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Scuola Sostegno: Arriva un’altra riforma con poche luci e molte ombre

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Il Miur intende modificare il mai applicato decreto legislativo 66/17: tra le intenzioni espresse a viale Trastevere figura anche l’assegnazione “dell’insegnante a tempo indeterminato per l’intero ciclo di studi dell’alunno”. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal), la continuità didattica non si garantisce abolendo le competenze relative al ciclo scolastico degli insegnanti o limitando al 50% i trasferimenti su posto comune, ma assumendo in ruolo i 40 mila supplenti oggi chiamati in deroga fino al 30 giugno su posti liberi. In modo da garantire, ogni inizio d’anno scolastico e non in autunno, la copertura di tutti i posti richiesti dalle scuole. E nemmeno cancellando soltanto il Gruppo per l’inclusione territoriale se non si ritorna alle vecchie certificazioni, perché quasi 300 mila alunni dovranno rifare le visite.Posticipare dal 1° gennaio prossimo al 1° settembre 2019 l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 66/2017, in modo da far approvare nel frattempo una riforma del sostegno: è questa l’intenzione del Ministero dell’Istruzione, per evitare l’adozione delle norme cervellotiche e raffazzonate approvate a seguito della legge di riforma 107/2015. Tra le novità che l’attuale gestione ministeriale vuole introdurre ve ne sono alcune positive, come il cambio delle regole per l’attribuzione delle ore di sostegno, non più attribuite a “monte” ma sulla base di altri fattori, come il contesto specifico della scuola (gli insegnanti la famiglia, l’équipe medica che segue il bambino) e del territorio (l’ente locale); me tra le nuove norme allo studio del Miur figura anche l’intenzione, scrive Orizzonte Scuola, di produrre la continuità didattica attraverso l’assegnazione “dell’insegnante a tempo indeterminato per l’intero ciclo di studi dell’alunno” così come originariamente voleva il ministro Giannini nel disegno di legge sulla Buona scuola, prima che la norma fosse espunta dalla legge di conversione.Sull’intenzione di base del Ministero non c’è nulla da dire: si vuole infatti andare a stralciare parte del decreto che permetteva di riconfermare, su richiesta della famiglia, l’insegnante di sostegno dell’anno precedente, parte tra l’altro mai entrata in vigore e sul quale il Consiglio Superiore delle Pubblica Istruzione aveva espresso parere fortemente negativo. Solo che lo si fa nel modo sbagliato. Inoltre, rimane ancora aperta la questione della limitazione al 50% dei trasferimenti dei docenti da posto di sostegno a posto comune su cattedra disciplinare e nulla si dice sull’assurdo blocco quinquennale sulla mobilità che niente ha a che vedere con la continuità didattica.Il sindacato Anief ritiene che sulla didattica “speciale” l’amministrazione scolastica stia cercando di disapplicare delle norme sbagliate, figlie della Buona Scuola di Renzi, introducendo delle semplici “toppe”: ancora una volta, manca un piano di revisione serio e di investimenti per un settore, quello della frequenza degli alunni con disabilità, che con un incremento costante di 10 mila nuovi iscritti l’anno è arrivato all’attuale consistenza di 280 mila alunni disabili iscritti (dati certificati Istat). Viene da chiedersi, inoltre, per quale motivo si stiano introducendo tali importanti novità, senza consultare chi vive la scuola e i disabili ogni giorno né le associazioni a loro tutela, le quali infatti hanno già espresso tutte le loro perplessità per il nuovo progetto ministeriale di riforma.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “la continuità didattica non si garantisce abolendo le competenze relative al ciclo scolastico degli insegnanti o limitando al 50% i trasferimenti su posto comune, ma assumendo in ruolo i 40 mila supplenti oggi chiamati in deroga fino al 30 giugno su posti liberi, in modo da risparmiare soldi. Perché quello delle assunzioni sui tanti posti liberi è l’unico modo per garantire, ogni inizio d’anno scolastico e non in autunno, la copertura di tutti i posti richiesti dalle scuole”.Anief, pertanto, ribadisce che pensare di salvaguardare i bisogni formativi dell’allievo confermando lo stesso docente di sostegno per l’intero ciclo scolastico è un’illusione. Questo docente è, infatti, inserito all’interno dell’organico scolastico: all’inizio di ogni nuovo anno, sempre che abbia mantenuto la stessa sede di servizio, nulla vieta che possa cambiare alunno. Inoltre, la programmazione educativa individualizzata non è frutto del singolo docente, ma sempre e solo del Consiglio di Classe: ed è questo organo collegiale che determina, all’inizio dell’anno, la linea formativa dell’allievo bisognoso di didattica speciale.

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“Luci della Storia su Porta Pia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

museo storico bersagliereRoma dal 18 al 23 settembre 2018 dalle ore 18,00 nel cortile Cinquecentesco di Porta Pia Cortile Museale “Porta Pia” Piazzale di Porta Pia sede del Museo Storico dei Bersaglieri, la quinta edizione della rassegna “Luci della Storia su Porta Pia”. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. L’iniziativa, nata dalla volontà e da una idea vincente dell’ex Direttore del Museo Gen. Nunzio Paolucci, curatore della rassegna, e condivisa dall’attuale Direttore Col. Fabrizio Biancone, è organizzata dall’Associazione Nazionale Bersaglieri (ANB) Sezione Roma Capitale, in collaborazione con il Museo Storico dei Bersaglieri e col sostegno dello Stato Maggiore dell’Esercito.La rassegna riscuote grande interesse ed entusiasmo sia tra i Bersaglieri che tra i cittadini, amanti della storia. Dall’alto valore simbolico, attraverso la musica, le voci, le immagini, i canti, la manifestazione si fa strumento di narrazione per il pubblico di un’epoca vissuta all’unisono con il tricolore.L’edizione che sta per iniziare vedrà esibirsi, oltre alla consueta e prestigiosa fanfara dei Bersaglieri, le bande militari dell’Esercito, della Marina Militare, dell’Arma dei Carabinieri, della Scuola Trasporti e Materiali e della Polizia Municipale di Roma Capitale, oltre alla presenza di esibizioni culturali, artistiche, liriche e corali. Il susseguirsi degli eventi in programma è il preludio per un crescendo di emozioni tutte da assaporare, che prevede anche performance di musica Jazz e Gospel.
L’avvio è di tutto rispetto: nel pomeriggio del primo giorno, avrà luogo la presentazione del libro “Grande Guerra” edito dalla Rivista Informazione Difesa mentre, in serata, sul palco della manifestazione salirà l’Orchestra filarmonica “Città di Roma” diretta dal M° Lorenzo Porzio, con al piano Cristiana Pegoraro. Il finale, come sempre, sarà invece tutto bersaglieresco con l’immancabile concerto della fanfara “Nulli Secundus” della Sezione Bersaglieri di Roma.
Come in passato, anche quest’anno verrà consegnato il premio “Oltre la breccia” 2018. Istituito nelle passate edizioni, si ispira all’azione compiuta dai Bersaglieri nel 1870 che con il loro andare “oltre la breccia” hanno reso un grande servizio al Paese riconquistato Roma all’italianità. È rivolto ai meritevoli di azioni responsabili, significative, repentine che agiscono per il Bene comune o che, metaforicamente parlando, non si fermano di fronte agli ostacoli ma riescono ad andare “oltre”.
Il premio sarà consegnato alla campionessa paralimpica di canoa Eleonora De Paolis nella serata di apertura della rassegna il 18 settembre dalle ore 21, alla presenza di massimi dirigenti del CONI.
Nella serata di giovedì 20 settembre sarà invece consegnato al Presidente della Onlus Peter Pan dott. Renato Fanelli per la meritoria attività a favore delle famiglie di bambini gravemente malati. Inoltre, nel corso dell’intera rassegna sarà sostenuta una raccolta fondi per tale Onlus.
Venerdì 21 settembre il Premio sarà invece consegnato, alla presenza di Autorità Civili, Militari e del Presidente dell’Associazione Nazionale Bersaglieri Gen. Ottavio Renzi, all’Ispettrice Nazionale Infermiere Volontarie Sorella Monica Dialuce per l’impegno profuso in ogni circostanza, in Italia ed al seguito dei contingenti militari all’estero, da parte delle migliaia di Crocerossine Volontarie. Infine, da segnalare, la spettacolare scenografia con un allestimento di un grande teatro all’aperto e gli effetti speciali di luce sulle facciate della Porta, ai lati di via XX Settembre e Nomentana, che arricchiranno, con i colori del tricolore, il già prezioso monumento storico. (foto: museo storico del bersagliere copyright museo storico del bersagliere)

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Mostra “La Storia. La Luce. I Colori. L’Etna”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Taormina Domenica 16 settembre alle 19,00 l’appuntamento è sulla terrazza dell’Art -Hotel Vello D’Oro alla presenza di Vittorio Sgarbi. In uno scenario spettacolare, con il tramonto sull’Etna, diversi artisti ricorderanno la figura del Maestro Cuscona, che concepì l’Hotel interamente come uno spazio d’arte. La serata avrà protagonisti gli attori Elio Crifò (nelle vesti di presentatore),Annalisa Picconi,Valentina Martino Ghiglia, Francesca Romana Miceli Picardi, il chitarrista Jakob Fischer, gli artisti figurativi Aykut Saribas e il gruppo danese GYRR che per l’occasone dedicherà a Giuseppe Cuscona l’opera scultorea ”Pancrazio”: presenterà l’opera lo storico d’arte danese Ole Villadsen. Coordinatrice delle iniziative: Tamako Sakiko Chemi.
Direzione artistica : Maria Brigida Cuscona.
Gli spazi espositivi, che nelle architetture richiamano alla memoria quelle di Gaudì, ospitano invece l’antologica del Maestro Cuscona, dalle sue architetture ai soffitti, dalle multicolorate ceramiche con smalti a base metallica (fusi ad alta temperatura) ai ferri-battuti da lui disegnati. Tutti gli ambienti sono impreziositi da quadri, disegni, sculture in legno a mosaico, statue in ceramica, abiti e tessuti d’arredo, che testimoniano l’intensa vita artistica di Giuseppe Cuscona sin dalla sua gioventù.
L’associazione culturale Giuseppe Cuscona ”Scienze, Arte e Spettacolo” in collaborazione con il Medea Residence e l’Art-Hotel Vello D’Oro, con il patrocinio della Regione Siciliana e del Comune di Taormina, dedicheranno due serate, il 12 e il 16 settembre, in memoria del Maestro Giuseppe Cuscona. Collaboreranno all’iniziativa Giada Briguglio, Santina Ciatto, Marilena Florio e Giovanna Spadaro.

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Autori dietro le quinte e luci della ribalta per i personaggi

Posted by fidest press agency su martedì, 24 luglio 2018

Nella tragedia, nella commedia, nella satira si sono ritrovati carichi di inusuali energie i letterati che hanno fatto non solo la storia della letteratura moderna ma hanno dischiuse le porte al teatro e al cinema offrendoci spettacoli ricchi di sensibilità originale, di lucidità, intelligenza, logica e nobiltà in equilibrio con la frenesia nel descrivere supplizi o trionfi erotici. Penso a Poe ma anche a Carlo Algernon Swinborne, a Oscar Wilde e a molti altri ancora.
Un Wilde della “Geole de Reading” dove il suo protagonista è la vittima del puritanismo inglese.
Le sue narrazioni hanno la forza della natura che a tratti esplode nella trama che va imbastendo con la folla dei suoi personaggi che s’intrecciano con la storia della sua vita. L’obbrobrio e la prigionia lo hanno consacrato. Il leone della moda chiusa nelle case e nelle abitudini sinistre ha espiato con la propria sua sofferenza quella delle infinite bestie.
Egli ha provato il grande amore dopo aver conosciuto non altro che il piacere. E’ qui che egli de-scrive, per il soldato omicida, condannato all’impiccagione e a tutti i gradi del supplizio e geme: “E come si vedono le più spaventevoli cose nel cristallo di un sogno, noi vedemmo la oliata corda di canapa annodata alla carrucola annerita e udimmo la preghiera che il nodo della forca strozzò in un grande grido e tutto il dolore che lo scosse mentre egli mandava il grido spaventoso, e il suo straziante rimorso e i suoi sudori di sangue non da altri furono così bene conosciuti se non da chi ha vissuto più di una vita e che ora deve anche morire più di una morte!” Con l’ultimo poema di Oscar Wilde, con gli scritti dello Swinburne e dei grandi Russi, quali Tolstoj e Dostoevskij, forse nell’opera di Whitman la sensibilità altruista moderna avrebbe attinto l’espressione suprema. In “Guerra e Pace” del Tolstoj è un umile mugik, ignorante, spoglio di tutto che rivela tuttavia al principe Pietro quanto è di meglio nell’umanità. E chi non si commuove alla deliziosa creazione di Pepa, all’episodio del Tamburino? E Sonia? E il principe Andrea? E in Resurrezione pure del Tolstoj quali pagine squisite sono quelle in cui è detto come un altro principe goda al bacio pasquale che uno dei suoi giovani contadini gli dà sulla bocca: “Cristo è risorto!” E’ ancor più significativo rilevare come negli scrittori slavi o anglosassoni, si manifesta la tendenza ad abolire le distanze sociali, a comunicare con i più umili e i più socialmente destituiti. Tale sensibilità ha allargato i limiti dell’abnegazione, ha prevalso sul sublime che è nei fondatori di religioni. E’ per un’ironia capricciosa, o forse per una volontà provvidenziale questa grande poesia è fiorita e fiorisce proprio in terre tiranneggiate, insanguinate in tutti i modi come la Russia o come gli Stati Uniti d’America che è quanto dire nel cuore della civiltà, più utilitaria, più materiale, più avida, più venale, più sordida. E questo spaccato lo vediamo inevitabilmente riflesso nelle opere teatrali e nei filmati. (Riccardo Alfonso)

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Per la prima volta le luci di Broadway arrivano nei cinema italiani, giusto a due passi da casa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 febbraio 2018

Il 16 e 17 maggio 2018, per la prima volta in assoluto, Nexo Digital proporrà infatti nelle sale italiane (elenco a breve su http://www.nexodigital.it) An American in Paris, il musical di Broadway già vincitore del Tony® Award. Un musical che si è rivelato lo spettacolo più acclamato dell’anno, con standing ovation del pubblico e un record di 28 recensioni a cinque stelle da parte dei critici.Questa versione di An American in Paris è stata presentata per la prima volta nel 2014 al Théâtre du Châtelet di Parigi, accolta da recensioni estatiche, e si è quindi trasferita al Palace Theatre di Broadway, dove è diventata il musical più premiato della stagione 2015/16, aggiudicandosi quattro Tony® Awards. Al momento è in corso un tour in nord America ed è prevista una nuova produzione a Tokyo nel gennaio 2019.An American in Paris è diretto e coreografato dal britannico Christopher Wheeldon, vincitore del Tony® Award 2015 come Miglior Coreografo, associato artistico al Royal Ballet, premiato con un OBE ai New Year’s Honours 2016 ‘per i servizi di promozione degli interessi e della reputazione della danza classica e teatrale britannica in tutto il mondo’. Ispirato al film Premio Oscar®, An American in Paris racconta l’appassionata storia della scoperta dell’amore nella “Ville Lumière” del dopoguerra, narrata sulle musiche di George e Ira Gershwin (tra cui i classici ’S Wonderful e I Got Rhythm) e sui testi del libro di Craig Lucas.Nel secondo dopoguerra, si ritrovano vicini di casa due americani, in una Parigi improvvisamente strabordante di speranze e di possibilità: Jerry Mulligan sta cercando di diventare un pittore, mentre Adam suona il piano. Il duo, rinforzato da Henri, un cantante francese grande amico di Adam, esegue alcuni numeri nel caffè sottostante. Intorno a questo trio, e all’incontro di Jerry con Lise, una bella e giovane ballerina, si sviluppa una sorprendente storia d’amore, arte e amicizia, che ha come sfondo le strade parigine.Nel musical brillano il primo ballerino del New York City Ballet Robert Fairchild, che interpreta Jerry Mulligan, e la ballerina del Royal Ballet Leanne Cope nei panni di Lise Dassin. Al loro fianco, una compagnia di oltre 50 attori, ballerini e musicisti tra cui Haydn Oakley come Henri Baurel, Zoë Rainey come Milo Davenport, David Seadon-Young come Adam Hochberg e Jane Asher come Madame Baurel.Nella compagnia anche Julian Forsyth e Ashley Andrews, Sophie Apollonia, Zoe Arshamian, Sarah Bakker, James Barton, Alicia Beck, Chrissy Brooke, James Butcher, Jonathan Caguioa, Jennifer Davison, Katie Deacon, Rebecca Fennelly, Sebastian Goffin, Alyn Hawke, Nicky Henshall, Genevieve Heron, Amy Hollins, Frankie Jenna, Justin-Lee Jones, Robin Kent, Kristen McGarrity, Julia J. Nagle, Daniela Norman, Aaron Smyth, Todd Talbot, Max Westwell, Jack Wilcox, Carrie Willis, Stuart Winter e Liam Wrate.In An American in Paris scenografia e costumi sono stati ideati dal designer del West End e di Broadway Bob Crowley (The Audience; Mary Poppins); le proiezioni sono quelle dei famosi designer britannici di 59 Productions (autori di War Horse, e della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Londra nel 2012), con luci di Natasha Katz e effetti sonori di Jon Weston.
La colonna sonora è adattata, arrangiata e supervisionata da Rob Fisher con orchestrazioni di Christopher Austin e Bill Elliott, arrangiamenti di danza di Sam Davis, supervisione musicale di Todd Ellison e la direzione musicale di John Rigby.An American in Paris è stato prodotto a Londra da Stuart Oken, Van Kaplan, Roy Furman, Michael McCabe e Joshua Andrews su speciale accordo con Elephant Eye Theatrical, Pittsburgh CLO e Théâtre du Châtelet, acquisito da Trafalgar Releasing e distribuito nei cinema italiani da Nexo Digital con i media partner Radio DEEJAY, British Council, Danza&Danza e Sipario.

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A Via Margutta si accendono le luci del Natale

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 novembre 2017

via margutta1Roma Il 29 novembre questo microcosmo magico nel cuore della Capitale sarà illuminato con i giochi di luce che saranno allestiti come ogni anno dall’Associazione internazionale Via Margutta e sponsorizzati per l’occasione da “Assaggia”, il ristorante di cucina tradizionale aperto lo scorso settembre che ripropone le ricette romane delle “nonne” nella formula originale della degustazione in piccole porzioni.
Alle 17.30 in punto di mercoledì 29 novembre, alla presenza della presidente dell’Associazione, Tiziana Todi, le luci natalizie di via Margutta si accenderanno per far splendere questo angolo unico al mondo con luminarie festose. Assaggia e gran parte dei negozi che si affacciano su via Margutta offriranno un drink di benvenuto agli ospiti e ai passanti per rivolgere un augurio in vista delle festività natalizie e invitare la città a scegliere via Margutta per le passeggiate, lo shopping e il relax e riscoprire lo spirito più intimo e profondo di questa strada devota all’arte e alla cultura.
“Assaggia è il più recente ingresso a via Margutta io, invece, ho un legame profondo con questa strada in cui la mia famiglia vive da oltre un secolo – spiega Alberto Moncada, patron del ristorante e dell’Hotel – così ho voluto sponsorizzare le luci di Natale per festeggiare il nostro arrivo qui e come mio personale gesto di affetto per questa strada sacra agli artisti e patrimonio di tutta l’umanità. Avendo vissuto molti anni anche negli Stati Uniti, dove le cerimonie di apertura della stagione delle festività sono molto sentite, ho chiesto di fissare il light up delle luci alle 17.30 per gemellare in qualche modo questa magnifica strada con New York e con la cerimonia di accensione delle luci del grande albero di Natale al Rockefeller Center. Con questo evento – conclude Moncada – vogliamo coniugare perciò il genius loci di via Margutta, il senso della tradizione natalizia italiana e lo spirito cool e cosmopolita di New York”.3

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Adrian Paci a Firenze: “Di queste luci si servirà la notte”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 novembre 2017

The GuardiansFirenze 11 novembre 2017 – 11 febbraio 2018 Montelupo Fiorentino – Pelago Museo Novecento e Le Murate. Progetti Arte Contemporanea Mostra promossa da Mus.e a cura di Valentina Gensini. L’acqua come metafora di movimento, flusso, ma anche possibilità di azione e reazione. Questa l’idea che Adrian Paci ha sviluppato per dare vita al progetto artistico “Di queste luci si servirà la notte”, prima personale toscana dell’artista albanese, dall’11 novembre 2017 all’11 febbraio 2018 nelle sedi fiorentine del Museo Novecento e de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea e nei comuni di Pelago e Montelupo Fiorentino, co-produttori dell’evento. La mostra, curata da Valentina Gensini, è promossa e organizzata da Mus.e e rientra nel Progetto Riva (la cui direttrice artistica è Valentina Gensini), realizzato grazie alla partnership e al contributo del progetto Sensi Contemporanei nell’ambito dell’accordo di programma quadro tra Regione Toscana, Mibact Direzione Generale Cinema e Agenzia per la Coesione Territoriale. La mostra è stata realizzata anche grazie al contributo di Herno e Publiacqua.
The Guardians1luciTredici le opere esposte al Museo Novecento, due delle quali inedite, a cui si sommano i lavori in mostra a Le Murate. Progetti Arte Contemporanea e le video installazioni di Pelago e Montelupo Fiorentino.
“Il progetto di Adrian Paci parte da lontano – spiega Valentina Gensini, curatrice della mostra – sono due anni che lavoriamo insieme, instaurando un rapporto privilegiato con la città e con il fiume. Quest’anno Paci è tornato per produrre una performance ed un video inediti: il poetico passaggio notturno di una barca sul fiume, sinuosa come una medusa con dieci tentacoli luminescenti (particolari fibre ottiche), ha indagato l’archeologia del fiume, con il flusso che nasconde e rivela, tradisce e risignifica. Da qui parte l’installazione prodotta da Murate. Progetti Arte Contemporanea e Museo Novecento per questo progetto, al centro della mostra”. Al Museo Novecento Paci espone due opere inedite, il grande scheletro di un’imbarcazione accompagnato dalla rielaborazione video dell’azione da cui prende il nome la mostra, una performance che ha visto protagonista una piccola barca provvista di tentacoli luminosi calati nell’acqua, immersa a solcare il fiume Arno rivelando la profondità del fiume attraverso un’azione artistica ispirata alla pratica archeologica.
Accanto a questi lavori trovano spazio una selezione di opere tra video, dipinti e fotografie (tra le quali i video The guardians, The column e le opere fotografiche Back Home del 2001) che occupano gli spazi del museo e in alcuni casi vanno a dialogare con le opere della collezione permanente.
Home to goProgetti Arte Contemporanea, la mostra si sviluppa tra la sala Colonne e gli spazi dell’ex carcere duro dove si trova la scultura Home to go e il video dell’opera Rasha, accanto ai quali sono visibili i lavori pittorici e installativi di tre artisti residenti in Toscana, Davide d’Amelio, Gianni Barelli e Lori Lako, selezionati direttamente da Adrian Paci a seguito di un workshop tenuto lo scorso anno negli spazi delle Murate. Di queste luci si servirà la notte coinvolge inoltre, come luoghi satellite, i comuni di Montelupo Fiorentino dove, nella Fornace Cioni Alderighi, si trova esposta la video installazione The Encounter(2011) e Pelago, dove nell’ex Fabbrica Tappeti a San Francesco è stata collocata la video installazione One and Twenty-Four Chairs (2013).
Adrian Paci (Scutari, 1969) è tra gli artisti più noti del panorama artistico internazionale. All’interno delle sue opere (pitture, installazioni, video, fotografie) indaga la condizione umana sempre in transito e la complessità delle dinamiche sociali, politiche e culturali del nostro presente. (foto: The Guardians,Home to go, luci)

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Anno scolastico al via tra poche luci e molte ombre

Posted by fidest press agency su martedì, 5 settembre 2017

pacifico-marcelloLo ha detto Marcello Pacifico, presidente Anief e Udir, durante il suo saluto al Collegio dei Docenti del Liceo Classico Umberto I di Palermo. Per il sindacalista, l’abnegazione di ottimi dirigenti scolastici non può essere l’antidoto per i tanti problemi irrisolti della macchina organizzativa scolastica. Nulla possono fare, dinanzi agli organici incompleti, con quasi il 30% di cattedre oggi ancora prive del docente, alla mancata sicurezza di molti istituti che ha come capro espiatorio il preside, e a contratti ignominiosamente bloccati dal 2009 oppure ad indennità dimezzate da corrispondere tramite il fondo d’istituto per progetti e attività aggiuntive. Tra i nodi mai sciolti ci sono le ricostruzioni di carriera illegittime. Ma anche le ingiustizie sugli Ata, prima dimenticati per il potenziamento scolastico e poi assunti per un terzo, in appena 6.200, a fronte degli oltre 18mila posti liberi. Tutto questo è accaduto proprio mentre i carichi di lavoro delle segreterie si sono intensificati, anche a causa dell’illegittimo coinvolgimento diretto delle scuole nella salvaguardia della salute degli alunni, come è accaduto col decreto vaccini. Tra i docenti rimane in vita un precariato altissimo. Per non parlare dei Dsga, ai quali viene negato il concorso pubblico da oltre 20 anni. E che dire dei dirigenti scolastici, con quasi 2mila reggenze da attuare e una selezione nazionale attesa da tempo? Lo Stato non ha tutelato nemmeno il personale della scuola sul fronte dei compensi, congelando quell’indennità di vacanza contrattuale che avrebbe assicurato almeno la metà dell’adeguamento all’inflazione, costringendo il sindacato ad attivare dei ricorsi gratuiti per attribuire loro il maltolto nel periodo 2008-2018. A subire danni notevoli, sono stati infine i dirigenti scolastici, che hanno maggiori responsabilità su servizi, gestione del personale e sicurezza, in raffronto ai colleghi del pubblico e del privato, ma ricevono in cambio buste paga praticamente dimezzate. Continuano ad essere attivi i ricorsi Anief e i ricorsi Udir per il recupero pieno dell’indennità di vacanza contrattuale illegittimamente negata.“Il nuovo anno scolastico parte con poche luci e troppe ombre”: a dirlo è stato Marcello Pacifico, presidente Anief e Udir, durante il suo saluto al Collegio dei Docenti del Liceo Classico Umberto I di Palermo. Nel giorno di inaugurazione del nuovo a.s. 2017/18, Marcello Pacifico, presidente Anief-Udir, invitato dal Dirigente Scolastico su consenso del corpo docente, si è complimentato per i risultati più che positivi che alcuni istituti riescono a raggiungere tra mille difficoltà. Come lo stesso liceo Umberto I, che, in una delle regioni dove il tasso di abbandono scolastico rimane paurosamente alto, ha fatto registrare un incremento del 40% delle iscrizioni e si è confermata scuola-polo per i docenti “animatori digitali” della Sicilia.“L’abnegazione di ottimi dirigenti scolastici, come Vito Lo Scrudato, preside del liceo che ci ospita – ha detto Pacifico – non può essere l’antidoto per i tanti problemi irrisolti della macchina organizzativa scolastica. Nulla possono fare, infatti, questi esempi di efficienza, dinanzi agli organici incompleti, con quasi il 30% di cattedre oggi ancora prive del docente, alla mancata sicurezza di molti istituti che ha come capro espiatorio il dirigente scolastico, e a contratti ignominiosamente bloccati dal 2009 oppure ad indennità dimezzate da corrispondere tramite il fondo d’istituto per progetti e attività aggiuntive”.
“Tra i nodi mai sciolti della nostra scuola – ha continuato il sindacalista – risultano le ricostruzioni di carriera illegittime, che non tengono conto dell’intero periodo di precariato né degli scatti di anzianità negati ai supplenti. Anziché dirimerli, tanti problemi sono stati acuiti dall’ultima riforma della scuola e dall’approvazione dei decreti legislativi conseguenti, ad iniziare dal Piano annuale delle attività didattiche, educative e formative disposte dagli organi collegiali. Ad essere stati danneggiati dalla Legge 107/2015 ci sono anche gli Ata, prima dimenticati per il potenziamento scolastico, malgrado il lavoro aggiuntivo per segreterie scolastiche, amministrazioni e segreterie, e poi assunti per un terzo, in appena 6.200, a fronte degli oltre 18mila posti liberi”.“Tutto questo, tra l’altro, è accaduto proprio mentre i carichi di lavoro delle segreterie si sono intensificati, anche a causa dell’illegittimo coinvolgimento diretto delle scuole nella salvaguardia della salute degli alunni, come è accaduto con il decreto vaccini. Agli istituti, infatti, sono stati assegnati dei compiti di vigilanza, senza pensare al fatto che fossero sguarniti di personale, tagliato di 50mila unità in meno di 10 anni, già oberati di lavoro e pure con gli addetti alle segreterie non formati adeguatamente per questo genere di impegni”.Il sindacalista Anief-Udir si è quindi soffermato sui problemi strutturali della nostra comunità educante: “Abbiamo un precariato – ha detto Pacifico – che ci porta ad avere un docente su otto nominato ancora a tempo determinato. Sarebbero potuti essere molti meno, se solo il Miur ci avesse dato ragione inserendo nelle GaE bloccate i 100mila precari abilitati delle graduatorie d’Istituto. Ma si riparte anche con un dipendente Ata su quattro supplente. Per non parlare dei Dsga, ai quali viene negato il concorso pubblico da oltre 20 anni, con 1.700 reggenze da assegnare malgrado vi siano tantissimi amministrativi che si sono formati sul campo assumendo il ruolo superiore per almeno tre anni e che a questo punto hanno pieno diritto di essere immessi in ruolo. E che dire dei dirigenti scolastici, con quasi 2mila reggenze da attuare quest’anno e una selezione nazionale attesa da tempo, anche questa probabilmente viziata da irregolarità, come l’esclusione dei docenti precari laureati con cinque anni di servizio?”.“Lo Stato non ha tutelato nemmeno il personale della scuola sul fronte dei compensi, congelando quell’indennità di vacanza contrattuale che avrebbe assicurato almeno la metà dell’adeguamento all’inflazione, costringendo il sindacato ad attivare dei ricorsi gratuiti per attribuire loro il maltolto nel periodo 2008-2018. Allo stipendio fermo dal 2009 – ha aggiunto – si aggiunge il blocco della carriera per i neo-assunti per otto anni, bloccati a poco più di 1.200 euro al mese per quasi due lustri. A subire danni notevoli, sono stati poi i dirigenti scolastici, che hanno maggiori responsabilità su servizi, gestione del personale e sicurezza, in raffronto ai colleghi del pubblico e del privato, ma ricevono in cambio buste paga praticamente dimezzate e si ritrovano pure tagliato pure il Fondo unico nazionale del 20%. Con i presidi assunti dopo il 2001 che non si spiegano perchè gli sia stata sottratta la Ria”.“Tutto questo accade mentre le scuole sono chiamate a dare seguito a diversi decreti legislativi della Legge 107/15, come quelli su formazione obbligatoria, valutazione ed Esami di Stato. Tuttavia, la Scuola pubblica non è un generatore di servizi generali, perché ha invece il preciso compito di educare i cittadini del domani. Lo Stato dovrebbe fare il massimo per agevolare questo rilevante compito, valorizzando le risorse umane e strumentali a disposizione, proprio per adempiere a questo disposto costituzionale. Invece, prendi il via un altro anno all’insegna dei problemi. Ecco perché Anief e Udir – ha concluso Pacifico – continuano a rivolgersi al tribunale e a diffidare le altre organizzazioni sindacali dal sottoscrivere un contratto nazionale che prevede appena 85 euro di aumento e senza le tutele minime dei lavoratori”.

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Luci della ribalta parte undicesima

Posted by fidest press agency su sabato, 26 agosto 2017

luci della ribalta parte undicesimaAssaggi di stagione (Italian Edition) Kindle Edition. Confesso di non essere stato capace di leggere per intero Le mille e una notte per via di quell’intrecciarsi frenetico di una storia dentro un’altra vicenda e che finiva per farmi smarrire il filo iniziale del discorso.
Solo il cinema e a qualche rappresentazione teatrale mi ha permesso di riavvicinarmi a questa storia fantastica e a provare, sia pure a tratti alla sua lettura.
Questa premessa la faccio pensando alle origini della letteratura spagnola e a quel mix che ne è derivato tra l’elemento letterario latino e l’influenza araba.
Non vi è dubbio che il popolo musulmano, per otto secoli dominatore della penisola iberica ha influito grandemente allo sviluppo dell’arte e della scienza spagnole prevalendo con la fresca e vasta sua lirica, con l’abbondanza delle composizioni didattico-morali, con la dottrina derivata dai greci, con le ricerche filosofiche, matematiche, fisiche. Basterebbe consultare il lessico castigliano per convincerci con i molti vocaboli introdotti dall’arabo nel lessico militare, agricolo e nell’amministrazione della giustizia.
Eppure la stessa Spagna vinta dall’Islam non dimenticò la gloria che ebbe dal suo Quintiliano, il quale aveva legiferato e dominato nella prosa di Roma come critico e come oratore, dall’epica di Lucano, dalla satira di Marziale, dalla filosofia di Seneca e tutti generati dal suo suolo.
La viva tradizione romano-spagnola è derivata dal vasto e importante contributo che ancora oggi gli spagnoli portano al mondo cattolico latino. In proposito il Sanvisenti osservava: “Aquilino Juvenco rinchiude in esametri sonanti l’istoria evangelica e l’ingemma di reminiscenze virgiliane. Damaso celebra nelle epigrafi i trionfi dei martiri cristiani e primi tra gli spagnoli ascende la cattedra di San Pietro. Eugenio di Toledo ospita le muse atterrite dalla invasione dei Goti. Orosio assurge al concetto d’una filosofia della storia, soggiogando a un solo principio la svariata e affannosa successione degli eventi umani. Isidoro di Siviglia apre con la sua enciclopedica opera ampi orizzonti a tutte le genti dell’Occidente, avide di soddisfare la loro ansia di sapere infinita e tumultuosa,” Va anche precisato che i primi monumenti della letteratura spagnola risentono di una influenza venuta dalla Francia. Sulle prime manifestazioni letterarie spagnole campeggia la poesia epica rappresentata dal Poema del Cid. Il prezioso poema tratta le imprese dell’eroe spagnolo durante l’esilio, nonché il matrimonio delle sue due figlie con gli Infantes de Carriòn, dimostrando nella robusta semplicità della narrazione una felice intuizione del carattere eroico, nonché dei sentimenti spontanei dell’anima umana, e un ben delineato vivo senso di nazionalità. Inevitabile è il parallelo tra questo primo poema spagnolo e il primo francese la Chanson de Roland.
Così è possibile identificare dei tratti comuni per una ricerca appassionata nel trarre dalle esperienze vissute la vis vitale per una creazione artistica che ebbe i suoi inevitabili risvolti nel teatro e a dimostrare l’intensa simpatia per i misteriosi prodigi della sensibilità. (foto: luci ribalta11)

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Luci della ribalta: Parte decima

Posted by fidest press agency su sabato, 26 agosto 2017

luci ribalta10L’arte della rappresentazione (Italian Edition) Kindle Edition. La lettura è stata, per molte generazioni lo stile di vita di chi riempiva la propria solitudine con la meditazione e l’immaginazione.
Quante volte, infatti, i personaggi erano soliti uscire dalle pagine di un libro e diventare reali? Era un modo per materializzare una prosa a tratti arida e che pure faceva muovere i personaggi che descriveva a volte sin nei minimi particolari e metteva a nudo i loro più riposti segreti.
Forse così è nato il teatro con il guitto che scendeva nell’arena e si immedesimava nella parte del narratore recitante e chi l’ascoltava ritornava al racconto e gli dava un senso, lo vedeva materializzarsi sotto gli occhi e lo seguiva ancor meglio mentre le parole uscivano dalla loro prigione nel chiuso di una pagina tra le tante che ispessivano la pubblicazione.
Oggi questa trasposizione in alcuni casi è impraticabile per via del ritmo che abbiamo imposto al nostro vivere tra il lavoro, le piccole faccende casalinghe, gli affetti familiari che richiedono tempo e attenzioni e quant’altro.
Nell’ecclettismo spaventevole del pensiero contemporaneo è sterile pretesa quella di rincantucciarsi in un angolo e di là occhieggiare umile e incapace di liberi voli perché una lettura può diventare un lusso che non possiamo più permetterci.
Mi riferisco, ovviamente, ai libri letterari, a una letteratura colta, al riaccostarsi ai classici, a farne un motivo di personale appagamento nella maturità e non certo in quel tempo dove si studia e si legge per imposta necessità e non per libera scelta.
E’ un discorso che non è rivolto solo agli altri ma include anche me. Ora credo di essere giunto a qualche pratico risultato usando razionalmente un metodo che molti praticano, ma non tutti bene. Mi servo, cioè, di una sorta di diario quotidiano, non fatto di date, di titoli e di appunti, ma di cose intime e personali, di tutto quel mondo fuggevole di impressioni e di meditazioni e di desideri e di sogni che sorge e s’illumina nelle nostre ore più inerti.
Del libro letto e del sentimento provato, non mi curerò di catalogare il tempo e la dorata e l’origine ma la intensità, la forza di gaudio o di sofferenza. Avrò come un termometro graduale e ogni giorno ascendente del mio spirito.
Allora ogni più fugace e labile lettura troverà modo di mutarsi in elemento della mia cultura e della mia intelligenza. Acquisterò una sempre più interiore abitudine all’analisi, alla scelta, alla riflessione, alla sintesi, in quel cercare e sognare ciò che più vicino mi è e più utile, e insieme una sempre più industre facilità nel rendere per iscritto i miei più minuti pensieri.
Da qui parte la voglia di dare contenuti rappresentativi che permettano di comunicare, di spiegare, di dare un senso alla vita, di saggiare i sentimenti e di renderli ove possibile condivisibili.
E qui entro immancabilmente nel suggestivo mondo dell’arte e dove ogni arte manifesta il desiderio di accostarsi all’arte sorella. I pittori introducono gamme musicali, gli scultori del colore della pittura, i letterati dei mezzi plastici nella letteratura e gli altri artisti calcano le scene e danno corpo alle nostre fantasie. (foto: luci ribalta10)

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Luci della ribalta: parte ottava

Posted by fidest press agency su sabato, 26 agosto 2017

luci ribalta8Il tocco dell’artista (Italian Edition) Kindle Edition. Il teatro è imitazione del vero. Una realtà che si riempie di meraviglia allo sbocciare di un fiore, al sorgere del sole, alla contemplazione delle notti stellate, alla ricerca di un fraseggio che sappia dare vita e significato alle cose che facciamo e ai rapporti che intratteniamo con i nostri simili. Nel racconto delle cose vissute o osservate negli altri il nostro animo si educa alla comprensione che si ripone nella dominazione armonica della natura.
L’essere umano diventa così un investigatore psichico raffinatissimo che non solo osserva e commenta, raffronta e critica, ma cerca l’imitazione presentando ai suoi simili ciò che sia-mo, ciò che vorremmo essere, ciò che le nostre più intime suggestioni e la mutevolezza dei nostri sentimenti possono disvelare. Così il pensiero cerca una forma attraverso la quale manifestarsi e al tempo stesso esorcizzare le sue paure, il terrore delle cose tenebrose e l’idea stessa della morte. In questo modo cerca d’allontanare l’amaro calice riducendo l’angoscia che lo pervade e cercando di portare la sua mente alle cose belle e all’armonia della propria anima. Questa è la predisposizione più efficace per allontanarci dalle tenebre e presentare ai nostri occhi il sorriso dolcissimo di una primavera di luci e di tinte e che il poeta ci ha richiamati con questi versi:
Quali i fioretti del notturno gelo
Chinati e chiusi, poi che il Sol gli imbianca,
si drizzan tutti aperti in loro stelo:
tal mi fec’io di mia Virtute stanca
Così la mente richiama le belle immagini, le armonie dell’anima e allontana le lugubri cose e le sue dissonanze. E questo frutto del pensiero trova la sua maturazione nell’agire umano sia nel modo d’interpretarne la parte nella vita reale sia nella finzione teatrale.
In entrambi i casi la nostra opera è imperitura e esclusiva e maggiormente si esalta se riu-sciamo ad ispessirla con la fedeltà alla sapienza acquistata con l’occhio sensibile e indaga-tore pur lasciando libera la fantasia di assurgere al più alto lirismo.
Non sono, ovviamente, solo pensieri pittorici, sempre trasmutati in visioni ritmiche e colorite, sotto l’impeto dell’estro e le potenze creatrici del genio, ma sanno anche cogliere l’amaro della vita nelle pieghe meno osservate, nel tratteggio delle feroci ire impastate sovente di vanità, di orgoglio, di miserie e di grettezze. Sono sentimenti connaturati alla natura umana senza escludere alcuno perché ci asserviamo alle nostre miserie che ci prendono e ci tengono alla gola. Ma abbiamo, per nostra fortuna, la capacità di prenderci in giro, di ridere sulle nostre debolezze, e questo esercizio lo affidiamo alla commedia e alla satira e siamo capaci di proporli in uno spettacolo teatrale con un copione nel quale abbiamo riversato tutta la nostra saggezza e sagacia. Sono le poche cose che ci consolano perché sono molte quelle che ci affliggono e facciamo dell’eternità un nulla e del nulla una eternità. E ciò ha così vive radici in noi che tutta la nostra ragione non può rimediare. (foto: luci ribalta8)

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Luci della ribalta: parte settima

Posted by fidest press agency su sabato, 26 agosto 2017

luci ribalta7La scena s’illumina (Italian Edition) Kindle Edition. Uno dei miei sogni chiuso a doppia mandata nel cassetto dei miei ricordi è stato quello di poter avere la capacità di scrivere un’opera che fosse ripresa da un regista o da un drammaturgo per poter calcare in qualche modo gli eventi sia se scorrono lungo un tracciato di celluloide sia a teatro o vice versa.
Questo perché lo spettacolo mi ha sempre affascinato. Intendo, ovviamente, quelle rappresentazioni che riescono a coniugare alla perfezione l’abilità dell’attore e del cast nel suo insieme e a farne una trama avvincente.
Credo che tutto questo non dipenda solo da una mia particolare inclinazione quanto dalla capacità innata negli esseri umani di voler immaginare le storie narrate nei libri dando un’anima e una sembianza ai personaggi descritti dall’autore come se possedessimo la facoltà d’immedesimarci nella parte e dare corpo alle ombre.
Sono altresì convinto che i maggiori capolavori che hanno in qualche modo calcato le scene siano il ricavato di molte letture da parte degli autori teatrali e cinematografici.
Un filone che ho trovato molto interessante, anche perché a me è parso congeniale allo spi-rito dell’arte, sono le opere dei romanzieri e novellisti russi del XIX secolo. Essi, a mio avvi-so, hanno dimostrato ampiamente la carica portentosa che esprimono i loro scritti, le situazioni che rappresentano raccolte da una realtà che è a volte quella personale e quindi misurata con il metro dell’esperienza diretta o desunte da quelle vissute da amici e familiari.
Un argomento che ho rilanciato in alcuni miei scritti è quello che proviene dalla suggestiva monografia di un caso curioso descritto da Leonid Andreief. Si tratta dello sviluppo graduale della follia in un medico nella fase ancora imprecisa del male, quando il germe della demenza si è affermato nel senso che la volontà è quasi nulla e l’uomo sente il bisogno imperioso di fare ciò che l’idea fissa gli suggerisce (nel caso particolare si tratta di assassinare un amico) per quanto la coscienza non sia completamente abolita.
Questo delitto è compiuto dal medico nello stato di semi-coscienza dove vi albergano, conflittualmente, due tendenze contrapposte sino al punto da convincerlo d’essere realmente matto. Da qui le mie riflessioni sulla follia e se essa non fosse solo un atto demenziale ma un codice di comportamento derivante da un’anomalia genetica che inverte i valori ma al tempo stesso fa capire al soggetto, che sta vivendo questa realtà, che qualcosa non funziona nel suo modo di ragionare se la maggioranza dei propri simili è di tutt’altro avviso. Alla fine è così forte il condizionamento proveniente dalle sue alterazioni mentali, e qui parlo soprattutto del mio personaggio, che prevale la violenza e del male che genera se ne fa una ragione e, purtroppo, in favore della sua devianza. Così a mio avviso nasce e vive tra di noi il carnefice che non comprende, e di conseguenza non accetta, i valori condivisi e fa della brutalità la sua ragione d’essere.
E come non ritrovare, a questo punto, il comune filone della trama da me imbastita nelle novelle di Andreief con la sensibilità morbosa, l’ironia fredda e quasi ingenua, la visione allucinante delle anomalie e degli orrori della vita che condividono caratteri predominanti delle nostre storie.
In questo l’Andreief dipinge anche l’isolamento morale dell’uomo per il quale il mondo è divenuto un deserto e la vita un gioco d’ombre. Ciò che forma dunque l’essenza dell’ingegno dell’Andreief è l’impressionabilità estrema, l’audacia nel descrivere i caratteri negativi della realtà, delle malinconie, dei dolori della vita.
Da questo punto di vista egli ha continuato l’opera di Edgardo Poe, del quale l’influenza ha dovuto subire e trapela in modo incontestabile. Egual passione spinge questi due scrittori allo studio della solitudine, del silenzio, della morte. (foto: luci ribalta7)

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Luci della ribalta parte quarta

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

luci della ribalta 4Parte quarta (Spettacoli Vol. 4) (Italian Edition) Kindle Edition. Nel libro contenente la terza parte di “Luci della ribalta” mi sono, sia pure brevemente, soffermato, nella presentazione, su Corneille.
A lui si deve la composizione di grandi capolavori. Al riguardo ho già citato il Cid intriso d’onore castigliano e ora potrei proseguire con quelle che sono state ritenute le sue maggiori opere: Orazio, Cinna o la clemenza di Augusto, Poliuto e la Morte di Pompeo.
Cinque capolavori non sono poca cosa, ben sapendo che ne sarebbe bastato uno per affidare all’immortalità il nome di un uomo.
Pur non sottraendomi a una breve narrazione delle diverse trame delle citate opere nell’intento di favorire quel lettore che ne ha un ricordo un po’ sbiadito, ritengo più importante evidenziare come le storie hanno avuto non solo un trascorso letterario ma hanno calcato le scene appassionando gli spettatori coevi al tempo dell’autore.
Orazio è un’opera ispirata al notissimo combattimento tra gli Orazi e i Curiazi. Uno dei Curiazi è fidanzato alla sorella di un avversario. L’unico superstite del combattimento, che doveva decidere le sorti della guerra, tornando trionfante dal certame, trapassa il cuore della fanciulla perché piangeva la morte del suo sposo.
Cinna è un soggetto storicamente romano. L’intreccio è tutto dovuto al poeta. Emilia, figliola di un proscritto messo a morte da Ottavio, sebbene raccolta più tardi da Ottavio divenuto imperatore e cresciuta nel palazzo imperiale, nutre contro di lui odio implacabile. A nulla valgono le tenerezze e le cure che per lei dimostra l’imperatore. Ella non pensa altro che a vendicare la morte del padre. Costringe, quindi, Cinna, suo amante, a ordire una congiura contro Augusto. Questi chiama a sé i due congiurati principali Cinna e Massimo, che credeva amici suoi più fedeli, e chiede loro consiglio intorno al suo proposito di abdicare volontariamente. Massimo lo incita all’abdicazione, Cinna lo dissuade con insistenza, nel dubbio che la vittima designata gli sfugga. Or Massimo, che pure ama Emilia, si accorge di non servire che come strumento alla effettuazione del piano e delibera di denunciare l’amico. Al momento della vendetta, Cinna trepida e dubita, non si sente capace di alzare la spada sul suo benefattore, ma Emilia esige da lui tale prova d’amore e vince ogni sua esitazione. Augusto avvisato del pericolo fa chiamare Cinna, lo mette al corrente di tutto, gli fa sapere che conosce tutto e gli dice che ora la vita di lui è in suo potere. Tra Cinna e Emilia si accende qui una gara di generosità, ciascuno intento a richiamare su sé stesso la colpa di quel progetto iniquo. Non si scagionano, s’incolpano da sé, dichiarandosi ciascuno autore della congiura. All fine Augusto decide di perdonarli disarmando in tal modo l’odio che Emilia gli nutriva.
Nel Poliuto Paolina figlia del governatore romano dell’Armenia ai tempi dell’imperatore Decio, aveva in Roma conosciuto e amato il cavaliere Severo, allora oscuro e ignorato, ma il padre di lei si era opposto energicamente alle nozze. Caduto più tardi Severo, nella guerra contro i persiani, Paolina obbediente al padre sposa il ricco armeno Poliuto. Celebrato il matrimonio, Severo ritenuto morto e invece prodigiosamente salvo e favorito per le sue prodezze dall’imperatore, si reca in Armenia, sperando d’incontrarvi la sua amata e di ottenerne la mano. In quel tempo Poliuto che si era fatto segretamente cristiano, decide di professare in pubblico la sua fede e prendendo occasione da un solenne sacrificio di lancia contro l’ara e abbatte gli idoli, profanazione che gli procura una condanna a morte. La morte di Poliuto renderebbe libera Paolina di sposare Severo e come il marito già l’abbia sciolta da ogni vincolo coniugale si sente in obbligo di convincere Severo per ottenere la grazia del marito. Ma il genitore deve essere inesorabile anche per il timore di apparire magistrato ingiusto e tenta d’ottenere da Poliuto un atto di apostasia. (foto: luci della ribalta 4)

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Effetti speciali con il festival Luci e Acqua a Bressanone

Posted by fidest press agency su martedì, 9 maggio 2017

bressanoneBressanone fino al 21 maggio 2017 Domenica-Giovedì dalle ore 21 alle ore 23.30 Venerdì e Sabato dalle ore 21 alle ore 24. Un grande show di luci, colori, suoni ed effetti speciali sta andando in scena nell’intero centro storico di Bressanone, in Valle Isarco, fra fontane, corsi d’acqua, piazzette, vicoli. giardini. È partito con grande successo il “Festival di Acqua e Luce”, che sta trasformando l’antico centro vescovile dell’Alto Adige in una vera e propria “città delle luce e dell’acqua”.
Le originali installazioni luminose a cura degli artisti della luce Spectaculaires – Allumeurs d’Images e le diverse opere inedite sul tema acqua e luce realizzate da alcuni artisti locali interessano ben 20 fra fontane, angoli suggestivi ed edifici del patrimonio storico culturale di Bressanone, che tornano a vivere e – ovviamente è il caso di dirlo – rifulgono di una nuova luce…. Tutti e 20 i siti, come ad esempio il fossato del Palazzo Vescovile, via Roncato, l’antico quartiere d Stufels, sono collegati da una linea blu che permette di seguire un itinerario completo di visita.
Oltre alle installazioni ed effetti diffusi (ogni sera dalle ore 21 alle ore 23.30, alle ore 24 venerdì e sabato), l’evento clou del Festival è lo spettacolo di luce e musica degli Spectaculaires “WoW – World of Water”, nell’ex carcere in piazza Duomo, un cortile nascosto nel cuore di Bressanone (inizio spettacoli ore 21.00, 21.45 e 22.30, ingresso 9 euro, 12 euro venerdì e sabato). Dello show, che prosegue fino al 21 maggio, sono artefici gli artisti maestri di videomapping della compagnia Spectaculaires – Allumeurs d’Images, gli stessi del “Sogno di Soliman” (il famoso spettacolo multimediale di luci e suoni allestito durante il Mercatino di Natale nel Palazzo Vescovile, che ha avuto decine di migliaia di spettatori) e di altri riusciti show allestiti su importanti palazzi storici di tutto il mondo. Anche in questa occasione si viene letteralmente incantati e trasportati nel mondo dell’acqua, coinvolti dai colori, dalla musica (creata apposta per lo show dal compositore spagnolo izORel) e dagli effetti, in un turbinio di emozioni e sogni.
bressanone1Fra le altre installazioni e le performance gratuite diffuse in tutta la città, si segnala in particolare il concerto acquatico Fluid keys di Manuela Kerer, compositrice brissinese. I concerti si tengono all’aperto (il 13 e 20 maggio alle 21.30; le altre sere la musica viene diffusa registrata) sulla penisoletta alla confluenza dei fiumi Isarco e Rienza con cinque pianoforti che cambiano intonazione a seconda delle condizioni climatiche. Poi ci sono le proiezioni luminose di Claudia Reh, le biciclette in piazza Duomo che servono ai visitatori a generare l’energia necessaria per lo spettacolo di luci alla fontana di Martin Rainer.
Per turisti e ospiti, ma anche per gli stessi visitatori locali, il Festival di Acqua e Luce è un nuovo modo di scoprire e apprezzare i vari punti di interesse di Bressanone, compreso quelli meno noti. Del resto, Bressanone è da sempre strettamente legata alla cultura dell’acqua. Basti pensare che ha la più alta densità di fonti di acqua potabile all’interno di un centro urbano di tutto l’arco alpino (ben 20), e che al suo interno confluiscono due fiumi importanti, e cioè la Rienza e l’Isarco, mentre il sottosuolo è un reticolo di corsi d’acqua sotterranei. Senza dimenticare l’importanza dell’energia idroelettrica per la zona, e che la sorgente di Plose è una delle più rinomate acque minerali diffuse nella ristorazione in tutta Italia. (foto: bressanone)

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Mostra: Effimera – Suoni, luci, visioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

Minolta DSCRoberto PuglieseModena via della Manifattura dei Tabacchi 83, Mata dal 18 marzo al 7 maggio 2017 inaugurazione 18 marzo ore 18 nuova edizione di Effimera – Suoni, luci, visioni, a cura di Fulvio Chimento e Luca Panaro e in collaborazione con la Galleria Civica di Modena, che quest’anno propone opere di Carlo Bernardini (1966), Sarah Ciracì (1972) e Roberto Pugliese (1982). La mostra è realizzata con il supporto di Coptip e del Gruppo Fotografico Grandangolo BFI.
Effimera giunge dunque alla sua seconda edizione, con l’intento di individuare e valorizzare artisti che fanno dell’utilizzo avanzato della tecnologia la cifra stilistica del proprio lavoro. Nel 2016 Effimera aveva individuato il suo punto focale nel web, inteso come strumento di conoscenza artistica e relazionale grazie alla presenza degli artisti Eva e Franco Mattes, Carlo Zanni e Diego Zuelli. La nuova edizione si concentra sull’analisi della componente immateriale che è caratteristica della ricerca artistica dei nostri giorni, che trova trasposizione (e sintesi) all’interno di un percorso espositivo che prevede la creazione di un viaggio sensoriale interno alle tendenze artistiche recenti.
Sarah CiraciNel 2017 i curatori hanno strutturato i 500 mq del MATA in tre ambienti distinti. Punto di partenza di questo “attraversamento” è costituito dalla ricerca sonora del sound artist Roberto Pugliese, mentre l’approdo si identifica nelle installazioni luminose in fibra ottica di Carlo Bernardini, dipanando il percorso fra le immagini fluttuanti degli affreschi digitali di Sarah Ciracì. Effimera – Suoni, luci, visioni è costruita intorno a un percorso spiccatamente immersivo, ideato e strutturato appositamente sul MATA: tre imponenti installazioni ambientali, separate ma contigue, marcano una distinzione linguistica e temporale, e al tempo stesso suggeriscono una linea di continuità all’interno del percorso evolutivo dell’arte. Fa da corredo ad Effimera un ricco calendario di incontri collaterali che prevede la presenza degli artisti coinvolti, ma anche di filosofi ed esperti del settore “arte e tecnologia”. (foto: Carlo Bernardini, Roberto Pugliese, Sarah Ciraci)

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Progetto: Inchiostri e luci

Posted by fidest press agency su domenica, 20 novembre 2016

giapponeRoma mercoledì 23 novembre 2016, ore 16,00 Sala conferenze “Diego Carpitella” Piazza Guglielmo Marconi 8/10 Roma. Un progetto Inchiostri e Luci, per le celebrazioni ufficiali del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia, per tracciare un percorso che dalle immagini arriva all’immaginario, attraverso la presentazioni di tre libri.In questo caso l’immaginario è quello che vede nel Giappone un paese per alcuni versi simile all’Italia. Un passato importante che si struttura e vive come una tradizione ancora presente nella vita. A volte questo passato di tradizioni sembrerebbe impedire o ostacolare qualunque innovazione che in seguito viene accettata con la rottura degli schemi facendo dei due paesi dei precursori della contemporaneità e del futuro.E il Giappone è sicuramente all’avanguardia per molti aspetti della vita in generale. Quindi, guardare al Giappone e all’Italia, pur con le rispettive specificità, significa anche avere un’immagine di come sarà o potrà essere il futuro di tutti.Yamato (F.lli Palombi Editori) di Anna Imponente e Maria Dompé Okurimono (F.lli Palombi Editori) di David JabesTutte le foto del mondo tranne una (Edizioni Progetto Cultura) di Vittorio Pavoncello. Saranno presenti gli autori A conclusione della presentazione Percussioni Giapponesi Scuola Taiko di Rita Superbi. (foto: giappone)

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Ercolano di notte

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2015

ercolano di notteercolano di notte1ercolano di notte2Venerdì e domenica a partire dalle ore 20,30 si prevedono 8 repliche previste divise in 4 gruppi di visita a sera da 25 persone ciascuno. Un affascinante percorso tra luci, realtà virtuale e archeologia che ripercorre metaforicamente le ore precedenti l’eruzione del 79 d. C., la notte in cui il Vesuvio eruttò ricoprendo interamente di cenere e fango l’antica città di Ercolano, insieme a Pompei e Stabia. Tra le curiosità del tour la visita alle Terme Suburbane, normalmente chiuse al pubblico, un complesso termale costruito tra il I e il II secolo a.C. che restituisce testimonianze preziose della civiltà romana e della sua ricchezza e che ospita la performance teatrale finale.
Plinio il Giovane (interpretato dall’attore Luca Iervolino, diretto da Rosario Sparno e accompagnato dalla musica di Massimiliano Sacchi) farà rivivere gli ultimi istanti di quella drammatica notte. Scenografia naturale dello spettacolo sarà la porta di accesso all’apodyterium che conserva al suo interno una parte di colata di magma, un drammatico fermo immagine di un momento che di lì a poco avrebbe distrutto un’intera civiltà.Tariffe 16 €, 10 € per gruppi , gratuito under 14 Prenotazione obbligatoria. (foto. ercolano di notte)

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CIR: Consiglio Europeo luci e ombre

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2015

rifugiatiIl Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) giudica gli esiti del Consiglio Europeo e della politica comunitaria in materia di asilo insufficienti.Riconosciamo che per la prima volta in Europa si delineano delle risposte comuni alla crisi che sta investendo il continente. Di fronte alle migliaia di persone intrappolate ai confini di vari Paesi membri, in assenza di risposte di accoglienza e protezione adeguate, si gettano le basi per superare il Sistema Dublino attraverso la ricollocazione di 120mila persone. Un fatto epocale, ma una misura che non è sufficiente di fronte alla sfida che ci troviamo ad affrontare.“In primo luogo appare molto limitante che siano considerati eleggibili per il ricollocamento solo richiedenti asilo ritenuti in “chiaro bisogno di protezione”, ovvero provenienti da 2-3 nazionalità. Un altro rischio è che questa misura non diminuisca minimamente i movimenti secondari all’interno dell’Unione, ma ne cambi solo le rotte. Temiamo che il richiedente asilo non cercherà più di arrivare in Germania dalla Grecia, ma dalla Lituania. Noi proponiamo che ogni ricollocamento sia obbligatoriamente legata o ai legami familiari e culturali delle persone o a un chiaro progetto di integrazione personalizzato e finanziato dall’Unione Europea in Stati Membri attualmente, in molti casi, impreparati a ricevere e integrare rifugiati” dichiara Christopher Hein Portavoce del CIR.“Nel disegno presentato, inoltre, il ricollocamento funziona solo se collegato al meccanismo degli hot spot che dovrebbero essere i punti in cui viene garantito il fotosegnalamento di quanti arrivano in Europa. Il CIR insiste nel chiedere che in questi luoghi tutti i cittadini stranieri in arrivo siano informati sul diritto di chiedere asilo, come previsto dalla normativa italiana e comunitaria, e che siano, in tempi molto brevi, intervistati attraverso colloqui individuali per valutare i loro legami familiari e culturali al fine del ricollocamento. Temiamo invece che questi luoghi, che sembrerebbero inevitabilmente di detenzione amministrativa, divengano dei nuovi CIE” continua Fiorella Rathaus Direttrice del CIR.Ma in particolare preoccupa l’assenza, in tutto il programma delineato dalle istanze comunitarie, di modalità di ingresso legali per le migliaia di rifugiati che premono ai confini europei. Non si parla delle vie legali di accesso come: l’utilizzo di visti umanitari, un programma di reinsediamento che dia risposte numeriche adeguate alle esigenze dettate dalla crisi siriana, la possibilità di chiedere asilo dalle rappresentanze consolari. Come CIR siamo convinti che questa sia l’unica via per garantire il rispetto della vita e la protezione dei rifugiati che cercano di arrivare in Europa.“È stato gettato un primo mattone per la costruzione di un vero sistema d’asilo comune in Europa. Ora è di fondamentale importanza che la reale protezione delle persone venga messa al centro di questo disegno” conclude Hein.

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Prodi: Luci ed ombre della globalizzazione

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2015

romano prodiTIRANA – In un intervento al Panel su “La gratuità e il mercato globale” all’Incontro internazionale “La pace è sempre possibile” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio a Tirana, l’ex presidente della Commissione Europea Romano Prodi ha detto: “Non condanno la globalizzazione senza la quale un miliardo di persone non sarebbe arrivato ad una vita decente”. Tuttavia “con la globalizzazione è aumentata la disuguaglianza, perché da quando si è avuta l’affermazione del modello Reagan -Thatcher per il quale chi mette le imposte perde le elezioni, prima sono state colpite le classi più basse e ora la classe media”. Successivamente Prodi ha sostenuto che “quando il Papa dice che il mondo è troppo regolato dal ‘dinero’, descrive una realtà globale. Noi dobbiamo correggere la realtà, e deve essere lo Stato a regolare il mercato in modo che l’aiuto reciproco vada nella giusta direzione”. Prodi ha parlato anche della questione dei rifugiati, e ha ricordato che “la gratuità viene esaltata quando si vive in un clima di giustizia sociale. Sui rifugiati era tutto fermo. Poi un governante (Angela Merkel, n.d.r.) dà un messaggio politico e si sblocca tutto, perché tutto era dominato dalla paura”.
Nello stesso Panel il Vescovo di Frosinone Mons. Ambrogio Sperafico ha sostenuto che “la logica del dono sembra scalzata dalla logica della finanza e del denaro; il mercato sembra ingovernabile. Una società così non può che vivere di paura e addossare le nostre paure agli elementi di disturbo, come è accaduto con i profughi”. “La dittatura del materialismo – ha aggiunto Mons. Sperafico – si avverte anche in Africa e in Asia, in Paesi poveri nei quali si sviluppa una teologia della prosperità. Per questa mentalità e per questa teologia la vita è un’opportunità da cogliere ed il gratuito qualcosa che non conta. Invece la cultura del gratuito reintroduce l’umano nel cuore della vita degli uomini, emancipa dalla solitudine delle proprie sofferense e ricrea quell’umanesimo di cui abbiamo bisogno ed un nuovo antropocentrismo in dialogo col mondo e non più centrato sull’io”.

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