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Il più antico calendario lunare in un ciottolo del Paleolitico

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 luglio 2019

Roma – Sapienza. Il calendario lunare più antico è in un ciottolo del Paleolitico superiore rinvenuto nella zona di Velletri, sui Colli Albani. A svelarlo è Flavio Altamura del Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza, in collaborazione con la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, che ha presentato i risultati di analisi condotte su un’enigmatica pietra decorata più di 10.000 anni fa. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Journal of Archaeological Science: Reports.Il reperto è stato rinvenuto nel 2007 sulla cima di Monte Alto, sui Colli Albani, a sud di Roma. Il manufatto è stato definito come strumento “notazionale” e rappresenta uno dei rarissimi reperti paleolitici per i quali gli studiosi hanno ipotizzato questo utilizzo. Ad attirare l’attenzione degli archeologi sono tre serie di brevi incisioni lineari, chiamate “tacche”, lungo tre lati adiacenti del ciottolo. I misteriosi segni comprendono rispettivamente sette, nove/dieci e undici tacche, disposte in maniera regolare e simmetrica, fino a esaurire lo spazio disponibile lungo ciascun lato.Il complesso sistema di incisioni, il loro numero (27 o 28) e la loro distribuzione spaziale potrebbero indicare un sistema di conteggio basato sul ciclo della luna.“Le indagini hanno rivelato – spiega Flavio Altamura – che le tacche sono state tracciate nel corso del tempo utilizzando più strumenti litici affilati, come se fossero servite per contare, calcolare o per immagazzinare la memoria di un qualche tipo di informazione”.
Il fatto che le incisioni presentino lo stesso numero dei giorni del mese lunare sinodico o sidereo rappresenta un caso unico tra i presunti oggetti interpretati come “calendari lunari”, rendendo l’esemplare di Monte Alto il più antico e verosimile esempio di questa categoria di manufatti nel record preistorico mondiale.La scoperta è stata tanto straordinaria quanto inaspettata. Infatti la pietra è caratterizzata da una storia funzionale complessa: fu utilizzata prima come strumento per scheggiare e modificare manufatti di selce, cioè come percussore, per poi essere impiegata come pestello per polverizzare sostanze coloranti, per esempio l’ocra rossa. Dalle analisi petrografiche, i ricercatori inoltre hanno rilevato la composizione del ciottolo, constatando che questo tipo di materiale (calcare marnoso) proviene da siti geologici che distano decine di chilometri dal luogo di rinvenimento. Il ciottolo fu quindi trasportato a lungo prima di essere perso, abbandonato o deposto sulla cima di Monte Alto, un rilievo montuoso ripido e isolato.
Il manufatto dei Colli Albani, per quanto primordiale, può essere considerato l’antenato del moderno calendario “da tavolo” e segna in un certo senso l’inizio dell’interesse “scientifico” della nostra specie per la luna. Nel Paleolitico, l’uomo fece quindi il primo piccolo passo del cammino che lo ha portato, 10.000 anni dopo, alla conquista del nostro satellite.

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SUJATA MASSEY: La pietra lunare di Satapur

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

La trama: India, 1922: è la stagione delle piogge nelle lussureggianti e remote montagne Sahyadri, dove si trova il principesco stato del Satapur. Una maledizione sembra tuttavia essere caduta sulla famiglia reale: il maharaja è deceduto a seguito di un’improvvisa malattia poco prima che suo figlio venisse ferito mortalmente in un tragico incidente di caccia. Lo stato è ora governato da un agente del Raj britannico per conto delle due maharani di Satapur, la regina vedova e sua nuora.
Le signore reali si trovano però in disaccordo sull’educazione del giovane principe ereditario e ritengono necessari i consigli di un avvocato. Le maharani vivono in Purdah, ovvero in rigoroso isolamento, e non possono avere contatti con gli uomini. Solo una persona può aiutarle: Perveen Mistry, l’unica donna avvocato di Bombay. Perveen è determinata a portare la pace nella casa reale, ma non passerà troppo tempo prima che la giovane si renda conto di essere finita in una trappola: il palazzo di Satapur è un luogo insidioso, in cui vanno in scena sanguinosi giochi di potere e dove si consumano atroci vendette causate da antichi risentimenti. Chi c’è realmente dietro la misteriosa maledizione che grava sul palazzo? E come potrà, Perveen, proteggere il principe ereditario? Traduzione dall’inglese di Laura Prandino Euro 18,00 384 pagine
SUJATA MASSEY è nata in Inghilterra da madre tedesca e padre indiano. Cresciuta negli Stati Uniti, ha studiato scrittura alla Johns Hopkins University, ed è stata reporter per il Baltimore Evening Sun. Dopo aver soggiornato a lungo a Tokyo, ha scritto The Salaryman’s Wife, il primo libro della serie mystery di Rei Shimura che le è valso, tra gli altri, l’Agatha Award, l’Edgar Award e la pubblicazione in 18 paesi. Con Neri Pozza ha pubblicato L’amante di Calcutta e Le vedove di Malabar Hill (2018). Vive a Washington con la famiglia. Neri Pozza editore.

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