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Mostra Luigi Boille: Luoghi di luce, scrittura del silenzio

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

Roma dal 21 giugno al 3 novembre 2019 si terrà al Casino dei Principi di Villa Torlonia l’anteprima riservata alla stampa della mostra “Luigi Boille. Luoghi di luce, scrittura del silenzio. Opere 1958 – 2015”. Con più di ottanta opere che illustrano il percorso artistico di Boille dal 1958 fino al 2015, la mostra aperta al pubblico dal 21 giugno al 3 novembre 2019, è la prima grande antologica che Roma dedica all’artista dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2015.

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Mostra Luigi Boille: Il segno infinito

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

boilleRoma martedì 14 giugno 2016 alle ore 17.30 Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (Viale delle Belle Arti 131) presentazione del catalogo della Mostra Luigi Boille: Il segno infinito che si tiene a Pordenone PArCo – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Armando Pizzinato Viale Dante, 33 fino al al 2 ottobre 2016 Orari: Mercoledì-sabato: 15.30 – 19.30; domenica: 10.00 – 13.00 e 15.30 – 19.30; Ingresso: Intero € 3,00, ridotto € 1,00.
Luigi Boille, protagonista tra i maggiori dell’Informale europeo, romano d’adozione, e per molti anni vissuto a Parigi, era pordenonese di nascita, e la sua città d’origine gli dedica, a un anno dalla scomparsa, la prima grande retrospettiva (a cura di Silvia Pegoraro). La monografia che documenta l’esposizione verra presentata martedì 14 giugno prossimo alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, che conserva nelle sue collezioni alcune opere di Boille: due tele dal titolo Composizione, del 1957, e il grande olio su tela Elementare Complesso, del 1965, esposto in occasione della mostra Palma Bucarelli. Il Museo come Avanguardia, tenutasi alla GNAM nel 2009.
Nel volume, testi di Tullio De Mauro, Angelo Bertani, Antonio Carnevale, Lea Mattarella, Silvia Pegoraro, e dello stesso artista, oltre a una corposa antologia critica, dagli anni ‘50 al 2015.Un’ampia e attenta selezione di opera di Boille, oltre ottanta, è esposta dal 16 aprile al 2 ottobre 2016 alla Galleria d’arte moderna e contemporanea “Armando Pizzinato” (PArCo) di Pordenone, per iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune friulano. La mostra è curata da Silvia Pegoraro. Come ha scritto Giulio Carlo Argan, il segno di Boille “svolgendosi e modulandosi come pura frase pittorica, realizza e comunica uno stato dell’essere, di immunità o distacco o contemplazione“. E fu proprio Argan ad andare a scovarlo nel suo studio parigino, per ricondurlo in Italia, attraverso una serie di rassegne sempre più fitte.Allontanatosi da Pordenone, dove era nato nel 1926, Boille si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove si laurea che in Architettura. Salvo uscirne a scoprire l’Europa. Dopo un soggiorno in Olanda, nel 1951 sceglie Parigi dove resterà per 16 anni. Informale per scelta e per istinto, vicino alle esperienze francesi di quegli anni, Boille si avvicina al gruppo della Jeune Ecole de Paris, con cui espone in numerose collettive in Francia e in Italia. È di questi anni la sua partecipazione a mostre ormai mitiche come l’International Festival Osaka-Tokyo con il gruppo Gutai, a cura di Michel Tapié, La Jeune Ecole de Paris II, a cura di Pierre Restany, e Nuove tendenze dell’arte italiana, a cura di Lionello Venturi, partita dalla Rome-New York Art Foundation di Roma nel 1958 e poi approdata in altre sedi prestigiose. È Michel Tapié che lo accompagna nelle sue ricerche sull’Art autre, apprezza di Boille il dinamismo e l’irrazionalismo permeati da un rigore formale.
Nel 1964 Luigi Boille è invitato da Lawrence Alloway a rappresentare l’Italia, insieme a Capogrossi, Castellani e Fontana, al Guggenheim International Award di New York. Il 1964 è anche l’anno della visita di Giulio Carlo Argan nel suo studio parigino, che portò al rientro dell’artista a Roma e al formarsi di un sodalizio che condusse Boille alla Quadriennale e nel, 1966, alla Biennale di Venezia.
Questa grande mostra retrospettiva di Pordenone si propone come un percorso significativo attraverso l’arte di Luigi Boille: 65 anni di ricerca – dal 1950 al 2015, anno della scomparsa dell’artista – testimoniati da oltre 140 opere (olii e tecniche miste su tela, tempere, grafiche). Tra di esse, molti i lavori inediti o esposti solo in mostre internazionali in anni lontani, e da allora non più visibili, come la grande tela Empreinte structure, realizzata per l’ormai mitico International Festival Osaka/Tokio del 1958, a cura di Michel Tapié e Jiro Yoshihara. L’esposizione è promossa e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pordenone con il patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. http://www.artemodernapordenone.it/parco (foto boille)

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Luigi Boille: Il segno infinito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 aprile 2016

luigi boillePordenone, 16 aprile – 2 ottobre 2016 PArCo – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Armando Pizzinato. Vernice per la stampa: venerdì 15 aprile alle ore 11.30. (Dal 16 aprile al 2 ottobre 2016 Orari: Da mercoledì a domenica: 15.00 – 19.00; Ingresso: Intero € 3,00, ridotto € 1,00) Romano d’adozione, Luigi Boille, protagonista tra i maggiori dell’Informale europeo, era pordenonese di nascita ed è la sua città d’origine a volergli dedicare la prima grande retrospettiva a pochi mesi dalla sua scomparsa. La mostra è curata da Silvia Pegoraro.Boille è “l’artista che piegò l’Informale a una scrittura calligrafica e che mai si discostò dalla pittura purissima”, annotò Arianna Di Genova in un articolo pubblicato all’indomani della sua scomparsa.
Di lui sottolinea “la pittura seminale alla Michaux, i filamenti di colore che intersecano la superficie e procedono oltre, spinti da forze centrifughe misteriose. E ancora, il guizzo gestuale che riporta tracce, orme, percorsi iniziatici, traiettorie solo in apparenza caotiche ma ben ‘sistemate’ dentro un processo creativo che opera per via di addizioni materiche e non di sottrazioni, riempiendo ogni vuoto”. Come ha scritto Giulio Carlo Argan, il segno di Boille “svolgendosi e modulandosi come pura frase pittorica, realizza e comunica uno stato dell’essere, di immunità o distacco o contemplazione“. E fu proprio Argan ad andare a scovarlo nel suo studio parigino, per ricondurlo in Italia, attraverso una serie di rassegne sempre più fitte. Allontanatosi da Pordenone, dove era nato nel 1926, Boille si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove si laurea anche in Architettura. Salvo uscirne a scoprire l’Europa. Dopo un soggiorno in Olanda, nel 1951 sceglie Parigi dove resterà per 16 anni.
Informale per scelta e per istinto, vicino alle esperienze francesi di quegli anni, Boille si avvicina al gruppo della Jeune Ecole de Paris, con cui espone in numerose collettive in Francia e in Italia. È di questi anni la sua partecipazione a importanti mostre come l’International Festival Osaka-Tokyo con il gruppo Gutai, a cura di Michel Tapié, La Jeune Ecole de Paris II, a cura di Pierre Restany, e Nuove tendenze dell’arte italiana, a cura di Lionello Venturi, partita dalla Rome-New York Art Foundation di Roma nel 1958 e poi approdata in altre sedi prestigiose. È Michel Tapié che lo accompagna nelle sue ricerche sull’Art autre, apprezza di Boille il dinamismo e l’irrazionalismo permeati da un rigore formale. Nel 1964 Luigi Boille è invitato da Lawrence Alloway a rappresentare l’Italia, insieme a Capogrossi, Castellani e Fontana, al Guggenheim International Award di New York. Il 1964 è anche l’anno della visita di Giulio Carlo Argan nel suo studio parigino, che portò al rientro dell’artista a Roma e al formarsi di un sodalizio che condusse Boille alla Quadriennale e nel, 1966, alla Biennale di Venezia. Le innumerevoli mostre personali e collettive a cui ha partecipato in tutta Europa e nel mondo tracciano un profilo di Boille che è quello di uno dei maestri storici della pittura astratto-informale europea, la cui ricerca è sempre originale e stimolante, ma anche fedele a una cifra stilistica ben precisa ed inconfondibile. Come emerge anche dalle parole del critico francese Pierre Restany, che per molti decenni ha seguito il lavoro del pittore italiano: “Boille è l’eroe di un’avventura organica, unitaria, gelosa della sua individualità. (…) il mistero di questa creazione si collega alle leggi segrete che regolano la vita stessa dell’universo. In questa pittura che non ha paura di smarrirsi né di perdersi, l’osservatore ispirato potrà avvertire il richiamo o il passaggio delle forze oscure che animano il mondo. Tali sensazioni sono rare. Più rare ancora sono le opere che ce ne danno il pretesto.” Questa grande mostra retrospettiva di Pordenone si propone come un percorso significativo attraverso l’arte di Luigi Boille: 65 anni di ricerca – dal 1950 al 2015, anno della scomparsa dell’artista – testimoniati da oltre 140 opere (olii e tecniche miste su tela, tempere, grafiche). Tra di esse, molti i lavori inediti o esposti solo in mostre internazionali in anni lontani, e da allora non più visibili, come la grande tela Empreinte structure, realizzata per l’ormai mitico International Festival Osaka/Tokyo del 1958, a cura di Michel Tapié e Jiro Yoshihara.

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