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Salva Roma, Mollicone (FdI): “In consiglio dei ministri lite fra comari. Chi pensa ai romani?”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 aprile 2019

“Una “lite fra comari” in consiglio dei ministri con scoop, rumor, andirivieni di ministri e staff che fa male alla Nazione e alla credibilità internazionale. Un provvedimento rilevante come il Dl Crescita e lo strategico “Salva Roma” non possono essere lasciati alla diatriba elettorale o a episodi da sceneggiatura di una serie tv.
Roma è la Capitale d’Italia, Salvini se ne faccia una ragione. Le particolari funzioni a cui assolve e la grande attrattività turistica ne fanno un Comune con caratteristiche proprie, che necessita di fondi e poteri speciali. Chi pensa ai romani?”È quanto dichiara in diretta da Radio Radicale Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia per il collegio Roma centro.
Gli fa eco il vice presidente della Camera Fabio Rampelli: “Siamo di fronte a un governo di improvvisati. Roma Capitale d’Italia, del Mediterraneo e del Mezzogiorno deve essere equiparata alle altre capitali europee e occidentali, e non agli altri comuni d’Italia che a loro volta devono essere assistiti in equilibrio tra loro. Milano come Palermo e Roma come Londra, tanto per capirsi. La posizione di Salvini, che sottolinea lo stralcio del ‘Salva Roma’, è un’offesa per tutti gli italiani”.

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Come risolvere una lite extragiudizialmente

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2013

Contro la lentezza e gli alti costi di giustizia civile arriva l’organismo internazionale di mediazione e arbitrato dell’A.N.P.A.R..(associazione dal 1995 -senza scopo di lucro).Mentre alcuni professionisti contrari da sempre alla mediazione, continuano a mettere in atto tutti i mezzi possibili per farla fallire, filosofeggiando a modo loro sulla nuova legge 98/2013 che ha modificato in parte il D. Lsg 28/2010, l’A.N.P.A.R. da tempo forte della sempre più evidente progressiva privatizzazione della giustizia offre valide soluzioni a questa crisi , ai suoi tempi, ai suoi costi (in continuo aumento, da tempo ha formato e continua a formare oltre che mediatori anche altri professionisti che sono in grado di proporre metodi alternativi alla risoluzione dei conflitti. Sono due le alternative che le imprese pubbliche e private, i consumatori ma anche semplici cittadini meno abbienti, hanno per non andare davanti al giudice civile per la risoluzione del contenzioso: la mediazione obbligatoria (art. 5 comma 1/bis del D. Lsg 28/2010), e/o facoltativa e in subordine l’arbitrato.
I fatti: centinaia di arbitrati dal 1995 più di 5.000 mediazione dal 2011 ad oggi. La legge dice che chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione. La parte deve partecipare personalmente alla procedura (fatti salvo i giustificati motivi di impedimento) e può farsi assistere da un avvocato. Le parti possono stabilire nello stesso procedimento di mediazione che in caso di fallimento della stessa intendono ricorrere all’arbitrato amministrato dalla camera arbitrale dell’A.N.P.A.R. In tal modo si è certi che la risoluzione della controversia non potrà continuare davanti ad un giudice ordinario. Perché sia all’accordo di mediazione che al lodo arbitrale viene conferito carattere di esecutività. L’organizzazione A.N.P.A.R. si sta diffondendo sull’intero territorio nazionale e fuori confini. Tantissime le “sedi operative” già aperte in Italia che vanno dall’estremo nord all’estremo sud a disposizione di cittadini, imprese e professionisti che si affiancano alle delegazioni ed uffici di prossimità deputati alla divulgazione dei sistemi extragiudiziali.
L’A.N.P.A.R. è in grado di offrire ai cittadini, società ed enti un servizio di mediazione e/o arbitrato a pagamento e secondo tariffe predeterminate, assicurando tempi di risoluzione delle controversie contenute: per la mediazione in massimo 3 mesi e per l’arbitrato in massimo entro 180 giorni. La formula è quella di tanti forum televisivi: anziché rivolgersi ad un tribunale ordinario, affrontando rischi ed incognite inerenti la durata del procedimento, i suoi costi e quant’altro in discussione, le parti in lite si rivolgono all’A.N.P.A.R chiedendo che la soluzione venga affidata ad un soggetto neutrale, del quale s’impegnano ed obbligano ad accettare e rispettare le decisioni. A conclusione del procedimento l’arbitro o gli arbitri emettono un lodo cui viene conferito carattere di esecutività, cui le parti si adeguano. I vantaggi vengono indicati nella velocità del giudizio, nell’integrale rispetto della privacy, nel risparmio sui costi. L’abbattimento stimato rispetto ad un giudizio si avvicina al 90% per la mediazione ed al 50% per l’arbitrato rispetto al costo di un giudizio ordinario. Un esempio per tutti: per una causa che rientra nello scaglione da 25.000 a 50.000 euro il costo è di euro 400 per parte per la mediazione mentre il costo complessivo per l’arbitrato è di euro 750 – 1250 per un arbitro unico e di 1.900 – 3.000 euro per un collegio arbitrale da suddividersi equamente se non stabilito diversamente dalle parti. Sono previste per grossi enti (banche, assicurazioni, associazioni ecc) speciali convenzioni, per l’ulteriore abbassamento dei costi, del quale ne usufruiscono anche la/e controparte/i. Inoltre se si è in possesso di un titolo di studio almeno triennale o iscritto ad un albo professionale si può accedere alla formazione per diventar mediatore e/o arbitro frequentando uno dei corsi dell’organismo formativo dell’A.N.P.A.R. certificato ISO-UNI 9001 -2008. Tutta la modulistica per avviare una mediazione o un arbitrato è reperibile sul sito http://www.anpar.it ovvero per ulteriori informazione puoi telefonare alla segreteria nazionale al n. 089.274799 o scrivere all’indirizzo e-mail info@anpar.it riceverai tutte le informazioni necessarie per attivare uno qualunque dei sistemi di risoluzione di controversia extragiudiziale in poco tempo e a basso costo e senza IVA.

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Nuovo caso di lite in sala operatoria?

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2010

Bergamo. Un nuovo, presunto, caso di lite tra medici, risalente al gennaio scorso, è stato denunciato dal padre di una bimba nata cieca ed invalida agli Ospedali Riuniti di Bergamo dopo un parto drammatico. “Sicuramente – interviene Simone Graziosi, viceresponsabile per la provincia di Bergamo dell’Italia dei Diritti – vanno fatte tutte le verifiche del caso, capire cosa sia successo veramente e come possa essere accaduto, conoscere le dinamiche interne alla sala operatoria e se i protocolli siano stati rispettati.  Va valutato se sono stati commessi errori di comunicazione, spesso quando ciò accade, si rischia di originare un errore, che si protrae e degenera in conseguenze drammatiche”.
Un travaglio lungo due giorni, quello vissuto da Albana Zekaj.La donna, secondo la ricostruzione del marito Saimir, non solo non sarebbe stata seguita adeguatamente ma avrebbe pagato, con patimenti fisici suoi e del feto che portava in grembo la discussione fra 2 dottoresse, l’una favorevole l’altra contraria all’intervento di taglio cesareo. Operazione poi rivelatasi necessaria ed effettuata dal personale del turno successivo quando ormai era troppo tardi per la salute della neonata, attualmente invalida al 95% e per quella della madre, appena trentunenne, che ha l’utero lacerato e non potrà più avere figli.
“Non essendo ancora in presenza di verifiche – prosegue Graziosi  – ritengo esprimere l’urgenza di accertarsi della verità e del reale andamento dei fatti, non affrettando il semplice pensiero che se qualcosa va male si tratti necessariamente di malasanità. E’ però fondamentale, –  conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro  – in casi come questi, comprendere se siano stati commessi errori che hanno potuto esser causa della dolorosa vicenda”.

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