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FederAnziani: Italia sotto scacco della longevità

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

istat“I dati diffusi oggi dall’Istat confermano l’allarme che stiamo lanciando ormai da tempo”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “La longevità di massa è uno tsunami inarrestabile e quello che ci preoccupa di più è che i decisori non ci sembrano consapevoli dell’urgenza con cui è necessario intervenire. Due numeri sintetizzano questo allarme: l’impetuoso invecchiamento della popolazione porta gli over 65 a raggiungere la soglia del 22%, ovvero la quota più alta in Europa; dall’altra parte cresce il numero di italiani che, a causa di problemi economici, rinuncia alle cure: tra il 2008 e il 2015 la quota passa dal 4 a 6,5% della popolazione. A conferma della spirale pericolosa segnalata da questi dati, inoltre, l’Istat ribadisce che tra i gruppi più svantaggiati in assoluto ci sono le anziane sole. Non solo gli italiani non possono più permettersi di pagarsi una visita specialistica, ma assistiamo anche ad una drastica diminuzione dei posti letto, con un aumento progressivo della distanza tra cittadini e ospedale, che diviene a sua volta causa di rinuncia alle cure in tanta parte del territorio”.“A ciò si aggiunga che, come già noto a tutti, da qui al 2023 andranno in pensione 16.000 medici di medicina generale e un assistito su tre rimarrà senza medico”, aggiunge Messina, “Una situazione grave alla quale ci auguriamo possa davvero porre rimedio il Tavolo per le scuole di specializzazione in medicina generale di recente istituzione. Non diverso è lo scenario rispetto agli infermieri, dal momento che al 2016 risultavano mancarne circa 47 mila per garantire la sicurezza ed efficienza dei servizi agli anziani”.
“Noi pazienti”, prosegue Messina, “dobbiamo inoltre registrare la mancata presa in carico di diverse patologie, come la BPCO (Broncopneumopatia Cronico-Ostruttiva); l’osteoporosi, con la mancata erogazione dei farmaci biologici che potrebbero contrastare efficacemente il rischio di frattura; la fibrillazione atriale rispetto alla quale i pazienti di fatto hanno difficoltà ad accedere ai Nuovi anticoagulanti orali o addirittura ne ignorano l’esistenza, quando il loro utilizzo potrebbe prevenire tanta parte di quei 200.00 ictus che si verificano ogni anno; infine cure inadeguate nell’oncologia per gli anziani e liste d’attesa fuori controllo demotivano così tanto i pazienti che alla fine è meglio non curarsi più”.“A fronte di tale scenario”, conclude Messina, “il nostro sistema salute appare impreparato a rispondere, in modo omogeneo sul territorio, al bisogno di salute dei cittadini pazienti, soprattutto dei più fragili come gli anziani. Perché ciò avvenga urge che nei decisori ci sia un salto di qualità in termini di consapevolezza dei numeri e dello scenario che già oggi, e in modo ancora più drammatico in futuro, si sta delineando. Una consapevolezza che ci sembra oggi tutt’altro che acquisita, con le evidenti conseguenze sui più deboli che il Rapporto Istat descrive oggi in modo impietoso”.

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108 anni e non li dimostra: ora in vacanza al mare

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 agosto 2016

lorenzo”Il segreto della mia longevità? Non posso dirvelo, altrimenti non sarebbe un segreto”. Scherzava così Lorenzo Berzero, mentre spegneva 108 candeline nella festa organizzata alla casa di riposo San Francesco di Novara, diretta da monsignor Ernesto Scirpoli. Nato il 2 marzo 1908 a San Germano Vercellese e trasferitosi a Novara nel ’98 assieme ai figli, Lorenzo ha un doppio primato: è l’uomo più anziano di Novara e, al contempo, di Vercelli, e sarebbe anche il più longevo del Piemonte se non fosse per un altro nonnino di Borgo San Dalmazzo, che però è di origini emiliane.108 anni e non sentirli… è davvero il caso di dirlo, visto che in questi giorni Lorenzo è in vacanza al mare, come un normale turista. Ospite della residenza ‘Casa del Nonno’ di Varazze, in Liguria, Lorenzo trascorre la giornata all’aperto godendosi il sole e l’aria fresca con la figlia e i nipoti, che soggiornano nelle strutture alberghiere del luogo. “L’aria del mare mi fa bene e mi ricorda la mia gioventù – commenta ironico – meglio qui che in città, anche se a Novara si vive bene”.Lorenzo passeggia con i famigliari e tra un gelato e una bibita, trova anche il tempo per ridere e scherzare con i passanti, increduli di fronte a tanta vitalità ed entusiasmo. Alla domanda del suo lorenzo1ricordo più bello risponde sempre allo stesso modo: “Quando ho preso moglie”. E alla sua veneranda età nonno Lorenzo non smette di guardare al futuro e spera di festeggiare i 110 anni. Un nonnino arzillo, Lorenzo, che nella sua vita ha lavorato come salariato o meglio “cavalant”, conducente di cavalli in cascina quando i trattori erano pochi. Trasferitosi nel 1955 a Vercelli venne assunto da una cooperativa, per la quale lavorò fino al compimento dei 65 anni. Alla morte della moglie Virginia, 88enne, si trasferì a Novara stabilendosi nella casa di riposo in Via Ranzoni con il figlio Giuseppe, mancato un anno fa, all’età di 78 anni.Operato un paio di anni fa dai medici dell’Ospedale Maggiore di Novara a causa di una patologia oncologica, è riuscito a sopportare l’anestesia totale e a superare brillantemente l’intervento. Da allora è ospite della casa di riposo San Francesco, dove sta bene e riceve le visite quotidiane della figlia Maria Teresa, di 71 anni, e dei nipoti. Nel lontano 1950 Lorenzo rimase coinvolto in un terribile incidente stradale a Quinto Vercellese, investito da un camion che trasportava fusti di latte. In punto di morte, ricevette l’estrema unzione dal parroco poi si salvò miracolosamente e rimase ricoverato all’ospedale Sant’Andrea di Vercelli per un anno.”Siamo felicissimi di essere qui con papà – racconta la figlia Teresa – la sua salute è di ferro, è sereno e allegro come sempre… al mare è come un bambino”. (foto: lorenzo)

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Sovrappeso, ipertensione e colesterolo sono ancora i nemici più diffusi di una vita lunga e in buona salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2015

anzianiSovrappeso (48%), pressione alta (46%) e colesterolo (38%) sono le tre minacce alla longevità più diffuse e ancora poco contrastate, persino da un campione rappresentativo di persone che pure sembrano avere particolarmente a cuore un invecchiamento in buona salute. Questi risultati, infatti, sono emersi dal Longevity Check-up, un vero e proprio test sui sette parametri di salute cardiovascolare il cui rispetto è ritenuto dalla scienza il vero segreto della longevità. Il Chech-up è stato offerto dalle Marche, regione con l’aspettativa di vita più alta d’Italia, all’interno del proprio spazio EXPO, per promuovere le abitudini alimentari e gli stili di vita che rappresentano le strategie ottimali per candidarsi a divenire centenari.Grazie alla collaborazione di Italia Longeva – network internazionale fondato dalla Regione insieme al Ministero della Salute, proprio per indagare e diffondere le evidenze scientifiche su un invecchiamento in buona salute fisica e mentale – i visitatori dello spazio Marche all’interno dell’EXPO hanno avuto l’opportunità di eseguire il Longevity Check-up. Hanno effettuato il test, rivolgendosi ai medici di Italia Longeva, circa mille persone: il 94% italiani e il 6% stranieri, con un’età media di 54 anni e con una prevalenza del campione femminile (il 56%, contro il 44% di maschi).“Il dato genetico – dichiara il professor Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva – incide fra il 20 e il 25% sulla speranza di vita di ciascuno di noi. Ciò significa che quel che fa la differenza sono le abitudini di vita, dall’alimentazione all’attività fisica: la longevità è quindi una conquista personale. Per questo abbiamo posto al centro del nostro Longevity Check-up i sette parametri di salute cardiovascolare che sono alla base di una vita lunga e in salute: astensione dal fumo, regolare esercizio fisico, dieta equilibrata con adeguato apporto di frutta e verdura, lotta al sovrappeso, valori di colesterolemia sotto controllo e attenzione anche alla pressione arteriosa e alla glicemia. Purtroppo, dal nostro test sui visitatori dello spazio Marche in EXPO è risultato che solo il 9% delle persone esaminate rispetta tutti e sette questi parametri”.E infatti quasi la metà del campione che si è sottoposto al Longevity Check-up (48%) presenta un peso corporeo eccessivo (di questo 48%, il 35% è risultato in sovrappeso e il 13% addirittura obeso); il 46% ha la pressione troppo alta e il 38% valori di colesterolo fuori controllo. Ancora molto diffuso anche il vizio del fumo, con il 17% di fumatori impenitenti e il 25% di ex fumatori. Meglio, invece, la sensibilità per una dieta corretta e un adeguato esercizio fisico, con l’80% del campione analizzato che segue una dieta equilibrata e il 70% che pratica regolarmente un’attività sportiva.“Significativamente – aggiunge Bernabei – dal nostro test è risultato che i marchigiani seguono una dieta corretta addirittura nell’85% dei casi, e conseguentemente manifestano un controllo ottimale del colesterolo nel 66% del campione che si è sottoposto al Check-up. È chiaro, quindi, che l’alimentazione gioca un ruolo cruciale per la conquista della longevità, eppure mangiare bene non basta: l’esercizio fisico, che nelle Marche è spesso imposto dall’acclività del terreno, fatto di sali-scendi collinari, una rete familiare e sociale solida, il mantenimento di forti rapporti inter-generazionali, fra genitori e figli e fra nonni e nipoti, e persino saldi riferimenti spirituali sono all’origine di una vecchiaia lunga e serena, che si fonda sulla salute fisica, ma anche sulla lucidità intellettiva e sull’equilibrio psicologico”. Nel Forum internazionale sulla longevità, con il quale proprio oggi termina la presenza della Regione Marche all’Expo, è stata proposta un’analisi scientifica – grazie alla presenza dei massimi esperti a livello internazionale – delle abitudini delle popolazioni più longeve del mondo, gli abitanti delle famose ‘Blue Zone’. “Gli studi mostrano chiaramente che il fumo, l’obesità, la felicità e persino la solitudine sono contagiosi – ha detto nel corso del Forum Dan Buettner, l’esploratore del National Geographic che ha studiato le Blue Zone sparse per il pianeta –. Il segreto, in fondo, è circondarsi di amici che seguano e ci incoraggino a seguire uno stile di vita salutare. Anche dal punto di vista dell’esercizio fisico, infatti, i popoli più longevi del mondo non passano la giornata a sollevare pesi in palestra, non sono maratoneti né assidui frequentatori di circoli sportivi: piuttosto, vivono in un ecosistema familiare, lavorativo, sociale e ambientale che li induce a muoversi in continuazione, senza neanche pensarci. La strategia ottimale per la longevità sembra quindi soprattutto combattere la pigrizia e la tristezza, andare a piedi a lavoro, fare le scale invece di prendere l’ascensore”.“Negli ultimi decenni – ha spiegato Gianni Pes, del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Sassari, scopritore della prima Blue Zone – le ricerche sulla longevità si sono concentrate su una strategia multidisciplinare, che ha visto l’integrazione di genetica, demografia, antropologia e scienza dell’alimentazione, tutte alleate nello sforzo comune di comprendere non solo come si viva più a lungo, ma soprattutto come si possa invecchiare in buona salute, fisica e mentale. Non tutti sanno che è italiana la prima zona del pianeta ormai ampiamente accreditata dalla scienza come vero osservatorio internazionale sulla longevità: la prima Blue Zone. Si tratta dell’Ogliastra, la zona montuosa centro-orientale della Sardegna nella quale si registrano gli indici di sopravvivenza media più elevati al mondo, soprattutto nella popolazione di sesso maschile, e ciò in controtendenza rispetto a quanto avviene nel resto del pianeta. A mio parere, la principale lezione che possiamo apprendere dallo studio delle Zone Blu è che i fattori modificabili hanno un peso maggiore di quelli ereditari, e pertanto uno stile di vita equilibrato è la migliore strategia per una vita lunga e in buona salute. Cibi elaborati, sedentarietà, isolamento sociale, vizi persino ricercati e ogni altra abitudine che più si discosti dallo stile di vita di popoli pastorali, con un’alimentazione essenziale e la necessità di spostarsi al seguito delle greggi, sono senza dubbio le strategie meno efficaci per candidarsi alla longevità”.“Complessivamente abbiamo rilevato – conclude Roberto Bernabei – che per vivere a lungo l’alimentazione corretta è necessaria ma non sufficiente. È imprescindibile anche l’esercizio fisico, una rete familiare e sociale solida e persino saldi riferimenti spirituali. In sostanza, quasi con uno slogan, può dirsi che la salute fisica non è sufficiente per invecchiare in salute, e gli elementi psico-sociali sono altrettanto indispensabili; se non altro, perché la longevità non è ‘sopravvivere molto’, ma piuttosto imparare a costruire e a difendere, giorno dopo giorno, una vita degna di essere vissuta a lungo”.

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Archeologi della Sapienza scoprono a Malta un’agata con iscrizioni cuneiformi del II millennio a.C

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2011

Satellite image of Malta

Image via Wikipedia

Nel corso degli scavi condotti dalla missione archeologica della Sapienza diretta da Alberto Cazzella, con la collaborazione dell’Università di Foggia (Giulia Recchia), è stato rinvenuto un manufatto in agata frammentario con iscrizione cuneiforme. L’iscrizione cuneiforme, interpretata da padre Werner Mayer del Pontificio Istituto Biblico di Roma, risale al XIII secolo a.C. ed è riferibile alla città di Nippur, in Mesopotamia. Si tratta quindi di una presenza del tutto eccezionale in quanto costituisce l’iscrizione cuneiforme del II millennio a.C. trovata più a occidente – come sottolinea la docente di Storia del Vicino oriente Antico, Maria Giovanna Biga. La presenza di un manufatto esotico in agata nel santuario di Tas-Silg negli ultimi secoli del II millennio (tarda età del Bronzo), sicuramente considerato di valore sebbene con una scritta presumibilmente non comprensibile a chi l’aveva ottenuta, fa comunque pensare che il santuario potesse già costituire un punto di riferimento cultuale più ampio rispetto a una scala strettamente locale, come fu poi sicuramente in età fenicia e romana. L’agata, non reperibile in Mesopotamia, doveva essere considerato un materiale prezioso ed è comunque eccezionale il suo uso per realizzare un oggetto votivo. Non sono ancora disponibili analisi sulla sua provenienza, ma i possibili luoghi di estrazione del materiale si trovano sia a oriente della Mesopotamia (India), sia a occidente: è forse solo una coincidenza che nell’antichità fosse conosciuta un’area di estrazione nella Sicilia sud-orientale, presso il fiume Dirillo, dal cui nome greco Achates deriva il termine stesso che ancora utilizziamo per indicare l’agata. Resta comunque aperto il problema di come l’oggetto sia arrivato a Malta: verosimilmente uscì dal tempio di Nippur in seguito a un saccheggio da parte di un popolo in guerra con i babilonesi ed è probabile che da questo arrivò nelle mani di mercanti ciprioti o micenei, che in quel periodo intrattenevano intense relazioni di scambio con la Sicilia e il Mediterraneo centrale in genere; e che questi mercanti abbiano portato l’oggetto dal Vicino Oriente a Malta. Nell’iscrizione un gruppo di persone dedica il prezioso oggetto a forma di crescente lunare, considerato un’immagine del dio della luna Sin, a una divinità della città di Nippur (Ninurta). Ninurta fu per un lungo periodo la divinità principale di Nippur, in seguito sostituita da Enlil, e secondo una tradizione Ninurta era il figlio del dio della luna. Nippur fu un’importante città santa, con molti templi, tra cui quello dedicato a Ninurta, denominato Eshumesha, su cui abbiamo dai testi numerose informazioni. La città fu anche sede di una rinomata scuola di scribi, ai quali dobbiamo numerosi testi letterari. Le ricerche sono rese possibili dalla piena disponibilità della Superintendence of Cultural Heritage di Malta, diretta dal Dott. Anthony Pace. Il santuario di Tas-Silg rappresenta un caso non comune di uso continuativo di un edificio di culto dal III millennio a.C. fino all’età bizantina. Fu tempio megalitico del Neolitico tardo, di cui si conservano tracce rilevanti; fu poi trasformato nella cella di un santuario fenicio-punico, dedicato ad Astarte, come scoprirono le archeologhe della Sapienza Antonia Ciasca e Maria Giulia Amadasi che per prime scavarono il sito negli anni ’60; divenne poi un luogo di culto romano dedicato a Giunone, e infine in epoca bizantina un battistero. Quella di Tas-Silg è una storia di eccezionale longevità paragonabile, dal punto di vista della lunga continuità d’uso di un edificio sacro, al caso della moschea degli Omayyadi a Damasco: quest’ultimo il tempio di un dio della tempesta del I millennio a.C. divenne un luogo di culto dedicato a Giove in età romana, poi una chiesa cristiana e infine una moschea.

I livelli storici del santuario di Tas-Silg sono stati portati alla luce per la prima volta dagli scavi degli anni ’60 della Missione Archeologica Italiana a Malta della Sapienza e dell’Università Cattolica di Milano. Dal 2003 sono stati avviati gli scavi della Sapienza finalizzati all’indagine dei livelli preistorici (III e II millennio a.C.), nell’ambito di una ripresa delle ricerche sul terreno insieme con altre sedi universitarie, che si occupano delle fasi storiche (Maria Pia Rossignani, Università Cattolica di Milano; Grazia Semeraro, Università del Salento).

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Nuovo defibrillatore Promote Accel™ CRT-D

Posted by fidest press agency su martedì, 26 maggio 2009

A pochi giorni dall’approvazione europea è stato impiantato a Roma, il primo defibrillatore Promote Accel™ in Italia. L’intervento è stato eseguito presso il Policlinico Tor Vergata dall’équipe del Prof. Francesco Romeo. La procedura di impianto, conclusasi dopo 2 ore circa senza alcuna complicazione, è stata eseguita dal Dr. Luca Santini e dalla Dott.ssa Giulia Magliano. L’impianto del defibrillatore è stato effettuato su un paziente di 61 anni affetto da cardiomiopatia dilatativa primitiva con una severa riduzione della contrattilità cardiaca. Al termine della procedura sono stati attivati gli innovativi algoritmi di cattura che consentono la regolazione in modo del tutto automatico degli impulsi di stimolazione da erogare, con conseguente risparmio della batteria del dispositivo e quindi maggior longevità dello stesso.
Lo scompenso cardiaco  è una patologia caratterizzata da una ridotta capacità contrattile del cuore  con una conseguente riduzione della quantità di sangue che ad ogni battito cardiaco viene mandata in circolo nell’organismo. In molti di questi pazienti il cuore appare dilatato e all’elettrocardiogramma è presente un blocco di branca sinistra che esprime il ritardo di attivazione elettrica di alcuni segmenti del cuore. La mancanza di sincronia nella contrazione delle diverse pareti del cuore si traduce in ulteriore perdita di efficienza contrattile da parte della pompa cardiaca. Questi pazienti, oltre al rischio di un arresto cardiaco improvviso ed imprevedibile a causa di aritmie letali,  hanno una pessima qualità della vita con l’impossibilità di compiere anche il minimo sforzo e con una grave difficoltà respiratoria spesso presente anche a riposo.  Questa patologia cronica rappresenta una delle principali cause di ricovero ospedaliero e contribuisce in maniera preponderante alla spesa sanitaria. In Italia si contano tra i 600.000 e 1.000.000 di pazienti affetti da scompenso cardiaco, con 100.000 nuovi casi ogni anno e un’incidenza dell’1,2 % sul totale delle ospedalizzazioni – percentuale che arriva fino al 7% se si considera la popolazione sopra ai 65 anni – con una degenza media di 10-11 giorni e un conseguente notevole aggravio sulle risorse sanitarie. In Italia si eseguono circa 15.000 impianti di defibrillatori cardiaci impiantabili (ICD) l’anno in circa 400 laboratori di elettrostimolazione. Negli ultimi 10 anni il numero di impianti di ICD si è moltiplicato di quasi 20 volte e in questo, la terapia di resincronizzazione nello scompenso cardiaco interessa da sola ormai più di un terzo degli impianti.
St. Jude Medical è impegnata a migliorare la qualità della vita di pazienti in tutto il mondo affetti da disturbi cardiaci, neurologici e dolore cronico attraverso l’eccellenza tecnologica dei propri dispositivi medici e di servizio. Le sue principali aree terapeutiche includono: gestione del ritmo cardiaco, fibrillazione atriale, neuromodulazione e cardiovascolare. La società, con sede generale a St. Paul nel Minnesota (Usa), impiega circa 14.000 dipendenti in tutto il mondo. http://www.sjm.com

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