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Il Parlamento europeo si piega alle lobby e approva il JEFTA

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

Con 474 voti favorevoli, 152 contrari e 40 astenuti, il JEFTA è passato al Parlamento Europeo. Secondo la Campagna Stop TTIP Italia, dunque, “una plenaria alle soglie delle elezioni ha deciso ancora una volta di dare priorità al volere delle grandi imprese transnazionali, agli interessi dei big dell’agricoltura industriale e della finanza”. Con la creazione di questa area di libero scambio senza precedenti crollano fondamentali regole che tutelavano diritti, servizi, salute, lavoro e ambiente (leggi il nostro report sul JEFTA).
“Non sfugge a nessuno – prosegue la nota della Campagna – che il JEFTA sia una copia del CETA, del TTIP e dei peggiori trattati commerciali in fase ancora negoziale. L’assenza (in questa fase) di una clausola ICS, che avrebbe permesso alle imprese di fare causa agli stati contro regole a loro sgradite, non è sufficiente a rendere il JEFTA un accordo i cui benefici superano i rischi”.
La ratifica del Parlamento Europeo ha infatti dato il via libera a un testo che prevede l’istituzione di una dozzina di comitati tecnici, i quali, d’ora in poi, lontano dal controllo pubblico, prenderanno in esame regole e tutele in vigore nel nostro e negli altri paesi coinvolti, per indebolirle laddove frenassero gli scambi commerciali.
“Non rassicura poi il fatto che il Giappone sia il primo paese per brevetti di OGM, gran parte dei quali finora vietati in Europa – riprende la nota – Nonostante ci venga detto che il cibo transgenico non è oggetto dell’accordo, è impossibile negare che l’abbattimento dei controlli deciso con il JEFTA metta in serio pericolo il rispetto delle soglie decise per legge su questi alimenti. Non è accettabile inoltre scambiare il potenziale aumento delle vendite di alcuni prodotti alimentari già al top della classifica italiana dell’export con la svendita di servizi pubblici fondamentali come l’acqua, che pure alcune forze di governo giurano di voler conservare in mani pubbliche”.
“E’ altrettanto incomprensibile e di pessimo auspicio la leggerezza con cui vengono fatti calcoli a spanne su presunti benefici derivanti da un’azzeramento di regole, controlli e barriere tariffarie – è l’opinione di associazioni e movimenti riuniti nella Campagna Stop TTIP – senza vincolare i trattati come il JEFTA al rispetto del principio di precauzione, di tutte le convenzioni internazionali sull’ambiente, il clima e il lavoro. Nessuno tra gli eurodeputati che hanno dato il consenso a questo accordo tossico può negare questi impatti diretti sulla nostra società e la nostra economia, e questo rende ancora più intollerabile l’ampia maggioranza con cui le istanze promosse dalla società civile e dalle piccole imprese sono state schiacciate”.
La noncuranza con cui le istituzioni europee e nazionali stanno trattando cittadini, consumatori, piccoli e medi produttori ha prodotto numerose contestazioni negli stati membri: da un lato questo si traduce con l’affermazione di forze xenofobe e reazionarie, dall’altro con la mobilitazione ad ogni livello di movimenti, associazioni, categorie produttive e semplici cittadini. I deputati europei hanno perso un’occasione per dare una risposta a chi sta dimostrando in ogni modo il proprio scontento per politiche economiche antisociali e antidemocratiche, di cui l’agenda commerciale europea è la testa di ponte. Le prossime elezioni rappresenteranno una svolta inedita nella storia dell’UE, che sembra decisa ad autodistruggersi.

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Politica al servizio delle lobby economico-finanziarie

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 ottobre 2017

palazzo chigiAccusiamo la politica di fare tante cose impopolari ma al tempo stesso pensiamo che gran parte di questi comportamenti dipenda dal cinismo dei leader che guidano i movimenti politici costruttori di consensi e strumenti passivi di poteri occulti, di comitati d’affari e di lobby. Non ci rendiamo, forse del tutto conto, che la politica non è altro che la longa mano dell’economia e che questa economia ha una centrale operativa internazionale dove a controllarla sono in pochi, ma tanto potenti e determinanti da fare il bello e il cattivo tempo in aree del nostro pianeta vaste e diverse toccando, in pratica, parte di un continente o tutto intero uno di essi. Mi spiegava un opinion leader italiano che tutto sommato Berlusconi si sarebbe guardato bene, per sua stessa natura, ad avventurarsi in opzioni militari come lo è stato in Irak, in Afghanistan e in Libano e in ultimo in Libia. Se lo ha fatto è perché altri lo hanno imposto e lui è stato costretto a fare buon viso a cattivo gioco. Ma se vi fosse stato un altro governo e un altro leader, ovviamente, le cose non sarebbero cambiate come accadde con l’intervento militare italiano nei Balcani e con l’autorizzazione della coalizione occidentale a usare le basi italiane per bombardare quell’area. Che alla fine Berlusconi ci abbia anche guadagnato, come qualcuno insinua, è del tutto irrilevante ai fini della logica interventista. Tanto sarebbe stata la stessa cosa. Meglio per lui se almeno ne ha ricavato un certo profitto per le sue aziende. Questa premessa ci può meglio spiegare quanto accade oggi in Italia e le resistenze messe in cantiere per sostenere l’attuale leadership, pur così pesantemente compromessa.
Qualcuno vuole che l’Italia resti paralizzata economicamente e socialmente per favorire i giochi di potere di livello internazionale e le cui trame possono oggi sfuggire alla nostra comprensione perché occulte o coperte dalla cortina fumogena della disinformazione. Sta di fatto che l’attacco concentrico di queste ore al governo non è casuale.
Ma sono attacchi strumentali nel senso che tendono a indebolire l’attuale classe dirigente ma non a defenestrarla. La stessa rivolta libica nascondeva interessi di parte francesi e britannici che andavano raddrizzati e l’Italia si era messa di traverso per cui andava screditata e isolata in quell’area.
Se noi oggi insistiamo per un cambio della guardia, alla guida della coalizione governativa, è perché siamo consapevoli che oggi a reggere l’esecutivo sono proprio quegli interessi che provengono dall’estero e che sono contrari alle nostre convenienze e sono solo capaci di destabilizzare il sistema e renderci ancora più dipendenti dalle centrali internazionali di potere. (Riccardo Alfonso)

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Le lobby finanziare guardano con terrore al Brexit, tomba dei loro privilegi

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2016

londraSiamo all’alba di un Armageddon finanziario nel Regno Unito che polverizzerà il sistema imposto dai fautori della Globalizzazione. Le grandi società quotate in borsa temono ripercussioni sulle quotazioni dei titoli azionari.In questi giorni tutte le principali borse hanno riportato pesanti perdite, tutti gli analisti hanno imputato il crollo delle borse al timore dell’uscita del Regno Unito dall’euro e, per convincerci delle loro affermazioni hanno puntato il dito sui sondaggi che vedono i fautori del Brexit in crescita.Siete veramente convinti che l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, porterà tante aziende quotate in borsa al fallimento, oppure il calo delle borse è da ascrivere ad altri motivi? Impariamo a dipendere meno dalle notizie che ci fanno passare come verbo, e iniziamo a ragionare da esseri pensanti, chi ci inocula le informazioni finalizzate, pensa di avere una platea di teste in affitto. Cercherò di spiegare che quello che stiamo ascoltando o leggendo da certi organi di stampa non è altro che un vestito confezionato a Wall Street. Vorrei dipanare quei tanti dubbi che volutamente economisti vogliono farci credere. E mi prendo la responsabilità di dare una risposta.Parto dal convincimento che il Brexit non comporterà nessuna conseguenza economica rilevante né per la il Regno Unito né per i Paesi Membri della UE.Pensate veramente che Bruxelles, possa attuare azioni punitive nei confronti del Regno Unito?
Non penso che decida in tal senso, sarebbe controproducente per la UE che vanta un ampio avanzo commerciale con il Regno Unito.
A seguire, a che titolo la UE afferma che con il Brexit decadono gli accordi economici con la UE? Intendo riallineare nel verso giusto una informazione fallacemente mistificata, gli scambi economici con l’Europa sono garantiti da accordi con l’Organizzazione mondiale del Commercio, che il Brexit non può annullare.Il Regno Unito in caso di Brexit, si troverebbe nello stesso status giuridico della Svizzera, quindi si può pensare che vengano usati due pesi e due misure? Se la UE dovesse punire il Regno Unito, la Svizzera subirebbe le stesse conseguenze. Pertanto gli accordi economici con l’Europa continueranno ad esistere.In questi giorni contro il Brexit si sono esposti tutti, dai leader politici, ai grandi artisti, non ultimo Bob Geldof noto cantante irlandese che nella pomeriggio di ieri, ha noleggiato un piroscafo con cui ha navigato il Tamigi con l’intento di spiegare i pericoli del Brexit. Strano che la polizia fluviale non abbia multato l’imbarcazione dotata di mega altoparlanti che hanno sforato i decibel autorizzati, guarda caso lo stesso non è accaduto per i fautori del Brexit. La UE vuole far credere che l’Uscita dall’Unione abbia un costo e mette le mani avanti per tutelare un castello di menzogne, teme che altri paesi seguiranno l’esempio del Regno Unito. Il costo che la UE pompa, in verità sarebbe irrisorio, potrebbe riguardare il riconoscimento degli standard, l’omologazione di nuovi medicamenti e poco altro ancora.
Non sono altro che misure di poco conto, facilmente aggirabili che non vanno ad intaccare le prospettive dell’economia del Regno Unito.
Qual’è in realtà la vera preoccupazione? L’unica ad uscire con le ossa rotte con il Brexit è City londinese, che vedrebbe precipitare la sua influenza sull’economia del Regno Unito.
Ma ciò non è altro che un antibiotico per liberarsi da tossine virtuali che bloccano l’economia reale. Con il Brexit si anticipa la fine della finanza speculativa anglosassone, che, in ogni caso ha gli anni contati.Sempre più forti sono le voci che prospettano nuove misure per ridimensionarla, visto che i correttivi fin qui applicati non hanno assolutamente impedito la possibilità che possa ripetersi una crisi sistemica pari a quella del 2008. Questo nuovo capitolo finanziario inizia a farsi sentire anche negli Stati Uniti, lo stesso candidato alla Presidenza Donald Trump lo ha inserito tra le priorità del suo programma.Altri finanzieri della nuova leva, stanno cavalcando le linee guida di Donald Trump, cresce questa nuova corrente che chiede una nuova finanza al servizio dello sviluppo dell’economia reale e la fine della finanza speculativa e creativa che produce solo, centinaia e centinaia di miliardi di carta straccia e che non risolve il problema della crisi, anzi, continua a farsi sovvenzionare dalla mano pubblica, come accade oggi con la politica monetaria perseguita dalle banche di Stato.
Detto questo il Brexit, mi ripeto, porterà un ridimensionamento della City londinese e anticiperà quello che accadrà nel prossimo futuro. Non solo, ma una visione della City londinese di nuova entità, porterà la Sterlina a deprezzarsi, e questo è un bene per l’economia del Regno Unito, per intraprendere quel percorso verso l’economia reale che è l’unica via che proietterà il Paese verso un futuro prospero.Le minacce di questi giorni dei leader europei, che vergognosamente si sono spesi contro il Brexit, non sono altro che manifestazioni di paura.Non dobbiamo dimenticare che il Regno Unito non ha mai adottato l’Euro e questo rende il processo verso il Brexit più semplice e meno invasivo. Se per il Regno Unito il Brexit porta solo vantaggi, lo stesso non può dirsi per l’Unione Europea.Sono convinto il Brexit farà da apripista per altri Paesi ancora titubanti, in primis l’Olanda che scalpita per poter seguire l’esempio del Regno Unito. L’Olanda è un altro Paese con l’Economia florida, che in virtù del suo benessere non si tirerà certo indietro, ad uscire dall’Euro. In conclusione penso che presto al Brexit seguirà il Nexit, il Daxit, e lo Swxit. Detto questo la vera ragione della crisi delle borse non è dovuto al Brexit ma al successo che il Brexit darebbe a quei movimenti trasversali che stanno attraversando l’intera Europa e che si sta radicando negli Stati Uniti. A breve assisteremo alla morte della Globalizzazione UNICA, VERA responsabile della crisi economica planetaria. Il Brexit sarà il mezzo di rivolta contro l’establishment finanziario, economico e politico che governano il mondo, responsabile della crisi finanziaria del 2008 e che impedisce attraverso la difesa dei suoi privilegi quelle riforme di sistema che ci permetterebbero di uscire dalla crisi. Dopo questo lungo pistolone necessario per capire, concludo dicendo che il voto del 23 giugno a cui sono chiamati gli elettori del Regno Unito, mostra la fragilità del potere costretto a giocare la sola arma che gli rimane, spaventare l’elettorato e denigrare l’avversario politico, visto l’incapacità di controbatterne i promotori del Brexit, nei confronti elettorali.
Ora è più facile capire perché le borse scendono, la vittoria della Brexit è la rivincita contro l’establishment e il suo modello economico, fallato nel suo impianto. Ma è anche la vittoria di coloro che non intendono più farsi depredare la Sovranità Nazionale di uomini liberi con diritti che la Globalizzazione si preparava a minacciare imponendoci istituzioni sovranazionali e società multirazziali e multiculturali. I cittadini del Regno Unito hanno le armi appuntite con cui possono dimostrare che le minacce della paura e delle falsità sono oramai spuntate e, sono pronti a lottare contro quell’establishment che in questi giorni ha assunto mille facce, che vanno dai mass media agli intellettuali fino ai partiti della sinistra tradizionale per finire ad ingerenze a gogò. (Maurizio Compagnone Opinionista della Gazzetta italo brasiliana)

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La povertà non porta voti ma le lobby si

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Mag 2016

montecitorio

Mentre il governo non fa che organizzare cene e incontri con le diverse tipologie di lobby che gli sono a seguito – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso –, ci sono oltre sette milioni di italiani che non possono contare nemmeno su quegli elementi minimi per svolgere una vita dignitosa. E tutto questo perché non hanno accesso al cibo, un tetto sulla testa e del denaro sufficiente per rispondere alle spese di prima necessità.
Degli agricoltori cacciati via dalla Pac, dei pensionati, degli insegnanti e dei tanti ragazzi senza un lavoro che hanno una cultura decisamente superiore all’80% dei politici che sono in Parlamento – continua Tiso – non si può assolutamente parlare, né con i media né con le istituzioni. Noi della Confeuro abbiamo sperato che il presidente del Consiglio potesse rappresentare qualcosa di diverso rispetto al passato, ma purtroppo non è altro che una riproposizione più giovane di modelli obsoleti e anti-democratici; ed è anche per queste ragioni che, coerentemente con la nostra storia di partecipazione e di mobilitazione, ci batteremo fino in fondo per fare in modo che al referendum costituzionale del prossimo Ottobre prevalgano i No.

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Governo Renzi: servo delle lobby

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 aprile 2016

agricolturaNon lo avremmo mai creduto possibile, ma invece è andata esattamente così: questo governo ha battuto addirittura i precedenti in quanto a sudditanza verso i poteri forti. Da questo punto di vista – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – la vicenda del mondo agricolo risulta emblematica. Infatti dalla data del loro insediamento il ministro dell’Agroalimentare e il presidente del Consiglio non hanno fatto altro che incontrare diversi esponenti di lobby e di potentati economici dell’agro-industria.
Il governo – prosegue Tiso –  e in particolare il presidente del Consiglio, devono però porre immediatamente fine a questa insostenibile arroganza e presunzione; nonché comprendere che il Paese non è uno spazio da saccheggiare per regalare favoritismi ad amici e a persone care. E’ ora – conclude Tiso – che ci si occupi dei problemi concreti, ed in particolare di quelli legati al primario, storicamente settore nevralgico dell’economia nazionale. Infatti temi come la burocrazia, il reddito agricolo, i giovani nel primario e la riforma della filiera agroalimentare non possono più attendere.

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Le lobby e l’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2012

Bruxelles-01

Bruxelles-01 (Photo credit: Wikipedia)

Bruxelles, 04 – 08 giugno 2012 Da oltre venti anni le Istituzioni dell’Unione europea attraggono a Bruxelles la presenza dei gruppi di pressione in settori come l’ambiente, le risorse energetiche, l’economia, i diritti umani, il welfare, la cultura e molti altri ancora. Attualmente, all’interno della capitale si registrano più di 2600 uffici di lobby ed oltre 15.000 professionisti, consulenti ed esperti che orbitano a Bruxelles in rappresentanza di interessi pubblici o privati. L’attività di lobby è infatti da sempre parte integrante dell’iter legislativo dell’Unione europea, che riflette l’interazione e lo scambio dinamico tra le Istituzioni ed i gruppi di interesse.

Il Corso di EU Lobbying – Skills and Strategies è pensato per coloro che vogliono intraprendere e sviluppare la propria carriera di lobbista all’interno del panorama europeo ed avrà luogo a Bruxelles dal 4 all’8 giugno 2012.Nei cinque giorni di corso, i partecipanti potranno migliorare, attraverso lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche, le proprie capacità di comunicazione e negoziazione, oltre ad apprendere le tecniche necessarie ad implementare una campagna di lobby di successo. Il programma d’insegnamento sarà tenuto in lingua inglese da un team internazionale di esperti lobbisti. Al termine della formazione, l’Ufficio Europea della Camera di Commercio Belgo-italiana offrirà ai partecipanti tre mesi di consulenza gratuita per lo sviluppo delle proprie attività di progettazione e di lobby.
Per iscriversi al corso è necessario compilare il modulo in allegato ed inviarlo, con tutta la documentazione indicata per e-mail o per fax, entro l’11 maggio 2012.Maggiori informazioni sul programma e le modalità d’iscrizione sono disponibili sul sito http://www.europeanlobby.eu.

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Governo: condizionamento delle lobby

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 febbraio 2012

Palazzo Madama, Rome, Italy

Image via Wikipedia

Non è più tollerabile che le cosiddette “lobby” debbano ancora pressare il Governo nazionale e condizionarne, quindi, le scelte.” Così in una nota l’On. Marco Pugliese , Parlamentare di Grande Sud e membro della VI Commissione Finanze di Montecitorio. “Lo scenario verificatosi ieri al Senato – prosegue Pugliese – non è certo dei più belli, poiché rappresenta un vero e proprio assedio ai Parlamentari, da parte chi rappresenta l’una o l’altra categoria, a solo vantaggio di alcune corporazioni. Infatti i “lobbisti”, che direttamente o indirettamente hanno sempre avuto accesso ai Palazzi delle Istituzioni, stanno vagando per le Commissioni di Palazzo Madama dove si discute del cosiddetto “decreto sulle liberalizzazioni”, al fine di ricevere un aggiustamento o un ritocco che possa favorire la loro categoria professionale. Ebbene – continua Pugliese – questo non deve più accadere e i partiti politici devono tornare a rivestire il ruolo legislativo che gli compete, nel solo interesse della collettività e non degli interessi privatisti di una determinata categoria. I provvedimenti di questo decreto – spiega Pugliese – devono essere strategici e che guardino alla crescita e alla ripresa dell’intero Paese. Pertanto sono fiducioso – conclude l’esponente di Grande Sud – che il Governo e la politica vadano avanti senza tener conto di pressioni esterne, rafforzando il provvedimento solo nell’interesse dei cittadini.”

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Manovra: la forza delle lobby

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2011

Occhio al governo Monti...

Image by Cau Napoli via Flickr

Editoriale Fidest. La recente manovra del Governo Monti, praticamente approvata da entrambi i rami del Parlamento, lascia un segno profondo sul percorso che l’ha portata a diventare legge di Stato. Lo è in quanto ha denotato la capacità delle corporazioni, alias lobby, alias interessi particolari e via di questo passo, di condizionare la vita stessa della società italiana e di spiegare l’immobilismo che l’ha distinta, in specie negli ultimi 20 anni. Quell’amara pillola che ci portiamo dietro, e passiamo da una generazione all’altra come se si trattasse di un “testimone” degno d’essere tramandato, si chiama “riforma strutturale” che non è solo legata ad una necessità contingente ma si rifà alle mutate condizioni del quadro internazionale e comunitario al quale ci colleghiamo in misura sempre più stretta. Ciò che deve renderci, innanzitutto, consapevoli, è che noi abbiamo accorciato “mentalmente” il nostro rapporto temporale. L’idea, ad esempio, calzante è quella della giustizia con processi che durano anche 8-10 anni, prima che la sentenza passi in giudicato. E’ una circostanza che non riusciamo ad accettare, perchè la riteniamo assurda, inconcepibile, controproducente e costosa, per altro. E se ponessimo mano non solo alla riforma della giustizia, da quella burocratica che la pervade, sino a calarci nel civile e nel penale nelle fasi istruttorie e giudicanti, ma espandessimo il nostro intervento alla previdenza, all’assistenza, alla scuola, alla difesa e alla gestione della cosa pubblica centrale e periferica ci accorgeremmo che al “fattore tempo” potremmo agevolmente associare risparmi gestionali significativi. Queste cose le scrivevo già 20 anni fa e col pensiero andavo ancora più indietro ritenendo che avevamo perso un’occasione magica per riformare il sistema Stato negli anni successivi la seconda guerra mondiale conciliandolo con la ricostruzione del Paese. Ma tant’è. Il passato è passato. E’ l’oggi che mi interessa e mi preoccupa, al tempo stesso. Allora scrissi, e riproponendo la mia idea non la ritengo del tutto peregrina, che l’Italia delle riforme potrà realizzarsi solo ad una condizione nella quale trovato l’uomo giusto e carismatico gli si lasci fare le riforme senza interferenze di sorta dandogli un anno di tempo. In questo frangente dovrebbero essere sospese tutte le prerogative parlamentari, politiche e persino costituzionali. D’altra parte non possiamo continuare a prenderci in giro oltre misura. Oggi non basta un governo di larghe intese. Non basta stravincere alle elezioni. Non basta procedere a piccoli passi e ad introdurre riforme parziali, limitate e privandole di una visione d’insieme. Occorre uno choc istituzionale. Un qualcosa di simile ad una guerra civile, ma questa volta intellettuale e non armata dalla violenza. Ci riusciremo? Non vorrei che ci pervenissimo troppo tardi, come è stato tremendamente tardi varare l’attuale governo Monti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Mediaconciliazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Mag 2011

Per la tanto vituperata mediaconciliazione alla fine s’è trovato l’accordo: non nell’interesse del cittadino utente del servizio giustizia ma nel solo interesse delle parti in causa: ministero e avvocatura. Dopo l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione anche l’obbligo di difesa tecnica. I testi dei comunicati stampa apparsi sul sito del Ministero della Giustizia e del Consiglio nazionale forense lasciano spazio a pochi dubbi: l’incontro è stato soddisfacente e la strada intrapresa è quella giusta. Sparisce ogni frizione, l’apprezzamento per il tanto invocato intervento della Corte Costituzionale e’ solamente un lontano ricordo. Tutti contenti: il ministero perche’ probabilmente avra’ un avversario in meno nel suo intento, nemmeno tanto celato, di deflazione del carico giudiziario attraverso l’innalzamento di barriere e dei costi per l’accesso alla giustizia. L’avvocatura perche’, in nome della lobby e non dell’interesse del cittadino, ha battuto cassa ed ottenuto il meno auspicabile: la difesa tecnica obbligatoria. Vedremo se e come questi intenti si tramuteranno in legge e soprattutto bisognera’ capire se rimarranno ugualmente vive le critiche con le quali gli avvocati hanno contestato l’obbligatorieta’ della conciliazione in favore di una piu’ naturale facoltativita’. Per ora a pagare un prezzo ancor piu’ alto e’ sempre solo il consumatore: da destinatario protagonista del servizio giustizia a malcapitato utente da spremere senza ritegno in nome del peggior corporativismo di Stato.

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Stati Uniti: da democrazia a plutocrazia?

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 aprile 2011

La miliardaria americana Leona Helmsley disse nel 1983 che solo “i poveri pagano le tasse”. Eventualmente la Helmsley andò in prigione per evasione fiscale. Non aveva tutti i torti però. I ricchi in America sempre trovano modi per non pagare le loro tasse. General Electric, una delle più grosse multinazionali, ha realizzato profitti di 14 miliardi l’anno scorso, 5,1 dei quali  dalle sue operazioni negli Stati Uniti. Quante tasse ha pagato in America? Zero. GE ha anche usufruito di benefici dal salvataggio a Wall Street ricevendo fondi dal governo. GE non è l’unica azienda che in un modo o nell’altro riesce a non pagare le sue dovute tasse. Il sistema fiscale in America è molto complesso e le grosse aziende hanno non pochi impiegati il cui lavoro è di ridurre i loro obblighi fiscali. Inoltre, le grosse aziende hanno potentissime lobby che continuano a ottenere agevolazioni dai legislatori repubblicani ma anche da quelli democratici. Chi paga le tasse dunque? La classe media ed i poveri. Quando i legislatori spingono per ridurre la tasse e creare benefici fiscali alle grosse aziende le casse del tesoro si svuotano. Come ha detto il governatore della California Jerry Brown durante l’elezione l’anno scorso, i benefici delle aziende vengono dal pane che si toglie ai più poveri. E non solo. La pressione è sempre per ridurre anche i modesti benefici che ricevono i membri della classe media. Recentemente, Antonio Villaraigosa, il sindaco di Los Angeles, è riuscito a imporre tagli agli impiegati della sua città. Non è stato inaccettabile ai membri del sindacato anche se dovranno assorbire il costo del 4% per la loro assicurazione medica.La rappresentante dei sindacati ha detto che si tratta di una “vittoria” per il suo gruppo dato che il sindaco ha promesso di non imporre  “furloughs”, licenziamenti temporanei di parecchi giorni lavorativi all’anno agli impiegati.  Villaraigogsa è democratico ed anche ex sindacalista. Le sue riduzioni sono viste come “benevoli” quando si comparano a quelle subite dai lavoratori negli Stati del Wisconsin, Ohio, e Indiana dove i leader sono repubblicani. Quest’erosione allo standard  di vita della classe media continua a vedersi dappertutto negli Stati Uniti. Recentemente il giornale locale di chi scrive queste righe ha fatto una comparazione fra tre membri della società. Il primo, un individuo della classe bassa, il secondo di classe media, ed il terzo dei benestanti. I nomi sono stati pubblicati nel giornale ma quello del benestante è rimasto anonimo perché senza anonimato questi non avrebbe partecipato all’intervista. I risultati della ricerca hanno rilevato ciò che si sapeva da tempo. Negli ultimi tempi i ricchi hanno continuato ad arricchirsi mentre la classe media e bassa hanno perso terreno. Quanto? Dal 2002 ad oggi, il 24% secondo l’articolo citato. Ciò che preoccupa di più però  consiste nel fatto che la classe dirigente è riuscita a schierare la classe bassa contro la classe media. Ecco come si spiega per esempio l’animosità verso i sindacati negli ultimi tempi. In America i più poveri guardano a quelli della classe media e gli invidiano quel poco che hanno. Non si accorgono che in realtà i sindacati spingono per benefici non solo dei loro membri ma anche degli altri. Non lo fanno direttamente ma spingendo verso l’alto avranno un effetto positivo anche per coloro che si trovano nella situazione più precaria.Sfortunatamente le aziende ed il Partito Repubblicano sono stati molto efficaci a dare la colpa ai lavoratori di classe media per i problemi fiscali. Mentre i gruppi meno abbienti lottano fra di loro i ricchi continuano a controllare sempre di più le risorse economiche. Secondo un articolo della rivista Mother Jones il 10% degli americani controlla il 2/3 delle risorse economiche.Adesso GE è in procinto di tagliare i benefici assicurativi e le pensioni per i nuovi impiegati senza sindacato. Si crede anche gli impiegati sindacalizzati di GE dovranno accettare simili tagli. Nel frattempo però, Jeff Immelt, l’amministratore delegato di GE riceverà un aumento del 100%. Viviamo in una democrazia o una plutocrazia? (Domenico Maceri)

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Mediazione civile e lobby avvocati

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2011

Non ha fatto in tempo a partire la riforma della “mediazione civile” che la lobby degli avvocati si è messa in stato di agitazione dopo aver già bloccato dal 16 al 22 marzo le aule di giustizia. Come è noto ormai a molti, infatti, a partire dal 21 marzo è entrato in vigore il Decreto Legislativo n. 28 del 4 marzo 2010 che ha introdotto in Italia un nuovo istituto di diritto, per l’appunto la “mediazione civile”, che ha lo scopo di far addivenire le parti ad una conciliazione attraverso l’opera di un mediatore, vale a dire un soggetto professionale, qualificato e terzo che aiuti le parti in conflitto a comporre una controversia in via extragiudiziale e che sarà obbligatoria per determinate questioni in materia civile stabilite dall’articolo 5 del suddetto decreto legislativo. Senza entrare nel merito sulla bontà della riforma che comunque ha negli intenti quello di deflazionare il contenzioso giudiziario che vede l’Italia  tra i primi posti per numero di cause  e per la lentezza dei processi, Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV e fondatore dello “Sportello Dei Diritti” rileva un’anomalia tutta italiana che denota una forma di “cerchiobottismo” per non parlare d’incoerenza evidente: da una parte gli avvocati promettono battaglia contro il tentativo di riforma e dall’altra approntano gli organismi di mediazione sul territorio nazionale. Basta scorrere, infatti, il Registro degli Organismi accreditati presso il Ministero della giustizia che è rintracciabile al seguente link http://www.giustizia.it/ giustizia/it/ mg_1_10_1.wp?previsiousPage=mg_2_7_5_2per rendersi conto che gran parte degli ordini professionali degli avvocati si sono attrezzati per procedere già da subito alle mediazioni. La domanda nasce spontanea: che al di là di tutto si sia fiutato comunque l’affare?

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La lobby del nucleare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 agosto 2010

Le dichiarazioni a Rimini, del Sottosegretario Stefano Saglia smascherano definitivamente i trucchi del Governo sul nucleare. Saglia, infatti, ha annunciato nel corso del Meeting dei popoli che il “decreto per la strategia nucleare” – previsto per ottobre, – conterrà “garanzie per le aziende”, ovvero indennizzi per chi investe nel caso in cui, per un cambio di governo o “qualsiasi altro intoppo”, il progetto si arresti. Il che significa che il governo Berlusconi non solo ha intenzione di decidere la costruzione di nuove centrali nonostante il parere contrario delle Regioni e della popolazione, ma vuole anche “blindare” questa scelta per il futuro, pur di regalare soldi ai suoi amici. Insomma, il nucleare, comunque vada, lo pagheranno in bolletta gli italiani. Queste bollette, salate a causa della follia nuclearista del Governo, Greenpeace le ha già preparate e distribuite ai cittadini italiani. E che i costi saranno stellari è sicuro, perché il reattore francese EPR, decantato come la III generazione del nucleare, è in realtà un prototipo del quale non è chiaro nemmeno il progetto: addirittura, i ritardi nei due cantieri esistenti (nessun EPR è mai entrato in funzione a oggi) hanno affossato i bilanci di Areva (l’impresa produttrice) e costretto EDF (l’ENEL francese) a chiedere un aumento delle bollette. Puntualmente ottenuto. Il nucleare, quindi, si conferma come una pericolosa perdita di tempo, costosa e rischiosa. Un trucco per regalare soldi all’ennesima lobby, sottrarre investimenti a una rivoluzione energetica in cui l’Italia può essere protagonista (con un salto tecnologico ed occupazionale di prim’ordine) e rendere il nostro Paese sempre più dipendente dall’estero per le fonti energetiche: i brevetti sul nucleare sono tutti francesi, mentre l’uranio delle miniere di Areva ammazza la gente in Niger.

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Usura e lobby bancaria

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2010

Si è tenuto a Roma, presso Palazzo Marini, il 1° convegno del Forum nazionale antiusura bancaria presieduto dall’On. Domenico Scilipoti. Nonostante i disagi dello sciopero dei mezzi pubblici, grandissima è stata l’affluenza dei partecipanti, oltre 600 persone, provenienti da ogni parte d’Italia (circa 200, per motivi di sicurezza, sono rimaste fuori). Riconosciuta e apprezzata la sensibilità dell’On. Scilipoti, che già da mesi si è reso disponibile a sostenere strenuamente, le battaglie delle vittime dell’usura bancaria. “Ribadisco –  ha detto il deputato idv – la necessità di compattezza per contrastare le illegittime pretese delle lobby del potere bancario che, come confermano le tante sentenze, non sono né invincibili né impunibili. Insieme si può vincere e le vittime non possono e non devono aver paura di denunciare, né saranno mai lasciate sole”. L’intero esecutivo del FORUM ha rappresentato le 726.000 famiglie produttrici usurate e i drammi che derivano dai 7 miliardi e 300 milioni di euro di interessi da restituire. Nel corso del convegno sono state messe in luce le drammatiche difficoltà che subiscono, ogni giorno, queste vittime a causa di una giustizia troppo veloce. Si è preso atto che la tutela di queste persone non può prescindere dall’efficienza della giustizia il cui sistema deve essere riformato per garantire velocità e soprattutto  imparzialità da parte degli stessi magistrati.

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Manovra economica o di lobby?

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 giugno 2010

“Più che una manovra economica questa sembra una manovra di lobby interne relativa a certi interessi di natura personale nonostante alcune voci fuori dal coro  all’interno della maggioranza di Governo”. Questo il primo commento della responsabile per le Attività Produttive e l’Industria dell’Italia dei Diritti, Antonella Silipigni, all’allarme lanciato dal variegato e composito gruppo che ha levato un coro di proteste contro l’articolo 45 della manovra che toglierebbe e paralizzerebbe gli investimenti destinati alle energie rinnovabili. A contestare e ritenere ingiusto questo provvedimento anche il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, oltre alle banche preoccupate per la possibilità di far saltare circa 4,6 miliardi di investimenti e per la perdita della grande opportunità che il settore offre essendo uno dei pochi in controtendenza alla crisi.  In questa legge, che di fatto determina un’instabilità normativa in materia, molti oppositori vedono un espediente per eliminare un concorrente temibile per il piano nucleare. Secca la critica dell’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: “Una legge va concertata con le esigenze di mercato, occorre cioè verificare se sussiste un bisogno reale e le rinnovabili contribuiscono in maniera forte e concreta alla crescita economica. Di conseguenza, se il Governo fa scelte sconsiderate rispetto alle necessità del territorio e dell’economia, è un cattivo amministratore. Questo è un settore che crea sviluppo come ad esempio avviene in Germania paese molto avanti nel campo delle rinnovabili. Tutto ciò non può essere ignorato perché il Governo preferisce portare avanti il nucleare per interessi personali che stridono con quelli nazionali. La cosa peggiore è che, nonostante l’indotto notevole derivante dal settore, sono spesso ostruiti i canali a livello regionale per l’accesso ai fondi europei. Condivido la preoccupazione delle banche perché se passasse l’articolo 45  andrebbero persi anche i fondi dell’unione europea e questo un paese come il nostro non può permetterselo. Mi auguro quindi – conclude la Silipigni – che quell’articolo venga completamente stralciato”.

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Riforme e lobby

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2010

Intervento della senatrice Donatella Poretti, parlamentare Radicale-Pd A leggere le dichiarazioni rilasciate oggi dal ministro della Giustizia Alfano ci sorge un dubbio: il Governo e’ al servizio di tutti i cittadini o solo di alcuni? Le leggi vengono fatte per l’interesse generale o di volta in volta per gli interessi particolari delle singole categorie, poco importa se confliggono con quelli generali dei consumatori e del mercato. Alfano oggi infatti ci dice che “i presidenti degli ordini sono gli interlocutori per la riscrittura delle regole” mentre “i presidenti delle casse sono i responsabili per quanto riguarda la riscrittura delle norme sul welfare”. Un modello di Stato corporativo e le “riforme” in perfetto stile consociativo che pensavamo aver lasciato al Secolo scorso… L’intreccio mortale e soffocante tra politica e libere professioni, puo’ sembrare allettante in alcune circostanze, ma attenzione puo’ ritorcersi contro e da liberi i professionisti potrebbero ritrovarsi al guinzaglio!

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Roma: Possibile privatizzazione dell’Acea

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2010

“Sono preoccupato per le possibili manovre politiche che si nasconderebbero dietro una improvvisa accelerazione del processo di privatizzazione dell’Acea”. Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti Roberto Soldà esprime perplessità in merito alle dichiarazioni rilasciate dal sindaco Alemanno circa la parziale privatizzazione dell’Acea. La vendita a privati del 20% della società che gestisce la distribuzione dell’acqua nella capitale in ottemperanza al decreto Ronchi, è stata al centro di una infiammata seduta del consiglio comunale, con vibranti proteste dai banchi dell’opposizione. Il decreto legge recante il nome del ministro per le Politiche Europee Andrea Ronchi prevede infatti che la partecipazione pubblica nelle società di gestione del servizio idrico scenda al trenta percento entro il 2015. Per il vicepresidente del movimento a difesa del cittadino fondato da Antonello De Pierro, un eventuale riassetto societario dell’Acea “non può prescindere da una seria riflessione che coinvolga tutte le parti sociali interessate. L’azienda è un patrimonio della collettività fatta di risorse umane e professionalità importanti e che – conclude Soldà –  non può essere svenduta in nome di politiche di lobby”.

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Convegno D.C.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2010

Milano 3 febbraio 2010, con inizio alle ore 17.30, presso l’hotel Bristol, in via Scarlatti n. 32 convegno orgnanizzato dalla Democrazia Cristiana Lombardia. Il convegno si intitola:  “La lobby degli ultimi”: riflessioni della Democrazia Cristiana per una politica che valorizzi le problematiche sociali ed attenta ai problemi della gente Hanno preannunciato la loro presenza: Sandri Angelo – Segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana-Terzo Polo di Centro Abbiati Achille – Coordinatore della Democrazia Cristiana per l’area del Centro-Nord On. Senaldi Carlo – Presidente nazionale di Rinascita della Democrazia Cristiana Cappi Gianmaria – Responsabile nazionale per le relazioni esterne Democrazia Cristiana-Terzo polo di Centro Blasio Giuseppe – Presidente reg.le D.C. Lombardia e Segretario provinciale D.C. Milano

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Acqua: le lobby ringraziano

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2009

Il coordinatore provinciale ed il coordinatore comunale della Spezia dell’Italia dei Valori Maurizio Lipilini e Maurizio Ferraioli non possono fare a meno di condividere quanto espresso in Parlamento dal loro Presidente Antonio Di Pietro e ribadire un secco No alla privatizzazione dell’acqua. Il Parlamento ha approvato l’ennesimo decreto che certo non avvantaggia gli interessi dei cittadini ma sempre quelli di pochi.

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Trasparenza delle lobby

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2009

Roma  20 ottobre 2009, ore 9.30 – 13.30 Palazzo Marini (Camera dei Deputati), Sala della Mercede Via della Mercede 55, convegno Trasparenza delle lobby: la legge che non c’è  Interverranno:  Prof. Giuseppe Mazzei (Presidente Il Chiostro) Prof. Ruben Razzante On. Donato Bruno (Presidente Commissione Affari Costituzionali) Sen. Maria Pia Garavaglia On. Pino Pisicchio On. Giulio Santagata On. Luca Volontè On. Antonio Tajani (Commissione europea) Prof. Giovanni Puglisi (Rettore IULM) Prof. Alberto Petrucci (Direttore Master “Relazioni Istituzionali, lobby e comunicazione di impresa, LUISS Guido Carli) Prof. Franco Spicciariello (Coordinatore Master MPA, LUMSA)

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La lobby delle armi

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2009

Editoriale fidest. Rosario Amico Roxas nel suo ultimo scritto espone la situazione in Afghanistan e non solo. Il punto centrale, a nostro avviso, del suo ragionamento sta nel fatto che l’informazione viaggia a due marce. La prima è quella che stenta ad ingranare perché forti sono gli interessi malavitosi, affaristici, di corporativismi, di logiche consumistiche a contrastarla e, l’altra, è data dalla disinformazione, dalle manovre diversive per confondere il lettore, per orientarlo verso interessi a lui contrari ma resi plausibili con la tecnica del camuffamento. Il gioco dei mestatori di torbidi è facile perché non tutti sono preparati o hanno il tempo necessario per una più ponderata riflessione e tendono a prendere per buono ciò che è loro ammannito da quelle che considera fonti ufficiali e, quindi, garanti di una veridicità accettabile. Quando succede una tragedia come quella di Nasseria e ora di Kabul a molti di noi viene spontaneo scendere in strada per vedere da vicino quanto accade. Questo risveglio dell’attenzione mette in allarme i maestri della disinformazione e li induce a contromisure adeguate. Tutto è messo in campo per tranquillizzare gli animi per riportarli sui binari dei nobili sentimenti, degli atti di grande coraggio e di dedizione che questi figli “combattenti” hanno e continuano ad offrire, con il loro sacrificio estremo, per difendere il suolo della Patria. E’ proprio a questo punto che dovrebbe fare capolino un altro tipo di riflessione. Perché il soldato italiano deve andare in Afghanistan, perché in Iraq o in qualsiasi altro scenario di guerra? Si dice: vi sono i talebani e sono un pericolo per la loro capacità d’esportare la violenza nel mondo. Ma questi “rozzi montanari” come fanno ad avere tante sofisticate armi? Dove le comprano e chi sono i mercanti che le offrono e con quali denari le pagano? Incominciamo con il dire che i contadini afghani traggono grossi vantaggi economici con la coltivazione dell’oppio. I talebani ne fanno un prodotto da barattare con le armi e l’occidente, lo stesso occidente che manda le sue truppe a combatterli, le produce e ha i suoi emissari per venderle ai nemici della democrazia. A questo punto ragione vorrebbe che tale spirale venisse spezzata distruggendo, ad esempio, i campi d’oppio. Niente di tutto questo. Ci dicono che se fosse fatto si alienerebbero le simpatie dei capi villaggio. E allora? Questa guerra continuerà perché non è la democrazia che si difende ma l’interesse economico, affaristico, speculativo che ha le sue lobby ed esse oggi hanno sotto il loro comando tutte le leve del potere, ivi compreso quello politico. Questa è la cruda realtà e Rosario Amico Roxas va anche più a fondo scendendo nei dettagli, ma chi lo ascolta? Di certo i suoi amici che ripongono in lui ben riposta fiducia e stima ma gli altri? Si dice che non vi è più sordo di chi non vuole sentire. E in Italia come altrove nel mondo ve ne sono fin troppi. E’ tempo di sturarci le orecchie e di guardare in faccia la realtà ragionando con la nostra testa e incominciando a distinguere i fatti dalle panzane, l’informazione dalla disinformazione, l’amore dal cinismo camuffato da sentimenti che non prova ma che vorrebbe stimolare in altri per proprio comodo e interesse. Questa è la cruda realtà. Questa è veritas odium parit. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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