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Economia lombarda e il suo sistema produttivo

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2021

Dopo la conclusione del 2020, un anno sicuramente più difficile degli altri per il sistema produttivo lombardo, la ripartenza nel 2021 è cauta, condizionata dall’evoluzione dell’emergenza sanitaria, dalla tempistica del piano vaccinale dalle misure di stimolo all’economia. È in questo clima d’incertezza che vanno inquadrate le stime formulate a dicembre 2020 per quanto riguarda il calo del PIL che, secondo Prometeia, è atteso al -9,7% per la Lombardia e al -9,1% per l’Italia, mentre la ripresa parziale nel 2021 al +5,2% per la Lombardia e al +4,8% per l’Italia. È quanto si legge sul booklet economico pubblicato su Genio & Impresa (genioeimpresa.it), il web magazine di Assolombarda. Non solo: a causa delle chiusure prolungate, continuano ad accusare il colpo i servizi legati al turismo, alla ristorazione e il commercio al dettaglio, come testimoniano i dati relativi alla demografia d’impresa. Nel 2020, infatti, le iscrizioni al Registro delle imprese in Lombardia sono calate del 18% rispetto al 2019. Più nel dettaglio, il deterioramento ha colpito in maggior misura il terziario, che ha registrato un -35% nei servizi di alloggio e ristorazione, ma anche l’industria (-28%), il commercio (-16%) e le costruzioni (-14%). Non stupisce quindi il calo del clima di fiducia nel Nord-Ovest a gennaio sia lato imprese sia lato consumatori, le cui prospettive a breve termine rimangono piuttosto caute a causa del clima economico presente e futuro. Ma ci sono anche buone notizie: per far fronte alla crisi e supportare le imprese lombarde in questo momento difficile, si è assistito a un’accelerazione delle erogazioni alle stesse. Nei dati aggiornati a settembre 2020, l’incremento complessivo dei prestiti è pari al +6,3% su base annua, in particolare per quanto riguarda i servizi (+8,8%) e la manifattura (+7,2%). Dipendenti dall’andamento della pandemia anche i livelli di mobilità e le ore di cassa integrazione. Negli spostamenti, a inizio 2021 si rileva una mobilità complessiva più vicina alla normalità pre Covid, ma di fatto ancora molto ridotta soprattutto per quanto riguarda gli spostamenti verso i luoghi di lavoro, anche per effetto dell’ampia diffusione dello smart working. Nella media lombarda, a fine gennaio 2021 si è registrato un -28% di mobilità rispetto a prima della pandemia, così come Monza Brianza (-28%) e Lodi (-27%), ma anche Pavia (-23%). A Milano invece il divario e più ampio (-35%): nel Comune rimane molto basso l’utilizzo della metropolitana (-70% in media a gennaio) a fronte di una ripartenza più marcata degli ingressi di autoveicoli in Area B e C, che pur sono inferiori rispetto a un anno fa (rispettivamente -10% e -27% circa nella seconda metà di gennaio 2021). Lato cassa integrazione, fra novembre e dicembre 2020 in Lombardia si è registrato un calo rispetto ai livelli elevati di ottobre. Tuttavia, nel 2020 il ricorso all’ammortizzatore sociale della regione è ammontato a 716 milioni di ore, ovvero più del doppio rispetto al picco annuo del 2010. In particolare, le ore di CIG autorizzate sono state 247 milioni a Milano, 65 milioni a Monza, 12 milioni a Lodi e 20 milioni a Pavia.

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Scegliere chi curare e chi no. Ennesimo fallimento della sanità lombarda

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Sono le tragiche conseguenze del Covid-19 e di una sanità, quella lombarda, che ha fatto male i conti con la realtà”. Esordisce così il consigliere pentastellato di regione Lombardia Marco Degli Angeli, che ha deciso di presentare un’interrogazione rivolta all’Assessore Giulio Gallera, che sarà discussa in Consiglio regionale martedì 9 giugno prossimo, che chiede di chiarire se con il Covid la Sanità Lombarda si è trovata a scegliere chi curare e chi no. “Più medici”, spiega Degli Angeli, “dichiarano che hanno dovuto decidere chi salvare e chi no. E’ esattamente l’opposto di quello che l’assessore alla Sanità Giulio Gallera ha dichiarato: ‘smentisco ogni presunta selezione di pazienti’. Scegliere chi curare e chi no è una decisione orrenda che nessun dovrebbe mai assumere. Il tempo delle conferenze stampa monodirezionali è finito: mi auguro che Gallera chiarisca, spieghi in che modo e con quali tempistiche regione Lombardia abbia cercato di far fronte al virus. Non vogliamo però ascoltare la solita propaganda sull’ospedale in Fiera”.

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Covid, la sanità lombarda e RSA sotto inchiesta

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Nel sistema delle case di riposo qualcosa non ha funzionato. “Regione – denuncia il gruppo consiliare del M5S di Regione Lombardia – ha fatto un errore aprendo le porte delle Rsa ad un reparto Covid e non ha applicato controlli e protocolli efficaci nei primi giorni dell’emergenza ”. Alla luce delle dichiarazioni, delle denunce, riportate per mezzo stampa e soprattutto con l’avvio delle indagini da parte delle diverse procure provinciali lombarde, il M5S di regione Lombardia si è affiancato alle magistrature: “L’azione messa in campo – spiega il consigliere lombardo del M5S Marco Degli Angeli -, nasce con lo scopo di giungere ad una verità. In modo congiunto, il Consiglio del gruppo 5S ha quindi elaborato domande puntuali alle ATS e Regione che si son poi formalizzate mediante accesso ad atti ufficiali. Il nostro intento – spiega Degli Angeli – è quello di fornire alle procure provinciali, che hanno già hanno aperto diversi fascicoli, tutti quei dati che ci è stato possibile richiedere in ottemperanza al nostro mandato in modo chiaro e trasparente”. Come è stata gestita l’emergenza sanitaria, e perché le Rsa non sono state protette in modo adeguato “soprattutto quando – sottolinea Degli Angeli – come gruppo consiliare e in tempi non sospetti, denunciavamo le numerose criticità che emergevano da testimonianze di lavoratori delle Rsa ?”.
Queste le domande di partenza, quando i drammatici dati forniti dai tanti medici e dai quotidiani, purtroppo, parlano chiaro.
Il dado è tratto: le domande sono state poste, ora c’è l’attesa delle risposte che aiuteranno la magistratura a far chiarezza. “Come consiglieri del M5S – puntualizza Degli Angeli – ci siamo messi a disposizione con tutti gli strumenti previsti dal nostro mandato ispettivo istituzionale e, in modo congiunto, abbiamo elaborato un accesso agli atti presso tutte le Ats di rispettiva competenza. Abbiamo indagato, ad esempio, sul personale e su come questi sia stato gestito. Abbiamo cercato chiarimenti sulla mancanza di tamponi e dpi, sull’eventuale correlazione con l’aumento dei decessi e, soprattutto, abbiamo chiesto spiegazioni su come le diverse RSA abbiano cercato di sopperire alla carenza di dpi nell’operare quotidianamente. Precisa Degli Angeli: “Il nostro intento, giungendo ad una adeguata ricostruzione dei fatti, è quello di contribuire a un miglioramento o se necessario ad una riqualifica della sanità lombarda”.

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Inchiesta di Report su Sanità lombarda

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 Maggio 2010

“E’ evidente che esiste una speculazione sanitaria che affiora dalla gestione  della Sanità lombarda”. Questo il primo commento di Luigino Smiroldo, viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti, in seguito a quanto emerso dall’inchiesta del programma televisivo Report che ha messo in evidenza le ombre del tanto acclamato modello sanitario lombardo mostrando come al centro ci sia la logica del profitto anziché la salute dei cittadini. Persone sottoposte a interventi chirurgici non necessari, cartelle cliniche false o gonfiate, tutto ciò per ottenere rimborsi dalla Regione più cospicui. Prosegue sdegnato l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: “Tutto ciò parte dal presupposto che un imprenditore come Rotelli ha in mano gran parte della Sanità della regione Lombardia perché proprietario di varie cliniche convenzionate. I privati come lui non mettono al centro la persona ma la capacità del paziente di far guadagnare l’ospedale e questo, oltre a non essere appropriato, è scandaloso. Se al centro ci fosse l’individuo – spiega Smiroldo – non ci sarebbero elevati guadagni né per la clinica, né per i medici, ricattati da contratti a provvigione o simili. Infatti, se la retribuzione di uno specialista non è più basata sul principio di colui che cura la persona, il dottore perde di vista il suo compito principale, i malati diventano solo un mezzo per arricchirsi e ci si dimentica che dietro c’è un essere umano che ha bisogno di aiuto, richiesta che viene così strumentalizzata. La malattia viene quindi quantizzata in termini economici. Per tutelare cittadini – chiosa amaramente Smiroldo – sarebbe opportuno rimettere al centro la persona e i suoi bisogni, non i compensi. Occorre poi fare contratti simili a quelli dei dipendenti pubblici vietando pagamenti a provvigioni o altri inquadramenti atipici. E’ assurdo considerare i medici come dei venditori, la Salute non è un business qualunque. Il  problema è che se chi governa la sanità privata è d’accordo con i politici si crea l’anomalia che il controllato e il controllore sono concordi quindi viene meno la funzione di vigilanza delle istituzioni. Le parole di Rotelli sui rimborsi della Regione sono per me un pugno allo stomaco. Quelli – conclude Smiroldo – sono soldi nostri e dovrebbero essere usati per potenziare il pubblico e una Sanità che pone al centro l’individuo. Quello lombardo per me non è un modello da esportare perché non c’è vera competizione tra pubblico e privato come ad esempio avviene in Germania, Austria e altri paesi europei. Non vedo nessuna nota di  merito se mezza Italia va a curarsi in Lombardia perché mancano strutture altrove, potremmo parlare di qualità se ci andassero i tedeschi, gli austriaci o gli svizzeri”.

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