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Corsi e ricorsi della storia

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

carlo marxScriveva Luana De Rossi anni fa: “Da settimane assistiamo ad una insistente campagna che individua nei cosiddetti costi della politica o, se è consentito, dell’assetto istituzionale dello Stato, la causa maggiore dei mali del nostro Paese. Premetto che sono convinta che ci sia bisogno di un nuovo sistema istituzionale per una moderna democrazia che riformi Istituzioni nazionali e locali, anche riducendo il numero dei rappresentanti, ma la spinta abolizionista, che in modo sbrigativo punta a sopprimere aule parlamentari, province e comuni, mi preoccupa solo per il fatto che l’Italia questa deriva l’ha Già vissuta e non ha prodotto nulla di buono. Mi preoccupa che su questo tema, senza un progetto organico di riforma dello Stato ci sia chi, a destra come a sinistra, senta quotidianamente il bisogno di segnare un punto in più rispetto alla sparata del giorno precedente. Ricordo che abbiamo già visto (1924) approvare una legge elettorale che dava i due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti.
Poi, non credo per semplificare il quadro politico, furono dichiarati illegali tutti i partiti tranne uno (1925). Quasi contemporaneamente (1926), anche se i motivi forse non furono esattamente quelli della riduzione dei costi della politica, gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalla giunte e dal consiglio comunale furono trasferite ad una nuova figura: il podestà. In questo contesto, e non credo per dare un contributo al lavoro del Parlamento, fu istituito un Gran Consiglio (1928) che decideva, tra l’altro, la lista dei deputati da sottoporre al corpo elettorale. La Camera dei Deputati, chissà per quale slancio innovativo, (1939) divenne camera dei fasci e delle corporazioni. Non voglio farla troppo lunga, ma sappiamo come quella storia è andata a finire.
Per non drammatizzare ricordo che Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa, anche se gli Italiani un biglietto di questa mediocre commedia lo stanno pagando a caro prezzo… e se le cose dovessero peggiorare, almeno ricordiamoci che nemmeno l’asino cade due volte sullo stesso punto”. Che dire di più? Certo è, con i tempi che ci ritroviamo,  passare dalla tragedia alla farsa non è certo consolante. Tutt’altro. (Riccardo Alfonso)

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Corsi e ricorsi della storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2011

Karl Marx (1818 – 1883)

Image via Wikipedia

Scrive Luana De Rossi: “Da settimane assistiamo ad una insistente campagna che individua nei cosiddetti costi della politica o, se è consentito, dell’assetto istituzionale dello Stato, la causa maggiore dei mali del nostro Paese. Premetto che sono convinta che c’è bisogno di un nuovo sistema istituzionale per una moderna democrazia che riformi Istituzioni nazionali e locali, anche riducendo il numero dei rappresentanti, ma la spinta abolizionista, che in modo sbrigativo punta a sopprimere aule parlamentari, province e comuni, mi preoccupa solo per il fatto che l’Italia questa deriva l’ha giа vissuta e non ha prodotto nulla di buono. Mi preoccupa che su questo tema, senza un progetto organico di riforma dello Stato ci sia chi, a destra come a sinistra, senta quotidianamente il bisogno di segnare un punto in piщ rispetto alla sparata del giorno precedente. Ricordo che abbiamo giа visto (1924) approvare una legge elettorale che dava i due
terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti. Poi, non credo per semplificare il quadro politico, furono dichiarati illegali tutti i partiti tranne uno (1925). Quasi contemporaneamente (1926), anche se i motivi forse non furono esattamente quelli della riduzione dei costi della politica, gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalla giunte e dal consiglio comunale furono trasferite ad una nuova figura: il podestà. In questo contesto, e non credo per dare un contributo al lavoro del Parlamento, fu istituito un Gran Consiglio (1928) che decideva, tra l’altro, la lista dei deputati da sottoporre al corpo elettorale. La Camera dei Deputati, chissà per quale slancio innovativo, (1939) divenne camera dei fasci e delle corporazioni. Non voglio farla troppo lunga, ma sappiamo come quella storia è andata a finire. Per non drammatizzare ricordo che Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa, anche se gli Italiani in biglietto di questa mediocre commedia lo stanno pagando a caro prezzo… e se le cose dovessero peggiorare, almeno ricordiamoci che nemmeno l’asino cade due volte sullo
stesso punto”. Che dire di più? Certo è, con i tempi che ci ritroviamo che passare dalla tragedia alla farsa non è centro consolante. Tutt’altro. (A.R.)

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