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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

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Il Green Deal europeo a livello locale

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2020

È giunto il momento di investire insieme e accelerare la transizione verso un’economia pulita, sostenibile e neutra in termini di emissioni di carbonio. Attraverso il pacchetto per la ripresa dell’UE e il Green Deal europeo, dobbiamo responsabilizzare e finanziare le città e le regioni per costruire la resilienza e garantire la ripresa dalla crisi della Covid-19. Questo è il messaggio principale scaturito dalla prima riunione del gruppo di lavoro Green Deal europeo a livello locale. Il gruppo di lavoro inizia la sua attività dopo che la Commissione europea ha presentato un nuovo strumento per la ripresa, con una dotazione di 750 miliardi di EUR, e ha rafforzato gli elementi legati al clima nel bilancio a lungo termine di 1 100 miliardi di EUR proposto per il periodo 2021-2027. Lo strumento necessita adesso l’approvazione degli Stati membri dell’UE e del Parlamento europeo.Juan Espadas (ES/PSE), Sindaco di Siviglia e presidente del gruppo di lavoro, ha affermato: ” Il mondo sta affrontando la peggiore recessione a memoria d’uomo, ma non dobbiamo dimenticare che la sfida climatica non è venuta meno . Il Green Deal europeo è lo strumento migliore per affrontare contemporaneamente entrambe le crisi. Esso offre l’occasione di investire in trasporti pubblici puliti, energie rinnovabili, alloggi dotati di isolamento termico a prezzi accessibili, un’agricoltura sostenibile e la protezione della biodiversità. È una rivoluzione da accogliere con favore, ma non può essere realizzata senza il pieno coinvolgimento delle città e delle regioni e il sostegno europeo. In qualità di presidente del gruppo di lavoro, desidero fare in modo che le nostre richieste vengano trasmesse in modo chiaro e forte.”Rivolgendosi ai membri del gruppo di lavoro, Diederik Samsom , capo di gabinetto del commissario Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo della Commissione europea responsabile del Green Deal europeo, ha affermato: “Siamo impegnati a far sì che il Green Deal raggiunga il livello locale. La crisi della Covid-19 ci impone di adattarci a una nuova realtà, ma anche di mettere in una posizione prioritaria e di accelerare l’attuazione degli elementi del Green Deal che contribuiscono alla crescita e all’occupazione, ad esempio “l’ondata di ristrutturazioni”, l’economia circolare e l’ecologizzazione delle nostre città e dei trasporti urbani. Nessuna transizione potrà avere successo se non avrà un solido ancoraggio nelle città e nelle regioni europee. Dobbiamo lavorare insieme per produrre risultati per i cittadini europei.”
Il gruppo di lavoro Green Deal a livello locale ha l’obiettivo di garantire che tanto il Green Deal europeo quanto la strategia di ripresa dell’UE si traducano effettivamente in progetti concreti e finanziamenti diretti per gli enti locali e regionali. Il gruppo di lavoro ha tre obiettivi specifici:
riunire i punti di vista delle città e delle regioni presenti nel CdR sulle numerose iniziative politiche del Green Deal europeo, e far sì che la loro voce sia ascoltata;
facilitare la collaborazione delle istituzioni dell’UE al fine di porre le città e le regioni al centro delle politiche volte a promuovere la neutralità in termini di emissioni di carbonio;
illustrare le sfide che gli enti locali e regionali affrontano nell’attuare la transizione verde a livello locale e mettere in evidenza i loro risultati e le loro migliori pratiche, in modo da facilitarne la riproduzione in tutta l’Unione europea.
Tra le attuali priorità del gruppo di lavoro figurano la Legge europea sul clima e il Patto per il clima , il Fondo per una transizione giusta , Una nuova strategia industriale per l’Europa , aria e acqua pulite , idrogeno , il nuovo piano d’azione per l’economia circolare , la diversità biologica e le foreste .
Il gruppo di lavoro è composto da 13 membri di tutte e sei le commissioni e di tutti i sei gruppi politici del CdR.

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Planmeca Romexis® 6.0: la nuova versione del software leader a livello mondiale ​​​​​​​

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

La versione interamente rivisitata del rivoluzionario software Planmeca all-in-one, Planmeca Romexis®, è ora disponibile all’acquisto. La nuova versione del software introduce un’interfaccia utente migliorata, per un’usabilità superiore, nonché un’ampia gamma di nuovi strumenti e funzionalità.La piattaforma del software Planmeca Romexis® 6.0 supporta la più versatile gamma di modalità di imaging, dal 2D e 3D al CAD/CAM. Un unico software fornisce una soluzione all-in-one per tutte le specialità e per cliniche di qualsiasi dimensione. La versione 6.0 propone un aspetto moderno che mette al centro l’usabilità. La facile navigazione, con un minor numero di clic, e un’interfaccia utente personalizzabile, semplificano il flusso di lavoro. Inoltre, Romexis 6.0 introduce procedure guidate flessibili per flussi di lavoro, caratteristica che rende da subito semplice e gradevole l’utilizzo del software.La nuova versione del software elimina il confine tra imaging 2D e 3D introducendo un visualizzatore immagini unificato per tutti i tipi di modalità di imaging, inclusi 2D e 3D, fotografie 3D, scansioni intraorali, casi CAD/CAM e persino video. Inoltre, qualsiasi tipo di acquisizione o scansione delle immagini può essere avviato dalla stessa vista con un unico clic. Con Romexis 6.0 anche l’importazione e l’esportazione di tutte le tipologie di dati diventa incredibilmente semplice.
Romexis 6.0 apporta svariate migliorie ed elementi aggiuntivi alla gamma degli strumenti. Le template di studio 2D sono state riprogettate, rendendone più semplice la gestione. Ora è possibile la visualizzazione a doppia schermata di immagini 2D con immagini 3D, con finestre a comparsa di immagini rimovibili. Romexis 6.0 è inoltre progettato per funzionare con la scialitica Planmeca Solanna™ Vision. Con le sue telecamere 4K integrate, questa scialitica consente di acquisire istantanee e video di altissima qualità, offrendo una dimensione completamente nuova nell’informazione ai pazienti, nelle consultazioni con i colleghi e nella documentazione dei trattamenti.Il modulo Romexis® CMF Surgery consente una pianificazione completamente digitale della chirurgia ortognatica, la progettazione di splint e la simulazione dei tessuti molli. Il modulo Romexis® Implant Guide è stato aggiornato con una funzionalità di estrazione virtuale dei denti, mentre il modulo Romexis® Smile Design ora offre ritaglio e orientamento dell’immagine basati su intelligenza artificiale, oltre a simulazioni fotorealistiche ancora più avanzate. Il modulo Romexis® Dental PACS, unico nel suo genere, consente l’utilizzo di Romexis come archivio immagini indipendente dai dispositivi, con piene funzionalità di progettazione dei trattamenti, e incrementa il supporto per poliambulatori multisede.“Il software Romexis è il complemento ideale alle attrezzature Planmeca, in quanto garantisce il flusso di lavoro più armonico per l’acquisizione delle immagini, la diagnosi e la pianificazione dei trattamenti. Come piattaforma software aperta, Romexis è anche in grado di archiviare e visualizzare immagini da dispositivi di terzi e ciò significa flessibilità e libertà straordinarie. Grazie a una nuova ed elegante interfaccia utente e a una migliorata usabilità, lavorare con Romexis 6.0 è molto piacevole; rende semplicemente più agile il flusso di lavoro”, dichiara Helianna Puhlin-Nurminen, vicepresidente della divisione imaging digitale e applicazioni di Planmeca.

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Coronavirus: Livello mortalità in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

(AJ-Com.Net) L’età media della popolazione italiana è maggiore rispetto ad altri Paesi: 44 anni in Italia contro un’età media che in Cina -ad esempio- è di 37 anni. «È questo fattore ad avere portato ad un continuo inasprirsi dei dati» sottolineano gli esperti del comitato medico di Plusimple (www.plusimple.com), società innovativa di sanità digitale che ha deciso di offrire gratuitamente supporto e know-how per fronteggiare in maniera più agile l’attuale emergenza sanitaria.Secondo quanto hanno potuto appurare gli analisti della piattaforma che già ad oggi conta più di 600 medici ed 11 mila pazienti, il dato generale di letalità è attualmente più alto nella popolazione italiana rispetto perfino a quella cinese da dove il virus è partito.«L’Italia ha un elevatissimo grado di invecchiamento della popolazione ed è proprio dopo gli 80 anni e in persone con importanti patologie preesistenti che avvengono i 2/3 dei decessi da Coronavirus» aggiungono i medici di Plusimple.com, che in questi giorni è stata inserita dalla Think Pink Europe tra le 5 migliori società di sanità digital per la lotta contro il tumore al seno.Nel dettaglio -secondo quanto rileva Plusimple.com- in Italia la mortalità da Corona Virus è pari a zero per le fascia di età da 0 a 58 anni, per salire gradualmente allo 0,1% tra i 50 ed i 59 anni, all’1,4% tra i 60 ed i 69 anni, al 4% tra i 70 ed i 79 anni, all’8,2% tra gli 80 e gli 89 anni ed al 14,3% oltre i 90 anni, nonostante la patologia possa manifestarsi in forma aggressiva in tutte le età.L’evoluzione dei contagi sta così mettendo a dura prova il sistema sanitario italiano. Per aiutare a fronteggiare la situazione, Plusimple lancia dunque una piattaforma a supporto dell’emergenza nella lotta contro COVID-19: SupportoCoronaVirus.it.La nuova piattaforma mette a disposizione uno spazio web accessibile gratuitamente a tutti per eseguire un test di autovalutazione redatto dall’Ordine dei Medici di Salerno.Attraverso SupportoCoronaVirus.it diventa inoltre possibile accedere ad informazioni certificate per dirimere dubbi e condividere procedure riguardo prevenzione e riscontro dei sintomi del Corona Virus.«Nel momento di emergenza che stiamo vivendo è indispensabile assicurare le cure ma anche limitare i contagi» sostengono i medici della piattaforma. E proprio grazie a Plusimple.com il rapporto con il proprio medico avviene in remoto: più rapido e più sicuro, riducendo così il rischio di contagio.«Plusimple significa più semplice perché crediamo che una sanità con meno passaggi e meno ostacoli sia più valore per tutti» sostengono i fondatori della start-up che è già stata classificata dall’EIT Health -agenzia innovativa dell’Unione Europea- tra le 15 società di sanità digitali più promettenti d’Europa. (AJ-Com.Net). AJ/LL 26 MAR 2020 09:40 NNNN

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Il Saint Louis non si è mai fermato…

Posted by fidest press agency su domenica, 22 marzo 2020

Ispirato da un illuminato pensiero di Albert Einstein, il Saint Louis in poco meno di 24 ore ha trasferito la sua intensa attività didattica interamente on-line già da venerdì 6 marzo, nettamente in anticipo rispetto a qualsiasi altro Istituto, con un solo giorno di break, nel rispetto delle disposizioni governative in materia di contenimento e prevenzione del contagio da Covid-19.In breve tempo, l’Istituzione di Alta Formazione Artistica Musicale fondata nel 1976, ha organizzato per i 1.600 allievi oltre 260 lezioni al giorno in videoconferenza per un totale di 1.600 classi a settimana, con i suoi 120 docenti sia nei corsi pre-accademici che accademici di I e II livello, un imponente sforzo organizzativo realizzato in tempi record, ripagato dalla soddisfazione di non aver interrotto lo studio della musica, che, come ben sanno tutti i musicisti, richiede esercizio e dedizione costanti.Una grande sfida vinta dal Direttore del Saint Louis, Stefano Mastruzzi. “Grazie all’utilizzo di software dedicati, cuffie, microfoni, lavagne virtuali, software di produzione musicale e alla grande competenza di tutto il corpo docente, è stato reso possibile lo svolgimento di lezioni che per loro natura richiedono standard audio e video di alta qualità e una notevole interattività in un continuo e proficuo scambio tra allievi e docenti. Si stanno svolgendo on-line non solo le lezioni individuali di canto e di tutti gli strumenti (basso batteria, contrabbasso, chitarra, pianoforte, sassofono, tromba, trombone, violino), ma anche tutte le classi collettive composte da una decina di studenti, in ambiti come armonia, ear training, composizione, improvvisazione, musica elettronica, song-writing, produzione musicale, storia del Jazz e della Popular music, Arrangiamento e orchestrazione e per i corsi di Musica elettronica e Tecnico del suono le classi di Recording and Mixing, Elettroacustica, Musica per immagini, Campionamento, Sintesi sonora, Sound design che richiedono tutte un ascolto attento, interattivo e partecipe. Gli allievi hanno potuto così seguire le lezioni dalle loro abitazioni, negli stessi orari previsti nel calendario ordinario, permettendo anche a molti fuori sede di tornare dalle loro famiglie prima che entrassero in vigore i successivi provvedimenti restrittivi”.In ottemperanza al decreto ministeriale, il Saint Louis ha invece rinviato tutti gli eventi, le master class e i concerti previsti nel mese di marzo, così come le discussioni delle tesi di laurea. “A differenza di altre Università che hanno scelto di svolgere sessioni di laurea in videoconferenza, abbiamo preferito rimandarle a quando l’emergenza sarà finita e sarà possibile discutere le proprie tesi di fine percorso in sede, davanti alla commissione di docenti. La discussione della tesi è un momento apicale nella vita di uno studente, l’istante in cui vede concludersi il suo lungo percorso di studi ed è giusto che condivida questo importante traguardo circondato da parenti e amici, cosa impossibile in questo momento”.
Sono 200 gli studenti internazionali che frequentano il Saint Louis, approfittando delle numerose classi che si svolgono in lingua inglese. “Tutto è iniziato proprio grazie a loro. Sono i primi che ci hanno chiesto di poter seguire le lezioni on-line al fine di poter tornare nel loro Paese prima che il contagio si diffondesse troppo. A loro va il mio pensiero con l’augurio di poterli di nuovo ospitare nelle nostre sedi non appena sarà possibile”.

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Un laboratorio hi-tech a dieci metri sotto il livello del mare del Golfo dei Poeti

Posted by fidest press agency su domenica, 8 marzo 2020

La Spezia. E’ dotato di telecamera digitale, sensori per il monitoraggio dei parametri ambientali (temperatura, salinità e velocità delle correnti) e speciali gabbie per lo studio della degradazione delle plastiche e l’assorbimento di sostanze inquinanti in ambiente marino. È l’identikit dell’innovativo osservatorio sottomarino installato dal Distretto Ligure delle Tecnologie Marine (DLTM), in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), l’Istituto Idrografico della Marina Militare, il Comune di Lerici e la Cooperativa Mitilicoltori Associati, nell’ambito del progetto LabMare finanziato dalla Regione Liguria.Oltre al monitoraggio ambientale, finalizzato anche allo studio degli effetti del cambiamento climatico, l’infrastruttura potrà essere utilizzata da parte di enti di ricerca e imprese come un vero e proprio laboratorio di sperimentazione per testare tecnologie all’avanguardia e sensori subacquei innovativi. Il collegamento cablato dell’infrastruttura permetterà inoltre la fruizione in tempo reale delle immagini e dei dati geofisici e oceanografici acquisiti.Realizzato grazie alla condivisione di risorse umane, infrastrutture e attrezzature di tutti gli enti di ricerca coinvolti, il laboratorio è posizionato nella baia di Santa Teresa davanti all’omonimo Centro ENEA e fa parte dello stesso progetto scientifico dell’osservatorio sottomarino profondo installato lo scorso anno a circa 600 metri di profondità al largo dell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre.

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Aumento del livello del mare nella laguna veneta nel 2100

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Un aumento del livello medio del mare nella laguna di Venezia di circa 82 centimetri entro la fine del secolo causato dall’effetto combinato di cambiamento climatico e subsidenza. Sarebbe questo lo scenario emerso da uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e della Radboud Universiteit dei Paesi Bassi.Il lavoro, pubblicato nel 2019 su “Water” e oggi approfondito sulla rivista “Le Scienze” per il pubblico italiano si inserisce nel quadro degli studi sull’aumento del livello del mare a scala globale, in forte accelerazione a partire dalla fine del XIX secolo, in corrispondenza dell’inizio della seconda rivoluzione industriale che ha prodotto un sensibile aumento dell’immissione in atmosfera di anidride carbonica.”L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) indica un aumento massimo del livello marino tra 52 e 98 centimetri nel 2100″, spiega Marco Anzidei, co-autore dell’articolo e coordinatore dei progetti europei SAVEMEDCOASTS e SAVEMEDCOASTS-2, che si occupano degli impatti di aumento di livello marino dovuto al cambiamento climatico lungo le coste del Mediterraneo più esposte al rischio di inondazione. “Nel caso della laguna veneta, nel computo delle proiezioni per la valutazione degli impatti si deve includere la subsidenza, ovvero il lento movimento verso il basso della superficie terrestre, legato a cause naturali e antropiche. Tale movimento ha per effetto l’accelerazione dell’aumento del livello marino locale”.Lo studio ha approfondito il contributo dei fattori locali nell’aumento del livello del mare nella laguna veneta: tra questi, la variabilità climatica naturale e i movimenti verticali della crosta terrestre. Le analisi sono state effettuate utilizzando un gruppo di stazioni mareografiche del Mediterraneo poste nel nord dell’Adriatico e nel nord del Tirreno, presenti negli archivi italiani dell’ISPRA e in quelli globali del Permanent Service for Mean Sea Level (PSMSL), gestito dal National Oceanography Centre di Liverpool. Alla stazione di Venezia Punta della Salute, le analisi stimano un aumento medio di 82 cm nel 2100, ma con un’incertezza di 25 centimetri in più o in meno, quindi anche fino a 108 cm.Il quadro fornito da SAVEMEDCOASTS sulle aree mediterranee maggiormente esposte al rischio di allagamento marino nel 2100, compresa la laguna veneta con la città di Venezia, evidenzia 163 principali pianure costiere poste a una quota entro 2 metri sopra il livello medio attuale del mare, corrispondenti a un’area totale a rischio allagamento pari a circa 5,5 milioni di campi da calcio.

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Fenomeno migratorio a livello internazionale

Posted by fidest press agency su domenica, 19 gennaio 2020

A Parigi si è tenuta la riunione dei Paesi Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sulle migrazioni dal titolo ”Making Migration and Integration Policies Future Ready”. A tema le politiche di integrazione. A guidare la delegazione italiana il sottosegretario al Ministero del lavoro e delle Politiche sociali fresco di Deleghe per la Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione afferenti a quel ministero. A questo riguardo il sottosegretario Steni Di Piazza ha dichiarato: “Un governo di discontinuità sul fenomeno migratorio. Il carattere strutturale delle migrazioni impone un approccio politico, è necessario un passaggio da un approccio emergenziale ad uno di sistema. Su questo si gioca la sfida della sicurezza e della coesione sociale nei nostri Paesi. Bisogna offrire soluzioni condivise e buone politiche ai nostri cittadini.A livello europeo, bisogna superare una volta per tutte l’idea che il paese di primo ingresso sia quello che debba farsi carico da solo dei migranti, solo una condivisione della responsabilità può portare a politiche capaci di conciliare sicurezza e solidarietà.In una logica di sistema dobbiamo sviluppare una strategia di integrazione attenta alle dinamiche economiche e sociali, senza enfatizzazioni né semplificazioni, senza ideologismi né allarmismi. Ma badando alla realtà del fenomeno, alle policy possibili a livello nazionale e nei contesti territoriali.In questa fase l’azione del nuovo Governo attraverso il suo Ministero del Lavoro e politiche sociali dovremo costruire metodologie e strumenti più avanzati di governo del fenomeno migratorio e di implementazione della qualità della integrazione. Preparare le politiche di integrazione del futuro è, quindi, possibile rafforzando la capacità di capire le sfide attuali e le tendenze del fenomeno, nell’operare rispetto alla concretezza delle dinamiche migratorie e migliorando le condizioni di vita delle persone migranti e dei territori ove sono accolti, contrastando, sempre e ovunque, ogni forma di discriminazione.”

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Ricostruita l’antica posizione del livello del mare sulla costa laziale

Posted by fidest press agency su domenica, 29 settembre 2019

litorale lazialeUno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), appena pubblicato sulla rivista Quaternary International, indica che le tracce geologiche del livello del mare durante le oscillazioni di 100.000 e 79.000 anni fa si trovano a quote sensibilmente più alte di quelle sinora stimate dagli attuali modelli. I risultati del lavoro, che ha preso in esame un insieme di grotte che si aprono sulle pendici delle scogliere che formano il promontorio del Circeo, sono frutto dell’analisi di indicatori sedimentari, come gli antichi depositi di laguna dei terrazzi marini, e quelli all’interno delle grotte al Circeo frequentate dall’Uomo di Neanderthal.
Negli ultimi 250.000 anni l’area laziale si è progressivamente sollevata di oltre 50 metri. Questo fenomeno ha creato dei cd. terrazzi marini, ovvero piattaforme che si rinvengono ora a quote via via più alte a seconda della loro età e che rappresentano i lembi rimanenti delle antiche spiagge e pianure costiere. Si tratta di una sorta di grande gradinata lungo tutta la costa del Tirreno centrale, ora ricostruita nel dettaglio grazie allo studio geomorfologico su carte topografiche e all’utilizzo delle moderne tecniche di rilevamento satellitare (Modello Digitale del Terreno, o DEM).“Questa suite di terrazzi” – prosegue Fabrizio Marra – “è stata ricostruita e datata. Per definire le posizioni dell’antico livello del mare abbiamo preso in esame, tra gli altri indicatori, un insieme di grotte che si aprono sulle pendici delle scogliere che formano il promontorio del Circeo. Le ricerche mettono in evidenza il legame tra presenza neanderthaliana a Roma e nel Lazio e le oscillazioni del livello del mare legate all’alternarsi dei periodi glaciali ed interglaciali. Nelle grotte del Circeo sono state, infatti, rinvenute numerose testimonianze di frequentazione umana del Paleolitico, tra le quali un cranio di Neanderthal quasi completo rinvenuto a Grotta Guattari è la più importante.Lo studio ha messo in evidenza nuovi elementi che cambiano in maniera profonda le nozioni sul livello del mare nel Mediterraneo durante il penultimo periodo interglaciale (l’ultimo è quello attuale), caratterizzato da tre successive oscillazioni avvenute intorno ai 125.000, 100.000 e 80.000 anni fa.“Mettendo insieme la ricostruzione dei terrazzi marini con le indicazioni del livello del mare desunte dagli indicatori sedimentari si sono identificati tre paleo-livelli del mare a quote via via più basse. Quello più alto, che si rinviene ora a quote attorno ai trentacinque metri sul livello attuale del mare, corrispondente al terrazzo più antico la cui età è stata stabilita essere di circa 125.000 anni, grazie alla presenza di livelli vulcanici che sono stati datati col metodo dell’argon radioattivo. Il più basso, attorno a dieci metri, identificato dai depositi conchigliferi, dai fori di litodomo e dal solco di battigia a grotta Guattari e in altre grotte del Circeo, corrisponde al terrazzo marino più recente. Questo terrazzo era considerato fino a oggi quello di 125.000 anni fa, che invece le nuove ricerche identificano ben venticinque metri più in alto. Sul terrazzo più basso è stata fatta una datazione su guscio di conchiglia di Glycimeris che ha fornito un’età di 79.000, permettendo di correlare questo terrazzo con l’ultima oscillazione positiva del livello del mare alla fine dell’ultimo periodo interglaciale. Il livello del mare intermedio, identificato da un “solco di battigia” attualmente a circa ventidue metri di quota nelle scogliere del Circeo, si correla conseguentemente con l’oscillazione di circa 100.000 anni fa. Anche tenendo conto del sollevamento del margine tirrenico laziale avvenuto negli ultimi 125.000 anni, che spiega perché il terrazzo corrispondente a quest’epoca sia così alto, i livelli del mare di 100.000 e 79.000 anni fa risultano comunque significativamente più alti di quanto precedentemente stimato sulla base di modelli globali”. precisa Fabrizio Marra. “Le implicazioni dei risultati dello studio”, conclude il ricercatore, “sono evidenti e importanti anche per l’epoca attuale. Si dovrà infatti tenere conto di questi nuovi dati sul Mediterraneo nelle proiezioni future sulla risalita del livello del mare provocato dal riscaldamento globale. Inoltre la ricostruzione della paleogeografia all’epoca della frequentazione delle grotte del Circeo offre uno spaccato sull’ambiente in cui i Neanderthal vivevano. A differenza di oggi, in cui le grotte sono poste a diversi metri a picco sul mare o lontane da esso, 79.000 anni fa queste grotte si aprivano su spiagge che ne facilitavano la frequentazione e offrivano materiali inusuali ma molto adatti, quali le conchiglie, per costruire piccoli manufatti e strumenti”. (foto litorale laziale copyright Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV)

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Colesterolo, il ruolo delle proteine della soia sui livelli torna in discussione

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 luglio 2019

Da uno studio svolto all’Università di Toronto e pubblicato sul Journal of American Heart Association emerge un effetto di abbassamento del colesterolo per le proteine della soia, dimostrato da dati aggregati di dozzine di studi clinici eseguiti negli ultimi due decenni. «La riduzione si osserva sia per il colesterolo totale sia per la componente lipoproteica a bassa densità (LDL), ossia quella che può danneggiare il cuore» esordisce David Jenkins, professore di medicina e scienza della nutrizione all’Università di Toronto, che assieme ai collaboratori ha riesaminato gli studi sulla base dei quali la Food and Drugs Administration degli Usa sta valutando la possibilità di revocare agli alimenti a base di soia l’etichetta: “fa bene alla salute del cuore”. Alla base della revoca ci sarebbe proprio lo scarso effetto che l’alimento avrebbe sulla riduzione del colesterolo. «Ma l’effetto riduttivo è costante in tutti e 46 gli studi citati dall’FDA nel 2017, quando ha proposto di revocare l’indicazione sulla salute per la soia sulla base di studi da cui erano emersi risultati contrastanti. Dei 46 trials identificati dalla FDA, 43 hanno fornito dati per le meta-analisi. Di questi, 41 hanno fornito dati per il colesterolo LDL e tutti e 43 per il colesterolo totale» scrivono gli autori, che hanno eseguito una meta-analisi cumulativa, aggiornando i risultati della prima metanalisi condotta con quelli provenienti da un nuovo studio una volta terminato. Il metodo permette di capire in che direzione vanno i risultati e, cosa ancor più utile, consente di individuare una risposta statisticamente significativa appena questa evidente. «È importante notare che la riduzione del colesterolo della soia da sola è inferiore al 5%, ma l’effetto è molto più marcato associandola ad altri alimenti vegetali» spiegano i ricercatori, condannando l’iniziativa dell’FDA nei confronti della soia e spiegando che aziende come Beyond Meat e Impossible Foods hanno visto una crescita enorme quest’anno commercializzando alternative vegetali alla carne, e che Burger King ha in programma di offrire il suo hamburger a base di soia in tutti gli Stati Uniti entro la fine del 2019. «I nostri dati dimostrano che i produttori di alimenti a base vegetale, l’industria e i rivenditori hanno bisogno di tutto l’aiuto possibile per rendere i loro prodotti accessibili al pubblico» conclude Jenkins.J Am Heart Assoc. 2019. doi: 10.1161/JAHA.119.012458 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31242779 -fonte: doctor33)

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Il sogno di una Europa unita a livello continentale

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Il discorso si può suddividere in più parti. Si tratta, innanzitutto, di capire se il modello europeo di società è in grado o meno di rispondere alle sfide attuali. Esse sono molto impegnative sotto vari profili: economico, di coordinamento politico, amministrativo e sociale. Costituiscono, per altro, risposte che rappresentano, una sfida nei confronti della concorrenza internazionale.
In altri termini, occorre ridisegnare un nuovo modello di società non unicamente europeo, ma che deve esserlo come punto di partenza. Esso deve rispondere non solo alle sfide attuali, ma dimostrare di poter fronteggiare il futuro con mezzi adeguati e per affinità ambientali e culturali.
In difetto non è unicamente l’Europa a essere condannata alla decadenza ma gran parte, se non tutta l’umanità. Non dimentichiamo che siamo di fronte ad una sfida di proporzioni gigantesche. A ridosso di essa ci troviamo con:
• Oltre un miliardo di disoccupati
• 980 milioni di sotto occupati
• 3 miliardi e 200 milioni di poveri
Questi sono dei limiti che si presentano come macigni al cospetto di una corretta crescita del sistema evolutivo mondiale. L’Europa ha un suo modello basato anzitutto sul principio della solidarietà: insegnamento gratuito (o quasi) per ognuno, protezione sociale che copra in linea di massima tutti i cittadini, cure sanitarie in alcuni paesi totalmente gratuite, in altri semigratuite. E’ un modello, come si può arguire, che ha un costo crescente non facilmente sostenibile a lungo.
Ciò deriva, essenzialmente, dallo squilibrio tra le entrate e i costi, che aumentano di continuo e, per lo più, derivanti da certi abusi e talune storture dei rispettivi funzionamenti.
Poi si aggiunge la concorrenza mondiale, là dove non esiste tale ombrello “protettivo”, per cui i costi di esercizio delle produzioni è mediamente più basso e di conseguenza più competitivo. In tal modo s’innesta un ciclo perverso nel quale vanno a inserirsi elementi di disturbo soprattutto in Europa:
• minore creazione di posti di lavoro;
• più alta incidenza dei mutamenti intervenuti nel progresso tecnologico;
• ritardi nella costruzione di reti e d’infrastrutture nelle telecomunicazioni e nei trasporti.
Significa, quindi, che se il modello europeo vuole avere un futuro deve rinnovarsi e ridistribuire meglio le sue risorse e riconsiderare la sua crescita rendendola più mirata.
Significa, anche, che la costruzione di una società che guarda al sociale, come un bene prima-rio da tutelare, non può essere figlia dell’Europa e matrigna degenere, nel resto del mondo.
Non si può distruggere quanto è stato fatto di buono solo perché non lo consentono gli egoismi degli altri Paesi. Il primo discorso è di ridurre gli sprechi e favorire, a livello globale, una forte e convinta ridistribuzione delle risorse.
Gli sperperi, ovviamente, sono anche di natura strettamente legata ai cicli produttivi, dove prevale la logica di beni scarsamente riciclabili per avvalorare la tendenza dell’usa e getta.
Posso chiamarlo un precetto di “responsabilità collettiva.”
Lo è non solo nel rapporto tecnologico, industriale e del terziario ma anche nel concepire la gratuità, di determinate prestazioni, considerandolo un “diritto assoluto”, ma un modo per aiutare chi effettivamente è più bisognoso.
In altre parole non possono esistere diritti senza doveri in senso individuale e collettivo, come comunità e come Governi. Il modello europeo deve, in primo luogo, diventare una base per tutti e mostrare con chiarezza i suoi propositi sfruttando al massimo le proprie potenzialità.
Sono, per intenderci, come le definisce Delors, delle “ricchezze immateriali”: livello elevato d’insegnamento, qualifiche professionali, capacità d’iniziativa, sistemi finanziari efficienti, ampiezza del risparmio ecc. Sono, nel loro insieme, dei punti qualificanti e che li posso definire nel modo seguente:
1 Moderazione salariale temporanea.
2 Flessibilità dell’organizzazione del lavoro.
3 Revisione del finanziamento della solidarietà
4 Sviluppo dei nuovi tipi d’attività.
5 Riforma profonda dei sistemi di formazione e qualificazione professionale.
6 Riforma e rafforzamento radicale della ricerca.
7 Realizzazione delle grandi reti europee, per i trasporti, le energie e le telecomunicazioni.
Tutto questo è essenziale per rilanciare l’economia e per non dimenticare la solidarietà sociale. (Riccardo Alfonso)

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I modelli possibili in un’attività consortile a livello di area

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Se usciamo da “schemi”, in un certo qual modo “protettivi”, e ci concentriamo sulle strategie operative e immaginarci taluni modelli d’intervento, la situazione ci apparirà più chiara.
Se ci troviamo, per esempio, al cospetto di un consorzio export e nel paese di destino abbiamo un nostro “partner” le strutture di vendita e di distribuzione non hanno bisogno d’essere create ex novo e ad hoc. Considerazioni analoghe possono essere fatte riguardo un consorzio d’acquisto e alla scelta dei prodotti da comprare in forma consortile. In pratica ci troveremmo con due gruppi di aggregati: uno territoriale a dimensione limitata dove si produce, si esporta e s’importa e l’altro quale sistema ricevente e operante con analoghe finalità.
Può essere anche il caso del consorzio commerciale, dove i prodotti sono i servizi o finanziari o legati all’intermediazione di elementi tecnologici acquistati altrove. In questo modo si possono evitare costi aggiuntivi e rischi nell’export e, non ultima, la possibilità di poter programmare uno sviluppo delle rispettive produzioni in misura armonica con le domande di mercato.
Non vi è dubbio che per ottenere risultati indicati è necessario prevedere la messa a punto di prodotti e servizi, ma anche prontezza d’intermediazione, stipulazioni di convenzioni, attività di ricerca, ecc. che possano essere indirizzati a una clientela non captive e che presentino caratteristiche tali da poter competere sul mercato. La partnership tipo di un simile aggregato consortile deve combinare una scelta capace di consolidare strategie comuni e di reciproco sostegno. Penso a un editore da una parte e, dall’altra, quelle aziende che hanno bisogno di servizi editoriali per la stampa aziendale, la modulistica e via dicendo e non solo in cartaceo ma anche per via telematica.
Penso ai possibili ritorni quando un istituto finanziario si avvale della consorziata per soddisfare le proprie esigenze operative: stessi ambienti, apparecchiature seriali in comune, migliore utilizzo delle rispettive risorse ecc.
Il tutto per creare le condizioni di crescita, di un sistema, e per aprire mercati là dove la piccola e media impresa incontra maggiori ostacoli e costi proibitivi. E’ un discorso, ovviamente, che è simile a quello che potrebbe essere fatto per impostare una logica imprenditoriale nel settore agricolo. (Riccardo Alfonso)

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I livelli di sicurezza sui treni si potenziano migliorando la comunicazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 maggio 2018

Porta la firma dell’azienda goriziana Ermetris la nuova cornetta smart all in one sviluppata per assicurare una connessione costante sui convogli ferroviari; una soluzione che apre una nuova frontiera nella gestione della comunicazione sui treni. Un dispositivo che, per resilienza e facilità di utilizzo, promette di essere applicabile anche sui tram e persino sugli autobus.
«Il problema maggiore della comunicazione sui treni è dovuto al guasto del server del computer di bordo in cui solitamente risiede il SIP server», premette Claudio Borrello amministratore e fondatore di Ermetris, società specializzata nelle soluzioni innovative di comunicazione per il settore ferroviario. «È un imprevisto che può capitare ma che, se in un ufficio può essere sopportabile, su un treno per i livelli di sicurezza che richiede rappresenta un vero problema. La comunicazione su un convoglio è infatti importantissima: in caso di guasti, emergenze o imprevisti i macchinisti devono poter comunicare prontamente sia tra loro sia con la centrale operativa e, nel caso, dover comunicare anche con i passeggeri». I passaggi di informazioni sono oggi affidati a delle particolari cornette (normalmente una ogni vagone) collegate al computer di bordo. Ermetris ha superato il nodo centrale rendendo autonome le singole cornette. «Le abbiamo fatte diventare smart», semplifica Borrello. «Ogni apparecchio è stato dotato di un SIP client e server automatico ed autoapprendente che lo rende così autonomo e indipendente. È come se ogni cornetta sia un server a sé stante: collegato in rete con gli altri dispositivi, ma pronto a intervenire in caso di guasto di una delle altre cornette. Il segreto è flessibilità della tecnologia applicata: un software che permette di autoconfigurasi e adattarsi alla situazione e di garantire la connessione e la comunicazione sempre». Non solo. «Le cornette smart sono collegate con il sistema di alert del treno. Ogni treno è infatti dotato di un pedale che il macchinista può schiacciare quanto registra un’emergenza. E attraverso quel pedale avvia una comunicazione diretta con la centrale. La cornetta smart, a sua volta collegata a questo strumento, in caso di problemi attiva automaticamente un microfono che consente alla centrale di sentire direttamente cosa sta avvenendo in cabina di comando».Il vantaggi non sono solamente in termine di efficacia ed efficienza, ma anche di costi. «Con l’eliminazione del computer di bordo, sostituito dalle singole cornette smart, si dimezza la spesa. Questo anche grazie al fatto che abbiamo superato l’annosa questione legata alla customizzaizone delle tastiere introducendo uno schermo da 2,4 pollici che funge da tastiera touch», osserva Borrello. «La tecnologia touch, che ormai è entrata nella nostra vita di tutti i giorni attraverso gli smartphone, è anche una tecnologia più intuitiva e semplice da utilizzare». L’interesse che si sta sviluppando attorno a questi dispositivo è notevole. Infatti la sua flessibilità e facilità utilizzo permettono un impiego non solamente sui treni a breve e lunga percorrenza, ma anche sui tram. «Una novità di applicazione potrebbe essere rappresentata dagli autobus – aggiunge Borrello – . Qui la comunicazione tra centrale operativa e l’autista solitamente viene affidata ad un cellulare. Per ovviare dimenticanze o guasti, avere su ogni autobus un dispositivo rappresenta di sicuro un collegamento continuo tra la centrale e l’autobus e garantisce la possibili di raggiungere l’autista in ogni momento».

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Intollerabile il livello della corruzione in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

corruzione_urloI dati forniti dal report di Transparency International confermano come il Paese sia ancora ostaggio del livello della sua corruzione (l’Italia è al 66° posto sui 176 Paesi presi in esame), ma soprattutto evidenziano come questo fenomeno incida gravemente sugli aspetti democratici interni.
Come Confeuro abbiamo spesso denunciato la chiara ingerenza economica, culturale e sociale delle prassi illegali nei diversi settori; eppure non si è andati molto al di là del determinare normative confuse e spesso controproducenti. Quello che ci preme sottolineare, infatti, non è il pur gravoso dato numerico della corruzione, ma soprattutto l’impatto che questa ha sulla morale e sulla cultura del Paese. E’ solo se visto in questi termini che il tema potrà divenire centrale all’interno di una prossima agenda politica.

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Una vergogna! Individui poveri salgono del 3,1%

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

poveroSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nel 2016 viene battuto il record storico raggiunto nel 2015 degli individui in povertà assoluta, che sale da 4 mln e 598 mila a 4 mln e 742 mila (+3,1%), un livello mai raggiunto dall’inizio delle serie storiche, iniziate nel 2005 (cfr tabella).”Una vergogna, che dimostra che quanto è stato fatto finora per ridurre le diseguaglianze e combattere la povertà è servito a ben poco. Per gli individui, l’incidenza passa dal precedente primato del 7,6 al 7,9 per cento. Anche se per le famiglie povere non si è battuto il record del 2013, 1 mln e 641 mila famiglie, rispetto al 2015 si registra un peggioramento notevole, pari al 2,3 per cento” dichiara Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Se invece di sprecare soldi in bonus inutili o, peggio ancora, dati a famiglie benestanti, solo perché non commisurati al reddito Isee, si concentrassero gli stanziamenti su chi ne ha effettivamente bisogno, questo dato sarebbe crollato” prosegue Dona.L’associazione di consumatori ricorda che il bonus di 80 euro, che avrebbe dovuto aiutare le persone con redditi medio bassi, va solo al 28,2% delle famiglie più povere (1 mln e 411 mila le famiglie beneficiarie), contro il 29,6% del quinto più ricco (1 mln e 613 mila famiglia) e, addirittura, il 45,9% di quelle con redditi medio alti (2 mln e 383 mila famiglia), ossia della quarta classe di reddito disponibile. Le cose vanno un po’ meglio, si fa per dire, per la quattordicesima, anche se ne beneficiano di più i redditi medi della terza classe (733 mila famiglie) rispetto ai più poveri del primo quinto (570 mila famiglia), persino rispetto all’importo medio annuo, 280 euro contro 267.
“Una situazione assurda e paradossale. Basterebbe che gli stessi soldi venissero spesi meglio per contrastare seriamente la povertà, Il Reddito d’inclusione, che secondo il comunicato del Governo del 9 giugno, dovrebbe andare, nella prima fase, ad appena 500 mila famiglie, ossia ad appena il 30,9% dei poveri assoluti, stanzierà importi vergognosi, da un minino di 190 a un massimo di 485 euro per le famiglie più numerose con 5 componenti. Insomma, si può e si deve fare di più” conclude Dona.

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La ricerca medica italiana rimane tra le più attive ed apprezzate a livello internazionale

Posted by fidest press agency su martedì, 8 novembre 2016

istituto superiore sanitàMa non basta. Dalle relazioni emerse oggi durante il convegno “la ricerca clinica in Italia: evoluzione o involuzione?”, patrocinato dal Ministero della Salute, dall’Istituto Superiore della Sanità e dall’Agenzia Italiana del Farmaco e promosso dalla Consulta delle Società Scientifiche SCV in collaborazione con UniSalute, la prima assicurazione sanitaria in Italia per numero di clienti gestiti.
Molti sono stati gli elementi di riflessione per affrontare alcune delle sfide che la ricerca italiana si trova di fronte quotidianamente. Secondo l’ultima ricerca presentata da European House-Ambrosetti, il nostro Paese rientra nella ‘top 10’ mondiale per numero di pubblicazioni realizzate in ambito medico nel periodo 1996-2015 (al settimo posto con quasi 456.000 pubblicazioni), mentre è addirittura al primo posto per numero di pubblicazioni per ricercatore (5,3) e per numero di citazioni per ricercatore (101,6). Permangono tuttavia in Italia alcuni ostacoli allo sviluppo della ricerca clinica: il numero di studi clinici è andato progressivamente riducendosi negli ultimi anni per la contingenza economica, ma anche per una generale sofferenza della ricerca in Italia, come per esempio le tempistiche richieste per avviare i trial e la scarsa accessibilità alle informazioni necessarie che rendono il nostro Paese meno attrattivo per gli investitori rispetto ai competitor europei. Fiammetta Fabris, direttore generale UniSalute, commenta: “Sono convinta che per rafforzare la posizione di leadership dell’Italia nella ricerca sia necessaria un’efficace collaborazione tra tutti gli attori coinvolti nella ricerca clinica, dal servizio sanitario ai centri di ricerca, oltre chiaramente all’importante ruolo che le aziende possono ricoprire nei confronti del mondo scientifico.”
UniSalute è la prima assicurazione sanitaria in Italia per numero di clienti gestiti. Si prende cura ogni giorno della salute di 6 milion di persone provenienti dalle più grandi aziende italiane, dai Fondi sanitari di categoria e dalle Casse professionali. E’ l’unica compagnia in Italia che si dedica da 20 anni esclusivamente alla protezione della salute e offre piani sanitari personalizzati e integrati con un’ampia gamma di servizi per rispondere nel modo più efficace ai diversi bisogni di protezione per le aziende di ogni dimensione e tipo. Inoltre, per prima in Italia, ha sviluppato una gamma di polizze individuali acquistabili online.Garantisce ai propri assistiti l’accesso in tempi rapidi alle migliori strutture sanitarie in Italia e all’estero tra cui ospedali, case di cura, poliambulatori, centri diagnostici e fisioterapici, studi odontoiatrici e di psicoterapia, operatori socio assistenziali anche a domicilio. E’ la prima assicurazione in Italia ad aver istituito un Circuito termale a cui i clienti possono accedere a tariffe riservate. Monitora costantemente la qualità proprio network di migliaia di strutture: 9 clienti su 10 consigliano la struttura in cui hanno effettuato le cure. Fondata dal Gruppo Unipol nel 1995 è l’operatore di riferimento nel mercato della sanità integrativa italiana.

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Francia sotto attacco

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2015

attentato parigiChi sta facendo quello che sta succedendo a Parigi non sta improvvisando. Sa che tra quattordici giorni ci sarà il vertice mondiale sul Clima il cui valore negoziale e mediatico è altissimo. Sa che arriverà il mondo perchè è un negoziato su cui la Francia si è spesa moltissimo, sa che arriveranno almeno cento capi di stato, cinquantamila delegati, sa che gli investimenti in sicurezza per proteggere quell’evento può aver lasciato le maglie più larghe adesso, sa che i servizi segreti si sono concentrati per avere il massimo della protezione tra una settimana per poi aumentarlo esponenzialmente tra due o tre quando ci sarà il segmento ad alto livello. Sa tutte queste cose, quindi è frutto di menti che stanno dentro le cose. Sa, come successe per la Conferenza Mondiale contro il razzismo, che bisognava spargere terrore. La COP21 inizia prima di un attentato ancora in corso, quella contro il razzismo, presidiata da Bin Laden con i suoi volantini con Hitler immaginato a pensare cosa farebbe di Israele, finì il giorno prima delle torri gemelle. Solo per chi ha partecipato a quell’evento in Sud Africa e chi parteciperà alla Cop 21 sa che questa è una azione terroristica in cui logistica, preparazione, reclutamento sono terribilmente sofisticati. E’ una azione politica devastante, sottolinea Stefano Mannacio e che rilancia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che rischia di avere seri effetti sul nostro diritto a vivere liberi perchè è un secondo terrificante attacco al paese dove la libertà è uno dei valori fondativi. Solidarietà alle vittime sopravvissute e cordoglio per i defunti. Repubblica francese resisti. (Giovanni D’Agata) (foto fonte Agi)

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Livello istruzione in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2015

istruzione in italiaIn occasione del ritorno sui banchi, Qlik®, leader nella Visual Analytics, presenta alcuni dati interessanti sul livello di istruzione in Italia e negli altri Paesi Europei. L’app “Quanto sei Europeo?”, fornisce una panoramica completa su somiglianze e differenze europee nei vari ambiti, prendendo in considerazione le informazioni relative a qualifiche, percorsi formativi, stipendi, etc.Per esempio:
Nel nostro Paese, dove gli anni di studio in media si aggirano intorno ai 17, il 63% della popolazione ha frequentato la scuola secondaria, mentre solo il 13% ha conseguito la laurea. Quest’ultimo dato risulta essere di molto inferiore rispetto alla media europea, che registra una percentuale di laureati del 25%.L’app analizza anche il rapporto tra gli anni trascorsi sui libri e il livello di soddisfazione personale (da 1 a 10). In Italia (17 anni di studio) il livello di soddisfazione è 6, mentre nei Paesi nordici, in cui il numero di laureati è nettamente più alto, la soddisfazione supera il livello 7.Qlik analizza e confronta anche i salari medi e le ore lavorate in Europa. Da qui emerge che, spesso e volentieri, più è il tempo passato al lavoro e più è basso il livello degli stipendi. Quando invece le ore di lavoro diminuiscono, sono gli stipendi a salire. Per esempio, in Grecia dove si lavorano ben 41,9 ore ogni settimana, lo stipendio nnuale ammonta a soli 17.000€; mentre nei Paesi Bassi con sole 30 ore si raggiunge uno stipendio di 36.600€. L’Italia, dove lavorano circa 37 ore per uno stipendio di 24.500€, non si discosta molto dai dati medi europei che registrano quasi 38 ore e uno stipendio di 26.000€. (foto: istruzione in italia)

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Dimension Data presenta un nuovo assessment che aiuta le organizzazioni a valutare le proprie architetture di sicurezza

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2015

dimension dataDimension Data, specialista di soluzioni IT e fornitore di servizi da 6,7 miliardi di dollari, ha annunciato un nuovo servizio di assessment che supporta le organizzazioni nel valutare la maturità della propria architettura di sicurezza, ovvero la protezione di persone, processi e tecnologie dalle minacce informatiche.Matthew Gyde, Group Executive – Security di Dimension Data ha messo in evidenza come, a fronte di un continuo aumento di nuove minacce informatiche, gli approcci tradizionali rischiano di risultare obsoleti. “Anche i dipendenti sono esposti a una varietà di minacce che includono attacchi drive-by e watering hole, che spesso si verificano durante il fine settimana. Inoltre, emerge un basso livello di maturità anche in aziende di grandi dimensioni – molte delle quali hanno investito milioni di dollari in tecnologia per la sicurezza. “Nella valutazione della solidità del livello di sicurezza, non può non essere presa in considerazione la sicurezza dei dipendenti. Infatti, è essenziale che il personale comprenda il proprio contributo sia come risorsa sia come elemento costituente della sicurezza complessiva dell’azienda,” ha spiegato Gyde. Strategia di sicurezza e vision confluiscono ed è necessario definire solide policy per la gestione delle vulnerabilità e delle minacce, processi e procedure che permettano di far fronte agli incidenti. “E’ importante che le cause di possibili problemi di sicurezza vengano affrontati alla radice e, per far ciò, è necessario mettere a disposizione le risorse e i controlli più opportuni per proteggere gli asset fondamentali,” ha affermato. Gli assessment di sicurezza di Dimension Data sono stati pensati come un servizio di consulenza disponibile a livello globale a supporto delle organizzazioni con presenza mondiale.
Le valutazioni dell’architettura di sicurezza di Dimension Data consentono di :
· Determinare la capacità e la maturità dei principali controlli architetturali che coinvolgono le persone, i processi e le tecnologie, sulla base di metriche di mercato standard.
· Definire una roadmap di sicurezza in linea con gli obiettivi di business.
· Validare o migliorare la strategia e il programma architetturale di sicurezza.
· Gestire la sicurezza sulla base degli standard come l’ISO27000.
· Standardizzare e controllare le best practice di più sistemi e sedi.
· Condividere le metriche con il business per allineare la sicurezza IT con il resto dell’organizzazione.
Fondata nel 1983, Dimension Data è un fornitore di servizi e soluzioni ICT e, grazie alle proprie competenze tecnologiche, alla capacità di operare su scala globale ed al proprio orientamento all’innovazione, aiuta ad accelerare le ambizioni di business dei propri clienti. Dimension Data è un’azienda del Gruppo NTT.

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Una scuola all’avanguardia: l’esperienza del Centro Studi Casnati di Como

Posted by fidest press agency su martedì, 13 gennaio 2015

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cCinisello Balsamo. Nel variegato scenario scolastico italiano si trovano realtà che hanno investito risorse ed energie per fornire agli studenti una formazione di livello elevato, con l’impiego di tecnologie moderne. Il Centro Studi Casnati è una di queste ed è un ottimo esempio di scuola digitale. Tutto è iniziato nel 2009 con i libri di testo realizzati dai docenti e condivisi su una piattaforma di formazione a distanza, poi si è avviata la dotazione di portatili per gli studenti e oggi si è arrivati alla didattica interattiva, realizzata grazie a videoproiettori Epson. Nato come liceo linguistico, oggi il Centro Studi Casnati è un istituto paritario che conta circa 800 studenti con quattro indirizzi secondari superiori.”Siamo fortemente focalizzati – spiega Davide Discacciati, dirigente della scuola – sugli aspetti concreti dell’insegnamento, con un’impostazione didattica volta a insegnare una professione ai ragazzi, quindi la parte pratica è per noi molto importante. Analoga attenzione è dedicata anche alle infrastrutture tecnologiche, che oggi prevedono portatili per tutti gli studenti, videoproiettori interattivi nelle aule (ne abbiamo più di 40) e un’infrastruttura di rete che permette a tutti di utilizzare la piattaforma didattica anche a casa”.
L’avvio del progetto di digitalizzazione nasce dalla volontà di far studiare i ragazzi su dispense scaturite dalle lezioni attraverso il coinvolgimento dei docenti nell’attività di creazione dei libri di testo. “Tuttavia – spiega Discacciati – non sempre si riusciva a produrre i contenuti nei tempi richiesti con la produzione dei contenuti. Ci siamo quindi accordati con una casa editrice, in modo da poter accedere al loro catalogo di libri digitali: oggi oltre 7.000 copie di libri digitali sono a disposizione degli studenti attraverso i notebook in dotazione.
Partendo dal lavoro di produzione e condivisione dei contenuti digitali, il Centro Studi Casnati ha sviluppato un progetto specifico per studenti con problemi di dislessia che nel 2011 ha vinto, insieme ad altre 50 scuole su tutto il territorio nazionale, un bando del MIUR e di TELECOM ITALIA per l’introduzione di strumenti digitali di supporto alla didattica per il lavoro a casa – tramite piattaforma – e per i compiti in classe.Essenziale per l’evoluzione verso la didattica digitale è stata l’introduzione dei videoproiettori interattivi Epson EB-485wi, che oggi vengono quotidianamente impiegati dai docenti per le attività didattiche.”I videoproiettori Epson – afferma Discacciati – hanno caratteristiche e prestazioni perfette per una scuola come la nostra, prima fra tutte l’elevata versatilità, sia dal punto di vista dell’installazione sia della compatibilità con i sistemi operativi MacOs, Windows e open source. Sono inoltre dotati di connessione Wi-Fi, così da semplificare il collegamento con il computer e agevolare l’installazione.
“I nostri proiettori – ha dichiarato Carla Conca, Business Manager Videoproiettori di Epson Italia – aiutano gli insegnanti a sostituire le attività di classe basate su carta e penna con metodi che promuovono la creatività e l’interazione. Inoltre sono studiati per rispondere alle esigenze di robustezza e facilità d’uso, trasformando l’apprendimento in un’esperienza coinvolgente e interattiva. Come indicano diverse ricerche, infatti, le presentazioni audiovisive sono un sostegno efficace all’apprendimento degli studenti”.
Epson è leader mondiale nell’innovazione con soluzioni che superano le aspettative dei clienti in mercati diversi quali ufficio, casa, Retail e industria. La gamma dei prodotti Epson comprende stampanti inkjet, meccanismi di stampa, videoproiettori 3LCD così come robot industriali, visori e sensori, e si basa su tecnologie proprietarie che garantiscono compattezza, riduzione dei consumi energetici e affidabilità elevata. Con capogruppo Seiko Epson Corporation che ha sede in Giappone, il Gruppo Epson conta oltre 73.000 dipendenti in 94 società nel mondo ed è orgoglioso di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente naturale globale e di sostenere le comunità locali nelle quali opera. (foto: Centro Studi Casnati di Como)

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Fronteggiare l’ebola a livello mondiale

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 ottobre 2014

virus-ebolaLa gestione dell’epidemia da virus Ebola necessita la massima collaborazione tra gli Stati e una chiara leadership che fino ad ora l’Organizzazione Mondiale della Sanità non è stata in grado di realizzare. Le epidemie sono come un incendio: si possono controllare quando è sono un fuocherello, mentre quando divampano è quasi impossibile spegnerle, poiché i numeri salgono in modo esponenziale. L’epidemia in Liberia, Guinea e Sierra Leone avrebbe dovuto esser controllata agli esordi o almeno si sarebbe dovuto fare tutto il possibile per evitare la diffusione del contagio in occasione della comparsa dei primi casi. In mancanza di vaccini e terapie efficaci, l’umanità affronta oggi l’epidemia da virus Ebola con gli stessi mezzi con cui affrontava la peste nei secoli passati, con la differenza che il contagio si diffonde ora non più con le navi, ma con il mezzo aereo. E’ molto probabile che il contagio si estenda a breve ad altri paesi africani, rendendone sempre più difficile il controllo. Una misura efficace potrebbe essere la realizzazione di un cordone sanitario per i tre paesi colpiti impedendo qualsiasi volo da quei paesi, ma tale misura provocherebbe certamente panico e forse reazioni violente da parte degli abitanti di quei paesi. Lasciando aperte le frontiere, è inevitabile che tutti gli Stati si trovino ad affrontare prima o poi la gestione di nuovi casi anche- come si è visto- a migliaia di chilometri di distanza. Come per le epidemie del passato, in particolare la peste, si dovranno affrontare paure ingiustificate, comportamernti irrazionali, fughe di sanitari, panico. E’ dunque molto importante che la gestione dell’epidemia possa contare su una leadership autorevole, scelta dalle Nazioni Unite. Mentre l’European CDC con sede a Stoccolma ha mostrato chiari limiti, la CDC di Atlanta, organismo governativo degli Stati Uniti creato nel 1948 dimostra molta più autorevolezza pur avendo subito negli ultimi giorni una perdita di credibilità nell’incapacità di garantire la sicurezza degli operatori sanitari che hanno affrontato il caso zero degli Stati Uniti, posto che l’infermiera ammalata abbia seguito scrupolosamente i protocolli indicati. Evidenti sono apparsi altresì i limiti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che, nella gestione della cinese Chan, aveva già manifestato grave carenze in occasione della gestione della pandemia influenzale da virus H1N1. (Dr Walter Pasini Direttore Centro Travel Medicine and Global Health)

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