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I libici chiedono all’Europa di parlare con una voce unica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

Chiedono di farlo con un messaggio univoco che rafforzi il coordinamento di tutti gli sforzi in atto. In accordo con il Primo Ministro, Fayiez Serraj, organizzeremo il prossimo 10 ottobre al Parlamento europeo, a Bruxelles, una giornata di lavoro sulla Libia, insieme all’Alto Rappresentante europeo per la Politica estera, Federica Mogherini. Questo incontro riunirà attorno ad uno stesso tavolo tutte le parti interessate ai diversi temi di cooperazione e all’organizzazione delle future elezioni democratiche in Libia. Vogliamo che il voto sia un momento di riconciliazione e di lavoro comune che, partendo dal consolidamento democratico, possa estendersi anche alla stabilizzazione economica e al sostegno alla ricostruzione”, ha annunciato il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, a conclusione della sua visita ufficiale a Tripoli.“Con la missione compiuta oggi, ho voluto sottolineare l’importanza di rafforzare le relazioni tra Ue e Libia. La stabilità del Paese è essenziale per la stabilità dell’Africa, del Mediterraneo e dell’Europa stessa. Per questo, dobbiamo lavorare insieme per promuovere crescita economica e sicurezza per il popolo libico e rafforzare, al contempo, le istituzioni, l’apparato statale e la sanità pubblica”, ha aggiunto Tajani.“L’Unione è pronta a fare maggiori investimenti in tale direzione, nel quadro del rifinanziamento del Trust Fund per l’Africa, approvato di recente dall’ultimo vertice del Consiglio europeo. Ora è fondamentale che la Libia intraprenda, con decisione, un percorso che conduca alle elezioni: tappa essenziale per il futuro democratico del Paese. Come concordato con il Presidente della Commissione elettorale, il Parlamento europeo è pronto a fornire tutta l’assistenza necessaria per il corretto svolgimento del voto, in collaborazione con i deputati europei e gli osservatori elettorali”, ha precisato il Presidente Tajani.
“Come l’Europa, anche la Libia è vittima dell’immigrazione fuori controllo. Non vogliamo più vedere morti, nel deserto o in mare. Per questo servono più risorse Ue per la cooperazione, per il rafforzamento del controllo delle frontiere meridionali e per la Guardia costiera. Dobbiamo intensificare la lotta senza quartiere ai trafficanti di esseri umani e armi. Ho proposto, quindi, di lavorare insieme a una ‘Lista nera’ che metta al bando i responsabili di queste attività criminali”, ha dichiarato Tajani.“Per essere pienamente efficaci, la nostra strategia deve affrontare le cause profonde dei flussi migratori. Serve un ‘Piano Marshall’ per l’Africa, finanziato dal prossimo bilancio Ue. Ci vorranno almeno 40 miliardi di euro, per mobilitare 500 miliardi di investimenti complessivi. L’obiettivo è gettare le basi per un’industria manifatturiera in Africa, capace di generare posti di lavoro e ricchezza nel continente. Solo così potremo offrire opportunità ai giovani africani nei loro Paesi, e dare loro speranza per il futuro”. “Mi batterò per fare in modo che una parte consistente di queste risorse siano usate per la Libia. Ma non basta, dobbiamo fare di più. L’ho detto con chiarezza ai capi di Stato e di governo Ue, in occasione dell’ultimo vertice a Bruxelles. Servono almeno 6 miliardi di euro da investire nel Mediterraneo, nei prossimi anni. La prossima settimana sarò a Niamey, in Niger, dove incontrerò anche i Presidenti dei Parlamenti dei Paesi del Sahel per discutere questi temi”, ha concluso il Presidente del Parlamento europeo.

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Libia: miliziani di Gheddafi occupano città berbera

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2011

I Berberi nella Libia occidentale hanno rivolto una drammatica richiesta di aiuto all’Associazione per i Popoli Minacciati (APM). In seguito all’occupazione della città berbera di Zouara dai carri armati delle milizie di Gheddafi, l’APM in Germania è stata raggiunta telefonicamente da civili che chiedevano aiuto. I Berberi temono rappresaglie da parte delle forze fedeli a Gheddafi e diversi testimoni oculari hanno riportato che i miliziani che assaltavano le case non erano libici. “Cosa abbiamo fatto noi Berberi per essere massacrati in questo modo?”, si disperavano le persone al telefono. verso mezzogiorno dei carri armati hanno attaccato la città di Zouara situata vicino alla frontiera con la Tunisia e hanno iniziato a sparare alle case della popolazione. L’attacco era stato preparato dalle milizie di Gheddafi chiudendo ermeticamente tutte le strade di accesso alla città per impedire ai ca. 20.000 abitanti di fuggire. Zouara è considerato uno dei centri dei Masiri (Berberi) in Libia. I Masiri sono nativi nordafricani non-arabi. Il regime di Gheddafi ha sempre negato la loro esistenza e ne ha soppresso la lingua e la cultura.

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Studenti libci alla stranieri di Perugia

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2011

Altri centocinquanta laureati libici sono in progressivo arrivo a Perugia per lo svolgimento un training linguistico nelle aule di Palazzo Gallenga.  Nella giornata di ieri l’ambasciata libica a Roma ha comunicato all’ateneo che il secondo gruppo di studenti del paese nordafricano giungeranno a Perugia entro il fine settimana in scaglioni di cinquanta unità ciascuna, fatte salve variazioni dell’ultimo minuto per imprevisti dovuti all’attuale situazione del traffico aereo da e per la Libia. Anche il secondo gruppo di giovani studenti del paese nordafricano frequenterà i corsi di lingua e la cultura italiana dell’ateneo per un periodo di circa tre mesi per poi far ritorno in patria.   Tra qualche giorno, dunque, saliranno a quota 350 i giovani libici presenti alla Stranieri.  La scelta di Palazzo Gallenga quale luogo di formazione linguistica e culturale è dovuta al successo dell’analogo corso svoltosi lo scorso anno per altri novanta giovani libici, la cui organizzazione era scaturita da uno specifico accordo messo a punto dal rettore Giannini con i vertici della Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del MAE al fine di garantire ai giovani libici la migliore accoglienza in Italia. L’attuazione di tale progetto di formazione in un momento di così grave instabilità del paese submediterraneo testimonia la forte valenza dei rapporti esistenti tra le istituzioni formative e culturali libiche e il nostro Paese e, in particolare, tra queste l’Università per Stranieri di Perugia.

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I libici in Sicilia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 febbraio 2011

Di Agostino Spataro. L’Isola, La Sicilia, la più grande del Mediterraneo, definita da Occhetto “l’unico Stato arabo che non aveva dichiarato guerra a Israele”, ha sempre attratto i leader nordafricani e arabi in genere per il suo splendido passato islamico e per il suo inquieto presente autonomistico. Figurarsi Gheddafi che, avendocela di fronte, desiderava estendere la sua rivoluzionaria influenza. Dall’altro lato, la Sicilia, le sue inconcludenti classi dirigenti che speravano di salvare l’Autonomia capovolgendo le coordinate dello sviluppo: dal nord che aveva deluso al sud dei paesi rivieraschi e soprattutto alla Libia ossia a quell’ex colonia italiana che galleggia sopra un mare di gas e di petrolio. Dalla Jamahirja si aspettavano capitali e commesse miliardarie e lavoro per gli operai e i tecnici isolani. Da entrambi le parti c’era un certo fervore. I libici aprirono a Palermo un consolato generale, un centro culturale e una casa editrice. Mentre i rappresentanti dei tre principali partiti (Pci, Dc, Psi) fondammo la sezione regionale dell’Associazione di amicizia e cooperazione italo – araba che promosse a Palermo alcune importanti iniziative, fra cui la prima conferenza nazionale sull’immigrazione araba in Sicilia e in Italia, patrocinata dal Ministero dell’interno. A Palermo fu stampato il primo periodico bilingue arabo-italiano Questo era il clima che caratterizzava i rapporti siculo-libici negli anni ’70 e ’80. Certo, alla luce dei massacri attuali perpetrati dai pretoriani del colonnello Gheddafi tutto questo può apparire incredibile. Effettivamente, quello che oggi vediamo è il volto peggiore di un regime morente. Ma non è stato sempre così. Nel suo primo ventennio il regime non appariva così corrotto, dispotico e familistico. La “rivoluzione” del 1969 (in realtà un golpe militare) si presentava al mondo con un carattere popolare, anche se un po’ confuso, e con un progetto di radicale cambiamento basato su una distribuzione più equa della rendita petrolifera, oggi appannaggio di gruppi ristretti tribali e familiari.Anche la sinistra siciliana, nel suo naturale slancio terzomondista, si mostrò parecchio interessata. L’Ora” di Vittorio Nisticò realizzò un inserto bilingue (arabo-italiano), il primo in Italia e in Europa, curato dalla pasionaria  Cris Mancuso, che diede un grande impulso allo scambio delle informazioni e alle iniziative economiche fra la Sicilia, la Libia e gli altri paesi rivieraschi.  Un controverso protocollo di cooperazione fra Sicilia e Jamahirja libica Insomma, si creò un clima di speranzosa attesa, di fervore costruttivo che indusse il presidente della Regione, on. Angelo Bonfiglio, a intraprendere, nel novembre del 1977, una visita ufficiale a Tripoli nel corso della quale fu sottoscritto un vero e proprio protocollo d’intesa e costituita una commissione mista per dare corso ad una serie d’ipotesi di cooperazione in diversi settori economici e culturali. Il viaggio provocò un certo clamore sulla stampa e una reprimenda pubblica del governo di Roma che non riconosceva alla regione la potestà di firmare un trattato con un uno Stato estero. La polemica continuò  così come continuarono le visite di delegazioni di autorità ed operatori economici. Come sempre accade in questi frangenti, ci furono alcuni che colsero l’occasione per realizzare affari privati senza averne titoli o per dare sfogo in Libia a certe frustrazioni secessioniste in Sicilia cadute in disuso. Nell’apparato libico c’era, infatti, una corrente che dava corda a tendenze del genere, inconsistenti quanto imbarazzanti, che creavano equivoci e seri disagio sul piano politico. Ricordo che nell’agosto del 1984, unitamente a parlamentari di altri partiti e nazionalità, ci recammo a Tripoli per partecipare (io come osservatore del Pci) ad una conferenza internazionale sul 15° anniversario della “rivoluzione” libica. Senza saperlo, mi ritrovai sullo stesso aereo e nello stesso albergo con un avvocato catanese che in Libia passava per “autentico rappresentante dell’irredento popolo siciliano”.  Lo squattrinato Billy Carter nelle mani di due compari catanesi Lo stravagante Billy ebbe in Libia il suo momento d’oro: continuava a rilasciare interviste, a farsi fotografare anche in occasioni solenni come quella della parata militare di Bengasi in cui lo vidi, abbronzato e col suo vistoso cappello da cow-boy, sul palco d’onore, a fianco di Gheddafi. In Libia bisognava essere prudenti, stare attenti ai passaggi politici e anche evitare d’inciampare in personaggi del genere che affollavano il parterre della “rivoluzione”.   Con Susanna Agnelli in visita al porto militare di Homs Perciò, chiedemmo all’ambasciatore Shalgam (oggi ministro degli esteri libico) di non includere l’ingombrante avvocato etneo nella delegazione italiana, anche perché con noi c’erano l’ambasciatore Quaroni e l’on. Susanna Agnelli, sottosegretario agli esteri, con i quali c’intrattenemmo in interessanti conversazioni politiche e anche per una piacevole visita delle incantevoli rovine di Leptis Magna e… del cantiere dell’Impregilo (partecipata del gruppo Fiat) che stava costruendo a Homs un porto militare che ci parve troppo grande per le esigenze della marina libica. Per tutta risposta, l’avvocato approntò una delegazione che già in albergo si qualifico di nazionalità “siciliana”; tuttavia questa volta mi parve più dignitosa della precedente ch’era composta di svolazzanti donnine inneggianti all’Isola irredenta, per la gioia di certi dirigenti dei comitati popolari libici. A parte questi episodi, le relazione fra la Sicilia e la Libia proseguirono con altre visite tra cui quella del presidente della regione Rino Nicolosi, rimasta famosa più per il bacio di Gheddafi che per gli accordi sottoscritti. Sì, perché i rapporti fra Sicilia e Libia furono intensi ma poco proficui. Nessun progetto proposto dalla Sicilia verrà realizzato. Ci fu un tentativo d’investire nel turismo a Pantelleria, ma abortì sul nascere. Le compagnie libiche i grandi affari li hanno fatti fra Roma, Torino e Milano e, ancora più lontano, fra Londra e la Svizzera. In Sicilia di libico ci sono solo enormi quantità di petrolio e di gas che raffiniamo per mandare avanti l’economia delle regioni del nord. (pubblicato, con altro titolo, in “la Repubblica” del 25 febbraio 2011 di Agostino Spataro)

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Peschereccio italiano attaccato dai libici

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2010

“È in questo modo che il paese di Gheddafi ricambia la benevolenza di Berlusconi, l’ospitale servilismo con cui solo pochi giorni fa il leader libico è stato accolto in Italia, con tanto di hostess compiacenti, inchini ossequiosi e soprattutto 5 miliardi di dollari come risarcimento per il nostro passato coloniale in Libia”? Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti, Roberto Soldà, sintetizza così il gravissimo caso del motopeschereccio di Mazara del Vallo mitragliato da una motovedetta libica nei giorni scorsi. Nel pomeriggio di oggi il ministro degli Esteri, Franco Frattini, dovrebbe riferire alla Camera sulla vicenda, ma ha già sottolineato che i rapporti diplomatici con la Libia non subiranno cambiamenti. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha fatto sapere che Tripoli ha presentato le sue scuse ufficiali, tuttavia sia per la Lega sia per le opposizioni parlamentari non basta chiedere il perdono, bensì è necessario salvaguardare la dignità dell’Italia e ridefinire le regole di ingaggio. Quanto alla possibilità di ridefinire i trattati internazionali e risolvere la spinosa questione delle acque contese tra Italia e Libia, Soldà non reputa la soluzione sufficiente e pretende di più: “Bisogna assolutamente rivedere le relazioni di eccessiva amicizia con Gheddafi, modificando completamente i rapporti politici con il suo paese e rimettendo in discussione quei patti di cooperazione così onerosi e umilianti che il nostro premier ha già firmato con il colonnello”.

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Laureati libici alla stranieri di Perugia

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2010

Perugia. Novanta laureati libici inizieranno domani un training linguistico culturale nelle aule di Palazzo Gallenga. I giovani del paese nordafricano studieranno la lingua italiana alla Stranieri per un periodo di tre mesi prima di iscriversi a scuole di specializzazione e dottorati delle loro discipline di riferimento in diversi atenei del nostro Paese.  Il governo di Tripoli ha scelto per tutti loro la destinazione di Palazzo Gallenga in ragione del prestigio scientifico di cui l’istituzione perugina gode, ed ha inoltre mostrato apprezzamento  per lo specifico accordo che il rettore Giannini e l’Ambasciatore Francesco Maria Greco, Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del MAE, hanno recentemente messo a punto per garantire la migliore accoglienza in Italia agli studenti di quel paese. Fruitori di borse di studio erogate del paese nordafricano, gli studenti libici durante il loro periodo di studio alloggeranno gratuitamente nelle strutture dell’ADiSU durante tutto il soggiorno a Perugia, godendo inoltre di tariffe agevolate anche per vitto e servizi.  L’Ambasciatore Greco ha espresso compiacimento al rettore Giannini per la particolare attenzione mostrata nei riguardi di tale iniziativa, che egli ha definito funzionale allo sviluppo di un sempre più agevole interflusso formativo tra i due paesi.

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