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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘lotta di classe’

La lotta di classe un “reperto” archeologico?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Gran parte se non tutto il XX secolo è stato attraversato dal conflitto nei rapporti tra le classi sociali nel mondo occidentale, nello specifico. Ora sembra che questa “lotta” abbia perso il suo mordente nelle relazioni industriali tra capitale e lavoro. Rimane, tuttavia, una contrapposizione dialettica tra imprenditori e dipendenti, tra capitale e lavoro che non va sottovalutata. In una visione strategica tra le parti non vi intravediamo convergenza sugli obiettivi, ma, semmai, una somma di interessi comuni ed altri divergenti. La vitalità e lo sviluppo dell’azienda sono, senza meno, un interesse primario sia dei dipendenti, sia dell’impresa e dei suoi finanziatori. La nota stonata è che l’evoluzione del prodotto, la sua quantità e qualità in un mondo sempre più concorrenziale, è data dal fatto che nel bene dell’impresa cercata dall’imprenditore non sempre si associa, come valore aggiunto, la produttività del dipendente e la giusta ricompensa per il suo contributo allo sviluppo dell’economia e al benessere della collettività che trascende quello particolare svolto in un determinato settore produttivo. In pratica l’imprenditore non sempre intravede una funzione sociale dell’impresa in un contesto locale e più in generale nazionale. In questo senso la vitalità e lo sviluppo dell’impresa non possono prescindere dalla stabilità e dalla crescita dell’occupazione e del prodotto e nel tradursi in più progredite forme di relazioni industriali e in una nuova articolazione dei redditi da lavoro dipendente. Spetta, quindi, alle rappresentanze delle parti sociali la definizione della portata e della struttura di queste relazioni e per l’imprenditore il riconoscimento del suo imprescindibile ruolo per la crescita dell’impresa. Se questo rapporto fosse ben chiaro e condiviso un altro passo in avanti lo faremmo nel coniugare in funzione più armonica la relazione tra capitale e lavoro. (Riccardo Alfonso)

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La lotta di classe in America

Posted by fidest press agency su martedì, 11 ottobre 2011

Lotta unita

Image by narice28 via Flickr

“La lotta di classe esiste da venti anni e la mia classe l¹ha vinta. Noi siamo quelli abbiamo ricevuto riduzioni fiscali in modo drammatico”. Parla Warren Buffett il terzo uomo più ricco al mondo e proponente di aumenti alle tasse dei ricchi.In America si crede al mito di una società senza classi ma in realtà esse esistono socialmente ma sono più visibili per quanto riguarda l¹aspetto
economico. Da notare soprattutto il divario finanziario creatosi negli ultimi decenni. Nel 1992 i 400 cittadini statunitensi con il reddito più alto guadagnavano una media di quaranta milioni all¹anno. La cifra attuale è di 227 milioni. Durante questo periodo le tasse di questi ultraricchi sono
diminuite dal 29 al 21 percento. Queste riduzioni alle tasse dei più abbienti coincidono con l¹aumento della povertà negli Stati Uniti. Secondo dati pubblicati dal US Census, il
censimento statunitense, il 15 percento degli americani, ossia 46 milioni sono classificati come poveri. Per quanto riguarda la classe media il reddito negli ultimi tempi è rimasto stagnante La destra ha criticato sia Buffett che il presidente americano Barack Obama di volere fomentare la lotta di classe per il loro suggerimento che le tasse dei più abbienti andrebbero aumentate onde aiutare a colmare il deficit federale. Questa resistenza agli aumenti delle tasse per coloro che potrebbero permettersi di pagarle senza nessun¹influenza al loro standard di vita ha
spinto il governo ai prestiti necessari per finanziare le due guerre in Iraq ed Afghanistan. Aggiungendovi la crisi economica recente si è creata una situazione dove le casse del tesoro sono vuote mettendo più pressione a effettuare tagli. Si tratta di una situazione ideale per il Partito
Repubblicano la cui filosofia è di ³sfamare la bestia², cioè di tagliare i fondi al governo Quale classe perde con questi tagli? I poveri e la classe media. Tagliare le pensioni del Social Security per proteggere i più ricchi equivale infatti a lotta di classe. Ridurre il Medicare, la sanità
governativa per gli anziani, ed il Medicaid, la sanità per i poveri, equivale anche a lotta di classe. Non chiedere a coloro che hanno beneficiato del nostro sistema economico e sociale di più il loro giusto contributo equivale a lotta di classe. La lotta di classe si è manifestata negli ultimi decenni demonizzando tutti i programmi governativi che in grande misura cercano di offrire un
tenore di vita accettabile alla classe media ed ai poveri. La retorica repubblicana degli ultimi tre decenni è sempre stata un¹evocazione di idee espresse da Ronald Reagan. Il Gipper diceva sempre che il governo non ³è la soluzione ma il problema². Le soluzioni vanno trovate nel sistema
capitalista. Meno governo, più libertà e più prosperità erano e continuano
ad essere il mantra della destra. Alcuni hanno persino minacciato che se le loro tasse verranno aumentate potrebbero smettere di fare il loro lavoro. Lo ha annunciato il giornalista
televisivo della Fox News Bill O¹Reilly il quale guadagna più di 9 milioni annui. Ovviamente se O¹Reilly potesse, farebbe ciò che hanno fatto un sacco di aziende americane esportando i lavori a Paesi del terzo mondo. Il divario economico crescente fra classe ricca e povera degli ultimi
tempi è il più marcato del secolo scorso e di questo eccetto per la Grande
Depressione degli anni trenta. Quando il numero degli ultraricchi espande il controllo delle risorse finanziarie in modo esagerato in paesi del terzo mondo spesso si arriva alle rivolte sociali. In America non siamo a quel punto eccetto per alcune manifestazioni degli ³indignados² contro Wall
Street. Ma il fatto che i ricchi abbiano cominciato a parlare in modo serio sulla questione finanziaria ed il divario fra le due classi fa pensare che siamo arrivati a un punto estremo. Recentemente la candidata a senatore del Massachusetts Elizabeth Warren ha messo il dito nella piaga quando ha dichiarato che le aziende di successo non lo hanno fatto da sole. Secondo Warren nessuno in America si è arricchito da solo. Le aziende hanno usato le nostre strade, hanno usato i
nostri lavoratori istruiti dalle scuole pubbliche, hanno ricevuto la protezione delle forze dell¹ordine, ecc. Tutti questi ed altri servizi sono stati pagati dai cittadini. Per Warren, le aziende che hanno beneficiato di tutti questi servizi devono pagare una fetta dei loro guadagni per il bene
comune che offrirà opportunità ad altri di ottenere lo stesso successo. In altri termini c¹è un costo per vivere nella nostra società e tutti devono contribuire specialmente quelli che di più hanno ricevuto. Si può chiamare questa situazione lotta di classe. Oppure la si può chiamare col termine più preciso: giustizia. (Domenico Maceri)

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La scelta umanistica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2010

L’alternativa Centro-Destra o Centro-Sinistra passa attraverso la cultura di  una centralità dell’uomo che si proponga come ammortizzatore culturale tra le diverse anime attente alla politica sociale,  per fornire un’alternativa all’attuale governo  e  una nuova speranza al paese. In questi ultimi anni di governo della destra (che destra non è), pochissimi hanno ricevuto molto, mentre moltissimi non hanno ricevuto nulla; le disparità economiche e sociali si sono accentuate all’interno di una nuova “lotta di classe” fatta da   parte dell’alta borghesia a danno e discapito delle classi meno fortunate e meno difese: operai, donne, pensionati, giovani in attesa di prima occupazione, precari, cassintegrati. Lo sforzo compiuto è stato solo quello di dare visibilità alle piccole elargizioni, come il taglio della fiscalità,  che non ha nemmeno compensato in parte l’aumento del costo della vita;  l’aumento delle pensioni minime,  che è stato largamente assorbito dalla svalutazione;  l’elemosina di 1.000 euro  per i neonati, utili soltanto alla propaganda elettorale;  la mortificante social card, una vera elemosina di Stato tramite  una “patente di povertà”. Nulla è stato realizzato per stimolare una inversione di tendenza allo sfacelo dell’economia; così l’Italia si trova agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda lo sviluppo economico, la crescita produttiva e la competitività internazionale. Il Meridione d’Italia risulta, poi,  il più penalizzato, e la Sicilia ancor di più, perché immersi nel Mediterraneo, mentre una politica di parte ha svolto attività ostili ai popoli rivieraschi, che rappresentano lo sbocco naturale della economia meridionale.
SIAMO  il Centro dell’alternativa al sistema neo-liberista,  che ha mortificato l’economia della nazione e gli interessi delle classi  più disagiate e intermedie, privilegiando, colpevolmente, gli interessi di pochi a danno dell’intera collettività.
PROPONIAMO una diversa programmazione economica  ispirata da  una politica egualitaria, lontana dalla nuova  lotta di classe, che è stata imposta per sostenere l’opulenta borghesia.
VOGLIAMO  che la trasparenza non venga falsata dalle menzogne e dalle promesse elettorali.
Coerenti con la nostra plurimillenaria cultura,  ci avvieremo verso una scelta umanistica in grado di privilegiare le esigenze degli uomini e non di adattare gli uomini alle esigenze dei mercati.
La scelta umanistica è quella che deve prevalere nella programmazione futura, proiettata verso una meta di globalizzazione della civile convivenza.
La scelta umanistica deve stare alla base di future scelte in economia, in politica interna, in politica estera, nell’istruzione, nella sanità, nel  welfare, per superare la divisione della  nazione in regioni ricche e regioni povere, regioni sviluppate e regioni poco sviluppate.
La scelta umanistica è quella che deve riportare in auge lo “sviluppo equilibrato dell’economia”, così come accade nei paesi in via di sviluppo, perchè dopo tanti  anni di governo pragmatico, interessato a se stesso, vigile verso l’economia privata e distratto verso l’economia pubblica, la nazione Italia si è avviata a diventare (come è diventata) una nazione in via di sotto-sviluppo (tranne per quanti hanno potuto godere dell’abolizione del falso in bilancio, dell’abolizione della tassa di successione per patrimoni miliardari, dell’esenzione fiscale sulle plusvalenze immobiliari e di tante altre provvidenze studiate per favorire i “compagni di merende”).
La scelta umanistica dovrà salvare l’Italia e l’Europa dalla distruzione dei valori senza che improvvisati cattolici dell’ultima ora si facciano   difensori  delle radici cristiane dell’Europa.
La scelta umanistica deve portare alla ri-apertura di un dialogo con il mondo arabo-musulmano, che è stato drammaticamente troncato prima dalle esternazioni del presidente del consiglio secondo il quale la cultura occidentale sarebbe superiore a quella islamica, esprimendo, così,  un inaccettabile complesso di superiorità, quindi   gli atteggiamenti razzisti della Lega, culminati nel comportamento di taluni ministri di un governo fortemente segnato dal razzismo.
La Sicilia e il Meridione d’Italia, immersi nel Mediterraneo, pagano le scelte di dipendenza dall’asse anglo-americano, che si concretizzano nell’invasione, nelle guerre preventive  e nella occupazione neo-colonialista, per esportare un nuovo ordine e un modello di vita basato sulla mercificazione   della vita: tutto  trasformato in merce da produrre, acquistare e vendere, in nome di una modernizzazione che fa coincidere lo sviluppo dell’umanità con lo sviluppo tecnologico. ( Rosario Amico Roxas)

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