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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Il Parlamento approva un importante accordo di libero scambio tra UE e Giappone

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

Stop alla maggior parte dei dazi sulle merci UE esportate in Giappone. Produttori di vino e alcolici, carni, latticini, tessili, commercianti di pelletteria, appalti ferroviari e PMI tra i beneficiari I deputati mercoledì hanno dato il loro consenso all’accordo commerciale UE-Giappone, il più grande accordo commerciale bilaterale mai negoziato dall’UE. L’accordo di partenariato economico tra l’UE e il Giappone, approvato con 474 voti in favore, 152 contrari e 40 astensioni, eliminerà quasi tutti i dazi doganali sulle merci esportate, per un totale di 1 miliardo di euro all’anno in favore delle imprese dell’UE. Tale accordo rappresenta, secondo i deputati, una presa di posizione a sostegno di un commercio libero, equo e regolamentato “in un momento di gravi sfide protezionistiche”.
Mentre i settori più sensibili dell’UE, come la produzione di riso, sono tutelati, gli esportatori UE di vino, formaggio, carni bovine e suine, pasta, cioccolato e biscotti potranno avvantaggiarsi dell’assenza di dazi immediatamente o dopo un periodo di transizione.Saranno protetti 205 prodotti a indicazione geografica europea per aiutare le piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano il 78% degli esportatori verso il Giappone. Il Parlamento esorta la Commissione a creare punti di contatto per le PMI, in modo che queste possano beneficiare rapidamente dell’accordo.Il Giappone apre alla concorrenza europea il suo mercato degli appalti ferroviari e degli appalti pubblici nelle sue principali città. Saranno liberalizzati anche il commercio elettronico, i trasporti marittimi internazionali e i servizi postali.Il Parlamento ha accolto con favore l’elevato livello di protezione dell’ambiente e del lavoro, così come l’impegno nei confronti dell’accordo di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico. In questo senso, i deputati incoraggiano entrambe le parti a combattere il disboscamento illegale. Il Parlamento ha tuttavia sottolineato che il Giappone deve ratificare tutti i codici del lavoro pertinenti stabiliti dall’Organizzazione internazionale del lavoro.Inoltre, il Parlamento ha approvato oggi con 535 voti in favore, 84 voti contrari e 45 astensioni anche l’accordo di partenariato strategico, che estende la cooperazione a settori quali l’energia, l’istruzione, la ricerca e lo sviluppo, la lotta al cambiamento climatico e al terrorismo.

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Ratifica finale del trattato CETA

Posted by fidest press agency su sabato, 29 luglio 2017

aula-giulio-cesareRoma. “Gli accordi di libero scambio devono essere posti al servizio di obiettivi quali l’occupazione, i diritti umani, la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile. Presto arriverà in Aula Giulio Cesare una mozione che impegna la sindaca e la Giunta a contrastare, in ogni sede istituzionale, l’accelerazione della procedura di approvazione e la ratifica finale del trattato CETA. Il 24 luglio la Commissione Turismo e Affari Internazionali di Roma Capitale ha già dato all’unanimità (con l’astensione del Pd) parere favorevole su questa mozione.
Il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) è un trattato di libero scambio tra Canada e Unione Europea. Le ragioni per cui ci opponiamo a questo accordo sono numerose ed evidenti. In primo luogo il CETA colpirebbe il nostro Made in Italy agro – alimentare: all’Italia sarebbero riconosciute appena 41 indicazioni geografiche, a fronte di 288 Dop e Igp registrate, con conseguente rinuncia alla tutela delle restanti 247. L’accordo prevede inoltre di legalizzare la ‘pirateria’ alimentare, accordando il via libera alle imitazioni canadesi dei nostri prodotti più tipici spalancando poi le porte all’invasione di ingenti quantitativi di carne a dazio zero e di grano duro trattato in pre-raccolta con il glifosato vietato in Italia. E’ indubbio che questo trattato favorisca le multinazionali e rappresenti un’ulteriore limitazione al ruolo e alle competenze di governi ed enti locali ai danni dei diritti e delle tutele di milioni di cittadini e consumatori. Il Canada non ha ratificato diverse convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro quali quelle in materia di sicurezza e salute dei lavoratori o quella che stabilisce un’età minima per lavorare. Vogliamo che si ribadisca il diritto degli enti territoriali di poter essere interpellati e coinvolti sulle questioni riguardanti gli impatti dell’approvazione dei trattati di libero scambio su diritti del lavoro, sulla tutela dei territori da investimenti esteri insostenibili a livello ambientale e sociale, sulla tutela delle economie locali da una competizione troppo spesso al ribasso. Vogliamo tutelare la territorialità delle eccellenze produttive, la rintracciabilità dei prodotti e la salvaguardia dell’ambiente. Le decisioni non possono essere calate dall’alto, occorre un confronto ampio e partecipato sull’effetto di tali trattati non solo sull’ambiente ma anche sul tessuto economico- sociale”.
Lo dichiara in una nota stampa Carola Penna, Presidente della Commissione Turismo e Relazioni Internazionali di Roma Capitale.

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Trattati di libero scambio TTIP e CETA

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 agosto 2016

giuseppe liberatoreUna sempre più tangibile preoccupazione aleggia sul destino dei trattati di libero scambio TTIP e CETA che l’UE sta portando avanti rispettivamente con Stati Uniti e Canada. A esternarla è il Presidente di AICIG, l’Associazione Italiana dei Consorzi Indicazioni Geografiche Giuseppe Liberatore che nel fare il punto sulle trattative dopo tre anni e quattordici round negoziali – l’ultimo si è tenuto lo scorso 13 luglio a Bruxelles – ci tiene a sottolineare come la conclusione dell’accordo sia in realtà sempre più lontana, in particolare sul tema delle Indicazioni Geografiche tra organizzazioni europee che chiedono un riconoscimento effettivo delle IG sul mercato USA e stakeholder americani. Questi ultimi, pur non essendo contrari in linea teorica al concetto delle IG hanno sottolineato come l’uso dei nomi generici che contraddistinguono prodotti alimentari d’origine statunitense non possa essere abbandonato perché il business annuale per i produttori americani ammonta a 21 miliardi di dollari.”Non si tratta soltanto di un ritardo – spiega Liberatore – ma piuttosto di una presa di tempo in attesa di assistere agli sviluppi degli eventi che interesseranno gli Stati Uniti nei prossimi mesi, in primis l’elezione del nuovo Presidente. Sul mercato cinese il vino australiano cresce a vista d’occhio grazie ad un accordo di libero scambio tra i due paesi entrato in vigore lo scorso dicembre, mentre l’agroalimentare Made in Italy vive ancora nel limbo di una trattativa per un TTIP – Transatlantic Trade and Investment Partnership – che appare sempre più in alto mare. Questo perché alcuni paesi UE contrari impediscono una firma a breve del trattato, ma anche perché si sta alla finestra ad attendere la linea che deciderà di seguire il nuovo inquilino della Casa Bianca su tale argomento. Per sapere se i negoziati del TTIP andranno avanti anche nei prossimi mesi infatti, dovremo attendere l’esito delle elezioni presidenziali americane e solo una volta inquadrata la linea che intenderà seguire la nuova presidenza, potremo capire se l’accordo ha un futuro. Nel frattempo il lavoro fatto nei round tenutisi fino ad oggi è da considerarsi in sospeso”.Intanto, anche il nostro Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda sembra mettere le mani avanti sull’esito incerto della firma del TTIP ma anche del CETA, il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico che l’Europa sta conducendo con il Canada.
A rallentare le trattative del TTIP sembra essere infine anche lo spostamento dell’attenzione verso il trattato in negoziazione con il Canada, ovvero il CETA, che la Commissione Europea sembra interessata a concludere entro l’anno. “La commissione propone un accordo misto – afferma Liberatore – ribaltando di fatto una precedente posizione, il 5 luglio scorso la Commissione europea ha proposto formalmente al Consiglio della Ue la firma per la conclusione di un accordo di libero scambio con il Canada come ‘accordo misto’, che potrà essere applicato provvisoriamente compresa la parte delle IG, accordo che implica per entrare in pieno vigore la ratifica da parte dei parlamenti di tutti i Paesi Membri dell’Unione e siamo certi che alcuni di essi non hanno nessuna intenzione di ratificalo, rendendo nulli i lavori finora svolti”. (foto: giuseppe liberatore)

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