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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘limiti’

I limiti delle partnership lavorative

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

In un mondo lavorativo sempre più dominato dalla competizione, avere un’idea brillante non sempre equivale a una grande opportunità di business se non supportata dal giusto socio in affari. Basti pensare che alcune delle compagnie più famose al mondo sono nate da proficue partnership lavorative capaci di superare le avversità, visto che non sempre i rapporti societari tra “Il Gatto e la Volpe” sono idilliaci: Steve Jobs e Steve Wozniak hanno fondato Apple, Mike Krieger e Kevin Systrom hanno creato Instagram, Larry Page e Sergey Brin hanno portato alla luce Google, William Procter e James Gamble hanno ideato l’omonima Procter & Gamble, mentre Bill Gates e Paul Allen hanno fondato Microsoft. Ma cosa accade quando a prevalere sono le incomprensioni tra soci? Secondo una ricerca americana pubblicata su Forbes, oltre il 70% delle giovani startup fallisce nel giro di 5 anni a causa di conflitti interni. Molte partnership si concludono infatti per una mancanza di valori condivisi che diventa a lungo andare una fonte crescente di attrito. E ancora, secondo un’indagine di Harvard Business Review, lo scontro tra personalità differenti è una delle cause principali che porta alla rottura di una partnership, seguita soltanto dalla mancanza di fiducia. Ma quali sono i consigli degli esperti per trovare il business partner ideale e iniziare un percorso duraturo? Bisogna possedere delle competenze complementari in modo da creare sinergie virtuose, impostare correttamente gli accordi della partnership sin dall’inizio per evitare beghe legali in futuro e comprendere in maniera onesta le dinamiche di ruolo.“La partnership societaria può rappresentare una notevole forza propulsiva verso risultati di successo, ma al tempo stesso configurarsi come una gabbia da cui non si riesce a uscire facilmente. Le ragioni di successo o insuccesso sono da ricercarsi sia nella dinamica che si crea fra i soci stessi, sia nelle caratteristiche individuali – spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia, che ha affiancato grandi imprenditori e professionisti nel raggiungimento dei propri obbiettivi – Per dinamica s’intende il tipo di relazione che si sviluppa tra le due parti, caratterizzata da ruoli ufficiali che vengono determinati anche dal tipo di comportamento. Molto spesso accade che una persona si sacrifica e l’altra si lamenta in continuazione, una rimane in silenzio e l’altra si sente incompresa. Per questo motivo è fondamentale impostare correttamente gli accordi commerciali sin dall’inizio, comunicare in maniera costante e, se necessario, avere la capacità di chiudere al momento giusto”. Ma non è tutto, perché le partnership lavorative tendono a diventare più ostiche e difficili da mantenere nel tempo se i soci in affari sono coinvolti in una relazione amorosa o addirittura legati da un vincolo matrimoniale. Basti pensare che secondo una ricerca americana pubblicata su Entrepreneur, il 45% delle coppie sposate che decide di instaurare una partnership lavorativa finisce poi per interrompere la propria relazione o addirittura divorziare. Dato che si amplifica anche nel mondo dello star system dove, nel corso degli anni, sono state numerose le coppie di celebrities americane ad aver iniziato un business assieme per poi mollare il colpo: Jay-Z e Beyoncé hanno lanciato nel 2014 Tidal, un servizio musicale in streaming che si prefiggeva lo scopo di rivoluzionare l’intero settore, salvo poi decidere di estromettersi, Demi Moore e Bruce Willis hanno fondato negli anni ’90 Planet Hollywood, una catena di ristorazione ispirata al mondo glamour del cinema, decidendo poi di non investirci più, Debi Mazar e lo chef Gabriele Corcos hanno aperto nel 2015 un ristorante a Brooklyn chiamato Tuscan Gun Officine Alimentari, andato in bancarotta nel giro di 3 anni.

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La Corte d’Appello ribadisce i limiti nella realizzazione delle rassegne stampa

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 giugno 2019

“Esprimo soddisfazione per la sentenza della Corte d’appello di Roma sulle rassegne stampa che ribadisce i principi stabiliti dalla Cassazione già nel 2006 e conferma che le uniche rassegne stampa a poter essere realizzate – nel rispetto dei limiti imposti dalla legge sul diritto d’autore – sono solo quelle con articoli per i quali l’editore non si è riservato la riproduzione”. Così il Presidente della FIEG, Andrea Riffeser Monti, commenta la sentenza della Corte di appello di Roma pubblicata ieri, a conclusione del secondo grado di giudizio che vede contrapposti gli editori di giornali a due agenzie di rassegne stampa. “La riaffermazione di tale principio consentirà di proseguire verso una più efficace tutela del diritto d’autore – conclude Riffeser Monti – e verso forme di cooperazione tra titolari di diritti sui contenuti editoriali e operatori che riproducono ed elaborano i contenuti altrui protetti da tali diritti.”

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Johann Rossi Mason Cervello senza limiti (Codice)

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 giugno 2019

Torino Mercoledì 12 giugno, ore 18 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 Johann Rossi Mason Cervello senza limiti (Codice) Con Danilo Zagaria.
Studenti e professori universitari, ma anche manager, piloti e chirurghi. Negli ultimi anni l’uso dei nootropici (farmaci in grado di migliorare le capacità cognitive e permettere di sostenere i ritmi imposti da un mondo sempre più competitivo), ha subito un impressionante aumento, al punto che negli Stati Uniti il Ritalin è diventato un vero e proprio blockbuster da oltre tre milioni di ricette al mese. C’è chi condanna l’uso di queste sostanze, chi avverte sui pericoli e chi invece sostiene che la società dovrebbe accettarne i benefici, purché sostenuti da ricerche in grado di dimostrarne la sicurezza. Johann Rossi Mason con Cervello senza limiti (Codice) ci introduce all’argomento mercoledì 12 giugno alle ore 18 al Circolo dei lettori, insieme a Danilo Zagaria.
Dai laboratori e dalle università più prestigiose, la cultura del brain enhancement si sta diffondendo come un virus. Tra vent’anni assumeremo le nostre “pillole cerebrali” assieme al primo caffè della mattina? Johann Rossi Mason firma la prima inchiesta giornalistica italiana sul potenziamento cerebrale, tra storie e aneddoti ma anche tanta ricerca scientifica.Johann Rossi Mason, classe 1969, è specializzata in neuroscienze, psichiatria, psicologia sociale, etologia umana, antropologia culturale e bioetica e ha iniziato nel 1990 la carriera giornalistica collaborando per 18 anni con La Repubblica e il Gruppo L’Espresso. È stata conduttrice tv in Rai dal 2005 al 2007; ad oggi ha un suo blog sull’Huffington Post e ha scritto diversi libri e saggi scientifici di cui Cervello senza limiti (Codice) è l’ultimo.

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La persecuzione anticristiana non conosce limiti

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Non conosce confini geografici la persecuzione anticristiana. E non conosce tregue legate alle più importanti celebrazioni liturgiche come ovviamente la domenica di Pasqua. Se nel 2016 nel giorno della Risurrezione di Gesù ad essere colpita da un attacco terroristico ad opera di un kamikaze talebano fu la comunità cristiana del Pakistan, e se nel 2017 l’orribile destino Isis lo riservò alla comunità copta in Egitto, oggi l’estremismo religioso ha colpito la Pasqua della comunità cristiana nello Sri Lanka. Aiuto alla Chiesa che Soffre piange questi fratelli assassinati durante la Santa Messa soltanto perché Cristiani. Colpevoli, per i persecutori, di una duplice colpa, essere appunto Cristiani, pacifici e pacificatori, ed essere, in quanto Cristiani, percepiti vicini ai Paesi d’Occidente. È ora di manifestare reale, e non di sola facciata, indignazione. Innanzitutto aiutando concretamente le minoranze religiose oppresse e non delegando a questo le sole Organizzazioni di carità. E sostenendo una battaglia culturale e politica perché la difesa della libertà religiosa torni a essere un diritto di serie A. Se ciò non accadrà adesso dopo sarà troppo tardi.

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Nuovi limiti alle emissioni di CO2 degli autocarri

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Bruxelles. Obiettivo vincolante di riduzione del 30% entro il 2030 per i nuovi veicoli pesanti Circa il 25% delle emissioni del trasporto su strada nell’UE proviene da camion e autocarri. Il primo regolamento UE sulla riduzione delle emissioni di CO2 per camion e autocarri è stato approvato in via definitiva giovedì.La nuova legislazione, concordata in via informale con i ministri UE a febbraio, è stata adottata con 474 voti favorevoli, 47 contrari e 11 astensioni.Nel testo viene stabilito che le emissioni di CO2 dei veicoli pesanti, quali camion e autocarri, dovranno essere ridotte del 30% entro il 2030, con un obiettivo intermedio di riduzione del 15% entro il 2025, rispetto ai valori emessi nel 2019.Sempre entro il 2025, i costruttori dovranno garantire che almeno il 2% della quota di mercato delle vendite di veicoli nuovi sia costituito da veicoli a basse o a zero emissioni, al fine di contrastare il costante aumento delle emissioni del traffico stradale, di cui circa un quarto è dovuto ai veicoli pesanti. Inoltre, in linea con l’accordo di Parigi, la Commissione europea dovrà proporre nel 2022 nuovi obiettivi per il periodo successivo al 2030.

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Il Parlamento approva i nuovi limiti sulle emissioni di CO2 per auto e furgoni

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

I deputati europei hanno approvato in via definitiva delle misure per ridurre le emissioni di gas serra di automobili e furgoni entro il 2030.
Deputati e i ministri UE hanno concordato un obiettivo più elevato (37,5%) di riduzione delle emissioni delle autovetture nuove entro il 2030, rispetto a quello proposto dalla Commissione europea (30%). La legislazione fissa inoltre un obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 per i nuovi furgoni (31%) entro il 2030.Il testo legislativo è stato adottato con 521 voti favorevoli, 63 voti contrari e 34 astensioni. E’ ora necessaria l’adozione formale del Consiglio UE, prima della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.I produttori le cui emissioni medie superano i limiti dovranno pagare un’indennità. Entro il 2023, la Commissione europea dovrà valutare se destinare o meno tali importi a un fondo specifico per la transizione verso una mobilità a emissioni zero e per sostenere la formazione dei lavoratori del settore automobilistico.
La nuova legge prevede che l’intero ciclo di vita delle emissioni delle autovetture sia valutato a livello europeo. La Commissione dovrà inoltre valutare l’opportunità di disporre di una metodologia comune per la valutazione e di una comunicazione coerente dei dati entro il 2023. Se del caso, dovrebbe essere varata una normativa in materia.

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“Limiti e orizzonti nella cura”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

Riccione, 15/17 novembre 2018 Palazzo dei Congressi, Viale Virgilio, 17 Il fil rouge del XXV Congresso SICP – Società Italiana Cure Palliative è rappresentato dal tema “Limiti e orizzonti nella cura” che rappresentano due parole chiave per la filosofia che ispira l’operato delle équipe di cure palliative. Il “limite” assume, nelle cure palliative, molteplici significati, da quelli temporali (tempo residuo di vita, tempo disponibile per la cura) a quelli spaziali (quale sarà il miglior ambiente di cura: il domicilio?, l’Hospice?, l’Ospedale? le Residenze per Anziani?) o quelli legate alle risorse (economiche, organizzative, psico-fisiche) o ai vincoli giuridici, deontologici ed etici della medicina. L’altra parola chiave è “orizzonti” che può rivestire molteplici significati: la dimensione spazio-temporale del percorso di cura, la dimensione emotivo-relazionale connessa alla vicenda malattia, il confine della diffusione culturale delle cure palliative nella società, nella medicina e nelle Università. Particolarmente interessante sarà lo sviluppo delle riflessioni attorno al rapporto fra “Limite” e “Orizzonte” poiché il limite non si riduce nel solo limitare e confinare ma contiene in sé la vocazione al suo superamento mentre, per converso, l’orizzonte è una prospettiva inevitabilmente in movimento che racchiude ma nel contempo sfuma nella sua esplorazione liminale.Non per nulla il congresso si apre ufficialmente con una riflessione sul piano filosofico e sanitario sulle declinazioni dei limiti alla cura, dopo aver iniziato con sessioni dedicate ai casi Charlie Gard e Alfie Evans che hanno sollevato un clamore mediatico, al grave deficit di formazione universitaria in cure palliative o con corsi monotematici dedicati alle tendenze della ricerca in cure palliative, alla spiritualità al temine della vita e alla costruzione di scelte eticamente consapevoli nei trattamenti sanitari.

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Gli scopi e i limiti della ricerca parapsicologica

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Lo psichiatra Ian Stevenson condusse gran parte delle sue ricerche e quelle dei suoi collaboratori sulla reincarnazione. La psicologa Thelma Moss, a sua volta, impiegò molto del suo tempo nello studio dell’effetto Kirlian nel laboratorio parapsicologico di UCLA. Si pensava, tra l’altro che fosse un modo per fotografare l’aura, una sorta di campo o radiazione luminosa invisibile che circonderebbe il corpo umano. La storia dei santi, per esempio, è costellata di fenomeni che potrebbero rientrare nella logica dei fenomeni paranormali. Penso, ad esempio, alla levitazione, all’apparizione delle stimmate, alla comparsa, in particolari circostanze, di un alone luminoso che circonda il capo di questi sant’uomini. E su tale filone penso all’influenza che esercitarono i maestri spirituali provenienti dall’Asia e le loro affermazioni sui poteri prodotti dalla meditazione tanto da spingere la ricerca verso gli “stati alterati della coscienza”. Il direttore dell’American Society for Psychical Research, Karlis Osis, condusse esperimenti sulle esperienze extracorporee e sui segnali astrali. Il fisico Russell Targ coniò il termine “visualizzazione remota” (remote viewing) per utilizzarlo nelle sue ricerche Psi nel 1974.
In quegli anni anche gli accademici che non si occupavano di parapsicologia sembravano ottimisti sulle ricerche che si stavano conducendo. Nel 1979 un sondaggio tra più di 1100 professori universitari negli Stati Uniti mise in luce come solo il 2% degli psicologi ritenesse la percezione extra-sensoriale impossibile.
Una più alta percentuale (34%) riteneva che i fenomeni ESP fossero già provati o che comunque fosse possibile provarli. In un’altra area di studio la percentuale fu perfino più alta: il 55% di coloro che si occupavano di scienze naturali, il 66% di coloro che si occupavano di scienze sociali (esclusi gli psicologi) e il 77% degli insegnanti d’arte e di materie umanistiche riteneva che fosse utile compiere ricerche sull’ESP.
Ciò non di meno dagli anni settanta in poi la considerazione per le ricerche parapsicologiche è andata progressivamente scemando. Le prime indagini furono considerate inconcludenti e i parapsicologi si trovarono di fronte la forte opposizione dei loro colleghi accademici. Alcuni effetti che sembravano essere paranormali, ad esempio l’effetto Kirlian, scomparvero quando furono testati sotto stretto controllo, lasciando quindi queste ricerche a un punto morto.
Molti laboratori di ricerca statunitensi furono chiusi, citando come ragione la mancanza di accettazione da parte della scienza e lasciando così la ricerca parapsicologica confinata nelle istituzioni private finanziate con fondi privati. Dopo ventotto anni di ricerche il Princeton Engineering Anomalies Research Laboratory chiuse i propri laboratori nel 2007. Due università negli Stati Uniti hanno ancora dei laboratori per la parapsicologia: il dipartimento per gli studi percettivi, con un’unità del dipartimento di medicina psichiatrica dell’università della Virginia, che studia la possibilità di una permanenza del conscio dopo la morte del corpo e il laboratorio Veritas dell’Università dell’Arizona che conduce ricerche sui medium.
Restano varie istituzioni private, incluso l’Institute of Noetic Sciences, a condurre e promuovere la ricerca parapsicologica.
Se ci spostiamo in Europa dobbiamo assegnare alla Gran Bretagna la leadership nella ricerca parapsicologica con privati che hanno fondato laboratori all’interno della Università di Edimburgo, dell’Università di Northampton, e della Liverpool Hope University, ed anche in diverse altre. Le ricerche parapsicologiche inoltre hanno trovato incremento anche in alcune sub-discipline della psicologia.
Un esempio ne è la psicologia transpersonale che si propone di studiare gli aspetti trascendenti o spirituali della mente umana e anomalie psicologiche, analizzando credenze paranormali ed esperienze soggettive anomale con i tradizionali strumenti della psicologia.
Questo lungo tratteggio si rifà alla storia del paranormale e delle scienze affini che riempiono gli scaffali della nostra memoria antica associata all’inconscia convinzione che nulla si crea e nulla si distrugge per cui anche il corpo ha una sua funzione come il pensiero e la stessa scintilla che dà la vita e che non vorremmo che abbia una sua conclusione spegnendosi a un certo punto del nostro percorso terrestre.
Questa convinzione forse migliore di molte altre può spiegarci il motivo per il quale siamo rimasti attaccati all’idea che ci possa essere un’altra vita di là della vita stessa. Abbiamo voluto, persino, rafforzarne il significato con l’afflato religioso o con l’idea di poter percepire sensazioni e persino vivere esperienze extracorporee.
A essi furono attribuiti influssi magnetici quando apponevano le loro mani in quelle dei fedeli e la possibilità che riuscissero a conseguire guarigioni inottenibili dalla scienza medica.
Si riuscì persino a ritenere nella preghiera e sotto l’effetto di una particolare ambientazione, la capacità di riuscire a creare fenomeni collettivi paranormali. Così a questi mistici, che in taluni casi erano confinati in anguste celle e dediti alla preghiera e all’auto fustigazione e all’uso di cilici, fu anche attribuito il fenomeno dell’ubiquità che li faceva apparire in luoghi diversi nello stesso tempo. Alla fine tutto questo sforzo religioso e laico, nella ricerca di una continuità della vita oltre la morte e i suoi possibili collegamenti tra le due situazioni, riuscì nel suo intento lasciando nell’immaginario collettivo la convinzione che noi non siamo nati invano e che invano non moriamo. (Riccardo Alfonso)

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I limiti dell’assistenza universale

Posted by fidest press agency su martedì, 3 luglio 2018

La voglia d’offrire il meglio di se, a tutti indistintamente, con quella che potremmo chiamare l’assistenza universale e le obiettive difficoltà nel reperire risorse per rispondere a tali aspettative, sono i nostri limiti culturali. E’ il cinismo di chi trasforma la medicina in un bene di lusso e non una necessità inderogabile per tutti.
La ricerca attraverso la farmacopea mondiale di cure palliative che creano dipendenza ma non sempre si possono considerare indispensabili per assicurare un miglior profilo salutare. Nello stesso tempo il fronte dei nemici avanza e si fa aggressivo. Penso a tutte le diverse forme tumorali che attaccano in vario modo, e con conseguenze spesso devastanti, il corpo umano.
Penso alle sofferenze che generano e alle dipendenze che creano per le quali la società non riesce a contenere e a sostenere con terapie adeguate.
Penso alle famiglie che vivono con il dramma di un loro caro che soffre, si dispera e che vedono spegnersi un poco alla volta irreversibilmente.
Penso all’impotenza di una medicina che per molti versi ha toccato traguardi impensabili solo qualche anno prima e che ora sembra voler gettare la spugna al cospetto di un nemico, riguardo a certe forme tumorali aggressive, che appare invincibile. Ci sono, ovviamente, dei successi o dei tentativi che tendono a bloccare o, per lo meno, a rallentare il corso del male, ma diventano ben poca cosa rispetto alle tante sconfitte che si devono, tuttavia, mettere in conto. Su tutto questo vi è la consapevolezza che si possa fare di più e di meglio se sapessimo ottimizzare le pur modeste risorse disponibili. Dovremmo mettere da parte, ad esempio, gli sprechi.
Dovremmo ricercare una migliore organizzazione del sistema sanitario sul territorio senza lasciarci sedurre dai facili guadagni e nel trasformare la medicina in una sorta di roulette in cui si gioca la salute sul tavolo di chi ha, rispetto a chi è. Manca spesso una medicina dal volto umano, una medicina che sappia coniugare il cuore la mente in un solo afflato umanitario e solidale per un valore che ci appartiene ed è indivisibile. E’ anche una questione di priorità. (Riccardo Alfonso da Medicina online parte prima)

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Oltre i limiti della malattia

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

Bergamo. Grazie alla generosità di Ubi Banca e dell’Associazione IBIS, arriva al Papa Giovanni una figura professionale – tecnicamente un case manager, letteralmente “coordinatore del caso” – specializzata nel facilitare l’accesso dei pazienti con SLA e altre gravi malattie neurologiche ai servizi di cui hanno bisogno, anche quelli fuori dall’ospedale, come vuole la Riforma del Sistema socio sanitario di Regione Lombardia.E’ questo il cuore del progetto Superabile, chiamato così perché ha come obiettivo ultimo quello di consentire ai pazienti di superare i limiti imposti dalla malattia, soprattutto sul fronte della comunicazione e dei movimenti, e di acquisire nuove abilità e competenze e una migliore qualità della vita.
Superabile è l’estensione del progetto “Un Case manager per la SLA”, realizzato nel triennio 2015-2017 grazie al sostengo dell’ Associazione Ibis, che ha visto un professionista impegnato nella rilevazione dei bisogni assistenziali dei pazienti con SLA – in occasione degli accessi in day Service, degenza, a domicilio o interpellando medici, infermieri, terapiste, psicologhe e assistenti sociali -, per adeguare il piano assistenziale alle effettive necessità e consentire la tempestiva fornitura di protesi e ausili per il movimento, il controllo ambientale, la comunicazione e il superamento di barriere architettoniche.Il progetto Superabile intende ricalcare questo percorso, estendendo la figura del Case Manager anche ai pazienti con altre malattie neurologiche che comportano un analogo deficit funzionale e neuromotorio destinato a peggiorare nel tempo, e adeguandone il ruolo ai cambiamenti previsti dalla Riforma del Sistema socio sanitario della Regione Lombardia.Questo progetto è realtà grazie alla sensibilità e generosità di Ubi Banca e dell’Associazione IBIS, da tempo vicine al Papa Giovanni, ai suoi pazienti e alle loro necessità.
“Nuovamente ci troviamo a collaborare con l’Ospedale di Bergamo, portando avanti una storica ed importante sinergia che risale alla sua fondazione e confermando la nostra volontà di tradurre in modo concreto lo slogan “fare Banca per bene” – interviene Luca Gotti, Responsabile Macro Area Territoriale Bergamo e Lombardia Ovest di UBI Banca -. Il progetto che oggi viene presentato, e che ci coinvolge direttamente, rappresenta un sostanziale tentativo di combattere una terribile malattia che potrebbe affliggere tutti quanti noi, ecco il motivo per cui abbiamo accolto la richiesta di aiuto dell’Associazione IBIS, riaffermando così, una volta di più, il nostro ruolo istituzionale all’interno del tessuto bergamasco e il forte legame che abbiamo con le Associazioni.”“Grazie alla generosità del territorio bergamasco siamo riusciti già dal 2015 ad anticipare le linee strategiche di cura e presa in carico che la Riforma della sanità di Regione Lombardia sta estendendo a tutti i pazienti cronici e fragili – ha commentato Carlo Nicora, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Oggi riusciamo a rinnovare ed estendere questo servizio, sempre grazie al sostegno di realtà bergamasche molto attente ai bisogni dei malati, consapevoli che i case manager sono figure sempre più centrali nella cura di pazienti con necessità che vanno oltre il confine del reparto o dell’ambulatorio ospedaliero”.

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I limiti alle intercettazioni proposti dal governo e il diritto di cronaca

Posted by fidest press agency su domenica, 5 novembre 2017

GiornalistiLo affermano, Federazione nazionale della Stampa italiana e Ordine dei giornalisti nella seguente nota: “Le critiche sollevate da magistrati, avvocati, giuristi e associazioni dei giornalisti dovrebbero indurre il governo a rivedere la proposta sulle intercettazioni e il Parlamento a sollecitare radicali modifiche. Sulla cosiddetta “essenzialità” rischia di innescarsi un grave conflitto con pesanti ripercussioni sullo stesso diritto di cronaca e sul diritto dei cittadini ad essere informati su questioni essenziali come la conoscenza di vicende di mafia, corruzione e malaffare. Nel testo, non casualmente, manca per l’ennesima volta il riconoscimento del diritto di pubblicare ogni notizia che abbia il requisito del “pubblico interesse” e della “rilevanza sociale”, a prescindere dalla rilevanza penale, così come stabilito in diverse occasioni dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il governo finge di ignorare che non tutto ciò ha rilevanza per l’opinione pubblica deve avere necessariamente rilevanza penale. Per questo va salvaguardato il diritto dei giornalisti di pubblicare le notizie, anche se coperte da segreto o senza alcuna rilevanza penale, che possano contribuire a rendere l’opinione pubblica informata. Per questa ragione, oltre a sollecitare le opportune modifiche, Federazione nazionale della stampa italiana e Ordine dei giornalisti saranno al fianco dei colleghi che dovessero essere denunciati, o subire qualsiasi forma di censura, per aver deciso di rispettare gli obblighi deontologici ed il dovere di informare. La nostra critica al testo approvato dal governo è ulteriormente rafforzata dall’assenza di una qualsiasi iniziativa tesa a contrastare le cosiddette “querele bavaglio”, diventate il vero strumento di aggressione e minaccia contro i cronisti che tentato di “illuminare” i territori occupati da mafie e malaffare. Di fronte a questo quadro la Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Ordine nazionale dei giornalisti promuoveranno riunioni congiunte degli esecutivi, predisponendo un calendario di iniziative che coinvolgeranno tutte le strutture regionali e nazionali. Non è più possibile accettare che si trovino tempi e maggioranze in Parlamento quando si tratta di dare una “stretta” sulle intercettazioni e non si trovi mai la volontà politica per cancellare il carcere per i giornalisti e per dare una “stretta” a chi insidia il diritto di cronaca e l’articolo 21 della Costituzione”. (fonte: Franco Abruzzo)

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Antipolitica: ragioni e limiti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 ottobre 2017

camera deputatiPer quanto da anni siamo costretti a digerire nella conduzione della politica in Italia, di certo ci resta solo il disgusto e sicuramente comprendiamo il malessere che da tutto ciò promana. Va, tuttavia, fatto un distinguo per meglio chiarire il concetto. La politica, come giustamente si osserva da più parti fa parte della nostra vita. Ciò significa che la “nausea” non è nella parola e nel suo ruolo espresso nel sociale e civile, quanto nel comportamento di chi si avvale di questa bandiera per farne un vessillo per proprio uso e consumo. E il danno d’immagine e la percezione che ne ricaviamo rendono ancora odioso quest’andazzo poiché rischia di trasformarsi in una tendenza accettata come normale dai soliti opportunisti. E molti dei politici, che oggi rappresentano questa visione comportamentale, sia appartenenti all’attuale coalizione di governo che delle stesse opposizioni, assumono agli occhi dell’opinione pubblica qualcosa di incomprensibile e finiscono con l’identificarsi in una sorta di difesa ad oltranza della casta e con tutte le sue ambiguità e doppiezze. E ancor più grave appare la situazione poiché si ha la convinzione che non sia possibile un ricambio non tanto generazionale ma nel modo di fare politica. Ciò spiega la reazione di chi oggi afferma che non intende andare a votare (siamo già al 38% degli elettori) perché se ha perso la fiducia nel proprio riferimento politico, lo è altrettanto per il suo opposto. Ne deriva un difficile recupero d’immagine anche perché lo stesso outsider espresso anni fa da Silvio Berlusconi, che volle significare una discontinuità nel rapporto politica/elettori, è oggi fallito miseramente anche se oggi è tentato a riproporlo di nuovo sperando nella memoria corta degli italiani. D’altra parte sarebbe impensabile supporre che vi possa essere, sic et simpliciter, un azzeramento dell’attuale classe politica e la sua sostituzione con personaggi nuovi di zecca. Ciò potrebbe verificarsi a una sola condizione: se ci fosse una guerra civile e non è certo il caso in cui potrebbe imbattersi l’Italia. Non solo. Anche se ciò accadesse, non è detto che il “ricambio” fosse assicurato. La caduta delle stesse dittature dal fascismo al nazismo e al franchismo in Spagna dimostrarono che non pochi dirigenti legati al precedente regime rimasero a galla o furono regolarmente riciclati nel nuovo ordine istituzionale. A mio avviso ci sarebbe una sola risposta: la nascita di un partito fatto di persone in prevalenza legate al mondo del lavoro, non tanto giovani se non altro per potervi riconoscere il loro modus vivendi per il vissuto e la loro non ingerenza nelle pastoie dell’attuale andazzo politico e relativo sistema lobbistico. Alla fine dovremmo dire che non è la politica che va cambiata ma gli uomini che la rappresentano a condizione che siano dei fanatici della democrazia, della libertà e della giustizia. Senza dubbi e senza tentennamenti. Forse con ciò entriamo nel mondo delle utopie. Forse. (Riccardo Alfonso)

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Ocse: I limiti del governo Renzi-Gentiloni

Posted by fidest press agency su sabato, 7 ottobre 2017

palazzo chigi“Il Rapporto sulle competenze presentato oggi dall’Ocse evidenzia tutti i limiti del governo Renzi-Gentiloni, fondato su un’ottima politica dell’annuncio ma assolutamente deficitario sul piano dell’attuazione delle riforme”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Il problema delle basse competenze su cui ci richiama l’Ocse, come fonte di bassa produttività, è infatti il risultato di una errata riforma della scuola, propagandata come ‘Buona Scuola’, ma che non si è posta minimamente il problema di come riorganizzare il sistema dell’istruzione in funzione di un maggiore raccordo con il mercato del lavoro.Ugualmente, il Jobs Act, che doveva riformare il sistema delle politiche attive, anche favorendo gli strumenti tra istruzione/formazione e lavoro, non ha ancora promosso nessuna nuova politica su questo fronte, creando solo un’ennesima agenzia, di cui non se ne vedeva il bisogno; complicando così la struttura amministrativa di governo del mercato del lavoro, come riconosce lo stesso Ocse; disturbando le Regioni che sono più efficaci in queste politiche, Lombardia e Veneto, guarda caso guidate dal centro destra e che hanno messo in pratica le politiche disegnate dalla Legge Biagi e dalla riforma Gelmini.Il Piano Industria 4.0 ha solo offerto un robusto incentivo alle imprese per rinnovare i suoi macchinari, ma non ha inciso sulle competenze dei relativi lavoratori: e solo oggi si accorge che occorre pensare alle competenze e spunta un nuovo incentivo sulla formazione, più facile che ristrutturare l’inefficiente sistema della formazione italiana. Di questo il Rapporto sulle competenze parla, altro che di successi del Governo Renzi-Gentiloni!”.

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L’idea di andare in pensione

Posted by fidest press agency su martedì, 3 ottobre 2017

034-Figura di vecchio seduto addormentato con mani strette a pugno chiuso, 1944, Carboncino, cm 1Da molte parti si sollecita l’allungamento dell’età lavorativa di un pensionamento ritardato rispetto al limite oggi stabilito. Io, e lo dico da anni, sono convinto che questo sistema previdenziale come quello assistenziale abbiano fatto il loro tempo e che sia giunto il momento di una loro rivisitazione alla luce di un mutato rapporto esistenziale dettato dalle nuove tecnologie e dalla ricerca scientifica e medica. Cosa potremmo avere in cambio? Un contratto assicurativo decennale di previdenza e assistenza prelevabile sulle retribuzioni dei lavoratori e che consentissero, al suo scadere, una rendita mensile pari al 20% di quanto si è percepita e altrettanto nei decenni successivi. Nello stesso tempo l’assistenza sanitaria da universale dovrebbe trasformarsi in “prevenzione universale” nel senso che ogni persona ha diritto ad avere check-up periodico a prescindere dal suo stato di salute per individuare eventuali malattie asintomatiche. Tutti dotati di un chip dal quale vi sia l’anamnesi del proprio stato di salute, le terapie adottate, i risultati ottenuti, i controlli specialistici effettuati e i farmaci assunti. Nello stesso tempo ognuno sarà chiamato a donare il proprio sangue periodicamente per una banca del sangue personalizzata da utilizzare in caso di necessità o anche da tenere a disposizione per gli usi delle sale operatorie.
Un progetto che ha un suo limite, per via di un nostro deforme concetto mercantilistico, poiché dobbiamo passare dall’idea che l’essere umano non è più un bene economico ma sociale, e quindi talune prestazioni devono restare gratuite poiché se vale il diritto alla vita altrettanto deve valere il diritto a vivere nel migliore dei modi. Per estensione lo stesso concetto vale per l’istruzione, l’avere un’abitazione e un lavoro. E’ un passaggio concettualmente difficile ma vitale. (Riccardo Alfonso)

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Antipolitica: ragioni e limiti

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

di maioPer quanto da anni siamo costretti a digerire nella conduzione della politica in Italia, di certo ci resta solo il disgusto e sicuramente comprendiamo il malessere che da tutto ciò promana. Va, tuttavia, fatto un distinguo per meglio chiarire il concetto. La politica, come giustamente si osserva da più parti fa parte della nostra vita. Ciò significa che la “nausea” non è nella parola e nel suo ruolo espresso nel sociale e civile, quanto nel comportamento di chi si avvale di questa bandiera per farne un vessillo per proprio uso e consumo. E il danno d’immagine e la percezione che ne ricaviamo rendono ancora odioso quest’andazzo poiché rischia di trasformarsi in una tendenza accettata come normale dai soliti opportunisti. E molti dei politici, che oggi rappresentano questa visione comportamentale, sia appartenenti all’attuale coalizione di governo che delle stesse opposizioni, assumono agli occhi dell’opinione pubblica qualcosa di incomprensibile e finiscono con l’identificarsi in una sorta di difesa ad oltranza della casta e con tutte le sue ambiguità e doppiezze. E ancor più grave appare la situazione poiché si ha la convinzione che non sia possibile un ricambio non tanto generazionale ma nel modo di fare politica. Ciò spiega la reazione di chi oggi afferma che non intende andare a votare (siamo già al 38% degli elettori) perché se ha perso la fiducia nel proprio riferimento politico, lo è altrettanto per il suo opposto. Ne deriva un difficile recupero d’immagine anche perché lo stesso outsider espresso anni fa da Silvio Berlusconi, che volle significare una discontinuità nel rapporto politica/elettori, ma fu un fallimento  anche se oggi è tentato a riproporlo sperando nella memoria corta degli italiani. D’altra parte sarebbe impensabile supporre che vi possa essere, sic et simpliciter, un azzeramento dell’attuale classe politica e la sua sostituzione con personaggi nuovi. Ciò potrebbe verificarsi a una sola condizione: se ci fosse una guerra civile e non è certo il caso in cui potrebbe imbattersi l’Italia. Non solo. Anche se ciò accadesse, non è detto che il “ricambio” fosse assicurato. La caduta delle stesse dittature dal fascismo al nazismo e al franchismo in Spagna dimostrarono che non pochi dirigenti legati al precedente regime rimasero a galla o furono regolarmente riciclati nel nuovo ordine istituzionale. A mio avviso ci sarebbe una sola risposta: la nascita di un partito fatto di persone in prevalenza legate al mondo del lavoro, non tanto giovani se non altro per potervi riconoscere il loro modus vivendi per il vissuto e la loro non ingerenza nelle pastoie dell’attuale andazzo politico e relativo sistema lobbistico. Alla fine dovremmo dire che non è la politica che va cambiata ma gli uomini che la rappresentano a condizione che siano dei fanatici della democrazia, della libertà e della giustizia. Senza dubbi e senza tentennamenti. Forse con ciò entriamo nel mondo delle utopie. Forse. Oggi lo prefiguriamo con una figura nuova: Di Maio ma di lui possiamo dire che è di “oro zecchino?”  (Riccardo Alfonso)

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Sicurezza cure e responsabilità medica. Nuova legge. Limiti e potenzialità

Posted by fidest press agency su sabato, 1 aprile 2017

medicinadifensivaEntra in vigore il 1 aprile la nuova legge in materia di sicurezza delle cure e sui profili di responsabilità degli operatori sanitari, la n.24/2017. La riforma muove dall’esigenza, fra le altre, di porre un freno alla mole del contenzioso che si è sviluppato in materia che ha, a sua volta, condizionato l’attività dei medici e dei sanitari, provocando il ricorso alla medicina “difensiva”. Contenzioso alimentato dall’incertezza in cui spesso si é altalenanti nei tribunali. Chi è pratico di giustizia, e ne conosce le dinamiche (tempi, costi, esiti interpretativi ecc..) ben può comprendere l’esigenza di mettersi al riparo da ogni possibile attacco da parte dell’utenza scontenta, e di dare certezze a chi opera nel settore. Il cittadino spesso, di fronte ad un evento luttuoso o comunque che incide sulla propria salute o su quella dei propri cari, non è in grado di prevedere (e spesso neppure i legali che lo assistono) prima del giudizio se il suo caso possa o meno essere ascritto ad episodio di malasanità o meritare un ristoro. E nel dubbio ricorre in giudizio. Ecco in sintesi una panoramica delle principali novità introdotte della riforma.
Come prima cosa il legislatore riorganizza ed amplia il parco soggetti coinvolti, demandando alle Regioni di disciplinare ulteriori profili e competenze del Difensore Civico, affinché assurga a Garante del Diritto alla Salute. Poi crea il Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente (incaricato di raccogliere dati sui rischi, eventi e contenzioso) e l’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza (che raccoglierà le informazioni dai Centri su indicati).
Le buone pratiche tecnico assistenziali e le raccomandazioni delle linee guida
L’aspetto più controverso della nuova legge consiste proprio nel fatto che le discipline mediche contenute nei vari contesti medico-scientifici (importantissime poiché laddove seguite potranno “scagionare” l’attività sanitaria), sono appannaggio anche di società ed istituti privati. E ciò sebbene siano soggetti inseriti in un elenco ministeriale di prossima istituzione.Le maggiori novità, infatti, sorgono in ambito di responsabilità penale del personale medico sanitario: si potrà addivenire ad una condanna per lesioni od omicidio colposo occorso nell’ambito dell’esercizio della professione, solo per negligenza ed imprudenza. Non anche per imperizia, sempre che si siano osservate le raccomandazioni delle linee guida di cui sopra ovvero, in loro mancanza, le buone prassi tecnico-assistenziali.
In ambito civile, si ha la legiferazione dei profili di responsabilità delle strutture e dei medici che ne fanno parte, sui quali in passato la magistratura ha creato correnti alterne e ovvie e conseguenti incertezze. La responsabilità civile delle strutture sarà di tipo contrattuale (ex art. 1218 e 1228 c.c.: dieci anni di prescrizione e onere della prova a loro carico), mentre, salvo accordi diretti tra il medico della struttura ed il paziente (anche laddove si tratti di prestazione intramuraria), quest’ultimo risponderà di responsabilità extracontrattuale (ex art. 2043 c.c.: un regime per il medico più favorevole, ove l’onere della prova è a carico del danneggiato e ove la prescrizione è di cinque anni). Anche qui un ruolo chiave sarà svolto dalle buone prassi e dalle raccomandazioni di cui sopra, che se osservate, potranno azzerare la colpa medica in ambito risarcitorio.
L’entità del danno, poi, sarà commisurata e liquidata in base alle tabelle uniche sul danno biologico, fino ad oggi valevoli solo in ambito di RC auto. Per assicurarsi l’obbedienza dei giudici, il legislatore ha espressamente blindato le norme in questione come “norme imperative”. A scopo deflattivo è stata, inoltre, prevista la mediazione obbligatoria, pena l’improcedibilità del giudizio, ovvero, in alternativa il ricorso (ex art. 696-bis c.p.c.: ossia una consulenza tecnica preventiva a scopo conciliativo). E, cosa molto importante per l’utente, è stata prevista, al pari della normativa analoga in materia di RC auto, l’azione diretta nei confronti dell’Assicurazione, che le strutture pubbliche e private hanno l’obbligo di contrarre. Ciò significa, oltre ad una garanzia di migliore copertura economica per il danneggiato, anche che compagnie assicurative non potranno, a fronte della responsabilità accertata, sollevare alcuna eccezione di inoperatività della polizza, ma dovranno comunque corrispondere il dovuto in prima battuta per poi vedersela, in eventuale rivalsa, col proprio assicurato. (Claudia Moretti, legale, consulente Aduc)

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I deputati chiedono limiti più severi per le emissioni di gas serra

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2017

bruxelles-1Bruxelles Parlamento europeo. Una riforma del sistema di scambio delle quote di emissioni di carbonio dell’UE (ETS), che ha l’obiettivo di rafforzare i limiti alle emissioni di gas serra, sarà votata martedì. A tale scopo, i deputati propongono di ridurre ogni anno del 2,4% il numero dei “crediti di carbonio” (quote di emissione) disponibili sul mercato per farne aumentare il prezzo, e di raddoppiare la capacità della “riserva di mercato” di assorbire le quote in eccesso. Con i loro emendamenti, i deputati difendono l’incremento del cosiddetto “fattore di riduzione lineare” – la riduzione annuale di crediti da mettere all’asta, per ottenere riduzioni di carbonio pari al 2,4%, contro il 2,2% proposto dalla Commissione europea. I deputati chiedono anche l’aumento della capacità della riserva stabilizzatrice del mercato per assorbire i crediti in eccesso. Quando attivata, tale riserva potrebbe assorbire fino al 24% dei crediti in eccesso in ogni vendita annuale all’asta per i primi quattro anni, pari al doppio della sua capacità attuale. I deputati sono d’accordo anche che 800 milioni di quote dovrebbero essere rimosse dalla riserva stabilizzatrice del mercato a partire dal 1° gennaio 2021.

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Qualità dell’aria: i deputati sostengono nuovi limiti nazionali sugli inquinanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

parlamento europeoIl Parlamento europeo ha approvato in via definitiva i nuovi limiti nazionali sulle emissioni delle principali sostanze inquinanti, tra cui NOx, particolato e biossido di zolfo, da raggiungere entro il 2030. Tali tetti sono già stati informalmente concordati con la Presidenza del Consiglio dei Ministri UE. L’inquinamento atmosferico provoca circa 400 mila morti premature all’anno nell’UE.”L’inquinamento atmosferico è la prima causa ambientale di morte nell’UE”, ha dichiarato la relatrice Julie Girling (ECR, UK). “Il contesto politico è cambiato drasticamente nel corso degli ultimi tre anni, con il problema della qualità dell’aria balzato agli onori della cronaca a livelli senza precedenti, insieme allo scandalo VW e la questione delle emissioni reali di guida. Forse si deve ammettere che abbiamo passato gli ultimi dieci anni concentrandosi sulla CO2, trascurando la qualità dell’aria”, ha aggiunto.”Credo fermamente che questo voto sia un passo nella giusta direzione. Non rappresenta la soluzione ideale, ma rappresenterà un importante miglioramento per la salute dei nostri cittadini”, ha concluso.Nella nuova normativa, approvata con 499 voti a favore, 177 contrari e 28 astensioni, si stabiliscono gli impegni nazionali per la riduzione delle emissioni di biossido di zolfo (SO2), ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili non metanici (COVNM), ammoniaca (NH3) e particolato fine (inferiore a un diametro di 2,5 micrometri).Tali proposte potrebbero ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute di circa il 50% entro il 2030. Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, gli inquinanti provengono da varie fonti:
il particolato (PM), principalmente dal riscaldamento, dall’industria e dai trasporti,
il NOx, principalmente dai trasporti,
il SOx, per lo più dalla produzione di energia e dai trasporti non stradali,
la quasi totalità delle emissioni di NH3 dall’agricoltura,
le emissioni di CO dal riscaldamento e dai trasporti, e
la maggior parte delle emissioni di metano (CH4) dall’agricoltura, dai rifiuti e dall’energia.
Come sostenuto dai deputati, nel testo si ribadisce l’impegno dell’UE a identificare e rispondere alla normativa di controllo che si è dimostrata inefficace, come dimostrato dalla discrepanza tra i valori delle emissioni in condizioni di guida reale e le emissioni di NOx nei test di prova delle autovetture diesel Euro 6.
Gli Stati membri hanno insistito sull’esclusione del metano dal campo di applicazione della direttiva. La Commissione europea ha tuttavia confermato che potrebbe riesaminare questo punto.

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I limiti della politica monetaria

Posted by fidest press agency su sabato, 15 ottobre 2016

Marco Jean AboavA cura di Marco Jean Aboav, Head of Asset Allocation in Moneyfarm. La politica monetaria ha fatto notizia in ritardo. La Banca d’Inghilterra ha dimezzato I tassi di interesse dello 0.25%, la Banca Centrale Europea ha avviato un programma aggressivo di acquisto di obbligazioni e il mondo è appeso ad un filo nell’attesa che la Federal Reserve alzi i tassi di interesse americani. La politica monetaria è tutta una questione di gestione del denaro all’interno di un sistema; in sostanza, è la politica macroeconomica prevista dalle banche centrali. Le banche si servono dei tassi di interesse e di altri strumenti per raggiungere obiettivi macroeconomici come l’inflazione, la crescita e la stabilità dei prezzi.
Le banche centrali hanno capito che la loro politica monetaria non ha più l’impatto che aveva un tempo. In tutto il mondo i tassi d’interesse sono stati vicini allo zero, o addirittura negativi, dopo la crisi finanziaria. Sette o, in alcuni casi, più anni di bassi tassi d’interesse hanno avuto conseguenze inaspettate sull’economia globale.
La politica monetaria sta favorendo comportamenti speculativi, le scelte degli investitori e delle società sono basate sulla prossima mossa della banca centrale e meno sugli andamenti macroeconomici.
Ciò significa che le grandi aziende stanno approfittando dei bassi tassi di interesse; e questo dà loro la possibilità di indebitarsi a basso costo e di utilizzare il debito per il riacquisto delle azioni, dando teoricamente ai dirigenti più di un incentivo a performare bene. Storicamente, il finanziamento a basso costo è stato utilizzato per investire in asset per aumentare le vendite ed i profitti futuri; con il vantaggio di creare nuovi posti di lavoro e fornire una spinta all’economia, piuttosto che riempire le tasche degli azionisti e dirigenti nel breve termine.
L’efficacia della politica monetaria ha raggiunto il limite?
Negli ultimi mesi è emerso che l’efficacia della politica monetaria potrebbe aver raggiunto il suo limite. I bassi tassi di interesse stanno comprimendo sempre di più i margini di profitto delle banche che hanno sempre meno incentivi ad erogare finanziamenti limitando la crescita economica.
L’economia globale è anche, notoriamente, in un periodo in cui il mondo ha bisogno di ridurre il debito, quasi ogni paese ha l’obiettivo di ridurre il suo debito nazionale. Ma un rapporto della scorsa settimana del Fondo Monetario Internazionale ha mostrato che in realtà il livello di indebitamento dell’economia globale è aumentato. Con un debito così a buon mercato non esistono incentivi per ridurre l’indebitamento.In questa fase del ciclo economico, la politica monetaria dovrebbe facilitare una transizione graduale da una crescita bassa e da un contesto di debito elevato ad una crescita media e ad un contesto di debito basso. La politica monetaria accomodante è stata prolungata per così tanti anni che questo si è dimostrato un obiettivo difficile da perseguire. Alcuni dicono che si sono create delle vere e proprie bolle speculative, ma nessuna crescita reale, e i dati piu’ recenti sull’economia globale in parte confermano questo scenario.
Un’alternativa potrebbe essere lo stimolo fiscale dei governi, ma l’elevato debito pubblico di molti stati rende difficile implementare una politica fiscale espansiva. Gli investitori di tutto il mondo hanno bisogno di sapere come muoversi all’interno dei diversi cicli economici. È ampiamente riconosciuto che l’asset allocation è un fattore chiave per ottenere rendimenti, ed è necessario un equilibrio di azioni, obbligazioni e materie prime per ottenere ritorni. Non esiste un asset class che da sola garantisca rendimenti sicuri, e in un mondo di rendimenti decrescenti come quello attuale dovuto alla repressione finanziaria da parte delle banche centrali, in cui i tassi d’interesse sono in continuo calo, la diversificazione è cruciale.
MoneyFarm è una società indipendente di servizi finanziari autorizzata e regolata dalla Financial Conduct Authority (FCA) e vigilata in Italia da Consob. Ad agosto 2012 è sbarcata sul web con Moneyfarm.com, aprendo la strada alla consulenza indipendente via Internet nel mercato italiano. L’azienda ha come soci principali fondi di investimento Cabot Square Capital e United Ventures, il gruppo Allianz e Vittorio Terzi (Director Emeritus di McKinsey Italia) tramite il suo veicolo d’investimento. La società guidata da Paolo Galvani e Giovanni Daprà può contare su un team di 70 professionisti di qualificato background e su oltre 80.000 utenti attivi.
La mission di Moneyfarm è quella di permettere alle persone di gestire i propri soldi in maniera semplice ed efficiente e offre un servizio unico in Europa che propone la consulenza personalizzata su ETF e l’attività di trading. (foto: Marco J. Aboav)

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Autovelox: limiti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2015

AutoveloxAutovelox. Sulla strada extraurbana secondaria il limite è di 90 km/h se l’amministrazione accertatrice non prova un limite di velocità più basso. Lo dice il Giudice di Pace di Lecce sulle rilevazioni della provinciale Otranto – San Cataldo (Alimini).Sulle strade extraurbane secondarie, secondo il disposto dell’articolo 142 primo comma del Codice della Strada il limite di velocità è fissato a 90 km/h. E spetta al proprietario della strada dimostrare e documentare l’imposizione di un limite diverso. Se solo nel verbale è indicato un limite differente e nel giudizio di opposizione l’amministrazione accertatrice non fornisce alcuna prova di una velocità massima più bassa in quel tratto di strada, allora è da intendersi che il veicolo sanzionato viaggiasse entro il limite consentito dal Codice della Strada. E’ questo l’importante principio sancito dal Giudice di Pace di Lecce avvocato Anna Maria Cosi nella sentenza numero 4526/2014 pubblicata lo scorso 7 novembre 2014 e che Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, porta all’attenzione della cittadinanza anche perchè si riferisce ad un verbale effettuato a mezzo del discusso autovelox posizionato nei pressi dei laghi Alimini sulla litoranea di competenza provinciale Maglie – San Cataldo.Com’è noto, infatti, quel tratto di strada è rimbalzato sulle cronache non solo salentine per l’elevatissimo numero di multe elevate a migliaia di cittadini, in particolare turisti, che transitavano in una zona caratterizzata da imponenti flussi turistici. Il posizionamento dei due famigerati autovelox nelle due direttrici della strada aveva fatto già una “strage” di malcapitati automobilisti per la riduzione repentina del limite previsto a 50 km/h, facendoli ritenere più una trappola per “far cassa” che uno strumento per contribuire alla sicurezza stradale. Anche questa significativa sentenza, quindi, dopo le decine che hanno visto accogliere le doglianze degli automobilisti, rende giustizia alle numerose perplessità relative alla legittimità dell’operato della Provincia di Lecce che indomita, nonostante la levata di scudi della cittadinanza e le centinaia di annullamenti dei verbali contestati, continua ad effettuare le rilevazioni della velocità con la modalità sopra descritta.

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