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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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L’UE deve rafforzare la lotta contro le pratiche fiscali dannose

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2021

Con la concorrenza fiscale feroce tra paesi – all’interno e all’esterno dell’UE – in continua evoluzione, i deputati affermano che l’UE ha bisogno di rivedere e aumentare il suo impegno nella lotta contro le pratiche fiscali che privano gli Stati membri di entrate sostanziali, che portano ad una concorrenza sleale e minano la fiducia dei cittadini.In una risoluzione approvata giovedì il Parlamento afferma che, sebbene la concorrenza fiscale tra i paesi non costituisca di per sé un problema, sia necessario stabilire principi comuni che gli Stati devono rispettare nell’attuare le proprie politiche e i propri regimi fiscali per attirare imprese e profitti. I deputati notano infatti che la politica e la legislazione non hanno tenuto il passo con gli schemi fiscali innovativi degli ultimi 20 anni. La risoluzione è stata adottata con 506 voti favorevoli, 81 contrari e 99 astensioni. Nel testo della risoluzione, i deputati propongono numerose misure per migliorare rapidamente la politica delle pratiche fiscali dannose, in particolare chiedono: •l’adozione di una definizione di “livello minimo di sostanza economica”, ovvero una soglia di attività economica all’interno di un paese al di sotto della quale una società non può essere considerata realmente stabilita in quel dato paese; •alla Commissione di elaborare orientamenti su come progettare incentivi fiscali equi e trasparenti che presentino minori rischi di distorsione del mercato unico; •alla Commissione di valutare l’efficacia dei regimi fiscali speciali sugli utili riconducibili ai brevetti (patent boxes) e ad altri regimi di proprietà intellettuale, •che le raccomandazioni specifiche per paese emesse ogni anno dalla Commissione siano dirette anche a ridurre la pianificazione fiscale aggressiva.I deputati chiedono una riforma completa del Codice di condotta sulla tassazione delle imprese (CoC – Code of Conduct), uno strumento utilizzato per affrontare la concorrenza fiscale dannosa. In particolare, i criteri, la governance e il campo di applicazione di tale codice dovrebbero essere rivisti.Con attenzione ai regimi fiscali preferenziali, gli attuali criteri del Codice di condotta per giudicare una pratica fiscale come dannosa sono ritenuti in parte obsoleti, in quanto tali regimi preferenziali sono stati sostituiti da altri sistemi. Tale riforma dovrebbe essere ampia e includere il criterio di aliquota d’imposta effettiva, in linea con la futura aliquota d’imposta effettiva minima da concordare a livello internazionale, oltre a requisiti di sostanza economica solidi e progressivi. Anche la governance dovrebbe essere riformata, per rendere le decisioni vincolanti e il processo decisionale più trasparente ed efficiente.Inoltre, i deputati hanno delineato un piano dettagliato per sviluppare un “quadro in materia di regimi fiscali aggressivi e aliquote d’imposta ridotte” che dovrebbe sostituire l’attuale codice di condotta.

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Édouard Louis: Lotte e metamofosi di una donna

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2021

Collana le Onde, pp. 96, 14 euro In libreria dal 14 ottobre. Dopo Farla finita con Eddy Bellegueule e Chi ha ucciso mio padre, lo scrittore francese riscatta adesso la figura della madre in questo commovente e indimenticabile nuovo libro. Sabato 16 ottobre l’autore sarà ospite del Salone del Libro di Torino. “Per tutta la vita mia madre ha lottato con la povertà e la violenza maschile. È nata alla fine degli anni ’60. A 16 anni ha dovuto lasciare la scuola perché era incinta, stava per dare alla luce mio fratello maggiore, che molto presto sarebbe diventato un alcolizzato, costantemente nei guai con la giustizia perché picchiava sua moglie ed era un piromane. Ma prima, prima che lui crescesse e iniziasse a creare problemi, lei diede alla luce un secondo figlio, mia sorella maggiore – quindi a 19 anni aveva già due figli, nessuna qualifica e un marito che già odiava, dopo soli tre anni con lui. Tornava tutte le sere a mezzanotte, sempre ubriaco. Mia madre non sapeva dove avesse trascorso la serata. A volte cercava di picchiarla, ma mia madre reagiva sempre. Dopo altri due o tre anni, lo lasciò e incontrò mio padre; lei era innamorata di lui e un anno dopo essersi conosciuti hanno avuto un bambino, io. Erano felici, ma mio padre è cambiato molto rapidamente. Non voleva che lei lavorasse, perché diceva che il posto per le donne è a casa, non voleva che si truccasse, perché diceva che il trucco era fatto per le ‘troie’. E sempre più spesso tornava a mezzanotte, dopo essere sparito per tutta la sera, esattamente come il suo primo marito. Guardandola da bambino, pensavo che la sua vita fosse già fissata per sempre: il paesino, la mancanza di soldi, la presenza tossica di mio padre. Aveva trent’anni ma era come un’ombra; Sognavo di sostituirla, di avere un’altra madre, più sorridente, più splendente.Sono scappato da lei e dalla mia famiglia per studiare a Parigi. Il silenzio crebbe tra noi. Non la conoscevo più. Ma un giorno, nell’anno del suo 45°compleanno, mi ha chiamato nel cuore della notte: “Ce l’ho fatta. Ho lasciato tuo Padre”. Si è sbarazzata di lui e ha trovato un lavoro. Ha lottato duramente per ottenere una casa in affitto e ha fatto nuove amicizie. Ha incontrato un uomo ma si è rifiutata di vivere con lui, ‘Non voglio più vivere con un uomo’, mi diceva. Per la prima volta nella sua vita si è trasferita in una grande città, si è truccata e ha iniziato a viaggiare. Quando l’ho vista a Parigi dopo la sua metamorfosi, non riuscivo a credere che la persona di fronte a me fosse la madre che conoscevo nella mia infanzia. Sorrideva, scherzava, mi raccontava che aveva persino conosciuto Catherine Deneuve. Quando l’ho lasciata mi ha detto: ‘Sono così felice adesso’. Questo libro è la storia della sua liberazione, della liberazione di una donna.”

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Cento anni di lotta per i diritti delle donne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

Il Presidente Buzek ha dichiarato nel corso di una cerimonia speciale per commemorare i cento anni di lotta per i diritti delle donne: “Ci sono troppe poche donne nel Parlamento europeo, il 35%, non è sufficiente, anche questo se è un po’ di più che nei parlamenti nazionali. Spetta ai parlamenti nazionali garantire una maggiore rappresentanza nel Parlamento europeo. Gli Stati membri dovrebbero quindi adottare le decisioni giuridiche pertinenti per aumentare la presenza delle donne nel PE”. La necessità di ridurre il divario retributivo tra i sessi, avere più donne in posizioni decisionali e aumentare il tasso di occupazione femminile sono tra i punti chiave del progetto di risoluzione che accompagna la relazione annuale per il 2010 sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea, elaborata da Mariya Nedelcheva (PPE, BG). Solo il 3% delle grandi aziende europee sono presiedute da una donna. Gli Stati membri dovrebbero quindi adottare misure efficaci, quali le quote, per garantire una maggiore rappresentanza delle donne nelle principali società quotate e nei consigli di amministrazione delle imprese in generale, dicono i deputati, citando la Norvegia come un esempio positivo, seguita da Spagna e Francia.Il divario di retribuzione tra uomini e donne è in media pari al 18% nell’Unione europea e in molti casi arriva al 25%, osservano i deputati che invitano gli Stati membri ad attuare correttamente la normativa sulla parità di retribuzione per pari lavoro. La risoluzione sulla povertà femminile, presentata da Rovana Plumb (S&D, RO), rileva che quasi 85 milioni di persone nell’UE vivevano sotto la soglia di povertà nel 2008, cosi come il 17% di tutte le donne nell’Unione europea.Secondo la risoluzione di Edite Estrela (S&D, PT), la terza a essere approvata martedì, tutti dovrebbero poter beneficiare di sistemi sanitari e di assistenza sanitaria a prezzi accessibili. Devono essere prese meglio in considerazione le esigenze specifiche dei gruppi vulnerabili quali donne, pazienti anziani, migranti privi di documenti e minoranze etniche nella formulazione delle politiche economiche e sociali europee.

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Lotta alla mafia o lotta alle mafie?

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2010

Essere contrari alla mafia a Caltanissetta è diventato un diritto degli uomini onesti, a cui fa seguito il dovere di adoperarsi coerentemente. Ci sono vari elementi da valutare con estrema attenzione, perché la lotta alla mafia non deve perdersi nei meandri delle parole. Per combattere bisogna conoscere l’avversario, altrimenti diventa uno scontro con i mulini a vento, che non va oltre le buone intenzioni. Assistiamo ad una corsa a chi dimostra meglio l’attività antimafia, per fregiarsi di un vessillo ed esibirlo come un blasone, ma troppo spesso si tratta di blasoni fasulli.Bisogna innanzitutto prendere atto che la mafia non è un organismo unitario, solidale e coeso, ma frastagliato in molti rivoli, spesso in contrasto fra di loro; quindi emerge la domanda: “quale mafia combattere?”; nella struttura generale mafiosa esistono anche cosche vincenti e cosche perdenti, per cui non bisogna lasciarsi entusiasmare quando avviene un arresto eccellente di latitanti, perché troppo spesso si tratta di liberare un posto che verrà coperto dall’esponente vincente. I modo stessi di raccoglimento delle informazioni utili, ci dice con chiarezza che una fetta della mafia si serve delle istituzioni per liberarsi del concorrente diventato superfluo o pernicioso. E’ accaduto con Riina, è accaduto con Provenzano, mentre ha disorientato la cupola & C.  l’arresto dei due Lo Piccolo, fortemente voluto dalla magistratura  e dalle forze dell’ordine, in piena  (e colpevole !!!) autonomia. Un solo tratto comune coincide nelle varie cosche, cioè la “cultura mafiosa”, che nella manovalanza spicciola diventa “mentalità ,mafiosa”. E’ possibile riassumere, in maniera credibile, questa cultura mafiosa?  Credo che sia possibile identificarla  nella “cultura dei privilegi”. Il mafioso organico nella mafia ritiene di accampare diritti che gli sono dovuti grazie al suo stabile inserimento nell’organizzazione; privilegi che vanno dalla partecipazione agli utili nelle varie imprese, attività commerciali e/o professionali, attraverso l’imposizione di una tassa sulle persone fisiche  e/o giuridiche chiamato volgarmente “pizzo”, ma si tratta di una tassa che il mafioso ritiene essergli dovuta, per il “rispetto” di cui gode tra la gente; come se quel rispetto fosse una sorta di investitura democratica, anche se espressa senza voto ma con il tacito consenso. Un gradino più sotto c’è la mentalità mafiosa della manovalanza, una specie di bullismo esibizionista che fa sentire “uomini d’onore” anche i guitti scansafatiche. Con annozero a Caltanissetta si sono visti magistrati e popolazione civile, giovani e imprenditori, tutti concordi nel descrivere impietosamente le condizioni svilite in cui versa l’esercizio della giustizia.  Sono magistrati come quelli definiti “altropologicamente e mentalmente disturbati”; è la popolazione civile definita “coglioni”; sono i giovani che esprimono pareri e pertanto definiti “farabutti”; nessuno vuole nuovi eroi, ma magistrati vivi, lasciando che il solo Vittorio Mangano rimanga eroe di questa politica. E’ in questo modo che il voto popolare, che dovrebbe conferire autorevolezza, se inteso come lavacro capace di detergere reati passati, presenti e futuri, finisce con l’assimilarsi al consenso di cui il mafioso  gode e gli consente di esercitare la sua arrogante prepotenza. L’”unto” dal popolo rifiuta il giudizio della magistratura perché si ritiene superiore a chi dovrebbe giudicarlo, in quanto non gode dello stesso privilegio dell’unzione; è così che avviene lo scontro frontale tra il dovere del magistrato e il privilegio che pretende l’eletto. L’analogia prosegue, perché la contestazione del mafioso alla magistratura portò alla strategia stragista; la contestazione dell’unto alla magistratura sta portando l’intera nazione verso la destabilizzazione  delle istituzioni che vengono definite “plotone di esecuzione” se rivolta ad un collegio giudicante o “girone infernale” se rivolta ad un procedimento penalmente perseguibile. (Rosario Amico Roxas)

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