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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘lungo termine’

Le opportunità immobiliari a lungo termine

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2020

Logistica, supermercati e residenziale specializzato presenteranno le opportunità di investimento più interessanti in Europa nel 2021, secondo Savills Investment Management (Savills IM), il gestore internazionale di investimenti immobiliari.Il nuovo sondaggio1 incluso nel report rileva che il 59% degli investitori immobiliari si aspetta che il mercato europeo degli investimenti si riprenderà già nel 2021. Il 45% degli investitori ritiene inoltre che gli investimenti immobiliari aumenteranno nei prossimi 12 mesi rispetto ai precedenti 12 mesi, mentre il 25% crede resteranno stabili.Con riferimento all’Italia, Cristiano Ronchi, Managing Director Italia, Savills IM SGR, evidenzia i temi chiave analizzati nel report Outlook 2021 di Savills IM:La logistica rimarrà la nota più positiva all’interno del panorama immobiliare italiano. Il settore è caratterizzato dalla mancanza di spazi moderni e di qualità ed è trainato da una solida domanda sostenuta dall’e-commerce. I principali hotspot rimangono nel Nord Italia, in particolare a Milano, Verona, Bologna, ma anche Roma. La domanda di logistica di ultimo miglio è in forte espansione, anche se non è facile trovare opportunità per costruire un portafoglio di dimensioni significative. C’è anche un crescente interesse per la logistica del freddo.Per quanto riguarda il retail, il settore alimentare si è dimostrato notevolmente resiliente durante il lockdown, e la risposta dei consumatori, delle catene alimentari e degli investitori è in forte crescita. La ripresa dell’High Street dipende dal ritorno del turismo internazionale; ci aspettiamo in futuro meno negozi ma più grandi, con un’enfasi sul formato show-room. In questo contesto, i formati devono adattarsi alle nuove tendenze e trovare le soluzioni più adatte a soddisfare le mutate esigenze dei consumatori.L’interesse degli investitori in settori appartenenti al residenziale specializzato è in crescita costante da qualche anno. In particolare il senior living, in tutte le sue declinazioni, le residenze per studenti ed il micro-living in affitto rappresentano un’opportunità nuova per molti investitori, attratti non solo da rendimenti stabili ma anche dalle caratteristiche anticicliche o almeno non correlate ai macro-trend economici. Crediamo che il settore trainerà il real estate nel prossimo decennio, grazie ai solidi fondamentali di lungo periodo, tra cui le dinamiche favorevoli di domanda e offerta, trend demografici positivi e i cambiamenti di stile di vita.

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Compromesso sul bilancio a lungo termine UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

PE ottiene 16 miliardi in più per programmi chiave. Dopo 10 settimane di intense negoziazioni, martedì pomeriggio i deputati che negoziano in nome del Parlamento hanno concordato con la Presidenza del Consiglio le linee guida per un accordo sul prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP 2021-2027 – MFF in inglese) e sulle nuove risorse proprie. Il compromesso deve essere ancora approvato da entrambe le istituzioni. Il Parlamento ha ottenuto, nel compromesso, 16 miliardi di euro in aggiunta al pacchetto concordato dai capi di Stato e di governo al Vertice di luglio. Di questi, 15 miliardi di euro rafforzeranno i programmi faro dell’UE per proteggere i cittadini dall’attuale pandemia Covid-19, fornire opportunità alla prossima generazione e preservare i valori europei, mentre il restante miliardo di euro andrà ad aumentare la flessibilità di bilancio per far fronte a possibili esigenze e a crisi future. La massima priorità del Parlamento è stata quella di garantire aumenti per i programmi faro che rischiano di essere sottofinanziati, secondo l’accordo del Consiglio europeo del luglio 2020, e di mettere a repentaglio gli impegni e le priorità dell’UE, in particolare il Green Deal e l’Agenda digitale.I fondi aggiuntivi saranno attinti principalmente da importi provenienti da multe per la violazione della concorrenza leale (che le aziende devono pagare quando non rispettano le regole dell’UE), in linea con la richiesta originale del Parlamento che i fondi generati dall’Unione rimangano nel bilancio dell’UE.Grazie a questo compromesso, in termini reali, il Parlamento europeo, tra l’altro, triplica la dotazione per EU4Health, garantisce l’equivalente di un anno supplementare di finanziamento per Erasmus+ e assicura che i finanziamenti per la ricerca continuino ad aumentare. Per quanto riguarda la spesa dei fondi UE, il Parlamento ha assicurato che le tre istituzioni si riuniranno regolarmente per valutare l’attuazione dei fondi messi a disposizione. La spesa sarà effettuata in modo trasparente e il Parlamento, insieme al Consiglio, controllerà eventuali scostamenti dai piani nazionali precedentemente concordati. Lo strumento UE di ripresa (Next Generation EU) si basa su un articolo del Trattato UE (art. 122 del TFUE) che non prevede alcun ruolo per il Parlamento europeo. I negoziatori del PE hanno ottenuto una nuova procedura, che istituisce un “dialogo costruttivo” col Consiglio, sulla base di una valutazione della Commissione, al fine di concordare le implicazioni di bilancio di qualsiasi nuovo atto proposto sulla base dell’articolo 122.

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Coronavirus e noleggio auto a lungo termine

Posted by fidest press agency su martedì, 5 Maggio 2020

Si deve continuare a pagare il canone di noleggio di un autovettura anche se non è possibile utilizzarla a causa delle restrizioni alla circolazione imposte per contenere la diffusione del Coronavirus? Innanzitutto, va precisato che il contratto di noleggio è quel particolare tipo di negozio giuridico per effetto del quale un soggetto, a fronte dell’utilizzo di un determinato bene mobile, di proprietà dell’altra parte contrattuale, si impegna al pagamento di una somma di denaro, detto canone. Trattasi di una fattispecie molto diffusa nella prassi commerciale, ma per la cui disciplina ci si deve riferire necessariamente alle norme sulla locazione contenute agli artt. 1571 e ss. c.c., in quanto il termine “noleggio” è un termine atecnico, che non si ritrova tra le diverse figure contrattuali previste dal codice. Applicando la disciplina sulla locazione, può intanto dirsi che il contratto di noleggio è quel contratto in forza del quale una parte (definita noleggiatore) si obbliga a far godere ad un’altra parte (definita noleggiante) una cosa mobile per un determinato periodo di tempo verso un determinato corrispettivo. Il contratto di noleggio, dunque, non può che assimilarsi ad una locazione di beni mobili e di tale fattispecie ne assorbe tutti i tratti essenziali. In particolare, è dall’esame di tale disciplina che vanno individuate le obbligazioni che sorgono in capo alle parti di questo contratto e così, ex art. art. 1575 del c.c., il noleggiatore ha l’obbligo per legge di: 1) consegnare al noleggiante il bene (l’autovettura), che ne costituisce l’oggetto, in buono stato di manutenzione; 2) mantenere anche successivamente il bene noleggiato in buono stato, affinché possa servire all’uso convenuto; 3) garantire il pacifico godimento all’uso del bene. Nella situazione attuale, caratterizzata da un “fermo forzoso” del mezzo preso a noleggio, dovuto alle restrizioni alla libertà di circolazione e movimento, la parte locatrice (il noleggiante), di fatto, non è venuta meno ad alcuno degli obblighi suddetti, in quanto continua a garantirti il pacifico godimento del bene, così come il suo mantenimento in stato tale da servire all’uso convenuto.
E’ evidente quindi che la parte conduttrice, non avendo perso il possesso del bene e continuando a poterne godere in qualunque momento non può, purtroppo, ritenersi legittimata a sospendere il pagamento del canone pattuito (neppure temporaneamente), rischiando in tal modo di porsi nella posizione di parte inadempiente, con tutte le conseguenze che da tale inadempimento ne possono derivare, per legge e per contratto. Alcune società di noleggio per far fronte a situazioni di questo tipo, consentono il c.d. riadeguamento, ossia l’aggiornamento in più o in meno del pacchetto chilometrico a propria disposizione, ovviamente con relativo conguaglio. Quindi, poichè la società di noleggio continua regolarmente ad adempiere agli obblighi contrattualmente assunti, primo tra tutti quello di mantenerti il bene a disposizione, non è possibile reclamare alcun diritto alla sospensione del pagamento del canone contrattualmente convenuto, ma si avrà indubbiamente diritto ad un rimborso chilometrico se, al momento in cui l’auto verrà restituita, i chilometri percorsi risulteranno inferiori a quelli contrattualmente previsti.Unico appiglio al quale attaccarsi nel fare eventuale ricorso per giustificare un ritardo nell’adempimento della propria prestazione (pagamento del canone) o una sospensione della stessa, potrebbe essere l’art. 91 del D.l. n. 18/2020, il quale dispone che “Il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutato ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli artt. 1228 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti…” Sulla base di tale norma, viene consentito al debitore di invocare, a giustificazione di quel comportamento, che normalmente sarebbe qualificabile come inadempimento, la circostanza che lo stesso è dipeso dalla necessità di rispettare le misure di contenimento anti COVID-19, “imponendo” al giudice di tenere conto di tale circostanza in un eventuale giudizio promosso contro lo stesso debitore.Ma si sa, si tratta di giudizi civili, aleatori per loro definizione.E’ quindi consigliabile invitare eventualmente la parte locatrice (la società di leasing) ad una rinegoziazione del contratto di noleggio, mediante sottoscrizione di una clausola di sospensione concordata del pagamento del canone per il periodo di tempo interessato dalle misure restrittive.Va però ben precisato che si tratta di un semplice tentativo e che con molta probabilità non sarà accolto con favore dalla controparte, anche in considerazione del fatto che pure il mercato del noleggio auto a lungo termine sta pagando le conseguenze della situazione in cui ci troviamo. (Giulia Barsotti, legale, consulente Aduc)

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Sassoli e il bilancio a lungo termine

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 febbraio 2020

Bruxelles. A seguito di un dibattito nel Parlamento europeo sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) dell’UE per il 2021-2027, il Presidente Sassoli ha avvertito i governi nazionali che il PE non sosterrà alcun accordo che comporti dei tagli ai programmi chiave sui quali la popolazione europea fa affidamento. Il Presidente Sassoli ha dichiarato: “Il Quadro Finanziario Pluriennale è la partita più importante dall’inizio della legislatura. Il Parlamento europeo sostiene un bilancio ambizioso perché riguarda il finanziamento delle sfide proposte dalla Commissione e dei programmi di successo dell’UE senza i quali non sarebbe possibile sviluppare crescita e uguaglianza. Queste proposte promuoveranno la crescita e aiuteranno a combattere la disuguaglianza in Europa. I governi nazionali sostengono questi obiettivi ma attualmente non stanno fornendo all’UE i mezzi necessari per raggiungerli.Ci teniamo a dire che un accordo in Consiglio è molto importante ma se non sarà in linea con le posizioni del Parlamento, andremo in fondo e rifiuteremo la proposta. Il bilancio pluriennale non è un trasferimento di soldi ad entità astratte ma serve agli Stati Membri per aumentare le loro capacità e questo ha conseguenze reali sulla vita di tutti gli europei. Come possiamo anche solo pensare di tagliare programmi di successo come Erasmus + o misure progettate per proteggere i nostri confini? C’è molta attenzione anche su come l’Europa svilupperà la propria leadership nella lotta ai cambiamenti climatici. Diventare il primo continente neutro dal punto di vista climatico richiede cambiamenti senza precedenti sia per le nostre economie che per le nostre società. Ma questo non potrà avvenire creando disuguaglianze. Vogliamo riconvertire le nostre aziende, non vogliamo perdere posti di lavoro e dobbiamo garantire che coloro che saranno maggiormente colpiti da questi cambiamenti non vengano dimenticati. Per questo il Just Transition Fund deve essere finanziato in maniera consistente e il Parlamento non vuole rinunciare a questa ambizione.” Un bilancio dell’UE ben finanziato è nell’interesse di tutti gli europei e di tutti gli Stati membri. Questa legislatura deve iniziare con il piede giusto, e mi auguro che nessun governo scommetta sul fallimento della nuova Commissione. Questo è nell’interesse degli Stati membri, quali sfide i singoli paesi europei possono affrontare da soli? Nessuno può fare affidamento esclusivamente sui finanziamenti dei governi nazionali. Per questo serve una Europa più forte e dotata di risorse sufficienti.”

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Assistenza a lungo termine: solo il 2,7% degli over-65 italiani assistiti a domicilio

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

Roberto BernabeiPur essendo l’alternativa più efficace ed economicamente sostenibile all’attuale modello che ruota attorno all’ospedale, l’assistenza domiciliare per la cura a lungo termine degli anziani fragili o con patologie croniche ad oggi è pressoché un privilegio: ne gode infatti solo il 2,7% degli ultrasessantacinquenni residenti in Italia (in alcuni Paesi del Nord Europa sono assistiti in casa il 20% degli anziani), e le prestazioni, le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi sono i più differenti e variegati, a seconda delle aree del Paese. In particolare, sono assistiti a domicilio nel nostro Paese solo 370mila over 65, a fronte di circa 3 milioni di persone che risultano affette da disabilità severe, dovute a malattie croniche, e che necessiterebbero di cure continuative. Lo rilevano i dati del Ministero della Salute e una survey effettuata da Italia Longeva, network scientifico composto dallo stesso Ministero, IRCCS INRCA e Regione Marche, dedicato all’invecchiamento attivo e in buona salute. In particolare, i dati regionali sono di fonte ministeriale, mentre Italia Longeva ha sviluppato un’analisi di dettaglio volta a comprendere in concreto come siano organizzati i servizi di assistenza a domicilio in 12 Aziende Sanitarie presenti in 11 Regioni italiane: un campione distribuito in modo bilanciato tra nord e centro-sud, relativo ad Aziende che offrono servizi territoriali a 10,5 milioni di persone, ossia quasi un quinto della popolazione italiana. Tutti questi dati sono stati presentati oggi al Ministero della Salute nel corso della seconda edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine (Long Term Care 2), organizzati da Italia Longeva. Quel che più sorprende è che il nostro Paese – da anni alla ricerca di una vera alternativa al modello basato sulla centralità dell’ospedale per la cura di pazienti anziani, cronici e fragili – dedichi all’assistenza domiciliare sforzi e risorse pressoché risibili: basti pensare che dedichiamo in media, a ciascun paziente, 20 ore di assistenza domiciliare ogni anno, e che non mancano nazioni europee che garantiscono le stesse ore di assistenza in poco più di un mese. “I dati Istat – commenta il prof. Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva – ci dicono che quasi un italiano su 4 ha più di 65 anni, e che questo rapporto salirà a 1 su 3 nel 2050. Al contempo noi non auspichiamo, né saremmo in grado, di curare tutte queste persone in ospedale, e proprio da questa evidenza nasce il nostro sforzo, che si sostanzia anche nel dibattito animato da questi Stati Generali della Long Term Care, per individuare un modello alternativo. Però oggi scopriamo che assistiamo a domicilio meno di 3 anziani su 100. Tutti gli altri? A intasare i pronto soccorsi, nella migliore delle ipotesi, oppure rimessi alle cure ‘fai da te’ di familiari e badanti, quando non abbandonati all’oblio di chi non ha le risorse per farsi assistere. A mio avviso – prosegue Bernabei – questi dati dovrebbero rappresentare non solo per i professionisti della salute, ma anche per i cittadini e per la politica, un campanello di allarme non più trascurabile”.
Accanto, e forse più dei numeri sugli anziani assistiti, sorprendono i dati dai quali traspare un’organizzazione dell’assistenza domiciliare del tutto disomogenea nelle diverse aree d’Italia. Su un totale di 31 attività – quelle a più alta valenza clinico-assistenziale – erogabili a domicilio, all’interno del panel di ASL analizzato, solo le ASL di Salerno e Catania le erogano tutte, seguite dalla Brianza e da Milano. Non mancano persino aree del Paese in cui l’assistenza domiciliare non esiste affatto. Ci sono poi differenze macroscopiche nel numero di ore dedicate dalle ASL a ciascun paziente: si va, per esempio, dalle oltre 40 ore annuali della ASL di Potenza alle 9 ore di Torino. Altra differenza non trascurabile è l’apporto degli enti privati nell’erogazione dei servizi a domicilio, che va dal 97% di Milano allo 0%, ad esempio, di Reggio Emilia o della Provincia Autonoma di Bolzano. “Questa fotografia – commenta ancora Bernabei – non ci serve per stilare una classifica delle Regioni o delle ministero saluteASL più virtuose, ma piuttosto per evidenziare un dato di fondo: l’Italia non ha ancora dato una risposta univoca, né ha individuato un modello condiviso, per la gestione della più grande emergenza demografica ed epidemiologica del presente e del futuro. La nostra indagine dice anzitutto che l’assistenza domiciliare in Italia è una vera e propria Babele, nella quale ogni area del Paese parla una lingua diversa e sembra non esserci nessun dialogo. Tuttavia – prosegue Bernabei – da questa disomogeneità emergono due tendenze, che possono suggerire altrettante strategie per la domiciliarità che abbiamo il compito e la responsabilità di costruire: anzitutto, tranne rare eccezioni, le prestazioni sono quasi sempre insufficienti nelle aree in cui è meno sviluppata l’integrazione fra servizio sanitario e operatori sociali dei Comuni; in secondo luogo, il costo annuo per assistito a domicilio non cresce in maniera proporzionale al numero di ore dedicate a ogni paziente: al di sopra di una certa soglia diminuiscono le successive richieste di assistenza e quindi sembra innescarsi un’economia di scala, che fa decrescere i costi marginali. In altre parole, al di sopra di un certo numero di ore ‘di qualità’, che devono essere considerate quelle ottimali, gli anziani iniziano a stare meglio, e l’assistenza domiciliare si conferma un ottimo investimento collettivo sulla salute dei nostri padri e dei nostri nonni”. (by Riccardo Fraternali) (foto: Roberto Bernabei, ministero salute)

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Tariffe elettriche italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2010

A seguito della decisione della Commissione Europea sulle tariffe elettriche italiane, dal 26 novembre Alcoa ha lavorato intensamente con il Governo Italiano, varie società fornitrici di energia e le organizzazioni sindacali al fine di trovare una soluzione energetica, che permetta di mantenere operativi gli stabilimenti di alluminio primario di Fusina e Portovesme. Nonostante siano stati fatti passi avanti, non è stato possibile raggiungere una soluzione. Ai prezzi correnti dell’elettricità, gli impianti italiani di Alcoa perdono tra i 5 e gli 8 milioni di Euro al mese. Con tali perdite la società non può continuare ad operare, in attesa di trovare una soluzione di lungo termine. Conseguentemente Alcoa  riattiverà lunedì 11 gennaio il processo di Cassa Integrazione per i dipendenti dei due impianti, seguendo tutte le normative vigenti e le formalità necessarie.  Il riavvio del processo di Cassa Integrazione è il risultato dell’impossibilità di ottenere una fornitura di elettricità di lungo termine a prezzi competitivi e con un profilo di rischio regolatorio accettabile, sommato all’impatto finanziario derivante dalla decisione del 19 novembre della Commissione Europea di considerare l’estensione della tariffa decennale un aiuto di Stato e di ordinare il recupero di centinaia di milioni di euro. Alcoa ha presentato appello contro questa decisione. Alcoa continuerà ad esplorare tutte le possibilità per mantenere la produzione in questi impianti. Perché questo possa accadere, sono necessari i seguenti requisiti: 1) prezzi energetici competitivi, 2) una fornitura di energia pluriennale, 3) una soluzione accettabile per la Commissione Europea. Il Ministero, nella riunione di ieri, ha presentato ulteriori dettagli riguardo agli strumenti proposti. L’azienda si riserva 10 giorni per valutarne pienamente l’efficacia ed il rischio regolatorio ad essi collegato. Ringraziamo tutti i nostri dipendenti e i sindacati per l’impegno e la professionalità dimostrati finora e che saranno necessari per gestire questo processo.

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