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Posts Tagged ‘liquidazioni’

Fallimenti ai minimi da 7 anni ma tornano a crescere le liquidazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

Mai così pochi fallimenti da sette anni a questa parte. A dirlo è l’”Osservatorio fallimenti, procedure e chiusure di imprese” di Cerved, primario operatore in Italia nell’analisi e nella gestione del rischio di credito e nella fornitura di soluzioni commerciali e marketing per le aziende, che ha analizzato i dati del primo semestre 2018. In calo anche le procedure concorsuali diverse dal fallimento, trascinate dal crollo dei concordati preventivi, mentre torna ad aumentare il numero di imprenditori che decide di liquidare volontariamente società in bonis, dato che potrebbe indicare minore ottimismo da parte di chi si assume il rischio di impresa.Tra marzo e giugno è dunque proseguito un trend positivo che dura ormai da undici trimestri consecutivi, cioè dalla fine del 2015: 2.949 le imprese che hanno portato i libri in Tribunale, un anno prima erano 3.236 (-8,9%). Complessivamente nella prima metà dell’anno sono fallite 5.964 società, il 5,7% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017.Ancora più sostenuto il calo dei default diversi dal fallimento: tra gennaio e giugno sono state avviate 709 pratiche, un quinto in meno dell’anno precedente. Inversione di tendenza per le liquidazioni coatte amministrative (-18,9% su base annua), che erano risultate in crescita fino ai primi tre mesi dell’anno.Il contributo principale al calo arriva dal concordato preventivo, che sembra stia tornando ad essere uno strumento marginale nella gestione delle nostre crisi di impresa: solo 246 domande nella prima metà dell’anno, -27% rispetto al 2017. Sono poi state liquidate volontariamente nel primo semestre 29.445 imprese in bonis, cioè senza precedenti procedure concorsuali: una cifra in aumento (+1,3% su base annua) che segna un’inversione di tendenza rispetto allo stesso periodo del 2017, quando le chiusure volontarie erano calate del 3,7%.“Nel secondo trimestre del 2018 è proseguito il miglioramento sul fronte delle chiusure aziendali, con i fallimenti che hanno raggiunto il minimo da sette anni a questa parte – conferma Marco Nespolo, amministratore delegato di Cerved -. I miglioramenti sono diffusi a tutti i settori economici, ma non a tutta la Penisola: in alcune regioni, come Sicilia, Calabria e Lazio, la tendenza è negativa. L’aumento delle liquidazioni volontarie di imprese in bonis nella prima metà dell’anno potrebbe riflettere aspettative di profitto meno ottimistiche da parte degli imprenditori, coerenti con il rallentamento atteso della nostra economia”. In effetti, in alcune regioni il miglioramento tarda a manifestarsi. È il caso della Calabria, del Lazio e della Sicilia, in cui il numero dei fallimenti ha continuato ad aumentare nella prima parte del 2018, rimanendo a livelli doppi o comunque molto più elevati rispetto a quelli del 2008. Ragionando invece per macro-aree, il fenomeno è ormai rientrato su livelli fisiologici nel Nord-Est (971 imprese fallite nel primo semestre, -16% sull’anno precedente e in linea con il 2008), mentre nelle altre aree il miglioramento è più lento.
Nel Nord-Ovest si contano 1.808 procedure (-3,1% su base annua), nel Centro 1.582, l’1,7% in meno: pesa il dato del Lazio, dove i fallimenti sono tornati ad aumentare (+1,4%). Nel Sud e nelle Isole fallimenti in netto calo (-5,1% su base annua): 1.603, grazie al miglioramento di Puglia, Campania, Molise e Sardegna. Purtroppo tornano a peggiorare Basilicata, Calabria e Sicilia. Per quanto riguarda invece i settori produttivi, tutti sono in calo, così come tutte le tipologie di impresa, in particolare le società di persone (-13,5%), le imprese individuali e altre forme (-14,4%), meno le società di capitale (-2,7%), dove si concentra la maggioranza delle procedure fallimentari (4.541, circa tre quarti del totale). Il trend risulta particolarmente positivo nelle costruzioni (1.192 imprese fallite nel primo semestre, -7,2% sul 2017). Prosegue la fase positiva anche nell’industria che, con 835 fallimenti contro gli 885 dell’anno precedente (-5,6%), è al di sotto dei livelli pre-crisi. Più lento il miglioramento nei servizi, settore con più fallimenti: tra gennaio e giugno ce ne sono stati 3.288, in diminuzione del 4,5% rispetto al 2017.

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L’Italia che c’è ma non si vuol vedere

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2011

Aldo Cannavò ci ha fatto pervenire una sua riflessione, a commento di un nostro post, ma che per la sua lucida esposizione merita un risalto maggiore. Scrive Cannavò: “Il governo si trova in una situazione impellente di recuperare denaro, ma non ha il coraggio di mettere limiti agli sprechi, che erodono considerevolmente la ricchezza nazionale. Mi riferisco ad eccessi di stipendi parlamentari, alle auto blu, a pensioni e liquidazioni iperboliche non meritate, ad opere pubbliche mai finite, ad istituzioni troppo costose e spesso inutili ecc… -Il motivo intuibile è che i privilegi di molti sono apportatori di voti, che non si vuole rischiare di perdere. Basterebbe eliminare i numerosi sprechi, che gravitano eccessivamente sui contribuenti, per poter snellire il sistema contributivo, vera palla al piede degli imprenditori e dei cittadini, per sbloccare la grave situazione economica e rilanciare il paese”. Sono parole sacrosante. Tanto vere quanto ignorate non solo da chi oggi ci governa ma anche dagli altri che ora militano all’opposizione, ma che ebbero l’opportunità, stando a palazzo Chigi, d’invertire tale perversa tendenza. La nostra non è una riflessione di oggi, come non lo è stata da quanti ne hanno rilevato da decenni tale “malaffare” strisciante. Abbiamo sempre sostenuto che le risorse ci sono ma che è la sua cattiva distribuzione e redistribuzione che fa acqua da tutte le parti. Se non spezziamo questa spirale perversa non verremo a capo di nulla e continueremo a prenderci in giro come lo è stato l’Ici. Una imposta sulla prima casa da togliere, ovviamente, ma per renderci fiscalmente più virtuosi e non certo per aggirare l’ostacolo e far fiorire una moltitudine di piccole imposizioni locali che ne hanno vanificato, soprattutto per i piccoli contribuenti, i relativi benefici. Dobbiamo, altresì rilevare che proprio i successi di Milano e di Napoli dovrebbero far capire ai politici che la gente non si fida di loro e nutre più fiducia in chi non proviene dagli apparati. Rinnoviamo, una volta per sempre, questa classe politica vecchia, litigiosa, affarista, compromessa, clientelare, cinica, rassegnata e incapace di costruire un futuro alle nuove generazioni e mettiamo uomini e donne più sensibili ai bisogni della gente. Berlusconi asseriva che non ha proposto Mara Carfagna come candidata sindaco a Napoli per non esporla ai ricatti della camorra. Cosa significa? Che preferisce dialogare con la camorra? Se questo è stato il messaggio la risposta popolare se l’è voluta, eccome. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Saldi: sono anacronistici

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 dicembre 2010

È ormai anacronistico continuare con la normativa sui saldi – dichiara Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum – quando ormai è sotto gli occhi di tutti come – sempre di più – tra “promozioni”, “liquidazioni” e sconti vari, la normativa che regola i saldi di fine stagione appare un colabrodo. Confcommercio e Confesercenti sanno benissimo che i commercianti effettuano sconti durante tutto l’anno, arrivando ad inventare anche la “stagione sommersa dei pre-saldi” che si consuma durante le settimane precedenti i saldi ufficiali. Contro tali sotterfugi, Adiconsum ripropone un Decalogo per i consumatori:
1.     Sull’oggetto in saldo deve essere sempre riportato il prezzo d’origine non scontato, la percentuale di sconto applicata e il prezzo finale;
2.     È meglio diffidare di quei negozi che espongono cartelli con sconti esagerati e fare riferimento a negozi già conosciuti per acquistare la merce in saldo: sconti superiori al 50-60 per cento nascondono spesso merce non proprio nuova;
3.     Fate attenzione all’eventuale presenza di merce venduta a prezzo pieno insieme alla merce in sconto;
4.     Confrontare i prezzi con quelli di altri negozi, magari annotando il prezzo di un capo o della merce a cui si è interessati;
5.     È bene verificare che il prodotto offerto in vetrina sia lo stesso che verrà  presentato in negozio;
6.     Nel periodo dei saldi i negozianti che normalmente accettano pagamenti con bancomat o carte di credito ed espongono il relativo logo sono tenuti ad accettare i pagamenti elettronici;
7.     Diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati e non provati, anche se è a discrezione del commerciante consentire o meno di fare provare la merce;
8.     Chi vuol fare regali faccia attenzione perché si può cambiare solo ed esclusivamente la merce difettosa che deve essere riconsegnata al commerciante entro 2 mesi dalla scoperta del difetto (non si può sostituire la merce se avete cambiato idea sul colore o sul modello);
9.     È bene conservare sempre lo scontrino per potere eventualmente cambiare la merce difettosa;
10.   Qualora il commerciante si rifiuti di cambiare un articolo difettoso in saldo o non voglia restituirvi i soldi rivolgetevi alla Polizia Municipale e segnalate il caso allo sportello Adiconsum.

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Cartelle esattoriali sbagliate

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2009

Più di un milione e mezzo di cartelle esattoriali sbagliate. Sono state notificate in giro per l’Italia facendo impazzire i destinatari che si ritrovano all’improvviso con ipoteche sugli immobili, ganasce fiscali su auto e moto, pignoramenti di stipendi o conti correnti bancari. Il tutto per rifarsi di sanzioni amministrative del Codice della Strada già prescritte o annullate con sentenza dai Giudici di pace, o tasse di smaltimento rifiuti richieste erroneamente ai proprietari piuttosto che agli affittuari.Le cartelle pazze – secondo Contribuenti.it – sono il geniale prodotto dell’Amministrazione Finanziaria e degli Agenti della Riscossione che non sanno liquidare correttamente le imposte. Purtroppo solo il 2% (32mila su 1,6 milioni) delle cartelle pazze è stato individuato dal servizio di audit interno dell’amministrazione finanziaria, prima della spedizione. Secondo le stime di Contribuenti.it, l’Amministrazione finanziaria con le cartelle pazze, ha riscosso illegittimamente in 10 anni circa 11,3 miliardi di euro, di cui oltre 1,8 miliardi per la sola imposta di bollo dovuta sui ricorsi.
Contribuenti.it chiede al ministro dell’Economia l’avvio di un’urgente inchiesta per acclarare eventuali responsabilità nei confronti dei dirigenti di Equitalia e dell’Amministrazione Finanziaria, in attesa dell’approvazione del testo unico dedicato ai doveri della Pubblica amministrazione nei confronti dei cittadini, meglio noto come “Codice Brunetta”, che prevederà sanzioni pesanti e subito esigibili nei confronti dei responsabili delle cartelle pazze. Contribuenti.it ricorda a Tremonti che Equitalia Spa è una società per azioni istituita con la finalità di contribuire a realizzare una maggiore equità fiscale e l’ottimizzazione del rapporto con il contribuente, le difficoltà dei contribuenti a a ricevere gli opportuni chiarimenti e la necessaria documentazione comprovante l’errore nell’emissione della cartella esattoriale e chiede se non sia giunto il momento di intervenire sospendendo immediatamente i pignoramenti e le ipoteche. (fonte Contribuenti.it)

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