Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Posts Tagged ‘libertà’

Libertà dei media: PE, no a tentativi di soppressione di critica e pluralismo

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2020

Bruxelles. In una risoluzione non legislativa, approvata mercoledì con 553 voti favorevoli, 54 contrari e 89 astensioni, il Parlamento “condanna i tentativi dei governi di alcuni Paesi UE di ridurre al silenzio i media critici e indipendenti e di compromettere la libertà e il pluralismo dei media”. I deputati sono particolarmente preoccupati per lo stato dei media di servizio pubblico in alcuni paesi, dove questi sono diventati “un esempio di propaganda filogovernativa”. Sottolineano che la libertà, il pluralismo e l’indipendenza dei media e la sicurezza dei giornalisti sono elementi fondamentali del diritto alla libertà di espressione e di informazione e sono essenziali per il funzionamento democratico dell’UE. Il testo evidenzia che “la libertà dei media ha subito un deterioramento negli ultimi anni” e che “l’epidemia di COVID-19 ha aggravato tale deterioramento”. Il Parlamento europeo osserva che “vi sono state, con sempre maggior frequenza, intimidazioni sistematiche con l’obiettivo di mettere a tacere i giornalisti” e cita gli omicidi di Daphne Caruana Galizia e di Ján Kuciak e della sua compagna come esempio dei rischi che corrono i giornalisti investigativi. Invita inoltre le personalità pubbliche ad astenersi dal denigrare i giornalisti e pone l’accento sull’obbligo giuridico di indagare su tutti gli attacchi contro questi ultimi, evidenziando che le giornaliste sono particolarmente vulnerabili e pertanto dovrebbero beneficiare di ulteriori misure di salvaguardia.

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(FdI): “Arresto di Wong inaccettabile, ennesimo attacco alla libertà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

Hong Kong. “L’arresto di Wong e degli attivisti democratici è inaccettabile. Il ministro Di Maio intervenga subito in via ufficiale con l’ambasciatore cinese in Italia per garantirne l’immediato rilascio – afferma il deputato FDI Federico Mollicone, componente dell’Alleanza Interparlamentare sulla Cina – la Cina viola sistematicamente i diritti umani delle minoranze in Tibet e Xinjiang e sta costruendo un regime di repressione delle libertà anche ad Hong Kong, con arresti e detenzioni sommarie. La nostra solidarietà a Wong, esempio di coraggio.”

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AIE a sostegno della campagna degli editori europei e internazionali per la libertà di espressione in Bielorussia

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

“Alexander Lukashenko fermi la repressione in Bielorussia nei confronti degli oppositori e del premio Nobel Svetlana Aleksievič in particolare”. L’Associazione Italiana Editori (AIE), nell’ambito di un’azione coordinata della Federazione degli editori europei (FEP) e dell’Associazione degli editori internazionali (IPA) a sostegno della libertà di espressione, ha chiesto al governo di attivarsi perché “sia messa fine alla campagna di violenza e intimidazione contro ogni forma pacifica di dissenso messa in atto dal Presidente bielorusso Alexander Lukashenko”.Gli editori in particolare intervengono a sostegno della scrittrice Svetlana Aleksievič: nel comunicato (in allegato) pubblicato il giorno del suo interrogatorio lo scorso 26 agosto da parte delle autorità bielorusse – e che AIE ha trasmesso al governo italiano con una lettera al Ministro degli Affari Esteri e a quello per i Beni e per le Attività culturali e per il Turismo – FEP e IPA chiedono di far cadere ogni accusa nei confronti del premio Nobel come primo passo verso un processo di democratizzazione. La scrittrice è stata sottoposta a interrogatorio in quanto membro del Consiglio di coordinamento dell’opposizione, accusato dal regime di “minaccia alla sicurezza nazionale”.

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Italiani alla ricerca di libertà, indipendenza, normalità

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2020

Sembra proprio che tutto il mondo stia riscoprendo le due ruote: il mercato negli Usa è raddoppiato a marzo, gli ordini per le pieghevoli da pendolari sono quintuplicati ad aprile, Google ha registrato un aumento del 145% delle ricerche per “Best e-bikes”, e in Italia le vendite segnano un +60% rispetto al maggio dello scorso anno (ANCMA).Maggior sicurezza rispetto ai mezzi pubblici, scelta sostenibile o voglia di libertà. Cosa rappresenta la bicicletta per gli italiani al giorno d’oggi?Lo rivela un sondaggio di Wilier Triestina, produttrice di biciclette sportive di alto livello e portavoce del Rebirth Movement, la filosofia di pensiero che esorta a cogliere questa opportunità di ricominciare nel modo giusto, con passione, ostinazione e più rispetto per noi stessi e l’ambiente in cui viviamo.Sicuramente per molti è un mezzo di trasporto smart e funzionale, che risolve problemi di parcheggio, consente di evitare il traffico e, soprattutto, permette di mantenere il distanzamento sociale (39%). La bici è anche uno strumento sportivo per allenarsi (22%): non dimentichiamo che il ciclismo è uno degli sport più amati dagli Italiani, con oltre 2 milioni di ciclisti praticanti (dati ISTAT). C’è poi chi (20%) lo ritiene solamente un diversivo per una passeggiata nel weekend, mentre altri (19%) ammettono di non averne ancora sfruttato il valore aggiunto negli spostamenti quotidiani.

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Libertà, giustizia, democrazia sono solo parole?

Posted by fidest press agency su sabato, 18 luglio 2020

Quante volte mi sono imbattuto con queste parole e mi sono chiesto quanta saggezza e lungimiranza possa aver avuto chi assiso nel suo scranno le ha evocate e instillate in noi con la forza della sua autorevolezza? Mi sono anche chiesto se la nuda terra e il solco tracciato siano stati in grado di accogliere questi semi di saggezza antica e di farli germinare e trasformarli in fiorenti spighe di grano e in pari tempo annichilire la gramigna che avrebbe potuto insidiarne la crescita?  Mi concentro su ciò che offre lo spettacolo della distesa di un campo dove l’occhio si perde al cospetto di questo rigoglio di una natura che si manifesta in tutta la sua bellezza e fecondità. E poi mi sovvengono le parole di Plutarco sulla libertà. Per lui è “il maggiore dei beni per un uomo ma che per un uomo savio è un dono più pericoloso da fare a un popolo stolto.” E rifletto pensando alla “circolarità della forma” che dalla esteriorità riporta alla interiorità. Come il campo prima di accogliere il seme vada scelto con cura, concimato, atteso il tempo giusto così l’essere umano, destinatario di queste parole, deve riuscire a metterle a frutto nella pratica di vita. Ma noi, mi chiedo, siamo davvero pronti nel saper pilotare tali scelte verso la più alta gerarchia dei fini? E il dubbio, a questo punto, s’insinua in me. Perché vedo i tanti che si imbevono in queste parole ma ne fanno scempio nell’ombra. Perché predicano in malafede. Perché chi li ascolta non sa cosa farsene di parole di cui crede servano solo per ammannire gli stolti e non si accorge che lo stolto è proprio lui. Sono parole facili da esprimere ma ardue da praticare perché non sempre in noi è presente la consapevolezza e la lungimiranza del saggio. È qui che si misura la grandezza di un popolo. Impariamo a farne pratica di vita e a rispettarle per quello che vogliono insegnarci e soprattutto che non c’è posto per gli stolti. (Riccardo Alfonso)

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Memoria dei 2024 caduti per la libertà nelle Valli di Susa, Lanzo, Sangone e Chisone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2020

Domenica 5 luglio, con le dovute prudenze, al Colle del Lys si onorerà a partire dalle 10 del mattino la memoria dei 2024 caduti per la libertà nelle Valli di Susa, Lanzo, Sangone e Chisone. Finalmente, la commemorazione non sarà affidata solo alle maratone web di video e documenti sulla Resistenza, che comunque hanno aiutato gli italiani a celebrare degnamente il 25 Aprile e il 2 Giugno. La commemorazione sarà ancora una volta l’occasione per una riflessione sulle cause dell’ultimo conflitto mondiale, sulla liberazione del continente dalle dittature, sull’importanza e sul ruolo dell’Unione Europea, sulle nuove identità, sui valori costituzionali e sul senso della cittadinanza europea.
Per 24 anni giovani provenienti da numerosi paesi del Vecchio Continente si sono incontrati a cavallo tra le Valli di Lanzo e di Susa, in occasione della manifestazione “Eurolys” organizzata dal Comitato Colle del Lys, con il patrocinio della Comunità europea, della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino e con la collaborazione di numerosi Comuni del territorio metropolitano. L’esperienza di incontro, conoscenza e confronto tra decine di giovani europei dai 16 ai 25 anni quest’anno non sarà possibile, a causa delle restrizioni dovute al Covid-19, ma questo non significa che il Comitato Colle del Lys abbia rinunciato alla commemorazione delle vicende della guerra di Liberazione che ebbero come teatro luoghi cari alla memoria di ogni sincero democratico.

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Sanità, libertà ed economia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Conciliare le libertà fondamentali, le necessità economiche e la salute non è facile. Ogni sostenitore di questi argomenti ha le sue ragioni. Affermare le libertà pubbliche, anche di movimento, rilevare che una nazione tutelata dal punto di vista sanitario può morire economicamente è il problema che si pone a chi governa.Occorre una sintesi che è propria della Politica. E’ stato fatto? Non proprio.L’incapacità di dare risposte razionali è diffusa. In Europa il problema sanitario è stato sottovalutato fin dall’inizio: in Italia sono stati predisposti piani sanitari ma subito secretati per non creare allarme sociale, nel Regno Unito si è avanzata la tesi darwiniana del più debole che soccombe per l’infezione e del più forte che sopravvive, in Francia si sorrideva dell’allarme, in Germania si è affrontata la situazione con maggiore razionalità grazie alla capacità organizzativa e alla disciplina dei cittadini. “Ognuno per sé”, il che non ha comportato “il Dio per tutti”, anzi. E’ un problema di classe dirigente e dei cittadini che la esprimono. Ognuno guarda alla punta del proprio naso: chi ritiene il problema sanitario prevalente, chi grida all’attentato alle libertà fondamentali e chi ritiene che gli interessi economici debbano prevalere.Usciremo da questa emergenza? Si certo, quando saremo vaccinati, nel frattempo dobbiamo convivere con il virus limitandone i danni.E’ questo il compito della Politica.L’esperienza dovrebbe insegnare che affrontare i problemi congiuntamente risolve più che chiudersi nel proprio orticello.Insieme, appunto, non solo a livello nazionale, ma europeo: non avremmo avuto questi problemi, perlomeno non con questa intensità, se l’Europa si fosse mossa all’unisono.Chissà se questa esperienza tragica e drammatica servirà a qualcosa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Se le libertà di ricerca, di studio e di riunione continuano ad essere impedite

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

di Carlo Ruta (Storico e saggista) Lo stato rovinoso in cui da oltre due mesi versano in Italia le risorse umane e materiali legate ai saperi, alle scienze, alla scuola e ai patrimoni culturali sta procurando danni civili incalcolabili. Ed è sconcertante che tutto questo continui a restare fuori dalla messe di decreti che vengono prodotti, in cui trovano attenzione invece parrucchieri, profumerie, armerie e perfino «compro oro». È drammatico che si continui a non capire.In questo Paese, da oltre due mesi è stata interrotta ogni tradizione convegnistica. Non esistono più momenti materiali di confronto scientifico, di studio, di analisi, di ricerca sul campo. Non ci si riunisce più per parlare di beni culturali, di storia, letteratura, libri, arte, fede, politica, diritti, solidarietà. Il comparto musicale, a partire da quello concertistico, è stato interamente scompaginato. Il cinema, con tutte le attività correlate, rischia di implodere. Il teatro e l’Opera, quasi inutile dirlo, rischiano addirittura di estinguersi. Occorre allora aggiungere altro? Nel Paese fioriva una rete complessa di contatti e sinergie che hanno visto cooperare, da decenni ormai in maniera organica, musei, scuole, parchi archeologici, università, istituti di ricerca, biblioteche, fondazioni e centri studi, produttori culturali, scienziati, operatori di ogni arte. Si tratta, evidentemente, di una delle risorse strategiche del costume nazionale: culturale, civile e morale. Per imperizia, errori di calcolo e altro, tutto ciò è stato letteralmente devastato e, pensate un po’, deviato sul virtuale, in definitiva in un vicolo cieco. Il tiepido interesse iniziale è tramontato infatti in un baleno, quando tutti hanno potuto constatare che il mondo digitale, se non si connette con l’esperienza reale, è solo un travestimento del nulla. È comprovato peraltro che l’applicazione di questo modello alla scuola ha prodotto soprattutto frustrazione, nei docenti, negli studenti e nelle famiglie. E qui si apre un’altra voragine.
Da fine febbraio le lezioni nelle scuole di ogni ordine e grado sono sospese, in un contesto continentale che trova ancora una volta l’Italia in una situazione anomala. In alcuni Stati le scuole sono rimaste largamente aperte sin dall’inizio. In altri paesi, come la Germania, il ripristino delle lezioni è avvenuto a fine aprile. In Francia, Spagna, Inghilterra e in numerosi altri paesi avverrà entro maggio. L’Italia rimane perciò il solo paese d’Europa in cui le scuole resteranno chiuse fino a settembre. E come se non bastasse, dalle dichiarazioni, davvero curiose, di un ministro emerge la tentazione di allontanare ancora il ripristino pieno dell’attività didattica, mentre si annuncia l’intento di reimpostare le regole dell’istruzione. Si parla di voler introdurre, in particolare, una seconda modalità strutturata, «a remoto», che, laddove venisse posta in opera, rischierebbe di fare strame di tutta la migliore pedagogia dell’età contemporanea, che converge coralmente sulla centralità inderogabile dello spazio fisico nei percorsi formativi del fare scuola.
Si tratta evidentemente di un vuoto sistemico, che corre, appunto, in maniera uniforme, su svariati livelli, dall’istruzione all’impresa culturale, dal travaglio scientifico all’elaborazione artistica, dall’attività solidale all’impegno civile, tutti legati appunto, in primo luogo, alla socialità attiva, irriducibile al virtuale. Che dire? Che Fare? Proviamo intanto a immaginare, per un solo attimo.
Proviamo di immaginare l’età di Pericle senza la recitazione nei teatri delle opere drammatiche di Sofocle, di Euripide e di Eschilo. Immaginiamola senza i riti, i culti e le tradizioni che ispiravano le arti plastiche di Fidia e quelle architettoniche di Callicrate. Proviamo a pensarla senza gli insegnamenti di Anassagora e di Parmenide, senza lo spazio affollato dell’agorà in cui i rappresentanti del popolo, che formavano l’ecclesìa, vociavano e deliberavano. Immaginiamola ancora priva delle scuole artistiche e di pensiero che attiravano la gioventù e priva di dibattiti spontanei. Si compone evidentemente un’altra storia: solo il fantoccio irriconoscibile e spento di una Primavera che mantiene invece, ancora oggi, un posto chiave nella memoria lunga delle civiltà.È chiaro allora qual è il rischio che l’Italia, più di altri paesi, corre oggi, se se non si pone freno alla foga impositiva che stringe, proprio fisicamente, impedendo di respirare e di operare, gli universi fisici dei saperi, delle scienze, delle arti e della conoscenza diffusa. È davvero sorprendente. In questa curiosa seconda fase, in ogni parte d’Italia, tutti i giorni, in qualsiasi momento, è possibile occupare lo scompartimento di un treno, un aereo, un metrò, un bus municipale, un tram, ma viene impedita la sosta fisica in un’aula di liceo e universitaria, in una sala per conferenze, in un laboratorio, in uno spazio seminariale, in una libreria attrezzata per incontri, in un luogo di culto, in una biblioteca dotata di spazi idonei alla discussione. Centinaia di persone, anche nelle aree più infettate, tutti i giorni convergono e operano nelle catene delle fabbriche e nei cantieri ma devono restare chiuse le aule magne, i cinema, i teatri, gli auditorium. È ragionevole tutto questo? Il clima in cui tutto ciò avviene è poi non meno sorprendente. È davvero curioso che chi dovrebbe insorgere, per formazione, tradizione, militanze di una vita e ruolo, spenda tempo per stilare manifesti solo nella logica della contrapposizione, della guerra polarizzata che avvelena da decenni la vita politica nazionale, e non senta il bisogno di porre in chiaro che il sapere, la conoscenza e l’istruzione costituiscono un bene comune, di tutti, da difendere a prescindere. È curioso che non si avverta che se manca l’ossigeno, se manca l’aria, manca per tutti e non per una sola parte. E questi ambienti più di ogni altro dovrebbero trovare inquietante che libertà fondamentali garantite dalla Costituzione, come quelle di riunione, di ricerca, di discussione e di culto continuino ad essere degradate e vengano ricondotte nella categoria dell’«assembramento», davvero triste, tenebrosa e perfino evocativa.

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Il nuovo ebook di Dario Antiseri sulla libertà di scuola

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 maggio 2020

E’ in distribuzione gratuita “Più libertà per una scuola migliore” l’ebook edito da Rubbettino del filosofo allievo di Popper. Il libro è disponibile in ebook su tutte le piattaforme e sul sito http://www.rubbettinoeditore.it«Dobbiamo essere propugnatori della scuola libera, della scuola lasciata all’iniziativa privata e ai Comuni. La libertà nella scuola è possibile solo se la scuola è indipendente dal controllo dello Stato».Potrebbe sembrare l’affermazione di un ultraliberista, e invece a scrivere queste parole è Antonio Gramsci al quale potrebbe fare eco don Lorenzo Milani che, in una lettera ad Aldo Capitini del 9 marzo 1961, scriveva: «Scandalose sono le scuole clericali di lusso di Firenze, ma mai quanto la scuola di Stato che non solo da quando la DC è al potere, ma fin dal lontano 1860 quando guardava in cagnesco i preti, è stata sempre una fogna di propaganda padronale per nessun rispetto migliore delle equivalenti fogne ecclesiastiche. Non muoverei dunque oggi un dito in favore della scuola di Stato dove non regna nessuna “libertà d’idee”, ma solo conformismo e corruzione».I due passaggi sono contenuti nel nuovo ebook di Dario Antiseri «Più libertà per una scuola migliore» che Rubbettino lancia gratuitamente sul proprio sito http://www.rubbettinoeditore.it e su tutte le piattaforme di distribuzione che hanno accettato di distribuire gratuitamente il libro.Quello che stiamo vivendo è un momento particolare e difficile per le scuole paritarie. Questo libro di Antiseri e la scelta di Rubbettino di distribuirlo gratuitamente giungono come una netta scelta di campo a favore della libertà di scuola.«In Italia – scrive Antiseri – la scuola libera è solo libera di morire e molte sono le sedi anche prestigiose rese ai nostri giorni e nei prossimi mesi economicamente agonizzanti dall’aggressione del maledetto coronavirus. E vale la pena qui sottolineare che, mentre non ci sono manifestazioni sindacali, occupazioni di scuole o convegni sulla scuola in cui non si lanciano slogan contro la Scuola paritaria che succhierebbe risorse a scapito delle scuole statali, non ci si rende conto che le rette pagate dalle famiglie che iscrivono i loro figli alla Scuola paritaria fanno risparmiare allo Stato circa sei miliardi di Euro ogni anno. E, dunque, è la Scuola paritaria a danneggiare la Scuola statale, oppure è una politica cieca e irresponsabile di destra e di sinistra – intossicata di statalismo – a danneggiare sia la Scuola statale sia quella non statale? Può essere considerato “laico” – cioè libero, non dogmatico – un sostenitore dello statalismo nella gestione del sistema formativo? Non è forse vero, per parafrasare Julien Green, che il laicismo statalista ha i suoi bigotti proprio come l’ortodossia?
Può essere considerato “laico” – cioè libero non dogmatico – un sostenitore dello statalismo nella gestione del sistema formativo? Non è forse vero, per parafrasare Julien Green, che il laicismo statalista ha i suoi bigotti, proprio come l’ortodossia?»Quello della libertà di scuola è peraltro un diritti pienamente sancito anche dalla Dichiarazione universale dei diritti umani che, all’art. 26, recita: «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli».Eppure le misure adottate finora dai governi a favore di una reale ed effettiva libertà di scelta che consentano alle famiglie di far frequentare ai propri figli la scuola che ritengono per loro adeguata, al di là della condizione economica nella quale si trovano, sono state insufficienti. Il numero di scuole paritarie che negli ultimi anni hanno dovuto chiudere i battenti è impressionante. Cosa accadrà alla fine di questa epidemia durante la quale molte famiglie non riescono a pagare la retta della scuola frequentata dai figli?

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La rarefazione della libertà

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

La dimensione “sacrale” del carcere – e, più profondamente, l’archetipo criminologico che lo teorizza come necessariamente diviso e separato dal consortium di riferimento – suscita, potremmo dire a fortiori, dubbi e sensazioni di disagio nei periodi etichettati come “emergenziali”.La pena carceraria, nata dalle ceneri di una carità costrittiva ed anteposta – in epoca illuministica – allo “splendore dei supplizi” pare, infatti, ri(con)dursi – ad oggi – ad un silenzioso (ma non per questo meno doloroso) supplizio.
Se attenta Dottrina aveva, circa una decina di anni fa, acutamente notato che “ se il disconoscimento della dignità umana, la limitazione e l’oppressione ingiustificate dalla libertà fisica e morale, il sacrificio ingiustificato delle necessità ed esigenze fisiche e spirituali della persona, sono i caratteri dell’offesa sottesa alla fattispecie di maltrattamenti, appare difficile sostenere l’irriducibilità delle situazioni di sovraffollamento carcerario al paradigma offensivo delineato dall’art. 572 c.p.1 ” che potremmo dire, nelle more del periodo storico attuale, di un’istituzione totale, e in primis di una formazione sociale, che non sembra tutelare (o, quantomeno, non pare farlo abbastanza) il diritto alla salute dei suoi cittadini posto che – come direbbe, forse, Monsieur De La Palice – i detenuti non possono, quasi tautologicamente, provvedere “in proprio” alla tutela dei propri diritti? Non sembra, dunque, del tutto paradossale ed azzardato non escludere aprioristicamente l’integrazione del delitto di cui all’art. 572 c.p. da parte delle istituzioni carcerarie che non garantiscano le misure idonee a tutelare il diritto alla salute dei detenuti: argomentazione, questa, che sembra valore a fortiori – con espressione ampiamente (ab)usata – “ai tempi del coronavirus”, temperie nella quale la scienza medica suggerisce a più riprese le cautele ed i presidi da adottare per il contenimento dell’epidemia. L’ablazione della tutela dei diritti dei detenuti, purtuttavia, non sembra vestirsi del manto novellistico: Brissot de Warville, nel lontano(?) 1871 definiva il carcere una “ cloaque d’infection2 ” e, cionnonostate, assuefarsi alla rarefazione dei diritti non sembra essere “cosa grata”. La rarefazione dei diritti, infatti, pare tendere favorevolmente all’evanescenza e può, quasi paradossalmente, far ascendere sé stessa alla ieraticità ed alla solennità proprie della metafisica. By Avv. Daniel Monni

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Camillo Ruini, Gaetano Quagliariello: “Un’altra libertà”

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 febbraio 2020

Rubbettino 2020, pp. 136, € 15,00 «C’è un nesso tra l’attacco alla vita e la crisi dell’Occidente e dell’umanesimo occidentale?». È da questo interrogativo che prende piede il fitto dibattito tra il cardinale Camillo Ruini e il senatore Gaetano Quagliariello che dà forma al libro «Un’altra libertà. Contro i nuovi profeti del paradiso in terra» da giovedì 20 in libreria per Rubbettino. Dalla morte assistita, all’aborto, alle unioni civili… sono tanti i temi affrontati dal punto di vista etico, antropologico e religioso. Alla base, le preoccupazioni e i timori per l’avanzata di una dittatura dei “nuovi diritti” che, in nome di un’idea di libertà individuale senza limiti né confini, finisce per compromettere i diritti dei più deboli e i fondamenti della stessa civiltà occidentale. Ma davvero la libertà dell’uomo – si chiedono gli autori – consiste nel trasformare ogni desiderio in diritto esigibile per andare oltre se stesso? Oppure esiste un’altra libertà, che si nutre della verità naturale e del rapporto con gli altri? Ripercorrendo le più grandi sfide antropologiche del nostro tempo – la vita e la morte, la genitorialità e le tecnoscienze, il rapporto con l’ambiente e le migrazioni – i due autori dimostrano come riconoscere il senso del limite non significhi rifiutare il progresso e negare la libertà dell’uomo, ma piuttosto riscoprirne il significato più profondo, che assume senso sia per chi crede, sia per chi non crede ma ha a cuore le sorti dell’Occidente e della stessa umanità.Camillo Ruini, Cardinale della Chiesa Cattolica, è stato presidente della Conferenza Episcopale Italiana dal 1991 al 2007. Già vicario del Papa per la diocesi di Roma è stato presidente del Comitato per il progetto culturale della CEI e presidente del comitato scientifico della Fondazione Joseph Ratzinger-Benedetto XVI
Gaetano Quagliariello, Senatore della Repubblica, professore ordinario di Storia contemporanea alla LUISS Guido Parli di Roma, è presidente della Fondazione Magna Carta. Autore di numerose pubblicazioni, è stato ministro per le riforme costituzionali e componente della “commissione dei saggi” istituita dal Presidente della Repubblica.

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Libertà di Educazione: “Qualcosa si muove, sosteniamolo!”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

Roma 13 febbraio p.v. dalle 9.30 alle 13.30 presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. da Tempi, Scuola: “Serve un popolo, non bastano gli specialisti. A chi importa davvero, oggi, la libertà di educazione? Quanti giovani, anche nel mondo cattolico, sanno di cosa si tratta e perché è fondamentale? Quanti sarebbero realmente disposti a scendere in piazza per difenderla? Si indebolisce, ogni giorno di più, la domanda (prima ancora della coscienza) su ciò che vale, ciò che è vero, ciò che è giusto, sotto la terribile pressione della cultura edonista e nichilista che ci pervade tutti.”
E’ anche vero che questo modo cosi superficiale e approssimativo di approcciare le questioni suscita nelle persone dal serio percorso culturale una legittima resistenza a chiarire i termini dei problemi (in assenza di contraddittorio preparato ci si scoraggia…). Avverto così il dovere (morale e civico) di ringraziare gli amici (siete in tanti) che in modo eroico restano in campo.
A vent’anni dalla Legge sulla parità (L.62/00) la politica, e ciascuno di noi, è di fronte ad un aut-aut. Delle due l’una: a) o si danno le gambe alla Legge 62/2000 attraverso i costi standard di sostenibilità per allievo, b) oppure ciascuno di noi si assumerà la responsabilità di aver realizzato in Italia la scuola unica di Stato e la scuola paritaria dei ricchi per i ricchi. Allora sarà chiaro che non importa a nessuno il rischio del monopolio educativo.
Afferma Sr. Anna Monia Alfieri: ” Credo che nessuno che ricopra un ruolo pubblico, soprattutto dagli scranni del Parlamento, e in particolare del Governo, possa sottrarsi al confronto senza suscitare legittimi dubbi”.

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Libro: La libertà possibile di Margaret Wilkerson Sexton

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

L’esordio intenso e originale di una giovane autrice americana – finalista al National Book Award 2017 – che ricorda Paul Beatty per la brillante analisi sociale ed Elizabeth Strout per la raffinata descrizione dei sentimenti umani. (Fazi Editore)

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La libertà di stampa ed i giovani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Molto si discute in questi giorni sulla libertà di stampa e si insiste nel ritenerla un fatto culturale e di civiltà del diritto. In effetti parliamo di una libertà che in pratica si muove già da tempo con affanno. Le cause sono di varia natura e non tutte attribuibili ad una parte politica in luogo di un’altra, ma, semmai, all’intero sistema. Oggi dobbiamo chiederci se è possibile far conoscere la propria opinione agli altri senza subire pesanti condizionamenti. Il fatto è che esiste un editore. Questi è sollecitato da più interessi. Il primo è di natura economica e pensa di risolvere tale aspetto cercando sponsor non solo tra le aziende che cercano di farsi pubblicità per acquistare una loro notorietà, ma anche tra chi esercita un ruolo pubblico e vuole farsi conoscere sempre di più. Vi sono poi le proprie convinzioni personali e se si è un conservatore di formazione è difficile che possa orientare la sua testata fuori dai binari del suo modo di pensare. A questo punto si avvale di una redazione e di un direttore che riescano ad ottemperare alle sue aspettative editoriali. E qui parliamo sempre di testate giornalistiche e periodiche cosiddette indipendenti. E se consideriamo la circostanza che è nella nostra natura tendere a guarnire i fatti con i nostri commenti o illazioni, è facile presumere che anche un evento di cronaca nera può assumere contorni di natura politica se impostati in un certo modo. Ma è anche facile, volendolo intenzionalmente, mescolare un fallimento con una complicità politica o con un certo lassismo della magistratura o delle autorità di controllo. E questo, alla fine, torna bene se il tutto può essere richiamato in chiave demagogica per contestare l’operato dell’esecutivo di cui si avversa la parte politica. E’ difficile, a questo punto, essere certi di poter esercitare con obiettività un servizio informativo che si limiti ai fatti lasciando al lettore ogni giudizio di merito. Diventerebbe un lusso in quanto lascerebbe nell’indifferenza gli eventuali sponsor politici e gli stessi finanziatori commerciali che vedono meglio una testata che nei suoi servizi riesce a svegliare l’attenzione del lettore con piccoli e grandi scandali reali o costruiti a tavolino e a intravedervi connivenze di alto rango e coinvolgenti taluni poteri dello Stato. Eppure la libertà di stampa esiste e si può costruire giorno dopo giorno a dispetto dei soliti profeti di sventura. Diciamo che essa si fonda su un fatto culturale, si acquisisce attraverso i buoni maestri, si matura nelle nostre coscienze, si identifica nella buona lettura, nella volontà di rendere un servizio a noi stessi e ai nostri figli. (Riccardo Alfonso)

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Pagine di religione: Il riconoscimento della libertà religiosa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Se scorriamo le pubblicazioni che fanno il punto sulla libertà religiosa nel mondo ci accorgiamo che anche taluni paesi ritenuti a ragione appartenenti alla sfera della democrazia compiuta rivelano pecche di non poco conto su questo tema. E’ forse il frutto di una laicità intesa in modo maldestro? E’ forse il timore, mai riposto, che non possono esistere una matematica o un’astronomia cristiana? Queste scienze e tante altre, si fa osservare, hanno raggiunto la loro maturità epistemologica proprio quando sono state “neutralizzate”, quando cioè si sono riconosciute come “laiche”, ed hanno accettato come presupposto il ragionare “fuor dall’ipotesi di Dio”. In altri ambiti, però, la neutralizzazione del sapere e di conseguenza l’utilizzazione di un simile concetto di laicità fa sorgere grossi problemi. E’ il caso del riconoscimento della libertà religiosa, inteso non come mero fatto, ma come valore, nell’esperienza etica, o, se si preferisce, come diritto umano fondamentale, nell’esperienza giuridica. Proprio perché l’idea di Dio non può e non deve trovare alcun posto nelle sue categorie mentali, un laico sarà portato a vedere la religione come un fenomeno culturale, più o meno rilevante storicamente, ma comunque privo di qualsiasi referente sul piano della verità. L’atteggiamento del laico verso la religione, insomma, è un atteggiamento analogo al paternalismo che un bravo europeo dell’Ottocento riteneva corretto avere nei confronti dell’africano o dell’orientale che si dedicassero con entusiastica ingenuità all’adorazione dei propri idoli: un atteggiamento di curiosità, a volte di comprensione anche simpatetica, nei confronti di una pratica sociale che però, in sé per sé, non era possibile che venisse presa sul serio. Chi voglia ripercorrere la storia della rivoluzione francese, troverà la migliore esemplificazione di come la proclamazione di tutta una serie di diritti potesse essere svuotata, dall’interno nei limiti in cui i giacobini non li prendevano realmente sul serio.

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Libertà e sicurezza: sono conciliabili?

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

Sono due termini che alcuni ritengono conflittuali tra loro. Non è, infatti, infrequente il caso di chi è disposto a barattare la sua libertà per un po’ di sicurezza. Alla fine del percorso si corre il rischio che si violino anche i più elementari diritti della persona. D’altra parte la difesa della libertà significa porre dei limiti all’azione del governo. Per Angelo Panebianco la strada è “allora quella che passa attraverso una maggiore consapevolezza della natura e delle condizioni storiche delle diverse culture contro ogni utopia che tende a voler costruire un “mondo unico”. Si tratta di saper scegliere un percorso “virtuoso” per una politica che sviluppi la libertà dei cittadini nel momento stesso in cui ne garantisce la sicurezza”. E, manco a dirlo, tutto questo deve mettere in gioco un processo culturale volto a coinvolgere, necessariamente, la scuola a tutti i livelli e gradi di istruzione. Sono i prodromi di un insegnamento che parta dalla ferma convinzione, da instillare nelle nuove generazioni, che la democrazia non si difende e non si porta con le armi. E’ questa, e non altra, la nuova cultura del progresso per respingere tanto i fondamentalismi quanto le deviazioni totalitarie delle democrazie. Non dimentichiamo che la democrazia è critica e concorrenziale. E’ azione creativa rivolta al futuro. Si stimola e si rinforza anche quando si toccano i più elementari diritti degli individui e le condizioni della loro libertà perché se ne fa baluardo e se ne rende garante. (Riccardo Alfonso)

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Margaret Wilkerson Sexton: La libertà possibile

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

La trama: Evelyn, Jackie e T.C. sono i protagonisti di una storia che attraversa tre generazioni di una famiglia di New Orleans. Durante la faticosa ricerca della propria libertà i tre personaggi si scontrano con un contesto sociale pieno di ostacoli e con le aspettative dei loro familiari. Nel 1944, Evelyn è la figlia di una delle più rispettate famiglie di origini africane in città, ma quando la ragazza si innamora di Renard, un ragazzo qualsiasi, senza soldi e dal futuro incerto, in casa scoppiano le tensioni: il padre teme infatti per la felicità della figlia e si oppone alla relazione tra i due. Nel 1986, Jackie, la figlia di Evelyn e Renard, è una madre single: suo marito Terry è andato via di casa, lasciando soli lei e il figlio T.C., nel tentativo di combattere la sua tossicodipendenza. L’inaspettato ritorno di Terry sconvolge però la ritrovata normalità di Jackie, che si interroga se dargli un’altra opportunità. Nel 2010, il figlio di Jackie, T.C., appena uscito di prigione e di nuovo nel giro dello spaccio di droga, si trova di fronte alla scelta di quale via seguire per il suo bene e per quello del piccolo Malik: forse ha ancora qualche speranza davanti a sé? Attraverso gli occhi del figlio può diventare una persona diversa?
Margaret Wilkerson Sexton Nata e cresciuta a New Orleans, ha studiato Scrittura creativa al Dartmouth College e Legge all’Università della California, Berkeley. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su The New York Times Book Review. Il suo romanzo d’esordio, A Kind of Freedom , molto apprezzato dalla critica, è stato nominato al National Book Award 2017 ed è stato selezionato da «The New York Times Book Review – Editor’s Choice». Collana Le strade / Traduzione di Arianna Pelagalli / pp. 320 ca. / Euro 17 / In libreria dal 10 ottobre.

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Illusione della libertà e morbo del fuori tempo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 febbraio 2019

Un libro di ragionamento e riflessione sulla politica nell’ultimo trentennio, un ”viaggio culturale” tra disincanto e disillusione, con poche concessioni alla quotidianità della politica. Una sollecitazione a ripensare ad una democrazia sostanziale, al concetto di cittadinanza, al rapporto tra rappresentanza e pubblica opinione, alla funzione dei partiti, ai processi di formazione delle élite, in sintesi ai fondamentali della democrazia rappresentativa, temi su cui sarebbe opportuno riflettere, se crediamo che sia necessario immaginare il futuro della democrazia liberale.
L’attenzione dell’Occidente, in particolare di quello europeo, è, invece, totalmente assorbita dalle difficoltà finanziarie e dallo sviluppo economico, così come già negli anni Cinquanta il sociologo Daniel Bell aveva previsto che: “la crescita economica sarebbe diventata sempre più la religione secolare delle società industriali”.
Una società non può permettersi di non guardare, pensare e costruire il futuro, pena l’avvio della sua decadenza, e noi stiamo trascurando notevolmente di interrogarci sul futuro cullandoci nell’illusione di vivere in una perenne e sostanziale libertà. Responsabile anche un’influenza, spesso una manipolazione di massa, favorita in larga parte dai mezzi di comunicazione, i moderni Istituti Luce, appropriato acronimo di Unione Cinematografica Educativa. I moderni canali di comunicazione fungono, poi, da sfogatoi e, nello stesso tempo, da utili ammortizzatori sociali. Rincorriamo, sempre e comunque, la quotidianità della cronaca, incoraggiati dalla dialettica partitica ad occuparci di risvolti, del tutto secondari e marginali, sicuramente non sostanziali, degli avvenimenti; o, peggio, subiamo la strumentalizzazione che la politica riesce a fare di qualsiasi criticità, di qualsiasi avvenimento, di qualsiasi errore di cui essa stessa è responsabile.
Il volume, fondamentalmente, evidenzia il deficit di cultura politica di cui soffrono il Paese e complessivamente l’Europa, una mancanza acuita dalla marginalità di una cultura e ancor meno di una pratica del liberalismo. La politica internazionale, i Diritti umani, il crimine organizzato, grandi temi affrontati in un’ottica fuori dal coro e quanto mai distante da visioni preconcette o di parte. La difficile, e per tanti versi illusoria, pratica della libertà, ostacolata anche dalla “Tirannia della maggioranza” mirabilmente esplicitata da Tocqueville, si accompagna ad inevitabili stati di solitudine. Gaetano Mosca da centoventi anni ci segnala che la politica equivale all’arte di prevedere e prevenire, ma questo non è il caso dell’attuale dirigenza europea, come individuato nel volume dall’autore che, però, per sua stessa ammissione è afflitto dal morbo del Fuori Tempo. (fonte: http://www.societalibera.org

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Rai: canone e informazione pubblica. Gli intoccabili contro la libertà di informazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Sulla Rai sembra proprio che tutti i politici, di maggioranza e di minoranza, non riescano ad esprimersi se non in termini di potere e lottizzazione. E’ di ieri l’audizione del vice-premier e ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, in commissione vigilanza della Rai. E il nostro incipit è banalmente confermato. Nonostante le guerre guerreggiate del suo partito e del suo incaricato, Vito Crimi, sottosegretario a capo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria, col piano di decrescita del finanziamento pubblico all’editoria per “disintossicare le testate dai soldi pubblici e dalla politica” … nonostante questo, quando si è di fronte alla Rai, scatta il meccanismo degli intoccabili, categoria in cui si annoverano tutti coloro che, per nomina partitica, amministrano e lavorano alla tv di Stato. Certo, il nostro ministro, che è populista dichiarato, non può fare a meno di sostenere che uno degli obiettivi del suo governo è
far calare il canone/imposta della Rai dagli attuali 90 euro all’anno, ma al di là dell’esternazione che lui ritiene le porti popolarità, tutto quello che riguarda la Rai, e solo preoccupazione per meglio spartirsela, dando un pezzetto a tutti, sì da tenerseli buoni, ma tenendo il grosso per sé.
Questa sarebbe l’alternativa per l’informazione: meno soldi ai privati, conferma del carrozzone della tv di Stato e migliore spartizione. “Non c’é alcun cenno di privatizzazione dei canali Rai nel contratto di servizio”; e sulle accuse di dumping per la pubblicità: “consiglio ai privati di rivolgersi all’Antitrust”…. Che – ricordiamo noi – sulla materia si è ampiamente pronunciata in passato, confermando lo stato dei fatti.
Il referendum del 1995 che chiedeva la privatizzazione della Rai… inesistente… e dire che più popolari dei referendum cosa ci dovrebbe essere…. forse noi abbiamo un concetto e una pratica diversa di “popolare”?
Niente, ordinaria amministrazione. I politici che, quando erano all’opposizione, facevano gli alternativi e che una volta al potere sostengono di voler “disintossicare le testate dai soldi pubblici”… certo, danno loro meno soldi, visto che sono quasi tutte testate di opposizione alla politica del governo, tanto loro -oggi al potere – non ne hanno bisogno, chè la Rai basta e avanza. Questa la chiamano libertà di informazione.

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