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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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I mali italiani vengono da lontano e i limiti del governo Draghi

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2021

By Enrico Cisnetto.Presi come siamo a discutere di quanto siano assordanti i silenzi e vistosi i comportamenti normali di Draghi – certo entrambi inediti per un inquilino di palazzo Chigi – e viceversa di come non lascino il segno i (disperati) tentativi dei politici di riempire i vuoti apparenti del nuovo dominus della politica italiana, nessuno si è accorto o ha dato peso ad uno studio del Sole 24Ore, secondo cui l’Italia negli ultimi 20 anni ha perso il 18,4% rispetto al pil dell’intera Eurozona. Nel 2001 il nostro “peso economico” in Europa dell’euro era pari al 17,7%, oggi è del 14,5%, mentre il reddito pro-capite italiano è crollato all’82,8% della media Ue e al 67,6% rispetto di quello tedesco. Ora, che fossimo secondi solo alla Grecia nella classifica della peggiore recessione era cosa conosciuta ai più, ma che la nostra regressione economica duri da un quarto di secolo – visto che l’ultima accelerazione l’abbiamo avuta nel lontano 1996 – è questione meno nota, o volutamente dimenticata. Lo dico perché sembra che tutti i nostri guai siano nati con il Covid, e che le responsabilità del ceto politico e delle classi dirigenti del Paese al massimo siano circoscrivibili alla reazione messa in campo per combattere la pandemia. Sembra, cioè, che Draghi sia stato chiamato sulla scena per fronteggiare l’emergenza sanitaria, che in quanto eccezionale ed imprevista ha colto di sorpresa un sistema politico e istituzionale che, altrimenti, in assenza del Covid, avrebbe potuto dare il meglio di sé.Invece, quei numeri impietosi snocciolati dall’ottimo Giovanni Trovati sul quotidiano diretto da Fabio Tamburini, così come molti altri con cui potremmo misurare il declino italiano iniziato – non a caso – con la fine della Prima Repubblica, ci dicono che le cose stanno assai diversamente. E che credere che Draghi sia e debba essere una parentesi emergenziale, chiusa la quale tutto tornerà felicemente come prima, sia un delitto prima ancora che una corbelleria. Al pari di quelle uscite dalla bocca (e dalla penna) dei Conte boy’s, che a giorni alterni da un lato inveiscono contro il banchiere usurpatore longa manus dei poteri forti europei e planetari, da un altro lo descrivono con in mano il manuale Cencelli (ma a favore di chi, se non prima di tutto dei partiti che sostenevano Conte?) intento ad essere in perfetta continuità con il predecessore (ma allora che senso ha essergli contro?), e da un altro ancora lo vogliono impotente perché sostenuto da un’armata Brancaleone mentre per fare le riforme occorrono maggioranze solide e omogenee come se quelle che si sono avvicendate dal 1994 in poi fossero state tali (ammesso, perché allora non sono state fatte queste benedette riforme?). La verità, invece, è che Draghi a capo di un governo che al massimo potrà durare due anni, offre ai partiti e al sistema nel suo complesso una (insperata e immeritata) occasione last minute per ripensarsi e ridisegnarsi. Persa eventualmente la quale, una nuova ondata populista e qualunquista, ancor più grande di quella che ha prodotto il declino di questi anni, travolgerà tutto e tutti, lasciando solo macerie. Certo, lo scenario che abbiamo davanti agli occhi non genera troppe speranze. Il partito più strutturato e potenzialmente perno del sistema politico, il Pd, è vittima di una “vocazione minoritaria” (Giorgio Gori dixit) che lo ha reso subordinato ai 5stelle (nonostante la loro disgregazione) e indotto al suicidio al grido di “o Conte o elezioni”. Guidato (si fa per dire) da un segretario che scambia l’avvocato del popolo per De Gasperi e Barbara d’Urso per Walter Cronkite, è totalmente privo di identità politica, che deve necessariamente venir prima delle alleanze, e di conseguenza è dilaniato al suo interno nonostante abbia smesso di discutere di politica e non pratichi più i congressi per selezionare il suo ceto dirigente (ammesso che lo abbia mai fatto). È vero che si assiste al risveglio della componente riformista – interessante il fatto che Enrico Morando abbia costretto il “santone” Goffredo Bettini a contraddirsi negando di aver mai parlato di “alleanza strategica” con i grillini, così come sono da sottolineare le recenti sortite del sindaco di Bari Decaro e del presidente emiliano Bonaccini – ma resta il fatto che l’improvvida decisione di formare un intergruppo parlamentare con 5stelle e Leu è passata senza colpo ferire nonostante quell’alleanza fosse nata per sbarrare le porte al Salvini sovranista che, almeno formalmente, non c’è più. A proposito, si potrà anche provare soddisfazione nel vedere che la Lega, nata secessionista e poi diventata nazionalista, sia stata capace di compiere, nel giro di 48 ore, una svolta europeista. Ma non si può far finta di non vedere come questa straordinaria parabola politica da guinness dei primati sia stata realizzata senza alcuna discussione interna né maturazione culturale, e che quindi con altrettanto rapido trasformismo domani questa linea possa virare verso chissà quale altro approdo. Insomma, se nel Pd e nella Lega ci sono due o più anime, sarebbe indispensabile che venissero allo scoperto, quantomeno creando articolazioni interne codificate dalla distinzione delle idee ma anche fino al punto – sano ai fini di una rigenerazione del sistema politico malato – di una separazione in forze distinte (sovranisti ed europeisti, pur se organizzati in correnti, non possono coesistere in un unico partito).
Ancorché scandito dall’odioso sistema delle espulsioni, paradossalmente pare più serio (pardon, meno infruttuoso) il lacerante scontro tra bande rivali in atto nel mondo pentastellato. Non fosse altro perché questa guerra fratricida è assai probabile che alla fine ci consegni il definitivo annientamento del cosiddetto “movimento”, con la più che auspicabile conseguenza che la parte maggiormente qualunquista dell’elettorato italiano torni alla sua storica vocazione dell’astensione dal voto, e che le miserevoli bandiere dell’antipolitica, dell’incompetenza al potere e del giustizialismo – che troppo hanno sventolato in questi anni di declino – lascino il posto a quelle del merito, del dovere e del garantismo. Anche perché se qualcuno crede davvero all’evoluzione moderata, liberale, europeista e atlantista di chi a suo tempo è stato partorito (da un comico fin troppo furbo e da una società di consulenza nata per far business) con il dna peronista, illiberale, no euro, pro decrescita (in)felice, filo Putin-Xi-Maduro – e sono convinto che Di Maio, di animo doroteo, sia uno dei pochissimi a prestarci fede sinceramente – ha il dovere di testimoniarlo uscendo e andando altrove (e magari lasciando allo smanioso Conte l’ingrato compito di rimanere sotto le macerie). Altrimenti la contraddizione, anzi la contrapposizione, tra il punto di partenza e quello di arrivo è troppo stridente per rendere credibile il percorso. Infine, produce horror vacui osservare gli infiniti tentativi da parte delle moltitudini che sono o credono di essere il “centro politico” di cercare un “centro di gravità permanente”, per dirla alla Battiato, in cui ciascuno possa prendere il sopravvento sugli altri. Fallendo così ogni possibilità di aggregazione: Renzi e (ora) Salvini in competizione nel tentativo di annettersi le spoglie di Forza Italia, le diaspore laiche e cattoliche, radicali e moderate che s’incontrano e si lasciano alla velocità della luce, la società civile che produce sigle promettenti ma che hanno un po’ tutte il difetto (letale) dell’eccesso di personalizzazione a discapito delle matrici culturali e basi programmatiche. Ecco, se questa è la cornice politico-parlamentare entro cui giocoforza agisce Draghi, deve essere chiaro dove iniziano e dove finiscono le sue responsabilità e quelle degli altri. Al presidente del Consiglio spettano essenzialmente due compiti, che corrispondo ad altrettanti “buchi” (voragini, per meglio dire) che il governo precedente gli ha lasciato in eredità: predisporre il piano vaccinale che non c’è, unica possibilità che ci è rimasta per vincere la pandemia dopo il sostanziale fallimento del piano sanitario che ha rincorso il virus senza mai acchiapparlo; riscrivere i contenuti del piano per il Recovery e ridefinire la governance chiamata a gestirlo, impegnando investimenti e imbastendo riforme per i prossimi sei anni in modo tale che qualunque governo successivo non possa mettere in discussione nulla. Non sarà facile, ma la corrispondenza tra la dimensione europea di questi passaggi e la caratura internazionale della sua personale credibilità è un’arma di cui l’Italia non disponeva e che ora è finalmente a nostra disposizione.
A tutti gli altri – personalità e forze politiche esistenti e potenziali – spetta il resto: auto-riformarsi, morire e nascere (politicamente parlando), riscrivere le regole (la legge elettorale, ma non solo) in coerenza con il ridisegno della architettura istituzionale. Ripensare il sistema, insomma. O se si vuole, passare finalmente ad una vera Terza Repubblica (concedendo, magnanimamente, che la Seconda avesse titolo di definirsi tale). Compito non meno difficile di quello di Draghi. Ma se si sciupa l’occasione, ha ragione Enrico Letta a denunciarlo con forza, la conseguenza sarà una nuova, ancor più spaventosa ondata di populismo. E sarà così che ci risveglieremo in Venezuela. Enrico Cisnetto direttore sito http://www.terzarepubblica.it

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La ricerca non ha limiti se sgomberiamo la mente dai pregiudizi

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

L’umiltà si è smarrita anche nell’approccio nella conoscenza nel campo delle ricerche parapsicologiche. Questi studi, che hanno origini lontane, restano d’attualità e presagiscono e anticipano svolte successive dell’interpretazione parapsicologica. Direi che sono anche indubbiamente anticipatori di posizioni della più avanzata contemporanea antropologia culturale. Sono la conseguenza di una meditata ricerca nell’ambito di quella sfera di eventi che escono dall’abituale normalità della nostra cultura per entrare in un’altra normalità, ma di altri livelli.
Sono quelli che le discipline scientifiche contemporanee, come la recente fisica e la psicologia del profondo hanno dimostrato esistere al di là dello spazio e del tempo.
Vi sono quindi multilivelli di normalità che vanno tenuti parimenti in considerazione e rispettati per ciò che sono e rappresentano anche se la parapsicologia può essere considerata a pieno titolo una scienza di “confine”, ma non per questo va ghettizzata. Da essa partono continue indicazioni, lo si voglia o no, e che rimandano ad “altro” e questo altro si ciba, checché si dica, delle sue verità.
Non dimentichiamo che noi restiamo sempre alla ricerca di una risposta ai nostri interrogativi morali ed esistenziali e indagare sui possibili sbocchi fa parte della nostra natura, a prescindere. La scienza, del resto, ci ha già condotto per mano tra gli infiniti spazi del creato e del microcosmo e dove la stessa mente umana non avrebbe potuto nemmeno concepirlo un secolo prima. Esistono, infatti, delle certezze matematiche dalle quali non si può astrarre. E’ il caso degli iperspazi. Essi costituiscono una delle teorie più elevate ed astratte della matematica tanto che al loro apparire furono considerate come semplice fantascienza. Tuttavia, per evitare equivoci, va anche ricordato che la scienza non è in grado di affrontare la totalità del pensiero ma solo delle astrazioni di essa.
Ma in ogni caso tutte le volte che modifica le sue frontiere deve, nello stesso tempo, revisionare i suoi principi e, così facendo, tutto il pensiero dell’uomo nel suo insieme è sottoposto a profonde rettifiche.
Ma solo in tale misura le conoscenze si scambiano utili informazioni e si evolvono pur nel rispetto delle singole autonomie. In questa fattispecie il mondo scientifico deve essere considerato come un sistema in perenne evoluzione da cui emergono – per Charles Singer – “degli esemplari di valore e precisamente quegli esemplari che furono così risolutamente respinti dai filosofi materialisti della precedente generazione. Per nostra fortuna quel tipo di filosofo che si permetteva di ignorare le grandi conclusioni a cui è arrivata la scienza, sta ora per scomparire.” (Riccardo Alfonso)

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Il quarto potere: limiti e devianze

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Mi viene da sorridere pensando che il quarto potere è attribuito ai giornalisti, in specie se guardo le vicende che accadono in Italia. Semmai dovremmo considerarlo un potere a “mezzo servizio” nella triangolare: editori, politici e sponsor pubblicitari. Vi sono dentro ma ad autonomia limitata. La libertà di stampa dovrebbe essere tutt’altra cosa. Ma cos’è questa libertà di cui tutti ne parlano ma non sempre ci è chiaro il suo significato reale? Se penso ai tanti giornalisti che sono morti ammazzati dalla criminalità organizzata per non aver taciuto non tanto sulle loro malefatte quanto sui loro rapporti sottobosco con le istituzioni, che muoiono per raccontarci in prima linea le storie di guerra, le rivolte popolari, le repressioni feroci delle dittature, ritengo che per essi vada espresso, senza riserve, tutta la stima e la considerazione che si meritano. Questo è un modo per dimostrarci che la libertà di stampa esiste e ha un prezzo che spesso non è rilevato nella giusta misura dal popolo dei lettori e più in generale dal grosso pubblico. Vi è anche un giornalismo di tutt’altra natura che convive con il mondo degli eroi, che non si abbevera alla fonte dei riscontri obiettivi, che non rispetta il dolore e la sofferenza altrui e che trasforma i carnefici in vittime e le vittime in negrieri. In questa tendenza alle “devianze” il giornalista, da una parte, entra in un gioco più grande di lui e ne rimane avviluppato forse per inesperienza, forse per la maggiore abilità dei cultori della disinformazione, forse per le logiche della pubblicità che trova negli scandali, nelle situazioni scabrose un modello di attenzione pubblica che procura più ritorni finanziari. In queste anormalità sono complici gli stessi lettori che alzano l’indice d’ascolto se un politico passa una notte brava in un night, ha una relazione omosessuale e bacia un boss della malavita pluriricercato ma, nella fattispecie, è a piede libero.
Non è giusto, ovviamente, tacere se si hanno prove concrete, ma dovremmo curarne, in ogni caso, la moderazione. Dovremmo evitare che da un episodio si faccia di tutta l’erba un fascio e spingere il lettore a credere che la classe politica sia costituita in massima parte da corrotti, corruttori e corruttibili. In questo la responsabilità non è sola del cronista, o meglio del suo modo di rappresentare certi fatti, ma anche di quelle classi sociali che una volta individuata la mela marcia, nel loro paniere, non si affrettano a toglierla di mezzo invece di approntare una difesa corporativa e leziosa e prendersela con chi ne ha pubblicata la notizia.
Dovremmo, insieme, imparare ad avere maggiore rispetto per il prossimo, a saper distinguere i diversi ruoli e a renderci conto che uno scritto può diventare un’arma impropria ma fare altrettanto male e che il ruolo del giornalista non è solo quello d’informare ma di saperlo fare con intelligenza e una buona dose di prudenza nel vagliare la bontà delle sue fonti. (Riccardo Alfonso)

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Antipolitica: ragioni e limiti

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2020

Per quanto da anni siamo costretti a digerire nella conduzione della politica in Italia, di certo ci resta solo il disgusto e sicuramente comprendiamo il malessere che da tutto ciò promana. Va, tuttavia, fatto un distinguo per meglio chiarire il concetto. La politica, come giustamente si osserva da più parti fa parte della nostra vita. Ciò significa che la “nausea” non è nella parola e nel suo ruolo espresso nel sociale e civile, quanto nel comportamento di chi si avvale di questa bandiera per farne un vessillo per proprio uso e consumo. E il danno d’immagine e la percezione che ne ricaviamo rendono ancora odioso quest’andazzo poiché rischia di trasformarsi in una tendenza accettata come normale dai soliti opportunisti. E molti dei politici, che oggi rappresentano questa visione comportamentale, sia appartenenti all’attuale coalizione di governo che delle stesse opposizioni, assumono agli occhi dell’opinione pubblica qualcosa di incomprensibile e finiscono con l’identificarsi in una sorta di difesa ad oltranza della casta e con tutte le sue ambiguità e doppiezze. E ancor più grave appare la situazione poiché si ha la convinzione che non sia possibile un ricambio non tanto generazionale ma nel modo di fare politica. Ciò spiega la reazione di chi oggi afferma che non intende andare a votare (siamo già al 38% degli elettori) perché se ha perso la fiducia nel proprio riferimento politico, lo è altrettanto per il suo opposto. D’altra parte, sarebbe impensabile supporre che vi possa essere, sic et simpliciter, un azzeramento dell’attuale classe politica e la sua sostituzione con personaggi nuovi di zecca. Ciò potrebbe verificarsi a una sola condizione: se ci fosse una guerra civile e non è certo il caso in cui potrebbe imbattersi l’Italia. Non solo. Anche se ciò accadesse, non sarebbe detto che il “ricambio” fosse assicurato. La caduta delle stesse dittature dal fascismo al nazismo e al franchismo in Spagna dimostrarono che non pochi dirigenti legati al precedente regime rimasero a galla o furono regolarmente riciclati nel nuovo ordine istituzionale. A mio avviso ci sarebbe una sola risposta: la nascita di un partito fatto di persone in prevalenza legate al mondo del lavoro, non tanto giovani se non altro per potervi riconoscere il loro modus vivendi per il vissuto e la loro non ingerenza nelle pastoie dell’attuale andazzo politico e relativo sistema lobbistico. Alla fine, dovremmo dire che non è la politica che va cambiata ma gli uomini che la rappresentano a condizione che siano dei fanatici della democrazia, della libertà e della giustizia. Senza dubbi e senza tentennamenti. Forse con ciò entriamo nel mondo delle utopie. Forse. (Riccardo Alfonso)

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Mascherine: Regole e limiti in vigore per farmacie

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

«Sono molto confidente che siamo vicini alla soluzione del problema relativo ai prezzi delle mascherine». Lo ha detto oggi, in conferenza stampa, Domenico Arcuri, commissario straordinario, che già nei giorni scorsi aveva delineato la strategia anti-speculazioni in due punti: immettere sul mercato grandi quantitativi di mascherine e fissarne il prezzo massimo in un provvedimento. Intanto, sempre sul tema dispositivi di protezione individuale, da Federfarma arriva un riepilogo sulle modifiche alla normativa che si sono susseguite in questo periodo di emergenza.Il dato di ieri ci dice che «ci sono 40,3 milioni di mascherine nei magazzini delle Regioni» fa il punto in conferenza stampa presso la Protezione Civile Domenico Arcuri, toccando i vari aspetti della strategia per la cosiddetta Fase due. «Serviranno per fronteggiare picchi di domanda o rigurgiti dell’emergenza. Ormai questo argomento ha lasciato il passo a ulteriori questioni. Continueremo una massiccia distribuzione e sono soddisfatto della trasparenza delle Regioni che dichiarano di averne un po’ più di quelle che servono».La disponibilità di mascherine sul territorio, d’altra parte, è uno dei perni della strategia per contenere il fenomeno delle speculazioni sui prezzi: «La speculazione» aveva detto nella conferenza stampa del 18 aprile, «la si sconfigge mettendo sul mercato più mascherine possibile, e lo abbiamo già fatto. Poi fissando un prezzo massimo per le varie tipologie, e lo faremo» con un provvedimento. «Credo» è la dichiarazione di oggi «che in qualche giorno il problema del prezzo massimo delle mascherine non ci sarà più. Sono molto confidente che siamo vicini alla soluzione».Intanto, da Federfarma arrivano alcuni consigli e un riepilogo sulle modifiche alla normativa relativa ai dispositivi di protezione individuale che si sono susseguite fino ad ora. In particolare, in merito all’Ordinanza n. 9 del 9 aprile 2020, nella quale è stata data la possibilità per le farmacie di procedere alla consegna di Dpi anche singolarmente, viene ribadito che «la vendita al dettaglio anche di una sola unità di Dpi senza imballaggi di riferimento deve prevedere un prezzo inferiore o pari all’importo previsto per la singola confezione diviso il numero dei Dpi presenti nella stessa. Al fine di evitare contestazioni, si suggerisce di conservare in ogni caso anche il prezzo di una confezione integra con riferimento tanto ai prezzi di acquisto, quanto ai prezzi di vendita, con indicazione del margine praticato dalla farmacia».Per quanto riguarda poi le informazioni da dare ai consumatori si tratta di quelle «previste dal cosiddetto Codice del consumo (decreto legislativo 6 settembre 2005, n.206) e dalla normativa di settore, che potranno essere fornite con modalità semplificate, anche mediante apposizione su un cartello. In particolare si tratta di:
a) denominazione del prodotto (es. mascherine chirurgiche, Ffp2, Ffp3, Kn95 etc);
b) Identificativi produttore, importatore o soggetto che immette in commercio (e ciò in conformità a quanto sopra detto in riferimento all’articolo 15 del D.L. 18/2020);
c) Paese di origine (se situato fuori dell’Unione europea);
d) materiali impiegati e metodi di lavorazione determinanti per la qualità o le caratteristiche merceologiche del prodotto (se tali indicazioni sono presenti sulla confezione);
e) istruzioni, destinazione d’uso, e se del caso, informazioni per la pulizia (ad es., per i Dpi riutilizzabili se tali indicazioni sono presenti sulla confezione);
f) data di fabbricazione o di scadenza del Dpi;
g) organismo/autorità che ha certificato/autorizzato il Dpi (comprendendo tra detti soggetti il Ministero della salute, l’Iss e l’Inail).
Infine, per quanto riguarda poi il provvedimento che ha previsto deroghe per produttori e importatori relativi alle mascherine, purché si provveda all’invio di un’autocertificazione a Iss/Inail (decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18), viene ricordato che «tra i soggetti tenuti a produrle non rientrano le farmacie, che, però, saranno comunque tenute a conservare tali documenti» rilasciati dai soggetti interessati «anche ai fini dei controlli da parte delle Autorità». (By Francesca Giani – fonte Farmacista33)

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Incontro “Investire nella locazione – Limiti e opportunità”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

Roma l’11 novembre presso il Centro Carlo Azeglio Ciampi per l’educazione monetaria e finanziaria (via Nazionale, 190), dalle 9.30 alle 13.00 organizzato da Sidief e Banca d’Italia. Parteciperanno, tra gli altri, Daniele Franco, Vice Direttore Generale BANCA D’ITALIA, Mario Breglia, Presidente SIDIEF, Fabrizio Di Lazzaro, Professore Ordinario di Economia Aziendale LUISS GUIDO CARLI, Luigi Donato, Capo Dipartimento Immobili e Appalti BANCA D’ITALIA, Luigi Cannari, Vice Capo Dipartimento Economia e statistica BANCA D’ITALIA, Gabriele Buia, Presidente ANCE, Silvia Rovere, Presidente ASSOIMMOBILIARE, Giorgio Spaziani Testa, Presidente CONFEDILIZIA.

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I limiti delle partnership lavorative

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

In un mondo lavorativo sempre più dominato dalla competizione, avere un’idea brillante non sempre equivale a una grande opportunità di business se non supportata dal giusto socio in affari. Basti pensare che alcune delle compagnie più famose al mondo sono nate da proficue partnership lavorative capaci di superare le avversità, visto che non sempre i rapporti societari tra “Il Gatto e la Volpe” sono idilliaci: Steve Jobs e Steve Wozniak hanno fondato Apple, Mike Krieger e Kevin Systrom hanno creato Instagram, Larry Page e Sergey Brin hanno portato alla luce Google, William Procter e James Gamble hanno ideato l’omonima Procter & Gamble, mentre Bill Gates e Paul Allen hanno fondato Microsoft. Ma cosa accade quando a prevalere sono le incomprensioni tra soci? Secondo una ricerca americana pubblicata su Forbes, oltre il 70% delle giovani startup fallisce nel giro di 5 anni a causa di conflitti interni. Molte partnership si concludono infatti per una mancanza di valori condivisi che diventa a lungo andare una fonte crescente di attrito. E ancora, secondo un’indagine di Harvard Business Review, lo scontro tra personalità differenti è una delle cause principali che porta alla rottura di una partnership, seguita soltanto dalla mancanza di fiducia. Ma quali sono i consigli degli esperti per trovare il business partner ideale e iniziare un percorso duraturo? Bisogna possedere delle competenze complementari in modo da creare sinergie virtuose, impostare correttamente gli accordi della partnership sin dall’inizio per evitare beghe legali in futuro e comprendere in maniera onesta le dinamiche di ruolo.“La partnership societaria può rappresentare una notevole forza propulsiva verso risultati di successo, ma al tempo stesso configurarsi come una gabbia da cui non si riesce a uscire facilmente. Le ragioni di successo o insuccesso sono da ricercarsi sia nella dinamica che si crea fra i soci stessi, sia nelle caratteristiche individuali – spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia, che ha affiancato grandi imprenditori e professionisti nel raggiungimento dei propri obbiettivi – Per dinamica s’intende il tipo di relazione che si sviluppa tra le due parti, caratterizzata da ruoli ufficiali che vengono determinati anche dal tipo di comportamento. Molto spesso accade che una persona si sacrifica e l’altra si lamenta in continuazione, una rimane in silenzio e l’altra si sente incompresa. Per questo motivo è fondamentale impostare correttamente gli accordi commerciali sin dall’inizio, comunicare in maniera costante e, se necessario, avere la capacità di chiudere al momento giusto”. Ma non è tutto, perché le partnership lavorative tendono a diventare più ostiche e difficili da mantenere nel tempo se i soci in affari sono coinvolti in una relazione amorosa o addirittura legati da un vincolo matrimoniale. Basti pensare che secondo una ricerca americana pubblicata su Entrepreneur, il 45% delle coppie sposate che decide di instaurare una partnership lavorativa finisce poi per interrompere la propria relazione o addirittura divorziare. Dato che si amplifica anche nel mondo dello star system dove, nel corso degli anni, sono state numerose le coppie di celebrities americane ad aver iniziato un business assieme per poi mollare il colpo: Jay-Z e Beyoncé hanno lanciato nel 2014 Tidal, un servizio musicale in streaming che si prefiggeva lo scopo di rivoluzionare l’intero settore, salvo poi decidere di estromettersi, Demi Moore e Bruce Willis hanno fondato negli anni ’90 Planet Hollywood, una catena di ristorazione ispirata al mondo glamour del cinema, decidendo poi di non investirci più, Debi Mazar e lo chef Gabriele Corcos hanno aperto nel 2015 un ristorante a Brooklyn chiamato Tuscan Gun Officine Alimentari, andato in bancarotta nel giro di 3 anni.

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La Corte d’Appello ribadisce i limiti nella realizzazione delle rassegne stampa

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 giugno 2019

“Esprimo soddisfazione per la sentenza della Corte d’appello di Roma sulle rassegne stampa che ribadisce i principi stabiliti dalla Cassazione già nel 2006 e conferma che le uniche rassegne stampa a poter essere realizzate – nel rispetto dei limiti imposti dalla legge sul diritto d’autore – sono solo quelle con articoli per i quali l’editore non si è riservato la riproduzione”. Così il Presidente della FIEG, Andrea Riffeser Monti, commenta la sentenza della Corte di appello di Roma pubblicata ieri, a conclusione del secondo grado di giudizio che vede contrapposti gli editori di giornali a due agenzie di rassegne stampa. “La riaffermazione di tale principio consentirà di proseguire verso una più efficace tutela del diritto d’autore – conclude Riffeser Monti – e verso forme di cooperazione tra titolari di diritti sui contenuti editoriali e operatori che riproducono ed elaborano i contenuti altrui protetti da tali diritti.”

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Johann Rossi Mason Cervello senza limiti (Codice)

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 giugno 2019

Torino Mercoledì 12 giugno, ore 18 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 Johann Rossi Mason Cervello senza limiti (Codice) Con Danilo Zagaria.
Studenti e professori universitari, ma anche manager, piloti e chirurghi. Negli ultimi anni l’uso dei nootropici (farmaci in grado di migliorare le capacità cognitive e permettere di sostenere i ritmi imposti da un mondo sempre più competitivo), ha subito un impressionante aumento, al punto che negli Stati Uniti il Ritalin è diventato un vero e proprio blockbuster da oltre tre milioni di ricette al mese. C’è chi condanna l’uso di queste sostanze, chi avverte sui pericoli e chi invece sostiene che la società dovrebbe accettarne i benefici, purché sostenuti da ricerche in grado di dimostrarne la sicurezza. Johann Rossi Mason con Cervello senza limiti (Codice) ci introduce all’argomento mercoledì 12 giugno alle ore 18 al Circolo dei lettori, insieme a Danilo Zagaria.
Dai laboratori e dalle università più prestigiose, la cultura del brain enhancement si sta diffondendo come un virus. Tra vent’anni assumeremo le nostre “pillole cerebrali” assieme al primo caffè della mattina? Johann Rossi Mason firma la prima inchiesta giornalistica italiana sul potenziamento cerebrale, tra storie e aneddoti ma anche tanta ricerca scientifica.Johann Rossi Mason, classe 1969, è specializzata in neuroscienze, psichiatria, psicologia sociale, etologia umana, antropologia culturale e bioetica e ha iniziato nel 1990 la carriera giornalistica collaborando per 18 anni con La Repubblica e il Gruppo L’Espresso. È stata conduttrice tv in Rai dal 2005 al 2007; ad oggi ha un suo blog sull’Huffington Post e ha scritto diversi libri e saggi scientifici di cui Cervello senza limiti (Codice) è l’ultimo.

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La persecuzione anticristiana non conosce limiti

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Non conosce confini geografici la persecuzione anticristiana. E non conosce tregue legate alle più importanti celebrazioni liturgiche come ovviamente la domenica di Pasqua. Se nel 2016 nel giorno della Risurrezione di Gesù ad essere colpita da un attacco terroristico ad opera di un kamikaze talebano fu la comunità cristiana del Pakistan, e se nel 2017 l’orribile destino Isis lo riservò alla comunità copta in Egitto, oggi l’estremismo religioso ha colpito la Pasqua della comunità cristiana nello Sri Lanka. Aiuto alla Chiesa che Soffre piange questi fratelli assassinati durante la Santa Messa soltanto perché Cristiani. Colpevoli, per i persecutori, di una duplice colpa, essere appunto Cristiani, pacifici e pacificatori, ed essere, in quanto Cristiani, percepiti vicini ai Paesi d’Occidente. È ora di manifestare reale, e non di sola facciata, indignazione. Innanzitutto aiutando concretamente le minoranze religiose oppresse e non delegando a questo le sole Organizzazioni di carità. E sostenendo una battaglia culturale e politica perché la difesa della libertà religiosa torni a essere un diritto di serie A. Se ciò non accadrà adesso dopo sarà troppo tardi.

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Nuovi limiti alle emissioni di CO2 degli autocarri

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Bruxelles. Obiettivo vincolante di riduzione del 30% entro il 2030 per i nuovi veicoli pesanti Circa il 25% delle emissioni del trasporto su strada nell’UE proviene da camion e autocarri. Il primo regolamento UE sulla riduzione delle emissioni di CO2 per camion e autocarri è stato approvato in via definitiva giovedì.La nuova legislazione, concordata in via informale con i ministri UE a febbraio, è stata adottata con 474 voti favorevoli, 47 contrari e 11 astensioni.Nel testo viene stabilito che le emissioni di CO2 dei veicoli pesanti, quali camion e autocarri, dovranno essere ridotte del 30% entro il 2030, con un obiettivo intermedio di riduzione del 15% entro il 2025, rispetto ai valori emessi nel 2019.Sempre entro il 2025, i costruttori dovranno garantire che almeno il 2% della quota di mercato delle vendite di veicoli nuovi sia costituito da veicoli a basse o a zero emissioni, al fine di contrastare il costante aumento delle emissioni del traffico stradale, di cui circa un quarto è dovuto ai veicoli pesanti. Inoltre, in linea con l’accordo di Parigi, la Commissione europea dovrà proporre nel 2022 nuovi obiettivi per il periodo successivo al 2030.

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Il Parlamento approva i nuovi limiti sulle emissioni di CO2 per auto e furgoni

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

I deputati europei hanno approvato in via definitiva delle misure per ridurre le emissioni di gas serra di automobili e furgoni entro il 2030.
Deputati e i ministri UE hanno concordato un obiettivo più elevato (37,5%) di riduzione delle emissioni delle autovetture nuove entro il 2030, rispetto a quello proposto dalla Commissione europea (30%). La legislazione fissa inoltre un obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 per i nuovi furgoni (31%) entro il 2030.Il testo legislativo è stato adottato con 521 voti favorevoli, 63 voti contrari e 34 astensioni. E’ ora necessaria l’adozione formale del Consiglio UE, prima della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.I produttori le cui emissioni medie superano i limiti dovranno pagare un’indennità. Entro il 2023, la Commissione europea dovrà valutare se destinare o meno tali importi a un fondo specifico per la transizione verso una mobilità a emissioni zero e per sostenere la formazione dei lavoratori del settore automobilistico.
La nuova legge prevede che l’intero ciclo di vita delle emissioni delle autovetture sia valutato a livello europeo. La Commissione dovrà inoltre valutare l’opportunità di disporre di una metodologia comune per la valutazione e di una comunicazione coerente dei dati entro il 2023. Se del caso, dovrebbe essere varata una normativa in materia.

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“Limiti e orizzonti nella cura”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

Riccione, 15/17 novembre 2018 Palazzo dei Congressi, Viale Virgilio, 17 Il fil rouge del XXV Congresso SICP – Società Italiana Cure Palliative è rappresentato dal tema “Limiti e orizzonti nella cura” che rappresentano due parole chiave per la filosofia che ispira l’operato delle équipe di cure palliative. Il “limite” assume, nelle cure palliative, molteplici significati, da quelli temporali (tempo residuo di vita, tempo disponibile per la cura) a quelli spaziali (quale sarà il miglior ambiente di cura: il domicilio?, l’Hospice?, l’Ospedale? le Residenze per Anziani?) o quelli legate alle risorse (economiche, organizzative, psico-fisiche) o ai vincoli giuridici, deontologici ed etici della medicina. L’altra parola chiave è “orizzonti” che può rivestire molteplici significati: la dimensione spazio-temporale del percorso di cura, la dimensione emotivo-relazionale connessa alla vicenda malattia, il confine della diffusione culturale delle cure palliative nella società, nella medicina e nelle Università. Particolarmente interessante sarà lo sviluppo delle riflessioni attorno al rapporto fra “Limite” e “Orizzonte” poiché il limite non si riduce nel solo limitare e confinare ma contiene in sé la vocazione al suo superamento mentre, per converso, l’orizzonte è una prospettiva inevitabilmente in movimento che racchiude ma nel contempo sfuma nella sua esplorazione liminale.Non per nulla il congresso si apre ufficialmente con una riflessione sul piano filosofico e sanitario sulle declinazioni dei limiti alla cura, dopo aver iniziato con sessioni dedicate ai casi Charlie Gard e Alfie Evans che hanno sollevato un clamore mediatico, al grave deficit di formazione universitaria in cure palliative o con corsi monotematici dedicati alle tendenze della ricerca in cure palliative, alla spiritualità al temine della vita e alla costruzione di scelte eticamente consapevoli nei trattamenti sanitari.

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Gli scopi e i limiti della ricerca parapsicologica

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Lo psichiatra Ian Stevenson condusse gran parte delle sue ricerche e quelle dei suoi collaboratori sulla reincarnazione. La psicologa Thelma Moss, a sua volta, impiegò molto del suo tempo nello studio dell’effetto Kirlian nel laboratorio parapsicologico di UCLA. Si pensava, tra l’altro che fosse un modo per fotografare l’aura, una sorta di campo o radiazione luminosa invisibile che circonderebbe il corpo umano. La storia dei santi, per esempio, è costellata di fenomeni che potrebbero rientrare nella logica dei fenomeni paranormali. Penso, ad esempio, alla levitazione, all’apparizione delle stimmate, alla comparsa, in particolari circostanze, di un alone luminoso che circonda il capo di questi sant’uomini. E su tale filone penso all’influenza che esercitarono i maestri spirituali provenienti dall’Asia e le loro affermazioni sui poteri prodotti dalla meditazione tanto da spingere la ricerca verso gli “stati alterati della coscienza”. Il direttore dell’American Society for Psychical Research, Karlis Osis, condusse esperimenti sulle esperienze extracorporee e sui segnali astrali. Il fisico Russell Targ coniò il termine “visualizzazione remota” (remote viewing) per utilizzarlo nelle sue ricerche Psi nel 1974.
In quegli anni anche gli accademici che non si occupavano di parapsicologia sembravano ottimisti sulle ricerche che si stavano conducendo. Nel 1979 un sondaggio tra più di 1100 professori universitari negli Stati Uniti mise in luce come solo il 2% degli psicologi ritenesse la percezione extra-sensoriale impossibile.
Una più alta percentuale (34%) riteneva che i fenomeni ESP fossero già provati o che comunque fosse possibile provarli. In un’altra area di studio la percentuale fu perfino più alta: il 55% di coloro che si occupavano di scienze naturali, il 66% di coloro che si occupavano di scienze sociali (esclusi gli psicologi) e il 77% degli insegnanti d’arte e di materie umanistiche riteneva che fosse utile compiere ricerche sull’ESP.
Ciò non di meno dagli anni settanta in poi la considerazione per le ricerche parapsicologiche è andata progressivamente scemando. Le prime indagini furono considerate inconcludenti e i parapsicologi si trovarono di fronte la forte opposizione dei loro colleghi accademici. Alcuni effetti che sembravano essere paranormali, ad esempio l’effetto Kirlian, scomparvero quando furono testati sotto stretto controllo, lasciando quindi queste ricerche a un punto morto.
Molti laboratori di ricerca statunitensi furono chiusi, citando come ragione la mancanza di accettazione da parte della scienza e lasciando così la ricerca parapsicologica confinata nelle istituzioni private finanziate con fondi privati. Dopo ventotto anni di ricerche il Princeton Engineering Anomalies Research Laboratory chiuse i propri laboratori nel 2007. Due università negli Stati Uniti hanno ancora dei laboratori per la parapsicologia: il dipartimento per gli studi percettivi, con un’unità del dipartimento di medicina psichiatrica dell’università della Virginia, che studia la possibilità di una permanenza del conscio dopo la morte del corpo e il laboratorio Veritas dell’Università dell’Arizona che conduce ricerche sui medium.
Restano varie istituzioni private, incluso l’Institute of Noetic Sciences, a condurre e promuovere la ricerca parapsicologica.
Se ci spostiamo in Europa dobbiamo assegnare alla Gran Bretagna la leadership nella ricerca parapsicologica con privati che hanno fondato laboratori all’interno della Università di Edimburgo, dell’Università di Northampton, e della Liverpool Hope University, ed anche in diverse altre. Le ricerche parapsicologiche inoltre hanno trovato incremento anche in alcune sub-discipline della psicologia.
Un esempio ne è la psicologia transpersonale che si propone di studiare gli aspetti trascendenti o spirituali della mente umana e anomalie psicologiche, analizzando credenze paranormali ed esperienze soggettive anomale con i tradizionali strumenti della psicologia.
Questo lungo tratteggio si rifà alla storia del paranormale e delle scienze affini che riempiono gli scaffali della nostra memoria antica associata all’inconscia convinzione che nulla si crea e nulla si distrugge per cui anche il corpo ha una sua funzione come il pensiero e la stessa scintilla che dà la vita e che non vorremmo che abbia una sua conclusione spegnendosi a un certo punto del nostro percorso terrestre.
Questa convinzione forse migliore di molte altre può spiegarci il motivo per il quale siamo rimasti attaccati all’idea che ci possa essere un’altra vita di là della vita stessa. Abbiamo voluto, persino, rafforzarne il significato con l’afflato religioso o con l’idea di poter percepire sensazioni e persino vivere esperienze extracorporee.
A essi furono attribuiti influssi magnetici quando apponevano le loro mani in quelle dei fedeli e la possibilità che riuscissero a conseguire guarigioni inottenibili dalla scienza medica.
Si riuscì persino a ritenere nella preghiera e sotto l’effetto di una particolare ambientazione, la capacità di riuscire a creare fenomeni collettivi paranormali. Così a questi mistici, che in taluni casi erano confinati in anguste celle e dediti alla preghiera e all’auto fustigazione e all’uso di cilici, fu anche attribuito il fenomeno dell’ubiquità che li faceva apparire in luoghi diversi nello stesso tempo. Alla fine tutto questo sforzo religioso e laico, nella ricerca di una continuità della vita oltre la morte e i suoi possibili collegamenti tra le due situazioni, riuscì nel suo intento lasciando nell’immaginario collettivo la convinzione che noi non siamo nati invano e che invano non moriamo. (Riccardo Alfonso)

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I limiti dell’assistenza universale

Posted by fidest press agency su martedì, 3 luglio 2018

La voglia d’offrire il meglio di se, a tutti indistintamente, con quella che potremmo chiamare l’assistenza universale e le obiettive difficoltà nel reperire risorse per rispondere a tali aspettative, sono i nostri limiti culturali. E’ il cinismo di chi trasforma la medicina in un bene di lusso e non una necessità inderogabile per tutti.
La ricerca attraverso la farmacopea mondiale di cure palliative che creano dipendenza ma non sempre si possono considerare indispensabili per assicurare un miglior profilo salutare. Nello stesso tempo il fronte dei nemici avanza e si fa aggressivo. Penso a tutte le diverse forme tumorali che attaccano in vario modo, e con conseguenze spesso devastanti, il corpo umano.
Penso alle sofferenze che generano e alle dipendenze che creano per le quali la società non riesce a contenere e a sostenere con terapie adeguate.
Penso alle famiglie che vivono con il dramma di un loro caro che soffre, si dispera e che vedono spegnersi un poco alla volta irreversibilmente.
Penso all’impotenza di una medicina che per molti versi ha toccato traguardi impensabili solo qualche anno prima e che ora sembra voler gettare la spugna al cospetto di un nemico, riguardo a certe forme tumorali aggressive, che appare invincibile. Ci sono, ovviamente, dei successi o dei tentativi che tendono a bloccare o, per lo meno, a rallentare il corso del male, ma diventano ben poca cosa rispetto alle tante sconfitte che si devono, tuttavia, mettere in conto. Su tutto questo vi è la consapevolezza che si possa fare di più e di meglio se sapessimo ottimizzare le pur modeste risorse disponibili. Dovremmo mettere da parte, ad esempio, gli sprechi.
Dovremmo ricercare una migliore organizzazione del sistema sanitario sul territorio senza lasciarci sedurre dai facili guadagni e nel trasformare la medicina in una sorta di roulette in cui si gioca la salute sul tavolo di chi ha, rispetto a chi è. Manca spesso una medicina dal volto umano, una medicina che sappia coniugare il cuore la mente in un solo afflato umanitario e solidale per un valore che ci appartiene ed è indivisibile. E’ anche una questione di priorità. (Riccardo Alfonso da Medicina online parte prima)

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Oltre i limiti della malattia

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

Bergamo. Grazie alla generosità di Ubi Banca e dell’Associazione IBIS, arriva al Papa Giovanni una figura professionale – tecnicamente un case manager, letteralmente “coordinatore del caso” – specializzata nel facilitare l’accesso dei pazienti con SLA e altre gravi malattie neurologiche ai servizi di cui hanno bisogno, anche quelli fuori dall’ospedale, come vuole la Riforma del Sistema socio sanitario di Regione Lombardia.E’ questo il cuore del progetto Superabile, chiamato così perché ha come obiettivo ultimo quello di consentire ai pazienti di superare i limiti imposti dalla malattia, soprattutto sul fronte della comunicazione e dei movimenti, e di acquisire nuove abilità e competenze e una migliore qualità della vita.
Superabile è l’estensione del progetto “Un Case manager per la SLA”, realizzato nel triennio 2015-2017 grazie al sostengo dell’ Associazione Ibis, che ha visto un professionista impegnato nella rilevazione dei bisogni assistenziali dei pazienti con SLA – in occasione degli accessi in day Service, degenza, a domicilio o interpellando medici, infermieri, terapiste, psicologhe e assistenti sociali -, per adeguare il piano assistenziale alle effettive necessità e consentire la tempestiva fornitura di protesi e ausili per il movimento, il controllo ambientale, la comunicazione e il superamento di barriere architettoniche.Il progetto Superabile intende ricalcare questo percorso, estendendo la figura del Case Manager anche ai pazienti con altre malattie neurologiche che comportano un analogo deficit funzionale e neuromotorio destinato a peggiorare nel tempo, e adeguandone il ruolo ai cambiamenti previsti dalla Riforma del Sistema socio sanitario della Regione Lombardia.Questo progetto è realtà grazie alla sensibilità e generosità di Ubi Banca e dell’Associazione IBIS, da tempo vicine al Papa Giovanni, ai suoi pazienti e alle loro necessità.
“Nuovamente ci troviamo a collaborare con l’Ospedale di Bergamo, portando avanti una storica ed importante sinergia che risale alla sua fondazione e confermando la nostra volontà di tradurre in modo concreto lo slogan “fare Banca per bene” – interviene Luca Gotti, Responsabile Macro Area Territoriale Bergamo e Lombardia Ovest di UBI Banca -. Il progetto che oggi viene presentato, e che ci coinvolge direttamente, rappresenta un sostanziale tentativo di combattere una terribile malattia che potrebbe affliggere tutti quanti noi, ecco il motivo per cui abbiamo accolto la richiesta di aiuto dell’Associazione IBIS, riaffermando così, una volta di più, il nostro ruolo istituzionale all’interno del tessuto bergamasco e il forte legame che abbiamo con le Associazioni.”“Grazie alla generosità del territorio bergamasco siamo riusciti già dal 2015 ad anticipare le linee strategiche di cura e presa in carico che la Riforma della sanità di Regione Lombardia sta estendendo a tutti i pazienti cronici e fragili – ha commentato Carlo Nicora, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Oggi riusciamo a rinnovare ed estendere questo servizio, sempre grazie al sostegno di realtà bergamasche molto attente ai bisogni dei malati, consapevoli che i case manager sono figure sempre più centrali nella cura di pazienti con necessità che vanno oltre il confine del reparto o dell’ambulatorio ospedaliero”.

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I limiti alle intercettazioni proposti dal governo e il diritto di cronaca

Posted by fidest press agency su domenica, 5 novembre 2017

GiornalistiLo affermano, Federazione nazionale della Stampa italiana e Ordine dei giornalisti nella seguente nota: “Le critiche sollevate da magistrati, avvocati, giuristi e associazioni dei giornalisti dovrebbero indurre il governo a rivedere la proposta sulle intercettazioni e il Parlamento a sollecitare radicali modifiche. Sulla cosiddetta “essenzialità” rischia di innescarsi un grave conflitto con pesanti ripercussioni sullo stesso diritto di cronaca e sul diritto dei cittadini ad essere informati su questioni essenziali come la conoscenza di vicende di mafia, corruzione e malaffare. Nel testo, non casualmente, manca per l’ennesima volta il riconoscimento del diritto di pubblicare ogni notizia che abbia il requisito del “pubblico interesse” e della “rilevanza sociale”, a prescindere dalla rilevanza penale, così come stabilito in diverse occasioni dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il governo finge di ignorare che non tutto ciò ha rilevanza per l’opinione pubblica deve avere necessariamente rilevanza penale. Per questo va salvaguardato il diritto dei giornalisti di pubblicare le notizie, anche se coperte da segreto o senza alcuna rilevanza penale, che possano contribuire a rendere l’opinione pubblica informata. Per questa ragione, oltre a sollecitare le opportune modifiche, Federazione nazionale della stampa italiana e Ordine dei giornalisti saranno al fianco dei colleghi che dovessero essere denunciati, o subire qualsiasi forma di censura, per aver deciso di rispettare gli obblighi deontologici ed il dovere di informare. La nostra critica al testo approvato dal governo è ulteriormente rafforzata dall’assenza di una qualsiasi iniziativa tesa a contrastare le cosiddette “querele bavaglio”, diventate il vero strumento di aggressione e minaccia contro i cronisti che tentato di “illuminare” i territori occupati da mafie e malaffare. Di fronte a questo quadro la Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Ordine nazionale dei giornalisti promuoveranno riunioni congiunte degli esecutivi, predisponendo un calendario di iniziative che coinvolgeranno tutte le strutture regionali e nazionali. Non è più possibile accettare che si trovino tempi e maggioranze in Parlamento quando si tratta di dare una “stretta” sulle intercettazioni e non si trovi mai la volontà politica per cancellare il carcere per i giornalisti e per dare una “stretta” a chi insidia il diritto di cronaca e l’articolo 21 della Costituzione”. (fonte: Franco Abruzzo)

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Antipolitica: ragioni e limiti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 ottobre 2017

camera deputatiPer quanto da anni siamo costretti a digerire nella conduzione della politica in Italia, di certo ci resta solo il disgusto e sicuramente comprendiamo il malessere che da tutto ciò promana. Va, tuttavia, fatto un distinguo per meglio chiarire il concetto. La politica, come giustamente si osserva da più parti fa parte della nostra vita. Ciò significa che la “nausea” non è nella parola e nel suo ruolo espresso nel sociale e civile, quanto nel comportamento di chi si avvale di questa bandiera per farne un vessillo per proprio uso e consumo. E il danno d’immagine e la percezione che ne ricaviamo rendono ancora odioso quest’andazzo poiché rischia di trasformarsi in una tendenza accettata come normale dai soliti opportunisti. E molti dei politici, che oggi rappresentano questa visione comportamentale, sia appartenenti all’attuale coalizione di governo che delle stesse opposizioni, assumono agli occhi dell’opinione pubblica qualcosa di incomprensibile e finiscono con l’identificarsi in una sorta di difesa ad oltranza della casta e con tutte le sue ambiguità e doppiezze. E ancor più grave appare la situazione poiché si ha la convinzione che non sia possibile un ricambio non tanto generazionale ma nel modo di fare politica. Ciò spiega la reazione di chi oggi afferma che non intende andare a votare (siamo già al 38% degli elettori) perché se ha perso la fiducia nel proprio riferimento politico, lo è altrettanto per il suo opposto. Ne deriva un difficile recupero d’immagine anche perché lo stesso outsider espresso anni fa da Silvio Berlusconi, che volle significare una discontinuità nel rapporto politica/elettori, è oggi fallito miseramente anche se oggi è tentato a riproporlo di nuovo sperando nella memoria corta degli italiani. D’altra parte sarebbe impensabile supporre che vi possa essere, sic et simpliciter, un azzeramento dell’attuale classe politica e la sua sostituzione con personaggi nuovi di zecca. Ciò potrebbe verificarsi a una sola condizione: se ci fosse una guerra civile e non è certo il caso in cui potrebbe imbattersi l’Italia. Non solo. Anche se ciò accadesse, non è detto che il “ricambio” fosse assicurato. La caduta delle stesse dittature dal fascismo al nazismo e al franchismo in Spagna dimostrarono che non pochi dirigenti legati al precedente regime rimasero a galla o furono regolarmente riciclati nel nuovo ordine istituzionale. A mio avviso ci sarebbe una sola risposta: la nascita di un partito fatto di persone in prevalenza legate al mondo del lavoro, non tanto giovani se non altro per potervi riconoscere il loro modus vivendi per il vissuto e la loro non ingerenza nelle pastoie dell’attuale andazzo politico e relativo sistema lobbistico. Alla fine dovremmo dire che non è la politica che va cambiata ma gli uomini che la rappresentano a condizione che siano dei fanatici della democrazia, della libertà e della giustizia. Senza dubbi e senza tentennamenti. Forse con ciò entriamo nel mondo delle utopie. Forse. (Riccardo Alfonso)

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Ocse: I limiti del governo Renzi-Gentiloni

Posted by fidest press agency su sabato, 7 ottobre 2017

palazzo chigi“Il Rapporto sulle competenze presentato oggi dall’Ocse evidenzia tutti i limiti del governo Renzi-Gentiloni, fondato su un’ottima politica dell’annuncio ma assolutamente deficitario sul piano dell’attuazione delle riforme”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Il problema delle basse competenze su cui ci richiama l’Ocse, come fonte di bassa produttività, è infatti il risultato di una errata riforma della scuola, propagandata come ‘Buona Scuola’, ma che non si è posta minimamente il problema di come riorganizzare il sistema dell’istruzione in funzione di un maggiore raccordo con il mercato del lavoro.Ugualmente, il Jobs Act, che doveva riformare il sistema delle politiche attive, anche favorendo gli strumenti tra istruzione/formazione e lavoro, non ha ancora promosso nessuna nuova politica su questo fronte, creando solo un’ennesima agenzia, di cui non se ne vedeva il bisogno; complicando così la struttura amministrativa di governo del mercato del lavoro, come riconosce lo stesso Ocse; disturbando le Regioni che sono più efficaci in queste politiche, Lombardia e Veneto, guarda caso guidate dal centro destra e che hanno messo in pratica le politiche disegnate dalla Legge Biagi e dalla riforma Gelmini.Il Piano Industria 4.0 ha solo offerto un robusto incentivo alle imprese per rinnovare i suoi macchinari, ma non ha inciso sulle competenze dei relativi lavoratori: e solo oggi si accorge che occorre pensare alle competenze e spunta un nuovo incentivo sulla formazione, più facile che ristrutturare l’inefficiente sistema della formazione italiana. Di questo il Rapporto sulle competenze parla, altro che di successi del Governo Renzi-Gentiloni!”.

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L’idea di andare in pensione

Posted by fidest press agency su martedì, 3 ottobre 2017

034-Figura di vecchio seduto addormentato con mani strette a pugno chiuso, 1944, Carboncino, cm 1Da molte parti si sollecita l’allungamento dell’età lavorativa di un pensionamento ritardato rispetto al limite oggi stabilito. Io, e lo dico da anni, sono convinto che questo sistema previdenziale come quello assistenziale abbiano fatto il loro tempo e che sia giunto il momento di una loro rivisitazione alla luce di un mutato rapporto esistenziale dettato dalle nuove tecnologie e dalla ricerca scientifica e medica. Cosa potremmo avere in cambio? Un contratto assicurativo decennale di previdenza e assistenza prelevabile sulle retribuzioni dei lavoratori e che consentissero, al suo scadere, una rendita mensile pari al 20% di quanto si è percepita e altrettanto nei decenni successivi. Nello stesso tempo l’assistenza sanitaria da universale dovrebbe trasformarsi in “prevenzione universale” nel senso che ogni persona ha diritto ad avere check-up periodico a prescindere dal suo stato di salute per individuare eventuali malattie asintomatiche. Tutti dotati di un chip dal quale vi sia l’anamnesi del proprio stato di salute, le terapie adottate, i risultati ottenuti, i controlli specialistici effettuati e i farmaci assunti. Nello stesso tempo ognuno sarà chiamato a donare il proprio sangue periodicamente per una banca del sangue personalizzata da utilizzare in caso di necessità o anche da tenere a disposizione per gli usi delle sale operatorie.
Un progetto che ha un suo limite, per via di un nostro deforme concetto mercantilistico, poiché dobbiamo passare dall’idea che l’essere umano non è più un bene economico ma sociale, e quindi talune prestazioni devono restare gratuite poiché se vale il diritto alla vita altrettanto deve valere il diritto a vivere nel migliore dei modi. Per estensione lo stesso concetto vale per l’istruzione, l’avere un’abitazione e un lavoro. E’ un passaggio concettualmente difficile ma vitale. (Riccardo Alfonso)

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