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Il Parlamento respinge di nuovo la “lista nera” degli Stati a rischio di riciclaggio di denaro

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 Mag 2017

soldi-pubbliciBruxelles. I deputati respingono nuovamente un lista ristretta di Paesi a rischio di riciclaggio di denaro perché inadeguata, con 392 voti favorevoli, 80 contrari e 207 astensioni Nel progetto di risoluzione votato mercoledì, si afferma che l’Unione dovrebbe disporre di un processo indipendente e autonomo per giudicare se determinati Paesi rappresentino una minaccia di criminalità finanziaria piuttosto che fare affidamento sul giudizio di un organismo esterno.La lista presentata dalla Commissione dei paesi terzi ad alto rischio di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo include: Afghanistan, Bosnia Erzegovina, Guyana, Iraq, Lao PDR, Siria, Uganda, Vanuatu, Yemen, Iran e Repubblica popolare democratica di Corea.Nel testo respinto dal Parlamento, la Commissione proponeva di aggiungere l’Etiopia e rimuovere la Guyana dall’elenco.Secondo la direttiva UE antiriciclaggio, la Commissione è responsabile per la creazione di una lista di paesi ritenuti a rischio di riciclaggio di denaro, evasione fiscale e finanziamento del terrorismo. Persone e soggetti giuridici provenienti da paesi iscritti nella blacklist subiscono controlli più rigidi del solito durante la loro attività nell’UE.Attualmente la Commissione si appoggia all’organismo internazionale the Financial Action Task Force (FATF) per la preparazione di tali liste.

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Riciclaggio di denaro: i deputati bocciano la lista nera proposta dalla Commissione

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2017

european commissionIl Parlamento ha rinviato alla Commissione la sua proposta per una “lista nera” dei Paesi considerati a rischio per riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo, chiedendo di ampliarla per includere, ad esempio, i territori che agevolano i reati fiscali. Judith Sargentini (Verdi/ALE, NL), co-relatrice, ha detto: “L’ampia maggioranza del voto riflette la forza della posizione del Parlamento circa l’inadeguatezza dell’elenco attuale. Ora speriamo che la Commissione si dimostri più ambiziosa nelle revisioni, in modo da stilare una lista nera che sia atta allo scopo.” Krišjānis Karins (PPE, LV), l’altro co-relatore, si è astenuto nel corso della votazione, poiché: “Un Paese dovrebbe essere incluso nella ‘lista nera’ solo quando vi sia una chiara evidenza di una minaccia sistematica di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo. La Commissione ha bisogno di avere un algoritmo semplice e trasparente, in grado di sostenere il controllo pubblico.”La Commissione elenca undici Paesi (Afghanistan, Iraq, Bosnia-Erzegovina, Siria, Guyana, Laos, Uganda, Vanuatu, Yemen, Iran e Corea del Nord) giudicati carenti nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Le persone e i soggetti giuridici dei Paesi inclusi nella lista nera sono soggetti a controlli più severi quando fanno affari in Europa. La risoluzione è stata approvata a maggioranza assoluta con 393 voti in favore, 67 voti contrari e 210 astensioni.

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La guerra infinita in Medioriente e altrove

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2015

agostino spataroQuel che propongo non è un saggio, nemmeno un articolo, ma una “tabella” contenente i dati relativi alla produzione e alle riserve petrolifere dei principali Paesi che, nell’ultimo ventennio, sono stati coinvolti, come vittime o promotori, in questa sorta di “guerra infinita” che sta sconquassando il Medio Oriente e provocando pericolose tensioni in Europa e nel Mediterraneo. Si tratta di dati fin troppo eloquenti che, da soli, spiegano perché i principali Paesi detentori delle più grandi riserve petrolifere (Venezuela, Libia, Iran, Iraq, Siria, Russia) siano stati inseriti nella “lista nera” e sottoposti ad attacchi di ogni tipo, anche militari. Da notare che ad attaccare non sono stati tutti gli Stati membri della Nato ma solo alcuni, specie quelli cui appartengono le principali multinazionali del petrolio ovvero: Usa, Francia, Gran Bretagna, Spagna e, purtroppo, anche Italia.
Nei giorni scorsi, nella “lista” è stato inserito il Venezuela, bollato con decreto del presidente Obama come una minaccia per la sicurezza nazionale degli Usa. Ovviamente, nessuno crede a questa boutade che, in realtà, rafforza il sospetto di una nuova, pericolosa ingerenza mirata ad assumere il controllo della più grande riserva petrolifera del mondo che- come si evidenzia nella tabella- corrisponde a una previsione di 300 anni di produzione ai livelli attuali. Ancora tre secoli di produzione contro i 10 anni degli Usa! Seguono la Libia con 139 anni, l’Iran con 135 anni, ecc. ecc. In tempi di esaurimento delle riserve proprie, il Venezuela, cosi come gli altri paesi della “lista” nera, come il colore del greggio che vi abbonda, è un boccone troppo ghiotto per lasciarlo al popolo venezuelano, unico e legittimo proprietario, per il suo sviluppo economico e civile. Siamo all’apertura di un fronte di destabilizzazione, di guerra anche in America latina? C’è da sperare che la reazione, forte e unitaria, dei paesi dell’Unasur dissuada, faccia rinsavire i governanti Usa, come sembra stiano facendo rispetto alla disastrosa guerra provocata contro la Siria con il cui presidente (Bashara Assad) -a detta di Kerry- si vuole negoziare. Potevano farlo prima questo negoziato e si sarebbero evitati quattro anni di morte e di rovina che hanno provocato circa 200.000 vittime e diversi (dieci?) milioni di profughi. Comunque, meglio tardi che mai! (Agostino Spataro)

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