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Grant Thornton: Cala l’ottimismo delle aziende a livello globale

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2019

Secondo l’ultimo International Business Report (IBR) di Grant Thornton, ricerca effettuata a livello globale sui dirigenti di oltre 2500 imprese del mid-market, nei primi sei mesi dell’anno, si registra un significativo calo dell’ottimismo da parte delle aziende (da 39% a 32%) per quel che riguarda le aspettative economiche per i prossimi 12 mesi. Le attese su fatturato, redditività e occupazione sono scese infatti ai livelli del 2016.L’incertezza economica rimane molto elevata e quasi la metà delle imprese (46%) la identifica come un vincolo per la propria crescita, così come tra i fattori più limitanti per l’espansione internazionale, per il 25% delle imprese, c’è l’attuale politica delle tariffe commerciali (dazi). A incidere negativamente sugli outlook ci sono poi, più in generale, la fragilità dei mercati finanziari e l’aumento dei prezzi energetici, come quello del petrolio cresciuto di un terzo nel 2019.
In questo quadro di incertezza, le imprese preferiscono investire nella qualità dei prodotti e dei servizi piuttosto che dimensionalmente. Il 45% delle aziende globali prevede infatti di aumentare le spese in R&S nei prossimi 12 mesi. E l’aumento atteso degli investimenti in ricerca e sviluppo a livello globale è del +36%, il livello più alto mai registrato dal 2010.Andando più nel dettaglio “geografico” del Report di Grant Thornton, nonostante rimanga molto limitato, in Europa l’ottimismo ha tenuto bene rispetto alla media mondiale, scendendo lievemente al 26% nel primo semestre del 2019 dal 28% registrato nella seconda parte dell’anno scorso. L’Europa rimane ostacolata dal protrarsi della stretta del mercato del lavoro. Il 43% delle imprese dell’UE identifica la mancanza di lavoratori qualificati come un vincolo alla crescita, un dato costantemente salito dal 2016, quando eral al 19%, a oggi. Questa tendenza è più evidente nell’Europa sviluppata.Venendo all’Italia, il 36% delle aziende del nostro Paese si dimostra ottimista sulla crescita del mercato nei prossimi 12 mesi.Nel prossimo anno il 50% delle aziende italiane aumenterà il proprio budget di spesa per investimenti in R&S, mentre solo il 6% delle aziende intervistate sostiene al contrario che le diminuirà.
Sempre in termini di investimenti, quelli in tecnologia fanno segnare un costante incremento; pensano infatti di incrementarle il 52% delle nostre imprese, con un significativo miglioramento rispetto al 37% registrato nel 2018. Un buon segnale in prospettiva considerando che nel 2019 l’Italia si trova “solo” al 52° posto su scala mondiale per investimenti tecnologici.

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I principali rischi aziendali a livello globale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 gennaio 2018

allianzPuntano alla spina dorsale dell’economia connessa e, quando colpiscono, possono mettere a repentaglio il successo, o addirittura l’esistenza, di aziende di ogni dimensione e settore. Secondo l’Allianz Risk Barometer 2018 realizzato da Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS), i principali rischi aziendali a livello globale sono rappresentati dalla Interruzione di attività (n°1 con il 42% delle risposte / n°1 nel 2017) e dai Rischi informatici (n°2 con il 40% delle risposte, in aumento rispetto al 3° posto nel 2017). Anche le maggiori perdite dovute alle Catastrofi naturali (n°3 con il 30% delle risposte, in aumento rispetto al 4° posto del 2017) sono una preoccupazione crescente per le aziende, con il 2017 che si è distinto come anno peggiore; questo ha anche fatto sì che il Cambiamento climatico/aumentata instabilità metereologica (n°10) si collochi per la prima volta tra i primi 10 rischi più importanti. Mentre, l’impatto del rischio delle Nuove tecnologie (n°7 nel 2018 / n°10 nel 2017) è uno di quelli in maggior crescita, in quanto le aziende riconoscono che innovazioni come l’intelligenza artificiale o la mobilità autonoma potrebbero creare in futuro nuove responsabilità e perdite su larga scala, così come le opportunità. Al contrario, le imprese sono meno preoccupate degli Sviluppi del mercato (n°4 nel 2018 / n°2 nel 2017) rispetto a 12 mesi fa.Sono questi i principali risultati del settimo Allianz Risk Barometer, pubblicato ogni anno da Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS), che per il 2018 si basa sull’analisi di ben 1.911 esperti di rischio provenienti da 80 Paesi.“Per la prima volta, l’interruzione di attività e il cyber risk hanno la stessa importanza secondo quanto emerge dall’Allianz Risk Barometer, e questi rischi sono sempre più interconnessi”, afferma Chris Fischer Hirs, CEO di AGCS. “Che si tratti di attacchi come WannaCry, o più frequentemente di guasti di sistema, gli incidenti informatici sono oggi una delle principali cause di interruzione di attività per le aziende collegate in rete, i cui principali asset sono spesso i dati, le piattaforme di servizio o i loro gruppi di clienti e fornitori. Tuttavia, i gravi disastri naturali dello scorso anno ci ricordano che l’impatto dei pericoli dell’ambiente o del clima non dovrebbe essere sottovalutato. I risk manager dovranno affrontare in futuro un ambiente estremamente complesso e imprevedibile, caratterizzato sia dai rischi aziendali tradizionali che dalle nuove sfide tecnologiche”.
Anche in Italia il rischio più temuto dalle aziende si conferma l’Interruzione di attività, indicato dal 51% (in crescita rispetto al 36% della precedente rilevazione). Al secondo posto troviamo i Rischi informatici, che con il 38% guadagnano ben due posizioni, seguiti dalle Catastrofi naturali (30%). Il Danno reputazionale o d’immagine, che passa dalla 10a alla 4a posizione nel 2018, è invece il rischio in maggior crescita.

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Europa: Nel 2017 ha cominciato a manifestarsi un mutamento dei fondamentali a livello globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

Paul CassonLa crescita è accelerata in tutte le regioni dell’economia globale. I segnali di inflazione nell’eurozona erano tali da indurre la BCE a considerare la possibilità di ridurre gradatamente gli acquisti di titoli. In molti casi però è parso che gli investitori avessero passato buona parte del 2017 a rimanere ancorati ai timori deflazionistici del passato anziché prendere atto della nuova realtà economica. Infatti, ci sono stati lunghi periodi in cui il valore delle azioni costose con una crescita più lenta (ma meno sensibile al ciclo economico) degli utili è salito più di quello di azioni con prezzi convenienti ma con una crescita più rapida degli utili.
Quando i tassi di interessi scendevano, l’acquisto di azioni di crescita secolare o simil-obbligazionarie funzionava, grazie appunto a bassi tassi di interesse e ad un basso tasso di inflazione. Tali azioni in genere non rendono bene quando i tassi di interesse invece salgono. Quindi, se il 2017 è stato l’anno in cui le condizioni economiche hanno cominciato a cambiare, è possibile che il 2018 sia l’anno in cui gli investitori in Europa cominciano a adeguarsi alla nuova realtà macroeconomica? E quali altri cambiamenti potrebbe avere in serbo il 2018?
L’inflazione ha ripreso a salire. In passato si diceva che ciò era dovuto “solo” all’aumento dei prezzi petroliferi (chi nega la reflazione ama termini come “solo” e “ma” come se i fatti potessero essere ignorati solo perché le loro teorie non li prevedono). Sono diversi i fattori che contribuiscono a far salire l’inflazione. Una crescita economica più rapida è in genere il risultato di una domanda più elevata, che si traduce in un aumento dei prezzi da parte delle società e, a seguire, in una richiesta di salari più alti da parte dei lavoratori per tenere il passo con i prezzi. Il sindacato tedesco IG Metall, per esempio, ha chiesto un incremento salariale del 6% alla VW per il 2018. I salari dei metalmeccanici, non aumenteranno nella stessa misura, ovviamente, ma anche la metà di tale aumento sarebbe di gran lunga superiore all’inflazione obiettivo del 2% della BCE. Personalmente, ritengo che l’aumento sarà di circa il 4%. I lavoratori che ricevono aumenti in busta paga tendono a consumare di più, facendo salire la domanda e, potenzialmente, l’inflazione.
Se dovessi stilare una classifica degli attuali rischi dei mercati azionari, metterei ai primi posti non la Brexit, Trump o la Corea del Nord ma le (estremamente) costose azioni di crescita che ogni investitore ha già in portafoglio, le cui valutazioni sono sostenute da bassi tassi di interesse. Non ha senso presumere che le strategie di investimento che hanno funzionato in fase di calo dei tassi di interesse continueranno a funzionare anche quando questi ultimi saliranno. Se così fosse potremmo tranquillamente concludere che ci sono strategie buone per tutte le stagioni. Il passato però insegna che niente nei mercati azionari è per sempre.
Oggi il rapporto fra crescita e valore non è forse ai livelli estremi del 2016 ma non è molto lontano. Non è solo una questione di valutazione relativa ma sono le aziende cicliche a buon mercato che stanno alimentando in gran parte la crescita degli utili in Europa: banche e società di costruzioni, di prodotti di consumo discrezionali, industriali e energetiche. Riteniamo che sia opportuno investire in queste società nel 2018, specialmente perché molte di esse sono ancora a buon mercato, dopo anni di ritardo rispetto ai mercati. Un importante ruolo a favore degli azionisti di queste società è svolto anche dalle dinamiche dalla leva operativa in una fase di rialzo ciclico.
Uno dei settori più economici e bistrattati del mercato europeo è quello energetico. Questa cosa potrebbe cambiare. Quello energetico non è un settore amato dagli investitori, come dimostrato dal forte divario che si è manifestato fra i movimenti dei prezzi del petrolio e l’andamento delle azioni delle società del settore. La nostra impressione è che il divario sarà colmato con il rialzo dei prezzi delle azioni, che andranno così ad allinearsi al prezzo del petrolio, man mano che le aziende annunciano buone notizie. Le preoccupazioni circa la riunione dell’OPEC di novembre si sono rivelate infondate, con l’annuncio dei tagli alla produzione concordati fino alla fine del 2018. A nostro avviso, tutto questo è più che sufficiente per sostenere il prezzo del petrolio. L’offerta è già inferiore alla domanda e le scorte si stanno riducendo, una tendenza che riteniamo che durerà fino a quando la crescita economica globale resta sostenuta. (by Paul Casson gestore fondi di Artemis)

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Orlando alle Nazioni Unite

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2015

Il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha partecipato ieri ed oggi al Summit mondiale contro la violenza e gli estremismi al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York.Il Sindaco ha infatti partecipato al lancio ufficiale del leoluca orlandoProgramma “Strong Cities Network”, un programma globale di città ed autorità locali finalizzato al rafforzamento della coesione sociale ed allo sviluppo di programmi di prevenzione degli e risposta agli estremismi violenti.Il primo cittadino del capoluogo siciliano era l’unico italiano presente insieme al presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Ieri, i lavori cui ha preso parte il Presidente Americano Obama, sono stati introdotti dall’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, il Principe di Giordania Zeid Ra’ad Al Hussein. Intervenendo oggi ai lavori Orlando ha dichiarato che: “l’esperienza palermitana e siciliana di lavoro sinergico fra sistema giudiziario e repressivo da un lato e società civile dall’altro nel contrastare i fenomeni criminali è vista come un modello. Si è compreso a livello globale che molti fenomeni violenti e criminali hanno radici culturali che nascono dalla perversione di valori anche positivi, distorti ad uso e consumo di singoli e gruppi criminali. Questo vale tanto per la mafia siciliana quanto per gli estremismi religiosi: entrambi pervertono valori culturali per finalità che non hanno nulla a che vedere con gli interessi ed il bene delle rispettive comunità. Altro elemento che sempre più attira l’attenzione dei leader globali è la “Carta di Palermo”, il documento approvato nella nostra città qualche settimana fa con precise e puntuali proposte di riforma radicale delle politiche relative ai flussi migratori, con il riconoscimento del diritto alla mobilità quale diritto fondamentale e con la proposta di abolizione del Permesso di soggiorno. Oggi sempre più si comprende come le politiche restrittive della mobilità locale ed internazionale si stanno trasformando in strumenti e causa di un genocidio e di arricchimento e rafforzamento di gruppi criminali che operano su scala internazionale.” Non a caso, un plauso all’iniziativa è venuto dal Procuratore Generale degli Stati Uniti, Loretta E. Lynch, che ha affermato che “Un network di città ed autorità locali può essere di vitale importanza per rafforzare le capacità di collaborazione per lo scambio di buone prassi e per la realizzazione di iniziative comuni di contrasto al crimine e sviluppo della coesione sociale”

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Premi a livello globale del Cisco Partner Summit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 aprile 2012

Dimension Data ha annunciato di aver ricevuto due premi come Partner of the Year per le regioni Asia Pacifica, Giappone e Cina (APJC) ed Europa, Medio Oriente, Africa e Russia (EMEAR). Cisco ha premiato i vincitori in occasione dell’annuale conferenza dedicata ai partner di canale, che si è svolta lo scorso 17 Aprile a San Diego, in California. I premi a livello globale del Cisco Partner Summit identificano i partner di canale esemplari che dimostrano di aver realizzato le migliori pratiche commerciali e rappresentano, così, un modello di riferimento per il mercato. I criteri per il conferimento dei premi includono pratiche innovative, successi applicativi, programmi unici, approccio alla risoluzione delle problematiche e alle vendite. Tutti i vincitori sono stati selezionati dal gruppo direttivo Cisco Worldwide Channels e Regional. “Cisco ha il privilegio di lavorare insieme ai migliori partner di tutto il mondo ed è un onore per me conferire i global award Partner of the Year a Dimension Data APJC ed EMEAR,” ha affermato Edison Peres, senior vice president, Worldwide Channels di Cisco. “Entrambi i riconoscimenti convalidano gli ottimi risultati raggiunti come partner di canale di Cisco nelle regioni Asiatiche ed EMEAR, nel 2011.”
Brett Dawson, CEO di Dimension Data CEO ha commentato, “Siamo lieti di aver conseguito questi importanti riconoscimenti. Questo è il ventunesimo anno di collaborazione tra Dimension Data e Cisco. Le partnership tecnologiche sono estremamente importanti e riflettono il nostro obiettivo di rappresentare i vendor tecnologici leader nel mondo presso i nostri clienti. Dimension Data è da sempre impegnata nel fornire le soluzioni più avanzate e i migliori servizi ai propri clienti a livello mondiale. I recenti riconoscimenti di Cisco testimoniano ancora una volta la presenza globale, l’eccellenza tecnica e la capacità esecutiva di Dimension Data nei 51 paesi dei Cisco theatres.”

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Dall’eolico 1/5 dell’elettricità mondiale

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2010

Pechino L’energia del vento potrà coprire il 12% della domanda globale di energia elettrica al 2020 e fino al 22% entro il 2030, secondo un rapporto pubblicato oggi da Greenpeace International e il Global Wind Energy Council. Il ‘Global Wind Energy Outlook 2010’ (GWEO 2010) conferma che l’energia eolica giocherà un ruolo chiave nel soddisfare il crescente bisogno di energia a livello globale, contribuendo insieme a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni. I 1,000 GW di nuova potenza previsti al 2020 comporteranno un risparmio di oltre 1,5 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno. Tale riduzione rappresenterà il 50-75% degli obiettivi di riduzione assegnati ai Paesi industrializzati nell’ambito della discussione post–Kyoto. Entro il 2030 saranno 34 i miliardi di tonnellate di CO2 risparmiati grazie ai 2,300 GW di nuovi impianti installati. Oltre ai benefici ambientali, l’energia eolica è oramai divenuta un fattore determinante per la crescita economica grazie alla creazione di 600.000 nuovi posti di lavoro. Entro il 2030 si calcola che saranno 3 milioni le persone direttamente o indirettamente coinvolte professionalmente nell’eolico.
Il rapporto è stato lanciato a Pechino all’indomani dell’evento China Wind Power 2010. La Cina rappresenta oramai il primo mercato eolico al mondo e sede delle più importanti industrie del settore. Entro il 2020 la Cina vedrà crescere le sue installazioni di impianti eolici fino a dieci volte a partire dai 25 GW registrati alla fine del 2009.
L’energia eolica è già oggi la principale fonte di produzione di energia in molti Stati ed è presente in 75 Stati. «Interessante il fatto che la gran parte della crescita dell’eolico si stia registrando nei Paesi non industrializzati. Entro il 2030, ci aspettiamo cha almeno la metà delle nuove installazioni sia realizzata nei Paesi in via di sviluppo» conclude Klaus Rave, portavoce del GWEC.

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Studio Ibm sul pendolarismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2010

IBM ha reso noto una delle più ampie ricerche condotte negli ultimi anni sui problemi degli automobilisti pendolari e la correlazione tra traffico e stili di vita/salute dei “commuters”. La Global Commuter Pain survey analizza il “prezzo fisico ed emotivo” di ben 8192 automobilisti di 20 tra le più importanti città a livello mondiale e dedica uno spazio particolare alla situazione registrata a Milano. Il dato che emerge con maggiore evidenza è una percezione generalizzata (49% globale) del peggioramento del traffico negli ultimi 3 anni, anche se con notevoli discrepanze (dal 31% di Berlino all’80 di Johannesburg) e differenti livelli di utilizzo dell’auto (se l’81% dei losangelini usa questo mezzo per recarsi al lavoro, solo il 37% dei milanesi fa altrettanto, contro il 56% a livello globale). Il trovarsi incolonnati è una sorte che accomuna la quasi totalità (87 %) degli intervistati, ma anche in questo caso ben diversa è la sorte di alcuni ( a Melbourne, Stoccolma e B. Aires tra il 25 e il 33% dichiara di non aver mai trascorso del tempo in coda) rispetto ad altri (il 42% dei moscoviti negli ultimi tre anni si è dovuto sorbire almeno un incolonnamento di oltre 3 ore).  Molto diffusa la sensazione che le conseguenze del traffico incidano negativamente sulla propria salute (57%), con punte che sfiorano la totalità degli intervistati a Nuova Delhi (96%) e Pechino (95%). Stress (30%), rabbia (27%) e riduzione delle ore di sonno (15%) sono i sintomi maggiormente accusati dai commuters. Tra le sette città intervistate all’interno dell’Unione Europea, a Milano si riscontra anche la più alta percentuale di pendolari (28%) che sostiene di essersi trovata costretta a modificare, a causa della crisi economica, la modalità di trasferimento per raggiungere il posto di lavoro. All’interno di questo gruppo il 21% afferma di utilizzare il car sharing per recarsi sul posto di lavoro (terzi in Europa dopo Madrid e Stoccolma) e il 21% di lavorare più spesso da casa. Circa le possibili soluzioni da attuare per ridurre lo stress causato dai viaggi, il 57% dei pendolari milanesi (la seconda percentuale più alta rispetto a qualunque altra città intervistata) ha risposto che la soluzione migliore consisterebbe in un migliore servizio di trasporti pubblici (soluzione che si scontra con i dati relativi ai guidatori messicani e pechinesi, che benché vivano nelle due città con la più alta percentuale di utilizzo del bus, si presentano in assoluto come i più insoddisfatti rispetto alle condizioni del traffico).

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