi confinanti è stato minimo e lento. Attualmente ce ne sono 623 in Guinea, 173 in Togo e 108 in Mali. Intanto un secondo volo umanitario dell’UNHCR diretto a Monrovia è previsto per questo weekend. Domenica dovrebbe arrivare da Liegi, Belgio, un charter McDonnell Douglas MD11 dell’UNHCR con circa 83 tonnellate di aiuti umanitari, inclusi 17mila coperte, 11.400 materassi, 11.400 taniche, 5.700 kit da cucina e 5.700 teli impermeabili, depositati nel magazzino per le emergenze dell’Agenzia a Copenhagen. Questi aiuti verranno temporaneamente stoccati nel nuovo magazzino dell’UNHCR al Robertsfield International Airport, circa 60 km a est della capitale liberiana, e poi saranno trasportati nelle aree più orientali della Liberia. Il primo volo umanitario dell’UNHCR in Liberia è stato organizzato il 19 dicembre 2010 per far fronte alle urgenti necessità della prima ondata di rifugiati ivoriani in fuga dalle violenze e dalle tensioni post elettorali nel loro Paese.

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