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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘linguaggio’

Secondo appuntamento di La Scienza

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Roma Lunedì 18 febbraio ore 20 Piccolo Eliseo via Nazionale 183 Secondo appuntamento di La Scienza e Noi a cura di Viviana Kasam, presidente di BrainCircle Italia, manifestazione che valorizza l’eccellenza degli scienziati italiani, parlando delle ricerche scientifiche più innovative. La rassegna, che prevede un ciclo di incontri a ingresso gratuito e con diretta streaming su http://www.brainforum.it registra, per il terzo anno consecutivo, fortissimo interesse di critica e di pubblico. Si parlerà di Neurolinguistica, una delle discipline oggi più studiate nell’ambito delle neuroscienze, con Andrea Moro: linguista, scrittore, scienziato e professore di Linguistica generale presso la Scuola Universitaria Superiore (IUSS) di Pavia, dove ha fondato il centro di ricerca in Neuroscienze, epistemologia e sintassi teorica. Andrea Moro è uno dei massimi scienziati al mondo per lo studio del linguaggio e suoi lavori sono all’avanguardia nel settore.
Il neuroscienziato parlerà al pubblico del Piccolo Eliseo dell’insieme di proprietà che, al di là delle apparenze, tutte le lingue condividono facendo riferimento a esperimenti e studi sul cervello e linguaggio che egli stesso ha contribuito a progettare; spiegherà la struttura del linguaggio umano, passando dalle cosiddette “lingue impossibili”, ossia quelle che il cervello non riconosce come naturali, fino ad arrivare, attraverso un percorso scientifico, al suono del pensiero.Ingresso libero fino a esaurimento posti
Info: http://www.brainforum.it

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“Il linguaggio del processo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 novembre 2018

Milano Giovedì 8 novembre 2018 alle ore 18:30 presso l’Auditorium “Piero Calamandrei” di La Scala, in via Correggio 43 La Scala Società tra Avvocati e la sua Toogood Society presentano “Il linguaggio del processo” di Filippo Danovi. La parola e le forme del linguaggio svolgono un ruolo fondamentale all’interno del processo e intorno a esso, che lo si consideri come un necessario e dialettico confronto, come un viaggio, come una rappresentazione, una battaglia o un gioco. Ne “Il linguaggio del processo” (Giuffrè editore), Filippo Danovi – Professore Ordinario di Diritto processuale civile presso l’Università degli Studi di Milano–Bicocca – intende esplorare le differenti prospettive del rapporto tra processo e linguaggio, anche contestualizzato nell’evoluzione – e talvolta involuzione – della società.Alla presentazione del volume interverranno, con l’autore, Giuseppe La Scala (Senior Partner di La Scala Società tra Avvocati), Alberto Tedoldi (Associato di diritto processuale civile, Università di Verona) e Antonio Valitutti (Consigliere della Corte di Cassazione).Nel libro, suddiviso nelle due parti Le forme del processo e Le forme nel processo, si analizzano discipline e regole che finiscono per rafforzare ed estremizzare le forme del giudizio, e altre che al contrario tendono alla loro semplificazione, nella crescente emersione del principio di sinteticità degli atti. In relazione alle forme, l’autore raffronta istituti ormai desueti, altri che si pongono come alternativa al processo ordinario e si interroga sulle sfide del prossimo futuro, come quelle legate all’intelligenza artificiale. Nella seconda parte, Danovi indaga le gradazioni e le sfumature delle parole, dei luoghi e dei personaggi che animano i processi e conclude con riflessioni sul profondo e misterioso legame tra la parola, il processo e la vita.Ciò che emerge da una approfondita lettura del volume è il nesso tra il degrado dei modi di pensare e delle formule espressive che caratterizza il nostro tempo e la necessità di ripensare il linguaggio giuridico in funzione del nuovo porsi del diritto nell’esperienza contemporanea. Il diritto è da sempre lo specchio della società e la parola è indispensabile veicolo conoscitivo anche per il diritto, nel quale assume un ruolo vincolato da rigore e tecnicismo.

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Costruzione e decostruzione del linguaggio della storia dell‘arte

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

Roma dal 24 al 26 ottobre un workshop di ricerca sul tema del vocabolario stilistico organizzato dall’Istituto Svizzero, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, Viale della Trinità dei Monti, 1 e in collaborazione con la Biblioteca Hertziana e KNIR Reale Istituto Neerlandese di Roma. Il workshop si svolgerà in tre diverse sedi: Istituto Svizzero (24 ottobre), Villa Medici (25 ottobre) e Biblioteca Hertziana (26 ottobre). Se da un lato la storia dell’arte adotta una prospettiva sempre più globale, rielaborando in toto la maniera di teorizzare e di insegnare la disciplina, dall’altro il workshop si propone di condurre una riflessione sui concetti dello stile e delle epoche che ne hanno forgiato il campo di studi, nonché sulla loro pertinenza attuale. Quali furono la storia, gli usi e la critica legati a espressioni quali “antico”, “realismo”, “moderno”, “contemporaneo” o “avanguardia “, termini il cui impiego è stato continuo e al contempo incessantemente ambiguo? Alternando il dibattito ad analisi condotte direttamente sul campo, frutto dell’ osservazione degli oggetti stessi, il workshop non si limiterà ad affrontare le costruzioni lessicali trasmesse dalla storiografia, bensì si proporrà di raffrontare tali rappresentazioni alla realtà degli oggetti artistici (che si tratti di dipinti, sculture, oggetti decorativi oppure complessi architettonici), interrogando i diversi valori e significati culturali insiti nella materialità stessa dell’opera d’arte.
Le conferenze si svolgeranno in lingua francese, inglese e italiana. Per il 24 ottobre è prevista la traduzione simultanea all’italiano.
Il workshop dell’Istituto svizzero in Via Ludovisi, 48 del 24 corrente avrà inizio alle ore
09:30. Seguono alle10:00 Batalla-Lagleyre (Université de Bourgogne) L ’invention du “Grand Siècle”, période et style. La République et l’art français sous Louis XIV (1871-1958)
11:30 Laura Moure Cecchini (Colgate University) Can the Baroque Be Classical? The Seicento and the Return-To-Order in 1920s Italian Painting
12:30 Isaline Deléderray-Oguey (Universités de Neuchâtel et d’Aix-Marseille) Le Liberty, entre historicisme et modernisme: la difficile définition d’un style
19.00 Intervento d’apertura – in collaborazione con il KNIR Reale Istituto Neerlandese di Roma con Stijn Bussels (Leiden University) e Bram van Oostveldt (Universiteit van Amsterdam) What Does Style Do? Classification and Impact of Neoclassical Ensembles (1750-1820)

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Il linguaggio come una tecnologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Con l’avvento d’internet devo riconoscere il suo tratto distintivo che lo porta al cambiamento dei paradigmi di conoscenza e di relazione. Se sgrossiamo l’osservazione da quanti, da una parte, affermano si tratti solo di una questione di marketing per vendere qualche computer in più o fare qualche connessione in più e, dall’altra, di chi usa toni di mistica digitale celebrando quella che considera una vera e propria “rivoluzione” ci ritroviamo, più semplicemente, in una sorta di rivoluzione dentro un quadro antropologico che ha, tuttavia, una sua propria ragione d’essere nel modo di esprimersi che è andato maturandosi ancor prima di Internet. In altri termini Internet dobbiamo considerarlo solo un metodo di comunicazione, per altro già insito nella nostra natura. Noi disponiamo di una sorta di cornice mentale secondo la quale il modo con cui comunichiamo delimita anche l’orizzonte di quello che si sta pensando. Si tratta, se non altro, di capire entro quale cornice mentale intendiamo interagire e nella quale restiamo influenzati: la scrittura a mano è una tecnologia, scrivere o leggere in ebraico o in arabo, usare solo le consonanti e leggere da destra a sinistra o vice versa è anch’esso una tecnologia, usare i caratteri cirillici o altri caratteri di scrittura è ancora tecnologia e via di questo passo. Si tratta di un qualcosa di automatico. Semmai possiamo affermare, come la comunicazione, che ci permette Internet, di poter vivere l’esperienza mentale dell’altro che altrimenti rimarrebbe inaccessibile.
Tramite la comunicazione possiamo in un certo senso vivere più vite, perché parlando sappiamo cosa c’è nella mente dell’altro e oggi con Internet lo possiamo fare con più frequenza, di quanto non avveniva in passato, quando ciò si rendeva possibile solo se si prendeva un libro di un certo autore, antico o moderno che fosse, per capire cosa c’era nella sua mente. Era un processo più lento, una ricerca più articolata e soprattutto ci rendeva più astratti rispetto all’attualità del nostro presente. Oggi possiamo più agevolmente condividere o anche solo confrontare con gli amici, ma anche conoscenti e occasionali contatti i nostri passaggi mentali e di essere consapevoli che questa strada ci permette di fare una maggiore esperienza e di comprendere cosa vuol dire, a livello di processi conoscitivi, essere soggetti liberi e non schiavi. A questo punto non è escluso che si possa essere, contemporaneamente, computerizzati e analfabeti. (Riccardo Alfonso)

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Il linguaggio come una tecnologia

Posted by fidest press agency su domenica, 4 marzo 2018

Con l’avvento d’internet devo riconoscere il suo tratto distintivo che lo porta al cambiamento dei paradigmi di conoscenza e di relazione. Se sgrossiamo l’osservazione da quanti, da una parte, affermano si tratti solo di una questione di marketing per vendere qualche computer in più o fare qualche connessione in più e, dall’altra, di chi usa toni di mistica digitale celebrando quella che considera una vera e propria “rivoluzione” ci ritroviamo, più semplicemente, in una sorta di rivoluzione dentro un quadro antropologico che ha, tuttavia, una sua propria ragione d’essere nel modo di esprimersi che è andato maturandosi ancor prima di Internet. In altri termini Internet dobbiamo considerarlo solo un metodo di comunicazione, per altro già insito nella nostra natura. Noi disponiamo di una sorta di cornice mentale secondo la quale il modo con cui comunichiamo delimita anche l’orizzonte di quello che si sta pensando. Si tratta, se non altro, di capire entro quale cornice mentale intendiamo interagire e nella quale restiamo influenzati: la scrittura a mano è una tecnologia, scrivere o leggere in ebraico o in arabo, usare solo le consonanti e leggere da destra a sinistra o vice versa è anch’esso una tecnologia, usare i caratteri cirillici o altri caratteri di scrittura è ancora tecnologia e via di questo passo. Si tratta di un qualcosa di automatico. Semmai possiamo affermare, come la comunicazione, che ci permette Internet, di poter vivere l’esperienza mentale dell’altro che altrimenti rimarrebbe inaccessibile.
Tramite la comunicazione possiamo in un certo senso vivere più vite, perché parlando sappiamo cosa c’è nella mente dell’altro e oggi con Internet lo possiamo fare con più frequenza, di quanto non avveniva in passato, quando ciò si rendeva possibile solo se si prendeva un libro di un certo autore, antico o moderno che fosse, per capire cosa c’era nella sua mente. Era un processo più lento, una ricerca più articolata e soprattutto ci rendeva più astratti rispetto all’attualità del nostro presente. Oggi possiamo più agevolmente condividere o anche solo confrontare con gli amici, ma anche conoscenti e occasionali contatti i nostri passaggi mentali e di essere consapevoli che questa strada ci permette di fare una maggiore esperienza e di comprendere cosa vuol dire, a livello di processi conoscitivi, essere soggetti liberi e non schiavi.
A questo punto non è escluso che si possa essere, contemporaneamente, computerizzati e analfabeti. (Riccardo Alfonso)

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Dall’azione al linguaggio

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 gennaio 2018

Roma Lunedì 15 Gennaio 2018, ore 16:00 Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, Aula Matassi Via Ostiense 234 Olga Capirci (Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione – CNR) terrà una relazione dal titolo “Dall’azione al linguaggio”. L’evento è parte dei seminari organizzati dal corso di laurea magistrale in Scienze cognitive della comunicazione e dell’azione.

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Il linguaggio come una tecnologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 settembre 2017

computerCon l’avvento d’internet devo riconoscere il suo tratto distintivo che ci porta al cambiamento dei paradigmi di conoscenza e di relazione. Se sgrossiamo l’osservazione da quanti, da una parte, affermano si tratti solo di una questione di marketing per vendere qualche computer in più o fare qualche connessione in più e, dall’altra, di chi usa toni di mistica digitale celebrando quella che considera una vera e propria “rivoluzione” ci ritroviamo, più semplicemente, in una sorta di rivoluzione dentro un quadro antropologico che ha, tuttavia, una sua propria ragione d’essere nel modo di esprimersi che è andato maturandosi ancor prima di Internet. In altri termini Internet dobbiamo considerarlo solo un metodo di comunicazione, per altro già insito nella nostra natura. Noi disponiamo di una sorta di cornice mentale secondo la quale il modo con cui comunichiamo delimita anche l’orizzonte di quello che si sta pensando. Si tratta, se non altro, di capire entro quale cornice mentale intendiamo interagire e nella quale restiamo influenzati: la scrittura a mano è una tecnologia, scrivere o leggere in ebraico o in arabo, usare solo le consonanti e leggere da destra a sinistra o vice versa è anch’esso una tecnologia, usare i caratteri cirillici o altri caratteri di scrittura è ancora tecnologia e via di questo passo. Si tratta di un qualcosa di automatico. Semmai possiamo affermare, come la comunicazione, che ci permette Internet, di poter vivere l’esperienza mentale dell’altro che altrimenti rimarrebbe inaccessibile.
Tramite la comunicazione possiamo in un certo senso vivere più vite, perché parlando sappiamo cosa c’è nella mente dell’altro e oggi con Internet lo possiamo fare con più frequenza, di quanto non avveniva in passato, quando ciò si rendeva possibile solo se si prendeva un libro di un certo autore, antico o moderno che fosse, per capire cosa c’era nella sua mente. Era un processo più lento, una ricerca più articolata e soprattutto ci rendeva più astratti rispetto all’attualità del nostro presente. Oggi possiamo più agevolmente condividere o anche solo confrontare con gli amici, ma anche conoscenti e occasionali contatti i nostri passaggi mentali e di essere consapevoli che questa strada ci permette di fare una maggiore esperienza e di comprendere cosa vuol dire, a livello di processi conoscitivi, essere soggetti liberi e non schiavi. A questo punto non è escluso che si possa essere, contemporaneamente, computerizzati e analfabeti. (Riccardo Alfonso)

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Il linguaggio delle opposizioni in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 settembre 2017

berlusconiDa venticinque anni a questa parte tutta l’area politica che si richiama al centro sinistra e alla sinistra ha avuto un solo obiettivo quello di accanirsi sulla figura di Silvio Berlusconi. E’ stato identificato come la quintessenza di tutti i mali che hanno funestato la politica italiana di questi ultimi anni. Non intendo, a questo punto, entrare nel merito delle ragioni che motivano tante contrarietà ma mi chiedo se ne è valsa la pena considerato che si è cercato in mille modi di affossarlo ma in altri mille e uno è ritornato alla ribalta più forte di prima. Mi chiedo se è stato un falso obiettivo, un falso problema per chi ha seguito questa stimolo dissacrante che sembra essersi ritorto sui loro dissacratori oppure tanta acrimonia la dobbiamo alla incapacità degli altri di concepire la politica in modo diverso da quello di una mera questione di potere, di primato personale fine a se stesso, di “inciucio” politico.
Tutto ciò, ovviamente, allontana i reali problemi del paese, nella migliore delle ipotesi li mette in ombra e, in pratica, li trasferisce alle generazioni future come se nulla fosse. E’ un modo di fare, se la circostanza ci può consolare, comune a molti altri paesi cosiddetti a democrazia compiuta e no.
Alla fine facciamo la parte di chi vuol distruggere per costruire e non di chi vuol costruire senza distruggere. Se trasferiamo il concetto in chiave politica e guardiamo solo i fatti di casa nostra ci rendiamo conto che l’origine di tutti i nostri mali non è Berlusconi o altri, se guardiamo sul fronte opposto, ma su quei “poteri occulti”, perché si celano alle luci della ribalta, sanno curare solo i loro interessi e hanno bisogno che la politica si goda il suo capro espiatorio, che la politica sbandieri le riforme ma non le faccia o se proprio è costretta finisca con il farle male per offrire l’opportunità ai censori di poter affermare: sarebbe stato meglio non averle fatte e fissando una seria ipoteca sulle altre in gestazione. Vorrei, invece, che fosse restituito alla politica il suo primato che è quello di una società ispirata al bene comune e a una solidarietà partecipata. Il resto è solo fumus. (Riccardo Alfonso)

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Rete: “hate speech” e il linguaggio volgare imperante

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

rete contatti globaliDa un’attenta analisi del mercato dell’informazione in rete e soprattutto delle esigenze di fruizione degli utenti, emerge la necessità di un linguaggio più qualitativo e di approfondimento, in particolare sui social, per combattere il cosiddetto “hate speech” e il linguaggio volgare imperante. In questo preciso momento storico, LUZ presenta Sapiens – Umani come si deve, progetto totalmente digitale e social, con una landing page che rimanda a Facebook, Instagram e YouTube. Sapiens poggia le sue fondamenta su due parole chiave, autenticità e credibilità, per raccontare storie e personaggi con uno sguardo diverso, verticale, che vada a fondo nei contenuti e ne verifichi le fonti. Una community che dia spazio a una sana informazione e a notizie approfondite, ma anche a ironia e leggerezza, simbolo di un’intelligenza pop.
Sapiens è anche un modo per valorizzare l’archivio fotografico di LUZ, che verrà proposto attraverso diversi linguaggi, con video, testi e sound design creato ad hoc.
Al suo interno ci saranno diverse rubriche per dare spazio non solo alla fotografia e ai video ma anche all’aforisma e all’approfondimento di contenuti attraverso articoli. Tra i format presenti, “Wilson” è il video-diario di Dino Lanzaretti, un viaggiatore in solitaria in bici alla scoperta del mondo e dei suoi limiti, perso nell’inverno siberiano o nelle pianure della Mongolia, dove si può scoprire e imparare qualcosa di utile anche per le nostre comode vite in città. “Mono”, invece, propone le foto dell’archivio LUZ che immortalano le leggende del cinema, della musica, della moda, della letteratura e dello sport, fatte rivivere attraverso un montato video in formato verticale per essere visibile al meglio da supporto mobile, un’assoluta novità in Italia e una scelta distintiva che caratterizza la pagina.Sapiens prende ufficialmente vita con la divulgazione del suo video manifesto Thanks for the hate speech. Tre persone, due ragazzi e una ragazza di circa trent’anni, sono seduti a tavola all’interno di un appartamento: sembra una serata tranquilla, purtroppo non lo sarà perché la discussione molto rapidamente prenderà una brutta piega e l’orrore della violenza verbale, celata dietro lo schermo e la tastiera, diventerà il vero protagonista della serata. Nel corto sono riportati anche commenti realmente lasciati sui social, parole che diventano pietre lanciate contro il prossimo, a dimostrazione dell’urgenza di un cambio di rotta.Il cortometraggio scelto come manifesto, diretto da Andrea Corsini, è stato scritto da Cristian Micheletti, responsabile dell’area Publishing di LUZ. Digital content strategist, autore, documentarista e sceneggiatore, si è laureato in economia, ha lavorato per lungo tempo in televisione (MTV, Mediaset, LaEffe, La7), specializzandosi poi nei linguaggi del web e dei social media in particolare.Al suo fianco nella realizzazione di Sapiens, c’è Gabriele Ferraresi, Publishing Manager di LUZ. Laureato in Sociologia, autore e giornalista, da più di dieci anni si occupa di contenuti e prodotti editoriali online e non. Tra le sue ultime esperienze il coordinamento editoriale di MAP, il Magazine degli Alunni del Politecnico di Milano.Alice Siracusano, Amministratore Delegato di LUZ, è la promotrice del progetto di sviluppo digitale della società.

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Linguaggio a Roma Tre

Posted by fidest press agency su martedì, 23 maggio 2017

Roma Giovedì 25 Maggio 2017, ore 15:30 Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, Aula Matassi Via Ostiense 234.Le Dott.sse Francesca Di Salvo (Università Roma Tre) e Giuseppina Todaro (Università Roma Tre- Université de Toulouse Jean Jaurès) terranno il seminario dottorale, nell’ambito del ciclo seminariale Linguaggio a Roma Tre.

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Linguaggio a Roma Tre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 maggio 2017

Roma Giovedì 11 Maggio 2017, ore 15:30 Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, Aula Matassi Via Ostiense 234 il Prof. Amedeo De Dominicis (Università della Tuscia – Accademia dei Lincei) terrà una conferenza dal titolo Una definizione topologica della somiglianza tra le voci, nell’ambito del ciclo seminariale Linguaggio a Roma Tre.

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Il linguaggio burocratico delle carceri

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

cellaMi ha fatto amaramente sorridere in questi giorni una circolare del Dipartimento Amministrativo Penitenziario che cambia il linguaggio burocratico delle carceri trasformando il lessico e, tra le varie, disponendo di chiamare le “celle” in “camere di pernottamento”.Io penso che nella stragrande maggioranza dei casi, sia già troppo chiamarle celle perché le chiamerei piuttosto con il loro vero nome: tombe, o ossari, o fogne, o loculi. La motivazione di questa circolare mi fa indispettire ancor di più quando afferma che “Le Regole Penitenziarie prevedono che la vita all’interno del carcere deve essere il più possibile simile a quelle esterna e questa “assimilazione” deve comprendere anche il lessico”. In questo modo è come affermare che ci adeguiamo a quanto ci sta chiedendo l’Europa, ma in realtà le istituzioni sovranazionali ci chiedono ben altro. Purtroppo i nostri funzionari italiani sono convinti di essere furbi e pensano di risolvere i problemi con la carta e la penna cambiando solo il lessico. Tanto chi mai andrà a controllare come sono realmente le “camere di pernottamento” delle nostre “Patrie Galere”? Ve lo racconto io che, in 26 anni di carcere, ne ho girate tante di celle! Ecco cosa ho scritto di alcune:
“Stanza di pernottamento” a cinque stelle:
La cella era stretta e corta. Il soffitto era basso. C’era un letto a castello su un lato. Due tavoli murati dall’altro. Accanto ad essi, due stipetti lunghi e due corti. Sopra la parete del cancello era murata una mensola sulla quale era appoggiata una televisione. La finestra era a due ante. Un’anta non si poteva aprire tutta perché sarebbe andata a sbattere sul letto a castello. La finestra aveva anche doppie sbarre. In quella cella c’era poco spazio per muoversi. E quasi nulla per respirare. C’era solo lo spazio per fare due passi. Due avanti e due indietro.
“Stanza di pernottamento” a quattro stelle:
Quando arrivi in un carcere nuovo, devi imparare di nuovo a vivere perché ogni galera è diversa una dall’altra. È come se ogni carcere fosse uno Stato a sé. Mi misero in una sezione di “Alta Sicurezza”. I detenuti erano tutti in cella singola. Le celle erano venticinque. Sembravano degli armadi in cemento e ferro. Erano divise una dall’altra da uno spesso muro. E avevano un blindato e un cancello davanti. Ogni blindato aveva uno sportello di ferro con una fessura per passare il cibo dentro la cella. Poi c’era uno spioncino rotondo nel muro dalla parte del bagno che consentiva alla guardia di vedere l’interno senza essere visti. La stanza poteva misurare tre metri d’altezza. Due metri di larghezza. E tre di larghezza. Si potevano fare solo quattro piccoli passi in avanti e quattro indietro. La finestra era piccolissima con enormi sbarre di ferro incrociate. Muri lisci. C’erano una branda, un tavolo e uno sgabello. Per pavimento c’era una gettata di cemento grezzo. Ognuno di noi stava chiuso in quello spazio ristretto per ventitré ore su ventiquattro. Avevamo solo un’ora d’aria al giorno. In quella sezione eravamo tutti detenuti condannati a pene lunghe. E la maggioranza di noi alla pena dell’ergastolo. Mi alzavo ogni mattina alle sei. E leggevo per tutto il giorno. E anche per buona parte della notte. Per mantenere in forma il fisico facevo sempre ginnastica. Ogni venti pagine che leggevo facevo una pausa. Poi mi mettevo a fare venti flessioni. E venti addominali. Una per ogni pagina. E dopo ricominciavo a leggere.
“Stanza di pernottamento” a tre stelle:
La cella aveva il soffitto alto ed era lunga dodici passi e larga la metà. Più che una cella sembrava una caverna. La muffa copriva quasi tutti i suoi muri scrostati di bianco. In basso la muffa era verdastra, in alto grigia. Il pavimento della cella era lastricato di pietra grigia. Aveva due letti a castello a destra e due letti a castello a sinistra. I letti erano dei veri telai di ferro con materassi sottili, artificiali, pieni di pulci e cimici. Il blindato e il cancello erano al centro della parete che dava sul corridoio. Due panche davanti alle sbarre della finestra e un tavolaccio nel mezzo. Quattro stipetti grandi e quattro piccoli, un televisore in bianco e nero appoggiato a una grossa mensola attaccata alla parete centrale. C’era un lavandino con sopra un rubinetto arrugginito e accanto un cesso alla turca, con nessuna riservatezza. Le formiche erano le padrone durante il giorno e gli scarafaggi erano i padroni nel corso della notte. I topi erano i padroni sia di giorno che di notte…
“Stanza di pernottamento” a due stelle:
La cella era umida. C’erano macchie di umidità alle pareti. La finestra era piccola con un muretto davanti per impedire di vedere l’orizzonte. Si poteva vedere solo uno spicchio di cielo. C’era un po’ di ruggine sulle sbarre. L’aria sapeva di chiuso. I muri odoravano di muffa. Nella cella c’era un tavolo attaccato al muro, uno sgabello impiantato nel pavimento, una branda inchiodata per terra e uno stipetto fissato alla parete. Nient’altro. (foto: cella)

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Linguaggio a Roma Tre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 aprile 2017

Roma Giovedì 6 Aprile 2017, ore 15:30 Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, Aula Matassi Via Ostiense 234. Il Prof. Claudio Giovanardi (Università degli Studi ‘Roma Tre’) terrà una conferenza dal titolo Qualche riflessione sulla grammaticografia del primo Cinquecento, nell’ambito del ciclo seminariale Linguaggio a Roma Tre.

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Linguaggio a Roma Tre

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2017

Roma Giovedì 23 Febbraio 2017, ore 15:30 Aula Matassi Via Ostiense 234 Il Prof. Raffaele Simone (Università degli Studi ‘Roma Tre’) terrà una conferenza dal titolo A cento anni dal Cours di Saussure. Cosa resta e cosa è andato perduto, nell’ambito del ciclo seminariale Linguaggio a Roma Tre.

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Contrastare la diffusione delle ‘bufale’ e del linguaggio d’odio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2017

Boldrini laura“Articolo21 aderisce e rilancia la proposta avanzata da Roberto Natale, già presidente Fnsi e oggi portavoce della presidente della Camera Laura Boldrini, per contrastare la diffusione delle ‘bufale’ e del linguaggio d’odio a partire dalle giovani generazioni.”
Lo dichiarano Barbara Scaramucci ed Elisa Marincola, rispettivamente presidente e portavoce dell’associazione per la libertà di espressione. “Dobbiamo impegnarci personalmente – continua il comunicato – ad avviare un confronto diretto con i ragazzi, attraverso progetti comuni con le scuole, avvio di luoghi, prima di tutto digitali, di dialogo e organizzazione di cicli di incontri. Non si tratta solo di portare il giornalismo in aula, bisogna innanzitutto, come sottolineato da Natale nell’editoriale pubblicato sul nostro sito, ascoltare e capire il loro approccio alla rete e la richiesta di informazione che i più giovani esprimono. “Noi mettiamo a disposizione la rete delle nostre associate e dei nostri associati, composta non solo da giornalisti ma anche da studiosi, artisti, scrittori, attivisti, con differenti e ricche esperienze alle spalle, ma anche con età diverse e quindi capacità diverse di parlare e ascoltare. Chiediamo a Miur e Fnsi di attivare quel protocollo d’intesa, a titolo gratuito, firmato un anno fa dal segretario generale Lorusso e dall’allora ministra Giannini, e avviamo un programma che sia duraturo e sistematico e non mero strumento di propaganda: in gioco c’è la credibilità di tutto il sistema democratico.”

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Maya: Il linguaggio della bellezza

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2016

Il Maestro 2 di Pakal, Testa raffigurante Pakal il Grande

Picasso Pablo (dit), Ruiz Picasso Pablo (1881-1973). Paris, musée Picasso. MP189.

Verona 8 ottobre 2016 – 5 marzo 2017 Palazzo della Gran Guardia. Maya. Il linguaggio della bellezza di Verona è una delle mostre più grandi ed esaustive che siano mai state prodotte a livello internazionale.
A partire dall’8 ottobre 2016 fino al 5 marzo 2017 la mostra approda a Palazzo della Gran Guardia con oltre 300 opere provenienti dai principali musei del Messico.Curata da Antonio Aimi e Karina Romero Blanco l’esposizione affronta il tema della cultura di questo antico popolo attraverso le parole e i testi degli stessi Maya, utilizzando – come mai è avvenuto in passato – la più grande rivoluzione antropologica dell’ultimo secolo: la decifrazione della loro scrittura. L’esposizione offre uno sguardo nuovo, innovativo e sorprendentemente attuale sull’arte maya a partire dall’individuazione dei maestri, delle scuole e degli stili: finalmente si ha la possibilità di rapportarsi alle opere attraverso una lettura storico-artistica e non solo archeologica. Maya. Il linguaggio della bellezza è una mostra dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH), promossa dal Comune di Verona con il supporto di AMO – Arena Museo Opera ed è presentata da Arthemisia Group e Kornice. (fonte: Arthemisia Group) (foto: Il Maestro 2 di Pakal, Testa raffigurante Pakal il Grande)

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LuganoMusica: al via il Salotto Musicale

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2015

andrea lucchesinibeatrice ranaLugano lunedì 26 ottobre alle ore 20.30 nella sala Teatrostudio del LAC, al nuovo ciclo “Salotto Musicale”, dedicato alla musica da camera.
Il Salotto di questa prima stagione segue il tema “Nuovi territori”: autori che hanno esplorato aspetti innovativi del linguaggio musicale, dall’età barocca alla contemporaneità. Il concerto di apertura vede protagonista il clavicembalista Luca Guglielmi, che toccherà le scuole settecentesche di Francia, Italia e Germania con opere di Couperin, Rameau, Platti, Scarlatti e Bach. Dopo la serata di apertura il Salotto Musicale prevede altre quattro date: il 24 novembre, il Trio Weinmeister-Dähler-Grossenbacher presenterà la prima esecuzione assoluta di un brano commissionato da LuganoMusica a Nadir Vassena, accostato alle mirabili geometrie delle Invenzioni a tre voci di Bach e all’eleganza Raphaëlle Moreaupierre-yves holiqueclassica del Trio op. 9 n. 2 di Beethoven. Assai ricercato il programma che la pianista Beatrice Rana proporrà il 27 gennaio: partendo ancora una volta da Bach, con la Partita n. 2 e passando per il romanticismo della Seconda Sonata di Chopin, si approderà alle atmosfere simboliste della Valse di Ravel e di Pour le piano di Debussy. Andrea Lucchesini offrirà il 1° marzo una splendida scorribanda nel repertorio pianistico ispirato al mondo dell’infanzia, dalle Kinderszenen di Schumann alle Children’s Songs di Chick Corea, passando per quel giardino di delizie che è Children’s Corner di Debussy, per concludere con i Preludi di Rachmaninov. Tutto ispirato ai diversi volti del neoclassicismo novecentesco sarà invece il programma del 29 marzo con il trio Holique-Moreau. I tre musicisti si esibiranno in diverse formazioni: pianoforte e violoncello per la Suite italienne di Stravinskij e la Sonata di Debussy, violino e violoncello per la Sonata M 73 di Ravel e infine insieme per il Trio M 67 dello stesso Ravel. (andrea lucchesini, beatrice rana, Raphaëlle Moreau, pierre-yves holique)

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“Paola Marzano – Il Linguaggio Segreto di un Gesto”

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2015

paola marzano1Gallipoli, Ex Mercato Coperto Piazza Imbriani – Centro Storico, Gallipoli (Lecce), dall’uno al 30 agosto 2015. Vernissage 1 agosto ore 19. E’ un progetto artistico itinerante voluto dalla Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale, presentato per la prima volta presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, in seconda battuta a Cerveteri, luogo di ritrovamento del gruppo scultoreo.
Attraverso un’osservazione attenta e una lettura simbolica, per troppo tempo elusa, taciuta o sottovalutata, della gestualità dei due Sposi intenti, secondo l’interpretazione ufficiale, a versarsi unguenti profumati, l’artista riconosce e svela la presenza di Mudra, movimento delle mani tipico di danze sacre indiane.
Sostiene l’artista “A tutt’oggi il mondo storico – archeologico italiano disconosce le origini Orientali etrusche riconosciute, invece, dalla maggior parte degli storici di tutto il mondo. E qui si apre il dibattito sulle origini della stessa civiltà Occidentale la cui paternità non può essere attribuita solo a Greci e Romani. Lo stesso David Herbert Lawrence nel suo libro di viaggio del 1932 “Etruscan Places” si meraviglia che, delle numerose “pietre falliche” presentipaola marzano all’ingresso delle tombe etrusche, non sia mai stato scritto nulla, sottovalutate dagli archeologi che le hanno definite semplicemente cippi, ma che in realtà collegano gli Etruschi alle civiltà arcaiche orientali. Per questo motivo ho deciso di sposare l’ipotesi più antica di Erodoto sulla matrice orientale etrusca, e la lettura del Sarcofago è stata subito molto chiara: tre Mudra sono riprodotti esattamente nelle mani delle due figure e corrispondono a tre divinità induiste.”
In questa mostra, dunque, sarà possibile apprezzare come la gestualità parli del rispetto e della considerazione di cui godeva la donna nella società etrusca, dell’amore reciproco fra i due Sposi, uniti nella vita e nella morte come le divinità induiste Brahmā e Sarasvati sono uniti nell’eternità.
Simbolismo, apparenza, ermetismo, Velo di Māyā hanno da sempre permeato la produzione artistica di Paola Marzano che osserva, ragiona e contempla i fenomeni della realtà cercando di coglierne le verità celate. Per questo nell’installazione site specific, come quinte teatrali dal forte effetto scenografico, scenario di finzioni e messaggi da riconoscere e svelare, si aprono alla vista cinque tendaggi di grandi dimensioni, frutto di rielaborazioni digitali, in cui coesistono fotografia, paola marzano2disegno e grafica al computer. In proiezione un video che ripercorre lo studio scoprendo la simbologia presente nei lavori.
E ancora la Marzano puntualizza: “È una ricerca che non trova precedenti in campo artistico, riporta l’attenzione sulla matrice orientale etrusca e sulle contaminazioni culturali. Penso che questo mio contributo, anche sulla scia di quanto sostiene la maggior parte degli storici nel mondo, potrebbe fornire ulteriori elementi in tal senso”.Dunque i visitatori della mostra avranno l’opportunità di farsi una propria idea sull’argomento, riflettendo sugli spunti che Paola Marzano ha scelto di condividere utilizzando il linguaggio artistico come mezzo universale di comunicazione. E potrebbe rivelarsi una sorta di caccia al tesoro nel tentativo di individuare ulteriori elementi, anche minimi dettagli, che possano ancor di più avvalorare questa suggestiva tesi.La mostra sarà aperta da un dibattito al quale parteciperanno importanti esponenti della cultura e delle istituzioni quali Francesco Errico (Sindaco di Gallipoli), Luigi La Rocca (Soprintendente Archeologia della Puglia), Carmelo Cipriani (Critico e Storico dell’Arte), Teresa Chianella (Presidente Pari Opportunità Comune di Gallipoli), Memè Micale (Presidente Fidapa Sez. di Gallipoli) moderato dalla giornalista e conduttrice televisiva Maria De Giovanni.
Paola Marzano è nata a Gallipoli (Lecce) nel 1975. Artista di Arti Visive, docente di Disegno e Storia dell’Arte. Nel 1998 si laurea in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce. Nel 2000 si trasferisce a Roma, soggiornando alternativamente a Cortina d’Ampezzo dal 2005 al 2009. Nel 2010 cura scenografie televisive per Magnolia Fiction, si occupa di scenografie teatrali, installazioni e performance finalizzando la sua attuale ricerca artistica al dialogo tra più linguaggi. È Preside della sezione “Eventi Artistici” della “Norman Academy” USA; Presidente dell’U.C.A.I. (Unione Cattolica Artisti Italiani) di Roma – Galleria La Pigna; già curatrice della rubrica Arte di Anci Rivista (Associazione Nazionale Comuni Italiani). Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private. (foto: paola marzano)

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Linguaggio medico ostico: i malati ne risentono

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

Una mancata adesione alle cure può prendere avvio da una scarsa alfabetizzazione sanitaria, ovvero da una bassa capacità di trarre indicazioni dalle informazioni offerte dal sistema sanitario. Questo, almeno, stando a una ricerca condotta nel Regno Unito da Gill Rowlands, della London South Bank University (Lsbu), è dovuto al fatto che la comunicazione sanitaria è troppo complicata. «Lo studi» chiarisce subito Claudio Cricelli, presidente Simg «non fa riferimento al rapporto tra curante e assistito, ma prende in considerazione solo la correlazione tra ci&o grave; che è scritto (cartellonistica di Asl e ospedali, lettere, foglietti illustrativi, etichette di farmaci, indicazioni stradali oppure raccomandazioni prima dell’effettuazione di un esame diagnostico o chirurgico) e utenti del servizio sanitario». Lo studio della Lsbu dimostra che circa il 43% dei soggetti di età compresa tra i 16 e i 65 anni non è in grado di comprendere tali informazioni, e la quota sale al 61% qualora l’informazione richieda anche capacità matematiche (“come indicazioni posologiche, con riferimento al numero di compresse da assumere, o a dosaggi da calcolare in base al peso corporeo” chiarisce Cricelli). Secondo i calcoli della ricerca britannica, sarebbero circa 21 i milioni di persone in età lavorativa non in grado di utilizzare le informazioni sulla salute. Gli esiti dello studio sono stati presentati alla Camera dei Comuni, dove è stato preso l’impegno di “migliorare il modo di comunicare informazioni sanitarie per assicurarsi che tutti i pazienti del Ssn possono ottenere il massimo beneficio dai servizi disponibili”. «In realtà non ci sarebbe bisogno di traslare una ricerca di questo tipo in Italia per capirne l’esito» afferma Cricelli. «Da noi il linguaggio della Pubblica amministrazione e della burocrazia è assolutamente incomprensibile e astrusa per la maggior parte delle persone, e la comunicazione conseguentemente farraginosa. Senza contare che gli inglesi hanno ottenuto risultati non positivi pur avendo dalla loro una lingua che si caratterizza per semplicità e concisione».(fonte doctorrnews33)

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“Il giro d’Italia in 150 passi”

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2011

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Image by performingmedialab via Flickr

Firenze, Il Forum Nazionale dei Giovani (FNG), in occasione di ‘Proposta 2011’, presenta “Il giro d’Italia in 150 passi”, il progetto formativo-informativo a cura della Commissione Cultura della Legalitàdel Forum, patrocinato dal Ministero della Gioventù e dal 150° dell’unità d’Italia.  ‘Il giro d’Italia in 150 passi’ è l’ambizioso progetto multimediale, completato nella realizzazione di un DVD, che ha l’obiettivo di comunicare e condividere con i più giovani il concetto di ‘cultura della legalità’, intesa come lotta alla criminalità, senso della giustizia e cittadinanza consapevole, attraverso un linguaggio giovane ed immediato .L’iniziativa, promossa in collaborazione con il pool di formatori del FNG, si articola in tre parti:“Legalità In-Formazione”, fulcro del progetto, è il documentario realizzato attraverso video-interviste a giovani provenienti da tutta Italia e a noti protagonisti della lotta alla mafia. Tra questi Don Luigi Ciotti; il Magistrato Gian Carlo Caselli; il Procuratore Nicola Gratteri; il Prof. Orfeo Notaristefano e molti altri insieme ai giovani, si raccontano attraverso esperienze diverse e comuni, per mettere a confronto modalità differenti di lotta alla criminalità organizzata e di promozione della legalità

“Un giorno da leone, 100 da pecora” è il cortometraggio in cui si narra la giornata di un magistrato antimafia e di un latitante. Vite parallele, per un’opposta interpretazione nel concetto e nell’idea di libertà.
“Il legalizzatore”, infine, è il video promotore di una corretta coscienza civile, affinchè anche nei comportamenti comuni e quotidiani si abbia la piena consapevolezza della liceità a beneficio dell’intera collettività.
Il DVD sarà distribuito alle associazioni e alle scuole, al fine di fornire agli educatori strumenti di lavoro ed occasioni di formazione. Un viaggio nell’Italia ‘legale’, per diffondere il concetto di cultura della legalità come valore unificante per le giovani generazioni, che prescinde dalle realtà geografiche di appartenenza.

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