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Posts Tagged ‘liste attesa’

Roma: presentazione report su liste d’attesa e costi

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

Roma Mercoledì 15 maggio dalle ore 10 alle ore 13 presso la sede della Cgil Nazionale in corso d’Italia 25 sarà presentato il Nuovo report sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei sistemi sanitari regionali. Una fotografia delle condizioni delle prestazioni sanitarie in Italia, tra liste d’attesa e costi, tra pubblico e privato. Interverranno il professore Federico Spandonaro (Università di Tor Vergata e Presidente Crea Sanità), la professoressa Carla Collicelli (Ricercatrice Senior Associata Cnr Itb), Sergio Venturi (Assessore alla Sanità Regione Emilia-Romagna), Valeria Fava (Cittadinanza Attiva e Responsabile osservatorio civico sul federalismo in sanità), Stefano Cecconi (Responsabile Salute e Area Welfare Cgil nazionale) e, infine, Serena Sorrentino (Segretaria Generale Fp Cgil nazionale).

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Lazio: Il sistema sanitario è ancora in tilt con le liste d’attesa

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 luglio 2018

Lunghe liste d’attesa e centralini che rimandano all’anno prossimo per una Tac. Nonostante i dati pubblicati sul sistema di rendicontazione avanzato secondo classi di priorità abbiano fatto della Regione Lazio una tra le poche che, insieme a Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Bolzano, si possano definire “trasparenti” per aver pubblicato sui rispettivi siti i dati sulle liste d’attesa, non risulta ancora chiaro ai cittadini il numero di giorni da attendere per una visita medica.La Regione Lazio, infatti, ha predisposto un sistema di rilevazione dei tempi di attesa (TDA) che monitora ogni settimana le visite e gli esami diagnostici. I dati riportati si riferiscono alle prime visite e agli esami strumentali, diviso per classe di priorità: urgente, breve e differibile.
Per ogni prestazione viene indicata la percentuale di prenotazioni effettuate con tempo di attesa entro gli standard regionali. Il colore verde indica il rispetto dei tempi per almeno il 90% del totale delle prenotazioni; il colore giallo indica che le prenotazioni entro lo standard sono comprese tra 50-89%; il colore rosso indica che le prenotazioni entro lo standard sono minori del 50% sul totale delle prenotazioni per il periodo selezionato. Vengono presentate le ultime tre rilevazioni settimanali, con possibilità di visualizzarne un numero massimo di cinque. Nella settimana dal 9 al 15 Luglio solo tre prestazioni risultano in verde, e quindi entro gli standard regionali: le visite per chirurgia vascolare, visite ginecologiche e otorinolaringoiatrica.In seguito al Piano nazionale di governo delle liste d’attesa (Pngla) 2010-2012, approvato con l’Intesa Stato-Regioni del 28 ottobre 2010, sono state stabilite un numero di 58 prestazioni tra visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici per cui Asl ed ospedali devono indicare i tempi massimi di attesa.Alle Regioni e Province autonome spettava di pubblicare il loro Piano regionale di governo delle liste d’attesa ed, entro 60 giorni, ogni Azienda sanitaria era tenuta ad adottare il proprio programma attuativo, garantendone adeguata diffusione ai cittadini. Ma a ben vedere dai risultati preliminari dello studio Gimbe la trasparenza sui tempi di attesa, di fatto prevista per legge, rimane in larga parte disattesa da Regioni e Province autonome. Accanto ad alcuni sistemi avanzati di rendicontazione che permettono di conoscere in tempo reale i tempi per ciascuna prestazione in tutte le aziende sanitarie, vi sono persino Regioni che non rendono disponibile alcun dato.Protestano i tanti pazienti che si lamentano di fare telefonate a vuoto al numero verde del Recup. Il centralino regionale per le prenotazioni degli appuntamenti sanitari è in difficoltà nel fissare nuove date in agenda, soprattutto per quanto riguarda le prestazioni cosiddette “differibili”, ossia non urgenti, anche se altrettanto importanti, soprattutto per la prevenzione.“La salute dei cittadini non può attendere e per questo la Regione si deve attivare al più presto con un programma effettivo al fine di risolvere gravoso problema delle liste d‘attesa – afferma il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – Ci sono esami, come le tac, che sono indispensabili nella prevenzione e devono essere garantiti dal sistema sanitario nazionale, come il diritto alla salute e alle cure”, conclude Giacomelli.

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Il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 luglio 2018

(PNGLA) 2010-2012, approvato con l’Intesa Stato-Regioni del 28 ottobre 2010, ha definito 58 prestazioni tra visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici per cui ASL ed ospedali devono garantire i tempi massimi di attesa. A seguito del recepimento del PNGLA, a Regioni e Province Autonome spettava di pubblicare il loro Piano regionale di governo delle liste d’attesa ed, entro 60 giorni, ogni Azienda sanitaria era tenuta ad adottare il proprio programma attuativo, garantendone adeguata diffusione ai cittadini. «Le analisi dell’Osservatorio GIMBE – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – dimostrano che, a parte la rilevazione effettuata da Agenas nel 2010, non è disponibile alcun monitoraggio nazionale aggiornato sui recepimenti regionali del PNGLA e sulla redazione dei piani aziendali, né tantomeno sulla rendicontazione pubblica dei tempi di attesa, oggetto solo di indagini a campione effettuati da varie organizzazioni: CREA Sanità, Censis, Cittadinanzattiva, Eurispes. Per tale ragione abbiamo deciso di finanziare con la borsa di studio “Gioacchino Cartabellotta” lo studio “Governance delle liste d’attesa: analisi recepimenti regionali del PNGLA e valutazione dei piani attuativi aziendali».
Lo scorso 14 giugno, in vista della predisposizione del nuovo PNGLA, la neo Ministra Giulia Grillo ha inviato a Regioni e Province autonome una circolare mirata a raccogliere informazioni capillari sulle modalità di gestione delle liste di attesa e dell’attività libero-professionale intramuraria. «Considerato l’interesse del nuovo Esecutivo per la spinosa questione dei tempi di attesa – puntualizza il Presidente – la Fondazione GIMBE ha deciso di rendere noti i risultati preliminari del monitoraggio indipendente sugli adempimenti di Regioni e Province autonome». Preme sottolineare chetali informazioni, secondo quanto previsto dal cosiddetto “decreto trasparenza” (Dlgs 14 marzo 2013, n. 33), dovrebbero essere rese pubblicamente disponibili a tutti i cittadini con l’obiettivo di favorire il controllo diffuso sull’operato delle Istituzioni e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.In questa prima fase dello studio, la ricerca dei documenti è stata effettuata sia tramite la consultazione diretta dei siti web istituzionali di Regioni e Province autonome sia tramite ricerche Google utilizzando varie parole chiave: “liste di attesa”, “liste d’attesa”, “tempi di attesa”, “tempi d’attesa”.
Piani Regionali. Tutte le Regioni e Province autonome rendono disponibili sia le delibere di recepimento del PNGLA 2010-2012 sia i Piani Regionali per il governo delle liste di attesa. Dopo la pubblicazione della prima versione, tali piani sono stati variamente aggiornati e/o integrati dal dal 2010 al 2018.Rendicontazione pubblica dei tempi di attesa. Dai siti istituzionali emerge un quadro molto eterogeneo:
• Campania, Molise e Toscana non rendono disponibile alcun report.
• Calabria, Lombardia e Umbria rimandano ai siti web delle aziende sanitarie, senza effettuare alcuna aggregazione dei dati a livello regionale.
• 9 Regioni e una Provincia autonoma rendono disponibile solo l’archivio storico sui tempi di attesa con range temporali e frequenza degli aggiornamenti molto variabili: Provincia autonoma di Trento dal 2013 al 2017, Abruzzo dal 2013 al 2014, Friuli-Venezia Giulia dal 2009 al 2014, Liguria dal 2017 a marzo 2018, Marche da settembre 2014 a maggio 2018, Piemonte dal 2009 al 2017, Puglia da aprile 2012 a ottobre 2017, Sardegna da ottobre 2014 ad aprile 2018, Sicilia solo ottobre 2013, Veneto da gennaio 2017 ad aprile 2018.
• Solo 5 Regioni offrono sistemi avanzati di rendicontazione pubblica sui tempi di attesa:
La Provincia autonoma di Bolzano riporta per le 58 prestazioni i tempi di attesa nelle aziende sanitarie riferiti ad un preciso giorno di riferimento del mese precedente (30 maggio 2018).
La Valle d’Aosta riporta i tempi di attesa nelle aziende sanitarie per oltre 100 prestazioni riferite al mese precedente (giugno 2018).
L’Emilia-Romagna, tramite un portale ad hoc, permette di conoscere per 50 prestazioni il numero e la percentuale di prenotazioni erogate dalle aziende sanitarie entro i tempi massimi previsti. I report sono elaborati a cadenza settimanale dal gennaio 2016 e sono disponibili anche report storici dal gennaio 2015. Il sistema permette anche di confrontare le performance per singola prestazione tra differenti aziende sanitarie.
Il portale della Regione Lazio offre per 44 prestazioni le stesse modalità di rendicontazione dell’Emilia Romagna, ma non permette di confrontare le performance per singola prestazione tra differenti aziende sanitarie. I dati sono elaborati a cadenza settimanale a partire dal 21 maggio 2018, ma non è disponibile alcun archivio storico.
La Basilicata, tramite un portale ad hoc, permette di conoscere in tempo reale i tempi di attesa per le prestazioni erogate da ciascuna azienda sanitaria e di consultare l’archivio storico 2014-2018 dei tempi medi di attesa per tutte le prestazioni in tutte le strutture sanitarie. Non consente, invece, di confrontare in tempo reale i tempi di attesa per singola prestazione tra differenti strutture.I risultati preliminari dello studio GIMBE dimostrano pertanto che la trasparenza sui tempi di attesa, di fatto prevista per legge, rimane in larga parte disattesa da Regioni e Province autonome: accanto ad alcuni sistemi avanzati di rendicontazione che permettono di conoscere in tempo reale i tempi di attesa per ciascuna prestazione in tutte le aziende sanitarie, vi sono addirittura Regioni che non rendono disponibile alcun dato, nonostante qualcuna sia in pole position nella “classifica” degli adempimenti LEA.

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Sanità: liste d’attesa

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2012

Liste d’attesa, problema per il 68,5% dei cittadini. Tra le maggiori criticità del Servizio sanitario nazionale, c’è la lunghezza delle liste d’attesa, problema chiave per il 68,5% degli italiani e per il 71% di quelli residenti del Nord-Est. Questo è uno dei dati che emerge dall’analisi del Censis Monitor biomedico 2011 presentata a Roma nell’ambito del Forum per la Ricerca Biomedica. Un’insofferenza che secondo il ministro della Salute, Renato Balduzzi, «è frutto dell’idea moderna del tutto e subito. Ma non tutte le patologie la giustificano, soprattutto perché il sistema delle urgenze ha dimostrato di reggere ancora». In generale, secondo il vice presidente del Censis, Carla Collicelli, «a emergere è che il futuro della sanità è segnato da due paure principali: un’accentuazione delle differenze di qualità tra le sanità regionali (35,2%) e l’interferenza della politica a danno del settore (35%). C’è poi una consapevolezza diffusa sul tema della razionalizzazione dell’uso delle risorse, tanto che oltre il 56% degli italiani ritiene che, per riportare il comparto in equilibrio, occorre rendere più efficienti le strutture, i servizi e il personale. Il 29,4% pensa alla modulazione dei ticket rispetto al reddito e il 29,5% auspica controlli più rigorosi sull’attività prescrittiva dei medici di medicina generale». «L’appropriatezza» ribatte il Ministro «resta una divisa mentale per gli utenti del Ssn e deve esserlo anche per i professionisti. Serve più governance del sistema e una migliore distribuzione delle risorse e del personale. Il settore ha dimostrato troppi compartimenti-stagni». Un’altra soluzione per Balduzzi è anche nella informazione: «Stiamo accelerando una antica idea, che peraltro da qualche parte del mondo è già realtà, di mettere a disposizione tutti i dati del sistema. E pensiamo a un portale con le classifiche stilate bene per aiutare gli utenti ma anche i professionisti».

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Sanità: liste attesa lunghe?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2010

«Le liste d’attesa sono lunghe? Se andassimo a indagare, ci renderemmo conto che buona parte del problema è dovuto al fatto che facciamo una marea di esami inappropriati». Ne è convinto il presidente uscente della Società italiana di radiologia medica (Sirm), Alfredo Siani, che a Milano lancia un monito sull’urgenza di «intervenire per eliminare prestazioni inutili o scorrette che rappresentano un dispendio di risorse per il sistema sanitario e di energie per il paziente». Siani, durante la presentazione del 44esimo Congresso nazionale Sirm, in programma dall’11 al 15 giugno alla Fiera di Verona, sottolinea alcune criticità nel sistema delle prescrizioni degli esami diagnostici. «Più esami, spesso inutili, richiesti in sequenza per arrivare a una diagnosi che poteva essere individuata con un unico test, quello più adatto al caso. Sono situazioni che si verificano spessissimo», segnala Siani. Il settore della radiologia medica «sta lavorando per rendere più efficiente il sistema su tutto il territorio nazionale», assicura. Il punto di partenza «è stato capire qual era la situazione italiana. Da questa esigenza è nata l’idea di un censimento di tutte le strutture pubbliche e private e del parco macchine del Belpaese, che sarà presentato al congresso di Verona. L’obiettivo iniziale era ottenere un quadro della distribuzione dei radiologi nella Penisola. Poi abbiamo deciso di ampliare l’indagine e di vedere quali tecnologie e che tipo di offerta garantisce ogni ospedale e l’età delle macchine che vengono utilizzate». I risultati del censimento, annuncia Siani, «sono stati consegnati al ministro della Salute Ferruccio Fazio. Saranno uno strumento del quale potrà avvalersi per individuare dove e su quali attrezzature investire».

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In Molise liste d’attesa di cinque mesi negli ospedali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 maggio 2010

“Bisogna realizzare una riprogrammazione sanitaria. Purtroppo le strutture ospedaliere sono insufficienti e ciò costringe gli utenti a rivolgersi a quelle private”. Queste le parole di Manlio Caporale, responsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti, a seguito delle odissee vissute dai pazienti degli ospedali di Termoli Larino, in provincia di Campobasso, i quali per una semplice risonanza magnetica o per un elettrocardiogramma devono veder trascorrere dai quattro ai cinque mesi, poiché le liste d’attesa sono di una lunghezza infinita. “È stato fatto tanto per migliorare il funzionamento delle strutture sanitarie pubbliche – continua Caporale -, quindi non le si può accusare di carenza in questi termini. Tuttavia la domanda che richiede visite o cure è tanta e i tempi per ottenerle sono lunghi, dunque chi non può o non intende aspettare è costretto a pagare il medico privato. In Italia – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello de Pierro – il 60-70% delle risonanze magnetiche sono inutili, perché sono fatte dal medico di base, ma poi si ha bisogno di quello specialista per leggerle, e quindi ci si presenta con un esame in mano. Bisogna apportare altri cambiamenti migliorativi nella sanità – conclude Caporale -, c’è ancora tanto da modificare”.

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Liste d’attesa in Sanità 2009

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2009

Istituto Internazionale di Ricerca presenta “Liste d’attesa in Sanità 2009” (30 Settembre, 1 Ottobre – Roma, NH Leonardo da Vinci) il Convegno di crescente successo che illustrerà idee e progetti innovativi per il contenimento delle liste d’attesa. Grazie al prezioso confronto e dialogo tra Rappresentanti del Sistema Sanitario provenienti da numerose realtà nazionali – e la presenza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali – il Convegno si concentrerà sulle opportunità da cogliere per gestire con efficacia il fattore tempo. Rivolto al Direttore generale, Direttore Sanitario, Responsabile di Distretto, Responsabile CUP, Direttore Amministrazione e Responsabile CUP di strutture sanitarie. Il Convegno svilupperà numerose tematiche tra cui:   Nuovi LEA; garantire la presa in carico della richiesta di prestazioni specialistiche a medio-lungo periodo; verificare la persistenza della necessità della prestazione; migliorare le liste di attesa attraverso l’integrazione di efficaci attività di assistenza domiciliare; le liste di attesa sotto un profilo economico; appropriatezza clinica e gestione efficiente degli appuntamenti; MMG e Medici Specialisti, azioni e sinergie per il miglioramento dell’accesso; monitoraggio dei tempi d’attesa; progetti nazionali innovativi per il contenimento dei tempi d’attesa.

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Tagli liste d’attesa nelle Residenze Sanitarie Assistenziali

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2009

Regione Toscana ha annunciato che taglia tutte le liste di attesa delle Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa) e che nessun anziano sarà lasciato a piedi. Una pompa magna che va di pari passo con demagogia e propaganda. Vediamo perche’. E’ dal 1992 (D.lgs 502) che le Regioni hanno l’obbligo di assicurare le cure a disabili gravi e agli anziani non autosufficienti, perche’ rientrano nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza). Dal 1992 la Regione dice di essere all’altezza di farlo nel 2009, cioe’ 17 anni dopo. Meglio tardi che mai? Vediamo come la Regione Toscana applica le leggi in materia. E’ dall’inizio del 2001 che, nonostante la normativa vigente stabilisca (art. 54, L. 289/02) che i costi dei ricoveri nelle Rsa sono a carico della Regione (quota sanitaria) e del Comune (quota sociale), la prima con le liste di attesa non ha pagato la quota sanitaria, il secondo invece di chiedere la compartecipazione al solo assistito (D.lgs 130/00) chiama alla compartecipazione tutti i parenti tenuti agli alimenti caricando, quindi, l’intera quota sulla famiglia.
Nel frattempo, grazie a ricorsi promossi da cittadini che si sono rivolti all’Aduc, il Tribunale amministrativo regionale della Toscana ha condannato il Comune di Firenze a togliere dai regolamenti le norme che chiedono la compartecipazione dei famigliari. Inoltre, sempre il Tar Toscana, con altre cinque ordinanze ha sospeso le richieste di compartecipazione da parte del Comune. Una conferma, cioe’, che la legge nazionale in materia e’ esplicita e non e’ come dice il Comune di Firenze e la Regione Toscana. Ma la Regione Toscana il 18/12/2008 ha approvato la legge n.66 sulla non-autosufficienza che, in contrasto con la legge nazionale e la sentenza e le ordinanze del Tar Toscana, prevede la compartecipazione alla retta delle Rsa dei parenti di primo grado. Non solo, ma prevede anche che il valore dell’Isee (Indicatore Situazione Economica Equivalente) sia caricato dall’indennita’ di accompagnamento e dalla pensione sociale, diversamente da come dispone la legge dello Stato. In materia, anche il difensore civico della Toscana, Giorgio Morales, in sede di Commissione referente, aveva espresso contrarieta’ all’approvazione di questa legge (2). Da notare, in questa apoteosi demagogica di efficienza della Regione Toscana sul taglio delle liste di attesa, le opposizioni in consiglio regionale (Pdl e Udc) che oggi insorgono contro l’amministrazione del presidente Claudio Martini, negli anni passati hanno brillato per latitanza e disinteressamento. (fonte Aduc)

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