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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘lockdown’

L’organico aggiuntivo Covid non potrà più essere licenziato in caso di lockdown

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

La notizia dell’approvazione del testo emendato, riportata dalla stampa specializzata Orizzonte Scuola, viene accolta positivamente dal sindacato Anief, che sin dall’inizio si è sempre battuto affinché questo sistema non portasse a ulteriore precariato e assenza di diritti. Il Decreto Rilancio del 19 maggio 2020 convertito con modificazioni dalla Legge 77 del 17 luglio 2020, art. 231 bis, aveva istituto l’organico Covid o organico di emergenza, ovvero posti aggiuntivi di personale docente e Ata che si sommano alle dotazioni organiche ordinarie. Infatti, “durante l’esame del provvedimento presso la commissione Bilancio al Senato del decreto Agosto è stato approvato un emendamento, come prima firmataria la senatrice Loredana De Petris (LEU) che elimina la possibilità che ci sia il licenziamento di questo personale in caso di sospensione delle attività scolastiche in presenza”. Adesso “il testo del Decreto Agosto approderà in aula al Senato nel pomeriggio e verosimilmente sarà approvato tramite voto di fiducia”.

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Il lockdown non scalfisce la richiesta di mutui

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

Nonostante lo stop legato al periodo del lockdown, la richiesta di mutui è rimasta complessivamente solida nei primi 9 mesi del 2020 e addirittura, secondo i dati emersi dall’osservatorio congiunto realizzato da Facile.it e Mutui.it su un campione di oltre 133.000 domande di finanziamento, da gennaio a settembre 2020, l’importo medio erogato dalle banche ai mutuatari è cresciuto del 5,8% in un anno arrivando a 136.630 euro.Un aiuto concreto per gli aspiranti mutuatari è arrivato dal mercato e dagli indici internazionali: a partire da maggio i tassi proposti dalle banche alla clientela finale, soprattutto quelli fissi, hanno ripreso a scendere, stabilizzandosi a settembre su livelli ancor più bassi rispetto a inizio anno. Conti alla mano, sottoscrivere oggi un mutuo a tasso fisso da 126.000 euro con LTV al 70% e piano di restituzione di 25 anni costa circa 6.000 euro in meno rispetto a inizio 2020. Il calo rilevante dei tassi fissi ha portato la quasi totalità di chi ha presentato domanda di finanziamento tra gennaio e settembre (97%) a scegliere questa tipologia di mutuo; era l’87% lo scorso anno. In aumento anche il peso percentuale delle surroghe: più di 1 richiesta su 3 (36%) presentata nel periodo analizzato è stata destinata alla surroga, valore in aumento rispetto allo scorso anno quando la percentuale era pari al 22%.

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Imprese e lockdown: Gli effetti sotto la lente

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2020

Veneto Agricoltura ha provato ad analizzare gli effetti del lockdown per Covid-19 sulle imprese italiane. Nello specifico, risulta che nel corso del secondo trimestre gli effetti negativi si sono leggermente attenuati rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Il dato emerge da un’analisi pubblicata da Veneto Agricoltura che prende in considerazione le imprese iscritte nei Registri delle Camere di Commercio provinciali a livello nazionale.Più in dettaglio, ricordando che in Italia il calo del numero di imprese attive rappresenta ormai una tendenza strutturale, gli esperti dell’Agenzia regionale confermano che anche nei primi sei mesi del 2020 il trend negativo è proseguito, visto che il numero delle imprese attive è sceso a circa 5.119.000, segnando una flessione del -0,3% rispetto sia allo stesso periodo del 2019 che al dato medio degli ultimi cinque anni (2015-2019).Da segnalare che le perdite maggiori in termini relativi rispetto al 2019 si sono registrate soprattutto nei settori che presentano il numero maggiore di imprese quali, ad esempio: il comparto del commercio all’ingrosso e al dettaglio (1 milione e 400 mila imprese, -1,6%); dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (743 mila imprese, -1,2%); delle attività manifatturiere (493 mila imprese, -1,2%). Il comparto delle costruzioni (748 mila imprese) ha registrato invece una lievissima crescita (+0,2%), segnando comunque un calo del -1,5% rispetto alla media quinquennale.Un dato interessante segnalato nel Report di Veneto Agricoltura è quello relativo le imprese inattive (imprese che non hanno ancora iniziato la loro attività pur essendo iscritte) e sospese (imprese che hanno sospeso temporaneamente la loro attività per un lungo periodo o per disposizioni amministrative). E’ su queste categorie di imprese, infatti, che sono ricadute le conseguenze più gravi del lockdown, in particolare nel primo trimestre, mentre nel secondo trimestre, ovvero quando le misure di contenimento si sono leggermente ridotte e sono iniziate le prime riaperture, anche il numero delle imprese inattive e sospese ha registrato una riduzione.A livello territoriale, sono state le regioni del Sud Italia a presentare il maggiore incremento di imprese inattive rispetto alla media 2015-2019 (+6.904 unità, +6,2%), seguite dalle regioni del Centro (+5.851 inattive (+3,8%), del Nord (+4.208 imprese, +2,3%) e infine delle Isole (+3.679 unità, +4,9%). I maggiori aumenti in termini assoluti sono stati registrati in Lazio (108.685 imprese, +3,7%), Campania (52.782 unità, +7,5%), Sicilia (60.757, +4,7%) e Lombardia (68.754 inattive, +3,9%).Il Veneto invece (28.530 imprese inattive), ha registrato una delle variazioni più lievi tra tutte le regioni, con un incremento di 173 unità, +0,6% rispetto alla media degli ultimi cinque anni.Il Report ha posto un’attenzione particolare sugli effetti del lockdown sull’agricoltura nazionale, che sotto il profilo numerico sono stati del tutto marginale. Infatti, le imprese inattive del settore agricolo (2.680 nel secondo trimestre) hanno rappresentato solo lo 0,5% del totale complessivo. In termini relativi, rispetto alla media degli ultimi cinque anni, sono state le regioni del Sud Italia a registrare il maggior incremento di imprese inattive (436 imprese, +25,8%), ma in termini assoluti sono state le regioni del Nord Italia (829 inattive) e del Centro Italia (826 unità) a registrate i valori più alti, con un incremento rispettivamente del +12,9% e del +1,6% rispetto alla media quinquennale.In sostanza, gli esperti di Veneto Agricoltura sottolineano che le ripercussioni maggiori dovute al lockdown hanno riguardato le imprese collegate al comparto turistico (alloggio, ristorazione, noleggio, agenzie di viaggio, ecc.), del commercio all’ingrosso e al dettaglio e altre attività di servizi. Per quanto riguarda invece il comparto agricolo, pur registrando un incremento delle imprese inattive e sospese superiore alla media degli altri settori, tale incremento ha riguardato un numero marginale di imprese.A livello territoriale, infine, il Veneto è stata una delle regioni che ha registrato un incremento di imprese inattive e sospese tra i più bassi, sia nel complesso di tutti i settori che relativamente al solo comparto agricolo.Il Report, corredato da alcune tabelle, può essere scaricato da: https://www.venetoagricoltura.org/2020/08/uncategorized/effetti-del-lockdown-covid-19-piu-imprese-inattive-e-sospese-ma-comparto-agricolo-e-regione-veneto-meno-colpiti/

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Vendita a domicilio in forte ripresa dopo il lockdown

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Dopo il lockdown a giugno e luglio il fatturato delle aziende di Univendita, la maggiore associazione italiana della vendita a domicilio, ha raggiunto rispettivamente +30% e +32% in confronto agli stessi mesi del 2019. Le aziende che fanno parte di Univendita, che proprio il 16 settembre 2020 festeggia i suoi primi 10 anni di attività, presentano in questo momento 30mila offerte di lavoro attive, mentre 4,8 milioni sono le famiglie servite: una clientela variegata, composta in maggioranza da donne (84,1%), che apprezzano la possibilità di fare acquisti personalizzati e consapevoli, nella tranquillità della propria casa, con la consulenza di un esperto.La relazione diretta e personale che si instaura tra venditore e cliente e la dimostrazione del prodotto, in tutte le sue funzionalità, sono gli elementi irrinunciabili della vendita a domicilio. E i clienti hanno dimostrato di ricercarli fortemente già nelle prime settimane dopo il lockdown. «Tra marzo e maggio, naturalmente, le vendite fisiche non hanno potuto avere luogo e le aziende hanno saputo mettere in campo soluzioni digitali alternative, mantenendo così un buon 35% del fatturato abituale – spiega il presidente di Univendita Ciro Sinatra –. Ma era il contatto umano ciò che mancava di più ai nostri clienti, e quando abbiamo potuto tornare alle vendite in presenza la risposta del mercato è stata positiva oltre le previsioni».Univendita (www.univendita.it) Qualità, innovazione, servizio al cliente, elevati standard etici. Sono queste le parole d’ordine di Univendita, la maggiore associazione del settore che riunisce l’eccellenza della vendita diretta a domicilio. All’associazione aderiscono: AMC Italia, Avon, Bimby (divisione di Vorwerk Italia), bofrost* Italia, CartOrange, Conte Ottavio Piccolomini, Dalmesse Italia, DES, Fi.Ma.Stars, Folletto (divisione di Vorwerk Italia), Just Italia, Nuove Idee, Ringana Italia, Starline, Tupperware Italia, Uniquepels Alta Cosmesi, Vast & Fast, Witt Italia, che danno vita a una realtà che mira a riunire l’eccellenza delle imprese di vendita diretta a domicilio con l’obiettivo di rafforzare la credibilità e la reputazione del settore tra i consumatori e verso le istituzioni. Univendita, che aderisce a Confcommercio, rappresenta il 46% del valore dell’intero comparto della vendita diretta in Italia (fonte: Format Research, marzo 2017).

Dopo il lockdown a giugno e luglio il fatturato delle aziende di Univendita, la maggiore associazione italiana della vendita a domicilio, ha raggiunto rispettivamente +30% e +32% in confronto agli stessi mesi del 2019. Le aziende che fanno parte di Univendita, che proprio il 16 settembre 2020 festeggia i suoi primi 10 anni di attività, presentano in questo momento 30mila offerte di lavoro attive, mentre 4,8 milioni sono le famiglie servite: una clientela variegata, composta in maggioranza da donne (84,1%), che apprezzano la possibilità di fare acquisti personalizzati e consapevoli, nella tranquillità della propria casa, con la consulenza di un esperto.La relazione diretta e personale che si instaura tra venditore e cliente e la dimostrazione del prodotto, in tutte le sue funzionalità, sono gli elementi irrinunciabili della vendita a domicilio. E i clienti hanno dimostrato di ricercarli fortemente già nelle prime settimane dopo il lockdown. «Tra marzo e maggio, naturalmente, le vendite fisiche non hanno potuto avere luogo e le aziende hanno saputo mettere in campo soluzioni digitali alternative, mantenendo così un buon 35% del fatturato abituale – spiega il presidente di Univendita Ciro Sinatra –. Ma era il contatto umano ciò che mancava di più ai nostri clienti, e quando abbiamo potuto tornare alle vendite in presenza la risposta del mercato è stata positiva oltre le previsioni».Univendita (www.univendita.it) Qualità, innovazione, servizio al cliente, elevati standard etici. Sono queste le parole d’ordine di Univendita, la maggiore associazione del settore che riunisce l’eccellenza della vendita diretta a domicilio. All’associazione aderiscono: AMC Italia, Avon, Bimby (divisione di Vorwerk Italia), bofrost* Italia, CartOrange, Conte Ottavio Piccolomini, Dalmesse Italia, DES, Fi.Ma.Stars, Folletto (divisione di Vorwerk Italia), Just Italia, Nuove Idee, Ringana Italia, Starline, Tupperware Italia, Uniquepels Alta Cosmesi, Vast & Fast, Witt Italia, che danno vita a una realtà che mira a riunire l’eccellenza delle imprese di vendita diretta a domicilio con l’obiettivo di rafforzare la credibilità e la reputazione del settore tra i consumatori e verso le istituzioni. Univendita, che aderisce a Confcommercio, rappresenta il 46% del valore dell’intero comparto della vendita diretta in Italia (fonte: Format Research, marzo 2017).

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Le ferite del lockdown sulle PMI lasciate sole

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2020

Lignano Sabbiadoro (UD) «Un secondo lockdown sarebbe mortale e a Roma lo sanno bene: i costi economici e sociali sarebbero molto superiori a quelli necessari per curare le persone che dovessero ammalarsi». Il presidente di CNA Udine, Luca Tropina, ha aperto così il primo incontro della decima edizione della rassegna “Economia sotto l’Ombrellone” organizzata dall’agenzia di comunicazione Eo Ipso e in svolgimento a Lignano Sabbiadoro (UD). Una preoccupazione, quella di Tropina, condivisa anche dagli altri due relatori della serata: il creatore di paralumi e lampade, Michael Genovese, titolare dell’azienda artigiana udinese Abat-Juor, e il titolare della Sartoria Chiussi, fondata a Udine 152 anni fa, Giorgio Chiussi.
Durante l’incontro, dedicato a “La ripartenza dell’artigianato e delle Pmi”, i tre relatori hanno analizzato la situazione del settore artigiano e delle piccole e medie imprese friulane e nazionali, i cambiamenti indotti dal periodo pandemico, gli interventi che sarebbero necessari e le prospettive che si aprono per i prossimi mesi.
Chiussi, che ha registrato la perdita del 40% di fatturato durante il lockdown, è rimasto però «enormemente sorpreso» nel vedere come dal 18 maggio, giorno della riapertura, «il lavoro è ripreso come se non avessimo mai chiuso, anche se con una notevole differenza: prima gran parte dei clienti chiedeva vestiti nuovi, oggi si vuole la rimessa a modello di vestiti acquistati negli anni scorsi. Il vero problema – ha continuato – non è dunque la mancanza di un mercato, quanto il fatto che è venuto meno il sostegno da parte delle istituzioni. Ci sarebbe voluto un sistema semplice, come quello adottato in Germania o negli Usa, grazie al quale le aziende costrette a chiudere si sono trovate delle cifre, commisurate al fatturato, inviate dallo Stato o dalle Regioni direttamente sul conto corrente senza dover stare dietro a tante domande, richieste di bonus o di prestiti bancari come è successo da noi».
Il lockdown ha però stimolato la voglia di esplorare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie e dall’e-commerce che possono diventare utili anche alle piccole aziende artigiane per trovare nuova clientela, farsi conoscere e anche instaurare rapporti di collaborazione. Proprio la collaborazione fra artigiani e aziende è stata, poi, indicata dai partecipanti all’incontro come una delle necessità per il futuro perché «solo collaborando – hanno detto i relatori – le piccole e piccolissime aziende possono trovare la forza per superare momenti cosi difficili come quelli che stiamo vivendo».
In conclusione, Genovese ha lanciato un appello a riattivare i voucher o un sistema analogo che permetta alle piccole aziende di assumere persone attualmente prive di lavoro per far fronte ai picchi di domanda e, al contempo, poter trasmettere a molti giovani le proprie esperienze e la propria arte.

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“Il rating: uno strumento vitale per le Pmi tra credit crunch e lockdown”

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

A cura di Valentino Pediroda, AD di modefinance, società FinTech specializzata in soluzioni di Intelligenza Artificiale per la valutazione e la gestione del rischio di credito. Tra le dinamiche che il Covid ha contribuito ad accelerare ce n’è una che fa tremare le imprese: ed è il credit crunch. I numeri sono noti: le piccole imprese, secondo Confesercenti, hanno perso 45 miliardi in 12 mesi pre-Covid – tanto per citare la categoria più bistrattata in questo ambito – tanto che la stessa Confesercenti, a settembre, definiva “una chimera” l’accesso al credito delle Pmi. Quanto è successo nel 2020 con il lockdown non farà che esacerbare la situazione. Anche perché per effetto delle regole di Basilea da anni è stato imposto alle banche di assegnare alle imprese più piccole un indice di rischiosità aggiuntiva anche a parità di tutte le altre condizioni (lo spiega bene questo documento di Bankitalia). Così nel tempo le banche hanno stretto i cordoni per preservare la qualità della propria patrimonializzazione.Tuttavia, le imprese hanno diverse frecce al proprio arco per rendersi più appetibili agli occhi di banche o altri soggetti eroganti finanziamenti. Una di queste, probabilmente la principale, è il rating. Dotarsene, con un atteggiamento proattivo, può essere un primo passo per l’accesso a fonti di finanziamento anche alternative al credito bancario, come i minibond.Intanto, un’analisi condotta a inizio 2020 da modefinance, società FinTech specializzata in soluzioni di Intelligenza Artificiale per la valutazione e la gestione del rischio di credito, su un campione di 187mila aziende con fatturato tra i 2 e i 50 milioni di euro, mostrava una fotografia piuttosto positiva in termini di merito di credito per queste Pmi. Il 65% di esse si colloca nella fascia di rating intermedio identificata da BBB a B: ovvero presenta una situazione economico-finanziaria equilibrata, pur se con margini compressi.È vero anche che si tratta della stessa categoria in cui, secondo i risultati di un successivo stress test condotto con il modello previsionale For-ST (Forecasting-StressTest) di modefinance, esiste il maggior rischio default ingenerato dalla crisi da Covid. Per la classe B la situazione è la più critica: con fatturati in calo del 20%, la probabilità di default si moltiplica, passando dallo 0,98% al 3,29% e diventando di gran lunga superiore a quella della tripla C al 2,38%.Il rating è la misura del merito creditizio di un’impresa , un parametro che consente di valutare le capacità di un soggetto di ripagare i debiti contratti. Il processo che porta all’emissione del rating si compone di tre fasi. La prima è l’analisi dei dati quantitativi che si concretizza nel calcolo del credit score, un punteggio di affidabilità creditizia calcolato sulla base dei dati di bilancio, inteso a valutare l’equilibrio economico-finanziario dell’impresa. Segue poi l’analisi andamentale, che valuta i rapporti intrattenuti dall’impresa con il sistema bancario, attraverso la lettura dei dati forniti dalla Centrale Rischi della Banca d’Italia e dai sistemi di informazione creditizia (SIC), e l’analisi degli aspetti qualitativi che possono influenzare l’andamento della società (capacità gestionali dell’impresa, situazioni politiche avverse, eventi imprevisti, ecc.). Di questi step, quello che maggiormente contribuisce alla definizione del rating finale è il risultato dell’analisi qualitativa sugli ultimi dati di bilancio.
Nel 2020, l’analisi qualitativa viene effettuata sui bilanci 2019 perciò prima che il diffondersi dell’epidemia di Coronavirus in Italia imponesse la chiusura delle attività. Certo, gli effetti della crisi potranno essere visibili dall’analisi della storia creditizia dell’azienda che, indagando le ultime segnalazioni inviate alla Centrale Rischi, fornisce un’informativa più aggiornata sulla salute dell’impresa. Ma il risultato dell’analisi qualitativa e andamentale potrà influire solo limitatamente sul rating finale assegnato all’impresa.Inoltre, le banche non sono le sole a erogare credito alle imprese. Molte iniziative vengono dalla finanza alternativa, un insieme di canali in grado di portare liquidità alle imprese in brevissimo tempo. Come l’emissione di minibond, attraverso cui le PMI possono raccogliere fino a 500 milioni di euro dagli investitori qualificati. Negli ultimi mesi, la Consob ha esteso la platea di piattaforme di crowdfunding autorizzate a collocare minibond e la conversione in legge del Decreto Liquidità ha esteso alle imprese emittenti prestiti obbligazionari la possibilità di ottenere la copertura della garanzia SACE. A patto che la società emittente abbia ottenuto una valutazione investment grade da parte di una Agenzia di Rating.I vantaggi dei minibond per le imprese sono diversi: è un canale che consente di diversificare le fonti di finanziamento e di ridurre la dipendenza dal credito bancario; ma anche e soprattutto avvicina le aziende al mondo finanziario in vista di eventuali future quotazioni (IPO), costituendosi come un primo passo per una maggiore e più sofisticata apertura del capitale. Il database del sesto Report italiano sui minibond del Politecnico di Milano conta 801 emissioni di minibond effettuate dalle imprese del campione a partire da novembre 2012. Il valore nominale totale dei minibond supera 5,5 miliardi di euro mentre la raccolta netta, dedotto il capitale già rimborsato nel corso del tempo, è pari a circa 4,75 miliardi. Il 2019 ha contribuito con 1,18 miliardi di euro arrivati da 207 emissioni: altro record storico (+21,1% la raccolta, +24,7% le emissioni rispetto al 2018). Tuttavia, il valore medio delle emissioni è al minimo tendenziale storico (4,68 milioni nel secondo semestre 2019).Nel campione totale, il 63% delle emissioni è sotto la soglia di 5 milioni e nel 2019 la percentuale sale quasi al 68%: il che indica che lo strumento inizia a essere apprezzato proprio da quelle piccole imprese più vessate dal credit crunch.L’accesso a finanziamenti a medio-lungo termine incrementa la liquidità, migliorando in generale l’equilibrio economico-finanziario dell’azienda. Ciò può portare a sua volta a una valutazione più alta dell’affidabilità creditizia, migliorando le condizioni di accesso al credito bancario. Un circolo virtuoso che si innesca a partire dalla richiesta di rating e che sul rating ha un effetto benefico. (By Diana Ferla)

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Continua a crescere il mercato dell’e-commerce anche dopo il lockdown

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

I dati sul trimestre marzo-maggio 2020 risentono ancora del periodo di chiusura: “le vendite al dettaglio registrano un calo del 20,6% in valore e del 21,8% in volume rispetto al trimestre precedente. Diminuiscono le vendite dei beni non alimentari (-37,4% in valore e -37,8% in volume), mentre le vendite dei beni alimentari mostrano variazioni positive (rispettivamente +1,5% in valore e +0,4% in volume).” – riporta l’Istituto di Statistica.Segnali che vanno letti alla luce del periodo di lockdown che il Paese pian piano sta superando, che non potrà che lasciare pesanti strascichi in termini economici, determinando anche un profondo cambiamento delle abitudini di consumo dei cittadini.Molti in questi mesi a casa hanno sperimentato, spesso per la prima volta, gli acquisti online, alcuni anche la spesa online. Il grado di soddisfazione è elevato, ma influisce su tale dato la percezione di sicurezza che i cittadini hanno fortemente apprezzato potendo effettuare acquisti senza fare lunghe ore di fila esposti al virus.Questa modalità di vendita, ormai sdoganata, continuerà ad essere sfruttata dai cittadini: per questo è necessario accelerare la discussione e l’avvio di provvedimenti tesi a garantire maggiormente i diritti degli acquirenti online, soprattutto sul piano della sicurezza dei prodotti.In merito ai risvolti economici dei dati odierni, inoltre, è indispensabile che il Governo disponga misure di sostegno alla domanda interna, partendo dall’immediata erogazione bonus e agevolazioni a tutti coloro che da mesi li attendono. Provvedimenti che non dovranno essere unicamente di carattere emergenziale, ma si dovranno tradurre in misure strutturali capaci di restituire al Paese opportunità di crescita e sviluppo, mai urgenti come ora.In tal senso è ora di mettere un punto a ogni dubbio sul Mes: ottenere i fondi europei per la sanità consentirebbe all’Italia di convogliare le risorse necessarie, anche di provenienza europea, sugli investimenti indispensabili per la ripresa. Ci pare del tutto pretestuosa e sterile la polemica sul nome del provvedimento, ci auguriamo che le parole odierne del commissario all’economia Paolo Gentiloni, che garantisce l’eliminazione delle condizionalità macroeconomiche insite nel meccanismo del Mes, possano finalmente far capire a tutti la verità su tale misura.

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Gli Uffizi del dopo lockdown

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2020

Uffizi1Firenze. Il numero dei visitatori aumenta ogni settimana, ed ora torna a crescere, progressivamente, anche il numero dei giorni settimanali di apertura (6 su 7, invece di 5, con l’aggiunta del martedì) e delle ore quotidiane di accesso del museo. Il primo passo dell’ampliamento sarà il 30 giugno, con l’aggiunta di una mezz’ora all’orario fin qui osservato: a partire da questa data sarà infatti possibile entrare in galleria alle 13,30 e non alle 14 come nell’ultimo periodo. È una mezz’ora preziosa per chi voglia godersi il museo all’ora di pranzo (il mercoledi, giovedi, venerdi, il museo resta aperto fino alle 18,30, mentre sabato e domenica dalle 9,00 alle 18,30). Un ulteriore passo in avanti sarà martedi 7 luglio, giorno dal quale agli Uffizi si potrà entrare tutti i giorni (escluso il lunedi, da sempre la giornata di chiusura al pubblico) dalle 9 alle 18,30. Tutte le operazioni di sanificazione verranno effettuate nelle prime ore del mattino di ogni giorno, e dopo la chiusura. Restano ovviamente valide le misure anticovid prescritte dalla normativa: dal distanziamento sociale (e per questo la riduzione drastica delle compresenza in galleria rispetto alle condizioni normali), all’obbligo di indossare la mascherina, dalla misurazione della temperatura corporea all’ingresso attraverso termoscanner, al tetto massimo di 10 persone (inclusa la guida) per i gruppi, e la necessità per le guide di utilizzare sistemi “whisper” con microfono e auricolari per poter garantire il distanziamento sociale tra i componenti del loro gruppo. Col passare delle settimane, sono sempre più numerosi coloro che tornano al museo, molti riscoprendone i tesori come se fossero vecchi amici ritrovati. Se il primo weekend dalla riapertura, dal 5 al 7 giugno, alla Galleria delle statue e delle pitture i visitatori erano stati 4.663, quello successivo, dal 12 al 14, erano saliti complessivamente a 6.231. Quello appena passato (dal 19 al 21 giugno), sono cresciuti ancora, arrivando a sfiorare quota settemila: 6.969, per l’esattezza, il numero di coloro che sono stati agli Uffizi. Bisogna notare che la tendenza al turismo slow e alle visite museali più approfondite trova conferma nella crescita delle vendite del biglietto Passepartout 3 Days: questa formula consente l’ingresso a tutti e tre i musei appartenente alle Gallerie degli Uffizi in un lasso di tempo di tre giorni, e offre in più la visita gratuita al Museo dell’Opificio delle Pietre Dure e al Museo Archeologico Nazionale entro altri cinque giorni: mentre nel weekend dal 12 al 14 giugno sono stati staccati ben 225 biglietti Passepartout, il numero è salito a 416 in quello appena passato (+85%).

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Mutui: dopo il lockdown cresce del 9% l’importo medio erogato

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Dopo i mesi di lockdown, la richiesta dei mutui è ripartita a grandissima velocità; secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it le banche sembrano aver adottato una politica di grande apertura nella concessione di credito alle famiglie tanto che l’importo medio erogato dagli istituti di credito tra l’1 maggio e il 15 giugno 2020 è cresciuto del 9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, raggiungendo i 134.315 euro,La disponibilità delle banche ad erogare finanziamenti per l’acquisto di un immobile si evidenzia anche nella scelta fatta da molti istituti di credito di allentare i criteri di valutazione dei richiedenti, in primis in riferimento alla cassa integrazione, solitamente ritenuta un elemento ostativo alla concessione del finanziamento, ma oggi guardata con minore rigidità se connessa alla pandemia. Ad agevolare ulteriormente la situazione concorrono anche i tassi di interesse; i valori rilevati a giugno rimangono estremamente bassi e, in alcuni casi, addirittura inferiori di quelli di inizio 2020.

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Torino riparte: ouverture, colonna sonora ripartenza Torino dopo lockdown

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

L’Agenzia Armando Testa, la Filarmonica Trt e la Fondazione La Stampa-Specchio dei tempi hanno messo insieme le forze per creare una colonna sonora della ripartenza di Torino dopo tre mesi di lockdown, con il progetto #TOuverture disponibile su Youtube.Tre minuti di pura bellezza con i 30 musicisti della Filarmonica Trt impegnati a suonare ‘en plein air’ ‘Shéhérazade’, di Rimskij-Korsakov, un poema musicale dalla forte valenza simbolica che racconta in note come il timore dell’oscurità si dissolva ogni volta con l’arrivo del nuovo giorno. Per l’occasione i musicisti della Filarmonica sono diventati volontari di Specchio dei tempi al fine di raccogliere fondi per le piccole imprese così compromesse dalla crisi legata alla pandemia.Girate rispettando le normative di sicurezza e di distanziamento, le immagini vogliono incoraggiare i torinesi a ripartire. “Distanti certo – spiega una nota – ma uniti nel compiere un primo passo verso la normalità, senza lasciare indietro nessuno. Specchio dei tempi sta già aiutando 200 attività della provincia con il bando ‘Un respiro per Torino’. #TOuverture vuole contribuire alla raccolta fondi per allargare il progetto di aiuti.

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Al lavoro in sicurezza

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

Post-lockdown: la convivenza con il Covid-19. La riapertura estesa, seppure a scaglioni, delle attività produttive è oramai in corso e necessita di processi di gestione per limitare i possibili rischi e garantire la continuità delle attività, anche in previsione dei possibili scenari evolutivi nei prossimi mesi. Il mondo del lavoro e le aziende saranno normati da nuove regole, che potranno essere a sua volta soggette a cambiamenti repentini, e che impongono già da adesso misure di distanziamento fisico, la possibilità di verificare la temperatura di chi entra in un luogo di lavoro o in un esercizio commerciale, la sanificazione costante degli ambienti e molto altro. La ripresa post Covid-19, vedrà tra l’altro un nuovo modo di vivere i contatti in generale ed una diffusa diffidenza e, pertanto, non può che prevedere, già da queste prime fasi, modelli di gestione delle modalità di riapertura e previsione delle evoluzioni future. Serve dunque un format di risposta, nei diversi settori, capace di unire tecnologia e procedure di comportamento. È questo, in sintesi, il modello di Secursat, la società italiana che utilizza dati e tecnologia come driver per individuare nuovi modelli di business e prevenire e risolvere situazioni di crisi.Secursat nata nel 2013 con l’idea di aiutare le aziende a trasferire sulla rete i sistemi di security tradizionali è riuscita in pochi anni a trasformare il concetto stesso di sicurezza passiva in un modello predittivo in grado di prevenire le crisi e le minacce e contenere i rischi. Il modello di prevenzione dei rischi proposto da Secursat è facilmente replicabile in diversi contesti lavorativi ed è di utilità immediata; nel caso Covid-19 si muove lungo tre binari, come spiega Maura Mormile, responsabile dell’Area Business Development di Secursat: “la mappatura delle informazioni, tramite questionari per dipendenti e fornitori per monitorare e limitare l’eventuale diffusione del virus; la predisposizione di linee guida e protocolli sulle modalità di accesso e di comportamento in azienda; l’analisi dei rischi in relazione alle diverse aree o reparti produttivi per definire soluzioni e tecnologie di mitigazione”. “Le tecnologie possibili sono diverse, da Sensori in grado di restituire informazioni puntuali ed in tempo reale per gestire i flussi di accesso e di mobilità nelle aree, a soluzioni per il monitoraggio della temperatura o del rispetto della distanza gli uni dagli altri, fino alla gestione remota delle tecnologie per limitare al minimo la mobilità, il tutto, chiaramente, sempre nel rispetto della privacy. L’importante è però pensare alle diverse soluzioni all’interno di un quadro complessivo, all’interno di una strategia di sicurezza e gestione delle tecnologie, solo così, infatti, potranno essere a valore aggiunto per le aziende”.La mappatura dei reparti e delle aree consentirà di identificare, e quindi correggere, i comportamenti che possano esporre ad una maggiore rischio di contagio. Le procedure comportamentali e di gestione degli accessi saranno conseguenti, invece, alla individuazione delle funzioni aziendali strategiche per il riavvio e la continuità della produzione e in base a tale premessa si adotteranno le linee guida per gli accessi che possano garantire la governance della sicurezza.Le tecnologie sono fondamentali, tuttavia è necessario un approccio univoco che ne definisca e governi le modalità di gestione. Nel caso della sicurezza come immaginata da Secursat, al fine di creare, ben oltre le telecamere, una rete di sensori di nuova, nuovissima, generazione, capaci di disegnare spazi lavorativi realmente interconnessi, smart, sicuri, e rispettosi della privacy, e processi aziendali capaci di garantire la Business Continuity ed il rapido adattamento a situazioni di crisi.

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Il Paese comincia a ripartire

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

Ma il lockdown ha costretto milioni di italiani a cambiare le proprie abitudini con piccole e grandi ripercussioni sull’economia. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat sono ad esempio 8.655.000 gli italiani (19,7%) che hanno riscoperto i piccoli negozi sotto casa, magari anche tramite le consegne a domicilio, preferendoli alle grandi catene.Nella stessa indagine si scopre che l’attenzione per i negozi di prossimità sia stata ancora maggiore nei grandi centri urbani (oltre 250.000 residenti) al Meridione e tra gli over 55. Vero e proprio boom anche per la solidarietà sia in forma di raccolta fondi e donazioni (vi hanno partecipato più di 7,4 milioni di italiani) sia di disponibilità gratuita delle proprie competenze professionali (4,6 milioni di individui)

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Con la fine del lockdown gli studi medici tornano affollati

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Con la fine del lock-down, arriva l’onda dei pazienti non Covid negli studi medici. In Campania a complicare le cose ci si mettono le norme regionali. Quella che in Lombardia è una consuetudine di alcune imprese – chiedere il certificato di riammissione al lavoro per essere certi che il lavoratore non abbia contratto il Covid – in Campania è codificata da una delibera del 29 aprile scorso della giunta guidata da Vincenzo De Luca. Tuttavia, senza referti di test o tamponi, i medici non possono che certificare di aver effettuato una visita generale che non permette di rilevare l’infezione da Covid-19. Luigi Sparano segretario Fimmg Napoli conferma la fase complicata. «Ci siamo messi a disposizione di questi lavoratori, spesso precari. In questi giorni riaprono i settori ristorazione e pizze d’asporto, e loro stanno a contatto con il pubblico. Abbiamo avuto un boom di afflussi da mercoledì 29/4, riceviamo con le misure restrittive adottate in questa emergenza, ove possibile previo appuntamento e con continue sanificazioni e disinfezioni. Ma gli ingressi sono lo stesso tanti, a volte si riempiono gli spazi antistanti il portone dello studio». Sparano segnala una seconda richiesta stavolta dalle Asl. «I Direttori chiedono a noi medici di famiglia di certificare uno stato di presunto benessere dell’assistito che gli consenta di accedere agli ambulatori dell’azienda per visite e controlli senza rischi di contagio per il personale». Insomma, si chiede al medico di famiglia se il paziente sta sufficientemente bene da potersi recare dallo specialista. «Ora, se è un lavoratore a chiedermi un certificato un po’ improprio con lo scopo finale di tutelare la collettività, ci sottoponiamo alla delibera; diverso se, come in questo secondo caso, non c’è delibera alle spalle, e ci si chiede di accogliere noi medici di famiglia il paziente con conseguenti assembramenti al solo scopo di evitare che facciano lo stesso per primi ambulatori che comunque dovrebbero avere regole per distanziamento e sicurezza». Sparano ha inviato una contestazione all’Asl. Anche a Napoli c’è stato un boom di consulti a distanza, che stanno evitando il ricorso massiccio alla sala d’attesa. Le incognite? Forse, i rinnovi delle esenzioni dal ticket, trasportati da marzo a giugno; e probabilmente l’eventualità si rinnovi la disposizione di legge “illuminata” che permetteva fino al 30 aprile ai fragili di astenersi dal lavoro presentando un certificato del mmg sulla base del riconoscimento della disabilità o dell’attestazione di un rischio.Meno febbrile l’atmosfera negli studi di Roma e Milano. A Roma «c’è un aumento leggero di richieste di visite specialistiche ed esami programmati, ma negli studi non c’è stato l’assalto alla diligenza. Meglio così perché l’attività telefonica è aumentata molto», dice Maria Corongiu presidente Fimmg Rm. «L’App Dottor Covid ci sta aiutando a gestire i pazienti con sintomi del virus e il sistema ci consente di verificare se i Sisp delle Asl hanno aggiunto nuovi positivi, di contattarli, di seguirli; un aumento della capacità di questi collegamenti è auspicabile per seguire pure i nostri pazienti cronici a casa. Sugli accessi in studio abbiamo dato regole chiare – non si viene se non per appuntamento e previo triage telefonico – e le ribadiremo, non si può però escludere il “blitz” legittimo di pazienti con urgenze indifferibili come testa rotta, punti da togliere, crisi ipertensive improvvise».
«L’emergenza Covid 19 – spiega Ugo Tamborini presidente Snami Milano – ha reso più difficile il lavoro a chi non ha personale di segreteria per via del boom di contatti telefonici». In sala d’attesa l’onda sale lenta, in genere il “blitz” è raro e motivato, tutti gli altri vengono con triage. «Piuttosto, ci ha complicato il lavoro la dematerializzazione delle ricette – dice Tamborini – molti, non solo anziani, non usano il pc, pochissimi “corrispondono” loggandosi al servizio dell’Ats per ricevere la ricetta. Ricorriamo al Nre: se telefonano pazienti cronici con congiunti coetanei può accadere di interrompere la visita e dover leggere 17 numeri di ricetta elettronica di 15 cifre ciascuno al telefono: altre regioni hanno eliminato questo meccanismo, a partire dal Veneto, noi in Lombardia combattiamo da 6 anni invano. Come lavoratori e iscritti Enpam dovremo prepararci, credo, a un’altra onda nel medio periodo: i colleghi che andranno in pensione perché disgustati dal comportamento delle istituzioni, da come sono stati trattati in questa emergenza. Penso alle Asl che si sono riservate passaggi legali verso gli stessi medici che hanno sacrificato la vita per assistere pazienti contagiosi senza mascherine né dotazioni adeguate». ( By Mauro Miserendino fonte Doctor33)

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Covid-19 e fase 2: Quando si rischia di tornare al lockdown

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Si stima che la nostra economia non ce la farebbe a reggere a un secondo lockdown, ma almeno il governo si va predisponendo a reggere all’impopolarità di una chiusura, eventuale, in caso di ripresa dei contagi da coronavirus. Tale evenienza andrà valutata con attenzione sulla base dei criteri statistici enunciati da una circolare delle Direzioni generali del Ministero della Salute Programmazione e Prevenzione, che propongono dapprima indici per monitorare l’andamento dei contagi e quindi algoritmi di valutazione del rischio che dicono se ci sono basse o alte probabilità di ripresa dell’onda infettiva. Gli indicatori sono di tre tipologie: la prima processa le capacità del sistema di sorvegliare l’andamento della pandemia, la seconda la capacità di accertamento diagnostico da parte del sistema, la terza l’andamento di due segni di buon contenimento: stabilità di trasmissione e tenuta dei servizi sanitari. Sei gli indicatori sulla capacità di monitoraggio: non c’è allerta e si può continuare con la fase 2 inaugurata ieri se sono indicati in miglioramento almeno il 60% dei nuovi casi sintomatici (calcolati in relazione ai sintomatici censiti), il 60% dei nuovi ricoverati in infettivologia o pneumologia e il 60% dei nuovi ricoverati in terapia intensiva e rianimazione. Deve essere in miglioramento anche il 60% dei nuovi casi censiti per comune di residenza sul totale dei casi censiti: in pratica, non basta il miglioramento dell’indice quantitativo, serve anche la tendenza della qualità di vita. Le regioni devono inoltre avere un miglioramento dei trend clinici nel 50% delle Rsa e se riscontrano criticità non solo non si può superare la soglia del 30% di strutture in cui tali criticità si presentano ma per non “chiudere” tutto serve avere il trend in miglioramento.
Ci sono poi gli indicatori di processo: le cose vanno bene finché nei vari setting – territorio, ospedale, Rsa – resta in diminuzione la percentuale dei tamponi positivi in rapporto ai tamponi complessivi e finché non passano più di 3 giorni di attesa mediana tra il manifestarsi dei sintomi e la diagnosi Covid/no-Covid. Le regioni devono avere numeri di personale adeguato per il contact-tracing, per l’esecuzione di tamponi, di positivi censiti ai quali si è associato un censimento idoneo dei contatti stretti. Infine, gli indicatori di risultato: si resta in Fase 2 innanzi tutto se c’è stabilità di trasmissione, se cioè non si registra un aumento del numero di casi positivi riportati alla Protezione Civile, se il tasso di contagio R0 resta inferiore a 1, se non aumentano i casi settimanali registrati alla rete sentinella Covid.net né i casi giornalieri. Peraltro, nei primi 15-20 giorni dal 4 maggio è atteso un aumento dei casi, quindi questi ultimi due indicatori da soli non funzionano ma, per giustificare un lock-down, vanno valutati insieme all’aumento in regione del numero dei casi segnalati alla Protezione civile, già citato, e del numero dei nuovi focolai di trasmissione. Un focolaio si verifica quando si accertano 2 o più casi collegati tra loro o un aumento inatteso del numero di casi in un tempo ed in una località definiti. Oltre il 90% delle strutture residenziali deve essere Covid-free. Altri due indicatori di stabilità di contagio sono la stabilità dei nuovi casi non associati a catene di infezione note (con questo familiarizzeremo quando parte la tracciatura blue-tooth) e il fatto che gli accessi di pazienti con sintomi Covid non aumentino in più del 50% dei pronti soccorso. Importantissimi i due indicatori di tenuta dei servizi sanitari: non deve essere occupato da pazienti Covid più del 30% dei letti di terapia intensiva e del 40% dei letti in pneumologia od infettivologia.
A questo punto la circolare ipotizza degli scenari individuando algoritmi di valutazione che mettono insieme le combinazioni degli indici citati che possono far propendere per scenari pessimistici ed esemplifica due situazioni. La prima si materializza quando crescono almeno due indici su tre fra aumento dei casi Covid, indice di contagiosità R0 superiore ad 1 e aumento del numero o della taglia dei focolai; in presenza di trasmissione diffusa la probabilità di rischio è alta e si chiudono le città. La seconda si materializza al coincidere tra l’insorgenza di nuovi focolai, ad esempio nelle Rsa, e dei primi segni di sovraccarico delle strutture del servizio sanitario pubblico.
(fonte Doctor33)

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The Economist this week

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 maggio 2020

Our cover this week looks at what to expect from life after lockdowns: what we are calling a 90% economy. Since China began to ease up in February, its factories have become busier and its streets are no longer empty. But it is missing large chunks of everyday activity. Rides on the metro and on domestic flights are down by a third. Spending on such things as restaurants has fallen by 40%. Across the post-lockdown rich world, life will be tough—at least until a vaccine or a treatment is found. People are weighed down by financial hardship, businesses are short of money and the unemployed could face a lost decade. The longer the world has to endure the 90% economy, the less likely it is to snap back after the pandemic. The popular demand for change could radicalise politics faster than it did after the financial crisis in 2007-09. By Zanny Minton Beddoes, Editor-In-Chief

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