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Il PE sostiene le autorità locali nella lotta contro gli effetti della pandemia

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Bruxelles Grazie ai suoi servizi logistici, il Parlamento europeo fornisce circa 7.000 pasti alla settimana, dallo scorso 14 aprile, distribuiti in collaborazione con varie associazioni di beneficenza: Resto du Coeur Saint Gilles, Doucheflux, Croce Rossa, Madre Teresa e CPAS Ixelles. Il Parlamento ha anche iniziato a fornire pasti per il personale medico dell’ospedale di Saint Pierre.Inoltre, a 100 donne vulnerabili è stato offerto un riparo nei locali del Parlamento europeo a Bruxelles. Il Samusocial della Regione di Bruxelles gestisce dal 29 aprile le installazioni completamente attrezzate nell’edificio Kohl del PE. Il Parlamento fornisce loro il catering per 7 giorni alla settimana in una caffetteria riorganizzata per rispettare tutte le misure precauzionali. Il Parlamento europeo ha inoltre messo a disposizione una parte della sua flotta auto e camion per il trasporto di forniture e la consegna di pasti ad infermieri e medici.
Strasburgo Il Parlamento coopera con la Croce Rossa locale in coordinamento con la città di Strasburgo e fornisce 500 pasti al giorno, sette giorni alla settimana per le persone bisognose. In accordo con la Prefettura del Basso Reno, l’11 maggio è stato aperto al Parlamento europeo a Strasburgo nell’edificio Louise Weiss un centro di screening del Covid-19. Quattro laboratori di diagnostica medica della regione sono responsabili dei test della popolazione generale e le azioni sono supervisionate dall’Agenzia sanitaria regionale del Grand-Est (Ars) e dalla Prefettura del Basso Reno. Anche in questa città il Pe ha offerto la sua flotta di auto/camion per il trasporto di forniture, se necessaria.
Lussemburgo Il PE collabora con le associazioni locali Abrigado, Caritas e Croce Rossa e fornisce 500 pasti al giorno, sette giorni alla settimana per le persone bisognose. Cabine con finestre di vetro usate per le missioni esterne sono state fornite anche a una casa di cura a Bettembourg per consentire ai residenti di vedere i loro parenti, dopo lunghe settimane di reclusione, senza il rischio di rimanere contaminati.

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Lotta all’Ictus cerebrale e la pandemia

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

Nel corso della pandemia causata dal Covid-19, A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) ha più volte lanciato l’allarme a causa della notevole diminuzione del numero dei pazienti con ictus cerebrale arrivati nei Pronto Soccorso dei nostri ospedali, sottolineando, anche attraverso il video #lictusnonrestaacasa realizzato con il supporto dei maggiori esperti a livello nazionale (https://vimeo.com/410573006/0b7ac850e3), quanto sia importante non sottovalutare i sintomi che possono costituire “campanelli d’allarme” di questa patologia.L’ictus cerebrale è una patologia tempo-correlata: i risultati positivi che possono essere ottenuti grazie alle terapie disponibili (trombolisi e trombectomia meccanica) dipendono, infatti, dalla tempestività con cui si interviene. È dunque fondamentale riconoscere il prima possibile i sintomi e chiamare immediatamente il 112 (118) in modo da poter arrivare rapidamente negli Ospedali attrezzati per la cura della patologia. In questo modo è, di fatto, possibile ridurre il rischio di mortalità, ma soprattutto gli esiti di disabilità, spesso invalidanti, causati da questa malattia.La pandemia ha inevitabilmente e radicalmente mutato lo scenario dell’assistenza sanitaria nel nostro Paese: nonostante questo, le Unità Neurovascolari o Centri Ictus (Stroke Unit) sono riuscite a rispondere al meglio alla situazione di emergenza, garantendo percorsi diagnostici e terapeutici efficienti ed efficaci; hanno inoltre gestito i pazienti in totale sicurezza, istituendo corsie specifiche per il Covid e mantenendo un distanziamento sicuro durante tutto il percorso clinico assistenziale.Adesso che la situazione più critica sembra essere finalmente alle spalle, è assolutamente necessario che anche i posti letto che sono stati temporaneamente messi a disposizione per la terapia intensiva – dimostrando un autentico senso di appartenenza alla comunità ospedaliera – tornino “in possesso” delle Unità Neurovascolari.Quello dell’adeguato numero di queste Unità di cura essenziali per i trattamenti della fase acuta, ma non solo, anche della riabilitazione precoce di chi ha subito l’ictus, così come del numero di posti letto per quegli abitanti che devono essere ricoverati “nel posto giusto e al momento giusto” è un tema particolarmente sentito dall’associazione che rappresenta i pazienti colpiti.A.L.I.Ce. Italia Odv intende ancora una volta e con forza evidenziare la drammatica carenza che purtroppo si registra tuttora sul territorio nazionale, nonostante, già in base al Decreto del Ministero della Salute n. 70 del 2 aprile 2015 (Dm 70/2015) sia stata ufficialmente codificata la necessità di organizzare l’assistenza all’ictus cerebrale su due livelli. Il primo livello è quello dei centri dove è possibile effettuare la trombolisi, situati in ospedali con bacino d’utenza compreso fra 150.000 e 300.000 abitanti; il secondo livello è quello dei centri che si trovano negli ospedali con un bacino d’utenza compreso fra 600.000 e 1.300.000 abitanti, dove, oltre alla trombolisi, si possono effettuare anche i trattamenti endovascolari.L’ampia differenza dei bacini d’utenza tiene conto delle realtà locali (orografiche, amministrative ecc.), ma facendo media sarebbero necessari un centro di primo livello ogni 200.000 abitanti e un centro di secondo livello ogni milione di abitanti. Quindi, prendendo in considerazione la popolazione del nostro Paese, in base al Decreto 70/2015 sarebbero necessari complessivamente circa 300 centri, di cui 240 con funzioni di I livello e 60 con funzioni di II livello.Attualmente, invece, in Italia ci sono circa 200 Centri, l’80% dei quali è concentrato al Nord, lasciando così scoperte ampie aree che non sono quindi in grado di offrire una risposta sanitaria efficiente e adeguata alla gravità della patologia: i dati Istat ci confermano infatti che il tasso di mortalità per malattie cerebrovascolari in Sicilia è più del doppio rispetto a quello che si registra in Trentino Alto Adige.
L’ictus cerebrale, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Quasi 150.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 1 milione, ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione sia per il miglioramento delle terapie attualmente disponibili.

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Cimice asiatica: di nuovo possibile anche in Italia interventi di Lotta Biologica Classica

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

Dopo il parere favorevole del Ministero delle Politiche agricole e del Ministero della Salute la Conferenza Stato-Regioni-Province autonome ha approvato il Decreto del Ministero dell’Ambiente che finalmente rende di nuovo possibile anche in Italia interventi di Lotta Biologica Classica con antagonisti naturali di Insetti alieni che hanno devastato le colture italiane: un caso per tutti i danni per oltre 600 milioni di euro causati alla frutticoltura del nostro Paese dalla Cimice asiatica con tutte le ricadute ambientali determinate dal massiccio uso di pesticidi utilizzati dagli agricoltori nel disperato tentativo di fronteggiare questa vera e propria “INVASIONE BIOLOGICA”.Tra i nemici della Cimice asiatica assumono infatti particolare importanza nei territori di origine di questo Insetto antagonisti naturali capaci di ucciderne le uova, come la piccolissima “Vespa samurai”, non più grande di 2 millimetri e innocua per l’uomo. Nell’ottica di rendere possibile un vasto programma di Controllo Biologico della Cimice asiatica, il Centro di Ricerca CREA Difesa e Certificazione (CREA-DC) su incarico del Ministero delle Politiche Agricole, ha introdotto in Italia già nel 2018 in condizioni di quarantena proprio una popolazione della Vespa samurai, non solo per verificarne la potenzialità ma anche soprattutto per realizzare il non facile STUDIO di ANALISI DEL RISCHIO, indispensabile per valutarne il possibile impatto ambientale. Questo lavoro condotto con un anticipo di ben due anni permette oggi al settore agricolo del nostro Paese di essere pronto da subito per presentare la documentazione necessaria prevista dal nuovo Decreto senza perdere altro prezioso tempo che l’agricoltura italiana non ha.
Oggi diventa quindi possibile l’attuazione del Programma di Lotta Biologica alla Cimice asiatica preparato dal Tavolo Tecnico costituito dal Servizio Fitosanitario Centrale del Ministero delle Politiche Agricole insieme con il CREA, i Servizi Fitosanitari delle Regioni e Province Autonome e varie Università e Fondazioni scientifiche di eccellenza del nostro Paese.Il Programma di collaborazione Ministero, CREA, Servizi Fitosanitari Regionali, Enti Scientifici, che ci si augura possa a breve essere approvato prevede, senza nessun onere per gli agricoltori, la distribuzione della Vespa samurai su gran parte dei territori colpiti per avviare quel riequilibrio ecologico necessario per ridare fiato alla frutticoltura italiana.Così Pio Federico Roversi direttore del CREA Difesa e Certificazione in merito al provvedimento adottato.

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“Nella lotta alle mafie ed alla criminalità organizzata lo Stato non può arretrare di un millimetro”

Posted by fidest press agency su martedì, 7 gennaio 2020

“Ricordare ciò che è accaduto, per evitare che si possa ripetere. L’educazione alla legalità, deve partire dalla memoria. 40 anni fa, quando io e la mia generazione non eravamo ancora nati, la mafia uccideva Piersanti Mattarella, allora Presidente della Regione Sicilia. Uccideva l’uomo e l’istituzione, colpiva duramente lo Stato. Non fu episodio isolato. Nella lotta alle mafie ed alla criminalità organizzata lo Stato non può arretrare di un millimetro. E su questo continueremo a lavorare. Conto di poter incontrare nuovamente, a breve, il Presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra. C’è un’importante tratto di strada che, istituzionalmente, possiamo fare insieme. La desecretazione degli atti della Commissione, avvenuta nei mesi scorsi, ci ha dato l’opportunità di accedere a documenti che raccontano un pezzo importante della storia del nostro Paese. Ma non basta, serve anche una presa di coscienza comune ed una “lotta” culturale. La legalità ha bisogno di essere coltivata. Serve un terreno fertile, e questo è rappresentato da una società viva, accogliente. Una società dove le persone vedano negli altri un amico e non un potenziale nemico. Una società aperta alle differenze e cementata da diritti e doveri condivisi. Una società aperta, dove la vita delle persone non sia impiegata come strumento di potere e di profitto. È un lavoro che dobbiamo fare tutti insieme, serve una ribellione positiva, che parta dalla cultura del rispetto delle regole. In tutti i campi. Dove si rispettano le regole, dove c’è cultura, lo spazio per le mafie e la criminalità non c’è. La legalità va raccontata, ma soprattutto praticata”. Lo scrive, su Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, ricordando l’anniversario dell’assassinio di Piersanti Mattarella.

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L’Italia e la lotta ai tumori

Posted by fidest press agency su domenica, 24 novembre 2019

In Italia per il 2019 sono stimati 371 mila nuovi casi di cancro, attualmente 3.460.000 persone convivono con un tumore, tuttora seconda causa di morte nel nostro Paese, ma quasi la metà dei cittadini si sente ancora poco informata: al Nord come al Sud solo un italiano su due (55%) ritiene di avere sufficienti informazioni. Gli italiani però, e in particolare i pazienti oncologici, sono per lo più (64%) soddisfatti dell’assistenza offerta dal Servizio sanitario, seppure con forti differenze regionali: la percentuale dei giudizi positivi va dall’81% dei lombardi al 26% dei cittadini della Calabria, dove si registra anche il picco (36%) dei giudizi negativi. Ma ancora oggi un tumore su tre è scoperto per caso e solo il 6% viene evidenziato da un controllo di screening offerto dal SSN, e anche qui con rilevanti differenze regionali, dal 9% della Lombardia al 2% della Calabria.Sono le principali indicazioni che emergono dalla ricerca “L’Italia e la lotta ai tumori: il punto di vista di pazienti e cittadini”, realizzata a livello nazionale e in 6 Regioni dall’Istituto Ipsos, che ha coinvolto in modo parallelo cittadini e pazienti oncologici e onco-ematologici su temi legati alla salute e all’assistenza sanitaria.La ricerca è stata presenta oggi in occasione del Forum Annuale del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” promosso da Salute Donna onlus e da 24 Associazioni che dal 2014 si confrontano con le Istituzioni nazionali e regionali per migliorare la presa in carico e la tutela dei diritti dei pazienti oncologici.
Nel corso del Forum sono stati proclamati i vincitori della prima edizione del Cancer Policy Award, riconoscimento onorario assegnato ai politici che hanno interpretato e tradotto in Atti a livello nazionale e regionale i punti qualificanti dell’Accordo di Legislatura sottoscritto dalle Associazioni dei pazienti con le istituzioni.

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Lotta al ragnetto rosso, l’acaro che minaccia il pomodoro

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

È nato Idra, il progetto del Goi (Gruppo operativo per l’innovazione) che ha l’obiettivo di migliorare la difesa fitosanitaria contro il ragnetto rosso, l’acaro che minaccia la coltivazione del pomodoro da industria e che in passato ha colpito duramente soprattutto il territorio Piacentino (areale storico con circa 10.300 ettari di pomodoro coltivati nel 2019) provocando un calo dei quantitativi e della qualità della materia prima, specie nella campagna del 2018.
Idra (acronimo di Innovazione della Difesa fitosanitaria contro il Ragnetto rosso) è un progetto di sperimentazione che si protrarrà sino alla primavera 2022 ed ha ottenuto un finanziamento di 180mila euro, su un costo complessivo di 250mila, dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del Piano di sviluppo rurale. Vede collaborare Consorzio agrario Terrepadane (ente capofila); Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza; organizzazione interprofessionale OI Pomodoro da industria del Nord Italia; Ainpo; Centro di formazione, sperimentazione ed innovazione Tadini e 4 aziende agricole della provincia di Piacenza situate nell’area in passato maggiormente colpita dalla diffusione del ragnetto, ossia la zona a sud di Piacenza nel territorio dei comuni di Gossolengo, Gazzola, Podenzano, Rivergaro, Vigolzone, Ponte dell’Olio, San Giorgio Piacentino e Pontenure.

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Lotta alla grande evasione fiscale, non solo a parole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 ottobre 2019

La legge di bilancio è sempre un momento difficile per il governo, per i cittadini e per lo Stato. Soprattutto se l’economia è in profonda stagnazione, a volte dentro, a volte appena fuori da una vera e propria recessione. Quando la crescita non c’è, inevitabilmente c’è scarsità di reddito e, di conseguenza, manca regolare gettito fiscale. Perciò, far quadrare i conti senza un aumento delle tasse, dell’IVA per quanto riguarda il nostro paese, diventa opera di un equilibrista.
E’ una storia vecchia, ma l’Italia non può permettersi un’evasione fiscale ai livelli di una “repubblica delle banane”.
L’ultimo studio del Ministero dell’Economia riporta che nel 2016 l’evasione fiscale è stata di 107 miliardi di euro. Secondo la società inglese di ricerca, “The Tax Research LLP”, sarebbe addirittura di 190,9 miliardi di euro. Il totale europeo sarebbe di ben 823,5 miliardi L’Italia è la prima in Europa, seguita dalla Germania con 125,1 miliardi di evasione. E’ il caso di ricordare che la nostra spesa pubblica per la sanità è di 115 miliardi e quella per la scuola di 60. Un secondo studio, “The European Tax Gap”, misura il rapporto tra tasse evase e il gettito fiscale. In Italia è del 23,29%. Siamo quarti in Europa, dopo la Romania, la Grecia e la Lituania. Nonostante che il denaro recuperato dall’evasione sia quadruplicato in poco più di 10 anni, dai 4,4 miliardi del 2009 ai 19,2 del 2019, il problema resta sostanzialmente irrisolto. Rispetto ai totali di evasione menzionati è davvero “parva res”. Vi è poi l’elusione fiscale, cioè l’utilizzo di tutte le cosiddette “strade legali” e di alcuni trucchi per sottrarsi al fisco. La praticano in particolare le grandi imprese internazionali. Sfruttano i paradisi fiscali, ancora legalmente irraggiungibili dalle autorità degli Stati. Sono noti i casi legali nei confronti, per esempio, di Amazon, Facebook, Google, Apple e di altri giganti del web. Si calcola che l’elusione dei grandi gruppi esteri in Italia potrebbe generare ammanchi di entrate tra i 5 e i 20 miliardi di euro (a secondo delle stime adottate). A tutto ciò si dovrebbero aggiungere le attività illegali (prostituzione, droga, criminalità organizzata, ecc) che nei calcoli stranamente non sono prese in considerazione.Il piano annunciato dal governo italiano per la lotta all’evasione dovrebbe portare nelle casse dello Stato 7 miliardi di euro. Ridurre l’uso del contante a favore dei pagamenti elettronici farebbe aumentare il numero delle operazioni tracciate e potenzialmente anche diminuire il numero degli evasori. Aumentare la tracciabilità dei pagamenti è sicuramente importante, ma deve essere accompagnata, meglio se preceduta, dal potenziamento e dalla modernizzazione delle agenzie preposte alla lotta all’evasione. Oggi la grande evasione, purtroppo, corre sempre davanti alle regole e agli interventi dello Stato. Si creano innegabili distorsioni e disuguaglianze tra coloro che si trovano in una condizione che permette di evadere le imposte e quelli che sempre le pagano. Al riguardo è opportuno ricordare che i 17 milioni di lavoratori dipendenti, pubblici e privati, e di pensionati pagano le imposte fino al’ultimo centesimo, in quanto, com’è noto, trattenute direttamente sulla busta paga e sulla pensione. In Italia vi sono poi 5 milioni di lavoratori autonomi, imprenditori, artigiani e partite IVA che potrebbero, se volessero, evadere anche percentuali significative rispetto al dovuto allo Stato. Secondo alcune stime circa 33 miliardi di euro di imposte sul reddito (Irpef), pari al 63% del dovuto da parte degli autonomi, non arriverebbe al fisco. Ancora più evasa è l’IVA, l’imposta sugli scambi di beni e servizi. Si stima che ogni anno non sarebbe versata per 35 miliardi di euro. La lotta all’evasione ha tentato sempre di ricuperare l’IVA evasa. Esaminando il flusso degli acquisti e delle vendite si è in grado di ricostruire meglio anche il reddito degli operatori. Ci sembra che la strada sia quella giusta. Si stima che nel 2019 la semplice introduzione della fatturazione elettronica sembra possa produrre un gettito aggiuntivo di IVA superiore a 4 miliardi. In merito all’uso del contante l’accanimento mediatico ci sembra francamente esagerato e pretestuoso. I pagamenti telematici, bancomat e carte di credito varie, dovrebbero essere introdotti in modo progressivo e accompagnati dalle necessarie semplificazioni degli adempimenti fiscali e, soprattutto, non gravati da alcun costo per gli utenti. Se la lotta all’evasione e all’elusione è prioritaria per il rilancio dell’economia, diventa urgente migliorare le qualificazioni tecnologiche delle varie agenzie preposte e l’aumento dei relativi organici. Tutti devono pagare le tasse dovute e contribuire proporzionalmente al bene comune, così come prevede la nostra Carta costituzionale. La lotta contro l’evasione e l’elusione fiscale deve, però, cominciare veramente con i grandi evasori. Si può ulteriormente accettare supinamente che grandi società operanti in Italia spostino la loro sede fiscale in Olanda per pagare meno tasse? O si deve, invece, pretendere che l’Ue adotti norme fiscali omogenee per tutti i paesi dell’Unione? Questo è il salto di qualità che si chiede all’Europa per avere maggiore credibilità. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Il PE chiede un’azione decisa nella lotta contro le disuguaglianze nell’UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 ottobre 2019

La Commissione e gli Stati membri devono rafforzare i diritti dei lavoratori con proposte legislative e finanziamenti adeguati.Secondo la relazione annuale della commissione parlamentare per l’occupazione e gli affari sociali, approvata con 422 voti favorevoli, 131 contrari e 101 astensioni, mentre il tasso di disoccupazione nell’area euro ha toccato il minimo storico del 7,4% nell’agosto 2019, la disoccupazione giovanile rimane inaccettabilmente elevata e permangono grandi differenze socioeconomiche tra i paesi dell’UE. L’obiettivo di riduzione della povertà per il 2020 non sarà raggiunto, si aggiunge, lasciando l’UE con circa 113 milioni di persone a rischio di povertà e di esclusione sociale.Nel testo adottato, i deputati chiedono:
proposte legislative per istituire un salario minimo a livello UE e un fondo per la concessione di prestiti ai regimi nazionali di assicurazione contro la disoccupazione, da attivare in caso di grave crisi economica;
una Garanzia UE per i minori, per combattere la povertà infantile e per dare la priorità alla lotta contro la disoccupazione giovanile e a quella di lunga durata;
un’iniziativa coordinata dall’UE per rafforzare i diritti sociali dei lavoratori delle piattaforme digitali e porre fine agli abusi attuali;
una direttiva sulla trasparenza delle retribuzioni per colmare la differenza del 16%, a livello UE, nelle retribuzioni fra uomo e donna.

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Lotta al cambiamento climatico. I profittatori e i burocrati… come sempre

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 ottobre 2019

Le forchettine di plastica che qualche vettore aereo ha tolto dal proprio servizio di bordo; la pubblicità di grandi e piccole aziende che mostrano i propri prodotti (gli stessi di prima della “conversione”) come “bagnati” dall’ecologia e per questo a prezzi maggiori di quelli “non bagnati”; le scuole che bandiscono plastica e inneggiano a vari bio e Km zero dando da mangiare alimenti di una monotonia e qualità che giustamente i bambini lasciano nei piatti; amministrazioni pubbliche di ogni “tipo” e “dove” che approvano mozioni su mozioni, abbracciano le Grete di ogni tipo per strada o nei loro uffici dove le finestre vengono tenute aperte per rimediare al riscaldamento “a palla” che li inondano; raccolte di rifiuti (quando li raccolgono) tutt’altro che impostate su riciclo, riuso e produzioni energetiche conseguenziali; etc etc. E questo mentre i comuni mortali (consumatori e individui), giustamente intimoriti dalle informazioni sulla situazione del Pianeta, si colpevolizzano quotidianamente rispetto alle loro abitudini: con sforzi giganteschi per cambiarle, magari coi propri figli che al minimo sgarro – mentre questi stessi figli sono attaccati, slogandosi i pollici, allo smartphone di grido costato un occhio della testa e anch’esso prodotto con materiali inquinanti – fulminano questi genitori con sguardo di disprezzo; consumatori e individui che passano buona parte del loro tempo imbottigliati nel traffico o in coda agli uffici postali o in attesa di un qualche documento che la ridicola e criminale burocrazia deve concedere loro: tutte persone che regalano ogni giorno il loro tempo alle inettitudini delle amministrazioni, trasformandosi in umani meno felici, nevrotici e scaricando tutto sui loro prossimi. In questo contesto – italiano e non solo – ci apprestiamo a salvare il Pianeta e noi stessi. C’è qualcosa che non torna. E si tratta solo di una discriminante da aggiungere a quella maggiore in assoluto: i Paesi che dovrebbero contribuire al raffreddamento del Pianeta, se non sono democratici con elezioni libere dove gli eletti determinano governi e scelte, stanno solo facendo “in grande” tutto quel “piccolo” del nostro parziale elenco di sopra che riguarda consumatori ed individui.
Per restare alla nostra “piccola” quotidianità, è importante che la sostanziale presa di fondelli di cui abbiamo scritto prima diventi consapevolezza di ognuno: soggetti consapevoli che non si facciano mettere i piedi in testa e che, per farlo, abbiano conoscenze e possibilità di rivolgersi ai preposti al rispetto e all’attuazione dei loro diritti: amministrazioni e giustizia in particolare. Per esempio. Se un nostro figliolo sta mangiando in una mensa scolastica dove, pur con le forchettine di metallo, il cibo fa schifo e/o inadeguato a quel tipo di consumatori, c’è la possibilità di farsi ascoltare e valere in modo incisivo senza dover occupare una scuola litigando con molti? Raro! Se per farti valere in giudizio ti capita di dover fotocopiare tutto il passaporto, c’è la possibilità di farti valere lo stesso senza aspettare anni, e quindi essere costretti a “fotocopiare anche le mutande” altrimenti rimani senza quel che ti serve? Raro! Certo, si potrebbero sempre non votare alle prossime elezioni gli amministratori che abbracciando le Grete, e bevendo pubblicamente in bicchieri di vetro continueranno a far lasciare rifiuti per strada e i loro amministrati imbottigliati nel traffico; sperando che quelli dopo non facciano altrettanto….
Siamo consapevoli che la tendenza di questo secolo è altrimenti, raccogliendo talvolta gli aspetti negativi dell’individualismo del secolo precedente… ma dovremmo partire dal presupposto che questo non farebbe al nostro interesse: non si tratta di avere un’auto o un frigorifero o una casa in più, e per questo “fottersene” degli altri, ché li consideriamo come un limite al nostro star bene. Stiamo parlando dell’aria che respiriamo, con la necessaria consapevolezza che le stanze e gli antri protetti per respirarla bene stanno sparendo per tutti.
1 – in questo periodo siamo inondati, per esempio, da quella di Eni, che se risparmiasse non facendo pubblicità e ci facesse pagare meno le bollette dei suoi prodotti che talvolta vende in regime di monopolio, forse farebbe una vera azione di “ecologia economica”.
2 – è di ieri, esperienza diretta, una famosa Autorità che, dovendo allegare ad una domanda copia di un documento di identità, ha preteso, essendo questo documento un passaporto, le fotocopie di tutte (TUTTE) le pagine dello stesso… inclusi i visti di quello o quell’altro Paese lì stampigliati (burocrazia inquinante per la mente e per le fotocopie e il denaro speso per fare e inviare queste ultime). (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Lotta alla disinformazione: pubblicato bando per istituire l’Osservatorio dei media digitali

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2019

L’Osservatorio europeo dei media digitali servirà da piattaforma per consentire ai verificatori dei fatti, agli accademici e ai ricercatori di collaborare e di mantenersi in costante contatto con le organizzazioni dei media e gli esperti in materia di alfabetizzazione mediatica.Il bando rientra nel piano d’azione contro la disinformazione del dicembre 2018, con il quale la Commissione si è impegnata a finanziare una piattaforma digitale che contribuirà a creare una rete di esperti indipendenti.
Il bando, per progetti fino ad un massimo di 2,5 milioni di euro, sarà aperto fino al 16 dicembre 2019.

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Lotta contro l’apolidia

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha avvertito che i recenti progressi nella lotta per la fine dell’apolidia – una delle principali cause di privazione dei diritti umani per milioni di persone in tutto il mondo – sono stati messi in pericolo da un aumento delle forme dannose di nazionalismo.”Di recente, cinque anni fa, la consapevolezza pubblica dell’apolidia, e dei danni che provoca, era ancora trascurabile. Questo sta cambiando, e oggi la prospettiva di porre fine all’apolidia non è mai stata così vicina”, ha detto Grandi.”Eppure, il progresso è lungi dall’essere assicurato: forme dannose di nazionalismo e la manipolazione dei sentimenti negativi nei confronti di rifugiati e migranti sono correnti potenti a livello internazionale che rischiano di farci tornare indietro. Sono urgentemente necessarie soluzioni per milioni di persone senza cittadinanza o a rischio di apolidia in tutto il mondo – tra cui i Rohingya del Myanmar e le popolazioni minoritarie a rischio di apolidia nell’Assam dell’India. Senza di essi, rischiamo un peggioramento dell’esclusione che già colpisce la vita di milioni di persone. Questo è il motivo per cui è diventato indispensabile raddoppiare gli sforzi”.
L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha lanciato nel 2014 una Campagna globale, #IBelong, per porre fine all’apolidia entro il 2024. Da allora circa 15 paesi hanno aderito ai due principali trattati sull’apolidia, la Convenzione delle Nazioni Unite sullo status degli apolidi del 1954 e la Convenzione sulla riduzione dell’apolidia del 1961.Con ulteriori adesioni e altri impegni previsti questa settimana, il totale delle adesioni al primo di questi trattati, la Convenzione del 1954 sullo status degli apolidi, potrebbe presto superare la notevole soglia di 100 Paesi.
Nei primi cinque anni di #IBelong, più di 220.000 apolidi hanno acquisito la cittadinanza, anche grazie a sforzi nazionali concertati e motivati dalla Campagna, in luoghi diversi come il Kirghizistan e il Kenya, il Tagikistan e la Tailandia. Nel luglio di quest’anno il Kirghizistan è diventato il primo Paese al mondo ad annunciare la risoluzione completa di tutti i casi noti di apolidia. Inoltre, da quando è stata lanciata la Campagna, due paesi, Madagascar e Sierra Leone, hanno riformato le leggi sulla nazionalità per consentire alle madri di conferire la cittadinanza ai propri figli su un piano di parità con i padri. Tuttavia, venticinque Paesi continuano a rendere difficile o impossibile per le madri conferire la cittadinanza ai propri figli, una delle principali cause di apolidia a livello globale. Poiché non tutte le leggi sulla nazionalità contengono salvaguardie che garantiscano che nessun bambino nasca senza cittadinanza, l’apolidia può anche essere tramandata di generazione in generazione.Porre fine a tutte le forme di discriminazione nelle leggi sulla nazionalità aiuterebbe la comunità internazionale a tener fede all’impegno assunto da tutti gli Stati nell’adottare l’Agenda per lo sviluppo sostenibile di “non lasciare indietro nessuno”.Oggi, personalità di spicco del mondo dei media, dei diritti umani, dei rifugiati e degli apolidi si uniscono ai rappresentanti degli Stati membri a Ginevra in una sessione speciale del Comitato esecutivo dell’UNHCR, il segmento di alto livello sull’apolidia, per fare il punto sui progressi compiuti a metà della Campagna e impegnarsi a intraprendere ulteriori azioni per porre fine all’apolidia entro il 2024.Tra i partecipanti vi sono la vice Segretaria Generale delle Nazioni Unite, Amina Mohammed, l’Ambasciatrice di Buona Volontà dell’UNHCR, Cate Blanchett, la giornalista televisiva e presentatrice britannica, Anita Rani, l’ex rifugiato senza Stato e attivista, Maha Mamo, l’Alto Commissario OSCE per le minoranze nazionali, Lamberto Zannier, e altri.Alcuni Paesi metteranno in atto impegni, presentando formalmente gli strumenti di adesione ai trattati di apolidia.

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Islam. La Pietra (FdI): lotta integralismo si fa in carcere

Posted by fidest press agency su sabato, 5 ottobre 2019

“Il ministro Bonafede oggi si accorge che la lotta all’integralismo islamico passa anche attraverso il controllo dei detenuti stranieri all’interno delle carceri. Ne siamo lieti, ma ci chiediamo cosa abbia fatto di concreto fino ad oggi per dare i giusti strumenti alla Polizia penitenziaria. Più volte come Fratelli d’Italia abbiamo sollecitato una riforma di tutto il sistema carcerario, a partire dalla sorveglianza dinamica che permette ai detenuti di sfuggire meglio al controllo degli agenti. Occorre un piano serio di rimpatrio dei detenuti stranieri con degli accordi bilaterali in cui il peso economico e commerciale della nostra Nazione deve pesare. Servono risorse da destinare ai mezzi e alle attrezzature in dotazione agli agenti, così come risorse per aumentare il personale e soprattutto per dare un riconoscimento economico adeguato al lavoro che essi svolgono; spesso in situazioni anche di pericolo personale. Insomma, meglio tardi che mai, ma alle parole si dia seguito ad atti concreti”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra.

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Lotta al bullismo, clima, integrazione tra le proposte formative per la scuola 2019-2020

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

Anche per l’anno scolastico 2019/2020 il Ce.Se.Di. – Centro Servizi Didattici di Città metropolitana di Torinomette a disposizione un catalogo di attività formative rivolto a studenti e insegnanti con opportunità di approfondimento, formazione e sperimentazione didattica.”Con i progetti di attività per gli studenti” spiega la consigliera metropolitana delegata all’istruzione BarbaraAzzarà “abbiamo l’ambizione di collaborare a valorizzare le potenzialità e le progettualità espresse dalle autonomie scolastiche, ma nello stesso tempo di provare a rispondere ai reali bisogni formativi delle giovani generazioni. Tra gli obiettivi prioritari, la lotta a ogni forma di discriminazione, le pari opportunità, l’accesso ai diritti e ai percorsi di integrazione e di inclusione dei soggetti più deboli, la prevenzione e il contrasto dei bullismi. Proponiamo agli studenti tre percorsi di cittadinanza europea, mentre nel settore dedicato alla storia e alla società contemporanea valorizziamo il centenario della nascita di Primo Levi con la proposta di una mostra a lui dedicata; c’è spazio anche per affrontare le questioni legate ai sentimenti e all’affettività dei giovanissimi, ma si parla anche di prevenzione del suicidio degli adolescenti”.
“In particolare, abbiamo inserito percorsi mirati e dedicati ai temi della sostenibilità ambientale e della prevenzione del bullismo, consapevoli come siamo che si tratta di priorità cui rivolgere la nostra attenzione” aggiunge Azzarà riferendosi ai percorsi dedicati anche agli insegnanti.“Facciamo tesoro delle esperienze attivate in questi ultimi anni, partendo dalle rilevazioni fornite dalle ‘scuole polo’ che hanno contribuito a individuare le tematiche di maggiore interesse” dice ancora Azzarà, “e grazie alla collaborazione istituzionale, le proposte formative si sono aperte ai docenti di tutto il territorio regionale e sono rientrate a pieno titolo nel sistema nazionale di formazione continua dei docenti”.

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Lotta alla pirateria che colpisce l’audiovisivo

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 settembre 2019

“Esprimo soddisfazione per il successo dell’operazione contro la pirateria che colpisce l’audiovisivo. Una buona notizia per il Paese e per chi lavora ed investe nell’industria creativa.” Così il Presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, ha commentato la notizia del maxi-sequestro della Guardia di Finanza della piattaforma illegale Xstream Codes, “l’accesso a prodotti tutelati dal diritto d’autore, senza pagarne i relativi diritti, oltre a costituire un reato, danneggia le aziende di settore e la società tutta.” “Da tempo, la Federazione Italiana Editori Giornali è impegnata in azioni di contrasto all’illecita diffusione dei contenuti editoriali, che oggi avviene soprattutto attraverso le piattaforme social e le applicazioni telefoniche o di messaggistica istantanea. Fra tutte – ha ricordato Riffeser – spicca Telegram, dove quotidianamente, attraverso chat e canali cui accedono decine di migliaia di utenti, vengono diffusi articoli e intere pubblicazioni. Dopo le istanze di attivazione del Regolamento Agcom da parte della Fieg, numerosi editori hanno trasmesso apposita denuncia anche alla Polizia postale e alle Procure della Repubblica. Auspichiamo che anche a tutela dei prodotti editoriali vengano tempestivamente intraprese azioni incisive come quella di ieri.” “I contenuti di qualità prodotti grazie all’investimento di ingenti risorse, economiche e professionali, da parte delle imprese editoriali non possono essere sfruttati liberamente né fruiti al di fuori di ogni contesto di legalità, se non a rischio di sanzioni” – conclude Riffeser Monti – “Confidiamo, pertanto, in un deciso intervento delle autorità amministrative e giudiziarie per la tutela del prodotto editoriale e dell’industria dell’informazione, per garantire libertà di stampa e pluralismo informativo, pilastri fondamentali della democrazia.”

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Lotta di popolo, lotta di civiltà: Onore ad Amedeo d’Aosta

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2019

Il 17 maggio del 1941 sull’Amba Alagi il Duca d’Aosta firma la resa delle sue truppe. Nello stesso giorno e ora tramonta il sogno imperiale italiano. La resa del contingente italiano ebbe un prezzo altissimo in morti e feriti. Fu il conto pagato da una resistenza spinta sino ai limiti delle forze umane. Quel giorno Churchill scrisse: “Così terminava il sogno di Mussolini di un impero da creare con la conquista e da colonizzare nello spirito dell’antica Roma”. Amedeo D’Aosta morì nell’ospedale di Nairobi alle 3,45 del 3 marzo 1942, aveva 43 anni.
Ciano annotò nel suo diario: “E’ morto il duca d’Aosta. Scompare con lui una nobile figura di principe e d’italiano, semplice nei modi, largo nella comprensione, umano nello spirito. Non voleva la guerra. Era convinto che l’impero avrebbe potuto reggere soltanto pochi mesi. Poi detestava i tedeschi. Dalla vicenda che insanguina il mondo temeva più la vittoria tedesca che quell’inglese. Quando partì per l’Etiopia, nel maggio del 1940, ebbe il senso del suo destino: era deciso ad affrontarlo, ma era pieno di tristezza”. Il duca Amedeo d’Aosta, a detta del ras Abebe Aregai, capo della resistenza abissina e che lo aveva sempre combattuto: “E’ stato il più terribile nemico dell’Etiopia perché era riuscito a conquistare gli abissini e a far loro dimenticare l’amore per l’indipendenza”. Ecco per cosa gli italiani differivano dai tedeschi: la loro gran voglia di vivere in pace. Una pace che in Europa, come sappiamo, fu tanto desiderata mentre per i dittatori si era trasformata in un atto di codardia e di tacita sottomissione.
Il 1942 è l’anno della svolta. Il risveglio brusco da un sogno è tragico. La guerra prende una brutta piega. La fame incomincia a picchiare duro, i divieti si fanno più severi, i bombardamenti più fitti. Arriviamo a due passi da Alessandria d’Egitto, ma perdiamo il treno dell’Africa. Rommel non fa più miracoli, a El-Alamein Montgomery è troppo forte. Da Stalingrado non si passa. Nel 1943 molti avvenimenti precipitano. Il 25 luglio a Roma il Gran Consiglio del fascismo sfiducia Mussolini. E’ l’onda lunga che ha segnato in Russia la sconfitta della Germania: i russi sfondano sul Don, l’ARMIR, l’armata italiana sul fronte sovietico, è costretta a una precipitosa ritirata per non essere circondata e annientata.
Si combatte e si muore a quaranta gradi sotto zero. Le perdite assommano a oltre 80.000 uomini sui 120mila del corpo di spedizione. In Italia, intanto si vive come si può tra luci e ombre, sotto i bombardamenti e qualche evasione. Il film dell’anno è “Ossessione” con Luchino Vi-sconti. Aldo Fabrizi, al suo debutto, interpreta “l’ultima carrozzella”. Macario fa la donna nella “Zia di Carlo”, ma non ride nessuno. Così si compie il destino di un popolo con la sua avventura fascista. In quel momento riecheggiano le parole di George Sorel: “Un bosco impiega secoli per crescere, ma basta una notte per bruciarlo”. (Riccardo Alfonso)

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Vice Ministro Castelli: Lotta all’evasione

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 agosto 2019

“In queste settimane vi avevo anticipato i risultati della lotta all’evasione, frutto delle misure introdotte dal Governo, su nostra richiesta, che hanno dato più poteri alla Guardia di Finanza, oltre all’aumento degli organici. I risultati sono ottimi, ma con le norme che abbiamo introdotto e che introdurremo anche nella prossima Legge di Bilancio otterremo ancora di più. Nello specifico, le entrate tributarie erariali derivanti dall’attività di accertamento e controllo si attestano a 4.985 milioni di euro (+399 milioni di euro, +8,7%) di cui: 2.505 milioni di euro (+7,1%) sono affluiti dalle imposte dirette e 2.480 milioni di euro (+10,4%) dalle imposte indirette.Presto avremo un capitolo nel bilancio dello Stato dove far confluire queste risorse, in modo da renderle maggiormente visibili e poterle impiegare anche con maggiore facilità”. Così su Facebook il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Nuove prospettive nella lotta contro il tumore della pelle più aggressivo

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2019

Ogni anno in Italia più di 1.000 pazienti colpiti da melanoma potrebbero beneficiare di un trattamento “precoce” con i farmaci immuno-oncologici, subito dopo l’intervento chirurgico, la cosiddetta terapia adiuvante. Una strategia precauzionale, che mira ad anticipare nei pazienti in stadio III e IV completamente resecati l’uso di quest’arma terapeutica, per prevenire la recidiva del tumore o lo sviluppo di metastasi a distanza. Per indirizzare correttamente il paziente a questa terapia innovativa, diventa decisiva la collaborazione multidisciplinare fra oncologi e dermatologi. La partnership è stata siglata a Milano, in un incontro di approfondimento con i giornalisti sulle nuove prospettive di cura del più aggressivo tumore della pelle, promosso da Bristol-Myers Squibb. La Commissione Europea, nel luglio 2018, ha approvato l’utilizzo di nivolumab nel trattamento adiuvante dei pazienti adulti con melanoma con coinvolgimento di linfonodi o malattia metastatica, che sono stati sottoposti a resezione completa. L’approvazione si è basata sui risultati dello studio di fase III CheckMate -238, pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine.2 Con questa decisione, nivolumab rappresenta la prima e unica terapia immuno-oncologica anti PD-1 a ricevere un’approvazione europea come trattamento adiuvante. Nei prossimi mesi è attesa la decisione sulla rimborsabilità nel nostro Paese da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).
Il dott. Michele Del Vecchio, Responsabile S.S. Oncologia Medica Melanomi, Dipartimento di Oncologia Medica ed Ematologia, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano, è stato il principal investigator del centro coordinatore per l’Italia dello studio CheckMate -238. “I risultati dello studio CheckMate -238, che ha coinvolto 906 pazienti con melanoma in stadio IIIB/C o IV ad alto rischio di recidiva – afferma il dott. Del Vecchio -, dimostrano che il trattamento precoce con nivolumab, dopo la resezione chirurgica completa, determina un significativo miglioramento dei tassi di sopravvivenza libera da recidiva: a 24 mesi il 63% dei pazienti trattati con nivolumab non ha avuto una ricomparsa della malattia.2 I dati dello studio indicano che questo trattamento adiuvante può cambiare il decorso della neoplasia, prevenendo le recidive e la progressione a uno stadio più avanzato. Questo significa che sempre meno pazienti svilupperanno metastasi”.
In Italia vivono 155.000 persone dopo la diagnosi di melanoma (73.000 uomini e 82.000 donne)1. “La nuova classificazione American Joint Committee on Cancer (AJCC) 8th edition – sottolinea il prof. Pietro Quaglino, Professore Associato di Dermatologia all’Università di Torino – individua quattro diversi stadi di melanoma in stadio III (dal IIIA al IIID), che presentano significative differenze per quanto riguarda il decorso clinico, con sopravvivenze a 10 anni che vanno dall’88% (IIIA), al 77% (IIIB), 60% (IIIC), per scendere al 24% nello stadio IIID.4 La maggior parte dei pazienti con melanoma in stadio III riceve un trattamento chirurgico, per cui è candidabile al trattamento adiuvante, che sarà da valutare in base alla situazione clinica del paziente e stadiazione della malattia. In questo modo possiamo aumentare il numero di persone che non sviluppano una recidiva di malattia dopo la chirurgia. L’opportunità di somministrare l’immunoterapia in una fase precoce, rispetto alla pratica clinica adottata fino allo scorso anno, rende fondamentale, come già evidenziato, la collaborazione fra le diverse figure: il dermatologo, il chirurgo e l’oncologo. In questa interazione multidisciplinare rientra anche l’anatomo-patologo, per verificare l’eventuale presenza di mutazioni genetiche, che permettono di indirizzare il paziente anche alla terapia a bersaglio molecolare”. Senza dimenticare le regole di prevenzione sulla corretta esposizione al sole e il controllo dei nei una volta all’anno da parte del dermatologo, che costituiscono la prima arma contro il melanoma. “Il cambiamento nella forma, dimensione o colore di un neo rappresenta un segnale d’allarme da non sottovalutare – conclude il prof. Quaglino -. È necessario investire in campagne di prevenzione, seguendo l’esempio dell’Australia, paese in testa alla classifica mondiale per incidenza. Oggi, grazie all’impegno delle Istituzioni nei progetti di informazione, è l’unico Paese al mondo in cui il numero dei nuovi casi di melanoma è in diminuzione”.

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Il Lazio e la lotta ai tumori

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 luglio 2019

Nel Lazio sono oltre 265.000 le persone che convivono con un tumore, 33.850 i nuovi casi registrati: la maggioranza dei pazienti oncologici e onco-ematologici promuovono l’assistenza erogata dal Servizio Sanitario della Regione, apprezzando in particolare la disponibilità di Centri d’eccellenza, la possibilità di scelta tra le diverse strutture presenti nella Regione, gli standard elevati della chirurgia ma anche la competenza dei medici e degli infermieri.I risultati dell’indagine realizzata da Ipsos insieme a Salute Donna Onlus e alle Associazioni pazienti sostenitrici del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, evidenziano il virtuoso gioco di squadra tra Associazioni e sanità laziale a favore dei pazienti. Nell’ambito del progetto rinasce l’Intergruppo consiliare regionale del Lazio, composto da tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione, per la tutela dei diritti dei pazienti oncologici e onco-ematologici.

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Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma

Posted by fidest press agency su martedì, 11 giugno 2019

Il 21 giugno si celebra la 14° edizione della Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma, posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e istituita permanentemente dal Consiglio dei Ministri. La Giornata sarà un’occasione speciale per illustrare i progressi della Ricerca Scientifica e per essere ancora più vicini ai malati ematologici, adulti e bambini, attraverso incontri e manifestazioni di sensibilizzazione e raccolta fondi.
In occasione dei 50 anni di attività al fianco dei malati ematologici e a sostegno della ricerca scientifica, un’ampia delegazione di AIL, composta dai Presidenti delle 81 sezioni provinciali, da esponenti del mondo del volontariato, della ricerca scientifica e da ex pazienti che hanno combattuto la malattia, sarà ricevuta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella Sala degli Specchi del Palazzo del Quirinale.
Per l’intera giornata di venerdì 21 giugno sarà attivo uno Speciale Numero Verde AIL – Problemi Ematologici 800.22.65.24, al quale otto illustri ematologi risponderanno per offrire a tutti coloro che chiameranno consigli sulla malattia e sui centri di terapia di tutto il territorio nazionale.
Appuntamento centrale della Giornata sarà, anche quest’anno, “…Sognando Itaca”, un lungo viaggio in barca a vela da Napoli a Palermo, in programma dal 3 al 18 giugno. Testimonial d’eccezione dell’iniziativa è la campionessa olimpionica di windsurf, Alessandra Sensini. L’iniziativa ha lo scopo di promuovere la vela come metodo terapeutico volto alla riabilitazione psicologica e al miglioramento della qualità della vita dei pazienti.

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Convegno sulle nuove frontiere della lotta al cancro

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 maggio 2019

Roma Oggi il 54% degli uomini e il 63% delle donne colpiti dal cancro sconfiggono la malattia. In un ventennio (1990-2009) la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è aumentata rispettivamente del 15% e dell’8%. Un obiettivo raggiunto grazie alle campagne di prevenzione e ad armi sempre più efficaci, come quelle che rientrano nell’oncologia di precisione. Un approccio a cui AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Fondazione AIOM dedicano oggi e domani a Roma un convegno nazionale. Per la complessità dei temi trattati, AIOM ha ritenuto fondamentale coinvolgere nel convegno esperti appartenenti a varie società scientifiche (SIAPEC-IAP, SIBioC, SIF). Inoltre, per facilitare un’adeguata informazione ai pazienti e ai cittadini, Fondazione AIOM terrà domani una sessione parallela durante il convegno.
“Ogni persona colpita dal cancro presenta caratteristiche che la differenziano dagli altri pazienti oncologici – afferma Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Per questo si parla di oncologia di precisione: grazie a dati biologici e clinici, è possibile individuare le caratteristiche del cancro che colpisce la singola persona e costruire una terapia su misura, cioè la strategia di trattamento migliore per ogni paziente. Oggi sappiamo che non esiste ‘il’ tumore ma ‘i’ tumori, e che la malattia si sviluppa e progredisce diversamente in ogni persona. Le conoscenze delle alterazioni genetiche e molecolari dei tumori sono notevolmente aumentate negli ultimi anni, anche grazie alla disponibilità di nuove tecniche di indagine. In particolare, è stato possibile individuare, in alcuni sottotipi tumorali, peculiari alterazioni genetico-molecolari che rappresentano non solo la causa di alcuni tipi di neoplasie ma anche i punti deboli che possono essere attaccati con armi”. Queste alterazioni, chiamate anche biomarcatori, permettono di individuare i pazienti che possono rispondere alle terapie target (cioè a bersaglio molecolare), disegnate per colpire in maniera precisa e specifica il bersaglio a cui sono destinate. “Anche l’immuno-oncologia, che si fonda sul potenziamento del sistema immunitario contro il tumore, rientra nel concetto di oncologia di precisione – sottolinea la presidente Gori -. Oggi un solo biomarcatore viene utilizzato nella pratica clinica per la prescrizione di alcuni farmaci immunoterapici, ma sono in corso molti studi internazionali per valutare vari biomarcatori utili all’identificazione dei pazienti che possono trarre maggiori benefici da questa terapia”. “Alla base della precisa selezione del paziente in relazione alle caratteristiche molecolari della neoplasia, vi è infatti, nei pazienti accuratamente selezionati, il potenziale maggior beneficio clinico ottenibile rispetto al trattamento tradizionale – spiega Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM -. Grandi vantaggi che possono essere garantiti anche da una ‘attenzione costante’ agli effetti collaterali. Gli effetti collaterali devono essere conosciuti dagli oncologi e ri-conosciuti quanto più precocemente possibile quando si manifestano al fine di assicurarne una gestione ottimale. Anche i pazienti devono esserne informati: ecco perché Fondazione AIOM da anni sviluppa il progetto dei Quaderni informativi per i pazienti oncologici, disponibili sul sito di Fondazione AIOM”.

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