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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 151

Posts Tagged ‘libertà’

Libertà e diritti per Gabriele Del Grande: appello al Parlamento e al Governo Italiano

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 aprile 2017

ankaraConosciamo Gabriele del Grande da molti anni, abbiamo condiviso con lui viaggi, inchieste, racconti, avendo l’onore e il piacere di apprezzare la professionalità e l’umanità con cui ha sempre condotto le sue ricerche. Il suo contributo alla democrazia del nostro Paese è da anni di enorme valore, grazie alla sua capacità di incontrare, conoscere e capire realtà diverse e complesse, grazie alla sua lucidità nel saper collegare responsabilità politiche a quotidiane ingiustizie subite da uomini e donne delle tante culture che vivono nell’Italia e nel Mediterraneo di oggi. Leggere e vedere le storie raccontate da Gabriele aiuta l’Italia, e non solo, ad essere un Paese più civile. Il suo nuovo progetto sul conflitto siriano è un altro importante tassello di questo lungo percorso di ricerca e civiltà. È necessario che le massime istituzioni del Paese si attivino con urgenza nei confronti delle autorità turche per garantire la tutela dei diritti di un proprio cittadino, nonché di un professionista di altissimo spessore e valore civile. Chiediamo che Gabriele torni quanto prima libero e possa riacquistare i suoi diritti di cittadino e giornalista.

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Concorso giornalistico nazionale per le scuole sulla libertà d’espressione

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 febbraio 2017

GiornalistiAlla sua seconda edizione, il Festival dei Diritti Umani si arricchisce quest’anno del concorso giornalistico nazionale “Libera la parola”, indetto dal Festival insieme a FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) e MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), aperto a tutte le scuole superiori italiane di secondo grado.Il tema da trattare è la libertà d’espressione. Per ispirarsi c’è l’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che contiene tutti gli elementi di contesto e di attualità utili alla compilazione di un elaborato giornalistico: «Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere».La partecipazione al contest, che propone agli studenti di cimentarsi con un elaborato giornalistico scritto, radiofonico o televisivo, è gratis. Il miglior articolo per la carta stampata, per la radio e per la televisione sarà premiato con la pubblicazione sui media partner dell’iniziativa: Corriere della Sera, Radio Popolare, Rainews24.
Gli elaborati dovranno pervenire entro il 15 marzo 2017 attraverso l’apposita sezione sul sito http://www.festivaldirittiumani.it dove sono pubblicate tutte le informazioni utili. La premiazione avverrà nel corso della seconda edizione del Festival dei Diritti Umani, che si terrà dal 2 al 7 maggio 2017 alla Triennale di Milano.Sono inoltre online sul sito e sul canale Youtube del Festival dei Diritti Umani, i primi video-consigli rivolti ai partecipanti al contest “Libera la parola”: alcune grandi firme del giornalismo forniscono le “dritte” a studenti e insegnanti per produrre un buon articolo, che è, tra l’altro, una delle prove previste all’esame di maturità.Termine per partecipare: 15 marzo 2017

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Pan…crazio: la libertà di avere paura

Posted by fidest press agency su domenica, 25 dicembre 2016

locandinaVolterra 29 Dicembre 2016 alle ore 21,15 al Teatro Persio Flacco di Volterra: Pan…crazio: la libertà di avere paura Assolo per attore di Alma Daddario con Simone Migliorini musiche originali eseguite al piano da David Dainelli al violino Angela Zapolla Con la partecipazione della danzatrice-coreografa Carlotta Bruni.
Lo spettacolo sarà anche occasione di una importante sperimentazione sonora: si potrà gustare appieno la partitura messa in scena, in questo Teatro Persio Flacco, dall’acustica definita impareggiabile. Questo grazie alla partnership che la Lem International, ditta leader europea nella distribuzione di cuffie wireless che garantiscono una alta qualità di ricezione del suono, ha fatto con il Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra. Gli spettatori saranno dotati di una cuffia e potranno assistere allo spettacolo live, ma immergendosi nel suono della musica e delle parole, un’esperienza sensoriale di grande impatto emotivo per la prima volta in Italia.
Lo spettacolo sarà preceduto, alle ore 17, da un Vernissage dell’esposizione delle opere della pittrice pratese Daniela Billi autrice anche dei quadri che arricchiranno la scenografia. Dopo una breve presentazione, da parte del direttore artistico Simone Migliorini, della prossima edizione del Festival del Teatro Romano di Volterra, alle 17:30, seguirà una conversazione dibattito sullo spettacolo, la partecipazione dell’autrice Alma Daddario, della Psicologa e critica cinematografica Paola Dei, Presidente del Centro Studi di Psicologia dell’Arte, del regista, coreografo Aurelio Gatti, della Classicista Antropologa del mondo antico dell’Università di Siena, Donatella Puliga, del critico teatrale RAI3 Francesco Tei e in collegamento skype Walter Maioli, compositore, polistrumentista, ricercatore e paleorganologo di fama internazionale, fondatore del Centro Internazionale del Suono. Il coordinamento e la cura dell’esposizione è affidata ad Andrea Mancini. (foto: locandina)

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Spacciatori condannati e rimessi in libertà

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

volanti-polizia-di-stato“Senza certezza della pena e senza la giusta severità nella risposta di tutto il sistema-Stato il lavoro delle Forze dell’Ordine non solo non serve, ma anzi ci vede esposti a rischi e pericoli sempre maggiori che ci costano sempre di più la salute e la vita. Il Paese soffre di una forma gravissima di schizofrenia considerata l’assoluta e disperata necessità di maggiore sicurezza dei cittadini e, dall’altra parte, l’assoluta e sconcertante ‘mollezza’ di una risposta che si dovrebbe tradurre in conseguenze concrete per chi delinque, e questo a fronte di un titanico lavoro di chi non si risparmia per fare repressione e prevenzione e garantire il maggior livello possibile di sicurezza, vedendo poi vanificati tutti i propri sacrifici nel silenzio assordante di Istituzioni e politica. Assistiamo attoniti all’ennesima scarcerazione di soggetti condannati per comportamenti gravissimi e, parallelamente ed ovviamente, alla recrudescenza delle reazioni di chi viene in contatto con noi a causa del nostro lavoro. Così si manda noi al macello e pure inutilmente, visto che la sicurezza non può essere garantita in questo modo”.
Duro intervento di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia dopo nuove ed ultime notizie di cronaca giudiziaria che descrivono condizioni operative sempre più proibitive e rischiose per le Forze dell’Ordine. Risale a ieri, infatti, la notizia del folle inseguimento a tutta velocità avvenuto sull’autostrada A14 con tanto di tentativi di speronamento ai danni della Polizia stradale. La folle corsa è avvenuta la sera precedente in direzione Nord tra i caselli di Città Sant’Angelo e Mosciano Sant’Angelo Teramo, dopo che una pattuglia della Stradale ha intercettato una Passat con targa prova che destava sospetti. Gli Agenti hanno provato a bloccare il mezzo che però ha accelerato e si è dato alla fuga, dando il via ad un inseguimento che si è concluso dopo il casello di Mosciano quando la Polstrada è riuscita a tagliare la strada al veicolo. A bordo della Passat due albanesi, un 25enne ed un 26enne entrambi senza fissa dimora, che trasportavano una busta contenente oltre due chili di marijuana. I due sono stati arrestati ma, si legge sulle agenzie di ieri mattina, dopo la direttissima, sono stati condannati a due anni e due mesi e rimessi in libertà.
Nelle stesse ore un quotidiano nazionale pubblicava un interessante resoconto dei dati record di violenze e resistenze a Pubblico Ufficiale registrate nel Ferrarese in soli dieci mesi. “Fughe rocambolesche con relativo inseguimento, documenti e generalità negati con arroganza, insulti a ruota libera e, in molti casi, anche le botte. Calci, pugni, spintoni e addirittura morsi. Il tutto – si legge sul sito del quotidiano – per sfuggire a un normale controllo, per scansare una denuncia o, peggio, un arresto. Gli episodi di resistenza, oltraggio e violenza a pubblico ufficiale ormai sono all’ordine del giorno… Una tipologia di reati che… sta registrando un inquietante incremento sul lungo periodo. E non solo nelle zone a maggior tasso delinquenziale della città. Segno, verosimilmente, di una maggiore consapevolezza di impunità da parte di chi viene pizzicato in atteggiamenti sospetti da poliziotti e militari. Ma partiamo dai dati. Dall’inizio dell’anno ad oggi, sono stati circa 120 gli arresti o le denunce a piede libero per resistenza, violenza o oltraggio a pubblico ufficiale. Una cifra che unisce l’attività di polizia di Stato e Carabinieri su tutto il territorio, dall’Alto Ferrarese al mare. Spalmando il dato sugli undici mesi, troviamo un caso di resistenza ogni tre giorni circa…”. Gli arresti che ne conseguono però “non sempre, come testimoniano le cronache giudiziarie, si traducono in una qualche misura cautelare. In molti casi (forse troppi), i fermati ritornano in libertà nel giro di una manciata di ore. Un ulteriore elemento che alimenta la facilità con cui si verificano episodi di resistenza. Le conseguenze spesso molto limitate a cui vanno incontro i malviventi, in molti casi rendono ‘conveniente’ il tentativo di sfuggire all’arresto con la forza. Perciò, soprattutto le nuove leve della delinquenza sembrano avere sempre meno timore della divisa, arrivando ad affronti aperti e violenti, che in casi estremi hanno costretto agenti o carabinieri a un passaggio al pronto soccorso…”. “Commentare ulteriormente significherebbe insultare l’intelligenza altrui – conclude Maccari -, perché chiunque ha ben chiare le conclusioni derivanti da questi resoconti e cosa servirebbe per aiutarci a fare sicurezza. Chiunque lo capisce tranne, evidentemente, chi ha il dovere di intervenire a livello istituzionale per porre rimedio a questo scempio”.

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Rapporto tra diritto di accesso agli atti e libertà di informazione

Posted by fidest press agency su domenica, 28 agosto 2016

consiglio di statodi Barbara Ruggiero. È necessario evitare ogni generalizzazione sul rapporto tra diritto di accesso agli atti e libertà di informazione. Lo ha stabilito una pronuncia del Consiglio di Stato – riportata nei giorni scorsi da una interessante analisi di Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera. In particolare, il Consiglio di Stato precisa che «non si ravvisa nell’articolo 21 della Costituzione il fondamento di un generale diritto di accesso alle fonti notiziali, al di là del concreto regime normativo che di volta in volta, e nell’equilibrio dei molteplici e talvolta non conciliabili interessi in gioco, regolano tale accesso». Non esiste, in pratica, un unico globale diritto soggettivo di accesso agli atti in nome della libertà di informazione. Un brutto colpo per tutti coloro che hanno da sempre individuato il diritto di accesso agli atti come presupposto necessario della libertà di informare. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, «il riconoscimento giuridico della libertà di informare, in base alla concreta regolazione del diritto di accesso, diviene il presupposto di fatto affinché si realizzi la libertà di informarsi».La pronuncia è della quarta sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato, presieduta dall’ex ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, estensore Silvestro Maria Russo.
I fatti: nel 2015 il giornalista di Wired Guido Romeo aveva chiesto, in base alla legge 241/1990, al Ministero del Tesoro di visionare 13 contratti di prodotti finanziari derivati tra lo Stato e alcune banche internazionali. Alla richiesta non era seguita alcuna risposta da parte del Ministero. Il Consiglio di Stato, nella pronuncia di metà agosto, prima bacchetta il Tar Lazio che aveva in primo grado condannato il giornalista a pagare le spese di giudizio, prendendo per buona la difesa del silente Ministero che paventava danni per il bilancio statuale dalla eventuale pubblicazione dei dati. Poi, nel merito, conferma il no del Tar Lazio, specificando che non esiste «un unico e globale diritto soggettivo di accesso agli atti e documenti in possesso dei pubblici poteri», ma «un insieme di diversificati sistemi di garanzia per la trasparenza» non attivabili «dalla mera curiosità del dato» ma sottoposti «alla rigorosa disamina della posizione legittimante del richiedente». In pratica, il richiedente deve «dimostrare un proprio e personale interesse (non di terzi, non della collettività indifferenziata) a conoscere gli atti e i documenti richiesti». In soldoni, il diritto di cronaca in sé non basta, in quanto «presupposto fattuale del diritto ad essere informati, ma non è di per sé solo la posizione che legittima chi chiede l’accesso». (fonte: Barbara Ruggiero da “I confronti” di Andrea Manzi)

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Carceri: muore Caino e muore Abele senza giustizia

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

carcereNon è semplice raccontare come in questi ultimi cinquant’anni il carcere sia andato incontro a una vera e propria mutazione antropologica. Rammento poco e male un carcere che non c’è più, un agglomerato sub-urbano appiccicato a un’era cretacea.
Nelle mie pagine lo definisco un carcere analfabeta, dove il diritto era davvero un eufemismo.
Così ben descritto dai vari Alberto Sordi e Nino Manfredi, i descamisados sopra i tetti delle circondariali, tanti detenuti in canotta o torso nudo, a srotolare lenzuola bianche dell’Amministrazione, una sequela di scritte sgangherate- sgrammaticate, a gettare tegole in strada per richiamare la più piccola attenzione. Di rimpiazzo ecco arrivare il carcere degli scarponi chiodati, della polvere da sparo, dei colpi secchi, alle spalle, da una parte e dall’altra, il furore della lotta armata, degli anni di piombo (le nuove generazioni poco o nulla sanno, la memoria storica perde contatto con la sostanza delle cose, con la realtà circostante, la fa da padrona quella virtuale che appanna ogni prospettiva) una vera e propria guerra combattuta non soltanto nelle piazze, nelle strade, nelle periferie delle città, ma anche e soprattutto nei passeggi, nelle celle di tante galere.
Un corpo a corpo privo di adiacenze al cuore, se non quello dello Stato da abbattere costi quel che costi, un’arena dove niente e nessuno veniva risparmiato, neppure l’ultima volontà di un perdono.
Anni di rumori sordi e di rinculi repentini, un’intera generazione andata al macero, scomparsa, annientata.
Un’apnea asfissiante sotto vuoto spinto dall’ideologia, i morti e in feriti caduti sotto il piombo sparato in fretta, oppure garrotati senza un fremito nei cortili circondati dalle alte mura.I colpevoli smisero i panni delle prime linee alla sconfitta, gli innocenti accatastati uno sull’altro, gli uni e gli altri colpevoli e innocenti sovrapposti e dimenticati dalla storia.
Finchè fece capolino un altro carcere ancora, quello della grande Riforma Penitenziaria, ideale innovativo e nobile per tentare di umanizzare quella sorta di terra di nessuno, dove nessuno intende-va guardare, per tentare di rendere la prigione, uno spazio, sì, di castigo, ma anche un tragitto di vita possibile, un laboratorio per favorire una nuova condotta sociale.
Una Riforma Penitenziaria sbrigativamente ed erroneamente licenziata come la Legge Gozzini, infatti, fu sì vergata dal Sen. Mario Gozzini, ma voluta, condivisa e votata dall’intero arco costituzionale.
E come ogni grande riforma, ogni nuova era di rinnovata civiltà e diritto, perché possa resistere all’urto e al fastidio degli eventi, abbisogna di interventi e di investimenti professionali, finanziari, non di meno di una onesta e corposa volontà politica, non soltanto di parole retoriche, di slogans di conio obsoleto, oppure delle solite reiterate narrazioni tossiche.
Di quella legge non è rimasto molto in piedi nel corso degli anni, perché continuamente tagliata, rabberciata, sospesa, fino a bollarla come una legge sbagliata, addirittura iper buonista, che premia-va i Caino a dispetto degli Abele.
Invece, per vincere la recidiva, la noia mortale persistente che logora e incancrenisce le esistenze, la violenza insita in ogni angolo di cella, l’illegalità diffusa, quella legge sospingeva avanti l’intenzione a prendersi carico delle proprie responsabilità, la propria fatica a intravedere un pezzo di futuro, creando le condizioni per una sana revisione critica del proprio passato, senza rimanere contusi dalla crisi di panico derivante dal sopravvenuto mutamento interiore, fino a giungere in prossimità, sull’uscio di un nuovo orientamento esistenziale.
Forse, con più onestà intellettuale, quella legge più semplicemente non ha mai potuto essere correttamente applicata, non s’è mai voluto che desse i frutti desiderati, se non con il senno del poi, comprenderne a pieno l’importanza, di come l’impegno, il lavoro, il patto sociale concordato, riducessero drasticamente la reiterazione dei reati.
Senza troppi affanni, eccoci dirimpetto al carcere che n’è seguito, ben più malsano e inverecondo, puzza-va di deflagrazioni, di grandi botti a perdere, esplosione dopo esplosione, bombe una dietro l’altra, giudici in mille pezzettini, scorte di uomini e donne polverizzate per aria, l’antistato alle prese con i propri interessi messi alla berlina, lo Stato al cospetto dei propri fantasmi.
Morto dopo morto, botta al plastico dopo botta al plastico, la grande maturità raggiunta dalla stragrande maggioranza della popolazione detenuta, venne rispedita al mittente senza tanti complimenti.
Infine siamo rinculati al cospetto del carcere attuale, che non può assolutamente esser chiamato carcere, perché si tratta più tragicamente di un contenitore di cose, oggetti, numeri, corpi accatastati uno sull’altro, spesso, sempre più spesso di carne morta.
Un carcere prigioniero di se stesso, che vive sopravvivendo a se stesso, nel sovraffollamento, nell’ingiustizia, nell’illegalità, nella violenza di tutti i giorni.
Un carcere in cui contenere, punire, rieducare, che però non si piega a nessuna utilità e scopo, a cui incredibilmente è chiesto a gran voce di rimanere baluardo insormontabile di sicurezza per l’intera collettività.
Un carcere che si contorce in una sorta di irridente ortopedia penitenziaria, dove etimologicamente l’arto leso dovrebbe essere trattato sensibilmente per ritrovarlo a ben camminare, nell’accezione attuale l’illusione di condurre l’uomo detenuto dentro un percorso socialmente condivisibile per ben camminare e raro cadere, appunto.
Ma cosa c’è di socialmente condivisibile nella recidiva che permane al 70%, dimenticando volutamente e politicamente come le misure alternative, basate sul lavoro, sull’impegno, sulla proposizione di un patto sociale da rispettare, riducano drasticamente quella feroce recidiva abbassandola al 11%.
Cosa c’è di socialmente condivisibile nell’uomo della pena costretto a sopravvivere in un tempo bloccato, permanentemente inchiodato al momento dell’arresto, che non passa, perchè si rimane lì, stritolati da una noia mortale, a una chiusura ermetica dove l’obbligatorietà sta nel non fare nulla, unica possibilità stra-parlare, chiacchierare, ripetere giorno dopo giorno, tra compagni di cella, nello spazio ridotto sub-umano causato dal sovraffollamento, la sequenza di quel maledetto giorno dell’ammanettamento, sul come fare per non incorrere più negli stessi ferri ai polsi, alzando tragicamente il livello di scontro, alla ricerca spasmodica di una impunità che invece non ci sarà.
Cosa c’è di socialmente condivisibile in una carcerazione che non rispetta la dignità di alcuno, bensì la contorce in una caduta rovinosa, alla fine della sua corsa, il detenuto arriverà persino a convincersi di essere innocente di esser colpevole, una sorta di infantilizzazione pericolosissima, nella consapevolezza di avere scontato non soltanto la pena erogata dal suo giudice naturale in sentenza, ma altre pene aggiuntive non contemplate da alcun codice penale, soprattutto mai condivise dalla nostra Costituzione.
Cosa c’è di socialmente condivisibile in una pena che non riesce ad accorciare le distanze con una libertà che comunque prima o poi ritornerà nelle gambe e nel cuore di ciascun uomo ristretto, perché volenti o nolenti la pena prima o poi avrà un termine.
Inducendo la persona che avrà terminato di scontare la propria condanna, a pensare davanti a quel cancello blindato finalmente spalancato: bene, eccomi nuovamente libero, ora ho pagato quanto mi è stato chiesto, ho pagato anche di più, assai di più, ora non devo più niente a nessuno, ora nessuno può chiedermi altro, ora posso finalmente ritornare a fare quello che voglio.
In questo delirio del niente imparato e appreso, mi ritorna in mente quanto accade ogni qual volta mi reco in un’aula scolastica per incontrare tanti giovani studenti, i quali alla domanda che spesso faccio loro a bruciapelo: “ Ma per te cos’è la libertà? Cosa significa per te essere un uomo libero? La risposta che ricevo di primo acchito è: la libertà è fare tutto quello che voglio.
Penso davvero che qualcosa di socialmente condivisibile invece c’è da fare, necessita fare, è urgente e non più rinviabile fare, e sta nell’accompagnare quel detenuto di fronte a quel portone aperto nella consapevolezza che proprio in quei primi passi, uno dopo l’altro, alla luce, con il viso in alto di chi spera, dovrà avere compreso che proprio in quel preciso istante inizieranno gli esami veri, i conti quotidiani nei gesti ripetuti con la propria coscienza. Un carcere socialmente condivisibile non è rappresentato dalla vendetta statuale o sociale di per sé impresentabile, bensì è uno spazio in cui sarà possibile scontare con dignità la propria pena, in cui imparare il valore della libertà per quello che è : RESPONSABILITA’. (Vincenzo Andraous)

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Renzi taglia la libertà e la democrazia

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2016

“Le elezioni nelle grandi città sono prossime. Renzi cerca di deviare la questione spostandola nei suoi comizi sul referendum di ottobre, dove eccita l’antipolitica sostenendo che si ridurranno i politici in Parlamento. Uno su tre a casa, dice”.
Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “Balla che più balla non si può. Il premier lascia intendere che taglia tutto, quando in realtà ci saranno poco più di 200 senatori in meno, con Palazzo Madama che conserverà tutte le sue prerogative con annessi costi, per un risparmio di meno di 50 milioni di euro l’anno su un totale di più di 500 milioni, e con 100 nuovi nominati che useranno il Senato della Repubblica come un dopolavoro dorato.
E comunque la nostra riforma della Costituzione del 2005 ne tagliava molti di più… E questa di Renzi taglia la democrazia, taglia la libertà”, conclude Brunetta.

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Legalità e Sicurezza nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su martedì, 3 maggio 2016

legalità e sicurezzaRoma. Mercoledì prossimo 4 maggio, alle ore 12:00 presso la sede LUMSA (Libera Università Maria Santissima Assunta) di Via Pompeo Magno 22 a Roma, nell’ambito del Corso di Diritto dell’Unione Europea, la professoressa Paola Mori, insieme con la giornalista Tiziana Bianchi, approfondiranno il tema della legalità e della sicurezza nel Mediterraneo Centrale, connesso all’accrescersi dei flussi migratori. Nel corso dell’incontro verrà proiettato, nella versione integrale, il reportage video che testimonia l’esperienza di un prolungato imbarco di Tiziana Bianchi a bordo di 2 unità della Marina Militare, la Fregata Bergamini ed il Pattugliatore Com.te Cigala Fulgosi, impegnate nell’Operazione Mare Sicuro, in prossimità delle coste libiche. L’escalation di violenza provocata dagli attacchi terroristi nel 2015 è stata causa di morte per oltre 890 persone, mentre i focolai di violenza dell’Africa sub-Sahariana, alimentando la povertà, hanno esponenzialmente aumentato il flusso migratorio del Mediterraneo Centrale verso le coste Italiane. Nel conflitto siriano non si ravvisano concrete battute d’arresto ed il recente accordo tra l’UE e la Turchia per la gestione dei flussi migratori spinge le popolazioni stremate a cercare una via di fuga attraverso le rotte della cintura Nord-africana. In tale contesto, l’infaticabile opera degli uomini e donne della Marina Militare, mentre garantisce la sicurezza delle nostre coste, prosegue nella peculiare missione di salvaguardia della vita umana in mare. Per maggiori informazioni visitare i siti http://www.lumsa.it, http://www.lumsa.it/paola-mori e http://www.linkedin.com/in/tizianabianchi. (foto: legalità e sicurezza)

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“Sicurezza e libertà – Modelli e proposte per un’Europa più sicura”

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 aprile 2016

corte europea giustiziaMilano venerdì 29 aprile, dalle 9.30 alle 12 presso il Centro Congressi Fondazione Cariplo (via Romagnosi, 8) convegno dal titolo “Sicurezza e libertà – Modelli e proposte per un’Europa più sicura”.
Organizzato dalla fondazione “Costruiamo il futuro” e dalla rivista giuridica “Nova Itinera”, il convegno vedrà la prima uscita pubblica del presidente dell’Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo, dopo le polemiche seguite alla sua intervista sui rapporti tra magistratura e politica, in un dibattito a cui partecipa un membro del governo, il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Al convegno parteciperanno anche il procuratore generale delle Corte di Appello di Milano Roberto Alfonso e, per parlare di sicurezza delle metropoli, il presidente dei deputati di Area popolare Maurizio Lupi. È previsto, infine, l’intervento del professor Giulio Prosperetti, giudice della Corte costituzionale.

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Libertà per la nuova Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2016

STURZO.Don Luigi SturzoRoma Giovedì 28 aprile 2016, ore 9.30 Istituto Luigi Sturzo Sala Perin del Vaga Terzo incontro all’interno del ciclo di seminari promosso per il 60° anniversario dei Trattati di Roma dedicato alle madri fondatrici dell’Europa. Il gruppo Young leaders dell’Istituto Sturzo apre il dibattito con una testimonianza di Fioralba Profi Con la rappresentazione di alcune scene tratte da Il sale della terra di Paolo ScottiIntervengono Luigi Vittorio Ferraris, Christian Heldt, Gabriele Panizzi, Eligio Resta, rappresentante Konrad Adenauer Stiftung SOPHIE SCHOLL Libertà per la nuova Europa Saluti Nicola Antonetti Modera Diva Ricevuto.

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Cos’è la Libertà?

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2016

benedetto croceFu Benedetto Croce il massimo interprete dell’esigenza di Libertà che appartiene all’uomo, anche quando questa si ritrova in rotta di collisione con ideologie consacrate da interessi di parte. L’idea portante di Croce coinvolgeva una interpretazione di base che identificava la “libertà intellettuale”, e non fu causale che l’elaborazione di tale concetto avvenne proprio quando la “Libertà” si era ritrovata negata da una ideologia violenta che tendeva a strumentalizzare le coscienze, ad eliminare le ‘teste pensanti’.
Croce ebbe la sua rivalsa e la sua consacrazione nel momento del crollo del regime fascista, quando veniva riconquistata l’identità nazionale; fu così che Croce riuscì ad imporre la profonda adesione alla tradizione culturale. Fin dal 1952 Croce, pur in una dimensione lacerata da nuovi antagonismi, si adoperò per la costruzione di una Italia liberale, democratica e socialdemocratica, con la geniale intuizione della Storia, come “Storia della libertà” , in quanto “non esiste nella storia un ideale che possa sostituire quello della libertà”. In tal modo Croce descrive l’esigenza di dilatazione del concetto liberale sia verso una destra conservatrice e democratica e una sinistra progressista e social democratica.
Si esalta, così, la differenziazione tra liberalismo e democrazia, se non sostenute reciprocamente dal pensiero liberale a destra e dalla praxi socialdemocratica a sinistra; infatti liberalismo e democrazia “differiscono in questo, che la democrazia ha della libertà un concetto astratto, naturalistico e intellettualistico, e il liberalismo un concetto storico e concreto”. Accade, inoltre , che la democrazia, dentro cui si sviluppa il capitalismo, “finisce con l’avviarsi verso forme autoritarie in grado di controllare e neutralizzare i moti di contestazione, favorendo interessi individuali delle classi più opulente.” La democrazia assoluta, a causa del suo radicalismo, tende a sostituire la qualità con la quantità, sotto la spinta del capitalismo, per cui si renderà indispensabile un sistema autoritario per evitare derive populiste.
La libertà è principio e fine dell’individuo e più che ‘libertà di’ la libertà liberale è ‘libertà da”; la differenza è abissale, perché è la “libertà di…” di stampo liberista berlusconiano opera verso la eliminazione di ostacoli che si frappongono all’interesse individuale, come “libertà di evadere il fisco”, “libertà di falsificare i bilanci aziendali”, “libertà di nascondere capitali all’estero” per non pagare il dovuto allo Stato. “La libertà da…” ha come sua meta, indicata come desiderabile, la “libertà dai bisogni”, “la libertà dalla fame”, “la libertà dalle malattie”, “la libertà dall’ignoranza”, restituendo all’uomo la dignità di essere uomo all’interno di una società che del welfare fa il centro della propria azione politica. (Rosario Amico Roxas)

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Una nuova libertà per il corpo: Workshop con Qudus Onikeku

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2016

Qudus OnikekuGenova Venerdì 15 aprile, ore 18-20 Sabato 16 aprile, ore 10-12 Teatro Akropolis Via Mario Boeddu, 10. La ricerca sul corpo e l’azione di Qudus Onikeku si basa in gran parte su una filosofia che cerca nella danza la sua natura convulsa e schizofrenica. Un approccio che, cioè, trovi la possibilità di creare dualità e opposizioni, e consenta al corpo di acquisire la capacità di farsi veicolo di molteplici espressioni. Il tutto passa attraverso regole base di improvvisazione e un’attenzione particolare alla ripetizione e al parossismo, alla forza e alla fluidità, alla quiete e al nulla. Un approccio che, inoltre, esamina come i vincoli, le restrizioni e le limitazioni aprano la porta ad un nuovo tipo di libertà per il corpo, e, nel processo, creino nuovi modi di muoversi.
L’esplorazione delle connessioni naturali del corpo, dei modi con cui utilizzare la gravità e il suolo come un vero partner nella danza e con cui sviluppare una forte armonia con ciò che ci circonda, costituiscono una possibilità di equilibrio tra ciò che possiamo controllare e ciò che invece ci trascende.
Qudus Onikeku, uno dei più brillanti danzatori e coreografi della nuova generazione di artisti a cavallo fra Africa e Francia, nasce a Lagos (Nigeria) nel 1984, e attualmente vive e lavora tra Parigi e la Nigeria. A Parigi si è formato presso il Centre National des Art du Cirque. Ha lavorato in Africa, Europa, Asia, Stati Uniti, America Latina e Caraibi, con coreografi di fama mondiale come Heddy Maalem, Sidi Larbi Cherkaoui e Jean Claude Galotta. Nel 2004 crea la sua prima performance da solista e nel 2010 presenta il pluripremiato My Exile is in my Head, prima parte di una trilogia e vincitore della categoria di solo presso la Danse L’Afrique Danse 2010 a Bamako.
Nel 2007 Qudus fonda YKProjects, un’organizzazione internazionale con sedi a Parigi e Lagos, il cui scopo è produrre, diffondere e organizzare svariati progetti che riguardano l’arte e la danza. Dalla sua fondazione YKProjects ha seguito progetti in tutto il mondo.
Il workshop è a iscrizione obbligatoria. Costo: 60 Euro. (foto: Qudus Onikeku)

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Giustizia e verità per Giulio Regeni

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2016

presidio

“Abbiamo partecipato, al presidio davanti l’Ambasciata dell’Egitto a Roma per chiedere giustizia e verità per Giulio Regeni. Una vicenda oscura che chiama direttamente in causa le autorità egiziane e i suoi servizi di sicurezza. Non è un mistero, infatti, che l’Egitto pratichi in maniera sistematica nei confronti di tanti suoi cittadini lo stesso tipo di trattamento riservato al ricercatore italiano. Per questo motivo non ci accontenteremo di verità di comodo e chiediamo al nostro Governo di non farsi condizionare dagli interessi economici che legano il nostro paese all’Egitto. Aderiamo alla mobilitazione lanciata da Amnesty International e da altre associazioni e chiediamo un’indagine internazionale non solo sulla morte di Regeni, ma anche di tutti quei i casi di scomparsa, tortura e morte avvenuti nelle negli ultimi tempi per mano del regime egiziano, in modo che i responsabili di questi crimini possano essere identificati e portati davanti agli organi della giustizia internazionale”. Lo dichiara Giovanni Barbera, membro della segreteria politica del Prc di Roma. (foto: presidio)

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Dal Consiglio di Stato precisazioni efficaci sull’uso del biosimilare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2015

farmaci“La pronuncia del Consiglio di Stato è un contributo significativo a fare chiarezza sul ruolo dei biosimilari in terapia e sulle possibilità che aprono ad un allargamento della platea dei pazienti trattati e al contenimento della spesa farmaceutica ospedaliera, in linea con quanto già indicato nel position paper dell’AIFA”. Stefano Collatina, coordinatore dell’Italian Biosimilar Group, esprime soddisfazione per l’Ordinanza (la numero 04516/2015) che respinge il ricorso mosso contro una delibera della Regione Toscana, nella quale si coniuga il principio della libertà prescrittiva del medico con la necessità di mantenere in equilibrio le risorse pubbliche. Questo obiettivo, secondo il Consiglio di Stato, viene raggiunto con quanto previsto dalla delibera oggetto del ricorso, laddove le evidenze scientifiche oggi disponibili confermano qualità, sicurezza ed efficacia dei farmaci biosimilari come nuova opportunità anche nella continuità terapeutica e non solo per i pazienti naïve.“I giudici hanno infatti ribadito che il medico resta libero di scegliere in scienza e coscienza il farmaco da impiegare per il paziente – aspetto che nessuno ha mai posto in discussione – ma hanno altresì sottolineato come il passaggio dal farmaco di marca al biosimilare sia comunque possibile, come indicato anche dall’AIFA” prosegue Collatina. “Ci auguriamo che questa Ordinanza incoraggi le Regioni a rimuovere tutti gli ostacoli che ancora impediscono al biosimilare di esercitare il suo effetto positivo, oltre che sulle vite dei pazienti, anche sulla sostenibilità dell’assistenza. Dal 2006, infatti, i biosimilari hanno generato più di 400 milioni di giorni di esperienza clinica sui pazienti in Europa: è un percorso, quindi, che i medici e pazienti possono guardare con fiducia perché rappresenta una reale opportunità di garantire un più ampio accesso alle cure”.

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Camera: Libertà di religione

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

camera deputati“Le mozioni sulla libertà di religione discusse alla Camera assumono una caratteristica sempre più drammatica davanti ai flussi di rifugiati e di migranti, che giungono ogni giorno in Europa. Ormai siamo costretti a parlare quotidianamente di persecuzioni di fronte alle quali siamo sgomenti e impotenti”. Lo afferma l’on. Binetti in Aula a Montecitorio. Continua il deputato di Area Popolare: “Oggi, sulla base dei testi approvati a Montecitorio il governo si è impegnato a rafforzare l’applicazione della libertà di religione e della protezione delle minoranze religiose nei Paesi a rischio, nel rispetto della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Un anno fa in occasione della approvazione di una analoga mozione il parlamento chiedeva al governo di porre il tema della reciprocita’ religiosa e del rispetto delle minoranze al centro delle negoziazioni diplomatiche e culturali bilaterali con i Paesi dove questi diritti non erano tutelati. Oggi alla luce di ciò che si sta verificando a tutte le frontiere dei Paesi europei dobbiamo fare un passo in avanti e accogliere quanti bussano alle nostre porte chiedendo asilo, perché perseguitati nei loro paesi. Molti di loro sono cristiani e si aspettano un’accoglienza che riconosca le comuni credenze e la stessa fede. Non dobbiamo dimenticare infatti che nei confronti dei cristiani si è scatenata una aggressione senza precedenti”. Conclude l’esponente centrista: “Parte dei fondi per la cooperazione allo sviluppo sarà destinato al sostegno di progetti di tutela delle minoranze religiose e per la promozione di una cultura di tolleranza religiosa. Un passo in avanti per contrastare una delle tragedie più drammatiche della nostra storia”.

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Concetto di libertà e i suoi fondamenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2015

Roma Corso di aggiornamento per docenti di Filosofia che si terrà dal 14 al 17 settembre prossimo su iniziativa dell’omonima Facoltà della Pontificia Università della Santa Croce. università santa croce“L’epoca attuale è contrassegnata dalle rivendicazioni della libertà in tanti ambiti (morale, politico, culturale, tecnologico, economico) e ciò ha forgiato la nostra mentalità, sicché molti dei nostri modi di esperire, pensare e comportarci dipendono da una particolare concezione della libertà e dal senso che attribuiamo a essa nella vita quotidiana”, spiegano dal comitato organizzativo. “Malgrado le evidenti conquiste della modernità, occorre discernere nell’odierno contesto socio-culturale quei tratti involutivi che possono destabilizzare o erodere il terreno su cui si fonda la libertà stessa”.Tra gli interrogativi che saranno affrontati, quelli posti alla libertà dal determinismo scientifico, dall’eccessivo peso assunto dall’affettività, dal multiculturalismo, dal relativismo morale e gnoseologico, dalle teorie socio-politiche.Interverranno come relatori, tra gli altri, Mauro Magatti, dell’Università Sacro Cuore di Milano, Irene Kajon, dell’Università “La Sapienza”, Luca Valera, del Campus Bio-medico di Roma, Andrea Lavazza, del Centro Universitario Internazionale, Leonardo Allodi, dell’Università di Bologna, e Paola Ricci Sindoni, dell’Università di Messina.
Rivolto a docenti e studiosi di filosofia, il Corso è valido ai fini della formazione continua del personale della scuola italiana, con riconoscimento del Ministero dell’Istruzione.

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Conclusa l’assemblea annuale del proprio Sinodo con il Culto di chiusura che è stato celebrato presso la chiesa luterana Christuskirche di Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2015

Chiesa_luterana_riesteI lavori dell’organo sovrano della CELI – che dibatte e delibera su tutte le materie della vita ecclesiale – hanno avuto al centro il tema “Vent’anni di Intesa: impegno e libertà religiosa”. Non solo si è provato tracciare un bilancio sugli effetti che l’Intesa con lo Stato italiano – siglata nel 1993 ed entrata in vigore nel 1995 – ha avuto sulla CELI, ma si è dibattuto sull’attuale livello di tutela e sui rischi di violazione della libertà religiosa.
Il confronto tra i sinodali ha avuto il via dopo gli interventi in assemblea plenaria della Consigliera Anna Nardini, Coordinatore Ufficio Studi e Rapporti Istituzionali Presidenza del Consiglio dei Ministri, e Riccardo Bachrach, sinodale e presidente della Comunità di Napoli. La prima, partendo dall’analisi dell’Intesa con la CELI, si è soffermata anche sulle prospettive dell’’auspicata introduzione di una legge generale e organica sull’esercizio della libertà religiosa, mentre il secondo ha offerto ai presenti la sua esperienza sul tema, maturata negli anni sia con la sua partecipazione ai lavori preparatori che condussero alla sottoscrizione dell’Intesa sia con il suo contributo al dibattito nell’ambito delle chiese evangeliche in Italia.
Partendo spesso dalla considerazione che la libertà religiosa significa necessariamente anche accettazione da parte di ogni credente dell’ordinamento che la regolamenta e dei limiti che impone, i sinodali hanno partecipato attivamente a cinque gruppi di lavoro sui temi “Stato e Chiese”, “Venti anni di Otto per mille per la CELI e le sue Comunità: cosa è cambiato”, “Quali possibilità di agire attivamente nella società ci apre l’Intesa?”, “Chance e possibilità per la CELI in una prospettiva della crisi economica” e “I livelli e le finalità del dialogo interreligioso”.
I gruppi più focalizzati sull’8xMille hanno sottolineato il ruolo di responsabilità delle Chiese nella società odierna e, quindi, la necessità anche per la CELI e per le sue comunità di essere sempre più presenti e riconoscibili sul territorio e capaci di crescente collaborazione non solo tra realtà luterane nazionali, ma anche in ambito internazionale ed ecumenico, come testimoniato dalla cooperazione della CELI – ad esempio – con la Federazione Mondiale Luterana; o come avviene in vari ambiti con la CEI, la Conferenza Episcopale Italiana della chiesa cattolica, soprattutto per arrivare “insieme” alla celebrazione del cinquecentenario della Riforma di Lutero nel 2017.Il gruppo sul dialogo interreligioso – guidato da Adnane Mokrani, teologo musulmano, docente presso la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Istituto di studi arabi e islamistica (PISAI) – ha invece evidenziato come siano la non conoscenza e la mancanza proprio di dialogo a determinare spesso intolleranze e conflitti in ambito religioso, mentre il riconoscimento reciproco, la difesa della libertà religiosa e il sostegno allo scambio religioso facilitano l’incontro e la comprensione. In pratica, il dialogo è religione.
Tra gli altri temi di dibattitto, è da segnalare l’approvazione – da parte del Sinodo 2015 – della liturgia per la benedizione o celebrazione di un matrimonio di una coppia luterano-cattolica, che segna un momento importante nelle relazioni ecumeniche della CELI.Dopo l’analisi di come la Chiesa e le comunità luterane si stanno preparando – nel contesto locale, nazionale e internazionale – al 500° anniversario della Riforma nel 2017, il Sinodo ha anche deliberato su un’importante mozione in tema di impegno a sostegno di rifugiati e migranti. Riconoscendo le proprie radici migratorie e di fronte a un Mediterraneo sempre più portatore di morte e a un’Europa sempre più pericolosa da raggiungere per chi fugge da guerre, persecuzioni, disastri ambientali e povertà, il Sinodo ha invitato le comunità a essere luoghi ancora più aperti verso chi, disperato, chiede aiuto. E, a tal fine, ha deciso di promuovere il rafforzamento della collaborazione tra le stesse comunità e il Servizio Rifugiati e Migranti della FCEI, di cui la CELI è sostenitrice. In quest’ottica, la CELI agirà per rafforzare o attivare reti sul territorio su iniziative concrete e non meramente assistenziali di accoglienza e per promuovere momenti di formazione di tipo socio-legale e di tipo psicologico all’interno delle proprie comunità.Il Sinodo è stato, inoltre, anche importante occasione di testimonianza sul tema dei diritti violati delle donne. Durante i lavori assembleari, infatti, una sedia della platea è rimasta sempre vuota con sopra un foulard rosso e l’indicazione “Posto occupato”: in questo modo, il Sinodo ha risposto alla richiesta della rappresentante della Rete delle Donne che, con una mozione, aveva sollecitato l’adesione della CELI alla campagna “Posto occupato” promossa dalla Federazione delle donne evangeliche in Italia (FDEI) per sensibilizzare sul drammatico fenomeno della violenza sulle donne e per riflettere sulle cause sociali e culturali che la alimentano.Nel corso della riunione assembleare, si sono svolte infine le tradizionali relazioni sui numerosi progetti o iniziative che i luterani promuovono in Italia o a cui partecipano attivamente: dalla Casa editrice Claudiana, al Centro Melantone di studi ecumenici, fino alla Commissione europea luterana per la chiesa e l’ebraismo. Spazio è stato dato anche agli aggiornamenti su temi etici, ad esempio con la relazione della Commissione direttive anticipate di fine vita, o su progetti di solidarietà quali il Servizio Rifugiati e Migranti della FCEI, la Cura d’anime ai carcerati, le iniziative della Rete delle donne o le attività della Scuola materna ed elementare a Santa Maria La Bruna (NA).La CELI, chiesa capace di evolvere con la società, è infatti fortemente impegnata non solo nella cura delle anime, ma anche in numerosi ambiti quali cultura, sanità, scuola, assistenza a poveri e immigrati, educazione ambientale, pari opportunità uomo-donna, difesa delle diversità e lotta alle discriminazioni, partecipazione al dibattito etico, religioso e politico.
Proprio per questo impegno, la Chiesa Luterana – una chiesa senza grandi patrimoni – riceve ogni anno il sostegno di tantissimi italiani che scelgono di destinarle l’otto per mille sulla dichiarazione dei redditi: nel 2014 sono state, infatti, più di 61.000 le firme a favore della CELI, cioè quasi 9 volte il numero dei luterani presenti in Italia (pari a 7.000).
La Chiesa Evangelica Luterana in Italia, CELI, essendo statutariamente bilingue, italiano e tedesco, è un ente ecclesiastico che attualmente raggruppa 7.000 luterani distribuiti in 15 comunità, dalla Sicilia all’Alto Adige. I suoi rapporti con la Repubblica Italiana sono regolati dalla legge n° 520 del 1995 (Intesa secondo l’art. 8 della Costituzione).
La più antica comunità luterana in Italia è quella di Venezia, risalente alla Riforma attuata dal monaco agostiniano Martin Lutero nel 1517.

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Terrorismo o peggio ancora

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 gennaio 2015

TerroristaTra i piu’ interessanti e stringenti interventi elaborati sul massacro di Charlie Hebdo, quello dell’amico Erri de Luca m’è parso il più eloquente nel mettere sull’avviso qualunque tentativo di manomissione della verità: “Morire con la matita in mano, la scatola dei colori, mentre si sta disegnando lo sgambetto a una qualche tirannia, con lo strumento insuperabile del sorriso. La strage non si limita a minacciare la libertà di critica. Mira a ferire la libertà in se stessa, data per immorale dagli assassini”. Non ho la sua capacità comunicativa nè la sua sintesi di ghiaccio bollente, cercherò quindi di non farla tanto lunga con i soliti ossimori.
A Parigi la ghigliottina reclama il dazio che le è dovuto, la caccia è giunta a conclusione, i combattenti senza onore sono stati messi pancia a terra, adesso è tempo di contare i morti, i feriti, le eventuali attenuanti prevalenti alle aggravanti per lenire il dolore delle nuove assenze.Qualcuno si ostina a dire che non bisogna offendere il Dio degli altri, tanto meno provocare quel Dio tanto protetto e osannato. Qualcuno sarebbe ora tacesse. Dio e tutti i santi sono nominati invano e pure presi a scaracchi in terra nostra, in alcune parti italiche non si pronuncia parola che bestemmia non incolga, manco fosse sport d’imperio paesano, cittadino, fin’anche regionale-nazionale. Dio è preso a ginocchiate, tra sorrisi e pernacchie, un assolo straripante di parolacce e improperi, persino vip e famosi per forza ne fanno grande sfoggio, e chissà se qualcuno ricorda un grande mezzo busto di veneta periferia, che tra una notizia e l’altra, intratteneva bellamente il popolino con smargiassate di vario tenore.
Il comando alto ci impone di non nominare il nome di Dio invano, noi infrangiamo tranquillamente la regola, ciò è chiaramente diseducativo, profondamente sbagliato, perfino fastidioso, ma la punizione non contempla il taglio scarnificante del machete nè i botti in entrata del kalashnikov. Chiudere la partita affermando che quanto accaduto in Francia (dappertutto è residenza francese o almeno così la penso io) sia da ricondurre all’uso scriteriato di una satira qualunquista, una presa per il deretano irresponsabile del credo mussulmano, è a dir poco disarmante. Quanto accaduto a Parigi non è riconducibile alla semplice affermazione terroristica, pensare che quegli spari a bruciapelo siano il risultato di una banda di esaltati, di numeri a perdere, di persone destinate al macero, è quanto meno discutibile, riduttivo, drammaticamente semplicistico, una spiegazione minore a favore del prossimo colpo in canna. Ciò che sta avvenendo in Europa, in America, nel mondo occidentale, è esattamente ciò che sta imperversando in ogni parte del mondo, a democrazia esportata (nel processo di esportazione democratica non ho mai creduto) corrisponde altro identico sangue versato, a massacro perpetrato in nome di una giustizia alta, ecco la carneficina come equivalente di una giustizia meno importante, eppure delirante al punto da scambiare Dio con il carico di plastico da fare detonare tra infedeli e traditori, inventando patenti di eroi irriconoscibili e di martiri che invece non hanno onorato alcun dettato coranico.
E’ senz’altro terroristica la forma di guerra combattuta, è terrorismo il modo in cui si fa combattimento mordi e fuggi, è terrorismo figlio di una ideologia, è terrorismo che però non alimenta se stesso, ma si abbevera alla sua fonte, la religione, dove partorisce e nasce la sua capacità di erosione intellettuale, in quella parte di Corano sprovvisto di esegeti, di oracoli, di interpreti, di testimoni, i quali avrebbero tutto il diritto di predicare la necessità di non farsi infinocchiare, non dalla preghiera, non dalla fede, non dalla speranza che ognuno mantiene e custodisce per tentare di rimanere un uomo libero.
Quando la fede, diviene lo scarpone chiodato per fare politica, per rendere accettabile la miseria e il sopruso, allora, quella fede non ha piu’ nulla da recriminare se la religione professa vendette e guerre sante, se la voce di Dio è schiacciata tra incudine e martello, se profeti e testimoni vestono tute mimetiche vendute al migliore offerente.
L’Islam non è un mostro dalle mille teste, non c’è nulla di incomprensibile e quindi colpevolmente sconosciuto, piuttosto è la violenza l’arma letale che annienta il dialogo e la possibilità di accorciare le distanze, è violenza messa in atto per difendere, è violenza messa in campo per attaccare, la violenza che impone martirio e suicidio, la violenza che con prepotenza estirpa intere generazioni, la violenza che uccide in nome di Dio, la violenza che ammazza in nome della democrazia, la violenza che conta da una parte i morti per attentati e omicidi di massa premeditati, la violenza che adagia con indifferenza nelle fosse pubbliche centinaia di migliaia di innocenti in nome del riordino mondiale, di una presupposta difesa dei principi e diritti universali. Ostinato e cocciuto, per altri pensatori, arguto e lungimirante, c’è chi si ostina a specificare che non si tratta di fatti eclatanti riconducibili alla propria religione, c’è fretta di rimarcare che non c’entra nulla il Dio degli altri, ancora meno il sangue versato ieri, l’anno scorso, oppure domani. C’è urgenza di sottoscrivere l’epitaffio autoassolvente di un terrorismo becero e tracotante, emerge la necessità di confinare questa minaccia incombente in uno spazio ben delimitato, dove poi fare confluire l’urto potente e indiscriminato della pace e della democrazia, e chissà, potrebbe risultare addirittura meno costoso in termini di vite umane questa politica della bomba ( poco ) intelligente.
Non è terrorismo di tutti, non è terrorismo di ognuno e di ciascuno, l’islam moderato è una realtà, oltre che vittima primaria del terrorismo di matrice islamica, l’errore più grave in questo momento è confondere le cose, perdendo contatto e attenzione con la sostanza del vero problema.
Ma è terrorismo prettamente coinvolgente intere nazioni, popoli, genti, dove spesso il buon Maometto, uomo di pace e di cuore grande, è ridicolizzato a una sorta di caricatura feroce e dannatamente somigliante al sultano Salah Al –Din. Ovviamente le parole sono ben più di semplici sassi, vanno soppesate, non maldestramente ferocizzate. Eppure sullo sviluppo demografico, sulle problematiche dell’immigrazione legate anche a Schengen che consente liberi passaggi alle frontiere nonché sull’integralismo e sulle dinamiche sociali, occorre parlarne, discuterne, fors’anche mettersi a mezzo, di traverso, non nascondere la testa come fanno gli struzzi, perché non ammetterlo per puro tornaconto elettorale, non solamente è imperdonabile, ma equivale a non fare i conti con quanto ci sta aspettando al varco. Ah dimenticavo: personalmente “non mi sento Charlie Hebdo” piuttosto un cercatore infaticabile di sepolcri imbiancati, dove mai sarà domiciliato alcun Dio. (Vincenzo Andraous)

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Dopo Parigi. Libertà d’espressione: come prima, più di prima…

Posted by fidest press agency su domenica, 18 gennaio 2015

DieudonneDopo l’eccidio dei giornalisti del giornale satirico Charlie-Hebdo e dopo la oceanica manifestazione di Parigi per affermare la liberta’ di espressione contro gli attacchi terroristici, cosa e’ cambiato? Sicuramente e’ cambiato il clima di insicurezza/sicurezza in Francia, in Europa e nel mondo. Ma per la liberta’ d’espressione, non solo la situazione e’ come prima, ma piu’ di prima….
L’attore comico M’Bala Dieudonné, dopo essere stato messo sotto indagine dalla Procura di Parigi per “apologia di terrorismo”, ieri e’ stato arrestato e rilasciato in giornata, con tanto di formalizzazione delle accuse della Procura, con udienza il prossimo 4 febbraio. E’ ovvio che, proprio come hanno fatto al giornale Charlie-Hebdo con la pubblicazione in tre milioni di copie e la riproposizione delle vignette sulla religione islamica, Dieudonné ieri sera ha mantenuto fede ai suoi impegni teatrali e sul palco ci e’ “andato giu’ pesante” con la sua satira essenzialmente anti-ebraica.
Perche’ avrebbe dovuto essere diverso per Dieudonné rispetto a Charlie-Hebdo? Invece e’ cosi! La liberta’ di espressione -lo dicono anche le loro leggi- non e’ la stessa se si deride una confessione religiosa (islamismo, cattolicesimo, etc) piuttosto che un’altra (ebraismo) (1). Motivi? Di diversi tipi e origini (che qui non analizziamo), che traggono origine dai profondi sensi di colpa che alcuni ordinamenti statuali del cosiddetto Occidente hanno avuto e continuano ad avere nei confronti di un regime -quello nazista del secolo scorso- che era nato proprio dalla culla della cultura occidentale. Sensi di colpa e cultura che, per esempio, ha visto negli anni scorsi proprio il giornale Charlie-Hebdo farsi promotore di una petizione che -forte di centinaia di migliaia di firme- chiedeva la messa al bando del partito Front National di Le Pen. Alla faccia della liberta’ di espressione!
Come prima, piu’ di prima… Quindi “prima” era cosi” ed oggi -punta di diamante il caso Dieudonné- piu’ di prima. Ricordando che, in prima fila l’altro giorno alla manifestazione di Parigi, non e’ che ci fosse il fior fiore della liberta’ di espressione e di regimi formatisi dopo un’espressione democratica del popolo.Un impazzimento generale? No, semplicemente: nulla di nuovo! I soliti metodi che proclamano fondamentali le proprie liberta’ ma non quelle degli altri, magari presentandole come forme estreme che le renderebbero per questo istigatrici di atti contro la civile convivenza.Un impazzimento pero’ e’ possibile. Lo rileviamo anche in onore e come esempio di una satira che oggi viene presentata come baluardo -in generale- della liberta’. Visto che il giornale Charlie-Hebdo dopo il massacro ha avuto finanziamenti pubblici che prima si sognava, cosi’ come ha stampato 3 milioni di copie pare tutte vendute (la sua media era di 60.000), non vorremmo che i tanti editori in crisi ci facessero piu’ che un pensierino per una qualche soluzione ai loro problemi.

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La libertà del XXI secolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2013

Diventa il soggetto più dibattuto e più falso che ci sia stato nell’intera storia dell’umanità.
E’ libertà quella di fare delle scelte politiche, ma non è libertà quando esse ci sono in qualche modo condizionate o influenzate indebitamente e con raggiri.
E’ libertà esprimere la propria opinione ma non è libertà quella di vederla cadere nell’indif-ferenza poiché non si ha i mezzi necessari per ren-derla nota.
E’ libertà il libero mercato, ma non è libertà soffocarlo con le logiche consumistiche.
E’ libertà sostenerla in casa propria e poi ve-derla sconfitta in quella degli altri con le logiche razziste, il neocolonialismo, l’arrembaggio alle fonti e-nergetiche disprezzando e umiliando il ruolo esercitato dai legittimi detentori di tali materie prime.
E’ libertà ritrovare una patria ma non è libertà toglierla agli altri, in specie se si adopera la forza.
Queste e altre libertà sono la contraddizione più evidente di una società che si è riempita troppo a lungo di valori dettati dalle parole mentre si avvolto-lava intorno ad esse l’inganno, come le spire di un serpente, soffocando gli stessi aneliti di libertà che nell’intimo si coltivavano e si cercavano per farli crescere e prosperare.(Riccardo Alfonnso fidest@gmail.com)

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